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Legislatura 18¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 006 del 02/05/2018


DE PETRIS - Al Ministro della giustizia - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

sul "Corriere della sera" del 14 aprile 2018 è stata pubblicata un'intervista a Paolo Borrometi, cronista siciliano minacciato di morte dalla cosca mafiosa dei Giuliano;

Borrometi, giornalista d'inchiesta, che già nel 2014 aveva riportato la frattura del braccio ad opera di sconosciuti, in ragione della sua attività giornalistica, aveva ottenuto informazioni circa la presenza di un imprenditore, notoriamente insediato nella suddetta cosca, nel consorzio di Pachino (Siracusa) che tutela l'omonimo pomodoro con il marchio d'indicazione geografica protetta (IGP);

successivamente alla pubblicazione della notizia, l'imprenditore è stato escluso dal consorzio, ritorcendo la sua reazione su Borrometi: le conseguenze sono state minacce di morte nei confronti del giornalista e della sua fidanzata;

Borrometi, insignito dal Presidente della Repubblica del titolo di cavaliere dell'ordine al merito, oggi vive sotto scorta a Roma;

nella storia della Repubblica molti giornalisti hanno pagato con la vita il loro coraggio: da Giuseppe Fava a Giancarlo Siani, da Peppino Impastato a Mauro Rostagno;

le minacce hanno colpito di recente, tra gli altri, Lirio Abbate, Giovanni Tizian, Federica Angeli e Giulio Cavalli;

i giornalisti sono spesso oggetto di iniziative giudiziarie pretestuose e implicitamente minacciose per l'alto importo dei risarcimenti richiesti, specie se rivolte a cronisti precari, che vengono retribuiti modestamente e sulla base dei "pezzi" che scrivono. Un caso emblematico è stato di recente quello deciso dal tribunale civile di Reggio Calabria, nel quale il giudice Patrizia Morabito ha respinto la pretesa risarcitoria di Giuseppe Scopelliti, recentemente condannato in via definitiva per falso a 4 anni e 10 mesi, nei confronti dei cronisti calabresi Paolo Pollichieni e Lucio Musolino (sentenza della seconda sezione civile n. 424 del 2017);

la Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito in numerose sentenze che il dovere dei giornalisti (implicitamente riconosciuto nell'articolo 10 della Convenzione europea dei diritti) deve essere quello di "cane da guardia dell'opinione pubblica";

la Corte costituzionale italiana, a sua volta, ha stabilito più volte che l'articolo 21 della Costituzione non tutela soltanto il diritto di espressione e di cronaca, ma anche il diritto dei cittadini a essere informati (si vedano le sentenze, tra le tante, n. 826 del 1988 e n. 135 del 2013);

si pone, pertanto, un problema di tutela avanzata dei cronisti d'inchiesta, che è stato oggetto nella XVII Legislatura sia di una specifica relazione della Commissione d'inchiesta sulle mafie (Doc. XXIII, n. 6, relatore Claudio Fava) sia di una proposta di legge contro le querele temerarie (sen. Ricchiuti e altri, atto Senato 2659),

si chiede di sapere:

quali iniziative normative i Ministri in indirizzo intendano assumere per elevare la protezione giudiziaria dei giornalisti al fine di porli al riparo da azioni civili e penali palesemente pretestuose;

quali provvedimenti di maggior tutela intendano assumere per garantire l'agibilità professionale e culturale dei cronisti italiani.

(4-00071)