Il Senato,
premesso che:
nel mese di dicembre 2008, il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea sono chiamati a decidere sulle misure di attuazione del cosiddetto "pacchetto clima ed energia", ai fini del raggiungimento degli obiettivi già stabiliti di riduzione delle emissioni di gas serra (pari al 20 per cento entro il 2020 rispetto al 1990), di miglioramento dell'efficienza energetica (pari al 20 per cento sui consumi di energia al 2020), di sviluppo delle energie rinnovabili (almeno il 20 per cento sul mix energetico entro il 2020); in particolare, Parlamento e Consiglio dovranno decidere su una proposta di decisione (sul contributo dei Paesi membri agli impegni della Comunità europea finalizzati alla riduzione dei gas ad effetto serra entro il 2020) e su tre proposte di direttiva (sulla revisione della direttiva 2003/87/CE al fine di migliorare e allargare l’ambito di applicazione del sistema europeo per lo scambio delle quote di emissione; sulla promozione dell’utilizzo di energia da fonti rinnovabili; sui sistemi CCS di cattura e stoccaggio dell'anidride carbonica);
sempre nel dicembre 2008 si terrà a Poznan, in Polonia, la 14a Conferenza delle Parti per l'attuazione della Convenzione sul clima, ultimo e rilevante appuntamento negoziale prima della Conferenza di Copenhagen del 2009 chiamata a siglare un nuovo trattato e nuovi accordi mondiali per la lotta ai mutamenti climatici;
la comunità scientifica è ormai concorde nel considerare il "riscaldamento globale" un fenomeno già in atto e un fenomeno le cui cause sono legate in misura significativa ad impatti provocati dall'uomo, primi fra tutti le emissioni di gas serra dovuti alla combustione dei combustibili fossili e alla deforestazione nella foreste pluviali; secondo il Quarto rapporto di valutazione dell'Ipcc, pubblicato nel 2007, "la comprensione dell'influenza antropogenica nel riscaldamento e nel raffreddamento è migliorata rispetto al Terzo rapporto di valutazione, portando con confidenza molto elevata alla conclusione che l'effetto globale medio delle attività umane dal 1750 è stato una causa di riscaldamento"; sempre l'ultimo Rapporto dell'Ipcc afferma che "il riscaldamento del sistema climatico è inequivocabile, come è ora evidente dalle osservazioni dell'incremento delle temperature globali dell'aria e delle temperature degli oceani, dello scioglimento diffuso di neve e ghiaccio, e dell'innalzamento globale del livello del mare";
dalla firma della Convenzione sul clima, a Rio de Janeiro nel 1992, le emissioni e le concentrazioni di gas serra in atmosfera sono continuate a crescere: il tasso annuo di crescita della concentrazione di anidride carbonica nel periodo 1995-2005 (1,9 parti per milione in più all'anno) è stato il più alto da quando si effettuano le misure in continuo dell'atmosfera (media 1960-2005: 1,4 parti per milione all'anno), e le emissioni sono aumentate da una media di 6,4 GtC/anno negli anni '90 a 7,2 GtC/anno nel quinquennio 2001-2005; questi trend risentono in particolare di due fenomeni concomitanti: la rapidissima crescita economica di grandi Paesi come Cina, India, Brasile, che ha avuto come effetto un altrettanto rapido aumento delle loro emissioni climalteranti e il trend rimasto in forte crescita delle emissioni degli Stati Uniti, che fino ad oggi non hanno accettato alcun vincolo multilaterale né hanno assunto impegni su base unilaterale rispetto all'obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra;
la posizione degli Stati Uniti è destinata ad evolvere verso un impegno più deciso nella lotta ai mutamenti climatici: questo obiettivo è stato infatti con forza ed esplicitamente richiamato dal Presidente eletto Barack Obama nella sua campagna elettorale. Il programma del Presidente eletto contiene obiettivi non meno ambiziosi di quelli che si è data l'Unione europea: tra questi, mettere fine entro 10 anni alla dipendenza dalle importazioni di petrolio dal Medio Oriente, raggiungere entro 4 anni il 10 per cento di fonti rinnovabili sul mix energetico, ridurre in 10 anni del 15 per cento i consumi di elettricità;
la ratifica nel 2002 e l'entrata in vigore nel 2005 del Protocollo di Kyoto, pur se la sua efficacia è stata indebolita dalla mancata adesione degli Stati Uniti, che da soli contribuiscono per quasi un quarto alle emissioni climalteranti, ha comunque segnato un primo, importante passo nella giusta direzione, vincolando la quasi totalità dei Paesi industrializzati, che in termini di emissioni pro capite restano i maggiori responsabili delle emissioni dannose per il clima, a obiettivi di riduzione di tali emissioni da raggiungere entro il 2012;
quando mancano meno di quattro anni alla scadenza del Protocollo di Kyoto, molti Paesi hanno cominciato un cammino virtuoso che non solo li ha avvicinati ai rispettivi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra, ma ha prodotto sensibili miglioramenti dell'efficienza energetica e un significativo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili;
l'Italia in questo campo ha accumulato un grave ritardo: le nostre emissioni di gas serra rispetto al 1990 sono cresciute di quasi il 10 per cento, mentre dovrebbero ridursi del 6,5 per cento; oggi siamo lontanissimi dall'obiettivo per il quale siamo formalmente impegnati a seguito della firma del Protocollo di Kyoto (1997, Governo Prodi) e della sua ratifica da parte del Parlamento (2003, Governo Berlusconi), e il costo economico di questa inadempienza potrà essere molto oneroso per il nostro Paese;
proprio in considerazione di tale ritardo, l'Italia ha già ottenuto in sede europea un ridimensionamento dei propri obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni e di sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili: in particolare si devono ridurre le emissioni di gas serra non del 20 per cento ma di circa il 5,5 per cento entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, e si deve raggiungere una quota di fonti rinnovabili sul mix energetico complessivo non del 20 per cento ma del 17 per cento;
il ritardo italiano si concentra soprattutto nei settori dei trasporti, degli usi civili di energia, della produzione di energia, dove si registra un trend delle emissioni in crescita e fortemente al di sopra dei target prestabiliti;
l'industria italiana è positivamente impegnata sulla via del risparmio e dell'innovazione in campo energetico: molti settori produttivi - dalla piccola e media industria, all'industria manifatturiera, all'industria chimica e della raffinazione, all'industria siderurgica - presentano un trend delle rispettive emissioni sostanzialmente in linea con gli obiettivi di riduzione del "pacchetto clima ed energia";
l'impegno per fronteggiare il riscaldamento globale, sia in termini di mitigazione che di adattamento, non può e non deve essere materia per divisioni di schieramento: in Europa, dove il "pacchetto clima ed energia" è sostenuto da Governi, da leader, da parlamentari europei sia di centrodestra che di centrosinistra, e così anche in Italia, dove peraltro già nel 2006 il Senato votò all'unanimità una mozione che richiamava l'assoluta priorità di tale impegno;
sarebbe un errore imperdonabile considerare la lotta a mutamenti climatici come un obiettivo in contrasto con politiche incisive per lo sviluppo e la competitività e per contrastare e limitare l'impatto economico e sociale dell'attuale, drammatica crisi finanziaria. Può sostenersi il contrario: investire in efficienza energetica consente di alleggerire, in tempi relativamente brevi, i costi energetici a carico delle famiglie e delle imprese, con positivi effetti anche di tipo "anti-congiunturale", mentre promuovere un maggiore sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili può avere, come ha già avuto in altri Paesi, conseguenze positive sul piano dell'occupazione, dell'innovazione tecnologica, dell'affermazione di nuovi settori industriali al tempo stesso ad alto contenuto di tecnologia e ad elevata intensità di lavoro;
la lotta ai mutamenti climatici richiede investimenti, che devono essere economicamente compatibili per il nostro Paese e le nostre imprese: tale compatibilità economica va misurata analizzando e confrontando tra loro costi e benefici economici degli impegni anche finanziari da mettere in campo,
impegna il Governo:
a condividere la scelta, sostenuta e praticata ormai da un decennio dall'Unione europea, di porre l'Europa all'avanguardia nell'impegno per fronteggiare i mutamenti climatici, e di declinare tale impegno sia come un obiettivo vitale per il benessere presente e futuro dell'umanità, sia come una grande, decisiva occasione di innovazione tecnologica, modernizzazione economica, maggiore competitività dei sistemi produttivi;
a sostenere tale scelta nei prossimi appuntamenti europei e internazionali;
a far valere fino in fondo i legittimi interessi nazionali nel negoziato in sede europea sulla definizione delle misure di lotta ai mutamenti climatici: pretendendo che vengano valorizzate in pieno le nostre esperienze industriali e tecnologiche di eccellenza, per esempio nell'articolazione del regolamento europeo sulle emissioni di anidride carbonica delle automobili attualmente in discussione, e chiedendo, soprattutto nell'interesse delle nostre industrie chiamate ad un impegno d'investimento più consistente, un'adeguata possibilità di ricorso ai meccanismi flessibili già in parte previsti nelle direttive in discussione, nonché misure calibrate sulle esigenze delle piccole imprese;
a perseguire con particolare determinazione, sia in sede di negoziato europeo sia nell'azione di governo, la promozione di interventi orientati a migliorare l'efficienza degli usi energetici, operando affinché l'obiettivo di una riduzione del 20 per cento dei consumi energetici sulla domanda prevista al 2020 diventi anch'esso vincolante e formi l'oggetto di un'apposita direttiva. Infatti tale terreno è quello dove con più evidenza e forza le misure necessarie a contrastare i mutamenti climatici recano anche significativi vantaggi sul piano sociale ed economico, riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e la fattura delle importazioni energetiche del Paese e alleggerendo i costi energetici a carico di famiglie e imprese;
a sostenere la ricerca, le innovazioni tecnologiche, lo sviluppo dell'economia della conoscenza ai fini della riduzione delle emissioni di gas serra, dell'aumento dell'efficienza e del risparmio energetici, della diffusione della produzione e dell'uso di fonti rinnovabili;
a mettere in campo politiche innovative nel settore dei trasporti, della mobilità e della logistica, orientate in particolare a potenziare il trasporto ferroviario, i servizi di trasporto pubblico locale e urbano, e in generale le modalità di trasporto non su gomma: tali misure sono tanto più necessarie in quanto consentirebbero non solo di ridurre il contributo dei trasporti alle emissioni climalteranti, ma anche di contrastare altri fenomeni socialmente e ambientalmente negativi, a cominciare dalla congestione del traffico nelle aree urbane e da forme d'inquinamento particolarmente dannose per la salute dei cittadini come quelle da polveri sottili;
a promuovere con opportune misure di incentivazione la sostenibilità energetico-ambientale dei programmi edilizi nonché l'efficienza e il risparmio energetici in tutti gli usi civili (abitazioni, illuminazione, elettrodomestici);
a promuovere con sempre maggiore efficacia lo sviluppo di tutte le fonti energetiche rinnovabili (idriche, geotermiche, eoliche, solari, da biomasse) per la produzione di energia elettrica, di calore e di carburanti, consolidando i meccanismi di incentivazione recentemente introdotti, coerenti con le più avanzate esperienze europee;
a sostenere, in un rapporto stretto con le piccole e medie imprese largamente prevalenti nel sistema produttivo nazionale e in particolare nei distretti produttivi, la piccola cogenerazione distribuita, che consente maggiore efficienza e più alti rendimenti energetici e favorisce la competitività delle imprese;
a sostenere lo sviluppo dei distretti agro-energetici, in modo che l'agricoltura possa valorizzare sia le risorse rinnovabili disponibili sul territorio (solare, idrica, eolica) sia quelle direttamente producibili o ricavabili dalle proprie attività (biogas, biocarburanti, biomasse), sia da attività di forestazione e manutenzione dei boschi, con benefici non solo ambientali ma anche per la tutela del territorio e per il reddito degli agricoltori;
a sostenere e valorizzare il ruolo degli enti di ricerca pubblici che operano nei settori energetico e ambientale, a cominciare dall'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (Enea), consolidandone in particolare l'impegno nei campi della produzione energetica da fonti rinnovabili, dell'uso dell'idrogeno come vettore energetico e della produzione elettronucleare di nuova generazione;
a sostenere la ricerca e la sperimentazione della cattura e del sequestro sicuro dell'anidride carbonica, che potrebbe consentire un utilizzo pulito dei combustibili fossili e dell'idrogeno, un vettore potenzialmente in grado di consentire l'accumulo ed il trasporto dell'energia rinnovabile ed un suo successivo uso pulito con impieghi ad elevata efficienza energetica;
a promuovere il miglioramento dell'efficienza delle reti di distribuzione dell'energia;
a porre al centro i richiamati obiettivi della preannunciata Conferenza nazionale sull'energia, così da definire ed implementare una strategia organica e coordinata che consenta al nostro Paese di partecipare da protagonista all'impegno per fronteggiare i mutamenti climatici, ricavandone il massimo beneficio in termini di innovazione tecnologica, modernizzazione del sistema produttivo, maggiore autosufficienza energetica, alleggerimento dei costi energetici a carico delle famiglie, competitività delle imprese.