Legislatura 15 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-01061


Atto n. 4-01061

Pubblicato il 19 dicembre 2006
Seduta n. 91

SODANO , CONFALONIERI , DE PETRIS , RIPAMONTI , GRASSI , ALBONETTI - Ai Ministri dello sviluppo economico e dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. -

Premesso che:

è in atto la procedura di Valutazione d’impatto ambientale per l’autorizzazione alla realizzazione di un deposito di stoccaggio del gas naturale in acquifero profondo a San Felice, nella frazione di Rivara (provincia di Modena);

il progetto prevede lo stoccaggio nel sottosuolo di oltre 3 miliardi di metri cubi di gas, interessando una vasta area del sottosuolo che coincide con numerosi comuni: San Felice, Camposanto, Mirandola, Finale Emilia, Medolla, oltre al comune di Crevalcore (Bologna), per un totale dì circa 50.000 abitanti;

l’impianto per iniettare il gas nel sottosuolo sarà realizzato a Rivara, da una s.r.l. con sede a Roma, filiale di una società inglese, che ha avviato contatti commerciali con una multinazionale francese (Gaz de France) e comporterebbe un investimento di 200 milioni di euro;

la concessione di stoccaggio è stata assegnata alla “Indipendent Gas Management” nel 2004 senza che questa scelta fosse in alcun modo concertata preliminarmente con gli Enti locali interessati;

il 9 ottobre 2006, ad una settimana soltanto dalla scadenza del termine per la presentazione delle osservazioni, la Regione Emilia Romagna ha convocato una riunione inforrnativa nella propria sede, senza che fosse stata preliminarmente instaurata alcuna forma di consultazione;

il progetto, per le sue dimensioni e per le sue caratteristiche strutturali, incide su diversi aspetti che giustamente preoccupano le comunità locali sotto il profilo della sicurezza e della salute pubblica, essendo comprovato che stabilimenti simili a quello in progetto a Rivara per lo stoccaggio del gas hanno un impatto ambientale molto elevato, perché riuniscono nello stesso sito differenti impianti come turbocompressori, inceneritori, torce, rigeneratori, caldaie, motocompressori, che producono emissioni di pericolosi inquinanti come gli ossidi di azoto (Nox) e le polveri fini (Pm10), e causano inquinamento acustico e luminoso;

il territorio dell’area nord della provincia di Modena si deve oggi confrontare con una serie di progetti industriali ed infrastrutturali che determinano rilevanti emergenze ambientali: (riconversione dello stabilimento saccarifero “Italia Zuccheri” in termovalorizzatore; costruzione di una centrale elettrica alimentata a biomasse da realizzarsi a Finale Emilia; progettazione di una discarica per lo stoccaggio di rifiuti solidi urbani della capacità di 300.000 tonnellate; previsione di un impianto per il compostaggio di rifiuti organici della capacità di 30.000 tonnellate, nonché costruzione dell’autostrada Cispadana);

il registro tumori della Provincia di Modena evidenzia come l’area nord della provincia presenti incidenze patologiche neoplastiche polmonari superiori alla media provinciale, direttamente collegate alle attività industriali presenti e alla bassa ventosità della zona, e ogni ulteriore fonte di inquinamento incrementa il pericolo per la salute pubblica;

l’area nord della provincia di Modena sta attraversando una fase di profonda crisi dell’economia agricola che fino a pochi anni fa la caratterizzava e tale progetto (analogamente agli altri sopra richiamati), per l’inevitabile impatto negativo che determina sul rilancio di un’agricoltura di qualità, mortifica ulteriormente la vocazione agroindustriale del distretto senza garantire, al contempo, un livello occupazionale consistente e di qualità e senza alimentare alcun indotto;

nell’ambito dell’incontro con la “Indipendent Gas Management” tenutosi presso la Provincia di Modena il 6 dicembre 2006 sono emerse diverse lacune progettuali, in particolare sotto il profilo dell’impatto ambientale e sotto il profilo dello studio geologico del territorio interessato dall’opera,

si chiede di sapere:

se non si ritenga necessario sospendere l’avvio del progetto, anche al fine di permettere il completo coinvolgimento delle comunità locali al processo di valutazione e decisione circa la realizzazione del progetto, fino al momento in cui venga approvato il Piano Energetico Nazionale, che fissi obiettivi utili per uscire dalla dipendenza dai combustibili fossili, in assenza del quale ogni intervento (rigassificatori, depositi di stoccaggio, gasdotti, centrali elettriche, eccetera) rischia di essere una misura inefficace e costosa per affrontare il tema della crisi energetica della nazione nel suo complesso;

se non si ritenga che il mancato utilizzo dei meccanismi di comunicazione e partecipazione possa precludere agli enti locali coinvolti e alle comunità locali interessate l'accesso a strumenti di informazione e studio necessari per l'espressione di un parere sul progetto di impianto, in ciò contrastando con quanto disposto dalla Convenzione di Aarhus, resa esecutiva nel nostro ordinamento con legge n. 108 del 2001;

come si intenda assicurare vigilanza su tutte le fasi del procedimento di valutazione dell’impatto ambientale, senza pregiudiziali ma nella più assoluta coerenza al principio di precauzione che, applicato al progetto in discussione, ne escluda la realizzazione in assenza della dimostrazione che lo stesso non venga a costituire un rischio attuale e potenziale sotto il profilo della sicurezza e della salute pubblica;

se non si ritenga, pertanto, di dover valutare la possibilità di disporre una proroga del termine per la presentazione di osservazioni al progetto in questione, assicurando l'informazione pubblica e tenendo conto delle osservazioni degli enti locali interessati e delle comunità locali.