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Legislatura 16 Risposta ad interrogazione scritta n° 4-05371



Risposta all'interrogazione n. 4-05371
Fascicolo n.132

Risposta. - Il Governo ha accolto con profondo rammarico la decisione del Supremo tribunale federale brasiliano (STF), il quale ha confermato, l'8 giugno 2011, la validità dell’atto con cui il presidente Lula, il 31 dicembre 2010, ha negato l'estradizione al connazionale Cesare Battisti. Tale conferma ha peraltro ribaltato una propria precedente decisione, emessa il 16 aprile 2010 dallo stesso Tribunale, che aveva autorizzato l’estradizione nel quadro del trattato bilaterale sottoscritto a Roma, il 7 ottobre 1989, seppur lasciando l”ultima parola” alla massima autorità istituzionale del Paese.

Il presidente Lula aveva assunto tale decisione basandosi su di un parere dell’Avvocatura dello Stato, secondo il quale la situazione di Battisti si sarebbe aggravata in Italia a causa della sua condizione sociale, politica e personale, facendo quindi ricorrere la clausola di cui all’art. 3, paragrafo f, del Trattato stesso. A maggior ragione, alla luce di tale motivazione la decisione del Tribunale è considerata da parte italiana profondamente ingiusta e giuridicamente inappropriata, in quanto non solo lesiva degli obblighi sanciti nell’accordo di estradizione, ma altresì offensiva nei confronti dei sentimenti della società civile italiana e delle garanzie che il suo ordinamento giuridico offre.

La vicenda è seguita con il massimo coinvolgimento non solo dal Ministero e dall’ambasciata italiana a Brasilia, ma anche dalle più alte istituzioni italiane, in particolare la Presidenza della Repubblica e la Presidenza del Consiglio dei ministri. L'azione del Governo è ispirata all’esigenza fondamentale di giustizia, con tutte le modalità offerte dagli strumenti giuridici di natura interna ed internazionale, su una linea ispirata insieme a fermezza e misura, per difendere e promuovere gli interessi più alti dello Stato. La piena applicazione dei principi dello Stato di diritto dunque rendono necessaria la condanna e la certezza della pena per quanti si siano resi colpevoli di crimini efferati, senza distinzioni e colorazioni politiche.

Sin dal suo inizio, si è pertanto deciso di percorrere con tenacia e determinazione tutte le possibili strade di soluzione giudiziaria della vicenda, in primo luogo attraverso gli strumenti messi a disposizione dall’ordinamento giuridico brasiliano, per far valere le nostre ragioni nel pieno convincimento della loro correttezza. Al contempo, si è ritenuto opportuno, con senso di equilibrio e responsabilità, tenere gli aspetti legalistici della vicenda nitidamente distinti dal complessivo andamento dei nostri rapporti con il Brasile che sono tradizionalmente assai intensi ed hanno ricevuto negli ultimi anni, tra l’altro, un’ulteriore spinta in virtù della firma del piano di azione per il partenariato straordinario da parte dei presidenti Berlusconi e Lula (aprile 2010). Tali relazioni, del vero difficilmente sacrificabili da parte nostra, possono dischiudere nuove interessanti prospettive di collaborazione mutuamente vantaggiose, specie nel settore economico ed industriale, utili a sostenere anche i livelli occupazionali in Italia.

Occorre inoltre rilevare che, per quanto moralmente aberrante, la scarcerazione del connazionale fosse un atto prevedibile a seguito del diniego dell’estradizione. Come noto, a seguito del suo arresto il 18 marzo 2007 per i reati di ingresso e soggiorno con passaporto falso e falsificazione di documenti, Cesare Battisti era detenuto per una condanna del Tribunale di Rio de Janeiro a due anni di reclusione, mentre l’attenta ed intensa azione politico-diplomatica e giudiziaria, sviluppata dalla nostra ambasciata su istruzioni del Ministero, è comunque riuscita a prolungare i termini di tale detenzione di un altro biennio.

Si tratta senza dubbio di un periodo di detenzione ben inferiore a quello che sarebbe stato giusto e legittimo che l’imputato scontasse poiché riconosciuto responsabile in tutti i gradi del sistema giudiziario italiano di quattro omicidi volontari, ma occorre al contempo rilevare che tale periodo è di gran lunga superiore a quello normalmente previsto in Brasile per imputati in attesa di estradizione, la cui durata media della detenzione è pari a circa un quarto di quella scontata da Cesare Battisti nelle carceri brasiliane. Ad ulteriore riprova dell’impegno profuso nel mantenere in detenzione il connazionale, va ricordato il vanificato tentativo, esperito il 13 maggio 2011, della difesa di Battisti di ottenere, prima della definitiva sentenza di estradizione, una sua improvvisa scarcerazione. La rapida attivazione dei nostri legali ha consentito di far emergere delle irregolarità nell’attribuzione al giudice Marco Aurelio Mello della richiesta di scarcerazione, permettendoci di bloccare l’esame della questione in attesa del ritorno del giudice relatore. Il tentativo della difesa di Battisti di ottenere la sua liberazione, che è parso un ben orchestrato colpo di mano alla luce della presentazione della domanda in un momento in cui i giudici meno inclini a posizioni libertarie si trovavano all’estero per impegni istituzionali, è stato dunque sventato.

L’Italia continuerà ad accordare alla vicenda attenzione prioritaria ed impegno costante, rinnovando gli sforzi profusi per vedere finalmente affermate le proprie ragioni. Si cercherà peraltro di esplorare ogni ulteriore idonea strada per vedere riconosciuta la fondatezza e la validità delle proprie tesi, senza inficiare il complessivo quadro dei rapporti bilaterali con il Brasile, ma non mancando in ogni appropriata occasione di dialogo politico e diplomatico con le autorità brasiliane ad ogni livello di tenerne viva l’attenzione sulle aspettative di giustizia. Una linea, quindi, che si prefigge di continuare a contestare sul piano giudiziario una decisione considerata errata ed inaccettabile ed al contempo di non alterare sotto il profilo politico i tradizionali vincoli di amicizia e collaborazione tra i due Paesi. Dal punto di vista tecnico, per quanto concerne il futuro percorso giudiziario, la decisione del Tribunale federale dell’8 giugno 2011, che ha costituito l’esaurimento degli strumenti di impugnazione del diniego dell’estradizione offerti dall’ordinamento giuridico brasiliano, apre la strada alla possibilità di adire istanze giurisdizionali di diritto internazionale. Presso le stesse, potranno dunque essere riproposte le nostre ragioni, nella piena consapevolezza della loro fondatezza, perché possa essere affermata la natura lesiva del diniego all’estradizione nei confronti dell’accordo bilaterale del 1989, e dunque la palese violazione di obblighi internazionali commessa dallo Stato brasiliano. A tal fine il 16 giugno la nostra ambasciata in Brasilia ha notificato alle autorità brasiliane la richiesta di attivazione della Commissione permanente di conciliazione, come previsto dalla Convenzione bilaterale di conciliazione e regolamento giudiziario del 24 novembre 1954. Il ricorso a tale strumento è un passo giuridicamente obbligatorio al fine di rendere a tutti gli effetti esperibile il successivo eventuale ricorso alla Corte internazionale di giustizia.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri
SCOTTI

(21 luglio 2011)