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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 809 del 19/04/2017


Seguito della discussione e approvazione del disegno di legge:

(2784) Conversione in legge del decreto-legge 17 marzo 2017, n. 25, recante disposizioni urgenti per l'abrogazione delle disposizioni in materia di lavoro accessorio nonché per la modifica delle disposizioni sulla responsabilità solidale in materia di appalti (Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale) (ore 16,34)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione del disegno di legge n. 2784, già approvato dalla Camera dei deputati.

Ricordo che nella seduta antimeridiana la relatrice ha svolto la relazione orale, è stata respinta una questione pregiudiziale e ha avuto inizio la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Barozzino. Ne ha facoltà.

BAROZZINO (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, io ho ascoltato un po' di discussione, anzi, tanta discussione e ho visto che in quest'Aula la discussione si è accentrata moltissimo sui voucher: una mostruosità, naturalmente. Vorrei, però, ricordare che i quesiti referendari erano tre: voucher, appalti e articolo 18. Articolo 18 che non ha passato il vaglio per cavilli burocratici, ma che per noi... (Brusio)

Signor Presidente, non è possibile parlare con questo rumore.

PRESIDENTE. I colleghi, a destra e sinistra, vogliono rendersi conto che la seduta è cominciata e che c'è un collega che sta intervenendo?

BAROZZINO (Misto-SI-SEL). Grazie, signor Presidente.

I quesiti referendari, come dicevo, erano tre, perché bisogna sempre avere rispetto delle firme raccolte: 1.100.000 firme raccolte, che, secondo me, meritano l'attenzione di quest'Assemblea. Quindi, per noi i quesiti referendari sono tre.

Voglio cominciare facendo una piccola confidenza ai senatori che ho ascoltato qui e che, dal mio punto di vista, hanno parlato a sproposito sia della CGIL che dei tanti lavoratori che hanno depositato la loro firma (ripeto: 1.100.000 firme). Questa cosa lo so che fa paura, ma questa cosa si chiama democrazia ed è una cosa che dovrebbe essere sempre all'attenzione di quest'Aula. Raccogliere 1.100.000 firme non è facile; sono state raccolte e meritano, quindi, grande rispetto sia la grande organizzazione che le ha raccolte, la CGIL, che il milione e centomila lavoratori che hanno sottoscritto la raccolta.

Ascoltare che i voucher sarebbero un buono strumento di lavoro, che, addirittura, qualche senatore ha definito ben pagato è veramente assurdo. Ricordiamo, per fare chiarezza, cosa sono i voucher: il lavoratore prende 7,5 euro puliti (puliti, si fa per dire) senza aver diritto a alcuna garanzia: non ha diritto alla maternità (visto che in quest'Aula si parla spesso delle donne, a volte a sproposito), non ha diritto alla disoccupazione, non ha diritto alla malattia. Praticamente, un lavoratore che lavora con i voucher non ha diritto a nulla. Altro che buon lavoro!

Sembra che adesso tutti si spaventino che ci sia un buco normativo sui voucher; ebbene, voglio ricordare a tutti che l'unica cosa che ha diminuito il voucher, l'unica cosa che sta cancellando definitivamente, non è il lavoro nero, come ho sentito dire qui da tutti, con preoccupazione (naturalmente, una preoccupazione finta, una preoccupazione non degna dei lavoratori): l'unica cosa che il voucher ha cancellato è il lavoro contrattualizzato. Perché questa è l'unica cosa che ha cancellato. E, di fatto, anche se adesso si chiama in un altro modo, ad esempio flessibilità, perché cercate tutti i modi per non dire la verità su ciò che è diventato oggi, il lavoro è cioè una nuova schiavitù.

Guardate che i voucher sono solo la punta dell'iceberg di quello che è successo in questi anni e sono quattro anni che lo diciamo perché non ci si è fermati ai voucher (poi parlerò anche degli appalti e ritornerò sull'articolo 18): dopo i voucher ci sono stati i buoni pasto e dopo i buoni pasto c'è stato il lavoro praticamente gratis, in un'escalation che - è inutile che facciate finta di negarlo - hanno reso il lavoro tale, che per chiamarlo lavoro bisogna davvero impegnarsi con l'immaginazione: avete di fatto schiavizzato i nostri lavoratori. (Brusio)

Signor Presidente, faccio veramente fatica parlare con questo brusio.

PRESIDENTE. Ha ragione, senatore Barozzino, ma più che richiamare più volte i colleghi dell'Assemblea al rispetto di chi sta intervenendo non posso fare. Chi vuole chiacchierare può uscire.

BAROZZINO (Misto-SI-SEL). Io non sono meravigliato, perché quando si parla di lavoratori tutti si sciacquano la bocca, ma il rispetto dei lavoratori, di tutti i tipi di lavoratori, in quest'Assemblea non l'hanno mai avuto.

CALEO (PD). Ma che cosa stai dicendo?

BAROZZINO (Misto-SI-SEL). Insomma, parlavamo dei voucher. Qualche tempo fa qualcuno che legge di queste cose ed è veramente interessato al lavoro ha fatto un'analisi completa: i voucher ormai erano praticamente utilizzati da tutti. Non c'era più distinzione tra operai, camerieri e medici. Ormai era diventato un tutt'uno. Mi meraviglio come ancora non abbiamo commentato un fatto che è emerso sulle cronache, ossia il caso di quei chirurghi che dovevano operare e che erano stati assunti con i voucher. Sono veramente sorpreso che questo fatto non sia ancora emerso nella discussione.

Ritorniamo agli appalti, perché anche sugli appalti, secondo me, qui è stato detto poco. Vi invito a recarvi in un luogo di lavoro e mi rivolgo, in particolare, a quei senatori a quelle senatrici che siedono sia in Commissione lavoro che in Commissione d'inchiesta sulle malattie professionali e gli infortuni sul lavoro, perché non si può pensare che si agisca in una Commissione in un modo e in un'altra Commissione, invece, in modo diverso. Ebbene, sulla questione degli appalti assistiamo ogni giorno, caro Presidente, a un'escalation: quando si lavora con gli appalti e i subappalti il lavoratore non sa nemmeno più chi sia il suo datore di lavoro, se ancora vogliamo chiamarlo datore di lavoro, e non sa neppure chi sia il responsabile, qualora succedesse qualcosa, della sicurezza (e non solo della sicurezza) dei lavoratori. Dovremmo essere molto attenti a questo genere di problemi, perché, come ho detto, il lavoro è diventato qualcosa che con il lavoro (scusate il gioco di parole) non ha più nulla a che fare.

Consentitemi di sottolineare anche, come faccio in tutti i miei interventi e come dimostrano anche gli ultimi dati a disposizione, che questa realtà è paradossale, perché non aiuta neppure l'occupazione. Se almeno tutto questo potesse essere giustificato da un aumento dell'occupazione, sarebbe qualcosa da poter raccontare, ma neanche questo si può raccontare. E sapete perché non si può raccontare? Perché non è mai successo nella storia, che un lavoratore che non ha alcun diritto possa rifiutarsi di accettare qualsiasi condizione che gli sia imposta dal datore di lavoro o dal padrone. Ripeto: il datore di lavoro si sta trasformando in padrone. Se deve fare ore in più il lavoratore le farà senza potersi rifiutare e accetterà qualsiasi condizione, anche a livello salariale. Abbiamo scoperto in questi giorni, infatti, che in Italia grosse compagnie, praticamente colossi, pagano i lavoratori 300 euro al mese: questo non succede nel terzo mondo, ma nel Nord Italia, in Emilia-Romagna. Quindi, di cosa stiamo parlando?

Sono quattro anni che diciamo queste cose. Inizialmente le dicevamo quasi in solitudine, mentre ora vedo che più di qualcuno quantomeno ha messo al centro del proprio interesse il mondo del lavoro e mi fa piacere, perché, come dico sempre, meglio tardi che mai. Ben venga, perché il mondo del lavoro (non il mercato del lavoro) ne ha seriamente bisogno.

Anche il linguaggio - lo ripeterò fino alla noia - è molto importante, perché se io oggi parlassi di mercato della politica, tutti si sentirebbero giustamente offesi. Perché, invece, quando parliamo degli operai e del lavoro, dobbiamo semplificare e con i lavoratori è permesso fare di tutto?

Non mi meraviglia poi che alcuni siano terrorizzati dalla democrazia. Qui mi sarei aspettato di sentir dire che 1.100.000 persone hanno firmato per poter votare, il che sarebbe il massimo della democrazia; invece qualcuno la vuole quasi girare a barzelletta.

Ripeto, non sono meravigliato da questo atteggiamento, perché nel mondo del lavoro ormai non si può più votare da anni e non c'è libertà neppure di voto, anche se qui molti si sciacquano la bocca parlando di democrazia e di libertà di voto. Se la democrazia e la libertà di voto ci devono essere, ci devono essere a partire dal lavoro. Io sarò una persona modestissima, però a me hanno insegnato che quando manca la democrazia nei luoghi di lavori, manca in tutto il Paese. Tutto il resto sono chiacchiere. (Applausi dai Gruppi Misto-SI-SEL e Art.1-MDP).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Galimberti. Ne ha facoltà.

GALIMBERTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, colleghi senatori, siamo nuovamente in presenza di una maggioranza che dimostra di non saper gestire il Paese oltre ad essere in difficoltà nei confronti diretti con i cittadini. Ne sono testimoni i vari provvedimenti del Governo Renzi, come ad esempio la presunta cancellazione delle Province che, di fatto, ha solo eliminato la consultazione popolare, o come il tentativo di riscrivere parte della Carta costituzionale, sfociato poi in una fragorosa bocciatura. Ed ora il Governo Gentiloni Silveri, sulle orme del predecessore, continua l'opera inaugurando una nuova forma di decreto-legge: quello abroga referendum. Insomma, prima si fa e poi si disfa quello che è stato fatto, annullando totalmente gli effetti delle manovre, così come, nel gioco del Monopoli, quando si deve tornare alla prima casella senza passare dal «Via».

Questo provvedimento, in scia ai precedenti, è stato perseguito solo per evitare un ulteriore test referendario che avrebbe anche potuto incidere sulla nomina del nuovo/vecchio segretario del PD. L'Esecutivo, pertanto, ha preferito sacrificare il bene di cittadini e imprese per favorire la ragion di partito nel tentativo di rallentare l'emorragia di consensi che, tra divisioni e scissioni interne, persiste ormai da tempo.

È comunque innegabile che fosse necessaria una nuova disciplina sui voucher, in particolare alla luce degli ultimi dati, che mostrano un utilizzo distorto dei ticket, passati dai 500.000 del 2008 ai 134 milioni del 2016. Ricordo agli astanti che questo strumento, introdotto dal secondo Governo Berlusconi grazie alla lungimiranza del compianto Marco Biagi, negli anni si è dimostrato utile all'emersione del lavoro nero. A causa però delle nuove misure introdotte da questa maggioranza con il jobs act se ne è alterata la natura, dando vita a quelle distorsioni che hanno favorito l'abuso e hanno dopato il mercato del lavoro, mandando in fumo miliardi di incentivi.

Indubbiamente si doveva intervenire ridefinendo la normativa con paletti puntuali, ma non si doveva abrogarla. Proprio in questa direzione si è mossa Forza Italia, presentando concrete proposte di modifica con cui si abbassava il tetto massimo del compenso annuo e si rendeva possibile l'utilizzo dei ticket solo a prestazioni di lavoro accessorio. La fretta ha però imposto come parole d'ordine: abrogare, abrogare, abrogare.

Ma quali sono state le conseguenze? A farne le spese sono i soliti, cittadini e imprese. I cittadini, infatti, non avranno più l'opportunità di un lavoro, seppur temporaneo, in quanto la stagnante situazione economica del Paese non è di fatto in grado di generare nuova occupazione. Le imprese, stante il vuoto normativo causato da questo decreto-legge, troveranno difficoltà a utilizzare i voucher acquistati entro il 17 marzo e non potranno crescere grazie alla flessibilità necessaria a specifici settori tipicamente caratterizzati da un'attività stagionale come, ad esempio, il turismo. È quindi un ulteriore colpo a questo comparto che, proprio alle porte della stagione estiva, sarà privato di un dispositivo pensato originariamente anche per incentivare quell'industria dell'accoglienza che, grazie alla bellezza e all'unicità delle nostre città d'arte, delle nostre coste e delle nostre aree montane, avrebbe potuto portare ricchezza al Paese. Purtroppo non è solo un nostro sentiment, ma è ciò che pensa il mondo produttivo del turismo.

Lo stesso presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, in occasione dell'apertura del forum di Cernobbio, tenutosi lo scorso 31 marzo, ha testualmente dichiarato: «L'abolizione dei voucher è un errore, perché rappresentano lo strumento più idoneo a coprire prestazioni saltuarie e occasionali anche nelle imprese con dipendenti; confidiamo che il Governo interverrà per porre rimedio». Ahimè, caro presidente Sangalli, purtroppo le speranze in cui confidava vengono rese vane oggi dal decreto-legge in discussione in quest'Aula: un pasticcio non voluto dalle parti sociali che, stante la confusione normativa generata, non potrà che produrre una serie infinita di ricorsi tra autorità, lavoratori e imprese.

Ad avallare tutto ciò si aggiungono anche le modifiche apportate all'articolo 2, che prevedono la reintroduzione della responsabilità solidale tra committente e appaltatore in relazione ai trattamenti retributivi, contributi e previdenziali. È una scelta sconsiderata, che annulla una norma frutto di un delicato equilibrio legislativo che ha tutelato i diritti delle parti nei quattro anni in cui è stata applicata.

A questa sinistra di potere non importa cosa si faccia, ma solo che si faccia qualcosa frettolosamente per gettare fumo negli occhi degli italiani e coprire i propri errori. Tuttavia, come diceva Tito Livio, «a chi opera con calma, ogni cosa è chiara e sicura; la fretta è sconsiderata e cieca». E a Palazzo Chigi, la fretta era davvero tanta.

In conclusione, signor Presidente, non è accettabile che l'Esecutivo di un Paese che si fregia di essere tra le prime sette economie mondiali legiferi istintivamente e in assenza di un piano organico di lungo periodo, soprattutto in una materia così delicata. Non crediamo, infatti, che con una partita di calcetto si possano risolvere i problemi del mondo del lavoro. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Spilabotte. Ne ha facoltà.

SPILABOTTE (PD). Signor Presidente, il provvedimento oggi all'esame dell'Assemblea abroga gli articoli 48, 49 e 50 del decreto legislativo n. 81 del 2015, sopprimendo così la disciplina del lavoro accessorio e prevedendo, altresì, l'utilizzo dei voucher che siano stati richiesti alla data di entrata in vigore della legge e utilizzabili ancora fino al 31 dicembre 2017.

Viene, inoltre, prevista una modifica sulle disposizioni che riguardano la responsabilità solidale negli appalti. L'articolo 2 elimina la possibilità di derogare al principio della responsabilità solidale, con l'obiettivo di elevare ulteriormente l'efficacia delle tutele in favore dei lavoratori, in coerenza con la recente disciplina in materia di contratti pubblici.

Era sicuramente necessario fare un po' di chiarezza, prendendo atto del fatto che i voucher erano diventati uno strumento perverso, con regole a maglie troppo larghe e poche tutele. Si conclude così una vicenda che vedeva l'uso distorto di uno strumento nato per contrastare il lavoro nero e facilitare i lavori accessori e occasionali di giovani e pensionati. Sui numeri la relatrice e tutti quelli che mi hanno preceduto hanno già parlato in abbondanza. Il decreto-legge che oggi verrà varato sancirà la definitiva soppressione dei voucher. Da qui, però, deve partire immediatamente un percorso legislativo che ridefinisca gli strumenti per governare il lavoro accessorio e occasionale, quello legato alle attività stagionali, così importante per il nostro turismo, quello di cui necessitano le famiglie, in una cornice di strumentazione e semplificazione normativa che tuteli in primo luogo i diritti dei lavoratori. In particolare, si dovrà normare il lavoro intermittente e a chiamata, dando un ruolo fondamentale alla contrattazione nazionale di settore, a quella territoriale e anche a quella aziendale.

Mi preme fare chiarezza su una cosa: noi non abbiamo inseguito il sindacato, anche se va detto che l'istanza referendaria ha richiamato con forza l'attenzione della politica. Il Partito Democratico non ha nessuna paura di confrontarsi nelle competizioni elettorali, così come in quelle referendarie. (Applausi ironici delle senatrici Bottici e Bulgarelli).

Noi abbiamo solo il compito di lavorare; vogliamo risolvere un problema che abbiamo individuato come prioritario e che vogliamo affrontare con norme specifiche.

Tranquillizziamo anche coloro che nelle settimane passate hanno lanciato diversi allarmismi. I voucher per il babysitting vengono confermati; essi rappresentano lo strumento per dare, attraverso l'INPS, il contributo sul nido alle famiglie, un'opportunità di lavoro che non può essere vanificata.

In nessun modo si vogliono alimentare le sacche del lavoro irregolare, che invece contrastiamo ad ogni livello. Mai come in questa legislatura si sono adottati tanti provvedimenti che hanno voluto proprio contrastare le sacche di lavoro irregolare e hanno voluto mettere in primo piano le politiche del lavoro e dello sviluppo. Parliamo della contribuzione degli 80 euro, con la riduzione dell'IRAP, e soprattutto dei provvedimenti del jobs act, i cui dati ne confermano l'efficacia. Sono state messe in atto politiche di sostegno che oggi vedono 700.000 persone assunte con un contratto a tempo indeterminato e quindi con un lavoro non precario.

Voglio ricordare anche altri strumenti: il jobs act per i lavoratori autonomi, per coloro che non sono iscritti agli ordini professionali, il cosiddetto smart working. Tuteliamo qualcosa come 800.000 lavoratori che non avevano alcuna tutela. Abbiamo poi garantito altre tutele, come la DIS-COLL, la disoccupazione per i lavoratori Co.co.co. e Co.co.pro. Abbiamo anche messo in campo delle norme che hanno contrastato una cosa veramente abominevole, le cosiddette dimissioni in bianco, che tante donne erano costrette a sottoscrivere nel momento in cui scoprivano di dover diventare madri.

Devo dire che abbiamo approvato tantissimi provvedimenti per fare in modo che gli strumenti non rischino di essere abusati: abbiamo tagliato l'IRAP completamente nel settore dell'agricoltura; abbiamo tagliato l'IRAP per quanto riguarda le assunzioni stagionali, in modo da far emergere il lavoro nero favorendo così la regolarità, soprattutto in un settore - quello del turismo - che riguarda centinaia di migliaia di lavoratori, che oggi possono avere la disoccupazione e, addirittura, abbiamo portato da tre a quattro mesi la copertura della NASPI anche per i lavoratori stagionali.

Tornando ai voucher, il momento in cui si é scardinato definitivamente lo strumento è stato nel 2012, quando i settori dell'industria, dell'edilizia e dei trasporti sono entrati a pieno titolo nella possibilità del loro utilizzo. Ebbene, nel 2016, il 50 per cento dei voucher venduti (circa 73 milioni) ha riguardato proprio questi settori.

Voglio aggiungere - va detto, perché è vero - che sono 5.000 le imprese che, complessivamente, utilizzano la metà dei voucher: stiamo parlando prevalentemente di imprese strutturate, non della piccola impresa familiare; non stiamo parlando dell'impresa dove ci sono uno o due dipendenti. E stiamo parlando anche delle necessità che hanno le famiglie.

Abbiamo previsto uno strumento appropriato soprattutto per salvaguardare le famiglie, perché vogliamo che questo strumento rientri nei limiti e nel suo spirito originario. C'è chi l'ha usato perché veramente non poteva fare diversamente e chi, invece, ne ha abusato, e noi dobbiamo fare in modo che chi ne ha abusato non possa più trattarlo.

Dobbiamo dare una risposta tempestiva alle famiglie che hanno usato i voucher ma che non ne hanno abusato, che hanno necessità di assistenza, di welfare familiare, di asili, baby sitter, badanti e di piccoli lavori, come avviene in Francia. Dobbiamo valutare e verificare; soprattutto, vogliamo che questo tema distingua e favorisca i singoli lavori.

Credo debba essere messo in campo uno strumento che dia maggiori garanzie e tutele ai lavoratori, che distingua e favorisca i lavoratori stagionali dai lavoratori a chiamata, dai lavoratori intermittenti e occasionali. Su questo è opportuno che ci sia un confronto appropriato con le forze sociali, perché da qui dobbiamo partire, ma dobbiamo avere anche dei tempi che siano conformi alla necessità che abbiamo che questo strumento, a partire dalle famiglie, sia rimesso in campo in brevissimo tempo. Questo è il compito che come Partito Democratico e come partito di Governo ci assumiamo. (Applausi dal Gruppo PD).