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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 826 del 18/05/2017


Discussione dei disegni di legge:

(302) DE POLI. - Riconoscimento della lingua italiana dei segni

(1019) FAVERO ed altri. - Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e per il riconoscimento della lingua dei segni italiana

(1151) PAGLIARI ed altri. - Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile, nonché per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde, sordo-cieche e con disabilità uditiva in genere

(1789) CONSIGLIO. - Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile e per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde e sordo-cieche

(1907) AIELLO. - Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile e per la promozione dell'inclusione sociale delle persone sorde e sordo-cieche

(Relazione orale) (ore 9,36)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione dei disegni di legge nn. 302, 1019, 1151, 1789 e 1907.

Il relatore, senatore Russo, ha chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

RUSSO, relatore. Signor Presidente, cari colleghi, lasciatemi iniziare questa mia relazione usando proprio la lingua dei segni, che - come spiegherò in seguito - è uno degli aspetti più significativi, anche se non l'unico, del provvedimento in esame. (Il senatore Russo si esprime utilizzando la lingua dei segni italiana). Quello che ho appena detto è molto semplice: questa legge, che riconosce la lingua italiana dei segni e una più complessiva tutela delle persone con disabilità uditiva di questo Paese, arriva con venti anni di ritardo. (Applausi dai Gruppi PD e AP-CpE-NCD). Oggi presentiamo infatti una norma di civiltà, provando a cancellare la vergogna di vivere nell'ultimo Paese in Europa, che non ha ancora una legge che riconosca pienamente i diritti essenziali delle persone sorde, in particolare di quelle segnanti.

Lo dico in particolare a coloro che sentono più da vicino questa situazione - e sarebbe ora che anche in quest' Aula fosse possibile farlo in modo comprensibile per tutti coloro che hanno una disabilità uditiva, grazie ad un interprete LIS o ad una sottotitolazione - e che sanno bene cosa significhi non poter partecipare pienamente alla vita della propria comunità a causa dell'impossibilità di comunicare, per i quali le pari opportunità educative a scuola e all'università, ascoltare un telegiornale, spiegare ad un medico il malessere proprio o dei propri figli, ricevere informazioni in una stazione, ottenere un certificato da una pubblica amministrazione, far comprendere senza timore di essere fraintesi le proprie ragioni, davanti ad un giudice o ad un poliziotto, rischiano di essere ancora diritti negati.

Inizio questa relazione dicendo che, con questo provvedimento il Senato, e spero presto anche la Camera dei deputati, chiedono scusa alle persone con disabilità uditiva del Paese e provano ad abbattere una barriera che nega ancora a tanti, nel 2017, il pieno diritto di cittadinanza. Lasciatemi ripetere quest'ultima frase rivolgendomi a coloro che non hanno capito le mie parole, ma che spero possano cogliere i gesti che farò in questo momento. (Il senatore Russo si esprime nuovamente utilizzando la lingua dei segni italiana).

Entrando nel merito del disegno di legge in esame, lasciatemi dire che è difficile negare il ritardo, che ho ricordato, con cui si arriva a discuterne in Aula legato anche alle polemiche e al dibattito che hanno attraversato il mondo della sordità in Italia negli ultimi anni. Si tratta di un dibattito che credo approfondiremo anche nella discussione che faremo e che vorrei potessimo sviscerare e risolvere, per poterlo superare finalmente, dopo tanti e tanti anni; un dibattito che, se vogliamo, affonda le radici addirittura in un congresso che parlava di questi temi a Milano nel 1880. Sono davvero troppi anni e sarebbe bello che questo provvedimento riuscisse, tra le altre cose, a contribuire a superare una volta per tutte le divisioni del passato.

Voglio dirlo con forza: il testo di cui stiamo discutendo non vuole dare ragione agli uni o agli altri, favorire qualche presunta lobby o un'associazione a discapito di un'altra. È finalizzato soltanto alla tutela delle persone sorde e non di uno o dell'altro operatore del settore. Insieme, in un lavoro molto bello di Commissione, abbiamo avuto l'ambizione di far fare un passo in avanti al nostro Paese nel più generale campo dell'inclusione di tutte le persone con disabilità auditiva, garantendo più diritti e cercando di ottenere più attenzione per chi convive con questo limite e posso dire che, grazie al contributo di tutti, credo si sia fatto davvero più di qualche passo avanti.

Abbiamo ascoltato in questi mesi, anche attraverso decine di audizioni che ci hanno aiutato a capire bene e ad ascoltare davvero tutte le diverse posizioni - qualche volta anche a farle incontrare - le ragioni di ognuno: dagli esponenti della cosiddetta comunità segnante a quelli che difendono le buone ragioni dell'uso della lingua parlata e scritta per le persone sorde.

Negli articoli di questo provvedimento non ci si è posto il problema di chi avesse più ragione fra oralisti e segnanti, anche se più e più volte questo ci veniva chiesto, ma credo che il compito del legislatore sia diverso: quello che abbiamo provato ad assolvere è di alzare il livello di tutela e di garanzia per tutti, sperando di aver contribuito così al superamento di antichi pregiudizi e di divisioni non più attuali e certamente poco utili alla causa delle persone sorde.

Nell'ambito del principio, che abbiamo più e più volte ribadito, dell'assoluta ed inderogabile libertà di scelta da parte delle famiglie, senza dubbio questa norma introduce una novità che vuol essere un allargamento di opportunità. Come dicevo prima, dopo vent'anni una legge arriva al pieno riconoscimento della lingua italiana dei segni, o della lingua dei segni italiana, come è più giusto chiamarla, ed accanto a questa della LIS tattile, per le persone che hanno un'ulteriore difficoltà, le persone sordocieche.

La LIS come strumento di piena cittadinanza, con la dignità di essere diventata negli anni vera e propria lingua, non semplice linguaggio, dotata di un suo specifico lessico, di una sintassi, di una grammatica, che permettono a chi la usa il medesimo livello di raffinatezza espressiva di una lingua parlata.

Negli ultimi anni - è esperienza di molti - ci siamo fortunatamente abituati sempre più all'uso pubblico della LIS: alcuni, anche se troppo pochi telegiornali, il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, grandi eventi in cui sul palco compare il traduttore in lingua dei segni, la possibilità per gli studenti di usare questo strumento nelle università. E a testimonianza della ricchezza espressiva della LIS, sappiamo che sono sempre maggiori anche le occasioni in cui le persone sorde segnanti sono diventate protagoniste di eventi artistici legati alla poesia, al teatro, al cinema e ad altre arti espressive.

Il provvedimento fa dunque un primo grande passo, sottolineando la necessità di offrire servizi di qualità e di investire, ad esempio, sulla decisiva qualità degli interpreti, mettendo il nostro Paese al passo con la Convenzione delle Nazioni Unite che, parlando dei diritti delle persone con disabilità, approvava nell'Assemblea generale dell'ONU una dichiarazione del 2006 che riconosceva il ruolo della lingua dei segni «come forma di comunicazione, come mezzo di inclusione, come garanzia di libertà di accesso alle informazioni, come strumento di educazione, infine come espressione di identità culturale». Ma - è bene sottolinearlo proprio per cominciare a smussare e a smontare alcuni pregiudizi che ancora ci sono - fin dalla lettura del titolo appare chiaro che questo provvedimento non si limita al pur doveroso riconoscimento della lingua dei segni. Questa, anche perché elaborata nell'ambito della 1a Commissione, affari costituzionali, è una legge cornice, che punta ad allargare il campo dei diritti per il più pieno esercizio del diritto di cittadinanza da parte di tutti i sordi italiani, oralisti e segnanti. Una norma che ribadisce l'impegno della Repubblica ad utilizzare tutti i canali comunicativi e linguistici: la sottotitolazione, le nuove tecnologie, i servizi di interpretariato in LIS e LIS tattile, per eliminare tutte le barriere alla comprensione della comunicazione, per promuovere la piena inclusione scolastica ed universitaria, l'accessibilità ai luoghi di lavoro, alle strutture preposte alla salute, al patrimonio storico, artistico e culturale, ai trasporti, alle strutture ed ai servizi della pubblica amministrazione.

Diciamolo con assoluta chiarezza: il richiamo alla LIS non è in alcun modo in contraddizione con la consapevolezza che il presente, e ancor più il futuro di chi nasce con ipoacusia, anche nelle forme di sordità profonde, è e dovrà essere sempre più quello di tendere alla padronanza della lingua scritta e parlata. Non mettiamo in contraddizione le due cose perché non lo sono. Se lo sono state in passato non è questo il tema che dobbiamo sottolineare.

Ho avuto la fortuna di visitare in questi mesi strutture di eccellenza nel nostro Paese, in cui i bambini nati sordi profondi, per i quali vi era stata una diagnosi tempestiva, l'immediato utilizzo delle protesi, l'impianto di moderni dispositivi cocleari nei primissimi mesi di vita, si sono visti restituire dalla tecnologia e dalle cure di personale specializzato, in modo praticamente integrale, ciò che la natura aveva loro tolto.

Questo è l'obiettivo a cui dobbiamo mirare, lo sappiamo. Contemporaneamente, questo disegno di legge dà una risposta che ovviamente non è ancora quella ottimale, per la quale dobbiamo lavorare in futuro.

A questo obiettivo, ovvero al recupero di una piena padronanza linguistica scritta e orale - si dice nel disegno di legge - deve tendere l'intervento di tutte le strutture pubbliche: da quelle sanitarie, chiamate ad attivare, attraverso lo screening neonatale, come richiamato nell'articolo 3, tempestivi interventi che evitino di consegnare nei primi decisivi mesi di vita i bambini a un isolamento che inciderebbe pesantemente sui futuri percorsi cognitivi; fino alle istituzioni scolastiche e universitarie, in cui si gioca, come sappiamo, la chance di piena cittadinanza di ciascuno di noi.

Lasciatemi dire una parola in più proprio sull'investimento in formazione, cui sono dedicati gli articoli 5 e 6 in particolare. Il nostro Paese fa già molto e in questo provvedimento si richiamano le tantissime azioni positive che già si esercitano in questo campo. L'Italia è stata pioniera nel superamento delle scuole speciali - lo so anche per esperienza professionale; da pedagogista me ne sono occupato in maniera particolare - nell'integrazione dei bambini e ragazzi con disabilità nel gruppo classe, insieme a tutti gli altri coetanei normodotati. Ma l'esperienza di questi anni e le eccellenze che abbiamo incontrato, anche con il lavoro della Commissione - penso alla scuola di Cossato o all'istituto «Magarotto» di via Nomentana a Roma - ci dicono che forse è possibile fare ancora di più, e che i percorsi sperimentali di bilinguismo LIS-italiano, con l'ambizione di farli gemmare in almeno ogni Provincia italiana, possono garantire maggiormente la valorizzazione della diversità come reciproco arricchimento e concentrare su un numero limitato di classi risorse, innovazione didattica e collaborazione con la ricerca universitaria.

Lasciatemi ricordare a questo proposito - è un piccolo inciso, ma ci tengo perché so che qualche collega ha anche presentato alcuni ordini del giorno ed è comunque un impegno che abbiamo presentato anche al Ministro competente - la grave situazione dell'istituto per sordi di via Nomentana. Non era possibile intervenire in questo provvedimento per affrontarla, ma davvero auspichiamo che si possa quanto prima risolvere i problemi di una struttura che si è distinta per esperienza e competenza di assoluto livello, anche per i suoi dipendenti che in questo momento vivono una situazione difficile.

Concludo riservandomi di ascoltare e di rispondere puntualmente agli interventi che in discussione generale sicuramente ci saranno e che spero ci aiutino a sviscerare fino in fondo i dubbi legati a questo provvedimento, se ancora ce ne fossero.

Faccio due ultime sottolineature che spero servano proprio a facilitare lo scioglimento di questi dubbi, anche perché mi auguro davvero che alla fine di questa discussione la votazione su un tema così sensibile sia ampia, trasversale, di tutto il Parlamento italiano, proprio perché l'attesa fuori da qui è molto grande. È un tema su cui credo la politica possa provare a non dividersi.

Il principio fondante di questo disegno di legge - l'ho ricordato ma voglio ripeterlo - è la libertà di scelta: delle persone sorde e delle loro famiglie. L'obiettivo che abbiamo perseguito è quello di allargare le opportunità, non certo di ridurle. Ed è evidente dalla lettura di ciascuno degli articoli del provvedimento. Ma lo voglio dire con ancora più precisione: chiunque pensi che riconoscere la LIS significhi imporla anche a chi ha scelto altri percorsi può davvero essere certo che non è così, non solo perché sarebbe contrario a questa norma e alla Costituzione, ma perché l'obiettivo del nostro lavoro va esattamente nella direzione opposta.

Vogliamo che in futuro le nuove tecnologie permettano a tutti i bambini nati sordi in Italia di superare pienamente il loro deficit, e la legge va in questa direzione, ma crediamo sia giusto riconoscere che per decine di migliaia di persone adulte oggi la LIS sia uno strumento fondamentale di cittadinanza attiva e che studi scientifici italiani e internazionali confermano che il bilinguismo LIS-italiano può essere un valore aggiunto anche per i più giovani.

Un ultimo riferimento all'articolo 15 ed al finanziamento di questo provvedimento. La stesura delle relazioni tecniche dei Ministeri ha permesso di ridurre di molto la previsione di spesa iniziale, ma penso sia importante sottolineare che i 2 milioni di euro, che probabilmente verranno individuati e allocati, saranno destinati alla copertura della previsione dell'articolo 3 relativa alla previsione ed alla diffusione dello screening neonatale nei Livelli essenziali di assistenza (LEA) su tutto il territorio nazionale. Proprio lo screening neonatale, quello che abbiamo individuato come lo snodo decisivo per un precoce ed efficace percorso di acquisizione della lingua parlata e scritta oggi, purtroppo - ed è un'ulteriore vergogna - è un diritto accessibile solo a chi vive in quattro o cinque Regioni del nostro Paese; questa è forse la principale ingiustizia da superare e noi vorremmo farlo per dare piena attuazione alle previsioni di questa legge.

Concludo con una citazione. Un autore che mi è caro, Elias Canetti, nel romanzo «La Lingua Salvata» racconta in modo mirabile quale sia il peso ed il condizionamento, positivo e negativo, delle lingue nella vita di ciascuno di noi: «Io credo infatti che faccia parte del sapere il volersi rendere manifesto e non contentarsi di un'esistenza nascosta».

È questa davvero l'ispirazione di questa legge e l'auspicio che ci regaliamo sperando di portare a compimento un provvedimento molto atteso al di fuori di questa Aula. (Applausi dai Gruppi PD, AP-CpE-NCD, LN-Aut, della senatrice Serra e dai banchi del Governo. Molte congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice Puppato. Ne ha facoltà.

PUPPATO (PD). Signor Presidente, ringrazio il relatore e i colleghi della Commissione affari costituzionali che hanno ben operato in questo periodo per riuscire ad unificare i diversi provvedimenti e, soprattutto, per rendere il disegno di legge finale, che spero andremo ad approvare questa mattina unanimemente, lo strumento che permetta al nostro Paese di vedere, da Sud a Nord, da Est a Ovest, la stessa attenzione da parte delle istituzioni pubbliche, non solo nei confronti dei sordi, dei sordociechi e dei sordomuti, ma anche nei confronti di un'altra realtà. Mi esprimo infatti rispetto alla proposta emendativa che ho portato avanti e che è stato accolta - e di questo ringrazio la Commissione e il relatore - proprio in relazione al fatto che oltre a queste realtà ne esiste un'altra che è stata inserita all'articolo 1 e di cui vado a trattare in particolare perché è da essa che è nato il mio interesse rispetto alla lingua dei segni.

Al comma 3 dell'articolo 1 abbiamo previsto che le misure previste dalla presente legge si applichino in favore di persone con sola disabilità comunicativa non dovuta a sordità. Mi fa piacere leggervi una parte di una lettera che ho ricevuto nel 2015 da una mamma coraggiosa, con la quale da allora ci siamo scambiate molte e-mail. Questa mamma ha adottato una bimba all'età di tre anni, che è venuta in Italia ed era affetta da disprassia oro-facciale; in sostanza è muta, ma ci vede e ci sente.

Questa bambina è stata accolta in una famiglia davvero in gamba e coraggiosa, che ha compreso come la lingua LIS potesse essere capace di promuovere la sua esistenza all'interno di una nuova società che l'accoglieva e grazie ad essa si è inserita nella scuola primaria in modo assolutamente positivo.

Il primo anno di scuola primaria per Lisa Fantin è stato un anno estremamente positivo. Cito un paio di frasi che questa mamma mi scrive e ne faccio dono a quest'Assemblea, per rendere comprensibile come la scuola italiana riesca contemporaneamente ad assumere quella evidenza di qualità eccellente, proprio per i rapporti umani che si creano e per la qualità didattica, ma, nel contempo riesca - ahinoi - a sprofondare nella difficoltà, se non nell'indifferenza, qualora cambino le persone e le istituzioni preposte. La mamma di Lisa Fantin dice: «L'handicap di mia figlia, la disprassia oro-facciale, la porta a non poter parlare. Non riesce a programmare il movimento della bocca e, quindi, ha difficoltà a fare uscire le parole a livello fonetico. Frequenta il primo anno della scuola «Pravato» di Paese. Ora siamo alla fine di quest'anno ed è stato - le devo dire - ricco di emozioni e di crescita per la bambina. Un ottimo lavoro da parte dell'équipe scolastica, sia per l'insegnante di sostegno che per quelle di ruolo nella classe. Il merito va a loro, per avere riconosciuto l'handicap di Lisa ma, contestualmente, aver permesso che ella fosse perfettamente inclusa». Non integrata, ma inclusa.

Bene ha fatto, dunque, la Commissione sanità del Senato a insistere su questo tema rispetto alla normale e ordinaria integrazione. L'inclusione vera significa dialogo, significa quello che diceva adesso il senatore Russo, significa la possibilità di comprendersi, appunto, e di vivere contestualmente all'interno della società senza particolari problemi. Ebbene queste maestre hanno imparato da sole la lingua LIS per quello che era indispensabile, ma questa bimba ha avuto la fortuna di avere una insegnante di sostegno che conosceva questa lingua e per lei è stato un anno felice. Tutto questo, però, è finito. Quella stessa insegnante di sostegno l'anno dopo non c'era più. Le ASL, la Provincia, la direzione scolastica non hanno voluto, o saputo, comprendere la difficoltà di questa famiglia nei confronti di questa bimba, che tornava a casa da scuola ogni giorno più triste e più in difficoltà, con un rischio di danni neurologici e con un rischio davvero serio di demenza (siamo nei primi anni di vita, nell'ambito della costituzione di quella necessità di appartenenza al mondo che è così importante per esistere, come persone e come persone sociali). Ebbene, quel fatto stava avvenendo e i genitori, a questo punto, hanno deciso di spendere tantissimo per riuscire ad affiancare a questa bimba un insegnante, che loro stessi pagavano, e, nel contempo, ricorrere al TAR e costituire autonomamente dei corsi di formazione per gli insegnanti grazie all'aiuto dell'università di Venezia.

Cosa stiamo facendo con questa legge? Lasciatemelo dire. Lo diceva bene prima il collega Russo: noi dobbiamo essere davvero orgogliosi in questa legislatura per i diritti umani e civili che siamo riusciti portare all'evidenza di queste Aule, approvando progetti di legge importanti. E lo dico con assoluta determinazione e senza tema di smentita. Ieri lo abbiamo fatto nei confronti dei minori, con il disegno di legge sul cyberbullismo, una bellissima legge che è stata approvata. Io spero che anche questa legge esca velocemente da tutte e due le Aule, di Camera e Senato, e che l'Italia possa dotarsi finalmente, in maniera non diseguale ma omogenea per tutta l'Italia, di una legge che garantisca ai minori italiani un loro assoluto diritto: l'inclusione nell'ambito scolastico e la possibilità di esprimersi in una lingua conosciuta anche dagli altri.

L'articolo 5, in questo senso, è un eccellente modello che ci mette finalmente al pari dei migliori Paesi europei. Concludo ricordando che, proprio all'interno di questo articolo 5, le amministrazioni pubbliche tutte competenti garantiscono la prestazione dei servizi volti al sostegno e all'inclusione di questi allievi, fornendo gli ausili tecnici e tecnologici, fornendo gli insegnanti di sostegno adeguati, gli assistenti alla comunicazione. Il MIUR si impegna a predisporre professionisti debitamente qualificati all'insegnamento della LIS e della LIS tattile per i differenti ruoli di assistente alla comunicazione e di assistente all'autonomia, in modo da determinare standard nazionali nei percorsi formativi per l'accesso a tali professionalità.

Oggi è davvero un giorno speciale, perché inizia questo iter che permette, come diceva giustamente il relatore Francesco Russo, il diritto al rispetto e alla piena inclusione dei nostri bambini in questo Paese in tutti gli ambiti scolastici, finalmente con chiarezza e finalmente senza dover pietire quello che è un diritto e che rappresenta una necessità impellente. Grazie davvero per questo avvio di programma importante. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, questo disegno di legge ha sicuramente suscitato molte aspettative. Ringrazio il relatore per la sua relazione e per il lavoro che ha svolto in Commissione. Nel corso della relazione, con alcuni passaggi che ha fatto nella lingua dei segni, egli ci ha toccato il cuore, perché ha dimostrato il suo impegno e la sua partecipazione ai problemi delle persone di cui ci occupiamo oggi. Mi permetto però di dire proprio a lei, signor relatore, che non dobbiamo vergognarci di essere italiani, né in generale e neanche su questo punto, perché, se è vero che fino ad oggi non c'è stata una legge specifica che riguarda i non udenti (i sordi), è dal 18 febbraio 1992 che c'è una legge che si occupa delle disabilità in generale. All'epoca si usava la parola «handicappato», poi c'è stata la corsa agli eufemismi, che si sa essere inarrestabile: la parola «handicappato» è diventata politicamente scorretta e bisogna usare altre parole.

Comunque si tratta, parlandoci chiaro, di persone che non hanno udito o che ne sono gravemente menomate. Ebbene, in questa legge del 1992 si parla dei diritti (ad esempio l'integrazione scolastica) e delle cure che devono essere garantiti in generale alle persone che hanno delle menomazioni o delle disabilità. Ci sono anche delle citazioni specifiche relative alla questione dei non udenti. Ad esempio all'articolo 9, comma 1, viene specificamente citato il diritto delle persone non udenti a poter comunicare con la lingua dei segni.

Pertanto, è bene fare dei passi avanti, ma non diciamo che l'Italia era indietro. L'Italia era avanti, perché la legge del 1992 è venuta prima di norme che sono arrivate a livello europeo e prima di norme che sono arrivate a livello delle Nazioni Unite; lasciamo stare poi quanto vengano applicate le norme delle Nazioni Unite, perché in molti Paesi non c'è bisogno di avere delle minorazioni o delle disabilità per non poter usufruire neanche dei diritti fondamentali. Comunque, anche le nobili parole, che restano spesso tali, delle Nazioni Unite sono venute dopo una legge concreta approvata in Italia, di cui non ha merito credo nessuno dei presenti, per questioni di anzianità. Per cui - ripeto - l'Italia non è indietro e non è un Paese incivile; non lo era allora e cerchiamo di fare in modo che non lo sia oggi. (Applausi della senatrice Rizzotti).

Quanto a questo provvedimento, esso ha subito una grande evoluzione e una notevole trasformazione nel corso del suo esame, il che dimostra una volta di più l'utilità del lavoro parlamentare. I problemi legati all'assetto che questa norma aveva all'inizio erano notevoli e possono ancora esserlo; manca ancora l'esame da parte dell'Assemblea, nel corso del quale si potranno ovviamente inserire - e penso lo si farà - ulteriori modificazioni al testo. Tuttavia la formulazione iniziale e quelle che si sono venute a creare durante i lavori in Commissione hanno suscitato notevoli preoccupazioni e prese di posizione, non da parte di persone insensibili a questa problematica, ma proprio da parte di associazioni che riuniscono le famiglie o le persone con questo problema.

Ricordo il Comitato nazionale genitori familiari disabili uditivi, varie organizzazioni senza scopo di lucro, il Presidente della Società italiana di otorinolaringoiatria, il Presidente della Società italiana di audiologia e foniatria e decine di professori di queste specialità che hanno dato la propria adesione. Non dimentichiamo poi la Federazione italiana per il superamento dell'handicap, che è stata anche audita in Commissione, le Famiglie italiane associate per la difesa dei diritti degli audiolesi, l'Onlus Audientes, l'Associazione sordi e via dicendo.

C'è anche un aspetto emozionale nell'esame del provvedimento - ed è giusto che ci sia - perché anche dal cuore vengono le buone cose, ma ricordiamoci che dobbiamo fare soprattutto un lavoro serio, che si attenga alla realtà, e sapere che anche con le migliori intenzioni si corre il rischio di fare qualcosa che vada al di là delle buone intenzioni, che non sempre può avere l'effetto desiderato.

Ci sono - è bene che si sappia - varie alternative alla lingua dei segni. Chi usa e si trova bene con questo modo di comunicare deve essere supportato, e su questo non ci sono dubbi, ma sicuramente c'è concordia generale in quest'Assemblea. Non bisogna però tralasciare le altre tecniche, tra cui la lettura labiale, il cui insegnamento deve avvenire possibilmente in età infantile, perché da bambini la situazione è chiaramente diversa da quella degli adulti, i quali corrono il rischio di perdere le capacità fisiche, non solo quelle fisiologiche, per l'articolazione del linguaggio.

Ricordo che nella mia famiglia una persona (ormai scomparsa, perché avrebbe quasi cento anni), che perse totalmente l'udito all'età di cinque anni, imparò a parlare (con le metodologie cui poteva avere accesso un profugo degli anni Venti che dalla Russia andò in Iugoslavia), in modo udibile e pienamente comprensibile. Da sordo totale imparò a parlare e capire, con il linguaggio labiale, diverse altre lingue, tra cui l'inglese, che è piuttosto complicato come fonetica per chi è di lingua slava, e poi l'italiano, per di più da sordo. In questo modo riuscì a vivere autonomamente all'estero. E questa è una metodologia. Poi ci sono le soluzioni offerte dalla tecnologia, assai più recenti, come gli impianti cocleari che permettono un pieno recupero e inserimento in ambito sociale.

Pertanto, non trasmettiamo messaggi, non dico sbagliati, ma fuorvianti: le persone non udenti non hanno solo la lingua dei segni a loro disposizione. Faccio presente che è un linguaggio che purtroppo, anche se potrebbe esserlo, non è uguale in tutti i Paesi: per sua natura dovrebbe essere universale, perché molto gesti sono suggestivi, simbolici e chiaramente espressivi e intuitivi - in altri casi, invece, l'intuizione è più difficile - ma, purtroppo, cambiano i Paesi e cambia anche il linguaggio dei gesti. E ciò rappresenta purtroppo un problema - il linguaggio dei gesti sarebbe interessante addirittura per le persone che ci sentono benissimo - e non è l'unico.

Detto questo, siamo pienamente d'accordo sul superamento di qualunque barriera che, in generale, affligge le persone che hanno difficoltà di qualunque tipo. Oggi ci occupiamo in particolare delle persone non udenti o con una capacità di udire molto ridotta, ma non dimentichiamo le altre disabilità.

Soprattutto dobbiamo fare attenzione a un aspetto importante, e cioè la copertura economica del provvedimento, per non rischiare di rimanere ai "bei principi". Notate bene che i "bei principi" li abbiamo già introdotti con la legge del 1992.

Il disegno di legge al nostro esame contiene alcuni adattamenti a norme più recenti che devono essere contemplate, il che è corretto. Non è un caso, però, che l'esame di questo disegno di legge in Assemblea sia stato ritardato dall'emergere di alcune questioni durante l'esame da parte della Commissione bilancio. Non si tratta di un fatto meramente tecnico - tutt'altro - perché, se non c'è copertura, possiamo avere le intenzioni migliori, ma per realizzarle, occorrono risorse. Tante volte possiamo risolvere determinati problemi di carattere meramente burocratico con una legge a costo zero, ma in questo caso parliamo di garantire assistenza, supporto e apparecchiature come quelle citate - ad esempio - dall'articolo 3, di cui sottolineiamo fortemente la validità e che si riferisce all'identificazione precoce della sordità e della sordocecità e agli strumenti atti ad attenuare e correggere i deficit uditivo e visivo. Per fare tutto questo, servono soldi. Ricordo che le diagnosi sono costose, le apparecchiature che dovrebbero essere fornite e adattate alle singole persone sono onerose, quindi, esiste un problema di copertura finanziaria.

In Commissione bilancio questo problema è stato discusso e lo stanziamento presente nel provvedimento è molto, molto limitato. Quindi, fatti salvi - lo ripeto - gli aspetti burocratici che possono essere superati da alcune parti di questo disegno di legge, per quanto riguarda la parte relativa all'assistenza, che prevede di fornire davvero alle persone che ne hanno bisogno servizi e impianti, senza risorse non si può realizzare. È stato anche detto che sono già disponibili fondi per la cura delle malattie o dei problemi fisici di qualunque genere delle persone. Se sono fondi che sono già stati stanziati, è evidente, però, che oggi qualcuno li usa male e, pur essendoci le risorse, le persone con problemi non trovano una soluzione; in caso contrario, se le risorse disponibili sono ben utilizzate - e credo che la verità sia più su questo versante - vuol dire che, se saranno cento le persone con problemi uditivi curate in più, ce ne saranno magari cento in meno con problemi di altro genere. Allora, vanno bene le buone intenzioni ma, se non sostenute dai mezzi per farvi fronte, rischiano di rimanere tali senza avere effetti, se non meramente emozionali.

Margaret Thatcher disse, facendo naturalmente discutere come spesso le accadeva, che nessuno si sarebbe ricordato - a cominciare da colui che ne narrò la storia - del buon samaritano se non avesse avuto i mezzi per provvedere al poveretto che era stato lasciato in un fosso pesto e moribondo. Sembra questo un approccio cinico ma, effettivamente, non sarebbero bastate solo le buone intenzioni, che probabilmente avevano anche tutti quelli che avevano fatto finta di non vedere il poveretto. Chi aveva i mezzi, invece, poté provvedere alla cura di chi ne aveva bisogno.

Il relatore, senatore Russo - torno a ringraziarlo per il lavoro svolto - ha detto che i fondi previsti per questa legge, sia pure molto limitati, saranno usati per coprire le previsioni contenute nell'articolo 3. Se questo proponimento verrà confermato - lo vedremo attraverso alcuni emendamenti del relatore - saremo felici di dare il nostro completo supporto con un voto favorevole al provvedimento. In caso contrario, ci riserviamo di studiare quanto ci viene proposto per evitare che le buone intenzioni o non siano sostenute dai mezzi approntati per metterle in atto o possano portare in direzioni diverse da quelle che noi tutti auspichiamo.

Concludo il mio intervento sottolineando il pieno supporto del Gruppo di Forza Italia a politiche per il superamento di qualunque limite delle persone che hanno qualche svantaggio rispetto ad altre, ma che spesso sono proprio di grande insegnamento per il prossimo per la capacità di superare difficoltà, anche nelle condizioni più avverse, che dobbiamo proporci di rendere meno ardue per il loro pieno inserimento in ambito sociale. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Giovanardi. Ne ha facoltà.

GIOVANARDI (GAL (DI, Id, GS, M, MPL, RI, E-E)). Signor Presidente, ringrazio il relatore Russo per aver affrontato un tema sul quale per tanti anni mi sono impegnato nella veste di consigliere regionale dell'Emilia-Romagna, nonché un punto che vorrei venisse ulteriormente approfondito e magari chiarito.

La discussione si è protratta per tantissimi anni sulla necessità della specializzazione - parlo di scuole come l'istituto «Tommaso Pellegrini» di Modena e di altre strutture - per il recupero completo di un bambino sordo attraverso una diagnosi precoce e un meccanismo diverso dall'inserimento nella scuola pubblica in classi di normoudenti. Recuperare un bambino con un insegnante di sostegno che lo assiste un'ora al giorno è un'illusione. Ricordo che negli anni Ottanta in Emilia-Romagna ero all'opposizione con la Democrazia Cristiana e c'era ancora l'Unione Sovietica. Per convincere i colleghi dell'allora Partito Comunista, portai tantissimo materiale degli specialisti dell'Unione Sovietica, i quali irridevano gli specialisti occidentali che sostenevano che bastasse un meccanismo di sostegno a scuola per il recupero dei bambini non udenti. Dicevano che si facevano delle illusioni, perché un bambino può essere totalmente recuperato a condizione che sia inserito in una struttura specializzata e seguito ventiquattro ore al giorno.

Il disegno di legge fa una cosa intelligente data la frammentazione di competenze in Italia. Le scuole specializzate di Modena, Roma e le altre poche che rimangono dipendono dalle Province o dalle unità sanitarie locali. Di conseguenza, le famiglie che scelgono il meccanismo precoce di recupero integrale dei bambini, mettendoli nella condizione di parlare sostanzialmente come una persona udente, non possono poi pagare le rette. Quindi, abbiamo un sistema nel quale, con tutte le riforme fatte, con l'abrogazione delle Province e il passaggio delle competenze alle unità sanitarie locali, la libertà di scelta in realtà non esiste.

Credo che uno dei capisaldi del disegno di legge sia proprio la libertà di scelta delle famiglie, che è la cosa più importante. Chi ha un problema di questo tipo da risolvere è giusto che scelga quali tipi di educazione e inserimento dare al figlio. Se uno crede nella scuola specializzata che si occupa dei bambini ventiquattro ore al giorno, sceglierà quella esperienza; chi pensa, invece, che l'inserimento del bambino nella scuola per udenti con l'aiuto di un insegnante di sostegno possa dare risultati, farà quella scelta. Sicuramente la lingua dei gesti unifica tutti. Noi, adesso, dobbiamo fare i conti non solo con il problema della patologia uditiva, ma anche con tanti immigrati che arrivano in Italia a un'età nella quale il recupero precoce non può essere più realizzato ed è illusorio pensare di poter insegnar loro a parlare. A quel punto è evidente che possono puntare solo sul linguaggio dei gesti.

Vorrei che fosse chiaro che il combinato disposto di tutto questo consente effettivamente la libertà di scelta. E potrei richiamare al riguardo l'esperienza della vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Gualmini, che aveva uno zio sacerdote che, a Modena, seguiva una scuola specializzata. Gli spettacoli fatti a Natale o a Pasqua con bambini cui avevano insegnato a parlare perfettamente erano una presa d'atto del fallimento del metodo dell'inserimento scolastico, perché un bambino inserito in una scuola di bambini udenti su trenta perde svariati anni senza alcun risultato e recuperare il tempo perduto dopo diventa molto difficile. Credo che l'idea di inserire personale specializzato in tutte le scuole italiane da Trento a Trapani che insegni ai bambini sordi a parlare sia irrealistica. Abbiamo insegnanti di sostegno in grado di affrontare handicap di diverso tipo, ma sono privi di una specializzazione specifica. Credo che questa sia una questione su cui riflettere.

È opportuno valorizzare quello che rimane della specializzazione in Italia, per consentire alle famiglie che lo vogliono, senza oneri, un recupero integrale del loro figlio e naturalmente consentire il sostegno necessario, senza però dare particolari illusioni che nella scuola sia possibile recuperare con un'ora alla settimana il bambino in quelle condizioni. Penso inoltre a un linguaggio dei gesti che naturalmente non sia in concorrenza con questi tipi di realtà, perché oggi un bambino è in grado di imparare sia a parlare sia ad apprendere la lingua dei segni e quindi - come ha detto il collega Malan - anche se nato in condizioni disagiate, in realtà con lingue per noi ostiche, può riuscire a integrarsi completamente.

Mi sembra che il presente disegno di legge vada in quella direzione. Forse con gli emendamenti presentati e riflettendo sulla strana vicenda delle competenze nel nostro Paese suddivise tra aziende sanitarie locali, Province e Stato, si potrà trovare il sistema pratico. Rispetto ai fondi stanziati (a livello locale, in ambito sanitario e a livello dello Stato centrale), si deve aver ben chiaro l'obiettivo che ci si prefigge, che è quello del recupero integrale del bambino nato con problemi di udito.