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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 874 del 13/09/2017


Seguito della discussione congiunta dei disegni di legge:

(2874) Rendiconto generale dell'Amministrazione dello Stato per l'esercizio finanziario 2016 (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)

(2875) Disposizioni per l'assestamento del bilancio dello Stato e dei bilanci delle Amministrazioni autonome per l'anno finanziario 2017 (Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)(ore 16,36)

Approvazione del disegno di legge n. 2874

Approvazione, con modificazioni, del disegno di legge n. 2875

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione congiunta dei disegni di legge nn. 2874 e 2875.

Ricordo che nella seduta antimeridiana i relatori hanno svolto la relazione orale e hanno avuto luogo la discussione generale congiunta, la replica del rappresentante del Governo e l'esame degli articoli.

Passiamo ora alle dichiarazioni di voto finale sul complesso dei due provvedimenti, che verranno svolte congiuntamente.

DAVICO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DAVICO (FL (Id-PL, PLI)). Signora Presidente, desidero innanzitutto dichiarare che il Gruppo della Federazione della Libertà voterà contro il rendiconto e l'assestamento del bilancio al nostro esame. I provvedimenti che oggi esaminiamo non rappresentano un mero passaggio tecnico, o meglio si tratta di variazioni tecniche, magari sulle singole voci di bilancio, ma che derivano dalle scelte e dalle variazioni di bilancio che il Governo ha ritenuto di apportare senza il nostro voto favorevole: logica conseguenza di questo è che il nostro voto sarà non favorevole.

Andiamo qui a valutare quali sono stati gli effetti delle politiche attive del Governo e quali alcuni degli effetti delle politiche in materia di riforme che sono state sbandierate sia, ovviamente, in sede nazionale, sia a livello internazionale. Su questo dobbiamo dare una lettura non solo tecnica, ma anche politica, o in qualche modo intravedere una prospettiva. Nonostante la lettura rosea dei dati che i colleghi relatori e gli esponenti della maggioranza hanno tentato di presentarci, noi crediamo che le politiche economiche di questo Governo e soprattutto il pesante lascito sui conti del precedente Governo Renzi non vadano nella direzione giusta. Riteniamo che il taglio della spesa abbia dato risultati deludenti e che le politiche di crescita siano state ancora troppo deboli e di corto respiro.

Tutto questo, frutto soprattutto dell'azione di governo degli ultimi anni, ha creato ulteriore debito, portandolo a delle dimensioni abnormi e praticamente drammatiche.

È evidente che c'è la necessità di attivare politiche nuove, che diano un vero nuovo slancio al Paese.

I temi sono tanti e li abbiamo discussi a fondo in occasione dell'esame della legge di bilancio e delle manovre correttive e proprio per questi motivi riteniamo che ci debba essere uno slancio maggiore in termini di proposta e di azione di sviluppo, anche dal punto di vista della solidarietà e dell'azione a favore delle famiglie, dei territori e delle imprese. Questo rendiconto e questo assestamento dimostrano la debolezza delle politiche che sono state attivate fino ad oggi e pertanto il Gruppo della Federazione della libertà esprimerà voto contrario. (Applausi dal Gruppo FL (Id-PL, PLI)).

TOSATO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOSATO (LN-Aut). Signora Presidente, anche il Gruppo della Lega Nord esprime un voto contrario sul rendiconto 2016 e sull'assestamento 2017. Si tratta di una bocciatura non solo di questi due singoli provvedimenti, ma anche naturalmente della politica economica di questo Governo e dei Governi che si sono susseguiti in modo più o meno legittimo dal 2011 ad oggi. Dico più o meno legittimo perché sono stati frutto di scelte non compiute dai cittadini con un voto democratico, ma esclusivamente con l'appoggio di Gruppi parlamentari che si sono uniti in queste Aule, non necessariamente su un progetto politico o su una linea di governo voluta e votata dai cittadini, ma esclusivamente per portare avanti questa legislatura e quella precedente.

I Governi che si sono succeduti - da Monti a Letta, a Renzi ed oggi a Gentiloni Silveri - hanno attuato sostanzialmente due tipi di scelte e di politiche economiche: all'inizio, con il Governo Monti, è stata attuata la strategia dell'aggressione nei confronti dei risparmi dei cittadini italiani, con azioni basate sull'aumento della pressione fiscale anche in modo sconsiderato, deprimendo l'economia. Questa è stata la prima cura che, di fatto, ha danneggiato in modo irreversibile la qualità e la forza trainante dell'economia del nostro Paese, in particolare dei territori del Nord, distruggendo il sistema manifatturiero che si era creato con grande fatica. Poi c'è stata la politica renziana, quella dei bonus, quella di una spesa che non ha prodotto sviluppo economico, ma che è andata esclusivamente alla ricerca di un continuo consenso elettorale che poi è svanito nella notte del 4 dicembre con una bocciatura perentoria e senza appello da parte dei cittadini italiani. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Queste sono le politiche attuate in questi anni dai Governi sostenuti dal PD e dai Gruppi trasformisti che si sono creati all'interno di questo Parlamento, che portano a risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che, in modo anche abbastanza ridicolo, l'attuale Governo vuole presentare come miglioramenti dell'economia in una situazione sotto controllo che di fatto non esiste. Infatti, nel momento in cui il Governo, attraverso la relazione che è stata svolta in questa sede, ma anche attraverso la propaganda che viene proposta sugli organi di informazione, afferma che abbiamo agganciato la ripresa, che il PIL cresce e che quindi, siamo fuori dalla crisi, dà notizie assolutamente prive di fondamento perché a fronte di un aumento del prodotto interno lordo italiano che è dello 0,9 per cento nel 2016, la media della crescita europea è oltre l'1,6 per cento, il che significa che noi siamo il fanalino di coda a livello europeo, che ci sono economie che viaggiano oltre il 2 per cento di crescita e che la nostra crescita è assolutamente apparente e dovuta ad una situazione momentanea - e non quindi strutturale - positiva a livello internazionale. I dati, quindi, mostrano una assoluta bocciatura, non solo per questi numeri, non solo perché il debito pubblico - oltre 2.200 miliardi - è ormai fuori controllo, ma anche perché nei dati di fatto, per la realtà che noi viviamo nel Paese tutti i giorni, non avvertiamo la ripresa di cui si narra e di cui si vogliono illudere i cittadini italiani. Noi ravvisiamo ancora, sul nostro territorio, per chi vive la realtà del nostro territorio, situazioni di crisi delle famiglie, delle imprese, delle attività commerciali e artigianali che aprono e chiudono continuamente nel giro di pochi mesi proprio perché ormai intraprendere attività nel nostro Paese è praticamente impossibile.

Siamo in questa situazione e siamo in una situazione ancora più assurda e aberrante perché, a fronte di una politica di questo tipo, noi assistiamo ad una continua fuga da parte di cittadini italiani all'estero. Questo è un dato che non viene rilevato da queste analisi macroeconomiche, ma che per noi ha una valenza fondamentale. Noi abbiamo assistito, nel 2016 e negli anni precedenti, ad un continuo arrivo di extracomunitari; in particolare l'anno scorso sono stati oltre 170.000. Si tratta di persone in cerca non di rifugio, non di un luogo dove non esiste la guerra, ma semplicemente di un luogo dove costruire un futuro economico per se stessi, a fronte di 110.000 italiani che sono emigrati. Questi dati dovrebbero preoccupare il Parlamento e il Governo perché rappresentano un modello assolutamente inaccettabile, o che almeno è tale per la Lega Nord; quello di un Paese che caccia i propri cittadini, che li induce a scappare, soprattutto i giovani che hanno qualità e titoli di studio, per crearsi un futuro all'estero mentre importa immigrati. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). È una situazione folle e solo un Governo cieco e sordo dinanzi alle esigenze del suo Paese non può considerarlo un fattore assolutamente negativo.

L'aspetto peggiore è che, nonostante dati così evidenti, emerge chiaramente, da precedenti provvedimenti e da quelli che andremo a votare oggi, quale sia la politica del Governo. Assistiamo a una politica del bilancio che, nel suo testo originario, stanzia, in aggiunta a quelli già previsti, 600 milioni per le politiche a favore degli stranieri, dei richiedenti asilo e dei profughi e altri 134 milioni per politiche connesse al permesso di soggiorno e alla qualifica dei rifugiati. A fronte di tali aumenti, cui sono stati aggiunti altri 55 milioni in sede di esame del disegno di legge di assestamento in Commissione con un emendamento presentato dal Governo, assistiamo a una decurtazione vergognosa di altri capitoli di spesa: un taglio di oltre 234 milioni per le politiche a sostegno di persone con disabilità, non autosufficienti e invalidi civili e di 50 milioni per le politiche della famiglia.

Questo è l'emblema della politica economica del Governo: da una parte una spesa incontrollata per l'ospitalità e per favorire l'ingresso di extracomunitari e di manodopera a basso costo, dall'altra un taglio della spesa destinata alle fasce deboli della nostra popolazione. È sufficiente questo dato per evidenziare che c'è un totale scollegamento tra le politiche economiche del Governo e le esigenze reali del Paese, che avrebbe bisogno di interventi per l'abbattimento della spesa fiscale e il sostegno delle fasce deboli.

Bisognerebbe incrementare le politiche volte a favorire le famiglie italiane, quelle dei residenti e di coloro che hanno creato il nostro sistema economico e la nostra società. C'è invece una politica incontrollata in altre direzioni. La spesa di oltre 4 miliardi per l'accoglienza è fuori controllo ed ha esclusivamente due obiettivi: ottenere manodopera a basso costo e alterare l'identità dei nostri popoli e delle nostre comunità, perché è evidente che è più facile dominare popoli senza identità, piuttosto che popoli che abbiano un identità forte e gli strumenti per difendersi dai poteri forti, dalla protervia e dall'arroganza della politica.

È un modello sociale al quale non ci rassegneremo. È un modello di sviluppo del futuro del nostro Paese e dei nostri territori al quale non ci vogliamo adeguare, che riteniamo sbagliato e che non consideriamo inevitabile. Anzi, riteniamo che sia un modello voluto, pianificato, studiato e finanziato da questo Governo e da altri Esecutivi di questo genere, che rappresentano un sistema di potere che non identifica nei cittadini individui che hanno diritti, ma esclusivamente consumatori, persone che devono produrre e pagare.

È un modello di società assolutamente lontano dai nostri valori e dai valori che hanno reso grande questo Paese e che, anche attraverso queste politiche di bilancio, si manifesta in modo evidente e preoccupante. L'aspetto peggiore di tutta questa vicenda è che ciò sta accadendo ormai nella totale indifferenza del Governo e nella totale rassegnazione dell'opinione pubblica italiana.

Noi diciamo no a questi provvedimenti economici per tutti i motivi che ho esposto e per le politiche alle quali sottende la spesa di questo Governo. Diciamo no perché rappresentiamo una forza politica che non si rassegna a questo modello di società e che vuole ancora lo sviluppo e la crescita della cultura che ha reso grande il nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

BARANI (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BARANI (ALA-SCCLP). Signora Presidente, onorevoli colleghi, anche il nostro Gruppo, come i due che ci hanno preceduto (quindi facciamo strike), non voterà a favore dei provvedimenti al nostro esame. Quindi, siamo già a tre su tre, perché sia nel rendiconto che nell'assestamento permangono molte ombre rispetto alle quali il Parlamento nel suo complesso ha ben poche possibilità di intervenire.

La programmazione infatti, fondamenta indispensabile di ciascun processo economico, manifesta forme di incompletezza e approssimazione e la presenza di norme spot, scollegate tra loro e totalmente inutili a fare immaginare una qualsivoglia forma di ripresa e non fa altro che aggravare un quadro economico già di per sé disastroso. Faccio una previsione: quando questo Governo il prossimo anno finirà il suo mandato, il debito pubblico raggiungerà i 2.500 miliardi.

Valutando l'aspetto delle spese in conto corrente e in conto capitale, ci si rende immediatamente conto di come queste ultime siano sempre poche e ridotte, quando in realtà sono proprio quelle che nel lungo periodo danno un ritorno positivo in termini di lavoro, occupazione e, più in generale, in favore della crescita economica. Si parla di crescita della cultura e giustamente il Ministro della pubblica istruzione, la senatrice Fedeli, si sta impegnando per allungare l'età scolastica obbligatoria fino a diciotto anni perché si dice che, aumentando la scolarità di un anno, si aumenta di un punto il PIL. Servono anche politiche di svecchiamento nella pubblica istruzione: nelle nostre scuole abbiamo bisogno di giovani più preparati che sostituiscano il personale ultrasessantenne - chi vi parla ha quella età - che ormai non ha più motivazioni, non fa più aggiornamento e non è più in grado di formare il futuro quadro lavorativo del Paese. Lo stesso discorso vale per la sanità. Chi vi parla è un medico ultrasessantenne. È ora che questi medici ultrasessantenni con una cultura sanitaria ormai arcaica, arretrata e tardo-medievale siano sostituiti da ricercatori giovani capaci. Con la riforma Fornero sono state bloccate tre generazioni e noi dobbiamo recuperare questo gap perché se questi entrano nelle forze sanitarie produttive ci può essere ripresa. Sono queste le riforme strutturali; è questo l'uovo di Colombo e il coraggio che negli anni Ottanta ha avuto Bettino Craxi quando siamo diventati la quinta potenza economica mondiale.

Di contro, ad aggravare ulteriormente questo contesto già compromesso, la spesa corrente continua a risentire di una spending review poco efficace, perché poco seria, in quanto basata esclusivamente su tagli lineari. Tali tagli sono utili solamente a buttare fumo negli occhi ai cittadini al fine di cavalcare l'onda sempre più lunga del populismo. Si tratta di una strategia utile forse in termini elettorali, ma che comunque non potrà durare ancora a lungo, sia perché inconcludente, sia perché i benefici derivanti dai tagli ai costi della democrazia sono irrisori almeno quanto i costi stessi. Bisogna, innanzitutto, puntare a incrementare le entrate, perché solo in questo modo si potrà recuperare il terreno perduto in questi anni per cause dovute sia al contesto economico internazionale che a fattori esclusivamente interni. È necessario comprimere il gap tra le varie fasce della popolazione e ancor più urgente è puntare a smussare quella differenza ancora troppo netta tra il Nord e il Sud del Paese, un antico e dannoso retaggio che è giunta l'ora di superare.

Colleghi, questo non lo si fa con gli spot preelettorali o con tagli che non incidono per nulla sul bilancio dello Stato. Il medico non può garantire con le sue cure la vita eterna. Anche in questo caso c'è necessità di essere pragmatici e di non dire che va tutto bene quando non si fanno le riforme strutturali e quando sugli investimenti non si puntano quantità di denaro tali da permettere lo sviluppo stesso in ricerca e innovazione. Siamo stati una Patria che ha insegnato al mondo le nostre capacità nel terziario avanzato e dobbiamo cercare non di tagliare, ma di investire quanto più possibile in quel settore.

Certo, controllo e contenimento della spesa pubblica devono essere posti tra le priorità, ma è necessario soprattutto puntare a rilanciare i consumi e gli investimenti, sostenendo la semplificazione, riducendo la pressione fiscale, abbandonando forme di assistenzialismo, incentivando la giustizia sociale e favorendo un processo di riforme strutturali serie.

Colleghi, la malagiustizia e la medicina difensiva ci costano dai 20 ai 40 miliardi, che togliamo dallo sviluppo, dalla ricerca, dall'innovazione, dalla crescita del Paese. Insomma, invece di galleggiare servendosi di annunci e proclami, urge rimettere effettivamente in moto la nostra economia e occorre che questa giunga quanto prima a pieno regime. Per fare ciò serve incidere anche con investimenti che potremmo definire di carattere culturale, puntando a far emergere il cosiddetto sommerso e incentivando la cultura della legalità tanto nel mondo del lavoro che in quello imprenditoriale. Per fare questo, non basta tagliare. Tagliare gli sprechi è doveroso, moralmente obbligatorio, ma quello che conta finanziariamente è investire e investire bene, puntando al rilancio di quelle aree nelle quali il tasso di povertà e di disoccupazione ha una percentuale maggiore e indirizzandosi effettivamente sulle nostre eccellenze, anche intellettuali, decantate ovunque nel mondo, come dicevo prima.

Il quadro economico, che rispetto a qualche anno fa ci appare leggermente migliore, non deve ingannarci, così come la lettura e la conseguente analisi dei dati ISTAT non devono essere un mezzo per fare propaganda. I dati vanno, infatti, letti tutti nel loro complesso, interconnettendoli tra loro. Tasso di occupazione e volume dei consumi, ad esempio, sono strettamente collegati e non basta che solo uno dei due abbia un indice positivo per illudersi che vada tutto bene.

È per questo che pongo nuovamente l'accento sull'esigenza di superare una facile leggerezza quando si stende e si esamina questo tipo di provvedimenti ed invito il Governo e la maggioranza ad abbandonare la ricerca del consenso al di fuori delle Aule parlamentari e a puntare a una crescita effettiva e sostanziale, per addivenire alla quale serve certamente anche una massiccia dose di coraggio. Faccio un esempio: il medico frettoloso fa degenerare la ferita, la fa suppurare, e di questo nell'economia e nello sviluppo del Paese non abbiamo bisogno. Questo coraggio, a noi del Gruppo Ala-Scelta Civica, è sembrato totalmente assente nell'intero ciclo che riguarda i provvedimenti economici sottoposti al vaglio del Parlamento. Dichiaro, come ho già ricordato prima, il nostro voto contrario.

Signor Presidente, mi permetta un ultimo flash. Invito quei Gruppi - anche questo è importante in tema di chiarezza e sviluppo - che non abbiano ancora designato i loro membri nella Commissione d'inchiesta sulle banche a farlo celermente. (Applausi della senatrice Gambaro. Commenti del senatore Cappelletti).

RICCHIUTI (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RICCHIUTI (Art.1-MDP). Signora Presidente, onorevoli senatori, da sempre la valutazione del rendiconto generale dello Stato nelle Aule parlamentari risponde alla funzione giuridico-costituzionale di controllo del Parlamento sull'operato dell'Esecutivo, per verificare se il Governo abbia dato seguito in modo corretto alla gestione finanziaria nei termini preventivamente stabiliti mediante l'approvazione della legge di bilancio annuale.

La struttura dell'intero atto si presenta pertanto come molto complessa e tecnica, comprendendo infatti il conto consuntivo del bilancio ed il conto consuntivo generale del patrimonio a valore, nonché i conti consuntivi allegati di alcune amministrazioni statali dotate di autonomia. In particolare, il conto generale del patrimonio risulta essere il documento contabile in grado di presentare la situazione patrimoniale dello Stato quale risulta in chiusura di esercizio per effetto delle variazioni e delle trasformazioni prodotte nei suoi componenti attivi e passivi dalla gestione di bilancio o da qualsiasi altra causa.

In estrema sintesi, il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato per il 2016 presenta un valore negativo pari a 11,1 miliardi di euro, con un miglioramento di 30,4 miliardi rispetto al saldo registrato nel 2015, che si era, invece, assestato ad un valore negativo di 41,5 miliardi. Il risparmio pubblico nel 2016 evidenzia un miglioramento rispetto all'anno precedente, assestandosi a più 32,8 miliardi, a causa sia dell'aumento delle entrate correnti (più 16,7 miliardi), sia della diminuzione della spesa corrente (meno 20,2 miliardi).

Nel documento economico-contabile si conferma poi un dato già noto: nel 2016 il PIL ai prezzi di mercato registra una crescita nominale dello 1,6 per cento rispetto all'anno precedente e una variazione in volume anch'essa di segno positivo pari allo 0,9 per cento, confermando un dato in crescita quasi identico a quello registratosi nel 2015 (0,8 per cento).

Tuttavia, qui mi preme fare una valutazione politica, perché non possiamo non registrare che a dieci anni dalla crisi, il PIL italiano è stimato ancora a livelli inferiori di quello del 2007 di circa otto punti, con una perdita cumulata di circa 800 miliardi di euro. I problemi investono sia il lato della domanda (consumi inferiori del 5 per cento, investimenti di quasi il 30 per cento), sia il lato dell'offerta con una perdita ulteriore di produttività del lavoro.

Questi numeri sono il segno di politiche economiche sbagliate ed inefficaci, perché se si continua a seguire una politica dell'offerta basata sulla contestuale riduzione della spesa e delle imposte come via per recuperare la crescita, e si sprecano a questo fine anche i margini di flessibilità ottenuti in sede europea, i problemi di crescita e di aumento dell'occupazione non si avviano in una direzione di risoluzione strutturale.

In connessione funzionale con lo strumento del rendiconto di bilancio, bisogna procedere all'esame del disegno di legge di assestamento 2017, che, nel configurarsi come il primo a essere predisposto conformemente alle più recenti modifiche apportate alla legge di contabilità e finanza pubblica (legge n. 196 del 2009), si conferma un atto non solo necessario, ma fortemente opportuno per mettere a regime i margini di flessibilità concessi alle amministrazioni. È vero che il saldo netto da finanziare presenta una variazione di segno negativo pari nel complesso a 17,4 miliardi. Tuttavia, occorre sottolineare che il valore è comunque coerente con il limite massimo stabilito dall'allegato 1 dalla legge di bilancio 2017 come successivamente modificata.

Si accoglie favorevolmente il risultato dell'aumento delle entrate per 2,8 miliardi e della riduzione della spesa per interessi per 1,9 miliardi. Altrettanto favorevolmente si registra il dato per cui le previsioni circa il risparmio pubblico migliorano rispetto a quelle iniziali per un valore di 2,9 miliardi. Bene anche il dato sulle entrate finali che aumentano di 5,3 miliardi rispetto alle previsioni, frutto di un incremento delle entrate tributarie per 1,8 miliardi e di quelle extra-tributarie per 3,5 miliardi.

È importante evidenziare poi come le proposte di assestamento formulate con il presente disegno di legge migliorano i saldi di finanza pubblica, sia aumentando le entrate di 2,8 miliardi, sia con una riduzione delle spese finali per 1,6 miliardi imputabile alla rilevante riduzione della spesa per interessi, sia riducendo il rimborso delle passività finanziarie.

Il quadro economico si assesta con queste condizioni perché, purtroppo, si registra un peggioramento dell'avanzo primario e le previsioni assestate delle spese finali fanno registrare un incremento di 22,7 miliardi, tanto al livello di spese correnti, quanto al livello di spesa in conto capitale. Il Gruppo Articolo 1-Movimento Democratico Progressista voterà dunque a favore di questi provvedimenti.

GUALDANI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUALDANI (AP-CpE-NCD). Signora Presidente, l'esame del rendiconto generale dello Stato in sede parlamentare riflette la funzione giuridico-costituzionale di controllo del Parlamento sull'Esecutivo, rappresentando lo strumento attraverso il quale si verifica che il Governo abbia dato effettivo seguito alla gestione finanziaria nei termini preventivamente stabiliti dallo stesso Parlamento, mediante l'approvazione della legge di bilancio annuale.

Con riferimento ai risultati della gestione di competenza, nell'insieme, si registra un miglioramento dei saldi sia rispetto alle previsioni definitive come risultanti dalla legge di assestamento 2016, sia rispetto ai risultati conseguiti nell'esercizio 2015. In particolare, il saldo netto da finanziare del bilancio dello Stato per il 2016 presenta un valore negativo pari a 11,1 miliardi di euro, con un miglioramento di 30,4 miliardi rispetto al saldo registrato nel 2015, che si era invece assestato ad un valore negativo di 41,5 miliardi. Rispetto alle previsioni definitive, tale saldo è risultato migliore di 27,8 miliardi, posto che era previsto attestarsi, nel 2016, ad un valore negativo di 38,9 miliardi di euro.

Per le spese in conto capitale, con impegni pari a 42,8 miliardi, il rendiconto 2016 segnala un lieve aumento rispetto all'anno precedente di 1,5 miliardi, che fa ben sperare per l'aumento degli investimenti in futuro, legato in particolare alla ripresa del ciclo economico. Il peso della spesa complessiva, in rapporto al PIL, è diminuito dal 50,24 per cento del PIL nel 2015 al 47,14 per cento del 2016.

Le proposte di assestamento formulate con l'altro disegno di legge in esame oggi in quest'Aula per l'esercizio finanziario 2017 migliorano i saldi di finanza pubblica sia aumentando le entrate (+2,8 miliardi), sia riducendo le spese finali (1,6 miliardi) e il rimborso delle passività finanziarie (5 miliardi). Con riferimento alle spese finali, la riduzione di 1,65 miliardi è imputabile alla consistente riduzione della spesa per interessi per 1,95 miliardi di euro, che attenua l'aumento di 253 milioni della spesa corrente al netto degli interessi e di 45 milioni della spesa in conto capitale. Le variazioni delle autorizzazioni di cassa comportano, rispetto alle previsioni iniziali, un peggioramento di tutti i saldi ad eccezione del risparmio pubblico. L'entità del peggioramento del saldo netto da finanziare è di circa 20 miliardi (dai circa 102,6 miliardi delle previsioni iniziali a 122,6 miliardi), mentre la necessità di ricorrere al mercato registra un incremento di 15,2 miliardi, raggiungendo l'importo di quasi 372 miliardi; l'avanzo primario, partendo dal valore negativo di quasi 23,4 miliardi, giunge a un importo ugualmente negativo di poco meno di 45,7 miliardi, con un peggioramento percentuale di poco inferiore al 96 per cento. Il solo risparmio pubblico migliora di 3,3 miliardi, passando da circa 61,2 miliardi a circa 57,9 miliardi. Degna di nota invece la differenza di quasi 2,7 miliardi di euro tra la consistenza delle spese finali in termini di competenza e di quelle in termini di cassa, spiegata dallo smaltimento dei residui passivi.

La composizione delle variazioni formulate dall'assestamento, articolate per missioni, mette in evidenza tra le variazioni più significative: la minore necessità di rimborso di prestiti internazionali, con una riduzione della missione Debito pubblico pari a 6,15 miliardi in termini di competenza e 6,4 miliardi in termini di cassa; le minori spese della missione Politiche previdenziali per 1,2 miliardi di euro (competenza e cassa), imputabile all'adeguamento dell'effettivo fabbisogno dell'INPS; la riduzione di spesa delle Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali pari a circa 1 miliardo in termini di competenza (841 milioni in termini di cassa), dovuta principalmente alle minori regolazioni contabili delle entrate erariali riscosse dalle Regioni a Statuto speciale, con riferimento anche a anni precedenti. Vi sono inoltre l'aumento delle spese della missione Politiche per il lavoro, per 1.479 milioni di euro in termini di competenza e 1.381 milioni in termini di cassa, a causa dei maggiori oneri relativi ai trattamenti di cassa integrazione guadagni (CIG) straordinaria e ai connessi trattamenti di fine rapporto; l'incremento di 990 milioni (solo in termini di cassa) della missione Soccorso civile in seguito alle assegnazioni in favore degli uffici speciali a L'Aquila e ai Comuni del cratere per la ricostruzione; infine un aumento di oltre 550 milioni (competenza e cassa) relativi a Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti, dovuto al maggior fabbisogno determinato dai flussi migratori.

Dall'esame pur breve dei principali macrodati emerge un elemento significativo: il nostro Paese è in ripresa costante. L'azione del Governo e di questo Parlamento, seppur difficoltosa per la congiuntura economica a livello internazionale, in questi cinque anni ha dimostrato la capacità del Paese di rialzare la testa e di guardare con ottimismo al futuro. Chiaramente non siamo soddisfatti, in quanto questi dati in ripresa devono essere unicamente un primo stimolo per migliorare ulteriormente il quadro generale del sistema Paese. La futura azione macroeconomica della maggioranza non potrà che sostenere ulteriormente la crescita, incentivando le spese in conto capitale, foriere di ricadute positive in termini occupazionali e di gettito erariale.

Le spese per il sostegno del lavoro non potranno certamente diminuire, ma al tempo stesso bisognerà cercare le modalità per aumentare ulteriormente gli sgravi fiscali agli imprenditori, al fine di sostenere ulteriori assunzioni. Soprattutto la programmazione dell'innovazione infrastrutturale dovrà assumere i caratteri della sistematicità. Il nostro Paese, fermo agli anni Sessanta per tanti aspetti, non può più prescindere da una corretta gestione del proprio territorio e, anche alla luce dei cambiamenti climatici, dovrà dotarsi di un piano di gestione delle acque, di contrasto al dissesto idrogeologico in generale e di una mappatura sismica seria dell'intero Stivale. Se non iniziamo a stanziare somme sistematiche su questi aspetti, ci ritroveremo nel tempo a rincorrere costantemente le emergenze e a rattoppare ciò che non è più rattoppabile, ma che va drasticamente mutato.

A nome del Gruppo di Alternativa Popolare manifesto dunque una soddisfazione per i dati emersi dal rendiconto e dall'assestamento, che sia però un ulteriore stimolo al miglioramento del quadro macroeconomico e dell'economia reale e annuncio il voto favorevole del Gruppo parlamentare (Applausi dal Gruppo AP-CpE-NCD).

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signora Presidente, i senatori di Sinistra Italiana voteranno contro il rendiconto e l'assestamento di bilancio per l'anno 2017. Quest'ultimo, in particolare, prevede un peggioramento del saldo netto da finanziare di 21,9 miliardi per atti amministrativi. Tradotto, si tratta dell'impatto di 20 miliardi di euro su tale saldo del decreto-legge n. 237 del 2016, cosiddetto salva banche, che ha comportato un incremento delle acquisizioni di attività finanziarie per tale somma. L'assestamento è stato poi aiutato, per così dire, dalla riduzione della spesa per interessi per circa 2 miliardi e dall'aumento delle entrate per circa 3 miliardi dovuto alla ripresina in corso. Le spese sono state ridotte di circa un miliardo. Alla fine, il saldo netto da finanziare peggiora in termini di competenza di 17,4 miliardi rispetto al dato indicato nella legge di bilancio per il 2017.

Insomma, quando si tratta di finanziare gli istituti di credito non si bada a spese, non ci si preoccupa dei saldi di finanza pubblica. Tutt'altra musica, invece, per la sanità, la scuola, le pensioni, il contrasto dei cambiamenti climatici e l'intervento per la cura del territorio.

Con gli ultimi emendamenti presentati ieri dal Governo si finanziano ulteriormente, di 100 milioni, le spese generali del Ministero della difesa, mentre per dare altri 18 milioni ai nostri servizi di informazione non si trova niente di meglio che toglierli alla cooperazione migratoria. Meno male che lo slogan di quest'estate era: «Aiutiamoli a casa loro».

Il voto su questo provvedimento e sul rendiconto 2016 esprime a nostro avviso un giudizio più generale sulle politiche di finanza pubblica di questo Governo e del precedente Governo Renzi.

Il Governo si gloria della maggior crescita attuale. Vorrei riportare al riguardo alcune osservazioni dell'ex responsabile dell'ufficio studi di Bankitalia, Pierluigi Ciocca: «Questi sono i dati di una ripresa ciclica non consolidata nelle componenti della domanda, e mediocre, sia in assoluto sia nel confronto internazionale. Soprattutto, mediocre rispetto a un crollo che dai picchi ciclici trimestrali di dieci anni fa si commisura negli scarti negativi seguenti: -6,8 per cento il PIL; -4,2 per cento i consumi privati; -27 per cento gli investimenti; -21,4 per cento la produzione industriale; -2 per cento l'occupazione; +7,1 per cento le esportazioni (ma al di sotto del commercio mondiale).

Ancor meno può usarsi la parola «crescita». Farlo è puro analfabetismo economico. Si ha crescita quando la progressione del prodotto, oltre a essere tendenziale (non ciclica), più che da un maggiore impiego del lavoro e delle altre risorse già disponibili ma sottoutilizzate, scaturisce principalmente da una intensificata accumulazione di capitale, unita a ricerca, innovazione e progresso tecnico.

Non è purtroppo questo il caso dell'economia italiana oggi».

Ciocca continua dicendo che certo, (c'è una piccola ripresa,) ma «la produttività langue su bassi livelli. Lo stock netto di capitale flette. Il prodotto orario del lavoro è diminuito sia nel 2015 sia nel 2016».

Accennavamo alle spese per il welfare. Alcuni dati sono significativi. Il Documento di economia e finanza (DEF) 2017 prevede che il rapporto tra spesa sanitaria e PIL diminuirà dal 6,7 per cento del 2017 al 6,5 per cento nel 2018, per poi precipitare al 6,4 per cento nel 2019, lasciando intendere che l'eventuale ripresa del PIL non avrà ricadute in alcun modo positive sul finanziamento pubblico della sanità e del welfare. La Corte dei conti quantifica che nel periodo 2015-2018 l'attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione cumulativa del finanziamento del Servizio sanitario nazionale di 10,51 miliardi di euro, rispetto ai livelli programmati. La stessa Ragioneria generale dello Stato attesta che dal 2010 al 2016 la spesa sanitaria è diminuita mediamente di un ulteriore 0,1 per cento annuo mentre, continua a crescere, come noto, la popolazione anziana.

Altro elemento di riflessione riguarda le spese militari e in particolare il programma di acquisizione degli F-35. Un programma originariamente previsto in più di 18 miliardi che, sempre secondo la Corte dei conti, ha visto raddoppiati i costi unitari e ha avuto un impatto occupazionale molto ridotto anche rispetto alle stesse previsioni iniziali.

È stata bocciata anche la modesta proposta dell'onorevole Damiano, presidente della Commissione lavoro della Camera, di bloccare l'aumento dell'età pensionabile, in particolare per le donne. La più alta in Europa. Niente da fare, i tagli al welfare devono proseguire. Dunque, due pesi e due misure.

Il Governo, con la presentazione della Nota di aggiornamento del DEF 2017 (tra qualche giorno), si appresta a chiedere al Parlamento la deroga dal percorso di avvicinamento verso «l'obiettivo di medio periodo» (il pareggio di bilancio). Non è la prima volta. Anzi, se non vado errata, si tratta della quinta volta che ciò accade. La cosa ha un che di surreale, avendo il Parlamento tutto, nella scorsa legislatura, approvato una modifica dell'articolo 81 della nostra Costituzione che costituzionalizzava, per l'appunto, il pareggio di bilancio. Come Sinistra italiana non solo abbiamo presentato una proposta di modifica di tale norma, ma nel corso dell'iter della riforma costituzionale renziana, abbiamo presentato un emendamento in tal senso che è stato ovviamente respinto dalla maggioranza; la stessa maggioranza che oggi chiede un voto trasversale per derogare dalla norma che essa stessa ha fortemente voluto e voluto mantenere in Costituzione.

Non saranno alcune parziali proposte correttive alla prossima legge di bilancio che determineranno una reale discontinuità con le politiche di austerità espansiva perseguite da questo Governo. Serve una reale correzione di rotta rispetto alle politiche imposte dall'Unione europea.

Renzi ha proposto di portare il deficit per cinque anni vicino al 3 per cento, ma poi ha subito precisato che si tratta di un programma per la prossima legislatura dove, con ogni probabilità, non sarà lui il Presidente del Consiglio. Dunque niente più che un altro spot elettorale. D'altronde, quando è stato presidente di turno dell'Unione europea, Renzi non ha neanche accennato a qualsivoglia modifica dei Trattati europei.

Non condividiamo poi l'utilizzo che continua ad essere proposto, anche in vista della prossima legge di bilancio, di questa maggiore flessibilità di bilancio: la moltiplicazione di inutili bonus che, come si è visto dall'esperienza di questi quattro anni, non hanno certamente avuto un positivo effetto moltiplicatore. Serve una politica di investimenti pubblici dedicata alla conversione ecologica del nostro sistema produttivo, a rimediare al dissesto idrogeologico del nostro Paese, alla messa in sicurezza antisismica e a un vero e proprio piano di adattamento ai cambiamenti climatici, dando così lavoro qualificato a centinaia di migliaia di giovani.

Francia e Germania mascherano i loro interessi nazionali sotto presunti ideali europeisti. L'Italia deve saper difendere i propri interessi nazionali e pesare in Europa. Il nostro Paese può gettare tutto il suo peso nella riforma del fiscal compact, che dovrebbe essere inserito entro quest'anno nei Trattati europei. Bisogna avere il coraggio di farlo, pena la riduzione del nostro Paese a una colonia di altri e ulteriori crisi dal punto di vista sociale, come purtroppo le recenti acquisizioni - a proposito di "colonia" - di nostri asset finanziari e produttivi dimostrano.

Per tutti questi motivi (ho cercato di guardare un po' più in là, anche alla presentazione del prossimo DEF), i senatori della componente Sinistra Italiana - Sinistra Ecologia Libertà del Gruppo Misto voteranno contro il rendiconto generale per il 2016 e l'assestamento per il 2017.

LEZZI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEZZI (M5S). Signora Presidente, questa mattina ho avuto modo di ascoltare sia i relatori, che il vice ministro Morando. Tuttavia, per molti aspetti ho avuto la sensazione di riascoltare sempre la solita propaganda, come quando si scrivono i tweet e si fa il solito gioco con i numeri, prendendo soltanto quelli che più convengono alla maggioranza e al Governo per ostentare capacità e successi che di fatto noi riteniamo non ci siano.

Perché dico questo? Perché, ogni volta, c'è un autoincensarsi, soprattutto da parte dell'elegante ex Premier, ora segretario del Partito Democratico, che incensa i suoi 1.000 giorni di Governo e le riforme adottate. Vorrei ben capire di quali riforme si parla, perché la riforma della pubblica amministrazione è stata parzialmente bocciata, quella della scuola ha costretto a imbarazzanti migrazioni la maggior parte dei docenti, per non parlare della scarsa gratificazione per quanto riguarda gli studenti e, quanto alle riforme istituzionali, e abbiamo la riforma costituzionale, anch'essa bocciata. Rimarrebbe magari il jobs act. Anche qui, si rimpallano i successi da Gentiloni Silveri, a Padoan, a Poletti, Calenda e Renzi. Tutti sono impegnati a scrivere tweet, ma nessuno ci dice che la misura contenuta nella legge di bilancio, legata al jobs act, che ci è costato oltre 20 miliardi di euro, ha portato il livello di disoccupazione a un gap maggiore rispetto alla media europea.

Cosa voglio dire? Quando il Governo Renzi si è insediato, in Italia il tasso di disoccupazione era pari al 12,9 per cento, mentre la media europea era del 12 per cento; quindi, il differenziale era pari allo 0,9 per cento. Ora, invece, il differenziale è del 2,2 per cento. Sto dicendo che il gap è più che raddoppiato, a fronte di oltre 20 miliardi di spesa pubblica, perché, chiaramente, tutti abbiamo pagato lo spot della decontribuzione, che, peraltro, è stato fatto a fronte dell'abolizione di una norma strutturale.

Ritornando alla riforma del jobs act, questa avrebbe dovuto eliminare il precariato, eppure i dati del secondo trimestre ci dicono che, con riferimento ai nuovi assunti, otto su dieci sono a tempo determinato: questo non è altro che la certificazione dell'unica riforma di Renzi rimasta in piedi.

Magari si parla anche della produzione industriale. Ricordo che nel giugno scorso in una serie di tweet si è scritto che c'era, finalmente, un dato significativo e decisivo, pari a un aumento dell'1,1 per cento. Giusto. Tale dato si riferiva a un incremento rispetto al maggio del 2017, quindi da un mese all'altro. Qualche giorno fa sono usciti i nuovi dati dell'INPS e sento tuonare Gentiloni Silveri, Renzi, Calenda e compagnia cantante rispetto a un +4,4 per cento. Ebbene, rimango basita, mi chiedo: dove prendono questo dato? È giusto +4,4 per cento, ma è un dato tendenziale luglio 2016 su luglio 2017. Allora, sarebbe stato interessante dire che a giugno 2017 rispetto a giugno del 2016 la crescita era del 5,2 per cento, quindi siamo scesi al 4,4. Sarebbe più responsabile e più maturo fare i conti come si devono fare, quindi mese con mese. Allora, se a giugno abbiamo avuto un +1,1, che è un dato significativo, un incremento deciso che ha portato un buon contributo alla produzione industriale (ma bisogna considerare anche la componente energetica perché, volenti o nolenti, è così, signori, e basta andare a leggere anche il rapporto Terna per sapere il perché), arriviamo a luglio e la crescita congiunturale, ossia mese su mese, è dello 0,1 per cento. Allora, signori, dal momento che siete così affezionati agli "zero virgola" perché l'elegante ex Premier non ha twittato che la crescita della produzione industriale è stata dello 0,1 per cento?

Ma voglio scendere ancora più nel particolare, rispetto alla produzione industriale, perché è molto interessante valutare anche l'indice dei dati destagionalizzati. Sono dati che si trovano facilmente sul sito dell'ISTAT e ci dicono che, considerato 100 il dato 2010, che è l'anno di riferimento, siamo a 96,9. Quindi, siamo ancora distanti però stiamo cercando di avvicinarci al 100 del 2010. Ma se guardiamo un po' tutta la progressione, vediamo che a dicembre 2016 - e di questo devo rendere merito, purtroppo, a Renzi - eravamo già a 96,2, e a gennaio c'è stata una contrazione decisiva e poi c'è stata una contrazione in aprile che ci aveva portato a 94. Allora, pian piano stiamo recuperando questo indice, ma siamo sempre ai dati di partenza: c'è poco da twittare!

Almeno in questo caso, quando andiamo a discutere del rendiconto, sarebbe molto più maturo e più responsabile guardare ai numeri per quello che sono e decretare i fallimenti per non farne degli altri, cosa che invece, purtroppo, non è.

Un dato che da parte del Governo non ho assolutamente ascoltato, purtroppo, è che abbiamo raggiunto un nuovo record, decisivo anche questo: quello del debito pubblico. Sì, perché abbiamo toccato i 2.281 miliardi di debito pubblico, e la cosa più sconcertante, però, è che c'è un bel gap, anche in questo caso, tra l'aumento del PIL e l'aumento del debito pubblico: il debito pubblico galoppa e il PIL affanna rispetto al debito pubblico. Questo è sbagliato, è una distorsione che bisogna evidenziare, perché altrimenti non si va avanti.

Leggendo il rendiconto, magari qualche dato positivo c'è, ma dobbiamo anche valutare il perché. C'è perché, in realtà, c'è il quantitative easing che ci ha fatto risparmiare 10 miliardi di euro di interessi passivi e non è un'azione del Governo e c'è un taglio feroce a carico delle amministrazioni locali, le quali pagano il debito, quando invece quello delle amministrazioni centrali non fa altro che aumentare. E qui veniamo al sentiero stretto di cui ha parlato il vice ministro Morando.

Sì, perché dal debito pubblico per forza si deve parlare di sentiero stretto, che sembra una poesia, sembra che arrivi chissà da dove, ma arriva dal Governo Renzi, che, dopo le clausole di salvaguardia del Governo Letta di 3, 7 e 10 miliardi, arriva quasi a 30 miliardi di clausole di salvaguardia: sono quegli aumenti dell'IVA e delle accise che non ci permettono di agganciare la vera crescita, quella europea. Se ci andrà bene, all'Italia toccherà una crescita dell'1,5 per cento contro una media del resto d'Europa del 2,2. Noi siamo sempre dietro, altro che locomotiva d'Europa! E lo dobbiamo al fatto che sono state compiute scelte non di politica economica, ma di bonus. E per quei 10 miliardi di euro dati per gli 80 euro, è inutile che twittate sul rapporto della BCE: leggetelo bene. È una spesa fatta a deficit, che ancora dobbiamo saldare e che ancora oggi non ci consente di dare man forte neanche a quella produzione industriale fatta con gli sgravi, perché anche quella è una norma spot, è una droga, come ha detto il vice ministro Morando. Non ci permette di andare oltre e di quei 10 miliardi spesi solo 3,5 miliardi sono stati spesi al consumo e questo è un dato agghiacciante, preoccupante: non c'è niente di cui essere contenti rispetto a questo.

Adesso siamo qui ad incartarci per cercare un miliardo o 1,5 miliardi per prorogare gli iperammortamenti, norma spot, eppure erano stati promessi 13 miliardi. È stato detto in tutte le salse che la decontribuzione doveva essere strutturale, e invece è stata uno spot e vediamo quali risultati sta portando, basta leggere i rapporti dell'INPS ed incrociarli.

Per queste ragioni, per il fatto che sono stati spesi male i soldi, per il fatto che magari nell'evasione fiscale, nella semplificazione, c'è stata una serie di avvicendamenti di proroghe su scadenze già trascorse, dove è stata magnificata la vostra incompetenza - e le aziende, le imprese ed i professionisti che in questi giorni hanno a che fare con questi rinvii e con la comunicazione dei dati IVA sanno benissimo di cosa sto parlando e mi auguro che se ne ricordino quando sarà il momento - noi voteremo no a questo rendiconto, per una questione di maturità e di responsabilità e perché i numeri noi li leggiamo tutti e per bene. (Applausi dal Gruppo M5S).

AZZOLLINI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AZZOLLINI (FI-PdL XVII). Signora Presidente, i colleghi del mio Gruppo parlamentare, i senatori Mandelli e Ceroni, già questa mattina si sono soffermati sulle ragioni per le quali il nostro Gruppo voterà contro l'assestamento di bilancio che oggi ci viene presentato. Non vi è dubbio che questo voto contrario è anche, come è già stato detto, molto preoccupato. Se ci si sofferma sui dati portati dalla legge di assestamento, si capisce che la situazione della finanza pubblica italiana non è sotto controllo.

Si è già detto che il saldo netto da finanziare, quindi uno dei saldi fondamentali, rispetto al disegno di legge di bilancio 2017, è aumentato, quindi è peggiorato, in termini di competenza per 17,4 miliardi e ciò è molto grave, ma è ancora più grave perché peggiora di più in termini di cassa ed ammonta ad oltre 20 miliardi di euro. È del tutto evidente che il peggioramento della cassa rispetto alla competenza continua ad indicare una spesa corrente che aumenta ed è fuori controllo. Questo è il dato di fondo che emerge da questo bilancio e dice che non soltanto il saldo netto da finanziare peggiora, ma peggiora tutto: peggiora il ricorso al mercato, che è naturalmente la differenza tra le entrate finali ed il totale delle spese e quindi significa che dovremo ricorrere di più all'emissione di titoli e dunque al debito. Soprattutto, peggiora l'avanzo primario: tutti ricordano che tra la fine degli anni Novanta e l'inizio del 2000, una bandiera del centrosinistra era quella di aver migliorato l'avanzo primario. Non è qui il caso di vedere perché allora migliorò, ma intanto questo era ritenuto uno dei segnali di buona finanza pubblica. Bene: l'avanzo primario peggiora, addirittura si dimezza. Voglio ricordare che l'avanzo primario è quell'indice che immediatamente riverbera sul debito ed è uno degli indici che segnalano la possibilità di migliorare il rapporto debito-PIL che è quanto oggi ci chiede l'Europa ma soprattutto è la vera zavorra che frena le possibilità di sviluppo in Italia. L'avanzo primario diminuisce.

Vi è un altro dato che sembra migliore, cioè quello del risparmio pubblico, che è la differenza tra le entrate correnti e le spese correnti al lordo degli interessi pagati. Si capisce che il risparmio pubblico migliora perché il tasso degli interessi sul debito pubblico è in assoluto, in maniera straordinaria, più basso rispetto a tutto il periodo precedente, almeno a mia memoria. E attenzione, che questa favorevole congiuntura seppure fa migliorare il risparmio pubblico, come ho detto prima, non è però capace di migliorare l'avanzo primario ed ecco perché il quadro è francamente e certamente negativo.

Naturalmente, che incrementino le spese correnti è un dato importante. Tali spese aumentano nell'ordine di quasi 3 miliardi di euro: questo significa che abbiamo ancora una situazione della spesa corrente che non è sotto controllo. E, quasi beffardamente, signora Presidente e colleghi, sembra che aumentino le spese in conto capitale e allora ci si illude, pensando che sia una fortuna, perché, ad una prima lettura, sembra siano spese relative agli investimenti. No: viene considerata spesa in conto capitale anche l'acquisizione di attività finanziarie. Ed ecco l'aumento di 20 miliardi perché, come sapete, sono stati necessari 20 miliardi per affrontare i problemi bancari in Italia. Quindi, a prescindere dal fatto che siano o non siano utili - probabilmente sì - quei 20 miliardi non sono un aumento della spesa in conto capitale per investimenti, sono soltanto spese necessarie per venire incontro ad una emergenza finanziaria del Paese. Le acquisizioni di attività finanziaria vengono classificate come spese in conto capitale ed ecco l'aumento di tali spese, mentre, in verità, ormai le spese per investimenti, addirittura, stancamente, continuano a diminuire, perché sono già ridotte non al lumicino, ma a pochissimo.

Ed allora è sufficiente, come diceva stamattina il vice ministro Morando, quel sentiero stretto per rimettere in piedi l'Italia? No. Io credo che non sia possibile. C'è bisogno, invece, più che di un sentiero stretto di una veduta larga, di un vero cambiamento di rotta, di un Governo che abbia il coraggio di fare alcune cose importanti che limitino grandemente la spesa corrente e diano agli investimenti pubblici, che sono compito del Governo, un significativo aumento. È vero, sono d'accordo con il vice ministro Morando sul fatto che l'insieme delle misure per le industrie - ammortamenti, crediti d'imposta ed altro - sono state, in questo momento, degli elementi positivi, che hanno in un certo modo contribuito alla ripresa che in questi mesi si sta verificando, ma, attenzione, ci sono molti indicatori che dicono che l'attuale ripresa non ha carattere strutturale e comunque la nostra ripresa è largamente inferiore a quella dei nostri competitor europei. Allora perché sono necessari una veduta larga e un cambiamento di rotta?

Faccio solo un esempio, relativo agli investimenti pubblici. C'è un grafico che mette i brividi in chiunque lo legga: nel 2016 le somme appostate per gli investimenti pubblici sono state di gran lunga maggiori che negli anni precedenti, ma le somme spese sono state di gran lunga minori, addirittura in valore assoluto, rispetto a quelle precedenti. Ed ecco la veduta larga: non è che forse quel complicatissimo meccanismo del nuovo codice degli appalti, che si sussegue a quello precedente e che non si sa come vi si sovrappone, è davvero uno degli elementi che frena il tradursi dell'appostamento di bilancio in investimento concreto e quindi in occupazione, lavoro e ricchezza? Non è che quel profluvio di autorità, semiautorità e ultrautorità, che riteniamo debbano dare una patente di legittimità a tutto, in realtà non frenano i meccanismi di corruzione, anzi frenano soltanto gli investimenti buoni? Non è che - mi si scusi la parafrasi un po' semplice - buttiamo solo il bambino e nemmeno l'acqua sporca?

PRESIDENTE. La prego di concludere, senatore Azzollini.

AZZOLLINI (FI-PdL XVII). Mi avvio alla conclusione, Presidente.

Questo dato, che non emerge molto chiaramente in statistiche, fa davvero rabbrividire: la veduta larga significa togliere lacci e laccioli. Significa creare un complesso di economie esterne che favoriscano gli investimenti pubblici, quelli privati e contribuiscano ad attrarre quelli esteri. Solo questo può contribuire seriamente alla ripresa dello sviluppo in Italia in maniera strutturale.

Con quel sentiero stretto e queste manovre di assestamento, che denotano ancora un uso largheggiante di spesa corrente rispetto alle necessità di una finanza pubblica sana e che promuova invece esclusivamente lo sviluppo, non ci siamo proprio. Ed è per questo che il Gruppo di Forza Italia voterà contro la proposta di assestamento. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

SANTINI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTINI (PD). Signora Presidente, colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, il provvedimento di assestamento del bilancio pubblico per l'anno 2017 rappresenta un passaggio importante del ciclo di bilancio.

In questa circostanza esso giunge a proposito per confermare a tutti noi e ai nostri concittadini, che l'Italia ha i conti pubblici in controllo e un'economia che finalmente mostra segni significativi di ripresa.

Gli ultimi dati diffusi dall'ISTAT confermano che il Paese si trova oggi nelle condizioni di guardare al futuro con fiducia e con la consapevolezza di essere in grado di migliorare ulteriormente.

Sul fronte della finanza pubblica, l'assestamento 2017 ci conferma che il deficit pubblico è sotto controllo e l'avanzo primario, pur in diminuzione, è tutt'ora fra i migliori tra i Paesi membri dell'Unione europea. Questo è bene ricordarlo.

Il saldo netto da finanziare, per la parte di competenza, risulta pari a circa 56 miliardi di euro con un peggioramento di circa 17 miliardi rispetto al dato indicato nel disegno di legge di bilancio 2017 (38,6 miliardi).

Dal lato delle entrate le proposte di variazioni comportano un miglioramento dell'indebitamento netto pari a circa un miliardo di euro, ma vengono compensate dal lato delle spese da un peggioramento di pari ammontare.

Per quanto riguarda le entrate finali, le previsioni assestate aumentano di 5,3 miliardi rispetto a quelle iniziali, come risultato di un incremento delle entrate tributarie e di quelle extratributarie.

Rispetto alle previsioni della legge di bilancio per il 2017, si evidenzia un netto miglioramento del risparmio pubblico.

Le proposte di assestamento formulate con il disegno di legge in esame e gli emendamenti approvati migliorano i saldi di finanza pubblica sia aumentando le entrate sia riducendo le spese finali e il rimborso delle passività finanziarie.

Alla luce dei dati sintetici ricordati, si conferma la sostanziale tenuta dei nostri conti pubblici e soprattutto la ritrovata credibilità internazionale del Paese, che si riflette nella positiva caduta dei tassi d'interesse sui titoli del nostro debito pubblico. Lo spread non rappresenta più un elemento di tensione, di instabilità e di caduta della fiducia nei confronti del nostro Paese.

Siamo oggi nelle condizioni di presentarci nelle sedi istituzionali internazionali con una situazione di finanza pubblica credibile e in grado di contribuire alla stabilità dei mercati finanziari internazionali.

Ma il dato maggiormente positivo di questi mesi è che l'economia nazionale si sta avviando verso una decisa ripresa economica e occupazionale. Nelle scorse settimane, l'ISTAT ha diffuso una serie di dati confortanti: il prodotto interno lordo ha registrato nel secondo trimestre dell'anno in corso una crescita pari allo 0,4 per cento rispetto al trimestre precedente e dell'1,5 per cento rispetto al corrispondente trimestre del 2014. La variazione già acquisita del PIL per l'anno 2017 è dell'1,2 per cento, rispetto allo 0,9 per cento previsto. Tale crescita è stata in gran parte determinata dall'andamento favorevole del settore manifatturiero e dei servizi. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano aumenti, con una crescita dello 0,2 per cento dei consumi finali nazionali e dello 0,7 per cento gli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, dello 0,7 per cento e dello 0,6 per cento. La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per 0,3 punti percentuali alla crescita del PIL. Anche la variazione delle scorte ha contribuito positivamente alla variazione del PIL (+0,1 punti percentuali). Alcuni affermano che è poco - lo abbiamo sentito anche in questa discussione - ma certo non si può negare che sia il quarto trimestre consecutivo in cui si registra una variazione tendenziale positiva dopo la caduta registrata tra il primo e il secondo trimestre del 2016. È un trend di crescita ormai consolidato valido anche per i prossimi trimestri come tendenza.

Ulteriori dati ci confermano che l'economia è avviata verso un percorso di crescita duraturo. La produzione industriale ha registrato a luglio una crescita su base annua del 4,4 per cento, confermando quanto già fatto nei mesi precedenti, e le prospettive per i prossimi mesi sono ulteriormente positive. Al segnale di consolidamento dell'espansione dei livelli di attività economica, particolarmente significativi nell'industria in senso stretto e nei servizi, si associa un consistente assorbimento di lavoro da parte del sistema produttivo che continua a espandersi in linea con la dinamica del PIL: le ore complessivamente lavorate crescono dello 0,5 per cento sul trimestre precedente e dell'1,4 per cento su base annua, confermando l'elevata intensità occupazionale della ripresa in corso.

Il mercato del lavoro appare in netto miglioramento in tutte le sue componenti. Dal lato dell'offerta di lavoro, nel secondo trimestre del 2017 l'occupazione presenta una nuova crescita congiunturale di 78.000 unità, dovuta all'ulteriore aumento dei dipendenti - molti, purtroppo, sono assunti ancora con contratti a termine - e con una riduzione di altre componenti. Tra il secondo trimestre del 2017 e lo stesso periodo dell'anno precedente si stima una crescita di 153.000 occupati che riguarda soltanto i dipendenti, a scapito del lavoro indipendente. L'incremento in termini assoluti è più consistente per gli occupati a tempo pieno - è importante - e l'occupazione a tempo parziale aumenta soprattutto nella componente volontaria. La crescita dell'occupazione riguarda entrambi i generi e tutte le ripartizioni ed è più intensa per le donne e nel Nord. A conferma del buon andamento del mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione diminuisce di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,6 punti in confronto a un anno prima, con maggiore intensità per quello giovanile.

L'inflazione si attesta su livelli lievemente positivi. Il ritmo di crescita annuo dell'indice per l'intera collettività (NIC) risulta dello 0,3 per cento su base mensile e dell'1,2 per cento rispetto ad agosto 2016. Secondo l'ISTAT, la crescita economica è attesa proseguire anche nei prossimi mesi. Sulla base del modello di previsione di breve termine, la variazione congiunturale reale del PIL prevista per il terzo trimestre è pari allo +0,4 per cento. In questo scenario, la crescita per il 2017 dovrebbe attestarsi fra +1,4 e +1,5 per cento, che era un obiettivo francamente difficilmente prevedibile.

Giudizi positivi sullo stato della nostra economia provengono anche dal contesto internazionale. L'OCSE ha recentemente registrato nel mese di luglio una crescita stabile che dovrebbe mantenersi anche nei prossimi mesi. Secondo il Fondo monetario internazionale, i dati relativi al secondo trimestre mostrano che nell'area euro l'Italia è cresciuta più del previsto. Un Paese in queste condizioni economiche, sociali e di finanza pubblica, pur ancora difficili, può guardare al futuro con maggiore fiducia rispetto al recente passato. Non esistono bacchette magiche per la crescita economica, ma dobbiamo ricordare le difficoltà affrontate nei primi provvedimenti esaminati all'inizio di questa legislatura. Eravamo in una situazione di stagnazione economica completa con tutti segni negativi e con dati occupazionali di emergenza. Il mondo delle imprese era in forte difficoltà. La stretta creditizia e l'incertezza dei mercati finanziari dominavano la scena e condizionavano le scelte di politica economica. Il nostro Paese era osservato speciale in Europa e dovevamo affrontare manovre su manovre per portare i conti sotto controllo.

Ebbene, oggi con orgoglio possiamo dire che il duro lavoro fatto in questi anni dai nostri Governi e dalla maggioranza che li ha sostenuti è stato positivo. Le scelte adottate sono state la giusta ricetta per far ripartire il Paese. Il Governo Renzi ha varato importanti misure che sono state alla base del trend di crescita che oggi registriamo, come ad esempio il tanto discusso aumento mensile di 80 euro per 11 milioni di lavoratori, che proprio ieri le istituzioni europee hanno giudicato a posteriori come un provvedimento fondamentale per il rilancio dei consumi e del PIL del nostro Paese. Non posso non ricordare i provvedimenti sull'occupazione per favorire le assunzioni a tempo indeterminato e le misure a sostegno delle imprese che hanno contribuito a far virare il Paese verso un percorso di crescita.

Il Governo Gentiloni Silveri, sulla scia del precedente, sta portando a termine con successo la mole di lavoro rimasta in sospeso, ha dato corso a importanti interventi attuativi in materia di contrasto alla povertà e soprattutto - su questo punto sono d'accordo con il senatore Azzollini - per la costituzione di un fondo di investimenti e infrastrutture per oltre 46 miliardi di euro. E sarà decisivo saperli spendere in modo efficace e tempestivo. Molto altro il Governo si accinge a fare con la prossima legge di bilancio.

In questi giorni, il nostro Governo sta lavorando in Europa per affermare definitivamente nei fatti che la crescita e l'occupazione sono la nostra priorità assoluta e che la flessibilità di bilancio può rappresentare un valido strumento per conseguire maggiore crescita e stabilità finanziaria. E intende predisporre una manovra finanziaria coraggiosa e determinata, che coniughi l'esigenza della crescita con quella della tenuta dei conti pubblici (il sentiero stretto di cui si è parlato).

Il cuore dell'agenda del Governo si concentra su un forte sostegno all'occupazione giovanile e ai motori della crescita, con la riattivazione degli investimenti pubblici, oltre alla riduzione delle disuguaglianze, nonché agli investimenti privati. Questo è il punto: i nostri sforzi oggi devono andare verso tutto ciò che può far crescere l'economia, creare il lavoro e rafforzare la coesione sociale. Partiamo da una buona base, ma è tempo di concretizzare nella legge di bilancio gli ultimi interventi di questa legislatura per dare alla crescita occupazionale ed economica una prospettiva più forte. Solo così l'Italia può ritrovare la strada giusta, indispensabile per rimanere fra i Paesi guida e per garantire un futuro migliore alle nostre imprese, ai nostri cittadini e alle giovani generazioni.

Per questi motivi, dichiaro il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico ai provvedimenti di rendiconto e di assestamento. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Procediamo dunque alle votazioni finali dei disegni di legge nn. 2874 e 2875.

Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 2874, nel suo complesso, con gli annessi allegati 1 e 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del disegno di legge n. 2875, nel suo complesso, con le annesse tabelle, nel testo emendato per effetto delle modifiche introdotte dalla Commissione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

GOTOR (Art.1-MDP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GOTOR (Art.1-MDP). Signora Presidente, vorrei segnalare che il dispositivo di voto non ha funzionato e che avrei espresso voto favorevole.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.