Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03835


Atto n. 3-03835 (in Commissione)

Pubblicato il 27 giugno 2017, nella seduta n. 845
Trasformato

GIROTTO , CASTALDI , SERRA , SCIBONA , MORRA , BERTOROTTA , PUGLIA , CAPPELLETTI , SANTANGELO , GIARRUSSO , DONNO , MORONESE , NUGNES - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'economia e delle finanze. -

Premesso che:

il GSE (gestore dei servizi energetici) ha in corso diversi procedimenti di verifica, ai sensi dell'articolo 42 del decreto legislativo n. 28 del 2011 e del decreto ministeriale 31 gennaio 2014 relativi ad impianti fotovoltaici installati in Italia molti anni orsono, ivi inclusi impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile fotovoltaica di proprietà sia di soggetti privati che di enti pubblici, fra cui i Comuni rurali che avevano realizzato impianti in partnership pubblico-privata;

l'articolo pubblicato da "QualEnergia.it" dell'8 giugno 2017, con il titolo "Fotovoltaico e controlli GSE, se una carta "sbagliata" manda in bancarotta un Comune", racconta la storia della verifica effettuale al Comune di Avolasca (Alessandria), al quale il GSE ha deliberato la decadenza dal diritto alle tariffe incentivanti da parte del Comune interessato per l'impianto denominato Avolasca Green 1, di potenza 588 kW, condannandolo al rimborso degli incentivi ricevuti a partire dal 2011 per un'entità valutabile in 1.200.000 euro. Secondo il quotidiano, la decadenza viene esercitata "non perché il Comune o la ditta che ha realizzato l'impianto abbiano infranto le regole per ottenere maggiori guadagni, ma per un errore sulla titolarità dell'Autorizzazione Unica, che non era stata volturata al Comune. Irregolarità che, come da legge, porta appunto alla sospensione totale degli incentivi, con relativa restituzione di quanto percepito";

i Comuni e i privati potenzialmente coinvolti in situazioni analoghe potrebbero essere decine di migliaia;

dai dati sui controlli pubblicati dal GSE si evince che nel 2016 si sono rilevate irregolarità per il 35 per cento dei controlli effettuati, una quota più che tripla rispetto al 10 per cento del 2015. Le verifiche del 2016 sono state effettuate su oltre 4.000 impianti per quasi 3 GW di potenza. Con la conclusione dei procedimenti si è ridotto il costo di tutti gli incentivi di circa 39 milioni di euro;

considerato che:

il decreto ministeriale 31 gennaio 2014 non attribuisce al GSE una discrezionalità nello stabilire la sanzione rispetto alle diverse tipologie di non conformità del progetto realizzato o di irregolarità presenti, ma impone la decadenza degli incentivi per tutte le "violazioni rilevanti" che sono un numero assai significativo e che ricomprendono anche minori irregolarità di carattere autorizzativo o relativo agli adempimenti burocratici per l'entrata in esercizio (mancate volture, omissione di comunicazioni e altre situazioni di carattere meramente formale);

sia una mera svista per distrazione della compilazione di un documento che la truffa architettata per rubare i soldi degli incentivi vengono sanzionate ugualmente con la sospensione della tariffa e l'obbligo di restituire quanto ricevuto;

il provvedimento di decadenza del GSE con la restituzione dell'incentivo mina, nel caso dei Comuni interessati, gli equilibri di bilancio con il rischio di un dissesto finanziario degli enti locali interessati e il coinvolgimento economico di numerose aziende che sono intervenute nella realizzazione dell'impianto;

gli aspetti illustrati riguardano tutti soggetti responsabili degli impianti fotovoltaici che hanno ottenuto dal GSE il riconoscimento di una tariffa incentivante per la realizzazione dell'impianto;

la decadenza dalla percezione delle tariffe incentivanti, lungi dall'essere un beneficio, costituisce in questi casi un danno per la collettività, in quanto si condannano all'insolvenza soggetti sostanzialmente incolpevoli e si privano gli impianti delle risorse per mantenere la loro operatività andando a minare il raggiungimento di obiettivi di produzione da fonte rinnovabili che sono stati dati già per raggiunti;

la situazione mina l'operatività e la possibilità di garantire i servizi a molti Comuni o amministrazioni che hanno già subito o stanno per subire verifiche sugli impianti. Si impedisce inoltre alle aziende del settore energetico di fare investimenti perché devono trattenere somme a riserva dei rimborsi per errori burocratici e si rischia l'abbandono di una parte sostanziale degli impianti più recenti ed innovativi costruiti in Italia,

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza di quanto esposto e se non ritengano, nell'ambito delle proprie competenze, opportuno intervenire con urgenza attraverso disposizioni che modifichino il regime sanzionatorio relativo alle verifiche sugli impianti a fonte rinnovabile, secondo principi di ragionevolezza e proporzionalità.