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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


Ripresa della discussione delle mozioni nn. 709 e 712 (ore 17,08)

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione delle mozioni e dell'ordine del giorno.

COMPAGNA (CoR). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (CoR). Signor Presidente, onorevole Ministro, la volta scorsa era intervenuto, nel merito delle mozioni presentate, il collega Casini. Oggi la mia dichiarazione di voto è rafforzata nella convinzione che mi aveva portato a firmare, al principio della scorsa settimana, la mozione che ha come primo firmatario il presidente Casini.

Le considerazioni che ha svolto adesso il Ministro degli esteri dimostrano quanto scivolosa sia diventata, di settimana in settimana la situazione venezuelana: quella del ministro Alfano è stata proprio una cronaca drammatica di questo dérapage.

La crisi riguarda il rapporto tra l'opposizione e il Governo, ma è anche qualcosa di più: è una crisi sulla legittimità dello strumento parlamentare. Da questo punto di vista credo che nulla sia più adeguato alla situazione che una mozione di indirizzo che parta dal Parlamento. In questo senso, credo abbia fatto bene il Governo a richiamare i precedenti di diplomazia parlamentare che si legano alla nostra preoccupazione sul dérapage della situazione venezuelana.

Pertanto, nel momento in cui esprimo il voto favorevole del nostro Gruppo sulla mozione che ha come primo firmatario il presidente Casini, desidero - come Gruppo di opposizione, appunto - esprimere consenso all'attività con la quale il Governo ha cercato di rafforzare la nostra squadra diplomatica presente sul posto. Come è stato sempre nelle sue pagine migliori, la diplomazia parlamentare non è uno strumento alternativo alla diplomazia dei Governi: è uno strumento distinto, ma, mai come in questo caso, in una crisi di legittimità costituzionale, il più giusto e il più corretto. Di qui il nostro voto favorevole alla mozione presentata dal presidente Casini. (Applausi dal Gruppo CoR).

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, prima di iniziare la dichiarazione di voto, vorrei sapere se il Ministro degli esteri se n'è andato o se si è semplicemente provvisoriamente allontanato. Vedo il Sottosegretario che fa cenno che se n'è andato.

PRESIDENTE. Ma il Governo è rappresentato.

CANDIANI (LN-Aut). Non c'è dubbio. Stigmatizzo, tuttavia, il comportamento e l'atteggiamento. Se abbiamo detto che questa è una discussione importante, cui teniamo in maniera particolare, la presenza per leggere un foglio dattiloscritto - in maniera, peraltro, abbastanza pallida e scialba - per poi andarsene onestamente non è un bell'esordio del Ministro degli affari esteri in questo Senato. Ne prendiamo atto. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S e dei senatori Alicata e Mussini).

PRESIDENTE. L'onorevole Giro è comunque Vice Ministro per gli affari esteri.

CANDIANI (LN-Aut). Sicuramente il Ministero è meglio rappresentato dal Sottosegretario o dal Vice Ministro che non da parte del Ministro.

Noi voteremo a favore del provvedimento in esame, ma francamente, signor Presidente, questa è una brutta figura: è l'esordio del Ministro degli affari esteri in Senato. Poteva tranquillamente lasciare che il Sottosegretario o il Vice Ministro facessero la dichiarazione.

Detto ciò, andiamo oltre. Noi voteremo a favore delle due mozioni e dell'ordine del giorno, avendo ben presente l'importanza del tema trattato e soprattutto gli interessi in gioco. E non si tratta solamente di interessi economici, ma anche delle persone fisiche. In quel Paese purtroppo c'è una situazione di degrado tale per cui anche la sicurezza e l'incolumità dei nostri concittadini, al pari di quella dei cittadini stessi del Venezuela, risultano messe a rischio.

Riteniamo che l'intervento sia forse anche tardivo, ma c'è e lo sosterremo, perché non può che essere così. Auspichiamo che il Governo ponga particolare attenzione all'ordine del giorno presentato dal senatore Sangalli, che prevede anche un importante indennizzo e ristoro per le attività e gli interessi dei nostri cittadini nel Paese di cui stiamo trattando, ovvero il Venezuela.

Una risoluzione, un ordine del giorno o una mozione hanno un valore relativo se poi non trovano reale attuazione. Vedremo quale sarà la capacità del nostro Ministero degli affari esteri - parlo dell'istituzione e non della persona fisica - di dare continuità e attuazione al provvedimento che oggi approveremo. Naturalmente ci aspettiamo che il percorso non sia solo formale. Sarebbe veramente deludente se le mozioni presentate la settimana scorsa e qualche ora fa - peraltro, dopo che la settimana scorsa avevamo rinviato a oggi, con l'obiettivo di vederle riunite in un unico provvedimento - fossero state spinte solo dal desiderio di dire che abbiamo provato a intervenire, ma non abbiamo creduto di spingere sufficientemente nella direzione della soluzione dei problemi di cui trattasi.

Pertanto, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega Nord. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

COMPAGNONE (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNONE (ALA-SCCLP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la crisi che interessa e sta interessando il Venezuela trae certamente origine dalla Presidenza di Chavez che, a partire dal 1999, ha imposto al Paese un modello economico basato sul centralismo statale, sull'autarchia e su politiche ostili all'impresa privata, determinando un isolamento proprio nel momento di maggiore sviluppo della globalizzazione.

Un'idea così chiusa dell'economia e il fatto di aver puntato tutto sul petrolio a lungo andare si sono rivelati sbagliati e spiegano molto della situazione di profonda crisi nella quale è piombato il Paese e soprattutto della instabilità sociale che ne è conseguita: non a caso nel 2014 il crollo verticale dei prezzi del petrolio portò il Venezuela vicino al default finanziario.

Il risultato di questo processo è che, nel 2016, il prodotto interno lordo è sceso del 10 per cento su base annua, mentre l'inflazione è alle stelle; in questo contesto si spiega quindi perché sia in crescita il numero di venezuelani che chiedono asilo negli Stati Uniti e nel vicino Brasile.

La stessa comunità italiana, molto presente in Venezuela, risulta molto danneggiata dalle scelte di politica economica effettuate da Chavez: espropriazioni e progressivo impoverimento della popolazione hanno di fatto distrutto quel ceto medio indispensabile perché si abbia un'adeguata società produttiva. Ormai, invece, la società è degradata, come dimostrano i rapporti annuali di autorevoli ONG, secondo i quali nel 2015 Caracas è stata la città che ha registrato - come è già stato detto - il maggior numero al mondo di omicidi. Fra gli episodi violenti che troppo spesso si registrano riscontriamo anche vittime italiane: mi riferisco, ad esempio, a Roberto Annese, assassinato nel 2014 a Maracaibo in circostanze ancora tutte da accertare e a Matteo Di Francescantonio, ucciso lo scorso 2 marzo, anche in questo caso per motivi rimasti ignoti.

Oltretutto, nel 2015 e nel 2016, sotto la presidenza Maduro, già vice di Chavez negli ultimi mesi del suo mandato, vi è stata una contrazione ulteriore nella tutela dei diritti umani e politici. Si ricordano la dichiarazione dello stato di emergenza in alcune provincie del Paese e poi una riforma che mette in discussione il principio della separazione dei poteri, soprattutto in riferimento a quello giudiziario. Tutti questi segnali sono certamente molto gravi.

È dunque chiaro come sia indispensabile un tempestivo intervento della comunità internazionale ed è proprio questo che noi chiediamo anche all'Unione europea: occorre un'interlocuzione forte con il Venezuela per far sì che, anche nell'interesse della comunità e delle imprese italiane che operano nel Paese, si possa superare la fase di crisi sistemica in essere da ormai troppo tempo.

Per queste ragioni abbiamo sostenuto la mozione a prima firma del senatore Casini e, pertanto, annuncio il voto favorevole del nostro Gruppo anche sull'ordine del giorno a firma del senatore Sangalli. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP).

ZIN (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZIN (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto esprimere il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie - PSI - MAIE sulla mozione a prima firma del senatore Casini.

Cari colleghi, in un Paese come il nostro, che spesso non permetteva di costruirsi un futuro di pace e lavoro, migliaia di italiani sono stati costretti a cercarlo in Venezuela. Questa ricerca ha indubbiamente contribuito allo sviluppo economico, politico e sociale tanto del Venezuela quanto dell'Italia, attraverso l'aiuto economico che veniva offerto come contributo alle famiglie rimaste in Patria. Si trattava di veri e propri migranti economici - come si direbbe oggi - che il Venezuela ha accolto e che, ancora oggi, ospita.

Una scrupolosa attenzione nei confronti di questo Paese da parte dell'Italia è quindi doverosa e, dunque, ben venga questa occasione per discutere delle problematiche che oggi affliggono il Venezuela e la nostra comunità di italiani.

Lo scenario di crisi economica si intreccia, poi, con una profonda crisi politica e istituzionale. Il presidente Maduro governa, infatti, con una forte opposizione nel Parlamento nazionale (Asamblea Nacional), così come confermato dalle ultime elezioni politiche del dicembre 2015, che hanno dato una fortissima maggioranza - due terzi, come già detto - al gruppo di opposizione. Tuttavia, recenti decisioni del Tribunale supremo venezuelano hanno tentato di delegittimare il Parlamento democraticamente eletto.

Ricordo, poi, che le elezioni regionali del dicembre 2016 non hanno avuto luogo e sono state rinviate dal Governo sine die, così come un referendum revocatorio sul presidente Maduro, che aveva pure raccolto milioni di firme, come richiesto dalla Costituzione.

Alla luce di tutte queste problematiche, vorrei sottolineare l'importanza dell'incontro tra il Santo Padre e il signor Nicolas Maduro Moros, avvenuto il 24 ottobre scorso, nel pomeriggio, nel quadro della preoccupante situazione di crisi politica, sociale ed economica che attraversa il Venezuela. Papa Bergoglio, avendo a cuore il bene di tutti i venezuelani, ha desiderato continuare a offrire il suo contributo a favore dell'istituzionalità del Paese e di ogni passo che contribuisca a risolvere le questioni aperte e a creare maggiore fiducia tra le parti. Egli ha invitato a intraprendere con coraggio la via del dialogo sincero e costruttivo, per alleviare le sofferenze della gente, dei poveri in primo luogo, e per promuovere un clima di coesione sociale, che permetta di guardare con speranza al futuro della Nazione: parole da intendersi come un ammonimento da parte del Santo Padre e non come un gesto di approvazione nei confronti della terribile crisi che oggi affligge il Venezuela.

Il mio appello al nostro Governo, in linea con quanto indicato nella mozione, è dunque di muoversi assumendo un ruolo attivo, proponendo le proprie vie diplomatiche per la ripresa del dialogo tra le parti, come ha fatto, o ha tentato di fare, l'ex presidente Zapatero mesi fa. L'Italia non può rimanere timidamente alla finestra, di fronte alla crescente crisi che questo Paese amico sta vivendo.

È indubbio che la proposta italiana debba essere presentata senza che in alcun modo venga percepita e interpretata come un'ingerenza. Essa deve invece essere valutata come un aiuto concreto, disinteressato e neutrale, con il fine ultimo di proteggere la nostra comunità di italiani residenti all' estero.

A mio avviso, dobbiamo rispondere a una domanda: noi vogliamo aiutare o meno quegli italiani? Secondo me e secondo il mio Gruppo, la risposta a questa domanda è affermativa, motivo per cui riteniamo necessario supportare la mozione presentata dal presidente Casini che impegna il nostro Governo, nelle sue capacità e con i suoi limiti, ad alleggerirne le conseguenze, tramite un piano straordinario di assistenza che rafforzi - ad esempio - la rete diplomatico-consolare a sostegno della comunità italiana in Venezuela.

Concludo con una brevissima riflessione personale: noi tutti siamo a conoscenza degli urgenti problemi che oggi investono l'Italia, ma questo non deve assolutamente sollevarci dal nostro dovere di occuparci di tutti gli italiani, anche di quelli che non si trovano in Italia, ma che sempre italiani sono.

Per tutti questi motivi, signor Presidente, ribadisco il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie - PSI - MAIE alla mozione presentata dal senatore Casini e altri. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e dei senatori Bignami e Casini).

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, la settimana scorsa sono stato uno di coloro che non chiedevano semplicemente un rinvio della discussione che stiamo svolgendo oggi, ma soprattutto auspicavano di trovare una sintesi, o comunque di fare uno sforzo per far sì che il Parlamento italiano, se proprio doveva occuparsi con tanta urgenza della questione venezuelana, per lo meno lo facesse cercando l'unità delle forze politiche che lo compongono, senza metterci nella condizione di doverci esprimere su mozioni differenti.

Questo non è stato fatto e penso che sia un errore. E per questo devo annunciare che la componente di Sinistra Italiana del Gruppo Misto che io rappresento esprimerà un voto contrario sulla mozione a prima firma Casini e un voto favorevole, invece, sulla mozione a prima firma Bertorotta. E lo faremo perché pensiamo che una crisi così seria come quella venezuelana, che peraltro coinvolge anche molti cittadini italiani - com'è stato già detto - avrebbe meritato un approccio molto diverso da quello che invece è stato seguito. A me spiace dirlo perché, nel corso di questi anni, ho sempre riconosciuto al nostro Governo, e anche alla Commissione affari esteri emigrazione, di cui faccio parte, un certo equilibrio e una certa cautela nell'affrontare alcune questioni internazionali particolarmente spinose. Devo dire che, pur da una collocazione di opposizione, ho sempre cercato, soprattutto in materia di politica estera, di ragionare nella maniera meno ideologica possibile e di poter invece cercare di capire effettivamente se il nostro Paese potesse mettere in campo una politica estera che potesse avere anche una sua autonomia.

Mi dispiace dirlo al presidente Casini, ma l'autonomia della politica estera italiana e anche del nostro Governo nella mozione in esame proprio non la rintraccio. Mi dispiace, perché è proprio un'occasione perduta. Questa mozione non è un tentativo di mediare tra parti politiche, anche perché forse non è nemmeno questo il ruolo del Governo italiano in una situazione del genere. Ma non è nemmeno una mozione che fa sponda con il lavoro - secondo me molto significativo e molto importante - che ha provato a fare la Santa Sede nel corso di tutti gli ultimi mesi. Quel lavoro, invece sì, è effettivamente basato sull'importanza e la centralità di trovare degli elementi che potessero essere di giovamento alla condizione sociale drammatica di una parte consistente della popolazione venezuelana e di marcare un elemento di autonomia.

Mi dispiace dirvelo, ma questa mozione sembra veramente scritta sotto dettatura dell'opposizione venezuelana. E trovo che questo, presidente Casini, sia molto sbagliato, anche perché sono disponibile a discutere dei limiti dei Governi chavisti degli ultimi anni, ma chiederei a questo Parlamento un po' più di rispetto verso Governi che si sono ripetutamente sottoposti al giudizio popolare. Per molti anni il popolo venezuelano ha votato in un determinato modo: nell'ultima occasione - come sappiamo - ha premiato l'opposizione, ma dentro una dinamica tipicamente democratica.

Chiederei maggiore rispetto quando si fa un bilancio e si individuano dei responsabili in maniera così superficiale. Io non ci sto alla ricostruzione secondo la quale i Governi che ci sono stati in questi anni sono la causa del disastro sociale che si è prodotto in Venezuela e invece ci sarebbe una opposizione virtuosa e democratica che noi addirittura citiamo quasi come un esempio di buon modo di fare politica in quel Paese.

Mi rivolgo anche al Partito Democratico: chiedete ai partiti che con voi sono nell'Internazionale Socialista; chiedete ai partiti dell'Internazionale Socialista sudamericani - non a quelli della mia parte politica, ma a quelli della vostra parte politica - cosa pensano del modo con cui l'opposizione venezuelana in questi anni ha condotto alcune vicende. Dentro quell'opposizione venezuelana - nella mozione, invece, chiediamo indiscriminatamente la liberazione di tutti i detenuti politici - ci sono certamente persone che sono state portatrici di un'istanza democratica, ma anche veri e propri i golpisti che in questi anni hanno animato quel tipo di battaglia politica.

Mi sarei aspettato molta meno superficialità dal Partito Democratico su un punto delicato come questo. Insisto che avreste dovuto avere più attenzione almeno nell'interloquire con quelle forze democratiche e progressiste latinoamericane che hanno un giudizio molto più articolato rispetto a quanto c'è scritto nella mozione, la quale, invece, sia nella parte descrittiva che nel dispositivo mi sembra completamente schierata. Quando si cerca di dare un contributo a una situazione di difficoltà presente in un Paese e di supportare anche l'attività diplomatica che - quella sì - con grande rigore la Santa Sede ha portato avanti nel corso degli anni, si evita di mettere in campo un ragionamento totalmente squilibrato da una parte.

Non voglio certo difendere quello che il Governo Maduro ha fatto nel corso degli ultimi mesi e credo sia assolutamente lecito mettere in campo elementi di perplessità molto seri anche rispetto al Governo Maduro. Un conto, però, è dire questo e un altro conto è far sembrare quanto è successo in Venezuela nel corso degli anni una sorta di giudizio di univocità di giudizio politico, quando invece sono successi episodi gravissimi anche di piazza che onestamente non hanno visto certo, anche nei settori dell'opposizione, tutto il fervore democratico che oggi viene richiamato.

Insomma, a essere così proni verso la destra e l'estrema destra venezuelana credo si compia un gravissimo errore politico. E, mi sembra molto curioso che lo compiano il Partito Democratico e anche il presidente Casini, il cui equilibrio ho sempre riconosciuto negli anni, soprattutto nella capacità di interpretare la politica estera di questo Paese proprio nella migliore tradizione di una certa storia di come si faceva politica estera in Italia negli anni passati, soprattutto e innanzitutto sul versante dell'autonomia del nostro Paese. Invece, una impostazione di siffatto genere mi lascia molto perplesso.

Come voi sapete, in quest'Aula io sono tra quelli che non ha mai avuto particolari problemi a contestare molte delle cose dette e fatte dal Movimento 5 Stelle in questi anni, e certamente non me li farò nel corso dei mesi e degli anni futuri se lo dovessi credere. Ebbene, io trovo di gran lunga molto più equilibrata e diplomaticamente corretta la mozione del Movimento 5 Stelle, che tenta di affrontare la situazione per quello che è, non è schiacciata sul Governo o sull'opposizione e cerca effettivamente di portare un contributo.

Io la voterò, una volta tanto, senza alcun imbarazzo e sono molto stupito del fatto che il Parlamento ci metta nelle condizioni di esprimere questo tipo di voto da qui a qualche minuto. (Applausi dal Gruppo Misto).

CASINI (AP (Ncd-CpI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (AP (Ncd-CpI)). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei, soprattutto in riferimento all'ultima dichiarazione del senatore De Cristofaro, evitare di aggiungere parole alle mie dell'altra seduta e a quelle ineccepibili del ministro Alfano di oggi.

Vorrei solo ricordare al senatore De Cristofaro, che ha classificato quella in esame come una mozione atipica, che essa ricalca esattamente la stessa approvata dai Gruppi socialisti e del Partito popolare europeo nel Parlamento europeo e solca le principali mozioni approvate nei principali Paesi europei.

Vorrei ricordargli - potrebbe non saperlo o averlo dimenticato - che il Venezuela è stato sospeso dal Mercosur e che le considerazioni riprese dal ministro Alfano, in ordine alla encomiabile mediazione della Santa Sede, che noi appoggiamo fortemente, hanno riportato l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale su una lettera che il cardinale Parolin ha scritto al presidente Maduro.

Le quattro condizioni affinché la Santa Sede sedesse al tavolo del negoziato erano - sto parlando di fatti, non di mie opinioni - le seguenti: rispetto delle istituzioni parlamentari; detenuti politici liberi; canali umanitari da stabilire; calendario elettorale da effettuare. De Cristofaro forse dimentica che le consultazioni elettorali sono state sospese sine die a livello di governatori.

Dunque, la mozione in esame è nel solco della tradizione della migliore politica estera italiana, di quello che oggi sostengono i nove decimi della comunità internazionale.

Per quanto riguarda un'affermazione fatta la scorsa seduta, secondo la quale mi sarei recato in Venezuela contrariamente a quello che dovrebbe essere un mio imprinting tradizionale, dimenticando o trascurando le iniziative della Santa Sede, vorrei qui precisare che le ho così trascurate da avere incontrato il Nunzio Apostolico, il presidente della Conferenza episcopale venezuelana e il cardinale di Caracas, oltre che innumerevoli prelati che avevano in ruoli diversi assistito i negoziati che sono in corso.

Pertanto, onorevoli colleghi, mi spiace, ma esiste un punto al quale si arriva in cui la politica estera non può essere viltà nel sostenere alcune idee di fondo che dovrebbero essere patrimonio comune di questo Parlamento: rispetto dei legittimi Governi - e questo vale per il Venezuela come per tutti gli altri - e rispetto del Parlamento e dell'autonomia delle legislature. Se siamo disponibili a transigere su questi punti, allora si apre una pagina molto pericolosa anche per noi. (Applausi dai Gruppi AP (Ncd-CpI))e PD).

PETROCELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, qualcosa è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi.

La scorsa settimana il sottosegretario Pizzetti è salito ai nostri banchi per chiedere alla prima firmataria della mozione del Movimento 5 Stelle, la collega Bertorotta, di accettare alcune modifiche che il Governo proponeva alla mozione: in tal caso, infatti, il Governo avrebbe dato parere favorevole alla mozione stessa. Oggi di questo parere favorevole non si ha più traccia, dopo che il nostro Gruppo, invece, ha accettato le modifiche proposte dal sottosegretario Pizzetti.

Qualcosa però è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi, se sono venuti in Aula il ministro Alfano - poi naturalmente è andato via, come fa spesso - e il collega Giro, perché evidentemente dalla figuraccia o dalla quasi figuraccia fatta dal presidente Casini la scorsa settimana era necessario oggi un sostegno di alto profilo, e questo alto profilo forse si chiama Angelino Alfano.

Evidentemente, però, il senatore Casini ancora oggi può cose che ai normali senatori non sono concesse. In effetti, il senatore Casini in pochi giorni, in tempi brevissimi, è riuscito a farsi autorizzare dal Presidente del Senato una missione individuale in Venezuela per i giorni dal 27 al 30 dicembre 2016.

Il senatore Casini può anche leggere il testo di un articolo pubblicato dal «Corriere della Sera». Ma, se è vero che una ragazza appartenente ai gruppi di attivisti per i diritti umani viene fermata alla frontiera tra Venezuela e Colombia, mentre tornava da un viaggio a Bruxelles, è anche vero che questa ragazza - il cui nome per esteso è Stacy Brigitte Escalona Mendoza - al momento dell'arresto si trovava insieme a tale Gilber Caro, deputato di Voluntad Popular, un gruppo politico di opposizione al Governo venezuelano, che pare fosse in possesso di un fucile mitragliatore di tipo FAL (fucile automatico leggero), con un numero di serie cancellato, appartenente alle forze militari venezuelane e tre panetti di esplosivo C4.

Se questo fosse vero, secondo il senatore Casini un jihadista, fermato alla frontiera tra l'Italia e la Svizzera, potrebbe anche essere ingiustamente accusato di portare materiale esplosivo e armi in Italia e potrebbe essere anche indicato come attivista dei diritti civili, magari libici, dell'Afghanistan o dell'Iraq. Ma evidentemente il presidente Casini può.

Ritengo dunque che debba essere chiaro se qui in Senato possiamo o meno considerare tutte le premesse della mozione del presidente Casini come dei consigli al Governo di un Paese amico o se non debba piuttosto trattarsi di una sorta di velina passata dall'opposizione al Governo venezuelano.

Qualcosa è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi perché nelle premesse e nelle considerazioni della mozione del presidente Casini non vi è alcun riferimento, neanche una parola, al processo di dialogo avviato dalla Santa Sede: non vi è neanche una parola, neppure negli impegni che il presidente Casini sottopone al Governo.

Cosa contraria, invece, è presente nella mozione della collega Bertorotta, dove si fa esplicito riferimento al processo di dialogo, un processo per il quale il Governo venezuelano è seduto al tavolo con la Santa Sede, mentre buona parte dell'opposizione, che qualcuno considera golpista - ma sarà la storia dirlo - non è seduta a quel tavolo.

E allora cosa è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi? Forse il presidente Casini si è sentito intimamente da se stesso rimproverato per aver saltato quel passaggio, per un uomo della sua storia e così vicino alla Chiesa cattolica e alla Curia?

Io dico che la situazione in Venezuela, certamente, con la penuria di generi alimentari, di beni di prima necessità e di medicinali, nella mozione del senatore Casini è addossata completamente alla responsabilità del Governo. È per questo che la sua mozione è schierata. E la situazione che egli prefigura è molto simile a quella del Cile del 1973. Di questa situazione il nipote di Salvador Allende dice infatti che la guerra economica oggi in Venezuela è molto simile alla situazione cilena: l'aumento dei prezzi, la scarsità di cibo, l'accaparramento, il contrabbando, l'inflazione reale e indotta, tutto ciò è uguale a quello che accadde nel 1973. Sono le parole del nipote di Salvador Allende.

E allora qual è il senso di quello che ci propone la mozione Casini, esportare la democrazia in Venezuela? Esempi di esportazione della democrazia a guida di superpotenze ne abbiamo già visti tanti e non siamo certamente d'accordo. Figuriamoci se ci possiamo fare, come Parlamento italiano, promotori di esportazione di democrazia senza averne la forza, come ce l'avevano gli Stati Uniti d'America quando l'hanno fatto, e senza ricavarne nemmeno i benefici che gli stessi Stati Uniti hanno raccolto dall'esportazione della democrazia.

E allora siamo contrari, come Gruppo Movimento 5 Stelle, alla mozione del senatore Casini, alla fretta con cui ne ha imposto la discussione in quest'Aula, all'uso strumentale delle preoccupazioni della comunità italiana, quando - non è il caso di ripeterlo - questa fretta sarebbe necessaria per ben altri provvedimenti. Il mio parere è che questa è una maniera antica di trattare di politica estera. Evidentemente ancora oggi, però, il senatore Casini può imporre le sue prassi, che sono prassi da dinosauro della politica. Io non so quanto dureranno oggettivamente queste prassi; giustamente anche i dinosauri si sono estinti. Nel frattempo, però, noi dichiariamo il nostro voto favorevole sulla mozione n. 712, a prima firma della senatrice Bertorotta, e il nostro voto contrario sulla mozione n. 709, a prima firma del senatore Casini, e tifiamo asteroide. (Applausi dal Gruppo M5S).

D'ALI' (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI' (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei anzitutto fare una brevissima considerazione. Il ministro Alfano ha ritenuto, esprimendo la posizione del Governo e i pareri sulle mozioni, di parlare a margine di altro argomento. Ma, oltre a quello, avrei gradito che avesse parlato anche dell'argomento che ho sollecitato nell'ultima seduta, e cioè del mitragliamento di un'unità da pesca italiana da parte di motovedette libiche. Quindi, ribadisco la richiesta forte e senza esitazioni, signor Presidente, che il Governo venga a riferire su quell'episodio, assolutamente recente, intollerabile e insostenibile, perché perpetrato ai danni di lavoratori italiani, in una zona di mare dove tra l'altro è presente lo Stato italiano per il pattugliamento contro i migranti irregolari. Ciò è intollerabile.

Detto questo, veniamo all'argomento. Già la volta scorsa avevamo annunciato il nostro voto favorevole sulla mozione del presidente Casini e avevamo anzi dato la nostra disponibilità a farlo nella seduta della settimana scorsa; e poi si è deciso di arrivare ad oggi. Opportunamente si è deciso ciò, perché mi pare che finalmente anche dal Governo sia arrivata una nota di ulteriore chiarezza. Mentre la volta scorsa il Governo cercava di trovare soluzioni di compromesso, questa volta mi sembra che ci sia una posizione più chiara. Voglio augurarmi che sia una posizione di netta inversione rispetto a quanto fatto nel passato da illustri predecessori del ministro Alfano o da altri Ministri. Ricordiamo le visite ossequianti fatte a Chávez e anche al suo successore da Di Pietro, D'Alema, Bertinotti e da altri esponenti di Governi italiani, naturalmente di sinistra.

Condividiamo la mozione a prima firma del presidente Casini, ma - non me voglia il collega - la riteniamo carente su alcuni aspetti. Vogliamo parlare delle miniere di uranio dello Stato di Bolívar trattate da Chavez insieme all'Iran per poter fornire a quella Nazione materiale per dotarsi di strumenti nucleari? Vogliamo parlare dei perseguitati politici che si trovano ancora nelle carceri venezuelane e dei giornalisti? Qui si presta sempre un'attenzione particolare alle sorti dei giornalisti che si permettono di criticare Governi di matrice un po' assolutista - chiamiamola così - ma ci sono anche un costante e continuo strabismo e buonismo a sinistra per questo. Non si devono toccare i regimi che nascono da fatti populistici. Si devono invece andare a toccare regimi che nascono da fatti molto spesso democraticamente espressi, ma non di matrice populista.

Può darsi che - finalmente - il Governo e il Parlamento italiano possano essere un po' più obiettivi. A me dispiace che colleghi che stimo molto - penso ai senatori di Sinistra Italiana - dinanzi ad alcuni argomenti di questo tipo addirittura censurino le manifestazioni di piazza, di cui hanno legittimamente riempito il nostro Paese per decenni. Alcune manifestazioni di piazza, fatte in Paesi gestiti da epigoni della sinistra internazionale, diventano invece manifestazioni sovversive. Prendiamo atto di siffatte dichiarazioni. Vorremmo essere quanto più possibile obiettivi e ligi al rispetto delle norme democratiche nel nostro Paese, come negli altri Paesi. Siamo quindi assolutamente convinti che si debba intervenire nelle sedi internazionali più opportune perché manifestazioni di intolleranza antidemocratica vengano censurate e, ove possibile, evitate anche in altri Paesi.

Abbiamo smosso eserciti. La democraticissima esportatrice di democrazia - mi riferisco alla Nazione americana - ha smosso eserciti propri e di altri per andare a imporre la democrazia propria o quella degli interessi petroliferi in altre parti del mondo. Ci sono però alcuni totem che, soprattutto in questo Parlamento, non potevano finora essere toccati. Oggi prendiamo atto che si entra nel vivo. Spero che questa discussione continui e abbia un suo seguito nel Venezuela, così come in altri Stati con espressioni governative di forte impianto dittatoriale.

Forse il presidente Casini non mi strizzerà più l'occhio avendo detto queste cose, ma non so quanto in questo momento possa essere opportuno appoggiarsi alla diplomazia vaticana. Non lo so: può darsi che possa essere uno strumento utile, ma in questo momento non mi sembra sia una diplomazia molto obiettiva anche nella valutazione dei fenomeni dittatoriali sudamericani. Ad ogni modo, possiamo liberamente e spero serenamente discutere anche di questo.

A nome del Gruppo Forza Italia, ribadisco il voto favorevole alla mozione a prima firma del senatore Casini e contrario alla mozione di cui è prima firmataria la senatrice Bertorotta. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

SANGALLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANGALLI (PD). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole alla mozione a prima firma del senatore Casini.

Il voto deriva naturalmente dal fatto che questa mozione, negli accenti critici che si sono sentiti, sembra non essere stata sufficientemente letta o comunque approfondita.

La mozione parte, innanzitutto, dalla considerazione per cui noi reputiamo il Venezuela un Paese fraternamente amico dell'Italia. È un Paese nel quale vivono circa 160.000 nostri connazionali e con il quale i rapporti, sia di natura culturale che civile ed economica, sono molto attivi. È un Paese del quale condividiamo le gravi preoccupazioni che derivano dalla sua situazione politica e, ancora di più, dalla sua grave situazione economica. Va rammentato che il Venezuela ha visto una trasformazione del regime chavista anche in relazione all'andamento del prezzo del petrolio e al fatto, forse, di non aver saputo approfittare dell'opportunità in certi momenti della sua storia ovvero quando il petrolio lo consentiva, di creare strutturalmente una chiara alternativa alla propria economia. È un Paese strategico per il mondo perché è uno dei maggiori produttori petroliferi. Fa parte dell'OPEC ed è il Paese che ha la più ampia riserva di petrolio e di altri idrocarburi tra tutti i Paesi mondiali. È un Paese, quindi, con grandi prospettive, a condizione che queste vedano coinvolto il popolo venezuelano in un processo che democraticamente deve consentire allo stesso di uscire da diverse stagioni caratterizzato da un forte deficit di democrazia. L'esperienza di Chavez è stata condivisa e sostenuta in un certo momento dal popolo venezuelano. È stata un'esperienza corroborata anche dal fatto che la condizione economica non era quella che il Paese sta attraversando adesso. Quando la condizione economica diventa difficile, si complica anche la possibilità di ottenere un consenso diffuso. Quando la condizione economica diventa difficile, è il momento in cui occorre tirare fuori il proprio sentimento e stile democratico per consentire alla democrazia venezuelana di crescere, proprio per corrispondere alle necessità di un Paese che vive un travaglio economico che in gran parte non dipende dallo stesso.

La nostra mozione è a favore del Venezuela e delle libertà democratiche nel Paese. Voglio ricordare che nel Parlamento venezuelano l'opposizione è quasi il 60 per cento dei suoi componenti. Il Parlamento venezuelano non ha voce in capitolo sul processo legislativo, né sulla fiducia al Governo. Le iniziative legislative in quel Parlamento sono state cassate dal Governo e dalla Corte suprema venezuelana, che è espressione diretta del Governo. Il rapporto tra Governo e Parlamento va ristabilito - noi chiediamo questo - nella sua normalità democratica. Quando il Parlamento rappresenta un popolo che, a maggioranza, adesso esprime un'alternativa rispetto al Governo, almeno la legislazione e il Governo dovrebbero adattarsi - si spera in Venezuela, come in qualunque altro Paese - alla volontà prevalente del popolo. Noi non ci schieriamo con le opposizioni contro il Governo venezuelano. Noi abbiamo fatto nostro nella mozione che presentiamo - mi dispiace che questo capoverso non sia stato notato - l'iter di «dialogo politico, avviato anche grazie alla mediazione vaticana», che adesso appare bloccato, come ci veniva detto prima dal ministro Alfano, dal presidente Casini e dalle gerarchie vaticane. Viene bloccato perché si è irrigidito il rapporto tra Governo e Parlamento e tra Esecutivo e opposizioni. Il leader del partito Volontà Popolare, Leopoldo López, è stato carcerato e condannato a tredici anni e nove mesi di reclusione. Adesso è nelle galere venezuelane e noi osserviamo una condanna di questo tipo con una sufficienza che non ho mai avvertito in altre circostanze.

Ledezma è stato sindaco di Caracas; Manuel Diaz, assassinato, era leader di Accíon Democratica: non stiamo parlando di un'opposizione golpista, ma di un'opposizione profondamente democratica. Dentro il cartello delle opposizioni ci sono certamente anche opposizioni che non partecipano alla cultura democratica di quel Paese e, infatti, l'opposizione venezuelana si è anche divisa.

C'è bisogno quindi di una forte azione internazionale che parta prima di tutto dal sostegno alla popolazione del Venezuela, che vive una situazione di straordinaria povertà e degrado sociale. Caracas oggi appare come la città con il più alto tasso di criminalità al mondo, la più elevata quantità di reati commessi rispetto alla popolazione di qualunque altra città del mondo. Vuol dire che siamo di fronte a un degrado sociale gravissimo, che ci preoccupa per l'amicizia che abbiamo verso questo Paese, per gli italiani che vivono lì e anche per gli importanti interessi economici che nutriamo in quel Paese.

La linea di condotta che prefigura la diplomazia vaticana è compresa in questa mozione e rappresenta la nostra linea di condotta: il rispetto per tutte le istituzioni venezuelane; il rilascio dei detenuti politici, come quelli che si prendono tredici anni e nove mesi di reclusione, come Antonio Lopez, per avere svolto opposizione politica; il rispetto delle iniziative umanitarie che consentono di far accedere al Venezuela i medicamenti e il cibo per la popolazione venezuelana e la povera gente che attualmente non ha accesso agli aiuti internazionali; infine, la predisposizione di un calendario elettorale che consenta di ristabilire un rapporto tra popolo e Governo di quel Paese.

Ebbene, mi pare che questa mozione, francamente, non possa subire molte modifiche, perché è sinceramente democratica, vicina al popolo venezuelano e vicina ai valori che da sempre hanno ispirato la nostra azione di politica internazionale. Questo non significa prendere parte per l'uno o per l'altro o esportare la democrazia, ma sostenere le opposizioni democratiche laddove queste vengono messe in condizione di non poter esistere e i cui esponenti vengono messi nelle galere.

Voglio anche rispondere a chi si chiedeva la volta scorsa perché ci occupiamo del Venezuela quando in Italia abbiamo tanti problemi: quando parliamo di politica internazionale, qualunque sia il Paese del quale ci dobbiamo occupare, resta il fatto che abbiamo sempre tanti problemi nel nostro Paese.

Vorrei ricordare - visto che il Governo ha accolto un nostro ordine del giorno in materia - che imprese italiane di grandi, ma anche di piccole e medie dimensioni, sono impegnate in Venezuela, con appalti per 10 miliardi di euro, per costruire il sistema ferroviario venezuelano, che collega tutto il Venezuela, Paese vasto e per pochissima parte elettrificato: sono grandi imprese italiane, come ENI, Astaldi e Impregilo, ma anche medie imprese, che fanno parte della loro rete di specializzazione, nonché piccole imprese che operano in loco. Sono in parte imprese di italiani che vivono là e fanno parte dei 142.000 nostri connazionali in Venezuela. In parte si tratta di imprese italiane che si trovano lì proprio in virtù del fatto che con il Venezuela di Chavez si era inteso aprire un rapporto economico costruttivo, riconoscendo a quel Paese i passi che stava facendo, mentre adesso si è modificato l'orizzonte, la realtà e il sistema nel quale stanno svolgendo la propria azione.

Quindi, per il popolo venezuelano, per la sua evoluzione democratica, per i suoi detenuti politici e per i tanti amici che si trovano adesso nelle carceri del Venezuela, come in altri Paesi, e per la linea della Santa Sede che è una linea di mediazione costruttiva, sostenendo tutto questo, voteremo convintamente a favore della mozione n. 709, perché pensiamo in questo modo di mostrare una totale coerenza con la nostra storia, il nostro modo di vedere le cose e di proiettare questa coerenza nel futuro, qualunque Paese riguardi questo futuro. (Applausi dal Gruppo PD e AP (Ncd-CpI)).

PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione.

Dopo la votazione delle mozioni, ai sensi dell'articolo 160 del Regolamento, sarà posto ai voti l'ordine del giorno G1.

Passiamo alla votazione della mozione n. 709.

CANDIANI (LN-Aut). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 709, presentata dal senatore Casini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della mozione n. 712 (testo corretto).

CALDEROLI (LN-Aut). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 712 (testo corretto), presentata dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1.

CALDEROLI (LN-Aut). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Sangalli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).