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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


Ricordo che nella seduta antimeridiana del 19 gennaio sono state illustrate le mozioni e ha avuto luogo la discussione.

Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno G1, a firma del senatore Sangalli, il cui testo è in distribuzione. Chiedo al presentatore se intende illustrarlo.

SANGALLI (PD). Signor Presidente, non farò perdere troppo tempo all'Assemblea illustrando rapidamente questo ordine del giorno, che ha la finalità di sottolineare - cosa che abbiamo già avuto modo di fare nel dibattito, la settimana scorsa - quanto in Venezuela vi sia la forte presenza di una comunità italiana, ma anche la forte presenza di interessi economici e di investimenti di imprese italiane che operano in quel Paese su grandi infrastrutture, su grandi commesse pubbliche e su interventi di valore strategico per quel Paese. Vi sono grandissime imprese italiane esposte su quel mercato e vi sono anche medie imprese che collaborano e che operano all'interno di queste filiere, soprattutto sulle grandi infrastrutture tecnologiche (ferrovie e così via).

Con l'ordine del giorno in esame si chiede al Governo una particolare attenzione nei confronti di queste imprese, anche utilizzando quei meccanismi di supporto economico che in altre circostanze, a parità di difficoltà - soprattutto per le imprese ad avere i pagamenti da parte del Paese committente - si sono messi in atto. In questo senso, si impegna il Governo a valutare la possibilità di utilizzare strumenti di carattere risarcitorio a favore dei cittadini e delle società italiane che vantino crediti nei confronti del Governo e degli enti pubblici venezuelani, in modo tale che la difficoltà di quel Paese non diventi sistemica, coinvolgendo anche le imprese che adesso continuano ad operare lì, ma che dovranno operarvi ancora di più in futuro, quando si sarà normalizzata la situazione di quel Paese, per dare al Venezuela, Paese nostro amico, il futuro che merita. (Applausi del senatore Colucci).

DI BIAGIO (AP (Ncd-CpI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI BIAGIO (AP (Ncd-CpI)). Signor Presidente, riconoscendomi nella ratio dell'ordine del giorno G1, chiedo di poter aggiungere la mia firma.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni e sull'ordine del giorno presentati.

ALFANO Angelino, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, prima di iniziare il mio intervento, mi preme sottolineare che domani è il giorno di un triste anniversario per l'Italia e per tutti noi, perché è l'anniversario della scomparsa di Giulio Regeni, un italiano che ha perso la vita e che oggi noi vogliamo e dobbiamo ricordare qui. (Applausi).

Domani promuoveremo alcune iniziative dal valore simbolico, secondo noi significativo: tutto il personale dell'ambasciata osserverà, lì dove lui ha perso la vita, un minuto di silenzio in suo ricordo e sul sito web della rappresentanza sarà pubblicata una sua fotografia e un testo che ne ricorda la figura; inoltre, pubblicheremo sul sito della Farnesina un analogo contributo.

Onorevoli senatori, il Governo attribuisce importanza significativa al dibattito di questo pomeriggio, agli atti sottoposti alla votazione dell'Assemblea del Senato e dunque anche alle relative votazioni. Ho voluto personalmente partecipare, proprio per significare l'importanza che attribuiamo, come Governo, al dibattito sul Venezuela e vorrei ringraziare il presidente Casini per aver posto urgentemente al centro del dibattito del Senato l'argomento. Mi si perdonerà, dunque, se esprimerò qualche parola in più rispetto a quelle che forse in queste circostanze è d'abitudine sentire, ma penso che sia un utile momento per fare anche il punto, dal lato del Governo, sulla situazione in Venezuela. Riteniamo questa un'iniziativa molto opportuna, perché stiamo parlando di un Paese geograficamente tanto distante dall'Italia, quanto a noi molto vicino per la sua storia e per i tanti cittadini italiani e di origine italiana che vi risiedono.

Come ha voluto ricordare il presidente Casini, nel Dopoguerra il Venezuela accolse migliaia e migliaia di italiani, provenienti da tutte le Regioni del nostro Paese, molti dei quali poi vi rimasero stabilmente, contribuendo allo sviluppo del Paese. I dati che il presidente Casini ha citato giovedì scorso in Aula fanno rabbrividire: 80 omicidi al giorno, 20 per cento dei bambini sottoalimentato, criminalità alle stelle e - aggiungo - più di 100.000 persone assassinate negli ultimi quattro anni. Questo è il Venezuela oggi.

Onorevoli senatori, alcuni di voi hanno potuto rendersi conto di persona di quanto grave sia la situazione nel Paese sudamericano e di quanto incerto sia il suo evolversi. Vorrei dunque ringraziare tutti coloro i quali hanno dato un aiuto per toccare con mano questa realtà nella sua crudezza, a cominciare dal presidente Casini, che recentemente è stato in missione a Caracas; prima di lui, nel 2015, ebbero modo di verificare la drammaticità della situazione il presidente Micheloni e altri senatori in missione con il Comitato per gli italiani all'estero. Vorrei ringraziare inoltre il senatore Sangalli per l'attenzione dimostrata sull'argomento.

La situazione economica in Venezuela è in costante peggioramento, stretta in una micidiale morsa tra la caduta del prezzo del greggio e le scelte di politica economica del Governo. Una situazione che ha eroso il sostegno popolare verso il Governo del presidente Maduro e ha permesso alle forze di opposizione, coagulate attorno al movimento politico denominato MUD, di ottenere nelle elezioni del dicembre 2015 una maggioranza di due terzi dei seggi nell'Assemblea nazionale. Il tutto è avvenuto - lo sottolineo - in un normale contesto di alternanza democratica. Da allora, tuttavia, ha preso piede un drammatico scontro istituzionale determinato dalla contrapposizione tra l'Esecutivo e il Parlamento, dominato dalle forze dell'opposizione. Il tribunale supremo, divenuto vero e proprio strumento nelle mani del Governo, cassa e dichiara nulli tutti gli atti del Parlamento, come è successo da ultimo nel settembre dello scorso anno.

Gli sforzi per porre in essere un dialogo serio non hanno finora portato a nulla. Alcune importanti concessioni sono fatte dall'opposizione: da una parte, la rinuncia al referendum revocatorio e a vaste manifestazioni di piazza che avrebbero potuto scatenare violenze; dall'altra, il rinvio delle elezioni dei governatori. Analoghe aperture non sono state offerte dal Governo, in particolare per quanto riguarda la liberazione dei principali prigionieri politici.

In questa situazione di perdurante stallo e crescente tensione, la coalizione MUD ha preso nei giorni scorsi alcune drastiche decisioni che allontanano ulteriormente le prospettive di una prosecuzione del dialogo e aggravano il quadro della crisi. Il Parlamento ha dichiarato decaduto il presidente Maduro, boicottando il tavolo di dialogo fissato per il 13 gennaio e il Governo ha risposto in maniera virulenta, lamentando una violazione dell'ordine costituzionale che giustificherebbe gravi misure repressive, come l'arresto di personalità politiche ritenute responsabili dell'escalation del conflitto.

Per fortuna, dalle prime notizie che ci arrivano non sembrerebbero esserci state conseguenze di rilievo a seguito della marcia di protesta convocata ieri dalle opposizioni nell'anniversario della cacciata del dittatore Pérez Jiménez. Una parte dell'opposizione ha peraltro disertato l'iniziativa, in segno di sfiducia verso la coalizione MUD, ritenuta troppo rinunciataria. Il Governo ha organizzato una manifestazione parallela, ma la partecipazione è stata ancor meno significativa.

Questa paralisi dell'attività politica, naturalmente, non fa che aggravare di giorno in giorno la crisi economica, sociale e di sicurezza.

A questo punto viene naturale porsi un interrogativo: che ruolo può avere la comunità internazionale? Il Governo italiano ritiene che la comunità internazionale debba innanzitutto sostenere con forza un dialogo tra Governo e opposizione e concorrere a superare una crisi economica e sociale che è fonte di forte preoccupazione anche per l'intera regione sudamericana. Non è un caso che la situazione in Venezuela costituisca il principale punto all'ordine del giorno del vertice dei Paesi della Comunità di Stati latinoamericani e dei Caraibi, che si terrà il 25 gennaio a Punta Cana, nella Repubblica dominicana. Anche da parte europea l'attenzione è costante. Gli Ambasciatori dei Paesi dell'Unione europea a Caracas sono impegnati in queste ore nello stilare un nuovo accurato rapporto sulla situazione del Paese.

Alcuni tentativi di mediazione faticosamente portati avanti negli ultimi mesi non hanno purtroppo prodotto gli esiti sperati. Ricordo la mediazione dell'Unione delle nazioni sudamericane dei tre ex presidenti Zapatero, Fernández e Torrijos, con il sostegno dell'alto rappresentante dell'Unione europea Federica Mogherini.

Un punto accomuna tutti gli sforzi di mediazione diplomatica che ho citato, e cioè il forte auspicio che le istituzioni venezuelane riprendano a funzionare normalmente, nel rispetto del dettato costituzionale e dei principi democratici e di separazione dei poteri. Se non si inizia da qui, non si va purtroppo da nessuna parte.

In questo quadro, credo vada valorizzato e sostenuto il coinvolgimento della diplomazia vaticana negli sforzi di mediazione, su diretto impulso del Pontefice. Da tempo appoggiamo il coraggioso impegno della Santa Sede per favorire una riconciliazione tra Governo e opposizione, che ha portato a qualche risultato, come la prima riunione tra Governo e opposizione tenutasi il 30 ottobre scorso. Con la Santa Sede abbiamo un costante scambio di informazioni e valutazioni sull'evolversi della situazione. Continueremo a sostenere l'impegno della diplomazia vaticana, anche se proprio in queste ore, a testimonianza di quanto sia difficile un dialogo tra le parti in Venezuela, la Santa Sede ha deciso di sospendere momentaneamente le missioni dell'inviato speciale vaticano, monsignor Celli, e di lasciare che sia il Nunzio Apostolico a seguire l'evolversi della situazione. Ricordo che perché la mediazione dia risultati lo stesso segretario di Stato Parolin aveva chiesto, con una sua lettera inviata al presidente Maduro, che si rispettassero quattro punti fondamentali: il rispetto delle istituzioni (in particolare dell'autonomia del Parlamento), il rilascio dei detenuti politici, l'apertura di un canale umanitario a favore della popolazione venezuelana e l'adozione di un calendario elettorale chiaro. Oggi stesso incontrerò in Vaticano il segretario di Stato, monsignor Gallagher, con il quale faremo il punto anche sul teatro di crisi venezuelano. A monsignor Gallagher ribadirò il pieno e convinto sostegno del nostro Paese al prezioso lavoro di mediazione messo in campo dalla Santa Sede, pur nelle difficili condizioni che ho appena menzionato. Mi scuso quindi con l'Assemblea se, dopo il mio intervento, dovrò lasciare l'Aula proprio per adempiere all'appuntamento che ho appena riferito.

Detto questo, vorrei fosse chiaro un aspetto della posizione del Governo italiano.

Siamo, come lo siete voi senatori, consapevoli della gravità della situazione in Venezuela. Ciò che vogliamo fare è contribuire affinché quel Paese ritrovi la pace e il dialogo. Non è, invece, nostra intenzione interferire negli affari interni di un Governo, anche perché sui meriti del Governo del presidente Chavez e del suo successore sarà la storia a pronunciarsi, come su ogni altra esperienza di Governo.

L'Italia ha sempre rispettato la sovrana decisione del popolo venezuelano di scegliere i propri rappresentanti e ha sempre collaborato in maniera costruttiva con ogni Governo legittimo senza mai entrare sul piano di un dibattito politico e ideologico.

Credo nessuno possa negare che il Governo italiano abbia sempre mantenuto dei rapporti sia con le autorità di Caracas che con le opposizioni. Lo sa bene - e lo ringrazio per il lavoro che ha svolto - il vice ministro Giro, che siede qui accanto a me e che si è recato varie volte nel Paese - da ultimo, a fine ottobre - incontrando sia il Governo che i principali esponenti dell'opposizione. Ricordo poi che, a fine luglio 2016, il mio predecessore, oggi Presidente del Consiglio, ha incontrato a Roma il Ministro degli esteri venezuelano, la signora Delcy Rodriguez, trasmettendole un messaggio di forte preoccupazione per la situazione in atto nel suo Paese. Naturalmente, la situazione in Venezuela ci preoccupa anche per tutti i suoi riflessi sulla vita e sulla sicurezza della numerosa collettività italiana (circa 160.000 persone). Per far fronte alle sue esigenze o almeno a una parte di esse, abbiamo fatto proposte concrete durante i numerosi incontri avuti con le autorità venezuelane, proposte che sono state reiterate a ogni occasione anche dalla nostra ambasciata. Purtroppo, ad oggi, i nostri interlocutori hanno preferito ignorare la nostra mano tesa.

La situazione degli italiani in Venezuela è costantemente monitorata da tutte le nostre strutture operative, sia in loco che a Roma: l'ambasciata, i consolati a Caracas e Maracaibo, l'Unità di crisi della Farnesina, la Direzione generale per gli italiani all'estero. La Farnesina ha rafforzato la capacità operativa delle sedi, inviando nel 2016 ben cinque unità aggiuntive di personale da Roma (tre al consolato generale a Caracas e due all'ambasciata). Ho dato disposizioni - è un'altra novità che comunico al Parlamento, anche perché nasce dopo la visita del presidente Casini in Venezuela - affinché altre sei unità partano prossimamente e che quattro impiegati siano assunti a contratto localmente. Non vorremmo fermarci qui, in quanto abbiamo bisogno, e non solo in Venezuela, di più personale di ruolo addetto all'attività consolare e, dopo molti anni di blocco del turnover, ci auguriamo di poter riprendere ad assumere quest'anno, grazie ai fondi inseriti in legge di bilancio. Abbiamo bisogno anche di incrementare l'attuale contingente di personale assunto a contratto localmente per poter procedere a nuove assunzioni. Al riguardo, prendo atto con favore dell'intenzione del senatore Micheloni di presentare una proposta normativa che permetta alla Farnesina l'assunzione di personale locale, oltre che di rafforzare la protezione delle nostre strutture diplomatiche. Mi fa piacere che nel dibattito che si è svolto giovedì scorso sia stato riconosciuto in quali condizioni proibitive e con quali sacrifici operino le nostre strutture in Venezuela. Non posso che rivolgere anch'io, come ha fatto quest'Assemblea, attestati di stima e solidarietà al nostro ambasciatore e a tutta la squadra che, sul campo, in condizioni di estrema difficoltà, sta svolgendo un'eccellente missione diplomatica. (Applausi dal Gruppo AP (Ncd-CpI) e dei senatori Sangalli e Zin).

Permettetemi, inoltre, di ringraziare quest'Assemblea per il pensiero che ha voluto rivolgere al funzionario del consolato generale a Caracas, Mauro Monciatti, deceduto a Caracas il 6 giugno scorso, in circostanze che restano purtroppo ancora non chiarite. Nel rinnovare anche in quest'Aula il profondo cordoglio per la sua tragica scomparsa, vorrei segnalare che abbiamo chiesto con forza alle autorità venezuelane, in tutti gli incontri politici, di fare chiarezza sull'accaduto. Continueremo a farlo finché non otterremo dai nostri interlocutori elementi chiari e precisi sulla dinamica del decesso.

Ci rendiamo conto che le dimensioni della nostra collettività in Venezuela sono tali da rendere gli sforzi posti in essere fisiologicamente insufficienti a soddisfare completamente aspettative ed esigenze. Scontiamo, come dicevo prima, la limitata collaborazione delle autorità locali. A queste abbiamo chiesto da oltre un anno di consentirci di provvedere alle esigenze di carattere sanitario della collettività italiana, con una deroga al divieto di importazione di medicinali, che non ci è stata concessa.

Il ministro Delcy Rodriguez si era personalmente impegnato con il mio predecessore a sopperire alle esigenze della collettività e le era stata consegnata una lista di medicinali indispensabili e urgenti che tuttavia non sono mai stati distribuiti. Non ha inoltre avuto maggior fortuna la nostra disponibilità ad alleviare, tramite le Nazioni Unite, la situazione di scarsità nel Paese di beni di prima necessità.

Nonostante questa situazione, qualche risultato l'abbiamo ottenuto. Come alcuni di voi hanno ricordato, abbiamo finalmente risolto il problema del tasso di calcolo del cambio per le integrazioni al minimo delle pensioni. Era un provvedimento di giustizia sostanziale e sono lieto che, seppur dopo qualche tempo, siamo riusciti ad attuarlo. Siamo così riusciti ad assicurare ai 3.780 connazionali percettori delle pensioni più colpite dall'inflazione un'integrazione al minimo pensionistico italiano, a partire da questo gennaio. È un risultato importante, ma non possiamo e non vogliamo fermarci qui, per cui siamo naturalmente pronti a valutare altre situazioni problematiche che dovessero riguardare i nostri pensionati.

Inoltre, nei limitati margini di cui disponiamo, intendiamo rafforzare le risorse finanziarie destinate all'assistenza della nostra collettività. Nell'anno da poco concluso, gli uffici consolari in Caracas e Maracaibo hanno complessivamente effettuato 954 interventi di assistenza. Vi posso assicurare che, in questo ambito, continueremo a mantenere alta l'attenzione.

Vorrei infine ricordare anche l'azione portata avanti a favore e a tutela delle nostre imprese operanti in Venezuela. Abbiamo a più riprese fatto presente al Governo venezuelano come l'accumularsi di pesanti crediti da parte di quasi tutte le nostre imprese stia divenendo insostenibile. Siamo ovviamente consapevoli della situazione delle finanze venezuelane, ma continuiamo a chiedere perlomeno un segnale di buona volontà che rassicuri quelle imprese italiane che hanno creduto nel Venezuela e nel suo sviluppo. Nel frattempo, ho chiesto una ricognizione dei crediti pendenti delle nostre imprese e dei nostri cittadini in Venezuela, per valutare se sia possibile, tra gli strumenti previsti dalla legge, individuare modalità perché siano risarciti e mi fa piacere che il senatore Sangalli abbia posto oggi questo tema alla nostra attenzione, con l'ordine del giorno a sua firma.

La situazione in cui versa oggi il Paese non può e non deve lasciarci indifferenti. Allo stesso modo, non ci possono lasciare indifferenti i 160.000 cittadini italiani che vivono e soffrono un'emergenza senza precedenti, immersi in una quotidianità di paura e angoscia per il futuro. Come ha già avuto modo di sottolineare il presidente Casini, dobbiamo come Paese assumerci la responsabilità di non abbandonarli. Si tratta di italiani che si appellano al loro Paese di origine e noi abbiamo il dovere di aiutarli, nel rispetto del principio di sovranità e di non ingerenza.

In merito agli atti di indirizzo presentati, il Governo esprime parere favorevole alla mozione a prima firma del presidente Casini, cui ribadisco i miei ringraziamenti - a lui come a tutti coloro che hanno sottoscritto il suo atto parlamentare - per aver promosso questa importante discussione, e parere contrario a quella a prima firma della senatrice Bertorotta. Esprimo anche parere favorevole all'ordine del giorno G1 a prima firma del senatore Sangalli. (Applausi dai Gruppi PD e AP (Ncd-CpI)).