Premesso che:
la Commissione europea ha recentemente presentato agli Stati membri alcune modifiche del regolamento (CE) n. 607/2009 (AGRI/D28954 ottobre 2009), che, a quanto risulta agli interroganti, destano particolare preoccupazione tra i produttori vitivinicoli del nostro Paese;
nell’allegato XV parte B del predetto regolamento vengono introdotte significative modifiche che prevedono, tra l'altro, la possibilità per l’Australia e per gli Stati Uniti di indicare nelle etichette delle bottiglie di vino prodotte nomi di vitigni che sono parte integrante di talune denominazioni DOC e DOCG tipiche italiane;
sulla base delle predette modifiche, i produttori vitivinicoli australiani potranno etichettare le loro bottiglie di vino utilizzando la denominazione di varietà di vitigno finora riservate solo alle produzioni italiane, come Aleatico, Ansonica, Brachetto, Cesanese, Cortese, Fiano, Fortana, Freisa, Greco, Grignolino, Lacrima, Lambrusco, Maceratino, Montepulciano, Nebbiolo, Pignoletto, Primitivo, Rossese, Sangiovese, Teroldego, Verdicchio, Vermentino, Vernaccia;
analogamente, negli Stati Uniti si potranno utilizzare in etichetta denominazioni di vitigni come Aglianico, Aleatico, Cortese, Fiano, Freisa, Grignolino, Lambrusco, Nebbiolo, Primitivo, Sangiovese, Teroldego;
considerato che:
per quanto riguarda l’Australia, non esistono riferimenti alla tradizionalità d’uso dei vitigni italiani inseriti nell’allegato XV parte B del regolamento (CE) n. 607/2009. Nell’accordo bilaterale tra Unione europea e Australia, pubblicato sulla Gazzetta Ufficialedell'Unione europea n. 28 del 30 gennaio 2009, tali vitigni non figurano, mentre vengono tutelate e riconosciute in toto le denominazioni di origine italiane che li contengono;
nello specifico, per quanto riguarda il vitigno “Lambrusco”, al comma 4 del suddetto accordo viene espressamente previsto da parte dell’Australia un uso transitorio per soli 12 mesi;
le modifiche al regolamento (CE) n. 607/2009 rappresentano, a giudizio degli interroganti, un evidentemente attacco commerciale alle denominazioni europee e segnatamente a quelle vitivinicole italiane. Non a caso, tra i vitigni figurano molti di quelli che negli ultimi anni hanno riscosso un significativo successo sui mercati internazionali,
si chiede di sapere:
quali siano le valutazioni del Governo sui fatti riportati in premessa e quali azioni di competenza intenda adottare al fine di salvaguardare nel contesto internazionale le denominazioni di vitigni tipici coltivati in Italia;
quali azioni intenda intraprendere in sede comunitaria per evitare che si perpetri un attacco commerciale diretto alla produzione vinicola italiana.