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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 891 del 05/10/2017


Mozioni

PANIZZA, BERGER, LANIECE, ORELLANA, FRAVEZZI, BUEMI, DE PIN, ZIN, FASIOLO, RUTA, Fausto Guilherme LONGO, ROMANO - Il Senato,

premesso che:

il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea hanno approvato, nel dicembre 2006, la direttiva 2006/123/CE, meglio nota come direttiva Bolkestein, con lo scopo di facilitare la creazione di un libero mercato dei servizi in ambito europeo;

secondo tale direttiva comunitaria, alla quale l'Italia ha dato attuazione con decreto legislativo 26 marzo 2010, n.59, che ha esteso l'applicazione anche al settore del commercio ambulante su aree pubbliche, per l'assegnazione delle concessioni in scadenza che interessano i posteggi di mercati e fiere presenti sul suolo pubblico nazionale è necessario procedere attraverso un bando ad evidenza pubblica;

in questo modo, l'Italia è diventata l'unico Paese nell'Unione, insieme alla Spagna, ad aver applicato la direttiva Bolkestein al commercio ambulante;

considerato che:

il recepimento della direttiva nell'ambito dei mercati ambulanti comporta, tra l'altro, l'apertura del settore a nuove imprese straniere e multinazionali, il divieto di rinnovo automatico delle concessioni e l'assegnazione degli spazi pubblici tramite bandi con divieto di favorire il prestatore uscente, come previsto dagli articoli 11, 16, comma 4, e 70, comma 1, del decreto legislativo n. 59. Tali disposizioni destano una forte preoccupazione da parte dei venditori ambulanti che, oltre a temere gravi danni per l'occupazione, temono per l'esistenza stessa dei tradizionali mercati rionali;

la Conferenza unificata fra Regioni e Province autonome ha raggiunto il 5 luglio 2012 un accordo, in attuazione dell'articolo 70, comma 5, del decreto legislativo, che prevede una proroga dell'attuale situazione fino al 7 maggio 2017, seguita da un regime transitorio di licenze, della durata compresa fra i 9 e i 12 anni, durante il quale i Comuni potranno assegnare gli spazi secondo criteri che tengano conto dell'anzianità di servizio nell'esercizio del mercato su aree pubbliche, per tutelare le imprese che già svolgono la loro attività in tali mercati;

tuttavia, le misure previste, malgrado il regime transitorio approvato dalla Conferenza unificata, non tengono conto delle peculiarità di queste attività, quasi sempre imprese individuali o a dimensione familiare, che difficilmente potrebbero competere in un mercato così aperto. Inoltre, il decreto legislativo fa venire meno i requisiti di stabilità necessari per programmare investimenti in strutture e personale, nonché per recuperare gli investimenti già realizzati e indispensabili per garantire un'offerta migliore. Infine, questa tipologia di mercati, impiegando circa 500.000 addetti a livello nazionale, fa parte del tessuto economico delle nostre città, nonché della loro immagine turistica e tradizionale, che anche per questo necessiterebbero di maggior tutela;

tenuto conto che:

molte Regioni hanno approvato documenti volti a tutelare gli interessi dei commercianti ambulanti, quali, per esempio, la Puglia con l'approvazione della mozione 106/2016, la Regione Piemonte con una proposta di legge approvata dalla III commissione del Consiglio regionale in sede legislativa e successivamente trasmessa al Parlamento e la Regione Liguria che chiede che l'Italia escluda il commercio ambulante dall'ambito di applicazione della direttiva Bolkestein per tutelare le piccole imprese del settore;

alcune associazioni di categoria hanno anche osservato che l'intesa raggiunta dalla Conferenza unificata il 5 luglio 2012 pone ulteriori difficoltà ai commercianti ambulanti che operano in comuni diversi, poiché non prevede l'utilizzo di regole omogenee per l'istituzione dei bandi, lasciando libertà di applicare criteri differenti sul territorio;

considerato inoltre che:

la direttiva europea ha inserito il settore del commercio ambulante tra i soggetti destinatari del provvedimento, accomunando le aree mercatali a risorse naturali limitate. La tipologia del sistema mercatale italiano si svolge quasi esclusivamente in mercati e fiere con posteggi mobili. Si tenga presente che, al termine di ogni mercato (poche ore), lo spazio dato in concessione ritorna a tutti gli effetti ed integralmente nella disponibilità e fruibilità pubblica. Fattispecie completamente diversa da quelle previste per le concessioni che autorizzano l'uso di cave e miniere o l'utilizzo di arenili e risorse demaniali in genere, dove l'utilizzo del territorio risulta di natura esclusiva. Risulta chiaro quanto l'avere incluso le aree mercatali in tale concetto risulti una forzatura e prova ne è che il Parlamento europeo ha invitato i Governi degli Stati membri ad escludere tale settore dall'applicazione della direttiva, proposta che è stata accolta da tutti gli Stati eccezion fatta per la Spagna (che però ha aumentato la durata delle autorizzazioni, portandole a 70 e più anni) e per l'Italia, il cui Governo non si è adoperato e speso per escludere la categoria degli operatori su area pubblica, semplicemente temendo di incorrere in infrazione;

il sistema di selezione di bando ad evidenza pubblica per la riassegnazione dei posteggi prevede l'istituzione di un bando per ogni singolo posteggio di mercato e fiera ed un carico amministrativo, economico e burocratico che di fatto non modifica lo status quo, ma avvia semplicemente un meccanismo faraonico contrario a qualsiasi elementare principio di semplificazione e di snellimento delle incombenze a carico delle imprese;

risulta che i regolamenti dei singoli mercati devono in molti casi essere rinnovati, che devono essere redatte graduatorie aggiornate per qualunque posteggio esistente, che alcuni Comuni non hanno provveduto ancora a rilasciare titoli autorizzativi (e questo anche nella Provincia di Trento, che in materia è una delle più virtuose) e che mancano ancora delibere regionali istitutive di mercati esistenti, nonché il recepimento del documento della Conferenza unificata del luglio 2012. Molte amministrazioni lamentano infatti la difficoltà oggettiva nel redigere le graduatorie a causa di varie motivazioni dovute alla ricostruzione di dati relativi ad autorizzazioni rilasciate anche più di 50 anni fa, delle quali assai difficile trovare riscontro negli archivi storici;

tenuto inoltre conto che:

anche dell'intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (prot. n. 0078725 del 15 dicembre 2016), che entra nel merito sia della durata delle autorizzazioni che dei criteri di selezione;

la nota ha di fatto aumentato l'incertezza a tutti i livelli, sia per le amministrazioni che avevano avviato i bandi prima della proroga delle scadenza stabilita dal decreto milleproroghe al 31 dicembre 2018, temendo ricorsi o atti successivi che invalidassero i bandi a seguito di nuovi criteri di selezione diversi da quelli adottati, sia per gli operatori, in quanto la mancanza di certezze porta gli operatori a non attuare investimenti (acquisto di rami aziendali, automezzi, attrezzature);

come ulteriore risvolto negativo, va considerato che, nella fase di approntamento del bando, molti Comuni sono intervenuti significativamente sui mercati poiché, considerando le autorizzazioni di fatto scadute, hanno adottato un'interpretazione restrittiva che, nella realtà, svilisce, riduce, cambia sede o addirittura sopprime mercati esistenti seppure consolidati da anni e magari anche con valenza turistica o di vicinato (per esempio il mercato di Rimini, o, nella realtà trentina, il Comune di Lavarone, che non intendeva cancellare il mercato estivo con apposita delibera di Giunta),

impegna il Governo ad assumere iniziative per modificare il decreto legislativo n. 59 del 2010, che ha recepito la direttiva 2006/123/CE, escludendo il commercio ambulante su aree pubbliche dall'applicazione della stessa, ovvero a delimitarne l'applicazione mediante l'individuazione di criteri per la concessione delle autorizzazioni, che tengano conto delle diverse caratteristiche e dimensioni degli operatori, al fine di contenere le ripercussioni negative sul tessuto economico e sociale, e a tutela dei luoghi in cui si svolge il commercio ambulante e degli operatori intestatari delle licenze e che lavorano direttamente o con personale dipendente nei mercati.

(1-00841)

ZIZZA, DI MAGGIO, BRUNI, PERRONE, LIUZZI, FUCKSIA, FLORIS, PELINO, QUAGLIARIELLO, GIOVANARDI, DAVICO, MILO, D'AMBROSIO LETTIERI, CASSINELLI - Il Senato,

premesso che:

il report dell'ISTAT recentemente pubblicato sull'andamento dell'economia agricola nel 2016 ha evidenziato dati contrastanti per il settore, che ha generato un valore aggiunto di 31.567 milioni di euro, pari al 2,1 per cento del valore aggiunto nazionale, ma che è esporto a una forte concorrenza con i Paesi emergenti;

si evidenzia, inoltre, come, a livello territoriale, la produzione nel settore cresca solo al Nord, con un aumento in volume del 3,4 per cento nel Nordest e dell'1,4 per cento nel Nordovest, mentre il Sud fa registrare una significativa flessione (pari al 4,6 per cento in meno), maggiore rispetto a quella evidenziata dalle isole (3,2 per cento in meno) e dal Centro (1,3 per cento in meno);

la tendenza in diminuzione del valore aggiunto registrato nel 2016 rispetto a quello dell'anno precedente pare determinato in buona parte dal crollo delle produzioni olivicole (con un calo del 44,7 per cento in volume), particolarmente colpite dagli effetti avversi dei ricorrenti fenomeni climatici avversi (siccità, fenomeni temporaleschi, gelate) e fitopatologici (mosca olearia, xylella);

il settore agricolo, inoltre, risulta caratterizzato da un'incidenza delle imposte alla produzione sul valore aggiunto (4 per cento), sensibilmente superiore a quella della media europea (3,3 per cento), nonché da contributi alla produzione che rappresentano solo 16 per cento del valore aggiunto nel settore, a fronte del quasi 50 per cento della Germania, del 40,4 per cento francese ed il 22,8 per cento della Spagna;

nonostante la negativa congiuntura economica, è proprio nell'agricoltura che il report registra una nuova crescita (pari allo 0,9 per cento) delle unità di lavoro totali (Ula), pari ad un incremento dello 0,3 per cento della componente del lavoro indipendente e del 2,3 per cento delle unità di lavoro dipendenti; l'input di lavoro del settore agricolo misurato in Ula (1,2 milioni di unità) rappresenta il 5,2 per cento del totale; l'insieme del comparto dell'agroalimentare incide per il 6,9 per cento delle unità di lavoro;

il comma 1 dell'art. 4 del decreto-legge n. 193 del 2016, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 225 del 2016, di novella dell'art. 21 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010, individua tra i soggetti esclusi dall'obbligo di trasmissione semestrale dei dati delle fatture emesse e ricevute quelli che si avvalgono del regime speciale per i produttori agricoli situati nelle zone montane;

come specificato dall'Agenzia delle entrate in una recente circolare (la n. 1/E), i produttori agricoli operanti in zone diverse da quelle di cui alla norma citata devono assolvere l'obbligo di comunicazione, in una modalità che sia compatibile con il regime semplificato di cui all'art. 34, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 a loro applicabile. Sono quindi tenuti a comunicare unicamente i dati relativi alle operazioni "attive" mediante l'invio dei dati delle autofatture emesse dai cessionari, copia delle quali, sempre a norma dell'art. 34, comma 6, deve essere consegnata ai produttori agricoli. Per tali soggetti resta comunque valida la possibilità di optare per il regime ordinario IVA che comporterà l'applicazione degli ordinari obblighi di comunicazione dei dati fattura;

a seguito di una serie di proroghe, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri firmato dal Ministro dell'economia e delle finanze il 4 ottobre 2017 (non ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) ha ulteriormente rinviato l'applicazione dello spesometro al 16 ottobre 2017;

considerato che:

tali regole probabilmente avranno ricadute negative sugli adempimenti gravanti sui piccoli agricoltori non operanti in zone montane, per la quasi totalità contribuenti "minimi", poiché usufruendo dell'esonero ai fini IVA, saranno costretti a comunicare i dati relativi alle fatture emesse e registrate, senza considerare che questi soggetti non emettono fatture, né le registrano;

la condizione fotografata dall'ISTAT consegna un settore, quello agrario, di grande rilevanza per l'Italia, tanto sul piano economico-finanziario, quanto su quello sociale-occupazionale, evidentemente non adeguatamente assistito da idonee azioni del Governo nazionale sul piano fiscale e contributivo,

impegna il Governo:

1) ad adottare idonee misure atte a garantire che anche i piccoli agricoltori non operanti in zone montane siano esclusi dall'obbligo di trasmissione all'Agenzia delle entrate dei dati relativi alle fatture emesse e registrate;

2) ad adottare misure finalizzate alla semplificazione degli adempimenti e alla riduzione del peso fiscale e contributivo del settore agricolo e agroalimentare, tenuto conto dell'importanza strategica dello stesso per la manutenzione del territorio e per la prevenzione dei rischi, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese;

3) ad adottare e finanziare, anche nell'ambito di una revisione della politica agricola comune, misure idonee a rafforzare la competitività e la produttività delle imprese agricole ed agroalimentari con particolare riferimento a quelle localizzate nel Mezzogiorno.

(1-00842)

D'AMBROSIO LETTIERI, Mario FERRARA, BRUNI, ZIZZA, LIUZZI, PERRONE, TARQUINIO, DI MAGGIO - Il Senato,

premesso che:

la retinopatia diabetica, grave complicanza del diabete, è la prima patologia che causa l'ipovisione e la cecità nei Paesi sviluppati;

secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), oggi nel mondo ci sarebbero circa 422 milioni di persone diabetiche;

secondo i dati Istat, in Italia ci sarebbero oltre 3 milioni di persone diabetiche (5,5 per cento della popolazione totale); di queste la maggioranza sarebbe costituita da anziani e, in particolare, il 20 per cento sarebbe ultrasettantacinquenne;

la retinopatia diabetica è stata la causa, a livello globale, dell'1,9 per cento di disabilità visiva, moderata o grave;

premesso, inoltre, che:

la causa principale della retinopatia diabetica risiede nella presenza di un diabete non controllato adeguatamente che, nel tempo, ha sviluppato alterazioni dei vasi sanguigni e causato danni, a volte irreparabili;

i danni alla retina associati al diabete possono essere, generalmente, prevenuti attraverso controlli periodici dei livelli degli zuccheri presenti nel sangue e attraverso controlli periodici del fondo oculare, la cui osservazione è essenziale nelle persone affette da diabete mellito;

attualmente, poiché non esiste un trattamento farmacologico che consenta di guarire completamente, le misure più efficaci per contrastare l'insorgenza e la progressione della patologia sono rappresentate dalla prevenzione e dalla diagnosi precoce;

considerato che:

la retinopatia diabetica è, in definitiva, una patologia ad oggi ancora non contrastata in modo efficace per carenza di trattamenti adeguati ovvero carenza di diagnosi tardive ovvero mancanza di adeguati e periodici screening;

lo scorso mese di febbraio l'American diabetes association (ADA) ha pubblicato il 40° volume del "Journal of diabetes care 2017" contenente le linee guida e le raccomandazioni aggiornate sulla prevenzione, la valutazione e il trattamento della retinopatia diabetica per gli operatori sanitari e per le persone affette da diabete;

secondo i dati ivi contenuti, gli esami di controllo agli occhi e gli esami per controllare la glicemia, la pressione sanguigna e i livelli di lipidi sierici possono ridurre il rischio di progressione della retinopatia diabetica;

considerato, inoltre, che:

le società scientifiche della diabetologia e dell'oftalmologia insieme alle associazioni di pazienti diabetici e ipovedenti, già da tempo impegnate nella lotta contro il diffondersi della retinopatia diabetica, hanno lanciato il "Progetto di sensibilizzazione sulla retinopatia diabetica", la cui finalità ultima è evitare che la persona diabetica perda il bene prezioso della vista;

nell'ambito del progetto è stato realizzato un white paper che contiene un'analisi complessiva del diabete, delle sue complicanze, delle strategie terapeutiche e dei costi, sociali ed economici, che la patologia comporta;

secondo lo studio l'aumento, in Italia, dei pazienti affetti da diabete è determinato dell'invecchiamento della popolazione, dal progressivo aumento dell'obesità e dalle peggiorate condizioni socio-economiche della società; il diabete, inoltre, pur rimanendo una patologia che colpisce prevalentemente gli anziani, interesserebbe anche numerosi soggetti in età lavorativa che, in considerazione della maggiore aspettativa di vita, sono maggiormente esposti all'insorgere di complicanze;

le problematiche socio-sanitarie connesse allo sviluppo della patologia hanno causato un conseguente aumento dei costi di gestione della malattia a carico del Servizio sanitario nazionale;

la retinopatia diabetica si riscontra in circa un terzo dei pazienti diabetici; di questi circa il 2 per cento sviluppa una forma grave della complicanza;

lo screening e la diagnosi precoce sono elementi fondamentali per rallentare la progressione della menomazione visiva;

preso atto che:

le linee guida per lo screening, la diagnostica e il trattamento della retinopatia diabetica, nazionali e internazionali, raccomandano di compensare i valori glicemici e di trattare un'eventuale ipertensione;

le terapie di trattamento agli occhi, necessarie per un numero crescente di malati, richiederebbero un numero maggiore di strutture sanitarie e di personale sanitario idoneo ad effettuare i trattamenti dedicati;

le strutture di oftalmologia presenti in Italia non sono in grado di soddisfare i crescenti e reali bisogni dei pazienti e di interrompere, quindi, l'incremento delle complicanze;

il numero di posti letto nelle strutture oculistiche, poi, è nettamente inferiore rispetto alle necessità soprattutto in regioni quali Molise, Sicilia, Campania e Valle d'Aosta;

le strutture specialistiche che in Italia erogano prestazioni quali, per esempio, iniezioni intravitreali, non sono presenti in maniera omogenea sull'intero territorio nazionale;

le strutture private risultano essere, mediamente, più adeguate rispetto ai centri pubblici a soddisfare le richieste dei pazienti;

preso atto, inoltre, che le diagnosi tardive e i ritardi nei trattamenti e nel follow-up connessi alla carenza di strutture e risorse determinano un peggioramento della acuità visiva dei pazienti;

rilevato che:

il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 marzo 2017, recante "Definizione dei livelli essenziali di assistenza", dovrebbe rispondere in maniera favorevole alle necessità di assistenza delle persone affette da diabete;

tuttavia, la presenza di lunghe liste di attesa e una scarsa informazione non le agevolano ad effettuare controlli regolari del fondo oculare; le diagnosi tardive, pertanto, inoltre non favoriscono il contrasto allo sviluppo della patologia;

rilevato, inoltre, che:

occorrerebbe che tutte le persone a rischio effettuassero controlli periodici del fondo oculare secondo le scadenze previste dalle linee guida;

occorrerebbe un progetto di informazione e sensibilizzazione atto a prevenire la progressione della malattia e a fermarne o ritardarne lo sviluppo;

occorrerebbe stanziare adeguate risorse per affrontare in maniera maggiormente efficace lo sviluppo della patologia oculare;

infine, il numero delle strutture sanitarie oculistiche dovrebbe essere implementato al pari delle risorse finanziarie assegnate per fornire assistenza a tutti i pazienti; parimenti, i pazienti affetti da retinopatia diabetica dovrebbero essere gestiti in maniera più efficiente attraverso un'adeguata programmazione degli esami diagnostici e delle prestazioni sanitarie necessarie,

impegna il Governo:

1) a prevedere un incremento delle risorse da destinare ai dipartimenti di oculistica del Sistema sanitario nazionale;

2) a promuovere un'adeguata programmazione delle attività proprie dei dipartimenti di oculistica in modo da soddisfare le necessità terapeutiche provenienti da un numero sempre crescente di pazienti affetti da retinopatia diabetica;

3) a promuovere un tavolo di confronto con le Regioni, al fine di rimuovere le disomogeneità e le inefficienze allo stato presenti sul territorio nazionale e favorire l'individuazione di un percorso diagnostico-terapeutico ad hoc per i pazienti affetti da retinopatia diabetica;

4) a prevedere un potenziamento delle attività di prevenzione e screening in campo oculistico attraverso un coordinamento fra le strutture oculistiche, private e pubbliche, e i medici, inclusi i medici di medicina generale;

5) a prevedere un potenziamento delle attività di prevenzione e screening attraverso la diffusione mirata di controlli dei livelli di glicemia, della pressione sanguigna e dei livelli di lipidi sierici nella popolazione a rischio;

6) a promuovere l'inserimento della retinopatia diabetica nei piani sanitari delle Regioni;

7) a prevedere adeguate campagne di informazione e sensibilizzazione della popolazione attraverso i principali mezzi di comunicazione, i medici di medicina generale e le farmacie del territorio, al fine di evitare che le persone affette da diabete possano rischiare di perdere la vista.

(1-00843)