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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 810 del 20/04/2017


Discussione del disegno di legge:

(2085) Legge annuale per il mercato e la concorrenza (Approvato dalla Camera dei deputati) (Collegato alla manovra finanziaria) (Votazione finale qualificata, ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale)(ore 9,36)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 2085, già approvato dalla Camera dei deputati.

I relatori, senatori Marino Luigi e Tomaselli, hanno chiesto l'autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore, senatore Marino Luigi.

MARINO Luigi, relatore. Signor Presidente, si è molto discusso e polemizzato sui ritardi accumulati da questo disegno di legge e lo abbiamo fatto - cosa insolita - anche noi relatori.

Il ritardo è innegabile, perché macroscopico. Sino a maggio 2016, le cause potevano e dovevano essere ascritte a dati oggettivi: abbiamo compiuto 134 audizioni e sono stati presentati 1.739 emendamenti; abbiamo avuto un intreccio non virtuoso con i lavori di Assemblea e sono stati esaminati nel frattempo decreti-legge, voti di fiducia e una riforma costituzionale; vi sono stati anche un altro intreccio non virtuoso con i lavori della 5ª Commissione, anche a seguito delle tante - fino a quattro - riformulazioni dei testi, e infine l'avvicendamento del Ministro dello sviluppo economico.

L'anno che è quasi trascorso, però - dall'aprile-maggio 2016 ad oggi - ci rivela che questo provvedimento tocca temi sensibili e importanti, sui quali non le lobby, di cui dirò dopo, ma Governo e maggioranza - e quando uso questo termine sono generoso - hanno faticato a trovare momenti di sintesi, soprattutto all'avvicinarsi delle scadenze elettorali. Sulla scontistica assicurativa, sull'energia e la maggior tutela, sui farmaci e sulle farmacie, sulle società e sugli atti societari semplificati, nonché sulle piattaforme informatiche per i trasporti e per il turismo, il confronto è stato fin troppo ampio, carico di riflessioni e ripensamenti.

Da questo ritardo dobbiamo trarre un insegnamento: siamo di fronte a un provvedimento che ne assomma diversi, mette insieme più materie, investe più settori economici e spazia nel vasto mondo dei consumatori; forse, questo disegno di legge è stato eccessivamente caricato di attese. Nonostante su questa complessità si siano trovate le soluzioni più adeguate per un ammodernamento - e non per uno stravolgimento - del mercato, a ogni stormir di fronde della politica e dei suoi tempi il provvedimento segnava il passo. Il ritardo ha portato un groviglio di complicazioni politiche oltre che una fase di incertezza dell'economia reale.

Sono trascorsi quasi nove mesi da quando il testo, che oggi viene presentato in quest'Aula, è stato approvato dalla 10a Commissione. Il provvedimento che viene ora incardinato nell'Assemblea del Senato ha bisogno di riaggiustare le tante scadenze e i tempi di avvio delle liberalizzazioni previste; ha bisogno di limature, di cancellazioni di articoli già inseriti nel frattempo in altri provvedimenti, ha bisogno di alcune modifiche, integrazioni e miglioramenti legislativi.

A mio giudizio sarebbe stato ed è opportuno tornare in 10a Commissione per un veloce riesame e approvazione di un testo più pulito e funzionale (Applausi dai Gruppi AP-CpE e Misto), stante anche la disponibilità espressa in modo informale dalle opposizioni per un lavoro spedito e non ostruzionistico. Il lavoro dei relatori è stato improntato alla massima attenzione e collaborazione con tutti i Commissari della 10a Commissione.

Il provvedimento è uscito dal Consiglio dei Ministri con 32 articoli; il testo approvato dalla Camera era di 52 articoli, il testo uscito dalla 10a Commissione ne conta 75. Gli emendamenti sono passati dagli iniziali 1.200 a 1.739 finali; ne sono stati approvati 142, di cui più di una trentina provenienti dalle opposizioni politiche e non si tratta solamente di emendamenti di facciata. Questo è il segno di un lavoro proficuo e produttivo svolto in un clima sereno, pur nella distinzione dei ruoli e delle singole posizioni politiche. Diamo atto alle opposizioni di aver svolto con correttezza e senza ostruzionismo il proprio compito di critica e di proposta.

Si è parlato spesso, a sproposito, di lobby e di lobbisti. La 10a Commissione ha compiuto 134 audizioni tra associazioni d'impresa, sindacati, istituzioni pubbliche e qualche singola impresa. Le associazioni e i sindacati auditi rappresentano la struttura sociale, economica e di servizio del nostro Paese; sono forse troppi, sono ridondanti, ma sono sempre i corpi intermedi della nostra comunità nazionale portatori di interessi particolari, certamente, ma legittimi. Con queste realtà abbiamo intrattenuto contatti nella massima correttezza e trasparenza e nel rispetto della distinzione dei ruoli.

Sono dunque queste le malefiche lobby che bloccano e condizionano il Parlamento? Ci sono state, ci sono e ci saranno in futuro organizzazioni che cercheranno di influenzare dall'esterno le Istituzioni per favorire specifici e particolari interessi. Il problema non sono le lobby, ma è l'autonomia di giudizio del legislatore, che deve saper discernere e scegliere per il bene e la tutela della comunità. Nessun regolamento o statuto che sia potrà mai riuscire a limitare l'influenza delle lobby quanto il comportamento trasparente e integerrimo del parlamentare. Nel contrasto degli interessi in campo abbiamo avuto come stella polare sia la difesa dei consumatori sia la concorrenzialità tra le imprese, senza demagogia e preconcetti.

Non penso che le liberalizzazioni e le privatizzazioni siano la panacea di tutti i mali e che soprattutto siano riproducibili automaticamente in tutti i settori dell'economia. Non tutte le privatizzazioni e le liberalizzazioni del passato hanno evitato la nascita di monopoli e di oligopoli, anzi, queste trasformazioni hanno generato forti aumenti delle tariffe rispetto ai tassi inflattivi in fondamentali servizi essenziali a discapito di utenti e consumatori. (Applausi del senatore D'Ambrosio Lettieri).

Dunque, le liberalizzazioni vanno fatte laddove si ritenga che le dinamiche del mercato possano essere virtuose e feconde. Non è neppure vero che l'Italia sia il solito fanalino di coda; ricordo infatti che l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) colloca il nostro Paese al sesto posto tra le economie quanto ad apertura dei mercati. Inoltre, sia la Commissione europea che altre istituzioni internazionali ci ricordano che le riforme strutturali, ma anche il normale ammodernamento legislativo, incidono positivamente sull'incremento del PIL.

Da alcune parti politiche, debbo dire anche di maggioranza, e da parte di alcuni componenti del Governo e di alcuni commentatori che vanno per la maggiore è stato detto che questo disegno di legge è deludente, scarsamente incisivo e poco riformatore. Altri professionisti del dire hanno sostenuto, come già detto, che il Parlamento è stato bloccato e condizionato da lobby potenti e invadenti.

Alle anime belle, che ho l'impressione che scrivano e commentino più sulla base del sentito dire che della conoscenza del problema e dei testi normativi in discussione, vorremmo rispondere oggi, in questa sede, con i fatti. Questo disegno di legge non è, né poteva essere, una legge epocale. È una legge importante, importante per non pochi settori dell'economia italiana. Dalle "lenzuolate" (che, ricordo, risalgono all'inizio del 2007) ad oggi sono stati prodotti diversi provvedimenti o norme contenute nella legge di stabilità, che hanno contribuito a collocare l'Italia, come ricordavo prima, nella fascia alta delle medie europee quanto ad apertura dei mercati.

Il presente disegno di legge rafforza l'ammodernamento del mercato dei beni e dei servizi, e lo fa con concretezza e con attenzione sia al mondo delle imprese sia a quello, ben più vasto, dei consumatori, senza fuochi d'artificio o specchietti per le allodole. Pertanto, se essere poco riformatori significa introdurre risparmi in materia di assicurazione obbligatoria delle auto, rendere più trasparenti le denunce dei sinistri stradali, aumentare il contrasto delle frodi per diminuire le tariffe assicurative e estendere l'ultrattività; se essere poco riformisti significa inoltre passare al libero mercato nel gas e nell'energia elettrica con maggiori informazioni e confrontabilità dell'offerta e la garanzia per le fasce deboli e per l'utente finale; se essere poco riformatori significa eliminare molti vincoli nei contratti di telefonia mobile, intervenire sulla previdenza complementare a favore del lavoratore, sostenere la realizzazione di piccoli impianti fotovoltaici, intervenire attraverso una delega al Governo nei settori del trasporto e delle scatole nere, nel leasing e nella distribuzione dei carburanti; se essere poco riformisti significa intervenire sulle farmacie e sulle professioni (avvocati, notai e altri professionisti); se essere poco riformisti significa intervenire nel campo ecologico e in tanti altri settori economici a favore dei consumatori, ebbene, se essere poco riformatori significa fare tutto ciò, noi ammettiamo di essere poco riformatori. Sono normative fortemente innovative e riformatrici, che non possono non produrre effetti positivi e importanti sul mercato e con benefici significativi sui consumatori.

Con il collega, senatore Tomaselli, ci siamo divisi l'esposizione degli articoli, soprattutto di quelli discussi e modificati durante l'esame del provvedimento in Commissione. Nel poco tempo che mi rimane, velocemente cito quelli che mi toccano. L'articolo 16 incide sulla disciplina delle forme pensionistiche. Si prevede un tavolo di consultazione per avviare un processo di riforma della disciplina delle forme pensionistiche.

In Commissione abbiamo introdotto tre modifiche. La prima prevede che, in sede di contrattazione collettiva, si possa stabilire la percentuale minima di TFR da destinare alla previdenza complementare. La seconda costituisce un intervento di coordinamento in materia di riscatti. La terza inserisce tra gli scopi della riforma l'individuazione degli strumenti di informazione per l'educazione finanziaria.

L'articolo 18 è volto a rendere più semplici e trasparenti le operazioni legate al recesso e al trasferimento da un gestore all'altro dei cittadini utenti di servizi di telefonia, di reti televisive e di comunicazione. In Commissione è stato approvato un emendamento con cui si prevede che il recesso o il cambio di operatore deve, in ogni caso, potersi fare anche con modalità telematiche.

L'articolo 19, come modificato in Commissione, istituisce presso il Ministero dello sviluppo economico un registro per le cosiddette risorse nazionali di numerazione. L'obiettivo del registro è di censire gli operatori che vi fanno indirettamente ricorso.

Gli articoli 20 e 21 dovrebbero essere soppressi, perché già introdotti in altri provvedimenti.

L'articolo 22 non ha subìto modifiche rispetto al testo che ci proveniva dalla Camera dei deputati.

L'articolo 23 mira a promuovere la massima diffusione dei pagamenti digitali ed elettronici, inclusi i micropagamenti con credito telefonico, per l'acquisto di biglietti per l'accesso a istituti e luoghi di cultura o per manifestazioni culturali, di spettacolo e intrattenimento, ma anche per le erogazioni liberali alle organizzazioni senza scopo di lucro.

L'articolo 26 interviene sui cosiddetti diritti connessi al diritto d'autore, permettendo agli artisti interpreti esecutori di gestire i propri diritti, scegliendo liberamente gli intermediari.

L'articolo 27 sopprime l'attribuzione in esclusiva alla società Poste Italiane i servizi inerenti alle notificazioni e comunicazioni di atti giudiziari, nonché i servizi inerenti alle notificazioni delle violazioni del codice della strada.

L'articolo 48 è identico a quello che ci proviene dalla Camera.

Anche l'articolo 49 non ha subìto modifiche.

L'articolo 50 andrebbe soppresso, perché già previsto in altri provvedimenti.

L'articolo 51 riguarda la disciplina di vendita delle polizze assicurative accessorie.

L'articolo 52, introdotto dopo un ampio dibattito sia all'interno della Commissione che con il Governo, definisce pratiche di leasing, in linea con lo scopo e la natura del contratto, e fa chiarezza sui doveri del concedente e dell'utilizzatore del bene in locazione finanziaria.

L'articolo 53 reca misure per la concorrenza nella professione forense e prevede la costituzione di società tra avvocati e in particolare l'ingresso dei soci di capitale. I soci professionisti, cioè gli avvocati, devono rappresentare però almeno due terzi del capitale sociale e dei diritti di voto.

L'articolo 54 modifica i criteri che determinano il numero e la distribuzione dei notai sul territorio nazionale.

Gli ex articoli 43, 44 e 45, in materia di procedure ereditarie e modifiche alla disciplina delle società a responsabilità limitata, sono stati soppressi dalla Commissione, anche recependo le osservazioni del Procuratore nazionale antimafia.

L'articolo 55 è rimasto invariato rispetto all'indicazione che ci proveniva dalla Camera.

L'articolo 56, invece, recante disposizioni sulle professioni regolamentate, innova in tema di compenso per le prestazioni professionali. Al Senato è stato inserito un comma volto a restituire la possibilità di redigere e sottoscrivere gli atti catastali, sia urbani che rurali, ai soggetti iscritti nell'albo professionale degli agrotecnici e degli agrotecnici laureati.

La Commissione ha approvato anche un articolo aggiuntivo, il 57, relativo all'esercizio dell'attività odontoiatrica, che andrebbe migliorato in questo passaggio in Assemblea.

L'articolo 58 prevede misure per incrementare la concorrenza nella distribuzione farmaceutica. La modifica apportata dalla Commissione prevede che le società possano controllare non più del 20 per cento delle farmacie della medesima Regione.

È stati poi introdotto un nuovo articolo 59, sempre in materia di diffusione di farmaci.

L'articolo 60 consente poi alle farmacie di rimanere aperte anche oltre gli orari e turni stabiliti.

L'articolo 61 prevede che gli albergatori che chiedono ospitalità sul portale delle agenzie di viaggio online possano offrire prezzi più bassi di quelli indicati sulla piattaforma digitale.

L'articolo 68 modifica il codice dei beni culturali e del paesaggio, cambiando le regole per la circolazione internazionale delle opere d'arte.

Sempre tra le novità ricordiamo l'articolo 69, che modifica le soglie per l'obbligo di comunicazione preventiva delle operazioni di concentrazione.

L'articolo 70, infine, abolisce l'obbligo di denuncia del deposito di prodotti per gli esercizi pubblici, quelli di intrattenimento pubblico, ricettivi e per i rifugi alpini. (Applausi dal Gruppo AP-CpE).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Tomaselli.

TOMASELLI, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, membri del Governo, come diceva il collega Luigi Marino, oggi giunge finalmente nell'Aula del Senato uno dei provvedimenti più complessi dell'intera legislatura per l'ampiezza dei temi trattati e nel contempo uno dei disegni di legge dall'iter parlamentare più controverso e tortuoso che si sia esaminato negli ultimi mesi.

Eppure, il testo che giunge oggi all'esame dell'Assemblea del Senato è frutto di un lavoro che in Commissione si è svolto, come ricordava il collega Marino e come desidero attestare anche io, in un clima di feconda collaborazione, al quale hanno potuto contribuire tutti gli attori coinvolti, a partire ovviamente dal Governo, che ringrazio, con la presenza costante del sottosegretario Gentile. In particolare, grazie alla determinazione della ministra Anna Finocchiaro, dello stesso ministro Calenda e immagino anche dello stesso presidente del Consiglio Paolo Gentiloni Silveri, oggi finalmente questo provvedimento è giunto all'esame dell'Assemblea, ma a questo lavoro hanno contribuito anche tutti i Gruppi parlamentari di maggioranza e di opposizione, che anche io desidero ringraziare per il clima positivo con cui si è potuto lavorare su un disegno di legge tanto complesso. Cito anche io le molte decine di soggetti istituzionali, dalle autorità ai soggetti associativi, economici e imprenditoriali auditi, che hanno concorso all'approfondimento dei contenuti. Si è trattato di un lavoro che ci ha visti discutere, a volte anche animatamente, nel merito di ogni singola questione per trovare insieme le soluzioni più utili e quanto più condivise sui numerosi e complessi temi presenti.

Quanto al tema della concorrenza, il disegno di legge, già nell'impianto originario con cui fu licenziato ormai due anni fa dall'allora Governo Renzi, aveva tra gli obiettivi prioritari quello di stimolare la crescita economica e di innalzare il livello di concorrenza in taluni settori produttivi e nel vasto campo dei servizi professionali. A nostro parere, il testo che oggi giunge all'esame del Senato non solo conferma tali obiettivi, ma in alcuni casi, anche grazie al lavoro fatto in Commissione e prima ancora dalla Camera dei deputati, ne ha rafforzato la valenza. Nel nostro Paese le difficoltà registrate nel corso degli ultimi anni nell'affrontare una così grave crisi tengono conto anche di limiti che sono presenti e a tutti noi noti, ostacoli di natura spesso trasversale che vengono frapposti alla libera concorrenza in diversi settori della nostra economia, in gran parte dovuti a resistenze corporative e ingiustificati alla luce dell'evoluzione dei mercati e della domanda, sempre più fluente, di beni e servizi, nonché a una regolamentazione interna degli stessi mercati per certi aspetti ormai superata ed ancorata a modelli di riferimento del passato.

Vasti sono i settori in cui negli ultimi anni il nostro Paese ha fatto salti in avanti, ma in altri comparti ci sono gravi ritardi e sono ancora presenti numerosi ostacoli da rimuovere: dai trasporti al credito alle assicurazioni, dallo stesso mondo dei servizi e delle professioni, al tema dell'energia che affrontiamo in questo provvedimento così corposo.

Come più volte evidenziato dalle stesse autorità di regolazione di settore, in particolare dalla stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato, le barriere all'entrata, così come le regolamentazioni e le limitazioni poste all'attività d'impresa, frenano la libera iniziativa e limitano la più ampia diffusione di beni e servizi per cittadini e imprese e nel medio-lungo periodo determinano, per un verso, un aggravio di costo ai consumatori, che si può evitare e che è in parte ingiustificato e, per altro verso, un'insufficiente rispondenza del tessuto produttivo nazionale alle richieste di un mercato sempre più globalizzato ed esigente.

Quando parliamo di liberalizzazione e di apertura della concorrenza, teniamo ben chiaro come da un lato c'è il tema del mercato con regole più fluide, innovative e più aperte e, dall'altro, la stella polare dei consumatori che devono poter attingere, in un quadro più ampio di concorrenza, a servizi e prodotti a più basso costo e con maggiore qualità. Il trascinamento nel tempo di forti limiti all'espansione di principi e modalità di diffusione della pratica della concorrenza ha già prodotto gravi ripercussioni per il nostro tessuto economico e imprenditoriale. Sempre più di frequente il mancato incontro tra domanda interna di beni e servizi e offerta si risolve con la fuga crescente di consumatori verso altre economie, a cominciare da quella digitale, che sta sostituendo sempre più servizi tradizionali.

Tutto ciò a noi è stato chiaro sin dall'inizio e queste sono le premesse con le quali ci siamo approcciati a un provvedimento complesso, ma di cui avevamo chiaro il valore per contribuire a rinnovare e rafforzare l'economia italiana e per evitare il rischio di rimanere drammaticamente indietro rispetto ad altri Paesi maggiormente sviluppati e più aperti alle opportunità che il mondo nuovo oggi sempre più offre.

Alla luce di queste brevi considerazioni, non vi è dubbio che una regolamentazione meno restrittiva e la rimozione delle barriere all'entrata e dei vincoli che gravano sulle imprese sono fattori in grado di contribuire a una libera iniziativa economica più aperta, di produrre quel tanto atteso incremento dei tassi di investimento di lungo periodo, di dare impulso alla crescita della produttività dei fattori, di ampliare l'offerta di beni e servizi a prezzi contenuti e, per questa via, di generare quindi maggiore reddito e occupazione. Il lavoro fin qui svolto risponde a tale idea di intervento di liberalizzazione e le misure adottate sono frutto di un'approfondita attività istruttoria che abbiamo potuto promuovere grazie anche al contributo delle stesse autorità, che il collega Marino ha richiamato e che ha impegnato la Commissione in un lunghissimo ciclo di audizioni e di confronti.

Entrando nel merito di alcune misure - consegnerò il testo integrale, che ora sintetizzerò per grandi linee - e analizzando alcune misure contenute nel provvedimento, emerge in tutta evidenza l'intenzione di affrontare la problematicità della concorrenza non in ordine sparso, ma in modo articolato, ossia intervenendo sia sui cosiddetti settori a rete e sugli oligopoli e sia sui settori protetti o a entrata regolata. Seguo questo schema per rendere l'idea dell'ambizione di un provvedimento, che è stato accompagnato anche da molte polemiche e da alcuni fraintendimenti, ma che considero utile al Paese.

Il primo gruppo di misure riguarda gli interventi nei cosiddetti settori a rete, ossia quelli nei quali lo svolgimento dell'attività economica da parte di più soggetti in competizione tra loro richiede l'uso e la condivisione di infrastrutture che non sarebbe efficiente duplicare. Si pensi, ad esempio, al tema dell'energia elettrica, del gas e del carburante.

Relativamente al tema dell'energia, uno dei più corposi presenti all'interno di questo provvedimento, si introducono importanti innovazioni. Tra queste le più significative riguardano in prospettiva la cessazione della vigente disciplina transitoria dei prezzi dell'energia elettrica e del gas e il passaggio al libero mercato dei clienti finali, con la conseguenza piena liberalizzazione dei mercati di vendita al dettaglio. Vorrei recuperare l'aggettivo. Ciò che stiamo vivendo da almeno dieci anni è un regime transitorio. Lo dico rispetto anche alle discussioni e alle polemiche pubbliche che hanno accompagnato il cosiddetto superamento della maggior tutela. Non è facoltativo che il Parlamento e il Governo italiano decidano di superare questo regime. È un regime nato dieci anni fa per garantire una fase transitoria di accompagnamento alla piena liberalizzazione dei mercati che risponde non solo alle regole comunitarie, ma anche al disegno di liberalizzazione di questo vasto settore di così grande impatto sull'economia e sulla vita delle imprese, dei cittadini e delle famiglie, cioè il settore dell'energia. Stiamo parlando del superamento di un regime che per troppi anni è stato transitorio e lo facciamo con le misure previste nell'originario disegno di legge del Governo, migliorate e rafforzate durante l'esame presso la Camera dei deputati e - se posso dire del tutto sommessamente - ancora più rafforzate e rese esplicite dal lavoro che abbiamo fatto in Commissione al Senato, con l'ambizione di mettere al centro di questo processo di liberalizzazione non il mercato, ma il consumatore, un consumatore consapevole che diventa protagonista delle sue scelte, così come hanno potuto fare i consumatori italiani nel corso di questi ultimi dieci o vent'anni in altri settori dell'economia italiana altrettanto importanti e delicati (penso, uno per tutti, al settore della telefonia).

Senza entrare nel dettaglio delle misure (le troverete nel testo che consegnerò), vorrei richiamare un concetto che mi pare fondamentale. Lo voglio dire a chi ha seguito il lungo iter di discussione del provvedimento sia sulla stampa nazionale, sia tra i consumatori, sia tra le forze politiche e lo dico con particolare sensibilità alle motivazioni che hanno accompagnato questo dibattito nel confronto qui, tra di noi, con particolare riferimento alle posizioni espresse dal Movimento 5 Stelle, con cui in Commissione abbiamo potuto tenere un rapporto assolutamente fecondo e positivo (voglio ringraziare in proposito i colleghi Castaldi e Girotto): non ci può essere preoccupazione, nel momento in cui costruiamo un sistema di regole che vuole accentuare l'elemento della liberalizzazione in un mercato così complesso come quello dell'energia, quando le regole mettono al centro non il mercato, i soggetti oligopolisti o le imprese, ma mettono al centro appunto il consumatore. Se leggerete non solo le nostre modeste relazioni, ma il testo del provvedimento, troverete un'articolazione di misure cospicua, che va nella direzione di mettere al centro, appunto, il consumatore. Si tratta di un percorso che è iniziato da lungo tempo, che noi abbiamo rafforzato e al cui interno parteciperanno, da qui a un anno e mezzo o a due anni (si pensa ad un'ulteriore proroga dell'avvio di questo processo al luglio del 2019), il Ministero dello sviluppo economico, l'Autorità per l'energia elettrica il gas e il sistema idrico, l'Autorità antitrust e le Commissioni parlamentari, con una serie numerosa di tutele e garanzie. La parte che riguarda l'energia è forse una delle parti più significative di questo provvedimento, al cui interno credo ci siano regole, garanzie e tutele perché questo processo abbia successo.

Continuando nell'esame di alcune delle misure che abbiamo individuato, penso al tema delle assicurazioni, ossia a quel campo che abbiamo definito degli oligopoli, ovvero un sistema in cui alcuni settori e alcune imprese svolgono una funzione oligopolistica. Anche qui sono state introdotte misure significative, rafforzando le misure previste originariamente. In tale ambito, le misure di concorrenza si concentrano in particolare sul riconoscimento di sconti e riduzioni dei costi delle polizze e sulle misure di repressione delle frodi, che rappresentano uno dei fattori determinanti dell'incremento annuale dei costi delle polizze. I benefici attesi dai cittadini e dalle imprese appaiono a nostro parere di grande rilievo. Abbiamo rafforzato il ruolo dell'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni (IVASS) come autorità di regolazione e abbiamo inserito meccanismi, procedure e regole di trasparenza perché questi obiettivi siano raggiunti (li potrete leggere nel testo).

Il terzo e ultimo grande comparto su cui interveniamo è quello dei cosiddetti settori a entrata regolata. Su questo si è soffermato il collega Marino, dato che molti dei settori coinvolti riguardano il sistema delle professioni, ma voglio richiamare un altro tema importante, quello dei trasporti. Abbiamo inserito una delega al Governo ad attuare, da qui ai prossimi mesi, una riforma del settore dei trasporti non di linea: un tema complesso, molto discusso, di grande impatto sulla vita dei cittadini e delle città. Nel merito, penso sia maturo il tempo per una regolamentazione - mi sia consentito dire - moderna, efficiente, non ipocrita, di un sistema dei trasporti non di linea che vede più soggetti protagonisti. Il ruolo principale - che nessuno ha mai inteso mettere in discussione, ma che tutti vogliamo rendere più moderno - è quello esercitato dal servizio taxi, ma sarebbe ipocrita non cogliere le novità del tempo che derivano dall'affermazione, sempre più significativa nella vita quotidiana di ognuno di noi, dei sistemi digitali e quindi delle applicazioni web. Si tratta di un tema che non si può risolvere con un contenzioso giudiziario sine die, che può e deve regolare la presenza nel nostro Paese - certamente anche dentro un quadro di regole comunitarie - di attori che sono entrati in questi come in altri servizi utilizzando le applicazioni web. Penso a Uber, così come a una regolazione moderna, non ipocrita, al passo con i tempi degli NCC, che non è più possibile immaginare di normare con leggi di trent'anni fa. Lo facciamo con una delega, al cui interno sono previsti parametri e principi a cui il Governo dovrà attenersi, che dovrà portare, da qui ai prossimi mesi, alla definitiva assunzione di responsabilità degli attori istituzionali, Governo e Parlamento, nel regolare in termini moderni ad efficienti questo settore, così complesso, della vita quotidiana di tutti noi.

Molti si sono domandati, a proposito di questo provvedimento, se si poteva fare di più. Io rispondo ovviamente di sì: si poteva fare molto di più, ma immagino che questo sia soltanto - ne sono certo - il primo tassello di un percorso che, attraverso le prossime leggi sulla concorrenza (che anch'io, come tutti, mi auguro possano davvero essere annuali), nei prossimi mesi e anni porterà inevitabilmente a rimuovere gli ulteriori ostacoli che si frappongono alla più solida apertura dei mercati, innescando un circolo virtuoso di maggiore competitività e crescita. Una parte del lavoro che spetta a tutti noi qui è stato fatto, pur tra ostacoli non lievi, a cominciare dai tempi di esame e di approvazione moltiplicatisi del tutto inopinatamente, com'è già stato ricordato.

Per quanto mi riguarda, sento la necessità - lo dico senza infingimenti e assumendomi la mia parte di responsabilità, insieme al collega Marino - di chiedere scusa al Senato, ai cittadini, ai soggetti economici del nostro Paese che attendono l'entrata in vigore di alcune di queste norme per poter avere delle opportunità.

Quando parliamo di apertura dei mercati, di attenzione ai consumatori, di liberalizzazioni, a me viene in mente questo tema: costruire condizioni di maggiore opportunità. Le nostre responsabilità - che voglio citare per correttezza istituzionale, pur avendone di meno rispetto ad altri attori politici e istituzionali che hanno concorso a questo impasse - non ci esimono, però, dal ricordare la bontà del lavoro che abbiamo fatto e che voglio rivendicare. Sono tra coloro che pensano che, a volte, cercare il meglio è nemico del bene. Per tale ragione, auspico che questo lavoro possa essere coronato da una rapida approvazione, nell'Aula del Senato, del testo che oggi consegniamo.

Il provvedimento contiene arricchimenti e rimodulazioni che alcuni colleghi hanno proposto, presenti anche nei numerosi emendamenti depositati in Aula. Nel corso dell'iter che si svolgerà nei prossimi giorni si vedrà quale sarà lo sbocco finale del voto in Aula. Ci sono rimodulazioni riguardanti i temi delle assicurazioni e delle energie, che sono arricchimenti che vanno nella direzione di aumentare l'attenzione nei confronti dei consumatori e dell'apertura del mercato, cui noi relatori abbiamo dato dal primo momento parere favorevole e che abbiamo fatte nostre. Se decideremo di votare gli emendamenti, su di esse sarà espresso parere favorevole; mi auguro comunque che quelle rimodulazioni, che il Governo conosce perché ne abbiamo discusso lungamente insieme, possano trovare spazio se non in questo provvedimento in uno immediatamente prossimo, perché si tratta di arricchimenti e rimodulazioni che abbiamo condiviso.

Signor Presidente, mi avvio a concludere. Nonostante tutto ciò, come ha ricordato il collega Luigi Marino, noi relatori abbiamo tenuto un coerente profilo istituzionale, consci della responsabilità di dover gestire un così importante provvedimento, mai cedendo al desidero di replicare alle varie valutazioni, alcune del tutto gratuite, che in numerose occasioni pubbliche abbiamo letto sulla stampa, a cominciare da quella di un presunto svuotamento della portata liberalizzatrice del disegno di legge in esame.

Quando si parla di svuotamento di un provvedimento - lo voglio dire anche a qualche collega, sempre in maniera molto sommessa e del tutto educata - si immagina che si sia deciso di togliere qualcosa che c'era. A mia memoria, pur essendo passato un po' di tempo da quando abbiamo iniziato l'esame del provvedimento, non ho notizia di misure liberalizzatrici che, ad opera nostra, del Governo o durante l'esame parlamentare in Commissione siano state tolte nel corso del lungo iter. Anzi, mi sia consentito rivendicare che su temi molto importanti e significativi come quelli delle assicurazioni, dell'energia, dei servizi professionali, delle farmacie, del credito e dei trasporti, è avvenuto esattamente il contrario. Abbiamo tenuto dritta la barra dell'apertura dei mercati a una più ampia concorrenza, in uno con la individuazione di un adeguato sistema di garanzie per i consumatori e gli utenti che possa evitare loro distorsioni e penalizzazioni. Si è trattato di una sfida non facile, in presenza di temi di così largo interesse per il Paese, su cui assistiamo a un continuo braccio di ferro tra interessi legittimi, per quanto contrapposti.

Semmai abbiamo il rimpianto di non essere riusciti, in ragione dell'iter così complicato, ad arricchire ulteriormente il provvedimento con misure che negli ultimi mesi ci sono state sottoposte dal dibattito pubblico o dallo stesso confronto parlamentare. Penso, per fare alcuni esempi, a una norma di regolamentazione delle lobby che avremmo voluto (e sarebbe stato forse utile) inserire nel provvedimento, dove avrebbe trovato la sua naturale collocazione. Penso anche al tema controverso, ma non più rinviabile, di una complessiva regolamentazione dell'economia digitale legata alle cosiddette applicazioni web, dai trasporti alla sharing economy. Si tratta di temi enormi che mi auguro possano trovare una soluzione legislativa moderna ed equilibrata nei prossimi mesi.

Purtroppo, il disegno di legge in esame è diventato negli ultimi mesi il crocevia di discussioni politiche che, per quanto legittime, sono apparse e credo siano del tutto ultronee rispetto al merito delle misure in esso contenute. Ora si tratta di proseguire con convinzione su questo percorso, con il contributo di tutti, a cominciare dall'augurio che, facendo tesoro di errori e inciampi, la prossima legge sulla concorrenza sia magari meno ambiziosa, ma più snella e mirata e, quindi, più incisiva.

Per queste ragioni, mi auguro che il Senato voglia approvare al più presto il disegno di legge in esame e chiedo l'autorizzazione a consegnare il testo scritto del mio intervento affinché sia allegato al Resoconto della seduta odierna. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice Gambaro).

PRESIDENTE. La Presidenza la autorizza in tal senso.