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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


PERRONE (CoR). Signora Presidente, colleghi, mi sembra doveroso iniziare questo mio intervento ringraziando il Presidente della Commissione antimafia, l'onorevole Rosy Bindi, il senatore Vaccari che ha presieduto il Comitato sulle infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito, e tutti i colleghi che hanno preso parte a questo lungo e impegnativo percorso, che ha portato alla redazione di questo importante documento.

Un lavoro che, ci auspichiamo, il legislatore potrà tradurre in nuovi e diversi provvedimenti, che riescano ad adattarsi alla continua evoluzione del gioco d'azzardo che, purtroppo, fornisce una chiave d'accesso sempre diversa per coloro che trasformano il gioco lecito in attività criminose.

La relazione approvata dalla Commissione antimafia lo scorso 6 luglio ha delineato con precisione e dovizia la realtà attraverso la quale il gioco d'azzardo diventa un volano per la mafia e la malavita, attraverso cui riescono ad eludere i controlli statali oppure a riciclare denaro sporco.

In particolare, le conclusioni di questo lavoro hanno rivelato una progressiva emersione delle attività illegali riconducibili alle organizzazioni mafiose, soprattutto grazie all'operato delle nostre Forze dell'ordine. L'osservazione di questi fenomeni criminosi, inoltre, ha portato all'individuazione di quelle zone d'ombra all'interno del sistema dei giochi d'azzardo che, se eliminate, manterranno nella legalità le attività inerenti al settore dei giochi.

Il fatto che la relazione sia stata approvata all'unanimità dalla Commissione antimafia è un segnale positivo che renderà più agevole la predisposizione e l'approvazione di quei provvedimenti normativi che andranno a completare a livello legislativo l'attività svolta dalla Commissione antimafia.

Detto questo, vorrei intraprendere una riflessione sul fenomeno della ludopatia, che risulta essere un problema sociale che interessa, in modo diverso, tutto il territorio nazionale. In Italia si contano circa 15 milioni di giocatori d'azzardo che, solo nel 2015, hanno speso 88 miliardi di euro nelle attività correlate al gioco d'azzardo.

Se consideriamo che il totale dei consumi delle famiglie italiane ammonta a 850 miliardi, vuol dire che il 12 per cento della spesa delle famiglie è indirizzato al gioco d'azzardo. Sono cifre che ci forniscono una chiara indicazione in merito alla diffusione di questo fenomeno, che paradossalmente proprio la crisi economica ha accentuato: mentre un tempo le famiglie risparmiavano di più, adesso investono nel gioco il loro futuro.

Ciò vuol dire che il fenomeno del gioco d'azzardo non può e non deve essere affrontato unicamente dal punto di vista della prevenzione delle attività illecite ad esso connesse, specialmente di tipo mafioso. Siamo infatti di fronte ad un problema socialmente rilevante in relazione alla dipendenza prodotta dal gioco patologico.

A quanto detto bisogna aggiungere che, a partire dal 2003, come rilevato anche dall'indagine della Commissione antimafia, lo Stato ha cambiato l'obiettivo delle sue decisioni, facendo diventare il gioco d'azzardo un vero e proprio settore economico, una fonte di entrate attualmente non rinunciabile: stiamo parlando di un'industria che conta oltre 6.600 imprese e un bacino occupazionale di circa 200.000 dipendenti.

Dall'altro lato della medaglia, invece, abbiamo tre milioni di persone che sono a rischio patologico e circa un milione che ha sviluppato una vera e propria patologia al gioco. Si tratta di cittadini che appartengono soprattutto alle fasce più deboli della popolazione (disoccupati, pensionati, giovani), che cercano nel gioco un rifugio da una realtà che nega loro un lavoro, una casa e una vita dignitosa. Non a caso le Regioni più colpite da questo fenomeno sono proprio quelle del Centro-Sud, dove la disoccupazione, specialmente giovanile, è arrivata a percentuali non accettabili.

Da una parte, quindi, lo Stato investe sul gioco d'azzardo in quanto indispensabile fonte di gettito fiscale che, ad esempio, solo nel 2016 la Corte dei conti ha quantificato in 1,8 miliardi di euro di maggiore gettito. Dall'altra parte, sappiamo che lo Stato spende circa 6 miliardi di euro per i giocatori patologici, tanto che la legge 8 novembre 2012, n. 189, ha inserito la ludopatia nei livelli essenziali di assistenza, con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da questa patologia. È quindi evidente che si tratta di un fenomeno di grande portata che, dopo l'alcool e la droga, risulta essere la terza forma di dipendenza.

Questa ambivalenza dello Stato, che da una parte ha interesse ad alimentare l'industria del gioco, mentre dall'altra utilizza risorse pubbliche per prevenire e curare le patologie ad essa correlate, ha impoverito le famiglie ed ha reso la vita più semplice alle organizzazioni malavitose che riescono a delinquere.

Questa disamina mi dà l'occasione per aprire una riflessione, che estendo a tutti i colleghi presenti, in merito al ruolo dello Stato in questa vicenda.

Possiamo intraprendere percorsi virtuosi, come quello che ha portato alla stesura della relazione che stiamo discutendo; possiamo decidere di adottare misure legislative più compiute per avversare l'illegalità, soprattutto di tipo mafioso; ma se è lo Stato ad indietreggiare sulle proprie posizioni per far entrare nelle casse pubbliche risorse economiche, senza procedere con tagli alla spesa o aumenti delle tasse, è ovvio che tutti questi percorsi vengono vanificati.

Mi riferisco al condono accordato dal Governo Letta, alle dieci società che sono state dichiarate colpevoli di non aver collegato le proprie macchine alla rete dei Monopoli che, di conseguenza, non ha potuto controllare le giocate, perdendo un introito quantificato dalla Corte dei conti in quasi tre miliardi di euro. Nonostante ciò, nel 2013 il Governo ha ridotto a 857 milioni l'ammontare della multa da pagare, pur di far subito cassa. Parimenti, la legge di stabilità del 2015, varata dal Governo Renzi, ha previsto una sanatoria per le sale di scommesse illegali attraverso il pagamento di una penale di 10.000 euro, in cambio di un introito di 500 milioni annui all'erario prodotto dalle loro attività. Una sanatoria che la legge di stabilità del 2016 ha procrastinato, poiché il numero degli operatori che hanno legalizzato la propria posizione è stato al di sotto delle aspettative dell'Esecutivo. Si tratta di sanatorie attraverso le quali i Governi di sinistra che si sono avvicendati negli ultimi anni hanno fatto cassa, a discapito del lavoro di contrasto delle Forze dell'ordine nei confronti dei giochi illeciti e del lavoro di prevenzione socio-sanitaria che i Comuni stanno attuando, con molte difficoltà, per tutelare le comunità di cittadini di loro competenza.

Stiamo parlando di esercenti che per anni hanno operato senza essere collegati al totalizzatore nazionale dei Monopoli, attraverso i quali la criminalità mafiosa ha potuto operare indisturbata. Se l'apparecchio d'intrattenimento (le macchinette) non è collegato ad alcuna rete, non può esservi trasmissione dei dati al concessionario e quindi di esso non rimane traccia. La manomissione del sistema telematico tramite alterazione dei congegni di gioco è poi una delle cause più ricorrenti attraverso cui il gioco legale diventa illegale. Evasione e riciclaggio, infatti, vanno di pari passo. Nella stessa relazione oggetto della discussione odierna è stata segnalata l'esigenza di una riflessione sulla compatibilità tra «un'azione di reale contrasto al gioco illecito ed alle infiltrazioni mafiose e il costante ricorso a forme di sanatoria».

Detto ciò, vorrei aggiungere qualche considerazione sull'impatto dei giochi d'azzardo a livello locale. Da diverso tempo gli amministratori locali hanno sollevato il problema della gestione delle sale gioco sul territorio e del loro impatto sulla popolazione. Nel Centro-Nord del Paese, ad esempio, il fenomeno è in crescita, perché il bacino d'utenza è in ascesa a causa della presenza di giovani che sono sempre più dediti al gioco online. Nel Sud, invece, la percentuale di giocatori è maggiore, ma il bacino d'utenza è destinato nei prossimi anni a stabilizzarsi a causa della migrazione dei giovani, che lasciano molti Comuni popolati in prevalenza da anziani.

Esistono poi dimensioni territoriali in cui la presenza massiccia di organizzazioni criminali facilita l'illegalità nel gioco d'azzardo, che in alcuni casi viene addirittura percepita dalla comunità come un'attività normale. In questa prospettiva, pensare a soluzioni che rientrano in un unico calderone risulta essere un approccio fallimentare.

Per quanto riguarda le autorizzazioni e i controlli, è sempre più forte l'urgenza di creare un quadro normativo di regole unitario per tutto il sistema del gioco legale, che preveda un controllo pieno delle Forze dell'ordine e un sistema di autorizzazioni tutto in capo alle questure. Allo stesso modo, deve essere garantita agli enti locali la possibilità di effettuare una pianificazione territoriale d'intesa con le Regioni. Difatti, è proprio nei territori comunali che l'impatto dovuto alla presenza delle sale da gioco desta maggiori preoccupazioni per la tranquillità sociale, per la salute pubblica e in termini di aumento della criminalità.

In queste situazioni emergenziali, diversi amministratori locali hanno risposto con ordinanze restrittive volte a limitare gli orari di apertura e di chiusura o attraverso misure di sicurezza volte a spostare le autorizzazioni in zone più periferiche o comunque lontano dai luoghi sensibili (come scuole, chiese, sedi istituzionali e parchi), fino ad arrivare a provvedimenti limitativi che prevedono il divieto di apertura di sale da gioco nei loro territori di appartenenza. Queste ragioni ci spingono ad esortare gli amministratori locali e regionali a costituire una piattaforma permanente per la pianificazione delle sale da gioco sul territorio, garantendo ai Comuni i necessari controlli amministrativi e di ordine pubblico. È nostro auspicio, infatti, che la Conferenza unificata addivenga quanto prima alla definizione di un'intesa - peraltro già in corso - che si faccia carico di queste esigenze. Non dimentichiamo infatti che sono gli amministratori locali ad interfacciarsi ogni giorno con la loro comunità di cittadini e che devono far fronte a problematiche di servizio pubblico e di salute pubblica, senza avere gli strumenti necessari per impedire che un problema diventi un'emergenza locale.

Concludo con un breve accenno in merito al gioco online, che probabilmente sta diventando l'insidia maggiore cui dover far fronte nell'ambito del gioco lecito e illecito. Non ci sono infatti persone o luoghi da rintracciare, tutto è evanescente, come la stessa realtà virtuale. Il gioco d'azzardo online è una preoccupazione non solo italiana, ma riveste carattere internazionale. Dunque ad un problema internazionale non si possono dare risposte in ambito nazionale.

È quindi auspicabile che il Governo e la maggioranza si adoperino per l'attuazione della quarta direttiva antiriciclaggio, volta a definire regole di cooperazione che siano efficaci in ambito comunitario.

Per le stesse ragioni, ribadisco l'importanza di dar seguito in tempi brevi e compatibili con la fine della legislatura al lavoro svolto dalla Commissione antimafia, affinché le sue ventitré proposte possano divenire interventi.

In conclusione, preannuncio il voto favorevole del Gruppo Conservatori e Riformisti alla relazione presentata. (Applausi dal Gruppo CoR).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Consiglio. Ne ha facoltà.