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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


DE PETRIS, PETRAGLIA, CAMPANELLA, MINEO, BOCCHINO, DE CRISTOFARO, CERVELLINI, BAROZZINO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

nella giornata del 24 gennaio 2017, la Conferenza Stato-Regioni sarà chiamata a pronunciarsi in merito al piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia, da mesi al centro della riflessione e delle critiche delle associazioni animaliste e di molti esperti del settore;

il piano, infatti, tra le 22 azioni di conservazione della specie, in cui figurano anche misure indubbiamente positive, presenta allarmanti profili di criticità come la previsione di deroghe al divieto di abbattimento dei lupi, in essere nel nostro Paese dal 1971, quando l'animale rischiava di estinguersi sul territorio italiano;

l'Italia è giustamente considerata da decenni Paese pioniere in Europa delle misure per la protezione del lupo e per la mitigazione del conflitto tra l'uomo e questa specie, non avendo mai utilizzato metodi invasivi estremi come l'abbattimento. Il contesto appenninico risulta inoltre fondamentale per la conservazione del lupo all'interno del territorio europeo, per il suo legame con i processi di ricolonizzazione verificatisi nelle Alpi italiane e francesi;

appare dunque inaccettabile l'introduzione della deroga prevista nel piano, che riporterebbe l'Italia nel passato ledendo una specie tuttora fragile senza alcun comprovato beneficio per le comunità e le attività economiche;

nonostante sia fuori di dubbio che il rigore della protezione concessa al lupo abbia consentito lo sviluppo di una tendenza demografica positiva, è difficile rintracciare con certezza dati sul livello della popolazione che consentano l'apertura a metodi invasivi come l'abbattimento: in una questione tanto delicata, dunque, è necessario utilizzare sempre un approccio prudente che non metta in pericolo i risultati conseguiti sinora;

tra l'altro, le esperienze dei Paesi che risultano aver reintrodotto tale pratica dimostrano la sua sostanziale inutilità nella risoluzione di problematiche come la predazione del bestiame, anche a causa della sostanziale mancanza di misure volte a contrastare fenomeni altrettanto significativi come la proliferazione degli esemplari ibridi e il randagismo canino: alcune ricerche svolte nella penisola iberica dimostrano, al contrario, che l'abbattimento di lupi può ripercuotersi negativamente sugli equilibri, con un aumento delle perdite di bestiame e dei conflitti tra uomo e lupo, come riportato in un dossier della Lega anti vivisezione (LAV);

l'eterogeneità eto-ecologica della specie, infatti, non consente una reale selettività dei metodi di abbattimento, poiché i lupi possono ricoprire diversi ruoli ed avere diverse caratteristiche. Gli interventi all'interno della struttura sociale possono, dunque, avere conseguenze drammatiche, come l'eliminazione di alcuni individui chiave (ad esempio fertili, diminuendo in tal modo le possibilità di sopravvivenza dei branchi in formazione) o addirittura contraddittorie, come un aumento dei tassi di riproduzione, crescita e predazione pro capite;

l'introduzione di un metodo tanto aggressivo, inoltre, rischia di consolidare uno stereotipo che andrebbe definitivamente smentito, e che vede rappresentato il lupo come una specie pericolosa e aggressiva per l'uomo e le sue attività;

anche l'argomentazione secondo la quale una deroga specifica al divieto di abbattimento possa delegittimare il ruolo del bracconaggio, diminuendo così il conflitto tra uomo e lupo, risulta smentita dalla valutazione di quanto avvenuto in contesti, come la Francia e la Spagna, che hanno già reintrodotto tale metodo: nel primo caso, infatti, di conflitto è apparso aumentato, con una sempre maggiore richiesta di abbattimento da parte degli allevatori e una maggiore tolleranza verso gli atti di bracconaggio;

una seria programmazione di misure per la protezione della specie e l'attenuazione dei conflitti tra lupo ed attività produttive necessita di adeguate risorse economiche e diverse modalità di intervento, tra cui un efficace monitoraggio della popolazione della specie a livello nazionale e transfrontaliero (nel 2016 venivano stimati tra i 1.070 e i 2.452 esemplari sugli Appennini e tra i 100 e i 150 sulle Alpi), il contrasto al randagismo dei cani per la prevenzione del fenomeno di ibridazione tra le specie, la valutazione dell'efficacia degli strumenti attualmente in uso, la promozione di campagne informative e formative che consentano di smentire i numerosi luoghi comuni sul lupo attraverso una reale conoscenza dell'animale e del suo comportamento, l'aumento delle sanzioni per chi pratica atti di bracconaggio, e, soprattutto, un pieno e tempestivo risarcimento di coloro che subiscono danni, senza disparità di trattamento tra le Regioni;

le associazioni ambientaliste ENPA, LAC, LAV, LIPU e LNDC hanno lanciato nella giornata del 23 gennaio un appello diretto al Presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, per invitarlo a riconsiderare l'introduzione dell'abbattimento selettivo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda rendere pubblici gli studi in grado di provare l'utilità e l'efficacia dell'abbattimento selettivo nella protezione del lupo e nella gestione del suo rapporto con l'uomo e le attività produttive, in contrasto con quando sostenuto da numerosi esperti e dalle principali associazioni ambientaliste;

se non intenda avviare, per quanto di sua competenza, un'ulteriore riflessione su quanto contenuto nel piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia, al fine di scongiurare qualsiasi ipotesi di introduzione di metodi di abbattimento selettivo.

(4-06878)