Premesso che:
Vittorio Arrigoni, attivista presso il movimento di solidarietà internazionale per la Palestina (ISM, International Solidarity Movement) e reporter italiano, operava nei territori palestinesi dal 2008;
in un video pubblicato sul sito dell'ISM il cooperante raccontava di essere arrivato a Gaza attraverso le navi del "free Gaza movement" insieme a un gruppo di attivisti internazionali, rompendo così un assedio via mare che durava dal 1967;
durante i giorni dell'operazione militare israeliana "Piombo fuso", Arrigoni - unico italiano presente sul posto - aveva scelto di rimanere a Gaza, testimoniando la sofferenza dei palestinesi;
giovedì 14 aprile 2011 un gruppo estremista salafita della "Brigata dei valorosi Cìcompagni del profeta Mohammed bin Moslima" rivendicava su YouTube il sequestro del cooperante, avvenuto a Gaza City, minacciando di ucciderlo se entro 30 ore, a partire dalle ore 11 locali del 14 aprile (ore 10 in Italia), il Governo di Hamas non avesse liberato alcuni detenuti salafiti;
il giorno successivo l'ufficio stampa di Hamas denunciava il criminale sequestro e omicidio di un attivista italiano per la solidarietà aggiungendo inoltre che il corpo è stato ritrovato dalle forze di sicurezza appeso in una casa abbandonata,
si chiede di sapere:
se e quali iniziative il Governo italiano abbia intrapreso non appena è venuto a conoscenza del sequestro e della minaccia di morte nei confronti del cooperante italiano Vittorio Arrigoni;
quali azioni siano state avviate per conoscere l'esatto svolgimento dei fatti che hanno portato alla morte del nostro connazionale e per far piena luce sui numerosi punti oscuri che le ricostruzioni fino ad oggi fornite, anche in ordine alla dinamica del sequestro, non hanno contribuito a chiarire,
infine, quali misure siano state adottate per garantire la sicurezza della nave italiana "Stefano Chiarini" la cui partenza a sostegno della Freedom Flotilla 2 è prevista per il prossimo mese di maggio.