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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


ALBANO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, è con grande orgoglio che ci troviamo qui, oggi, per presentare di fronte a quest'Assemblea il risultato di un lungo lavoro portato avanti dalla Commissione parlamentare antimafia, della quale mi onoro di far parte, sulle infiltrazioni criminali nel gioco lecito e illecito.

Per diversi mesi, nel corso del 2016, il X Comitato ha analizzato non solo l'impianto normativo relativo al settore del gioco d'azzardo, con le sue le lacune e le sue criticità, ma ha soprattutto studiato le vulnerabilità alle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco, sia esso lecito che illecito, formulando infine delle proposte normative che le competenti Commissioni parlamentari mi auguro possano prendere in considerazione quanto prima.

Nonostante, infatti, le tante differenze e le numerose discussioni riscontrate in questi anni di lavori di Aula su tale importante tema, abbiamo sempre trovato delle convergenze che vanno al di là delle opinioni politiche e di partito, poiché tra noi credo che tutti abbiano a cuore sia la salute dei nostri concittadini, messa a rischio dal grave fenomeno delle ludopatie sia un efficace contrasto alle attività illecite della criminalità organizzata.

Ed è, purtroppo, evidente il legame tra gioco legale e criminalità. Grazie all'opera della magistratura e delle Forze dell'ordine possiamo affermare con certezza che le organizzazioni mafiose sono state in grado, nel corso degli anni, infiltrandosi tra le pieghe del sistema, di trarre da esso ragguardevoli benefici economici. Tuttavia, grazie a una puntuale attività di controllo e repressione, che ha visto impegnata anche l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, le autorità hanno potuto individuare e regolarizzare molte di tali attività, attraverso recuperi di imposte, denunce e sequestri penali, unitamente a misure di carattere cautelare.

Mi preme, inoltre, sottolineare come questa problematica sia per me particolarmente importante. Le battaglie che ho portato avanti contro l'apertura di nuove sale slot nella mia città, come sapete, mi hanno messo purtroppo nel mirino della criminalità organizzata. Eppure, conscia dell'importanza della questione, ho deciso di continuare a battermi.

Le mafie, com'è evidente e come riporta correttamente la relazione della Commissione, vedono nel gioco un business altamente redditizio. Da un lato, esso consente di riciclare facilmente enormi quantità di denaro di provenienza illecita; dall'altro, permette di realizzare enormi profitti anche nell'alveo della legalità. Mi spaventa, quindi, pensare che la crescita delle giocate legali sia andata di pari passo con l'incremento degli introiti dei boss, nonostante le due cose possano sembrare, a prima vista, in contrasto.

La relazione compie un interessante excursus storico sull'evoluzione del gioco d'azzardo in Italia, percepito sin dai primissimi anni Novanta come un fenomeno dall'alto disvalore etico e quindi da perseguire e contrastare. Nel corso del decennio successivo, pur rimanendo percepito come un fenomeno sostanzialmente negativo, il gioco diviene una fonte sempre più importante di entrate tributarie, anche in un'ottica di contributo alla riduzione del debito pubblico. Infine, a partire dal 2003, cambia sensibilmente l'obiettivo del decisore pubblico, che vede nel gioco d'azzardo un vero e proprio settore economico, portando a un aumento vertiginoso dell'offerta di diverse tipologie di giochi, diventando sempre più una parte importante della composizione dei consumi privati delle famiglie italiane e del gettito che lo Stato incassa. Questo, infatti, passa dai quasi 48 miliardi di euro del 2008 agli oltre 80 miliardi di euro di oggi, per un settore industriale che conta oltre 6.000 imprese e occupa circa 200.000 addetti.

E allora, cari colleghi, se in un'Italia dove, secondo le ultime e imprecise ricerche, abbiamo 15 milioni di giocatori abituali e almeno 800.000 giocatori patologici, mi chiedo - e vi chiedo - se non sia compito dello Stato mettere in campo ogni possibile misura per ridurre, quanto più possibile, la dipendenza dal gioco contrastando, allo stesso tempo e in maniera decisa, la presenza delle organizzazioni criminali all'interno del settore.

La relazione ci informa - ma lo sappiamo benissimo - che le attività criminali nel settore dei giochi si annidano nelle falle e negli interstizi del sistema: manomissioni, segnali e connessioni che saltano, anomalie cui corrispondono spesso interventi di controllo blandi o non tempestivi, transazioni che avvengono nell'ombra, pagamenti anonimi, sottraendo alla tassazione la maggior parte dei ricavi prodotti dall'uso degli apparecchi.

Voglio richiamare, in questa sede, la sentenza della Corte costituzionale, che nel 2015, ha affermato come sia giusto che i Governi e le amministrazioni pubbliche restringano l'attività di organizzazione e gestione dei giochi pubblici affidati in concessione, per garantire un livello di tutela dei consumatori particolarmente elevato e padroneggiare i rischi connessi a questo settore, consentendoci così di introdurre nuove e maggiori restrizioni al gioco, dichiarando esplicitamente che gli interessi pubblici prevalenti non stanno nei guadagni dei gestori, ma nel contrasto alla diffusione del gioco irregolare o illegale, nella tutela della sicurezza, dell'ordine pubblico e dei consumatori, specie minori d'età, e nella lotta contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore.

Accolgo fortemente, allora, le proposte contenute nella relazione, tra le quali voglio richiamare sicuramente un rafforzamento delle barriere all'ingresso, per il rilascio, il rinnovo e il mantenimento delle concessioni, unito a un inasprimento dell'apparato sanzionatorio penale e amministrativo. Altresì, sarà opportuno rafforzare, anche di concerto con l'ANAC, le misure antiriciclaggio, attraverso una maggiore tracciabilità delle vincite al gioco. In tal senso, ha ragione la relazione quando denuncia i rischi derivanti dall'estrema polverizzazione dei punti di gioco che ostacola i controlli.

Infine, non dobbiamo dimenticarci di intervenire con politiche adatte nei confronti dei giocatori d'azzardo patologici, che vanno aiutati con misure preventive, terapeutiche e anche riabilitative, misure che potrebbero - è una mia opinione - essere finanziate ulteriormente con parte del gettito derivante dal gioco stesso.

Il gioco d'azzardo è diventato ormai un coinvolgimento di massa di tutti i ceti sociali e, mentre nelle culture passate il giocatore d'azzardo veniva considerato un avventuriero dissipatore, oggi un ragazzo o un adulto che bruciano soldi nelle macchinette istallate un po' dovunque non vengono considerati neppure soggetti a rischio.

Voglio ringraziare nuovamente la Commissione, e in particolare il senatore Vaccari, per questo importante lavoro e voglio sollecitare tutti voi, colleghi, a non retrocedere, neanche di un centimetro, in tema di lotta al gioco d'azzardo; ne va della salute dei nostri figli e dei nostri concittadini, nel bene dell'Italia tutta. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ricchiuti. Ne ha facoltà.