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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


PETROCELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, qualcosa è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi.

La scorsa settimana il sottosegretario Pizzetti è salito ai nostri banchi per chiedere alla prima firmataria della mozione del Movimento 5 Stelle, la collega Bertorotta, di accettare alcune modifiche che il Governo proponeva alla mozione: in tal caso, infatti, il Governo avrebbe dato parere favorevole alla mozione stessa. Oggi di questo parere favorevole non si ha più traccia, dopo che il nostro Gruppo, invece, ha accettato le modifiche proposte dal sottosegretario Pizzetti.

Qualcosa però è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi, se sono venuti in Aula il ministro Alfano - poi naturalmente è andato via, come fa spesso - e il collega Giro, perché evidentemente dalla figuraccia o dalla quasi figuraccia fatta dal presidente Casini la scorsa settimana era necessario oggi un sostegno di alto profilo, e questo alto profilo forse si chiama Angelino Alfano.

Evidentemente, però, il senatore Casini ancora oggi può cose che ai normali senatori non sono concesse. In effetti, il senatore Casini in pochi giorni, in tempi brevissimi, è riuscito a farsi autorizzare dal Presidente del Senato una missione individuale in Venezuela per i giorni dal 27 al 30 dicembre 2016.

Il senatore Casini può anche leggere il testo di un articolo pubblicato dal «Corriere della Sera». Ma, se è vero che una ragazza appartenente ai gruppi di attivisti per i diritti umani viene fermata alla frontiera tra Venezuela e Colombia, mentre tornava da un viaggio a Bruxelles, è anche vero che questa ragazza - il cui nome per esteso è Stacy Brigitte Escalona Mendoza - al momento dell'arresto si trovava insieme a tale Gilber Caro, deputato di Voluntad Popular, un gruppo politico di opposizione al Governo venezuelano, che pare fosse in possesso di un fucile mitragliatore di tipo FAL (fucile automatico leggero), con un numero di serie cancellato, appartenente alle forze militari venezuelane e tre panetti di esplosivo C4.

Se questo fosse vero, secondo il senatore Casini un jihadista, fermato alla frontiera tra l'Italia e la Svizzera, potrebbe anche essere ingiustamente accusato di portare materiale esplosivo e armi in Italia e potrebbe essere anche indicato come attivista dei diritti civili, magari libici, dell'Afghanistan o dell'Iraq. Ma evidentemente il presidente Casini può.

Ritengo dunque che debba essere chiaro se qui in Senato possiamo o meno considerare tutte le premesse della mozione del presidente Casini come dei consigli al Governo di un Paese amico o se non debba piuttosto trattarsi di una sorta di velina passata dall'opposizione al Governo venezuelano.

Qualcosa è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi perché nelle premesse e nelle considerazioni della mozione del presidente Casini non vi è alcun riferimento, neanche una parola, al processo di dialogo avviato dalla Santa Sede: non vi è neanche una parola, neppure negli impegni che il presidente Casini sottopone al Governo.

Cosa contraria, invece, è presente nella mozione della collega Bertorotta, dove si fa esplicito riferimento al processo di dialogo, un processo per il quale il Governo venezuelano è seduto al tavolo con la Santa Sede, mentre buona parte dell'opposizione, che qualcuno considera golpista - ma sarà la storia dirlo - non è seduta a quel tavolo.

E allora cosa è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi? Forse il presidente Casini si è sentito intimamente da se stesso rimproverato per aver saltato quel passaggio, per un uomo della sua storia e così vicino alla Chiesa cattolica e alla Curia?

Io dico che la situazione in Venezuela, certamente, con la penuria di generi alimentari, di beni di prima necessità e di medicinali, nella mozione del senatore Casini è addossata completamente alla responsabilità del Governo. È per questo che la sua mozione è schierata. E la situazione che egli prefigura è molto simile a quella del Cile del 1973. Di questa situazione il nipote di Salvador Allende dice infatti che la guerra economica oggi in Venezuela è molto simile alla situazione cilena: l'aumento dei prezzi, la scarsità di cibo, l'accaparramento, il contrabbando, l'inflazione reale e indotta, tutto ciò è uguale a quello che accadde nel 1973. Sono le parole del nipote di Salvador Allende.

E allora qual è il senso di quello che ci propone la mozione Casini, esportare la democrazia in Venezuela? Esempi di esportazione della democrazia a guida di superpotenze ne abbiamo già visti tanti e non siamo certamente d'accordo. Figuriamoci se ci possiamo fare, come Parlamento italiano, promotori di esportazione di democrazia senza averne la forza, come ce l'avevano gli Stati Uniti d'America quando l'hanno fatto, e senza ricavarne nemmeno i benefici che gli stessi Stati Uniti hanno raccolto dall'esportazione della democrazia.

E allora siamo contrari, come Gruppo Movimento 5 Stelle, alla mozione del senatore Casini, alla fretta con cui ne ha imposto la discussione in quest'Aula, all'uso strumentale delle preoccupazioni della comunità italiana, quando - non è il caso di ripeterlo - questa fretta sarebbe necessaria per ben altri provvedimenti. Il mio parere è che questa è una maniera antica di trattare di politica estera. Evidentemente ancora oggi, però, il senatore Casini può imporre le sue prassi, che sono prassi da dinosauro della politica. Io non so quanto dureranno oggettivamente queste prassi; giustamente anche i dinosauri si sono estinti. Nel frattempo, però, noi dichiariamo il nostro voto favorevole sulla mozione n. 712, a prima firma della senatrice Bertorotta, e il nostro voto contrario sulla mozione n. 709, a prima firma del senatore Casini, e tifiamo asteroide. (Applausi dal Gruppo M5S).