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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


BLUNDO, CASTALDI, MONTEVECCHI, SERRA, PUGLIA, GIARRUSSO, PAGLINI, SANTANGELO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che :

il decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009 n. 77 e recante "Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile", prevedeva all'articolo 2, comma 12-bis che "i comuni di cui all'articolo 1, comma 2, predispongono, d'intesa con il Presidente della Regione Abruzzo - Commissario delegato per la ricostruzione ai sensi dell'articolo 4, comma 2 del medesimo decreto - sentito il Presidente della Provincia e d'intesa con quest'ultimo nelle materie di sua competenza - la ripianificazione del territorio comunale, definendo le linee di indirizzo strategico per assicurarne la ripresa socio-economica, la riqualificazione dell'abitato e garantendo un'armonica ricostruzione del tessuto urbano abitativo e produttivo, tenendo anche conto degli insediamenti abitativi realizzati ai sensi del comma 1";

nell'articolo 5 del decreto 9 marzo 2010, n. 3 della Regione Abruzzo, riguardante le Linee guida per la ricostruzione, si fissavano, altresì, gli obiettivi e i contenuti dei Piani di ricostruzione che dovevano essere predisposti dai comuni, secondo quanto disposto nel decreto-legge n. 39 del 2009. Tra questi: promuovere la ripresa socio-economica del territorio al quale il piano si riferiva, supportare la riqualificazione dell'abitato, in funzione anche della densità e complementarietà dei servizi e dei servizi pubblici su scala urbana, nonché della qualità ambientale, facilitare il rientro delle popolazioni nelle abitazioni recuperate a seguito dei danni prodotti dal sisma del 6 aprile 2009;

tali obiettivi venivano ribaditi anche nel decreto-legge del 22 giugno 2012, n. 83, recante "Misure urgenti per la crescita del paese" (meglio noto come decreto sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134. Addirittura, nel comma 6 dell'articolo 67-quater del medesimo si sancisce che a decorrere dall'anno 2012, una quota pari al 5 per cento delle risorse previste al comma 1 dell'articolo 14 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39 sono destinate "agli interventi preordinati al sostegno delle attività produttive e della ricerca";

successivamente, il decreto-legge del 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, prevedeva, al comma 12 dell'articolo 11, che a valere sull'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 7-bis del decreto-legge del 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 7, una quota fissa, fino a un valore massimo del 4 per cento degli stanziamenti annuali di bilancio, era destinata alla definizione di programmi di sviluppo finalizzati alla valorizzazione delle risorse territoriali, produttive e professionali endogene. Tali programmi avrebbero dovuto concentrarsi su alcuni importanti assi d'intervento come: adeguamento, riqualificazione e sviluppo delle aree di localizzazione produttiva; promozione di servizi turistici e culturali; ricerca, innovazione tecnologica e alta formazione; sostegno alle micro e piccole attività imprenditoriali, anche attraverso facilitazioni relative soprattutto all'accesso al credito;

considerato che:

pochissimi comuni hanno presentato nel corso degli anni i programmi di ripianificazione comunale e ripresa socio-economica previsti dalla legge n. 77 del 2009. Inoltre, nei casi in cui siano stati presentati, risultano bloccati nella loro attuazione da cavilli burocratici. Questa situazione, nell'ottobre 2016, è stata denunciata anche sulla stampa locale ("Il Centro", del 1° ottobre 2016) dall'ex sindaco di Tornimparte, Umberto Giammaria, uno dei pochi a presentare il programma di sviluppo socio-economico, quando era primo cittadino del comune dell'entroterra aquilano. Uno dei progetti inseriti nel suo programma riguarda il settore agroalimentare e si basa sullo studio delle proprietà terapeutiche e preventive dei prodotti della provincia aquilana. Nello specifico l'iniziativa, potenzialmente in grado di generare apprezzabili ricadute economiche e occupazionali sul territorio, è rimasta in stand by come molte altre. Ciò è accaduto perché, nel complesso, il ruolo dei comuni, seppur previsto dalle disposizioni normative richiamate in premessa, è stato cancellato, insieme alle numerose ipotesi progettuali discusse ed elaborate nei diversi incontri con Invitalia. Il tutto è stato surrogato dall'operazione "Restart", che da circa un anno è stata elaborata, a parere degli interroganti, in modo opaco, poco rispettoso della legge e contro gli interessi delle popolazioni e dei comuni lasciati, tutti o quasi, senza piani di ricostruzione sociale;

considerato inoltre che col passare degli anni si è avuto un graduale impoverimento del capoluogo aquilano e dei comuni del cratere, con tantissimi giovani e molte famiglie che hanno deciso di trasferirsi in altre città, ormai scoraggiati dalla perdurante assenza di prospettive per il loro futuro. Inoltre, al cospicuo ammontare di risorse, previste nei numerosi decreti legge richiamati e destinate alla ricostruzione socio-economica dei comuni colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009, non è corrisposta, a parere degli interroganti, una considerevole ripresa economica della città de L'Aquila e dei comuni del cratere. Il tessuto produttivo si è completamente sfaldato, con piccole e piccolissime realtà imprenditoriali e artigiane che sono state costrette a chiudere, non avendo ricevuto alcun supporto dalle Istituzioni nazionali e locali;

considerato infine che oltre agli effetti quasi nulli prodotti dai decreti citati sulla ripresa socio-economica dei comuni del cratere, sono anche necessari, a detta degli interroganti, alcuni chiarimenti in merito all'impiego dei fondi rientranti nel piano di ricostruzione "Restart". In un articolo di stampa apparso su "news-town" il 21 ottobre 2015, oltre ad essere quantificato in 260 milioni di euro l'ammontare delle risorse provenienti dal "famoso" 4 per cento, fissato nel decreto-legge 19 giugno 2015 n. 78, da destinare alle attività produttive, veniva data notizia della costituzione presso la Regione Abruzzo di una cabina di regia, in grado di interloquire col Governo e mettere a disposizione una struttura di supporto e consulenza per chiunque volesse richiedere dei fondi per la realizzazione di progetti. In particolare, nel documento "Restart. Per una strategia di sviluppo del territorio del cratere" venivano tracciate le coordinate e gli asset strategici, sui quali si stabiliva di voler intervenire per rivitalizzare il tessuto sociale e produttivo colpito dal sisma del 2009. Sempre nello stesso articolo venivano riportate le dichiarazioni del vice presidente della Regione Abruzzo, secondo le quali l'obiettivo dell'operazione "Restart" "è predisporre bandi in grado di tener conto delle specificità e delle peculiarità del territorio, per non ripetere gli errori fatti in passato, ad esempio con i fondi del 5 per cento e i 100 milioni della delibera Cipe n. 135 del 2012, che hanno finanziato interventi spot, come i contratti di sviluppo, i progetti di ricerca e i bandi "Start&Smart", che non hanno prodotto, in termini di ricadute occupazionali, i risultati sperati",

si chiede di sapere:

quanti e quali siano i comuni del cratere che, ai sensi dell'articolo 2, comma 12-bis del decreto-legge n. 39 del 2009, hanno presentato i programmi di ripianificazione comunale finalizzati alla ripresa socio-economica, riqualificazione dell'abitato e, infine, ricostruzione del tessuto urbano abitativo e produttivo;

quali siano le attività produttive e di ricerca finanziate col 5 per cento delle risorse previste nel comma 1, dell'articolo 14 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39;

quali siano i programmi di sviluppo e di valorizzazione delle risorse produttive e professionali strettamente legate al territorio, che hanno effettivamente beneficiato, per un valore massimo del 4 per cento, dei fondi previsti dalla legge 24 giugno 2013, n. 7;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno acquisire approfondite informazioni sullo stato di attuazione del programma "Restart" e su quali siano, nel dettaglio, i progetti finanziati fino a questo momento e le relative ricadute economico-occupazionali prodotte da questi ultimi sul territorio colpito dal sisma del 6 aprile 2009.

(3-03423)