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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Perrone. Ne ha facoltà.

PERRONE (CoR). Signora Presidente, colleghi, mi sembra doveroso iniziare questo mio intervento ringraziando il Presidente della Commissione antimafia, l'onorevole Rosy Bindi, il senatore Vaccari che ha presieduto il Comitato sulle infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito, e tutti i colleghi che hanno preso parte a questo lungo e impegnativo percorso, che ha portato alla redazione di questo importante documento.

Un lavoro che, ci auspichiamo, il legislatore potrà tradurre in nuovi e diversi provvedimenti, che riescano ad adattarsi alla continua evoluzione del gioco d'azzardo che, purtroppo, fornisce una chiave d'accesso sempre diversa per coloro che trasformano il gioco lecito in attività criminose.

La relazione approvata dalla Commissione antimafia lo scorso 6 luglio ha delineato con precisione e dovizia la realtà attraverso la quale il gioco d'azzardo diventa un volano per la mafia e la malavita, attraverso cui riescono ad eludere i controlli statali oppure a riciclare denaro sporco.

In particolare, le conclusioni di questo lavoro hanno rivelato una progressiva emersione delle attività illegali riconducibili alle organizzazioni mafiose, soprattutto grazie all'operato delle nostre Forze dell'ordine. L'osservazione di questi fenomeni criminosi, inoltre, ha portato all'individuazione di quelle zone d'ombra all'interno del sistema dei giochi d'azzardo che, se eliminate, manterranno nella legalità le attività inerenti al settore dei giochi.

Il fatto che la relazione sia stata approvata all'unanimità dalla Commissione antimafia è un segnale positivo che renderà più agevole la predisposizione e l'approvazione di quei provvedimenti normativi che andranno a completare a livello legislativo l'attività svolta dalla Commissione antimafia.

Detto questo, vorrei intraprendere una riflessione sul fenomeno della ludopatia, che risulta essere un problema sociale che interessa, in modo diverso, tutto il territorio nazionale. In Italia si contano circa 15 milioni di giocatori d'azzardo che, solo nel 2015, hanno speso 88 miliardi di euro nelle attività correlate al gioco d'azzardo.

Se consideriamo che il totale dei consumi delle famiglie italiane ammonta a 850 miliardi, vuol dire che il 12 per cento della spesa delle famiglie è indirizzato al gioco d'azzardo. Sono cifre che ci forniscono una chiara indicazione in merito alla diffusione di questo fenomeno, che paradossalmente proprio la crisi economica ha accentuato: mentre un tempo le famiglie risparmiavano di più, adesso investono nel gioco il loro futuro.

Ciò vuol dire che il fenomeno del gioco d'azzardo non può e non deve essere affrontato unicamente dal punto di vista della prevenzione delle attività illecite ad esso connesse, specialmente di tipo mafioso. Siamo infatti di fronte ad un problema socialmente rilevante in relazione alla dipendenza prodotta dal gioco patologico.

A quanto detto bisogna aggiungere che, a partire dal 2003, come rilevato anche dall'indagine della Commissione antimafia, lo Stato ha cambiato l'obiettivo delle sue decisioni, facendo diventare il gioco d'azzardo un vero e proprio settore economico, una fonte di entrate attualmente non rinunciabile: stiamo parlando di un'industria che conta oltre 6.600 imprese e un bacino occupazionale di circa 200.000 dipendenti.

Dall'altro lato della medaglia, invece, abbiamo tre milioni di persone che sono a rischio patologico e circa un milione che ha sviluppato una vera e propria patologia al gioco. Si tratta di cittadini che appartengono soprattutto alle fasce più deboli della popolazione (disoccupati, pensionati, giovani), che cercano nel gioco un rifugio da una realtà che nega loro un lavoro, una casa e una vita dignitosa. Non a caso le Regioni più colpite da questo fenomeno sono proprio quelle del Centro-Sud, dove la disoccupazione, specialmente giovanile, è arrivata a percentuali non accettabili.

Da una parte, quindi, lo Stato investe sul gioco d'azzardo in quanto indispensabile fonte di gettito fiscale che, ad esempio, solo nel 2016 la Corte dei conti ha quantificato in 1,8 miliardi di euro di maggiore gettito. Dall'altra parte, sappiamo che lo Stato spende circa 6 miliardi di euro per i giocatori patologici, tanto che la legge 8 novembre 2012, n. 189, ha inserito la ludopatia nei livelli essenziali di assistenza, con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da questa patologia. È quindi evidente che si tratta di un fenomeno di grande portata che, dopo l'alcool e la droga, risulta essere la terza forma di dipendenza.

Questa ambivalenza dello Stato, che da una parte ha interesse ad alimentare l'industria del gioco, mentre dall'altra utilizza risorse pubbliche per prevenire e curare le patologie ad essa correlate, ha impoverito le famiglie ed ha reso la vita più semplice alle organizzazioni malavitose che riescono a delinquere.

Questa disamina mi dà l'occasione per aprire una riflessione, che estendo a tutti i colleghi presenti, in merito al ruolo dello Stato in questa vicenda.

Possiamo intraprendere percorsi virtuosi, come quello che ha portato alla stesura della relazione che stiamo discutendo; possiamo decidere di adottare misure legislative più compiute per avversare l'illegalità, soprattutto di tipo mafioso; ma se è lo Stato ad indietreggiare sulle proprie posizioni per far entrare nelle casse pubbliche risorse economiche, senza procedere con tagli alla spesa o aumenti delle tasse, è ovvio che tutti questi percorsi vengono vanificati.

Mi riferisco al condono accordato dal Governo Letta, alle dieci società che sono state dichiarate colpevoli di non aver collegato le proprie macchine alla rete dei Monopoli che, di conseguenza, non ha potuto controllare le giocate, perdendo un introito quantificato dalla Corte dei conti in quasi tre miliardi di euro. Nonostante ciò, nel 2013 il Governo ha ridotto a 857 milioni l'ammontare della multa da pagare, pur di far subito cassa. Parimenti, la legge di stabilità del 2015, varata dal Governo Renzi, ha previsto una sanatoria per le sale di scommesse illegali attraverso il pagamento di una penale di 10.000 euro, in cambio di un introito di 500 milioni annui all'erario prodotto dalle loro attività. Una sanatoria che la legge di stabilità del 2016 ha procrastinato, poiché il numero degli operatori che hanno legalizzato la propria posizione è stato al di sotto delle aspettative dell'Esecutivo. Si tratta di sanatorie attraverso le quali i Governi di sinistra che si sono avvicendati negli ultimi anni hanno fatto cassa, a discapito del lavoro di contrasto delle Forze dell'ordine nei confronti dei giochi illeciti e del lavoro di prevenzione socio-sanitaria che i Comuni stanno attuando, con molte difficoltà, per tutelare le comunità di cittadini di loro competenza.

Stiamo parlando di esercenti che per anni hanno operato senza essere collegati al totalizzatore nazionale dei Monopoli, attraverso i quali la criminalità mafiosa ha potuto operare indisturbata. Se l'apparecchio d'intrattenimento (le macchinette) non è collegato ad alcuna rete, non può esservi trasmissione dei dati al concessionario e quindi di esso non rimane traccia. La manomissione del sistema telematico tramite alterazione dei congegni di gioco è poi una delle cause più ricorrenti attraverso cui il gioco legale diventa illegale. Evasione e riciclaggio, infatti, vanno di pari passo. Nella stessa relazione oggetto della discussione odierna è stata segnalata l'esigenza di una riflessione sulla compatibilità tra «un'azione di reale contrasto al gioco illecito ed alle infiltrazioni mafiose e il costante ricorso a forme di sanatoria».

Detto ciò, vorrei aggiungere qualche considerazione sull'impatto dei giochi d'azzardo a livello locale. Da diverso tempo gli amministratori locali hanno sollevato il problema della gestione delle sale gioco sul territorio e del loro impatto sulla popolazione. Nel Centro-Nord del Paese, ad esempio, il fenomeno è in crescita, perché il bacino d'utenza è in ascesa a causa della presenza di giovani che sono sempre più dediti al gioco online. Nel Sud, invece, la percentuale di giocatori è maggiore, ma il bacino d'utenza è destinato nei prossimi anni a stabilizzarsi a causa della migrazione dei giovani, che lasciano molti Comuni popolati in prevalenza da anziani.

Esistono poi dimensioni territoriali in cui la presenza massiccia di organizzazioni criminali facilita l'illegalità nel gioco d'azzardo, che in alcuni casi viene addirittura percepita dalla comunità come un'attività normale. In questa prospettiva, pensare a soluzioni che rientrano in un unico calderone risulta essere un approccio fallimentare.

Per quanto riguarda le autorizzazioni e i controlli, è sempre più forte l'urgenza di creare un quadro normativo di regole unitario per tutto il sistema del gioco legale, che preveda un controllo pieno delle Forze dell'ordine e un sistema di autorizzazioni tutto in capo alle questure. Allo stesso modo, deve essere garantita agli enti locali la possibilità di effettuare una pianificazione territoriale d'intesa con le Regioni. Difatti, è proprio nei territori comunali che l'impatto dovuto alla presenza delle sale da gioco desta maggiori preoccupazioni per la tranquillità sociale, per la salute pubblica e in termini di aumento della criminalità.

In queste situazioni emergenziali, diversi amministratori locali hanno risposto con ordinanze restrittive volte a limitare gli orari di apertura e di chiusura o attraverso misure di sicurezza volte a spostare le autorizzazioni in zone più periferiche o comunque lontano dai luoghi sensibili (come scuole, chiese, sedi istituzionali e parchi), fino ad arrivare a provvedimenti limitativi che prevedono il divieto di apertura di sale da gioco nei loro territori di appartenenza. Queste ragioni ci spingono ad esortare gli amministratori locali e regionali a costituire una piattaforma permanente per la pianificazione delle sale da gioco sul territorio, garantendo ai Comuni i necessari controlli amministrativi e di ordine pubblico. È nostro auspicio, infatti, che la Conferenza unificata addivenga quanto prima alla definizione di un'intesa - peraltro già in corso - che si faccia carico di queste esigenze. Non dimentichiamo infatti che sono gli amministratori locali ad interfacciarsi ogni giorno con la loro comunità di cittadini e che devono far fronte a problematiche di servizio pubblico e di salute pubblica, senza avere gli strumenti necessari per impedire che un problema diventi un'emergenza locale.

Concludo con un breve accenno in merito al gioco online, che probabilmente sta diventando l'insidia maggiore cui dover far fronte nell'ambito del gioco lecito e illecito. Non ci sono infatti persone o luoghi da rintracciare, tutto è evanescente, come la stessa realtà virtuale. Il gioco d'azzardo online è una preoccupazione non solo italiana, ma riveste carattere internazionale. Dunque ad un problema internazionale non si possono dare risposte in ambito nazionale.

È quindi auspicabile che il Governo e la maggioranza si adoperino per l'attuazione della quarta direttiva antiriciclaggio, volta a definire regole di cooperazione che siano efficaci in ambito comunitario.

Per le stesse ragioni, ribadisco l'importanza di dar seguito in tempi brevi e compatibili con la fine della legislatura al lavoro svolto dalla Commissione antimafia, affinché le sue ventitré proposte possano divenire interventi.

In conclusione, preannuncio il voto favorevole del Gruppo Conservatori e Riformisti alla relazione presentata. (Applausi dal Gruppo CoR).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Consiglio. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signora Presidente, nell'esaminare la relazione in oggetto è giusto e doveroso fare una premessa che non può non partire dall'attuale congiuntura economica, superiore per intensità, durata e diffusione nei mercati globali addirittura a quella del 1929. La crisi ha investito anche il nostro Paese, imponendo una politica di contenimento dei costi mirata al risanamento dei conti pubblici, con conseguente effetto depressivo e recessivo, tale da generare un diffuso impoverimento della cittadinanza.

In un momento così drammatico come quello che il Paese sta attraversando - ricordo che i dati non sono per nulla incoraggianti, nonostante il Governo attuale e quello precedente si straccino le vesti per raccontarci ciò che non esiste - il lavoro, l'economia e l'occupazione non sono sicuramente in linea con i dati europei. È quindi doveroso che il legislatore e il Governo siano capaci di tutelare quel sistema di garanzia che si fonda sul rispetto dei principi e dei valori che rappresentano il motore di un Paese civile. A quanto pare, questo è un compito molto arduo per il Governo attuale e anche per quello precedente.

I sacrifici ai quali i cittadini sono chiamati al fine di trovare la giusta stabilità nei conti pubblici e privati, che non tornano mai, e per essere preservati da eventuali epiloghi drammatici anche a livello familiare, devono essere accompagnati da investimenti costruttivi volti a salvaguardare le strutture fondamentali della società, in primo luogo la famiglia. Il perdurare della crisi economica è causa di pericolosi fenomeni di carattere sociale, quali la diminuzione della propensione al risparmio e la ricerca di un facile arricchimento fondato sull'aleatorietà. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Secondo i dati della Consulta nazionale antiusura, il gioco d'azzardo è considerato la maggiore causa di ricorso a debiti e/o usura in Italia. Il principale costo sociale generato dall'aumento esponenziale del ricorso al gioco d'azzardo è il sovraindebitamento delle famiglie. La dipendenza dal gioco - ludopatia - è una delle principali cause di suicidio. Secondo i dati dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, il mercato dei giochi d'azzardo è suddiviso principalmente tra slot machine (56,1 per cento), giochi online (16,3 per cento), lotterie (12,7 per cento), oltre a lotto (8,5 per cento) e giochi di abilità a distanza con vincita in denaro (con una percentuale pari al 7,7 per cento).

Dei 30 milioni di scommettitori stimati oggi in Italia, 15 milioni sono scommettitori abituali e almeno 3 milioni di questi sono a rischio di sviluppare una patologia. Secondo alcune stime, una quota di queste persone - circa 120.000 - già soffre di dipendenza comportamentale da gioco d'azzardo patologico. Stante il fatto che il gioco d'azzardo è vietato dal codice penale, è stato introdotto nel Paese il gioco con partecipazione a distanza, vale a dire la licenza, concessa a varie società, per la gestione di apparecchi di gioco online, con un considerevole aumento del fatturato per le società concessionarie. Non a caso, negli ultimi anni l'industria del gioco d'azzardo è diventata una delle più importanti del Paese, tanto che slot machine, poker, scommesse e giochi d'azzardo sono diventati, per loro natura, una macchina da soldi e hanno inondato il mercato a ritmi sempre più frenetici, con notevole crescita del numero dei giocatori, che coinvolge ogni gruppo sociale (compresi pensionati, casalinghe e giovani) e che fa dell'Italia il primo Paese al mondo per spesa pro capite dedicata al gioco.

Secondo gli ultimi dati disponibili, a fronte dei circa 85 miliardi di euro incassati grazie ai giochi di Stato, si avrebbero 23 miliardi di euro lordi di guadagno nero per i gruppi criminali e mafiosi. Questi numeri danno un'idea ben precisa della gravità della situazione e dei risvolti in termini economici e sociali che comporta. Pensiamo alle ludopatie, ormai considerate una vera e propria patologia e inserite nei livelli essenziali di assistenza: con un giocatore patologico ogni 75 persone, l'azzardo è a pieno titolo considerato una piaga sociale grave per la quale è necessaria un'azione incisiva e immediata. Il gioco non va impedito ma neanche agevolato; piuttosto, va disciplinato in modo ancora più organico, con una riforma strutturale sia sul lato dell'offerta, che su quello della vigilanza. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Questa premessa era doverosa e assolutamente necessaria per comprendere quanto sia ancor più complessa la questione se poi si verificano anche situazioni massicce di infiltrazioni mafiose. A questo punto si inserisce e prende la scena in modo importante la relazione predisposta dal Comitato presieduto dall'onorevole Vaccari, cui è stata affidata l'analisi delle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito. Signora Presidente, il compito del Comitato è stato certamente quello di svolgere un accurato esame delle diverse problematiche riguardanti il complesso sistema dei giochi. Il lavoro ha avuto il contributo fondamentale di forze di polizia, amministrazioni locali, Agenzia delle dogane, esperti e associazioni ed esponenti di spicco della magistratura. Già nel dibattito avvenuto alla Camera, si è auspicata l'approvazione della relazione cercando di smuovere la proposta contro la diffusione eccessiva del gioco d'azzardo, che giace in Commissione affari sociali. Le proposte della Commissione devono segnare un duro colpo ai guadagni criminali e far emergere l'ipocrisia delle istituzioni, ormai infiltrate dalle lobby dell'azzardo.

Signora Presidente, le indagini giudiziarie hanno dimostrato che le organizzazioni criminali su buona parte del territorio nazionale impongono agevolmente agli esercizi commerciali che insistono sul territorio medesimo, su cui esercitano il dominio mafioso, gli apparecchi che, quando sono regolari, assicurano guadagni ingenti e rapidi e, contemporaneamente, generano profitti enormi se sfuggono al sistema di imposizione fiscale. Quando si tratta di apparecchi truccati, il più delle volte, precludono ai giocatori ogni possibilità di vincere. L'elemento che attrae maggiormente la criminalità del tipo mafioso è, infatti, la non tracciabilità dei flussi economici. A fronte dei rilevanti introiti, diventa molto complesso l'accertamento delle condotte illegali e sono piuttosto lievi le conseguenze giudiziarie per colpa di un sistema sanzionatorio vigente che, a causa di pene edittali non elevate per il reato di gioco illecito, non permette l'utilizzo dei più efficaci sistemi di indagine. Esso, inoltre, è presto destinato alla prescrizione. Anche sul punto ci vorrebbe un sistema un po' diverso, che la Commissione ha sicuramente valutato in modo puntuale. La relazione della Commissione antimafia sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito è un documento per rendere più trasparente, controllato e pulito il settore, ma non è sufficiente se il Governo non si attiva velocemente per rendere più dure le norme sul rilascio delle concessioni, per estendere i controlli su tutta la filiera e aumentare le sanzioni e le misure antiriciclaggio.

Bisogna intraprendere azioni per armonizzare, almeno nell'Unione europea, le legislazioni nazionali soprattutto per il gioco d'azzardo online. Signora Presidente, ha senso legiferare in merito se poi le attività vengono svolte all'estero? Serve una revisione dell'apparato sanzionatorio anche attraverso provvedimenti di sospensione come il DASPO, un rafforzamento della legge antiriciclaggio attraverso la tracciabilità delle vincite al gioco, un coinvolgimento delle autonomie locali, in particolare per la distribuzione dell'offerta di gioco sul territorio. Per quanto riguarda questo ultimo punto un buon lavoro è stato fatto già, in prima battuta, dalle Regioni che, insieme ai Comuni, si sono dotate di regolamenti.

Speriamo, signor Presidente, che il documento al nostro esame sia in grado di infliggere un duro colpo ai guadagni e, di conseguenza, alle organizzazioni criminali e mafiose. Abbiamo letto attentamente la relazione, su cui abbiamo già espresso il nostro parere favorevole alla Camera, e tenteremo di far sì che questo documento non rimanga isolato, ma sia possibile rivederlo, completarlo e integrarlo nel prossimo futuro. Alcune azioni vengono sicuramente intraprese come esperimento, visto che già esiste una legge con cui si prevedeva la dismissione del 30 per cento delle slot machine, ma con un parco macchine che conta centinaia di migliaia di macchinette nei depositi, la norma è stata aggirata piuttosto agevolmente.

Signor Presidente, come Gruppo della Lega Nord - lo ribadiremo anche in sede di dichiarazione di voto - siamo soddisfatti della relazione e pensiamo che il Comitato presieduto dal senatore Vaccari abbia svolto un ottimo lavoro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Albano. Ne ha facoltà.

ALBANO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, è con grande orgoglio che ci troviamo qui, oggi, per presentare di fronte a quest'Assemblea il risultato di un lungo lavoro portato avanti dalla Commissione parlamentare antimafia, della quale mi onoro di far parte, sulle infiltrazioni criminali nel gioco lecito e illecito.

Per diversi mesi, nel corso del 2016, il X Comitato ha analizzato non solo l'impianto normativo relativo al settore del gioco d'azzardo, con le sue le lacune e le sue criticità, ma ha soprattutto studiato le vulnerabilità alle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco, sia esso lecito che illecito, formulando infine delle proposte normative che le competenti Commissioni parlamentari mi auguro possano prendere in considerazione quanto prima.

Nonostante, infatti, le tante differenze e le numerose discussioni riscontrate in questi anni di lavori di Aula su tale importante tema, abbiamo sempre trovato delle convergenze che vanno al di là delle opinioni politiche e di partito, poiché tra noi credo che tutti abbiano a cuore sia la salute dei nostri concittadini, messa a rischio dal grave fenomeno delle ludopatie sia un efficace contrasto alle attività illecite della criminalità organizzata.

Ed è, purtroppo, evidente il legame tra gioco legale e criminalità. Grazie all'opera della magistratura e delle Forze dell'ordine possiamo affermare con certezza che le organizzazioni mafiose sono state in grado, nel corso degli anni, infiltrandosi tra le pieghe del sistema, di trarre da esso ragguardevoli benefici economici. Tuttavia, grazie a una puntuale attività di controllo e repressione, che ha visto impegnata anche l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, le autorità hanno potuto individuare e regolarizzare molte di tali attività, attraverso recuperi di imposte, denunce e sequestri penali, unitamente a misure di carattere cautelare.

Mi preme, inoltre, sottolineare come questa problematica sia per me particolarmente importante. Le battaglie che ho portato avanti contro l'apertura di nuove sale slot nella mia città, come sapete, mi hanno messo purtroppo nel mirino della criminalità organizzata. Eppure, conscia dell'importanza della questione, ho deciso di continuare a battermi.

Le mafie, com'è evidente e come riporta correttamente la relazione della Commissione, vedono nel gioco un business altamente redditizio. Da un lato, esso consente di riciclare facilmente enormi quantità di denaro di provenienza illecita; dall'altro, permette di realizzare enormi profitti anche nell'alveo della legalità. Mi spaventa, quindi, pensare che la crescita delle giocate legali sia andata di pari passo con l'incremento degli introiti dei boss, nonostante le due cose possano sembrare, a prima vista, in contrasto.

La relazione compie un interessante excursus storico sull'evoluzione del gioco d'azzardo in Italia, percepito sin dai primissimi anni Novanta come un fenomeno dall'alto disvalore etico e quindi da perseguire e contrastare. Nel corso del decennio successivo, pur rimanendo percepito come un fenomeno sostanzialmente negativo, il gioco diviene una fonte sempre più importante di entrate tributarie, anche in un'ottica di contributo alla riduzione del debito pubblico. Infine, a partire dal 2003, cambia sensibilmente l'obiettivo del decisore pubblico, che vede nel gioco d'azzardo un vero e proprio settore economico, portando a un aumento vertiginoso dell'offerta di diverse tipologie di giochi, diventando sempre più una parte importante della composizione dei consumi privati delle famiglie italiane e del gettito che lo Stato incassa. Questo, infatti, passa dai quasi 48 miliardi di euro del 2008 agli oltre 80 miliardi di euro di oggi, per un settore industriale che conta oltre 6.000 imprese e occupa circa 200.000 addetti.

E allora, cari colleghi, se in un'Italia dove, secondo le ultime e imprecise ricerche, abbiamo 15 milioni di giocatori abituali e almeno 800.000 giocatori patologici, mi chiedo - e vi chiedo - se non sia compito dello Stato mettere in campo ogni possibile misura per ridurre, quanto più possibile, la dipendenza dal gioco contrastando, allo stesso tempo e in maniera decisa, la presenza delle organizzazioni criminali all'interno del settore.

La relazione ci informa - ma lo sappiamo benissimo - che le attività criminali nel settore dei giochi si annidano nelle falle e negli interstizi del sistema: manomissioni, segnali e connessioni che saltano, anomalie cui corrispondono spesso interventi di controllo blandi o non tempestivi, transazioni che avvengono nell'ombra, pagamenti anonimi, sottraendo alla tassazione la maggior parte dei ricavi prodotti dall'uso degli apparecchi.

Voglio richiamare, in questa sede, la sentenza della Corte costituzionale, che nel 2015, ha affermato come sia giusto che i Governi e le amministrazioni pubbliche restringano l'attività di organizzazione e gestione dei giochi pubblici affidati in concessione, per garantire un livello di tutela dei consumatori particolarmente elevato e padroneggiare i rischi connessi a questo settore, consentendoci così di introdurre nuove e maggiori restrizioni al gioco, dichiarando esplicitamente che gli interessi pubblici prevalenti non stanno nei guadagni dei gestori, ma nel contrasto alla diffusione del gioco irregolare o illegale, nella tutela della sicurezza, dell'ordine pubblico e dei consumatori, specie minori d'età, e nella lotta contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore.

Accolgo fortemente, allora, le proposte contenute nella relazione, tra le quali voglio richiamare sicuramente un rafforzamento delle barriere all'ingresso, per il rilascio, il rinnovo e il mantenimento delle concessioni, unito a un inasprimento dell'apparato sanzionatorio penale e amministrativo. Altresì, sarà opportuno rafforzare, anche di concerto con l'ANAC, le misure antiriciclaggio, attraverso una maggiore tracciabilità delle vincite al gioco. In tal senso, ha ragione la relazione quando denuncia i rischi derivanti dall'estrema polverizzazione dei punti di gioco che ostacola i controlli.

Infine, non dobbiamo dimenticarci di intervenire con politiche adatte nei confronti dei giocatori d'azzardo patologici, che vanno aiutati con misure preventive, terapeutiche e anche riabilitative, misure che potrebbero - è una mia opinione - essere finanziate ulteriormente con parte del gettito derivante dal gioco stesso.

Il gioco d'azzardo è diventato ormai un coinvolgimento di massa di tutti i ceti sociali e, mentre nelle culture passate il giocatore d'azzardo veniva considerato un avventuriero dissipatore, oggi un ragazzo o un adulto che bruciano soldi nelle macchinette istallate un po' dovunque non vengono considerati neppure soggetti a rischio.

Voglio ringraziare nuovamente la Commissione, e in particolare il senatore Vaccari, per questo importante lavoro e voglio sollecitare tutti voi, colleghi, a non retrocedere, neanche di un centimetro, in tema di lotta al gioco d'azzardo; ne va della salute dei nostri figli e dei nostri concittadini, nel bene dell'Italia tutta. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ricchiuti. Ne ha facoltà.

RICCHIUTI (PD). Signora Presidente, onorevoli senatori, la relazione sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito approvata dalla Commissione parlamentare antimafia rappresenta senza alcun dubbio il più importante testo organico d'indagine e di proposta sul fenomeno che si offre oggi al legislatore nazionale.

Il gioco d'azzardo in Italia è oramai ampiamente cresciuto, sia per la percentuale dei consumi delle famiglie ad esso destinati, sia per quella dei gettito statale; tuttavia, parallelamente all'incremento verticale del fenomeno che dura almeno dal 2003, si è assistito ad una crescente estensione degli interessi della criminalità nel settore, per gli ingenti profitti che è in grado di procurarsi - che in alcuni casi sfuggono pure alle rilevazioni ufficiali - i quali si sono dimostrati in grado di incrementare il riciclaggio, attraverso un circolo vizioso che poggia sulle falle del sistema. Le mafie, insomma, lucrano sulla gestione delle slot machine, del gioco e delle scommesse sportive online fino al fenomeno del match fixing e poi non rischiano quasi nulla, a causa di un'attività molto farraginosa di accertamento delle condotte illegali e di un apparato sanzionatorio che si muove tra pene edittali basse e ricorso alla prescrizione per i reati di gioco illecito.

Per questo motivo, nel poco tempo che ho a disposizione per l'intervento in Aula, vorrei soffermarmi sulle proposte contenute nella relazione approvata dalla Commissione parlamentare antimafia lo scorso 6 luglio 2016, per impedire che la criminalità organizzata entri nel sistema del gioco legale.

Innanzitutto bisogna rafforzare le barriere all'ingresso del sistema pubblico dei giochi. Per fare ciò è necessario ampliare l'ambito dei delitti ostativi sia rispetto ai requisiti per la partecipazione a gare o a procedure ad evidenza pubblica sia rispetto al rilascio, al rinnovo e al mantenimento di concessioni in materia di giochi pubblici. In questo senso bisogna infatti prevedere esplicitamente fattispecie più gravi per i reati in materia fiscale, i delitti contro la pubblica amministrazione (tra cui corruzione e concussione interna e internazionale, o traffico di influenze illecite), il delitto di autoriciclaggio, il reato di scambio elettorale politico-mafioso, di cui all'articolo 416-ter del codice penale, e i delitti di terrorismo interno e internazionale.

La relazione della Commissione mette poi in evidenza la mancata previsione di provvedimenti di confisca e sequestro in relazione alla fattispecie penale di gioco illecito. Per questo motivo, in analogia con le norme sugli appalti pubblici, una scelta radicale sarebbe rappresentata dall'introdurre il divieto di partecipazione per l'operatore economico che sia stato soggetto alla sanzione interdittiva o ad altra sanzione che comporta il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione o che abbia subito condanna per il reato di falso in bilancio.

Altro profilo su cui intervenire è la revisione dell'apparato sanzionatorio penale ed amministrativo. Proposte risolutive per questa finalità possono essere: elevare il termine massimo di prescrizione per le condotte maggiormente pericolose; ancorare alla tutela diretta degli interessi di ordine pubblico l'obbligo di concessione o autorizzazione di polizia anche per gli operatori di società aventi sede all'estero; inasprire le pene in modo che risultino adeguatamente deterrenti; prevedere la sospensione o la decadenza dalle concessioni o dalle autorizzazioni nei casi più gravi di violazione delle condizioni di esercizio del gioco lecito da parte dei concessionari, che intrattengono rapporti contrattuali con soggetti non in regola dal punto di vista autorizzativo, dei gestori o dei terzi incaricati; prevedere l'utilizzo di intercettazioni telefoniche e telematiche, necessarie per accertare le modalità con cui si realizza l'infiltrazione criminale; prevedere infine in capo ai concessionari una responsabilità di posizione legata ai concetti di culpa in vigilando o in eligendo.

Infine, vorrei fare un'ultima considerazione: secondo ricerche condotte dall'ufficio informazioni finanziarie (UIF) risulta possibile aprire un sito di gioco fondato sul bitcoin in breve tempo, operando in assenza di controlli e in completo anonimato. Ciò significa che sempre di più bisogna affinare le strategie per evitare che dietro le monete virtuali si insinuino le mafie per il riciclaggio di denaro. Anche per questo specifico aspetto, oltre che per una più generale regolamentazione di contrasto alla criminalità organizzata, dalla quarta direttiva antiriciclaggio - cui l'Italia deve dare attuazione entro giugno 2017 - possono arrivare segnali positivi.

In conclusione, auspico che le proposte e le indicazioni contenute nella relazione di cui stiamo discutendo siano sostenute dal consenso del Senato, affinché possano impegnare formalmente il Governo ad un sollecito recepimento per una riorganizzazione complessiva del settore del gioco pubblico. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Endrizzi. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, contrastare l'azzardo illegale comporta misure per limitare tutto l'azzardo, perché sono strutturalmente legati: nascono e crescono insieme. La Commissione precisa di essersi limitata ad analizzare gli aspetti legati alla criminalità organizzata e di non essersi spinta nello specifico ad orientare le norme di natura fiscale, sociale e sanitaria e il divieto sulla pubblicità solo per limiti di tempo, ma nella relazione compaiono passaggi illuminanti che fanno rientrare da un portone ciò che è stato lanciato fuori dalla finestra. Cito testualmente: «Le mafie, evidentemente, vedono nel gioco un business altamente redditizio. Ciò sia perché esso consente il riciclaggio, ma anche in sé e per sé ed è effettivamente possibile che la crescita delle giocate legali sia andata di pari passo con l'incremento degli introiti dei boss, nonostante le due cose possano sembrare, a prima vista, tra loro in contrasto. Infatti, data una certa "domanda di gioco" totale, se una quantità sempre maggiore di questa spesa va ai prodotti legali, le giocate illegali, e all'interno di queste quelle gestite dai mafiosi, dovrebbero corrispondentemente diminuire. Finora presumibilmente non è stato così (…)». Qualche "fariseo" sosteneva che il proibizionismo incentiva le mafie e il gioco illegale e così si è liberalizzato un settore in maniera enorme. La relazione della Commissione d'inchiesta afferma il contrario e spiega perché: l'azzardo legale recluta nuovi clienti che passano poi ai circuiti illegali per il semplice fatto che, non pagando tasse, possono quantomeno promettere margini migliori, e ci sono poi pronti gli strozzini che fanno immediatamente credito perché sanno come recuperarlo.

In un sistema così concepito, le pubblicità non sono elemento marginale o estraneo, sono strategiche al reclutamento, dunque funzionali direttamente o indirettamente anche al sistema mafioso perché, lo dice la relazione, le mafie sono già dentro l'azzardo legale. L'azzardo legale si può considerare, nel migliore dei casi, come una massa entro la quale si mimetizza il settore illegale.

Ma non basta: riporta ancora la relazione che nel periodo dal 1989 al 1992 vigeva la concezione del gioco d'azzardo come un disvalore etico. Dal 1992, con la crisi valutaria, l'azzardo si avvia ad essere considerato come un'importante leva fiscale, una fonte notevole di entrate tributarie. Pecunia non olet; Governi e maggioranze di destra e sinistra non hanno sentito l'odore di quello che facevano.

A partire dal 2003, il decisore pubblico cambia ulteriormente obiettivo; cambio di passo: non basta più incrementare le entrate fiscali, ma si pongono le basi per organizzare l'azzardo come vera e propria industria di massa, creando l'Agenzia delle dogane e dei monopoli dotata di poteri di gestione, regolazione, programmazione e strategia di mercato. Tuttavia, l'Agenzia occupa anche il potere legislativo nel momento in cui la bozza del decreto legislativo attribuita al Governo Renzi proveniva - così scopriamo - dal computer del direttore Italo Volpe. Questa industria di massa è stata pianificata da una politica troppo spesso legata agli interessi delle multinazionali, e troppo spesso si sono rilevati intrecci anche con ambienti malavitosi.

Anni fa portai in quest'Aula la denuncia, avviata da Libera e rilanciata da Conagga, dei rapporti tra politica, lobby e malavita organizzata. Riportai il caso di Amedeo Laboccetta, già manager dì una multinazionale dell'azzardo, che finanziò la sua campagna elettorale; il titolare di quella multinazionale era figlio di un noto boss, ma rivendicava di non avere legami con il padre. Ebbene, Francesco Corallo e Amedeo Laboccetta sono stati arrestati per riciclaggio nel settore delle videolotterie. Ora la giustizia farà il suo corso, e vedremo come si concluderanno i processi. Ma è più di un timore che le mafie abbiano potuto trovare qui dentro, in queste Aule, persone pronte a predisporre il brodo di coltura in cui svilupparsi. E persone disposte a credere in modo acritico, perché non si è voluto nemmeno vedere il rischio: nessun principio di precauzione per le stime catastrofiche portate all'attenzione delle nostre Aule dal Dipartimento per le politiche antidroga, che già nella relazione 2012 stimava nell'1 per cento i malati di azzardo, ma ammoniva sul rischio che dopo l'impennata del 30 per cento della raccolta in un solo anno e l'esplosione della pubblicità, il dato rischiava di dover essere moltiplicato per 7-10 volte.

Nessun principio di precauzione è stato adottato quando le ricerche di Simone Feder denunciavano una diffusione allarmante dell'azzardo tra i minori in Lombardia; nessun principio di precauzione quando un anno e mezzo fa Nomisma confermava quei dati a livello nazionale. Ieri, Nomisma li ha nuovamente ribaditi: un ragazzo su due nell'ultimo anno ha tentato la fortuna con il gioco d'azzardo e qualcuno ha ancora il coraggio di enfatizzare un lieve calo del dato. Ci vuole una pervicace fantasia per vedere mezzo pieno un bicchiere quando dentro c'è una goccia, in un mare di devastazione. Qui si va oltre: abbiamo persone che riescono a vedere l'uovo dentro un pelo. È di questa sottovalutazione che ci preoccupiamo; di chi ancora vota sanatorie alle lobby, emendamenti a tutela del settore e che stronca sindaci e Regioni "no slot" e le omissioni sulle misure davvero necessarie.

Anche in questa proposta di risoluzione siamo perplessi per la perdurante assenza di impegni che daremmo per scontati. Da anni denunciamo il fatto che in una sala di videolotteria si possono inserire somme ingenti e poi ritirarle facendole figurare come vincite a scopo di riciclaggio. La mozione del Movimento 5 Stelle per bloccare l'uso delle banconote da 500 euro è stata respinta. In Commissione affari sociali da anni è insabbiata la legge per il contrasto all'azzardopatia che prevede l'obbligo di utilizzare la tessera sanitaria rilasciata dallo Stato. In questa proposta di risoluzione dite che l'idea è interessante e va valutata. Ma valutare cosa? È già stata valutata da una Commissione, dopo audizioni ed analisi, e votata all'unanimità; eppure è insabbiata!

Al posto di una tessera sanitaria rilasciata dallo Stato, si propone di istituire un ticket emesso dal gestore? Dopo che sappiamo che molte sale sono in mano alle mafie? Dopo che nella relazione si scrive chiaramente che bisogna estendere la responsabilità ai concessionari che non fanno nulla per controllare la loro filiera? Ma allora che ce ne facciamo dei concessionari? Si mangiano centinaia di milioni l'anno per garantire che cosa? Solo una rete commerciale che rastrella clienti.

I cittadini sono più avanti: su Lex Iscritti, il nostro portale interattivo, un cittadino ha proposto di rendere totale la tracciabilità dei flussi eliminando il contante: chi vuole azzardare richiede una tessera personale, con foto, microchip e la possibilità di impostare un tetto di spesa: così i flussi sono tracciabili, si vieta l'accesso ai minorenni, si frena l'impoverimento delle famiglie, che va a danno delle imprese sane, di commercianti, di artigiani, di piccole imprese che vedono i consumi volatilizzati in questo spreco di felicità e di risorse. I cittadini allora sono più avanti e quando i cittadini sono più avanti della classe politica, io mi preoccupo.

Bene nella relazione e bene anche nella risoluzione le misure che introducono barriere di ingresso ai soggetti economici nell'azzardo, ma è necessario avere i dati sulla composizione azionaria delle società e sui fondi d'investimento che ne controllano quote.

Bene l'inasprimento delle pene, ma nulla si dice sulla necessità di sviluppare la capacità di indagine. Oggi ci sentiamo dire che se i sindaci introducono limiti nel settore incentivano il settore illegale, ma se qualcuno vuol dire che non siamo in grado di individuare un totem in un locale pubblico, se non si riesce ad organizzare una rete di controllo efficace, allora lo Stato si è arreso.

Forse il divieto totale di machine gambling sarebbe di grande aiuto, perché se vedo una macchinetta dove è vietato, non ho bisogno di verificare: so già che è illegale.

E poi non ci piace l'ipocrisia dialettica di sostenere che limitare l'autonomia dei sindaci e delle Regioni "noslot" garantisca maggiore sicurezza: questo non si può sentire! È un modo per imporre un bavaglio. Se si vuole omogeneità, basta prendere la legge regionale più restrittiva e protettiva e renderla nazionale. Non è un caso che ad opporsi alle intese al ribasso siano le Regioni che hanno leggi più protettive per i cittadini. Il rischio è che domani, questo testo venga usato per intervenire dove fa comodo a pochi e si trascurino i bisogni urgenti del Paese.

Chi ha esposto i nostri figli a questa malattia deve saperlo: ora l'antibiotico va assunto fino in fondo, altrimenti si rafforzano i batteri. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.

LUMIA (PD). Signora Presidente, colleghi, l'esperienza maturata in tanti anni di impenno antimafia mi porta all'amara constatazione che, con l'espansione del gioco d'azzardo, il nostro Paese è entrato in una spirale perversa. Più gioco, più entrate fiscali; si è partiti così e poi, via via, il meccanismo è diventato serio e drammatico: più gioco, più dipendenza, sino alla ludopatia; più gioco legale e, paradossalmente, più gioco illegale e, quindi, più presenza mafiosa. Come uscirne?

Non sarà certamente facile. Non ne veniamo a capo limitandoci a gridare allo scandalo o a stracciarci le vesti; dovremo metterci di buona lena in cammino, con un passo progettuale e operativo. Sarà un cammino lungo, faticoso, in salita, da realizzare tappa dopo tappa.

La prima: colpire la mafia presente nel gioco d'azzardo. In questo arduo compito, è preziosissimo il lavoro svolto dalla Commissione antimafia. Più volte, nelle ultime legislature, infatti, la Commissione si è occupata del tema del gioco d'azzardo legale e delle molteplici infiltrazioni delle mafie, sia nei concessionari, sia nei gestori, sia nelle tante attività collaterali. Anche in questa legislatura si è lavorato sodo: prima il Comitato, poi la Commissione, hanno approvato all'unanimità una relazione del senatore Vaccari. Oggi, la nostra responsabilità ci porta a una risoluzione che impegna il Governo su fatti e misure molto precise.

Tre cose mi hanno colpito in questa relazione, la prima delle quali è il riciclaggio. Il maledetto riciclaggio, che avviene in diverse forme, sia attraverso la partecipazione diretta, a volte senza neppure lo schermo di un prestanome, sia attraverso le società concessionarie, sia anche attraverso la gestione dei singoli punti gioco, magari predisposti per il gioco online tramite società estere.

Altro punto, altrettanto perverso, è il controllo mafioso del territorio, che si manifesta con l'imposizione delle macchinette per il gioco ai singoli bar, spesso costretti a installarle, esattamente come se fosse un vero e proprio pizzo, con esercenti a volte conniventi con le organizzazioni criminali nella gestione di apparecchi in parte legali ed in parte illegali perché non connessi alle rete di controllo.

Il terzo punto che mi ha colpito è la creazione di un circuito, di un sistema fatto di giocatori che diventano dipendenti, che alimentano a loro volta l'odioso giro dell'usura, ovviamente controllato dalle stesse organizzazioni mafiose.

Dalla relazione emerge chiaramente che il circuito economico legale è cosi ampio che la partecipazione di capitali mafiosi può essere vantaggiosa anche restando in un circuito di apparente legalità, un'apparenza che crolla non appena si indaga sugli interessi che ruotano all'interno del gioco d'azzardo. Spesso emergono così gli interessi e le modalità tipiche dell'agire mafioso.

Sappiamo anche che le lobby del gioco sono molto potenti: è recente l'arresto di Corallo e di un ex parlamentare che sedeva - pensate un po' - nella Commissione antimafia nella scorsa legislatura e recentemente sono anche stati fatti emergere i rapporti con la criminalità organizzata.

La normativa, così com'è, è insufficiente e la relazione della Commissione antimafia che ci è stata presentata oggi, qui in Senato, individua i punti specifici su cui intervenire: da un lato, ridurre la diffusione eccessiva dei punti gioco e dei giochi che maggiormente espongono i giocatori al fenomeno della ludopatia e del gioco compulsivo; dall'altro, rendere sempre più trasparente il settore dei giochi e le modalità di accesso alle gare per le concessioni e l'assegnazione di gestione dei punti gioco in tutto e per tutto simili alle gare d'appalto, con obbligo di documentare accuratamente la compagine societaria, di rendere immediatamente note alle autorità competenti eventuali cessioni di azienda o subentri nella gestione.

Sul primo punto si sta lavorando da tempo per giungere ad un'intesa con le Regioni e gli enti locali, che consenta di ridurre le sale gioco e la presenza di slot nei locali pubblici, e di allontanarle da luoghi frequentati dai giovani, che troppo facilmente possono accedere al gioco d'azzardo anche in età minorile.

Allo stesso modo, si deve giungere al più presto ad una normativa più stringente sulla pubblicità, sui luoghi e gli spazi TV in cui è consentita o meno.

Sull'aspetto più direttamente collegato con la dimensione dell'infiltrazione mafiosa o criminale nel gioco d'azzardo legale, bisogna sicuramente predisporre norme che impongano alla società concessionaria una sorta di «responsabilità diretta» sulla gestione materiale dei giochi effettuata sul territorio: non è pensabile, colleghi, che si riceva una delega dallo Stato di questa portata e non si sia responsabili in alcun modo se poi, sul territorio, l'attività viene svolta in maniera illegale o «appaltata», in maniera anche formalmente legale, alle diverse mafie.

Ugualmente, bisogna valutare se non sia necessario un innalzamento delle pene, almeno per le violazioni più gravi, che consenta di utilizzare alcuni strumenti di indagine più efficaci, come le intercettazioni telefoniche e ambientali e le indagini patrimoniali.

Un altro punto qualificante, sottolineato nella relazione, è quello di lavorare per una sorta di armonizzazione delle normative di controllo e prevenzione anche a livello europeo, quantomeno per evitare, come avviene troppo spesso attualmente, che il controllo di legalità effettuato in Italia tenga lontani i mafiosi dal sistema del gioco legale, per poi vederseli rientrare tramite società di comodo, costruite in Paesi europei compiacenti o con normative non sufficientemente stringenti.

Per questo ringrazio il senatore Vaccari, il nostro Capogruppo in Commissione antimafia, senatore Mirabelli, nonché le senatrici Capacchione e Ricchiuti per il lavoro svolto. Ringrazio anche la senatrice Albano, che ci ha parlato dei rischi cui si è esposta quando ha lavorato contro il gioco d'azzardo in Liguria.

La relazione è uno strumento prezioso che ha consentito, prima a tutta la Commissione, e ora anche alla Camera e al Senato, di riflettere in maniera ancora più approfondita su questo tema e di sostenere, con accorgimenti sempre più efficaci, la necessità di normative e di controlli più puntuali per cacciare le mafie da un settore economico così rilevante e che, formalmente e sostanzialmente, debba svolgersi tutto sotto il pieno controllo dello Stato.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Comunico all'Assemblea che è stata presentata la proposta di risoluzione n. 1, a firma del senatori Mirabelli e di altri senatori, già stampata e distribuita.

Rinvio il seguito della discussione del documento in titolo ad altra seduta.