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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


SANGALLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANGALLI (PD). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole alla mozione a prima firma del senatore Casini.

Il voto deriva naturalmente dal fatto che questa mozione, negli accenti critici che si sono sentiti, sembra non essere stata sufficientemente letta o comunque approfondita.

La mozione parte, innanzitutto, dalla considerazione per cui noi reputiamo il Venezuela un Paese fraternamente amico dell'Italia. È un Paese nel quale vivono circa 160.000 nostri connazionali e con il quale i rapporti, sia di natura culturale che civile ed economica, sono molto attivi. È un Paese del quale condividiamo le gravi preoccupazioni che derivano dalla sua situazione politica e, ancora di più, dalla sua grave situazione economica. Va rammentato che il Venezuela ha visto una trasformazione del regime chavista anche in relazione all'andamento del prezzo del petrolio e al fatto, forse, di non aver saputo approfittare dell'opportunità in certi momenti della sua storia ovvero quando il petrolio lo consentiva, di creare strutturalmente una chiara alternativa alla propria economia. È un Paese strategico per il mondo perché è uno dei maggiori produttori petroliferi. Fa parte dell'OPEC ed è il Paese che ha la più ampia riserva di petrolio e di altri idrocarburi tra tutti i Paesi mondiali. È un Paese, quindi, con grandi prospettive, a condizione che queste vedano coinvolto il popolo venezuelano in un processo che democraticamente deve consentire allo stesso di uscire da diverse stagioni caratterizzato da un forte deficit di democrazia. L'esperienza di Chavez è stata condivisa e sostenuta in un certo momento dal popolo venezuelano. È stata un'esperienza corroborata anche dal fatto che la condizione economica non era quella che il Paese sta attraversando adesso. Quando la condizione economica diventa difficile, si complica anche la possibilità di ottenere un consenso diffuso. Quando la condizione economica diventa difficile, è il momento in cui occorre tirare fuori il proprio sentimento e stile democratico per consentire alla democrazia venezuelana di crescere, proprio per corrispondere alle necessità di un Paese che vive un travaglio economico che in gran parte non dipende dallo stesso.

La nostra mozione è a favore del Venezuela e delle libertà democratiche nel Paese. Voglio ricordare che nel Parlamento venezuelano l'opposizione è quasi il 60 per cento dei suoi componenti. Il Parlamento venezuelano non ha voce in capitolo sul processo legislativo, né sulla fiducia al Governo. Le iniziative legislative in quel Parlamento sono state cassate dal Governo e dalla Corte suprema venezuelana, che è espressione diretta del Governo. Il rapporto tra Governo e Parlamento va ristabilito - noi chiediamo questo - nella sua normalità democratica. Quando il Parlamento rappresenta un popolo che, a maggioranza, adesso esprime un'alternativa rispetto al Governo, almeno la legislazione e il Governo dovrebbero adattarsi - si spera in Venezuela, come in qualunque altro Paese - alla volontà prevalente del popolo. Noi non ci schieriamo con le opposizioni contro il Governo venezuelano. Noi abbiamo fatto nostro nella mozione che presentiamo - mi dispiace che questo capoverso non sia stato notato - l'iter di «dialogo politico, avviato anche grazie alla mediazione vaticana», che adesso appare bloccato, come ci veniva detto prima dal ministro Alfano, dal presidente Casini e dalle gerarchie vaticane. Viene bloccato perché si è irrigidito il rapporto tra Governo e Parlamento e tra Esecutivo e opposizioni. Il leader del partito Volontà Popolare, Leopoldo López, è stato carcerato e condannato a tredici anni e nove mesi di reclusione. Adesso è nelle galere venezuelane e noi osserviamo una condanna di questo tipo con una sufficienza che non ho mai avvertito in altre circostanze.

Ledezma è stato sindaco di Caracas; Manuel Diaz, assassinato, era leader di Accíon Democratica: non stiamo parlando di un'opposizione golpista, ma di un'opposizione profondamente democratica. Dentro il cartello delle opposizioni ci sono certamente anche opposizioni che non partecipano alla cultura democratica di quel Paese e, infatti, l'opposizione venezuelana si è anche divisa.

C'è bisogno quindi di una forte azione internazionale che parta prima di tutto dal sostegno alla popolazione del Venezuela, che vive una situazione di straordinaria povertà e degrado sociale. Caracas oggi appare come la città con il più alto tasso di criminalità al mondo, la più elevata quantità di reati commessi rispetto alla popolazione di qualunque altra città del mondo. Vuol dire che siamo di fronte a un degrado sociale gravissimo, che ci preoccupa per l'amicizia che abbiamo verso questo Paese, per gli italiani che vivono lì e anche per gli importanti interessi economici che nutriamo in quel Paese.

La linea di condotta che prefigura la diplomazia vaticana è compresa in questa mozione e rappresenta la nostra linea di condotta: il rispetto per tutte le istituzioni venezuelane; il rilascio dei detenuti politici, come quelli che si prendono tredici anni e nove mesi di reclusione, come Antonio Lopez, per avere svolto opposizione politica; il rispetto delle iniziative umanitarie che consentono di far accedere al Venezuela i medicamenti e il cibo per la popolazione venezuelana e la povera gente che attualmente non ha accesso agli aiuti internazionali; infine, la predisposizione di un calendario elettorale che consenta di ristabilire un rapporto tra popolo e Governo di quel Paese.

Ebbene, mi pare che questa mozione, francamente, non possa subire molte modifiche, perché è sinceramente democratica, vicina al popolo venezuelano e vicina ai valori che da sempre hanno ispirato la nostra azione di politica internazionale. Questo non significa prendere parte per l'uno o per l'altro o esportare la democrazia, ma sostenere le opposizioni democratiche laddove queste vengono messe in condizione di non poter esistere e i cui esponenti vengono messi nelle galere.

Voglio anche rispondere a chi si chiedeva la volta scorsa perché ci occupiamo del Venezuela quando in Italia abbiamo tanti problemi: quando parliamo di politica internazionale, qualunque sia il Paese del quale ci dobbiamo occupare, resta il fatto che abbiamo sempre tanti problemi nel nostro Paese.

Vorrei ricordare - visto che il Governo ha accolto un nostro ordine del giorno in materia - che imprese italiane di grandi, ma anche di piccole e medie dimensioni, sono impegnate in Venezuela, con appalti per 10 miliardi di euro, per costruire il sistema ferroviario venezuelano, che collega tutto il Venezuela, Paese vasto e per pochissima parte elettrificato: sono grandi imprese italiane, come ENI, Astaldi e Impregilo, ma anche medie imprese, che fanno parte della loro rete di specializzazione, nonché piccole imprese che operano in loco. Sono in parte imprese di italiani che vivono là e fanno parte dei 142.000 nostri connazionali in Venezuela. In parte si tratta di imprese italiane che si trovano lì proprio in virtù del fatto che con il Venezuela di Chavez si era inteso aprire un rapporto economico costruttivo, riconoscendo a quel Paese i passi che stava facendo, mentre adesso si è modificato l'orizzonte, la realtà e il sistema nel quale stanno svolgendo la propria azione.

Quindi, per il popolo venezuelano, per la sua evoluzione democratica, per i suoi detenuti politici e per i tanti amici che si trovano adesso nelle carceri del Venezuela, come in altri Paesi, e per la linea della Santa Sede che è una linea di mediazione costruttiva, sostenendo tutto questo, voteremo convintamente a favore della mozione n. 709, perché pensiamo in questo modo di mostrare una totale coerenza con la nostra storia, il nostro modo di vedere le cose e di proiettare questa coerenza nel futuro, qualunque Paese riguardi questo futuro. (Applausi dal Gruppo PD e AP (Ncd-CpI)).