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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 825 del 17/05/2017


Seguito della discussione e approvazione, con modificazioni, del disegno di legge:

(580-B) FALANGA ed altri. - Disposizioni in materia di criteri per l'esecuzione di procedure di demolizione di manufatti abusivi (Approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 16,25)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 580-B, già approvato dal Senato e modificato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta antimeridiana il relatore ha svolto la relazione orale e ha avuto inizio la discussione generale.

È iscritta a parlare la senatrice De Petris. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signora Presidente, qualche giorno fa, a descrizione abbastanza sintetica di questo disegno di legge, che è stato ampiamente modificato e anche, per certi versi, migliorato dalla Camera, noi abbiamo inteso esprimere nuovamente la nostra opinione, confortati, peraltro, anche da quanto il procuratore generale di Napoli, Luigi Riello, ha inteso dire, con alcune prese di posizione, in interviste rilasciate su «la Repubblica» e su altri giornali. Esattamente, il procuratore ci ha ancor di più spiegato e quindi confortato nel giudizio che avevamo dato e che diamo di questo disegno di legge, dicendo con chiarezza che «appellandosi a questa legge, gli avvocati faranno giustamente il loro dovere che è quello di tentare ogni strada per impedire la demolizione dell'immobile del proprio assistito. (...) Ogni avvocato dirà: Perché demolite casa al mio cliente e non a quell'altro?». (Brusio).

PRESIDENTE. Mi scusi, senatrice De Petris. Colleghi, per favore, abbassate il tono di voce, il Governo e il relatore anzitutto, visto che sta intervenendo la senatrice De Petris.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Finisco la citazione: «È stato verificato che l'ordine di priorità sia stato rispettato?». Ecco, in queste pochissime parole (ma ne sono state dette molte altre) vi è in qualche modo la sintesi che si potrebbe fare, con un tweet, di questo disegno di legge; esso ha tentato, sulla base di criteri molto ampi, di stabilire l'ordine di priorità delle demolizioni, ma alla fine tutto si risolverà con un nulla di fatto. Per quanto la Camera abbia modificato il disegno di legge, vi sono un tipo di impostazione e dei criteri che si risolveranno, a nostro avviso, in un nulla di fatto per quanto riguarda lo scopo del ripristino della legalità e quindi la demolizione dei manufatti abusivi.

Siamo alla terza lettura di un provvedimento che chiaramente scaturisce da una situazione molto grave, che si è venuta a creare in varie parti del nostro Paese, in particolare in Campania, dove le amministrazioni locali - ahimè! - non sono state in grado di contenere l'abusivismo edilizio, che è proliferato in modo enorme, anche successivamente al termine ultimo fissato per la sanatoria edilizia. Tra l'altro, sono ampiamente note e hanno occupato a lungo le cronache giudiziarie le indagini che hanno evidenziato le complicità e l'inerzia di alcune amministrazioni (non di tutte) a fronte di una devastazione preoccupante del territorio. La significativa presenza nel ciclo del cemento abusivo delle organizzazioni camorristiche e anche la bocciatura - che vorrei qui ricordare - da parte della Corte costituzionale di ben due leggi della Regione Campania che intendevano di fatto introdurre un'ulteriore sanatoria sono il quadro entro cui ha preso le mosse questo disegno di legge.

Il testo - come dicevo poc'anzi - è stato ampiamente modificato dalla Camera ed è stato certamente migliorato rispetto alla prima lettura, in particolare con alcuni articoli che istituiscono un fondo per la demolizione delle opere abusive e una banca dati nazionale sull'andamento del fenomeno. Ora, il fondo è certamente pregevole, peccato che le risorse siano piuttosto scarse.

La disposizione principale contenuta nell'articolo 1, laddove, con una modifica del decreto legislativo n. 106 del 2006, vengono introdotti i famosi criteri di priorità -citazione del procuratore - che i pubblici ministeri sarebbero tenuti ad adottare nell'ordinare l'esecuzione degli ordini di demolizione. È uno stabilire un ordine di priorità che, alla fine, esso stesso produrrà, a nostro avviso, non solo un nulla di fatto, ma anche il vero appiglio attraverso cui, di contestazione in contestazione e con appelli su appelli, non si produrrà di fatto alcun risultato sul piano della demolizione stessa.

In più, vorrei qui dire che in fondo alla lista della priorità vengono collocati gli immobili ultimati alla data della sentenza di primo grado e stabilmente abitati. Viene inoltre confermato il doppio canale, che consente l'effettuazione dell'esecuzione a cura dei prefetti e delle amministrazioni comunali.

Ebbene, è evidentissimo nel testo, per quanto migliorato dalla Camera dei deputati, un tentativo di procrastinare e quindi evitare, vista tra l'altro la scarsità di risorse messe a disposizione per l'esecuzione, la demolizione dei manufatti abusivi, nella presunzione, non dichiarata nell'articolato (faccio riferimento soprattutto a quest'ultimo ordine di priorità, cioè i manufatti abitati), che sussista un abusivismo di necessità o una giustificazione a tutto questo. Come infatti abbiamo sentito anche oggi in alcuni interventi in discussione generale, si richiama l'abusivismo di necessità come giustificazione per un atteggiamento più tollerante.

Le numerose indagini che ho richiamato all'inizio hanno evidenziato con chiarezza qual è l'origine dei capitali e dei materiali impiegati nell'edilizia abusiva. Penso ai casi clamorosi di illegalità di alcuni Comuni, dove sono migliaia le costruzioni illecite, a fronte della totale inerzia da parte delle amministrazioni pubbliche.

Inoltre, collocare in fondo alle priorità per le demolizioni gli immobili ultimati e stabilmente abitati alla data della sentenza di primo grado, a nostro avviso produrrà l'effetto collaterale di indurre i promotori degli abusi edilizi ad accelerare le costruzioni che non erano state finite dopo il primo accertamento delle forze dell'ordine, per arrivare alla sentenza con l'immobile completato e abitato, condizione questa che di fatto consentirebbe l'accesso a una forma di impunità.

Tra l'altro, su questo tema abbiamo presentato un emendamento specifico, volto proprio a ricondurre l'accertamento sullo stato di completamento dell'immobile alla data del primo verbale di constatazione dell'abuso. Abbiamo presentato anche un altro emendamento, che noi riteniamo di particolare rilievo, volto a integrare la lista delle priorità per le demolizioni con le aree naturali protette istituite per legge, che sono state massacrate in Campania, come in altre Regioni, dall'abusivismo edilizio.

Sono stupefatta dal fatto che il disegno di legge ha avuto, tutto sommato, un parto per niente lungo, anche se ovviamente altri diranno che è stato invece un parto lungo. Su questo disegno di legge si sono concentrati molti interessi e molte pressioni; anche il governatore De Luca ha già dato l'annuncio in pompa magna dell'approvazione del provvedimento e mi pare, tra l'altro, che sia in itinere un disegno di legge regionale in materia in Campania. Peraltro, De Luca lo dice con chiarezza: ci vuole una sanatoria, si tratta di buon senso. Almeno De Luca ha il coraggio di chiamare la misura per nome e cognome, cioè sanatoria, perché di fatto di questo si tratta. Vi è quindi una spinta molto forte in tal senso, mentre non abbiamo trovato una spinta altrettanto forte, da parte di Governo e maggioranza, nell'affrontare la complessità dei temi del dissesto del territorio e della sua salvaguardia.

Siamo alla fine della legislatura e sono ormai due legislature che si aggira, tra Camera e Senato, il disegno di legge sul consumo del suolo. Di fronte a problemi enormi, continui e costanti, problemi incredibili riguardanti la salvaguardia e la tutela del territorio, problemi che sono davanti agli occhi di tutti di cui ci ricordiamo solo davanti alle tragedie, di dissesto del territorio e di dissesto delle politiche urbanistiche nelle città, noi, invece di mettere mano a normative di salvaguardia e di ulteriore tutela del nostro territorio e della sicurezza dei cittadini del nostro Paese, invece di dare una spinta, finalmente, dopo tante promesse, per approvare una buona legge contro il consumo del suolo - che tra l'altro, è qui al Senato - insabbiamo quel provvedimento e prendiamo tempo e facciamo arrivare su una corsia preferenziale un provvedimento come quello al nostro esame. Attendiamo da tempo e lo facciamo presente ogni volta, anche in occasione dell'esame della legge di stabilità: quante volte abbiamo presentato proposte articolate, dettagliate, proposte di emendamenti su questi temi ma non abbiamo avuto mai il piacere di una discussione o di un'accelerazione dei provvedimenti in itinere.

Pensiamo alla questione della sicurezza degli edifici. Perché oggi, con un emendamento a prima firma del senatore Mineo abbiamo voluto riproporre all'attenzione sull'obbligatorietà del fascicolo del fabbricato? Perché è una questione che riguarda la sicurezza degli edifici dove, lo sappiamo perfettamente, il rischio sismico è grave e anche nelle aree che sono toccate da questo disegno di legge. Ma questi aspetti sono in cima o no alle priorità politiche, a proposito di criteri, di questo Parlamento e di questa maggioranza? A noi sembra, purtroppo, ancora una volta di no. Anche sull'obbligatorietà del fascicolo del fabbricato, abbiamo sentito molte chiacchiere. Ci avevamo provato, la presidente Lanzillotta lo ricorda perfettamente, anche a livello di amministrazione comunale, con la Giunta Rutelli, ma ci sono stati altri esiti. Poi, però, arrivano i drammi, arrivano i terremoti e noi continuiamo a far finta di niente.

Va invece avanti un provvedimento come questo che, lo dobbiamo dire senza avere paura di nasconderci dietro le parole, noi riteniamo essere un'altra sanatoria mascherata, che parla di demolizioni ma in realtà mette i bastoni tra le ruote alla possibilità di arrivare finalmente alle demolizioni, sia per la scarsità delle risorse previste nel fondo, sia per aver messo in piedi un meccanismo che servirà solo e unicamente ad impedire a molte procure di poter arrivare alle demolizioni.

Vorrei dire anche un'altra cosa prima di concludere, Presidente: nel nostro Paese ci sono tante Regioni e tantissimi Comuni che sono stati afflitti per tutti questi anni dal problema dell'abusivismo e abbiamo avuto condoni su condoni; ora, possiamo noi, ancora una volta, far capire che tutto sommato, alla fine, una strada per condonare c'è? Questo significherebbe, ancora una volta, incitare all'illegalità, incitare al massacro del territorio, perché faremmo comprendere che non c'è mai una parola fine e che sempre, ogni volta, si apre una finestra per condonare l'abusivismo, per continuare a fare danni gravi al nostro territorio, al paesaggio e attentare alla vita dei cittadini, perché poi tutto questo si paga in termini di sicurezza. (Applausi dal Gruppo Misto-SI-SEL).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Palma. Ne ha facoltà.

PALMA (FI-PdL XVII). Signora Presidente, ho ascoltato con molta attenzione il dibattito di questa mattina e devo dire che sono rimasto perplesso dinanzi ad alcune retromarce che taluni esponenti di taluni partiti politici hanno effettuato rispetto alla precedente lettura che si era verificata qui al Senato.

Noi siamo soddisfatti del testo che ci giunge dalla Camera? Sicuramente no. È un testo che si discosta da quello che quasi all'unanimità era stato votato al Senato e che, a nostro avviso, è meno efficace, proprio sotto il profilo della tutela della legalità generale, rispetto a quello da noi trasmesso.

Ci rendiamo però conto, signor Presidente, colleghi senatori, che vi è ormai la necessità di varare definitivamente questo provvedimento, in quanto esso incide sulla vita e sulla sorte di moltissimi cittadini di questo Paese. Quindi ci uniformiamo a quel detto, che in politica è abbastanza frequente, secondo cui il meglio è preferibile all'ottimo. È per questo che il Gruppo di Forza Italia non ha presentato alcun emendamento al provvedimento.

Vogliamo risolvere una volta per tutte questo problema e, attraverso la sua risoluzione, dare un senso abbastanza delimitato alle speranze di tutti quei cittadini che sono coinvolti nel fenomeno in attenzione.

Non voglio qui ripetere il discorso, che molto bene ha fatto il senatore Falanga, riguardante la storia della Regione Campania, però, quando sento parlare di legalità, come ha fatto da ultimo la senatrice De Petris, mi chiedo: come facciamo noi a parlare di legalità quando ci riferiamo a terre in cui la vera illegalità è stata l'assenza dello Stato, uno Stato che, per omissioni o per intenti clientelari, non ha fatto i piani regolatori e ha consentito esattamente quanto è accaduto?

Ne prendiamo atto e a fronte di una situazione come quella che si è verificata indichiamo soltanto criteri di buonsenso per procedere all'esecuzione degli ordini di demolizione.

Non comprendiamo davvero la ragione per cui non si debbano abbattere, prima delle cosiddette case di necessità, le case pericolose, le case dei mafiosi, le case di speculazione, gli alberghi e quant'altro. Il criterio cronologico è tale da provocare grandi ingiustizie. Con questo provvedimento noi diciamo semplicemente: abbattete tutti i manufatti abusivi, tutti, ma secondo una programmazione e un ordine che si ispirano al buonsenso: prima ciò che è maggiormente illegale o maggiormente pericoloso, poi quello che ha una minore illegalità e una quasi assente pericolosità.

Vedete, mi trovo alla quarta legislatura e dei trucchi parlamentari credo ormai di avere conoscenza. Non voglio dire assolutamente nulla e non voglio creare polemiche con nessuno, ma mi si deve spiegare la ragione per la quale questo provvedimento, che è stato licenziato il 22 gennaio 2014, è rimasto fermo fino al maggio del 2016 alla Camera dei deputati. Sappiamo tutti qual è il sistema migliore per non varare un provvedimento: esattamente, fermarlo in un ramo del Parlamento per poi ritrasmetterlo "in punto di morte".

Noi abbiamo ancora del tempo ed è per questo che condivido quanto dice il relatore, cioè l'invito al ritiro di tutti gli emendamenti, poiché una modifica di questo provvedimento, salvo quella necessaria per ragioni di bilancio, riaprirebbe la navetta e darebbe nuovamente la stura a comportamenti di carattere ostruzionistico.

Vedete, signori senatori, nei limiti in cui vogliate prestare attenzione alle mie parole, gli ostruzionismi vanno bene su questioni profondamente politiche, dove vi è un dissenso tra la maggioranza e l'opposizione, ma non riesco davvero a comprendere come possano essere percorsi in una situazione in cui (almeno qui al Senato) vi è stata comunanza d'intenti tra la maggioranza e l'opposizione. Ricordo a tutti che il provvedimento in esame è stato votato all'unanimità o quasi e cioè che tutti i movimenti politici hanno contribuito con il loro voto al suo varo. Mi chiedo inoltre come si possa fare ostruzionismo su provvedimenti che riguardano la pelle viva della gente.

Si poteva dire di no al provvedimento in esame; la Camera avrebbe potuto bloccarlo, ma non lo ha fatto; ha scelto la strada più furba, più propagandistica, quella di un latente ostruzionismo. Nel frattempo, però, sono stati abbattuti non grandi alberghi, non le case dei mafiosi, non le case pericolose: sono stati abbattuti dei manufatti abusivi e illegali, sì, ma di povera gente. Questo è quanto è accaduto in questi due anni ed è per questa ragione che noi non abbiamo presentato e non presenteremo emendamenti.

I senatori Buccarella e Lumia sanno bene, al di là delle varie modifiche, quale errore tecnico importante c'è nel provvedimento in discussione; un errore tecnico talmente importante che quasi farebbe legittimamente sospettare che sia stato volutamente commesso, proprio per imporre una nuova navetta. Noi non ci presteremo a questo giochetto.

Credo che, sotto il profilo dei partiti, la maggioranza del Senato sia la stessa della Camera e il Partito Democratico ha oggettivamente collaborato, qui al Senato, per una stesura equilibrata e il più possibile condivisa del testo (a fronte di tanti commentatori e di tanta gente che ha fatto battaglie di facciata per la propria vita e ringrazio molti esponenti del Partito Democratico. Nel provvedimento in esame non facciamo altro che ripetere i protocolli di programma stesi dalle procure della Repubblica del territorio campano. Come si può affermare che sia illegale un provvedimento che ripete pedissequamente i protocolli immaginati dalla procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, dalla procura della Repubblica di Nola, dalla stessa procura della Repubblica di Salerno e che è assolutamente in linea con il protocollo generale steso dalla procura della Repubblica di Siracusa? Pertanto noi non ci presteremo a questa operazione. Voteremo, come è logico che sia, gli emendamenti del relatore Caliendo, che riguardano esclusivamente la parte concernente il bilancio 2016, ma non ne voteremo nessun altro.

Senatore Falanga, non c'è bisogno delle sue dimissioni nel caso in cui entro venti giorni questo provvedimento non dovesse definitivamente essere varato dalla Camera dei deputati. Non c'è bisogno per una ragione semplice: questo provvedimento adesso è nella responsabilità del Partito Democratico e spetta al Partito Democratico, una volta che lo variamo qui con le modifiche che dobbiamo apportare, licenziarlo definitivamente alla Camera. E se questo, per ipotesi, non dovesse accadere, si scopriranno i trucchi, senatore Falanga.

Ognuno si assumerà le proprie responsabilità e, grazie a Dio, di qui a qualche mese ci sarà la scadenza elettorale e gli elettori del nostro territorio nazionale e anche campano capiranno bene chi, nella realtà, è dalla parte dei cittadini e intende tutelare i loro interessi, e chi, magari sorridendo o ridacchiando, afferma solo a parole di essere dalla parte dei cittadini. Quindi, senatore Falanga, è inutile che lei si dimetta.

Attendiamo, signora Presidente, signori colleghi, ma ricordo che ci sono circa 350.000 persone - e la senatrice Capacchione lo può ben dire - interessate a questo problema. Lasciamo perdere i padri di famiglia, le donne e i bambini perché non voglio essere patetico, ma ci sono famiglie intere che sanno perfettamente che, se questo provvedimento di qui a poco non verrà varato, perderanno la loro casa, con tutto ciò che una casa rappresenta per ciascuno di noi. E ha ragione il senatore Falanga quando oggi ha ricordato che una legge dello Stato consente addirittura la vendita dei manufatti abusivi e molti di tali manufatti sono stati venduti o - beffa delle beffe - trasmessi per successione: quindi la gente ha pagato le relative tasse e il notaio, ma si troverà, prima o poi, se non variamo questo provvedimento, di fronte all'abbattimento di quella massa di ricordi rappresentata da una casa.

Senatore Falanga, noi attendiamo. La responsabilità è al Partito Democratico. Successivamente, gli elettori faranno giustizia di quello che finora è accaduto in queste Aule del Parlamento. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e ALA-SCCLP. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale.

Ha facoltà di parlare il relatore.

CALIENDO, relatore. Signora Presidente, il relatore per replicare non può tener conto delle proprie opinioni; il relatore, in genere, dovrebbe attenersi alla volontà della Commissione e rappresentarla all'Assemblea. Noi abbiamo valutato tutti gli aspetti che sono stati qui rappresentati anche dagli amici del Movimento 5 Stelle e cioè abbiamo valutato che, pur essendoci delle cose che non ci piacevano, il nostro testo era molto più specifico. Quindi capisco, però vorrei ricordare ai senatori del Movimento 5 stelle le ragioni che ci hanno portato, in Commissione, a ritirare tutti gli emendamenti e a invitare ad avere un testo condiviso di Camera e Senato.

Senatore Cappelletti, senatore Buccarella, io esprimerò parere favorevole sull'ordine del giorno G1.100, che risolve un problema e non è necessario avere immediatamente un emendamento; lo stesso vale per altri ordini del giorno. Però invito tutti a tenere conto della valutazione effettuata in Commissione: noi abbiamo necessità di avere un testo che sia conforme a quello approvato dalla Camera dei deputati (a parte quella piccola correzione che riguarda il bilancio, per la quale serve nulla e che non impedisce alla Camera dei deputati di decidere immediatamente). Vi invito a fare questo, colleghi, non perché non voglio che il nostro senatore Falanga abbandoni il Senato ove entro venti giorni la Camera dei deputati non dovesse approvare definitivamente questo provvedimento. Vi rivolgo questo invito perché, come certamente vi renderete conto, qualunque cosa vogliano fare in Commissione giustizia della Camera dei deputati, credo vi sia la possibilità di rivolgersi al Presidente della Camera affinché, trattandosi di un testo che ha lo stesso identico contenuto nella versione della Camera dei deputati e del Senato, salvo una piccola correzione dovuta al fatto che esso viene votato nel 2017 e non nel 2016, possa essere preso in considerazione immediatamente.

Signora Presidente, non voglio contestare nulla, voglio soltanto invitare tutti ad una riflessione e vorrei che i Gruppi si esprimessero in relazione ai singoli emendamenti; se questi vengono tutti ritirati, allora possiamo discutere sugli ordini del giorno, che rappresentano quella volontà, che può essere condivisa anche da parte del relatore in relazione a quello che è stato il dibattito in Commissione e credo che potremmo essere tutti d'accordo e in poco tempo arrivare alla chiusura del provvedimento in esame. (Applausi della senatrice Pelino).

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo non intende intervenire in sede di replica.

Comunico che sono pervenuti alla Presidenza - e sono in distribuzione - i pareri espressi dalla 1a e dalla 5a Commissione permanente sul disegno di legge in esame e sugli emendamenti, che verranno pubblicati in allegato al Resoconto della seduta odierna.

Passiamo all'esame degli articoli, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati.

Procediamo all'esame dell'articolo 1, sul quale sono stati presentati emendamenti e un ordine del giorno, che si intendono illustrati, su cui invito il relatore e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

CALIENDO, relatore. Signora Presidente, invito al ritiro di tutti gli emendamenti o il parere è contrario, facendo presente che l'argomento di uno degli emendamenti è trattato dall'ordine del giorno G1.100, a firma dei senatori Buccarella e Cappelletti, che invito il Governo ad accogliere. (Il senatore falanga fa cenno di voler intervenire).

PRESIDENTE. Siamo in fase di illustrazione, senatore Falanga, e lei non è presentatore di emendamenti.

CHIAVAROLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, esprimo parere conforme a quello del relatore.

BUCCARELLA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUCCARELLA (M5S). Signora Presidente, chiedo la sua attenzione, perché quando i presentatori degli emendamenti sono stati invitati ad illustrarli stavo entrando in Aula e non sono riuscito a farmi vedere dalla Presidenza.

PRESIDENTE. Senatore Buccarella, potrà intervenire successivamente, in dichiarazione di voto.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.1.

MARTELLI (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.1, presentato dalle senatrici Nugnes e Moronese.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.2, presentato dal senatore Mineo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 1.100.

BUCCARELLA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUCCARELLA (M5S). Signora Presidente, l'emendamento 1.100 mira a correggere un errore a cui ho sentito che anche il senatore Caliendo ha fatto riferimento. Vi è anche un analogo ordine del giorno, ma a questo punto ritengo che l'Assemblea debba prendere in considerazione l'opportunità di votare a favore dell'emendamento.

Nel passaggio dalla Camera dei deputati al Senato, a proposito di uno dei criteri che devono essere adeguatamente considerati dalle procure, ovvero quello che riguarda i soggetti condannati in via definitiva per reati di mafia, è scomparso il seguente inciso: «anche se abitati dai componenti della famiglia». In sostanza, mentre nel testo precedente del Senato questi immobili, se nella disponibilità di soggetti sostanzialmente mafiosi, anche se abitati da famigliari, dovevano essere presi in considerazione nell'ordine stabilito, nella versione attuale, che andiamo a votare, questo inciso non c'è più. L'ovvia preoccupazione è che il camorrista o il mafioso o lo 'ndranghetista, che è stato già oggetto di giudizio penale ed ha subito una condanna, quando la procura dovrà dare attuazione all'ordine di demolizione, potrà opporre a quell'ordine di esecuzione qualche circostanza attinente al fatto che un proprio parente - non un parente stretto, ma poiché si parla di un famigliare tout court, si potrebbe trattare anche di un cugino - magari è costretto su una sedia a rotelle o ha altre disabilità o si trova in altre situazioni che possono, in apparenza giustamente, sollecitare un blocco della demolizione. Questo strumento potrebbe quindi essere utilizzato in maniera artata soprattutto dai soggetti interessati, che - come si suol dire - ve li raccomando.

Poiché un ulteriore passaggio alla Camera mi pare sia comunque scontato, visti gli emendamenti resi necessari dalle osservazioni della Commissione bilancio, ritengo opportuno che l'Assemblea provveda a reinserire l'inciso «anche se abitati dai componenti della famiglia» al punto 3 della lettera c-bis che si vuole introdurre con questo disegno di legge. Ripeto: se non lo facciamo adesso, non lo faremo più.

C'è un ordine del giorno analogo, che pure abbiamo proposto come via alternativa, certamente molto meno incisiva di una modifica del testo di legge, che lascerebbe traccia dei lavori parlamentari e assumiamo che c'è una disponibilità generale di gran parte dei Gruppi politici a sottoscrivere quell'ordine del giorno e del Governo ad accoglierlo, ma è il caso, visto che ne abbiamo la possibilità, di modificare il testo di legge ripristinando l'inciso che era presente e che è misteriosamente scomparso nel passaggio alla Camera. (Applausi dal Gruppo M5S).

CAPACCHIONE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CAPACCHIONE (PD). Sull'emendamento 1.100 volevo integrare, se possibile, le informazioni a beneficio dell'Assemblea. Ci siamo meravigliati tutti della soppressione dell'inciso effettuata dalla Camera, ma nella lettura degli atti parlamentari abbiamo appreso che questo era avvenuto su esplicita richiesta - da noi peraltro non condivisa - dei magistrati, che ritenevano che tale inciso potesse ulteriormente appesantire la verifica delle condizioni per le quali non si potesse procedere ad un abbattimento. Per questo ritengo che l'indicazione dell'ordine del giorno sia sufficiente, perché comunque dà un'indicazione ai magistrati della volontà del Parlamento sull'argomento.

Desidero però specificare un aspetto: è molto suggestivo quello che stiamo discutendo - lo dico proprio venendo da una zona ad altissima densità mafiosa -, ma le case dei camorristi o dei condannati in via definitiva ai sensi dell'articolo 416-bis e dei loro familiari sono confiscate e per paradosso quasi tutte quelle case, una volta acquisite al patrimonio dello Stato, vengono sanate. Quindi, stiamo parlando di una cosa che si verifica in linea teorica, che può accadere ma che nella pratica non è realizzabile perché si tratta di case già diventate di proprietà dello Stato. Ritengo che l'indicazione del Parlamento, che avevamo dato nella prima stesura del testo qui in Senato, possa essere rimarcata con un ordine del giorno, ma che non ci sia alcuna necessità di un emendamento.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.100, presentato dai senatori Buccarella e Cappelletti.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 1.3, presentato dal senatore Mineo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Invito il relatore e la rappresentante del Governo a pronunciarsi sull'ordine del giorno G1.100.

CALIENDO, relatore. Esprimo parere favorevole.

CHIAVAROLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Sull'ordine del giorno G1.100 il parere è favorevole con una riformulazione che lo precisa meglio. Propongo di sostituire l'ultima frase che recita: «anche se abitati da componenti della famiglia», con la seguente frase: «anche se abitati da persone legate ai predetti da rapporti di parentela, di coniugio o di unione civile, di affinità o di stabile convivenza».

PRESIDENTE. Senatore Buccarella, accoglie la riformulazione?

BUCCARELLA (M5S). Va bene, signora Presidente.

Colgo l'occasione, se mi è concesso, per replicare brevemente alla collega Capacchione. Anche noi abbiamo verificato se alla Camera, in sede di audizioni, dei procuratori avessero espresso rilievi specifici sul punto, così come l'onorevole Verini, se ben ricordo, aveva fatto trapelare da alcune edizioni di stampa. Questa verifica non ha dato esito positivo. Chiedo se, cortesemente, anche successivamente, ci potete dare soddisfazione per sapere dove ciò è avvenuto, da parte di chi e quando. Almeno ci daremo una ragione del voto contrario che avete espresso sull'emendamento.

PRESIDENTE. Insiste per la votazione dell'ordine del giorno così riformulato?

BUCCARELLA (M5S). Sì, signora Presidente.

FALANGA (ALA-SCCLP). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FALANGA (ALA-SCCLP). Signora Presidente, vorrei chiedere al senatore Buccarella di autorizzare l'apposizione della mia firma sull'ordine del giorno da lui presentato. Questo per dire che, quando dite qualcosa di giusto e condivisibile, noi non abbiamo - io per lo meno - nessun problema a metterci la faccia.

PRESIDENTE. Senatore Buccarella, accetta la richiesta di sottoscrizione?

BUCCARELLA (M5S). Non perché il senatore Falanga ha minacciato di dimettersi se questo disegno di legge non dovesse passare (anzi, questo militerebbe in senso contrario), accettiamo la firma del senatore. (Ilarità e applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1.100 (testo 2), presentato dal senatore Buccarella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 1.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

DONNO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DONNO (M5S). Signora Presidente, il mio voto, che per sbaglio era contrario, è da intendersi uniforme a quello del Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

Passiamo all'esame dell'articolo 2, introdotto dalla Camera dei deputati, sul quale è stato presentato un ordine del giorno, che si intende illustrato, su cui invito la rappresentante del Governo a pronunziarsi.

CHIAVAROLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G2.100.

PRESIDENTE. Il senatore Caliendo si associa al parere del Governo?

CALIENDO, relatore. Sì, signora Presidente.

PRESIDENTE. Essendone stata avanzata richiesta, passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G2.100.

MARTELLI (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G2.100, presentato dalle senatrici Lo Moro e Guerra.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 2.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'emendamento volto ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 2, che invito le presentatrici ad illustrare.

LO MORO (Art.1-MDP). Signora Presidente, do per illustrato l'emendamento 2.0.100 ma prendo la parola per dire che, nel momento in cui questo provvedimento torna alla Camera, veramente non capirei un voto non favorevole. È questo un emendamento interpretativo, che mira solo a fare chiarezza su un punto su cui sono intervenute sentenze che hanno stabilito questo principio più volte.

PRESIDENTE. Invito il relatore e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sull'emendamento in esame.

CALIENDO, relatore. Signora Presidente, formulo un invito al ritiro. La senatrice Lo Moro sa che l'ordine del giorno che abbiamo appena votato, con parere favorevole del Governo e del relatore, ha lo stesso identico contenuto.

Quindi, invito al ritiro proprio perché, se votiamo l'emendamento, è stato inutile votare l'ordine del giorno. In caso non sia ritirato, il parere è contrario.

CHIAVAROLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, esprimo parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Chiedo alle presentatrici se accolgono l'invito al ritiro.

GUERRA (Art.1-MDP). Signora Presidente, sono molto meravigliata perché prima abbiamo bocciato un emendamento per poi votare un ordine del giorno che diceva la stessa cosa dell'emendamento. Ora abbiamo approvato un ordine del giorno per poi bocciare l'emendamento che, ovviamente, darebbe esecuzione all'ordine del giorno. Mi sembra che stiamo seguendo una via poco razionale.

Pertanto, insisto per la votazione dell'emendamento 2.0.100.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 2.0.100, presentato dalle senatrici Lo Moro e Guerra.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 3, introdotto dalla Camera dei deputati, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno, che invito i presentatori ad illustrare.

CAPPELLETTI (M5S). Signora Presidente, l'ordine del giorno G3.101 impegna il Governo ad adottare misure idonee a consentire un adeguato e progressivo aumento della dotazione complessiva del fondo di rotazione. Ci rendiamo conto, infatti, che dieci milioni di euro sono ben poca cosa rispetto alle necessità di utilizzo dei fondi per realizzare tutte le opere di demolizione. È vero che è un fondo rotativo ed è vero che va ad aggiungersi e non a sostituire il fondo preesistente. Ciononostante, chiediamo al Governo di impegnarsi per un progressivo aumento dei fondi stanziati al riguardo.

L'ordine del giorno G3.103 impegna il Governo a prevedere in ogni caso meccanismi di accesso diretto da parte delle procure al capitolo di spesa già previsto. Questa è una istanza che sostanzialmente ci è stata presentata in Commissione dalla grande maggioranza delle procure che sono state audite e alla quale è veramente doveroso prestare l'attenzione di cui necessita, anche per rendere molto più veloce tutto il procedimento.

PRESIDENTE. Gli emendamenti e i restanti ordini del giorno si intendono illustrati.

Invito il relatore e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.

CALIENDO, relatore. Invito al ritiro dei due emendamenti 3.100 e 3.101.

Per quanto riguarda gli ordini del giorno, il parere è favorevole sugli ordini del giorno G3.100, G3.102 e G3.103. L'ordine del giorno G3.101, pur condividendone il contenuto, non rientra nella competenza né del relatore né del Governo,, trattandosi di un'attività finanziaria della Cassa depositi e prestiti, e pertanto ritengo sia da accogliere come raccomandazione..

CHIAVAROLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, esprimo parere conforme al relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 3.100.

MARTELLI (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.100, presentato dalle senatrici Lo Moro e Guerra.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

MARTELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTELLI (M5S). Signora Presidente, nella votazione del precedente emendamento tutto il Gruppo ha espresso erroneamente un voto favorevole, laddove invece era nostra intenzione esprimere un voto contrario.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto, senatore Martelli.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.500, presentato dal relatore, che ottempera ad una condizione posta dalla Commissione bilancio.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Stante il parere contrario espresso dalla 5a Commissione ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, l'emendamento 3.101 è improcedibile.

L'ordine del giorno G3.100 è stato accolto dal Governo. Insiste per la votazione, senatrice Lo Moro?

LO MORO (Art.1-MDP). Sì, signora Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.100, presentato dalle senatrici Lo Moro e Guerra.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Senatore Cappelletti, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G3.101?

CAPPELLETTI (M5S). Sì, signora Presidente, e insisto per la votazione.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.101 (testo 2), presentato dal senatore Cappelletti.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Gli ordini del giorno G3.102 e G3.103 sono stati accolti dal Governo e il presentatore insiste per la votazione.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.102, presentato dal senatore Cappelletti.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G3.103, presentato dal senatore Cappelletti.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 3, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 4, introdotto dalla Camera dei deputati, sul quale sono stati presentati emendamenti e ordini del giorno, che invito i presentatori ad illustrare.

MINEO (Misto-SI-SEL). Signora Presidente, vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea sull'emendamento 4.100, perché, come i senatori sanno bene, la critica all'intero provvedimento è molto forte fra le persone che si occupano di questioni ecologiche. C'è un documento, firmato da Berdini, Emiliani, Amendola e De Lucia, in cui si dice che, invece di rimandare a mai l'abbattimento di manufatti, che possono sì essere abitati, ma possono anche essere ville ricchissime e non appartamenti di necessità, bisognerebbe costringere i Comuni a fare il loro lavoro, fino a sciogliere i Comuni che non intervengono e non controllano l'abusivismo.

Questo emendamento è centrato proprio su questo, cioè non sulla punizione di qualcuno o su una sanatoria, con la solita logica del condono; esso punta sul tentativo di introdurre delle pratiche corrette da parte dei Comuni, che prevedano sostanzialmente la mappatura del manufatto, il fascicolo del fabbricato, in modo che si sappia cosa possa essere salvato e cosa invece debba, per ragioni di interesse pubblico, essere distrutto. Questo, secondo me, è l'unico criterio vero per affrontare il problema. Chiedo ai senatori di votare in coscienza a favore di questo emendamento, che ha appunto il significato che ho cercato di spiegare.

PRESIDENTE. I restanti emendamenti e ordini del giorno si intendono illustrati.

Invito il relatore e la rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sugli ordini del giorno in esame.

CALIENDO, relatore. Signora Presidente, il parere è contrario su tutti gli emendamenti, ad eccezione dell'emendamento 4.500.

Quanto all'ordine del giorno G4.100, invito il presentatore a sostituire le parole «impegna il Governo a» con le seguenti: «raccomanda al Governo di», per la stessa ragione di prima. Condivido il contenuto dell'ordine del giorno ma, non essendo competenza né del Ministero della giustizia, né della Commissione giustizia, non posso che chiederne la modifica, visto l'impegno dal punto di vista economico.

Il parere è favorevole all'ordine del giorno G4.101, mentre invito a ritirare l'emendamento 4.0.100, altrimenti il parere è contrario.

CHIAVAROLI, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signora Presidente, il parere del Governo è conforme a quello espresso dal relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 4.1.

MARTELLI (M5S). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.1, presentato dalla senatrice Nugnes.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.500, presentato dal relatore, che ottempera ad una condizione posta dalla Commissione bilancio.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 4.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

MINEO (Misto-SI-SEL). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.100, presentato dal senatore Mineo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Senatrice Moronese, accetta la proposta di riformulazione dell'ordine del giorno G4.100?

MORONESE (M5S). Sì, la accetto e insisto per la votazione, così come per l'ordine del giorno G4.101.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G4.100 (testo 2), presentato dalle senatrici Nugnes e Moronese.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G4.101, presentato dalle senatrici Nugnes e Moronese.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 4, nel testo emendato.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'emendamento 4.0.100, su cui la 5a Commissione ha espresso parere contrario ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione.

MINEO (Misto-SI-SEL). Ne chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 102-bis del Regolamento, indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 4.0.100, presentato dal senatore Mineo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione finale.

STEFANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANI (LN-Aut). Signora Presidente, desidero dire poche parole, perché se ne sono spese tante, forse troppo.

Il disegno di legge è nato in questo ramo del Parlamento con un'impostazione ed è poi stato modificato alla Camera dei deputati, per arrivare a un testo estremamente complesso e anche di difficile lettura.

Va da sé che si sta trattando di un caso che il provvedimento in esame non vuole risolvere, ma dilatare, procrastinandone gli effetti. Più che un caso, quello che imperversa ancora oggi in molte parti del nostro Paese è purtroppo un fenomeno di illegalità diffusa. Una illegalità che il nostro Paese insiste ancora a perseguire e certamente non a risolvere. Si tratta, infatti, di situazioni che effettivamente, guardando a quello che dovrebbe essere il nostro grado di civiltà, sembrano quasi incredibili.

In alcune parti del Paese, per poter installare una legnaia c'è bisogno di intraprendere una costosa pratica edilizia, farsi rilasciare il permesso per costruire e pagare gli oneri di urbanizzazione. In altri luoghi, invece, come si evince dai dati forniti, si parla di migliaia di opere eseguite del tutto o comunque in parte abusivamente. Si tratta di una malversazione veramente diffusa: quasi 70.000 immobili sarebbero oggetto di un ordine di demolizione. Se facciamo un calcolo, considerando almeno tre persone per ogni nucleo familiare e ipotizzando che ogni immobile possa ospitare una famiglia, stiamo parlando di 200.000 persone, cioè un'intera città capoluogo.

Purtroppo è una situazione che ancora esiste e che per l'Italia è sicuramente una vergogna nazionale, mi si passi il termine, che ci espone ad un internazionale pubblico ludibrio, quasi che solo in Italia si viva dentro immobili abusivi e come se solo in Italia esistessero costruzioni in contesti paesaggistici vincolati. Davanti a questo pubblico ludibrio la nostra risposta è contenuta nel provvedimento al nostro esame, sul quale noi avevamo avanzato delle forti perplessità che alimentano una fortissima contrarietà. Proprio per questa ragione non abbiamo proposto emendamenti: il testo non è nemmeno emendabile, non è migliorabile. Infatti, alla fine, si sta parlando di un provvedimento atto solo a confondere e a ritardare le operazioni. Dobbiamo far cessare questo spettacolo indegno per il nostro Paese. Alcune parti della nostra bellissima Italia non devono restare marchiate come la patria degli abusivismi.

Mi si permetta anche una considerazione. È vero quanto detto da alcuni colleghi: magari in questi immobili vivono famiglie che quando si vedono abbattere la casa comunque perdono l'ambiente in cui vivono, in cui hanno fatto crescere i loro figli e per cui hanno anche investito delle risorse. Mi si passi però una similitudine: consideriamo uno spacciatore. Se si comincia a pensare a dove è nato - magari in periferia - e al fatto che non ha avuto una buona educazione e al fatto che il padre a sua volta era un criminale, alla fine anche il più piccolo criminale può far pena. Qualsiasi situazione può alimentare un sentimento simile. Ma quando ci troviamo in questa sede, a legiferare, non possiamo tener conto dei singoli contesti, anche familiari, di dolore e di disperazione. Uno Stato deve tutelare in primis la legalità perché il nostro Paese può crescere soltanto in un contesto di legalità. Non dovremmo, quindi, utilizzare norme come questa che arrivano quasi ad ammettere, nelle premesse, che esiste la possibilità di una deregulation.

Infatti, se approfondiamo, il problema non è solo che vengono costruiti immobili abusivi, magari non rispettando il piano regolatore, il piano degli interventi o comunque un qualsiasi piano urbanistico. Stiamo parlando di abitazioni, di immobili che vengono costruiti senza il minimo rispetto delle normative sulla sicurezza, dagli impianti ai soffitti, ai pavimenti.

Presidenza del vice presidente CALDEROLI (ore 17,30)

(Segue STEFANI). Ci sono persone che vivono in contesti estremamente pericolosi. E pensare che nel momento in cui analizziamo questa situazione e adottiamo un provvedimento come questo ci sono - come una collega prima ha anticipato - proposte di legge all'esame della Regione Veneto, dalla quale provengo, proprio sul consumo del suolo. Si stanno già esaminando norme che rivelano un elevato grado di civiltà, perché l'urbanizzazione deve essere considerata e valutata.

Pertanto, ci troviamo ora di fronte a un fenomeno grave al quale fondamentalmente non si dà una risposta, perché il provvedimento al nostro esame non risolve il problema degli abusi e non risolve il problema della deregulation. Sono norme atte a creare confusione e a determinare una situazione dalla quale (ma sembra che non ci sia consentito nemmeno pensarlo) qualcuno potrebbe trarre profitto.

Fortunatamente la Camera dei deputati ha apportato taluni aggiustamenti al progetto iniziale, ma è un testo che per noi è assolutamente inaccettabile. Siamo e resteremo sempre dell'idea che in Italia deve essere beneficiato chi rispetta la legge e chi è onesto e non si possono prevedere, per i casi in cui le leggi non sono rispettate, formule come questa che magari, di fronte a un problema notevole, individuano palliativi o soluzioni che per noi sono assolutamente inaccettabili.

Per questa ragione il Gruppo della Lega Nord voterà contro il provvedimento.(Applausi dal Gruppo LN-Aut).

CASSON (Art.1-MDP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASSON (Art.1-MDP). Signor Presidente, colleghi senatori, questo è un provvedimento molto strano che, partito dal Senato in una certa maniera e poi trasmesso alla Camera dei deputati, é ritornato qui in tutt'altra maniera. È strano perché la collocazione che si è voluta dare a questo insieme di norme si inserisce all'interno di un decreto legislativo che nulla ha a che fare con la materia, ma che ci dà la certezza, o quantomeno il sentore, di quanto importante sia per coloro che hanno problemi di abusivismo e che difendono situazioni di abusivismo, fare in modo che diventino norme di carattere generale.

Strano perché all'inizio, nella prima fase, si parlava di «priorità» e ora, quasi con una tautologia, si sostituisce la parola «priorità» con la parola «criteri» (che etimologicamente risale al verbo greco krìno); poi però il tutto viene ammorbidito quando si dice che bisogna tenere in adeguata considerazione questa situazione e, quindi, si consiglia una formulazione diversa. Strana è anche la formulazione che viene data a questi criteri da tenere in adeguata considerazione, perché si richiede al pubblico ministero un surplus d'indagine, un approfondimento e una verifica dei criteri che allungherà notevolmente i tempi, portando alle calende greche qualsiasi possibilità di intervenire, come dirò anche tra poco.

Strano perché questo disegno di legge contiene al suo interno un trojan horse, per mutuare un termine dell'informatica, e cioè un cavallo di Troia, perché la priorità viene attribuita di regola agli immobili in corso di costruzione, o comunque non ultimati alla data della sentenza di condanna di primo grado, e agli immobili non stabilmente abitati. È facilmente pensabile l'escamotage che verrà utilizzato da chi vorrà far saltare qualsiasi abbattimento: tutti troveranno un figlio o un parente, più o meno lontano, per fare in modo che non si dia esecuzione all'abbattimento, perché l'immobile abusivo verrà considerato stabilmente abitato. Si diceva e si dice: fatta la legge, trovato l'inganno. Qui, addirittura, l'inganno è stato suggerito e scritto nella legge: vi do questi criteri, ma potete anche aggirarli in questa maniera.

Strano anche perché ci sono indicazioni da parte di tutti i procuratori della Repubblica, ordinari e generali, che sono intervenuti, secondo cui tali criteri apriranno la via a un contenzioso enorme e infinito, perché giustamente gli avvocati faranno valere il diritto di difesa, faranno incidenti di esecuzione a non finire che dureranno anni, anche dieci anni, e tutto verrà sospeso per moltissimo tempo.

Assieme a queste stranezze c'è anche un'aberrazione. Basti pensare che per le case abusive costruite in aree protette (è un aspetto molto grave) queste demolizioni verranno fermate. Mi riferisco alle costruzioni abusive nelle aree protette con vincolo ambientale e idrogeologico, perché il disegno di legge prevede di mettere per ultimi questi casi. Questa è una vera e propria aberrazione.

Aggiungo che se mai il disegno di legge in esame dovesse entrare in vigore, sarebbe di una gravità particolare e non accettabile, perché nella sostanza legalizza in modo permanente l'abusivismo, con effetti futuri che hanno il carattere della permanenza. Le case abusive, purché abitate in qualsiasi maniera, con quegli escamotage e con quegli imbrogli, saranno comunque salvate. Non è accettabile che questo disegno di legge si basi sulla ben nota distinzione di comodo tra quello che viene considerato l'abusivismo di speculazione e l'abusivismo di necessità, cioè quello costituito dalle case abitate, che verrà messo in coda al fine di evitare le demolizioni.

Quali saranno, allora, gli effetti del presente disegno di legge? Se esso entrerà in vigore darà certezza del fatto che le demolizioni verranno fermate per alcuni motivi che ho già indicato, ma anche per i prossimi che sto per indicare. Innanzitutto la cifra che è stata stanziata e che si prevede di stanziare comunque al termine del lavoro legislativo è bassissima ed è sufficiente - secondo un calcolo materiale che è stato fatto - a consentire nel corso di un anno 130-140 demolizioni e questo, a fronte di decine di migliaia di casi, è davvero risibile. Inoltre non vengono date forze, strutture né personale per poter intervenire. Vi è poi un altro fattore: buona parte delle case è abitata, quindi sarà messa in coda alle priorità, con dispregio di tutte le considerazioni che ho fatto poco fa.

Tuttavia, l'aspetto ancora più grave del presente disegno di legge è che la sua applicazione non ha alcun limite di tempo, a differenza ad esempio dei tanto vituperati condoni. Ciò significa che nel prossimo futuro, tra qualche mese e tra qualche anno, o comunque in qualsiasi situazione fino all'abolizione della norma, chiunque potrà edificare materialmente una villa o una casa in una vallata, su una costa, in una zona di pregio, in qualunque zona, anche sottoposta a vincoli; in questo modo il Parlamento italiano si sta accingendo a legalizzare in modo permanente l'abusivismo edilizio, invece di bloccarlo.

Su questo aspetto aggiungiamo un'altra considerazione. Non è che ci sia semplicemente il rischio che questa norma possa essere utilizzata dalla criminalità organizzata; è certo che la norma verrà utilizzata dal crimine, diventerà uno strumento importante nelle sue mani. Infatti, con vari sistemi, attraverso i cavalli di Troia di cui si diceva prima, con i prestanome, con l'indicazione di criteri di necessità previsti dalla legge, si potrà continuare a costruire case abusive in dispregio alla legge fondamentale che riguarda questa materia. Questa, sostanzialmente, è la realtà.

Invece di approvare norme più rigide e stringenti per abbattere ed eliminare in partenza l'abuso ed eventualmente arrivare anche al commissariamento dei Comuni che non siano rigorosi e che dimostrino di non rispettare le norme sulla lotta all'abusivismo edilizio, si adottano norme di questo tipo che certamente non sono accettabili e neanche presentabili.

Questo è un po' un vizio italico che, di fronte a determinate situazioni e tragedie, come quelle causate da dissesto idrogeologico, a volte piange lacrime di coccodrillo, perché si nasconde dietro alle norme che approva e, dopo aver versato lacrime di coccodrillo per le tragedie gravissime che si verificano continuamente nel nostro Paese, il giorno seguente torna a chiudere gli occhi e invece di combattere l'abusivismo edilizio riprende a favorirlo.

Concludo ricordando a questo proposito un passo fondamentale della nostra Costituzione, che tra l'altro getta anche una luce in termini di profili di illegittimità costituzionale su alcune di queste norme. All'articolo 9, secondo comma, della nostra Costituzione si dice testualmente che la Repubblica «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». Il disegno di legge che ci apprestiamo a votare non tutela assolutamente questo bene primario, tanto primario che è stato inserito nella parte fondamentale e primaria della nostra Carta costituzionale.

Qualcuno ha definito questo provvedimento un condono mascherato, ma in realtà è peggio, perché non è mascherato: è un condono vero e proprio, palese, chiaro e soprattutto permanente. Per questo motivo, il Gruppo Articolo 1-MDP esprimerà un voto contrario. (Applausi dal Gruppo Art.1-MDP).

FALANGA (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FALANGA (ALA-SCCLP). Signor Presidente, alla senatrice Guerra vorrà ricordare la differenza che esiste tra un emendamento e un ordine del giorno. L'Assemblea del Senato può votare sfavorevolmente su un emendamento e favorevolmente su un ordine del giorno che ha lo stesso contenuto. Non si può stupire la senatrice Guerra, perché questa è tecnica parlamentare e lei saprà qual è la differenza tra ordine del giorno ed emendamento.

L'ultimo intervento che abbiamo ascoltato è quello del senatore Casson, e vorrei porlo a confronto con le dichiarazioni che mi sono giunte in questo momento del signor Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente. Il senatore Casson dice che questo non è un condono mascherato, bensì un condono smascherato. Legambiente, attraverso il signor Stefano Ciafani, dice invece che è un provvedimento inutile. Allora io dico: voi che l'avversate cercate almeno di trovare delle motivazioni che siano almeno tra di voi condivise. È un provvedimento che ha un'incidenza oppure è un provvedimento che non ha incidenza?

Il senatore Palma ha succintamente parlato del valore della casa. Io non so, senatore Casson, quale rapporto ci sia a Venezia tra il cittadino e la casa in cui abita. Per noi, popolo del Sud, il rapporto è intenso: dentro la casa vi sono i ricordi, la storia, le gioie, i dolori, i drammi, le feste, il Natale. Questa è la cultura del popolo del Sud. Noi stiamo parlando di demolire case che stanno in piedi da trent'anni. Io avrei capito se, nella immediatezza dell'illecito, lo Stato fosse intervenuto tempestivamente; ma dopo che in una casa si sono consumate le vita delle persone, noi non possiamo dire che l'abbattiamo perché è stata malamente comprata.

Eppure, come dicevo questa mattina, ci si è affidati allo Stato, perché il notaio è un pubblico ufficiale che rappresenta lo Stato e il notaio l'ha fatta comprare al suo proprietario. Ma ora quello Stato che gliel'ha fatta comprare, dopo trent'anni gli dice: «Io ti chiedo scusa, ma te la devo abbattere». Questo è il punto, senatore Casson. (Commenti del senatore Giarrusso).

Questo provvedimento, tutto sommato, non fa altro che fissare dei criteri di priorità tra determinate tipologie di immobili e altre tipologie. Se voi mi contestate il fatto che io voglia che si abbattano le case di necessità, quelle occupate da coloro che hanno commesso l'abuso o addirittura da coloro che l'abuso non hanno commesso per far precedere il loro abbattimento a quello dell'albergo sul mare, allora voi non potete dire che voglio tutelare l'abuso edilizio di Gennaro Esposito. Probabilmente sono io a pensare, legittimamente, che volete proteggere, difendere e tutelare i grandi speculatori edilizi e i grandi albergatori.

Quanto alla spesa, mi sono già espresso: qualcuno adesso, in qualche intervista, ha detto che 10 milioni di euro sono pochi, ma non dobbiamo tralasciare di considerare che non è a carico dello Stato la spesa per la demolizione, ma è a carico del soggetto che ha violato la legge. Certamente dal muratore Gennaro Esposito è difficile che lo Stato possa recuperare i soldi che ha anticipato, perché di un'anticipazione si tratta. È falso il messaggio che si vuole trasferire, secondo cui è lo Stato a dover poi pagare le demolizioni. Non è vero, perché sono demolizioni in danno di chi ha violato la legge. Allora è evidente che è molto difficile che lo Stato possa recuperare le somme dal muratore. Attenzione però, perché dallo speculatore edilizio o dal proprietario alberghiero della costa siciliana o campana, da persone del genere sì che potete recuperare la somma. Allora, se se si fa anche una questione di costi, il provvedimento va nella direzione giusta, che non comporta spese e costi per lo Stato: questo è il punto.

Non comprendo l'opposizione al provvedimento in esame. Probabilmente chi si oppone sostiene che si tratta di un provvedimento elettoralistico, che porterà un consenso. Signori, pigliatevelo voi questo consenso! Io voglio soltanto la soddisfazione di aver fatto qualcosa di utile per le genti della mia terra. Pigliateveli voi i voti! (Applausi del senatore Barani). Molto probabilmente non sarò candidato. Credetemi: sono stanco di stare tra di voi. Sono dieci anni... (Commenti dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatore Falanga, stava andando così bene. E' scivolato proprio ora.

FALANGA (ALA-SCCLP). Presidente Calderoli, che cosa le debbo dire: ad eccezione della sua vicinanza e della sua conoscenza? Lo faccio: ad eccezione della Presidenza Calderoli, non mi dispiace più di tanto andarmene da questo consesso del Senato... (Commenti dei senatori Fornaro e Giarrusso) e anche dal senatore Giarrusso.

PRESIDENTE Senatore Falanga, torni all'argomento del suo intervento. Lei ha minacciato di andarsene se non fosse stata approvata la legge. La tentazione...

FALANGA (ALA-SCCLP). Torniamo al tema.

Il senatore Buccarella propone un emendamento che - come ho detto -condivido. Non è giusto che la Camera dei deputati abbia eliminato il riferimento a immobili occupati da soggetti dediti ad attività criminale o dai loro familiari. Non condivido quell'eliminazione, ma sappiamo bene che, molto probabilmente, quell'eliminazione può essere stata un ulteriore trucco per consentire al Senato di modificare ulteriormente il testo. Non sono caduto in questo tranello. Ahimè mi pare che il senatore Buccarella ci sia caduto, anche se in punto di sostanza ciò è corretto. Voglio però dire che il provvedimento detta dei criteri e, al loro interno, ai procuratori della Repubblica è riservata comunque la facoltà di una scelta nell'individuazione degli immobili che non va al di là dei criteri che fissiamo per legge, ma che può essere determinata sulla base delle considerazioni e riflessioni di ciascuno di essi.

Ho dunque apprezzato il voto favorevole del Movimento 5 Stelle ai singoli articoli. Penso che, avendo votato gli articoli, probabilmente voteranno anche il testo.

CAPPELLETTI (M5S). No!

FALANGA (ALA-SCCLP). Dicono di no: hanno votato gli articoli e non voteranno il testo nel suo complesso.

BULGARELLI (M5S). Non abbiamo votato a favore di tutti gli articoli!

FALANGA (ALA-SCCLP). Io sono convinto, signori senatori del Movimento 5 Stelle, che voi condividiate il provvedimento, anche se non lo votate. Poiché ritengo che in quest'Aula il voto contrario non sarà incisivo per l'approvazione del testo, me ne dispaccio. Ma sono convinto - e di questo sono contento - che anche il Movimento 5 Stelle condivida la sostanza del testo.

Il mio Gruppo parlamentare voterà a favore del provvedimento e ringrazio il senatore Caliendo per l'opera di fino che ha compiuto anche nella sistemazione del profilo di bilancio che era stato sollevato dalla 5a Commissione. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP).