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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 891 del 05/10/2017


ROMANI Maurizio (Misto-Idv). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANI Maurizio (Misto-Idv). Signor Presidente, onorevoli senatori, con questo mio intervento vorrei portare alla vostra attenzione la recente sentenza di un giudice della Corte di cassazione che ha annullato la condanna all'ergastolo inflitta a un padre per l'omicidio del figlio che, interponendosi tra il padre e la madre per difendere quest'ultima, è stato colpito a morte da una coltellata inferta dal padre. Questa ne ha provocato la morte e la condanna del padre all'ergastolo in primo e secondo grado di giudizio. L'annullamento della sentenza da parte del giudice di Cassazione è avvenuta in quanto, essendo il figlio adottivo, non si poteva applicare l'articolo 577 del codice penale, che prevede l'aggravante specifica dell'ergastolo in caso di omicidio qualora questo venga commesso ai danni dell'ascendente o del discendente.

Al comma 2 dell'articolo 577 si prevede la pena della reclusione da ventiquattro a trent'anni se il fatto è commesso contro il coniuge, il fratello o la sorella, il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo, o contro un affine in linea retta. Il dettagliato elenco, previsto dal comma 2, lascia pochissimi margini interpretativi, impedendo l'equiparazione tra figlio adottivo e figlio naturale. È proprio l'assenza del rapporto di consanguineità a svolgere una funzione discriminante del vincolo di adozione nell'attribuzione della sanzione. Il vincolo di sangue, quale fondamento dell'aggravamento della pena, risulta anacronistico in relazione a una nozione di famiglia mutata nel tempo, che oggi si fonda sicuramente più sull'assiduità della convivenza, che non sull'esistenza di un vincolo di consanguineità. La norma risente, quindi, del periodo storico in cui il codice penale è nato, e attualmente risulta particolarmente ingiusta quando opera una distinzione discriminatoria del vincolo familiare stretto a seguito della conclusione di una procedura di adozione. Tale procedura presuppone, al contrario, una maggiore disponibilità e motivazione a contrarre un vincolo familiare. Se, da una parte, il codice civile già da tempo non opera più alcuna distinzione tra figli adottivi e naturali, i quali godono ormai di identici diritti e doveri, dall'altra, il codice penale non ha ancora recepito tale equiparazione.

È per tutto quello che ho detto che ho ritenuto doveroso presentare un disegno di legge che mira a modificare gli articoli 576 e 577 del codice penale, prevedendo esplicitamente l'equiparazione di un vincolo adottivo nell'interpretazione del concetto di ascendenza e discendenza ai fini dell'aggravamento di pena previsto dagli articoli menzionati. Spero che il provvedimento venga sostenuto da molti colleghi della Commissione giustizia. (Applausi dai Gruppi Misto-Idv e Misto-SI-SEL).