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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 790 del 22/03/2017


ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, colleghi, rappresentanti del Governo, è mancata in questo decreto-legge una visione complessiva del fenomeno dell'immigrazione e di come il nostro Paese, da oltre tre anni, sta cercando di governarlo - in modo pessimo - perché è privo di una seria analisi, anche per l'incompletezza e la frammentarietà dei dati (lacune che con questo decreto-legge non si vogliono colmare). Se si vuole veramente governare l'immigrazione in una situazione di costante emergenza, non ci si può limitare ad affrontare il tema dei diritti umani e della persona, delle garanzie processuali o dei diritti internazionali.

Il problema principale, colleghi, è che in questo Parlamento buonista viene messo in discussione da molti un punto fermo, che è premessa fondamentale quando si affronta il tema dell'immigrazione: il diritto internazionale all'asilo riconosce la protezione internazionale solo a coloro che scappano da guerre o a coloro che sono perseguitati per motivi di razza, di religione, di nazionalità, di appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche. Non esiste invece il diritto internazionale a una protezione per i migranti economici o persino per i migranti climatici, come molti qui dentro vorrebbero riconoscere.

Vorrei descrivere il fenomeno in Italia. Nel triennio 2014-2016 gli ingressi e gli sbarchi sono stati 505.000, ma - attenzione - solo via mare. A questi dovrebbero aggiungersi le migliaia di persone che entrano via terra, dall'Austria e dalla Slovenia in particolare, cioè da Paesi dell'area Schengen, dove noi non imponiamo il diritto di Paese di primo ingresso.

Dall'inizio dell'anno al 20 marzo 2017 sono già entrate via mare più di 18.000 persone, pari a oltre il 32 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Perché do i dati dell'ultimo triennio? Dalla fine del 2013, anno in cui si sono registrati 42.330 ingressi, c'è stata un'impennata degli sbarchi grazie - lo sottolineo - alle operazioni Mare nostrum (introdotta dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013) e, poi, Triton. Negli obiettivi, quelle missioni internazionali avrebbero dovuto costituire un deterrente per gli scafisti e diminuire le morti in mare. Come i dati dimostrano, i risultati hanno invece visto un aumento esponenziale degli ingressi, a maggior ragione dopo l'attività delle navi delle organizzazioni non governative da settembre dello scorso anno.

In secondo luogo, si sono incrementate - e di molto - le morti in mare. Do alcuni dati forniti dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni. Dal 1990 al 2012 (ossia in un arco di ventitré anni) sono state registrate 2.711 morti nel Mediterraneo. Nel 2013 il numero è stato pari a 477 (comprese le 388 morti nella strage di Lampedusa del 3 ottobre). Dopo l'operazione Mare nostrum il numero delle morti si è innalzato: nel 2014 è stato pari a 3.270, nel 2015 a 3.771 e lo scorso anno a oltre 5.000. Nei primi due mesi del corrente anno i morti sono già oltre 500.

Veniamo alle organizzazioni non governative, di cui questa mattina ha parlato il procuratore della Repubblica di Catania Zuccaro in sede di Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen. Dal settembre 2016 appartenenti a una decina di organizzazioni non governative non italiane, la metà con sede in Germania, spuntate come funghi - come dice Frontex, non collaborano con le attività di polizia e di intelligence - dispongono di 13 navi battenti bandiera di Paesi poco collaborativi con le nostre magistrature che stazionano stabilmente - h24 - al limite delle acque libiche e si fanno notare da facilitatori scafisti, che così inviano verso di loro gommoni precari, di produzione cinese, carichi di immigrati che vengono salvati e trasportati in Italia.

Nel complessivo anno 2016, queste organizzazioni non governative hanno compiuto, da sole, il 30 per cento dei soccorsi in mare nelle aree di ricerche e soccorso. Nei primi due mesi del 2017, operando a pieno regime, hanno svolto il 50 per cento dei soccorsi e, in barba a quanto previsto dalla Convenzione dell'ONU sul diritto del mare, se ne guardano bene dal portare i migranti salvati nel porto più vicino e sicuro di Zarzis, in Tunisia, ma si dirigono direttamente in Italia.

Queste navi, super equipaggiate e dotate di droni sofisticati, hanno dei costi di navigazione elevatissimi, stimati in circa 10.000 euro al giorno cadauna. Chi finanzia tutto questo? È questa un'invasione pianificata a tavolino? (Applausi dal Gruppo LN-Aut e del senatore Gibiino). È inaccettabile che dei privati si sostituiscano allo Stato per realizzare, di fatto, un corridoio umanitario verso il nostro Paese. Ci domandiamo se queste organizzazioni non governative favoriscono l'immigrazione clandestina in Italia. Esse dovrebbero essere indagate non solo ai sensi del cosiddetto articolo 12 della legge Bossi-Fini, per favoreggiamento del reato di immigrazione clandestina, ma anche per omicidio colposo.

Anche la procura di Catania correla le attività di queste ONG con l'aumento delle morti, visto che le organizzazioni criminali ricorrono a gommoni sempre più inadeguati (gommoni cinesi dove si muore persino per schiacciamento) mettendo alla guida non scafisti, che si sono fatti furbi, ma gli stessi migranti, dotandoli semplicemente di bussola e cellulare, per i quali non è nemmeno configurabile il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Dopo gli ingressi, veniamo al numero delle richieste di asilo nell'ultimo triennio: sono state "solo" 300.000 contro i 500.000 ingressi. Dove sono andati i 200.000 che non hanno fatto richiesta di asilo? Nel triennio, di questi 300.000 richiedenti, solo 220.000 sono state le richieste esaminate dalle Commissioni territoriali. Nel 2016 le richieste di asilo sono state 123.600 (il 50 per cento in più rispetto al 2015) e nelle prime settimane del 2017 registriamo un aumento del 60 per cento rispetto al pari periodo del 2016. Sempre lo scorso anno sono state "solo" 91.100 le richieste esaminate, e di queste il 60 per cento sono state respinte. Dunque, nonostante l'aumento delle commissioni territoriali (che da diciotto mesi sono state elevate a 48) cresce costantemente la coda delle persone in attesa di esame della richiesta di asilo: al 10 marzo - lo dice il presidente della Commissione nazionale per il diritto d'asilo, il prefetto Trovato - le pendenze in ordine alle richieste di asilo sono 120.000.

Analizzando tali richieste si scoprono, poi, cose davvero interessanti. Le nazionalità più numerose che chiedono protezione internazionale in Italia non sono quelle che hanno effettivamente bisogno di protezione internazionale (soglia che la UE stabilisce nel 75 per cento). La prima nazionalità a fare richiesta d'asilo è la Nigeria con l'otto per cento di riconoscimento di protezione; la seconda è il Pakistan con il 23 per cento; la terza il Gambia con il cinque per cento; la quarta il Senegal con il quattro per cento; la quinta la Costa d'Avorio con l'otto per cento; la sesta l'Eritrea con il 74 per cento. Insomma, per quantità di richieste di asilo bisogna arrivare al sesto posto per trovare gli eritrei e addirittura all'undicesimo per trovare gli afghani, entrambe nazionalità che hanno effettivamente bisogno di protezione internazionale, ma che registrano numeri bassi.

Prime riflessioni. Questo spiega perché negli ultimi due anni la percentuale di rifugiati media è del cinque per cento, mentre quella di coloro che ottengono protezione sussidiaria è del 14 per cento; cioè a meno del 20 per cento (uno su cinque) degli esami delle richieste di asilo si riconoscerà la protezione internazionale. I dati dimostrano, dunque, che la gran parte di coloro che chiedono asilo sono migranti economici, dunque irregolari, clandestini. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Questi sono messi nel sistema di accoglienza per anni.

Tra le nazionalità di migranti in ingresso balzano all'occhio i pakistani, che ottengono il tre per cento di stato di rifugiato e il cinque per cento della protezione sussidiaria, e che dunque sono prevalentemente migranti economici, dunque clandestini. I numeri ci dicono che i pakistani sbarcati nel 2016 sono molti meno (il 20 per cento) rispetto a quelli che hanno chiesto asilo: 2.770 sono sbarcati, 13.510 hanno richiesto asilo nel 2016. Sono forse stati paracadutati nel nostro Paese? No. Qual è allora la motivazione? Percorrendo la rotta dei Balcani - che quindi non è totalmente interrotta, nonostante noi Europa, noi Italia, diamo sei miliardi al sultano Erdogan per bloccarla (applausi dal Gruppo LN-Aut) - i pachistani e altri migranti, venendo dal Medio Oriente, passano attraverso i confini terrestri, soprattutto austriaco e sloveno, che sono Paesi di area Schengen, che dunque non sono controllati.

Dove emerge con tutta forza il lato più significativo dell'emergenza? È nel sistema di accoglienza, che registra una situazione che diventa ogni giorno sempre più esplosiva. Elevati ingressi più foto segnalamenti a tappeto che ci ha imposto l'Europa hanno determinato un'esplosione dei numeri che sta facendo collassare il sistema di accoglienza dove vengono assistiti i sedicenti profughi. Alla fine del 2013 erano 22.000 nel sistema di accoglienza; a fine 2014 erano 66.000, a fine 2015 erano 104.000, alla fine dello scorso anno 176.000, con spese enormi a carico del nostro Paese; spese passate da 1,6 miliardi del 2013, con un contributo dell'Unione europea di soli 100 milioni di euro, a 4 miliardi del 2016, con soli 112 milioni di contributo dell'Unione europea: un contributo che non si avvicina neanche a meno del 3 per cento del costo complessivo. L'impatto fiscale dell'emergenza migranti tocca quasi lo 0,3 per cento del nostro PIL; oltre il 60 per cento di questi 4 miliardi è speso per l'accoglienza: un esborso con spreco enorme di risorse. È una follia. Assistiamo al fatto che per un periodo medio di due o tre anni (a volte anche quattro) ci sono molte persone che per l'80 per cento non hanno diritto alla protezione internazionale, con l'automatica conseguenza che l'80 per cento dei posti nel sistema di accoglienza (quasi 140.000) è dato da strutture temporanee, case private o condomini, alberghi, resort gestiti da cooperative in odore di affari o da albergatori falliti, spesso individuati dai prefetti che scavalcano i sindaci. Tutto ciò avviene con costi economici e sociali enormi, incombenze enormi per i Comuni.

Vorrei ora fare alcune riflessioni. Il decreto-legge è un cambio di passo, un'inversione di tendenza rispetto al disastroso triennio Renzi-Alfano. Si prende finalmente atto degli intollerabili lunghi tempi di valutazione delle richieste di asilo e dei ricorsi, nonché dell'elevato cambio di valutazione (il 54 per cento delle sentenze dei giudici rispetto alle commissioni); si prevedono funzionari per le commissioni territoriali; per i ricorsi nei tribunali si istituiscono delle sezioni specializzate per l'asilo, in ritardo rispetto a quando, un anno e mezzo fa, il Parlamento si è pronunciato in tal senso chiedendo un impegno al Governo; inoltre, dopo averli irresponsabilmente quasi tutti smantellati, si prende atto della necessità di individuare luoghi dove trattenere gli irregolari in attesa di espulsione e di respingimento. Si inverte la politica attuata fino ad ora che ha previsto la chiusura dei CIE, ma temiamo che questo sia semplicemente fatto per dare una risposta flebile all'Unione europea che ci ha richiamato per la debolezza in ordine all'azione del trattenimento.

Questo però non basta. In sede di esame in Commissione il decreto-legge è stato annacquato e svuotato. Si è disquisito troppo di garanzie e tutele degli immigrati; garanzie che, nonostante già esistano, si è voluto rinforzare: per loro tante attenzioni, per gli italiani indigenti, sulla soglia di povertà, senza lavoro, con una pensione da fame e senza casa nessuna tutela. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Noi della Lega Nord abbiamo in mente una politica diversa sull'immigrazione. Per noi bisogna attuare politiche basate sul rigore e sulla deterrenza che disincentivino le partenze e dunque, di conseguenza, le morti in mare. Bisogna urgentemente lavorare per diminuire i pull factor, cioè i fattori di attrazione, diversamente proseguirà l'invasione del nostro Paese. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cociancich. Ne ha facoltà.