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Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01633


Atto n. 4-01633

Pubblicato il 5 febbraio 2014, nella seduta n. 184
Risposta pubblicata

TOCCI - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. -

Premesso che:

il decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, all'articolo 117 stabilisce che negli istituti e nei luoghi della cultura possono essere istituiti servizi di assistenza culturale e di ospitalità per il pubblico;

l'art. 14 del decreto-legge 1° ottobre 2007, n. 159, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 novembre 2007, n. 222, affida ad un decreto di natura non regolamentare del Ministro per i beni e le attività culturali la disciplina dell'organizzazione integrata dei servizi aggiuntivi nei musei e negli istituti dello stesso Ministero, sulla base dei principi e dei criteri previsti nel medesimo articolo;

spetta, dunque, al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo emanare i nuovi bandi di gara;

gli ultimi bandi risalgono al giugno 2010, per la concessione di servizi al pubblico nei musei e aree archeologiche statali;

nel corso degli ultimi quattro anni l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture ha bocciato i bandi di gara per i servizi al pubblico dei musei e siti archeologici (bookshop, caffetterie, biglietterie, ristoranti, eccetera). Delle 23 gare previste soltanto 2 sono state portate a compimento (Ravenna e Paestum) mentre le altre sono state annullate, ritirate o bloccate dai tribunali amministrativi regionali. Tra queste, le concessioni per i maggiori musei e siti italiani, quelli di Roma, Napoli, Pompei, Firenze, che rappresentano la metà del valore complessivo di tutte le concessioni previste; infatti, su un totale di 675 milioni di euro stanziati a favore di 66 siti, ben 335 sono stanziati a favore dei siti e dei musei presenti nelle suddette città;

fin dall'inizio diverse associazioni del settore avevano rilevato diversi elementi di contrasto tra alcune disposizioni contenute nei bandi con alcune norme contenute nei contratti pubblici;

considerato che:

quasi tutte le concessioni sono scadute, alcune da anni, e si procede solo attraverso l'adozione di proroghe, con serio rischio di incorrere nel danno erariale; infatti gli introiti lordi da servizi aggiuntivi sono passati da 29,6 milioni di euro del 2001 ai 44,6 del 2011 (con un picco di 46,2 nel 2010), ovvero un incremento del 50,56 per cento. La quota incassata dallo Stato è passata da 4,6 a 6,1 milioni (aumento del 32 per cento), mentre quella incassata dai privati ha subito un incremento molto più consistente passando da 25,0 a 38,4, (pari al 54 per cento);

nelle 3 regioni dove maggiore è l'incasso, ovvero Toscana (18 milioni di euro), Lazio (17,2) e Campania (4,7), le percentuali dello Stato oscillano fra il 15,8 della Campania e il modesto 10,8 del Lazio, mentre al secondo posto si attestala Toscana. In particolare, relativamente alla città di Roma la quota media della Soprintendenza per bookshop e gadget è pari a circa il 23 per cento ed è la quota massima, mentre per gli altri servizi si osserva una sensibile riduzione 9,5 per cento sulla caffetteria, 7,5 su self service e ristoranti, 2,7 sulle visite guidate, fino allo 0,5 sulle audio guide;

nel decreto del Ministro per i beni e le attività culturali del 29 gennaio 2008, recante "Modalità di affidamento a privati e di gestione integrata dei servizi aggiuntivi presso istituti e luoghi della cultura" (Gazzetta Ufficiale n. 88 del 14 aprile 2008) si dispone, nelle premesse, che "alla luce dei principi ricavabili dalla disciplina in materia, sia necessario regolare il settore in questione con l'obiettivo non solo di migliorare la qualità dei servizi aggiuntivi nella prospettiva di una maggiore fruizione da parte dell'utenza e valorizzazione del bene, ma anche di introdurre misure organizzative e gestionali idonee a rendere più efficiente e competitivo il comparto economico di riferimento";

la situazione di stallo che si è determinata ha di fatto bloccato gli investimenti nei servizi museali da parte delle imprese che li gestiscono, mancando quindi gli obiettivi prefissati nel decreto ministeriale. Lo stato di provvisorietà e di incertezza in cui tali imprese si vedono costrette od operare ha provocato uno scadimento dei servizi offerti a discapito degli utenti;

il decreto-legge n. 433 del 1992, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 4 del 1993 (cosiddetta legge Ronchey), consentendo alle società private di fornire i servizi aggiuntivi nelle strutture museali, aveva avviato percorso molto promettente, soprattutto agli inizi del 2000, quando i musei coinvolti erano notevolmente aumentati, passando da 41 a 139;

oggi, però, il fenomeno sembra essersi arrestato;

i servizi al pubblico nei musei avrebbero dovuto contribuire a migliorare l'accoglienza all'interno di tali strutture, rispondendo alle esigenze dei visitatori, italiani e stranieri;

il blocco dei bandi a cui si assiste da anni non ha certo favorito la «collaborazione tra pubblico e privato» che pure era parsa la soluzione più favorevole per superare la difficilissima situazione in cui versano i beni culturali nel nostro Paese;

una gestione efficace ed efficiente dei beni artistici attraverso un partenariato pubblico-privato può costituire una fonte significativa di ricchezza per l'economia italiana,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga di dover adottare con sollecitudine ogni iniziativa utile a risolvere la difficile situazione in cui da anni versano i concessionari dei servizi e le Soprintendenze relativamente ai servizi museali aggiuntivi;

se non ritenga di dover procedere con la massima sollecitudine all'emanazione delle linee guida in materia di attivazione ed affidamento in concessione dei servizi per il pubblico negli istituti della cultura italiani (la cui pubblicazione è sollecitata anche dall'Unione europea) nonché all'emanazione dei bandi di gara sui servizi aggiuntivi.