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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 891 del 05/10/2017


Ripresa della discussione del disegno di legge n. 2886 (ore 11,45)

PRESIDENTE. Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame degli articoli del disegno di legge, nel testo approvato dalla Camera dei deputati.

Passiamo alla votazione dell'articolo 1.

MARTELLI (M5S). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 11,46)

Passiamo all'esame dell'articolo 2, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno, che si intendono illustrati, su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

GINETTI, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti e sull'ordine del giorno G2.100.

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 2.1.

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, l'emendamento 2.1 tende a sopprimere l'articolo, mentre l'emendamento 2.3 cerca di porre dei correttivi.

La questione è materia di attualità sugli organi d'informazione, perché in realtà durante l'esame del disegno di legge europea da parte dell'Assemblea è stata introdotta una modifica all'articolo 2 con un emendamento proposto dal Partito Democratico. A nostro avviso, in questa proposta c'è qualcosa di estremamente grave, perché in pratica si dà all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) il potere di intervenire a sua discrezione, e quindi anche con l'oscuramento di certi siti, qualora ravvisi la minaccia di violazione del diritto d'autore. Noi crediamo che questa proposta rechi una confusione gravissima tra le prerogative della magistratura e quelle di un organo come l'Agcom. E non lo diciamo solo noi, perché è apparso un bell'articolo su «Il Fatto Quotidiano» in cui si rileva siffatta stortura.

Siccome, tra l'altro, la legge europea è un provvedimento che nel suo complesso ha l'obiettivo di sanare situazioni che hanno fatto aprire presso la Commissione europea dei procedimenti d'infrazione nei nostri confronti, noi ci chiediamo come sia stato possibile alla Camera non solo presentare una proposta di questo tipo, ma anche approvarla. Il rischio - ed è quello che noi ci auguriamo - è che poi intervenga la Corte di giustizia dell'Unione europea e dica all'Italia che non è possibile inserire in un provvedimento proposte che generano confusione tra le prerogative dell'organo della magistratura e quelle dell'Agcom.

Non avete voluto ascoltarci e, quindi, come sempre, ci ritroveremo in queste Aule in una nuova legislatura a doverci confrontare con quella che sarà un'infrazione, perché questo sarà l'epilogo dell'iniziativa presa dal Partito Democratico.

Respingete pure il nostro emendamento. Ci ritroveremo qui, come sulla questione della SIAE - ma di questo parlerò dopo - a dover mettere una pezza, forse, dopo molto tempo, a un buco enorme che è stato generato grazie a voi. (Applausi della senatrice Bulgarelli).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.1, presentato dalla senatrice Montevecchi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.3, presentato dalla senatrice Montevecchi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.4, presentato dalla senatrice Montevecchi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Senatrice Montevecchi, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G2.100?

MONTEVECCHI (M5S). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G2.100.

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, l'ordine del giorno G2.100 - a nostro avviso - è palesemente vittima di una riluttanza politica a voler considerare le nostre proposte, per cercare invece di tutelare interessi di pochi per il tempo più lungo possibile. E ciò avverrà fino a quando proprio non se ne potrà più e si dovrà, anche in questo caso, trovare una soluzione e porre fine allo scandalo che noi stiamo denunciando forse dall'inizio della legislatura o dal 2014. Mi riferisco al monopolio della SIAE in fatto di diritti d'autore.

È di oggi la notizia che la Commissione europea avrebbe deciso - ma anche qui è rimasto un punto interrogativo, perché non si sa se abbia mai aperto un procedimento per infrazione dell'Italia nel recepimento della direttiva Barnier, o se si sia trattato solo di una minaccia - di chiudere la questione accontentandosi della promessa del ministro Franceschini di intervenire in sede di legge di bilancio per sanare il monopolio della SIAE in fatto di diritti d'autore e diritti connessi. È un fatto che noi - come ho già detto - denunciamo da sempre. Addirittura le nostre proposte non sono state neanche ascoltate pochi mesi fa, quando nella 14a Commissione e in quest'Aula si è proceduto con il recepimento di quella direttiva. Questo è proprio un voler essere sordi alle proposte di una forza politica per principio politico. E non si è voluto neanche adottare il buon senso del padre di famiglia, il quale decide di recepire una normativa come si deve. E per sgarbo politico, ci ritroviamo ancora oggi con questa vicenda aperta.

È stato poi accolto in Commissione un ordine del giorno praticamente identico al nostro, presentato da una collega senatrice, e sul nostro ordine del giorno invece è stato espresso parere contrario. Nel tentativo di far accogliere quell'ordine del giorno e di far impegnare il Governo in quella direzione, noi avevamo anche allargato la maglia. Questo a volerci dire che le nostre proposte non devono essere accolte. Pertanto, abbiamo ripresentato l'ordine del giorno in Aula, perché comunque vogliamo testimoniare che la battaglia sul monopolio della SIAE ci ha sempre visti in prima linea anche in tempi non sospetti. Chiaramente voi non avete accolto il nostro ordine del giorno, perché in Commissione ne è stato accolto uno di una collega.

Considerate le notizie di oggi e visto che nella Nota di aggiornamento al DEF non abbiamo visto comparire alcunché rispetto alla volontà di sanare quello che ci chiede la Commissione europea, ovvero il monopolio che di fatto permane alla SIAE in questo settore, ci auguriamo che invece, almeno nella legge di bilancio, ottemperando all'impegno assunto con l'accoglimento dell'ordine del giorno, il Governo si decida finalmente a sanare questa situazione e porre fine a quello che è stato sempre un favoritismo che sicuramente ha avuto dei ritorni politici per il PD. (Applausi del senatore Martelli).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.100, presentato dalla senatrice Montevecchi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 3, sul quale sono stati presentati ordini del giorno che invito i presentatori ad illustrare.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, come abbiamo già fatto con altri provvedimenti, noi tentiamo garbatamente di porre la questione relativa ai farmaci veterinari. Abbiamo, quindi, riproposto un ordine del giorno all'articolo 3, che verte su «Disposizioni in materia di tracciabilità dei medicinali veterinari» e poniamo nuovamente all'attenzione del Governo e della relatrice una questione che riteniamo abbastanza importante.

Voi sapete perfettamente che, a norma dell'articolo 10 del decreto legislativo del 6 aprile 2006, n. 193, che è in vigore, vi è un obbligo per il medico veterinario di prescrivere e utilizzare per gli animali in cura solo ed esclusivamente il farmaco registrato in medicina veterinaria e solo in casi eccezionali, perché magari non è più in produzione, si può prescrivere un altro farmaco. Non è possibile invece fare quello che è, invece, fattibile per i farmaci umani. Anzi, il medico, per motivi di risparmio, dovrebbe quasi sempre cercare di prescrivere il farmaco generico. Nel caso dei farmaci veterinari, si usano gli stessi principi che possono essere prescritti nel farmaco umano.

L'ordine del giorno G3.100 impegna il Governo a mettere finalmente mano a detta questione, che produrrebbe un risparmio per lo Stato, e non solo per le tasche di coloro che sostengono siffatte spese, ma anche per le strutture pubbliche. Pensate ai canili municipali e a quanto, per via delle detrazioni, risparmierebbe in generale l'amministrazione dello Stato.

Chiedo ancora una volta alla relatrice e al Governo di esprimere, almeno sull'ordine del giorno, un parere di accoglimento. Sarebbe una misura molto importante e soprattutto di risparmio per lo Stato e le famiglie.

PRESIDENTE. I restanti ordini del giorno si intendono illustrati.

Invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli ordini del giorno in esame.

GINETTI, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno 3.100, con una piccola riformulazione: impegna il Governo, invece che «a promuovere», «a valutare l'opportunità di promuovere».

Invito al ritiro, altrimenti esprimo parere contrario, in quanto assorbiti dal precedente, gli ordini del giorno G3.200 e G3.201.

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Senatrice De Petris, accoglie la richiesta di riformulazione?

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G3.100 (testo 2).

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.100 (testo 2), presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

GRANAIOLA (Art.1-MDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GRANAIOLA (Art.1-MDP). Signor Presidente, ritiro l'ordine del giorno G3.200.

PRESIDENTE. Ne prendo atto.

Senatrice Bottici, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G3.201?

BOTTICI (M5S). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.201, presentato dalla senatrice Bottici e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 4, sul quale è stato presentato un ordine del giorno, che si intende illustrato, su cui invito la relatrice e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

GINETTI, relatrice. Signor Presidente, il parere sull'ordine del giorno G4.200 è favorevole, a condizione che la parte riguardante gli impegni del Governo venga riformulata nel seguente modo: «a valutare l'opportunità di un intervento normativo, nel quadro della normativa europea di settore e degli indirizzi dell'Agcom in materia per la risoluzione della problematica di cui alle premesse». Si propone, quindi, di eliminare i due commi e di sostituirli con la riformulazione appena letta.

GOZI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il parere del Governo è conforme a quello espresso dalla relatrice.

PRESIDENTE. Senatore Bocchino, accoglie la proposta di riformulazione avanzata?

BOCCHINO (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, confesso che la proposta di riformulazione mi lascia un po' perplesso, perché - sostanzialmente - in questo modo si rende l'ordine del giorno quasi identico a quello già approvato in Commissione, che invece era mia intenzione superare nel contenuto.

Con l'ordine del giorno G4.200 chiedo al Governo di dare mandato all'Agcom per dirimere la questione della natura dell'apparato terminale, e cioè del modem stesso. Ripeto che, con la riformulazione proposta, l'ordine del giorno diventa una regressione di quanto già approvato in Commissione e perde di efficacia, in quanto non si dà mandato all'Agcom di dirimere la questione.

Non so se sia possibile accantonare l'ordine del giorno. Se si insiste con la riformulazione proposta, io dico che è inutile, perché abbiamo già affrontato la questione in Commissione e approvato un ordine del giorno.

PRESIDENTE. Relatrice Ginetti, vuole aggiungere dei chiarimenti?

GINETTI, relatrice. Signor Presidente, desidero sottolineare che come Parlamento noi possiamo impegnare il Governo, ma non un'autorità autonoma. Quindi, l'impegno è indiretto. Il senso però non cambia.

PRESIDENTE. Senatore Bocchino, qual è la sua posizione alla luce di questa precisazione?

BOCCHINO (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, in questo momento accetto la proposta di riformulazione, ma si deve intendere che la questione deve essere affrontata più chiaramente in un successivo provvedimento. È vero che non possiamo condizionare l'attività dell'Agcom, ma possiamo dirle come intervenire su qualche cosa.

Per il momento accetto la proposta di riformulazione e interverremo successivamente sulla questione. Insisto per la votazione dell'ordine del giorno.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G4.200 (testo 2).

BIGNAMI (Misto-MovX). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G4.200 (testo 2), presentato dal senatore Bocchino e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 5.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, mi rivolgo in particolare ai colleghi Di Biagio, Casson e Corsini, che sono particolarmente sensibili alle questioni della frontiera orientale.

Ricordo che con l'indimenticabile Lucio Toth abbiamo sempre difeso scrittrici italiane, come Kersevan e Cernigoi, accusate di negazionismo e minimizzazione. L'ultima volta che la Kersevan, nel 2013, ha tentato di parlare, gruppi di estrema destra glielo hanno impedito. Abbiamo però sempre detto, anche contestando i gruppi più estremisti degli esuli, che la questione andava risolta dal punto di vista storico. Adesso non c'è bisogno che i gruppi di estrema destra le vadano a contestare. Con la norma in esame li minacciamo, con una pena da due a sei anni di carcere, perché negano o dicono che quella delle foibe è sostanzialmente un'invenzione, ed è una loro interpretazione storica.

*QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, anche alla luce dell'intervento precedente, chiedo che sull'articolo 5 del provvedimento al nostro esame si proceda alla votazione per parti separate e si voti il primo comma separatamente dal secondo, affinché si possano considerare autonomamente le ragioni insite nella dizione «minimizzazione in modo grave» che ci lascia molto, molto perplessi.

Signor Presidente, entro nel merito di questa proposta, in modo tale da non prendere più la parola. Vorrei dire innanzi tutto che mi considero da sempre un amico di Israele. Ritengo che in quell'area Israele sia la democrazia di riferimento e credo anche che nessun altro Paese del Medioriente abbia sviluppato forme democratiche mature come Israele. Questo, però, non mi esime dal lanciare un grido di allarme nell'Aula del Parlamento: stiamo riempiendo la nostra legislazione di reati di opinione. Una volta la lotta ai reati di opinione era una caratteristica dell'antifascismo. Oggi Alfredo Rocco, dall'altro mondo, sorriderebbe sornione perché in confronto ai reati che sono presenti nel suo codice, quelli che abbiamo inserito noi e che riguardano l'opinione sono molto più ampi e molto più pesanti.

Io mi appello ai liberali presenti in quest'Aula. È mai possibile che non aleggi un minimo di spirito voltairiano che ci porti a considerare le ragioni dei nostri avversari importanti e da difendere - in quanto opinioni - quanto le nostre?

Vi è poi una considerazione particolare, signor Presidente, e io la faccio alla luce del mio mestiere, che è la storia. Personalmente ho sostenuto l'unicità dell'Olocausto dal punto di vista storico perché ritengo che nella relazione amico - nemico l'Olocausto abbia una sua particolarità: il nemico era considerato tale a prescindere da parametri di tempo e di spazio. Insomma, un ebreo poteva essere perseguito anche se era al Polo Nord, cosa che non accadeva ad esempio a un kulako. Nell'ambito della riflessione storica, però, ci sono tanti colleghi che la pensano diversamente, ci sono storici di sinistra che hanno ritenuto i crimini del comunismo molto più gravi da un punto di vista numerico. Cosa dovremmo pensare? Dovremmo ritenere che debba esserci un giudice che ci dica che quella è minimizzazione dell'Olocausto o minimizzazione grave?

Io credo che tutto ciò debba essere evitato. Segnalo anche che queste argomentazioni di buonsenso oltre che di liberalismo essenziale sono state riprese nel parere della Commissione giustizia, e credo che quest'Aula farebbe bene a dare un segno di resipiscenza e di comprensione anche delle ragioni che i colleghi della Commissione giustizia hanno così ben considerato. È per questo, signor Presidente, che chiedendole il voto per parti separate sul quale si dovrà pronunziare l'Assemblea, chiedo anche ai colleghi di dare un segno e di rendere questa legge votabile e non una legge che porti in casa nostra un altro reato di opinione, introducendo nel codice penale idiosincrasie tipiche del politicamente corretto. Se tutto ciò finisce con l'alimentare il politicamente corretto pazienza, ma se giunge a modificare il codice penale evidentemente cambia il discorso e cambia anche l'attenzione che dobbiamo prestare a questo tema. (Applausi dal Gruppo FL (Id-PL, PLI)).

PRESIDENTE. Senatore Quagliariello, affronteremo le questioni procedurali a tempo debito.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, come ho già detto in discussione generale, vorrei richiamare il parere espresso all'unanimità dalla 2a Commissione, ad eccezione della collega Ginetti che era relatrice per l'altra Commissione.

Chiedo che l'articolo sia votato per parti separate. Con il primo comma dell'articolo 5 del provvedimento al nostro esame si inseriscono nell'articolo 3 della legge n. 654 del 1975, come modificato dalla cosiddetta legge Mancino, due questioni che riguardano la «minimizzazione in modo grave» e l'«apologia». Ricordo che il parere espresso dalla 2a Commissione permanente ritiene giusto l'inserimento nel succitato articolo del riferimento all'apologia, mentre andrebbe espunto il riferimento alla minimizzazione in modo grave.

Tenendo conto della sostanza del provvedimento, che inserisce entrambi i riferimenti nel predetto articolo 3 della legge n. 654 del 1975, come modificato dalla cosiddetta legge Mancino, chiedo che essi siano votati per parti separate, riferimenti riguardanti, rispettivamente, la minimizzazione in modo grave e l'apologia, in modo tale che si possa votare a favore di uno e non dell'altro. (Applausi della senatrice Fucksia).

CASSON (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (Art.1-MDP). Signor Presidente, dico subito che non parteciperò al voto sull'articolo 5, per motivi tecnici e di coordinamento tra le norme del nostro ordinamento nazionale. E cercherò sinteticamente di illustrarne il motivo, anche se in premessa devo dire, in maniera molto chiara e netta, che condivido totalmente e in ogni parte le considerazioni politiche, sociali e anche etiche sollevate e segnalate poco fa dal presidente Chiti, in relazione al contenuto di queste norme.

Esistono però dei problemi tecnici, nel senso che con l'articolo 5, in particolare con il primo comma, si introduce una nuova fattispecie di reato che contrasta con le decisioni anche molto recenti del Parlamento e con le indicazioni e i caveat formulati solo pochi giorni fa, lo scorso 28 settembre, dalla Commissione giustizia, in relazione al concetto di minimizzazione. Il collega Corsini ne parlerà anche da un punto di vista storico e politico: io ne segnalerò, da un punto di vista tecnico, le anomalie e le perplessità.

Abbiamo una normativa, che parte dal 1975, con la ratifica della Convenzione internazionale sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale, che introduce le nuove fattispecie di reato, riguardanti la propaganda, l'istigazione e la commissione di atti di discriminazione. Successivamente sono state apportate delle modifiche a tali norme, nel corso degli anni Ottanta e in particolare nel 1985 e, da ultimo, con la legge n. 115 del 16 giugno del 2016, che sostanzialmente inseriva un'aggravante a effetto speciale, con la reclusione da due a sei anni, in relazione alla propaganda, all'istigazione e all'incitamento, se fondati in tutto o in parte sulla negazione della Shoah, dei crimini di genocidio, dei crimini contro l'umanità e dei crimini di guerra, come indicati dalla Corte penale internazionale negli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto.

Nella normativa non c'era la fattispecie della minimizzazione, che viene introdotta con l'articolo 5, prevedendo quindi una nuova fattispecie di reato, un nuovo comportamento fattuale, che verrebbe punito, tra l'altro, con una pena piuttosto grave, da due a sei anni, che configurerebbe comunque un'aggravante a effetto speciale e consentirebbe una serie di interventi di ordine punitivo e investigativo, come si fa per i reati particolarmente gravi. Dico questo perché, quando di recente il Parlamento è intervenuto su questa materia, in sede di Commissione e poi in Assemblea, volutamente, per scelta politica, ha ritenuto che il concetto di minimizzazione fosse eccessivamente lato, tale da rasentare i profili di incostituzionalità e da poter sottoporre la norma all'esame della Corte costituzionale, che peraltro è già intervenuta in materie analoghe, proprio sanzionando il vizio di illegittimità costituzionale. E proprio per questo motivo, il 28 settembre di quest'anno la Commissione giustizia, mi pare all'unanimità o quasi - o comunque con una grandissima maggioranza - ha espresso un parere negativo sul punto, ponendo la condizione che dall'articolo 5 siano espunte le parole «sulla minimizzazione in modo grave».

Vengono motivati in maniera molto ampia il profilo costituzionale, l'intervento già effettuato in generale dalla Corte costituzionale e l'intervento precedente di questo Parlamento in materia di minimizzazione.

Io ribadisco quanto ho prima detto, perché, proprio de iure condito ma anche de iure condendo, discuteremo ancora di questa norma. E ciò è tanto vero che anche ieri, in Commissioni riunite 2a e 3a, abbiamo riaffrontato siffatte tematiche, anche proprio sotto il punto di vista della minimizzazione. Quindi, se ne è parlato, se ne parla e se ne riparlerà.

Proprio per problemi tecnici di coordinamento noi dobbiamo attenerci a quella che è l'indicazione corretta del nostro ordinamento nazionale vigente. Pur prendendo atto e condividendo sia le considerazioni politiche che i caveat dal punto di vista europeo segnalati dal presidente Chiti, in questa situazione annuncio che non parteciperò al voto sull'articolo 5.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei solo dare un contributo alla discussione precisando che la norma che qui stiamo esaminando, al di là degli appunti che sono stati fatti sulla questione della indeterminatezza (che non tocco), si riferisce intanto a un aggravante. Non parliamo di un reato autonomo.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Non è vero!

MALAN (FI-PdL XVII). Pertanto, la questione del negazionismo, con o senza la minimizzazione, è legata alla circostanza che esso sia posto in essere nell'ambito della commissione del reato di istigazione alla violenza. Pertanto, non è riferito a chiunque faccia un'affermazione. Infatti, esso si riferisce al comma 1 dell'articolo 3 della legge Mancino e non è autonomo.

In secondo luogo, dalla formulazione del comma 3-bis di quell'articolo 3, è ovvio che si tratta non di qualunque caso qualcuno possa ricondurre agli articoli 6, 7 e 8 della legge che istituisce il tribunale internazionale, bensì di fatti che, alla luce di quegli articoli, siamo stati giudicati dal tribunale internazionale.

Pertanto, si può applicare questo articolo non a qualcuno che sminuisca, diminuisca o neghi qualcosa che, se reale, potrebbe essere contemplato dagli articoli 6,7 e 8 del trattato, ma solo a fatti giudicati dal tribunale internazionale come crimini di guerra o crimini contro l'umanità.

CORSINI (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORSINI (Art.1-MDP). Signor Presidente, io sento il dovere di rendere pubbliche le mie perplessità e i miei dubbi, preso atto, naturalmente, che, come al solito, il collega Chiti ha portato argomentazioni molto serie e largamente condivisibili.

Tuttavia, io ho subito un problema, perché sono intervenuto, in sede di Consiglio d'Europa, a manifestare i miei dubbi e le mie perplessità in ordine alla risoluzione che appunto il Consiglio d'Europa tempo fa ha assunto.

Da cosa derivano questi dubbi e queste perplessità? Premetto che non c'è alcun dubbio che, facendo riferimento all'olocausto e al genocidio, il negazionismo non trovi in quest'Aula un solo sostenitore e che resti comunque assodato che siamo di fronte al più grande atto criminale compiuto nella storia dell'umanità.

Condivido l'argomento del collega Quagliariello, il quale ha ribadito il carattere dell'unicità dell'Olocausto, nel senso che la storia ha conosciuto molteplici stermini, ma l'Olocausto è un genocidio unico. Non è l'unico genocidio, ma è un genocidio unico per le sue caratteristiche, le quali assommano le caratteristiche di tutti gli stermini compiuti nella storia dell'umanità.

Da cosa derivano i miei dubbi? Innanzitutto, non voglio entrare nella materia tecnica in quanto non sono un giurista e non mi picco di prendere la parola su argomenti sui quali non detengo una particolare competenza. Mi inquieta, però, molto il fatto che all'interno della comunità scientifica italiana, e non solo italiana ma anche europea, non vi sia un solo storico di vaglia, non vi sia una sola istituzione di storici europei che acceda alle posizioni che emergono, appunto, dal testo, e questo per tre ragioni fondamentali.

La prima ragione è che attraverso l'applicazione di norme penali si incrementa il fenomeno della vittimizzazione, che crea, contro la nostra volontà e le nostre convinzioni, un atteggiamento di solidarietà e condivisione. Vorrei citare i casi dello storico inglese Irving - dico storico tra virgolette - o di Faurisson: sono casi che chi si è occupato della materia ben conosce e sa anche quali sono le ripercussioni presso l'opinione pubblica.

Il secondo argomento, che per me è fondamentale, è che la verità storica - e su questo argomento vi sono chilometri di bibliografie - non è materia di competenza dei tribunali, cui compete un altro ordine di intervento. La verità storica si afferma attraverso la ricerca, la formazione, l'educazione, l'attività della scuola, dell'università e dei centri di ricerca. Inoltre, quando si parla di minimizzazione, si definisce una categoria assolutamente indeterminata e difficilmente determinabile nella sua estensione e qualità.

Comunque, poiché mi rendo conto che noi tutti sentiamo la responsabilità di una battaglia nei confronti del negazionismo e di quanti negano l'evidenza di crimini che sono stati compiuti (che in realtà non producono ricerca storica, ma semplicemente auspici che quei fatti si riproducano) e nella consapevolezza che questa battaglia va combattuta a tutti i livelli, personalmente non mi porrò come un ostacolo e non parteciperò al voto. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

LO GIUDICE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LO GIUDICE (PD). Signor Presidente, vorrei svolgere alcune considerazioni a proposito dell'articolo 5 del provvedimento e della modifica proposta rispetto al ragionamento svolto e all'elaborazione della norma, cui siamo giunti poco tempo fa, sul reato di negazionismo.

È evidente che, in occasione dell'approvazione di quel disegno di legge, avevamo trovato un punto di intesa e di compromesso tra diverse istanze e perplessità emerse su vari fronti e lo avevamo individuato in un punto di ricaduta che si componeva di due parti: la prima era la decisione di assumere, rispetto alle richieste avanzate dalle istituzioni europee, solo il tema del negazionismo e non quelli della minimizzazione grave e dell'apologia, che già allora facevano parte delle richieste che ci venivano rivolte per adeguarci agli impegni assunti a livello internazionale e a livello europeo in particolare. Lì avevamo appunto trovato questo punto di ricaduta.

La seconda azione importante compiuta in quella occasione è stata di mettere in sicurezza la libertà di espressione, di opinione e ricerca scientifica, scegliendo non di istituire un nuovo reato di negazionismo, ma di ricondurre il negazionismo - all'interno della legge Mancino - tramite la creazione del nuovo articolo 3-bis - al solo rango di aggravante di un reato comunque commesso.

Quindi, il nostro ordinamento oggi non prevede un reato di negazionismo, ma stabilisce che i reati di propaganda e istigazione all'odio e alla diffusione di idee fondate sull'odio, già previsti all'articolo 3 della legge Mancino, trovino un elemento aggravante laddove siano nutriti e alimentati anche da un'ipotesi negazionista.

Questo nel nostro dibattito, già allora, ha tolto ogni dubbio rispetto al fatto che questa legge potesse essere usata per punire azioni riconducibili all'attività accademica, di ricerca o alla libera espressione dell'opinione, facendo appunto confluire il reato di negazionismo nell'alveo di aggravante rispetto a chi avesse già commesso un reato già punito dalla nostra legge.

Ora ci troviamo in una situazione un po' diversa da quella, perché non si tratta solamente di una sollecitazione che ci viene dalle istituzioni europee, ma di una procedura di infrazione avviata nei confronti dell'Italia. Si tratta di capire se, mantenendo comunque quello status di aggravante e non di nuovo reato all'ipotesi di cui stiamo parlando, noi compiamo una differenziazione forte ed estremamente significativa rispetto al nostro ragionamento di qualche mese fa. Io ritengo di no, perché a mio parere l'atto più importante compiuto in quell'occasione è stato l'aver evitato di introdurre il reato di negazionismo. Oggi, pertanto, assumere accanto all'ipotesi di negazionismo quella della minimizzazione grave o dell'apologia (quantunque allora noi avessimo deciso di metterla da parte), di fronte all'ipotesi di trovarci in sede europea ad essere sottoposti a procedura di infrazione per quella specifica decisione - ovvero non procedere di fronte a casi di minimizzazione grave dell'Olocausto - credo che sia la direzione obbligata, accogliendo, per l'appunto, la formulazione presente in questo testo di legge, con tutte le salvaguardie già messe in campo.

Aggiungo soltanto, come ricordava prima il senatore Chiti, che esiste in Europa - lo dico al senatore Quagliarello, che chiamava i liberali ad un'attenzione rispetto al tema della libertà di espressione - un organismo che più di ogni altro tutela la libertà individuale delle persone ed è la Corte europea dei diritti umani, la quale ha più volte sancito che il principio della libertà di espressione, scolpito nella Convenzione europea dei diritti umani, può trovare dei limiti laddove si mettano a rischio con le proprie azioni, anche verbali, altri diritti pure garantiti dalla Convenzione europea dei diritti umani, e questo evidentemente è uno di quei casi.

Aggiungo anche, colleghi, che non bisogna dimenticare che la legge Mancino, di cui stiamo parlando, è stata sottoposta nel 2006, dalla legge n. 85, nota come legge contro i reati di opinione, ad una revisione su cui il centrodestra, che allora volle quella legge, cantò vittoria rispetto all'abolizione dei reati di opinione dal nostro ordinamento. Essa, infatti, che modificava in modo sostanziale alcuni aspetti della legge Mancino, da un lato riducendo le pene, dall'altro modificando anche le dizioni utilizzate, per cui la «diffusione di idee» diventava «propaganda», l'«incitamento» diventava «istigazione»; quindi anche quella legge è stata ricondotta in un alveo che mette a garanzia la libertà di espressione delle persone e pone il limite alla libertà di espressione solo dove, come la Corte europea dei diritti umani ha ammonito, vengono messi in discussione altri diritti fondamentali pure garantiti dalla stessa Convenzione. Ritengo quindi che in questo contesto aggiungere la possibilità di punire, come aggravante, anche la minimizzazione e l'apologia, evitando così la procedura di infrazione europea, sia oggi una scelta legittima e, per i motivi che ho detto prima, anche obbligata. (Applausi della senatrice Mattesini).

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, è evidente che dal punto di vista culturale la mia posizione è in contrasto netto con qualsiasi attività di negazione di fatti e di tragedie di rilevanza storica inaudita, che hanno ricevuto la sanzione dell'opinione pubblica mondiale e chi tenta di recuperare un giudizio di mitigazione non può trovare la mia condivisione e la nostra condivisione di socialisti. Tuttavia, signor Presidente, colleghi, essendo stato estensore del parere della Commissione giustizia, che ha trovato l'ampio consenso della Commissione stessa ed avendo approvato le modifiche che a suo tempo abbiamo introdotto sull'argomento, con un voto unanime della Commissione giustizia, io non posso condividere questa resa di fronte ad una procedura di infrazione che bisognerà poi andare a discutere nel particolare, e spero che il Governo comunque lo faccia.

Io non credo che ciò che arriva da Bruxelles o dal Lussemburgo sia sempre in linea con alcuni principi di fondo. È vero che lo stato di diritto si afferma anche attraverso le procedure di infrazione e le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, però c'è una nostra Costituzione e sul punto la Corte costituzionale si è espressa in maniera esplicita sull'esigenza della tassatività della norma, sulla necessità che il cittadino possa capire fino a che punto è lecito e quando invece, superando quel confine, passa nella condizione di illiceità.

Non posso partecipare a questo voto favorevole sull'articolo. Ritengo più coerente non partecipare al voto e credo che si associ alla mia posizione anche il collega Longo, che fa parte del nostro partito.

MUSSINI (Misto). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSSINI (Misto). Signor Presidente, il tema su cui si interviene ci ha impegnati a lungo su due fronti: da un lato quello del diritto e del codice penale e, dall'altro, quello della dimensione culturale. Il problema è che si interviene male, con definizioni generiche e si minimizza in modo grave.

Il tema è delicato e chi mi ha preceduto ha messo ben in evidenza come questo attenga all'elaborazione della verità storica, sempre che si possa mai parlare di una verità storica e non si debba riconoscere che la storia è un approccio critico e culturale. È proprio nella dimensione culturale, dell'istruzione e dell'educazione che cresce una rappresentazione della nostra storia, dei fatti e degli eventi. Intervenire così è maldestro; è giustificabile forse solo perché si interviene su una materia così sottile e delicata all'interno di un provvedimento talmente eterogeneo che, alla fine, forse la Commissione di merito può non avere avuto il tempo e il modo di concentrarsi con altrettanta attenzione su ciascun passaggio. Però, ciò è grave perché abbiamo lavorato su questo e ci siamo posti una serie di problemi. È tanto più grave perché oggi nel nostro Paese c'è un dibattito che riguarda i margini di interpretazione e discrezionalità da lasciare ai magistrati. Pertanto, ci si muove continuamente in maniera contraddittoria: a volte si danno strumenti che sono considerati troppo vincolanti e, a volte, invece, si danno strumenti, come questo, troppo vaghi. Non basta che sia inserito nella dimensione dell'aggravante. Non stiamo facendo un calcolo di quanto pesa o quanto è leggero; stiamo facendo delle considerazioni di sistema. L'intervento è sbagliato e non avrebbe dovuto essere presentato all'Assemblea in questo modo e in questi termini. Credo che, proprio per il rispetto che l'Italia ha (ed è giusto che abbia) nei confronti di una normativa europea e di un suo essere dentro l'Europa, e non solo per gli aspetti finanziari (è stato detto tante volte), si abbia anche il diritto di porre con forza una discussione.

Onorevole Gozi, capisco che non sia facile, però è proprio su questi aspetti che ci si gioca, alla fine, una credibilità generale.