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Legislatura 14 Atto di Sindacato Ispettivo n° 1-00370


Atto n. 1-00370

Pubblicato il 11 gennaio 2006
Seduta n. 933

ZANDA , ANGIUS , BORDON , BOCO , BRUTTI Massimo , DONATI , BRUTTI Paolo , VERALDI , PASSIGLI , FALOMI

Il Senato,

premesso che:

l'11 novembre 2005 il Senato ha approvato con voto di fiducia un maxi-emendamento del Governo al disegno di legge finanziaria per il 2006, integralmente sostituivo del testo originario del provvedimento, che, tra le numerose misure introdotte ex novo ha previsto un finanziamento pubblico di 10 milioni di euro per l'anno 2006 a sostegno dell’acquisto da parte dei cittadini italiani di apparecchi decoder per il digitale terrestre;

come segnalato con l'interrogazione 3-02334, i decoder per il digitale terrestre sono distribuiti e commercializzati in Italia dalla società Solari.com s.r.l. controllata dal signor Paolo Berlusconi (fratello del Presidente del Consiglio), il quale deve dunque ritenersi direttamente beneficiario delle misure di finanziamento adottate su iniziativa del Governo;

si ricorda che ai sensi dell'articolo 3 della legge n. 215 del 2004 "Sussiste situazione di conflitto di interessi (...) quando il titolare di cariche di governo partecipa all'adozione di un atto, anche formulando la proposta, o omette un atto dovuto, trovandosi in situazione di incompatibilità (...), ovvero quando l'atto o l'omissione ha un'incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio del titolare, del coniuge o dei parenti entro il secondo grado, ovvero delle imprese o società da essi controllate";

considerato inoltre che:

a seguito delle segnalazioni a tal proposito trasmesse all'Autorità garante della concorrenza e del mercato in data 8 e 14 novembre 2005, la stessa autorità ha richiesto alla Presidenza del Consiglio informazioni sulle modalità e le circostanze di presentazione e deliberazione del maxi-emendamento al disegno di legge finanziaria per il 2006;

la Presidenza del Consiglio - secondo quanto comunicato dall'Autorità - avrebbe testualmente dichiarato che il maxi-emendamento in esame «è stato istruito e presentato direttamente dal Ministro dell’economia e delle finanze on. Giulio Tremonti, senza alcuna valutazione del Consiglio dei ministri»;

tale circostanza ha indotto l’Autorità a concludere che «l’assenza di un atto alla cui adozione abbia partecipato il Presidente del Consiglio esclude in radice la possibilità di intervento da parte di questa Autorità, atteso che l’art. 3 della legge n. 215/04 prevede che sussiste situazione di conflitto di interessi quando il titolare di cariche di governo partecipi all’adozione di un atto, anche formulando la proposta o omette un atto dovuto»; pertanto, nell’adunanza del 30 novembre 2005, l’Autorità ha disposto l’archiviazione del caso;

la ricostruzione dei fatti, per come illustrata dall’Autorità, lungi dal chiudere la vicenda pone semmai più ampi e seri interrogativi non soltanto sulla portata e sui criteri di applicazione della legge n. 215 del 2004 in materia di conflitto di interessi, ma anche sull'effettivo rispetto delle disposizioni che regolano l'attività del Governo nel nostro ordinamento;

in particolare, la mancata sottoposizione del maxi-emendamento al Consiglio dei ministri deve ritenersi una manifesta violazione del disposto dell’articolo 2, comma 3, lettere a) e b), della legge n. 400 del 23 agosto 1988, che impone la preventiva deliberazione del Consiglio dei ministri su tutte le questioni su cui il Governo chiede la fiducia al Parlamento, nonché sui disegni di legge d'iniziativa governativa (cui deve essere senz'altro assimilato un maxi-emendamento interamente sostitutivo del disegno di legge finanziaria);

nel merito, la circostanza ammessa dalla Presidente del Consiglio, per cui il maxi-emendamento sarebbe stato “istruito e presentato” dal ministro Tremonti senza alcun passaggio dal Consiglio dei ministri, non può essere considerata sufficiente per concludere che il presidente Berlusconi non abbia in altra forma “partecipato” alla scelta di presentare un emendamento recante la manovra finanziaria annuale; se così fosse, essendo la legge finanziaria l’atto più rilevante in materia di indirizzo economico del Governo, il suo comportamento dovrebbe essere fortemente censurato in sede politica e parlamentare;

per di più, in relazione al contenuto specifico del maxi-emendamento e agli interessi sui quali esso ha diretta incidenza, tale violazione potrebbe configurare anche una "omissione di atto dovuto", di per sé sanzionabile ai sensi dell'articolo 3 della legge sul conflitto d'interessi;

considerato altresì, che:

affinché possa essere fugato ogni dubbio circa l'adozione di comportamenti elusivi della disciplina in materia di conflitti di interessi, gli accertamenti di legge da parte dell'autorità di vigilanza dovrebbero essere volti ad escludere una “partecipazione” del Presidente del Consiglio non solo ai momenti formali della definizione degli atti di sua competenza, ma anche alle diverse e complesse fasi nelle quali tali decisioni vengono ipotizzate, vagliate, discusse, elaborate e, infine, maturano per poi essere formalmente assunte;

diversamente si ammetterebbe un’interpretazione meramente formalistica della legge sul conflitto di interessi secondo cui i “titolari di cariche di governo” potrebbero infrangerne i divieti con la semplice adozione di piccole precauzioni, quali allontanarsi per pochi minuti dal Consiglio dei ministri (come accaduto per la deliberazione dei decreti legislativi in materia di previdenza complementare) o far presentare in Parlamento da un Ministro un emendamento di proprio interesse, senza alcun passaggio dal Consiglio di ministri, imponendone poi l’approvazione con il voto di fiducia,

impegna il Governo:

a riferire urgentemente in Parlamento in ordine alle modalità di formazione e deliberazione del citato maxi-emendamento al disegno di legge finanziaria per l'anno 2006 - e in generale dei disegni di legge presentati dal Governo alle Camere - per ciò che concerne il rispetto delle prerogative e competenze del Consiglio dei ministri, di cui all'articolo 92 della Costituzione e all'articolo 2 della legge n. 400 del 1988, e l'effettiva ottemperanza alle disposizioni della legge n. 215 del 2004 in materia di risoluzione dei conflitti di interessi;

in generale, considerata la serietà e gravità del problema del conflitto d'interessi nel nostro Paese, ad adottare comportamenti pienamente conformi - nello spirito oltre che nella lettera - alle già esigue e limitate norme vigenti in materia nell'ordinamento nazionale.