Legislatura 16 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-06085


Atto n. 4-06085

Pubblicato il 13 ottobre 2011
Seduta n. 624

PEDICA - Ai Ministri dell'interno e della salute. -

Premesso che:

in data 12 ottobre 2011 il sito web www.repubblica.it pubblicava un articolo intitolato "Roma, la bomba policlinico. Sbagliati i lavori nei sotterranei. L'ospedale potrebbe saltare in aria", relativo alle condizioni dei sotterranei del policlinico Umberto I dove risulterebbe che "la rete dei gas medicali corre insieme con quelle dell'elettricità, dell'acqua, di trasmissione dati e con i tubi che trasportano il vapore a sette atmosfere con pericoli enormi per i pazienti e per il personale dell'ospedale";

dall'articolo suddetto risulta che a far emergere la questione sicurezza nel più grande ospedale universitario di Roma e d'Europa sia stata la "denuncia del ricercatore Antonio Sili Scavalli del sindacato autonomo Fials. Il suo allarme è sostenuto da due relazioni tecniche supersegrete commissionate dallo stesso policlinico. Il sindacalista dei camici bianchi dopo aver mandato più di una diffida alla Regione e alla direzione dell'Umberto I, con la richiesta di un intervento immediato, ha inviato gli atti anche in Procura";

si tratta in realtà di una situazione sollevata dal quotidiano "La Repubblica" già da alcuni anni, quando, come indicato nell'articolo, "I video di Fabrizio Gatti (de "L'Espresso") che, nel 2007 e nel 2008, avevano messo in evidenza lo stato di abbandono dell'ospedale, avevano obbligato gli amministratori a correre ai ripari in tutta fretta. A partire dal problema delle gallerie ipogee che era il più grave e urgente";

sempre dall'articolo risulta, però, che i lavori per la bonifica e la ristrutturazione dei sotterranei dell'Umberto I, costati, tra progettazione e opere, diciotto milioni alle casse della Regione, siano tutti da rifare, visto che "da quei tunnel non sono stati allontanati i pericoli e le condizioni insalubri per i pazienti e gli operatori sanitari. Anzi, in quei 2,7 chilometri di sotterranei ci sono molte più insidie ora che prima che fosse avviato il cantiere. C'è, insomma, una bomba innescata sotto la vita di chi nel policlinico universitario va a farsi curare o a lavorare. Basterebbe un cortocircuito a far accadere un disastro";

l'articolo suddetto sottolinea altresì che "la questione sicurezza non è il solo male delle gallerie appena ristrutturate. Sui muri ancora freschi di calce, tra prese elettriche e condutture, affiorano macchie di umidità, muffe e salnitro che hanno già corroso qua e là l'intonaco delle pareti. E le piogge devono ancora arrivare. Di più: la rete delle fogne è rimasta fatiscente com'era, ma ora corre sotto uno strato di cemento armato di 30 centimetri. Impossibile ispezionarla senza ricorrere ai martelli pneumatici. E anche qui incombe un'insidia: 'Se sottoterra si formassero sacche di gas nei tratti di fognature ostruite', spiega il sindacalista, "potrebbe verificarsi un'esplosione con qualsiasi innesco, devastando i padiglioni sovrastanti";

sempre secondo quanto pubblicato dal sito www.repubblica.it, "in corso d'opera e ancora prima che la gara fosse vinta da un'associazione temporanea di imprese (Società italiana costruzioni, Eugenio Ciotola spa), Sili Scavalli di diffide ne aveva già fatte quattro alla Regione e al management del policlinico universitario. Alla Corte dei conti aveva consegnato tre esposti e quattro li aveva lasciati alla procura della Repubblica. Da questi ultimi sono scattate le indagini che hanno portato all'iscrizione nel registro degli indagati dei sei componenti la commissione che scelse il progetto (Alessandro Chierchia, presidente, Daniela Celin, moglie dell'allora direttore generale Ubaldo Montaguti, Maurizio Pucci, allora direttore della Protezione civile regionale, Maria Pia Forleo, avvocato, braccio destro dell'allora presidente del Provveditorato alle Opere pubbliche Angelo Balducci, Carla Palombi e Luigi Abate, all'epoca comandante dei vigili del fuoco). Sono indagati anche la Società italiana costruzioni, la Eugenio Ciotola Spa e l'allora responsabile dell'Ufficio tecnico dell'Umberto I, Raffaella Bucci. Lei per l'ospedale e Maurizio Pucci per la Regione avrebbero dovuto supervisionare l'andamento dei lavori";

ritenuto che:

laddove i fatti narrati in premessa corrispondessero al vero ci si troverebbe di fronte ad una situazione di estrema gravità e di estremo allarme sociale, non solo a danno di tutti i malati ricoverati presso la struttura e di tutti coloro che la frequentano per motivi lavorativi (medici, infermieri, eccetera) o per motivi personali (parenti dei malati), ma a danno di chiunque si trovasse nella zona al momento dell'eventuale esplosione;

l'evento che potrebbe verificarsi a causa dei fatti esposti sembra sussumibile addirittura sotto l'egida del reato di "Delitti colposi di danno", previsto e punito dall'art. 449 del codice penale secondo il quale "chiunque, al di fuori delle ipotesi previste nel secondo comma dell'articolo 423-bis, cagiona per colpa un incendio o un altro disastro preveduto dal capo primo di questo titolo, è punito con la reclusione da uno a cinque anni",

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa e se gli stessi corrispondano al vero;

se e quali provvedimenti urgenti, laddove i fatti narrati corrispondano al vero, i Ministri in indirizzo, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano adottare a tutela della salute e della sicurezza della collettività, anche predisponendo, se necessario, l'evacuazione della struttura.