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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PAGLIARI, ALBANO, AMATI, ANGIONI, CANTINI, CAPACCHIONE, D'ADDA, DIRINDIN, Stefano ESPOSITO, GIACOBBE, LUCHERINI, MARGIOTTA, MATTESINI, PEZZOPANE, SANGALLI, SANTINI, SCALIA, SILVESTRO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

a seguito della conversione in legge (legge n. 122 del 2010) del decreto-legge n. 78 del 2010, in particolare l'articolo 12, qualsiasi trasferimento o ricongiungimento di contributi avviene su domanda dell'interessato ed esclusivamente a titolo oneroso;

con questo provvedimento i lavoratori interessati si sono trovati, con provvedimento retroattivo, senza le certezze e i diritti che solo qualche giorno prima erano in vigore;

si hanno casi documentabili di lavoratori che per accedere alla pensione sono stati costretti, dopo l'approvazione della legge n.122 del 2010, alla ricongiungimento sobbarcandosi pesantissimi oneri;

nel caso di pensioni Inps, in taluni casi, gli oneri comportano una rateizzazione con trattenuta sulla pensione di 600 euro mensili, a fronte di una pensione netta di circa 1.200 euro al mese; nei casi di pensioni erogate dalle casse privatizzate dei professionisti, come ad esempio per l'Inpgi, il costo del ricongiungimento è arrivato anche a diverse centinaia di migliaia di euro. In tutti i casi molti lavoratori sono stati costretti dal 2010 al 2016 a pagarsi 2 volte i contributi per accedere alla pensione;

la norma richiamata, che ha introdotto i ricongiungimento onerosi, è stata peraltro oggetto di numerosi atti di sindacato ispettivo e in sede di discussione in Aula alla Camera, il 27 luglio 2011 della mozione 1-00690, il sottosegretario pro tempore Bellotti ebbe a dichiarare «Gli effetti concreti che la riforma ha prodotto sul tessuto sociale hanno in parte travalicato le iniziali intenzioni del legislatore. L'intento perseguito dal legislatore infatti era quello di prevenire e scongiurare comportamenti elusivi in funzione della possibilità di avvalersi di regimi previdenziali più favorevoli rispetto all'ordinario, ma non certamente quello di impedire il trasferimento della posizione assicurativa nei confronti di quei lavoratori che si trovano costretti per raggiungere i requisiti minimi per la pensione a ricongiungere presso altri fondi la propria contribuzione. Con l'entrata quindi in vigore del citato articolo 12, di contro, si è accertato che in taluni casi, ovverosia quando il lavoratore è obbligato a ricongiungere la propria posizione previdenziale in altro fondo pensionistico per aver cessato il lavoro senza diritto a pensione nel fondo di appartenenza, tale ricongiunzione è divenuta oltremodo onerosa per il soggetto interessato; i costi risultano infatti essere nell'ordine di diverse decine di migliaia di euro» (fino a centinaia di migliaia di euro per le casse autonome);

posto che con l'introduzione del cumulo gratuito, dal 1° gennaio 2017 il ricongiungimento oneroso è diventato una facoltà e non più un obbligo, e che quindi, si è venuta a determinare un'evidente disparità di trattamento tra chi, dal 2010 al 2016, ha dovuto obbligatoriamente ricorrere al ricongiungimento per andare in pensione e chi, dal 1° gennaio 2017, col cumulo può maturare i requisiti per l'erogazione della pensione pro rata, senza dover ricongiungere i contributi previdenziali tra le diverse gestioni e senza dovere perciò sostenere ulteriori costi;

considerato che nella nuova norma sul cumulo non sono previste misure risarcitorie o sanatorie per chi ha ricongiunto o sta ricongiungendo onerosamente i contributi ed è già andato in pensione;

considerato inoltre che l'Inps, nella quantificazione degli oneri inerente all'esame delle proposte di legge n. 225 e n. 929, trasmessa all'XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) della Camera il 30 giugno 2014, ha specificato che l'estensione della facoltà di cumulo dei contributi ai soggetti, anche già pensionati, che abbiano già esercitato il ricongiungimento a titolo oneroso con relativo pagamento totale o parziale, comporterebbe un onere per l'istituto di 1,5 milioni di euro, a titolo di restituzione di quanto finora versato,

si chiede di sapere:

quanti soggetti, a partire dal luglio 2010, abbiano dovuto optare per l'istituto del ricongiungimento verso l'Inps, così come modificato dal decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010;

quanti soggetti iscritti alle casse privatizzate abbiano dovuto optare, nello stesso periodo, per il ricongiungimento oneroso;

quanti siano complessivamente i casi, suddivisi per anno, sesso, onere medio del ricongiungimento;

quale sia l'incidenza media della trattenuta mensile sulla pensione, per il pagamento dell'onere di ricongiungimento, rispetto all'importo di pensione spettante al pensionato;

quanti siano i soggetti che hanno già terminato di pagare il relativo debito all'Inps e alle casse autonome;

quanti siano i soggetti che hanno ancora in corso la trattenuta sulla pensione;

se il Governo non ritenga opportuno proporre un provvedimento che consenta a chi ha dovuto necessariamente ricorrere al ricongiungimento oneroso per poter accedere alla pensione, di chiedere la retroattività della facoltà di cumulo o, comunque, misure a compensazione della disparità di trattamento subita;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno chiarire che l'applicazione del cumulo gratuito dei contributi da parte delle diverse gestioni coinvolte non comporta l'uniformazione al regime generale (legge Fornero, di cui alla legge n. 92 del 2012), ma, al contrario, può avvenire nel rispetto dei regolamenti autonomi delle diverse gestioni, garantendo così il principio dell'erogazione delle pensioni alle condizioni di miglior favore per gli iscritti.

(4-06862)

PEZZOPANE, DALLA ZUANNA, FASIOLO, CIRINNA', ANGIONI, FABBRI, CUCCA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l'intensa perturbazione di neve e ghiaccio ,che ha colpito e sta colpendo gran parte delle zone del Centro-Sud Italia a partire dai primi giorni di gennaio 2017, ha provocato e continua a provocare ingenti danni e profondi disagi, soprattutto in Abruzzo;

in particolare, molti centri della provincia dell'Aquila, nei giorni tra il 4 e il 7 gennaio, sono stati interessati da intense bufere nevose, con temperature che hanno raggiunto anche i meno 15 gradi;

considerato che:

le intense nevicate hanno causato numerosi disagi alla circolazione in gran parte delle località abruzzesi. La Protezione civile ha segnalato condizioni di "codice rosso" lungo la strada statale 81, lungo la statale 84, e sulla strada statale 16 dal chilometro 391 al chilometro 439;

le condizioni di maggiore disagio si sono verificate sulla strada statale 17, nel tratto compreso tra Sulmona-Castel di Sangro e Roccaraso, dove l'Anas ha disposto per 3 giorni consecutivi la chiusura, dal chilometro 118 al chilometro 149 dell'arteria di collegamento tra la valle peligna e l'alto Sangro, con ciò provocando profondi disagi a residenti, automobilisti e trasportatori, molti dei quali sono rimasti bloccati sulla stessa arteria stradale per lungo tempo. Il tratto autostradale è stato poi riaperto dall'Anas solo per alcune ore, per consentire il deflusso di alcuni mezzi, e poi richiuso;

la chiusura di tale tratto autostradale è stata, tra l'altro, disposta da Anas in un week end di particolare traffico, ossia quello dell'Epifania, e pertanto maggiori sono stati i disagi patiti dai viaggiatori, molti dei quali turisti, che non hanno potuto raggiungere o lasciare le località sciistiche del posto;

in un comprensorio turistico, oltre 30.000 persone sono rimaste bloccate per 3 giorni, con rischio evidente di problemi sanitari e di ordine pubblico;

considerato, inoltre, che:

ciò ha arrecato in tutta evidenza seri danni anche all'economia locale e all'immagine della regione;

l'allarme meteo era stato dato da giorni e le nevicate ampiamente previste;

i Comuni e la Provincia dell'Aquila, pur con mezzi limitati rispetto ad Anas, hanno fatto fronte alla difficile situazione che si era venuta a determinare, provvedendo alla pulitura e all'apertura di numerose arterie e consentendo, in tal modo, la circolazione dei mezzi e delle persone,

si chiede di sapere:

se risulti quali siano state le motivazioni che hanno indotto Anas a disporre la chiusura per 3 giorni consecutivi di un'arteria stradale di siffatta importanza, come la strada statale 17;

per quali motivi Anas, nonostante fosse a conoscenza delle previsioni meteorologiche, non abbia predisposto in tempo utile un piano neve straordinario;

quanti uomini e mezzi siano stati impiegati da Anas per affrontare l'emergenza neve e ghiaccio nei giorni tra il 4 e il 7 gennaio 2017;

nel caso in cui dovessero emergere delle responsabilità in capo ad Anas nella gestione dell'emergenza neve e ghiaccio in Abruzzo nelle citate date, quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare nei confronti di Anas e quali misure di risarcimento a favore degli enti locali e degli operatori turistici danneggiati dalle iniziative o dall'inerzia di Anas.

(4-06863)

PAGLIARI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

la legge di stabilità per il 2015 (legge n. 190 del 2014), nel processo di privatizzazione di Poste italiane, aveva previsto una sostanziale modifica del servizio postale universale con il taglio di numerosi sportelli nelle aree montane, nonché il ridimensionamento a giorni alterni della consegna della corrispondenza;

Poste italiane, nel piano industriale 2015-2019, ha dato seguito alle disposizioni previste dalla legge di stabilità, prevedendo un notevole ridimensionamento del servizio facendo leva su infrastrutture telematiche e tecnologie non sempre però sfruttabili nelle aree montane e rurali;

Poste italiane ha annunciato di voler procedere, nel corso dell'anno 2017, con la riduzione della consegna della corrispondenza in 2.632 comuni, che si sommano ai 2.632 dove la corrispondenza viene consegnata 5 giorni su 14, già dal 2015 e dal 2016;

Poste italiane ha attivato, inoltre, sulla base di un accordo con Governo e federazione degli editori, una rete parallela di consegna dei quotidiani e dei settimanali che tocca 1.900 comuni italiani, ma esclude completamente le aree montane e interne del Paese;

i tribunali amministrativi di alcune regioni, per di più, si sono pronunciati a favore dei comuni che avevano presentato ricorso contro il piano di chiusura e razionalizzazione di Poste SpA riconoscendo che la chiusura di un ufficio postale non può essere disposta solo per ragioni di carattere economico, senza considerare il criterio di distribuzione degli uffici e senza ponderare il pregiudizio alle esigenze degli utenti derivante dalla chiusura;

considerato che, a quanto risulta all'interrogante:

le aree montane, fra cui quelle dell'Appennino parmense, come il comune di Borgo Val di Taro, vivono, per tale decisione, una situazione di disagio, che interessa non solo i singoli cittadini, ma tutto il tessuto economico e sociale, in quanto la presenza dello sportello postale e la consegna della posta rappresentava un momento edificante e vivificante della comunità e di valorizzazione del territorio;

nella stessa provincia di Parma, inoltre, alcuni comuni hanno subito la chiusura di uffici postali (San Vitale frazione di Sala Baganza, Sivizzano e Riccò frazione di Fornovo, Basilicagoiano frazione di Montechiarugolo, Coltaro frazione Sissa-Trecasali, Gaiano frazione di Collecchio) e sono stati soggetti a riduzione dei servizi, scontando oltre tutto l'inefficienza dei servizi sostitutivi più volte annunciati da Poste;

in data 22 gennaio 2014 il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), rispondendo a specifica missiva del presidente dell'Intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna, ha ricordato che, con apposita delibera, l'authority ha "ritenuto opportuno inserire (...) specifici divieti di chiusura di quegli uffici che servono gli utenti che abitano nelle zone remote del Paese (...) ritenendo prevalente l'esigenza di garantire la fruizione del servizio nelle zone disagiate anche a fronte di volumi di traffico molto bassi e di alti costi di esercizio";

Poste italiane SpA ha sospeso per il 2017 il piano di riorganizzazione della presenza territoriale dell'azienda, grazie all'impegno dei Comuni e delle associazioni degli enti locali, come Uncem che ha promosso una forte mobilitazione del territorio e dei Comuni;

l'Agcom ha espresso a marzo 2015 il proprio avviso sulla modalità di recapito a giorni alterni, modificando la proposta di Poste ed indicando che la misura potrà interessare un numero di comuni che rappresentino al massimo il 25 per cento della popolazione e in funzione di particolari circostanze, anche geografiche, del territorio italiano e ricordando che la misura dovrà essere notificata alla Commissione europea;

la Conferenza unificata, riunita presso il Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie, ha espresso, in data 5 agosto e 20 dicembre 2016, la necessità di un monitoraggio sulle attività di consegna da parte di Poste italiane, evitando disservizi per le aree interne e montane del Paese, in particolare relative alla distribuzione di giornali quotidiani e di settimanali;

questa razionalizzazione rischia, inoltre, di tradursi in gravi disservizi per la popolazione, soprattutto per i residenti anziani, che si troveranno a non poter usufruire di servizi essenziali, quali il pagamento delle bollette o la riscossione della pensione, con la conseguenza di essere costretti a fare lunghe file nei giorni di apertura, ritardare le operazioni o affrontare frequenti e difficili spostamenti, su territori particolarmente disagiati,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia in essere e in progetto per ovviare a tale situazione di disagio, al fine di proseguire, tra l'altro, il lavoro nel tavolo di concertazione con le amministrazioni locali per la discussione sull'ipotetico ridimensionamento, e scongiurare la possibile chiusura degli uffici postali nei comuni più piccoli, evitando così che decisioni assunte da Poste italiane SpA arrechino disagi ai cittadini utenti, che non vedono garantita l'effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità, nel rispetto dell'accordo siglato fra le Poste italiane e lo Stato;

se intenda intervenire allo scopo di impegnare Poste ad attivare, nei comuni delle aree interne del Paese, 100 sportelli Postamat per prelievi e versamenti, nuovi servizi negli sportelli, la tesoreria per Comuni e Unioni di comuni.

(4-06864)

CASSON - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

a seguito della strage di Capodanno presso il night club Reina di Istanbul, sono emersi, successivamente alle indagini e inchieste di natura internazionale, riportate anche da tutti gli organi di stampa, elementi di contatto sempre più intensi tra terroristi dell'ISIS (o comunque collegati all'ISIS) e terroristi di origine centro-asiatica, spesso di lingua turcofona, provenienti in particolare dall'Uzbekistan, Tagikistan, dallo Xinjiang (Cina), dal Kirghizistan e dal Turkmenistan e aventi libertà di movimento negli Stati dell'Unione Europea;

in particolare, per qualcuno di questi ultimi ci sarebbe già, da vari anni, una attenzione da parte di Interpol-Europol e, più in particolare, uno di questi, proveniente dalla Cina (Xinjiang), sarebbe colpito da richiesta di estradizione e, nonostante ciò, coperto ora da nazionalità tedesca, girerebbe non solo per l'Europa, ma anche per l'Italia, la zona di Milano e la Lombardia nello specifico;

considerato che:

tale soggetto, tale Aysa Dolkun nativo di Aksu (Xinjiang), nel 1967, colpito da richiesta Interpol di estradizione fin dal 1997, sarebbe accusato di attentati con uso di esplosivi e di omicidio plurimo

si chiede di sapere dai ministri interrogati:

se siano a conoscenza dei fatti suindicati;

se risulti loro la segnalazione di richiesta di estradizione fin dal 1997 di Interpol nei confronti di Aysa Dolkun, anche sotto altri nomi;

se risultino passaggi di costui in Italia, in particolare in Lombardia, anche sotto altri nomi;

se non ritengano di dover allertare, nelle rispettive competenze, le forze di polizia e gli uffici della magistratura inquirente con funzioni di anti-terrorismo, relativamente alla richiesta di estradizione suindicata.

(4-06865)

BATTISTA - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

il Consiglio comunale di Tolmezzo (Udine), in data 29 novembre 2016, approvava all'unanimità un ordine del giorno avente ad oggetto il mantenimento del distaccamento della Polizia stradale di Tolmezzo;

dal testo dell'atto emergerebbe la preoccupazione delle autorità locali per il probabile accorpamento della Polizia stradale di Tolmezzo con quella di Amaro;

l'accorpamento si tradurrebbe, secondo le autorità locali, di fatto, nella chiusura della sede della Polizia stradale di Tolmezzo e in un sacrificio del presidio della viabilità ordinaria ad esclusivo favore di quella autostradale;

considerato che:

anche la presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia ha portato all'attenzione del Ministero dell'interno le criticità sottese all'accorpamento;

recentemente, secondo le autorità locali, il comune di Tolmezzo ha subito un grave depauperamento e un progressivo distacco nella percezione della presenza dello Stato, a causa della soppressione del Tribunale e della Procura della Repubblica e nei prossimi mesi vedrà sguarnita anche la caserma "Cantore", che ospita gli alpini del 3° reggimento artiglieria di montagna;

giova ricordare la presenza a Tolmezzo di un carcere di alta sicurezza, con al suo interno una sezione dedicata ai detenuti in regime di 41-bis;

Tolmezzo rappresenta la città di riferimento della montagna dell'alto Friuli, a cui fornisce servizi e ne è il naturale baricentro di fondovalle;

la viabilità ordinaria è caratterizzata non solo dal traffico generato dal valico confinario di monte Croce Carnico, ma anche dai notevolissimi volumi di traffico pesante, dovuti alla presenza di zone industriali e da attività estrattive col transito di mezzi d'opera;

considerato altresì che:

con il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, recante "Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche", si è avviato il percorso normativo, che si concluderà con l'adozione di un piano di razionalizzazione dei presidi di Polizia su tutto il territorio nazionale;

il completamento dell'iter si avrà con l'emanazione del decreto del Ministro dell'interno previsto all'articolo 3 del decreto legislativo;

tale processo di riorganizzazione riguarderà, come noto, anche le sedi della Polizia stradale,

si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di evitare la chiusura del distaccamento Polizia stradale di Tolmezzo (Udine), per garantire la sicurezza del territorio e, a tal fine, se non ritenga opportuno valutare l'opportunità di rafforzare l'organico in forza al distaccamento, già negli ultimi anni penalizzato da pensionamenti e trasferimenti d'ufficio.

(4-06866)

BERGER - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 2001, n. 430, regolamenta la revisione organica della disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, nonché delle manifestazioni di sorte locali ai sensi dell'art. 19, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449;

la normativa stabilisce che di deve inviare una comunicazione in forma digitale al Ministero dello sviluppo economico almeno 15 giorni prima dell'inizio del concorso con tanto di modulo apposito, firma digitale, regolamento della manifestazione, attestazione della cauzione versata (la cauzione deve essere nella misura del 100 per cento del valore dei premi messi in palio, Iva esclusa). L'individuazione del vincitore deve svolgersi sotto la vigilanza di un notaio o del responsabile della tutela del consumatore o un suo delegato, territorialmente competente presso la Camera di commercio;

considerato che:

tale procedura e i costi correlati appaiono coerenti per concorsi, in cui sono in palio premi di valore (per esempio un'autovettura) e dove la partecipazione ha dei costi, ma la stessa procedura deve essere applicata anche a concorsi di piccola e piccolissima entità solamente perché risulta ancora mancante la definizione del "minimo valore" necessaria per avvalersi della deroga prevista dalla lettera d) del comma 1 dell'articolo 6;

infatti, l'articolo 6 elenca una serie di manifestazioni che non sono considerate come concorsi o operazioni a premio, e in particolare alla lettera d) prevede l'esclusione per "le manifestazioni nelle quali i premi sono costituiti da oggetti di minimo valore, sempreché la corresponsione di essi non dipenda in alcun modo dalla natura o dall'entità delle vendite alle quali le offerte stesse sono collegate";

tuttavia la necessaria quantificazione del "minimo valore" ancora non è stata definita da parte del Ministero ed è causa di impedimento per le aziende che sarebbero interessate di avvalersi della possibilità di regalare piccoli premi e piccole beneficenze senza troppi oneri burocratici,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente adottare gli atti e i provvedimenti necessari per definire il "minimo valore" di cui alla lettera d) del comma 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 430 del 2001.

(4-06867)

CRIMI, MONTEVECCHI, MARTON, ENDRIZZI, SANTANGELO, CASTALDI, BOTTICI, GIARRUSSO, LUCIDI, CAPPELLETTI, MANGILI, MORONESE, DONNO, PAGLINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" in data 19 gennaio 2017, a firma di Ferruccio Sansa, vengono segnalati, in virtù della circostanziata documentazione tecnica in possesso del quotidiano, numerosi malfunzionamenti nel sistema di videosorveglianza istituito in occasione del giubileo, che hanno reso impossibile la visione e la registrazione delle immagini relative a piazze ritenute obiettivi sensibili in caso di attacco terroristico, presso la centrale operativa telecomunicazioni della Questura di Roma;

si apprende che in data 13 gennaio il direttore telecomunicazioni Lazio (TCL) della Polizia aveva scritto: "Permangono problematiche nella sala crisi della Centrale operativa telecomunicazioni, utilizzata durante le esercitazioni per attacchi terroristici a Roma, che attualmente risulta impossibilitata alla visione delle immagini di videosorveglianza. Stante le ripetute segnalazioni e l'importanza del sistema a supporto dell'ordine e della sicurezza pubblica si resta in attesa di un urgente riscontro"; aveva sollecitato anche un riscontro alla definizione delle disposizioni relative alla gestione e reportistica dei reclami da parte della società TIM;

alla data dell'11 gennaio 2017 sono stati inviati dai dirigenti della Questura 12 solleciti relativi ad altrettanti reclami aperti e segnalazioni di malfunzionamento risalenti ai mesi di novembre e dicembre 2016 e che ad oggi risultano non ancora risolti;

si apprende anche che, per segnalare eventuali guasti e richiedere interventi di manutenzione e riparazione, la Polizia deve rivolgersi al numero verde di un'azienda privata;

considerato che il rischio di attentati terroristici nel nostro Paese è oggi molto elevato e la disponibilità di un sistema di videosorveglianza efficace e funzionante, a supporto dell'ordine e della sicurezza pubblica, è un requisito fondamentale per far fronte all'emergenza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali iniziative intenda promuovere al fine di avviare un'indagine interna per la verifica di eventuali responsabilità e ritardi nella vicenda, nonché di procedere agli opportuni accertamenti nei confronti delle ditte esterne alle quali sono appaltati i lavori di manutenzione e riparazione degli apparecchi in uso alla Questura di Roma per la sorveglianza;

quali iniziative siano state messe in atto per risolvere immediatamente le problematiche segnalate;

se non ritenga di rivedere le modalità operative di intervento in caso di guasto, nonché i contratti in essere con le società esterne incaricate di tale servizio.

(4-06868)

AUGELLO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute, dell'interno e per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che:

il Comune di Cerveteri (Roma) ha approvato una delibera (punto 5 dell'ordine del giorno deliberato dal Consiglio comunale in data 16 novembre 2016) concernente l'istanza presentata da Wind Telecomunicazioni SpA prot. 28655 del 28 luglio 2015 per l'installazione di una stazione radio base (ordinanza del TAR del Lazio n. 1314/2016, art. 2 del "Regolamento di disciplina delle installazioni delle stazioni radio base per la telefonia mobile e telecomunicazioni nel territorio di Cerveteri", piano di sviluppo di rete 2016-2017 presentato da Wind Telecomunicazioni SpA in data 9 settembre 2016 prot. 38107, modifica del "piano di installazione degli impianti di radio telecomunicazioni", determinazioni);

tale deliberazione approva l'installazione nel territorio di Cerveteri dell'ennesima antenna nella zona di Borgo San Martino, in una zona già esposta ad inquinamento elettromagnetico a causa della presenza di numerosi impianti;

la popolazione è preoccupata per il possibile impatto ambientale sulla salute umana e sull'ambiente in termini di inquinamento elettromagnetico dovuto alle presenza di tale notevole numero di impianti;

non risulterebbe che siano state installate le centraline di rilevamento per il monitoraggio continuo delle emissioni elettromagnetiche e relativi risultati sulle 24 ore, come previsto dal regolamento comunale per la disciplina delle installazioni delle stazioni radio base per telefonia mobile e telecomunicazioni nel territorio di Cerveteri (art. 2 della deliberazione n. 28 del 7 febbraio 2008, e successive modificazioni deliberate dal Consiglio comunale con delibera n. 38 del 16 giugno 2011);

non risulterebbero inoltre effettuati rilevamenti agli impianti esistenti da parte di Arpa Lazio, che ha la specifica competenza di effettuare rilevamenti e attività di controllo sulle sorgenti di campi elettromagnetici, nonché effettuare valutazioni preventive ai fini autorizzativi degli impianti delle stazioni radio base per telefonia cellulare; nonché l'accertamento della conformità dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dall'esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici attraverso rilievi strumentali; qualora i rilevamenti fossero stati effettuati, essi non sono stati resi pubblici, né sono stati messi a disposizione dei cittadini interessati.

considerato inoltre che i cittadini non sono stati informati in merito al procedimento in corso, né hanno avuto accesso a tutta la documentazione relativa all'installazione degli impianti radio base, comprese le concessioni e le sub concessioni, né hanno avuto la possibilità di partecipare in nessun modo al processo decisionale poiché il Comune di Cerveteri non ha garantito una dettagliata e precisa informazione, né ha garantito la trasparenza amministrativa o la partecipazione del pubblico al processo decisionale,

si chiede di sapere:

se i Ministri di indirizzo ritengano di intervenire per verificare se non siano state violate da parte del Comune di Cerveteri le norme previste nel decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 (recante "Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190, e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche"), sui diritti di partecipazione al processo decisionale e all'accesso alle informazioni da parte dei cittadini;

se ci sia stata una violazione degli articoli 3 e 6 sul diritto di accesso ai dati e ai documenti amministrativi.

(4-06869)

PAGLINI, BOTTICI, PUGLIA, SANTANGELO, SCIBONA, COTTI, DONNO, GIARRUSSO, AIROLA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia - Premesso che:

il signor Mario Barbieri, dopo aver lavorato dal 1966 al 1992 presso i cantieri navali "Apuania" di Marina di Carrara (Massa e Carrara) è deceduto nel 2006 per asbestosi polmonare;

la famiglia Barbieri e varie perizie mediche confermano la circostanza secondo la quale il signor Mario Barbieri sarebbe morto per un'asbestosi polmonare provocata dall'esposizione costante all'amianto presso i cantieri navali dove lavorava;

nel 2016, dopo 10 anni dalla scomparsa, la Corte d'appello di Genova ha ribaltato il giudizio di primo grado, condannando i familiari a restituire parte del denaro ricevuto in questi anni dall'INAIL;

risulta agli interroganti che la sentenza abbia ridotto l'invalidità del signor Barbieri dall'80 per cento al 38 per cento. Pertanto l'INAIL avrebbe richiesto indietro ai familiari circa 60.000 euro (da un articolo de "la Repubblica", del 30 dicembre 2016);

il suddetto ente ha concesso 30 giorni di tempo ai 3 figli dell'operaio e alla moglie per restituire la somma. Inoltre, l'INAIL si è limitato a proporre alla famiglia Barbieri di dilazionare l'importo dovuto;

a parere degli interroganti il lungo iter processuale, gli atti e le numerose perizie mediche prodotte dalla famiglia Barbieri, nonché il fatto notorio che presso i cantieri navali "Apuania" di Marina di Carrara veniva utilizzato amianto, dovrebbero condurre gli enti coinvolti a rivedere la propria posizione sul caso, evitando che, oltre al gravissimo lutto, la famiglia Barbieri si trovi anche nella condizione di dover restituire gran parte delle somme percepite per una morte per cause di lavoro;

Federica Barbieri, figlia dell'operaio deceduto, ha precisato: ""è l'Asl nel certificato di morte che ha detto che mio padre è deceduto per asbestosi e broncopneumopatia cronica ostruttiva". Tra l'altro il nesso era stato segnalato anche nell'ultima sentenza che ha riconosciuto l'invalidità del signor Barbieri, quella pronunciata a Genova: nelle motivazioni si spiega che l'asbestosi contratta dall'operaio "è da considerare amianto correlata"" ("il Fatto Quotidiano", del 14 gennaio 2017),

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intendano adottare per fare chiarezza su quanto accaduto.

(4-06870)

MANASSERO - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

da un'inchiesta pubblicata sul quotidiano "il manifesto" il 12 gennaio 2017, è emerso l'estremo stato di precarietà di alcuni lavoratori, circa 25, della Biblioteca nazionale centrale di Roma;

nell'inchiesta si evidenzia come queste persone svolgano all'interno della suddetta biblioteca un lavoro di catalogazione, di portineria e perfino di fornitura dei materiali agli utenti, sebbene dette mansioni li equiparino a veri e propri lavoratori dipendenti, ad essi viene riconosciuto un trattamento economico inqualificabile, che consta di un rimborso forfettario massimo di 400 euro, a fronte della presentazione delle ricevute delle spese alimentari sostenute nell'arco di un mese;

inoltre, tali lavoratori non hanno un inquadramento lavorativo e di conseguenza non godono di un'adeguata tutela sindacale. Di fatto non gli viene riconosciuto alcun diritto e, in particolare, non gli viene versato nessun contributo previdenziale, né gli viene riconosciuta una tutela per la malattia o per la maternità;

questa situazione si protrae da anni, infatti, la Biblioteca centrale nazionale di Roma li definisce "catalogatori volontari", e sono iscritti ad un'associazione di volontariato;

considerato inoltre che:

la Biblioteca nazionale centrale di Roma, al pari della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, assolve un ruolo fondamentale per la cultura italiana, ovvero, ha il compito di raccogliere, catalogare e conservare tutte le pubblicazioni italiane. Per questa ragione è considerata uno dei fiori all'occhiello dello Stato;

il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha il compito di vigilare sulla corretta e dignitosa definizione della posizione contrattuale di tutti i soggetti, che lavorano presso tale struttura,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle circostanze rappresentate, con specifico riferimento alla condizione dei cosiddetti catalogatori volontari, impiegati presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma;

quali misure intendano porre in atto, al fine di verificare se tali circostanze corrispondano al vero e, in tal caso, quali misure intendano porre in essere al fine di verificare eventuali responsabilità, nonché di sanare le sperequazioni messe in atto da una pubblica amministrazione nei confronti di tali lavoratori.

(4-06871)

SANTANGELO, CRIMI, MORONESE, CAPPELLETTI, GIARRUSSO, PAGLINI, PUGLIA, MARTON, DONNO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

nel pomeriggio del 16 gennaio 2017, a circa 20 miglia dalle coste della Libia, tra Bengasi e Derna, un motopeschereccio denominato "Principessa Prima" di Mazara del Vallo (Trapani) è stato affiancato da una imbarcazione che avrebbe aperto il fuoco a colpi di mitraglia, come riportato sin da subito dalla emittente televisiva locale "Televallo";

l'imbarcazione si trovava in acque internazionali e, grazie all'abilità del comandante e al fatto che i colpi d'arma da fuoco non hanno arrecato avarie all'imbarcazione "Principessa Prima", la stessa non è stata soggetta alle conseguenze, ormai ben note alle flotte mazzaresi, come quelle del sequestro;

come riportato dagli organi di informazione, inoltre, sembra che gli autori dell'attacco presenti sull'imbarcazione, fossero dei miliziani libici;

tra l'altro non è la prima volta che i libici muovono vere e proprie azioni d'inibizione della pesca in quel tratto di mare ad imbarcazioni della marineria di Mazara del Vallo;

anche lo scorso dicembre 2016, come riportato dal giornale on line "Tp24", il motopesca "End" di Mazara del Vallo, che si trovava al largo delle coste libiche, a circa 50 miglia a nord di Zwara, aveva richiesto supporto, perché era stato avvicinato da una motovedetta tunisina, la quale le aveva intimato di fermarsi nonostante si trovasse, come sottolineato dalla Marina militare, in acque internazionali. In zona erano presenti anche altri 2 pescherecci italiani, il "Gemma Primo" e l'"Anna madre", entrambi della marineria di Mazara del Vallo. Il comandante dell'operazione "Mare Sicuro" ha quindi disposto il decollo immediato dell'elicottero imbarcato su nave "Cigala Fulgosi", che nel frattempo si è diretta a tutta velocità verso i pescherecci. Non appena l'elicottero ha raggiunto il motopesca "End" la situazione si è chiarita e la motovedetta presunta tunisina si è allontanata verso sud;

considerato che:

in base ai trattati internazionali, di certo al di fuori dei casi di terrorismo, pirateria ed inquinamento ambientale, solo da parte dello Stato di bandiera (o con la autorizzazione dello Stato di bandiera) si può esercitare un potere di interdizione della navigazione di una imbarcazione che transita in acque internazionali, a meno che non si ottenga l'autorizzazione preventiva dello stato di bandiera, o che l'imbarcazione sia priva di segnali identificativi;

uno dei compiti dell'operazione "Mare Sicuro" della Marina militare è quello della protezione ai pescherecci nazionali iniziata su disposizione del Ministero della difesa il 12 marzo 2015 a seguito dell'aggravarsi della crisi libica;

il 29 dicembre 2007, Roma e Tripoli firmarono 2 protocolli anti-migrazione, che prevedevano il pattugliamento marittimo congiunto delle acque del Mediterraneo e la "cessione in uso" di 6 motovedette della Guardia di finanza alla Guardia costiera libica;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

questo ennesimo episodio è la conseguenza di una mancata e chiara definizione dei confini delle acque internazionali di fronte alla Libia. Si tratta di una vera e propria violazione dell'idea di confini, che disattende e contravviene alla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare;

l'evento in questione non può passare nel silenzio e quindi sarebbe auspicabile, anche nel rispetto degli operatori della pesca e non solo, che vengano chiariti i dettagli e le responsabilità, alla luce degli accordi dell'Italia con la Libia e, comunque, della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, in particolare quando episodi come quelli descritti accadono in acque internazionali con il grande dispiegamento di forze militari presenti nel Mediterraneo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se corrisponda al vero che una milizia libica abbia aperto il fuoco contro il peschereccio di Mazara del Vallo "Principessa Prima" e, nel caso, se si tratti di una delle unità fornite dallo Stato italiano per la sorveglianza del Mediterraneo, come da precedenti accordi;

quali misure intenda adottare a garanzia degli operatori delle imbarcazioni italiane nel Mediterraneo, esposti sempre più a crescenti rischi determinati dalla presenza di entità estremiste, al fine di tutelare gli interessi nazionali nell'area;

quali siano allo stato attuale gli accordi vigenti con la Libia in ordine al controllo delle coste.

(4-06872)

CERONI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

in data 24 agosto 2016 un grave sisma ha colpito la Regione Marche e la situazione già critica è stata aggravata dai successivi fenomeni sismici verificatisi il 26 e 31 ottobre;

in data 18 gennaio 2017 lo sciame sismico non si è arrestato e si sono verificate ulteriori importanti scosse telluriche, che hanno causato ulteriori gravi danni in concatenazione a fortissime nevicate che in alcuni paesi hanno raggiunto i 50 centimetri, provocando forti disagi e la morte di animali;

evidenziato che:

nelle Marche, ad oggi, mancano all'appello circa 60.000 sopralluoghi nelle strutture pubbliche e private colpite dal sisma;

ad oggi circa 25.000 persone sono ospiti di strutture ricettive e appartamenti privati della costa marchigiana;

dal 24 agosto ad oggi la Coldiretti ha registrato la presenza su tutto il territorio colpito dal sisma solo di un paio di stalle mobili (lo 0,5 per cento sul totale), mentre le necessità reali richiederebbero per le aziende agricole non meno di 700 strutture (moduli abitativi, moduli stalla e moduli magazzino/fienile);

le misure approvate hanno determinato una situazione insostenibile con provvedimenti confusi e che perdono di vista l'obbiettivo;

l'art 4-bis del decreto-legge 17 ottobre 2016, n 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, indica le disposizioni in materia di strutture e moduli abitativi provvisori con chiaro riferimento al fabbisogno di tecnostrutture per stalle e fienili destinate al ricovero invernale del bestiame nei territori colpiti dal sisma;

considerato che:

con l'entrata in vigore dell'OCDPC (ordinanza del capo del dipartimento della protezione civile) n. 422 del 16 dicembre 2016, a far data dal 27 dicembre 2016, giorno di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, è stata inserita una nuova e contorta procedura per la valutazione dell'agibilità post sismica degli edifici privati (FAST), che sta creando enormi ritardi e confusione tra le procedure, attraverso schede che prima venivano compilate da esperti ed ora da tecnici-esperti non reperibili perché non pagati;

non essendoci squadre FAST a disposizione, i Comuni non sono in grado di definire quanti moduli abitativi sono necessari: questa situazione impedisce, sia quella ricostruzione leggera così importante per il rientro delle famiglie evacuate, aumentando i costi dell'intervento pubblico, sia quella pesante che consente il ritorno alla normalità di tutte le popolazioni,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per i quali:

a) ancora non siano state apportate quelle modifiche necessarie alle procedure più volte richieste da sindaci e dai tecnici, che hanno bloccato ogni intervento necessario e d'urgenza;

b) non venga costituito un coordinamento regionale urgente per dare poteri alle regioni e di conseguenza agli amministratori locali, in modo tale che possano interagire con i vertici della Protezione civile e della ricostruzione;

c) non siano stati stanziati contributi aggiuntivi per le aree del cratere funzionali a sanare le difficoltà incontrate dalle amministrazioni;

d) vi siano albergatori che lamentano il mancato pagamento delle fatture relative all'ospitalità offerta agli sfollati, e vi sono privati in autonoma sistemazione, ai quali ancora non sono ancora arrivati i contributi promessi e che hanno attinto, per chi ha avuto la possibilità, a risparmi personali per far fronte alle spese di affitto;

e) non siano stati forniti i moduli abitativi e un'adeguata sistemazione alloggiativa a quei nuclei familiari che non hanno potuto, o voluto, abbandonare i propri animali e attrezzature e che ad oggi si trovano a vivere ancora in strutture di emergenza (roulotte e tende) assolutamente inadeguate a fronteggiare le intemperie del momento;

f) non si sia provveduto ad utilizzare le forze dell'Esercito in tempo utile per sopperire alla grave situazione che si è creata con altrettante, e rilevanti, ripercussioni economiche.

(4-06873)

CANDIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

in provincia di Varese, in molteplici strutture di proprietà privata, sono stati allestiti centri di accoglienza per richiedenti asilo gestiti sia da soggetti di diritto pubblico che da soggetti di diritto privato in convenzione con la Prefettura di Varese;

nel corso del tempo il numero dei richiedenti asilo ospitati nelle strutture è progressivamente aumentato in maniera esponenziale e, ad oggi, non si conosce l'esatta ubicazione dei centri di accoglienza, in particolare quelli cosiddetti temporanei, né il numero delle persone ivi alloggiate,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti:

quanti sono i richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi ospitati nei diversi centri di accoglienza all'interno del territorio provinciale di Varese, complessivamente e distinti per ogni singolo comune;

il numero dei richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi, a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria, la protezione umanitaria o un provvedimento di diniego dalla competente commissione territoriale per l'esame delle domande d'asilo e se siano ancora alloggiati in centri di accoglienza, infine il numero di quelli irreperibili;

sempre riguardo a quanto in premessa, il numero dei richiedenti protezione internazionale nei confronti dei quali è stato adottato un provvedimento di diniego da parte della competente commissione territoriale, che hanno presentato ricorso giudiziario avverso il provvedimento di rigetto della domanda e, successivamente, per quanto tempo siano rimasti alloggiati nei diversi centri;

il numero dei richiedenti protezione internazionale in provincia di Varese che, successivamente al diniego da parte della commissione territoriale, sono stati effettivamente espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati nel Paese di origine;

con riguardo sempre al territorio della provincia di Varese, quanto sia il tempo di attesa prima di ottenere l'esito della domanda di protezione internazionale da parte della commissione territoriale competente;

a quanto ammonta il costo sostenuto dall'amministrazione giudiziaria per il patrocinio gratuito a favore dei richiedenti protezione internazionale nella provincia di Varese, in particolare distinti per i tre gradi di giudizio previsti dall'attuale normativa;

l'ammontare complessivo dei costi sostenuti dal Governo distinti per anno dal 2014 alla data attuale, per l'accoglienza dei suddetti richiedenti protezione internazionale ospiti nella provincia di Varese, con indicazione tanto del costo totale pro capite quanto della ripartizione nelle singole voci di spesa, sia pro capite, sia nella totalità;

se risulti che tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nei centri di cui in premessa, vi siano stati episodi di violenza ovvero che gli stessi siano stati oggetto di intervento da parte delle forze dell'ordine, ed in caso affermativo, quali siano le esatte circostanze e i reati denunciati, il numero dei richiedenti coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati nei loro confronti, in particolare se siano stati destinatari di provvedimenti di revoca delle condizioni di accoglienza ed espulsione o rimpatrio.

(4-06874)

CANDIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

nel comune di Tradate, in provincia di Varese, nella struttura di proprietà dell'Istituto delle Figlie della Carità Canossiane, sito in via Barbara Melzi, a partire dall'estate 2015 è stato allestito un centro di accoglienza per richiedenti asilo;

tale centro risulta gestito dalla Croce rossa italiana, a seguito di convenzione con la Prefettura di Varese;

considerato che nel corso del tempo il numero degli ospiti della struttura menzionata è andato progressivamente aumentando, fino a superare attualmente le 100 presenze,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti:

il numero dei richiedenti protezione internazionale che sono stati ospitati all'interno del centro di accoglienza di via Barbara Melzi a Tradate da quando lo stesso è stato attivato e quanti siano i richiedenti ospitati alla data odierna;

il numero dei richiedenti protezione internazionale presenti nello stesso centro di accoglienza a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria e la protezione umanitaria dalla competente commissione territoriale e il numero di quelli irreperibili;

sempre riguardo al centro in premessa, il numero dei richiedenti protezione internazionale nei confronti dei quali è stato adottato un provvedimento di diniego da parte della competente commissione territoriale, di questi quanti hanno presentato ricorso giudiziario avverso il provvedimento di rigetto della domanda e, successivamente, per quanto tempo siano rimasti alloggiati nel centro;

il numero dei richiedenti protezione internazionale del centro di accoglienza a Tradate che successivamente al diniego da parte della commissione territoriale sono stati effettivamente espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati nel Paese di origine;

quale sia per i richiedenti ospitati al centro di Tradate il tempo di attesa per l'esito della procedura di esame della domanda di protezione internazionale, dalla compilazione del modello C3 alla notifica del provvedimento decisorio delle commissioni territoriali;

a quanto ammonta il costo sostenuto dall'amministrazione giudiziaria per il patrocinio gratuito a favore dei richiedenti protezione internazionale del centro di cui in premessa, in particolare distinti per i tre gradi di giudizio previsti dall'attuale normativa;

l'ammontare complessivo dei costi sostenuti dal Governo distinti per anno dal 2014 alla data attuale per l'accoglienza dei suddetti richiedenti protezione internazionale ospiti del centro di Tradate, con indicazione tanto del costo totale pro capite quanto della ripartizione nelle singole voci di spesa, sia pro capite, sia nella totalità;

se risulti che tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nel centro di accoglienza di cui in premessa vi siano stati episodi di violenza ovvero che gli stessi siano stati oggetto di intervento da parte delle forze dell'ordine, ed in caso affermativo, quali siano le esatte circostanze e i reati denunciati, il numero dei richiedenti coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati nei loro confronti, in particolare se siano stati destinatari di provvedimenti di revoca delle condizioni di accoglienza ed espulsione o rimpatrio.

(4-06875)

CANDIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

in provincia di Terni, in molteplici strutture di proprietà privata, sono stati allestiti centri di accoglienza per richiedenti asilo gestiti sia da soggetti di diritto pubblico che da soggetti di diritto privato in convenzione con la Prefettura di Terni;

nel corso del tempo il numero dei richiedenti asilo ospitati nelle strutture è progressivamente aumentato in maniera esponenziale e, ad oggi, non si conosce l'esatta ubicazione dei centri di accoglienza, in particolare quelli cosiddetti temporanei, né il numero delle persone ivi alloggiate,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti:

quanti sono i richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi ospitati nei diversi centri di accoglienza all'interno del territorio provinciale di Terni, complessivamente e distinti per ogni singolo comune;

il numero dei richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi, cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria, la protezione umanitaria o un provvedimento di diniego dalla competente commissione territoriale per l'esame delle domande d'asilo e se siano ancora alloggiati in centri di accoglienza, infine il numero di quelli irreperibili;

sempre riguardo a quanto in premessa, il numero dei richiedenti protezione internazionale nei confronti dei quali è stato adottato un provvedimento di diniego da parte della competente commissione territoriale, che hanno presentato ricorso giudiziario avverso il provvedimento di rigetto della domanda e, successivamente, per quanto tempo siano rimasti alloggiati nei diversi centri;

il numero dei richiedenti protezione internazionale in provincia di Terni che, successivamente al diniego da parte della commissione territoriale, sono stati effettivamente espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati nel Paese di origine;

con riguardo sempre al territorio della provincia di Terni, quanto sia il tempo di attesa prima di ottenere l'esito della domanda di protezione internazionale da parte della commissione territoriale competente;

a quanto ammonta il costo sostenuto dall'amministrazione giudiziaria per il patrocinio gratuito a favore dei richiedenti protezione internazionale nella provincia di Terni, in particolare distinti per i tre gradi di giudizio previsti dall'attuale normativa;

l'ammontare complessivo dei costi sostenuti dal Governo distinti per anno dal 2014 alla data attuale per l'accoglienza dei suddetti richiedenti protezione internazionale ospiti nella provincia di Terni, con indicazione, tanto del costo totale pro capite, quanto della ripartizione nelle singole voci di spesa, sia pro capite, sia nella totalità;

se risulti che tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nei centri di cui in premessa, vi siano stati episodi di violenza ovvero che gli stessi siano stati oggetto di intervento da parte delle forze dell'ordine, ed in caso affermativo, quali siano le esatte circostanze e i reati denunciati, il numero dei richiedenti coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati nei loro confronti, in particolare se siano stati destinatari di provvedimenti di revoca delle condizioni di accoglienza ed espulsione o rimpatrio.

(4-06876)

CANDIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

in provincia di Perugia in molteplici strutture di proprietà privata, sono stati allestiti centri di accoglienza per richiedenti asilo gestiti sia da soggetti di diritto pubblico che da soggetti di diritto privato in convenzione con la Prefettura di Perugia;

nel corso del tempo il numero dei richiedenti asilo ospitati nelle strutture è progressivamente aumentato in maniera esponenziale e, ad oggi, non si conosce l'esatta ubicazione dei centri di accoglienza, in particolare quelli cosiddetti temporanei, né il numero delle persone ivi alloggiate,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti:

quanti sono i richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi ospitati nei diversi centri di accoglienza all'interno del territorio provinciale di Perugia, complessivamente e distinti per ogni singolo comune;

il numero dei richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria, la protezione umanitaria o un provvedimento di diniego dalla competente commissione territoriale per l'esame delle domande d'asilo e se siano ancora alloggiati in centri di accoglienza, infine il numero di quelli irreperibili;

sempre riguardo a quanto in premessa, il numero dei richiedenti protezione internazionale nei confronti dei quali è stato adottato un provvedimento di diniego da parte della competente commissione territoriale, che hanno presentato ricorso giudiziario avverso il provvedimento di rigetto della domanda e, successivamente, per quanto tempo siano rimasti alloggiati nei diversi centri;

il numero dei richiedenti protezione internazionale che successivamente al diniego da parte della commissione territoriale sono stati effettivamente espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati nel Paese di origine;

con riguardo sempre al territorio della provincia di Perugia, quanto sia il tempo di attesa prima di ottenere l'esito della domanda di protezione internazionale da parte della commissione territoriale competente;

a quanto ammonta il costo sostenuto dall'amministrazione giudiziaria per il patrocinio gratuito a favore dei richiedenti protezione internazionale nella provincia di Perugia, in particolare distinti per i 3 gradi di giudizio previsti dall'attuale normativa;

l'ammontare complessivo dei costi sostenuti dal Governo distinti per anno dal 2014 alla data attuale per l'accoglienza dei suddetti richiedenti protezione internazionale ospiti nella provincia di Perugia, con indicazione tanto del costo totale pro capite quanto della ripartizione nelle singole voci di spesa, sia pro capite, sia nella totalità;

se risulti che tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nei centri di cui in premessa, vi siano stati episodi di violenza ovvero che gli stessi siano stati oggetto di intervento da parte delle forze dell'ordine, ed in caso affermativo, quali siano le esatte circostanze e i reati denunciati, il numero dei richiedenti coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati nei loro confronti, in particolare se siano stati destinatari di provvedimenti di revoca delle condizioni di accoglienza ed espulsione o rimpatrio.

(4-06877)

DE PETRIS, PETRAGLIA, CAMPANELLA, MINEO, BOCCHINO, DE CRISTOFARO, CERVELLINI, BAROZZINO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

nella giornata del 24 gennaio 2017, la Conferenza Stato-Regioni sarà chiamata a pronunciarsi in merito al piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia, da mesi al centro della riflessione e delle critiche delle associazioni animaliste e di molti esperti del settore;

il piano, infatti, tra le 22 azioni di conservazione della specie, in cui figurano anche misure indubbiamente positive, presenta allarmanti profili di criticità come la previsione di deroghe al divieto di abbattimento dei lupi, in essere nel nostro Paese dal 1971, quando l'animale rischiava di estinguersi sul territorio italiano;

l'Italia è giustamente considerata da decenni Paese pioniere in Europa delle misure per la protezione del lupo e per la mitigazione del conflitto tra l'uomo e questa specie, non avendo mai utilizzato metodi invasivi estremi come l'abbattimento. Il contesto appenninico risulta inoltre fondamentale per la conservazione del lupo all'interno del territorio europeo, per il suo legame con i processi di ricolonizzazione verificatisi nelle Alpi italiane e francesi;

appare dunque inaccettabile l'introduzione della deroga prevista nel piano, che riporterebbe l'Italia nel passato ledendo una specie tuttora fragile senza alcun comprovato beneficio per le comunità e le attività economiche;

nonostante sia fuori di dubbio che il rigore della protezione concessa al lupo abbia consentito lo sviluppo di una tendenza demografica positiva, è difficile rintracciare con certezza dati sul livello della popolazione che consentano l'apertura a metodi invasivi come l'abbattimento: in una questione tanto delicata, dunque, è necessario utilizzare sempre un approccio prudente che non metta in pericolo i risultati conseguiti sinora;

tra l'altro, le esperienze dei Paesi che risultano aver reintrodotto tale pratica dimostrano la sua sostanziale inutilità nella risoluzione di problematiche come la predazione del bestiame, anche a causa della sostanziale mancanza di misure volte a contrastare fenomeni altrettanto significativi come la proliferazione degli esemplari ibridi e il randagismo canino: alcune ricerche svolte nella penisola iberica dimostrano, al contrario, che l'abbattimento di lupi può ripercuotersi negativamente sugli equilibri, con un aumento delle perdite di bestiame e dei conflitti tra uomo e lupo, come riportato in un dossier della Lega anti vivisezione (LAV);

l'eterogeneità eto-ecologica della specie, infatti, non consente una reale selettività dei metodi di abbattimento, poiché i lupi possono ricoprire diversi ruoli ed avere diverse caratteristiche. Gli interventi all'interno della struttura sociale possono, dunque, avere conseguenze drammatiche, come l'eliminazione di alcuni individui chiave (ad esempio fertili, diminuendo in tal modo le possibilità di sopravvivenza dei branchi in formazione) o addirittura contraddittorie, come un aumento dei tassi di riproduzione, crescita e predazione pro capite;

l'introduzione di un metodo tanto aggressivo, inoltre, rischia di consolidare uno stereotipo che andrebbe definitivamente smentito, e che vede rappresentato il lupo come una specie pericolosa e aggressiva per l'uomo e le sue attività;

anche l'argomentazione secondo la quale una deroga specifica al divieto di abbattimento possa delegittimare il ruolo del bracconaggio, diminuendo così il conflitto tra uomo e lupo, risulta smentita dalla valutazione di quanto avvenuto in contesti, come la Francia e la Spagna, che hanno già reintrodotto tale metodo: nel primo caso, infatti, di conflitto è apparso aumentato, con una sempre maggiore richiesta di abbattimento da parte degli allevatori e una maggiore tolleranza verso gli atti di bracconaggio;

una seria programmazione di misure per la protezione della specie e l'attenuazione dei conflitti tra lupo ed attività produttive necessita di adeguate risorse economiche e diverse modalità di intervento, tra cui un efficace monitoraggio della popolazione della specie a livello nazionale e transfrontaliero (nel 2016 venivano stimati tra i 1.070 e i 2.452 esemplari sugli Appennini e tra i 100 e i 150 sulle Alpi), il contrasto al randagismo dei cani per la prevenzione del fenomeno di ibridazione tra le specie, la valutazione dell'efficacia degli strumenti attualmente in uso, la promozione di campagne informative e formative che consentano di smentire i numerosi luoghi comuni sul lupo attraverso una reale conoscenza dell'animale e del suo comportamento, l'aumento delle sanzioni per chi pratica atti di bracconaggio, e, soprattutto, un pieno e tempestivo risarcimento di coloro che subiscono danni, senza disparità di trattamento tra le Regioni;

le associazioni ambientaliste ENPA, LAC, LAV, LIPU e LNDC hanno lanciato nella giornata del 23 gennaio un appello diretto al Presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, per invitarlo a riconsiderare l'introduzione dell'abbattimento selettivo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda rendere pubblici gli studi in grado di provare l'utilità e l'efficacia dell'abbattimento selettivo nella protezione del lupo e nella gestione del suo rapporto con l'uomo e le attività produttive, in contrasto con quando sostenuto da numerosi esperti e dalle principali associazioni ambientaliste;

se non intenda avviare, per quanto di sua competenza, un'ulteriore riflessione su quanto contenuto nel piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia, al fine di scongiurare qualsiasi ipotesi di introduzione di metodi di abbattimento selettivo.

(4-06878)