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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 834 del 31/05/2017


Discussione dei disegni di legge:

(951) DE MONTE. - Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e relativa aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia

(1082) BELLOT ed altri. - Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e sua aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia

(Relazione orale) (ore 16,33)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 951 e 1082, nel testo unificato proposto dalla Commissione.

Il relatore facente funzioni, senatore Torrisi, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore facente funzioni.

TORRISI, f. f. relatore. Signora Presidente, il testo proposto dalla Commissione all'Assemblea prevede il distacco del Comune di Sappada dalla Provincia veneta di Belluno e la conseguente aggregazione alla Regione Friuli-Venezia Giulia nell'ambito della Provincia di Udine.

Il testo proposto, approvato dalla Commissione il 2 febbraio 2016, si inserisce nel procedimento di cui all'articolo 132, comma 2, della Costituzione, che prevede che Province e Comuni che ne facciano richiesta siano staccati da una Regione e aggregati a un'altra quando la richiesta dell'ente interessato, previo referendum popolare e sentiti i consigli regionali, sia approvata con legge della Repubblica.

Appare utile ricordare che la disposizione costituzionale non distingue in base alla natura ordinaria o speciale della Regione, tema che assume particolare interesse per il caso in esame, in quanto il Comune di Sappada chiede il distacco dalla Regione Veneto e l'annessione alla Regione Friuli-Venezia Giulia, il cui Statuto è stato approvato con legge costituzionale.

La necessità di una legge costituzionale è esclusa anche dall'articolo 46 della legge n. 352 del 25 maggio 1970 (Norme sui referendum previsti dalla Costituzione sulla iniziativa legislativa del popolo), laddove, definendo le caratteristiche dell'atto normativo con cui si dispone l'aggregazione del Comune ad altra Regione, si stabilisce che tale atto debba essere una legge ordinaria. Tale lettura è confermata anche dalla sentenza della Corte costituzionale n. 66 del 2007 riguardante il distacco del Comune di Noasca dalla Regione Piemonte e l'aggregazione alla Valle D'Aosta. In base a questa sentenza, infatti, le disposizioni del citato articolo 132 si riferiscono a tutte le Regioni, senza deroghe alla procedura qualora una delle Regioni interessate sia dotata di uno statuto approvato con legge costituzionale.

È opportuno ricordare che nel 2008 il Comune di Sappada ha svolto con esito ampiamente favorevole il prescritto referendum e che la richiesta soddisfa i requisiti, previsti dalla legge, di continuità geografica, omogeneità economica e sociale e vicinanza storico-culturale del Comune di Sappada alla Regione di destinazione.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Divina. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signora Presidente, il Parlamento non ha certo brillato per efficienza nel dare risposte ai territori. Posso anche sbagliarmi, ma mi pare che nelle ultime due legislature siamo riusciti a rispondere solo ai cittadini dell'Alta Valmarecchia, spaccata in più zone, una in Provincia di Arezzo e l'altra sul versante emiliano, e abbiamo ricomposto l'unità della valle. Dovremmo aver finito i percorsi di Cinto Caomaggiore, Magasa e Valvestino, però mancano ancora i provvedimenti governativi, cioè l'atto cui deve provvedere il Governo e noi speriamo che anche Sappada possa vedere la fine di questo percorso. Vorrei ricordare che i provvedimenti di competenza locale, già esauriti, si sono definiti per l'altopiano di Asiago e i sette Comuni; per Pedemonte e Casotto, Comuni che da sempre hanno gravitato nell'area trentina, appartenuti fino al 1918 al Tirolo storico e fino al 1929 alla Provincia di Trento, che oggi si trovano nella Provincia di Vicenza e chiedono di ritornare alla loro storia e collocazione precedente; per Lamon e Sovramonte, altri due Comuni dell'area bellunese che sono sostanzialmente una enclave che gravita attorno alle sponde del torrente Cismon, per cui nell'area trentina. Addirittura per passare da una valle trentina a un'altra valle trentina, cioè dalla Valsugana al Primiero, si attraversa questa piccola gola che però si trova nelle Province attigue: anche questi Comuni hanno già concluso, dal 2005, quindi ben dodici anni fa, tutte le procedure e stanno aspettando che il Parlamento faccia la sua parte.

Vorrei ricordare che la nostra Costituzione ha individuato e ha posto come base la libertà dei cittadini di riconoscersi nell'ente che più ritengono opportuno. Questa libertà spesso non è rispettata dagli stessi enti, che scavalcano addirittura la Costituzione, perché la nostra Carta fondamentale stabilisce che la maggioranza degli abitanti di un Comune possa decidere con un referendum, una consultazione libera, popolare e democratica, di venire aggregata a un altro Comune, a un'altra Provincia o a un'altra Regione. Espleta il referendum, quindi la legge prevede che siano sentiti i Consigli regionali delle due Regioni, quella di distacco e quella di aggregazione, laddove il termine «sentiti» sta a significare che il parere della Regione neanche dovrebbe essere vincolante, dopo di che, con legge dello Stato, si stabilisce la nuova geografia.

La nostra Costituzione stabilisce che i cittadini sono liberi di stare con chi vogliono, finché vogliono e dove vogliono, e di passare da una Provincia all'altra, da una Regione all'altra e anche di costituire nuove Province. La Costituzione dà questa grande libertà alle comunità e non può essere il Parlamento a negarla.

Comitati promotori che da dodici, quindici anni hanno esaurito le procedure, rispettando le tappe previste dalla Costituzione, trovano poi l'ente Stato - mi riferisco al Parlamento e al Governo - che non recepisce le loro volontà. Colleghi, tirate voi le conclusioni su che tipo di rispetto può esserci in quei paesi verso uno Stato che non ne ha affatto verso di loro.

In conclusione, signora Presidente, sono intervenuto per dire che siamo più che d'accordo nel chiudere la partita e lasciare che trovi attuazione la decisione assunta dai cittadini di Sappada di lasciare il Veneto e aggregarsi alla Regione Friuli-Venezia Giulia. Noi rispettiamo la loro decisione, però - mi rivolgo sia al Parlamento, che al Governo - dobbiamo rispettare anche tutte le altre comunità, frazioni e Comuni che hanno chiesto in altra maniera di fare trasferimenti simili a quello di Sappada. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

TORRISI, f. f. relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TORRISI, f. f. relatore. Signora Presidente, data l'assenza della relatrice titolare, senatrice Bisinella, impedita per ragioni elettorali, chiederei che, qualora convengano tutti i Gruppi parlamentari, il prosieguo della discussione generale sia rinviato ad altra seduta.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (FL (Id-PL, PLI)). Signora Presidente, posso concordare con la richiesta avanzata dal senatore Torrisi. Tuttavia, per esperienza, ricordando che quando ero Ministro per i rapporti con il Parlamento ottenni dopo anni che venisse risolta una questione analoga, che aveva visto il rispetto di tutta la procedura amministrativa e riguardava le Province, so che c'è un modo con cui le istituzioni possono non rispondere alle esigenze dei cittadini: non dire né sì, né no a una proposta. Sono quindi d'accordo se la proposta avanzata dal senatore Torrisi è propedeutica a un rinvio della discussione di quindici giorni affinché sia presente la relatrice, ma faccio un appello a tutti affinché i cittadini di Sappada ricevano dal Parlamento una risposta - che auspico positiva, per ragioni di principio - e questa vicenda non si perda nel nulla fino alla fine della legislatura.

BELLOT (Misto-Fare!). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELLOT (Misto-Fare!). Signora Presidente, anche noi confermiamo la disponibilità a rinviare la discussione, come richiesto dal relatore senatore Torrisi.

È però importante anche per noi che non ci siano dimenticanze nel calendario e organizzazioni dei lavori che portino ad allungare i tempi di esame del provvedimento. Il rinvio di oggi ci vede in linea, ma a condizione che ci sia l'impegno a portare a completamento l'esame del provvedimento, con relativo voto finale.

Ricordo che, relativamente alla vicenda di Sappada, nel 2008 si è svolto il referendum promosso dai comitati, peraltro con delibera consigliare del 2007. Si è pertanto seguito un iter procedurale che non pecca in nulla, nemmeno sui numeri: il referendum ha visto una risposta plebiscitaria, con il quorum doppiamente superato. Si tratta di un lavoro assolutamente impeccabile, anche con riferimento ai pareri espressi dalle Commissioni del Senato.

Quindi, con forza chiediamo che venga svolto l'esame del provvedimento e si arrivi al voto finale, dando così finalmente risposta ai cittadini che un anno fa - il 16 marzo 2016 - hanno purtroppo ricevuto un grosso sgarbo da parte di quest'Assemblea, con il ritiro del provvedimento prima ancora che avesse inizio la discussione.

In conclusione, l'impegno che chiedo anche a lei, signora Presidente, è di monitorare affinché la discussione del provvedimento riprenda quanto prima e si arrivi al voto finale.

PRESIDENTE. Senatrice Bellot, lo faremo anche nell'ambito della Conferenza dei Capigruppo.

RUSSO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RUSSO (PD). Signora Presidente, intervengo solo per ribadire, anche a nome del Partito Democratico, la richiesta che, non appena la senatrice Bisinella sarà disponibile, avendo evidentemente concluso l'impegno elettorale, si possa tornare ad esaminare il provvedimento in Assemblea. Credo davvero, infatti, che la richiesta dei cittadini di Sappada, che si è manifestata anche attraverso un referendum, quasi plebiscitario, debba trovare adeguata eco in quest'Aula. Prego la Presidenza di far sì che, nel primo momento opportuno e possibile, si ricalendarizzi e si porti in Aula il provvedimento.

PRESIDENTE. Non facendosi osservazioni, rinvio la discussione dei disegni di legge in titolo ad altra seduta.