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Legislatura 16 Risposta ad interrogazione scritta n° 4-05054



Risposta all'interrogazione n. 4-05054
Fascicolo n.126

Risposta. - Il Governo italiano si è immediatamente attivato per avere notizie chiare relative al sequestro dell’attivista italiano Vittorio Arrigoni.

È opportuno sottolineare che il Consolato generale italiano a Gerusalemme, conformemente alla posizione comune decisa in seno all’Unione europea, non intrattiene rapporti con le autorità di fatto della Striscia di Gaza, espressione di Hamas. Pertanto, le informazioni che è stato possibile raccogliere con impegno e sollecitudine sono state acquisite tramite stampa o da fonti indirette e, trattandosi di notizie piuttosto confuse, necessitavano di una nota di cautela nelle valutazioni.

Dal momento in cui si è appresa la notizia del sequestro a Gaza del connazionale Arrigoni, l’unità di crisi ha mantenuto costanti rapporti con i familiari in Italia, informandoli sulle attività poste in essere dal Consolato generale d’Italia a Gerusalemme per accertare i fatti, prima, e per assistere nelle procedure del rimpatrio della salma quando, purtroppo, si è appreso della sua morte. La famiglia ed il suo rappresentante legale sono stati quindi costantemente rassicurati sull’impegno e sull’attenzione da parte delle istituzioni.

In seguito all’omicidio, secondo quanto riportato dalla stampa locale, ripresa da quella internazionale, le forze di sicurezza delle autorità di fatto di Hamas hanno arrestato due cittadini palestinesi di Gaza, Farid Bahar e Tamer al-Hasasnah, ritenuti rispettivamente l’esecutore materiale dell’omicidio e il “basista”, ma tale notizia è stata in seguito smentita. Le autorità di Hamas hanno infatti diffuso sul proprio sito Internet le foto di tre ricercati, considerati i responsabili dell’omicidio di Arrigoni: Abdelrahman Mahmud Al Birizait, noto anche come “Muhammad Hassan”, di nazionalità giordana, Mahmud Muhammad Nemer Al Salfiti (membro delle forze di sicurezza di Hamas) e Bilal Al Omari. I rapporti tra questi ricercati ed i primi due arrestati e le relative responsabilità non risultano ancora chiari. È quindi iniziata una vera e propria caccia all’uomo nella Striscia per catturarli ed è stata disposta la chiusura dei “tunnel” che collegano Gaza all’Egitto per evitare la loro fuga, proponendo addirittura un premio in denaro per chiunque fornisse notizie utili per la loro individuazione. Si tratta di un’iniziativa senza precedenti e testimonia quanto l’assassinio di Arrigoni abbia imbarazzato le locali autorità, mettendone pubblicamente in dubbio la capacità di controllo del territorio e l’efficienza nel campo della sicurezza.

Secondo il sito Internet “la rete di Al Aqsa”, riferibile ad Hamas, i tre ricercati sarebbero espressione di gruppi salafiti, ed in particolare di “Monoteismo e Jihad”, “l’Esercito dell’Islam” e “Jaljalat” (nome di una Sura del Corano). Il leader salafita Abu Al Barah Al Masri avrebbe confermato la loro responsabilità specificando però che essi avrebbero agito a titolo personale e non su istruzione dei relativi gruppi.

Il 20 aprile si è svolto un blitz delle forze di sicurezza di Hamas, conclusosi con l’uccisione di due dei sospettati (Al Birizait e Al Omari) e la cattura del terzo, ferito lievemente (Al Salfiti). Le autorità di fatto di Hamas hanno comunicato che, ritenendo di aver individuato tutti i responsabili del rapimento e omicidio di Arrigoni, considererebbero chiuse le indagini. Resta poco chiaro l’iter processuale che sarà seguito per i tre catturati (i due palestinesi catturati inizialmente ed il terzo ferito e catturato nel blitz), ma le autorità di fatto hanno indicato che perseguiranno quanti in custodia “assicurando che ricevano la massima pena possibile secondo la legge palestinese”.

La salma del connazionale Arrigoni, il 18 aprile, è stata affidata al legale rappresentante della famiglia, signor Osama Al Qashoo, ed è stata traslata verso l’Egitto attraverso il valico di Rafah, senza incidenti. Ciò è potuto avvenire grazie all’efficace azione del nostro Consolato generale e dell’ambasciata al Cairo, in costante contatto con la famiglia del connazionale. Pur essendo Rafah un passaggio di frontiera non riconosciuto e aperto ad intermittenza, gestito sul lato palestinese esclusivamente da Hamas, organizzazione con cui, come già riferito, non si è autorizzati ad intrattenere alcun tipo di rapporto, il Consolato generale ha comunque proceduto ad assicurare tutta l’assistenza richiesta.

La salma è arrivata all’ospedale italiano del Cairo la sera del 18 aprile, è stata trasferita in aeroporto, per restarvi le richieste 24 ore, e poi ripartire il giorno 20 verso Fiumicino. L’unità di crisi ha svolto un’azione di coordinamento, in collaborazione e diretto contatto con il Consolato generale di Gerusalemme e con l’ambasciata al Cairo, per facilitare le procedure di rimpatrio della salma del connazionale.

In relazione alle voci secondo cui nuove flottiglie si accingerebbero a salpare in direzione della Striscia di Gaza da alcuni Paesi del Mediterraneo, compresa l’Italia, abbiamo segnalato come il modo migliore per portare assistenza agli abitanti di Gaza sia quello di inviare gli aiuti umanitari attraverso i valichi terrestri, evitando ogni tipo di provocazione che può avere come unico effetto un aumento della tensione. Ciò in linea con la medesima opinione espressa dalle Nazioni Unite, il cui Segretario generale ha richiesto a tutti i Governi interessati di scoraggiare tali flottiglie che possono provocare escalation della tensione, ribadendo come sulla base di quanto espresso dal Quartetto il 21 giugno 2010 e dall’AHLC di Bruxelles del 13 aprile 2010 - tutti gli aiuti umanitari alla Striscia di Gaza vadano incanalati attraverso i valichi terrestri preesistenti. Abbiamo altresì sottolineato che le misure adottate da Israele per l’ingresso dei materiali per la ricostruzione e l'aumento delle importazioni nell’ultimo anno vanno nella giusta direzione, così come quelle recenti per incrementare l'export della Striscia di Gaza. Anche se, certamente, occorre fare di più per uscire dalla fase dell’emergenza ed entrare in quella dello sviluppo socio-economico, che dovrà basarsi su un forte ruolo del settore privato.

Il processo di pace sta attraversando una fase di stallo resa ancora più preoccupante dalle trasformazioni politiche che stanno investendo alcuni Paesi della regione mediorientale che, come l’Egitto, svolgevano un importante ruolo di mediazione nel negoziato israeliano-palestinese. In queste circostanze, temiamo che i vuoti creati dall’assenza di un’iniziativa diplomatica possano causare un innalzamento della tensione. In un simile contesto il recente discorso pronunciato dal presidente Obama il 19 maggio a Washington rappresenta un nuovo tentativo di far ripartire il dialogo ed evitare quelle soluzioni unilaterali che si profilano a settembre.

A tal fine, l’Italia e la UE guardano anche con attenzione alla prossima riunione del Quartetto, lavorando affinché venga adottata anche in quella sede una dichiarazione sostanziale volta a sostenere la ripresa dei negoziati. Nel corso dei recenti contatti al più alto livello con le autorità israeliane e palestinesi abbiamo veicolato alle parti un forte messaggio di incoraggiamento a utilizzare le poche settimane di tempo prima di settembre per compiere decisivi progressi in questa direzione.

L’Italia continua inoltre a rimanere impegnata con la comunità internazionale, sia in via bilaterale che in ambito UE, anche per migliorare le condizioni di vita dei palestinesi e la crescita economica nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.

Il Sottosegretario di Stato per gli affari esteri
CRAXI

(13 giugno 2011)