Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05980


Atto n. 4-05980

Pubblicato il 21 giugno 2016, nella seduta n. 641

MUSSINI , BENCINI , MOLINARI , BIGNAMI , VACCIANO , SIMEONI , FUCKSIA - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca, della salute e per la semplificazione e la pubblica amministrazione. -

Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

durante la tournée di spettacoli tenuta in giro per l'Italia, nell'anno 2006, l'allora comico Giuseppe Piero Grillo (detto Beppe) in numerose occasioni invitava sul palco, nel corso delle sue esibizioni, i dottori Stefano Montanari e Antonietta Morena Gatti, affinché raccontassero la loro storia. I due coniugi, infatti, laureati rispettivamente in farmacia e biologia, affermavano di essere stati ingiustamente privati della disponibilità di un microscopio, di proprietà dell'Università di Modena e del Consiglio nazionale delle ricerche, a causa della "scomodità" della ricerca sulle nanopatologie che asserivano di portare avanti, volta, tra l'altro, a verificare la presenza di nanoparticelle, altamente nocive per l'organismo umano, all'interno di prodotti alimentari immessi sul mercato da note ditte produttrici;

al fine di permettere ai suddetti ricercatori di proseguire tale attività scientifica, Beppe Grillo organizzava una raccolta fondi dal titolo "La ricerca imbavagliata", fortemente promossa sia durante i suoi spettacoli, sia sul suo blog in rete, finalizzata a reperire la somma necessaria all'acquisto di un nuovo microscopio elettronico a scansione ambientale da mettere a disposizione dei coniugi;

nell'ambito di tale raccolta fondi, veniva individuata l'Associazione Carlo Bortolani onlus, quale collettore nazionale delle somme, a fronte dell'impegno nell'attività solidaristica che contraddistingueva tale ente già da diversi anni. A tal uopo, l'associazione aveva aperto un conto corrente ad hoc presso la Banca Etica;

nel mese di giugno 2006, sebbene la raccolta fondi non garantisse ancora le somme necessarie all'acquisto dello strumento, la onlus sottoscriveva con la FEI, società operante a livello mondiale nella progettazione, realizzazione e commercializzazione di microscopi ad alte prestazioni scientifiche, un contratto di acquisto di un microscopio elettronico a scansione ambientale (cosiddetto ESEM, enviromental scanning electron microscopy), per un importo pari a 378.000 euro. Ciò poiché, a dire dei dottori Montanari e Gatti, l'eventuale ulteriore procrastinazione dell'acquisto dello strumento sarebbe stata controproducente per la salute degli italiani, ostacolando l'avanzamento delle loro ricerche;

in attesa della conclusione della raccolta fondi e del reperimento dell'intera somma, nonché dell'individuazione della collocazione definitiva del microscopio, quest'ultimo veniva provvisoriamente installato presso la sede della Nanodiagnostics Srl, laboratorio di ricerca sito a San Vito di Spilamberto (Modena), operante in materia di consulenze tecniche e scientifiche nei settori della medicina, dell'industria e della tecnologia, i cui titolari, ora come allora, erano proprio i dottori Montanari e Gatti;

all'esito della raccolta fondi, terminata nel mese di marzo 2007, ad un anno esatto dal suo inizio, l'associazione Carlo Bortolani onlus concedeva il microscopio ESEM in comodato d'uso al centro di geobiologia dell'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo", in virtù di regolare contratto. Tale accordo, peraltro, individuava la dottoressa Gatti quale responsabile delle ricerche scientifiche realizzate con lo strumento;

rilevato che secondo quanto risulta agli interroganti:

nonostante, per un verso, la FEI, società costruttrice del microscopio, e, per altro verso, l'Università di Urbino, che disponeva dello strumento in comodato d'uso, quantificassero i costi annui di gestione dell'apparecchio in un importo compreso tra i 20.000 e i 25.000 euro, tuttavia il dottor Montanari, lamentando un presunto onere di gestione pari a ben 95.000 euro l'anno, sul proprio blog in rete auspicava ulteriori donazioni di denaro da parte di benefattori che avessero a cuore la prosecuzione della ricerca scientifica;

proprio all'asserito fine di far fronte a tali presunte, gravose spese di gestione, i dottori Montanari e Gatti affermavano pubblicamente di impiegare il microscopio a scopo di lucro nell'ambito dell'attività di consulenza e ricerca scientifica svolta dalla Nanodiagnostics Srl, di cui i coniugi, come detto, erano (e sono) titolari. Circostanza, questa, a tutt'oggi ricorrente, posto che il microscopio ESEM viene indicato nel sito internet della società come lo strumento "di punta" della stessa;

a seguito dell'avvio del processo di statalizzazione dell'Università di Urbino, per un verso, e dello scarso utilizzo del microscopio da parte dei 2 ricercatori, per altro verso, nel mese di giugno 2009 la onlus, formale proprietaria del microscopio, donava lo strumento alla facoltà di Scienze e Tecnologie dell'Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo". Nel rispetto dello spirito della raccolta di fondi pubblica che ne aveva permesso l'acquisto, l'utilizzo dell'apparecchio, in virtù di un'espressa clausola contenuta proprio nel contratto, veniva riservato in favore dei dottori Gatti e Montanari per almeno un giorno alla settimana, al fine di permettere loro la prosecuzione delle ricerche scientifiche sulle nanopatologie;

in virtù di un contratto di comodato d'uso gratuito stipulato nell'anno 2011 tra l'Università degli Studi Urbino e l'Arpam (Agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche), il microscopio veniva messo nella disponibilità di quest'ultima, e collocato nella sede di Pesaro;

proprio in forza di tale contratto di comodato, l'utilizzo del microscopio è stato riservato per 3 giorni alla settimana a ricercatori delegati dall'Arpam, e per 2 giorni alla settimana a ricercatori delegati dell'Università degli Studi di Urbino, tra cui, per uno dei due giorni, i dottori Montanari e Gatti;

considerato che per quanto risulta agli interroganti:

i suddetti coniugi, a tutt'oggi, continuano ad usare il microscopio ESEM a scopo di lucro personale, impiegandolo, come da loro stessi pubblicamente affermato, nell'ambito dell'attività di ricerca e consulenza svolta dal laboratorio Nanodiagnostics Srl, di cui sono titolari;

tale uso privato dello strumento sarebbe illegittimo, non sussistendo a riguardo alcuna convenzione tra il laboratorio e l'Università degli Studi di Urbino, ovvero tra il primo e l'Arpam;

la onlus, una prima volta nell'anno 2014 e, successivamente, nell'anno 2015, si è rivolta per iscritto al direttore generale dell'Università degli Studi di Urbino affinché, quale rappresentante dell'ateneo, escludesse l'impiego a scopo di lucro del microscopio da parte dei ricercatori;

tali richieste, tuttavia, non avrebbero avuto esito alcuno, posto che, a fronte dell'asserita impossibilità da parte dell'ateneo di attestare che i coniugi non usino a scopo personale lo strumento acquistato con fondi pubblici, l'unica "garanzia" sarebbero le autocertificazioni degli stessi ricercatori in ordine all'impiego dello strumento;

nel mese di dicembre 2015, un gruppo di donatori che, all'epoca, aveva sovvenzionato l'acquisto del microscopio elettronico, aderendo alla raccolta fondi promossa da Beppe Grillo, ha depositato un esposto presso la Procura della Repubblica di Urbino, nonché presso la Corte dei conti delle Marche, denunciando l'utilizzo a scopo privato dello strumento, di cui è proprietaria l'Università degli Studi di Urbino,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza della vicenda descritta;

quali iniziative intendano intraprendere con urgenza, ciascuno nell'ambito delle proprie competenze, al fine di interrompere tale illegittimo utilizzo a scopo privato di un bene pubblico;

quali provvedimenti intendano porre in essere, ciascuno nell'ambito delle relative competenze, nell'attesa degli esiti delle indagini in corso di svolgimento da parte dell'autorità giudiziaria.