Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (3183 KB)

Versione HTML base



Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 871 del 02/08/2017


Discussione congiunta e approvazione dei documenti:

(Doc. XXIV, n. 78) Risoluzione delle Commissioni riunite 3a e 4a approvata il 1° agosto 2017 ai sensi dell'articolo 50 del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in ordine alla partecipazione dell'Italia a missioni internazionali, adottata il 28 luglio 2017

(Doc. XXIV, n. 80) Risoluzione delle Commissioni riunite 3a e 4a approvata il 1° agosto 2017 ai sensi dell'articolo 50 del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in ordine alla partecipazione dell'Italia a missioni internazionali, adottata il 28 luglio 2017

(Esame ai sensi dell'articolo 50 del Regolamento) (ore 12,03)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione congiunta delle risoluzioni adottate dalle Commissioni riunite 3a e 4a, ai sensi dell'articolo 50 del Regolamento, a conclusione dell'esame dell'affare assegnato sulla deliberazione del Consiglio dei ministri in merito alla partecipazione dell'Italia alle missioni internazionali, adottata il 28 luglio 2017 (Doc. XXIV, nn. 78 e 80).

Le relazioni sono state già stampate e distribuite.

Il relatore, senatore Vattuone, ha chiesto di integrare la relazione scritta sul documento XXIV, n. 78. Ne ha facoltà.

VATTUONE, relatore sul documento XXIV, n. 78. Signor Presidente, Governo e colleghi, intervengo anche a nome dell'altro relatore, senatore Sangalli.

Con questo provvedimento ci troviamo nell'ambito dell'articolo 2 della legge n. 145 del 2016, la cosiddetta legge-quadro sulle missioni internazionali, che prevede che ogni nuova missione delle forze armate venga deliberata dal Consiglio dei ministri, previa comunicazione del Presidente della Repubblica ed eventuale convocazione del Consiglio supremo di difesa e successivamente inviata alle Camere per l'autorizzazione, indicando ovviamente tutti i dati relativi alla missione con la precisazione dell'area geografica d'intervento, degli obiettivi, della base giuridica di riferimento, della composizione degli assetti da inviare, compreso il numero massimo delle unità di personale coinvolte, nonché della durata programmata e il fabbisogno finanziario per l'anno in corso.

Nel dettaglio, la missione consisterà nell'invio di unità militari italiane per prestare supporto alla Guardia costiera libica sulla base di una specifica richiesta formulata dal Governo internazionalmente riconosciuto di quel Paese il 23 luglio.

Lo scopo del nuovo impegno, che affidiamo alle nostre forze armate, è di supportare le capacità del Governo libico nel gestire le proprie frontiere e, nello specifico, supportare le forze di sicurezza libica nelle attività di controllo e contrasto dell'immigrazione illegale e del traffico di esseri umani secondo i seguenti compiti: protezione e supporto dei mezzi del legittimo Governo libico impegnati nel controllo e nel contrasto dell'immigrazione illegale tramite il distacco di una o più unità nelle acque territoriali libiche; ricognizione in territorio libico per la determinazione delle attività di supporto da svolgere; attività di collegamento a favore della Marina e della Guardia costiera e collaborazione per la costituzione di un centro operativo marittimo di sorveglianza e coordinamento in territorio libico.

Per quanto riguarda i fondamenti giuridici della deliberazione, oltre alla citata lettera del 23 luglio, ricordo che la missione è coerente con il quadro giuridico delle risoluzioni delle Nazioni Unite, le quali - come è noto - hanno riconosciuto il Governo di al-Serraj come unico interlocutore legittimo e hanno auspicato l'attuazione di intese al fine di consolidare le capacità del Governo libico con interventi di natura tecnica, economica, di sicurezza e antiterrorismo.

Infine, ricordo che un altro fondamento giuridico è rinvenibile nel precedente memorandum d'intesa firmato dal presidente al-Serraj e dal presidente Gentiloni in data 2 febbraio 2017, nonché nella precedente deliberazione del Consiglio dei ministri del 14 gennaio 2017, relativa alla proroga del dispositivo aeronavale Mare sicuro, già autorizzato da entrambi i rami del Parlamento con le risoluzioni dell'8 marzo 2017, dal quale saranno prelevate le unità destinate alla presente missione.

In base all'insieme di questi elementi, la missione di oggi si pone perfettamente in continuità con la linea, condivisa a livello internazionale, di sostegno al Consiglio presidenziale-Governo di accordo nazionale libico e con l'impegno del nostro Paese nel quadro del processo di stabilizzazione della Libia. Possiamo ricordare a titolo di esempio le attività addestrative a favore della Guardia costiera, che già sono in atto; l'avvio dell'operazione Ippocrate, con la realizzazione di un ospedale da campo a Misurata, che ha già curato circa 3.000 persone; il fatto che ad aprile abbiamo fornito alla Libia quattro guardiacoste.

Per quanto attiene agli assetti destinati alla missione oggi all'esame dell'Aula, essi consistono in due mezzi navali (una unità per il supporto tecnico e logistico e un pattugliatore), con possibilità di integrazione - qualora lo si ritenesse necessario - con ulteriori assetti provenienti dalla medesima missione. Anche il personale impiegato sarà tratto dal contingente già autorizzato dal Parlamento (sempre con riferimento a Mare sicuro). La durata programmata è prevista dal 1° agosto al 31 dicembre dell'anno in corso.

Infine, per quanto attiene ai profili finanziari, la deliberazione specifica è che non ci saranno variazioni rispetto al fabbisogno già approvato per l'anno in corso per l'operazione Mare sicuro. Questi sono i presupposti formali. Ovviamente ci sono anche presupposti non formali, ma sostanziali e di merito, per realizzare un intervento efficace: e qui l'analisi è estremamente complessa in ragione della complessità delle cause che originano il fenomeno migratorio e del contesto geopolitico che ne rende difficile una soluzione immediata. È chiaro che un intervento militare non è sufficiente a risolvere crisi complesse come quella in esame; sono necessari una risposta multidimensionale e strumenti politici e di integrazione condivisi.

Le relazioni dei ministri Alfano e Pinotti di ieri e quella svolta dal ministro Minniti pochi giorni fa alle Commissioni affari esteri e difesa del Senato danno ragione del quadro complessivo di interventi, iniziative e misure in cui la missione di oggi si inserisce e che rappresentano l'attuazione di una politica multidimensionale dell'Italia.

Solo per portare all'attenzione dell'Assemblea alcuni dati informo che negli ultimi giorni, per la prima volta (lo dicono le statistiche di luglio), c'è stata un'inversione di tendenza sostanziale nel numero di sbarchi. Pochi giorni fa, la Commissione europea ha comunicato, nella relazione periodica sui trasferimenti dei richiedenti asilo all'interno dell'Unione europea e sul reinsediamento dei rifugiati, che giugno è stato un mese record per i ricollocamenti di migranti dall'Italia e dalla Grecia. L'Unione europea ha seguito una nostra indicazione nel subordinare la concessione dei visti legali a una effettiva collaborazione dei Paesi di maggiore provenienza dei migranti nel rimpatrio dei migranti illegali. Il risultato è stato che un Paese come il Bangladesh, che è il secondo per numero di migranti nel nostro Paese, oggi collabora fattivamente.

Lunedì scorso, Juncker ha comunicato a Gentiloni, con una lettera che inviterei quanti si stanno esprimendo criticamente sulla nostra politica estera a leggere, che la Commissione europea ha deciso di appoggiare con un impegno straordinario lo sforzo italiano, stanziando 100 milioni e fornendo esperti per accelerare i processi di asilo e rimpatrio e assistere comunità e autorità locali che ospitano i migranti e sostenere l'integrazione.

Sempre pochi giorni c'è stato un positivo incontro a Tunisi del gruppo di contatto Europa-Africa, con sette Paesi europei (Italia, Austria, Francia, Germania, Malta, Slovenia e Svizzera), assieme a Tunisia, Ciad, Niger, Algeria, e Libia, con l'obiettivo di intervenire sui Paesi d'origine per fermare le partenze dei migranti che raggiungono la Libia e da lì l'Italia e contrastare le organizzazioni criminali che gestiscono i traffici del deserto.

Venerdì c'è stato un incontro a Roma con il Ministro dell'amministrazione interna del Mali, che ha inserito questo Paese nel tavolo di concertazione istituito a maggio scorso con Ciad, Libia e Niger, per la cooperazione nella gestione delle frontiere. Ieri il ministro Alfano ci ha informato delle cospicue risorse che investiamo nel sostenere la capacità di gestione delle frontiere di Paesi come il Mali. Vi è inoltre il coinvolgimento dei sindaci della Libia - come ci ha reso noto il ministro Minniti - e altro ancora. Ma non voglio dilungarmi.

Si può dire che tutto ciò è insufficiente e certamente la crisi è ancora ampia. Resta comunque il fatto che questi sono tutti segmenti che concorrono a delineare e articolare una politica multidimensionale e condivisa, che rappresenta l'unica possibilità che abbiamo per affrontare crisi sistemiche e complesse come quella dei flussi migratori.

L'attivazione di questi distinti canali ha il duplice effetto, in primo luogo, di costruire una politica che abbia qualche efficacia e, in secondo luogo, di rendere le istituzioni multilaterali credibili nella loro capacità di rispondere alle necessità di oggi; il che rappresenta un valore aggiuntivo di importanza enorme.

L'insieme di questi fattori dimostra chiaramente come la strategia adottata dall'Italia, senza scorciatoie o fughe in avanti, per la questione dei flussi migratori stia portando a risultati positivi. È in questo quadro che va contestualizzato l'impegno di oggi, che mira a rafforzare la capacità libiche di controllo delle proprie acque territoriali libiche e ci consente di fare un passo in avanti nel contrasto dell'immigrazione illegale e del traffico di esseri umani, con l'obiettivo di ridurre il flusso dei migranti nel nostro Paese. È un impegno che andrà implementato, allargando gli strumenti, al fine di affrontare le cause remote del fenomeno e di migliorare capacità di gestione nei Paesi di origine e di transito.

In conclusione, con la nostra risoluzione esprimiamo parere favorevole all'autorizzazione per l'anno in corso della missione di supporto alla Guardia costiera libica. Il Parlamento intende monitorare l'andamento di queste missioni e, quindi, la risoluzione impegna il Governo a riferire alle Camere entro il 15 ottobre.

Più in generale abbiamo cercato di raccogliere le osservazioni emerse dal dibattito in Commissione, convinti del fatto che siamo di fronte a un obiettivo comune e condiviso da tutti. Riteniamo infatti che con questo intervento sul dossier Libia, il nostro Paese faccia un ulteriore e importante passo avanti. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Casini e Fornaro).

PRESIDENTE. Il relatore, senatore Gasparri, ha chiesto di integrare la relazione scritta sul documento XXIV, n. 80. Ne ha facoltà.

GASPARRI, relatore sul documento XXIV, n. 80. Signor Presidente, il Gruppo di Forza Italia con questa risoluzione, illustrata già ieri in Commissione, sostenuta dal capogruppo Paolo Romani, sottoscritta dal senatore Alicata e condivisa dal Gruppo, così come da quell'area, la Federazione della Libertà, che anche poco fa ha rivendicato un'iniziativa forte sui temi dell'immigrazione e sulla vicenda libica, vuole dare un contributo - come già avvenuto negli ultimi mesi - alla soluzione di questa emergenza.

È stata assunta questa decisione di inviare delle navi nelle acque del Mediterraneo, anche d'accordo con la Libia, che ne ha chiesto l'impiego nelle acque libiche e anche nel porto di Tripoli. Pur dosando le parole, comprendiamo perfettamente che il momento è molto delicato e lo stesso presidente Serraj, che guida il Governo riconosciuto dalla comunità internazionale, vive una fase complicata.

L'altro giorno la Commissione difesa del Parlamento libico ha contestato questa presenza italiana. Tuttavia, c'è non solo la Commissione, ma anche le altre fazioni e il generale Haftar, che non si riuniscono in Commissioni parlamentari, ma agiscono sul territorio e contestano quel Governo. Peraltro, il Governo Gentiloni Silveri si è fatto un po' beffare da Macron: mi riferisco non alle vicende di Fincantieri, ma al vertice tra Haftar e Serraj, che è stato ospitato a Parigi, quando poi è l'Italia, per ragioni storiche, geografiche e geopolitiche, ad avere un diritto-dovere di interesse all'area libica territoriale e marittima, con tutto ciò che questo comporta.

Finora le politiche attuate dai Governi Renzi e Gentiloni Silveri sono state fallimentari. Abbiamo registrato un incremento del numero degli sbarchi e nel mese di luglio c'è stata una tendenza alla stabilizzazione dei numeri. Tuttavia, rivendichiamo l'azione di stimolo di Forza Italia per la possibilità di inversione di rotta di queste politiche. Come Gruppo abbiamo chiesto e ottenuto l'avvio dell'indagine conoscitiva sulle organizzazioni non governative, tematica su cui hanno lavorato anche la Commissione Schengen e altri organismi del Parlamento. Abbiamo quindi ottenuto quell'inchiesta, che si è conclusa con un voto unanime della Commissione difesa. Non so, signor Presidente, in quante occasioni c'è stata l'unanimità, però si è trattato di un caso importante. Quindi, abbiamo decretato con un voto unanime del Parlamento la necessità di regolamentare l'attività delle organizzazioni non governative. Sulla base di quel voto, è partita un'azione del Governo, di cui prendiamo atto, nelle sedi Frontex, Unione europea e bilaterali (gli interventi sono a vari livelli). Lunedì scorso c'è stata la decisione di alcune organizzazioni non governative di non firmare quel regolamento, mentre altre hanno firmato.

Questa mattina prendiamo atto positivamente della notizia secondo cui a Lampedusa un'imbarcazione di una di queste organizzazioni non firmatarie è stata sottoposta a controlli. Non ci sono stati arresti e altre vicende, però cogliamo anche nell'evento di questa mattina un'azione di maggior controllo e severità (non voglio immaginare una valutazione sulla concomitanza delle sedute di Camera e Senato su questi temi).

Noi riteniamo che si dovrebbe interdire lo sbarco di clandestini nei porti italiani tramite queste organizzazioni che non accettano un regolamento che chiede trasparenza sui finanziamenti, accesso della polizia per i controlli e la sicurezza. Molte volte si tratta di sventurati, ma anche autorità giudiziarie hanno indagato sulle possibili infiltrazioni di gruppi terroristici e criminali in questi viaggi della speranza. Quindi, i controlli possono essere necessari.

Vi è oggi uno stanziamento di 5 miliardi di euro per l'accoglienza di clandestini e non si può andare avanti con questo livello di spese. Si è verificato un arricchimento dei trafficanti di persone e anche di gruppi criminali in Italia. Penso ai CARA di Mineo e di Isola Capo Rizzuto, nonché allo stesso scandalo romano. Come diceva il famoso Buzzi delle cooperative rosse: la droga rende meno degli immigrati. Con il dilatarsi dell'accoglienza si è arricchita anche una pletora di criminali italiani. L'Italia non è un Paese xenofobo o razzista, ospita milioni di stranieri, ma non può ospitare tutti.

Questa missione dovrebbe segnare un'inversione di rotta. Forza Italia ha sempre votato a favore delle missioni militari internazionali. Questa è una missione diversa. Dico questo perché parliamo nel Parlamento della Repubblica e non vogliamo essere noi a ingenerare equivoci nei delicatissimi rapporti tra Italia e Libia, che i Governi di centrodestra guidati da Berlusconi caratterizzarono nel senso del dialogo, ancorché difficile e complicato. Se si fosse seguita quella strada, oggi non avremmo il disastro degli sbarchi, che si sono moltiplicati in tutta Italia. (Applausi dei senatori Alicata e Rizzotti). Non voglio qui riaprire la polemica sulle guerre sbagliate, i conflitti e le pressioni che anche le massime istituzioni della Repubblica fecero.

Giorni fa, presidente Grasso, quando con una delegazione del Senato, con il senatore Latorre ed il senatore rappresentante del Movimento 5 Stelle Santangelo siamo stati in visita in Egitto, il segretario della Lega araba - lo ricorderanno i colleghi - disse che la politica di quei Governi era una politica giusta perché garantiva un dialogo e il segretario della Lega araba è una diplomatico egiziano di lungo corso, una persona certamente esperta.

In coerenza, quindi, con quel percorso, non vogliamo dare una delega in bianco al Governo, ma vogliamo incoraggiare una svolta: più controlli sulle ONG, l'obbligo di firma del regolamento per avere libero accesso e se un'imbarcazione batte bandiera di altri Paesi, vada nei Paesi di cui batte la bandiera a portare i clandestini. Ieri anche l'Unione europea - approfondiremo i primi commenti - ha in qualche modo avallato una politica di maggiore severità e fermezza, perché anche gli scopi umanitari non possono essere avulsi dalle politiche di sicurezza, di controllo dei confini, di accoglienza limitata che i Paesi devono esercitare, anche perché il 95 per cento di quelli che arrivano qui non sono profughi di Paesi in guerra da poter ricollocare, ma sono clandestini economici e non li vogliono gli austriaci, non li vuole la Francia di Macron, non li vogliono i Paesi del Centro Europa, dove Orbàn ed altri, giustamente, dicono che se sono clandestini non devono entrare.

Nessuno si illuda, quindi: non ci può essere ricollocazione del clandestino, ma del profugo, ma i profughi sono una piccola quantità. Ben vengano, dunque, queste navi e ben venga un'inversione di rotta, ben venga il regolamento delle ONG, che rivendichiamo, avendo chiesto quel lavoro nella Commissione difesa. In quell'occasione magistrati importanti hanno reso dichiarazioni che hanno creato anche clamore: ricordo il procuratore di Catania Zuccaro ed il procuratore di Trapani, che hanno offerto elementi anche sulla loro attività investigativa.

In conclusione, con questa nostra relazione e con la proposta di risoluzione, proponiamo un intervento stringente che riguardi anche l'attuazione della terza fase di EUNAVFOR MED. Questa è una missione bilaterale Italia-Libia, non c'entra con le altre missioni in corso. Tuttavia, poiché c'è una missione internazionale che prevede una terza fase, noi chiediamo da tempo al Governo - lo abbiamo fatto in quest'Assemblea ogni volta che si sono prorogate le missioni militari - che l'Italia si attivi perché l'ONU deliberi (questo è necessario) e perché la Libia richieda (anche questo è necessario) che si passi alla terza fase di EUNAVFOR MED, che prevede l'intervento nei porti della Libia e sul territorio libico. Questa missione bilaterale già consente di entrare nel porto di Tripoli e di spingersi nelle acque libiche per aiutare la Guardia costiera a riportare in Libia i clandestini. Il punto è capire cosa accadrà, se continueranno gli sbarchi, se continuerà l'azione impunita delle ONG (e in quel caso, il nostro consenso verrebbe meno) o se la missione militare bilaterale concordata con la Libia, di cui stiamo discutendo, determinerà un rallentamento e - lo volesse il cielo - una cessazione delle partenze, che poi sono - ricordiamolo - portatrici di molti lutti: la percentuale di morti nel Mediterraneo è aumentata perché sono aumentate le partenze, quelli che partono pagano, vengono ricattati, spesso vengono brutalizzati e violentati dai trafficanti di persone. Nei giorni scorsi c'è stata la giornata internazionale contro la tratta di persone e tutti, dal Papa al presidente Mattarella, hanno tuonato contro questa turpe pratica, ma poi alla fine, se l'organizzazione non governativa fa da taxi agli scafisti, aiuta i trafficanti di persone. Ci vuole anche coerenza.

Con la nostra proposta di risoluzione, quindi, chiediamo anche che l'Italia si impegni nell'attivazione della terza fase di EUNAVFOR MED, che ci possano essere dei centri di trattenimento e di assistenza curati dalle organizzazioni internazionali. Se Carlotta Sami e quelli che si occupano di queste problematiche, avendo dei compiti istituzionali, stessero più in Africa che su Rai 3, sarebbe meglio, ma forse hanno visto che chi li ha preceduti in quegli incarichi andando su Rai 3 è poi assunto ai vertici politici, che forse è più comodo che stare in Libia.

Siamo quindi orientati - vedremo poi sulle risoluzioni quali saranno le conclusioni - ad un atteggiamento positivo e chiediamo una verifica costante al Governo. Ieri ho letto che, in risposta ad un mio intervento nelle Commissioni congiunte difesa ed affari esteri di Camera e Senato, il ministro Pinotti ha condiviso la necessità di una cabina di regia e ancora ieri un delicato documento del presidente Serraj era in lettura presso il Copasir. Comprendiamo che su alcune vicende vi sia un vincolo di riservatezza, ma ci sono altre notizie che non hanno quei vincoli e riteniamo che su quelle ci debba essere uno scambio, perché right or wrong, is my country. Abbiamo interesse a difendere la nostra nazione e a metterla in sicurezza. Il nostro orientamento, però, è anche vincolato, signor Presidente, a verifiche parlamentari, se sarà necessario. Noi non andiamo in vacanza, come titolano i giornali: le Commissioni si sono sempre riunite anche il mese di agosto.

Noi, ove fosse necessario, se la missione non avesse il successo che noi ci auguriamo, saremo i primi a chiedere che le Commissioni competenti verifichino l'andamento della situazione. Ed è facile verificare se gli sbarchi continuano o cessano. È un dato empirico: basterà accendere la televisione per scoprire come andrà la missione. Noi verificheremo, augurandoci che vada tutto bene, perché questo è l'interesse della nostra Nazione. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione congiunta.

È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, noi abbiamo creduto veramente che qualcosa forse si stesse muovendo. Non è importante, alla fine, il soggetto che realizza l'obiettivo. Per noi, l'importante era l'obiettivo. Essere i padri putativi o essere i promotori dell'iniziativa poco conta, come abbiamo visto in occasione dell'esame del disegno di legge sui vitalizi, dove si è discusso su chi dovesse prendersene il merito. La normativa è del Partito Democratico ma se ne prende il merito il Movimento 5 Stelle, che dice che solo su nostra pressione è stato posto in discussione questo disegno di legge.

La Lega potrebbe dire la stessa cosa: solo per le grandi pressioni fatte dalla Lega finalmente mettete in campo un'azione necessaria per tutelare l'interesse del nostro Paese: magari. Magari fosse così perché, se andiamo a vedere nella sostanza, vi è invece solo la parvenza della volontà di seguire una linea, che non è tanto una linea della Lega Nord, ma del sentire comune del Paese, che chiede un po' di controllo sui flussi migratori. Si dà una risposta che, apparentemente, va in questa direzione. Si propone di aiutare le forze navali libiche a contrastare il traffico illegale di clandestini e traffico di esseri umani. Chi può dirsi non d'accordo? Si eliminano così due fenomeni negativi; addirittura, uno è un reato biasimevole e forse uno dei più efferati. Ma è veramente così? A dire il vero, già con altre missioni avremmo dovuto ottenere risultati che tutelavano questo martoriato Paese. Ricordiamo, per esempio, la missione Triton di Frontex. Poiché mettevamo navi in campo, bisognava tutelare le frontiere europee e, chiaramente, dal Mediterraneo verso l'Italia arrivava il maggior numero dei traffici che avrebbero poi interessato tutta l'Europa.

È appena intervenuto il senatore Gasparri che, giustamente, ha detto che noi tuteliamo il mare mentre tutti gli altri dicono: se voi non siete in grado di tutelarlo ve li tenete, perché se sono clandestini non possono circolare liberamente in Europa.

Ma la missione Triton è servita a bloccare il traffico di clandestini? Assolutamente no. Abbiamo messo in piedi l'Operazione Sofia, che non fa altro che ribadire quanto si sta facendo adesso: blocchiamo il traffico di esseri umani, blocchiamo gli scafisti e distruggiamo anche i navigli che servono per questi traffici. Ha funzionato? No. Ha funzionato esattamente a rovescio.

Si propone di andare lì per sconfiggere un grave reato e, invece, abbiamo preso tutti questi disperati che fuggono e li abbiamo portati a casa nostra. A cosa sono servite queste missioni? Su obiettivi condivisibili da tutti, il risultato finale è esattamente il contrario. Abbiamo incentivato la partenza di disperati dall'Africa sapendo che, percorrendo poche miglia, questi sarebbero stati poi recuperati e portati al sicuro in un Paese tranquillo dove nessuno li avrebbe più infastiditi.

Oggi si ripete questo gioco, questa finzione: collaboriamo con la Guardia costiera libica ed entriamo persino nelle loro acque territoriali per stroncare il traffico di esseri umani. Ma se noi entriamo nelle loro acque territoriali per sconfiggere questo tipo di migrazione, la prima cosa che dovremmo fare, nel caso riuscissimo ad intercettarli, sarebbe bloccarli e rimpatriarli. Questo è stato previsto? Assolutamente no: è tutto ambiguo. Addirittura il ministro Pinotti si è premurata di dire che questo non sarà un blocco navale. Sì, è vero, non può essere un blocco navale perché con due navi facciamo ridere: vogliamo sconfiggere il fenomeno dell'immigrazione illegale, dell'importazione e dello sfruttamento di esseri umani e schieriamo due navi. Tra lo Stretto di Messina, Tripoli e tutto il Sud del Mediterraneo a cosa possono servire due imbarcazioni? Ci prendiamo in giro? (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

È stato fatto per far tornare l'invarianza della spesa? Prendiamo le imbarcazioni che sono già lì per altri motivi e gli facciamo fare qualcosa di diverso? Lo abbiamo chiesto in Commissione: chiariamo queste incongruenze.

Per quanto riguarda le ONG, continueranno a fare quello che stanno facendo? Quel buon funzionario dello Stato, il procuratore della Repubblica di Catania, che ha sollevato un problema giudiziario, è stato tanto criticato. Ha soltanto detto che non tutte le ONG lavorano con scopi umanitari. Per questo il dottor Zuccaro è stato bistrattato dai giornali e dal dibattito dell'Assemblea, e tutto quello che aveva evidenziato in realtà si è verificato. Ci sono segnalazioni da terra, le ONG entrano nelle acque territoriali - cosa che non potrebbero fare - e spengono i trasponditori radar. I trafficanti che si trovano a terra hanno i loro numeri cellulari e non si sa come mai conoscano addirittura i recapiti telefonici delle ONG. Zuccaro ha detto che tutto questo non torna: c'è qualcosa che non funziona e noi, cattivi, abbiamo detto che i business sono diventati tre.

In primo luogo, i trafficanti si fanno pagare da questi disperati, li imbarcano e fanno un piccolo tragitto via mare. Il secondo business parte con le ONG, che non si capisce perché non abbiano voluto firmare per rendere trasparenti le fonti dei propri finanziamenti, e infine il terzo business è l'accoglienza. Lo Stato italiano spende 4,2 miliardi di euro per l'accoglienza, per gestire i flussi migratori.

Se vogliamo fare questo patto con i libici e l'obiettivo è quello dichiarato, la prima cosa che dovremmo scrivere - e non è stata né detta, né scritta - è che bisogna operare respingimenti. In secondo luogo bisogna catturare gli scafisti e sconfiggere effettivamente il traffico di esseri umani.

Noi riconosciamo che sia un bene aiutare questo Paese ancora del tutto destabilizzato. Avere un interlocutore efficiente ed affidabile in Libia sicuramente sarebbe anche interesse italiano. Stiamo votando per risoluzioni che non fanno altro che approvare una delibera del Consiglio dei ministri che nasce da una lettera di invito del Governo di Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale, di cui non abbiamo assolutamente cognizione. Sarebbe stato così strano, dato che ci vengono chiesti aiuti per un interesse reciproco, sconfiggere questi reati e il traffico ingestibile a livello italiano ed europeo, conoscere gli estremi di questa lettera? La lettera è stata secretata. Per deliberare il Parlamento dovrà pur avere cognizione dell'oggetto effettivo della richiesta.

In Commissione abbiamo proposto di segretare la seduta per una mezz'ora per poter leggere cosa effettivamente ci chiedono i libici, al fine di deliberare. Anche noi commissari siamo rappresentanti istituzionali e abbiamo l'obbligo della riservatezza rispetto a un documento riservato e segretato; anche noi ne prendiamo atto senza darne alcun tipo di pubblicità. Perché non abbiamo potuto verificare e leggere questo documento? Non è certo un bel modo di agire.

Chiediamo che si facciano le cose in maniera seria, perché con due navi stiamo facendo finta di fare quello che diciamo di voler fare. Con due navi nel Mediterraneo non si fa assolutamente nulla; ne servono molte di più, forse anche più piccole, più efficienti, più veloci.

Gli immigrati che definiamo irregolari devono essere riportati nel luogo da cui sono partiti; devono, cioè, ritornare nei porti libici. Cosa succede se li intercettiamo dentro o fuori le acque libiche? In questo senso c'è un'ambiguità incredibile nelle risoluzioni, ma anche nella delibera del Governo: non si dice che cosa deve accadere. Proviamo a intuire: sembra che se li intercettiamo in acque libiche possiamo riportarli a terra; ma se questi fossero a qualche centinaio di metri fuori dalle acque libiche dovremmo - sembra, ripeto - riportarceli in Italia. No, non funziona così. Il traffico è illegale. L'immigrazione è illegale e il reato di tratta di essere umani è sempre lo stesso - concludo, Presidente - sia dentro che fuori le acque libiche. Bisogna scrivere che li rimpatriamo e li riportiamo nel luogo da dove sono venuti.

Faccio un'ultima osservazione. Noi potremmo agire soltanto in acque libiche, ovvero prospicienti i territori libici controllati dal Governo di accordo nazionale. La nostra Marina è dotata di strumentazioni efficientissime: impostiamo delle coordinate in modo che entro quelle coordinate si possa o si debba agire, ma non possiamo dire che si può agire in acque controllate dal Governo di Tripoli e non da altre milizie. Ci sono 150 milizie indipendenti che operano in Libia, oltre ai due Governi di Tobruk e Tripoli.

PRESIDENTE. Concluda, senatore.

DIVINA (LN-Aut). Dobbiamo essere un po' più precisi. Non possiamo mandare i militari in acque dove non sappiamo se c'è o no il controllo del Governo libico nazionale attuale. Ci sono troppi fattori che non tornano.

Stanti così le cose non possiamo votare le risoluzioni all'esame. Se le richieste che abbiamo fatto con il nostro ordine del giorno - che sono quelle che ho elencato e che fanno chiarezza su questi punti - venissero approvate, ci riserviamo fino alla fine un altro giudizio sulla risoluzione. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Il problema è che le risoluzioni vengono votate prima degli ordini del giorno.

È iscritta a parlare la senatrice Repetti. Ne ha facoltà.

REPETTI (Misto-Ipl). Signor Presidente, colleghi, finalmente si profila una soluzione alla crisi libica e di conseguenza una soluzione - almeno in buona sostanza - all'ondata migratoria che l'Italia non poteva e non può più sostenere.

La crisi libica - è bene ricordarlo - è scoppiata dopo un improvvido intervento franco-britannico - purtroppo, anche con la nostra partecipazione - che ha gettato la Libia in una situazione di totale anarchia, diventando di fatto, come sappiamo, un canale di passaggio dei migranti dall'Africa senza alcun controllo.

Credo che, al di là delle strumentalizzazioni politiche, che ci stanno e che ho ascoltato anche adesso, debba essere riconosciuto oggi al ministro Minniti anzitutto, oltre che ai ministri Pinotti e Alfano e all'intero Governo, il merito di aver contribuito a determinare una svolta decisiva per questa risoluzione.

Anche l'iniziativa del presidente Macron, con il peso della sua forza politica e militare e della sua influenza in Libia, è stata importante. Questo va detto.

Pertanto, con la decisione del Governo Gentiloni Silveri credo che oggi si apra una fase nuova. Con il via libera a un dispiegamento di forze militari italiane nelle acque interne alla Libia, in collaborazione con la guardia costiera libica (dunque non sono solo due navi), si può pensare a contrastare per la prima volta in modo concreto l'immigrazione illegale e il traffico di migranti. È chiaro, infatti, che in questo modo gli eventuali barconi dei migranti verranno riaccompagnati nei porti libici.

In questo quadro, anche l'accordo con le ONG è molto importante e le organizzazioni che non hanno firmato l'intesa - e non se ne comprende la ragione se non il loro agire in malafede - a mio avviso vanno respinte dai nostri porti senza se e senza ma.

In conclusione, oggi, con il voto del Parlamento si segna un decisivo passo in avanti per risolvere un problema che gravava interamente sulle spalle dell'Italia. Detto e fatto questo importante passo, resta a mio avviso il dovere morale della cooperazione con i Paesi africani per aiutare popolazioni afflitte da gravi problemi sociali ed economici. Anche questo non può più essere rinviato. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e del senatore Russo).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Petrocelli. Ne ha facoltà.

PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, il 28 luglio è stata comunicata alla Presidenza del Senato la deliberazione del Consiglio dei ministri in ordine alla missione sulla quale dobbiamo pronunciarci oggi, una missione di partecipazione in supporto alla Guardia costiera libica richiesta dal Consiglio presidenziale e dal Governo di accordo nazionale libico rappresentato da Fayez-al-Serraj. Tutto ciò a pochissimi giorni da oggi 2 agosto, a testimonianza del fatto che, quando un provvedimento è utile e necessario, i tempi di esame da parte del Senato possono essere strettissimi e su questo - vivaddio - concordo assolutamente, perché questo testo aveva all'origine una necessità ed un'urgenza che è stata rispettata nella tempistica. Dico questo soltanto per ribadire ancora una volta, se fosse necessario, che anche sui vitalizi si poteva procedere con urgenza, come chiedevamo ieri; tuttavia, come abbiamo visto, ci sono figli e figliastri e provvedimenti e "provvedimentastri" e i vitalizi sono rimasti nel cassetto fino a settembre. (Applausi dal Gruppo M5S). Signor Presidente, non mi dica che vado fuori tema, perché ieri il presidente Zanda lo ha fatto abbondantemente.

Se volessimo fare un minimo di storia sull'origine del testo in discussione - e io lo desidero - non dovremmo fare altro che partire da dove tutto è cominciato, cioè dalla convocazione da parte del presidente francese Macron, di poche settimane fa, dei due attori principali dello spaccatissimo panorama libico, cioè al-Serraj e il generale Haftar. Il Presidente francese, come hanno scritto tutti i commentatori e giornali (se ne è parlato in Parlamento e sulle televisioni), ha tirato due ceffoni al nostro Governo, scavalcandolo in maniera rapidissima e inequivocabile su una questione sulla quale sia il precedente Governo Renzi che l'attuale Governo Gentiloni Silveri stavano lavorando da tempo. A questi due ceffoni il nostro Governo ha risposto in maniera molto cristiana, porgendo l'altra guancia con il testo di discussione. In quell'incontro il presidente Macron ha consentito a due fazioni perennemente in lotta, che purtroppo non rappresentano la totalità delle fazioni in lotta sul territorio libico, di mettersi d'accordo su una serie di punti, ossia sul sostenere il processo di riconciliazione nazionale, sul promettere e cercare di mantenere il cessate il fuoco, sull'astensione dal ricorso alle Forze armate per tutte le azioni che non riguardino la lotta al terrorismo, ma soprattutto sulla costruzione in Libia di uno Stato di diritto sovrano, civile e democratico.

Ora, il generale Haftar, tornato a casa dopo aver stretto la mano ad al-Serraj e al presidente Macron, ha sconfessato la validità sostanziale di questo momento, dicendo che al-Serraj non rappresenta assolutamente alcuna autorità riconosciuta dalla sua fazione. Su questo ci sarebbe ben poco da obiettare. Io avrei invece molto da obiettare su questa deliberazione del Consiglio dei Ministri, che a questo punto mi pare una misera, anzi miserrima pezza a colori messa all'iniziativa del presidente Macron, che, da neoeletto, ha dalla sua buona parte del Governo e della forza parlamentare, ha dalla sua la forza di una compagine governativa che invece il presidente Gentiloni Silveri, essendo purtroppo il fantoccio di Renzi, non può avere, non ha e non avrà mai.

E allora qual è il motivo dell'accordo con un altro fantoccio riconosciuto da tutti i governi internazionali, come è effettivamente al-Serraj, che non ha credibilità e che è un pupazzo messo lì soltanto per poter continuare a operare da parte delle fazioni veramente forti e importanti dell'area della Tripolitania senza incontrare grandi ostacoli? È un accordo, mi pare di capire, supportato da due governi fantoccio. Purtroppo, uno dei due governi fantoccio è il Governo italiano. E come possiamo pensare allora di poter controllare e contrastare l'immigrazione illegale e il traffico di esseri umani, se ci rivolgiamo a una parte che non rappresenta nulla e che non ha la forza né militare, né politica, né di rappresentanza popolare, come effettivamente è il Governo al-Serraj? Come pensiamo di poter andare in Libia e consentire che sia una missione che abbia tutti i crismi della sicurezza per i nostri militari e soprattutto per gli obiettivi che si prefigge sulla carta, cioè contrastare il traffico di esseri umani?

C'è una differenza enorme, signor Presidente e colleghi, tra le parole e la sostanza. Le parole sono quelle contenute in tre foglietti; tanto è il volume di carta della deliberazione del Consiglio dei ministri approvata in fretta e furia, sui cui obiettivi eravamo pure d'accordo (e l'abbiamo detto in Commissione), ma che aveva necessità di modifiche, che abbiamo proposto e che sono state bocciate. Abbiamo parlato del codice di condotta: è su questo che chiedevamo una modifica. Un codice di condotta che non preveda formalmente sanzioni, perché è un codice di condotta, è esattamente il contrario di quello che chiediamo da mesi, rifacendoci a una proposta di legge presentata alla Camera, a prima firma Bonafede, nella quale si dice chiaramente che dovremmo chiudere i nostri porti alle ONG che non rispettano le regole. Se c'è un dispositivo di legge, puoi avere delle sanzioni; se ti basi invece su un codice di condotta, le sanzioni vanno a farsi benedire.

Nella situazione attuale, allora, molto probabilmente andremo a impelagarci in una questione nella quale oggi, con queste regole, noi non siamo d'accordo ad andarci a impelagare perché c'è un soggetto considerato a tutti i livelli - dicono i colleghi qui in Aula - rappresentante dell'autorità legittima libica, al-Serraj, il quale invece a stento avrebbe l'ambizione di controllare il proprio cortile di casa. E controllare il proprio cortile di casa non è necessariamente una cosa da poco, perché, se fosse il Presidente degli Stati Uniti d'America a controllare il proprio cortile di casa, controllerebbe tutto il continente sudamericano. Ma il cortile di casa di al-Serraj non arriva nemmeno fuori dalla blindatissima residenza in cui vive e da cui esce con macchine blindate, perché nemmeno a Tripoli può avere la garanzia di sopravvivere, visto che è l'assoluto e incontrastato, considerato tale anche in quest'Aula, rappresentante legittimo del Governo libico.

Qualche settimana fa il presidente francese Macron, che gode del consenso derivantegli dal fatto di essere stato appena eletto e di essere un rappresentante autorevole, ha scritto un teorema, mettendo attorno a un tavolo i due principali attori del teatro libico. Questo Governo, il Governo Gentiloni Silveri-Alfano-Pinotti, si appresta, anzi l'ha già fatto, a scrivere un corollario di questo teorema; ma un corollario non può che rafforzare la tesi del teorema stesso, e la tesi del teorema è che i francesi ci hanno dato quattro ceffoni.

Per quanto noi fossimo d'accordo a sostenere un intervento, riteniamo che un intervento come quello previsto dal Governo sia sì urgente e necessario, ma non con le modalità raffazzonate, approssimative e l'atteggiamento cialtronesco che questo Governo ha ancora una volta. (Applausi dal Gruppo M5S).

È lo stesso atteggiamento cialtronesco dei ministri Alfano e Pinotti, allora guidati dal presidente del Consiglio Renzi, che ci ha portato a dare carta bianca (quando è stata data loro carta bianca), tanto da arrivare ad accordi con Bruxelles per far approdare tutti i migranti sulle nostre coste.

In Commissione abbiamo dovuto purtroppo - e lo dico davvero con certezza - fare un passo indietro, dicendo che il provvedimento era ed è necessario; ma non possiamo dare una delega, ancora oggi, in bianco, senza conoscere bene le regole d'ingaggio, senza sapere bene quale sarà l'area in cui le nostre navi e i nostri uomini dovranno operare, senza sapere se ci può essere o no la possibilità di bloccare sul territorio libico tutti i trafficanti di esseri umani. Non possiamo, allora, dare una delega in bianco a queste tre paginette.

Molto probabilmente ci poteva essere un altro accordo in Commissione, lo abbiamo sostenuto fino all'ultimo momento, Presidente. Ancora una volta, chi ci ha chiuso le porte non può che essere responsabile della presentazione di diverse risoluzioni e del fatto che non si sia riusciti ad arrivare a un accordo, che su questo tema ci vedeva principali protagonisti, in quanto siamo stati tra i primi a ritenere che la regolamentazione nel mare debba essere fatta con un dispositivo di legge e non solo con le regolette e con le convenzioni.

Il mio collega Marton spiegherà ancora meglio il senso del voto che esprimeremo. Mi resta solo da dire che si è persa l'ennesima occasione di avere una procedura condivisa da tutti i Gruppi, di dimostrare che il nostro Paese ha una dignità internazionale che vuole ripresentare. Ma se continuiamo ad appoggiare coloro i quali sono visti dalla comunità internazionale come personaggi con poca rappresentanza non possiamo che farlo con un Governo che, ormai da tanto tempo, in questo Paese ha altrettanta poca rappresentanza, visto che già da dicembre l'ex Presidente del Consiglio, dopo aver perso il referendum, avrebbe dovuto andare a casa, mentre ce lo troviamo ancora a guidare il suo secondo Governo, il cosiddetto Governo Gentiloni. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione congiunta.

Avverto che al testo delle risoluzioni delle Commissioni riunite 3a e 4a sono stati presentati gli ordini del giorno dal G1 al G9, i cui testi sono in distribuzione.

MARTON (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTON (M5S). Signor Presidente, non sono ancora in distribuzione gli ordini del giorno; le chiedo se ci può concedere un minuto per leggerli.

PRESIDENTE. Io li ho già distribuiti.

Hanno facoltà di parlare i relatori.

SANGALLI, relatore sul documento XXIV, n. 78. Signor Presidente, non interveniamo in replica alla discussione congiunta.

Sugli ordini del giorno non ci esprimiamo e ci rimettiamo al Governo.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, che invito anche a pronunziarsi sulle risoluzioni già approvate dalle Commissione riunite 3a e 4a e sugli ordini del giorno presentati.

DELLA VEDOVA, sottosegretario di Stato per gli affari esteri e la cooperazione internazionale. Signor Presidente, sull'ordine del giorno G1, a prima firma del senatore Centinaio, il parere è contrario. Sull'ordine del giorno G2, dei senatori Marton e Santangelo, esprimo parere contrario.

Sull'ordine del giorno G3, a firma dei senatori Santangelo e Marton, il parere è contrario, anche perché la nostra missione è di assistenza logistica alla Guardia costiera libica e, comunque, i migranti intercettati in acque libiche dai libici, a cui daremo assistenza, vanno accolti in Libia. Comunque nella risoluzione presentata c'è questo passaggio e dunque questa è la ragione per cui il parere è contrario.

Sull'ordine del giorno G4, anch'esso a firma dei senatori Santangelo e Marton, esprimo parere contrario, anche perché l'invito è stato rivolto dal Governo libico al Governo italiano e non lo possiamo estendere ad altri Stati europei.

Invito al ritiro dell'ordine del giorno G5, sempre a firma dei senatori Santangelo e Marton, perché, in realtà, le considerazioni sulla prosecuzione dell'attività di cooperazione e di dialogo, in particolare con i Paesi al confine, sono contenute nelle premesse della risoluzione.

Sull'ordine del giorno G6, a firma dei senatori Santangelo e Marton il parere è contrario, perché si tratta di un impegno complessivo, ma non lo specificherei in questa sede.

Sull'ordine del giorno G7, a prima firma del senatore De Cristofaro, il parere è contrario. Teniamo presente che ieri si è svolta davanti al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) l'informativa sulla lettera pervenuta al Governo italiano da parte del Governo libico.

Sugli ordini del giorno G8 e G9, entrambi a prima firma del senatore De Cristofaro, il parere è contrario.

Sulle due risoluzioni approvate ieri in Commissione, il parere è favorevole.

MARTON (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTON (M5S). Signor Presidente, ritiro l'ordine del giorno G5. Mi conferma che è stato espresso parere contrario a tutti gli ordini del giorno?

PRESIDENTE. Sì, senatore Marton, è così.

Prima di passare alle votazioni, ricordo che gli ordini del giorno saranno posti ai voti dopo le risoluzioni delle Commissione riunite 3a e 4a.

Passiamo dunque alla votazione dei documenti XXIV, nn. 78 e 80.

COMPAGNA (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, la decisione che ha assunto il Consiglio dei ministri lo scorso 28 luglio ha posto noi parlamentari di opposizione, che mai avevamo praticato opposizione pregiudiziale sulle questioni di politica internazionale, tutta una serie di problemi. Da questo punto di vista sono grato al collega Paolo Romani, al collega Gasparri e a coloro che si sono attivati immediatamente perché la nostra posizione politica fosse di alto parlamentarismo, che significa sentire la patria dentro se stessi quando i nostri soldati vengono impegnati fuori casa. Parlare di alto parlamentarismo, però, non significa che non siano legittime altre posizioni. Ieri pomeriggio abbiamo ascoltato, attraverso l'intervento del collega Corsini, i dubbi e le esitazioni di chi al parlamentarismo tende talvolta a sovrapporre una logica sindacale o sindacalistica dei rapporti all'interno della maggioranza. Non è questo il nostro stile nel rapporto tra maggioranza e opposizione.

Attraverso il documento che il senatore Gasparri e il senatore Paolo Romani hanno cominciato ad illustrare sin da ieri - Gasparri lo ha fatto alla Camera dei deputati, dopo le comunicazioni dei Ministri, e Paolo Romani lo ha fatto ieri, per tutto il pomeriggio, davanti alle Commissioni riunite qui in Senato - esprimiamo la nostra posizione, che chiede rispetto per il passato. Non ci siamo sempre trovati d'accordo con le posizioni del Governo in Libia perché avevamo una visione più multilaterale, che il Governo non è riuscito a far valere, non credo perché non la condividesse - anzi - ma perché ci voleva l'ONU. L'ONU è stato un elemento abbastanza disattento alla questione libica nella comunità internazionale.

Abbiamo appreso con soddisfazione che il Ministro della difesa si è preoccupato volenterosamente di spiegare che la decisione del Consiglio dei ministri del 28 luglio è pienamente rispettosa della sovranità nazionale libica.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 13,01)

(Segue COMPAGNA). Però, al di là delle ipocrisie, parlare di sovranità dello Stato nazionale in Libia si presta alle peggiori ironie. Ha ragione e ciò che ci di divide dall'incontro franco-libico della scorsa settimana è che la furbizia francese di navigare tra due posizioni contrapposte libiche lascia abbastanza il tempo che trova. Tra l'altro, insieme al sottosegretario Della Vedova lo abbiamo rilevato ieri in Commissione, il «Corriere della sera», giornale che secondo alcuni sarebbe quasi un'istituzione, ieri attaccava la nullità e l'isolamento dell'Italia in politica estera. Avesse ragione o torto il volenteroso collaboratore del «Corriere della sera», per noi è tutto il contrario.

La nostra tradizione è altamente liberale: eravamo con Giolitti per evitare l'ingresso nella Prima guerra mondiale, ma una volta che l'Italia andò in guerra, come ebbe a dire in Parlamento il socialista Filippo Turati, «anche la nostra patria è sul Grappa». Ci auguriamo che non succeda.

Faccio un'ultima considerazione. È stato opportuno inserire le ragioni per le quali siamo favorevoli nel documento conclusivo. Mi riferisco al continuo monitoraggio del rapporto tra Governo e Parlamento. Lo ha chiesto ieri in Commissione l'amico Corsini. Il senatore Gasparri lo aveva anticipato nella più bollente seduta delle Commissioni congiunte e riunite di Camera e Senato. Quindi, rassicurati sulla continuità di verifica della decisione, il nostro Gruppo non ha motivo per non essere a favore della decisione del Consiglio dei ministri e per non abdicare. Ecco perché il nostro ordine del giorno ha una sua compattezza senza espressioni polemiche, colleghi di maggioranza, nei vostri confronti, ma non possiamo accettare implicite o esplicite espressioni polemiche su quando l'Italia era governata da un altro Presidente del Consiglio e la Francia da altri Presidenti della Repubblica non meno spregiudicati di quanto sembra, stando a quanto ricordava il collega Petrocelli, il giovane Presidente della Repubblica attuale. Di qui il nostro voto favorevole. (Applausi dal Gruppo FL (Id-PL, PLI). Congratulazioni).

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ricordo che i tempi per le dichiarazioni di voto sono di cinque minuti. Ne ha facoltà. (Commenti del senatore Santangelo).

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, allora, oltre ad esser truffati da queste missioni, veniamo anche scippati di cinque minuti di tempo per parlare.

Mi pare però che abbiamo fatto un buon ragionamento in discussione.

Vorrei dire a colleghi come il senatore Compagna o del Gruppo di Forza Italia, che hanno concordato di approvare la risoluzione, che va bene la libertà d'azione, però siamo seri: perpetriamo in quest'Aula l'ennesima ipocrisia; si sono continuate a tradire tutte le volontà espresse in Aula. Stando alla carta, la Lega dovrebbe dire: «Finalmente abbiamo ottenuto un grande risultato», proprio come hanno fatto Fratelli d'Italia e la Meloni, che hanno scambiato quel poco che portiamo a casa per un blocco navale. No non è un blocco, anche perché con due navi non fai un blocco navale: con due navi vai a passeggio per il Mediterraneo. Non si fa nemmeno ciò che si dice di voler fare, come non è stato fatto con Triton, perché non si sono difese le frontiere, ma abbiamo importato immigrati in più, caricandoli dalle navi delle ONG sulle nostre navi e portandoli nei porti italiani. Lo stesso è stato fatto con Sophia: dovevamo sconfiggere i trafficanti e abbiamo continuato a importare immigrati. Cioè, l'azione che si dice di voler fare è condivisibile, ma ciò che si fa tutt'altra cosa. Con questo provvedimento si continua a perpetrare un'ipocrisia di fondo.

Politicamente sono stralunato e non riesco a capire come si possa continuare a riconoscere la buona fede, quando una buona fede non c'è. Parliamo di un documento e deliberiamo senza che nessuno in quest'Aula abbia potuto leggerlo, perché è stato dichiarato dal Governo di una certa riservatezza e addirittura da segretare. Deliberiamo su una volontà di un Governo che ci chiede aiuto e neanche sappiamo cosa esattamente ci chiede. Mandiamo due navi, e già questo fa un po' sorridere.

Perché non possiamo votare questo provvedimento, signor Sottosegretario? Se lei avesse usato un po' di prudenza dicendo di essere disposto a fare chiarezza sul provvedimento, accettando uno o due punti di quelli chiesti dalla Lega, avremmo potuto anche pensare che c'è un po' di buona fede; non hanno scritto bene la norma e sono disposti a correggerla, a integrarla e quant'altro. Ma avete respinto di sana pianta tutto ciò che si deve o che si dovrebbe fare. A questo punto è perché volete fare esattamente altre cose.

Noi vogliamo che si scriva che gli irregolari - ripeto, gli irregolari - non possono essere continuamente portati in Italia, che si recuperino dentro o fuori dalle acque territoriali. È una cosa così strana? Si poteva scrivere? Gli italiani non vogliono più immigrati irregolari. Chi ha titolo, chi scappa da guerre o da crisi umanitarie, chi muore di fame o sotto le bombe, nessuno lo ricaccia a casa; ma non possiamo accettare 200.000 persone che vogliono provare a vivere meglio e si imbarcano in qualche modo, tanto sanno che con poca benzina in poche miglia troveranno qualcuno in prossimità delle acque territoriali che li porteranno in un approdo sicuro.

Non possiamo neanche mandare i militari a controllare zone di cui non conoscono l'entità o i confini; possono entrare in acque territoriali controllate dal Governo di accordo nazionale libico. Ma se in quelle decine di migliaia non fosse il Governo, ma un'altra forza locale, libera, autonoma, indipendente; o se fossero le forze di Haftar a controllare quello spazio, questi sparerebbero. Haftar vi già mandato un messaggio: «non entrate in acque libiche armati». Come andiamo a sconfiggere terroristi e trafficanti con le mani in tasca? Le navi hanno dei razzi di segnalazione, ma quelli servono per l'emergenza, non fanno paura a nessuno, sono come i mortaretti.

Ci sono troppe imprecisioni e nessun proposito chiaro. Chiediamo di fare chiarezza e voi dite di no. Noi diciamo che, anche fuori dalle acque territoriali, ancorché non sia scritto, i migranti devono essere rimpatriati. Poi accordatevi con i Paesi di partenza, con i libici e fate gli hotspot e i centri di accoglienza: lì si verificherà chi ha titolo per venire in questo Paese e arriveranno quei pochi, che oggi sono il 5 per cento, di coloro che arrivano e noi li accoglieremo a braccia aperte.

Estendiamo però anche a tutto il Paese, e non solo a quella parte controllata dal Governo, la possibilità di entrare nelle rispettive acque territoriali, altrimenti mandiamo anche allo sbaraglio i nostri poveri e pochi militari, perché - ripeto - con due navi è un po' un impudicizia: è la foglia di fico per dire: «voglio fare, ma di fatto non faremo assolutamente niente».

Per questi motivi e per dire chiaramente che questa è l'ennesima presa in giro per gli italiani, la Lega Nord, anche se sulla carta dovrebbe dire che finalmente ci muoviamo nella giusta direzione, esaminato il contenuto delle risoluzioni, deve dire che è tutta una grande finzione. Perciò non possiamo votare a favore del documento al nostro esame. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

AMORUSO (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AMORUSO (ALA-SCCLP). Signor Presidente, sembra che siamo qui perché il Paese sappia che l'Italia contrasta il fenomeno dell'immigrazione illegale e del traffico degli esseri umani. E, come sempre avviene nelle italiche tradizioni, la montagna partorisce il topolino.

Tutto è iniziato con squilli di tromba e bandiere al vento: la visita di Sarraj a Roma dopo lo schiaffo di Parigi e una lettera che è diventata misteriosa perché è segretata e solo i componenti del Copasir l'hanno potuta leggere. I Gruppi che non hanno rappresentanti al Copasir non possono neanche sapere di che cosa oggi stiamo discutendo. Questa lettera misteriosa è diventata una richiesta di sostegno al contrasto, appunto, dell'immigrazione illegale e al traffico di esseri umani.

Tutto questo si faceva parlando di navi, aerei e truppe che dovevano essere utilizzate in questa missione. Alla fine oggi votiamo una missione che parla di supporto logistico e tecnico, non rappresenta un intervento di terra, perché questo sarebbe invadere la competenza e l'autorità sul territorio libico dello Stato libico, e non sappiamo quale sia, unicamente finalizzata al conseguimento di obiettivi di supporto alle autorità di quel Paese. Si rileva che non è un blocco navale, ma lo si evince, visto che i grandi e potenti mezzi sono una nave logistica e un pattugliatore, che tra l'altro vengono utilizzati da quelli che sono in uso per l'operazione «Mare sicuro». Per cui questa non è una missione ufficiale, nel senso di missione autonoma, ma è come una missione estrapolata da «Mare sicuro»; siccome però quella è internazionale, mentre questa è nazionale, siamo tenuti a dire che l'Italia finalmente collabora a bloccare l'immigrazione clandestina e selvaggia che avviene sui nostri territori.

Tutto questo susseguirsi di posizioni danno luogo oggi a un'iniziativa che è indebolita e a un intervento generico e sottotono. Tra l'altro, non bisogna neanche rischiare di toccare le suscettibilità delle tante fazioni che oggi operano sul territorio libico. Ci avventuriamo senza sapere cosa ci aspetta in un'operazione in cui contro di noi ci saranno sì i barconi, ma anche organizzazioni armate di armi pesanti che sono molto più pericolose a volte di quelle in possesso degli stessi mezzi dell'autorità libica.

Questo è un Governo ondivago che parte e non arriva, che dice ma poi non fa, che prima impegna centinaia di milioni e risorse, firmando protocolli, come quello che riguardava Triton, con l'uso esclusivo dei porti italiani, e poi vuole che i porti italiani non vengano utilizzati; prende provvedimenti perché le navi delle ONG non vengano giustamente nei porti italiani e oggi dice che bisogna respingere.

Qual è allora l'azione di questo Governo e di questo Ministro degli affari esteri che ha dichiarato ieri che si opera per l'unità e la stabilità della Libia e per evitare la frammentazione dell'azione della comunità internazionale? Mi rivolgo al Ministro degli affari esteri, che oggi, come si evince sui giornali da un'intervista al Ministro degli interni, viene anche commissariato nelle sue funzioni. Il Ministro dell'interno, infatti, già ci ha comunicato che andrà in Libia prossimamente per parlare con tutti i rappresentanti delle varie realtà politiche che operano su quel territorio.

Ebbene, eccoci oggi a dover discutere di una missione che giustamente, come ricordava il senatore Compagna, Ernesto Galli della Loggia indicava ieri come una missione dalle molte incognite e già annunziata all'insegna del solito minimalismo del vorrei ma non posso. Purtroppo, è questa la storia che si ripete: il vorrei ma non posso, facciamo ma poi non facciamo e intanto i nostri soldati partono.

Ecco allora il senso di responsabilità del nostro Gruppo. Noi avremmo la tentazione di non votare oggi a favore del provvedimento, ma non possiamo, non dobbiamo e non vogliamo che i nostri soldati che partono per questa avventura non sentano forte, con loro, la solidità del Parlamento e, quindi, del popolo italiano. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP e del senatore Scilipoti Isgrò. Congratulazioni).

*CORSINI (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CORSINI (Art.1-MDP). Signor Presidente, prenderò le mosse da due premesse.

In primo luogo annuncio il voto favorevole del Gruppo Articolo 1 - Movimento democratico e progressista al provvedimento in esame, nel segno di un'assunzione di responsabilità nazionale, per altro in continuità con una tradizione nella quale personalmente mi riconosco.

In secondo luogo desidero rendere pubblico un apprezzamento ai colleghi, senatori Sangalli e Vattuone, per la sensibilità e la disposizione all'ascolto, al dialogo che hanno dimostrato accogliendo suggerimenti, indicazioni e richieste in ordine a temi che per noi erano e sono fondamentali, soprattutto la precisazione che la missione in cui ci apprestiamo non intende promuovere un blocco navale militare di respingimento. Inoltre, un chiarimento in ordine al ruolo che viene assegnato agli italiani presenti sul suolo libico: una collaborazione per rendere proficua l'attività delle autorità libiche, la cui legittimità non vogliamo mettere in discussione.

Ancora: la disponibilità a promuovere verifiche periodiche in ordine ai risultati della missione. Noi crediamo che per esporre una valutazione compiuta e convincente dobbiamo far riferimento a un quadro più generale, perché non vi è dubbio che la Libia viva drammatici problemi in mare, problemi che sono pure nostri e anche europei. La Libia deve però affrontare anche drammatici problemi in terra. Oltre ai mercanti di morte e ai criminali trafficanti di esseri umani, vi sono i contrasti politici, le conflittuali ambizioni di potere, lotte tra tribù e interessi economici divergenti. Si tratta, insomma, di un Paese lacerato e diviso dallo scontro tra fazioni, una vera e propria polveriera a rischio di deflagrazione.

Se questa raffigurazione ha un qualche fondamento dobbiamo prendere atto che sono inadeguate, insufficienti e persino fallimentari le iniziative unilaterali e che occorre un cambio di passo, il recupero di un protagonismo nel campo della politica estera in una dimensione multilaterale. Questo non significa che noi passiamo sotto silenzio, o non esprimiamo un giudizio in ordine alle iniziative del Governo italiano, il quale deve evitare la penalizzazione dell'isolamento. Non c'è dubbio che le iniziative intraprese dal ministro Minniti - penso alla fondazione dei gruppi di contatto, agli appuntamenti di Roma e Tunisi, alla promozione dell'action plan, agli interventi di capacity building, alla proposta di costituzione di MRCC e di regionalizzazione degli sbarchi - definiscono una prospettiva meritevole di essere perseguita con determinazione e coerenza.

Ancora: non passerò in rassegna i punti che ieri il ministro Alfano ha illustrato, ma mi pare di poter riconoscere la ricerca di un nuovo approccio, per lo meno il tentativo, che ci auguriamo possa conseguire preziosi e remunerativi risultati, di un cambio di passo. Tuttavia, pur nel quadro di un voto favorevole, vogliamo segnalare alcune criticità, alle quali, in prospettiva, assegniamo il significato e la valenza di un promemoria, di un ammonimento.

La prima indicazione riguarda la necessità della definizione di una cornice giuridica più netta nell'ambito di un compiuto riconoscimento del ruolo dell'ONU, quindi l'attivazione della missione in un quadro internazionale più chiaro e giuridicamente meglio legittimato. Ancora: l'impegno alla convocazione di un Consiglio europeo che abbia in agenda questa missione, con specifico riferimento al ruolo dei Paesi dell'Unione europea. Oltre a questo, una mobilitazione prudente e avveduta finalizzata a ricomporre le divisioni tra i vari soggetti politici libici, la garanzia dell'istituzione di centri di accoglienza che assicurino il pieno rispetto dei diritti umani, l'organizzazione di corridoi umanitari per richiedenti asilo e quanti abbisognano di protezione internazionale e, infine, verifiche periodiche non generiche, ma con specifico riferimento agli sviluppi interni sul terreno, alle regole d'ingaggio, alla protezione dei migranti, al coinvolgimento degli attori locali.

In conclusione, la metodologia che ieri positivamente il senatore Sangalli ed il senatore Vattuone hanno perseguito riconferma la possibilità che Articolo 1 continui a sentirsi parte integrante e considerevole di questa maggioranza. Questo, tuttavia, sarà possibile soltanto nell'attivazione di un ascolto reciproco, di un dialogo fattivo, nell'individuazione di obiettivi che possiamo insieme condividere, nel perseguimento dell'interesse generale del Paese. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, il Gruppo per le Autonomie-PSI-MAIE condivide e sostiene l'azione di Governo volta a combattere con maggiore efficacia il fenomeno dell'immigrazione illegale. Chi ne contesta obiettivi e scelte dovrebbe indicare quale alternativa vi sia alla politica adottata dal Governo e che configura il problema dei flussi migratori come problema europeo. Problema europeo in relazione al quale l'Italia si assume le proprie responsabilità, come sappiamo. In altri termini, responsabilità italiane e responsabilità europee sono in relazione fra loro e se ritardi e problemi vi sono - come è evidente - hanno questa dimensione comune.

Non è sostenibile che l'Europa si defili e non affronti le conseguenze delle scelte che essa stessa ha compiuto: l'accordo di Dublino, le regole delle missioni di soccorso, la disciplina degli accessi dei profughi e la loro riallocazione. L'Italia è frontiera dell'Europa e il controllo delle frontiere esterne europee, né in termini geopolitici, né in ordine alle risorse, è delegabile a chi come l'Italia è Paese geograficamente più esposto perché Paese di primo approdo.

Non è pensabile che gli altri Paesi europei richiedano la sospensione delle regole di Schengen per evitare di affrontare l'emergenza costituita dai migranti e non è accettabile che l'Europa non adotti linee ferme nei confronti dei Paesi, in primo luogo dell'Est europeo, che non condividono criteri e responsabilità nella riallocazione dei profughi.

In ordine al flusso dei migranti, la missione italiana approvata dal Consiglio dei ministri è certamente importante per le attività di controllo e contrasto dell'immigrazione illegale e del traffico di esseri umani.

Sotto questo profilo condividiamo pienamente gli obiettivi definiti nella deliberazione adottata dal Governo e in particolare l'esigenza di sostenere al più presto l'istituzione di centri di protezione e assistenza nel territorio libico per i migranti soccorsi in mare gestiti dall'UNHCR e dall'OIM, anche ai fini dell'accertamento del diritto d'asilo e di elaborare programmi operativi e progetti di cooperazione in territorio africano nelle aree di partenza e di passaggio del flusso migratorio, al fine di ridurre la pressione sulle coste libiche. È evidente che così si affronta il problema con politiche e scelte che prevengono le difficili condizioni costituite dalle attività di soccorso in mare. Nel contempo, occorre procedere nell'adozione di procedure e regole che consentano operazioni di rimpatrio di coloro che non hanno diritto di asilo.

È certamente importante proseguire nell'adozione di accordi bilaterali con i Paesi africani di maggiore provenienza dei flussi migratori, anche con un programma di aiuti pluriennali nei loro confronti. Non si capisce, infatti, perché i miliardi ci siano per la Turchia, per chiudere le frontiere negli altri Paesi, mentre le risorse scarseggiano per i Paesi africani.

Contestualmente, siamo convinti che bene abbia fatto il Governo ad affrontare in termini rigorosi l'esigenza di adottare nuove regole, più vincolanti, per l'attività delle ONG. Chi non approva il codice adottato dal Governo italiano si pone al di fuori di un sistema di salvataggio organizzato. Sistema che è indispensabile e che bene ha fatto il Governo a impostare in questi termini. Ora le nuove regole vanno applicate con rigore e fermezza, soprattutto nei confronti delle ONG che non hanno firmato l'accordo.

Per queste ragioni il Gruppo per le Autonomie-Maie-PSI voterà a favore della risoluzione delle Commissione riunite affari esteri e difesa. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e del senatore Scalia).

CASINI (AP-CpE-NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, sarò anche io breve, necessariamente, ma non senza aver fatto notare che le comunicazioni del ministro Alfano e della ministra Pinotti ieri nelle Commissioni riunite affari esteri e difesa e le affermazioni rese dal ministro dell'interno Minniti, audito la scorsa settimana, delineano secondo me un quadro chiaro e limpido di un Governo che non procede affatto al buio; non procede affatto con sottrazione di competenze tra gli uni e gli altri; non procede affatto con distrazione, ma procede secondo una limpida, chiara e coerente strategia che unisce il Presidente del Consiglio e i tre Ministri più significativi nell'ambito della sicurezza per il nostro Paese.

C'è un disegno che parte dalla collaborazione con i sindaci delle città impegnate a contrastare i racket dell'immigrazione clandestina. C'è una strategia nella presenza della Forze armate italiane a supporto della Guardia costiera libica. Esse non vanno lì ad effettuare un blocco dei porti, che sarebbe improprio e non accettato dalle autorità libiche, ma certamente non vanno lì a fare le belle statuine, perché si impegnano fortemente a contrastare i traffici illegali, in presenza di una Guardia costiera libica che senza il nostro supporto è inefficace in questo controllo.

C'è una politica estera del Governo, quella del ministro Alfano, che lavora con i Paesi dell'Africa subsahariana per realizzare quello che Gentiloni oggi e Renzi ieri hanno definito con il migration compact, cioè con quell'"aiutiamoli a casa loro" che non è affatto un motivo per polemiche improprie, ma è uno strumento assolutamente necessario per evitare che questa ondata umana arrivi e che ci troviamo, come ci troviamo oggi, nelle condizioni di non riuscire a fare un'accettazione che si coniughi con la dignità umana e con il decoro per chi viene sul nostro territorio nazionale.

Dunque, noi voteremo convintamente sì, come ha fatto già la Camera dei deputati poco fa. E siamo lieti che una forza responsabile e di Governo come Forza Italia, che pure è collocata oggi all'opposizione, supporti con il suo voto responsabile questa nostra iniziativa. Infatti questo significa corrispondere all'interesse nazionale. L'interesse nazionale arriva prima della nostra collocazione in quest'Aula, che sia di maggioranza o di opposizione.

Infine vorrei dire anche che i controlli che in queste ore si stanno facendo nel porto di Tripoli sulle navi delle ONG corrispondono anch'essi ad una strategia. Noi tutti, infatti, apprezziamo le ONG quando salvano vite umane, ma non si capisce perché la nave di una ONG debba salvare vite umane disattivando i transponder nel momento in cui effettua un'azione di soccorso e non accettando che vi siano ufficiali di polizia giudiziaria italiana a bordo. Ciò vuol dire che c'è qualcosa che non fila. Non è accettabile, infatti (se non c'è niente da nascondere), il rifiuto ad un coinvolgimento dello Stato italiano a bordo della nave. Ciò vuol dire, evidentemente, che vi è una situazione non chiara e lo Stato deve rendere chiaro ciò che non lo è. Ben vengano, quindi, anche le ispezioni che si stanno facendo in queste ore nel porto di Lampedusa.

Qualcuno cita Macron e la Francia. Io ho apprezzato quello che ha detto il Ministro degli affari esteri. Macron riunisce Haftar, che noi abbiamo sempre detto di dover coinvolgere nella soluzione del problema libico, e il Presidente del Governo sostenuto dall'ONU e da noi. Fanno un passo avanti? Noi saremmo contenti, ma purtroppo il nostro timore è che non lo abbiano fatto visto che Haftar, una volta tornato in Libia, ha attaccato Sarraj dicendo che è un burattino. Ciò vuol dire che anche Macron non è un campione del mondo e non è riuscito a realizzare il miracolo. Magari l'avesse fatto: noi saremmo stati con lui se avesse operato questo miracolo perché sarebbe servito anche a noi. Purtroppo, noi da sempre sappiamo che la Libia è una realtà composta da oltre 30 tribù e il problema non si risolve se non si mettono assieme tutti, come stanno cercando di fare i nostri governanti in silenzio.

Dovrei continuare, ma vedo la faccia arcigna del vicepresidente del Senato che mi richiama, com'è giusto che sia, a rispettare i tempi e allora concludo dicendo un'ultima cosa: vi è nel Paese la percezione che gli arrivi siano insostenibili. In parte lo sono: i Comuni e i prefetti stanno facendo cose straordinarie e bisogna ringraziarli per questo. Però, secondo i dati odierni, gli arrivi sono in diminuzione rispetto allo scorso anno. Dobbiamo allora cercare di capire qual è la percezione e qual è la realtà, e la politica ha il compito di spiegare che ci sono la percezione e la realtà.

Infine vorrei che restasse sui Resoconti il fatto che il presidente Latorre è stato in Egitto, ha detto delle cose importanti e le ha messe sul tavolo del confronto politico. Personalmente mi permetto di dire che non sono questioni che possono essere lasciate cadere, perché il suo è stato un atto politico forte e noi oggi dobbiamo trovare il modo, sia per il caso Regeni, sia sul tema immigrazione sia sul contrasto al terrorismo di recuperare la capacità di dialogo diplomatico con l'Egitto che oggi manca dato che non abbiamo né l'ambasciatore egiziano né quello italiano. (Applausi dai Gruppi AP-CpE-NCD e PD, e del senatore Buemi).

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, interverrò brevemente, ma chiedo di consegnare il testo integrale del mio intervento affinché venga allegato al Resoconto della seduta odierna.

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Vorrei dire semplicemente che noi consideriamo la missione in Libia una vera e propria svolta nella politica del nostro Paese, una svolta secondo noi sbagliata e pericolosa nell'intero approccio dell'Italia al dramma dell'immigrazione. Credo che le cose vadano chiamate per nome e non in maniera ipocrita come a volte sento fare, perché a differenza di quello che è accaduto nel corso delle missioni precedenti, e in particolare in quella di Mare Nostrum ben conosciuta, questa volta non è vero che andiamo a salvare vite e a prestare soccorso. Stavolta andiamo a svolgere compiti di sicurezza, a dare un impulso massiccio alla cosiddetta esternalizzazione dei confini e ad affidare alle nostre navi un ruolo di supporto logistico e militare alla Guardia costiera libica che però, come sappiamo, non risponde quasi mai al Governo di Sarraj, ma risponde invece a milizie locali e spesso anche i trafficanti e non offre alcuna garanzia in merito al rispetto dei diritti umani.

Abbiamo più volte denunciato, anche all'interno di quest'Aula, i cosiddetti centri di detenzione in Libia, quelli in cui i migranti dovranno essere ricondotti e dove sono ben conosciute le torture e i trattamenti degradanti. Insomma, crediamo che questa missione non sia una missione umanitaria, ma sia una missione di polizia, in conflitto con le convenzioni internazionali, come quella di Ginevra, ma anche con la legge italiana. Pensiamo che proprio in questa cornice si spiega l'adozione del codice di condotta per le ONG: una scelta - vorrei dirlo qui in Senato - che noi consideriamo sciagurata, completamento sbagliata, il cui costo, secondo noi - naturalmente, ci auguriamo di sbagliare - si misurerà in vite umane, ma che purtroppo è omogenea alla novità della svolta della nostra politica estera rispetto a questa questione. Temiamo che l'unico esito sarà quello di sgombrare quel braccio di mare dalle testimonianze scomode, diciamo così, come ci pare indicare già quello che è successo stamattina, con il fermo della nave di una ONG tedesca.

Pensiamo che questa svolta, per l'appunto, avrà un costo molto alto e crediamo anche che abbia a che fare con un racconto, con una narrazione che naturalmente non crediamo debba nascondere i problemi, ma che sia assolutamente sproporzionata, almeno per come è stata raccontata in Italia rispetto ai dati reali. È senz'altro vero che siamo dinanzi ad un fenomeno epocale, quello dell'immigrazione, con milioni di persone che si spostano per fuggire dalla guerra, dalla carestia, però è anche vero che i dati numerici con i quali ci confrontiamo sono molto diversi dal racconto della cosiddetta invasione, così come viene raccontata in particolare dalle destre. E ci dispiace molto che anche la maggioranza del cosiddetto centrosinistra su questo terreno abbia subito un tale livello di egemonia.

Crediamo che ci sia stato un fallimento dell'Europa e uno dell'Italia, molto serio, dentro questa vicenda e reputiamo questa missione profondamente sbagliata perché è sbagliata la direzione di marcia, che speriamo possa essere invertita anche e soprattutto ritirando il codice di condotta per le ONG e rafforzando il sistema di ricerca e di soccorso quando il codice verrà smantellato.

Presidente, approfitto per chiedere, se è possibile, di cancellare il secondo capoverso delle premesse dell'ordine del giorno G8, a mia prima firma, limitando il testo al primo e al terzo capoverso e naturalmente al dispositivo. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

PRESIDENTE. Va bene, senatore, lo consideriamo un testo 2.

MARTON (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTON (M5S). Signor Presidente, è doveroso fare una premessa: la situazione in Libia è sicuramente complessa e complicata. Siamo anche consapevoli che qualsiasi intervento si vada a proporre o a fare in suolo libico può scatenare una serie di eventi che non sono prevedibili.

Non mi soffermerò sulle responsabilità di chi, anche in questo Parlamento, ha contribuito a creare il caos che c'è ora in Libia, nel tentativo di inseguire la Francia e le sue bombe sganciate su suolo libico e che ancora oggi continua a seguire Macron in una serie di ripicche che non hanno né testa, né coda. Non è un gioco; qui c'è in ballo la sicurezza nazionale.

Avremmo voluto esprimere un voto favorevole, Ministro. L'altra mattina abbiamo fatto una riunione congiunta dei Gruppi parlamentari del nostro Movimento e le posso assicurare che gli obiettivi che lei aveva indicato nel documento erano e sono tuttora condivisibili, uno per uno e personalmente li condivido fortemente. Ma poi cosa succede? Succede che sentiamo le sue dichiarazioni e arrivano le risoluzioni della maggioranza.

Tutto quello che è stato inserito nelle premesse e nelle comunicazioni in realtà è un bluff. Vorrei ricordare all'Assemblea che non si sta votando alcun intervento in Libia, ma la proposta di risoluzione del PD con gli impegni relativi a tale intervento, che in questo momento sono i seguenti: l'intervento è unicamente finalizzato al conseguimento degli obiettivi di supporto alle autorità di quel Paese, rilevato che la missione non può considerarsi un blocco navale; noi non stiamo facendo niente, stiamo esclusivamente dando supporto al Governo Sarraj. Quando negli obiettivi si parla di supporto concreto «nell'attività di controllo e contrasto dell'immigrazione illegale e del traffico di esseri umani», con questo impegno cosa si fa esattamente? Il Parlamento cosa sta dicendo? Che paletti sta mettendo? Noi abbiamo chiesto delle regole d'ingaggio non per un vezzo, ma perché ci preoccupavamo, per un semplice motivo. Formulo un'ipotesi e magari poi il relatore o chi per lui mi darà una risposta: laddove il nostro pattugliatore a supporto della marina e della guardia costiera libica dovesse assistere a un attacco alla guardia costiera da parte di qualche soggetto libico (ergo Haftar), noi come ci comporteremmo in quel caso? Cosa faremmo? Da nessuna parte è scritto che tipo di comportamento avremmo. Difenderemmo Sarraj e attaccheremmo le milizie di Haftar?

Signora Ministro, lei sa che l'altro giorno le milizie di Haftar hanno "conquistato" Sabrata, hanno smantellato il clan di Abashi e quindi messo in un angolo sempre più piccolo il Presidente libico.

Passando al secondo obiettivo, mi si accende una lampadina. Si parla di «protezione e difesa dei mezzi del Consiglio presidenziale/Governo di accordo nazionale che operano per il controllo/contrasto dell'immigrazione illegale»: qui si dice che in realtà noi stiamo proteggendo esclusivamente Sarraj. Abbiamo forse qualche indicazione che il Presidente sia in pericolo? Temiamo forse che la sua incolumità fisica sia in pericolo?

Qui, dei flussi migratori non c'è niente. Dopo l'operazione che ha fatto Macron - e il mio collega Petrocelli nel suo intervento ha specificato la nostra posizione sulla vicenda - noi riteniamo che siamo in una situazione di isolamento: stiamo difendendo una persona che non ha alcun potere, anche se è quella riconosciuta dall'ONU.

A nostro avviso, come abbiamo scritto nella nostra proposta, è necessario uscire dall'isolamento, coinvolgere tutti gli attori internazionali e mettere al tavolo quanti più interlocutori libici possibile. Come ha detto anche il presidente Casini, solo Haftar e solo Sarraj, insieme, non potranno portare la pace in Libia. Stiamo facendo in modo che il caos permanga e non fermeremo assolutamente il flusso migratorio, perché non una parola è stata scritta su quello che intende fare il Governo per fermarlo.

Abbiamo provato a presentare degli impegni per il Governo volti a intraprendere interlocuzioni con il Niger e con tutti i Paesi del Golfo di Guinea, perché i flussi migratori arrivano da lì e passano quasi esclusivamente per il Niger. Noi dobbiamo andare a trattare con il Niger, bloccare quel tipo di supporto, e dare la certezza che tutti i migranti siano tolti dalle grinfie dei trafficanti e vengano messi in sicurezza, dando loro una possibilità di vita migliore. Non dobbiamo fare nient'altro. Il nostro voto sarà quindi convintamente contrario.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, arriviamo a questo voto con un'Assemblea forse leggermente distratta rispetto a queste risoluzioni, che a mio avviso sono una delle decisioni e delle votazioni più importanti e significative di questa legislatura. La decisione che stiamo assumendo oggi e l'autorizzazione che stiamo dando oggi al Governo impegnano il nostro Paese in un'attività e in un'iniziativa che non hanno precedenti, perché si tratta di un'iniziativa unilaterale. È fallito il multilateralismo dell'accoglienza ed è fallito il multilateralismo del contrasto. Il Governo italiano ha fatto in modo che arrivasse una lettera da parte del premier libico riconosciuto dall'autorità internazionale al-Sarraj, con cui ci invita a collaborare con la guardia costiera libica nel pattugliamento in acque territoriali libiche, ci consente - lo dice il Ministro degli affari esteri in una lettera che ha mandato al Governo italiano - di essere anche nel porto di Tripoli e quindi consente al nostro Paese di fare finalmente quello che abbiamo sempre chiesto.

A questo punto della discussione, signor Presidente, voglio rivendicare però il ruolo che ha svolto il nostro partito. Abbiamo chiesto e richiesto in sede di Commissioni affari esteri e difesa che ci fosse un approfondimento sulla possibilità dell'utilizzo di quel multilateralismo previsto dall'operazione Sophia EUNAVFOR MED, in quel famoso passaggio alla fase 2b e alla fase 3, che però aveva bisogno non solo della lettera del Paese che "subisce" l'iniziativa italiana, ma anche della risoluzione del Consiglio di sicurezza, che non è mai intervenuta.

L'isolamento internazionale a cui prima faceva riferimento il collega Marton, purtroppo, esiste in parte. Noi siamo presenti nel Consiglio di sicurezza dall'inizio di quest'anno e la nostra presenza si esaurirà alla fine di quest'anno, per via di quell'accordo con l'Olanda per cui saremo sostituiti e non c'è traccia di iniziative diplomatiche in quella sede perché in quella sede si parlasse di questo argomento.

Quindi finalmente il Governo italiano riconosce la necessità di un'iniziativa nazionale che consenta al nostro Paese di risolvere il problema. Ma a quest'Assemblea leggermente distratta vorrei leggere un secondo passaggio, fondamentale nella definizione del ruolo guida che ha il nostro Paese in questa iniziativa. Si tratta del primo punto di quegli impegni che, lo ribadisco, grazie a Forza Italia, sono stati scritti sia nella nostra risoluzione, che mi auguro verrà approvata in questa sede, sia soprattutto nell'unica risoluzione della Camera; i nostri punti sono stati integralmente recepiti nel dispositivo della Camera. Ebbene, al primo punto c'è scritto (e forse non tutti l'hanno letto con attenzione) che si impegna il Governo «a operare a livello diplomatico nelle opportune sedi internazionali e nell'ambito delle relazioni bilaterali affinché nessuna iniziativa unilaterale non coordinata possa pregiudicare l'efficacia della missione». Non so se vi rendete conto di quello che c'è scritto: è una cosa molto importante.

Mi fa sorridere il fatto che ieri il ministro Alfano abbia giudicato un piccolo passo in avanti - come dice «The Economist» (beato lui) - l'incontro di Parigi. L'incontro di Parigi è stato un disastro diplomatico del nostro Paese, tant'è vero che questo ha autorizzato Haftar, qualche giorno dopo, a dire che al-Sarraj non vale nulla, che è rinchiuso nel porto di Tripoli e che non controlla niente (dopo aver partecipato, poche ore prima, alla photo opportunity con il presidente Macron). Ma questo impegno, contenuto nel dispositivo di questa nostra risoluzione e in quella unica della Camera, dice una cosa importante: attenzione, fallito il multilateralismo dell'accoglienza e del contrasto, non è possibile che ci possano essere iniziative unilaterali di altri Paesi che possono creare problemi alla nostra iniziativa nazionale. Questo è un punto fondante. Ci assumiamo il compito di contrastare l'immigrazione che viene dalle coste libiche, ci assumiamo una responsabilità internazionale importante, ce la prendiamo di fronte al nostro Paese e ai nostri cittadini, ma anche nei confronti del Governo libico, dei Governi libici, delle milizie libiche. Non sappiamo quello che accade.

Noi voteremo a favore, signor Presidente, delle due risoluzioni, sia la nostra che quella del Governo, perché riteniamo che sia corretto e giusto, al punto in cui siamo arrivati, autorizzare il Governo ad attivare queste iniziative.

Le nostre unità nelle acque libiche costituiscono sostanzialmente una presenza di deterrenza; il profilo lungo la linea dell'orizzonte non sarà solo quello delle ONG - e poi ci arrivo - ma sarà anche e soprattutto quello della Guardia costiera libica e delle nostre navi. Forse non sarà più così facile per quei barconi, che non sono più barconi ma canotti, pensare, immaginare di partire e di essere immediatamente salvati.

Un passaggio velocissimo sulle ONG. Non mi convince il dispositivo che è stato accettato dalla maggioranza di Governo per quanto riguarda le ONG. Mi convince molto di più il comunicato del Viminale, che dice - lo voglio dire affinché rimanga agli atti - che «L'aver rifiutato l'accettazione e la firma del codice di condotta pone quelle organizzazioni non governative fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare,» - lo dice il Viminale, non Forza Italia. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII) - «con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse». È un comunicato duro, secco, finalmente definitivo. E, guarda caso, MOAS non ha fatto nessun problema, ha immediatamente sottoscritto il codice di condotta; forse MOAS ha altre finalità nel salvataggio dei migranti economici dall'Africa.

Un'ultima battuta. Nella confusione di ieri, la Camera ha detto che entro la prima decade di settembre il Governo verrà a riferire alle Camere; nella confusione di ieri, al Senato si è accettato che entro il 15 ottobre il Governo venisse a riferire. La faccio semplice e dico al Governo: a un mese dall'inizio delle operazioni venite in Parlamento e riferiteci ciò che è successo; mi sembra la cosa più semplice. Spero che accada il primo possibile e mi auguro che dopo il voto odierno, impegnativo, significativo, importante, fondamentale, che non ha precedenti, il Governo abbia finalmente il coraggio e il respiro internazionale per portare fino in fondo, a casa, questa missione. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Molte congratulazioni).

SANGALLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANGALLI (PD). Signor Presidente, come molti interventi hanno sottolineato, la discussione che stiamo facendo oggi è fondamentale, importante, di politica internazionale e di politica nazionale per il nostro Paese. È il ruolo del Parlamento, è la politica, è quello che noi dobbiamo fare.

Sono contento che abbiamo dato oggi spazio a un tema così importante per noi come quello della Libia e devo dire la verità: trovo che questi temi debbano avere sempre la priorità, perché riguardano l'interesse nazionale del nostro Paese e questa è la politica. Vale più questa politica che la tempistica del discorso sui vitalizi. Questa è la politica ed è il nostro Paese che si gioca in questa politica.

Voglio partire da un dato, che qualcuno ha accennato. «Il Sole 24 Ore» di oggi dice che nel mese di luglio il numero degli sbarchi rispetto al mese di luglio dello scorso anno è dimezzato; non vuol dire che sia calato su base annua, perché siamo ancora oltre l'uno per cento in più rispetto all'anno scorso, ma, come tutti sanno, il mese di luglio è particolarmente favorevole, per le condizioni del mare e climatiche. Ebbene, vi è un dimezzamento: vuol dire che le azioni che nel tempo si sono messe in atto stanno cominciando a dare i frutti che si speravano. Vorrei sottolineare questo, perché queste azioni non iniziano con il provvedimento al nostro esame; anzi, l'Italia aveva e ha una strategia rispetto alla questione dei flussi migratori ed è una strategia di coinvolgimento dei Paesi confinanti con la Libia, sapendo che la Libia rappresenta per noi un interesse vitale: è un Paese snodo ed è vitale perché è il Paese più vicino alle nostre coste, confinante con l'Italia. Ma è anche il luogo in cui arrivano i flussi di migranti da Paesi come il Niger, il Ciad, il Sudan, Paesi con i quali in questi giorni il nostro Governo ha intrapreso una sequenza di azioni non solo diplomatiche, ma anche di sostegno economico e di sostegno alle loro autorità locali, civili, militari, anche con un certo sforzo, perché non sempre si sta trattando con Paesi in cui sono chiare le leadership e non sempre si tratta con leadership di cui condividiamo lo spirito e lo stile di comando. Eppure deve essere fatto, perché abbiamo bisogno di mettere la Libia in una condizione di equilibrio e di unità nazionale.

Siamo convinti che la Libia debba essere affrontata come una questione alta, perché per noi sono fondamentali la sua unità e la sua stabilità. L'unità e la stabilità della Libia coincidono infatti con il nostro interesse nazionale. Questo deve essere chiaro a tutti. Non possiamo creare degli sbarramenti, perché crollerebbero se prima della partenza non ci fossero autorità che, in accordo con noi, controllano i flussi e se nei Paesi da cui partono i migranti non si fanno delle politiche affinché costoro possano rimanere lì. Non c'è sbarramento o nascondiglio che tenga di fronte a gente che è disposta a rischiare la traversata in mare con i propri figli e che è disposta a morire in mare, perché le sue condizioni di vita sono tali, che è meglio morire piuttosto che vivere una vita così. Non ci sono sbarramenti che tengano, occorrono politiche.

Noi stiamo facendo politica e sono orgoglioso che il Parlamento stia facendo politica sulle migrazioni, politica internazionale e politica nei confronti degli altri Paesi. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Casini).

Sono anche tra quelli che pensano che tutti coloro che fanno politica e tutti i Paesi che si muovono in questo contesto per riunificare la Libia facciano bene a fare la propria parte. Sappiamo bene che la Libia non è fatta solo di Haftar e di al-Serraj, ma è fatta di molte tribù: il presidente Prodi conosceva tutte le tribù libiche e sarebbe utile che recuperassimo anche la qualità di tutte quelle competenze e informazioni. (Applausi dai Gruppi PD e Art.1-MDP).

Sarebbe utile che sapessimo con chi si va a trattare e con quale credibilità si tratta. Penso che tutti facciano bene a fare la loro parte e che abbia fatto bene anche la Francia a chiamare al-Serraj e Haftar. È certo che la legittimazione più forte di quell'atto, da parte della Francia, è stata nei confronti di Haftar ed è stato un atto che, in qualche modo, indebolisce al-Serraj, che è l'unico soggetto riconosciuto dalle Nazioni Unite: non è che l'abbiamo scelto noi per simpatia o perché ha dei begli occhi; è che si deve far riferimento alle Nazioni Unite, che riconoscono quella forma di Governo, quel Governo ancora incompiuto, come l'unico rappresentante della Libia e quindi di quello parliamo.

Noi proteggiamo al-Serraj? Può darsi. Ciò che vorremmo proteggere, in realtà, è la guardia costiera libica, con cui siamo impegnati non da domani mattina, con le navi che invieremo, ma da mesi, nella formazione della guardia costiera libica. E che nel mese di luglio si siano registrati flussi migratori minori è dovuto al fatto che la guardia costiera libica sta intervenendo con una professionalità che prima non aveva e che abbiamo contribuito a costruire, anche fornendoli di mezzi e di strutture. Il Parlamento - vivaddio! - deve fare politica e non deve distruggersi agli occhi dell'opinione pubblica, non facendo politica. (Applausi dal Gruppo PD).

E la politica è sopratutto politica internazionale, nell'interesse del nostro Paese. Voteremo quindi a favore delle due risoluzioni presentate. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Casini. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Prima di passare alle votazioni, ricordo che gli ordini del giorno saranno posti ai voti dopo le risoluzioni delle Commissione riunite 3a e 4a.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del documento XXIV, n. 78.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo del documento XXIV, n. 80.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo ora alla votazione degli ordini del giorno.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Centinaio e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2, presentato dai senatori Marton e Santangelo.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3, presentato dai senatori Santangelo e Marton.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G4, presentato dai senatori Santangelo e Marton.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'ordine del giorno G5 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G6, presentato dai senatori Marton e Santangelo.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G7, presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G8 (testo 2), presentato dal senatore De Cristofaro e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'ordine del giorno G9 è precluso dall'approvazione delle risoluzioni.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, durante le prime due votazioni la tessera non era inserita bene. Entrambi i voti erano contrari.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.