Il Senato,
premesso che:
gli obiettivi della politica agricola comune (PAC), fissati oltre 50 anni fa con la Conferenza di Stresa, sono stati recentemente confermati dal Trattato di Lisbona e prevedono: l'incremento della produttività, il miglioramento del reddito degli agricoltori, la sicurezza degli approvvigionamenti, la stabilizzazione dei mercati e prezzi ragionevoli per i consumatori. Purtroppo la recente evoluzione della politica agricola comune non ha consentito di cogliere tutti questi obiettivi, infatti: il reddito degli agricoltori rimane ben al di sotto di quello medio complessivo; la bilancia commerciale dell'Unione europea è andata peggiorando accumulando un pesante deficit commerciale; infine, i mercati sono tutt'altro che stabili ed espongono i redditi degli agricoltori a continue penalizzazioni;
l'8 luglio 2010 è stata approvata una risoluzione del Parlamento europeo sul futuro della politica agricola comune dopo il 2013, con la quale vengono formulate proposte e raccomandazioni alla Commissione al fine di una riforma della PAC, capace di soddisfare le esigenze socioeconomiche e di tutelare gli interessi di tutti gli agricoltori europei e di offrire più ampi benefici alla società. In particolare, si chiede che la struttura e l'attuazione della nuova PAC sia incentrata su semplicità e proporzionalità, nonché sulla riduzione della burocrazia e dei suoi costi amministrativi, in un quadro di equità, sostenibilità ambientale e sicurezza alimentare;
sarà presentata il 17 novembre 2010 la comunicazione della Commissione europea sul futuro della PAC. Il documento presenterà i principi, gli obiettivi e le linee guida volte a riformare la PAC dopo il 2013, sulla base della strategia Europa 2020 volta a supportare una crescita sostenibile, intelligente ed inclusiva nell'Unione europea. Le proposte normative per la riforma della PAC saranno presentate verso la metà del 2011, a seguito della procedura di codecisione che coinvolgerà il Parlamento europeo e la Commissione;
la prossima riforma della PAC verrà inserita nell'ambito del nuovo bilancio UE. L'attuale bilancio di lungo termine copre il periodo 2007-2013. Il prossimo (definito anche come "prospettive finanziarie") che partirà dall'anno 2014 è attualmente in via di negoziazione. Le questioni principali includono: le dimensioni del futuro bilancio per la PAC, l'eliminazione graduale o la riforma del "pagamento unico per azienda" ed il rafforzamento di pagamenti specifici per i beni pubblici ambientali (ad esempio ricompensare gli agricoltori per servizi di tutela ambientale) ed i beni pubblici sociali (garantire la sicurezza alimentare per i cittadini europei);
i due principali nodi, da risolvere nell'ambito del negoziato inerente alla riforma della PAC dopo il 2013, si sostanziano nell'esigenza di salvaguardare il budget comunitario complessivo destinato al settore agricolo, come pure nella necessità di imperniare i meccanismi di ripartizione di tali somme su criteri di tipo qualitativo, incentrati sul valore della produzione, piuttosto che sul mero criterio dell'estensione delle superfici, che risulterebbe fortemente penalizzante per il comparto agricolo italiano;
valutato che:
l'attuale PAC risulta del tutto inefficiente in quanto fornisce sostegno agli agricoltori non sulla base dei comportamenti futuri che essi si impegnano a mettere in atto e dei progetti che intendono realizzare, bensì sulla base del titolo di possesso del fondo e dei diritti acquisiti in passato, determinando così rendite di posizione e discriminazioni, soprattutto nei confronti dei giovani;
sinora i pagamenti disaccoppiati sono stati erogati ai beneficiari storici perché "compensativi" di una situazione pregressa, poi venuta meno, che concedeva agli agricoltori determinate garanzie di prezzo e di mercato. Oggi questa voce di spesa rimane comunque determinante per il reddito degli agricoltori e, conseguentemente, per i beni pubblici che il settore agricolo garantisce alla collettività. Ciononostante, il criterio di assegnazione su base storica dei pagamenti diretti disaccoppiati non risulta giustificabile dopo diversi anni di applicazione. Esso, inoltre, sta rischiando di generare disparità di trattamento tra soggetti beneficiari e comparti produttivi;
le misure intese ad assicurare la stabilità del mercato, disponibili in passato nel quadro della PAC, sono state progressivamente smantellate. Pertanto, l'instabilità del mercato è in aumento: durante la crisi agricola del 2009, è diventato purtroppo ovvio che le autorità non disponevano più degli strumenti necessari per far fronte a crisi così gravi e i redditi degli agricoltori sono scesi in media del 12 per cento;
per fare in modo che gli agricoltori ricavino una parte più cospicua del loro reddito dal mercato, è essenziale rafforzare la loro posizione nella catena alimentare. I 13,4 milioni di agricoltori europei hanno un potere contrattuale estremamente scarso nei confronti di un gruppo ristretto di fornitori, trasformatori e distributori di grandissime dimensioni. Ne consegue che il valore aggiunto fornito dagli agricoltori in azienda (ad esempio, il pascolo per il latte) viene compensato a un prezzo molto inferiore rispetto a quello creato dagli altri operatori della catena alimentare;
per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini, l'Unione europea ha optato per un tipo di agricoltura caratterizzato da costi più elevati, inteso a garantire che tutta la produzione osservi criteri di sicurezza e di sostenibilità molto rigidi (sicurezza alimentare, tracciabilità, rispetto dell'ambiente, benessere degli animali, biodiversità). Questa situazione colloca i produttori europei in una condizione di forte svantaggio competitivo rispetto alle importazioni;
l'aumento della domanda mondiale di prodotti alimentari, le condizioni climatiche avverse sempre più frequenti e una maggiore volatilità del mercato faranno della sicurezza alimentare una delle principali priorità politiche per i Governi di tutto il mondo. L'esigenza di sfruttare il potenziale dell'agricoltura europea per mitigare il cambiamento climatico ed aumentare la sicurezza energetica attraverso la produzione di energie rinnovabili e la cattura del carbonio rivestirà un ruolo essenziale;
l'apertura dei mercati a livello globale ha consentito l'accesso di nuovi potenti concorrenti nell'ambito dei sistemi agroalimentari, tanto sul fronte della trasformazione industriale che su quello della distribuzione, lasciando spazio ad inedite forme di concentrazione oligopolistica tanto da generare evidenti distorsioni del mercato a scapito non solo degli agricoltori ma soprattutto dei consumatori: solo a titolo di esempio è emblematica la vicenda della vendita, da parte del gruppo Conserve Italia, del marchio De Rica, leader nel settore delle conserve alimentari di pomodoro, alla multinazionale Olam International, con sede a Singapore, la quale potrà utilizzare il marchio De Rica per commercializzare prodotti cinesi in Africa e nei Paesi dell'emisfero australe, con un indubbio vantaggio competitivo dovuto alla notorietà di un marchio tipico italiano. Si tratta di un'operazione sviluppatasi con il consistente aiuto di una finanziaria pubblica (la ISA, con socio unico il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) che ha contribuito a sradicare un'attività tipica del Mezzogiorno per trasferirla prima al Nord e poi per vendere un marchio famoso in Italia e nel mondo ad una multinazionale, attuando così un'operazione che avrà impatti negativi sull'agricoltura e sull'industria di trasformazione nazionale. Tutto questo non dovrebbe avvenire in presenza di un governo globale della sicurezza alimentare e di una PAC che venga considerata un fattore strategico di competitività per il nostro Paese a tutela e salvaguardia della competitività del settore agricolo nazionale;
è di estrema importanza che tutti gli aggiustamenti introdotti nella PAC del dopo 2013 rafforzino la valenza comune della politica, sempre tenendo conto della diversità dell'agricoltura europea. Qualsiasi ulteriore rinazionalizzazione della PAC causerebbe distorsioni della concorrenza, minacciando il mercato interno e, di conseguenza, sia la crescita che l'occupazione;
considerato che, in attesa della riforma della PAC, sul piano nazionale:
è attualmente in discussione presso la 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato il disegno di legge recante "Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari" (AS 2363), già approvato dalla Camera dei deputati, il quale, come è noto, reca numerosi problemi di copertura finanziaria, e non provvede in alcun modo ad assicurare risorse adeguate nei confronti delle pur lodevolissime iniziative in esso contenute, quali ad esempio quella a favore dei giovani agricoltori;
la Camera sarà impegnata nei prossimi giorni a discutere, in prima lettura, la nuova legge di stabilità per il 2011 nei confronti della quale il ministro Galan si è pronunciato in maniera assai polemica già all'indomani dell'approvazione del testo da parte del Consiglio dei ministri, lamentando una grave mancanza di fondi a favore del comparto agricolo, senza tuttavia prospettare adeguate linee strategiche incentrate su una riallocazione delle risorse esistenti, nonché su interventi di razionalizzazione e semplificazione, quanto mai necessari;
non si contano, a livello locale, le lamentele e gli interrogativi posti in relazione ai bilanci regionali che sono sempre più costretti ad adottare iniziative di riduzione e compressione di spese nei confronti delle politiche a favore dello sviluppo del settore agricolo;
valutato quindi che:
i fondi necessari per il rilancio del comparto agricolo, completamente assenti dalla legislazione a livello nazionale e regionale, devono essere ricercati in ambito comunitario: risulta evidente la strategica importanza della discussione in ambito europeo sulla riforma della PAC, per la quale saranno decisivi i prossimi 30 giorni, allo scadere dei quali la Commissione presenterà la proposta di riforma della politica agricola comune che sarà applicata dopo il 2013, nell'ambito della quale dovranno essere prese decisioni finanziarie determinanti per la nostra politica agricola nazionale;
oggi la PAC può contare su circa 54 miliardi di euro, dei quali, oltre due terzi sono riferiti al primo pilastro, ovvero ai sostegni alle aziende, agli aiuti diretti che giungono a tutte le aziende agricole d'Europa in base ad un calcolo che ha portato all'identificazione di un importo per ettaro di superficie coltivata, indipendentemente dall'indirizzo produttivo adottato, e meno di un terzo al secondo pilastro, cioè allo sviluppo rurale e alle politiche qualitative di sostegno alle imprese e ai territori rurali;
l'Italia, nel riparto europeo, percepisce circa il 10 per cento delle somme stanziate per la PAC. Oggi si intendono azzerare i criteri con i quali tale aiuto diretto era stato calcolato al fine della successiva redistribuzione secondo un nuovo criterio, ed è su questo punto che occorre riflettere, avere piena comprensione della posta in gioco e adoperarsi a livello europeo, con tutti i mezzi possibili, a difesa dell'agricoltura nazionale. Infatti, uno dei criteri proposti sui quali si sono raccolti i maggiori consensi a livello europeo è quello della redistribuzione della spesa secondo la superficie agricola utilizzabile. Ciò porterebbe l'Italia, fortemente connotata da agricoltura intensiva e che ha fatto del lavoro agricolo e dell'investimento per ettaro - si pensi alle serre, ai vigneti, alla zootecnia - un'esperienza di alta tecnologia e di maestria professionale, a ridurre la propria partecipazione all'utilizzo della spesa comunitaria fino a circa 3,5 miliardi, con una riduzione che, seppure graduale, alla fine sarebbe rilevantissima e del tutto insopportabile per gli operatori agricoli nazionali;
considerato inoltre che:
l'intero comparto agricolo nazionale, settore primario dell'economia italiana, versa in una situazione a dir poco allarmante, le aziende sono alle prese con una crisi intensa, con costi produttivi insostenibili e con prezzi sui mercati in crollo. Le imprese agricole, nel corso del 2009, hanno registrato enormi difficoltà e perdite di redditività; la crisi è stata incrementata da una flessione della domanda sia interna sia estera, determinata dalla crisi internazionale; a tutti gli effetti si è verificata una flessione sia delle vendite alimentari al dettaglio sia dell'export agroalimentare;
è evidente che la scelta obbligata e vincente per la nostra agricoltura è che le produzioni agroalimentari siano di qualità; questa scelta non nasce solo dalla difficoltà per le imprese di competere sul fronte dei costi, ma anche dal crescente ruolo dei consumatori nel sistema economico e dalla centralità che le tematiche della salute e del benessere dei cittadini hanno giustamente assunto nelle valutazioni e nelle scelte private e pubbliche;
la strategia della qualità deve riuscire a coniugare efficacemente il rispetto per la tradizione produttiva con lo sviluppo dell'innovazione, attraverso adeguate strategie di marketing, di comunicazione e di organizzazione. Ad esempio, la particolare vocazione del nostro Paese alla produzione biologica di molte colture e allevamenti di pregio e la particolare perizia dei nostri agricoltori possono fare proprio del biologico italiano un punto di forza notevole per la nostra agricoltura di qualità; ecco allora che bisogna intervenire al fine di favorire le esportazioni dei prodotti tipici dell'agricoltura italiana;
altro settore fortemente penalizzato è quello bieticolo-saccarifero, a causa della riforma dell'Organizzazione comune di mercato dello zucchero, che ha ridotto del 67 per cento la produzione italiana di zucchero: oggi solo 4 zuccherifici su 19 sono rimasti in attività. Gli aiuti nazionali e comunitari sono stati autorizzati fino al 2010 per consentire l'adattamento del settore alle nuove condizioni, ma questi sono stati erogati solo fino al 2008 e la mancata assegnazione dei residui sta mettendo in ginocchio il settore. A tutt'oggi occorrono 86 milioni di euro per garantire l'attività dei 4 zuccherifici rimasti, oltre all'immediata riconversione di quelli dismessi, per garantire il lavoro ai lavoratori rimasti senza occupazione;
è necessario che vengano reintrodotti gli incentivi sulla rottamazione a vantaggio della meccanica per l'agricoltura, occorre erogare aiuti mirati al rinnovamento del parco macchine nell'ottica dell'efficienza, della sicurezza sul lavoro e di uno sviluppo sostenibile sotto il profilo ambientale;
riveste fondamentale importanza lo sviluppo dell'imprenditoria giovanile per favorire il ricambio generazionale; a tal proposito bisogna incrementare il fondo riservato proprio all'imprenditoria giovanile;
le risorse messe a disposizione dell'agricoltura dalla legge finanziaria per il 2010, e da ultimo previste dal disegno di legge di stabilità per il 2011, provengono per lo più da fondi già a disposizione del settore primario, che le Regioni, d'intesa con il Governo, avevano deciso di destinare ad interventi nelle singole filiere. Ad esempio: per il Fondo di solidarietà nazionale (lo strumento immediatamente operativo per prevenire la crisi ed aiutare le imprese agricole in difficoltà economiche, quando si verificano calamità naturali o avversità atmosferiche eccezionali che compromettono i raccolti e danneggiano le strutture produttive o le infrastrutture) sono stati previsti, dalla legge finanziaria per il 2010, 800 milioni di euro in tre anni, ma tali risorse provengono in gran parte dalle risorse destinate ad altri settori dell'agricoltura, quindi si è proceduto senza stanziare alcuna risorsa aggiuntiva;
l'agricoltura ha chiesto aiuti e finanziamenti per più di un miliardo e mezzo di euro per uscire dalla crisi, una crisi difficile e senza precedenti che si sta rivelando seria ed allarmante e per la quale necessitano misure dirette, concrete e straordinarie; gli agricoltori stanno vivendo una situazione davvero infelice, una situazione nella quale perdono redditività di anno in anno,
impegna il Governo a provvedere con la massima urgenza ad adottare le seguenti iniziative:
a) a livello europeo, a modificare profondamente la PAC:
1) eliminando le incongruenze, iniquità ed inefficienze dell'attuale PAC, facendo in modo che da semplice politica di sostegno al reddito diventi una vera e propria politica di promozione di beni pubblici e di processi innovativi, ponendo così i sistemi agricoli e alimentari nelle condizioni di essere un motore di sviluppo economico e di gestire, con altri attori economici e sociali, i territori rurali e le loro risorse naturali, contribuendo così non solo all'approvvigionamento alimentare ma anche alla crescita sostenibile e all'occupazione;
2) assicurando il mantenimento del budget della PAC, al fine di consentire agli agricoltori di continuare ad usufruire di benefici economici, sociali e rurali di vasta portata, individuando altresì criteri qualitativi di ripartizione dello stesso, incentrati sul valore della produzione, piuttosto che sul mero criterio dell'estensione delle superfici, ciò al fine di contribuire a raccogliere le sfide che l'Unione europea dovrà affrontare in futuro: la solidarietà finanziaria unitamente a un bilancio adeguato rappresentano l'unica maniera per assicurare che la PAC resti una politica comune senza distorsione della concorrenza, garantendo altresì un trattamento giusto ed equo di tutti gli agricoltori, tenendo conto delle diverse condizioni;
3) in relazione ai pagamenti diretti, semplificando l'attuale criterio di erogazione dei pagamenti, rendendolo più selettivo in maniera da concentrarlo sugli agricoltori professionali. Il tutto non consentendo comunque criteri di selettività arbitrari che determinerebbero una discriminazione tra produttori contraria alle norme del Trattato;
4) in relazione agli interventi di mercato, introducendo un'effettiva "rete di sicurezza", che permetta di affrontare in maniera tempestiva ed efficace le crisi di mercato anche istituendo un "fondo anti-crisi" per tutti i settori, basato su parametri e metodi di rilevazione comuni a livello europeo, che preveda strumenti di gestione dell'offerta e che sia adeguatamente finanziato;
5) in relazione allo sviluppo rurale, indirizzando la spesa verso alcuni obiettivi prioritari dell'attuale politica dello sviluppo rurale che dovrà concentrarsi su misure a vantaggio delle imprese puntando principalmente sull'aumento della competitività. Essa dovrà essere finalizzata a sostenere: a) gli investimenti aziendali con particolare priorità a quelli indirizzati all'introduzione di innovazione tecnologica e organizzativa delle imprese da coniugare con la tutela della specificità delle produzioni e dei prodotti tipici e la conservazione del territorio; b) il ricambio generazionale, focalizzando e rivedendo le due misure del primo insediamento e del prepensionamento; c) il recupero di competitività sui mercati con iniziative di integrazione di filiera e di promozione all'export;
6) provvedendo a garantire la sicurezza alimentare e la tracciabilità, rafforzando il ruolo di produzione economica degli agricoltori e consentendo agli agricoltori stessi di ricavare un reddito equo dal mercato e di contribuire ulteriormente a fornire servizi economici, sociali e rurali di vasta portata, assicurando altresì a tutti gli agricoltori europei operanti nel mercato unico di godere delle medesime condizioni;
7) rafforzando le misure intese a consentire agli agricoltori e alle cooperative di svolgere un ruolo positivo nel far fronte alle nuove sfide, segnatamente a quelle del cambiamento climatico e della carenza di risorse idriche. Bisogna altresì assicurare che il contributo offerto dagli agricoltori per ridurre le emissioni e provvedere alla sicurezza energetica sia massimizzato attraverso la produzione di energie rinnovabili;
8) adottando misure volte a migliorare la trasparenza, fornendo agli agricoltori informazioni aggiornate sui mercati, soprattutto riguardo ai margini e alla ripercussione dei prezzi nella catena alimentare, nonché rafforzando il sistema dell'etichettatura anche al fine di proteggere le indicazioni geografiche nel quadro degli accordi commerciali. Questo permetterebbe non solo ai consumatori di fare scelte informate, ma offrirebbe anche maggiori incentivi ai produttori per conservare le tradizioni culturali legate alle produzioni e migliorare la qualità dei prodotti;
9) assicurando che tutte le importazioni soddisfino i criteri europei di sicurezza alimentare e di tracciabilità e che sia raggiunta una parità di condizioni per la produzione europea;
10) garantendo incentivi agli Stati membri affinché migliorino le misure fiscali applicate agli agricoltori e facilitino l'accesso al credito;
b) a livello nazionale, a garantire, anche mediante lo stanziamento di adeguate risorse:
1) il sostegno alle imprese agroalimentari per il mantenimento dell'occupazione;
2) il sostegno e la valorizzazione dei prodotti agricoli biologici;
3) il monitoraggio dei prezzi dei prodotti agricoli all'origine ed al consumo, adottando misure adeguate per la lotta alla speculazione;
4) incentivi alla rottamazione delle macchine agricole obsolete, per rinnovare il parco macchine;
5) interventi per favorire le esportazioni dei prodotti tipici dell'agricoltura italiana, promuovendo quindi il made in Italy;
6) incentivi alla filiera corta, per aumentare le opportunità di offerta di prodotti locali e di qualità, anche con lo scopo di ridurre l'impatto ambientale dei trasporti e incrementare il consumo stagionale dei prodotti;
7) il sostegno alle intese commerciali di filiera fra tutti i soggetti interessati;
8) il sostegno alla ricerca, ai servizi per l'impresa e all'innovazione;
9) adeguate misure di sostegno all'imprenditoria giovanile;
10) il rifinanziamento del Fondo di solidarietà nazionale anche al fine della copertura del pregresso 2008-2009, dando vita anche ad una stabilizzazione triennale del fondo stesso;
11) lo stanziamento di 86 milioni di euro per il 2011 per il settore bieticolo-saccarifero;
12) agevolazioni contributive per le zone svantaggiate;
13) agevolazioni relative alle accise sul gasolio per le coltivazioni in serra;
14) adeguati interventi per incentivare le energie rinnovabili;
15) interventi organici per il sostegno del settore ittico;
16) un riassetto definitivo della normativa in materia di quote latte eliminando le iniquità e le discriminazioni oggi in atto, nel rispetto e a tutela della legalità;
17) interventi adeguati per far fronte alla grave crisi in cui versano gli operatori zootecnici;
18) un adeguato sistema di etichettatura dei prodotti alimentari, sia per garantire i diritti dei cittadini che per meglio tutelare la salute pubblica.