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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione:

Mozioni sulla crisi del Venezuela:

sulla mozione 1-00709, la senatrice Fattorini avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Anitori, Bernini, Bubbico, Cardinali, Cassano, Cattaneo, Chiavaroli, D'Adda, Della Vedova, De Poli, D'Onghia, Gentile, Guerrieri Paleotti, Latorre, Manassero, Monti, Nencini, Olivero, Paglini, Pepe, Piano, Pizzetti, Rubbia, Stucchi, Vicari e Zavoli.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti, per attività della 14a Commissione permanente; Casson, Crimi, Esposito Giuseppe, Marton e Romani Paolo, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Amoruso, Catalfo, Corsini, Divina, Fazzone, Gambaro, Giro, Lucherini, Orellana, Puppato e Santangelo, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Scoma, per partecipare a un incontro internazionale.

Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato, in data 20 gennaio 2017, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati il senatore Massimo Cervellini, in sostituzione del senatore Massimo Caleo, dimissionario.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Berger Hans

Modifiche alla legge 24 dicembre 2003, n. 363, in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo (2648)

(presentato in data 17/1/2017);

DDL Costituzionale

senatori Tremonti Giulio, Naccarato Paolo

Modifiche all'articolo 70 della Costituzione (2649)

(presentato in data 17/1/2017);

senatori Mauro Mario, Gasparri Maurizio, Naccarato Paolo

Riconoscimento del servizio volontario civile prestato nell'organizzazione nordatlantica "Stay Behind Nets" (2650)

(presentato in data18/1/2017);

senatore Mauro Giovanni

Disposizioni per riconoscere il titolo di Dottore di ricerca come abilitante per la classe di concorso attinente di dottorato e per l'inserimento nelle graduatorie d'istituto di II fascia (2651)

(presentato in data 18/1/2017);

senatore Fazzone Claudio

Disposizioni per una maggiore garanzia della tutela dell'inviolabilità del domicilio (2652)

(presentato in data 19/1/2017);

senatori Lucidi Stefano, Girotto Gianni Pietro, Castaldi Gianluca, Puglia Sergio, Catalfo Nunzia, Paglini Sara,Cappelletti Enrico, Crimi Vito Claudio, Marton Bruno, Santangelo Vincenzo, Bulgarelli Elisa, Bottici Laura, Airola Alberto, Buccarella Maurizio, Donno Daniela, Cioffi Andrea

Modifiche all'articolo 1, comma 852, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, in materia di pubblicità dei lavori e di integrazione organica dei tavoli di crisi aziendale (2653)

(presentato in data 18/1/2017);

senatori Angioni Ignazio, Zanoni Magda Angela, Dalla Zuanna Gianpiero, Astorre Bruno, Collina Stefano, Orru' Pamela Giacoma Giovanna, Manassero Patrizia

Modifica all'articolo 36 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, concernente il rilascio del diploma diformazione specifica in medicina generale (2654)

(presentato in data 24/1/2017);

senatori Angioni Ignazio, Zanoni Magda Angela, Dalla Zuanna Gianpiero, Astorre Bruno, Collina Stefano, Orru' Pamela Giacoma Giovanna, Manassero Patrizia

Modifica all'articolo 30 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, in materia di esercizio dell'attività di medico chirurgo di medicina generale nell'ambito del servizio sanitario nazionale (2655)

(presentato in data 19/1/2017);

senatori Calderoli Roberto, Comaroli Silvana Andreina, Tosato Paolo

Disposizioni in materia di pubblicazione dell'elenco dei debitori insolventi degli istituti di credito sottoposti a risoluzione o a salvataggio statale (2656)

(presentato in data 19/1/2017);

senatore Mauro Mario

Misure urgenti per l'effettiva tutela degli appartenenti alle Forze di Polizia, Militari e Vigili del fuoco (2657)

(presentato in data 19/1/2017);

senatore Davico Michelino

Modifiche all'articolo 148 del Codice della Strada in materia di tutela della sicurezza dei ciclisti (2658)

(presentato in data 19/1/2017);

senatori Ricchiuti Lucrezia, Corsini Paolo, Guerra Maria Cecilia, Tocci Walter

Disposizioni in materia di iniziative giudiziarie temerarie nei confronti dei giornalisti (2659)

(presentato in data 23/1/2017).

Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte

È stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Casson e Mineo. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui centri di accoglienza e di identificazione dei migranti,in particolare sulla situazione attuale e sul loro sovraffollamento, comprese l'analisi e la verifica delle risorse economiche, d'origine sia nazionale che internazionale, nonché del rispetto dei criteri e dei principi di sicurezza e di dignità della persona umana" (Doc. XXII, n. 36).

Affari assegnati

In data 20 gennaio 2017 è stato deferito alla 14a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, un affare su: "Le priorità dell'Unione europea per il 2017 (Programma di lavoro della Commissione europea per il 2017 e Relazione programmatica per il 2017 sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea)" (Atto n. 915). Le altre Commissioni permanenti sono autorizzate ad esprimere il loro parere alla Commissione di merito.

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 19 gennaio 2017, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 10, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 243 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante criteri e modalità di attuazione dell'articolo 10 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, in materia di ricorso a indebitamento da parte delle regioni e degli enti locali, ivi incluse le modalità attuative del potere sostitutivo delle Stato, in caso di inerzia o ritardo da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano (n. 385).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 5a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'8 febbraio 2017. La 1a Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla 5a Commissione entro il 2 febbraio 2017.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Con lettere in data 16 gennaio 2017 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Botricello (Catanzaro), Gavazzana (Alessandria).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 16 e 19 gennaio 2017, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca di incarichi di livello dirigenziale generale:

alla dottoressa Maria Cannata, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;

agli ingegneri Roberto Daniele, Giovanni Guglielmi, Roberto Linetti e Vittorio Rapisarda Federico, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e trasporti;

ai dottori Ciro Cesare Cerase, Cristiana d'Agostino e Giuseppe Quitadamo, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della difesa.

Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 19 gennaio 2017, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 114, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, la relazione sullo stato di avanzamento delle attività di risanamento dei siti industriali dell'area di Bagnoli, aggiornata al 31 dicembre 2016.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 13a Commissione permanente (Doc. CXXIX, n. 3).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 13 e 19 gennaio 2017, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), per l'esercizio 2015. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XV, n. 482);

dell'Agenzia del Demanio, per gli esercizi dal 2014 al 2015. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 483);

della Fondazione La Quadriennale di Roma, per gli esercizi dal 2014 al 2015. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 484);

dell'Automobile club d'Italia (ACI) e dei 106 Automobile club Provinciali e Locali, per l'esercizio 2014. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 485);

di Investimenti Immobiliari Italiani Società di Gestione del Risparmio S.p.A. - Invimit SGR S.p.A., per l'esercizio 2015. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 486);

della Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), per l'esercizio 2015. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 487);

di ENIT - Agenzia Nazionale del Turismo, per l'esercizio 2014. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 488);

dell'ANMIL - Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati ed Invalidi del Lavoro - Onlus, per gli esercizi dal 2013 al 2015. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 489);

dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti - Onlus, per gli esercizi dal 2013 al 2014. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XV, n. 490);

del Fondo assistenza per il personale della Polizia di Stato (FAPPS), per l'esercizio 2014. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XV, n. 491).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

Il Presidente della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettera in data 13 gennaio 2017, ha inviato la deliberazione n. 18/2016/G - Relazione concernente il fondo per le non autosufficienze (2007-2015).

La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Atto n. 914).

La Sezione di controllo per gli affari comunitari ed internazionali della Corte dei conti, con lettera in data 17 gennaio 2017, ha inviato la deliberazione n. 1/2017 con la quale la Sezione stessa ha approvato il Programma dell'attività di controllo per l'anno 2017.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 916).

Il Presidente della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettera in data 17 gennaio 2017, ha inviato la deliberazione n. 19/2016/G - Relazione concernente la gestione del sistema dei servizi di seconda accoglienza in favore di stranieri (2014-2015).

La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 917).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 23 gennaio 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un test della proporzionalità prima dell'adozione di una nuova regolamentazione delle professioni (COM (2016) 822 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 2ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 9 marzo 2017.

Le Commissioni 3ª, 10ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 2ª Commissione entro il 2 marzo 2017.

La Commissione europea, in data 23 gennaio 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al quadro giuridico e operativo della carta elettronica europea dei servizi introdotta dal regolamento ... [regolamento ESC] (COM (2016) 823 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 10ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 9 marzo 2017.

Le Commissioni 2ª, 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 10ª Commissione entro il 2 marzo 2017.

La Commissione europea, in data 23 gennaio 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che introduce una carta elettronica europea dei servizi e le relative strutture amministrative (COM (2016) 824 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 10ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 9 marzo 2017.

Le Commissioni 2ª, 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 10ª Commissione entro il 2 marzo 2017.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice De Petris ed il senatore Astorre hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03399 del senatore Di Biagio ed altri.

I senatori Casson, Pignedoli, Del Barba, Albano, Fabbri, Angioni, Stefano Esposito, Morgoni, Pezzopane, Mirabelli, D'Adda, Spilabotte, Favero, Lo Giudice, Amati, Ichino, Idem, Pagliari, Cirinnà, Manassero e Dirindin hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-06847 della senatrice Ginetti.

Mozioni

DIRINDIN, DE BIASI, BIANCONI, ROMANO, Maurizio ROMANI, BIANCO, GRANAIOLA, MATTESINI, MATURANI, PADUA, SILVESTRO, ALBANO, AMATI, BERTUZZI, CANTINI, CHITI, CIRINNA', CORSINI, CUOMO, D'ADDA, FAVERO, GATTI, GIACOBBE, GOTOR, GUERRA, LAI, LO GIUDICE, LO MORO, MANASSERO, ORRU', PAGLIARI, PEGORER, PEZZOPANE, SCALIA, VACCARI, VALDINOSI - Il Senato,

premesso che:

secondo i dati del Ministero della salute, il tumore al seno colpisce una donna su 8, rappresenta il 29 per cento dei tumori che colpiscono le donne ed è la prima causa di mortalità per tumore nelle donne;

dall'analisi dei dati dei registri tumori italiani si stima che in Italia siano diagnosticati, ogni anno, circa 46.000 nuovi casi di carcinoma della mammella;

il rischio di essere colpiti da questo tipo di carcinoma aumenta con l'età, con una probabilità di sviluppo della malattia del 2,3 per cento fino a 49 anni (una donna su 45), del 5,2 per cento tra 50 e 69 anni (una donna su 19) e del 4,4 per cento tra 70 e 84 anni (una donna su 23);

sono stati identificati diversi fattori di rischio: fattori riproduttivi, nulliparità, prima gravidanza a termine dopo i 30 anni, mancato allattamento al seno, fattori ormonali, fattori dietetici e metabolici;

premesso inoltre che:

dalla fine degli anni '90 si osserva una moderata ma continua tendenza alla diminuzione della mortalità per carcinoma mammario (con un calo dell'1,4 per cento all'anno), attribuibile alla maggiore diffusione dei programmi di diagnosi precoce e quindi all'anticipazione diagnostica ed ai progressi terapeutici;

la sopravvivenza relativa a 5 anni dalla diagnosi, indipendentemente da altre comorbidità, è in moderato e costante aumento da molti anni (78 per cento per le donne ammalate dal 1990 al 1992, 87 per cento dal 2005 al 2007), in relazione a diverse variabili, tra cui l'anticipazione diagnostica e il miglioramento delle terapie;

ciò nonostante, i dati sulla sopravvivenza mostrano differenze tra le varie aree del Paese, sia pure in misura minore rispetto al passato, ma con la persistenza di una situazione più sfavorevole per le Regioni meridionali (81 per cento a 5 anni contro l'85-87 per cento delle Regioni del Centro-Nord);

considerato che:

numerosi studi hanno dimostrato come lo screening mammografico possa ridurre la mortalità da carcinoma mammario e aumentare le opzioni terapeutiche. La diffusione su larga scala, dalla seconda metà degli anni '90, dei programmi di screening mammografico ha contribuito infatti a determinare una riduzione della mortalità specifica, con una diminuzione degli interventi di mastectomia e con una modesta e del tutto accettabile quota di overdiagnosis;

ove confrontata con gli standard nazionali ed europei di riferimento, l'attività italiana di screening mammografico rivela complessivamente un buon andamento;

nel 2015 si è avuto un marcato miglioramento della copertura che ha superato l'80 per cento, anche se la copertura riguarda più di 9 donne su 10 al Nord, poco meno di 9 su 10 al Centro e quasi 6 ogni 10 al Sud, con un netto aumento rispetto agli anni precedenti;

l'adesione supera il livello accettabile del 50 per cento, il tasso di richiami così come gli indicatori che valutano la sensibilità del programma (rapporto fra biopsie benigne e maligne, identificazione dei tumori invasivi e trattamenti chirurgici conservativi) sono coerenti con gli standard di riferimento;

un numero rilevante di Regioni continua tuttavia ad essere in difficoltà nel garantire nel tempo la buona qualità degli screening con valori degli indicatori (invio dell'esito per i casi negativi entro 21 giorni dall'esecuzione della mammografia, approfondimento entro 28 giorni dall'esecuzione della mammografia, intervento entro 60 giorni dall'esecuzione della mammografia) ben al di sotto del livello accettabile e con tendenza al peggioramento;

il divario riguarda sia il numero di inviti (nel Sud l'attivazione dei programmi è molto più recente e incompleta rispetto al resto del Paese) e il numero di richiami, sia la qualità degli indicatori presi in considerazione;

tenuto conto che:

sulla base delle evidenze scientifiche attualmente disponibili, nel nostro Paese i programmi di screening prevedono la mammografia in tutte le donne dai 50 ai 69 anni d'età;

sotto i 50 anni, lo IARC (International agency for research on cancer) riporta come "limitate" le dimostrazioni di efficacia dello screening mammografico generalizzato, in ragione della correlazione inversa fra età della donna ed effetti negativi (limitata capacità di detection, rischio radio indotto), da cui un rapporto tra benefici e danni meno vantaggioso;

nel 2014 e nel 2015 alcune Regioni hanno avviato programmi di estensione degli inviti allo screening alle donne nelle fasce di età 45-49 anni (a intervallo annuale) e 70-74 anni (con intervallo biennale), coinvolgendo quote relativamente ristrette di popolazione bersaglio e registrando tassi di adesione all'invito piuttosto elevati;

nelle donne nella fascia di età tra 45 e 50 anni l'intervallo raccomandato è quello annuale. Sono allo studio ipotesi di differenziazione dell'intervallo di screening sulla base di specifici fattori di rischio, quali, in particolare, densità del tessuto mammario e storia familiare;

nelle donne ad alto rischio per importante storia familiare di carcinoma mammario o per la presenza di mutazione dei geni BRCA-1 o BRCA-2, i controlli mammografici potrebbero essere iniziati all'età di 25 anni o 10 anni prima dell'età di insorgenza del tumore nel familiare più giovane, nonostante la bassa sensibilità della mammografia in questa popolazione. La risonanza magnetica mammaria è raccomandata, in aggiunta alla mammografia annuale, solo per le pazienti con mutazione dei geni BRCA-1 o BRCA-2;

considerato inoltre che:

secondo quanto riportato dal documento del gruppo di lavoro per la definizione di specifiche modalità organizzative ed assistenziali della rete dei centri di senologia (maggio 2014), l'Eusoma (European society of breast cancer specialists) ha pubblicato le raccomandazioni sui requisiti di un'unità di senologia, sottolineando la necessità di curare la patologia della mammella in centri multidisciplinari dedicati;

il documento indica le modalità di organizzazione e operative per la senologia in Italia, ridefinendo in particolare il ruolo delle breast unit come percorsi diagnostico-terapeutici, debitamente coordinati, omogenei, unitari, integrati, multidisciplinari dedicati alla diagnosi dei tumori della mammella, alla mappatura e gestione del rischio genetico familiare, alla terapia chirurgica, radioterapica, oncologica e palliativa, oltre che come centro di riabilitazione e recupero funzionale e di counseling psicologico,

impegna il Governo:

1) a promuovere la realizzazione di un'efficiente e capillare rete di centri di senologia, integrati con i programmi di screening organizzati, in grado di garantire i migliori trattamenti diagnostici e terapeutici nelle diverse fasi della malattia in tutte le Regioni del Paese, con un sistema di monitoraggio e di produzione di indicatori di qualità simile a quello esistente per i programmi di screening organizzati;

2) a monitorare, con continuità nelle diverse Regioni, l'andamento dei programmi di screening mammografico, demandando al comitato per la verifica dei LEA (livelli essenziali di assistenza) l'effettuazione di specifiche rilevazioni concernenti le diverse modalità organizzative e i differenti costi sostenuti, al fine di evidenziare le migliori pratiche e promuovere la loro estensione in tutte le realtà regionali, superando così le inaccettabili differenze che ancora sussistono tra Regione e Regione;

3) a prevedere specifici interventi per l'estensione in tutte le Regioni italiane dei programmi di screening a favore delle donne dai 45 ai 49 anni, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili.

(1-00713)

CERVELLINI, DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, DE CRISTOFARO, MINEO, PETRAGLIA - Il Senato,

premesso che:

si assiste, negli anni della più grave crisi economica dal dopoguerra ad oggi, ad un paradosso nel trasporto pubblico: tagli di treni e linee ferrate e aumento dei prezzi dei biglietti. Sono questi, anni particolarmente critici per i pendolari, una categoria di cittadini, composta per lo più da studenti e lavoratori, costretta a spostarsi, perché impossibilitata a trovare nella propria città o regione una soluzione adeguata alle proprie esigenze di studio e di lavoro. Quella dei pendolari è una vera e propria questione nazionale, di dignità e di diritto alla mobilità delle persone e l'attuale momento di crisi economica obbliga i pubblici poteri ad offrire risposte adeguate ad un fenomeno sociale di tali dimensioni. Il solo dato dei più di due milioni e ottocentomila cittadini che giornalmente usufruiscono del servizio ferroviario regionale, è impressionante;

Trenitalia, con un atto a parere dei proponenti molto grave, ha aumentato in modo rilevante tutte le tariffe degli abbonamenti dei treni Frecciarossa facendo gravare sui prezzi degli abbonamenti rincari medi del 35 per cento. Si tratta di aumenti indiscriminati e che hanno suscitato estese proteste, coinvolgendo, oltre alle istituzioni locali e i media, comitati e associazioni tra i milioni di pendolari che quotidianamente si spostano sulla rete ferroviaria nazionale, nelle più varie destinazioni, non certo per turismo, ma per studio o per lavoro, spesso mal pagato e, se confrontato ai livelli di prezzo degli abbonamenti dopo i rincari, non più conveniente rispetto alla fatica quotidiana di viaggi estenuanti e con servizi quasi mai all'altezza del costi sopportati, costringendo non pochi tra loro a valutare seriamente la necessità di abbandonare il lavoro;

i nuovi abbonamenti, 4 versioni diverse per prezzo e ampiezza d'uso, si applicano dal mese di febbraio 2017. Sulla tratta Torino-Milano, per fare alcuni esempi, si passa da 340 a 459 euro per un abbonamento di seconda classe valido per tutti i giorni; sulla Roma-Napoli da 356 a 481 euro; sulla Milano-Bologna da 417 a 563. E ancora: sulla Milano-Firenze da 529 a 714, sulla Milano-Reggio Emilia da 264 a 356 euro e sulla Roma-Caserta da 275 a 371 euro;

questi aumenti, del tutto ingiustificati, si configurano come l'ennesimo abuso a carico dei pendolari sempre più schiacciati dalle insostenibili tariffe applicate da Trenitalia con il grave silenzio del Governo che così risulta essere complice del comportamento della maggiore società di trasporto ferroviario del nostro Paese;

questo ennesimo ingiustificato aumento conferma il regime di monopolio che caratterizza il trasporto ferroviario e ribadisce il predominio assoluto di Trenitalia SpA e meriterebbe l'attenzione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) al fine di valutarne il comportamento della società Trenitalia SpA;

gli stessi vertici di Ferrovie dello Stato, in un sussulto simile a un riflesso condizionato dovuto a un forte e malcelato senso di "vergogna", auspicano un intervento pubblico come unica soluzione alla situazione, che si è venuta a creare, giustificata da parte di FS dalle alte cifre di investimenti posti in essere su tutta la rete ferroviaria. Tali investimenti, secondo le parole dell'amministratore delegato di FS, "ridurranno i tempi dei passaggi tra un convoglio e l'altro da 5 a 3 minuti: maggiore puntualità e un aumento dei passeggeri trasportati". Il paradosso tuttavia è che il peso maggiore di tali investimenti ricadrà sulle spalle di una categoria tra le più vessate del panorama dei lavoratori italiani a fronte di risultati, sulla carta, francamente modesti dinnanzi allo stato di disservizio complessivo dei trasporti nel nostro Paese e non solo nel settore ferroviario;

Sinistra italiana auspica che si possa procedere almeno, come primo atto di giustizia sociale, ad un ristoro fiscale per i pendolari, adottando una misura simile alla sperimentazione introdotta nella legge finanziaria del 2008 (legge n. 244 del 2007), che permetteva la detrazione per l'acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, estendendoli al trasporto su ferro a livello nazionale. Si tratta di introdurre una misura nazionale tampone, utile e urgente, che "scarichi" il peso degli investimenti pubblici nei trasporti sulla platea complessiva dei contribuenti italiani, permettendo un minimo di ristoro a studenti e a lavoratori pendolari, fruitori primi e continuativi di tali servizi;

i finanziamenti da parte dei Governi che si sono succeduti in questo decennio attraverso la Legge obiettivo ed il Piano infrastrutture hanno premiato per il 66 per cento gli investimenti in strade e autostrade, e comunque con un attenzione prioritaria alle grandi opere costante ormai da anni. Inoltre, con il provvedimento Sblocca Italia, (di cui al decreto-legge n. 133 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014) sono state stanziate ingenti somme per nuove infrastrutture stradali ed autostradali e tunnel alpini. Occorre invece definire una nuova politica per il trasporto ferroviario, fermare i tagli indiscriminati, monitorare le tariffe e applicare maggiori controlli in termini di prezzi e di offerta di servizi di trasporto a livelli europei; mentre le Regioni sono tenute ad investire di più in questo servizio, attraverso maggiori risorse;

spetta al Governo nelle sue articolazioni tra Ministero delle infrastrutture e trasporti e Ministero dell'economia e delle finanze, che avrebbe le leve in mano per garantire un servizio dignitoso, dato che è suo compito controllare la qualità a seguito dei trasferimenti da parte dello Stato, controllare e monitorare la resa, l'efficienza e la fruizione del servizio di trasporto per gli studenti e i lavoratori pendolari e controllare quanto avviene sulla rete pubblica affidata in concessione a RFI, per garantire investimenti indispensabili ad aumentare la velocità dei collegamenti e per tutelare i treni pendolari e infine controllare la congruità degli aumenti dei prezzi degli abbonamenti ferroviari,

impegna il Governo:

1) ad attivarsi, nella qualità di azionista unico del gruppo Ferrovie dello Stato, per il ripristino immediato delle tariffe in vigore prima di febbraio 2017, sulle tratte di alta velocità gestite da Trenitalia;

2) ad operare scelte di politica fiscale che ristorino parzialmente i pendolari dei pregressi forti aumenti tariffari negli abbonamenti di servizio di trasporto pubblico locale e nazionale, ad esempio introducendo la detrazione per l'acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale e su ferro a livello nazionale;

3) nell'ambito del contratto di servizio con Trenitalia SpA, a prevedere che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si riservi il controllo totale e la potestà autorizzativa sugli aumenti di tutte le tariffe, in particolare modo quelle relative agli abbonamenti;

4) a controllare in modo costante, puntuale e capillare tutto il settore del trasporto pubblico ferroviario, definendo e seguendo l'attuazione degli obiettivi di miglioramento del sistema dei trasporti legato ai contratti di servizio del gruppo FS, monitorando scrupolosamente lo stato dei servizi nelle diverse regioni bloccando il taglio dei collegamenti ferroviari interregionali e ripristinando collegamenti vitali cancellati; controllando il rispetto del contratto di servizio rispetto alla puntualità e agli impegni, coinvolgendo in quest'opera i pendolari nelle loro varie articolazioni e aggregazioni; controllando quanto avviene sulla rete pubblica affidata in concessione a RFI, per garantire investimenti indispensabili ad aumentare la velocità dei collegamenti e per tutelare i treni pendolari.

(1-00714)

Interrogazioni

ANGIONI, CUCCA, LAI - Al Ministro della salute - Premesso che:

esiste un accordo collettivo nazionale che disciplina le modalità d'accesso alla graduatoria annuale regionale per la medicina generale;

per l'inclusione nella graduatoria i medici devono presentare o inviare con plico raccomandato, entro il 31 gennaio all'Assessorato regionale per la sanità o ad altro soggetto individuato dalla Regione, alla quale intendano prestare la propria attività, una domanda unica;

l'amministrazione regionale, sulla base dei titoli e dei criteri di valutazione previsti, predispone la graduatoria regionale, approvata e pubblicata dall'Assessorato, sul Bollettino ufficiale della Regione entro il 31 dicembre, con valore dall'anno solare successivo a quello della pubblicazione;

considerato che:

annualmente ottengono il diploma di formazione specifica in medicina generale circa 1.000 medici, che dovranno attendere ancora un altro anno per l'inserimento nella graduatoria con tempi di attesa ingiustificati e che si aggiungono ad un percorso di studi particolarmente lungo;

nei prossimi anni è previsto il pensionamento di molte migliaia di medici della medicina generale, senza che si sia creato, in tutto il Paese, il relativo ricambio di medici provvisti dei titoli richiesti dall'attuale normativa,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga ipotizzabile, e con quali modalità, rivedere le procedure e i tempi per l'inserimento nella graduatoria regionale, al fine di consentire ai nuovi medici che acquisiscono il diploma di formazione in medicina generale di evitare l'attesa di almeno un altro anno per l'inserimento nella graduatoria stessa;

se ritenga ipotizzabile rendere meno rigida la suddetta graduatoria predisponendo, per i medici, un'altra finestra d'accesso durante l'anno solare.

(3-03415)

GIARRUSSO, DONNO, MORRA, BERTOROTTA, BUCCARELLA, PAGLINI, CAPPELLETTI, SANTANGELO, MORONESE, PUGLIA - Al Ministro dell'interno - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

nel Comune di Roccamena, in provincia di Palermo, già sciolto per infiltrazioni mafiose nel gennaio 2006, vi sarebbero inquietanti elementi che attesterebbero il tentativo da parte della criminalità organizzata di manipolare l'amministrazione locale;

Roccamena, nel 1968, fu colpito da un violento terremoto e il processo di ricostruzione, dopo circa mezzo secolo, sarebbe ancora ben lontano dal potersi definire compiuto, anche a causa dei continui ritardi nella gestione ed esecuzione degli appalti;

in particolare, il precedente sindaco Salvatore Giuseppe Gambino, al momento dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose nel 2006, sarebbe stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, nonché per detenzione illecita di arma da fuoco poi risultata rubata, assieme al boss di Roccamena, Bartolomeo Cascio (deceduto a luglio 2016), ritenuto uomo vicino al boss corleonese Totò Riina, già condannato per associazione mafiosa, insieme ad altri 2 imprenditori, accusati anche di turbativa d'asta;

ad oggi, la quasi totalità degli appalti collegati alla ricostruzione post terremoto sarebbe in mano ad aziende legate all'ex sindaco Gambino, lo stesso che avrebbe approvato i progetti di ricostruzione, 56 in una sola notte dell'aprile 2004, e tra i vari lavori eseguiti da una di queste aziende, vi sarebbero anche quelli relativi alla costruzione di un capannone per l'attuale sindaco di Roccamena, Tommaso Ciaccio;

inoltre, i medesimi gruppi che avrebbero sostenuto in passato l'ex sindaco Gambino avrebbero sostenuto la candidatura dell'attuale sindaco Ciaccio; infatti, sarebbe di pubblico dominio che membri della Giunta e del Consiglio comunale, anche di maggioranza, al momento dello scioglimento per infiltrazioni mafiose, sarebbero direttamente o indirettamente legati all'attuale amministrazione comunale;

secondo quanto riportato da "il Fatto Quotidiano", in data 19 dicembre 2015, l'attuale sindaco Tommaso Ciaccio si sarebbe reso protagonista di un increscioso evento ai danni di alcuni suoi concittadini; contrariamente a quanto disposto dalla normativa in materia, senza alcun riguardo per le regolari procedure amministrative, avrebbe tentato di intromettersi in alcune pratiche edilizie, relative ad alcuni residenti di Roccamena, che da anni denuncerebbero potenziali ed eventuali malefatte da parte dell'amministrazione comunale; il funzionario comunale si sarebbe opposto a tale richiesta e, nel rispetto della legge, avrebbe sporto regolare denuncia dell'accaduto;

infine, nei mesi scorsi si sarebbero verificati episodi di violenza e intimidazione ai danni di cittadini di Roccamena, regolarmente denunciati alle forze dell'ordine;

considerato che i fatti descritti sulla delicata situazione in cui si trova il Comune di Roccamena, a parere degli interroganti, richiederebbero maggiore attenzione da parte delle Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere e dell'autorità giudiziaria,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non intenda valutare i presupposti per attivare la procedura di cui all'articolo 143 e seguenti del testo unico sugli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), al fine di verificare la sussistenza di fenomeni di infiltrazione mafiosa o elementi di condizionamento dell'amministrazione da parte di cosche mafiose;

quali azioni intenda intraprendere, al fine di prevenire infiltrazioni mafiose negli enti locali e territoriali.

(3-03416)

PEZZOPANE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

con l'inizio del 2017 si sono registrati nuovi adeguamenti delle tariffe dei pedaggi autostradali;

secondo il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'aggiornamento annuale delle tariffe deriva dall'applicazione di quanto contrattualmente previsto dalle convenzioni uniche, stipulate dal 2007, in attuazione della legge di riforma del settore n. 296 del 2006 unitamente alle delibere Cipe del 2007 e del 2013 che hanno stabilito le formule tariffarie e i criteri di calcolo;

sulla base del quadro regolamentare vigente, ed a seguito delle verifiche istruttorie poste in essere, sono stati firmati, quindi, i decreti interministeriali di concerto tra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro dell'economia e delle finanze, che hanno determinato l'adeguamento delle tariffe;

gli aumenti riconosciuti riguardano: ATIVA SpA 0,88 per cento; Autostrade per l'Italia SpA 0,64 per cento; Autovie venete SpA 0,86 per cento; Brescia-Padova SpA 1,62 per cento; CAV SpA 0,45 per cento; Autocamionale della Cisa SpA 0,24 per cento; Milano Serravalle Milano Tangenziali SpA 1,50 per cento; Tangenziale di Napoli SpA SpA 1,76 per cento; RAV SpA 0,90 per cento; SAT SpA 0,90 per cento; SATAP SpA Tronco A4 4,60 per cento; SATAP SpA Tronco A21. 0,85 per cento; Torino-Savona SpA 2,46 per cento; Strada dei parchi SpA 1,62 per cento; Bre.be.mi. 7,88 per cento; TEEM 1,90 per cento e Pedemontana lombarda 0,90 per cento;

ai rincari dei pedaggi si aggiunge l'aumento dei prezzi dei carburanti: secondo le previsioni, nel 2017, la benzina costerà mediamente oltre il 6,5 per cento in più rispetto al 2016 e il gasolio il 10,5 per cento in più rispetto allo stesso anno;

secondo quanto riferisce il Codacons, ogni nucleo familiare dovrà affrontare per il 2017 una maggiore spesa di 64 euro in totale per i trasporti (aerei, treni, taxi, mezzi pubblici, traghetti, eccetera);

considerato che:

tale situazione sta creando forti disagi tra i viaggiatori, soprattutto tra i pendolari che quotidianamente si spostano dalle loro residenze verso i capoluoghi e le altre grandi città per motivi di lavoro e di studio;

negli ultimi anni, particolarmente gravosi sono stati gli aumenti dei pedaggi sulla A24 e sulla A25, tratti autostradali che si è obbligati a percorrere, vista l'assenza di un'adeguata rete ferroviaria alternativa;

Strada dei parchi SpA, concessionaria delle suddette arterie stradali, ha richiesto un aumento tariffario molto elevato senza adeguate giustificazioni;

valutato, inoltre, che:

nel nostro Paese il meccanismo di rivalutazione delle tariffe appare ancora sbilanciato a favore dei concessionari, essendo parametrato sui dati dell'inflazione, degli obiettivi di efficienza, del traffico previsto e della qualità del servizio, senza alcuna capacità di rivalsa dello Stato persino in caso di inadempienze dei concessionari;

si è più volte auspicato, a tale proposito, l'introduzione, anche in Italia, del cosiddetto price cap, ovvero di un meccanismo di regolazione dei prezzi dei servizi pubblici volto a vincolare il tasso di crescita di un aggregato di prezzi o tariffe. Il regolatore stabilisce il massimo saggio a cui un insieme di prezzi è autorizzato a crescere per un certo numero di anni e nel rispetto di questo vincolo aggregato l'impresa è libera di fissare i prezzi e le tariffe che desidera;

le convenzioni in essere con le società concessionarie autostradali prevedono che le stesse, oltre a corrispondere un canone proporzionale ai pedaggi riscossi, debbano corrispondere anche un canone annuo, in ragione di una certa percentuale sugli extra profitti generati dal concessionario per lo svolgimento delle attività commerciali sul sedime autostradale;

tra tali attività, definite collaterali, rientra l'esercizio di tutte quelle iniziative di rilevanza economica che si svolgono all'interno delle aree di servizio, quali ristorazione, vendita carburanti ed attività pubblicitarie;

tale canone, che non è fisso, solitamente viene versato all'Anas, ma talvolta concorre al contenimento delle tariffe praticate agli utenti;

non essendovi una regolamentazione definita, i relativi proventi possono essere di ben cospicuo importo e sarebbe auspicabile avere accesso alla relativa rendicontazione,

si chiede di sapere:

quali siano i criteri adottati per determinare gli aumenti delle tariffe di pedaggio autostradale, che si sono registrati a partire dal 2017;

in particolare, secondo quali criteri siano stati definiti gli aumenti delle tariffe dei pedaggi in Abruzzo;

quale sia l'elenco delle opere di ammodernamento realizzate dalle concessionarie sull'intera rete autostradale nazionale nel 2016 e nello specifico sull'Autostrada dei parchi;

se le società concessionarie risultino in regola con il versamento dei canoni previsti dalle convenzioni in proporzione ai pedaggi riscossi, nonché con quelli annui previsti, in ragione di una percentuale sugli extra profitti generati dal concessionario per lo svolgimento delle attività commerciali sul sedime autostradale;

se il Governo abbia previsto o intenda prevedere sconti o agevolazioni per i pendolari lavoratori e studenti che viaggiano in autostrada.

(3-03417)

BATTISTA - Al Ministro della difesa - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

il 17 gennaio 2017 la presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Debora Serracchiani, nel corso dell'incontro con il presidente e vicepresidente della Guardia costiera ausiliaria regionale, ha confermato, come priorità amministrativa, il recupero del pontone galleggiante "Ursus", nonché la valorizzazione degli spazi culturali del porto vecchio in Trieste;

ad integrazione del futuro polo museale potrebbe giungere l'ex nave ammiraglia della Marina militare italiana, l'incrociatore "Vittorio Veneto", che ha operato dal 1969 al 2003, anno in cui è stato collocato in status di ridotta tabella di disponibilità;

l'incrociatore, attualmente stazionato a Taranto, è in disarmo dal 29 giugno 2006, dopo che gli sono stati rimossi gli otturatori dai cannoni, poi tagliati e sigillati con tappi di bronzo, ed è stato cancellato dal quadro del naviglio militare dello Stato;

negli ultimi decenni, la Marina militare ha favorito la musealizzazione di alcune piccole unità dismesse con il sano e lungimirante spirito della conservazione dal significato storico e patriottico, che l'ha spinta a prevedere la possibilità di cedere questi beni a favore di musei, pubblici o privati che, a fronte di un lecito guadagno per loro ed un giusto ritorno per la forza armata, con regolare contratto, assicurino la gestione ed il mantenimento del bene con il reinvestimento di gran parte dei ricavi nella stessa impresa;

l'ipotesi di trasformare anche suddetta nave in museo galleggiante era stata già annunciata negli anni passati da parte di un'associazione che porta il suo nome e che era nata proprio con questo desiderio. La realizzazione sarebbe stata effettuata entro il 2010, prima delle previste celebrazioni del 150º anniversario dell'unità d'Italia svolte nel 2011, ma evidentemente non si sono potuti rispettare i termini dichiarati;

tenuto conto che:

il più delle volte, l'ostacolo fondamentale alla realizzazione del progetto di musealizzazione di navi così anziane è la presenza di materiali pericolosi a bordo, quali l'amianto, che, ove ci sia il rischio di contatto con gli addetti ai lavori di trasformazione prima o con i visitatori poi, vanno rimossi e opportunamente bonificati;

nel caso dell'incrociatore "Vittorio Veneto", il recupero della nave e la bonifica avranno costi stimati tra i 15 ai 20 milioni di euro, commisurati alle sue notevoli dimensioni e alla sua complessità: 7.500 tonnellate di dislocamento per 179,6 metri di lunghezza;

considerato che:

la pericolosità dei materiali presenti a bordo risiede anche nel fatto che possano liberarsi nell'aria, e quindi diventare potenzialmente inalabili, durante la lavorazione o per qualsiasi sollecitazione esterna come manipolazione, vibrazioni, trasporto o dismissione;

se mal dissipate e perciò assorbite dall'organismo umano, tali sostanze ne possono ledere la salute, rappresentando quindi un pericolo per tutta l'area portuale ove sono dismesse,

si chiede di sapere:

se sia disponibile un resoconto degli esiti, in termini economici e di immagine, delle musealizzazioni fin qui concesse dalla Marina militare, così da valutare l'effettiva utilità di promuovere l'impresa nave museo "Vittorio Veneto", a fronte dei costi e dei rischi connessi;

in considerazione soprattutto del processo di ridimensionamento della flotta della Marina militare, quante siano le unità navali dismesse e quali siano eventualmente quelle già destinate a futuri progetti museali o già in corso di trasformazione;

nello specifico dell'incrociatore "Vittorio Veneto", quali siano le modalità esecutive per il trasferimento da Taranto a Trieste della nave, in relazione anche alla presenza di materiali pericolosi a bordo;

se sia stato commissionato uno studio di fattibilità, prima di procedere ai lavori esecutivi di trasformazione e di adeguamento alle vigenti normative, con particolare riguardo per quelle in tema di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, quantificandone i costi e le conseguenti ricadute economiche.

(3-03418)

BELLOT, BISINELLA, MUNERATO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

giungono alle interroganti numerose segnalazioni da parte di amministratori di piccoli Comuni, in difficoltà nella gestione delle poche risorse disponibili e costretti a confrontarsi con norme e vincoli finanziari sempre più stringenti;

è il caso, tra gli altri, del nuovo Comune di Alpago, risultante dalla fusione dei Comuni di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago nella provincia di Belluno;

come segnalato dal sindaco di Alpago, ai sensi dell'art. 1, comma 26, della legge n. 208 del 2015, "è sospesa l'efficacia delle leggi regionali e delle deliberazioni degli enti locali nella parte in cui prevedono aumenti dei tributi e delle addizionali attribuiti alle regioni e agli enti locali con legge dello Stato rispetto ai livelli di aliquote o tariffe applicabili per l'anno 2015";

ai sensi inoltre dell'art. 1, comma 132, della legge n. 56 del 2014 (cosiddetta legge Delrio), "i comuni risultanti da una fusione, ove istituiscano municipi, possono mantenere tributi e tariffe differenziati per ciascuno dei territori degli enti preesistenti alla fusione, non oltre l'ultimo esercizio finanziario del primo mandato amministrativo del nuovo comune";

i Consigli comunali dei tre ex Comuni, poco prima della fusione, ai sensi dell'art. 15, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000, hanno approvato, nel medesimo testo, lo statuto del nuovo Comune di Alpago il quale, all'art. 32, comma 1, prevede che: "allo scopo di valorizzare le specificità territoriali ed assicurare adeguate forme di partecipazione ai cittadini delle Comunità d'origine, sono istituiti i Municipi di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago, ai sensi dell'art. 16 del D.Lgs. n. 267/2000";

detto ciò, si fa presente come i 3 enti cessati avevano, nel 2015, aliquote dei tributi (IMU - TASI - addizionale IRPEF) differenti, che avrebbero dovuto necessariamente essere armonizzate, anche per garantire equità e parità di trattamento ai propri cittadini. Tuttavia, non essendo possibile, per le pesanti ricadute sul bilancio del nuovo ente, adottare per l'intero territorio del Comune l'aliquota più bassa tra quelle applicabili nei tre enti antecedenti alla fusione (si veda l'art. 1, comma 26, della legge n. 208 del 2015), sono state mantenute per l'anno 2016 aliquote differenziate per ciascuno dei territori municipali;

a fronte della proroga del blocco degli aumenti di aliquote tributarie per l'anno 2017, previsto dall'art. 1, comma 42, della legge n. 232 del 2016 (legge di bilancio per il 2017), l'amministrazione si trova nuovamente costretta, per evitare forti riduzioni dell'entrata tributaria e, di conseguenza, ripercussioni negative sul bilancio dell'ente, a valutare il mantenimento delle differenziazioni municipali, se non per tutti, almeno per alcuni tributi; soluzione che tuttavia non pare realizzare gli scopi della fusione stessa e soprattutto crea disparità di trattamento nei confronti di cittadini dello stesso comune;

in concreto, ad esempio, l'addizionale IRPEF comunale è oggi fortemente differenziata nei 3 ambiti: in due municipi è progressiva per scaglioni di reddito ed in un municipio è pari a zero;

l'amministrazione vorrebbe intervenire per ridurre lo squilibrio, ma l'unica operazione consentita dall'art. 1, comma 42, della citata legge di bilancio per il 2017, è quella di azzerare tutte le aliquote, soluzione insostenibile per il bilancio comunale, che perderebbe un'entrata di circa 320.000 euro;

inoltre, il mantenimento di aliquote differenziate per i 3 diversi municipi, ancorché consentita dal quadro normativo citato, sta comportando notevoli difficoltà applicative: in particolare, diversi sostituti di imposta hanno segnalato al Comune di Alpago l'impossibilità di differenziare l'aliquota della addizionale IRPEF, stante la presenza di un unico codice comunale, posto che i codici catastali dei tre Comuni precedenti la fusione sono stati soppressi al 31 dicembre 2016 e sostituiti definitivamente dall'unico codice del Comune di Alpago;

sarebbe opportuno, secondo l'amministrazione comunale di Alpago, valutare la possibilità di sospendere l'efficacia degli aumenti prevista dalla legge di bilancio per il 2017, come riferita alla pressione tributaria nel suo complesso. Secondo questa interpretazione, infatti, potrebbe essere consentito al Comune di armonizzare le aliquote, purché il gettito atteso non superi il totale della somma delle entrate accertate per tributi, nel 2015, nei tre comuni cessati di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della problematica relativa al Comune di Alpago e di altri casi simili, e come intenda intervenire, per quanto di propria competenza, al fine di garantire, specie nel caso dei Comuni risultanti da fusione, equità e parità di trattamento nell'applicazione dei tributi comunali.

(3-03420)

VACCARI, CAPACCHIONE - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

dalla relazione sullo stato della giustizia, presentata dal Ministro in indirizzo al Parlamento nei giorni scorsi, emergono dati significativi che certificano i passi in avanti fatti per migliorare l'efficacia del nostro sistema giudiziario e renderlo più rispondente alla Carta costituzionale sul fronte dei diritti e delle garanzie, facendo apprezzare il nostro Paese per l'equilibrio raggiunto;

la popolazione carceraria al 31 dicembre 2015 è risultata pari a 54.653 detenuti, 10.000 in meno rispetto al 2013; 12 sono le carceri che ospitano 750 detenuti, secondo l'art. 41-bis dell'ordinamento penitenziario di cui alla legge n. 354 del 1975, in regime di "carcere duro";

la situazione delle carceri italiane, pur se migliorata negli ultimi anni, presenta ancora elementi di forte criticità relativamente al rispetto dei diritti umani dei detenuti;

nelle 12 città italiane sedi penitenziarie che ospitano detenuti in regime di "41-bis " è provato come fino al 2010 le maglie di questo particolare regime detentivo si fossero lentamente ma inesorabilmente allargate, con episodi clamorosi di boss che riuscivano a mantenere relazioni con i clan o addirittura a concepire figli;

nel corso del 2015 il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria (DAP) ha operato una revisione delle presenze dei detenuti sottoposti al regime del 41-bis per meglio applicare la legge, specializzando alcune strutture e qualificandole anche dal punto di vista strutturale;

considerato che:

la Direzione nazionale antimafia ha sempre attribuito massima importanza al regime di carcere duro, perché strategico nell'attività di disarticolazione delle organizzazioni mafiose e in quanto consente di privarle dell'apporto che i loro capi, finalmente assicurati alla giustizia e raggiunti da condanne per reati gravissimi, potrebbero continuare a fornire anche in regime di detenzione ordinaria;

la scelta operata dal DAP è da ritenersi qualificante e risolutiva circa la detenzione dei soggetti più pericolosi in regime di 41-bis, ridefinendo per l'insieme delle presenze nelle 12 sedi penitenziarie oneri e numeri significativi rispetto alle capienze delle sezioni specifiche, come accaduto per la struttura penitenziaria di Parma;

rilevato che:

si è appreso che l'amministrazione penitenziaria starebbe studiando l'ipotesi di realizzare una sezione detentiva da destinare a detenuti in regime di 41-bis presso il carcere di Modena;

la fattispecie ipotizzata mal si adatterebbe ad una struttura che ha mostrato nel corso degli anni limiti strutturali già relativamente alla detenzione ordinaria, pur se compensati dagli sforzi e dall'impegno delle personale chiamato alla direzione e alla custodia, in un rapporto proficuo con il volontariato cittadino;

la scelta paventata parrebbe in contraddizione con quella fatta dalla stessa amministrazione penitenziaria circa la qualificazione di una struttura come quella di Sassari per la detenzione di condannati in regime di 41-bis per meglio gestirne la custodia, limitare i contatti con l'esterno, e garantire spazi più funzionali allo scopo;

l'ipotesi prospettata aggiungerebbe inoltre ulteriori problemi nella gestione della sicurezza del territorio, essendo dimostrata anche per le altre 12 città la presenza di sodali dei detenuti in regime di 41-bis e manifestandosi azioni collegate da parte delle organizzazioni criminali di appartenenza;

rilevato infine che l'Emilia-Romagna è una regione dove le organizzazioni criminali, 'ndrangheta e camorra in particolare, si sono insediate in diversi settori dell'economia come confermato da diverse inchieste tra cui "Aemilia", pertanto sarebbe da scongiurare il rischio che i sodali o i familiari dei detenuti sottoposti al regime del 41-bis si stabilizzino nel territorio aggiungendo ulteriori presenze potenzialmente pericolose ad un radicamento già esistente,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo confermi la notizia circa l'intenzione del DAP di realizzare una sezione per detenuti al 41-bis nel carcere di Modena;

se ritenga la stessa ipotesi coerente con le scelte operate finora dallo stesso Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria sulla detenzione in regime di 41-bis e con gli obiettivi di qualificazione più complessiva del sistema penitenziario del nostro Paese.

(3-03421)

VACCIANO, MUSSINI, MOLINARI, BATTISTA, SIMEONI, CAMPANELLA, MASTRANGELI, BENCINI, BOCCHINO, Maurizio ROMANI, BIGNAMI, GIACOBBE, GOTOR, BUCCARELLA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che la vicenda dei 419 plichi custoditi nel caveau della Banca d'Italia ancora non suscita il dovuto interessamento del Ministero dell'economia e delle finanze, proprietario e responsabile di quello che, a tutti gli effetti, è un patrimonio pubblico di indubbio valore storico e culturale. Recentemente gli interroganti sono entrati in possesso di dati meno approssimativi relativi al contenuto dei 63 depositi visionati fino al 2006, dati sicuramente noti al Ministero evidentemente taciuti in sede di risposta al precedente atto ispettivo (3-02870). Avendo il Ministero perso l'occasione di comunicare ufficialmente quanto realmente custodito (almeno per la parte dei reperti ispezionati) nella sede della Banca d'Italia di via dei Mille di Roma, ciò è testimonianza a giudizio degli interroganti dell'ignavo incedere delle istituzioni competenti in questa vicenda;

considerato che:

oltre al gruppo di lavoro che tra il 2005 e il 2006 procedette alla ricognizione di 63 plichi, si apprende dalla risposta fornita presso la 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato il 13 settembre 2016 che, nel 1978, fu istituita anche un'altra commissione interministeriale, il quale lavoro fu ripreso dal gruppo del 2005. Nel testo della risposta viene ricordato che nel 1999 ci fu il passaggio di consegne di questi beni dalla Direzione generale del tesoro alla Tesoreria centrale della Banca d'Italia. In apparenza niente di clamoroso, se non si considera che questi passaggi compiuti nelle segrete stanze permisero la compilazione di documenti che avrebbero dovuto esser resi di dominio pubblico, poiché quei beni in cauta custodia attendono di entrare a far ufficialmente parte del patrimonio dello Stato. Quindi è opinione degli interroganti che il riserbo del Ministero sul contenuto noto fin nel dettaglio dei plichi sottoposti a ricognizione, che gli interroganti ora conoscono con meno approssimazione, sia stato e sia tuttora funzionale al minore interessamento dell'opinione pubblica poiché lasciata volutamente all'oscuro;

ai fini di un maggiore coinvolgimento del pubblico, è opinione degli interroganti che sia doveroso mettere al corrente la cittadinanza del contenuto dei plichi già ispezionati dalle autorità durante le ricognizioni del 1978 e del 2005-2006: 1) dossier "Mussolini": 24 decorazioni, o parti di esse, tra cui: collare (piccolo) dell'ordine della SS. Annunziata; ordine persiano di Agdas di I classe; medaglia pontificia in oro, probabilmente celebrativa dei patti Lateranensi; placca d'oro e brillanti dell'ordine dell'Aquila tedesca (prodotta in un singolo esemplare per il duce); ordine di Simon Bolivar; placca in oro e brillanti dell'ordine della Fedeltà albanese; ordine del collare di Albania con brillanti; 2) decorazioni dell'ordine di Nepal Tara del Regno del Nepal; ordine di Carlos Manuel de Cespedes della repubblica Cubana; 2 decorazioni dell'ordine al merito della Repubblica austriaca; ordine della Croce di Vytis della Repubblica di Lituania. Queste informazioni dettagliate sono state pubblicate on line su un forum di pubblico dominio. Inoltre, nei depositi associati al dossier Mussolini si annovera anche qualche gioiello da donna, i vestiti indossati dal duce e da Claretta Petacci e le banconote in loro possesso al momento della fuga dall'Italia; vaglia cambiario e distinta valori custoditi in una cassetta di sicurezza sequestrati presso la villa Mantero di Como; 3) dossier "Gerarchi fascisti": argenteria, per lo più pezzi singoli (teiere, lingotti, vassoi, candelabri, suppellettili da tavola), sacchetto contenente pietre ancora non valutate, crogiolo per la fusione di metalli, monete d'argento, 4 dozzine di orologi da polso e uno da tasca in oro, macchina da scrivere Olivetti studio 42; 4) dossier "Casa Savoia" e casati correlati: monete d'argento, astucci e bicchieri da viaggio e servizi di posate con varie iniziali e stemmi, collier Cartier Parigi con 25 pendenti in oro, circa 400 posate d'argento di diversa forma e utilizzo marchiati con diversi stemmi tra cui quello reale; 46 tra piatti e vassoi in argento su cui sono incisi diversi stemmi tra cui quello reale; 5) dossier "Corpi di reato": documenti, francobolli, banconote, monete storiche d'oro e non, qualche lingotto d'oro e titoli; 6) dossier "Oro alla patria": fedi nuziali, monete d'oro storiche di diversa provenienza, spille, monili ed altri oggetti in oro; 7) dossier "Oggetti d'oro e gioielli": 4 orologi in metalli preziosi, 12 anelli da donna in platino con pietre preziose, più di 40 oggetti in oro, 20 brillanti di natura al momento ignota; 8) dossier "Comunità di Salonicco": posate, vari oggetti d'oro, banconote, penna stilografica ed un orologio; 9) inoltre, sono stati ritrovati anche i titoli azionari della costruenda Baghdadbahn (ferrovia Berlino-Costantinopoli-Baghdad) e la documentazione relativa al "prestito Morgan";

considerato inoltre che:

da informazioni in possesso degli interroganti, i beni custoditi nei plichi sepolti nel caveau della Banca d'Italia associati alla Casa Savoia non sarebbero tutti quelli che effettivamente furono requisiti dalle truppe anglo-americane e consegnati, al tempo, al Governo italiano: infatti, durante la ricognizione del 1978, gli oggetti più significativi vennero distribuiti a vari musei;

il sempreverde interesse del circuito museale rispetto a oggetti di simile valore storico-culturale è la testimonianza tangibile della fattibilità di un piano unitario di progressiva musealizzazione di questi reperti di grande valore storico e punto di partenza per interessanti ricostruzioni storiche. Verosimilmente, l'alienazione dei beni che risultassero meno attraenti ai fini espositivi potrebbe sostenere economicamente sia l'attuazione di un progetto unico di esposizione che il prosieguo della ricognizione di tutti gli altri plichi ancora mai visionati, senza che si debba ricorrere a ulteriori aggravi economici per la finanza pubblica;

considerato altresì che:

in data 20 settembre 2016 è stata depositata un'interrogazione (3-03138) indirizzata al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, chiedendo delucidazioni circa le procedure di verifica dell'interesse storico e culturale degli oggetti contenuti nelle bisacce ispezionate, come annunciato dal vice ministro dell'economia in sede di risposta al precedente atto di sindacato ispettivo. Infatti, risultava che tale richiesta avrebbe potuto essere inoltrata anche per via telematica, quindi senza impedimenti di sorta. Ad oggi, dopo svariati solleciti, non è stata ricevuta alcuna risposta formale né informale da parte del Ministero dei beni culturali in merito allo stato di avanzamento della verifica dell'interesse storico e culturale dei reperti noti;

è opinione degli interroganti che, in base alla documentazione in loro possesso (fotografica e testuale), nonché dalla presentazione della Banca d'Italia, sia possibile desumere che il materiale contenuto nei plichi abbia un valore se non storico quantomeno economico. Quindi, la conclusione da parte del Ministero dei beni culturali della verifica dell'interesse storico e culturale risulta senza dubbio indispensabile, ma la sua assenza non può costituire un impedimento reale alla ricognizione integrale delle 2.087 bisacce stipate in via dei Mille. Laddove non si dovesse convenire con le considerazioni degli interroganti appena espresse, ovvero non si dovesse attribuire alcun valore al materiale custodito nel caveau della Banca d'Italia, risulterebbe assolutamente irragionevole proseguire nella già ultradecennale attività di custodia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda rendere noto l'elenco dettagliato del contenuto dei plichi sottoposti a ricognizione di modo da renderlo ufficiale e, soprattutto, pubblico;

quali siano le tempistiche per la valorizzazione dei primi depositi ispezionati, considerata la richiesta di verifica dell'interesse storico e culturale già in essere, di competenza del Ministero dei beni culturali e se, nel caso, il Ministro dell'economia intenda sollecitare tale procedura;

se sia a conoscenza del sollecito al Ministero da parte della Banca d'Italia per la ripresa dell'attività di ricognizione;

se nell'ambito delle proprie competenze in relazione ai beni da includere nel patrimonio dello Stato, intenda predisporre un modello di sistema autonomo e indipendente dall'avvicendarsi dei governi per la sistematica valutazione e reindirizzamento di ogni bene facente parte della partita di plichi in oggetto.

(3-03422)

BLUNDO, CASTALDI, MONTEVECCHI, SERRA, PUGLIA, GIARRUSSO, PAGLINI, SANTANGELO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che :

il decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009 n. 77 e recante "Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile", prevedeva all'articolo 2, comma 12-bis che "i comuni di cui all'articolo 1, comma 2, predispongono, d'intesa con il Presidente della Regione Abruzzo - Commissario delegato per la ricostruzione ai sensi dell'articolo 4, comma 2 del medesimo decreto - sentito il Presidente della Provincia e d'intesa con quest'ultimo nelle materie di sua competenza - la ripianificazione del territorio comunale, definendo le linee di indirizzo strategico per assicurarne la ripresa socio-economica, la riqualificazione dell'abitato e garantendo un'armonica ricostruzione del tessuto urbano abitativo e produttivo, tenendo anche conto degli insediamenti abitativi realizzati ai sensi del comma 1";

nell'articolo 5 del decreto 9 marzo 2010, n. 3 della Regione Abruzzo, riguardante le Linee guida per la ricostruzione, si fissavano, altresì, gli obiettivi e i contenuti dei Piani di ricostruzione che dovevano essere predisposti dai comuni, secondo quanto disposto nel decreto-legge n. 39 del 2009. Tra questi: promuovere la ripresa socio-economica del territorio al quale il piano si riferiva, supportare la riqualificazione dell'abitato, in funzione anche della densità e complementarietà dei servizi e dei servizi pubblici su scala urbana, nonché della qualità ambientale, facilitare il rientro delle popolazioni nelle abitazioni recuperate a seguito dei danni prodotti dal sisma del 6 aprile 2009;

tali obiettivi venivano ribaditi anche nel decreto-legge del 22 giugno 2012, n. 83, recante "Misure urgenti per la crescita del paese" (meglio noto come decreto sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134. Addirittura, nel comma 6 dell'articolo 67-quater del medesimo si sancisce che a decorrere dall'anno 2012, una quota pari al 5 per cento delle risorse previste al comma 1 dell'articolo 14 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39 sono destinate "agli interventi preordinati al sostegno delle attività produttive e della ricerca";

successivamente, il decreto-legge del 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, prevedeva, al comma 12 dell'articolo 11, che a valere sull'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 7-bis del decreto-legge del 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 7, una quota fissa, fino a un valore massimo del 4 per cento degli stanziamenti annuali di bilancio, era destinata alla definizione di programmi di sviluppo finalizzati alla valorizzazione delle risorse territoriali, produttive e professionali endogene. Tali programmi avrebbero dovuto concentrarsi su alcuni importanti assi d'intervento come: adeguamento, riqualificazione e sviluppo delle aree di localizzazione produttiva; promozione di servizi turistici e culturali; ricerca, innovazione tecnologica e alta formazione; sostegno alle micro e piccole attività imprenditoriali, anche attraverso facilitazioni relative soprattutto all'accesso al credito;

considerato che:

pochissimi comuni hanno presentato nel corso degli anni i programmi di ripianificazione comunale e ripresa socio-economica previsti dalla legge n. 77 del 2009. Inoltre, nei casi in cui siano stati presentati, risultano bloccati nella loro attuazione da cavilli burocratici. Questa situazione, nell'ottobre 2016, è stata denunciata anche sulla stampa locale ("Il Centro", del 1° ottobre 2016) dall'ex sindaco di Tornimparte, Umberto Giammaria, uno dei pochi a presentare il programma di sviluppo socio-economico, quando era primo cittadino del comune dell'entroterra aquilano. Uno dei progetti inseriti nel suo programma riguarda il settore agroalimentare e si basa sullo studio delle proprietà terapeutiche e preventive dei prodotti della provincia aquilana. Nello specifico l'iniziativa, potenzialmente in grado di generare apprezzabili ricadute economiche e occupazionali sul territorio, è rimasta in stand by come molte altre. Ciò è accaduto perché, nel complesso, il ruolo dei comuni, seppur previsto dalle disposizioni normative richiamate in premessa, è stato cancellato, insieme alle numerose ipotesi progettuali discusse ed elaborate nei diversi incontri con Invitalia. Il tutto è stato surrogato dall'operazione "Restart", che da circa un anno è stata elaborata, a parere degli interroganti, in modo opaco, poco rispettoso della legge e contro gli interessi delle popolazioni e dei comuni lasciati, tutti o quasi, senza piani di ricostruzione sociale;

considerato inoltre che col passare degli anni si è avuto un graduale impoverimento del capoluogo aquilano e dei comuni del cratere, con tantissimi giovani e molte famiglie che hanno deciso di trasferirsi in altre città, ormai scoraggiati dalla perdurante assenza di prospettive per il loro futuro. Inoltre, al cospicuo ammontare di risorse, previste nei numerosi decreti legge richiamati e destinate alla ricostruzione socio-economica dei comuni colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009, non è corrisposta, a parere degli interroganti, una considerevole ripresa economica della città de L'Aquila e dei comuni del cratere. Il tessuto produttivo si è completamente sfaldato, con piccole e piccolissime realtà imprenditoriali e artigiane che sono state costrette a chiudere, non avendo ricevuto alcun supporto dalle Istituzioni nazionali e locali;

considerato infine che oltre agli effetti quasi nulli prodotti dai decreti citati sulla ripresa socio-economica dei comuni del cratere, sono anche necessari, a detta degli interroganti, alcuni chiarimenti in merito all'impiego dei fondi rientranti nel piano di ricostruzione "Restart". In un articolo di stampa apparso su "news-town" il 21 ottobre 2015, oltre ad essere quantificato in 260 milioni di euro l'ammontare delle risorse provenienti dal "famoso" 4 per cento, fissato nel decreto-legge 19 giugno 2015 n. 78, da destinare alle attività produttive, veniva data notizia della costituzione presso la Regione Abruzzo di una cabina di regia, in grado di interloquire col Governo e mettere a disposizione una struttura di supporto e consulenza per chiunque volesse richiedere dei fondi per la realizzazione di progetti. In particolare, nel documento "Restart. Per una strategia di sviluppo del territorio del cratere" venivano tracciate le coordinate e gli asset strategici, sui quali si stabiliva di voler intervenire per rivitalizzare il tessuto sociale e produttivo colpito dal sisma del 2009. Sempre nello stesso articolo venivano riportate le dichiarazioni del vice presidente della Regione Abruzzo, secondo le quali l'obiettivo dell'operazione "Restart" "è predisporre bandi in grado di tener conto delle specificità e delle peculiarità del territorio, per non ripetere gli errori fatti in passato, ad esempio con i fondi del 5 per cento e i 100 milioni della delibera Cipe n. 135 del 2012, che hanno finanziato interventi spot, come i contratti di sviluppo, i progetti di ricerca e i bandi "Start&Smart", che non hanno prodotto, in termini di ricadute occupazionali, i risultati sperati",

si chiede di sapere:

quanti e quali siano i comuni del cratere che, ai sensi dell'articolo 2, comma 12-bis del decreto-legge n. 39 del 2009, hanno presentato i programmi di ripianificazione comunale finalizzati alla ripresa socio-economica, riqualificazione dell'abitato e, infine, ricostruzione del tessuto urbano abitativo e produttivo;

quali siano le attività produttive e di ricerca finanziate col 5 per cento delle risorse previste nel comma 1, dell'articolo 14 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39;

quali siano i programmi di sviluppo e di valorizzazione delle risorse produttive e professionali strettamente legate al territorio, che hanno effettivamente beneficiato, per un valore massimo del 4 per cento, dei fondi previsti dalla legge 24 giugno 2013, n. 7;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno acquisire approfondite informazioni sullo stato di attuazione del programma "Restart" e su quali siano, nel dettaglio, i progetti finanziati fino a questo momento e le relative ricadute economico-occupazionali prodotte da questi ultimi sul territorio colpito dal sisma del 6 aprile 2009.

(3-03423)

Maurizio ROMANI, BENCINI, VACCIANO, DE PIETRO, SIMEONI, BELLOT - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:

con l'atto di sindacato ispettivo 3-02996 del 6 luglio 2016 è stato chiesto al Ministro in indirizzo di indicare, con urgenza, modi e tempi certi per il ripristino delle attività della biblioteca universitaria di Pisa nella sua originaria collocazione all'interno di palazzo della Sapienza, con urgenza, modi e tempi certi per il ripristino delle attività della biblioteca universitaria di Pisa nella sua originaria collocazione all'interno di palazzo della Sapienza;

nella seduta del 2 agosto 2016, nell'ambito delle procedure informative della 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica e beni culturali), il sottosegretario Cesaro ha illustrato le azioni messe in atto dall'amministrazione per assicurare il servizio al pubblico, tra le quali anzitutto la costituzione di un gruppo di lavoro composto da tecnici delle istituzioni statali interessate per verificare i problemi strutturali del Palazzo, precisando che nel 2014 è stata istituita una commissione, la quale ha elaborato uno studio sulle problematiche connesse alla riapertura della biblioteca e della succursale nell'ex convento di san Matteo;

ha inoltre riferito che i tecnici dell'amministrazione hanno già più volte avuto modo di confrontarsi con i tecnici dell'università, per risolvere tutti gli aspetti progettuali che possano confliggere con il progetto generale di messa in sicurezza del palazzo della Sapienza, comunicando come la direzione generale biblioteche abbia valutato la possibilità di trasferire, per la durata dei lavori, l'intero patrimonio librario conservato presso il palazzo della Sapienza in locali idonei a consentirne, tanto la conservazione in sicurezza, quanto la pubblica fruizione;

il sottosegretario Cesaro ha infine ribadito l'impegno del Ministero ad operare, in stretto coordinamento con l'università e le istituzioni locali, per conseguire, insieme alla tutela del prezioso patrimonio librario della biblioteca e alla continuità della sua fruizione, l'obiettivo del pieno ripristino del palazzo della Sapienza e la riapertura della biblioteca nella sua sede storica, prevedendo la fine dei lavori per lo scorso autunno;

nel novembre 2016 sono state disposte dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con nota 19079/2016 della direzione generale per le biblioteche e gli istituti culturali, le misure di trasferimento e conservazione dei volumi nei depositi dell'Archivio di Stato di Lucca, al fine di garantire una più veloce prosecuzione dei lavori di ristrutturazione e adeguamento funzionale della Sapienza e per assicurare la più adeguata conservazione del patrimonio librario e documentale della biblioteca, garantendo comunque la continuità del servizio al pubblico presso il museo di San Matteo, dove saranno disponibili tutte le pubblicazioni e opere di più frequente consultazione;

risulta agli interroganti che il trasferimento del patrimonio bibliotecario sia tuttora in corso mentre pare non essere ancora stato chiarito come avverrà la distribuzione dei volumi al pubblico, come verrà disposta la collocazione del personale;

anche l'archeologo e storico dell'arte Salvatore Settis, in una recente intervista, si è detto preoccupato della chiusura della biblioteca di Pisa e della conseguente deportazione dei volumi che saranno quindi inutilizzabili per un numero imprecisato di anni,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda chiarire se vi siano state variazioni al progetto originario di restauro, riqualificazione e messa in sicurezza del Palazzo della Sapienza, sede naturale della biblioteca universitaria di Pisa, e quali siano ad oggi i tempi previsti per la conclusione dei lavori;

se non intenda comunicare con chiarezza al personale della Biblioteca come si intenderà garantire il servizio al pubblico e secondo quali modalità.

(3-03424)

BOCCHINO, CAMPANELLA, BIGNAMI, SIMEONI, MINEO, BENCINI, VACCIANO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

il 22 gennaio 2017 il giornale on line " il Fatto Quotidiano" riporta la notizia della sospensione dal servizio e dalla paga per un giorno della dottoressa Fedora Quattrocchi, dirigente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), sanzione irrogata dall'Ufficio provvedimenti disciplinari dello stesso istituto, rea di avere espresso sui suoi social dubbi e perplessità sulla macchina organizzativa che la Protezione civile aveva messo in moto all'indomani del terremoto di agosto, invitando il Commissario straordinario del governo per la ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto, dottor Vasco Errani, a dimettersi in caso questi dubbi fossero risultati fondati;

in particolare la dottoressa Quattrocchi aveva espresso delle perplessità sulla lentezza degli interventi nella zona di Norcia chiedendosi le motivazioni della mancata puntellatura degli edifici e della Chiesa dopo il primo terremoto, ipotizzando che questo avrebbe potuto evitare i crolli del terremoto di ottobre;

tenuto conto che:

dopo le esternazioni sui social della dottoressa Quattrocchi, il dottor Curcio, capo della Protezione civile, chiede ufficialmente all'INGV "se quanto pubblicato corrisponda o meno alla posizione di codesto Istituto, dato che la prima informazione riportata sulla pagina della dottoressa Quattrocchi è "Dirigente ricerca tecnologo presso Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia", fatto che conferisce credibilità e seguito tra gli utenti di questo social, a quanto frequentemente postato dalla stessa";

il presidente dell'Ingv dottor Doglioni risponde che quanto espresso dalla Quattrocchi erano sue posizioni personali e si attiva per formalizzare la sanzione disciplinare comminata poi dall'Ufficio del personale;

gli interroganti esprimono perplessità in merito all'intervento del presidente Dogliani che sembrerebbe essere stato istigato ad intervenire per punire la dottoressa Quattrocchi sollecitato, seppur non direttamente, dal capo della Protezione civile dottor Curcio, andando così ad inficiare l'autonomia statutaria che ogni EPR possiede e che, se fosse confermata questa interpretazione dei fatti, porterebbe ad un grave precedente di interferenza del Governo su un ente autonomo. Tale interpretazione parrebbe verosimile anche alla luce della tempistica in cui sono avvenuti i fatti ed in particolare considerando che il provvedimento disciplinare è stato comminato subito dopo la ricezione della lettera che il Capo della protezione civile ha inviato al Presidente Dogliani;

considerato che:

internet ed i social network sono diventati realtà ormai imprescindibili a cui nessuno riesce più a rinunciare e sempre più frequentemente si assiste all'espressione di pensieri ed opinioni sulle "bacheche virtuali" di reti quali "Facebook", "Twitter", "Linkedin" e simili;

è fortemente sentita nell'ultimo decennio la questione di quali riflessi possa avere la manifestazione, da parte dei dipendenti, del proprio pensiero rispetto all'azienda datrice di lavoro ed all'ambiente di lavoro in senso ampio, colleghi inclusi;

è ormai pacifico in giurisprudenza che il prestatore di lavoro possa contestare e criticare, anche pubblicamente, il datore di lavoro, nonché l'ambiente e le condizioni lavorative, ma ciò deve avvenire pur sempre entro i limiti del rispetto della verità oggettiva dei fatti e della correttezza espressiva e quindi con toni civili ed adeguati;

il caso di specie, però, mal si attaglia alla situazione, in quanto la dottoressa dottoressa Quattrocchi è dipendente dell'INGV e non della Protezione civile, criticata sui social social e quindi il soggetto a cui rivolge le proprie perplessità risulta essere terzo rispetto al rapporto lavorativo non giustificandosi così, in alcun modo, la sanzione disciplinare comminata;

tenuto conto, altresì, che è costituzionalmente sancito all'art. 21, primo comma della Costituzione che: " Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, nell'ambito dei poteri di vigilanza ad esso afferenti, non intenda intervenire tempestivamente al fine di chiarire i fatti e le eventuali responsabilità che hanno portato alla sanzione disciplinare della ricercatrice, restituendo dignità al principio costituzionalmente sancito della libertà di espressione;

se non voglia intervenire per ristabilire gli spazi di autonomia degli EPR, attivando un'indagine conoscitiva volta ad appurare la presenza di inappropriate ingerenze del Governo o di strutture ad esso collegate nei confronti dell'INGV, che avrebbero causato l'emissione della sanzione disciplinare e, qualora accertate, assumere i più opportuni provvedimenti nei confronti dei responsabili.

(3-03425)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

BISINELLA, BELLOT, MUNERATO, CAMPANELLA, CONTE, DE PETRIS, FASIOLO, FUCKSIA, MASTRANGELI, Mario MAURO, PANIZZA, Maurizio ROMANI, VACCIANO, ZIZZA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

la recente ondata di maltempo ha ulteriormente danneggiato le moltissime aziende agricole e zootecniche delle zone colpite dagli eventi sismici del 2016 e degli ultimi mesi;

allevamenti e stalle versano in condizioni gravissime, con l'impossibilità per molte imprese di proseguire con lo svolgimento delle regolari attività perché isolate;

la situazione è ancor più critica nelle zone in cui il maltempo ha causato danni alla rete elettrica, come nel caso di diverse frazioni del comune di Amatrice (Rieti);

le risorse stanziate dalla legge n. 229 del 2016, recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016", rappresentano senza dubbio una prima e concreta risposta all'emergenza;

ad avviso degli interroganti, e secondo quanto recentemente riportato da Confagricoltura, l'efficacia di tali interventi rischia di essere compromessa da lungaggini amministrative e burocratiche con gravi danni per animali, stalle e imprese;

le misure adottate per garantire la continuità produttiva delle attività zootecniche, che operano in aree che hanno subito danni in conseguenza degli eventi sismici, inoltre, non tengono conto degli ulteriori gravi danni causati dalle forti e persistenti nevicate degli ultimi giorni,

si chiede di sapere:

a che punto sia l'emanazione del previsto decreto ministeriale per la definizione dell'importo dell'aiuto unitario finalizzato ad assicurare la continuità produttiva delle attività zootecniche nelle zone colpite dal sisma;

quali ulteriori interventi il Governo intenda adottare per far fronte alla nuova emergenza causata dalle avverse condizioni climatiche;

se non ritenga opportuna, una volta effettuati il monitoraggio e la ricognizione dei danni per gli allevamenti derivanti dal maltempo, la possibile istituzione di un fondo ad hoc o di altre misure per risarcire gli allevatori, già duramente provati dagli eventi dello scorso anno.

(3-03419)

RAZZI, PELINO, CERONI, BOCCARDI, FASANO, DE SIANO, VILLARI, MALAN, RIZZOTTI, FLORIS, MANDELLI, SERAFINI, ZUFFADA, SCHIFANI, AZZOLLINI, CALIENDO, PALMA, D'ALI', BOCCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il perdurante stato di allerta meteo, causato da un abbondante accumulo al suolo di precipitazioni nevose occorse nella settimana dal 16 al 20 gennaio 2017, ha fortemente trafitto le popolazioni di Abruzzo e Marche, in maniera tale da rendere difficile la pulizia delle strade, la loro praticabilità, nonché l'arrivo dei soccorsi;

tali territori vengono sistematicamente afflitti da copiosi episodi nevosi, cosa che si verifica quasi ogni anno vista la morfologia del territorio e le alte quote;

purtroppo, nell'arco dei decenni, qualsiasi azione di prevenzione è stata sempre omessa volontariamente, a causa della mancata organizzazione, atta a far fronte, con mezzi e uomini preparati, ad emergenze gravissime come quella, che attualmente vede il centro Italia sepolto dalla neve;

a tutt'oggi, le zone interne sono difficilmente raggiungibili, in virtù del fatto che i comuni sono carenti di mezzi idonei ad aprire varchi in strade bloccate dalla neve, che sono ancora senza luce, senza acqua e senza nemmeno la speranza di essere soccorsi;

tale stato di cose, a prescindere dal terremoto ivi verificatosi, che aggrava le condizioni generali ed i disagi delle famiglie, si protrae da molteplici anni, senza che siano mai state adottate le dovute misure precauzionali, in vista di questa tipologia di eventi;

da notizie in possesso degli interroganti, già durante le festività natalizie, vi sono stati numerosi problemi relativi alla circolazione stradale nella strada statale 17, che collega la città di Sulmona con la stazione sciistica di Roccaraso. Difatti, per 3 giorni a ridosso dell'Epifania, la predetta strada, dal casello autostradale di Pratola Peligna, non è risultata percorribile in entrambe le direzioni, con molteplici danni causati all'economia turistica e al relativo indotto;

giova ricordare, altresì, che, in questo periodo di grave e perdurante crisi finanziaria, non è concepibile che stazioni turistiche di fondamentale rilievo rimangano irraggiungibili nei giorni di maggior affluenza;

a giudizio degli interroganti, l'annosa situazione si protrae da troppo tempo e, se non si adotta una disciplina preventiva volta ad intervenire prima, durante e dopo ogni calamità naturale di ampia portata, non si riuscirà mai a superare la problematica tuttora in essere,

si chiede di sapere:

quali orientamenti il Governo intenda esprimere, in riferimento a quanto esposto in premessa e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per porre rimedio alla ricorrente problematica causata dagli eventi naturali calamitosi, che sovente insistono nelle Regioni Abruzzo e Marche;

se ci sia stata conoscenza dell'impercorribilità dell'arteria stradale che collega l'autostrada A24 allo svincolo di Pratola Peligna con Roccaraso (durato tre giorni) durante le festività natalizie e, in caso affermativo, per quali ragioni non sia stato fatto nulla per risolvere l'annosa problematica a stretto giro;

se le misure adottate durante l'emergenza della scorsa settimana nelle suddette Regioni risultino adeguate e, in caso contrario, quali fossero le falle nel sistema che hanno portato ad una sciagura di così ampia portata;

se non ritenga doveroso dotare i comuni facenti parte delle Regioni menzionate dei mezzi necessari ed idonei per affrontare emergenze di tale portata.

(3-03426)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PAGLIARI, ALBANO, AMATI, ANGIONI, CANTINI, CAPACCHIONE, D'ADDA, DIRINDIN, Stefano ESPOSITO, GIACOBBE, LUCHERINI, MARGIOTTA, MATTESINI, PEZZOPANE, SANGALLI, SANTINI, SCALIA, SILVESTRO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

a seguito della conversione in legge (legge n. 122 del 2010) del decreto-legge n. 78 del 2010, in particolare l'articolo 12, qualsiasi trasferimento o ricongiungimento di contributi avviene su domanda dell'interessato ed esclusivamente a titolo oneroso;

con questo provvedimento i lavoratori interessati si sono trovati, con provvedimento retroattivo, senza le certezze e i diritti che solo qualche giorno prima erano in vigore;

si hanno casi documentabili di lavoratori che per accedere alla pensione sono stati costretti, dopo l'approvazione della legge n.122 del 2010, alla ricongiungimento sobbarcandosi pesantissimi oneri;

nel caso di pensioni Inps, in taluni casi, gli oneri comportano una rateizzazione con trattenuta sulla pensione di 600 euro mensili, a fronte di una pensione netta di circa 1.200 euro al mese; nei casi di pensioni erogate dalle casse privatizzate dei professionisti, come ad esempio per l'Inpgi, il costo del ricongiungimento è arrivato anche a diverse centinaia di migliaia di euro. In tutti i casi molti lavoratori sono stati costretti dal 2010 al 2016 a pagarsi 2 volte i contributi per accedere alla pensione;

la norma richiamata, che ha introdotto i ricongiungimento onerosi, è stata peraltro oggetto di numerosi atti di sindacato ispettivo e in sede di discussione in Aula alla Camera, il 27 luglio 2011 della mozione 1-00690, il sottosegretario pro tempore Bellotti ebbe a dichiarare «Gli effetti concreti che la riforma ha prodotto sul tessuto sociale hanno in parte travalicato le iniziali intenzioni del legislatore. L'intento perseguito dal legislatore infatti era quello di prevenire e scongiurare comportamenti elusivi in funzione della possibilità di avvalersi di regimi previdenziali più favorevoli rispetto all'ordinario, ma non certamente quello di impedire il trasferimento della posizione assicurativa nei confronti di quei lavoratori che si trovano costretti per raggiungere i requisiti minimi per la pensione a ricongiungere presso altri fondi la propria contribuzione. Con l'entrata quindi in vigore del citato articolo 12, di contro, si è accertato che in taluni casi, ovverosia quando il lavoratore è obbligato a ricongiungere la propria posizione previdenziale in altro fondo pensionistico per aver cessato il lavoro senza diritto a pensione nel fondo di appartenenza, tale ricongiunzione è divenuta oltremodo onerosa per il soggetto interessato; i costi risultano infatti essere nell'ordine di diverse decine di migliaia di euro» (fino a centinaia di migliaia di euro per le casse autonome);

posto che con l'introduzione del cumulo gratuito, dal 1° gennaio 2017 il ricongiungimento oneroso è diventato una facoltà e non più un obbligo, e che quindi, si è venuta a determinare un'evidente disparità di trattamento tra chi, dal 2010 al 2016, ha dovuto obbligatoriamente ricorrere al ricongiungimento per andare in pensione e chi, dal 1° gennaio 2017, col cumulo può maturare i requisiti per l'erogazione della pensione pro rata, senza dover ricongiungere i contributi previdenziali tra le diverse gestioni e senza dovere perciò sostenere ulteriori costi;

considerato che nella nuova norma sul cumulo non sono previste misure risarcitorie o sanatorie per chi ha ricongiunto o sta ricongiungendo onerosamente i contributi ed è già andato in pensione;

considerato inoltre che l'Inps, nella quantificazione degli oneri inerente all'esame delle proposte di legge n. 225 e n. 929, trasmessa all'XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) della Camera il 30 giugno 2014, ha specificato che l'estensione della facoltà di cumulo dei contributi ai soggetti, anche già pensionati, che abbiano già esercitato il ricongiungimento a titolo oneroso con relativo pagamento totale o parziale, comporterebbe un onere per l'istituto di 1,5 milioni di euro, a titolo di restituzione di quanto finora versato,

si chiede di sapere:

quanti soggetti, a partire dal luglio 2010, abbiano dovuto optare per l'istituto del ricongiungimento verso l'Inps, così come modificato dal decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010;

quanti soggetti iscritti alle casse privatizzate abbiano dovuto optare, nello stesso periodo, per il ricongiungimento oneroso;

quanti siano complessivamente i casi, suddivisi per anno, sesso, onere medio del ricongiungimento;

quale sia l'incidenza media della trattenuta mensile sulla pensione, per il pagamento dell'onere di ricongiungimento, rispetto all'importo di pensione spettante al pensionato;

quanti siano i soggetti che hanno già terminato di pagare il relativo debito all'Inps e alle casse autonome;

quanti siano i soggetti che hanno ancora in corso la trattenuta sulla pensione;

se il Governo non ritenga opportuno proporre un provvedimento che consenta a chi ha dovuto necessariamente ricorrere al ricongiungimento oneroso per poter accedere alla pensione, di chiedere la retroattività della facoltà di cumulo o, comunque, misure a compensazione della disparità di trattamento subita;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno chiarire che l'applicazione del cumulo gratuito dei contributi da parte delle diverse gestioni coinvolte non comporta l'uniformazione al regime generale (legge Fornero, di cui alla legge n. 92 del 2012), ma, al contrario, può avvenire nel rispetto dei regolamenti autonomi delle diverse gestioni, garantendo così il principio dell'erogazione delle pensioni alle condizioni di miglior favore per gli iscritti.

(4-06862)

PEZZOPANE, DALLA ZUANNA, FASIOLO, CIRINNA', ANGIONI, FABBRI, CUCCA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l'intensa perturbazione di neve e ghiaccio ,che ha colpito e sta colpendo gran parte delle zone del Centro-Sud Italia a partire dai primi giorni di gennaio 2017, ha provocato e continua a provocare ingenti danni e profondi disagi, soprattutto in Abruzzo;

in particolare, molti centri della provincia dell'Aquila, nei giorni tra il 4 e il 7 gennaio, sono stati interessati da intense bufere nevose, con temperature che hanno raggiunto anche i meno 15 gradi;

considerato che:

le intense nevicate hanno causato numerosi disagi alla circolazione in gran parte delle località abruzzesi. La Protezione civile ha segnalato condizioni di "codice rosso" lungo la strada statale 81, lungo la statale 84, e sulla strada statale 16 dal chilometro 391 al chilometro 439;

le condizioni di maggiore disagio si sono verificate sulla strada statale 17, nel tratto compreso tra Sulmona-Castel di Sangro e Roccaraso, dove l'Anas ha disposto per 3 giorni consecutivi la chiusura, dal chilometro 118 al chilometro 149 dell'arteria di collegamento tra la valle peligna e l'alto Sangro, con ciò provocando profondi disagi a residenti, automobilisti e trasportatori, molti dei quali sono rimasti bloccati sulla stessa arteria stradale per lungo tempo. Il tratto autostradale è stato poi riaperto dall'Anas solo per alcune ore, per consentire il deflusso di alcuni mezzi, e poi richiuso;

la chiusura di tale tratto autostradale è stata, tra l'altro, disposta da Anas in un week end di particolare traffico, ossia quello dell'Epifania, e pertanto maggiori sono stati i disagi patiti dai viaggiatori, molti dei quali turisti, che non hanno potuto raggiungere o lasciare le località sciistiche del posto;

in un comprensorio turistico, oltre 30.000 persone sono rimaste bloccate per 3 giorni, con rischio evidente di problemi sanitari e di ordine pubblico;

considerato, inoltre, che:

ciò ha arrecato in tutta evidenza seri danni anche all'economia locale e all'immagine della regione;

l'allarme meteo era stato dato da giorni e le nevicate ampiamente previste;

i Comuni e la Provincia dell'Aquila, pur con mezzi limitati rispetto ad Anas, hanno fatto fronte alla difficile situazione che si era venuta a determinare, provvedendo alla pulitura e all'apertura di numerose arterie e consentendo, in tal modo, la circolazione dei mezzi e delle persone,

si chiede di sapere:

se risulti quali siano state le motivazioni che hanno indotto Anas a disporre la chiusura per 3 giorni consecutivi di un'arteria stradale di siffatta importanza, come la strada statale 17;

per quali motivi Anas, nonostante fosse a conoscenza delle previsioni meteorologiche, non abbia predisposto in tempo utile un piano neve straordinario;

quanti uomini e mezzi siano stati impiegati da Anas per affrontare l'emergenza neve e ghiaccio nei giorni tra il 4 e il 7 gennaio 2017;

nel caso in cui dovessero emergere delle responsabilità in capo ad Anas nella gestione dell'emergenza neve e ghiaccio in Abruzzo nelle citate date, quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare nei confronti di Anas e quali misure di risarcimento a favore degli enti locali e degli operatori turistici danneggiati dalle iniziative o dall'inerzia di Anas.

(4-06863)

PAGLIARI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

la legge di stabilità per il 2015 (legge n. 190 del 2014), nel processo di privatizzazione di Poste italiane, aveva previsto una sostanziale modifica del servizio postale universale con il taglio di numerosi sportelli nelle aree montane, nonché il ridimensionamento a giorni alterni della consegna della corrispondenza;

Poste italiane, nel piano industriale 2015-2019, ha dato seguito alle disposizioni previste dalla legge di stabilità, prevedendo un notevole ridimensionamento del servizio facendo leva su infrastrutture telematiche e tecnologie non sempre però sfruttabili nelle aree montane e rurali;

Poste italiane ha annunciato di voler procedere, nel corso dell'anno 2017, con la riduzione della consegna della corrispondenza in 2.632 comuni, che si sommano ai 2.632 dove la corrispondenza viene consegnata 5 giorni su 14, già dal 2015 e dal 2016;

Poste italiane ha attivato, inoltre, sulla base di un accordo con Governo e federazione degli editori, una rete parallela di consegna dei quotidiani e dei settimanali che tocca 1.900 comuni italiani, ma esclude completamente le aree montane e interne del Paese;

i tribunali amministrativi di alcune regioni, per di più, si sono pronunciati a favore dei comuni che avevano presentato ricorso contro il piano di chiusura e razionalizzazione di Poste SpA riconoscendo che la chiusura di un ufficio postale non può essere disposta solo per ragioni di carattere economico, senza considerare il criterio di distribuzione degli uffici e senza ponderare il pregiudizio alle esigenze degli utenti derivante dalla chiusura;

considerato che, a quanto risulta all'interrogante:

le aree montane, fra cui quelle dell'Appennino parmense, come il comune di Borgo Val di Taro, vivono, per tale decisione, una situazione di disagio, che interessa non solo i singoli cittadini, ma tutto il tessuto economico e sociale, in quanto la presenza dello sportello postale e la consegna della posta rappresentava un momento edificante e vivificante della comunità e di valorizzazione del territorio;

nella stessa provincia di Parma, inoltre, alcuni comuni hanno subito la chiusura di uffici postali (San Vitale frazione di Sala Baganza, Sivizzano e Riccò frazione di Fornovo, Basilicagoiano frazione di Montechiarugolo, Coltaro frazione Sissa-Trecasali, Gaiano frazione di Collecchio) e sono stati soggetti a riduzione dei servizi, scontando oltre tutto l'inefficienza dei servizi sostitutivi più volte annunciati da Poste;

in data 22 gennaio 2014 il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), rispondendo a specifica missiva del presidente dell'Intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna, ha ricordato che, con apposita delibera, l'authority ha "ritenuto opportuno inserire (...) specifici divieti di chiusura di quegli uffici che servono gli utenti che abitano nelle zone remote del Paese (...) ritenendo prevalente l'esigenza di garantire la fruizione del servizio nelle zone disagiate anche a fronte di volumi di traffico molto bassi e di alti costi di esercizio";

Poste italiane SpA ha sospeso per il 2017 il piano di riorganizzazione della presenza territoriale dell'azienda, grazie all'impegno dei Comuni e delle associazioni degli enti locali, come Uncem che ha promosso una forte mobilitazione del territorio e dei Comuni;

l'Agcom ha espresso a marzo 2015 il proprio avviso sulla modalità di recapito a giorni alterni, modificando la proposta di Poste ed indicando che la misura potrà interessare un numero di comuni che rappresentino al massimo il 25 per cento della popolazione e in funzione di particolari circostanze, anche geografiche, del territorio italiano e ricordando che la misura dovrà essere notificata alla Commissione europea;

la Conferenza unificata, riunita presso il Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie, ha espresso, in data 5 agosto e 20 dicembre 2016, la necessità di un monitoraggio sulle attività di consegna da parte di Poste italiane, evitando disservizi per le aree interne e montane del Paese, in particolare relative alla distribuzione di giornali quotidiani e di settimanali;

questa razionalizzazione rischia, inoltre, di tradursi in gravi disservizi per la popolazione, soprattutto per i residenti anziani, che si troveranno a non poter usufruire di servizi essenziali, quali il pagamento delle bollette o la riscossione della pensione, con la conseguenza di essere costretti a fare lunghe file nei giorni di apertura, ritardare le operazioni o affrontare frequenti e difficili spostamenti, su territori particolarmente disagiati,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia in essere e in progetto per ovviare a tale situazione di disagio, al fine di proseguire, tra l'altro, il lavoro nel tavolo di concertazione con le amministrazioni locali per la discussione sull'ipotetico ridimensionamento, e scongiurare la possibile chiusura degli uffici postali nei comuni più piccoli, evitando così che decisioni assunte da Poste italiane SpA arrechino disagi ai cittadini utenti, che non vedono garantita l'effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità, nel rispetto dell'accordo siglato fra le Poste italiane e lo Stato;

se intenda intervenire allo scopo di impegnare Poste ad attivare, nei comuni delle aree interne del Paese, 100 sportelli Postamat per prelievi e versamenti, nuovi servizi negli sportelli, la tesoreria per Comuni e Unioni di comuni.

(4-06864)

CASSON - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

a seguito della strage di Capodanno presso il night club Reina di Istanbul, sono emersi, successivamente alle indagini e inchieste di natura internazionale, riportate anche da tutti gli organi di stampa, elementi di contatto sempre più intensi tra terroristi dell'ISIS (o comunque collegati all'ISIS) e terroristi di origine centro-asiatica, spesso di lingua turcofona, provenienti in particolare dall'Uzbekistan, Tagikistan, dallo Xinjiang (Cina), dal Kirghizistan e dal Turkmenistan e aventi libertà di movimento negli Stati dell'Unione Europea;

in particolare, per qualcuno di questi ultimi ci sarebbe già, da vari anni, una attenzione da parte di Interpol-Europol e, più in particolare, uno di questi, proveniente dalla Cina (Xinjiang), sarebbe colpito da richiesta di estradizione e, nonostante ciò, coperto ora da nazionalità tedesca, girerebbe non solo per l'Europa, ma anche per l'Italia, la zona di Milano e la Lombardia nello specifico;

considerato che:

tale soggetto, tale Aysa Dolkun nativo di Aksu (Xinjiang), nel 1967, colpito da richiesta Interpol di estradizione fin dal 1997, sarebbe accusato di attentati con uso di esplosivi e di omicidio plurimo

si chiede di sapere dai ministri interrogati:

se siano a conoscenza dei fatti suindicati;

se risulti loro la segnalazione di richiesta di estradizione fin dal 1997 di Interpol nei confronti di Aysa Dolkun, anche sotto altri nomi;

se risultino passaggi di costui in Italia, in particolare in Lombardia, anche sotto altri nomi;

se non ritengano di dover allertare, nelle rispettive competenze, le forze di polizia e gli uffici della magistratura inquirente con funzioni di anti-terrorismo, relativamente alla richiesta di estradizione suindicata.

(4-06865)

BATTISTA - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

il Consiglio comunale di Tolmezzo (Udine), in data 29 novembre 2016, approvava all'unanimità un ordine del giorno avente ad oggetto il mantenimento del distaccamento della Polizia stradale di Tolmezzo;

dal testo dell'atto emergerebbe la preoccupazione delle autorità locali per il probabile accorpamento della Polizia stradale di Tolmezzo con quella di Amaro;

l'accorpamento si tradurrebbe, secondo le autorità locali, di fatto, nella chiusura della sede della Polizia stradale di Tolmezzo e in un sacrificio del presidio della viabilità ordinaria ad esclusivo favore di quella autostradale;

considerato che:

anche la presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia ha portato all'attenzione del Ministero dell'interno le criticità sottese all'accorpamento;

recentemente, secondo le autorità locali, il comune di Tolmezzo ha subito un grave depauperamento e un progressivo distacco nella percezione della presenza dello Stato, a causa della soppressione del Tribunale e della Procura della Repubblica e nei prossimi mesi vedrà sguarnita anche la caserma "Cantore", che ospita gli alpini del 3° reggimento artiglieria di montagna;

giova ricordare la presenza a Tolmezzo di un carcere di alta sicurezza, con al suo interno una sezione dedicata ai detenuti in regime di 41-bis;

Tolmezzo rappresenta la città di riferimento della montagna dell'alto Friuli, a cui fornisce servizi e ne è il naturale baricentro di fondovalle;

la viabilità ordinaria è caratterizzata non solo dal traffico generato dal valico confinario di monte Croce Carnico, ma anche dai notevolissimi volumi di traffico pesante, dovuti alla presenza di zone industriali e da attività estrattive col transito di mezzi d'opera;

considerato altresì che:

con il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, recante "Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche", si è avviato il percorso normativo, che si concluderà con l'adozione di un piano di razionalizzazione dei presidi di Polizia su tutto il territorio nazionale;

il completamento dell'iter si avrà con l'emanazione del decreto del Ministro dell'interno previsto all'articolo 3 del decreto legislativo;

tale processo di riorganizzazione riguarderà, come noto, anche le sedi della Polizia stradale,

si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di evitare la chiusura del distaccamento Polizia stradale di Tolmezzo (Udine), per garantire la sicurezza del territorio e, a tal fine, se non ritenga opportuno valutare l'opportunità di rafforzare l'organico in forza al distaccamento, già negli ultimi anni penalizzato da pensionamenti e trasferimenti d'ufficio.

(4-06866)

BERGER - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 2001, n. 430, regolamenta la revisione organica della disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, nonché delle manifestazioni di sorte locali ai sensi dell'art. 19, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449;

la normativa stabilisce che di deve inviare una comunicazione in forma digitale al Ministero dello sviluppo economico almeno 15 giorni prima dell'inizio del concorso con tanto di modulo apposito, firma digitale, regolamento della manifestazione, attestazione della cauzione versata (la cauzione deve essere nella misura del 100 per cento del valore dei premi messi in palio, Iva esclusa). L'individuazione del vincitore deve svolgersi sotto la vigilanza di un notaio o del responsabile della tutela del consumatore o un suo delegato, territorialmente competente presso la Camera di commercio;

considerato che:

tale procedura e i costi correlati appaiono coerenti per concorsi, in cui sono in palio premi di valore (per esempio un'autovettura) e dove la partecipazione ha dei costi, ma la stessa procedura deve essere applicata anche a concorsi di piccola e piccolissima entità solamente perché risulta ancora mancante la definizione del "minimo valore" necessaria per avvalersi della deroga prevista dalla lettera d) del comma 1 dell'articolo 6;

infatti, l'articolo 6 elenca una serie di manifestazioni che non sono considerate come concorsi o operazioni a premio, e in particolare alla lettera d) prevede l'esclusione per "le manifestazioni nelle quali i premi sono costituiti da oggetti di minimo valore, sempreché la corresponsione di essi non dipenda in alcun modo dalla natura o dall'entità delle vendite alle quali le offerte stesse sono collegate";

tuttavia la necessaria quantificazione del "minimo valore" ancora non è stata definita da parte del Ministero ed è causa di impedimento per le aziende che sarebbero interessate di avvalersi della possibilità di regalare piccoli premi e piccole beneficenze senza troppi oneri burocratici,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente adottare gli atti e i provvedimenti necessari per definire il "minimo valore" di cui alla lettera d) del comma 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 430 del 2001.

(4-06867)

CRIMI, MONTEVECCHI, MARTON, ENDRIZZI, SANTANGELO, CASTALDI, BOTTICI, GIARRUSSO, LUCIDI, CAPPELLETTI, MANGILI, MORONESE, DONNO, PAGLINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" in data 19 gennaio 2017, a firma di Ferruccio Sansa, vengono segnalati, in virtù della circostanziata documentazione tecnica in possesso del quotidiano, numerosi malfunzionamenti nel sistema di videosorveglianza istituito in occasione del giubileo, che hanno reso impossibile la visione e la registrazione delle immagini relative a piazze ritenute obiettivi sensibili in caso di attacco terroristico, presso la centrale operativa telecomunicazioni della Questura di Roma;

si apprende che in data 13 gennaio il direttore telecomunicazioni Lazio (TCL) della Polizia aveva scritto: "Permangono problematiche nella sala crisi della Centrale operativa telecomunicazioni, utilizzata durante le esercitazioni per attacchi terroristici a Roma, che attualmente risulta impossibilitata alla visione delle immagini di videosorveglianza. Stante le ripetute segnalazioni e l'importanza del sistema a supporto dell'ordine e della sicurezza pubblica si resta in attesa di un urgente riscontro"; aveva sollecitato anche un riscontro alla definizione delle disposizioni relative alla gestione e reportistica dei reclami da parte della società TIM;

alla data dell'11 gennaio 2017 sono stati inviati dai dirigenti della Questura 12 solleciti relativi ad altrettanti reclami aperti e segnalazioni di malfunzionamento risalenti ai mesi di novembre e dicembre 2016 e che ad oggi risultano non ancora risolti;

si apprende anche che, per segnalare eventuali guasti e richiedere interventi di manutenzione e riparazione, la Polizia deve rivolgersi al numero verde di un'azienda privata;

considerato che il rischio di attentati terroristici nel nostro Paese è oggi molto elevato e la disponibilità di un sistema di videosorveglianza efficace e funzionante, a supporto dell'ordine e della sicurezza pubblica, è un requisito fondamentale per far fronte all'emergenza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali iniziative intenda promuovere al fine di avviare un'indagine interna per la verifica di eventuali responsabilità e ritardi nella vicenda, nonché di procedere agli opportuni accertamenti nei confronti delle ditte esterne alle quali sono appaltati i lavori di manutenzione e riparazione degli apparecchi in uso alla Questura di Roma per la sorveglianza;

quali iniziative siano state messe in atto per risolvere immediatamente le problematiche segnalate;

se non ritenga di rivedere le modalità operative di intervento in caso di guasto, nonché i contratti in essere con le società esterne incaricate di tale servizio.

(4-06868)

AUGELLO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute, dell'interno e per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che:

il Comune di Cerveteri (Roma) ha approvato una delibera (punto 5 dell'ordine del giorno deliberato dal Consiglio comunale in data 16 novembre 2016) concernente l'istanza presentata da Wind Telecomunicazioni SpA prot. 28655 del 28 luglio 2015 per l'installazione di una stazione radio base (ordinanza del TAR del Lazio n. 1314/2016, art. 2 del "Regolamento di disciplina delle installazioni delle stazioni radio base per la telefonia mobile e telecomunicazioni nel territorio di Cerveteri", piano di sviluppo di rete 2016-2017 presentato da Wind Telecomunicazioni SpA in data 9 settembre 2016 prot. 38107, modifica del "piano di installazione degli impianti di radio telecomunicazioni", determinazioni);

tale deliberazione approva l'installazione nel territorio di Cerveteri dell'ennesima antenna nella zona di Borgo San Martino, in una zona già esposta ad inquinamento elettromagnetico a causa della presenza di numerosi impianti;

la popolazione è preoccupata per il possibile impatto ambientale sulla salute umana e sull'ambiente in termini di inquinamento elettromagnetico dovuto alle presenza di tale notevole numero di impianti;

non risulterebbe che siano state installate le centraline di rilevamento per il monitoraggio continuo delle emissioni elettromagnetiche e relativi risultati sulle 24 ore, come previsto dal regolamento comunale per la disciplina delle installazioni delle stazioni radio base per telefonia mobile e telecomunicazioni nel territorio di Cerveteri (art. 2 della deliberazione n. 28 del 7 febbraio 2008, e successive modificazioni deliberate dal Consiglio comunale con delibera n. 38 del 16 giugno 2011);

non risulterebbero inoltre effettuati rilevamenti agli impianti esistenti da parte di Arpa Lazio, che ha la specifica competenza di effettuare rilevamenti e attività di controllo sulle sorgenti di campi elettromagnetici, nonché effettuare valutazioni preventive ai fini autorizzativi degli impianti delle stazioni radio base per telefonia cellulare; nonché l'accertamento della conformità dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dall'esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici attraverso rilievi strumentali; qualora i rilevamenti fossero stati effettuati, essi non sono stati resi pubblici, né sono stati messi a disposizione dei cittadini interessati.

considerato inoltre che i cittadini non sono stati informati in merito al procedimento in corso, né hanno avuto accesso a tutta la documentazione relativa all'installazione degli impianti radio base, comprese le concessioni e le sub concessioni, né hanno avuto la possibilità di partecipare in nessun modo al processo decisionale poiché il Comune di Cerveteri non ha garantito una dettagliata e precisa informazione, né ha garantito la trasparenza amministrativa o la partecipazione del pubblico al processo decisionale,

si chiede di sapere:

se i Ministri di indirizzo ritengano di intervenire per verificare se non siano state violate da parte del Comune di Cerveteri le norme previste nel decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 (recante "Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190, e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche"), sui diritti di partecipazione al processo decisionale e all'accesso alle informazioni da parte dei cittadini;

se ci sia stata una violazione degli articoli 3 e 6 sul diritto di accesso ai dati e ai documenti amministrativi.

(4-06869)

PAGLINI, BOTTICI, PUGLIA, SANTANGELO, SCIBONA, COTTI, DONNO, GIARRUSSO, AIROLA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia - Premesso che:

il signor Mario Barbieri, dopo aver lavorato dal 1966 al 1992 presso i cantieri navali "Apuania" di Marina di Carrara (Massa e Carrara) è deceduto nel 2006 per asbestosi polmonare;

la famiglia Barbieri e varie perizie mediche confermano la circostanza secondo la quale il signor Mario Barbieri sarebbe morto per un'asbestosi polmonare provocata dall'esposizione costante all'amianto presso i cantieri navali dove lavorava;

nel 2016, dopo 10 anni dalla scomparsa, la Corte d'appello di Genova ha ribaltato il giudizio di primo grado, condannando i familiari a restituire parte del denaro ricevuto in questi anni dall'INAIL;

risulta agli interroganti che la sentenza abbia ridotto l'invalidità del signor Barbieri dall'80 per cento al 38 per cento. Pertanto l'INAIL avrebbe richiesto indietro ai familiari circa 60.000 euro (da un articolo de "la Repubblica", del 30 dicembre 2016);

il suddetto ente ha concesso 30 giorni di tempo ai 3 figli dell'operaio e alla moglie per restituire la somma. Inoltre, l'INAIL si è limitato a proporre alla famiglia Barbieri di dilazionare l'importo dovuto;

a parere degli interroganti il lungo iter processuale, gli atti e le numerose perizie mediche prodotte dalla famiglia Barbieri, nonché il fatto notorio che presso i cantieri navali "Apuania" di Marina di Carrara veniva utilizzato amianto, dovrebbero condurre gli enti coinvolti a rivedere la propria posizione sul caso, evitando che, oltre al gravissimo lutto, la famiglia Barbieri si trovi anche nella condizione di dover restituire gran parte delle somme percepite per una morte per cause di lavoro;

Federica Barbieri, figlia dell'operaio deceduto, ha precisato: ""è l'Asl nel certificato di morte che ha detto che mio padre è deceduto per asbestosi e broncopneumopatia cronica ostruttiva". Tra l'altro il nesso era stato segnalato anche nell'ultima sentenza che ha riconosciuto l'invalidità del signor Barbieri, quella pronunciata a Genova: nelle motivazioni si spiega che l'asbestosi contratta dall'operaio "è da considerare amianto correlata"" ("il Fatto Quotidiano", del 14 gennaio 2017),

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intendano adottare per fare chiarezza su quanto accaduto.

(4-06870)

MANASSERO - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

da un'inchiesta pubblicata sul quotidiano "il manifesto" il 12 gennaio 2017, è emerso l'estremo stato di precarietà di alcuni lavoratori, circa 25, della Biblioteca nazionale centrale di Roma;

nell'inchiesta si evidenzia come queste persone svolgano all'interno della suddetta biblioteca un lavoro di catalogazione, di portineria e perfino di fornitura dei materiali agli utenti, sebbene dette mansioni li equiparino a veri e propri lavoratori dipendenti, ad essi viene riconosciuto un trattamento economico inqualificabile, che consta di un rimborso forfettario massimo di 400 euro, a fronte della presentazione delle ricevute delle spese alimentari sostenute nell'arco di un mese;

inoltre, tali lavoratori non hanno un inquadramento lavorativo e di conseguenza non godono di un'adeguata tutela sindacale. Di fatto non gli viene riconosciuto alcun diritto e, in particolare, non gli viene versato nessun contributo previdenziale, né gli viene riconosciuta una tutela per la malattia o per la maternità;

questa situazione si protrae da anni, infatti, la Biblioteca centrale nazionale di Roma li definisce "catalogatori volontari", e sono iscritti ad un'associazione di volontariato;

considerato inoltre che:

la Biblioteca nazionale centrale di Roma, al pari della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, assolve un ruolo fondamentale per la cultura italiana, ovvero, ha il compito di raccogliere, catalogare e conservare tutte le pubblicazioni italiane. Per questa ragione è considerata uno dei fiori all'occhiello dello Stato;

il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha il compito di vigilare sulla corretta e dignitosa definizione della posizione contrattuale di tutti i soggetti, che lavorano presso tale struttura,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle circostanze rappresentate, con specifico riferimento alla condizione dei cosiddetti catalogatori volontari, impiegati presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma;

quali misure intendano porre in atto, al fine di verificare se tali circostanze corrispondano al vero e, in tal caso, quali misure intendano porre in essere al fine di verificare eventuali responsabilità, nonché di sanare le sperequazioni messe in atto da una pubblica amministrazione nei confronti di tali lavoratori.

(4-06871)

SANTANGELO, CRIMI, MORONESE, CAPPELLETTI, GIARRUSSO, PAGLINI, PUGLIA, MARTON, DONNO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

nel pomeriggio del 16 gennaio 2017, a circa 20 miglia dalle coste della Libia, tra Bengasi e Derna, un motopeschereccio denominato "Principessa Prima" di Mazara del Vallo (Trapani) è stato affiancato da una imbarcazione che avrebbe aperto il fuoco a colpi di mitraglia, come riportato sin da subito dalla emittente televisiva locale "Televallo";

l'imbarcazione si trovava in acque internazionali e, grazie all'abilità del comandante e al fatto che i colpi d'arma da fuoco non hanno arrecato avarie all'imbarcazione "Principessa Prima", la stessa non è stata soggetta alle conseguenze, ormai ben note alle flotte mazzaresi, come quelle del sequestro;

come riportato dagli organi di informazione, inoltre, sembra che gli autori dell'attacco presenti sull'imbarcazione, fossero dei miliziani libici;

tra l'altro non è la prima volta che i libici muovono vere e proprie azioni d'inibizione della pesca in quel tratto di mare ad imbarcazioni della marineria di Mazara del Vallo;

anche lo scorso dicembre 2016, come riportato dal giornale on line "Tp24", il motopesca "End" di Mazara del Vallo, che si trovava al largo delle coste libiche, a circa 50 miglia a nord di Zwara, aveva richiesto supporto, perché era stato avvicinato da una motovedetta tunisina, la quale le aveva intimato di fermarsi nonostante si trovasse, come sottolineato dalla Marina militare, in acque internazionali. In zona erano presenti anche altri 2 pescherecci italiani, il "Gemma Primo" e l'"Anna madre", entrambi della marineria di Mazara del Vallo. Il comandante dell'operazione "Mare Sicuro" ha quindi disposto il decollo immediato dell'elicottero imbarcato su nave "Cigala Fulgosi", che nel frattempo si è diretta a tutta velocità verso i pescherecci. Non appena l'elicottero ha raggiunto il motopesca "End" la situazione si è chiarita e la motovedetta presunta tunisina si è allontanata verso sud;

considerato che:

in base ai trattati internazionali, di certo al di fuori dei casi di terrorismo, pirateria ed inquinamento ambientale, solo da parte dello Stato di bandiera (o con la autorizzazione dello Stato di bandiera) si può esercitare un potere di interdizione della navigazione di una imbarcazione che transita in acque internazionali, a meno che non si ottenga l'autorizzazione preventiva dello stato di bandiera, o che l'imbarcazione sia priva di segnali identificativi;

uno dei compiti dell'operazione "Mare Sicuro" della Marina militare è quello della protezione ai pescherecci nazionali iniziata su disposizione del Ministero della difesa il 12 marzo 2015 a seguito dell'aggravarsi della crisi libica;

il 29 dicembre 2007, Roma e Tripoli firmarono 2 protocolli anti-migrazione, che prevedevano il pattugliamento marittimo congiunto delle acque del Mediterraneo e la "cessione in uso" di 6 motovedette della Guardia di finanza alla Guardia costiera libica;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

questo ennesimo episodio è la conseguenza di una mancata e chiara definizione dei confini delle acque internazionali di fronte alla Libia. Si tratta di una vera e propria violazione dell'idea di confini, che disattende e contravviene alla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare;

l'evento in questione non può passare nel silenzio e quindi sarebbe auspicabile, anche nel rispetto degli operatori della pesca e non solo, che vengano chiariti i dettagli e le responsabilità, alla luce degli accordi dell'Italia con la Libia e, comunque, della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, in particolare quando episodi come quelli descritti accadono in acque internazionali con il grande dispiegamento di forze militari presenti nel Mediterraneo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se corrisponda al vero che una milizia libica abbia aperto il fuoco contro il peschereccio di Mazara del Vallo "Principessa Prima" e, nel caso, se si tratti di una delle unità fornite dallo Stato italiano per la sorveglianza del Mediterraneo, come da precedenti accordi;

quali misure intenda adottare a garanzia degli operatori delle imbarcazioni italiane nel Mediterraneo, esposti sempre più a crescenti rischi determinati dalla presenza di entità estremiste, al fine di tutelare gli interessi nazionali nell'area;

quali siano allo stato attuale gli accordi vigenti con la Libia in ordine al controllo delle coste.

(4-06872)

CERONI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

in data 24 agosto 2016 un grave sisma ha colpito la Regione Marche e la situazione già critica è stata aggravata dai successivi fenomeni sismici verificatisi il 26 e 31 ottobre;

in data 18 gennaio 2017 lo sciame sismico non si è arrestato e si sono verificate ulteriori importanti scosse telluriche, che hanno causato ulteriori gravi danni in concatenazione a fortissime nevicate che in alcuni paesi hanno raggiunto i 50 centimetri, provocando forti disagi e la morte di animali;

evidenziato che:

nelle Marche, ad oggi, mancano all'appello circa 60.000 sopralluoghi nelle strutture pubbliche e private colpite dal sisma;

ad oggi circa 25.000 persone sono ospiti di strutture ricettive e appartamenti privati della costa marchigiana;

dal 24 agosto ad oggi la Coldiretti ha registrato la presenza su tutto il territorio colpito dal sisma solo di un paio di stalle mobili (lo 0,5 per cento sul totale), mentre le necessità reali richiederebbero per le aziende agricole non meno di 700 strutture (moduli abitativi, moduli stalla e moduli magazzino/fienile);

le misure approvate hanno determinato una situazione insostenibile con provvedimenti confusi e che perdono di vista l'obbiettivo;

l'art 4-bis del decreto-legge 17 ottobre 2016, n 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, indica le disposizioni in materia di strutture e moduli abitativi provvisori con chiaro riferimento al fabbisogno di tecnostrutture per stalle e fienili destinate al ricovero invernale del bestiame nei territori colpiti dal sisma;

considerato che:

con l'entrata in vigore dell'OCDPC (ordinanza del capo del dipartimento della protezione civile) n. 422 del 16 dicembre 2016, a far data dal 27 dicembre 2016, giorno di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, è stata inserita una nuova e contorta procedura per la valutazione dell'agibilità post sismica degli edifici privati (FAST), che sta creando enormi ritardi e confusione tra le procedure, attraverso schede che prima venivano compilate da esperti ed ora da tecnici-esperti non reperibili perché non pagati;

non essendoci squadre FAST a disposizione, i Comuni non sono in grado di definire quanti moduli abitativi sono necessari: questa situazione impedisce, sia quella ricostruzione leggera così importante per il rientro delle famiglie evacuate, aumentando i costi dell'intervento pubblico, sia quella pesante che consente il ritorno alla normalità di tutte le popolazioni,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per i quali:

a) ancora non siano state apportate quelle modifiche necessarie alle procedure più volte richieste da sindaci e dai tecnici, che hanno bloccato ogni intervento necessario e d'urgenza;

b) non venga costituito un coordinamento regionale urgente per dare poteri alle regioni e di conseguenza agli amministratori locali, in modo tale che possano interagire con i vertici della Protezione civile e della ricostruzione;

c) non siano stati stanziati contributi aggiuntivi per le aree del cratere funzionali a sanare le difficoltà incontrate dalle amministrazioni;

d) vi siano albergatori che lamentano il mancato pagamento delle fatture relative all'ospitalità offerta agli sfollati, e vi sono privati in autonoma sistemazione, ai quali ancora non sono ancora arrivati i contributi promessi e che hanno attinto, per chi ha avuto la possibilità, a risparmi personali per far fronte alle spese di affitto;

e) non siano stati forniti i moduli abitativi e un'adeguata sistemazione alloggiativa a quei nuclei familiari che non hanno potuto, o voluto, abbandonare i propri animali e attrezzature e che ad oggi si trovano a vivere ancora in strutture di emergenza (roulotte e tende) assolutamente inadeguate a fronteggiare le intemperie del momento;

f) non si sia provveduto ad utilizzare le forze dell'Esercito in tempo utile per sopperire alla grave situazione che si è creata con altrettante, e rilevanti, ripercussioni economiche.

(4-06873)

CANDIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

in provincia di Varese, in molteplici strutture di proprietà privata, sono stati allestiti centri di accoglienza per richiedenti asilo gestiti sia da soggetti di diritto pubblico che da soggetti di diritto privato in convenzione con la Prefettura di Varese;

nel corso del tempo il numero dei richiedenti asilo ospitati nelle strutture è progressivamente aumentato in maniera esponenziale e, ad oggi, non si conosce l'esatta ubicazione dei centri di accoglienza, in particolare quelli cosiddetti temporanei, né il numero delle persone ivi alloggiate,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti:

quanti sono i richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi ospitati nei diversi centri di accoglienza all'interno del territorio provinciale di Varese, complessivamente e distinti per ogni singolo comune;

il numero dei richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi, a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria, la protezione umanitaria o un provvedimento di diniego dalla competente commissione territoriale per l'esame delle domande d'asilo e se siano ancora alloggiati in centri di accoglienza, infine il numero di quelli irreperibili;

sempre riguardo a quanto in premessa, il numero dei richiedenti protezione internazionale nei confronti dei quali è stato adottato un provvedimento di diniego da parte della competente commissione territoriale, che hanno presentato ricorso giudiziario avverso il provvedimento di rigetto della domanda e, successivamente, per quanto tempo siano rimasti alloggiati nei diversi centri;

il numero dei richiedenti protezione internazionale in provincia di Varese che, successivamente al diniego da parte della commissione territoriale, sono stati effettivamente espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati nel Paese di origine;

con riguardo sempre al territorio della provincia di Varese, quanto sia il tempo di attesa prima di ottenere l'esito della domanda di protezione internazionale da parte della commissione territoriale competente;

a quanto ammonta il costo sostenuto dall'amministrazione giudiziaria per il patrocinio gratuito a favore dei richiedenti protezione internazionale nella provincia di Varese, in particolare distinti per i tre gradi di giudizio previsti dall'attuale normativa;

l'ammontare complessivo dei costi sostenuti dal Governo distinti per anno dal 2014 alla data attuale, per l'accoglienza dei suddetti richiedenti protezione internazionale ospiti nella provincia di Varese, con indicazione tanto del costo totale pro capite quanto della ripartizione nelle singole voci di spesa, sia pro capite, sia nella totalità;

se risulti che tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nei centri di cui in premessa, vi siano stati episodi di violenza ovvero che gli stessi siano stati oggetto di intervento da parte delle forze dell'ordine, ed in caso affermativo, quali siano le esatte circostanze e i reati denunciati, il numero dei richiedenti coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati nei loro confronti, in particolare se siano stati destinatari di provvedimenti di revoca delle condizioni di accoglienza ed espulsione o rimpatrio.

(4-06874)

CANDIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

nel comune di Tradate, in provincia di Varese, nella struttura di proprietà dell'Istituto delle Figlie della Carità Canossiane, sito in via Barbara Melzi, a partire dall'estate 2015 è stato allestito un centro di accoglienza per richiedenti asilo;

tale centro risulta gestito dalla Croce rossa italiana, a seguito di convenzione con la Prefettura di Varese;

considerato che nel corso del tempo il numero degli ospiti della struttura menzionata è andato progressivamente aumentando, fino a superare attualmente le 100 presenze,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti:

il numero dei richiedenti protezione internazionale che sono stati ospitati all'interno del centro di accoglienza di via Barbara Melzi a Tradate da quando lo stesso è stato attivato e quanti siano i richiedenti ospitati alla data odierna;

il numero dei richiedenti protezione internazionale presenti nello stesso centro di accoglienza a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria e la protezione umanitaria dalla competente commissione territoriale e il numero di quelli irreperibili;

sempre riguardo al centro in premessa, il numero dei richiedenti protezione internazionale nei confronti dei quali è stato adottato un provvedimento di diniego da parte della competente commissione territoriale, di questi quanti hanno presentato ricorso giudiziario avverso il provvedimento di rigetto della domanda e, successivamente, per quanto tempo siano rimasti alloggiati nel centro;

il numero dei richiedenti protezione internazionale del centro di accoglienza a Tradate che successivamente al diniego da parte della commissione territoriale sono stati effettivamente espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati nel Paese di origine;

quale sia per i richiedenti ospitati al centro di Tradate il tempo di attesa per l'esito della procedura di esame della domanda di protezione internazionale, dalla compilazione del modello C3 alla notifica del provvedimento decisorio delle commissioni territoriali;

a quanto ammonta il costo sostenuto dall'amministrazione giudiziaria per il patrocinio gratuito a favore dei richiedenti protezione internazionale del centro di cui in premessa, in particolare distinti per i tre gradi di giudizio previsti dall'attuale normativa;

l'ammontare complessivo dei costi sostenuti dal Governo distinti per anno dal 2014 alla data attuale per l'accoglienza dei suddetti richiedenti protezione internazionale ospiti del centro di Tradate, con indicazione tanto del costo totale pro capite quanto della ripartizione nelle singole voci di spesa, sia pro capite, sia nella totalità;

se risulti che tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nel centro di accoglienza di cui in premessa vi siano stati episodi di violenza ovvero che gli stessi siano stati oggetto di intervento da parte delle forze dell'ordine, ed in caso affermativo, quali siano le esatte circostanze e i reati denunciati, il numero dei richiedenti coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati nei loro confronti, in particolare se siano stati destinatari di provvedimenti di revoca delle condizioni di accoglienza ed espulsione o rimpatrio.

(4-06875)

CANDIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

in provincia di Terni, in molteplici strutture di proprietà privata, sono stati allestiti centri di accoglienza per richiedenti asilo gestiti sia da soggetti di diritto pubblico che da soggetti di diritto privato in convenzione con la Prefettura di Terni;

nel corso del tempo il numero dei richiedenti asilo ospitati nelle strutture è progressivamente aumentato in maniera esponenziale e, ad oggi, non si conosce l'esatta ubicazione dei centri di accoglienza, in particolare quelli cosiddetti temporanei, né il numero delle persone ivi alloggiate,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti:

quanti sono i richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi ospitati nei diversi centri di accoglienza all'interno del territorio provinciale di Terni, complessivamente e distinti per ogni singolo comune;

il numero dei richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi, cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria, la protezione umanitaria o un provvedimento di diniego dalla competente commissione territoriale per l'esame delle domande d'asilo e se siano ancora alloggiati in centri di accoglienza, infine il numero di quelli irreperibili;

sempre riguardo a quanto in premessa, il numero dei richiedenti protezione internazionale nei confronti dei quali è stato adottato un provvedimento di diniego da parte della competente commissione territoriale, che hanno presentato ricorso giudiziario avverso il provvedimento di rigetto della domanda e, successivamente, per quanto tempo siano rimasti alloggiati nei diversi centri;

il numero dei richiedenti protezione internazionale in provincia di Terni che, successivamente al diniego da parte della commissione territoriale, sono stati effettivamente espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati nel Paese di origine;

con riguardo sempre al territorio della provincia di Terni, quanto sia il tempo di attesa prima di ottenere l'esito della domanda di protezione internazionale da parte della commissione territoriale competente;

a quanto ammonta il costo sostenuto dall'amministrazione giudiziaria per il patrocinio gratuito a favore dei richiedenti protezione internazionale nella provincia di Terni, in particolare distinti per i tre gradi di giudizio previsti dall'attuale normativa;

l'ammontare complessivo dei costi sostenuti dal Governo distinti per anno dal 2014 alla data attuale per l'accoglienza dei suddetti richiedenti protezione internazionale ospiti nella provincia di Terni, con indicazione, tanto del costo totale pro capite, quanto della ripartizione nelle singole voci di spesa, sia pro capite, sia nella totalità;

se risulti che tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nei centri di cui in premessa, vi siano stati episodi di violenza ovvero che gli stessi siano stati oggetto di intervento da parte delle forze dell'ordine, ed in caso affermativo, quali siano le esatte circostanze e i reati denunciati, il numero dei richiedenti coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati nei loro confronti, in particolare se siano stati destinatari di provvedimenti di revoca delle condizioni di accoglienza ed espulsione o rimpatrio.

(4-06876)

CANDIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

in provincia di Perugia in molteplici strutture di proprietà privata, sono stati allestiti centri di accoglienza per richiedenti asilo gestiti sia da soggetti di diritto pubblico che da soggetti di diritto privato in convenzione con la Prefettura di Perugia;

nel corso del tempo il numero dei richiedenti asilo ospitati nelle strutture è progressivamente aumentato in maniera esponenziale e, ad oggi, non si conosce l'esatta ubicazione dei centri di accoglienza, in particolare quelli cosiddetti temporanei, né il numero delle persone ivi alloggiate,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti:

quanti sono i richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi ospitati nei diversi centri di accoglienza all'interno del territorio provinciale di Perugia, complessivamente e distinti per ogni singolo comune;

il numero dei richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria, la protezione umanitaria o un provvedimento di diniego dalla competente commissione territoriale per l'esame delle domande d'asilo e se siano ancora alloggiati in centri di accoglienza, infine il numero di quelli irreperibili;

sempre riguardo a quanto in premessa, il numero dei richiedenti protezione internazionale nei confronti dei quali è stato adottato un provvedimento di diniego da parte della competente commissione territoriale, che hanno presentato ricorso giudiziario avverso il provvedimento di rigetto della domanda e, successivamente, per quanto tempo siano rimasti alloggiati nei diversi centri;

il numero dei richiedenti protezione internazionale che successivamente al diniego da parte della commissione territoriale sono stati effettivamente espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati nel Paese di origine;

con riguardo sempre al territorio della provincia di Perugia, quanto sia il tempo di attesa prima di ottenere l'esito della domanda di protezione internazionale da parte della commissione territoriale competente;

a quanto ammonta il costo sostenuto dall'amministrazione giudiziaria per il patrocinio gratuito a favore dei richiedenti protezione internazionale nella provincia di Perugia, in particolare distinti per i 3 gradi di giudizio previsti dall'attuale normativa;

l'ammontare complessivo dei costi sostenuti dal Governo distinti per anno dal 2014 alla data attuale per l'accoglienza dei suddetti richiedenti protezione internazionale ospiti nella provincia di Perugia, con indicazione tanto del costo totale pro capite quanto della ripartizione nelle singole voci di spesa, sia pro capite, sia nella totalità;

se risulti che tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nei centri di cui in premessa, vi siano stati episodi di violenza ovvero che gli stessi siano stati oggetto di intervento da parte delle forze dell'ordine, ed in caso affermativo, quali siano le esatte circostanze e i reati denunciati, il numero dei richiedenti coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati nei loro confronti, in particolare se siano stati destinatari di provvedimenti di revoca delle condizioni di accoglienza ed espulsione o rimpatrio.

(4-06877)

DE PETRIS, PETRAGLIA, CAMPANELLA, MINEO, BOCCHINO, DE CRISTOFARO, CERVELLINI, BAROZZINO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

nella giornata del 24 gennaio 2017, la Conferenza Stato-Regioni sarà chiamata a pronunciarsi in merito al piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia, da mesi al centro della riflessione e delle critiche delle associazioni animaliste e di molti esperti del settore;

il piano, infatti, tra le 22 azioni di conservazione della specie, in cui figurano anche misure indubbiamente positive, presenta allarmanti profili di criticità come la previsione di deroghe al divieto di abbattimento dei lupi, in essere nel nostro Paese dal 1971, quando l'animale rischiava di estinguersi sul territorio italiano;

l'Italia è giustamente considerata da decenni Paese pioniere in Europa delle misure per la protezione del lupo e per la mitigazione del conflitto tra l'uomo e questa specie, non avendo mai utilizzato metodi invasivi estremi come l'abbattimento. Il contesto appenninico risulta inoltre fondamentale per la conservazione del lupo all'interno del territorio europeo, per il suo legame con i processi di ricolonizzazione verificatisi nelle Alpi italiane e francesi;

appare dunque inaccettabile l'introduzione della deroga prevista nel piano, che riporterebbe l'Italia nel passato ledendo una specie tuttora fragile senza alcun comprovato beneficio per le comunità e le attività economiche;

nonostante sia fuori di dubbio che il rigore della protezione concessa al lupo abbia consentito lo sviluppo di una tendenza demografica positiva, è difficile rintracciare con certezza dati sul livello della popolazione che consentano l'apertura a metodi invasivi come l'abbattimento: in una questione tanto delicata, dunque, è necessario utilizzare sempre un approccio prudente che non metta in pericolo i risultati conseguiti sinora;

tra l'altro, le esperienze dei Paesi che risultano aver reintrodotto tale pratica dimostrano la sua sostanziale inutilità nella risoluzione di problematiche come la predazione del bestiame, anche a causa della sostanziale mancanza di misure volte a contrastare fenomeni altrettanto significativi come la proliferazione degli esemplari ibridi e il randagismo canino: alcune ricerche svolte nella penisola iberica dimostrano, al contrario, che l'abbattimento di lupi può ripercuotersi negativamente sugli equilibri, con un aumento delle perdite di bestiame e dei conflitti tra uomo e lupo, come riportato in un dossier della Lega anti vivisezione (LAV);

l'eterogeneità eto-ecologica della specie, infatti, non consente una reale selettività dei metodi di abbattimento, poiché i lupi possono ricoprire diversi ruoli ed avere diverse caratteristiche. Gli interventi all'interno della struttura sociale possono, dunque, avere conseguenze drammatiche, come l'eliminazione di alcuni individui chiave (ad esempio fertili, diminuendo in tal modo le possibilità di sopravvivenza dei branchi in formazione) o addirittura contraddittorie, come un aumento dei tassi di riproduzione, crescita e predazione pro capite;

l'introduzione di un metodo tanto aggressivo, inoltre, rischia di consolidare uno stereotipo che andrebbe definitivamente smentito, e che vede rappresentato il lupo come una specie pericolosa e aggressiva per l'uomo e le sue attività;

anche l'argomentazione secondo la quale una deroga specifica al divieto di abbattimento possa delegittimare il ruolo del bracconaggio, diminuendo così il conflitto tra uomo e lupo, risulta smentita dalla valutazione di quanto avvenuto in contesti, come la Francia e la Spagna, che hanno già reintrodotto tale metodo: nel primo caso, infatti, di conflitto è apparso aumentato, con una sempre maggiore richiesta di abbattimento da parte degli allevatori e una maggiore tolleranza verso gli atti di bracconaggio;

una seria programmazione di misure per la protezione della specie e l'attenuazione dei conflitti tra lupo ed attività produttive necessita di adeguate risorse economiche e diverse modalità di intervento, tra cui un efficace monitoraggio della popolazione della specie a livello nazionale e transfrontaliero (nel 2016 venivano stimati tra i 1.070 e i 2.452 esemplari sugli Appennini e tra i 100 e i 150 sulle Alpi), il contrasto al randagismo dei cani per la prevenzione del fenomeno di ibridazione tra le specie, la valutazione dell'efficacia degli strumenti attualmente in uso, la promozione di campagne informative e formative che consentano di smentire i numerosi luoghi comuni sul lupo attraverso una reale conoscenza dell'animale e del suo comportamento, l'aumento delle sanzioni per chi pratica atti di bracconaggio, e, soprattutto, un pieno e tempestivo risarcimento di coloro che subiscono danni, senza disparità di trattamento tra le Regioni;

le associazioni ambientaliste ENPA, LAC, LAV, LIPU e LNDC hanno lanciato nella giornata del 23 gennaio un appello diretto al Presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, per invitarlo a riconsiderare l'introduzione dell'abbattimento selettivo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda rendere pubblici gli studi in grado di provare l'utilità e l'efficacia dell'abbattimento selettivo nella protezione del lupo e nella gestione del suo rapporto con l'uomo e le attività produttive, in contrasto con quando sostenuto da numerosi esperti e dalle principali associazioni ambientaliste;

se non intenda avviare, per quanto di sua competenza, un'ulteriore riflessione su quanto contenuto nel piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia, al fine di scongiurare qualsiasi ipotesi di introduzione di metodi di abbattimento selettivo.

(4-06878)

Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea

L'interrogazione 3-02890, della senatrice Mussini ed altri, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.

L'interrogazione 3-03315, della senatrice Fasiolo, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1ª Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-03416, del senatore Giarrusso ed altri, su supposte infiltrazioni mafiose nel Comune di Roccamena (Palermo);

2a Commissione permanente(Giustizia):

3-03421, dei senatori Vaccari e Capacchione, sull'ipotesi di realizzare una sezione per detenuti in regime di 41-bis nel carcere di Modena;

4ª Commissione permanente(Difesa):

3-03418, del senatore Battista, su un progetto di musealizzazione di unità navali dismesse a Trieste;

6ª Commissione permanente(Finanze e tesoro):

3-03420, della senatrice Bellot ed altri, sull'armonizzazione delle aliquote nel Comune di Alpago (Belluno);

3-03422, del senatore Vacciano ed altri, sulla catalogazione dei beni contenuti in 419 "plichi" nel caveau della Banca d'Italia in via dei Mille a Roma;

7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-03424, del senatore Maurizio Romani ed altri, sulla garanzia dei servizi della biblioteca universitaria di Pisa;

3-03425, del senatore Bocchino ed altri, sulla sospensione dal servizio di una dirigente dell'INGV;

8ª Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):

3-03417, della senatrice Pezzopane, sugli aumenti delle tariffe dei pedaggi autostradali a partire dal 2017, in particolare in Abruzzo;

13ª Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-03423, della senatrice Blundo ed altri, sul finanziamento di piani di sviluppo per le aree colpite dal sisma del 6 aprile 2009.