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Legislatura 17 Risposta ad interrogazione scritta n° 4-07776



Risposta all'interrogazione n. 4-07776
Fascicolo n.191

Risposta. - Con l'atto di sindacato ispettivo in oggetto, ripercorsa la vicenda che ha portato alla drammatica morte, per suicidio, del detenuto Marco Prato avvenuta lo scorso 20 giugno presso il penitenziario di Velletri, si chiede di sapere quali misure fossero state adottate dall'amministrazione penitenziaria per il trattamento del detenuto, quali accertamenti siano stati compiuti per verificare eventuali responsabilità dell'amministrazione, nonché, più in generale, quali misure siano state adottate per fronteggiare il pericolo di nuovi episodi autolesionistici all'interno degli istituti penitenziari.

Con riguardo al caso specifico, Marco Prato è stato arrestato dai Carabinieri a Roma il 6 marzo 2016 e subito associato presso la casa circondariale di Roma "Regina Coeli" per il reato di concorso in omicidio.

Il giudice per le indagini preliminari, in data 9 marzo 2016, convalidato il fermo, ha applicato a Prato la custodia cautelare in carcere.

Durante il periodo di detenzione Prato è stato ristretto presso l'istituto di Regina Coeli, nella sezione protetti, sino al 6 agosto 2016, data in cui è stato disposto il suo trasferimento alla casa circondariale di Velletri.

Le ragioni addotte dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria per giustificare il trasferimento riguardavano condotte di sopraffazione poste in essere da Prato nei confronti di operatori e compagni di detenzione.

Dopo tre soli giorni dall'ingresso a Velletri, il 9 agosto è stato disposto il rientro del detenuto all'istituto di Regina Coeli, per motivi riguardanti la pronta disponibilità di posti presso la sezione protetti ed in virtù dell'intervento presso l'amministrazione del Garante nazionale dei diritti dei detenuti, contrario al trasferimento a Velletri.

Il 13 febbraio 2017 è stato disposto nuovamente il trasferimento di Prato presso la casa circondariale di Velletri, ove veniva collocato in un primo momento e fino al 3 marzo, nella sezione di prima accoglienza e, successivamente, nella sezione "protetti promiscua".

Il nuovo trasferimento è stato disposto per riferite ragioni di opportunità: "attesa la necessità di dover contemperare il graduale inserimento del detenuto nell'ambito delle ordinarie sezioni detentive dell'istituto unitamente alle eventuali necessità di tutela per lo stesso, restando comunque nel territorio limitrofo alla sede dell 'A.G. procedente".

Il detenuto aveva chiesto, peraltro, di essere spostato in una sezione ordinaria, anche per poter svolgere un'attività lavorativa più gratificante.

Il parere contrario formulato all'accoglimento dell'istanza di trasferimento alla sezione ordinaria e la contestuale proposta di trasferimento da Roma a un altro istituto sono stati giustificati dalla tendenza del detenuto a far leva sulle debolezze dei compagni di detenzione per assumere un ruolo dominante: secondo quanto riferito dall'amministrazione, proprio al fine di porre un freno a tale dinamica e per venire incontro alla richiesta del detenuto di essere collocato in una sezione ordinaria è stato deciso ed eseguito il nuovo trasferimento.

Sempre secondo quanto riferito dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, a Velletri Marco Prato avrebbe potuto intraprendere un percorso detentivo in sezione ordinaria, tuttavia egli fu allocato nella "sezione protetti promiscui" in ragione delle dichiarazioni rilasciate dal medesimo che, al momento dell'ingresso, rappresentò di avere problemi con i detenuti comuni e chiese di essere allocato in sezione protetta.

Quanto al trattamento ed all'assistenza prestata al detenuto durante la permanenza presso l'istituto di Velletri, a partire dal 6 febbraio 2017 Marco Prato ha svolto colloqui con lo psicologo senza che risultassero segnalazioni particolari.

A tale riguardo, dalla relazione dello specialista psichiatra si registra che Prato "giunto a Velletri il 13/02/2017 proveniente da altro Istituto. Accolto dallo Psicologo il giorno seguente ha effettuato incontri in data 14,20,24 e 27 febbraio 2017 e, da questi colloqui psicologici, non risultano segnalazioni di rischio di suicidio".

Dal 14 febbraio 2017 Prato è stato visitato, con cadenza settimanale, anche dallo psichiatra, non solo per il monitoraggio della terapia farmacologica in corso, ma anche per colloqui di sostegno, e nel corso della detenzione ha mantenuto costanti rapporti con la famiglia, intrattenendo colloqui telefonici e visivi regolari con il padre.

Quanto al suo stato psichico nel corso della detenzione, dalla certificazione sanitaria redatta in data 20 giugno 2017 dalla psichiatra e dal referente della competente azienda sanitaria, è riportato che non erano emersi fattori di rilevazione del rischio suicidario; durante le visite ed i colloqui "non sono state riferite intenzionalità anticonservative"; il Prato si era dimostrato collaborativo; "Non si sono ravvisati disturbi del contenuto del pensiero né fenomeni dispercettivi" e "non si è rilevato discontrollo degli impulsi".

In data 16 giugno 2017 è stata effettuata l'ultima visita specialistica cui era stato sottoposto Marco Prato.

L'amministrazione ha, inoltre, riferito che, in occasione del suo trasferimento, la posizione di Prato era stata segnalata a tutti gli operatori, sia per la natura e l'efferatezza del delitto di cui era accusato, sia per il rilievo mediatico della vicenda e per la complessa personalità del detenuto.

Secondo quanto riferito dall'amministrazione che ha immediatamente avviato accertamenti sull'evento, anche per delega dell'autorità giudiziaria, alle ore 00:45 del 20 giugno 2017 Marco Prato è stato trovato esanime all'interno del bagno della cella detentiva con una busta di plastica sulla testa e al suo interno un fornellino in dotazione alla popolazione detenuta: un laccio la chiudeva all'altezza della gola.

Immediatamente soccorso, praticati gli interventi rianimatori, alle ore 1.20 circa ne venne constatato il decesso.

Si rappresenta che Prato, quando è stato soccorso, aveva su una gamba un manoscritto in stampatello in cui aveva indicato i motivi del suo gesto ("Il suicidio non è un atto di coraggio né di codardia, il suicidio è una malattia dalla quale non sempre si guarisce, spero che considerandola esclusivamente come patologia, per definizione non ha connotazione etiche come scappatoia o gesto egoistico perché è solo una malattia! La pressione mediatica è insopportabile le menzogne su quella notte e sul mio conto sono insopportabili questa vita mi è insopportabile. Perdonatemi (firma autografa) P.S. Assicuratevi che quando mio padre sarà avvertito ci sarà un medico o la sorella di mia madre (ex primario in pensione) con lui perché soffre di ipertensione e cuore!")

La Procura della Repubblica di Velletri ha immediatamente aperto il procedimento n. 9058/2017 a carico di ignoti autori per la fattispecie delittuosa p. e p. dall'art. 580 CP (istigazione al suicidio), attualmente ancora pendente.

L'Ufficio giudiziario ha comunicato che, dagli esiti della consulenza medico-legale disposta, si evince che Prato è deceduto a causa di inalazione di gas in ambiente povero di ossigeno che ha indotto, come conseguenza, una asfissia acuta e successiva insufficienza cardiorespiratoria, risultanze assolutamente compatibili con la ricostruzione offerta dall'amministrazione penitenziaria.

Dal complesso delle relazioni offerte, sia dall'amministrazione penitenziaria, sia dai responsabili dei presidi medici, non risulta che le condizioni di Marco Prato siano state sottovalutate o trascurate o che l'assistenza prestata allo stesso sia stata deteriore a Velletri rispetto a quanto assicurato presso l'istituto romano, non incidendo sul punto la mancata istituzione, all'epoca, presso la casa circondariale di Velletri della "Articolazione per la salute mentale", struttura destinata al ricovero ed alla cura di detenuti in condizioni (mentali e giuridiche) differenti da quelle in cui si era trovato Marco Prato.

Il fenomeno, di cui la vicenda di Marco Prato, pur nella sua drammatica singolarità, rappresenta manifestazione, è alla costante attenzione del Ministero, e vede il Ministro direttamente impegnato in ogni iniziativa, necessaria ed utile, alla prevenzione del rischio di gesti di autolesionismo in ambiente carcerario.

Finalità alla cui attuazione certamente ha concorso l'istituzione e la nomina, con decreto del Presidente della Repubblica 1° febbraio 2016 e decreto del Presidente della Repubblica 3 marzo 2016, del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale.

Nella consapevolezza della drammaticità di ogni atto di autolesionismo, occorre osservare, sotto il profilo statistico, che a partire dal 2013 il numero di suicidi all'interno degli istituti penitenziari ha registrato un sensibile decremento.

Tra il 2009 e il 2012, infatti, il numero di casi è stato sempre annualmente superiore a 55, con un picco di 63 nel 2011, mentre pari a 45 e 46 sono stati gli eventi degli anni 2007 e 2008.

Grazie al miglioramento della situazione nei nostri penitenziari, il numero si è ridotto in maniera significativa, registrandosi 42 casi di suicidio nel 2013, 43 nel 2014, 39 nel 2015, 39 nel 2016.

Sul piano comparativo, va poi rilevato che l'Italia, secondo le statistiche ufficiali del Consiglio d'Europa, registra uno dei tassi più bassi di casi di suicidio in ambiente detentivo.

Il numero dei casi avvenuti nel 2017, tuttavia, conferma la necessità di non abbassare la guardia sul fenomeno: i dati restano, infatti, allarmanti e impongono un eccezionale sforzo dell'amministrazione penitenziaria, cui è demandata l'attuazione dei modelli di trattamento necessari alla prevenzione di ogni pericolo.

Alla luce delle analisi e delle riflessioni degli Stati generali dell'esecuzione della pena, il 3 maggio 2016 è stata adottata una specifica "Direttiva sulla prevenzione dei suicidi", indirizzata al capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, prescrivendo la predisposizione di un organico piano d'intervento per la prevenzione del rischio di suicidio delle persone detenute o internate, il puntuale monitoraggio delle iniziative assunte per darvi attuazione e la raccolta e la pubblicazione dei dati relativi al fenomeno.

In attuazione della direttiva, il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha predisposto un "Piano Nazionale per la prevenzione delle condotte suicidiarie in ambito penitenziario", cui hanno fatto seguito circolari attuative trasmesse ai provveditorati regionali.

Le misure adottate dall'amministrazione penitenziaria attengono alla formazione specifica del personale, alla raccolta ed elaborazione dei dati ed all'aggiornamento progressivo dei piani di prevenzione.

Sono state, inoltre, impartite istruzioni ai provveditorati regionali ed alle direzioni penitenziarie per la conclusione di intese con Regioni e servizi sanitari locali, al fine di intensificare gli interventi di diagnosi e cura, nonché l'attuazione di misure di osservazione e rilevazione del rischio.

L'amministrazione ha anche operato sul piano dell'organizzazione degli spazi e della vita penitenziaria, con incentivazione di forme di controllo dinamico volte a limitare alle ore notturne la permanenza nelle celle, in modo da rendere agevole l'osservazione della persona in ambiente comune e ridurre le condizioni di isolamento.

Allo stesso scopo, sono state adottate misure volte a facilitare, anche attraverso l'accesso protetto ad internet, i contatti con i familiari.

Lo scorso 3 marzo, inoltre, si è svolta presso il Ministero della giustizia una riunione nel corso della quale è avvenuto l'incontro, assieme al capo di Gabinetto, con tutti i referenti centrali e periferici dell'amministrazione penitenziaria, al fine di fare il punto sulle modalità di esecuzione, al livello locale prossimo agli istituti penitenziari, delle disposizioni contenute nella direttiva sulla prevenzione dei suicidi e sollecitarne, ove necessario, la completa e rapida attuazione.

Sono state, inoltre, programmate attività di monitoraggio e verifica periodica degli interventi di prevenzione delineati, attività che saranno svolte istituto per istituto.

Tale iniziativa ha dato l'avvio ad un tavolo in convocazione permanente, che esamina costantemente i dati relativi allo stato di attuazione della direttiva che ogni referente è tenuto a raccogliere ed a trasmettere attraverso apposito monitoraggio. Le successive riunioni del tavolo, a partire dalla prima, si svolgono con stringente cadenza periodica.

I frutti del lavoro sinora svolto in ambito ministeriale hanno, da ultimo, portato alla recente adozione in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome del Piano nazionale di prevenzione: strumento che consentirà il coordinamento di ogni sforzo per la prevenzione dei gesti di autolesionismo in ambiente carcerario.

L'azione sin qui intrapresa dovrà risultare ulteriormente rafforzata dalle misure contenute nella riforma dell'ordinamento penitenziario, approvata dal Parlamento e nei relativi decreti attuativi in corso di elaborazione, che consentiranno di introdurre strumenti adeguati per garantire finalmente una funzione davvero recuperatoria e risocializzante, in chiave costituzionalmente orientata, all'esecuzione penale.

Il Ministro della Giustizia
ORLANDO

(27 dicembre 2017)