Versione eBook

Legislatura 16 - Risposta all'interrogazione n. 4-01660



Risposta all'interrogazione n. 4-01660
Fascicolo n.51

Risposta. - La tutela dei diritti umani e la gestione sostenibile delle risorse naturali rappresentano una delle priorità europee nell’ambito dei rapporti con l’Africa. Il Governo italiano ha sempre sostenuto tale approccio ed è fortemente impegnato nello sviluppo del dialogo con l’Africa in materia di governance e di diritti umani e nella realizzazione dei progetti specifici ad esso collegati. Lo stato di avanzamento di tali iniziative verrà discusso in occasione del prossimo vertice Unione europea-Africa nel 2010.

In particolare, l’Italia è stata tra i principali sostenitori dell’adozione della nuova strategia europea, lanciata in occasione del vertice di Lisbona del 2007, che costituisce la cornice politico-strategica dei rapporti e della cooperazione tra l'Europa e i suoi Stati membri da una parte, e l’Unione Africana dall’altra. Tale strategia identifica, per il biennio 2008-2010, alcune priorità tra cui il partenariato "Governance e diritti umani", elemento chiave per lo sviluppo sostenibile del continente africano e da sempre al centro della politica estera dell’Italia e dell’Unione europea. La partnership prevede una consultazione regolare tra i due continenti, anche a livello di società civile, e iniziative di cooperazione in molteplici settori, tra i quali: la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, la gestione delle risorse naturali e la governance globale. In tale contesto, si intende tra l’altro promuovere una maggiore trasparenza nella gestione dei proventi derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali e stabilire un dialogo con l’Africa sulle principali iniziative internazionali in materia, tra le quali l’Iniziativa per la trasparenza nell’industria estrattiva (ETI).

Nel corso della visita effettuata in Nigeria nel febbraio 2009, il Ministro degli affari esteri ha incontrato il Ministro del Delta del Niger con il quale ha affrontato le criticità conseguenti lo sfruttamento del greggio e del gas nella regione. In tale occasione, il nostro Paese si è impegnato a rafforzare gli interventi di cooperazione soprattutto in ambito igienico-sanitario, di scolarizzazione, di pesca e di agricoltura attraverso la messa a disposizione di tecnologie in grado di sviluppare la produzione e la conservazione dei prodotti e di depurazione dell’acqua. È stato altresì affrontato il delicato tema dei sistemi di controllo degli oleodotti connesso a quello più generale della protezione dell’ambiente, con particolare riferimento alla bonifica ed alla depurazione delle emissioni inquinanti del petrolio e del gas, per tutelare le comunità locali vittime della devastazione ecologica. Al riguardo va ricordata la realizzazione da parte dell’ENI, nel 2005, della prima centrale elettrica a ciclo combinato, a beneficio delle popolazioni del Delta, che sfrutta la combustione a cielo aperto del gas che fuoriesce dai giacimenti di petrolio, fenomeno conosciuto come “gas flaring”. La Nigerian Agip Oil Company (NAOC), consociata dell’ENI effettua controlli sanitari periodici sui propri dipendenti che vivono anche negli impianti di trattamento del greggio e quindi nelle immediate vicinanze delle fiaccole. Tali controlli non rilevano tuttavia statisticamente un’incidenza particolare di malattie rispetto alle medie nazionali.

Riguardo alla riduzione del gas bruciato in fiaccola, la NAOC è stata la prima società petrolifera in Nigeria a costruire, operare e gestire una centrale elettrica, la Okpai, inaugurata nel 2005, di 480 MW, la quale utilizza il gas per produrre energia elettrica, rappresentante circa il 20 per cento della produzione totale del Paese. La società fornisce inoltre gas ad una ulteriore centrale elettrica di proprietà del Rivers State ed all’impianto petrolchimico di Eleme. La stessa società, inoltre, possiede una partecipazione nella società Nigeria LNG, che utilizza il gas per la produzione, l’esportazione e la commercializzazione del metano liquefatto. Va detto inoltre che negli ultimi 5 anni la Compagnia ha investito circa 430 milioni di euro nella regione, consentendo di raddoppiare la produzione di gas (Cl-C4) liquefatto e, nel contempo, di ridurre il gas flaring. Attualmente, di tutto il gas prodotto in Nigeria dalla società NAOC, solo il 25 per cento circa viene ancora bruciato in fiaccola mentre sono in corso progetti, di durata quadriennale, per l’ulteriore riduzione del flaring, la cui realizzazione, però, è negli ultimi anni fortemente ostacolata dai sabotaggi posti in atto dal Movimento per la Emancipazione del Delta del Niger (MENID), e da altri gruppi di “militanti”. Lo stesso Governo nigeriano, che aveva stabilito il termine ultimo di produzione del flaring entro la fine del 2008, ha recentemente posticipato tale data al 31 dicembre 2010. I sabotaggi degli ultimi anni sono diventati, tra l’altro, un’ulteriore causa di inquinamento per le fuoriuscite di greggio dagli oleodotti che perdurano fino alla realizzazione delle necessarie riparazioni, pulizia e ripristino dei siti coinvolti, il cui accesso risulta possibile ove le Comunità locali garantiscono la sicurezza.

Per quanto riguarda altresì il diritto della popolazione al controllo delle proprie ricchezze, va detto che la compagnia NAOC è soggetta, come le altre compagnie petrolifere, al pagamento al Governo di: royalties pari al 20 per cento della produzione, la Petroleum Profit Tax, pari all’85 per cento dell’imponibile, e la Education Tax. Inoltre, il 3 per cento del budget annuale viene versato alla Commissione del Delta del Niger (NDDC), l’autorità preposta a far pervenire i benefici derivanti dalla produzione di idrocarburi alle popolazioni locali. Nel complesso si può stimare che, al netto dei costi, oltre il 90 per cento del valore prodotto annualmente rimane nel Paese, a cui si aggiunge che si garantisce l’occupazione ai 1.400 impiegati, oltre ad altre decine di migliaia di lavoratori nei settori indotti.

Va rilevato inoltre che l’Eni è fortemente impegnata nella regione in attività di sviluppo sociale, di salvaguardia del territorio, di contrasto al cambiamento climatico, di prevenzione sanitaria e di tutela e promozione dei diritti umani. Di particolare rilievo, per l’articolazione dei contenuti e della efficacia, è il Green River Project. Tale progetto, che interessa l’area del Delta del Niger, è iniziato nel 1988 con gli obiettivi principali di migliorare i sistemi agricoli tradizionali introducendo nuove tecniche di coltivazione, nuove colture e varietà migliorate di colture tradizionali, tra cui cassava, igname e riso, di grande interesse economico e nutrizionale. Esso promuove inoltre cooperative ed associazioni sul territorio, con l’obiettivo di renderle autonome, soprattutto attraverso la formazione e l’addestramento di oltre 150 cooperative e associazioni di donne e di giovani. Esso, infine, consente a tali cooperative l’accesso ai micro prestiti, già operativi per più di 80 di queste, per un importo totale di circa 170 milioni di euro

Alla fine del 2008 il suddetto progetto ha interessato oltre trentamila famiglie di agricoltori, con ricadute positive su circa trecentomila persone.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri
SCOTTI

(4 settembre 2009)