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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


Discussione del documento:

(Doc. XXIII, n. 18) Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito (ore 18,01)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento XXIII, n. 18.

La relazione è stata già stampata e distribuita.

Ha facoltà di parlare il senatore Vaccari per illustrare la relazione.

VACCARI, relatore. Signor Presidente, onorevoli senatori, la Commissione parlamentare antimafia, fin dall'avvio dei propri lavori in questa legislatura, ha posto al centro delle proprie inchieste il tema dell'infiltrazione mafiosa nel settore dei giochi e delle scommesse.

Ad uno dei quattordici comitati, da me presieduto, la Commissione antimafia ha affidato il compito specifico di analizzare le infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito e di svolgere un'attività istruttoria anche ai fini della formulazione di adeguate proposte normative, che si inseriscano utilmente nell'iter legislativo in corso in materia nelle competenti Commissioni parlamentari.

Il settore del gioco e delle scommesse ha, come pochi altri, un carattere di spiccata multidisciplinarità. Esso coinvolge delicate questioni riguardanti la fiscalità, gli aspetti sociali (penso a tutte le questioni connesse al gioco di azzardo patologico), i rapporti tra Stato ed autonomie, la normativa antiriciclaggio e, non da ultimo, le interferenze e le relazioni con il mondo della criminalità organizzata anche di tipo mafioso.

Si tratta, invero, di un ambito che richiede da parte del legislatore un approccio di carattere olistico, in grado, cioè, di considerare nell'insieme tutti questi aspetti del gioco, legale e illegale, proprio perché tra loro strettamente interdipendenti e interconnessi. (Brusio).

Signor Presidente, chiedo scusa ma non riesco davvero a leggere la relazione.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, senatore, ma quando si passa ad altro tema c'è sempre un po' di confusione. Colleghi, stiamo ascoltando la relazione del senatore Vaccari sull'annunciato documento sul fenomeno delle mafie. Pregherei di garantire l'agibilità dei lavori dell'Assemblea. Prego, senatore.

VACCARI, relatore. La Commissione si è posta dunque l'obiettivo di coniugare questa esigenza con i limiti di mandato conferiti dalla legge istitutiva della Commissione parlamentare antimafia. Siamo così giunti alla conclusione che il giusto equilibrio fosse percorribile solo esplorando ed approfondendo le criticità del mondo del gioco e delle scommesse in tutte le sue prospettive, nella misura in cui fossero risultate avere un impatto, anche indiretto, sull'agire della criminalità organizzata e, conseguentemente, sulle politiche antimafia del Paese.

Dalle nostre audizioni abbiamo colto il senso di un vero e proprio malessere del sistema dei giochi, di cui le molteplici indagini giudiziarie anche più recenti sono forse solo un indizio, la punta dell'iceberg degli enormi interessi che nutre la criminalità organizzata verso questo settore. Anche l'elevato tasso di regolarità amministrativa (circa il 32 per cento, secondo i controlli rilevati dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli e dalla Guardia di finanza nel 2015 nell'ambito delle loro ispezioni di routine), dimostra che l'ambiente del gaming di Stato risulta ancora permeabile e vulnerabile all'illegalità.

La relazione approvata dalla Commissione parlamentare lo scorso 6 luglio non ha mancato di sottolineare con forza tra i vari punti quanto sia cruciale porre rimedio alle rilevate vulnerabilità del sistema del gioco legale e di come sia necessario adottare talune misure che fanno perno innanzitutto sul momento concessorio e che si devono poi dipanare in un ambiente giuridico ed operativo di legalità sostanziale, fino all'ultimo anello della catena della filiera del gioco, nessun operatore escluso.

Le principali risultanze del lavoro della Commissione, che si è fondato sull'istruttoria, condotta in seno al X Comitato attraverso sedici audizioni e un sopralluogo presso la sede operativa dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, sono ascrivibili a cinque ambiti normativi: le misure antiriciclaggio, il ruolo delle autonomie locali, le barriere all'ingresso, la repressione dell'illegalità e la nuova governance del settore. A questo abbiamo aggiunto due raccomandazioni dirette al Governo.

In primo luogo la Commissione ritiene che sia necessario intervenire per rafforzare la normativa antiriciclaggio applicabile al settore, con l'obiettivo di una maggiore trasparenza dei capitali investiti nel settore del gioco pubblico e di una tracciabilità delle operazioni di gioco che hanno luogo soprattutto online.

Abbiamo infatti rilevato un utilizzo sempre più crescente delle valute virtuali (bitcoin) nelle transazioni via Internet e tra queste anche quelle relative alle scommesse online, o impiegate nei cosiddetti casinò virtuali. Vi sono alcune indicazioni che testimoniano che anche nel nostro Paese le valute virtuali quali bitcoin si avviano a essere utilizzate per alimentare conti di gioco accesi presso provider al momento non riconducibili a regolari concessionari che accettano scommesse anche in Italia. Le valute virtuali non sono emesse da banche centrali o da autorità pubbliche e non costituiscono moneta legale, né sono assimilabili alla moneta elettronica; tuttavia, poiché risultano di agevole trasferibilità, conservazione e negoziazione elettronica, trovano un impiego sempre più vasto, quantomeno in ambito internazionale. La principale criticità connessa all'uso di bitcoin, come delle altre valute virtuali, risiede nel fatto che lo scambio di ricchezze ha luogo sulla Rete tra soggetti che non sono facilmente individuabili e che possono operare in Stati diversi, ivi inclusi quelli che non assicurano un'efficace cooperazione giudiziaria e di polizia o carenti sotto il profilo della legislazione antiriciclaggio, sul piano sia preventivo che repressivo. A ciò si aggiunge la circostanza che i soggetti che svolgono attività funzionale all'utilizzo, allo scambio e alla conservazione di valute virtuali e alla loro conversione da o in valute aventi corso legale non sono in quanto tali sottoposti alle regole di adeguata identificazione, verifica della clientela e di registrazione delle operazioni previste dalla normativa antiriciclaggio sia italiana che straniera. Nella relazione abbiamo dunque sottolineato l'urgenza di intervenire nel settore delle valute virtuali, in modo da rendere più trasparenti e tracciabili non sono le operazioni di gioco, ma tutte le transazioni che sfruttano questo meccanismo di criptovaluta.

Registriamo con soddisfazione che l'appello lanciato dalla Commissione antimafia non è rimasto inascoltato. In ambito europeo sono da poco stati avviati lavori per l'elaborazione di una nuova direttiva antiriciclaggio (la quinta direttiva). Secondo il testo elaborato dalla Commissione europea, così come modificato dal Consiglio, anche i provider che forniscono servizi di scambio di valuta virtuale contro valuta avente corso legale (il cosiddetto custodian wallet provider) saranno sottoposti a disciplina antiriciclaggio; dovranno cioè essere autorizzati, identificare i soggetti che utilizzano i bitcoin e in caso di sospetto segnalare le operazioni alle autorità competenti.

Sul delicato rapporto tra territorio e diffusione del gioco d'azzardo e sul ruolo degli enti locali in questo settore, la Commissione si è ampiamente soffermata nella relazione conclusiva sugli interessanti elementi di valutazione forniti nel corso delle audizioni anche da parte dell'ANCI e di Avviso Pubblico. Si è pervenuti alla conclusione che lo Stato e le autonomie locali debbano presto raggiungere un'intesa che assicuri un'offerta di gioco complessiva, che la relazione definisce eticamente e territorialmente sostenibile.

Abbiamo così indicato nella relazione, nelle proposte conclusive, in che modo sarebbe possibile raggiungere questo obiettivo. Dalle audizioni è emerso, infatti, che l'eccessiva polverizzazione sul territorio delle diverse tipologie di punti di gioco non agevola i controlli. La criticità è più fortemente avvertita nelle aree del Paese dove le autorità inquirenti sono già impegnate nel contrasto alla criminalità organizzata o al terrorismo e laddove queste sono maggiormente radicate sul territorio.

Occorre pertanto offrire alle Regioni e agli enti locali la possibilità, in alternativa o in aggiunta alle tipologie di punti di gioco ora previsti, che la propria quota di offerta di gioco sia concentrata in un numero limitato di luoghi di gioco ritenuti più sicuri. Una soluzione del genere agevolerebbe, ovviamente, anche l'esecuzione dei controlli. Potrebbero dunque essere istituite sale da gioco certificate con caratteristiche tali da ridurre il rischio di infiltrazioni criminali o comunque di illegalità quali, ad esempio, personale dotato di requisiti di moralità, di una formazione specifica, l'accesso selettivo all'ingresso, la completa identificazione dell'avventore, la tracciabilità piena delle giocate, delle vincite e l'installazione di apparecchi di videosorveglianza interna simili a quelli in dotazione ai tradizionali casinò.

Inoltre, nei criteri di distribuzione sul territorio dell'offerta di gioco, va tenuto conto che le varie aree del Paese hanno profili di rischio di criminalità diversi, oltre che diversa, da luogo a luogo, è la propensione al gioco compulsivo o alla dipendenza al gioco patologico. Differenti sono pure le situazioni di tensione e di degrado sociale. Su questo sono stati elaborati diversi indici che tengono conto di tali fattori tra cui l'indice di presenza mafiosa dell'osservatorio sulla criminalità organizzata dell'Università di Milano.

In sostanza, in Commissione antimafia è emerso il convincimento che, ferma restando la pianificazione che deriverà dagli accordi in sede di Conferenza unificata, sia necessario che agli enti locali, primi sensori sul territorio in grado di cogliere situazioni di pericolo e degrado sociale e del diffondersi di illegalità e di disagio connesso al gioco, venga data l'opportunità di far fronte adeguatamente e con prontezza a tale situazione. Gli enti locali dovranno essere sostenuti con tempestività e adeguate risorse nell'adozione di misure tese a porre rimedio ad impreviste situazioni emergenziali anche attraverso la destinazione di risorse straordinarie per il potenziamento dell'operatività della polizia locale e dei servizi sociali.

La Commissione ha inoltre esaminato il settore dei giochi e delle scommesse e del suo impatto sulle dinamiche criminali anche in un orizzonte di lungo periodo e di carattere sistemico sui delicati meccanismi di vigilanza e di controllo del settore. Atteso che, come sopra ampiamente riportato, il rischio di infiltrazione non riguarda solo il gioco illecito ma anche il lucroso mercato del gioco in concessione dello Stato, la Commissione è dell'avviso che occorra ripensare l'intero sistema in modo più strutturato, così da collegare il rispetto della normativa antimafia e antiriciclaggio con le ispezioni amministrative, le verifiche tributarie e il monitoraggio continuo e capillare delle tecnologie elettroniche ed informatiche, un sistema, cioè che sia in grado di garantire, ad esempio, la continuità del processo, la condivisione delle informazioni e il coordinamento sulla sicurezza informatica delle reti critiche funzionali a questo settore.

In questo contesto, la Commissione auspica che la prossima riforma dei giochi che si discuterà in quest'Assemblea ponga le premesse per un nuovo modello di governance della vigilanza nel settore dei giochi e delle scommesse, basato anche sulla centralizzazione di qualunque dato o informazione giudiziaria riguardante il gioco d'azzardo. Ricordo, a riguardo, che anche la quarta Direttiva europea in materia di antiriciclaggio prevede esplicitamente la necessità che il settore del gioco d'azzardo, considerato vulnerabile al riciclaggio al pari delle banche e degli istituti finanziari, sia adeguatamente governato da un'autorità di vigilanza dotata di poteri rafforzati.

Occorre poi rafforzare ulteriormente le barriere all'ingresso del sistema pubblico dei giochi in modo da chiudere possibili varchi alla criminalità organizzata e ai loro prestanome. I requisiti di base attualmente previsti per la partecipazione a gare o a procedure ad evidenza pubblica in materia di giochi e scommesse hanno delle lacune al pari dei requisiti per il rilascio e il mantenimento di concessioni in materia di giochi pubblici. Le norme vigenti, ad esempio, non prevedono nell'ambito dei delitti ostativi, i reati contro la pubblica amministrazione, i tipici reati connessi in occasioni di gare d'appalto, i delitti di terrorismo interno e internazionale e le fattispecie più gravi di reati in materia fiscale.

In considerazione del fatto che il mercato dei giochi è sempre più un mercato internazionalizzato e integrato a livello europeo, è necessario che siano annoverate tra le cause ostative anche le condanne erogate all'estero, quantomeno per i delitti di criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio. Sempre al fine di rafforzare le barriere di prevenzione del sistema del gioco legale, è necessario estendere l'applicazione della normativa a tutta una serie di soggetti attualmente esclusi a cui tali disposizioni sono applicabili solo parzialmente.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 18,15)

(Segue VACCARI, relatore). Lo standard antimafia e di moralità deve, cioè, essere omogeneo per tutti gli attori della filiera del gioco pubblico, dal vertice a valle, si tratti di concessionari delle reti online di raccolta di gioco, di gestori di apparecchi o di terzi incaricati, di produttori o di importatori di apparecchi di gioco.

Parimenti, appare non più prorogabile un intervento sistemico che tenda ad uniformare la disciplina della tempistica delle gare delle concessioni di gioco, troppo spesso bandite nell'imminenza della scadenza della concessione tramite provvedimenti spot e non di rado scarsamente meditati circa le conseguenze che possono derivare da una normazione imperfetta, anche sotto il profilo della prevenzione. Per il futuro, è fondamentale che anche per gli operatori di società aventi sede all'estero l'obbligo di concessione o autorizzazione di polizia sia ancorato alla tutela di interessi di ordine pubblico.

Altro profilo di grande rilevanza è poi la repressione delle illegalità. L'attenzione della Commissione antimafia si è focalizzata sulla necessità che il legislatore proceda ad una puntuale revisione del quadro sanzionatorio penale. La misura della pena attualmente prevista per i reati in materia di giochi e scommesse non consente, di per sé, l'attivazione di intercettazioni telefoniche e telematiche, che invece risultano assolutamente necessarie per accertare le modalità con cui si realizza l'infiltrazione criminale sempre più caratterizzata dall'uso di strumenti tecnologici e dall'ambito di operatività trasnazionale.

Parimenti, la pena da irrogarsi per le condotte maggiormente pericolose, dovrebbe essere tale da comportare il prolungamento del termine di prescrizione ad un tempo congruo perché le indagini, solitamente assai laboriose, possano giungere ad una completa conclusione tale da svelare le effettive dimensioni dell'attività illecita ed i suoi eventuali collegamenti con realtà criminali complesse come quelle di tipo mafioso.

Quanto al mondo delle società concessionarie, la Commissione antimafia ritiene che sia necessario un profondo ed urgente intervento teso a rendere più responsabile il comportamento delle società cui è demandata la gestione dell'attività, vero cuore strategico del sistema del gioco legale, rispetto a tutto ciò che accade a valle delle rispettive filiere.

In capo ai concessionari deve essere configurabile una responsabilità civile in vigilando o in eligendo rispetto ai titolari dei punti di gioco. Così, a un necessario inasprimento delle sanzioni pecuniarie per l'operatore a valle della filiera direttamente responsabile delle violazioni, conseguirebbe in tal modo una presunzione di corresponsabilità del concessionario, salvo che quest'ultimo non dimostri di non aver fatto tutto il possibile per impedire, controllare e costantemente vigilare la condotta del titolare del punto di gioco.

Non solo. Occorre prevedere, colmando un'altra evidente lacuna, la responsabilità delle società di gestione del punto di raccolta delle scommesse e di trasmissione dati (cosiddetti CTD), ai sensi della legge n. 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, così pure delle società in cui vengono riversate le somme della raccolta delle scommesse illegali e che fornisce la provvista per il pagamento delle vincite e della percentuale spettante a chi ne organizza la raccolta.

Sarà comunque necessario prevedere strumenti straordinari che possano essere adottati all'occorrenza per far fronte a situazioni più ad alto rischio che potrebbero verificarsi in ambito locale. Penso ai casi in cui le comunità locali avvertano una pericolosa diffusione del gioco minorile o di una straordinaria diffusione in alcuni quartieri urbani della dipendenza del gioco patologico, oppure quando sia necessario fronteggiare il rischio di infiltrazione o condizionamento della criminalità organizzata nel settore pubblico. Tutte situazioni accertate sulla scorta di concreti ed univoci elementi di fatto. In questi casi un valido strumento di intervento immediato potrebbe essere costituito da una sorta di DASPO in tema di giochi e scommesse, ad esempio stabilendo per legge i presupposti e le modalità affinché l'autorità di pubblica sicurezza ordini la chiusura di uno o più punti di offerta di gioco, o l'esclusione della relativa rete di raccolta del gioco, presenti in un determinato ambito territoriale a rischio.

Da ultimo, la relazione della Commissione parlamentare antimafia, oltre alle proposte normative già citate, ha ritenuto opportuno formulare due raccomandazioni al Governo. La prima riguarda la minaccia del crimine informatico sulle infrastrutture critiche del gioco legale che poggiano su reti telematiche e di telecomunicazione. Occorre proteggere queste infrastrutture dagli attacchi di hacker, legati o meno alla criminalità italiana o internazionale, che potrebbero acquisire notevoli benefici anche da blocchi temporanei del sistema di gioco, rilevando, ad esempio, che la rete informatica dei giochi pubblici coordinata dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli non rientra tra le infrastrutture critiche di interesse nazionale monitorate dal Centro nazionale anticrimine informatico.

Tutto ciò rende il nostro sistema nel suo complesso particolarmente vulnerabile da eventuali attacchi mossi dalle organizzazioni mafiose più evolute o dalle reti terroristiche più strutturate. A tal proposito colgo l'occasione per chiedere ufficialmente, come ha già fatto una collega della Camera, quali siano i dati relativi al gioco d'azzardo nel 2016, divisi per tipologia di gioco, Regioni e province. La risposta data alla collega è che saranno pronti nel maggio 2017. Non è tollerabile, visti tutti i sistemi informatici di cui l'Agenzia è dotata, che si accumuli un ritardo così consistente nella valutazione anche dei dati relativi al gioco del 2016.

Da ultimo, con la seconda raccomandazione la Commissione parlamentare antimafia invita il Governo ad adoperarsi per l'attuazione dei contenuti della risoluzione approvata, nello stesso testo, dalla Camera e dal Senato nel 2014 al termine dell'esame della relazione presentata anch'essa dalla Commissione antimafia sul semestre europeo e sulla lotta alla criminalità mafiosa su base europea ed extraeuropea.

In tale risoluzione si chiede di porre in essere opportune iniziative al fine di adottare a livello europeo misure armonizzate, o comunque concertate, al fine di evitare la penetrazione e l'infiltrazione della criminalità organizzata nel settore del gioco d'azzardo a distanza, in particolare delle scommesse telematiche, dei videopoker e dei casino online.

I segnali di criticità del sistema nazionale dei giochi e delle scommesse, provenienti dalle numerose indagini giudiziarie, dalle inquietudini che in diverse aree del Paese la comunità sociale manifesta nei confronti dell'azzardo e delle connesse patologie (penso al lavoro che sta svolgendo la campagna «Mettiamoci in gioco», sotto la quale si riuniscono venti importanti sigle nazionali) e dalle iniziative degli enti locali che sempre più spesso adottano misure tese a limitare la diffusione dei punti di gioco non debbono essere ignorati dal Parlamento e dal Governo.

L'auspicio è che dalle buone intenzioni si passi rapidamente ai fatti e che presto sia avviato e concluso l'iter per la riforma del settore dei giochi e delle scommesse che da troppo tempo rimane opera incompiuta. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Perrone. Ne ha facoltà.

PERRONE (CoR). Signora Presidente, colleghi, mi sembra doveroso iniziare questo mio intervento ringraziando il Presidente della Commissione antimafia, l'onorevole Rosy Bindi, il senatore Vaccari che ha presieduto il Comitato sulle infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito, e tutti i colleghi che hanno preso parte a questo lungo e impegnativo percorso, che ha portato alla redazione di questo importante documento.

Un lavoro che, ci auspichiamo, il legislatore potrà tradurre in nuovi e diversi provvedimenti, che riescano ad adattarsi alla continua evoluzione del gioco d'azzardo che, purtroppo, fornisce una chiave d'accesso sempre diversa per coloro che trasformano il gioco lecito in attività criminose.

La relazione approvata dalla Commissione antimafia lo scorso 6 luglio ha delineato con precisione e dovizia la realtà attraverso la quale il gioco d'azzardo diventa un volano per la mafia e la malavita, attraverso cui riescono ad eludere i controlli statali oppure a riciclare denaro sporco.

In particolare, le conclusioni di questo lavoro hanno rivelato una progressiva emersione delle attività illegali riconducibili alle organizzazioni mafiose, soprattutto grazie all'operato delle nostre Forze dell'ordine. L'osservazione di questi fenomeni criminosi, inoltre, ha portato all'individuazione di quelle zone d'ombra all'interno del sistema dei giochi d'azzardo che, se eliminate, manterranno nella legalità le attività inerenti al settore dei giochi.

Il fatto che la relazione sia stata approvata all'unanimità dalla Commissione antimafia è un segnale positivo che renderà più agevole la predisposizione e l'approvazione di quei provvedimenti normativi che andranno a completare a livello legislativo l'attività svolta dalla Commissione antimafia.

Detto questo, vorrei intraprendere una riflessione sul fenomeno della ludopatia, che risulta essere un problema sociale che interessa, in modo diverso, tutto il territorio nazionale. In Italia si contano circa 15 milioni di giocatori d'azzardo che, solo nel 2015, hanno speso 88 miliardi di euro nelle attività correlate al gioco d'azzardo.

Se consideriamo che il totale dei consumi delle famiglie italiane ammonta a 850 miliardi, vuol dire che il 12 per cento della spesa delle famiglie è indirizzato al gioco d'azzardo. Sono cifre che ci forniscono una chiara indicazione in merito alla diffusione di questo fenomeno, che paradossalmente proprio la crisi economica ha accentuato: mentre un tempo le famiglie risparmiavano di più, adesso investono nel gioco il loro futuro.

Ciò vuol dire che il fenomeno del gioco d'azzardo non può e non deve essere affrontato unicamente dal punto di vista della prevenzione delle attività illecite ad esso connesse, specialmente di tipo mafioso. Siamo infatti di fronte ad un problema socialmente rilevante in relazione alla dipendenza prodotta dal gioco patologico.

A quanto detto bisogna aggiungere che, a partire dal 2003, come rilevato anche dall'indagine della Commissione antimafia, lo Stato ha cambiato l'obiettivo delle sue decisioni, facendo diventare il gioco d'azzardo un vero e proprio settore economico, una fonte di entrate attualmente non rinunciabile: stiamo parlando di un'industria che conta oltre 6.600 imprese e un bacino occupazionale di circa 200.000 dipendenti.

Dall'altro lato della medaglia, invece, abbiamo tre milioni di persone che sono a rischio patologico e circa un milione che ha sviluppato una vera e propria patologia al gioco. Si tratta di cittadini che appartengono soprattutto alle fasce più deboli della popolazione (disoccupati, pensionati, giovani), che cercano nel gioco un rifugio da una realtà che nega loro un lavoro, una casa e una vita dignitosa. Non a caso le Regioni più colpite da questo fenomeno sono proprio quelle del Centro-Sud, dove la disoccupazione, specialmente giovanile, è arrivata a percentuali non accettabili.

Da una parte, quindi, lo Stato investe sul gioco d'azzardo in quanto indispensabile fonte di gettito fiscale che, ad esempio, solo nel 2016 la Corte dei conti ha quantificato in 1,8 miliardi di euro di maggiore gettito. Dall'altra parte, sappiamo che lo Stato spende circa 6 miliardi di euro per i giocatori patologici, tanto che la legge 8 novembre 2012, n. 189, ha inserito la ludopatia nei livelli essenziali di assistenza, con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da questa patologia. È quindi evidente che si tratta di un fenomeno di grande portata che, dopo l'alcool e la droga, risulta essere la terza forma di dipendenza.

Questa ambivalenza dello Stato, che da una parte ha interesse ad alimentare l'industria del gioco, mentre dall'altra utilizza risorse pubbliche per prevenire e curare le patologie ad essa correlate, ha impoverito le famiglie ed ha reso la vita più semplice alle organizzazioni malavitose che riescono a delinquere.

Questa disamina mi dà l'occasione per aprire una riflessione, che estendo a tutti i colleghi presenti, in merito al ruolo dello Stato in questa vicenda.

Possiamo intraprendere percorsi virtuosi, come quello che ha portato alla stesura della relazione che stiamo discutendo; possiamo decidere di adottare misure legislative più compiute per avversare l'illegalità, soprattutto di tipo mafioso; ma se è lo Stato ad indietreggiare sulle proprie posizioni per far entrare nelle casse pubbliche risorse economiche, senza procedere con tagli alla spesa o aumenti delle tasse, è ovvio che tutti questi percorsi vengono vanificati.

Mi riferisco al condono accordato dal Governo Letta, alle dieci società che sono state dichiarate colpevoli di non aver collegato le proprie macchine alla rete dei Monopoli che, di conseguenza, non ha potuto controllare le giocate, perdendo un introito quantificato dalla Corte dei conti in quasi tre miliardi di euro. Nonostante ciò, nel 2013 il Governo ha ridotto a 857 milioni l'ammontare della multa da pagare, pur di far subito cassa. Parimenti, la legge di stabilità del 2015, varata dal Governo Renzi, ha previsto una sanatoria per le sale di scommesse illegali attraverso il pagamento di una penale di 10.000 euro, in cambio di un introito di 500 milioni annui all'erario prodotto dalle loro attività. Una sanatoria che la legge di stabilità del 2016 ha procrastinato, poiché il numero degli operatori che hanno legalizzato la propria posizione è stato al di sotto delle aspettative dell'Esecutivo. Si tratta di sanatorie attraverso le quali i Governi di sinistra che si sono avvicendati negli ultimi anni hanno fatto cassa, a discapito del lavoro di contrasto delle Forze dell'ordine nei confronti dei giochi illeciti e del lavoro di prevenzione socio-sanitaria che i Comuni stanno attuando, con molte difficoltà, per tutelare le comunità di cittadini di loro competenza.

Stiamo parlando di esercenti che per anni hanno operato senza essere collegati al totalizzatore nazionale dei Monopoli, attraverso i quali la criminalità mafiosa ha potuto operare indisturbata. Se l'apparecchio d'intrattenimento (le macchinette) non è collegato ad alcuna rete, non può esservi trasmissione dei dati al concessionario e quindi di esso non rimane traccia. La manomissione del sistema telematico tramite alterazione dei congegni di gioco è poi una delle cause più ricorrenti attraverso cui il gioco legale diventa illegale. Evasione e riciclaggio, infatti, vanno di pari passo. Nella stessa relazione oggetto della discussione odierna è stata segnalata l'esigenza di una riflessione sulla compatibilità tra «un'azione di reale contrasto al gioco illecito ed alle infiltrazioni mafiose e il costante ricorso a forme di sanatoria».

Detto ciò, vorrei aggiungere qualche considerazione sull'impatto dei giochi d'azzardo a livello locale. Da diverso tempo gli amministratori locali hanno sollevato il problema della gestione delle sale gioco sul territorio e del loro impatto sulla popolazione. Nel Centro-Nord del Paese, ad esempio, il fenomeno è in crescita, perché il bacino d'utenza è in ascesa a causa della presenza di giovani che sono sempre più dediti al gioco online. Nel Sud, invece, la percentuale di giocatori è maggiore, ma il bacino d'utenza è destinato nei prossimi anni a stabilizzarsi a causa della migrazione dei giovani, che lasciano molti Comuni popolati in prevalenza da anziani.

Esistono poi dimensioni territoriali in cui la presenza massiccia di organizzazioni criminali facilita l'illegalità nel gioco d'azzardo, che in alcuni casi viene addirittura percepita dalla comunità come un'attività normale. In questa prospettiva, pensare a soluzioni che rientrano in un unico calderone risulta essere un approccio fallimentare.

Per quanto riguarda le autorizzazioni e i controlli, è sempre più forte l'urgenza di creare un quadro normativo di regole unitario per tutto il sistema del gioco legale, che preveda un controllo pieno delle Forze dell'ordine e un sistema di autorizzazioni tutto in capo alle questure. Allo stesso modo, deve essere garantita agli enti locali la possibilità di effettuare una pianificazione territoriale d'intesa con le Regioni. Difatti, è proprio nei territori comunali che l'impatto dovuto alla presenza delle sale da gioco desta maggiori preoccupazioni per la tranquillità sociale, per la salute pubblica e in termini di aumento della criminalità.

In queste situazioni emergenziali, diversi amministratori locali hanno risposto con ordinanze restrittive volte a limitare gli orari di apertura e di chiusura o attraverso misure di sicurezza volte a spostare le autorizzazioni in zone più periferiche o comunque lontano dai luoghi sensibili (come scuole, chiese, sedi istituzionali e parchi), fino ad arrivare a provvedimenti limitativi che prevedono il divieto di apertura di sale da gioco nei loro territori di appartenenza. Queste ragioni ci spingono ad esortare gli amministratori locali e regionali a costituire una piattaforma permanente per la pianificazione delle sale da gioco sul territorio, garantendo ai Comuni i necessari controlli amministrativi e di ordine pubblico. È nostro auspicio, infatti, che la Conferenza unificata addivenga quanto prima alla definizione di un'intesa - peraltro già in corso - che si faccia carico di queste esigenze. Non dimentichiamo infatti che sono gli amministratori locali ad interfacciarsi ogni giorno con la loro comunità di cittadini e che devono far fronte a problematiche di servizio pubblico e di salute pubblica, senza avere gli strumenti necessari per impedire che un problema diventi un'emergenza locale.

Concludo con un breve accenno in merito al gioco online, che probabilmente sta diventando l'insidia maggiore cui dover far fronte nell'ambito del gioco lecito e illecito. Non ci sono infatti persone o luoghi da rintracciare, tutto è evanescente, come la stessa realtà virtuale. Il gioco d'azzardo online è una preoccupazione non solo italiana, ma riveste carattere internazionale. Dunque ad un problema internazionale non si possono dare risposte in ambito nazionale.

È quindi auspicabile che il Governo e la maggioranza si adoperino per l'attuazione della quarta direttiva antiriciclaggio, volta a definire regole di cooperazione che siano efficaci in ambito comunitario.

Per le stesse ragioni, ribadisco l'importanza di dar seguito in tempi brevi e compatibili con la fine della legislatura al lavoro svolto dalla Commissione antimafia, affinché le sue ventitré proposte possano divenire interventi.

In conclusione, preannuncio il voto favorevole del Gruppo Conservatori e Riformisti alla relazione presentata. (Applausi dal Gruppo CoR).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Consiglio. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signora Presidente, nell'esaminare la relazione in oggetto è giusto e doveroso fare una premessa che non può non partire dall'attuale congiuntura economica, superiore per intensità, durata e diffusione nei mercati globali addirittura a quella del 1929. La crisi ha investito anche il nostro Paese, imponendo una politica di contenimento dei costi mirata al risanamento dei conti pubblici, con conseguente effetto depressivo e recessivo, tale da generare un diffuso impoverimento della cittadinanza.

In un momento così drammatico come quello che il Paese sta attraversando - ricordo che i dati non sono per nulla incoraggianti, nonostante il Governo attuale e quello precedente si straccino le vesti per raccontarci ciò che non esiste - il lavoro, l'economia e l'occupazione non sono sicuramente in linea con i dati europei. È quindi doveroso che il legislatore e il Governo siano capaci di tutelare quel sistema di garanzia che si fonda sul rispetto dei principi e dei valori che rappresentano il motore di un Paese civile. A quanto pare, questo è un compito molto arduo per il Governo attuale e anche per quello precedente.

I sacrifici ai quali i cittadini sono chiamati al fine di trovare la giusta stabilità nei conti pubblici e privati, che non tornano mai, e per essere preservati da eventuali epiloghi drammatici anche a livello familiare, devono essere accompagnati da investimenti costruttivi volti a salvaguardare le strutture fondamentali della società, in primo luogo la famiglia. Il perdurare della crisi economica è causa di pericolosi fenomeni di carattere sociale, quali la diminuzione della propensione al risparmio e la ricerca di un facile arricchimento fondato sull'aleatorietà. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Secondo i dati della Consulta nazionale antiusura, il gioco d'azzardo è considerato la maggiore causa di ricorso a debiti e/o usura in Italia. Il principale costo sociale generato dall'aumento esponenziale del ricorso al gioco d'azzardo è il sovraindebitamento delle famiglie. La dipendenza dal gioco - ludopatia - è una delle principali cause di suicidio. Secondo i dati dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, il mercato dei giochi d'azzardo è suddiviso principalmente tra slot machine (56,1 per cento), giochi online (16,3 per cento), lotterie (12,7 per cento), oltre a lotto (8,5 per cento) e giochi di abilità a distanza con vincita in denaro (con una percentuale pari al 7,7 per cento).

Dei 30 milioni di scommettitori stimati oggi in Italia, 15 milioni sono scommettitori abituali e almeno 3 milioni di questi sono a rischio di sviluppare una patologia. Secondo alcune stime, una quota di queste persone - circa 120.000 - già soffre di dipendenza comportamentale da gioco d'azzardo patologico. Stante il fatto che il gioco d'azzardo è vietato dal codice penale, è stato introdotto nel Paese il gioco con partecipazione a distanza, vale a dire la licenza, concessa a varie società, per la gestione di apparecchi di gioco online, con un considerevole aumento del fatturato per le società concessionarie. Non a caso, negli ultimi anni l'industria del gioco d'azzardo è diventata una delle più importanti del Paese, tanto che slot machine, poker, scommesse e giochi d'azzardo sono diventati, per loro natura, una macchina da soldi e hanno inondato il mercato a ritmi sempre più frenetici, con notevole crescita del numero dei giocatori, che coinvolge ogni gruppo sociale (compresi pensionati, casalinghe e giovani) e che fa dell'Italia il primo Paese al mondo per spesa pro capite dedicata al gioco.

Secondo gli ultimi dati disponibili, a fronte dei circa 85 miliardi di euro incassati grazie ai giochi di Stato, si avrebbero 23 miliardi di euro lordi di guadagno nero per i gruppi criminali e mafiosi. Questi numeri danno un'idea ben precisa della gravità della situazione e dei risvolti in termini economici e sociali che comporta. Pensiamo alle ludopatie, ormai considerate una vera e propria patologia e inserite nei livelli essenziali di assistenza: con un giocatore patologico ogni 75 persone, l'azzardo è a pieno titolo considerato una piaga sociale grave per la quale è necessaria un'azione incisiva e immediata. Il gioco non va impedito ma neanche agevolato; piuttosto, va disciplinato in modo ancora più organico, con una riforma strutturale sia sul lato dell'offerta, che su quello della vigilanza. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Questa premessa era doverosa e assolutamente necessaria per comprendere quanto sia ancor più complessa la questione se poi si verificano anche situazioni massicce di infiltrazioni mafiose. A questo punto si inserisce e prende la scena in modo importante la relazione predisposta dal Comitato presieduto dall'onorevole Vaccari, cui è stata affidata l'analisi delle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito. Signora Presidente, il compito del Comitato è stato certamente quello di svolgere un accurato esame delle diverse problematiche riguardanti il complesso sistema dei giochi. Il lavoro ha avuto il contributo fondamentale di forze di polizia, amministrazioni locali, Agenzia delle dogane, esperti e associazioni ed esponenti di spicco della magistratura. Già nel dibattito avvenuto alla Camera, si è auspicata l'approvazione della relazione cercando di smuovere la proposta contro la diffusione eccessiva del gioco d'azzardo, che giace in Commissione affari sociali. Le proposte della Commissione devono segnare un duro colpo ai guadagni criminali e far emergere l'ipocrisia delle istituzioni, ormai infiltrate dalle lobby dell'azzardo.

Signora Presidente, le indagini giudiziarie hanno dimostrato che le organizzazioni criminali su buona parte del territorio nazionale impongono agevolmente agli esercizi commerciali che insistono sul territorio medesimo, su cui esercitano il dominio mafioso, gli apparecchi che, quando sono regolari, assicurano guadagni ingenti e rapidi e, contemporaneamente, generano profitti enormi se sfuggono al sistema di imposizione fiscale. Quando si tratta di apparecchi truccati, il più delle volte, precludono ai giocatori ogni possibilità di vincere. L'elemento che attrae maggiormente la criminalità del tipo mafioso è, infatti, la non tracciabilità dei flussi economici. A fronte dei rilevanti introiti, diventa molto complesso l'accertamento delle condotte illegali e sono piuttosto lievi le conseguenze giudiziarie per colpa di un sistema sanzionatorio vigente che, a causa di pene edittali non elevate per il reato di gioco illecito, non permette l'utilizzo dei più efficaci sistemi di indagine. Esso, inoltre, è presto destinato alla prescrizione. Anche sul punto ci vorrebbe un sistema un po' diverso, che la Commissione ha sicuramente valutato in modo puntuale. La relazione della Commissione antimafia sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito è un documento per rendere più trasparente, controllato e pulito il settore, ma non è sufficiente se il Governo non si attiva velocemente per rendere più dure le norme sul rilascio delle concessioni, per estendere i controlli su tutta la filiera e aumentare le sanzioni e le misure antiriciclaggio.

Bisogna intraprendere azioni per armonizzare, almeno nell'Unione europea, le legislazioni nazionali soprattutto per il gioco d'azzardo online. Signora Presidente, ha senso legiferare in merito se poi le attività vengono svolte all'estero? Serve una revisione dell'apparato sanzionatorio anche attraverso provvedimenti di sospensione come il DASPO, un rafforzamento della legge antiriciclaggio attraverso la tracciabilità delle vincite al gioco, un coinvolgimento delle autonomie locali, in particolare per la distribuzione dell'offerta di gioco sul territorio. Per quanto riguarda questo ultimo punto un buon lavoro è stato fatto già, in prima battuta, dalle Regioni che, insieme ai Comuni, si sono dotate di regolamenti.

Speriamo, signor Presidente, che il documento al nostro esame sia in grado di infliggere un duro colpo ai guadagni e, di conseguenza, alle organizzazioni criminali e mafiose. Abbiamo letto attentamente la relazione, su cui abbiamo già espresso il nostro parere favorevole alla Camera, e tenteremo di far sì che questo documento non rimanga isolato, ma sia possibile rivederlo, completarlo e integrarlo nel prossimo futuro. Alcune azioni vengono sicuramente intraprese come esperimento, visto che già esiste una legge con cui si prevedeva la dismissione del 30 per cento delle slot machine, ma con un parco macchine che conta centinaia di migliaia di macchinette nei depositi, la norma è stata aggirata piuttosto agevolmente.

Signor Presidente, come Gruppo della Lega Nord - lo ribadiremo anche in sede di dichiarazione di voto - siamo soddisfatti della relazione e pensiamo che il Comitato presieduto dal senatore Vaccari abbia svolto un ottimo lavoro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Albano. Ne ha facoltà.

ALBANO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, è con grande orgoglio che ci troviamo qui, oggi, per presentare di fronte a quest'Assemblea il risultato di un lungo lavoro portato avanti dalla Commissione parlamentare antimafia, della quale mi onoro di far parte, sulle infiltrazioni criminali nel gioco lecito e illecito.

Per diversi mesi, nel corso del 2016, il X Comitato ha analizzato non solo l'impianto normativo relativo al settore del gioco d'azzardo, con le sue le lacune e le sue criticità, ma ha soprattutto studiato le vulnerabilità alle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco, sia esso lecito che illecito, formulando infine delle proposte normative che le competenti Commissioni parlamentari mi auguro possano prendere in considerazione quanto prima.

Nonostante, infatti, le tante differenze e le numerose discussioni riscontrate in questi anni di lavori di Aula su tale importante tema, abbiamo sempre trovato delle convergenze che vanno al di là delle opinioni politiche e di partito, poiché tra noi credo che tutti abbiano a cuore sia la salute dei nostri concittadini, messa a rischio dal grave fenomeno delle ludopatie sia un efficace contrasto alle attività illecite della criminalità organizzata.

Ed è, purtroppo, evidente il legame tra gioco legale e criminalità. Grazie all'opera della magistratura e delle Forze dell'ordine possiamo affermare con certezza che le organizzazioni mafiose sono state in grado, nel corso degli anni, infiltrandosi tra le pieghe del sistema, di trarre da esso ragguardevoli benefici economici. Tuttavia, grazie a una puntuale attività di controllo e repressione, che ha visto impegnata anche l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, le autorità hanno potuto individuare e regolarizzare molte di tali attività, attraverso recuperi di imposte, denunce e sequestri penali, unitamente a misure di carattere cautelare.

Mi preme, inoltre, sottolineare come questa problematica sia per me particolarmente importante. Le battaglie che ho portato avanti contro l'apertura di nuove sale slot nella mia città, come sapete, mi hanno messo purtroppo nel mirino della criminalità organizzata. Eppure, conscia dell'importanza della questione, ho deciso di continuare a battermi.

Le mafie, com'è evidente e come riporta correttamente la relazione della Commissione, vedono nel gioco un business altamente redditizio. Da un lato, esso consente di riciclare facilmente enormi quantità di denaro di provenienza illecita; dall'altro, permette di realizzare enormi profitti anche nell'alveo della legalità. Mi spaventa, quindi, pensare che la crescita delle giocate legali sia andata di pari passo con l'incremento degli introiti dei boss, nonostante le due cose possano sembrare, a prima vista, in contrasto.

La relazione compie un interessante excursus storico sull'evoluzione del gioco d'azzardo in Italia, percepito sin dai primissimi anni Novanta come un fenomeno dall'alto disvalore etico e quindi da perseguire e contrastare. Nel corso del decennio successivo, pur rimanendo percepito come un fenomeno sostanzialmente negativo, il gioco diviene una fonte sempre più importante di entrate tributarie, anche in un'ottica di contributo alla riduzione del debito pubblico. Infine, a partire dal 2003, cambia sensibilmente l'obiettivo del decisore pubblico, che vede nel gioco d'azzardo un vero e proprio settore economico, portando a un aumento vertiginoso dell'offerta di diverse tipologie di giochi, diventando sempre più una parte importante della composizione dei consumi privati delle famiglie italiane e del gettito che lo Stato incassa. Questo, infatti, passa dai quasi 48 miliardi di euro del 2008 agli oltre 80 miliardi di euro di oggi, per un settore industriale che conta oltre 6.000 imprese e occupa circa 200.000 addetti.

E allora, cari colleghi, se in un'Italia dove, secondo le ultime e imprecise ricerche, abbiamo 15 milioni di giocatori abituali e almeno 800.000 giocatori patologici, mi chiedo - e vi chiedo - se non sia compito dello Stato mettere in campo ogni possibile misura per ridurre, quanto più possibile, la dipendenza dal gioco contrastando, allo stesso tempo e in maniera decisa, la presenza delle organizzazioni criminali all'interno del settore.

La relazione ci informa - ma lo sappiamo benissimo - che le attività criminali nel settore dei giochi si annidano nelle falle e negli interstizi del sistema: manomissioni, segnali e connessioni che saltano, anomalie cui corrispondono spesso interventi di controllo blandi o non tempestivi, transazioni che avvengono nell'ombra, pagamenti anonimi, sottraendo alla tassazione la maggior parte dei ricavi prodotti dall'uso degli apparecchi.

Voglio richiamare, in questa sede, la sentenza della Corte costituzionale, che nel 2015, ha affermato come sia giusto che i Governi e le amministrazioni pubbliche restringano l'attività di organizzazione e gestione dei giochi pubblici affidati in concessione, per garantire un livello di tutela dei consumatori particolarmente elevato e padroneggiare i rischi connessi a questo settore, consentendoci così di introdurre nuove e maggiori restrizioni al gioco, dichiarando esplicitamente che gli interessi pubblici prevalenti non stanno nei guadagni dei gestori, ma nel contrasto alla diffusione del gioco irregolare o illegale, nella tutela della sicurezza, dell'ordine pubblico e dei consumatori, specie minori d'età, e nella lotta contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore.

Accolgo fortemente, allora, le proposte contenute nella relazione, tra le quali voglio richiamare sicuramente un rafforzamento delle barriere all'ingresso, per il rilascio, il rinnovo e il mantenimento delle concessioni, unito a un inasprimento dell'apparato sanzionatorio penale e amministrativo. Altresì, sarà opportuno rafforzare, anche di concerto con l'ANAC, le misure antiriciclaggio, attraverso una maggiore tracciabilità delle vincite al gioco. In tal senso, ha ragione la relazione quando denuncia i rischi derivanti dall'estrema polverizzazione dei punti di gioco che ostacola i controlli.

Infine, non dobbiamo dimenticarci di intervenire con politiche adatte nei confronti dei giocatori d'azzardo patologici, che vanno aiutati con misure preventive, terapeutiche e anche riabilitative, misure che potrebbero - è una mia opinione - essere finanziate ulteriormente con parte del gettito derivante dal gioco stesso.

Il gioco d'azzardo è diventato ormai un coinvolgimento di massa di tutti i ceti sociali e, mentre nelle culture passate il giocatore d'azzardo veniva considerato un avventuriero dissipatore, oggi un ragazzo o un adulto che bruciano soldi nelle macchinette istallate un po' dovunque non vengono considerati neppure soggetti a rischio.

Voglio ringraziare nuovamente la Commissione, e in particolare il senatore Vaccari, per questo importante lavoro e voglio sollecitare tutti voi, colleghi, a non retrocedere, neanche di un centimetro, in tema di lotta al gioco d'azzardo; ne va della salute dei nostri figli e dei nostri concittadini, nel bene dell'Italia tutta. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ricchiuti. Ne ha facoltà.

RICCHIUTI (PD). Signora Presidente, onorevoli senatori, la relazione sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito approvata dalla Commissione parlamentare antimafia rappresenta senza alcun dubbio il più importante testo organico d'indagine e di proposta sul fenomeno che si offre oggi al legislatore nazionale.

Il gioco d'azzardo in Italia è oramai ampiamente cresciuto, sia per la percentuale dei consumi delle famiglie ad esso destinati, sia per quella dei gettito statale; tuttavia, parallelamente all'incremento verticale del fenomeno che dura almeno dal 2003, si è assistito ad una crescente estensione degli interessi della criminalità nel settore, per gli ingenti profitti che è in grado di procurarsi - che in alcuni casi sfuggono pure alle rilevazioni ufficiali - i quali si sono dimostrati in grado di incrementare il riciclaggio, attraverso un circolo vizioso che poggia sulle falle del sistema. Le mafie, insomma, lucrano sulla gestione delle slot machine, del gioco e delle scommesse sportive online fino al fenomeno del match fixing e poi non rischiano quasi nulla, a causa di un'attività molto farraginosa di accertamento delle condotte illegali e di un apparato sanzionatorio che si muove tra pene edittali basse e ricorso alla prescrizione per i reati di gioco illecito.

Per questo motivo, nel poco tempo che ho a disposizione per l'intervento in Aula, vorrei soffermarmi sulle proposte contenute nella relazione approvata dalla Commissione parlamentare antimafia lo scorso 6 luglio 2016, per impedire che la criminalità organizzata entri nel sistema del gioco legale.

Innanzitutto bisogna rafforzare le barriere all'ingresso del sistema pubblico dei giochi. Per fare ciò è necessario ampliare l'ambito dei delitti ostativi sia rispetto ai requisiti per la partecipazione a gare o a procedure ad evidenza pubblica sia rispetto al rilascio, al rinnovo e al mantenimento di concessioni in materia di giochi pubblici. In questo senso bisogna infatti prevedere esplicitamente fattispecie più gravi per i reati in materia fiscale, i delitti contro la pubblica amministrazione (tra cui corruzione e concussione interna e internazionale, o traffico di influenze illecite), il delitto di autoriciclaggio, il reato di scambio elettorale politico-mafioso, di cui all'articolo 416-ter del codice penale, e i delitti di terrorismo interno e internazionale.

La relazione della Commissione mette poi in evidenza la mancata previsione di provvedimenti di confisca e sequestro in relazione alla fattispecie penale di gioco illecito. Per questo motivo, in analogia con le norme sugli appalti pubblici, una scelta radicale sarebbe rappresentata dall'introdurre il divieto di partecipazione per l'operatore economico che sia stato soggetto alla sanzione interdittiva o ad altra sanzione che comporta il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione o che abbia subito condanna per il reato di falso in bilancio.

Altro profilo su cui intervenire è la revisione dell'apparato sanzionatorio penale ed amministrativo. Proposte risolutive per questa finalità possono essere: elevare il termine massimo di prescrizione per le condotte maggiormente pericolose; ancorare alla tutela diretta degli interessi di ordine pubblico l'obbligo di concessione o autorizzazione di polizia anche per gli operatori di società aventi sede all'estero; inasprire le pene in modo che risultino adeguatamente deterrenti; prevedere la sospensione o la decadenza dalle concessioni o dalle autorizzazioni nei casi più gravi di violazione delle condizioni di esercizio del gioco lecito da parte dei concessionari, che intrattengono rapporti contrattuali con soggetti non in regola dal punto di vista autorizzativo, dei gestori o dei terzi incaricati; prevedere l'utilizzo di intercettazioni telefoniche e telematiche, necessarie per accertare le modalità con cui si realizza l'infiltrazione criminale; prevedere infine in capo ai concessionari una responsabilità di posizione legata ai concetti di culpa in vigilando o in eligendo.

Infine, vorrei fare un'ultima considerazione: secondo ricerche condotte dall'ufficio informazioni finanziarie (UIF) risulta possibile aprire un sito di gioco fondato sul bitcoin in breve tempo, operando in assenza di controlli e in completo anonimato. Ciò significa che sempre di più bisogna affinare le strategie per evitare che dietro le monete virtuali si insinuino le mafie per il riciclaggio di denaro. Anche per questo specifico aspetto, oltre che per una più generale regolamentazione di contrasto alla criminalità organizzata, dalla quarta direttiva antiriciclaggio - cui l'Italia deve dare attuazione entro giugno 2017 - possono arrivare segnali positivi.

In conclusione, auspico che le proposte e le indicazioni contenute nella relazione di cui stiamo discutendo siano sostenute dal consenso del Senato, affinché possano impegnare formalmente il Governo ad un sollecito recepimento per una riorganizzazione complessiva del settore del gioco pubblico. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Endrizzi. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, contrastare l'azzardo illegale comporta misure per limitare tutto l'azzardo, perché sono strutturalmente legati: nascono e crescono insieme. La Commissione precisa di essersi limitata ad analizzare gli aspetti legati alla criminalità organizzata e di non essersi spinta nello specifico ad orientare le norme di natura fiscale, sociale e sanitaria e il divieto sulla pubblicità solo per limiti di tempo, ma nella relazione compaiono passaggi illuminanti che fanno rientrare da un portone ciò che è stato lanciato fuori dalla finestra. Cito testualmente: «Le mafie, evidentemente, vedono nel gioco un business altamente redditizio. Ciò sia perché esso consente il riciclaggio, ma anche in sé e per sé ed è effettivamente possibile che la crescita delle giocate legali sia andata di pari passo con l'incremento degli introiti dei boss, nonostante le due cose possano sembrare, a prima vista, tra loro in contrasto. Infatti, data una certa "domanda di gioco" totale, se una quantità sempre maggiore di questa spesa va ai prodotti legali, le giocate illegali, e all'interno di queste quelle gestite dai mafiosi, dovrebbero corrispondentemente diminuire. Finora presumibilmente non è stato così (…)». Qualche "fariseo" sosteneva che il proibizionismo incentiva le mafie e il gioco illegale e così si è liberalizzato un settore in maniera enorme. La relazione della Commissione d'inchiesta afferma il contrario e spiega perché: l'azzardo legale recluta nuovi clienti che passano poi ai circuiti illegali per il semplice fatto che, non pagando tasse, possono quantomeno promettere margini migliori, e ci sono poi pronti gli strozzini che fanno immediatamente credito perché sanno come recuperarlo.

In un sistema così concepito, le pubblicità non sono elemento marginale o estraneo, sono strategiche al reclutamento, dunque funzionali direttamente o indirettamente anche al sistema mafioso perché, lo dice la relazione, le mafie sono già dentro l'azzardo legale. L'azzardo legale si può considerare, nel migliore dei casi, come una massa entro la quale si mimetizza il settore illegale.

Ma non basta: riporta ancora la relazione che nel periodo dal 1989 al 1992 vigeva la concezione del gioco d'azzardo come un disvalore etico. Dal 1992, con la crisi valutaria, l'azzardo si avvia ad essere considerato come un'importante leva fiscale, una fonte notevole di entrate tributarie. Pecunia non olet; Governi e maggioranze di destra e sinistra non hanno sentito l'odore di quello che facevano.

A partire dal 2003, il decisore pubblico cambia ulteriormente obiettivo; cambio di passo: non basta più incrementare le entrate fiscali, ma si pongono le basi per organizzare l'azzardo come vera e propria industria di massa, creando l'Agenzia delle dogane e dei monopoli dotata di poteri di gestione, regolazione, programmazione e strategia di mercato. Tuttavia, l'Agenzia occupa anche il potere legislativo nel momento in cui la bozza del decreto legislativo attribuita al Governo Renzi proveniva - così scopriamo - dal computer del direttore Italo Volpe. Questa industria di massa è stata pianificata da una politica troppo spesso legata agli interessi delle multinazionali, e troppo spesso si sono rilevati intrecci anche con ambienti malavitosi.

Anni fa portai in quest'Aula la denuncia, avviata da Libera e rilanciata da Conagga, dei rapporti tra politica, lobby e malavita organizzata. Riportai il caso di Amedeo Laboccetta, già manager dì una multinazionale dell'azzardo, che finanziò la sua campagna elettorale; il titolare di quella multinazionale era figlio di un noto boss, ma rivendicava di non avere legami con il padre. Ebbene, Francesco Corallo e Amedeo Laboccetta sono stati arrestati per riciclaggio nel settore delle videolotterie. Ora la giustizia farà il suo corso, e vedremo come si concluderanno i processi. Ma è più di un timore che le mafie abbiano potuto trovare qui dentro, in queste Aule, persone pronte a predisporre il brodo di coltura in cui svilupparsi. E persone disposte a credere in modo acritico, perché non si è voluto nemmeno vedere il rischio: nessun principio di precauzione per le stime catastrofiche portate all'attenzione delle nostre Aule dal Dipartimento per le politiche antidroga, che già nella relazione 2012 stimava nell'1 per cento i malati di azzardo, ma ammoniva sul rischio che dopo l'impennata del 30 per cento della raccolta in un solo anno e l'esplosione della pubblicità, il dato rischiava di dover essere moltiplicato per 7-10 volte.

Nessun principio di precauzione è stato adottato quando le ricerche di Simone Feder denunciavano una diffusione allarmante dell'azzardo tra i minori in Lombardia; nessun principio di precauzione quando un anno e mezzo fa Nomisma confermava quei dati a livello nazionale. Ieri, Nomisma li ha nuovamente ribaditi: un ragazzo su due nell'ultimo anno ha tentato la fortuna con il gioco d'azzardo e qualcuno ha ancora il coraggio di enfatizzare un lieve calo del dato. Ci vuole una pervicace fantasia per vedere mezzo pieno un bicchiere quando dentro c'è una goccia, in un mare di devastazione. Qui si va oltre: abbiamo persone che riescono a vedere l'uovo dentro un pelo. È di questa sottovalutazione che ci preoccupiamo; di chi ancora vota sanatorie alle lobby, emendamenti a tutela del settore e che stronca sindaci e Regioni "no slot" e le omissioni sulle misure davvero necessarie.

Anche in questa proposta di risoluzione siamo perplessi per la perdurante assenza di impegni che daremmo per scontati. Da anni denunciamo il fatto che in una sala di videolotteria si possono inserire somme ingenti e poi ritirarle facendole figurare come vincite a scopo di riciclaggio. La mozione del Movimento 5 Stelle per bloccare l'uso delle banconote da 500 euro è stata respinta. In Commissione affari sociali da anni è insabbiata la legge per il contrasto all'azzardopatia che prevede l'obbligo di utilizzare la tessera sanitaria rilasciata dallo Stato. In questa proposta di risoluzione dite che l'idea è interessante e va valutata. Ma valutare cosa? È già stata valutata da una Commissione, dopo audizioni ed analisi, e votata all'unanimità; eppure è insabbiata!

Al posto di una tessera sanitaria rilasciata dallo Stato, si propone di istituire un ticket emesso dal gestore? Dopo che sappiamo che molte sale sono in mano alle mafie? Dopo che nella relazione si scrive chiaramente che bisogna estendere la responsabilità ai concessionari che non fanno nulla per controllare la loro filiera? Ma allora che ce ne facciamo dei concessionari? Si mangiano centinaia di milioni l'anno per garantire che cosa? Solo una rete commerciale che rastrella clienti.

I cittadini sono più avanti: su Lex Iscritti, il nostro portale interattivo, un cittadino ha proposto di rendere totale la tracciabilità dei flussi eliminando il contante: chi vuole azzardare richiede una tessera personale, con foto, microchip e la possibilità di impostare un tetto di spesa: così i flussi sono tracciabili, si vieta l'accesso ai minorenni, si frena l'impoverimento delle famiglie, che va a danno delle imprese sane, di commercianti, di artigiani, di piccole imprese che vedono i consumi volatilizzati in questo spreco di felicità e di risorse. I cittadini allora sono più avanti e quando i cittadini sono più avanti della classe politica, io mi preoccupo.

Bene nella relazione e bene anche nella risoluzione le misure che introducono barriere di ingresso ai soggetti economici nell'azzardo, ma è necessario avere i dati sulla composizione azionaria delle società e sui fondi d'investimento che ne controllano quote.

Bene l'inasprimento delle pene, ma nulla si dice sulla necessità di sviluppare la capacità di indagine. Oggi ci sentiamo dire che se i sindaci introducono limiti nel settore incentivano il settore illegale, ma se qualcuno vuol dire che non siamo in grado di individuare un totem in un locale pubblico, se non si riesce ad organizzare una rete di controllo efficace, allora lo Stato si è arreso.

Forse il divieto totale di machine gambling sarebbe di grande aiuto, perché se vedo una macchinetta dove è vietato, non ho bisogno di verificare: so già che è illegale.

E poi non ci piace l'ipocrisia dialettica di sostenere che limitare l'autonomia dei sindaci e delle Regioni "noslot" garantisca maggiore sicurezza: questo non si può sentire! È un modo per imporre un bavaglio. Se si vuole omogeneità, basta prendere la legge regionale più restrittiva e protettiva e renderla nazionale. Non è un caso che ad opporsi alle intese al ribasso siano le Regioni che hanno leggi più protettive per i cittadini. Il rischio è che domani, questo testo venga usato per intervenire dove fa comodo a pochi e si trascurino i bisogni urgenti del Paese.

Chi ha esposto i nostri figli a questa malattia deve saperlo: ora l'antibiotico va assunto fino in fondo, altrimenti si rafforzano i batteri. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.

LUMIA (PD). Signora Presidente, colleghi, l'esperienza maturata in tanti anni di impenno antimafia mi porta all'amara constatazione che, con l'espansione del gioco d'azzardo, il nostro Paese è entrato in una spirale perversa. Più gioco, più entrate fiscali; si è partiti così e poi, via via, il meccanismo è diventato serio e drammatico: più gioco, più dipendenza, sino alla ludopatia; più gioco legale e, paradossalmente, più gioco illegale e, quindi, più presenza mafiosa. Come uscirne?

Non sarà certamente facile. Non ne veniamo a capo limitandoci a gridare allo scandalo o a stracciarci le vesti; dovremo metterci di buona lena in cammino, con un passo progettuale e operativo. Sarà un cammino lungo, faticoso, in salita, da realizzare tappa dopo tappa.

La prima: colpire la mafia presente nel gioco d'azzardo. In questo arduo compito, è preziosissimo il lavoro svolto dalla Commissione antimafia. Più volte, nelle ultime legislature, infatti, la Commissione si è occupata del tema del gioco d'azzardo legale e delle molteplici infiltrazioni delle mafie, sia nei concessionari, sia nei gestori, sia nelle tante attività collaterali. Anche in questa legislatura si è lavorato sodo: prima il Comitato, poi la Commissione, hanno approvato all'unanimità una relazione del senatore Vaccari. Oggi, la nostra responsabilità ci porta a una risoluzione che impegna il Governo su fatti e misure molto precise.

Tre cose mi hanno colpito in questa relazione, la prima delle quali è il riciclaggio. Il maledetto riciclaggio, che avviene in diverse forme, sia attraverso la partecipazione diretta, a volte senza neppure lo schermo di un prestanome, sia attraverso le società concessionarie, sia anche attraverso la gestione dei singoli punti gioco, magari predisposti per il gioco online tramite società estere.

Altro punto, altrettanto perverso, è il controllo mafioso del territorio, che si manifesta con l'imposizione delle macchinette per il gioco ai singoli bar, spesso costretti a installarle, esattamente come se fosse un vero e proprio pizzo, con esercenti a volte conniventi con le organizzazioni criminali nella gestione di apparecchi in parte legali ed in parte illegali perché non connessi alle rete di controllo.

Il terzo punto che mi ha colpito è la creazione di un circuito, di un sistema fatto di giocatori che diventano dipendenti, che alimentano a loro volta l'odioso giro dell'usura, ovviamente controllato dalle stesse organizzazioni mafiose.

Dalla relazione emerge chiaramente che il circuito economico legale è cosi ampio che la partecipazione di capitali mafiosi può essere vantaggiosa anche restando in un circuito di apparente legalità, un'apparenza che crolla non appena si indaga sugli interessi che ruotano all'interno del gioco d'azzardo. Spesso emergono così gli interessi e le modalità tipiche dell'agire mafioso.

Sappiamo anche che le lobby del gioco sono molto potenti: è recente l'arresto di Corallo e di un ex parlamentare che sedeva - pensate un po' - nella Commissione antimafia nella scorsa legislatura e recentemente sono anche stati fatti emergere i rapporti con la criminalità organizzata.

La normativa, così com'è, è insufficiente e la relazione della Commissione antimafia che ci è stata presentata oggi, qui in Senato, individua i punti specifici su cui intervenire: da un lato, ridurre la diffusione eccessiva dei punti gioco e dei giochi che maggiormente espongono i giocatori al fenomeno della ludopatia e del gioco compulsivo; dall'altro, rendere sempre più trasparente il settore dei giochi e le modalità di accesso alle gare per le concessioni e l'assegnazione di gestione dei punti gioco in tutto e per tutto simili alle gare d'appalto, con obbligo di documentare accuratamente la compagine societaria, di rendere immediatamente note alle autorità competenti eventuali cessioni di azienda o subentri nella gestione.

Sul primo punto si sta lavorando da tempo per giungere ad un'intesa con le Regioni e gli enti locali, che consenta di ridurre le sale gioco e la presenza di slot nei locali pubblici, e di allontanarle da luoghi frequentati dai giovani, che troppo facilmente possono accedere al gioco d'azzardo anche in età minorile.

Allo stesso modo, si deve giungere al più presto ad una normativa più stringente sulla pubblicità, sui luoghi e gli spazi TV in cui è consentita o meno.

Sull'aspetto più direttamente collegato con la dimensione dell'infiltrazione mafiosa o criminale nel gioco d'azzardo legale, bisogna sicuramente predisporre norme che impongano alla società concessionaria una sorta di «responsabilità diretta» sulla gestione materiale dei giochi effettuata sul territorio: non è pensabile, colleghi, che si riceva una delega dallo Stato di questa portata e non si sia responsabili in alcun modo se poi, sul territorio, l'attività viene svolta in maniera illegale o «appaltata», in maniera anche formalmente legale, alle diverse mafie.

Ugualmente, bisogna valutare se non sia necessario un innalzamento delle pene, almeno per le violazioni più gravi, che consenta di utilizzare alcuni strumenti di indagine più efficaci, come le intercettazioni telefoniche e ambientali e le indagini patrimoniali.

Un altro punto qualificante, sottolineato nella relazione, è quello di lavorare per una sorta di armonizzazione delle normative di controllo e prevenzione anche a livello europeo, quantomeno per evitare, come avviene troppo spesso attualmente, che il controllo di legalità effettuato in Italia tenga lontani i mafiosi dal sistema del gioco legale, per poi vederseli rientrare tramite società di comodo, costruite in Paesi europei compiacenti o con normative non sufficientemente stringenti.

Per questo ringrazio il senatore Vaccari, il nostro Capogruppo in Commissione antimafia, senatore Mirabelli, nonché le senatrici Capacchione e Ricchiuti per il lavoro svolto. Ringrazio anche la senatrice Albano, che ci ha parlato dei rischi cui si è esposta quando ha lavorato contro il gioco d'azzardo in Liguria.

La relazione è uno strumento prezioso che ha consentito, prima a tutta la Commissione, e ora anche alla Camera e al Senato, di riflettere in maniera ancora più approfondita su questo tema e di sostenere, con accorgimenti sempre più efficaci, la necessità di normative e di controlli più puntuali per cacciare le mafie da un settore economico così rilevante e che, formalmente e sostanzialmente, debba svolgersi tutto sotto il pieno controllo dello Stato.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Comunico all'Assemblea che è stata presentata la proposta di risoluzione n. 1, a firma del senatori Mirabelli e di altri senatori, già stampata e distribuita.

Rinvio il seguito della discussione del documento in titolo ad altra seduta.