Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (2658 KB)

Versione HTML base



Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 919 del 20/12/2017


Seguito della discussione del documento:

(Doc. II, n. 38) Riforma organica del Regolamento del Senato (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 167, comma 5, del Regolamento) (ore 9,37)

Approvazione degli articoli 1, 2 e 3, con modificazioni, e dell'articolo 4

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del documento II, n. 38.

Ricordo che nella seduta di ieri ha avuto luogo la discussione.

Ha facoltà di parlare il relatore.

CALDEROLI, relatore. Signora Presidente, io non sono intervenuto in fase di relazione perché ritengo che su certi temi la relazione sia abbastanza desueta. Se infatti ha senso che il relatore intervenga conoscendo la materia, ovvero con un intervento a braccio, poco senso ha, secondo me, avere a disposizione una relazione scritta, impiegare magari mezz'ora per leggerla, quando è sufficiente consegnarla.

Intendo invece intervenire parzialmente in replica, ringraziando quanti sono intervenuti dimostrando di conoscere i contenuti della riforma, quanti hanno apprezzato determinati passaggi e anche quanti hanno rivolto delle critiche rispetto alla riforma stessa.

Presidenza del presidente GRASSO (ore 9,38)

(Segue CALDEROLI, relatore). Non ringrazio, invece, quanti sono intervenuti dimostrando di non aver letto, non tanto la mia relazione, ma neanche la riforma. Questi non li ringrazio, perché un momento così importante come la discussione di una riforma del Regolamento non può diventare la sede delle rivendicazioni di senatori espulsi da parte di un movimento, e ce ne sono stati tanti. Una riforma non è bella se il Movimento 5 Stelle vota contro e non è brutta se il Movimento 5 Stelle vota a favore. Entriamo nei contenuti e non facciamo, per l'ennesima volta, una lotta intestina intorno a una riforma.

Entrando nel merito degli interventi, ho sentito critiche rivolte all'impossibilità contenuta nella riforma di costituire dei Gruppi in corso di legislatura da parte di senatori che non sono rappresentanti di un unico partito che si è presentato alle elezioni. Io credo che questo sia uno dei passaggi fondamentali della riforma. Mi riferisco, cioè, al contrasto al trasformismo, che è stato il male di questa legislatura e di quelle che l'hanno preceduta. Se 600 tra deputati e senatori hanno cambiato casacca, noi siamo di fronte a una patologia che dobbiamo correggere, quindi questo è un aspetto positivo e non negativo. Ciò è completamente diverso dal fatto - e ne discuteremo anche in questa sede - che sia possibile o no, anche per formazioni che non abbiano raggiunto i dieci componenti, costituire un Gruppo parlamentare se si fossero presentate con il medesimo simbolo elettorale alle elezioni politiche; ma ci saranno gli emendamenti e di questo discuteremo. Allo stesso modo non comprendo le critiche che sono state rivolte rispetto alla previsione di una decadenza dei Vice Presidenti, dei Segretari d'Aula e dei membri dell'Ufficio di Presidenza delle Commissioni, allorché uno di quegli eletti in quella sede dovesse cambiare partito.

Credo che sia il caso di fare un atto di onestà: ciascuno di noi pensa veramente di essere eletto? Andando a vedere quante preferenze si prendono quando si viene eletti con il sistema delle preferenze e quanti sono i voti diretti sulla persona con le candidature uninominali, ci si deve rendere automaticamente conto - è la matematica che lo dice - che ciascuno di noi può portare un po' di acqua al mulino, ma si viene eletti per conto di un partito. Dopo di che, quando si viene eletti e si viene votati da parte di quel partito, i partiti che corrispondono ad una coalizione, per svolgere un incarico di vice presidenza, di segretario d'Assemblea, comunque un incarico importante in Assemblea o in Commissione si ha tutto il diritto - perché la Costituzione lo prevede, siamo senza vincolo di mandato - di cambiare idea, ma si deve decadere dalla carica per cui si è stati eletti. E per quello che mi riguarda - non c'è nella riforma, perché la Costituzione non lo prevede - onestà vorrebbe che se uno cambia idea, oltre che a decadere dalla carica che ricopre, dovrebbe anche dimettersi da senatore; ma questo purtroppo - ripeto - non potevamo inserirlo nella riforma.

Così come mi risulta abbastanza sorprendente la critica rispetto al fatto che nel testo iniziale avevamo previsto che nella fase dell'illustrazione degli emendamenti o nella discussione sul complesso degli emendamenti, ci fosse stata un'unica possibilità di intervento per gruppo. È stata sollevata dal senatore Palma, e da me condivisa, anche l'idea che potesse esserci oltre al presentatore, l'intervento di uno per Gruppo e, quindi, un emendamento presentato dal senatore Malan, riformulato, è stato in questo senso accolto. Però, quando facciamo una riforma, dobbiamo fare una riforma che tuteli l'opposizione e le minoranze, non possiamo scrivere una riforma che tutela la minoranza all'interno dello stesso partito. Se infatti uno presenta degli emendamenti in dissenso rispetto al proprio Gruppo, vota in dissenso dal proprio Gruppo, ha sempre la possibilità di cambiare Gruppo e poi fare veramente quello che vuole. Non si può però normare e regolamentare quello che rappresenta il dissenso o la minoranza all'interno dello stesso partito.

Ancora più sorpreso sono poi delle critiche e delle contestazioni che sono nate rispetto ad un aspetto che qualcuno considera marginale; addirittura c'era il timore che questo aspetto potesse togliere importanza al complesso della riforma. Mi riferisco al discorso dell'allattamento. Sono molto sconcertato rispetto a questo punto. Sono qui dal 2001, quindi ne ho viste passare tante di legislature in questo Senato, e ho salutato con gioia, dopo quindici anni in cui non avevo mai visto niente del genere, vedere delle senatrici con il pancione - vivaddio! - rivedere bambini portati in giro nel girello o nel passeggino ed aver previsto una nursery. E deve spaventarmi il discorso che una seduta notturna debba prevedere la possibilità per una senatrice di continuare a votare, svolgere il proprio lavoro e non venir meno al dovere di mamma? Per l'amor del cielo! (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S). Per me l'allattamento è la cosa più bella di questo mondo, poi deciderà l'interessata se vorrà farlo o non farlo in questa sede, ma non pensare o l'essere sorpresi perché qualcuno ha affrontato questo argomento, mi ha fatto veramente male. Mi fa male come maschio, posso immaginare se il discorso viene visto dall'altra parte. È chiaro che l'età anagrafica prevista per l'elezione al Senato non gioca a favore delle maternità, ma - vivaddio - adesso si sta realizzando anche tutto questo. Visto che accade anche a livello del Parlamento europeo, non vedo perché questo non possa accadere, senza suscitare disturbo per alcuno, anche nel nostro Senato della Repubblica.

La riforma. La chiamo riforma perché questo non è un cambiamento del Senato; più di un terzo degli articoli del nostro Regolamento sono cambiati. Se non sbaglio, come potranno confermarmi gli Uffici, fra articoli e norme finali, siamo a livello di 64 articoli, cambiando la filosofia del funzionamento del Senato. Perché nasce ora?

Qualcuno dice che in limite di legislatura non ha senso fare una riforma di tale portata. Io dico: se non ora, quando? Siamo quasi esattamente a un anno di distanza dalla bocciatura della riforma che avrebbe, di fatto, determinato l'abolizione del Senato. Ci troviamo in una situazione ideale, perché ci vuole proprio un incrocio astrale perché si verifichino tutte le condizioni per riformare il Senato: siamo a fine legislatura, abbiamo una nuova legge elettorale, non sappiamo gli effetti che produrrà e non sappiamo le maggioranze e le minoranze che si creeranno all'interno di questa struttura. Quindi, proprio perché non si sa chi dovrà trarre o no un vantaggio da una riforma del genere, questo è l'unico momento in cui può essere affrontata una riforma così complessiva. Infatti, al di là di tutto, di chi vincerà le elezioni (se mai ci sarà un vincitore) e di chi guiderà questo Paese e questo Senato, nella riforma si rafforzano il ruolo e i poteri della maggioranza, il ruolo e il potere dell'opposizione e, soprattutto, il peso e il potere di questa istituzione.

I contenuti della riforma sono quelli che vengono da un esperienza diretta: la mia personale, quella altrettanto lunga del presidente Zanda, l'esperienza bicamerale della senatrice Bernini e la pur breve, ma comunque pregnante, esperienza professionale e istituzionale del senatore Buccarella. Personalmente ho fatto sette legislature, tre di Camera e quattro di Senato. Ho fatto il Vice Presidente di Commissione, il Presidente di Commissione alla Camera, tre volte il Vice Presidente del Senato e tre volte il Ministro. Quanto ai Regolamenti, non mi sono accontentato di stare a schiacciare il bottone. L'ho fatta veramente in trincea tutta la mia serie di legislature e vi garantisco che ho studiato il Regolamento della Camera, il Regolamento del Senato e la Costituzione. Ho cercato di prendere le migliori pratiche, insieme ai colleghi, e metterle insieme perché ci fosse il meglio della Camera dei deputati, del Senato e dell'esperienza di Governo, perché è altrettanto vero che conviviamo e lavoriamo insieme al Governo.

Quali sono i limiti di questa riforma? Sono limiti che nascono (ma non so se sia stato un vantaggio o uno svantaggio) dall'aver usato la tecnica del Comitato ristretto. In questo senso lancio un appello, perché questo strumento, molto usato a livello di Camera dei deputati e assolutamente inutilizzato a livello di Senato, venga riproposto ogni volta ci si trovi di fronte a una grande riforma. Il Comitato ristretto ha rappresentato un limite nel senso che, laddove non c'era unanimità al suo interno, abbiamo accantonato l'argomento oggetto di contestazione e, quindi, alcune modifiche che si sarebbero forse potute fare in maniera più audace le si è lasciate da parte. Credo però che sia il metodo di riferimento ogni volta che si affronta una riforma di un certo peso. La condivisione all'interno dell'Assemblea e tra le forze politiche deve essere sempre cercata e trovata, in modo che una riforma sia la riforma di tutti e non solo della maggioranza o di alcuni.

L'altro limite è legato al fatto che viviamo in un sistema bicamerale. L'autoriforma dei due rami del Parlamento in contemporanea avrebbe consentito di realizzare obiettivi e traguardi molto più alti: questo non si è realizzato, non per colpa nostra, ma per colpa dell'altro ramo del Parlamento. La Camera dei deputati ha iniziato ad affrontare la modifica del Regolamento molto prima di quanto abbiamo fatto noi e ne hanno fatto anche una grancassa mediatica. Quindici giorni fa hanno alzato bandiera bianca e hanno rinunciato alla riforma del loro Regolamento.

A fronte di questo mi viene un pensiero diretto. Quelli che volevano abolire il Senato e diventare l'unica Camera legislativa del Parlamento non sono stati in grado di autoriformarsi. Il Senato è stato in grado di farlo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Bernini). Il Senato continua a esistere con un proprio Regolamento, perché l'ha deciso il popolo italiano. Il nostro senso di responsabilità e il nostro dovere ci portano a dimostrare che noi siamo una Camera in grado di funzionare perché, con tutto il rispetto per la Camera dei deputati, quest'ultima l'anno prossimo giocherà in serie B e il Senato giocherà in serie A. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Abbiamo trasformato una vecchia e tranquilla berlina in una macchina da corsa. Se questo ramo del Parlamento vorrà approvare questa riforma, come mi auguro, avremo una bella Ferrari e dovremo augurarci anche che ci sia colui che è in grado di guidarla, perché ci vuole un pilota esperto per guidare una Ferrari, altrimenti la Ferrari si schianta! (Applausi dai Gruppi LN-Aut, FI-PdL XVII e PD).

PRESIDENTE. Passiamo all'esame degli articoli, nel testo proposto dalla Giunta per il Regolamento, e degli emendamenti ad essi presentati, che invito i presentatori ad illustrare.

ORELLANA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, illustro gli emendamenti all'articolo 1. Dell'emendamento 1.1 ho già accennato in sede di discussione generale.

PRESIDENTE. Senatore, siccome faremo l'illustrazione di tutti, se ha presentato emendamenti ad altri articoli, li illustri.

ORELLANA (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). L'emendamento 1.1 prevede sia per il Senato che per la Camera un codice di condotta.

Non so cosa pensi il relatore dell'emendamento, ma esso contiene due richieste. Il codice di condotta è una richiesta che proviene sia dall'OSCE che dal Consiglio d'Europa e la Camera l'ha raccolta dotandosene. L'emendamento non prevede un codice di condotta, ma la richiesta è che si crei un comitato che definirà un codice di condotta. Essa ci è stata sollecitata nel 2006 dall'OSCE e, più recentemente, nell'ultimo review presentato a gennaio di questo anno da parte del Consiglio d'Europa, e consiste nel chiedere a tutti i Paesi membri di dotarsene proprio per dare più credibilità alle istituzioni parlamentari nei confronti dei cittadini. Sta aumentando sempre più l'astensionismo; le persone non credono più nella politica e forse uno degli aspetti è che gli organi come il Parlamento non si dotano di un codice etico che può corrispondere a quello che per un qualsiasi dipendente pubblico è, ad esempio, il divieto di accettare regali superiori a un certo importo. Si troveranno sicuramente tanti motivi da inserire. Addirittura l'Assemblea nazionale francese prevede anche un consulente che aiuti i singoli parlamentari a capire se certe situazioni vanno in conflitto di interesse o se sono riprovevoli da un punto di vista etico. Infatti la critica che può essere mossa nei confronti di questo emendamento è che queste cose tutti noi le conosciamo, e che esiste l'articolo 54 della Costituzione che ci impone di lavorare con disciplina e onore, ma credo che metterle per iscritto e non darle per scontate, dando una guida a chi si siede tra questi banchi, soprattutto dalla prossima legislatura, sia importante e risponde ad una richiesta che ci arriva da organi di cui facciamo parte, di cui tante volte recepiamo direttive e con cui firmiamo trattati.

L'emendamento 1.3 riguarda la perdita di alcune cariche nel caso in cui il senatore cambi Gruppo. È prevista una salvaguardia nel caso in cui non sia una decisione del senatore quella di cambiare Gruppo, ma venga deciso da altri o dal proprio Gruppo di appartenenza. Credo che ciò costituirebbe oltre alla beffa il danno: chi è stato espulso in più perderebbe anche la carica. Sarebbe eccessivamente sanzionatorio. Non so a chi si riferisse il relatore Calderoli, ma credo che quando qualcuno le ha vissute sulla propria pelle certe cose non le può dimenticare. Mi auguro che non accada più. Io non ho perso alcuna carica, ma credo non sarebbe corretto che a chi viene imposto di cambiare Gruppo venga anche imposta questa penalizzazione.

Nell'emendamento 1.5 si pone un aspetto particolare, più che altro di terminologia. Ho visto che si è voluto aggiungere, nella norma sulla composizione dei Gruppi, il riferimento ai partiti e ai movimenti politici che si sono presentati alle ultime elezioni. Utilizzare la terminologia «movimenti politici» da una parte non trova un riferimento nella nostra Costituzione, che invece vede nei partiti politici gli unici deputati a portare avanti la politica nazionale: essa utilizza infatti il termine «partiti politici» per coprire tutta l'ampia gamma di forze politiche, di movimenti politici, e di gruppi politici. Inserendo la dizione «movimenti politici» aggiungiamo qualcosa, ma ci dimentichiamo di altro, perché se invece che alla Costituzione facciamo riferimento alla legge elettorale in vigore, vediamo che il cosiddetto Rosatellum-bis parla esplicitamente di partiti, movimenti politici e gruppi politici.

Stiamo invece approvando un Regolamento in cui non si considerano i Gruppi politici e ciò potrebbe essere oggetto, nelle prossime legislature, di polemiche, di errori e di difficoltà di interpretazione perché, come è stato detto, stiamo cambiando molto e non avremo più dei riferimenti precedenti. Qualcuno si chiederà dunque qual è l'interpretazione autentica e perché il Senato, nel dicembre del 2017, ha voluto togliere il riferimento ai gruppi politici: forse lo ha fatto perché essi non devono essere rappresentati in Parlamento! Dunque, chi si presenterà alle elezioni e non si chiamerà partito o movimento, ma si chiamerà gruppo politico, qui non potrà costituire un Gruppo parlamentare, secondo un'interpretazione che sarebbe anch'essa corretta. Abbiamo quindi voluto inserire i movimenti politici, perché qui ce ne sono, i partiti, perché - vivaddio! - lo prevede la Costituzione, ma abbiamo voluto dimenticarci dei gruppi politici. Oppure potremmo cambiare il Rosatellum-bis, ma credo che ormai non siamo in tempo. È una questione semantica e spero sia chiaro che non sto mettendo in discussione e non è una critica al mio precedente Gruppo di appartenenza, ma è semplicemente una questione volta ad evitare futuri problemi.

Quanto all'emendamento 1.6, considerando che la riforma privilegerà sia la sede redigente che la deliberante in Commissione - e lo apprezzo molto - ciò implica una maggiore presenza in Commissione dei senatori perché, soprattutto nella sede deliberante, si deciderà tutto in Commissione. Quindi, il fatto che ci siano Gruppi composti da 10 persone e che quindi alcuni senatori facciano parte di più Commissioni permanenti, a cui poi aggiungiamo le Commissioni bicamerali e d'inchiesta, comporta il rischio che alcuni membri parteciperanno poco o non parteciperanno affatto. Oltretutto i Gruppi da 10 membri avranno difficoltà a fare le eventuali sostituzioni nelle Commissioni permanenti. Sarebbe dunque opportuno stabilire che ogni Gruppo debba essere composto almeno da 14 membri, uno per Commissione permanente: ciò darebbe mediamente la certezza, salvo lavori concomitanti di Commissioni d'inchiesta o bicamerali, che un membro sia sempre presente durante i lavori di Commissione e possa partecipare alla sede deliberante o redigente. Anche in questo caso si tratta di una questione di buonsenso, che non va contro lo spirito della riforma, che nel complesso apprezzo.

Con l'emendamento 1.11, mantenendo l'idea che i Gruppi parlamentari corrispondano a chi si è presentato alle precedenti elezioni, vorrei aggiungere il riferimento non solo alle elezioni politiche nazionali, ma anche alle elezioni europee. Facciamo parte dell'Unione europea e nelle elezioni europee si possono presentare Gruppi, partiti e movimenti - come ho detto prima - che non corrispondono a partiti nazionali. Potrebbe succedere e sta avvenendo. Chi magari, in corso d'opera volesse decidere - avendo, secondo la mia idea, un numero di membri pari almeno a 14 - giusto per fare un esempio di voler rappresentare l'Alleanza dei democratici e dei liberali per l'Europa (ALDE), deve poterlo fare costituendo il relativo Gruppo. Non vedo perché non poterlo fare, soprattutto se si è presentata alle elezioni, a livello nazionale italiano e quindi è conosciuta dai cittadini e ci si sente di doverla rappresentare. Credo che questo ci toglierebbe dalla mente l'idea che quello che accade in Europa non corrisponde a quello che succede in Italia.

L'emendamento 1.15 interviene sulla norma che prevede che si possono costituire Gruppi solo se risultanti dall'unione di Gruppi già costituiti: è una previsione che mi convince poco e chiederei di eliminarla.

Con l'emendamento 2.30 chiedo che venga introdotto l'obbligo di esaminare i curricula dei candidati per la nomina dei membri negli organi collegiali. Spesso ciò avviene, ma non è obbligatorio.

Con l'emendamento 2.5 propongo che, in caso di esame di un provvedimento in sede redigente, in Assemblea vengano votati anche gli articoli e non solo il voto finale, perché ciò renderebbe la procedura uguale a quella della Camera dei deputati, in cui - lo ricordo - in caso di esame in sede redigente, è previsto il voto finale in Assemblea, dopo la discussione generale e il voto dei singoli articoli (e non degli emendamenti). Nella nostra previsione, invece, in Assemblea ci sono soltanto la discussione generale e il voto finale. Credo che, per uniformità, o la Camera dei deputati cambia o cambiamo noi. Credo sia meglio dare visibilità a tutti gli articoli, anche perché un senatore potrebbe voler votare a favore di un singolo articolo, o contro o piuttosto astenersi.

L'emendamento 2.14 prevede la possibilità per le Commissioni di chiedere sui disegni di legge e sugli affari assegnati, l'acquisizione di notizie ed elementi di carattere amministrativo o tecnico occorrenti per integrare l'informazione sulle questioni in esame. Quindi si chiede di rendere esplicita questa possibilità.

L'emendamento 3.5 si riferisce all'idea di separare i giorni dedicati ai lavori delle Commissioni da quelli dei lavori d'Aula per consentire un maggior ordine dei lavori; credo che ciò sia molto condivisibile.

L'emendamento 3.13 prevede la riduzione dei tempi di intervento ad un massimo di cinque minuti. Facciamo fatica ad ascoltarci tutti fra di noi proprio perché talvolta interventi troppo lunghi non aiutano l'ascolto e poi, comunque, penso che fare uno sforzo di sintesi nel raccontare le proprie motivazioni aiuti ad essere anche più efficaci e concreti.

Infine, l'emendamento 3.30, che è l'ultimo, prevede di estendere la dichiarazione di improponibilità a quei disegni di legge di conversione di decreti contenenti deleghe legislative.

Queste sono le mie proposte che sono solo migliorative e non mettono in discussione il complesso della riforma, che in sostanza apprezzo.

Spero venga accolto ciò che ho chiesto.

FUCKSIA (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, innanzi tutto vorrei dire che nel momento in cui il Senato chiede il deposito di uno Statuto da parte di tutti i Gruppi, non si può ignorare la cosa. Non penso che in un Senato sia fuori luogo pretendere la democraticità di ogni Gruppo parlamentare, anzi è un elemento necessario.

In secondo luogo, nel momento in cui si deposita uno Statuto, il Senato ha, secondo me, l'obbligo di visionarlo ed eventualmente, se ci sono delle segnalazioni di non applicazione e di difformità, di provvedere, perché non esiste un obbligo che non abbia una sanzione, altrimenti non è un obbligo e non è vincolante. Se dobbiamo soltanto depositare formalmente una carta, facciamo un esercizio ipocrita e potremmo anche risparmiarci il deposito dello Statuto. Facciamo "tana libera tutti", ognuno fa quel che crede, ogni partito provvede ad organizzarsi come crede e nessuno ne prende visione. A questo punto, secondo me, prevalgono altre logiche rispetto a quelle di un'Aula parlamentare che dovrebbe garantire certi principi costituzionali e far sì anche che tutti provvedano a rispettarli. Dico questo anche per rispondere all'osservazione del relatore.

Ho presentato alcuni emendamenti mirati, anche di dettaglio, come l'emendamento 1.2 che prevede, quando vengono indette nuove elezioni per le cariche, che si decada, il che va bene, ma anche che il decaduto possa essere eventualmente riconfermato - questa è la logica - ed essere ricompreso nel conteggio.

Una cosa importante è prevista dall'emendamento 1.9: secondo me se il Gruppo Misto deve rimanere tale, non ci possono essere componenti al suo interno che lo caratterizzano in un senso o nell'altro. Ciò farebbe sì che non fosse più un gruppo Misto ma altro.

L'emendamento 1.22 contiene il discorso relativo alle risorse del Gruppo. Sarebbe bello far trasparenza e vedere esattamente come sono stati utilizzati i fondi dei Gruppi parlamentari. In una legislatura in cui si è fatto tanto populismo sulla riduzione dei costi della politica e sulla trasparenza non penso che sia un argomento da trascurare, anche perché prendiamo atto che non tutti i parlamentari hanno usufruito di questi fondi allo stesso modo e invece, signor Presidente - lo dicevo ieri e lo riconfermo adesso - sarebbe bello che in quest'Aula fossimo tutti un pochino più liberi e anche un po' più uguali, cioè che ogni parlamentare rappresentasse la Nazione pienamente e con le stesse disponibilità di strumenti, di risorse e di spazi. Questa è la democrazia, perché altrimenti, se avesse titolo soltanto una persona, ci potremmo risparmiare un'Assemblea ed avere un rappresentante per Gruppo che fa la sintesi di tutto il Gruppo. Il dibattito, invece, è utile, anche perché delle volte nello scontro, pur nella necessità della sintesi, della chiarezza e della concretezza, emergono elementi di riflessione che portano poi a dei risultati anche migliori.

Ci vuole quindi trasparenza e per fare questo, signor Presidente, siccome tutte le volte che ci sono enti astratti si fa fatica a seguire i percorsi del denaro, mentre i codici fiscali sono chiari, se si facesse sì che le risorse del Gruppo andassero al parlamentare, al senatore, e il senatore poi desse al Gruppo, come in alcuni Gruppi in cui i senatori danno parte delle loro risorse al partito, tutto sarebbe più trasparente: non il Gruppo, quindi, concede al senatore, ma il senatore si impegna, nel Gruppo, a contribuire alle necessità del personale, alle iniziative e a quanto attiene all'attività parlamentare. Non capisco la difficoltà, perché sarebbe un modo di fare trasparenza e di riuscire anche, in futuro, forse, a ridurre le spese.

In Senato ci sono un ufficio legislativo, un ufficio studi e un ufficio per la comunicazione che funzionano molto bene, poi all'interno di ogni Gruppo c'è un altro ufficio legislativo, un altro ufficio per la comunicazione, ogni parlamentare ha dei collaboratori, le stesse cose insomma vengono dette e fatte tante volte. In nessuna azienda privata che si volesse mantenere sarebbero ammortizzabili tali costi e si avallerebbe un'organizzazione di questo tipo.

Con l'emendamento 1.25 poi, ho proposto che nella Giunta per il Regolamento sia presente almeno un senatore per Gruppo. Questa è una tutela delle minoranze, perché è giusto che si rappresentino i numeri, perché la democrazia è rappresentativa e proporzionale e quindi più senatori rappresentano un bacino di cittadini maggiore, ma quando si parla di regole, invece, vanno tutelate proprio le minoranze, perché questa è la garanzia della democrazia.

Va benissimo quanto previsto per le sedi deliberanti, ma che si faccia almeno un passaggio brevissimo in Aula che ammette la discussione in Commissione, per far sì che tutti abbiano almeno visione delle proposte e se qualcuno ha qualcosa da dire possa farlo e quindi si faccia una votazione. Non occorrerebbe tanto tempo, ma sarebbe un'accortezza in più.

Con l'emendamento 3.3 ho proposto che le sedute di sindacato ispettivo siano concentrate ogni 15 giorni dalla mattina alla sera: è un fatto organizzativo che mira anche a evitare quegli aggiornamenti del calendario che a volte scombussolano anche l'organizzazione dell'attività territoriale dei parlamentari, perché se c'è un orario fisso, poi negli spazi in cui si sa che non ci sono riunioni dell'Assemblea, ci si può organizzare e non si devono disdire delle iniziative avviate.

Non c'è oggi, nel fascicolo definitivo, quanto avevo proposto in merito alle sanzioni al senatore quando abbandona il Gruppo e al Gruppo che, quando espelle dei senatori in infrazione al Regolamento depositato in Senato, paga una sanzione che corrisponde a quanto quel parlamentare ha portato nel Gruppo per tutti i mesi di permanenza. Non capisco perché questo emendamento non sia presente nel fascicolo. Avevo proposto che se il Gruppo espelle più di tre senatori, in violazione al Regolamento che lo stesso si è dato (e che quindi si presuppone si sia impegnato a rispettare in Senato), viene automaticamente sciolto e i rappresentanti confluiscono nel Gruppo Misto. Questa è un'indicazione severa, che però porterebbe tutti a rispettare di più le regole: le regole vanno rispettate sempre e, se un Gruppo se le dà, non vedo perché debba essere il primo a ignorarle.

Penso che l'articolo 67 della Costituzione, che disciplina i vincoli di mandato e statuisce che «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione» vada comunque rispettato, perché ha delle ragioni storiche profonde. Poi, se un senatore dopo cambia idea, che ne risponda, eventualmente pagando il danno al Gruppo di appartenenza: non sarà più votato dai cittadini, ma deve essere libero di farlo. La tutela della libertà, della democrazia, della trasparenza e della giustizia prima di tutto.

MUSSINI (Misto). Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per illustrare gli emendamenti a mia prima firma e per fare un'osservazione rispetto a quello che ha detto il relatore.

Vorrei anzitutto sottolineare che negli emendamenti a mia prima firma mai si trova il termine «espulsione». Signor relatore, non è facile e neanche divertente, in questo Senato, dover parlare di tristi vicende, che potrebbero essere derubricate a vicende personali, se non fosse che possono essere costitutive di un funzionamento e di un'osmosi democratica che ci può essere tra l'esterno e l'interno di quest'istituzione.

Nell'emendamento 1.7 sottolineo che è prerogativa del singolo senatore decidere se aderire o non aderire più a un Gruppo, perché può capitare ed è già capitato che questa libertà, che deve una sacrosanta libertà del singolo senatore, gli venga sottratta. Non accetto che il cambio di casacca contro cui si è scagliato il senatore Calderoli venga confuso con un meccanismo del tutto diverso e decisamente pericoloso per la libertà di esprimere le proprie opinioni. Questo è un punto di differenza, senatore Calderoli. Credo che esplicitare all'interno del Regolamento che è solo nella disponibilità del singolo senatore la decisione di aderire o di non aderire più a un Gruppo sia anche uno strumento per compiere quella differenza che ci può essere tra ciò che legittimamente può essere anche sanzionato - non voglio dirlo io, lo dicono altri: io mi sono espressa diversamente nella discussione generale ma qui mi fermo all'illustrazione dei miei emendamenti -

e che può essere un cambio di opinione rispetto alla bandiera con cui ci si è fatti eleggere e quello che, invece, è un malfunzionamento o disfunzione grave di un meccanismo democratico. Può infatti capitare che qualcuno riceva da fuori delle istruzioni precise - ripeto, da fuori - che intervengono e interferiscono con dei meccanismi che queste istituzioni dovrebbero e avrebbero dovuto tutelare al momento opportuno. (Applausi delle senatrici Bencini, Bignami e Fucksia).

Pertanto, ritengo che questo punto debba essere oggetto di attenzione e assicuro i colleghi senatori che non è piacevole dover fare questo intervento e che la sottoscritta e i senatori che, con la sottoscritta, hanno dovuto pagare e scontare questo meccanismo, lo riportano all'interno di quest'Aula per un dovere di democrazia nei confronti di coloro che verranno e di chi elegge in quest'Assemblea i propri rappresentanti. Quindi, esigo che venga fatta questa opportuna differenza.

Gli altri emendamenti che ho presentato riguardano il funzionamento del Gruppo Misto e sono stati ispirati dal Regolamento della Camera, quindi mirano a riportare all'interno del Senato un meccanismo che esiste nell'altro ramo del Parlamento e nel suo Regolamento, che credo renderebbe più funzionale l'assetto del Gruppo Misto. Essendo coerenti con il regolamento della Camera, spero possano essere accolti e votati favorevolmente.

C'è un ultimo emendamento che mi sta a cuore, il 2.20, relativo alla presenza nelle Commissioni. Anche qui, chiedo che, una volta composte le Commissioni nella prima decisione e nel loro insediamento, sia esplicitato che lo spostamento da una Commissione viene fatto sulla base di una richiesta del singolo senatore. Credo infatti che, se stiamo parlando di una dialettica all'interno dei Gruppi e questa è l'impronta che tutte queste corpose modifiche del Regolamento riflettono, sia giusto che anche la presenza nelle Commissioni, a maggior ragione alla luce dell'accentuarsi del valore del loro lavoro, sia discussa e negoziata all'interno del Gruppo e non possa esserci un intervento d'autorità che potrebbe scatenare reazioni negative.

Questo è il senso dei miei emendamenti e vorrei che fosse rispettato anche il valore che con essi intendo dare sia alla decisione e alla libertà di decidere del singolo senatore, sia a una corretta dialettica all'interno dei Gruppi, tra i differenti eletti. (Applausi delle senatrici Bencini e Bignami).