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Legislatura 18¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 006 del 02/05/2018


ARRIGONI, CENTINAIO, AUGUSSORI, BAGNAI, BARBARO, BERGESIO, BONFRISCO, BORGHESI, BORGONZONI, Simone BOSSI, Umberto BOSSI, BRIZIARELLI, BRUZZONE, CALDEROLI, CAMPARI, CANDIANI, CANDURA, CANTU', CASOLATI, DE VECCHIS, FAGGI, FERRERO, FREGOLENT, FUSCO, IWOBI, MARIN, MARTI, MONTANI, NISINI, OSTELLARI, PAZZAGLINI, Emanuele PELLEGRINI, PEPE, PERGREFFI, PIANASSO, PILLON, PIROVANO, Pietro PISANI, PITTONI, PIZZOL, PUCCIARELLI, RIPAMONTI, RIVOLTA, ROMEO, RUFA, SALVINI, SAPONARA, SAVIANE, SBRANA, SIRI, SOLINAS, STEFANI, TESEI, TOSATO, VALLARDI, VESCOVI, ZULIANI - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, recante l'attuazione della direttiva 2005/60/CE sulla prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, è stato da ultimo modificato ed integrato dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, il cosiddetto decreto antiriciclaggio, che a sua volta ha attuato la direttiva (UE) 2015/849 di modifica della normativa comunitaria del 2005;

la nuova lettera dell'articolo 49 del decreto legislativo n. 231, al comma 5, recita che "Gli assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori a 1.000 euro devono recare l'indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità";

ultimamente, in virtù di questa norma, molti cittadini sono stati ingiustamente accusati di riciclaggio e il Ministero dell'economia e delle finanze sta comminando loro delle pesantissime multe (dai 3.000 ai 50.000 euro), con possibilità di definizione del procedimento solo mediante oblazione, ossia effettuando un pagamento in misura ridotta pari alla terza parte del massimo della sanzione prevista per la violazione commessa (circa 16.000 euro) o, se più favorevole, pari al doppio del minimo della sanzione (6.000 euro), come stabilito dall'articolo 65, comma 9, del decreto legislativo n. 231. Si rischia, dunque, di dover pagare, per un importo di poco superiore ai 1.000 euro, un'oblazione di 6.000 euro o una sanzione minima di 3.000 euro;

il comma 4 del citato articolo 49 stabilisce soltanto, al comma 4, che: "I moduli di assegni bancari e postali sono rilasciati dalle banche e da Poste Italiane S.p.A. muniti della clausola di non trasferibilità. Il cliente può richiedere, per iscritto, il rilascio di moduli di assegni bancari e postali in forma libera". La dicitura "non trasferibile" può essere infatti anche trascritta manualmente;

gli istituti di credito non hanno provveduto a ritirare i blocchetti degli assegni bancari e postali, perché la normativa non lo prevede, né, però, hanno informato i propri clienti della nuova normativa sull'antiriciclaggio, incuranti del fatto che molti piccoli risparmiatori, inconsapevoli dei rischi, potessero utilizzare questo metodo di pagamento per importi superiori ai 1.000 euro. I soggetti interessati, dagli istituti di credito ai notai, sono obbligati esclusivamente alla comunicazione alle autorità competenti dell'amministrazione finanziaria dell'avvenuta emissione o incasso dell'assegno non conforme alla normativa vigente;

senza un pronto intervento da parte del legislatore, molti altri cittadini, ancora in possesso dei vecchi blocchetti di assegni, potrebbero continuare ad emettere assegni con importi superiore al limite di 1.000 euro senza la clausola di non trasferibilità;

da un lato, le banche e gli istituti di credito avrebbero dovuto mettere a conoscenza i propri clienti delle nuove modifiche alla normativa antiriciclaggio, anche in presenza di un vulnus normativo, sia per i principi di trasparenza che informano una corretta pratica dell'attività bancaria sia per ragioni di etica professionale;

dall'altro, il legislatore statale avrebbe dovuto prevedere una maggiore tutela per i clienti degli istituti di credito, ben consapevole della posizione di debolezza contrattuale dei piccoli risparmiatori e della loro oggettiva impossibilità di conoscenza della nuova normativa, prevedendo forme di informazione obbligatoria da parte degli stessi istituti;

la direttiva europea del 2015 ha generato, a danno dei cittadini, gravi sanzioni anche se, in realtà, la ratio della norma europea intendeva contrastare la circolazione illecita del denaro per fini di finanziamento della attività terroristiche o per riciclaggio delle attività criminali;

infatti, il parere della VI Commissione (Finanze e tesoro) della Camera dei deputati, reso nel mese di febbraio 2018 in sede di esame dell'atto di Governo n. 504 (Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2016/2258 che modifica la direttiva 2011/16/UE per quanto riguarda l'accesso da parte delle autorità fiscali alle informazioni in materia di antiriciclaggio), ha evidenziato la sproporzione insita nel sistema sanzionatorio del decreto legislativo n. 90 del 2017 e ha proposto di adeguarlo all'entità e alla tipologia della violazione commessa. In particolare, per le operazioni di importo esiguo, il parere ha richiesto di correggere le pena pecuniarie: "in conformità agli stessi principi di adeguatezza e proporzionalità previsti dal diritto dell'Unione europea, dalla IV direttiva antiriciclaggio e ai criteri di delega per il recepimento della predetta direttiva, (...) prevedendo, in questo contesto, l'applicazione di tale meccanismo di parametrazione delle sanzioni amministrative pecuniarie anche alle violazioni intervenute dall'entrata in vigore",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, tenuto conto della forte sproporzione delle sanzioni già irrogate ai cittadini, non ritenga opportuno assumere le necessarie iniziative, anche di carattere legislativo d'urgenza, al fine di rivedere il sistema sanzionatorio previsto attualmente dal decreto legislativo n. 90 del 2017, cosiddetto decreto antiriciclaggio, vagliando la necessità dell'applicazione della riparametrazione anche alle sanzioni già applicate, in virtù del principio del favor rei;

se, per quanto di competenza, non voglia al più presto intraprendere una campagna informativa al fine di mettere a conoscenza i cittadini della modificata normativa sull'antiriciclaggio, e in particolare sull'obbligo della clausola di non trasferibilità per assegni bancari e postali emessi per importi pari o superiori al limite di 1.000 euro;

se non ritenga opportuno intraprendere le opportune iniziative, presso le sedi competenti, compresa la Banca d'Italia, al fine di stabilire l'obbligo, per tutti gli istituti di credito e i soggetti interessati, di informare i propri clienti in maniera chiara ed esaustiva dell'avvenuta modifica della normativa del suddetto comma 5 dell'articolo 49 del decreto legislativo n. 231 del 2007, specificando altresì le possibili fattispecie sanzionatorie in cui potrebbero incorrere.

(4-00075)