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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


LUMIA (PD). Signora Presidente, colleghi, l'esperienza maturata in tanti anni di impenno antimafia mi porta all'amara constatazione che, con l'espansione del gioco d'azzardo, il nostro Paese è entrato in una spirale perversa. Più gioco, più entrate fiscali; si è partiti così e poi, via via, il meccanismo è diventato serio e drammatico: più gioco, più dipendenza, sino alla ludopatia; più gioco legale e, paradossalmente, più gioco illegale e, quindi, più presenza mafiosa. Come uscirne?

Non sarà certamente facile. Non ne veniamo a capo limitandoci a gridare allo scandalo o a stracciarci le vesti; dovremo metterci di buona lena in cammino, con un passo progettuale e operativo. Sarà un cammino lungo, faticoso, in salita, da realizzare tappa dopo tappa.

La prima: colpire la mafia presente nel gioco d'azzardo. In questo arduo compito, è preziosissimo il lavoro svolto dalla Commissione antimafia. Più volte, nelle ultime legislature, infatti, la Commissione si è occupata del tema del gioco d'azzardo legale e delle molteplici infiltrazioni delle mafie, sia nei concessionari, sia nei gestori, sia nelle tante attività collaterali. Anche in questa legislatura si è lavorato sodo: prima il Comitato, poi la Commissione, hanno approvato all'unanimità una relazione del senatore Vaccari. Oggi, la nostra responsabilità ci porta a una risoluzione che impegna il Governo su fatti e misure molto precise.

Tre cose mi hanno colpito in questa relazione, la prima delle quali è il riciclaggio. Il maledetto riciclaggio, che avviene in diverse forme, sia attraverso la partecipazione diretta, a volte senza neppure lo schermo di un prestanome, sia attraverso le società concessionarie, sia anche attraverso la gestione dei singoli punti gioco, magari predisposti per il gioco online tramite società estere.

Altro punto, altrettanto perverso, è il controllo mafioso del territorio, che si manifesta con l'imposizione delle macchinette per il gioco ai singoli bar, spesso costretti a installarle, esattamente come se fosse un vero e proprio pizzo, con esercenti a volte conniventi con le organizzazioni criminali nella gestione di apparecchi in parte legali ed in parte illegali perché non connessi alle rete di controllo.

Il terzo punto che mi ha colpito è la creazione di un circuito, di un sistema fatto di giocatori che diventano dipendenti, che alimentano a loro volta l'odioso giro dell'usura, ovviamente controllato dalle stesse organizzazioni mafiose.

Dalla relazione emerge chiaramente che il circuito economico legale è cosi ampio che la partecipazione di capitali mafiosi può essere vantaggiosa anche restando in un circuito di apparente legalità, un'apparenza che crolla non appena si indaga sugli interessi che ruotano all'interno del gioco d'azzardo. Spesso emergono così gli interessi e le modalità tipiche dell'agire mafioso.

Sappiamo anche che le lobby del gioco sono molto potenti: è recente l'arresto di Corallo e di un ex parlamentare che sedeva - pensate un po' - nella Commissione antimafia nella scorsa legislatura e recentemente sono anche stati fatti emergere i rapporti con la criminalità organizzata.

La normativa, così com'è, è insufficiente e la relazione della Commissione antimafia che ci è stata presentata oggi, qui in Senato, individua i punti specifici su cui intervenire: da un lato, ridurre la diffusione eccessiva dei punti gioco e dei giochi che maggiormente espongono i giocatori al fenomeno della ludopatia e del gioco compulsivo; dall'altro, rendere sempre più trasparente il settore dei giochi e le modalità di accesso alle gare per le concessioni e l'assegnazione di gestione dei punti gioco in tutto e per tutto simili alle gare d'appalto, con obbligo di documentare accuratamente la compagine societaria, di rendere immediatamente note alle autorità competenti eventuali cessioni di azienda o subentri nella gestione.

Sul primo punto si sta lavorando da tempo per giungere ad un'intesa con le Regioni e gli enti locali, che consenta di ridurre le sale gioco e la presenza di slot nei locali pubblici, e di allontanarle da luoghi frequentati dai giovani, che troppo facilmente possono accedere al gioco d'azzardo anche in età minorile.

Allo stesso modo, si deve giungere al più presto ad una normativa più stringente sulla pubblicità, sui luoghi e gli spazi TV in cui è consentita o meno.

Sull'aspetto più direttamente collegato con la dimensione dell'infiltrazione mafiosa o criminale nel gioco d'azzardo legale, bisogna sicuramente predisporre norme che impongano alla società concessionaria una sorta di «responsabilità diretta» sulla gestione materiale dei giochi effettuata sul territorio: non è pensabile, colleghi, che si riceva una delega dallo Stato di questa portata e non si sia responsabili in alcun modo se poi, sul territorio, l'attività viene svolta in maniera illegale o «appaltata», in maniera anche formalmente legale, alle diverse mafie.

Ugualmente, bisogna valutare se non sia necessario un innalzamento delle pene, almeno per le violazioni più gravi, che consenta di utilizzare alcuni strumenti di indagine più efficaci, come le intercettazioni telefoniche e ambientali e le indagini patrimoniali.

Un altro punto qualificante, sottolineato nella relazione, è quello di lavorare per una sorta di armonizzazione delle normative di controllo e prevenzione anche a livello europeo, quantomeno per evitare, come avviene troppo spesso attualmente, che il controllo di legalità effettuato in Italia tenga lontani i mafiosi dal sistema del gioco legale, per poi vederseli rientrare tramite società di comodo, costruite in Paesi europei compiacenti o con normative non sufficientemente stringenti.

Per questo ringrazio il senatore Vaccari, il nostro Capogruppo in Commissione antimafia, senatore Mirabelli, nonché le senatrici Capacchione e Ricchiuti per il lavoro svolto. Ringrazio anche la senatrice Albano, che ci ha parlato dei rischi cui si è esposta quando ha lavorato contro il gioco d'azzardo in Liguria.

La relazione è uno strumento prezioso che ha consentito, prima a tutta la Commissione, e ora anche alla Camera e al Senato, di riflettere in maniera ancora più approfondita su questo tema e di sostenere, con accorgimenti sempre più efficaci, la necessità di normative e di controlli più puntuali per cacciare le mafie da un settore economico così rilevante e che, formalmente e sostanzialmente, debba svolgersi tutto sotto il pieno controllo dello Stato.