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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 855 del 11/07/2017


Discussione del disegno di legge:

(2856) Conversione in legge del decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale (Relazione orale)(ore 16,37)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2856.

La relatrice, senatrice Manassero, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare la relatrice.

MANASSERO, relatrice. Signor Presidente, onorevoli senatrici, onorevoli senatori, affrontiamo oggi in Aula la discussione sulla conversione in legge del decreto-legge 7 giugno 2017, numero 73, recante disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale. (Brusio).

Signor Presidente, non riesco a sentirmi.

PRESIDENTE. Senatrice Manassero, spero che se la senta almeno di proseguire. Io inviterò i colleghi ad abbassare il tono della voce in Aula.

Colleghi, se qualcuno ha necessità di discutere può accomodarsi fuori dall'Aula in modo da poter noi svolgere utilmente i nostri lavori.

MANASSERO, relatrice. La vaccinazione è considerata una delle più rilevanti scoperte mediche fatte dall'uomo e l'importanza che essa riveste per l'impatto sulla salute è tale da essere considerata, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche, dell'acqua potabile, degli antibiotici e dell'alimentazione, tra i fattori che hanno permesso di raddoppiare negli ultimi cento anni l'aspettativa di vita nelle Nazioni più ricche.

Tra tutti gli interventi sanitari, sono stati i nuovi vaccini a permettere di sconfiggere le malattie che hanno provocato in passato gravi epidemie. L'OMS stima che ogni minuto vengono salvate cinque vite, pari a 7.200 vite al giorno, grazie proprio alla somministrazione dei vaccini. Quindi, è da considerarsi un problema globale di giustizia sociale e di salute garantire l'accesso ai vaccini a tutti, in particolare alle Nazioni più povere.

La tutela dello Stato italiano nei confronti della salute dei propri cittadini, attraverso la prevenzione della diffusione delle malattie endemiche, non è certo recente: risale infatti al 1939 la promulgazione della prima legge che istituiva un obbligo vaccinale contro la difterite. Con leggi successive vennero poi introdotti gli obblighi di vaccinazione contro la poliomielite, il tetano e l'epatite B. Nel 1961 si decise di verificare il rispetto delle vaccinazioni prescritte, ponendo il loro assolvimento come condizione essenziale per potersi iscrivere alla scuola dell'obbligo e sostenerne gli esami. Era compito dei direttori scolastici e dei presidi verificare la presenza dei certificati di vaccinazione, senza i quali gli alunni non potevano essere ammessi alla scuola o agli esami. Nel 1999, considerando soddisfacente lo stato delle coperture vaccinali, in seguito ad alcune sentenze a favore di famiglie che avevano ritenuto opportuno fare scelte di non vaccinazione, venne rimosso tale obbligo. Dunque, da quel momento la mancata certificazione non comportava più il rifiuto di ammissione dell'alunno alla scuola o agli esami.

Dal 1999 si è quindi lavorato, in sostituzione dell'aspetto coercitivo, verso un'adesione attiva delle famiglie alla prevenzione vaccinale, mettendo a punto il Piano nazionale di prevenzione vaccinale, documento periodicamente rinnovato, del quale a gennaio è stata approvata la pianificazione per il periodo 2017-2019. All'importanza e al valore della programmazione contenuta nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale, per impostazione, obiettivi e metodo, hanno fatto riferimento tutte le audizioni svolte all'interno della 12a Commissione.

Riassumo gli obiettivi principali individuati dal Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019, coerentemente con le linee del Piano d'azione europeo per le vaccinazioni e del Piano globale della regione europea dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS): mantenere lo stato polio-free (la regione europea dell'OMS ha raggiunto lo status polio-free nel 2002); raggiungere lo stato morbillo-free e rosolia-free; garantire l'offerta attiva e gratuita delle vaccinazioni nelle fasce d'età indicate e nei gruppi di popolazione a rischio; aumentare l'adesione consapevole alle vaccinazioni nella popolazione generale, anche attraverso la conduzione di campagne di vaccinazione per il consolidamento della copertura vaccinale; contrastare le disuguaglianze, promuovendo interventi vaccinali nei gruppi di popolazioni marginalizzati o particolarmente vulnerabili; completare l'informatizzazione delle anagrafi vaccinali, a livello regionale e nazionale, interoperabili tra di loro e con altre basi di dati; migliorare la sorveglianza delle malattie prevenibili con vaccinazione; promuovere, nella popolazione generale e nei professionisti sanitari, una cultura delle vaccinazioni coerente con i principi guida del Piano nazionale di prevenzione vaccinale.

Il citato documento supera di fatto anche la differenza tra vaccini obbligatori e raccomandati e specifica il calendario nazionale vaccinale; esso è impostato sull'intero ciclo vita delle persone: non vi è solo attenzione ai bambini, ma anche la previsione di copertura per gli anziani rispetto a malattie gravi quali l'influenza, lo zoster e la malattia invasiva da pneumococco.

Pertanto, con il decreto-legge n. 73 del 7 giugno 2017, arriviamo oggi alla reintroduzione dell'obbligo vaccinale, vincolante sui requisiti per la partecipazione dei bambini e delle bambine ai nidi, ai servizi e scuole per l'infanzia pubbliche e private e con un regime sanzionatorio per la frequenza della scuola dell'obbligo.

La scelta di agire con un decreto-legge è stata motivata dalla preoccupante diminuzione negli ultimi anni di tutte le coperture vaccinali ed in particolare riguardo al morbillo, malattia di cui è in corso una epidemia. I dati relativi all'epidemia di morbillo dal 1° gennaio 2017 al 2 luglio 2017 parlano di ben 3.346 casi segnalati, tra cui 2 decessi; di questi, l'88 per cento non era vaccinato e il 7 per cento aveva ricevuto solo una dose di vaccino; l'età mediana dei casi è pari a ventisette anni; 200 casi avevano meno di un anno di età; 252 sono i casi segnalati tra gli operatori sanitari. Si tratta di un quadro che giustifica l'intervento di profilassi vaccinale.

Negli anni siamo quindi passati dall'obbligo vaccinale all'adesione e proposizione attiva. Oggi dobbiamo constatare che la copertura vaccinale risulta bassa e in progressiva riduzione rispetto agli obiettivi posti, tali da sollecitare un richiamo da parte dell'OMS.

Ricercando le cause che hanno indotto una parte sempre crescente di cittadini a rinunciare alla prevenzione vaccinale, sono state individuate alcune motivazioni. Le fake news e la disinformazione hanno di certo generato una crescita della cultura antivaccino. D'altra parte, la discussione attorno alle vaccinazioni e all'obbligo vaccinale ha una storia antica tanto quanto quella dei vaccini. La scoperta di Edward Jenner nel 1796 del vaccino contro il vaiolo fu accompagnata da subito da un'accesa discussione fra sostenitori e oppositori. Nonostante il vaiolo fosse una malattia gravissima, emersero in allora forti contrapposizioni, dettate sia da motivazioni contrarie all'utilizzo e all'inoculazione nel corpo umano di materiale prelevato da animali (come erano in allora i primi vaccini contro il vaiolo), sia da un fatalismo legato invece a motivi religiosi. Oggi la ricerca ci propone vaccini innovativi, ma resta la difficoltà nelle persone di accettare una somministrazione in tal senso. Una difficoltà che va rispettata e accompagnata da buona informazione e da ragioni convincenti.

Altro motivo è il fatto che nelle giovani famiglie, che vivono fortunatamente una stagione di buona salute collettiva, prevalgono i timori relativi ai rischi e alle reazioni avverse alla vaccinazione, a scapito dei rischi che correrebbero contraendo malattie che per loro risultano lontane e ignote. È proprio sulle reazioni avverse e la farmacovigilanza che ci sono buone ragioni per chiedere e sostenere la massima trasparenza nella pubblicazione dei dati. Non ha funzionato al meglio la suddivisione dei compiti da parte delle Regioni e dello Stato, così come individuati nel piano nazionale vaccini. Già nell'indagine promossa dalla Commissione bicamerale per l'infanzia nella XIV legislatura sulla copertura vaccinale in età pediatrica e sull'ospedalizzazione dei bambini affetti da malattie infettive, emergeva che i vaccini raccomandati sono offerti in modo attivo in alcune Regioni, mentre in altre vi è una certa inerzia nell'offerta. Ciò non è cosa priva di importanza, perché ne deriva una diversa estensione della copertura vaccinale. Solo laddove i medici dei centri vaccinali presentano in modo convincente ai genitori la possibilità e i vantaggi (offerta attiva) di immunizzare i propri figli nei riguardi di tutte le malattie prevenibili con i vaccini si ha un'ampia adesione anche alle vaccinazioni raccomandate. Laddove invece i vaccini raccomandati sono forniti solo se esplicitamente richiesti, è immunizzata solo quella quota di bambini i cui genitori hanno avuto autonomamente conoscenza di questa possibilità, grazie al loro livello di istruzione e perché particolarmente attenti alla salute dei propri figli. In questo modo, si viene a determinare uno stato di iniquità a danno dei bambini appartenenti alle fasce di popolazione meno protetta. In ultimo, i servizi territoriali, penalizzati da anni di tagli di risorse e personale, si sono concentrati su altre funzioni ed emergenze, mentre i servizi di accompagnamento alla prevenzione e alla proposizione attiva si sono depotenziati.

Dobbiamo quindi riconoscere che la responsabilità della riduzione delle coperture vaccinali è articolata. Nel momento in cui si interviene con la decretazione è necessario quindi bilanciare queste responsabilità tra le famiglie e la parte pubblica. Questo è stato il principio che ha motivato il nostro lavoro in Commissione. I punti che reputiamo necessari dunque per il bilanciamento delle responsabilità e che sono stati oggetto di modifica del testo attraverso l'approvazione di emendamenti in Commissione riguardano: la realizzazione di campagne informative ampie e veritiere, un'informazione dedicata a rassicurare le famiglie, per portarle a un approccio convinto e sereno alla vaccinazione; la predisposizione di un'anagrafe vaccinale nazionale integrata tra Ministero e Regioni, utile a monitorare sia le vaccinazioni che gli eventi avversi (le malattie), strumento indispensabile sia per le valutazioni scientifiche e statistiche sulle immunizzazioni, sia per il cittadino, per avere memoria del proprio stato di copertura vaccinale; rafforzare la formazione e l'informazione di tutto il personale sanitario; introdurre la farmacovigilanza puntuale, che rafforzi le segnalazioni degli eventi avversi alla vaccinazione, controllandole e rendendole pubbliche in modo trasparente e puntuale; rispettare l'attuazione dei nuovi LEA. Il piano vaccinale, nella sua massima copertura, è totalmente finanziato dai nuovi LEA. Abbiamo ritenuto necessario che la Commissione di monitoraggio e controllo dell'attrazione dei LEA, introdotta con l'approvazione dei medesimi, verificasse anche lo stato di attuazione del Piano nazionale di prevenzione vaccinale e il calendario nazionale vaccinale.

A seguire, l'inserimento della verifica delle coperture vaccinali del personale sanitario e scolastico, con rimando alla legge sulla sicurezza del lavoro per le azioni conseguenti, nonché la semplificazione della parte burocratica a carico di famiglie, scuole e ASL che, con il contributo della tecnologia, può essere oggi facilitato anche per rendere meno inviso il provvedimento.

Abbiamo voluto ribadire che il decreto-legge si mantiene radicato nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale e nel calendario vaccinale nazionale previsto al suo interno e abbiamo lavorato per rafforzare e qualificare il testo che andremo a discutere.

L'articolo 1, comma 1, del provvedimento, così come modificato dal lavoro di Commissione, dall'emendamento presentato e dal confronto con il Governo affronta il metodo di somministrazione di totali quattordici vaccini così suddivisi: al comma 1 sono indicati i sei vaccini obbligatori, che sono i quattro storici (antipolio, antitetanica, antidifterite e antiepatite) più antipertosse e antihaemophilus influenzae tipo B.

Seguono, al comma 1-bis, i quattro vaccini contro morbillo, rosolia, varicella e parotite. Per questi vaccini è previsto l'obbligo condizionato a una rivalutazione a cadenza triennale sulla base della verifica dei dati epidemiologici e delle coperture vaccinali raggiunte, effettuata dalla commissione di monitoraggio del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di definizione e aggiornamento dei LEA, istituita con decreto del Ministero della salute nel gennaio 2017.

Il Ministero della salute, con decreto da adottare decorsi tre anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge e, successivamente, con cadenza triennale, sentiti il Consiglio superiore di sanità e la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, può disporre la cessazione dell'obbligatorietà per una o più vaccinazioni di cui al comma 1-bis. In caso di mancata presentazione alle Camere degli schemi di decreto nei termini di cui al precedente periodo, si propone che il Ministro della salute trasmetta alle Camere una relazione recante le motivazioni della mancata presentazione, nonché i dati epidemiologici e quelli sulle coperture vaccinali.

Al comma 1-quater si introducono l'antimeningococcica B, l'antimeningococcica C, l'antipneumococcica e l'antirotavirus. Questi vaccini sono raccomandati e la loro valenza è rafforzata dall'inserimento nel provvedimento, che ne assicura l'offerta attiva e gratuita.

Si considerano quindi necessari tutti i quattordici vaccini previsti per la fascia di età compresa tra zero e sedici anni. Per raggiungere gli obiettivi di copertura vaccinale si reputa importante utilizzare contemporaneamente e sussidiariamente due strumenti, quali l'obbligatorietà e la proposizione e adesione attiva, con l'auspicio - aggiungo - di poter raggiungere quella maturità nell'approccio alle vaccinazioni tale da permettere, quanto prima nel tempo, il superamento dell'obbligo. In tal senso, la valutazione triennale è un'opportunità per questa rivalutazione.

Il comma 4 prevede, in caso di mancata osservanza dell'obbligo vaccinale di cui al comma 1, l'irrogazione ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale e ai tutori della sanzioni amministrative di valore compreso da i 500 e i 3.500 euro. Anche in questo caso, la Commissione ha ritenuto di rimodulare il peso delle sanzioni e si è proceduto a proporre la soppressione del riferimento al ricorso al tribunale per i genitori che non aderissero all'obbligo vaccinale.

L'articolo 2 del provvedimento prevede iniziative di comunicazione sulle vaccinazioni, mentre l'articolo 3 reca misure sugli adempimenti vaccinali per l'iscrizione ai servizi educativi per l'infanzia, alle istituzioni del sistema nazionale di istruzione, ai centri di formazione professionale regionale e alle scuole private non paritarie. L'articolo 4 reca ulteriori adempimenti, l'articolo 5 disposizioni transitorie, l'articolo 6 l'abrogazione di precedenti leggi sull'obbligo e l'articolo 7 disposizioni finanziarie.

Sono convinta che su questo decreto-legge, sulla prevenzione e sull'obbligo vaccinale si sia fatto un grande lavoro in Commissione recependo, oltre alle preoccupazioni per lo stato di salute generale che lo avevano motivato, anche quelle legittime delle famiglie, che devono essere rispettate e a cui abbiamo cercato di dare risposte.

Per questo lavoro ringrazio pertanto - lo faccio subito - l'intera Commissione, la sua Presidente, senatrice Emilia De Biasi, per la conduzione dei lavori, tutti i commissari, perché il confronto tra posizioni anche molto diverse è stato ed è sempre utile, il mio Gruppo, naturalmente, per il sostegno e il Governo nella persona del ministro Lorenzin per la disponibilità al confronto. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate alcune questioni pregiudiziali.

Ha chiesto di intervenire la senatrice Stefani per illustrare la questione pregiudiziale QP1 (testo 2). Ne ha facoltà.

STEFANI (LN-Aut). Signor Presidente, andiamo ad affrontare la tematica contenuta nel decreto-legge all'esame, che prevede misure per rendere obbligatoria in capo ai genitori la vaccinazione dei propri figli. Riteniamo che vi siano questioni, sia in fatto che in diritto, che fanno dubitare anzitutto che si sia scelto lo strumento costituzionalmente corretto per il caso di specie, nonché che le previsioni contenute nel decreto-legge siano conformi a Costituzione.

In primis, è da rilevare che è stato utilizzato il sistema della decretazione d'urgenza, mostrando con ciò di ritenere che vi siano questioni urgenti tanto da giustificare l'emanazione di un decreto-legge, appunto. In effetti il Presidente del Consiglio ha sostenuto che nel corso degli anni la mancanza di misure appropriate e il diffondersi, soprattutto negli ultimi mesi, anche di comportamenti e teorie antiscientifiche, hanno provocato un abbassamento dei livelli di protezione vaccinale. Questo è quanto sostiene il Presidente del Consiglio. Eppure, lui stesso riconosce che non vi sia un'emergenza sanitaria. Non parliamo, poi, dell'allarmismo diffuso dal Ministro della salute, che ha assunto, a nostro avviso, un comportamento grave dal punto di vista istituzionale e sociale affermando che vi sia una forma di epidemia, che non ha trovato alcuna conferma neppure nei dati riferiti dallo stesso Ministero della salute. Se, infatti, si prende in esame uno degli ultimi bollettini, quello aggiornato al 23 maggio, si registra addirittura un andamento decrescente dei casi - visto che si parla in particolare del morbillo - già dal mese di aprile. E oggi, per certi versi, la stessa situazione è assolutamente migliorata rispetto ai dati di gennaio.

Quindi, non si può assolutamente affermare che allo stato attuale vi sia un'emergenza sanitaria che legittimi l'imposizione di un obbligo di vaccinazione, così come previsto nel decreto-legge. Non si vede quali possono essere altrimenti i requisiti di necessità e urgenza.

Se, poi, come ha sostenuto il ministro Lorenzin, sono state fatte delle valutazioni in base a un dato parametro per cui la percentuale di vaccinati è troppo bassa rispetto a chissà quali requisiti, allora che venga valutato in un disegno di legge e non certo in un decreto-legge che impone tempistiche e modalità, soprattutto su una tematica come questa, assolutamente non conformi a quello che deve essere uno studio serio, soppesato ed equilibrato che tale materia richiede.

Occorre qui certamente ricordare che un decreto‑legge come questo ha alimentato fuori da quest'Assemblea una discussione enorme che ha messo in dubbio gli stessi vaccini. Noi riteniamo che il vaccino sia comunque una questione di civiltà: vi sono state davvero epidemie e malattie sconfitte grazie ai vaccini, ma con l'allarme che avete creato con questo provvedimento, imponendo l'obbligatorietà della vaccinazione, avete smosso un mondo e questo vi si ritorcerà sicuramente contro.

Ritornando alla questione pregiudiziale di costituzionalità che vogliamo sostenere, nel decreto-legge si prevede addirittura che i bambini fino a sei anni non possano nemmeno essere iscritti all'asilo o alla scuola materna se non sono state effettuate tutte le vaccinazioni previste. Dopodiché, esso prevede, nel caso in cui non si rispetti l'obbligo vaccinale, addirittura delle sanzioni (che la Commissione propone almeno di ridurre rispetto all'originaria previsione). Ebbene, riteniamo che sussistano nel caso specifico una discriminazione e una disparità di trattamento. Se è vero, come voi ritenete, che l'obbligo vaccinale rispetti dei requisiti di emergenza sanitaria e vaccinale, allora perché distinguere tra bambini in età prescolare e quelli in età scolare? Se è vero che vi è emergenza, quest'ultima dovrebbe superare anche l'obbligatorietà della scuola. Oppure avete fatto questa norma semplicemente per contemperare questo interesse: da una parte, quello che voi volete imporre, ossia l'obbligo di vaccinazione; dall'altra parte, l'obbligo per i genitori di mandare i figli a scuola. Ma, ripeto, se c'è un'emergenza, questa supera ogni distinzione; se c'è un'emergenza, allora non si dovrebbe andare a scuola se non vaccinati. Ma l'emergenza - lo abbiamo detto - non c'è.

Per quanto riguarda la previsione di sanzioni di tipo economico nel caso in cui non si ottemperi all'obbligo di vaccinazione, la Commissione ha proposto di ridurre a 3.500 euro una sanzione addirittura di 7.500 euro. È vero che stiamo parlando di somme che vanno da un minimo a un massimo, ma stiamo creando una discriminazione per censo, in base alla previsione delle sanzioni pecuniarie. Un genitore abbiente per certi versi può permettersi di violare l'obbligo della vaccinazione, perché sa che potrebbe eventualmente ovviarvi pagando delle somme di denaro a titolo di sanzione. Infatti, originariamente avevate addirittura previsto la decadenza della responsabilità genitoriale o comunque delle previsioni che andavano a incidere su quella che una volta si chiamava patria potestà. È gravissimo aver previsto un tipo di sanzione come questa in modo automatico in relazione alla mancata osservanza di quello che volevate prevedere, quindi un obbligo di vaccinazione urbi et orbi. Ma ve ne siete forse resi conto, anche in base alle contestazioni che abbiamo sollevato.

Prevedere addirittura una decadenza o delle ipotesi che vadano ad incidere sulla responsabilità genitoriale per un obbligo vaccinale, è quanto possa essere più estraneo ai principi del nostro ordinamento, perché automatismi del genere non possono e non devono essere previsti. Togliendo questo tipo di sanzione, resta solo la sanzione economica e pecuniaria, che, come abbiamo detto, crea una disparità di trattamento: per il genitore non abbiente è ovvio che lo spettro della sanzione gli imporrà delle condotte diverse da quelle realizzate da parte di genitori molto più abbienti, i quali possono anche affrontare una sorta di rischio.

Non possiamo inoltre sottacere una piccola digressione sul contenuto della norma. Si impongono delle vaccinazioni con un numero cospicuo di dosi somministrate a dei bambini senza alcuna possibilità di fare una diagnostica prevaccinale in modo da evitare o verificare eventuali reazioni avverse. Poi vedremo nella pratica come ciò verrà realizzato nel momento in cui viene sancito l'obbligo di fare la vaccinazione, e nel momento in cui verrà sottoposta al genitore la firma di qualche modulo nel quale egli esonera da responsabilità gli enti o i medici che effettuano la somministrazione. Nel caso in cui il genitore decidesse di sottoporre a vaccinazione, ma di non firmare quel modulo, riversando la responsabilità in capo a chi sta facendo la vaccinazione, allora vi sarà un conflitto che vorremo vedere quali sorti e quale eventuale esito avrà. Comunque ci troviamo sicuramente di fronte a questioni come sempre complesse, perché si sta parlando dei rapporti tra la scienza, l'etica, il diritto. Ma signori, imporre una condotta, prevederne l'obbligatorietà, come in questo caso in campo sanitario deve essere fatto con grande equilibrio e con grande prudenza. La coercizione deve essere legittimata e motivata da valide ragioni.

Noi riteniamo che la soluzione possa essere solo quella che passa attraverso una facoltatività e la possibilità di sottoporre a prevenzione vaccinale, lasciando la libertà di scelta agli individui quando esattamente informati. È quello che sta accadendo con il sistema adottato nella Regione da cui provengo, il Veneto, che ha sortito sempre ottimi risultati.

Per le ragioni sopra esposte, chiediamo di deliberare il non procedere all'esame del disegno di legge in questione.(Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Endrizzi per illustrare la questione pregiudiziale QP2. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signor Presidente, colleghi, ricordiamo innanzitutto che oggi il Governo a guida PD regala 17 miliardi di euro dei cittadini a una banca privata: un anno di reddito di cittadinanza per risanare due delle molte banche che avete spolpato, lasciando i risparmiatori nel baratro.

Detto questo, proviamo a capire perché il Governo interviene sui vaccini peggio di un elefante in una cristalleria. Non mi riferisco solo alla forma del decreto-legge: i presupposti di necessità e urgenza sono smentiti dal piano vaccini di gennaio. L'ha confessato lo stesso presidente del Consiglio Gentiloni Silveri all'atto della presentazione: «non sussiste alcuna emergenza nazionale», non c'è un'epidemia; ma qui ci presentano misure come se dovessimo fronteggiarne dieci. Ma, se è saltato il sistema di sorveglianza epidemiologica italiano intero dovreste immediatamente chiedere le dimissioni del ministro Lorenzin. Ovviamente non è così e lo confessa lo stesso articolo 1, comma 6, del decreto-legge, che vi invito a leggere.

In questo caso parliamo dei diffusi profili di incostituzionalità anche nel merito. Articolo 32 della Costituzione: «Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di legge». Come dovrebbe sapere la ministra Lorenzin, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 258 del 1994, ha ribadito che una legge non può imporre un trattamento sanitario quando esso incide negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato. In questi casi, la tutela della collettività deve essere sempre contemperata con la tutela della salute del singolo, che prevede anche il diritto di non assoggettarsi a un trattamento invasivo.

Diviene quantomeno necessaria, in questo caso, la più precisa valutazione possibile sulle complicanze derivabili dalla vaccinazione e l'individuazione degli strumenti diagnostici idonei a prevederne la concreta verificabilità. E questo nel decreto-legge manca del tutto.

Negli articoli 2, 13 e 32 della Costituzione trovano sintesi i diritti fondamentali della persona di autodeterminazione e il diritto alla salute. Il cittadino ha il diritto al cosiddetto consenso informato, ovvero ha diritto di ricevere le opportune informazioni in ordine alla natura e ai possibili sviluppi del percorso terapeutico cui può essere sottoposto, nonché delle eventuali terapie alternative e dei rischi connessi; un principio espresso anche dall'articolo 5 della Convenzione di Oviedo sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, ratificata dall'Italia, e dall'articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000. È quello che il Movimento 5 Stelle propugna: un sistema centrato sulla raccomandazione, perché educare e favorire l'adesione consapevole delle famiglie alle campagne di vaccinazione è la via che nei Paesi più avanzati dimostra i migliori risultati di copertura. (Applausi dal Gruppo M5S).

Infine, una questione davvero clamorosa: si prevede nel decreto-legge in esame che fino ai sei anni i bambini non vaccinati non possano essere iscritti all'asilo nido, alla scuola materna e alle elementari, con una sanzione da 500 a 3.500 euro a carico dei genitori. E perché mai un bambino di sei anni dovrebbe avere un trattamento diverso da uno di sette? E come si può pensare di togliere ad un bambino le tutele dell'articolo 34, comma 2 della Costituzione: «L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita»? In base al decreto-legge in esame, le famiglie abbienti, in grado di pagare la sanzione e l'istruzione parentale attraverso istitutori privati, avranno possibilità di scelta negate alle famiglie meno abbienti. Forse che tutti i cittadini non hanno pari dignità e non sono uguali davanti alla legge?

Vi sono ancora profili di violazione dell'articolo 117 della Costituzione, essendo le competenze sanitarie ripartite con le Regioni. Non è difficile prevedere ricorsi alla Consulta, come quello già annunciato dalla Regione Veneto.

Torniamo allora alla domanda iniziale: perché il Governo insiste, in spregio alla Costituzione e ai cittadini? Nel preambolo del decreto-legge in esame, il Governo fa riferimento a non ben identificati obblighi, strategie ed obiettivi fissati nell'area europea. È falso! In Francia i vaccini obbligatori sono tre, mentre in Inghilterra e in Germania il numero dei vaccini obbligatori è pari a zero. Non troviamo, dunque, argomenti ragionevoli e costituzionalmente fondati alla protervia del Governo. Tocca credere che davvero Matteo Renzi abbia pronunciato quelle parole: «Ragazzi, dobbiamo inchiodare i grillini sui vaccini. Questa deve essere la loro Banca Etruria». Vi rendete conto?

Signor Presidente, il decreto-legge in esame appare, per tutte le ragioni che ho potuto esprimere e per molte altre che abbiamo depositato, lesivo dell'articolo 3 della Costituzione, oltreché degli articoli 2, 13, 32, 34, 10, 77, 81 e 117 e di numerose e consolidate sentenze della Corte costituzionale. A nome del Gruppo del Movimento 5 Stelle chiedo, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, di non procedere all'esame dell'Atto Senato 2856. (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore D'Anna per illustrare la questione pregiudiziale QP3. Ne ha facoltà.

D'ANNA (ALA-SCCLP). Signor Presidente, i colleghi che mi hanno preceduto, ovviamente, hanno citato cose che io dovrei ribadire sugli aspetti dell'incostituzionalità del provvedimento in esame, limitatamente alla Costituzione italiana. Ma, poiché c'è molto grasso che cola, pare si siano violati anche articoli della Costituzione europea e un trattato che l'Italia ha sottoscritto qualche anno fa, ovvero la Convenzione di Oviedo, che vieta la somministrazione di qualsiasi trattamento e di qualsiasi farmaco contro la volontà degli individui. Poiché i vaccini altro non sono che un farmaco - hanno una farmacodinamica diversa dall'aspirina, ma sono sempre un farmaco - evidentemente stiamo violando anche questo trattato internazionale.

Fatto salvo, quindi, il generico richiamo alle violazioni di costituzionalità, va fatta, alla presenza del Ministro che ci onora oggi, un'altra riflessione.

Signor Ministro, noi vacciniamo e intendiamo obbligare i bambini a beccarsi, nel periodo che va dai tre ai dodici mesi di vita, quindi con un sistema immunitario ancora immaturo e approssimativo, un certo numero di vaccini, un bombardamento di questi farmaci, che, in linea generale, oltre che in linea specifica, non potrà che interferire e turbare il fisiologico sviluppo di questi sistemi, rispetto alla fisiologia dei sistemi stessi. Lo facciamo per un eccesso di precauzione, perché, come i colleghi hanno poc'anzi ricordato, non siamo afflitti né siamo minacciati da alcuna epidemia e, anzi, vorrei ricordare al Ministro, che non avendo molto dimestichezza con la materia, credo sia malamente consigliata, che in Italia dal 1990 sono sparite sia la pertosse, che la difterite. Perché, contrariamente a ciò che gli autocrati e i tracotanti della vaccinazione vogliono dare in pasto alla gente, alcune malattie sono sparite senza vaccinazione: cito il colera, cito la peste, malattie che dalle statistiche dello stesso Ministero della salute sono scomparse naturalmente. Ovviamente, in Italia abbiamo cominciato a vaccinare per la pertosse nel 1990, quando la malattia non dava più morti né casi molto gravi.

Devo tranquillizzare anche la collega relatrice del provvedimento che, partendo dalla scoperta di Jenner del vaccino antivaioloso, ci ha ricordato che anche allora c'erano delle controversie. Le voglio rispondere con una frase di Jean Cocteau, il quale, in un epistolario con Jacques Maritain, lo ringraziò perché non lo voleva convertire a colpi di crocifisso sulla testa: è esattamente ciò che state facendo voi con la vaccinazione obbligatoria e la sospensione della patria potestà. (Applausi del senatore Pagnoncelli).

La verità non è che noi siamo dei trogloditi; siamo persone che interpretano la preoccupazione di alcuni scienziati, di alcuni virologi e della maggior parte dei pediatri di libera scelta e di molti medici di medicina generale, che hanno letteralmente paura ad obiettare perché qualcuno è già stato radiato dall'Ordine con somma infamia per essersi opposto alla vaccinazione di massa. Voglio spiegarlo al nostro Presidente, il quale, essendo un giurista, può anche non avere dimestichezza. E vorrei spiegare al nonno Grasso - sono anch'io nonno, qua dentro sono più i nonni che i padri - che i bambini, con la vaccinazione a tre mesi e il richiamo a dodici mesi, sviluppano un'immunità non naturale, ma artificiale e mantengono gli anticorpi per un periodo che va da due a dodici anni. Altra cosa è l'immunità naturale attiva, che dà il cosiddetto effetto gregge a coloro i quali sono stati contagiati dalla malattia. Qua dentro siete stati contagiati tutti dalla poliomelite e dalla tubercolosi anche se non lo sapete e non lo potete sapere perché non siete stati soggetti alle complicanze di queste malattie.

Quindi, quanto a questa storia che veniamo a contatto con il morbillo e che sono aumentati di 3.000 volte i casi di morbillo, quei bambini non sono morti, si sono solo immunizzati. È una bastardaggine dire che due bambini sono morti perché hanno contratto il morbillo: dei due bambini morti, signor Ministro uno era affetto da leucemia e aveva un'immunodeficienza e l'altro era affetto da una malattia che riguardava il sistema immunitario. La criminalizzazione e la divulgazione di notizie come se alle porte dell'Italia si parassero i lanzichenecchi portatori della peste è un criterio dissennato, perché abbandoniamo il principio di cautela, che invece richiamiamo laddove vogliamo rendere obbligatorie le vaccinazioni.

Cosa sostengono coloro che obiettano? Lo spiegheremo nei successivi interventi, ma dicono una cosa molto semplice e mi rivolgo ai giornalisti: qua nessuno mette in dubbio la bontà delle terapie vaccinali, ma in questi vaccini - è stato dimostrato con il microscopio elettronico - si trovano plastica, metalli pesanti, residuati di tungsteno e acciaio. Perché a questi bambini devono essere somministrati vaccini che non hanno il grado di purezza del 100 per cento? Ce ne è uno solo in commercio ed è un vaccino per i gatti che è immune da qualsiasi tipo di impurità. Sfido chiunque in quest'Aula a dirmi che può mettere la mano sul Vangelo e dire che le impurità contenute molteplici volte in questi vaccini non possono dare né interferenze, né complicanze.

Voglio ricordare in quest'Aula che sono gli stessi soloni, signor Presidente, che per anni hanno inoculato le immunoglobuline antitetaniche, quelle infette dall'HCV; quell'HCV che ha mietuto vittime, decine di migliaia di italiani, tra immunoglobuline e trasfusioni infette da questo virus che noi non conoscevamo, fino a quando finalmente non è stata messa in commercio la cura che eradica la presenza del virus. Cura che in Italia - e il signor Ministro dovrebbe spiegarci perché - costa qualche decina di migliaia di euro, mentre al Cairo costa 900 euro: il Ministro dovrebbe spiegarci perché, allora, non mettiamo su un aereo questi malati per curarli al Cairo anziché a Roma.

Signor Ministro, lei ci deve spiegare qual è il criterio che ci porta a essere così frettolosi e così tracotanti da conculcare il diritto naturale, quello che presiede nel rapporto tra il genitore e il bambino: quale Stato etico può mettere le mani in questo rapporto, quando voi non sapete neanche che cosa ci sia nel vaccino per la cura della meningite C? Voi non lo sapete e non lo potete spiegare. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP e del senatore Pepe. Richiami del Presidente).

Concludo, signor Presidente. Ci rivedremo, signor Ministro, perché spero che lei presieda e sia presente, così come gli amici della Commissione sanità, che avranno udito tutto lo scibile umano. Deve sapere infatti, signor Presidente, che la nostra Commissione è una specie di circolo del tè, dove, dalle 15,30 fino alle 17, diamo audizioni a tutta la scienza e al suo contrario.

Allora signor Presidente, non possiamo approvare questo disegno di legge, perché è incostituzionale; non dobbiamo, perché i vaccini sono impuri; non possiamo, perché non possiamo esporre i nostri bambini, dai tre ai dodici mesi, all'alea delle complicanze delle fetenzie che stanno dentro i vaccini. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatore D'Anna, anche se devo dirle che si è cercato di convincere il Presidente, giurista e nonno, ma il Presidente non vota. Deve convincere altri.

Ha chiesto di intervenire la senatrice Petraglia per illustrare la questione pregiudiziale QP4. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, anche noi abbiamo presentato una questione pregiudiziale, perché consideriamo che il decreto-legge non corrisponda ai requisiti di necessità e urgenza su un tema così delicato che avrebbe avuto bisogno invece di ben altri tempi e ben altra discussione, soprattutto una discussione nel merito magari per fare una buona legge.

Il Piano nazionale della prevenzione vaccinale, d'altra parte, dedicava un intero paragrafo all'iter per il superamento dell'obbligo vaccinale, in cui si prevedeva un percorso che portava a tale superamento. Che cosa sia accaduto dopo la sola approvazione, pochi anni fa, del piano vaccinale, è tutto ancora da chiarire.

L'adozione di questo provvedimento - è stato ampiamente detto - non è sostenuta da reali condizioni, verificabili da dati scientifici e medici, ma solo dalla volontà prevaricatrice del Governo di sottrarre al Parlamento una delle sue prerogative fondamentali: ancora una volta il Parlamento è scippato della potestà legislativa ordinaria. E tutto questo per coprire le carenze di un'azione che ha scelto linee di intervento non corrette, sacrificando medici e operatori sanitari, scegliendo strategie comunicative fallimentari e non trasparenti, senza un reale coinvolgimento della cittadinanza e senza un controllo reale sugli enti preposti alla vaccinovigilanza e in assenza quasi totale delle garanzie sulle vaccinazioni.

Il dibattito in Aula non è infatti sulla necessità delle vaccinazioni, sulla determinazione di un consenso informato basato sulla trasparenza, sulla correttezza scientifica dei dati, sul dialogo tra famiglie, medici e operatori sanitari, ma si è spostato solo sull'obbligo imposto dal Governo, correlato tra l'altro di sanzioni pecuniarie che, pur se diminuite o dimezzate, sono un elemento di diseguaglianza e di chiara divisione in classi sociali della nostra società. Chi ha i soldi, infatti, potrà iscrivere i figli a scuola anche senza vaccini.

Tutto questo ha creato un senso di forte contrarietà ma anche una pessima discussione all'interno del Paese, perché è in atto uno scontro tra populismi: quello di Governo e quello che si oppone ad esso. Invece, la questione meriterebbe una discussione seria, perché quello delle vaccinazioni è un tema di rilevante importanza, che tuttavia impatta con la Costituzione, a partire dall'articolo 117.

La Corte costituzionale si è già espressa, dicendo che lo Stato non può arrogarsi il diritto di decidere su una materia concorrente non rispettando o prevaricando la potestà legislativa propria ed esclusiva delle Regioni. Ma questo la Ministra e il Governo lo sanno molto bene, al punto da aver dichiarato e scritto in un emendamento che l'attuazione del decreto-legge spetta poi alle Regioni. Alle Regioni, sì, ma esistono, e lo sappiamo, fortissime differenze e diseguaglianze in materia di organizzazione sanitaria tra le Regioni.

Questo è un fatto che si riverbera negativamente, ad esempio, anche sul versante vaccinale nella copertura della popolazione interessata, ovvero sul solo riscontro dei dati per cui il Ministero della salute non dispone dei dati di ben quattro Regioni prive di anagrafe vaccinale. Il Governo attiverà una anagrafe nazionale che, di fatto, sarà incompleta, per non parlare della mancanza di risorse previste per l'anno 2019.

In questi anni molte Regioni, tra cui la Toscana e il Veneto, hanno emanato leggi regionali per cancellare l'obbligo delle vaccinazioni per l'età evolutiva mantenendo un'ottima copertura sulle principali vaccinazioni, basandosi sull'acquisizione di una adesione consapevole dei genitori con l'aiuto di un sistema informativo efficace basato su anagrafi vaccinali ben organizzate, sull'organizzazione di un sistema di formazione del personale e dei pediatri di famiglia; sul raggiungimento di un'adeguata copertura vaccinale delle più importanti vaccinazioni raccomandate, sull'avvio di un sistema di sorveglianza delle malattie trasmissibili sensibili e specifico e sulla messa a punto di un sistema di monitoraggio degli eventi avversi a vaccino. Tutto ciò ha portato in breve tempo al miglioramento della qualità dei servizi forniti e, soprattutto, al miglioramento del rapporto tra servizio sanitario regionale, servizio sanitario nazionale e popolazioni. Questi sono stati i dati che hanno fornito gli esperti.

Le vaccinazioni, forse è bene che ce lo diciamo per evitare strane discussioni, rappresentano un mezzo efficace di prevenzione delle malattie infettive, universalmente riconosciuto dalle evidenze scientifiche e dagli stessi cittadini. Le vaccinazioni hanno contribuito e contribuiscono al diritto alla salute dei cittadini, ma questo non può accadere senza rispettare l'articolo 32 della Costituzione.

In Italia non sono previste linee guida univoche a livello nazionale per quanto riguarda la somministrazione dei vaccini e tutte le procedure relative alla gestione dell'attività vaccinale. Risulta, quindi, incomprensibile e improponibile lasciare cosi tanta autonomia ai medici di medicina generale o ai pediatri di libera scelta, che non possono, essi stessi, assicurare che il vaccino non porti danni. Nessun medico firmerebbe mai il consenso informato al fine di procedere alla vaccinazione di un minore a causa del fatto che non esistono analisi o anamnesi che possano garantire che non vi siano danni. E anche su questo ci sono sentenze, come quella della corte di appello di Napoli, molto chiare in tal senso. E in virtù del fatto che il vaccino è un farmaco biologico, in base alla legge n. 210 del 1992 sono ovviamente previsti indennizzi di danni da vaccino, emoderivati o emotrasfusi; nessuno è quindi in grado di garantire che il vaccino stesso possa portare reazioni lievi o moderate, accettabili per il genitore. Su questo avevamo il dovere di lavorare, per ricostruire culturalmente un legame tra i cittadini e il Servizio sanitario nazionale che evidentemente si è spezzato.

La Corte costituzionale ha affermato che l'obbligo vaccinale è uno di quei trattamenti sanitari obbligatori a cui si riferisce l'articolo 32 della Costituzione, ricordando anche che ogni trattamento imposto deve rispettare i limiti dettati dal rispetto della persona umana. La stessa Corte ha evidenziato dal 1994 come il sistema esclusivamente repressivo non soddisfi i principi costituzionali: il legislatore deve individuare e prescrivere norme specifiche e puntuali, purché entro i limiti di compatibilità con le esigenze di generalizzata vaccinazione, degli accertamenti preventivi idonei a prevedere e a prevenire i possibili rischi di complicanze a seguito di vaccinazioni.

Il decreto-legge in esame non solo non tiene conto delle sentenze richiamate della Corte costituzionale, ma prevede un aumento considerevole del numero di vaccini, senza prevedere risorse adeguate e strumenti efficaci per evitare la lesione del diritto alla salute del singolo. Il provvedimento è inoltre incentrato esclusivamente sugli obblighi, sulla repressione e sulle sanzioni, non contemplando alcun intervento cautelativo e di protezione contro i rischi, la cui esistenza è riconosciuta dallo stesso ordinamento e dallo stesso decreto-legge. Nel provvedimento in discussione, quindi, il diritto del singolo è soccombente e l'articolo 32 della Costituzione non appare rispettato nel suo dettato integrale.

Introducendo un obbligo generalizzato alle vaccinazioni, si aumentano dunque i rischi di ricorsi e richieste di indennizzo. Il provvedimento, però, non prevede coperture finanziarie.

Le vaccinazioni non sono tutte uguali da un punto di vista della protezione individuale. Se si considera il fenomeno in rapporto alla diversa risposta anticorpale individuale e alla sua durata o relativamente alla risposta collettiva, la percentuale di copertura di popolazione ottimale va considerata diversa da vaccino a vaccino, in quanto, a volte, le vaccinazioni possono dare un senso di falsa sicurezza, come nel caso dell'epatite B o del papilloma virus, assumendo i quali si possono trascurare altri tipi di protezione, quali quelli per le malattie sessualmente trasmissibili.

L'approccio di tipo coercitivo non punta sulle campagne di promozione della salute ed è tipico di Paesi arretrati e si pone perfettamente in linea con l'approccio di verticalizzazione autoritaria già posto in essere con i tentativi di modifica della Costituzione e di militarizzazione dei problemi di sanità pubblica, come quelli dei rifiuti in Campania e delle scorie nucleari.

Per non parlare della lesione del diritto all'istruzione, non solo per i bambini che non sono nella fascia dell'obbligo, ma per i ragazzi che sono già nella scuola dell'obbligo.

Per questi motivi, ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, chiediamo di non procedere all'esame dell'Atto Senato 2856 e proponiamo di tornare a dar voce al Parlamento per trovare una soluzione legislativa condivisa anche per superare la frattura tra cittadini ed istituzioni. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire il senatore Pepe per illustrare la questione pregiudiziale QP5. Ne ha facoltà.

PEPE (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nell'ordinamento giuridico italiano è previsto che nessun trattamento sanitario possa essere compiuto o proseguito in difetto del previo ed esplicito consenso manifestato dal soggetto interessato. Il diritto del malato a decidere in piena coscienza e libertà discende dall'articolo 32 della nostra Costituzione, secondo il quale: «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge». Tale principio trova ulteriore conferma e specificazione nell'articolo 33 della legge n. 833 del 1978, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, che stabilisce che gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono di norma volontari; qualora previsti, i trattamenti sanitari obbligatori devono comunque rispettare la dignità della persona, i diritti civici e politici, compreso, per quanto possibile, il diritto alla libera scelta del medico e del luogo di cura.

La Convenzione di Oviedo («Convenzione per la protezione dei diritti dell'uomo e della dignità dell'essere umano nei confronti delle applicazioni della biologia e della medicina»), adottata a Nizza il 7 dicembre 2000 e ratificata dallo Stato italiano con la legge n. 145 del 28 marzo 2001, stabilisce che il consenso libero e informato del paziente all'atto medico non va considerato solo sotto il profilo della liceità del trattamento, ma deve essere considerato prima di tutto come un vero e proprio diritto fondamentale del cittadino europeo, che riguarda il più generale diritto all'integrità della persona. Nel dedicare un intero capo al tema del consenso, quale norma generale, la Convenzione stabilisce che «un trattamento sanitario può essere praticato solo se la persona interessata abbia prestato il proprio consenso libero e informato. Tale persona riceve preliminarmente informazioni adeguate sulle finalità e sulla natura del trattamento nonché sulle sue conseguenze e i suoi rischi. La persona interessata può, in qualsiasi momento, revocare liberamente il proprio consenso».

Quindi sono contrario al decreto-legge perché non dispone la somministrazione per dosi singole e impone ai medici di derogare alle proprie responsabilità di esercizio della propria professione in scienza e coscienza, liberi dalla minaccia di radiazione e censura.

Sono contrario al decreto-legge perché non dispone di alcuna procedura di verifica delle componenti che garantisca l'innocuità del farmaco, né prevede un monitoraggio sul paziente che garantisca la sua predisposizione ad eventuali reazioni avverse che, in assenza di indagini specifiche, non siano certamente escludibili, ovvero che non sia certa l'assoluta innocuità della tecnologia imposta dal decreto-legge.

Tutto questo è gravissimo. Chiedo quindi di non votare questo provvedimento anticostituzionale e antidemocratico e vi anticipo che siamo pronti al referendum abrogativo.

PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 93 del Regolamento, sulle questioni pregiudiziali presentate si svolgerà un'unica discussione, nella quale potrà intervenire un rappresentante per Gruppo, per non più di dieci minuti.

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Domando di parlare per annuncio di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCILIPOTI ISGRO' (FI-PdL XVII). Signor Presidente, con grande dispiacere e con grande difficoltà devo dire che la mia posizione è diversa da quella del Gruppo in cui sono collocato, cioè il Gruppo di Forza Italia, perché condivido tutte le perplessità che sono state espresse all'interno di quest'Aula dai colleghi parlamentari, che non sono colleghi parlamentari di Forza Italia, ma sono colleghi parlamentari di altri Gruppi presenti in Aula. Il parlamentare, di fronte a delle situazioni particolari, ha l'obbligo di saper riconoscere quando il partito sta prendendo una posizione che non è perfettamente consona agli interessi dei cittadini italiani.

Io mi permetterei di invitare coloro i quali, sia in maggioranza che in minoranza, stanno per votare contro le questioni pregiudiziali a fare una riflessione e, nel caso in cui non dovessero essere convinti, ad astenersi dalla votazione, perché la cosa giusta è entrare nel merito della discussione, discutere all'interno del Parlamento e prendere una decisione nell'interesse degli italiani e dei nostri figli.

Non è giusto, non è corretto, non è normale che un Governo faccia un decreto-legge su questo argomento. Non è normale che un Governo pensi di mettere il voto di fiducia. È un fatto di grande scorrettezza e coloro i quali sono all'interno dei partiti che stanno chiedendo il voto di fiducia, posso dire con grande rammarico che non appartengono alla mia cultura giudaico-cristiana. Me ne dispiaccio, ma avevo l'obbligo di dirlo con forza e con chiarezza.

Il mio voto è a favore delle questioni pregiudiziali, per aprire, all'interno del Parlamento, un dibattito e una discussione seri e nell'interesse degli italiani.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANI Paolo (FI-PdL XVII). Signor Presidente, ringrazio il senatore Scilipoti per aver anticipato il suo voto in dissenso rispetto a una posizione del Gruppo che non è stata ancora espressa. Adesso sarà quindi mia cura esprimerla.

Signor Presidente, siamo favorevoli a entrare nel merito dell'argomento e, quindi, l'indicazione del Gruppo è di votare in maniera contraria alle cinque questioni pregiudiziali di costituzionalità.

Siamo favorevoli a discutere del provvedimento, perché il dibattito che si è aperto nel Paese è assai ampio e approfondito. Penso che tutti i Gruppi parlamentari stiano ricevendo migliaia di telefonate dai cittadini, giustamente e legittimamente preoccupati per il provvedimento e, quindi, a questo punto dell'iter, riteniamo che sia obbligatorio e necessario che l'Assemblea discuta fino in fondo il provvedimento.

In Commissione c'è stata una discussione non esaustiva né esauriente, perché si è comunque fatto in modo che il provvedimento arrivasse in Aula. Ritengo che, a questo punto, sia fondamentale che il dibattito si apra in Assemblea ma l'importante è che il Governo non ponga la questione di fiducia, perché stroncare a questo punto il dibattito rappresenterebbe un insulto al Paese e un calcio in faccia a tutti coloro che vogliono metterci la faccia e discutere apertamente e palesemente del provvedimento, che riguarda tutte le famiglie italiane.

Io appartengo alla categoria di genitori che responsabilmente hanno vaccinato i propri figli, pur in assenza di obbligatorietà. Pertanto, sono convinto che il dibattito sia serio e importante, con posizioni ben definite al suo interno. Tutti noi siamo genitori. Ai miei figli ho fatto l'esavalente, ho fattole quattro vaccinazioni il vaccino contro il meningococco: ho fatto tutto quello che la comunità scientifica mi consigliava di fare. Pur tuttavia, di fronte all'obbligatorietà che, a questo punto, coinvolge il 100 per cento dei cittadini italiani, bisogna aprire un dibattito e mi auguro che ci sia il tempo per farlo. Lei, signor Presidente, ha fornito la documentazione che riparte i tempi del dibattito, mettendo a disposizione del mio Gruppo quarantotto minuti. Mi auguro che ci sia il tempo per discutere in maniera approfondita i 300 emendamenti - tanti sono - presentati al provvedimento. Ribadisco che il provvedimento interessa tutto il Paese e, quindi, deve esserci la possibilità chiara di confrontarsi all'interno di quest'Aula.

Do quindi indicazione di voto contrario a tutte le questioni pregiudiziali e mi auguro che il percorso venga fatto nei termini che ho anticipato, in quanto è importante confrontarsi fino in fondo nel merito del provvedimento.

Certo, c'è il problema dei voti segreti. La maggioranza lo affronterà. Il Regolamento del Senato lo prevede, so che alcuni Gruppi stanno raccogliendo le firme per alcuni - molti - voti segreti, ma si tratta di un problema di coscienza. Ciascuno di noi si confronterà con i propri convincimenti. L'approccio a questo tema deve essere non ideologico, ma responsabile. È a questa responsabilità che mi appello e con questa responsabilità preannuncio che il nostro Gruppo voterà contro le questioni pregiudiziali di costituzionalità. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, intervengo per motivare il voto del mio Gruppo. Molte delle argomentazioni che abbiamo ascoltato non ci hanno convinto, mentre altre posizioni sono state certamente meglio argomentate e hanno ragioni di verità. All'interno delle questioni pregiudiziali di costituzionalità vi sono anche delle argomentazioni che abbiamo ripreso negli emendamenti. Questa è la ragione per cui ci ritroviamo nell'impostazione data al tema dal presidente Romani: se non votare a favore delle questioni pregiudiziali significa aiutare un'analisi nel merito, che possa portare le opposizioni a concentrarsi su alcuni emendamenti e a discuterli profondamente, allora riteniamo che questo "sacrificio" vada fatto, perché l'apposizione della fiducia su un tema di questo tipo sarebbe una sconfitta, anzitutto del Parlamento. Questo, infatti, non è un tema da potersi affrontare ricorrendo allo strumento della fiducia.

Per quanto ci riguarda, possiamo anche assumere l'impegno di non chiedere voti segreti, per quanto questi non sarebbero un dramma su un tema come quello in esame.

Per questa ragione, voteremo contro le questioni pregiudiziali, ma chiediamo fortemente che l'appello fatto dal presidente Romani di non ricorrere al voto di fiducia venga accolto e che dai banchi della maggioranza arrivi un segnale in questo senso. (Applausi dal Gruppo FL (Id-PL, PLI)).

BONFRISCO (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare per annuncio di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (FL (Id-PL, PLI)). Signor Presidente, annuncio il mio voto favorevole alla pregiudiziale, esposta a quest'Assemblea dalla collega Stefani, che ha messo a fuoco il cuore di questa discussione e tutte le possibili implicazioni di un dibattito che anch'io, come già il capogruppo Quagliariello e il collega Romani, auspico possa essere il più ampio, il più serio e il più preciso possibile nell'interesse dei nostri cittadini.

D'AMBROSIO LETTIERI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

Pregherei i colleghi di essere molto sintetici negli annunci di voto: favorevoli, contrari, una brevissima illustrazione.

D'AMBROSIO LETTIERI (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signor Presidente, signor Ministro, colleghe e colleghi, credo che da quanto si è ascoltato in relazione all'illustrazione delle questioni pregiudiziali si consolidi il convincimento che un tema particolarmente delicato e complesso quale quello giunto all'esame dell'Assemblea possa finire con il far prevalere valutazioni di tipo ideologico su valutazioni che, a mio sommesso avviso, dovrebbero invece, entrando nel merito, lasciare spazio a questioni di carattere tecnico-scientifico ed essere fortemente supportate da valutazioni scientifiche. Temo che questo possa accadere.

Abbiamo una possibilità: quella di superare la fase delle pregiudiziali, per le quali esprimo personalmente il voto contrario, e di concentrarci sugli emendamenti. Nella fase emendativa credo ci sarà la possibilità di individuare una stella polare, supportata dal buon senso e dalla ragionevolezza, che sgomberi il campo da qualsiasi tipo di prevalenza ideologica, restituisca rigore al ragionamento e consenta l'approdo a una decisione collegiale che consegni una posizione di primato del nostro Paese, a livello internazionale, su un versante delicatissimo. Una decisione che ci permetta anche di superare l'impasse relativa a graduatorie, per così dire, imbarazzanti che consentono, per esempio, agli Stati Uniti d'America di sconsigliare ai turisti le visite in Italia, ovvero di giungere nel nostro Paese opportunamente attrezzati e vaccinati.

Sulla base di queste considerazioni, Presidente, esprimo il voto contrario alle pregiudiziali con l'auspicio che la fase emendativa possa trovare la buona disponibilità del Governo e un dibattito sereno e adeguatamente argomentato e documentato. (Applausi del senatore Liuzzi).

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, in primo luogo chiedo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. La votazione avviene per alzata di mano, senatore Buemi.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Sarebbe tuttavia utile che in questo caso restasse memoria dei nominativi di quei colleghi che, con un atteggiamento puramente strumentale, vogliono impedire quello che la mia generazione si aspettava dallo Stato. La mia generazione è quella della poliomelite e non vedevamo l'ora, noi piccoli ragazzi, che lo Stato si occupasse del nostro futuro rispetto a una malattia che in quel momento rappresentava un pericolo effettivo per le giovani generazioni. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE, PD e AP-CpE-NCD e del senatore Sonego).

Alla luce di quella memoria, non posso che votare contro le pregiudiziali di costituzionalità, perché qui non si tratta di limitare la libertà di alcuno, si tratta di responsabilizzare tutti. (Applausi dai Gruppi Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e PD).

PRESIDENTE. Metto ai voti la questione pregiudiziale presentata, con diverse motivazioni, dalla senatrice Stefani e da altri senatori (QP1 testo 2), dalla senatrice Taverna e da altri senatori (QP2), dal senatore D'Anna (QP3), dalla senatrice Petraglia e da altri senatori (QP4) e dal senatore Pepe (QP5).

Non è approvata.

ENDRIZZI (M5S). Chiediamo la controprova.

PRESIDENTE. Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

Non è approvata.

Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Padua. Ne ha facoltà.

PADUA (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'approdo in Aula della legge di conversione del decreto Lorenzin permette di compiere alcune riflessioni per cercare di fare chiarezza sull'argomento vaccini. (Brusio).

PRESIDENTE. Prego i colleghi che vogliono lasciare l'Aula di farlo in silenzio, in modo da consentire alla senatrice Padua di intervenire.

PADUA (PD). Grazie, signor Presidente.

Anzitutto vorrei premettere una nota. Sino a qualche tempo fa, forse in modo mediaticamente meno martellante rispetto ai canoni odierni, vi era un impegno diffuso da parte della società civile italiana affinché i benefici delle vaccinazioni fossero esportati in molti Paesi del Terzo mondo. Per questo, negli anni, sono state incrementate le raccolte di fondi e le campagne di sensibilizzazione, con un solo obiettivo: dare la possibilità, a bambini che non l'avevano, di potersi vaccinare da malattie che in Italia fanno parte del passato proprio grazie all'azione di prevenzione svolta dai vaccini.

Infatti, è anche grazie ai vaccini che l'aspettativa di vita nelle Nazioni più ricche è raddoppiata negli ultimi cento anni. Si tratta dell'intervento medico a più basso costo che abbia permesso di debellare malattie che provocano epidemie disastrose. Secondo l'OMS, i vaccini salvano nel mondo più di 7.000 persone al giorno: una ogni cinque minuti. Dunque, il fatto che nei Paesi poveri non tutti abbiano accesso ai vaccini costituisce una grave questione di salute globale e un'ingiustizia sociale.

Ora, nonostante penso vi sia unanimità nel ritenere che il mantenimento nel nostro Paese di alti livelli di copertura sia una questione imprescindibile di salute pubblica (un fatto per nulla scontato), ci si permette, con superficialità dilagante ed assoluta, di mettere in discussione il valore di uno strumento di prevenzione formidabile, spesso in nome di presunti interessi economici delle case farmaceutiche. In poche parole: dietrologia e pura propaganda, finalizzate esclusivamente a sostenere un approccio antisistema. Ad esempio, il vaccino contro l'epatite B costa circa 30 euro e la terapia della malattia viene a costare circa 3.500 euro all'anno. Facciamo un po' di conti.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,56)

(Segue PADUA). Purtroppo la disinformazione è uno dei sintomi più gravi del malessere della nostra società, si accresce sull'onda di false notizie e piega alcuni strumenti di comunicazione, come i social, ai propri scopi. Non è un caso che, in materia sanitaria, il vigente Piano nazionale della prevenzione riconosca che, tra le priorità da affrontare per l'area delle vaccinazioni, ci sia tra gli altri l'atteggiamento di sfiducia della popolazione nelle proposte istituzionali, come anche la scarsa adesione del personale sanitario all'offerta vaccinale.

È fondamentale, invece, fidarsi del proprio medico e del proprio pediatra: chi potrà meglio consigliare una giovane coppia, per il bene del proprio figlio, su cosa fare per la sua salute? È assolutamente imprescindibile, perciò, che le autorità sanitarie sappiano ben spiegare, in modo persuasivo e convincente, l'importanza che ricoprono i vaccini, anche in Paesi come il nostro nel quale proprio grazie ad essi alcune malattie, presenti in altre parti del mondo, sembrano sparite.

Purtroppo questo diffuso sentimento di reticenza comporta problemi piuttosto seri: l'attuale epidemia di morbillo, per esempio, è causata da un accumulo di soggetti suscettibili tra i giovani adulti, rimasti non vaccinati da coperture sub ottimali negli ultimi vent'anni (infatti l'età media dei casi di morbillo è intorno ai ventisette anni).

Nello stesso periodo, però, a parte la flessione fatta registrare ultimamente e che giustifica l'intervento suppletivo del Governo, i risultati ottenuti dalla prevenzione vaccinale sono evidenti: la poliomielite è stata eliminata, la difterite azzerata, il tetano fortemente ridotto ed ora limitato, come purtroppo confermano episodi di cronaca molto recenti, ai non vaccinati.

Basta, quindi, un ragionamento abbastanza semplice, per sorreggere le ragioni del provvedimento: perché mai esporsi al rischio di un possibile ritorno di malattie debellate, restando inermi di fronte al calo vaccinale? Il problema alla base riguarda una scarsa comunicazione nel rapporto medico-paziente, che è il pilastro di un sistema di fiducia in termini di salute pubblica e prevenzione contro pregiudizi e false credenze.

In ogni caso, anche per rimarcare all'interno del decreto-legge l'importanza del ruolo degli operatori sanitari, sia durante la fase di preconcepimento che in quella successiva di accompagnamento al parto, sono state introdotte alcune modifiche che permettono di aumentare la trasparenza sull'informazione, per condividere con i cittadini le informazioni necessarie e quindi aumentarne la consapevolezza. Ritengo possa essere di grande rilievo la norma sul potenziamento del ruolo dei consultori familiari, che svolgono una funzione di supporto importantissima per moltissime famiglie italiane, spesso le più bisognose. Gli operatori sanitari, dunque, dovranno anche informare sui vaccini, per dare un aiuto e un supporto a mamme e papà dubbiosi e incerti, in modo da aumentare il livello di consapevolezza e sciogliere dubbi e timori non fondati.

Le norme sulla farmacovigilanza hanno la medesima funzione, ovvero strutturare un sistema in cui vi sia più condivisione dei risultati: d'altra parte, oltre a sanzionare comportamenti scorretti, il compito dello Stato è quello di sostenere una responsabilità genitoriale corretta, sana e consapevole. Per questo va affermato con forza che chi non vaccina i propri figli li espone a più alta probabilità di contrarre gravi malattie e aumenta il rischio di contagio per quei bambini, immunodepressi o affetti da patologie tumorali (in Italia sono circa 1.500), che non possono essere sottoposti a vaccinazione.

Non è un mistero, ma è bene ribadirlo: gran parte dell'esitazione vaccinale e della sfiducia dei cittadini è legata al timore degli effetti collaterali delle vaccinazioni, ma gli studi scientifici e la rete di farmacovigilanza dimostrano che gli eventi avversi registrati sono quasi tutti di lieve entità (febbre o eritemi, ad esempio) e che quelli gravi, invece, per fortuna sono molto rari e bisogna anche dimostrarli. Pensate - e questo è un dato scientificamente provato - che un bambino che contragga il morbillo (la malattia, per capirci) può avere encefalite con una probabilità di uno su 1.500; solo un bambino su un milione di bambini vaccinati può avere un'encefalite, ma in questo caso bisogna verificare che davvero sia stato il vaccino a causarla. Ma se anche fosse, tra uno su 1.500 nel caso della malattia naturale e uno su un milione nel caso della vaccinazione, credo che non debbano esservi dubbi nello scegliere il rischio minore.

Con questo provvedimento otterremo non solo una maggiore consapevolezza ma anche una imprescindibile omogeneità territoriale: questo è l'altro punto fondamentale di una norma che, in linea di continuità con il piano della prevenzione vaccinale, punta al superamento di una delle altre grandi anomalie del nostro Paese, ovvero le differenze territoriali. Omogeneità che implica, quindi, ripercussioni positive in termini sia di standard di copertura vaccinale che di qualità dell'offerta, oltre al fatto che il potenziamento delle azioni di prevenzione permetteranno di raggiungere anche i soggetti più a rischio.

Infine, l'ultimo pensiero va alle modifiche introdotte al testo del decreto-legge in Commissione; valga come esempio l'informatizzazione completa delle anagrafi vaccinali regionali, che renderà la diffusione e lo scambio di dati più agevole e veloce, aumentando così la consapevolezza per gli operatori sanitari dei livelli di copertura vaccinale e accrescendo la fiducia dei cittadini e delle cittadine. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pepe. Ne ha facoltà.

PEPE (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Governo insiste sul problema degli ipotetici rischi per la salute causati dalle malattie infettive, peraltro non documentati, mentre non affronta le reali gigantesche epidemie, con milioni di morti, provocate dalle malattie degenerative legate all'inquinamento e (dicono i Ministri) dagli scorretti stili di vita, quelli sì imposti dalle industrie e dai mass media, ma anche da uno Stato che scarica i rifiuti pericolosi sotto le scuole, sotto le strade e sotto i centri commerciali.

Detto questo, la mia posizione sulle vaccinazioni è nota, ma penso sia utile riassumerla sinteticamente: non sono contrario alle vaccinazioni in sé, così come non sono contrario agli antibiotici o alla chirurgia. Tuttavia sono contrario a qualunque obbligo in medicina, perché la tutela della salute avviene soltanto con la conoscenza di ciò che si fa e la partecipazione di chi la fa. Sono contrario al decreto-legge Lorenzin perché non sono in atto epidemie, se non quelle, tutte mediatiche, promosse dal Governo: si pensi alla meningite, per cui non si capisce perché non sia stato imposto l'obbligo, a fronte delle ragioni addotte dal Governo. Il provvedimento in esame crea gravissimi problemi organizzativi, sanitari e scolastici e spaventa centinaia di migliaia di genitori.

Si pone poi la questione dei neovaccinati, che, secondo le stesse prescrizioni vaccinali, dovrebbero essere tenuti lontani dai soggetti deboli, che il decreto-legge in esame vorrebbe tutelare. Il provvedimento espropria, di fatto, della patria potestà i genitori (in Commissione abbiamo proposto la soppressione di questa disposizione) e non informa la popolazione in modo da ottenere una corretta partecipazione; anzi, la spinge a trovare escamotage e trucchi per salvare i propri figli da un obbligo imposto con un metodo nazista. Ricordo che a Napoli già ci stiamo attrezzando, casomai interessassero delle soluzioni.

Attraverso l'obbligo di frequenza scolastica, si impone di fatto l'obbligo di vaccinazione, in maniera tale da superare la palese violazione dei diritti costituzionali dell'individuo. Gli unici soggetti ad avvantaggiarsi di questa situazione saranno - guarda caso - le multinazionali del farmaco e una marginale frazione del sistema sanitario. Soprattutto si rischia, invece, un'abnorme epidemia di danni da vaccinazione, che esistono e che sono un problema reale e riconosciuto, ma che il Governo nega, nonostante le evidenze e nonostante i fondi stanziati ogni anno a risarcimento dei danneggiati, riconosciuti dallo Stato stesso, che sono tanti, anche se una minoranza, che non sarà più possibile tentare di nascondere, come è avvenuto sino ad oggi, se la situazione degenererà.

Per limitare i danni si dovrebbe prevedere la possibilità di dosi singole - ovviamente con le dosi singole siamo fuori brevetto e quindi le multinazionali non sarebbero tanto contente - e ci si dovrebbe affidare alla responsabilità dei medici, che debbono discriminare caso per caso, perché ogni essere umano è a sé, in scienza e coscienza, liberi dalla minaccia di radiazione e censura. Ricordo che ben altri medici, che hanno praticamente ucciso decine, se non centinaia di persone, non sono stati radiati. È necessario, poi, un sistema di verifica delle componenti, che garantisca l'innocuità del farmaco e un monitoraggio sul paziente, che garantisca quest'ultimo rispetto ad una sua eventuale predisposizione alle eventuali reazioni avverse: si chiama profilo genetico del farmaco.

Con questo concludo, con la speranza che il Governo si possa ravvedere, per ciò che potrà accadere in seguito alle tante reazioni avverse. (Applausi dal Gruppo GAL (DI, GS, MPL, RI)).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Aiello. Ne ha facoltà.

AIELLO (AP-CpE-NCD). Signor Presidente, ci piace esordire così, per quanto riguarda l'argomento dei vaccini: crediamo di poter affermare con forza che i vaccini rappresentano una delle principali risorse, in termini di salute pubblica ed individuale, dato il loro rilevante impatto, non solo sulla prevenzione di numerose malattie infettive, ma anche sullo stato di salute generale della popolazione. L'Organizzazione mondiale della sanità li considera prodotti medicinali biologici destinati alla profilassi delle malattie infettive e non, contenenti antigeni selezionati in grado di indurre risposte immunitarie specifiche verso agenti patogeni o sostanze da essi prodotti che risultano rilevanti nella patogenesi delle malattie.

Presidente, sicuramente i processi produttivi sono sempre più sofisticati e gestiti secondo specifici sistemi di qualità. I dati parlano chiaro. Le vaccinazioni evitano ogni anno milioni di decessi per malattie infettive. Però, un bambino su cinque non riceve vaccinazioni salvavita, che potrebbero evitare 1,5 milioni di morti l'anno, causate da malattie prevenibili. Quindi, badiamo bene, la copertura vaccinale è calata in tutta Europa e chi sostiene che ciò non rappresenta un'emergenza è certamente in malafede per quanto ci riguarda, ovvero non si rende conto che siamo al limite e che il rischio è concreto.

Presidente, oltremodo indecente risulta strumentalizzare la questione sottolineando logiche di sfruttamento minorile, che lasciano il tempo che trovano. Altro aspetto esilarante è rappresentato dall'utilizzo a convenienza dell'Organizzazione mondiale della sanità. L'OMS ha precisato più volte la necessità delle vaccinazioni, sottolineando altresì che anche l'aspetto economico e sociale, con adeguate politiche vaccinali, potrebbe portare a significativi ritorni, dati dall'immunizzazione, non solo per quanto riguarda la salute dei bambini e la mortalità infantile, ma anche la riduzione della povertà, l'equità, la produzione, l'istruzione e il rafforzamento dei sistemi sanitari in generale.

Colleghi, ci troviamo di fronte a dati chiari e inequivocabili dal punto di vista epidemiologico. Bisogna avere il coraggio di prendersi le proprie responsabilità e tradurre i dati in norme che possano garantire la maggior copertura possibile e, certamente, allo stesso tempo, dare spazio al confronto scientifico. Sarebbe il caso di non alzare i toni, di non parlare di scontro, ma collaborare affinché le garanzie siano sempre più certe. A tal riguardo ci preme richiamare - perché lo riteniamo interessante - l'attenzione sul calendario per la vita firmato dalla Società italiana di igiene e medicina preventiva (SITI), dalla Società italiana di pediatria (SIP), dalla Federazione italiana dei medici di medicina generale (FIMMG) e dalla Federazione italiana dei medici pediatri (FIMP). Queste categorie rappresentano migliaia di medici e tutte hanno fatto appello agli aspetti organizzativi per garantire un'equa e uniforme copertura su tutto il territorio nazionale. Nel loro documento, inoltre, le quattro società scientifiche più importanti segnalano quanto sia fondamentale un adeguato potenziamento sia dei centri vaccinali che del ruolo attivo di tutti i professionisti dell'assistenza territoriale di base: medici di famiglia, pediatri e specialisti ambulatoriali. Inoltre, per loro, giustamente, risulta basilare che gli operatori siamo messi nella situazione ideale per favorire una sempre migliore qualità di immunizzazione vaccinale. Ovviamente nel testo si fa anche il punto sulla modalità di erogazione dei vaccini, che debbono partire dall'attenzione alle soluzioni su misura per i diversi protagonisti sanitari del processo vaccinale, per arrivare ai livelli di copertura previsti dai LEA nei modi indicati su tutto il territorio nazionale.

Tutto questo dinamismo da parte delle società scientifiche la dice lunga su come esse siano impegnate a diffondere e privilegiare la cultura vaccinale nel nostro Paese. Certamente, il decreto-legge in questione è frutto di mediazione, ma resta fermo l'impianto cardine della prevenzione. Crediamo sia importante precisare, a nostro modesto avviso, il fatto che avremmo desiderato più incisività da parte dell'Istituto superiore di sanità. È vero che tecnicamente ha assecondato la mediazione, ma non avrebbe dovuto, se è vero, com'è vero, che anche la meningite, tanto per fare un esempio attuale, è risultata rappresentare un serio problema epidemiologico e - come sappiamo - la raccomandazione, il più delle volte, viene trascurata, con il rischio di eventi epidemici a cascata, come è successo in alcuni territori italiani, proprio per la meningite.

Le logiche di mediazione e concertazione della politica riguardano la politica. Ai tecnici spettano valutazioni scientifiche, epidemiologiche, e dunque non ci si appiattisce a seconda delle esigenze della politica. Bisogna mantenere sempre la capacità di confermare, spiegare, valutare in modo certo i dati, e, quindi, le strategie scientifiche corrette e coerenti.

Comunque non possiamo e non dobbiamo lasciare gli operatori da soli. Quindi, ben venga il decreto-legge e ben venga il lavoro del Ministero, della Commissione sanità e quindi del Parlamento, anche se chi vi parla, a titolo molto personale, nel merito avrebbe preferito una delega al Governo al decreto-legge. Capiamo però che c'è da approvare una norma che riguarda la salute, soprattutto la salute, e trovare informazioni attendibili spesso non è facile.

A volte, particolarmente quando si parla di vaccini, alcune informazioni sembrano ingannevoli, addirittura allarmanti, e creano timori e sconcerto. Il calo vaccinale, registrato negli ultimi anni, testimonia che l'insorgenza di problemi di sicurezza, veri o presunti, ovvero la sola ipotesi di un rischio ad essi associato, abbia un impatto non trascurabile sui programmi di immunizzazione. Pertanto, assume un ruolo importante la comunicazione corretta e trasparente, su nuove evidenze disponibili riguardanti gli aspetti di sicurezza e i benefici delle vaccinazioni.

Vorrei citare solo una delle notizie false che più preoccupa e cioè quella dell'immunità di gregge. C'è la tendenza a far credere che si possa evitare la vaccinazione in quanto protetti dalla copertura vaccinale della comunità. Questa convinzione sta portando a una diminuzione del numero degli immunizzati, rendendo più facile la circolazione di virus che colpiscono anche i tanti e sfortunati bambini che non possono vaccinarsi per problemi di salute. Ciò ha comportato negli ultimi anni tassi di copertura vaccinale ben al di sotto dei limiti richiesti per garantire una protezione di gregge, con grandi rischi, soprattutto per i più deboli.

A tal proposito mi permetto di citare l'appello del presidente della Federazione genitori di oncoematologia pediatrica: «I pazienti oncologici sono bimbi che per non contrarre malattie per loro devastanti, se non mortali, debbono poter contare sulla cosiddetta immunità di gregge, cioè sulla vaccinazione di massa di tutte le persone con cui entrano in contatto». Risulta inutile sottolineare la veridicità di questo appello.

In Italia la soglia standard del 95 per cento risulta un'illusione. Ecco perché è giusto e doveroso intervenire; anzi, occorre intervenire al più presto. Quando parliamo di intervento non ci riferiamo solo ed esclusivamente all'introduzione dell'obbligo vaccinale, ma anche a attività di farmacovigilanza post marketing che vadano oltre quelle di routine, al fine di monitorare e valutare adeguatamente eventuali rischi.

Signor Presidente, quando viene creato un vaccino la sua efficacia viene valutata con studi complessi: ad esempio, il rischio di encefalite a seguito di infezione da morbillo è di circa un caso ogni 1.000 persone ammalate; quello a seguito della vaccinazione è meno di un caso ogni milione di persone vaccinate. Allora, è prerogativa dell'azione politica e parlamentare garantire la tutela della salute, salvaguardando sia il soggetto malato che quello sano. Per far ciò la prevenzione rappresenta uno strumento fondamentale e di investimento importante attraverso il ruolo delle vaccinazioni. Chi può sottacere il drastico cambiamento in positivo sullo scenario epidemiologico dopo la loro introduzione? Quante risorse sono state risparmiate, in termini di giornate di degenza ospedaliera, trattamenti farmacologici, assistenza domiciliare, perdita di produttività e, soprattutto, quanta sofferenza in meno?

Ma in Italia molti ragionano secondo due pesi e due misure. L'assurdo. Se i media enfatizzano gli effetti collaterali dei vaccini, gridiamo al lupo e criminalizziamo il tutto. Se i media parlano di recrudescenza di meningiti, corriamo subito a vaccinarci. Allora potremmo chiederci: come mai nel decreto-legge non vediamo obbligatorietà vaccinale contro il meningococco B e C ovvero contro lo pneumococco C? Ci piace ricordare che la meningite rappresenterà un problema globale in futuro.

Per quanto ci riguarda siamo fermamente convinti che sulla salute non vi sia mediazione che tenga. La prevenzione vaccinale rappresenta il cardine della lotta a molte malattie infettive. Bisogna intervenire in modo esauriente e verificare in corso d'opera, acquisendo dati certi dal punto di vista scientifico, che consentano agli esperti di valutare al meglio.

Ma i dati di riferimento si acquisiscono solo e soltanto dopo gli interventi. Altrimenti rimangono solo parole, teorie, tesi, niente di più. Intanto, ci troviamo di fronte a un aumento enorme di virus e batteri circolanti, di patologie prevenibili con le vaccinazioni. In sostanza, ciò esalta l'equazione: meno vaccinazione, più agenti circolanti, più patologie infettive, più rischi. E questo non risponde a un buon funzionamento sociale del Paese Italia.

Crediamo che bisogna dare sempre e comunque maggiore rilevanza alle verità scientifiche, alle raccomandazioni che provengono dal mondo della scienza. I contrasti, le amplificazioni mediatiche proposte e imposte ai cittadini non danno un buon servizio alla comunità.

Per concludere, diciamo che sicurezza vaccinale intesa come zero effetti collaterali non esiste, così come non esiste per nessun farmaco. Realmente, il vaccino o il farmaco risulta sicuro solo se eccezionalmente provoca effetti collaterali seri, che tuttavia sono considerati accettabili perché quel vaccino protegge da un pericolo maggiore e da un danno collettivo maggiore. Dunque, beneficio maggiore del rischio.

Notiamo infine anche delle criticità sul piano della concorrenza. Purtroppo, il tutto è rapportabile essenzialmente alle strutture dell'industria vaccinale, che ad oggi non riesce o non vuole garantire il monodose. Anche qui chiediamo interventi, come sappiamo sta avvenendo da parte del Ministero, per cercare soluzioni compatibili.

Apprezziamo, allora, quanto si sta facendo. Apprezziamo anche il lavoro svolto in Commissione, perché ci siamo trovati a lavorare in sinergia con molti colleghi. E in Commissione siamo stati anche promotori dell'abbattimento delle sanzioni pecuniarie, del dimezzamento delle sanzioni, dell'abolizione del riferimento al rischio di perdere la patria potestà, che non ci stava. Bene anche l'istituzione dell'anagrafe vaccinale.

Quindi, per tutte queste motivazioni, pur rimanendo personalmente dubbiosi sul numero dei vaccini, perché avremmo voluto che soprattutto sulla meningite vi fosse più incisività, siamo comunque fermamente convinti di aver fatto un buon lavoro. (Applausi dai Gruppi Ap-CpE-NCD e PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Puglisi. Ne ha facoltà.

PUGLISI (PD). Signor Presidente, cari colleghi, nel nostro Paese l'adempimento degli obblighi vaccinali fu introdotto nel 1967. Esso prevedeva che i direttori delle scuole e i capi degli istituti di istruzione pubblica o privata non potessero ammettere alla scuola o agli esami gli alunni che non comprovassero, con la presentazione di certificato rilasciato ai sensi di legge, di essere stati sottoposti alle vaccinazioni e rivaccinazioni obbligatorie.

Tale obbligo è stato poi trasformato in facoltà nel 1999, con il decreto del Presidente della Repubblica n. 355, prevedendo che il direttore della scuola, nel caso di mancata presentazione della certificazione, abbia il solo compito di comunicare il fatto entro cinque giorni per gli opportuni e tempestivi interventi all'azienda unità sanitaria locale di appartenenza dell'alunno ed al Ministero della sanità. Il risultato di questa scelta è stato un drastico calo di anno in anno delle vaccinazioni, fino ad arrivare sotto la soglia minima indicata dall'Organizzazione mondiale della sanità quale soglia necessaria al raggiungimento della cosiddetta immunità di gregge. Come evidenziato dallo stesso Istituto superiore di sanità, la differenza tra le vaccinazioni obbligatorie e quelle raccomandabili, non prevedibile dai legislatori che introdussero le prime, ha causato problemi crescenti poiché gran parte della popolazione e anche una parte anche degli operatori sanitari si sono dimostrati diffidenti nei confronti delle vaccinazioni raccomandate, come se queste fossero meno importanti di quelle obbligatorie, senza tener conto del fatto che anche queste ultime sono fondamentali per ridurre le relative malattie.

Lo strumento a disposizione per valutare il grado di protezione della popolazione contro alcune malattie trasmissibili, come ben spiegato la relatrice Manassero, è proprio la misurazione periodica delle coperture vaccinali. Il 95 per cento è la soglia raccomandata dall'OMS per l'immunità di gregge. Infatti, se il 95 per cento della popolazione fosse vaccinata, si proteggerebbero anche coloro che non si sono potuti o voluti vaccinare.

Dal 2013 si registra un progressivo calo del numero dei soggetti vaccinati, con il rischio di sviluppo di focolai epidemici di malattie attualmente sotto controllo e addirittura di ricomparsa di malattie considerate debellate nel nostro Paese. Come sottolineato dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019, nel 2015 la copertura media per le vaccinazioni contro la poliomielite, il tetano, la difterite, l'epatite B e la pertosse è stata del 93,4 per cento. Al riguardo vorrei ricordare che purtroppo a Bologna è morta una bambina di un mese per la pertosse, cosa che non si vedeva da decenni. Sebbene esistano importanti differenze tra le Regioni, solo sei riescono a superare la soglia del 95 per cento per la vaccinazione antipolio, mentre 11 sono addirittura sotto il 94 per cento.

Come evidenziato dal Ministero della salute, la vaccinazione rappresenta uno degli interventi più efficaci e sicuri a disposizione della sanità pubblica per la prevenzione primaria delle malattie infettive. Questa pratica comporta benefici non solo per effetto diretto sui soggetti vaccinati, ma anche in modo indiretto introducendo protezione in soggetti non vaccinati. Vorrei sottolineare con forza questo punto perché è di cruciale importanza proprio per il dibattito che si è sviluppato attorno all'obbligo scolastico e al diritto all'accesso all'istruzione.

I vaccini hanno cambiato la storia della medicina e si sono affermati come strumento fondamentale per la riduzione della mortalità e morbosità, modificando profondamente l'epidemiologia delle malattie infettive. L'impiego dello strumento vaccinale ha portato a risultati spesso clamorosi come la scomparsa del vaiolo, dichiarato dall'OMS eradicato dall'8 maggio 1980 e della poliomelite, come diceva in modo efficace il senatore Buemi. Peraltro, il successo delle vaccinazioni è paradossalmente uno dei principali problemi della loro accettazione da parte della popolazione, poiché la diminuzione di frequenza delle malattie debellate con i vaccini ha portato ad una diminuzione della percezione della pericolosità di queste malattie, della loro gravità. Così, è stata per prima l'Emilia-Romagna a reintrodurre l'obbligo vaccinale per l'iscrizione nei nidi della Regione, a seguire Toscana e Friuli-Venezia Giulia.

Vorrei ricordare in quest'Aula la sentenza n. 20 del TAR del Friuli-Venezia Giulia del 16 gennaio 2017, che afferma la legittimità della delibera del consiglio comunale di Trieste, avente ad oggetto l'introduzione dell'assolvimento dell'obbligo vaccinale quale requisito di accesso ai servizi educativi comunali per l'età da zero a sei anni, perché il più rispettabile tutelabile interesse individuale, cioè la libertà dei genitori che, ispirandosi ad un principio di precauzione, scelgano di non vaccinare i propri figli, deve regredire rispetto all'interesse pubblico, ovvero l'estensione della copertura vaccinale, in particolare dove si tratti di tutela della salute.

Non c'è solo il beneficio diretto nel vaccinare i propri figli, ma quel prezioso beneficio indiretto che crea una rete di sicurezza a favore dei soggetti non vaccinati. Il diritto dunque all'istruzione e all'accesso a scuola dobbiamo innanzitutto garantirlo a quelle bambine e a quei bambini che, a causa di malattie gravissime, non possono vaccinarsi e che correrebbero seri rischi di vita nel momento in cui dovessero entrare in contatto, a scuola, con bambini non vaccinati. E qui rivolgo il mio appello, da quest'Aula, alle famiglie: fidatevi per favore - lo ricordava prima il senatore Aiello - dei pediatri e non dei santoni, fidatevi degli scienziati e della sanità pubblica, non delle fake news che popolano la rete.

Voglio infine ringraziare davvero la Commissione sanità del Senato per il lavoro svolto e per aver accolto alcuni emendamenti proposti dalla Commissione istruzione, di cui ero anche prima firmataria, sull'esonero dall'insegnamento dei vicari del dirigente scolastico e su una serie di provvedimenti che aiuteranno le scuole ad assolvere questo importante compito. Sono mamma di tre figli e li ho vaccinati sempre (vaccinazioni obbligatorie e raccomandate), non solo e non tanto per pensare alla loro salute, ma anche per pensare alla salute dei soggetti più deboli, di quei bambini che, per ragioni gravi, non si possono vaccinare. È a loro che noi innanzitutto dobbiamo pensare. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Fattori. Ne ha facoltà.

FATTORI (M5S). Signor Presidente, il decreto-legge Lorenzin nasce per far fronte effettivamente a un problema oggettivo, cioè il calo delle coperture vaccinali osservato ormai da anni, che ha generato almeno un'emergenza, quella del morbillo. Ma sia il metodo, ovvero l'uso del decreto-legge, che il percorso del provvedimento, nonché il suo contenuto, sono stati e sono, a nostro avviso, anche adesso inopportuni e inefficaci.

Veniamo alle cause di questo calo delle coperture vaccinali e analizziamo se il decreto-legge Lorenzin sia la risposta giusta per risolvere il problema. Le cause di questa situazione sono molteplici e si riferiscono a un fenomeno che noi definiamo e che gli esperti definiscono «esitazione da vaccino», un problema complesso, causato da tante componenti. In breve, per aumentare i livelli di copertura vaccinale è necessario operare su tre livelli. Innanzitutto è necessario aumentare la fiducia, cioè rassicurare l'utenza sulla sicurezza e l'efficacia delle vaccinazioni. In secondo luogo, è necessario agire sulla motivazione dell'utenza nei confronti delle vaccinazioni, vincendo cioè quell'ostacolo della pigrizia o della semplice noncuranza, spesso causata dalla scarsa percezione del rischio delle malattie infettive, di cui non vediamo più i devastanti effetti, perché sono scomparse. Infine, è necessario operare sulla convenienza, cioè sull'abbattimento delle barriere che possono ostacolare la vaccinazione e che in realtà sono tante, come gli orari di apertura degli ambulatori (spesso i genitori lavorano entrambi), il costo delle vaccinazioni, la disponibilità immediata dei vaccini, il follow-up dei bambini da parte dei centri vaccinali e le lunghe liste d'attesa, che in realtà ci malversano come genitori.

Il decreto-legge n. 73, attraverso l'introduzione dell'obbligo vaccinale, certamente avrà effetti immediati sulla motivazione, visto che preclude l'accesso al nido e alla scuola materna ai non vaccinati e prevede anche delle multe, ma sarà del tutto inefficace sulla rimozione degli ostacoli oggettivi alla vaccinazione, in quanto stanzia una cifra veramente irrisoria per i centri territoriali e il personale e - quello che ci preoccupa di più - non prevede nessun piano in questo senso. Ma l'obbligo, cari signori, avrà un effetto devastante sulla fiducia. Difatti, ha già inasprito e inasprirà ulteriormente il conflitto da parte di tutti quei movimenti antivaccinisti.

Presidenza della vice presidente DI GIORGI(ore 18,29)

(Segue FATTORI).Ma veniamo al percorso del decreto-legge. Il decreto-legge Lorenzin è stato pubblicato nella sua versione definitiva ben diciotto giorni dopo il comunicato stampa iniziale (19 maggio), che è stato seguito da un profluvio di comunicati stampa; un gap temporale inusuale, che ha esasperato gli animi di genitori e operatori scolastici e sanitari, che non sapevano cosa aspettarsi e come prepararsi. Alla sua apparizione nella versione iniziale, con dodici vaccini obbligatori (unico caso in Europa) e misure coercitive esagerate (multe elevatissime e addirittura la sottrazione della patria potestà), ha avuto l'effetto di esacerbare ancora di più gli animi. Nel suo percorso in Commissione il numero di vaccini obbligatori è sceso da dodici a dieci, di cui tre in modalità temporanea; le sanzioni si sono ridotte e l'odiosa questione della revoca della patria potestà è stata eliminata. Insomma, la montagna ha prima minacciato di partorire un elefante e ha creato caos e destabilizzazione, per poi generare un minuscolo topolino.

Veniamo ora al contenuto del decreto-legge in esame. Per fronteggiare l'unica epidemia in Italia, il morbillo - effettivamente ha finora fatto registrare più di 3.000 casi nel 2017, mettendo in pericolo la salute dei bambini immunodepressi - sarebbe stato sufficiente fin da subito introdurre misure obbligatorie temporanee, di tre o cinque anni, solo per questa particolare vaccinazione. Riguardo al tipo di obbligo, faccio notare che la Germania ha recentemente scelto per il morbillo un obbligo limitato all'informazione sulla vaccinazione e non già sulla vaccinazione effettiva, per concedere l'accesso alla scuola materna e all'asilo. D'altronde, la scelta di obbligare alla vaccinazione con misure punitive non è in linea con le pratiche predominanti nelle strategie di vaccinazione nei Paesi sviluppati e non segue il gruppo strategico di esperti in immunizzazione.

Tuttavia, la cosa che ci preoccupa di più è che la forte enfasi del cosiddetto decreto Lorenzin sull'allargamento e l'approfondimento dell'obbligatorietà vaccinale in Italia non include alcun piano soddisfacente per migliorare le misure di persuasione o raccomandazione, come proposto dal Movimento 5 Stelle nel disegno di legge a prima firma della senatrice Taverna, depositato in Senato. Si tratta di misure di raccomandazione ampiamente ritenute dagli esperti internazionali la modalità migliore per raggiungere elevati tassi di copertura vaccinale, cui tendiamo tutti, più efficaci di qualsiasi misura obbligatoria. Non ci sono, infatti, risorse adeguate dedicate all'obiettivo di migliorare e ampliare la rete di centri vaccinali e il relativo personale, il cui non rinnovo grava purtroppo sull'efficienza. Non sono previsti poi percorsi di esenzione, più che legittima, in caso di esitazione vaccinale, comprese - per esempio - le esitazioni di tipo religioso o filosofico, che meritano attenzione. Non sono nemmeno previsti programmi per superare l'esitazione e non vengono descritte nel dettaglio le misure che verranno messe in atto per eliminare ostacoli pratici alla vaccinazione, che affliggono le famiglie italiane con lunghissime liste di attesa. Faccio presente che dove abito i primi appuntamenti per vaccinarsi per la meningite sono nel 2019. Insomma, riteniamo che, prima di obbligare a vaccinarsi chi non vuole, sarebbe saggio facilitare la vaccinazione di chi la desidera.

Non è nemmeno chiaro quali misure saranno messe in atto per aggiornare, ampliare e armonizzare i registri di vaccinazione a livello regionale e nazionale, consentendo così una valutazione in tempo reale del livello di copertura vaccinale e soprattutto la frequenza delle informazioni sugli eventi avversi correlati al vaccino, che tanto preoccupano i cittadini. La trasparenza in questo campo sarebbe stata importante.

Infine, il provvedimento non contiene misure per aumentare il livello complessivo della fiducia nelle vaccinazioni raccomandate, perché alcune vengono obbligate e altre no. Alcune vaccinazioni importanti, come quelle per il meningococco e l'HPV, rimarranno quindi raccomandate, senza che sia chiaro come le raccomanderete.

Il cosiddetto decreto Lorenzin non prevede l'istituzione di un organismo indipendente di consultazione, modellato sui gruppi di consulenza tecnica dell'immunizzazione raccomandati dall'OMS - i famosi NITAG - sui quali ho presentato un ordine del giorno, bocciato in Commissione, che spero venga ripreso in considerazione in Assemblea. Questo organismo di consulenza dovrebbe includere nel suo elenco esclusivamente esperti non governativi e non industriali provenienti dai campi della scienza di base, nonché i rappresentanti di associazioni di fornitori di servizi sanitari e gruppi di difesa.

Ricordo che il Piano nazionale di prevenzione vaccinale per il triennio 2014-2016 ha visto un intervento di oltre 600 milioni di euro l'anno, pari al 3,5 per cento della spesa farmaceutica italiana, così raddoppiando i precedenti costi. Tale Piano è stato redatto con la partecipazione al panel di esperti di enti pubblici del settore sanitario e rappresentanti di società scientifiche. Tuttavia, le società scientifiche, non essendo tenute alla pubblicazione dei bilanci, possono dare adito a perplessità riguardo alla trasparenza e a eventuali conflitti di interesse con le case farmaceutiche. Ricordiamo anche il caso Pecorelli, presidente dell'AIFA, allontanato proprio per conflitto di interesse con le case farmaceutiche nella redazione del Piano nazionale vaccini.

Un organo di controllo indipendente e privo di conflitti di interessi avrebbe di sicuro un potente effetto sulla fiducia dei cittadini nei confronti di istituzioni che da tempo - proprio per i conflitti di interessi, oltre che per tante altre motivazioni - non sono credibili. Vi chiedo pertanto di rivedere la decisione di bocciare il nostro ordine del giorno.

In conclusione, l'obbligo vaccinale rappresenta per noi la rinuncia a un servizio di qualità. Il decreto-legge Lorenzin rappresenta un'occasione persa per un dialogo costruttivo che, come Movimento 5 Stelle, avevamo sperato di instaurare con il deposito di un disegno di legge dettagliato, basato sulla modalità più civile della raccomandazione/persuasione.

Crediamo che questo sia il fallimento di uno Stato che rinuncia, ancora una volta, a essere autorevole e diventa autoritario. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Tosato. Ne ha facoltà.

TOSATO (LN-Aut). Signora Presidente, intendo anzitutto chiarire sin da subito qual è la posizione della Lega Nord rispetto al decreto-legge in esame. A differenza di altri Gruppi parlamentari del centrodestra - e faccio riferimento in particolare al Gruppo Forza Italia - riteniamo che questo decreto-legge non possa essere corretto, ma lo stesso debba essere semplicemente ritirato o bocciato, perché sbagliato nei suoi contenuti, nelle sue premesse nonché nei suoi obiettivi.

È stato un errore votare contro la pregiudiziale di costituzionalità; ci stupisce che il Gruppo Forza Italia abbia assunto un tale atteggiamento. Noi vogliamo assolutamente rimarcare la nostra posizione rispetto a un provvedimento, condotto da parte della maggioranza, del Partito Democratico e del Governo, con grande arroganza e irresponsabilità rispetto a un tema molto delicato quale la salute dei bambini e la serenità delle famiglie italiane nei confronti di un provvedimento che riguarda intimamente la vita familiare delle nostre comunità.

Stiamo parlando di un provvedimento che dovrebbe avere l'obiettivo di rendere più sicura la salute dei nostri bambini, delle nuove generazioni. Vorrei, però, chiarire che questo decreto-legge, in realtà, non vede il Parlamento diviso tra coloro che sono favorevoli all'utilizzo dei vaccini e coloro che sono contrari. Questo è un falso problema; le cose non stanno in questi termini. Anche il Gruppo Lega Nord ritiene che l'inserimento di una serie di vaccini nella cultura del nostro Paese sia stata una grande conquista sociale che ha fatto il bene e la salute dei nostri figli, delle nostre comunità. Non è questo il tema. Il tema è se con questo decreto-legge l'atteggiamento delle famiglie nei confronti della vaccinazione sarà di maggiore fiducia o di maggiore sfiducia. Ebbene, su questo elemento abbiamo le nostre certezze: con questo provvedimento si stabilisce una sfiducia totale delle nostre famiglie nei confronti di una procedura, quella della obbligatorietà, che indurrà a pensare che, dietro la coercizione, dietro un atto di forza, ci siano interessi che vanno al di là della salute dei bambini e che potrebbero rappresentare gli interessi di pochi nei confronti di coloro che, invece, dovremmo tutelare. E questa considerazione può essere dimostrata con le tante manifestazioni spontanee avvenute nell'ultimo mese, da quando è stato emanato il decreto-legge.

Molte famiglie normali, normalissime, non necessariamente antivaccini, hanno sentito la necessità di manifestare il proprio dissenso scendendo in piazza con i propri figli. Lo hanno fatto in tante città e lo hanno fatto recentemente a Pesaro con una grande manifestazione che ha visto il coinvolgimento di decine di migliaia di persone. Questo doveva far riflettere il Parlamento e il Governo e, invece, anche di fronte a questa mobilitazione spontanea, si è andati avanti per la propria strada con grande arroganza, con grande protervia, quasi a voler avvalorare la tesi secondo la quale dietro questo provvedimento ci sono interessi che vanno al di là della salute delle nostre comunità e delle nostre famiglie.

Il tema di fondo è che, dietro questo atteggiamento di coercizione, dietro un provvedimento che intende proibire alle famiglie di iscrivere i propri figli alle scuole materne e agli asili qualora non si ottemperi alla norma che impone di vaccinarli non per quattro tipi di vaccinazione, ma addirittura per dieci, c'è l'arroganza della politica. C'è l'arroganza di chi ha preso una decisione e ha inteso pianificarla in modo cosciente prima con una campagna di allarmismo rispetto a epidemie fantomatiche e fasulle, per preparare il terreno e sensibilizzare l'opinione pubblica sul fatto che questo decreto-legge fosse necessario. Questa è stata la prima falsità. È stato il primo atto colpevole del Governo che ha pianificato il provvedimento in esame.

In seconda istanza, il Governo non ha presentato una proposta di legge che poteva essere tranquillamente discussa in Parlamento nei tempi necessari, vista l'importanza dei temi trattati, ma ha agito di forza con un decreto-legge. E probabilmente intenderà concludere il processo legislativo addirittura con la fiducia, con l'ultimo atto di forza rispetto a un Parlamento molto debole, quello attuale, che ha come unico obiettivo protrarre la propria vita al di là dell'effettiva rappresentatività del nostro Paese.

Quali sono le conclusioni? Il decreto-legge in esame non favorirà un atteggiamento di fiducia da parte delle famiglie nei confronti delle vaccinazioni, ma sta risvegliando il dubbio che dietro le procedure previste esistano interessi altri rispetto alla salute dei bimbi; che esistano altri obiettivi e la volontà di realizzare una sorta di sperimentazione di un modello di vaccinazione obbligatorio nel nostro Paese utilizzando le nostre nuove generazioni, i bambini da zero a due anni, come una sorta di cavia, di gruppo sperimentale per verificare l'effetto del tipo di impostazione prevista, che è basato non sul convincimento e sulla fiducia, ma sulla forza. Ma attraverso la forza non potrete mai conquistare la fiducia dei genitori, e questo è il più grave errore che state commettendo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Noi crediamo in un altro modello, quello attuato - ad esempio - dal Veneto a partire dal 2007, che si è concretizzato attraverso la non obbligatorietà, attraverso un'informazione capillare sull'utilità della vaccinazione e un'azione di confronto con le famiglie e le associazioni antivaccini, per far comprendere che, dietro la volontà di proporre la vaccinazione dei bambini, c'è il reale interesse a tutelare la loro salute. Questo era il modello da sposare, il modello vincente che ha permesso al Veneto di arrivare a percentuali molto alte (il 92,6 per cento di vaccinazioni). Ed è evidente anche la malafede del Ministero della salute, perché i dati resi noti che indicano un fantomatico 85 per cento in Veneto sono fasulli, dovendo il calcolo essere effettuato non sui bambini da zero a due anni, ma su tutta la popolazione della Regione, dove la percentuale di vaccinazione ha raggiunto - lo ripeto - il 92,6 per cento.

È evidente che certe famiglie maturano la convinzione che la vaccinazione sia utile anche dopo il secondo anno di età dei propri figli. E quindi le analisi, i numeri, i conti, le statistiche del Ministero della salute sono palesemente e colpevolmente falsi. Dietro questo decreto-legge c'è un'azione di forza sulle convinzioni delle nostre famiglie, che hanno manifestato in più di un'occasione, ma non sono state ascoltate, e non hanno trovato spazio nemmeno sugli organi di informazione. E voi le ignorate e calpestate. Guardate che la rabbia che c'è fuori questo Palazzo è crescente, la sfiducia è crescente e voi state minando un rapporto di fiducia tra le nostre comunità e le nostre famiglia nei confronti della politica e di coloro che qui fanno i legislatori. Siete ciechi e sordi rispetto a quello accade fuori questo Palazzo.

Questa è una colpa gravissima, che voi perpetrate in ogni provvedimento che state approvando in questo periodo. Siete sordi e ciechi; andate avanti per la vostra strada; calpestate i diritti di libertà delle famiglie; mettete in discussione la volontà delle nostre famiglie di tutelare i propri figli: è una follia. Credo che la libertà sia un principio sacrosanto e, ovviamente affidata all'informazione delle nostre Regioni, del nostro sistema sanitario e anche al rapporto di fiducia che deve nascere tra istituzioni e cittadini, doveva rappresentare la via maestra. Voi avete scelto una strada opposta, basata su un atto di forza, di imperio (decreto-legge, fiducia), lasciando inascoltati le proteste e coloro che si oppongono.

In questo Parlamento è triste che, a parte pochi Gruppi parlamentari, tra cui mi onoro di poter annoverare quello a cui appartengo, la Lega Nord, siano pochi i parlamentari che si sono opposti a questa che è una vera e propria follia. Daremo battaglia attraverso l'azione di discussione degli emendamenti. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). E lo faremo fino in fondo, perché crediamo che stiate commettendo un gravissimo errore, che va contro la salute dei nostri bimbi e il rapporto di fiducia delle nostre famiglie nei confronti della politica.

Spero che si riesca a fermare quello che è un vero e proprio affronto nei confronti del rapporto di fiducia e vi sia un ripensamento da parte dei Gruppi parlamentari sul decreto-legge, che mi auguro si possa bloccare. La Lega Nord farà tutto ciò che è possibile e che è in suo potere per raggiungere siffatto obiettivo. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Anna. Ne ha facoltà.

D'ANNA (ALA-SCCLP). Signora Presidente, al termine del mandato senatoriale, dopo aver fatto una mezza legislatura come deputato, mi sono più volte chiesto quale fosse l'esperienza che ho tratto, cosa ho imparato, e purtroppo ho fatto considerazioni negative. Ho capito finalmente che il potere ha una sua liturgia, una sua prassiologia e che la democrazia è ovviamente un infingimento. La prassiologia di chi governa è quella di dire: «Ho i numeri e ho la ragione dei numeri», ancorché un fesso come me, che si abbevera agli scritti liberali, ricorda che secondo Popper in una democrazia non conta sapere chi governa, ma conta sapere come controllare chi governa e che la democrazia non è la tirannia della maggioranza. Ovviamente, tra questo assunto e la pratica che ho potuto vedere applicata sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica vi è una divaricazione abissale.

Mi ispiro alla presenza del senatore Compagna, illuminato maestro di liberalismo, per ricordare a me stesso qual è la differenza - forse in questo risiede la causa di quanto io biasimo - tra la democrazia americana, e cioè tra la Carta di Philadelphia, e il concetto di democrazia che noi abbiamo ereditato da Parigi, dalla rivoluzione francese. Ricordo che uno storico come Nolte fa risalire una sostanziale differenza tra i due tipi di costituzione, sostenendo che la Costituzione nata a Philadelphia immagina uno Stato costruito intorno al cittadino, tant'è che è fatta - scusate l'ignoranza, ma non ricordo quanti - di pochi articoli ed emendamenti. Noi, invece, abbiamo elaborato una corposa Carta costituzionale, fatta di cento e più articoli, e abbiamo sottoposto il cittadino alle prerogative dello Stato, il quale lo vede non come parte di sé, ma come una parte diversa da sé. Tant'è che, per discutere le controversie insorgenti tra lo Stato e il cittadino, si è dovuto inventare il diritto amministrativo, ossia quella serie di norme di diritto positivo che disciplina il rapporto tra il cittadino suddito e lo Stato padrone.

Ci troviamo nella tipica circostanza che lo Stato etico, ovvero uno Stato concepito come entità plurale, indica al cittadino qual è il suo bene e lo obbliga a vaccinare i propri figli, espropriandolo del diritto naturale della patria potestà e, quindi, del diritto e del dovere di provvedere alla cura, all'istruzione e alla salute del proprio figlio, perché è lo Stato stesso a indicargli come si fa. Ce ne possiamo anche andare noi eletti dal popolo perché, se questo è il modello di Stato, siamo tutti sudditi. Poi ci sarà il suddito che fa il Presidente del Senato, ci sarà il suddito che non comanda niente, quello che farà il Presidente del Consiglio o il Presidente della Repubblica, ma siamo tutti sudditi.

Dico questo, perché reputo che i colleghi che stanno dall'altra parte e non la pensano come me non siano dei mentecatti o dei matti. Evidentemente hanno un concetto dello Stato e dei suoi rapporti con il cittadino diverso dal mio. Io sostengo che l'uomo è portatore di diritti e libertà, che un grande sociologo e filosofo liberale, Isaiah Berlin, chiama libertà negative, ovvero libertà e diritti che non sono nella disponibilità di alcun potere. E la patria potestà è uno di questi, così come lo è il diritto alla libertà di espressione. Ci sono dei diritti di cui siamo portatori al di là del contratto sociale. Lo Stato etico, invece, sostiene che il cittadino non abbia alcun diritto, neanche quelli naturali, perché è lo Stato stesso che gli indica il suo bene. È la logica giacobina: quando Robespierre ghigliottinava una persona, le diceva che era infettata, che la società infetta l'aveva infettata e le tagliava, quindi, la testa per il suo bene, perché occorreva purificare la società.

Perché vogliamo obbligare i genitori a vaccinare i figli, se non c'è un pericolo incombente e imminente, tale da giustificare che, nell'interesse generale, debba ovviamente soccombere l'interesse o il diritto soggettivo? I liberali sostengono che la libertà del tuo pugno finisce dove comincia la libertà del mio naso. Se però non esiste alcun pericolo epidemico; se non ci sono dati di morbilità e di mortalità che si incrementano, perché non abbiamo il tempo per dissuadere i contrari e rassicurare le mamme e i genitori e li prendiamo d'imperio per un orecchio dicendo loro che devono vaccinare i propri figli? Le vaccinazioni obbligatorie sono passate da quattordici a dieci: abbiamo avuto uno sconto, evidentemente perché questo è il periodo dei saldi. Ci spiegherete poi perché avete cancellato quei tre vaccini e non altri tre. Ebbene, si obbliga a vaccinare i propri figli a tre e a dodici mesi di età.

Faccio il biologo e non sono un clinico - qui abbiamo eminenti clinici - ma nella mia pochezza qualcosa ho imparato. Ho imparato - ad esempio - che nell'intestino ci solo le placche di Peyer, che producono linfociti di tipo T e B, che intervengono nel caso di infezione o di memoria di lungo periodo. Guarda caso, sono genitore di un ragazzo a cui da bambino fu diagnosticata una panallergia alimentare. Ebbene, se non fosse stato mio figlio, sarebbe morto, perché ha dovuto campare con il latte di capra, la carne di cavallo e i prodotti della Schär, che trenta anni fa erano davvero costosi. Da dove è venuta quella panallergia alimentare che oggi si cura con fermenti lattici e non più con cortisone? Abbiamo visto che alcuni fermenti lattici vanno a stimolare i linfonodi presenti nell'intestino e abbiamo miracolosamente superato la fase acuta della malattia. Erano cose che non conoscevo. Trent'anni fa andai dalla compianta professoressa Luisa Businco, figlia di Lino Businco, scopritore dell'istamina, la quale mi fece una ricetta e mi mandò dal panettiere, e io dissi a mia moglie che era una matta perché, invece di mandarci in farmacia, ci mandava dal panettiere. Mio figlio era allergico anche all'antiallergico. Non le sapevamo queste cose. Oggi le sappiamo e sappiamo che un semplice fermento lattico ha risolto il problema di un bambino che è diventato uomo e può mangiare di tutto.

Dico questo perché, se allora qualcuno mi avesse preso per l'orecchio e mi avesse convinto o obbligato a fare una cosa, mi sarei ribellato, come si ribelleranno migliaia di madri e di padri perché non capiscono quello di cui stiamo parlando. Che ci costa allora usare il principio di precauzione e di buonsenso? Che cos'è la scienza senza il dubbio? Non parlo di quello campato in aria. Esiste una medicina che non è basata sull'evidenza? Un collega poc'anzi citava le società scientifica. Trovatemene una che non prende i soldi da Big Pharma. Trovatemi una sola ricerca di gruppi che non siano stati direttamente o indirettamente finanziati. Noi abbiamo una legge che da cinque anni viaggia tra Camera e Senato: approvata all'unanimità alla Camera, è poi decaduta al Senato per la fine della legislatura; poi è stata approvata in Senato e adesso sta alla Camera. Essa indica il percorso giuridico e scientifico per la ricerca, soprattutto per le nuove patologie. Perché non approviamo questo provvedimento? Chiamiamo tutti gli interlocutori e li mettiamo attorno a un tavolo. A disposizione ci sono 50 milioni; chiamiamo due prestigiose università italiane e avviamo una sperimentazione non sui vaccini, della cui importanza nessuno discute, ma sulla loro innocuità, sulla loro purezza e sulle nano particelle in essi contenute. Il microscopio elettronico non sbaglia. Mi dispiace per i signori medici, ma i biologi qualche arma hanno. Là dentro ci sono la plastica, l'acciaio, i metalli pesanti e il tungsteno. Inoculate queste sostanze a decine a tre e dodici mesi chi ci può dire qual è il disturbo alla fisiologia dell'apparato immunologico e immunitario di quei bambini? Andiamo di fretta. Non si può aspettare un anno e mezzo? Non possiamo fare una ricerca? Il Ministro si deve affidare per forza alla Glaxo? A chi si deve affidare? Si deve affidare alle relazioni dei professori le cui ricerche sono pagate e finanziate da Big Pharma? Abbiamo l'anello al naso? Si tratta di un affare da qualche miliardo di euro e perché andiamo di fretta? Il grande Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina. Poggiolini e De Lorenzo - quest'ultimo ha fatto la più bella riforma della sanità tuttora esistente, che neanche Rosy Bindi è riuscita a distruggere - furono corrotti - guarda caso - dalla Glaxo per rendere obbligatori i vaccini. Noi ne stiamo rendendo obbligatori una decina.

Io non sono un dietrologo, né un moralista da quattro soldi, ma quale maggiore garanzia si può dare all'opinione pubblica se non la trasparenza? A una madre che ha paura volete portare l'immunità del gregge, quando sapete bene che, dopo dieci o dodici anni, l'immunità artificiale scompare? Faccio l'analista di mestiere e vedo decine, centinaia di casi di bambini vaccinati che, fatto il test per gli anticorpi dell'epatite B, risultano non possedere più anticorpi. Questa è l'evidenza, è la pratica - non sono nessuno e non faccio teoria - di un'analista di provincia, una povera persona che parla con la gente.

Perché dobbiamo essere forti con i deboli e deboli con i forti, signor Sottosegretario? Perché non chiamare i virologi e i pediatri? Parlate con le società scientifiche, perché vi conviene. È un circuito economico-finanziario. Si dice a Napoli: «Acquaiò, l'acqua è fresca?». E l'acquaiolo risponde: «È come la neve». Quell'altro dice: «Ma io la volevo calda». E l'acquaiolo: «Allora è come il brodo».

A chi lo domandate? Chiamate i dissenzienti, coloro che hanno i titoli ovviamente per essere tali. Il professor Mantovani, quello del microscopio elettronico, ha invitato i cittadini a leggere il bugiardino del vaccino del meningococco di tipo C per vedere come in esso sia scritto che non si sa che cosa ci sia dentro.

D'altra parte, abbiamo un istituto farmacologico militare. Potremmo fare i vaccini monodose e puri, come quello per i gatti a cui facevo riferimento nel mio intervento precedente. Perché non lo facciamo? Perché dobbiamo comprare i vaccini?

Voi, emuli di quello statalismo e Stato etico, tanto da voler costringere i cittadini e piegarli alla vostra volontà, poi vi rivolgete ai privati perché vi forniscano i vaccini. Perché non li fate voi i vaccini? Siete o meno statalisti? Perché non fate una gara di pubblica evidenza, in cui specificate che i vaccini che devono essere forniti allo Stato italiano non devono contenere impurità? Voi dite che costano di più. Certo! E perché devono rischiare i bambini, scusate?

Quindi - come vedete - potrei fare cento contestazioni e accennare - come ho già fatto prima - che molte patologie sono scomparse senza i vaccini; la pertosse e la difterite sono scomparse nel 1990, l'anno in cui abbiamo cominciato a vaccinare. La peste e il colera sono scomparsi, così come è scomparsa la polio: in questo caso per effetto del vaccino, che però non abbiamo fatto contro la peste e il colera. Sono cambiati il contesto, le condizioni alimentari e igienico-sanitarie; perché si instauri una malattia, tre sono le condizioni: la virulenza batterica, il numero di batteri o virus e la predisposizione organica.

Perché volete far credere agli italiani che, se non somministrano ai loro figli dodici vaccini, a tre e a dodici mesi, rischiano? È vero che la morbilità e la mortalità aumentano nel morbillo, ma quanti casi di danni cerebellari abbiamo avuto in Italia in bambini vaccinati?

Vi riporto la lettera straziante di una madre, in cui racconta che, appena vaccinato, suo figlio ha cominciato ad avere problemi. Il suo medico di famiglia le aveva detto di non preoccuparsi, perché i piccoli disturbi di ordine neurofisiologico non dipendevano dai vaccini. Le ha detto di sentirsi sicura e la madre ha continuato a vaccinare suo figlio. Poi l'hanno indirizzata all'Istituto Carlo Besta di Milano, dove le hanno detto che si trattava di una patologia indipendente e i vaccini non c'entravano. Dopo quattro anni le hanno mandato il certificato: danno cerebellare postvaccino. Che cosa diciamo a questa mamma, sottosegretario Faraone? Se l'aspetta al Ministero e le dice questo, lei che cosa le risponde?

Allora ci vuole il buon senso. Se non ci sono le magagne, si può aspettare, si può discutere, si può ottenere una qualità dei vaccini che superi d'emblée ogni eccezione. Ma quali nanopatologie? Qui non esistono più metalli pesanti. Questo è il punto. E, invece, ci siamo alzati una mattina e abbiamo detto che dovevamo spezzare le reni alla Grecia. Ma perché non vi preoccupate del fatto che in Egitto la cura per l'HCV, invece che 25.000-30.000 euro, costa 900 dollari? Come è possibile? Non vi assilla questo problema? In due finanziarie avete detto che avreste valutato le strutture ospedaliere pubbliche, rispetto allo sfondamento tra i costi e i benefici del 10 per cento. Poi, lo avete portato al 5 per cento.

In Campania, dove finalmente vi siete decisi a nominare un commissario, la spesa ospedaliera pubblica è di quattro miliardi e mezzo l'anno. Calcolate ciò che incassano quegli ospedali. Il DRG, cioè il criterio della tariffa usata con il privato, è pari a 1,7 miliardi di euro. Vi sono, cioè, tre miliardi di differenza tra quanto spendiamo e quanto ci rendono. Ripeto tre miliardi. E questa è la situazione della Campania. Dei 110 miliardi che noi diamo come fondo, buttiamo la metà in sperpero.

Il 40 per cento del personale addetto alla sanità non è sanitario. Rendetevi conto della burocrazia, del pachiderma che alimenta se stesso. E, invece, abbiamo il problema dei vaccini e vogliamo mostrare i muscoli alle mamme e ai papà con i vaccini.

Concludo con grande pacatezza, perché veramente rispetto tutti. Quando però vedo che le norme di buon senso non vengono utilizzate dalle persone di buon senso, non credo più all'onestà degli intenti. E non ci credo, perché chi è onesto non perora cause frettolose o cause che possono essere contraddette.

L'affare è grosso e noi dobbiamo essere strumento di nessuno. Noi dobbiamo metterci dalla parte dei cittadini: dalla parte, però, non di quelli che devono essere presi per le orecchie, ma di quelli che devono essere rassicurati sul fatto che lo Stato sono loro e non parte diversa dallo Stato. E non conta ciò che dice la Lorenzin, povera Lorenzin. Conta ciò che dice il popolo.

Noi dobbiamo essere espressione del popolo. E, quando ci mettiamo dalla parte dei più deboli, ci mettiamo sempre dalla parte dei migliori. Brecht diceva: «Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati». (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP e del senatore Compagna).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Silvestro. Ne ha facoltà.

SILVESTRO (PD). Signora Presidente, non voglio ripercorrere quanto già detto nei loro interventi dalla relatrice e dai colleghi che mi hanno preceduto. Essi, con motivazioni diverse e anche con pensieri e riflessioni interessanti, hanno inteso analizzare il disegno di legge in esame, che io auspico verrà approvato, cercando di rendere evidente qual è stato il percorso, quali sono state le motivazioni e anche i momenti di dubbio e di perplessità. Essi, però, ritengono comunque di dover sostenere un percorso rilevante che, a differenza di quanto sentito poco fa, non è certo quello evidenziato dal senatore D'Anna.

Credo, inoltre, di essere anche un emblema vivente del fatto che, forse, tutti noi vaccinati siamo ancora qui con un impianto neurologico efficiente e uno stato di salute buono, che spero durerà ancora nel tempo.

Voglio non entrare in questo merito, ma evidenziare alcuni punti. Concordo sulla rilevanza per la salute e il benessere individuale e collettivo dei processi preventivi vaccinali. È un fatto importante. Ne abbiamo tanto discusso, parlato e analizzato, e non certo da adesso, ma dai tempi antichi. Concordo sul ruolo più che rilevante che i vaccini hanno avuto e continuano ad avere per eradicare, contenere e minimizzare alcune forme patologiche gravi e devastanti per i singoli, le famiglie e le collettività in cui questi ragazzi e bambini sono inseriti; collettività che peraltro sono le stesse in cui siamo inseriti anche noi e nelle quali desideriamo portare un contributo di competenza, riflessione, logicità e onestà intellettuale.

Evidenzio altresì l'impegno che non solo la 12ª Commissione del Senato ma l'intero Gruppo PD (e non solo) hanno inteso mettere a disposizione per analizzare il tema che stiamo ora dibattendo e per cercare di conciliare due esigenze a mio parere rilevanti che si sviluppano nel provvedimento: la libertà e i diritti individuali delle persone da una parte e l'interesse e la responsabilità collettiva dall'altra. Credo che questi due elementi siano da rimarcare, che si debba sottolineare questo tentativo di trovare un giusto contemperamento tra due valori molto importanti e che si debba dare atto del fatto che diventa un valore aggiunto l'aver trovato una forma di contemperamento di questi due grandi principi e valori che abbiamo inteso perseguire nella conversione in legge del decreto-legge n. 73 del 2017.

In questa vicenda numerose persone hanno parlato di scientismo per commentare le scelte, perché basate sul ritenere la scienza come l'unico sapere valido. Mi piacerebbe sapere su quale altro elemento dovremmo poggiare le nostre decisioni, su quale altro elemento di altrettanta validità potremmo basarci e contare. Davvero non capisco su cosa si vogliano indirizzare le riflessioni e i ragionamenti quando si parla di scientismo. Altri hanno parlato di autoritarismo inutile, perché viviamo in uno Stato incapace di governare la complessità. Vorrei davvero che venisse spiegato cosa si intende per autoritarismo inutile e cosa sia invece l'autorevolezza derivante da un'analisi seria e rigorosa delle ricadute e dei contenuti che stiamo analizzando e di quello che è per i nostri piccoli concittadini il significato che diamo alla loro tutela e copertura. Vorrei quindi capire come si fa a parlare di autoritarismo inutile e di uno Stato incapace di governare la complessità. Questa espressione descriverebbe noi, ma non mi sembra che in questo lasso temporale e in tutto il percorso che abbiamo compiuto in questa legislatura si sia evidenziata questa incapacità di governare. Non pensiamo certo di avere sempre il consenso di tutti, ma credo che dovremmo auspicare un'onestà intellettuale da parte di molti. Comunque non capisco perché manchi un pensiero adeguato e appropriato all'entità del problema; mi sembra che stiamo dibattendo e ci stiamo impegnando proprio per trovare una risposta adeguata all'entità di questo problema, che ci piacerebbe venisse aggredito e risolto in una maniera meno ideologica, meno fumosa, meno piena di fuffa e più ricca di contenuti seri e rigorosi.

Non credo che questa vicenda vada posta e gettata nelle antiche antinomie logiche e di pensiero. Non credo proprio che tale argomento si presti a questo tipo di logica, né penso che vada affrontato secondo paradigmi ideologici; ritengo invece che vada delineato, studiato e risolto nella concretezza del decidere. Dobbiamo decidere quale sia il bene maggiore da tutelare: non può essere il bene individuale di 60 milioni di italiani; deve essere un bene per l'intera collettività. Occorre avere la capacità di pensare qual è l'impatto più positivo per la nostra collettività rispetto a questa problematica.

Credo quindi che dobbiamo riflettere, studiare e cercare di essere concreti nel decidere e cercare di capire quanto, con le decisioni che assumeremo attraverso il presente disegno di legge, ci si schieri o meno a tutela di coloro che non hanno altre armi se non quella di fidarsi di uno Stato (che noi in questo momento cerchiamo di rappresentare dignitosamente) che vuole tutelare le criticità di queste persone, le loro debolezze e le loro difficoltà. Uno Stato che si adopera affinché, ad esempio, i bambini che non possono essere vaccinati possano frequentare senza timori e paure le scuole e possano essere parte integrante del tessuto sociale in cui, con le loro famiglie, già sono inseriti. Questo dobbiamo cercare di fare, non affidarci a strane teorie e soprattutto a delle logiche massmediatiche coltivate nei social, senza nessuna evidenza scientifica e senza parlare di scientismo.

Qualcuno dice che ci sono stati e ci sono dei soprusi scientifici. A me non pare, visto che nel complesso percorso di analisi e discussione del testo di riconversione molte sono state le modifiche, le integrazioni e le attenzioni al contemperamento tra le indicazioni scientifiche e le esigenze valoriali di tanti cittadini, lo stato culturale di altrettanti cittadini, il diffuso bisogno di comprendere, di essere sentiti e accolti. Ed è proprio in tal senso che il testo è stato modificato, contemperando la necessità costrittiva dovuta a un abbassamento oggettivo del tasso di copertura vaccinale con la disponibilità, confermata e inserita nel testo, di alcune ridefinizioni per talune obbligatorietà e raccomandazioni, in relazione all'andamento epidemiologico e allo stato generale di evoluzione e di copertura vaccinale.

Ma ancora, l'impegno politico verso la ricerca di un punto mediato e di coinvolgimento non solo delle famiglie, ma anche delle istituzioni coinvolte, ha portato a numerose modifiche del testo, che elimina, fra l'altro, ogni richiamo alla statuizione del precedente testo inerente la potestà genitoriale, che diminuisce significativamente le sanzioni pecuniarie, che pone molta e ulteriore attenzione alle esigenze di ridefinire il calendario vaccinale di un singolo in base alle esigenze dello stesso o della famiglia, che si richiama a quanto ampiamente e correttamente evidenziato e indicato nel piano nazionale della prevenzione vaccinale.

Ritengo inoltre di particolare significatività la parte del testo che si riferisce alle iniziative di comunicazione e informazione sulle vaccinazioni. È importante che da subito il Ministero della salute promuova iniziative di comunicazione e informazione istituzionale, per illustrare e favorire la conoscenza delle disposizioni inerenti l'articolato, come pure che vi sia una ben definita rete relazionale tra le strutture sanitarie contenenti i luoghi vaccinali e le strutture formative, per ottimizzare gli interventi comunicativi e operativi e contribuire così a raggiungere i risultati posti dalla legge che ci apprestiamo a votare.

È noto a tutti e sappiamo bene che tanto più è alto il numero di individui immunizzati, minore è la probabilità che il singolo suscettibile possa entrare in contatto con il cosiddetto patogeno, che di conseguenza, non trovando individui disponibili in quanto recettivi, circola di meno, producendo così una diminuzione del rischio complessivo di gruppo o del gregge. A tal proposito, è importante il richiamo all'immunità di gregge, ancorché qualcuno la sminuisca. L'immunità di gregge, dunque, non può che basarsi sulla cultura della responsabilità, sulla consapevolezza dell'impatto delle proprie scelte e dei propri comportamenti sull'intera collettività.

Credo che l'impegno di tutti per la diffusione della cultura della responsabilità e della cooperazione sociale possa condurre in un tempo breve al superamento di talune obbligatorietà, a favore di comportamenti positivi e liberamente consapevoli, che l'impegno di ognuno produce la libertà di tutti.

Infine, un pensiero di gratitudine professionale ai medici, agli infermieri e a tutti gli operatori che dovranno impegnarsi per garantire i processi di lavoro sottesi al provvedimento che andiamo auspicabilmente ad approvare. Un grazie per quello che stanno già facendo e che ancora di più andranno a fare per questa importante problematica, che deve essere superata in quanto tale, per essere definita come un qualcosa che coinvolge tutta la collettività. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice De Pin. Ne ha facoltà.

DE PIN (GAL (DI, GS, MPL, RI)). Signora Presidente, onorevoli colleghi, in merito a questo provvedimento mi sento di sottolineare che qualsiasi posizione antivaccini o provaccini aprioristica e radicale è superficiale e infantile.

L'utilità storica dei vaccini al fine di debellare dal nostro continente malattie che hanno causato in passato migliaia di morti non può essere messa in discussione. Grazie alla vaccinazione di massa sono state eradicate malattie come la poliomielite e la difterite e i benefici di tali profilassi sono di fatto incontestabili.

Detto questo, va rilevato che il metodo imposto dal decreto-legge, ovvero la vaccinazione simultanea per le citate patologie, oltretutto a un'età in cui il sistema immunitario non è neanche pienamente formato, crea sicuramente molte perplessità, sia per il numero dei vaccini (superiore a quanto previsto in qualsiasi Paese europeo), sia per il cumulo, sia per le sostanze metalliche che tale profilassi comporta, sia ancora per i ceppi virali, pur attenuati, che vengono inoculati contemporaneamente. Tale problema avrebbe dovuto essere affrontato in maniera più ponderata, senza preclusioni o accettazioni fideistiche di tale metodo.

Non può poi un partito come quello di cui faccio parte, che fa della legalità costituzionale il suo caposaldo, non stigmatizzare pesantemente il modo con cui si è imposta questa prassi. Ancora una volta, in totale spregio della norma di cui all'articolo 77 della Costituzione, il Governo si è arrogato il diritto di utilizzare lo strumento del decreto-legge senza che vi siano quei presupposti di straordinaria necessità e urgenza che lo legittimano. Non bastasse questo, pone anche la fiducia. Il provvedimento sull'obbligo delle vaccinazioni poteva e doveva essere un disegno di legge da presentare al Parlamento per la necessaria discussione e approvazione, non essendovi alcuna grave situazione da dover immediatamente regolamentare. Ciò rende il provvedimento illegittimo e invalido sotto il profilo formale.

Altra grave questione che coinvolge la democraticità del provvedimento è poi la pesante sanzione che il Governo voleva introdurre, ossia la perdita della patria potestà sul minore non vaccinato. Ora, invece, se ne esce aumentando la disparità, in quanto il ricco potrà scegliere liberamente, mentre chi non ha i mezzi non avrà scelta. Questo Governo di centrosinistra a doppio binario ha una visione punitiva per chi non è ricco, in barba all'articolo 32 della Costituzione, che invece si preoccupa solamente degli indigenti (mi riferisco alle sanzioni ora previste).

In definitiva, il provvedimento adottato dalla ministra Lorenzin sembra più un favore alle multinazionali farmaceutiche, non ben ponderato ed emesso attraverso la forzatura dello strumento della decretazione d'urgenza. Riscossa Italia pretende il rispetto della Costituzione a favore di un modus operandi basato su dati scientifici e ampiamente condivisibili, visti i temi così delicati. Signora Presidente, in quest'Aula informo che sarò la prima a ribellarmi a tutto questo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Candiani. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, la discussione è abbastanza importante, eppure - è un paradosso - ci troviamo in un'Aula vuota, come quella degli interventi di fine seduta. Mentre le piazze sono piene, come abbiamo potuto constatare nella manifestazione svoltasi lo scorso fine settimana, il dibattito in Aula avviene con i banchi della maggioranza vuoti. Questo è un peccato, perché dà un po' l'idea della superficialità, ma soprattutto del disinteresse con cui vengono affrontati gli argomenti che vengono portati da chi non è d'accordo sul provvedimento in esame.

Questo ci delude molto perché esso è invece molto importante sia perché impatta in maniera molto forte sulla vita dei cittadini, sia perché il Governo ha deciso di provvedervi con un decreto-legge, ossia attraverso una modalità che gli consente di entrare a gamba tesa nella scelta, definendo dei limiti molto stretti al Parlamento per intervenire e anche ai cittadini per poter agire, tramite i parlamentari, apportando delle modifiche.

Signora Presidente, non credo di essere stato l'unico nei giorni scorsi a raccogliere decine e decine di sollecitazioni, attraverso e-mail, telefonate e anche l'incontro diretto per strada di cittadini che mi hanno sollecitato a una riflessione in merito al decreto-legge in esame. Ho avuto l'opportunità di seguire l'iter di esame del provvedimento in Commissione e anche in quella circostanza l'amarezza e la delusione sono state purtroppo molto forti.

Ancora una volta ci troviamo di fronte a un provvedimento che viene promosso utilizzando la scusa - chiamiamola pure così - dell'emotività. Non è casuale che nei giorni scorsi gli organi di stampa abbiano enfatizzato alcuni casi drammatici di morbillo e di cattive condizioni di salute di ragazzi non vaccinati per indurre la cittadinanza a chiedere al legislatore di intervenire subito sulla disciplina dei vaccini con l'adozione di un decreto-legge.

A me non piacciono queste cose. Non sono certamente una persona incline a credere a letture chiamiamole pure organizzate, complottistiche di situazioni simili; ma certamente la concomitanza di un'opinione pubblica che, per la parte che interessa, ovviamente, è stata orientata, con casi abbastanza scioccanti, come dicevo prima, a guardare a questo provvedimento con attenzione, non corrisponde alla realtà, perché nei giorni scorsi abbiamo visto anche una piazza riempirsi. Cosa chiedeva la gente che è scesa in piazza? Di poter essere libera nella scelta. La scelta di libertà che si applica in altri campi non può essere meno importante; anzi, deve esserlo ancora di più se si tratta di salute.

L'articolo 32 della Costituzione indirizza specificamente il legislatore in merito a come ci si deve limitare nelle disposizioni di legge che vincolano ai trattamenti sanitari. Questo provvedimento, nonostante le pregiudiziali siano state prima respinte, è oggettivamente incostituzionale.

Dispiace molto aver visto anche alcune acrobazie da parte di qualche Gruppo di opposizione o che tale si definisce - penso a Forza Italia - che dichiara di volere andare a valutare il complesso degli emendamenti votando contro le pregiudiziali di costituzionalità. Ricordiamo ai nostri concittadini, infatti, che se le questioni pregiudiziali presentate in Assemblea da noi e dalle altre opposizioni fossero state approvate, questo provvedimento non avrebbe più avuto luogo, si sarebbe fermato. Dichiarare, invece, come abbiamo sentito prima, che il voto sarebbe stato contrario alle pregiudiziali (quindi favorevole al Governo) sostenendo l'iter di questo decreto-legge è un machiavellismo nonché una forma di falsa opposizione che non comprendiamo proprio perché in questo caso si sta parlando della salute dei cittadini.

Vede, Presidente, sono arrivate tante e-mail: da quella drammatica fino a quella importante dal punto di vista politico. C'è chi scrive come madre: «Sono una madre preoccupata: che futuro avrà mio figlio? Quale percorso seguirà? Valutare il mio caso, valutare le circostanze. Valutare le questioni che riguardano la salute». Ecco, non abbiamo visto considerati questi aspetti di libertà nei lavori di Commissione.

Sono e-mail indirizzate a tutti i senatori, non solamente al sottoscritto: ce ne sono decine e decine; richieste per votare no: dire no a questo decreto-legge, al di là degli schieramenti politici (che qui sono fuori luogo; qui è in gioco il futuro): «Lo faccia almeno per i suoi figli e per i figli dei suoi figli». Che futuro avranno Michele Bovo e famiglia? Eleonora Pilotto? Tantissima gente, davvero tantissima: li abbiamo ricevuti tutti. A fronte di questo, ci sarebbe da chiedersi perché il Governo ha deciso, ancora una volta, di chiudere il provvedimento con una seduta notturna di Commissione. L'esperienza delle sedute notturne di Commissione non depone a favore della bontà del provvedimento. Ricordo ancora in maniera molto viva l'esperienza della Commissione e poi dell'Assemblea che fu portata a votare nottetempo alcuni provvedimenti importanti. Mi riferisco alla modifica della Costituzione, naufragata per volere degli elettori e alla legge elettorale, dichiarata poi incostituzionale dalla stessa Corte. Penso ad altri provvedimenti di legge su cui avete forzato la mano: al jobs act piuttosto che alla buona scuola, alla riforma della pubblica amministrazione; provvedimenti spezzati e demoliti colpo su colpo per incostituzionalità.

Ancora una volta, invece, avete l'arroganza di imporre al Paese un provvedimento. È tipico della sinistra, di un certo tipo di sinistra: lo Stato deve intervenire per tutto quello che i cittadini non comprendono.

Nel caso specifico, poi, ci sono anche questioni che lasciano abbastanza perplessi.

Signora Presidente, è notizia di qualche ora fa che è stata presentata un'interrogazione, mi risulta da parte di qualche collega senatore del Gruppo Art. 1-MDP, con cui si chiede al Governo chiarezza in merito ai rapporti con alcune case farmaceutiche che si sono prodigate in finanziamenti. Questo è purtroppo un leitmotiv, quello dei rapporti con le lobby, che ha contraddistinto in negativo l'operato del Governo. Trovarci oggi ancora con questo tipo di provvedimento, con questo tipo di obiezioni o, se preferiamo, di fantasmi che stanno dietro, rende il tutto non so se dire grottesco o, peggio ancora, addirittura ipocrita.

In questa interrogazione, di cui ho uno stralcio, si chiede se risponde al vero che il professor Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di sanità pubblica fino al 2015 ed ora Presidente dell'Istituto superiore di sanità (ricordiamo che è l'organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale), che ha svolto un ruolo significativo nella predisposizione del piano di prevenzione vaccinale 2017-2019 ed in particolare all'interno del gruppo di lavoro interistituzionale per le strategie vaccinali, arrivando ad intervenire in maniera molto concreta sul corpo degli emendamenti e sulla stessa predisposizione del decreto-legge, sia la persona che ha un ruolo importante all'interno dell'università Cattolica, nel ruolo specifico per il ramo sanità e, nello stesso tempo - come chiedono gli interroganti - se si creino delle condizioni di conflitto d'interesse tra la funzioni di medico e la funzione in questo caso di rappresentante di altri interessi (penso alle società farmaceutiche).

Signora Presidente, ricordiamo che solo qualche anno fa venivano delineati da parte degli organi di stampa degli scenari apocalittici in merito alle epidemie che sarebbero dovute scoppiare, ad esempio a causa dell'influenza. Leggendo i giornali pareva che avremmo dovuto trovare le persone cadere per strada colpite dall'influenza come fossero mosche. O ricordo ancora l'infezione aviaria: 400 milioni di euro. Centinaia di milioni di euro spesi per nulla.

Signora Presidente, noi non siamo d'accordo e vogliamo che si vada fino in fondo con questo provvedimento perché vogliamo vedere anche in questa sede chi alzerà la mano, chi voterà a favore e chi voterà contro sui singoli emendamenti e sul provvedimento in sé. Quello che deve essere garantito ai cittadini è la libertà di scegliere consapevolmente cosa fare della propria salute e di quella dei propri figli.

È aberrante che, in base alla stesura preliminare, vi fosse addirittura il rischio di perdere la genitorialità, la patria potestà ai genitori; per non parlare delle sanzioni applicate o addirittura dell'esclusione dei minori dallo studio. Queste cose fanno parte della storia del decreto-legge, le avete scritte, e fanno parte di un modo di governare che non ci appartiene.

In conclusione, lo dico in maniera molto semplice: si vada a votare e vedremo quali saranno le mani che si alzeranno per garantire la libertà di scelta ai nostri cittadini e quali saranno invece le mani che si alzeranno solo per la convenienza politica di garantire al Governo, anche in un ennesimo atto di arroganza, una maggioranza che ormai nel corpo elettorale e nel Paese non esiste più.

PRESIDENTE. Per la concomitanza di una riunione di Gruppo, rinvio il seguito della discussione del disegno di legge in titolo ad altra seduta.