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Legislatura 17ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 746 del 24/01/2017


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

746a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO (*)

MARTEDÌ 24 GENNAIO 2017

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Presidenza del vice presidente GASPARRI,

indi della vice presidente LANZILLOTTA

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(*) Include l'ERRATA CORRIGE pubblicato nel Resoconto della seduta n. 749 del 26 gennaio 2017
(N.B. Il testo in formato PDF non è stato modificato in quanto copia conforme all'originale)

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N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: ALA-Scelta Civica per la Costituente Liberale e Popolare: ALA-SCCLP; Area Popolare (Ncd-Centristi per l'Italia): AP (Ncd-CpI); Conservatori e Riformisti: CoR; Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà (Grande Sud, Popolari per l'Italia, Moderati, Idea, Euro-Exit, M.P.L. - Movimento politico Libertas): GAL (GS, PpI, M, Id, E-E, MPL); Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Misto: Misto; Misto-Fare!: Misto-Fare!; Misto-Federazione dei Verdi: Misto-FdV; Misto-Insieme per l'Italia: Misto-IpI; Misto-Italia dei valori: Misto-Idv; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento la Puglia in Più: Misto-MovPugliaPiù; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Italiana-Sinistra Ecologia Libertà: Misto-SI-SEL.

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RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del vice presidente GASPARRI

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 16,35).

Si dia lettura del processo verbale.

SIBILIA, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta pomeridiana del 19 gennaio.

PRESIDENTE. Non essendovi osservazioni, il processo verbale è approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 16,37).

Sugli eventi calamitosi che hanno colpito il Centro Italia

PRESIDENTE. (Si leva in piedi e con lui tutta l'Assemblea). Onorevoli colleghi, questi ultimi giorni sono stati segnati da diversi eventi che hanno provocato dolore e sgomento nelle terre già martoriate dell'Italia centrale. Oltre alla prosecuzione di una serie di scosse sismiche di forte entità, che nella giornata del 18 gennaio hanno nuovamente colpito località situate tra il Lazio, l'Abruzzo e le Marche, il sentimento collettivo è stato fortemente turbato dalle immagini, per certi versi apocalittiche, della valanga che, anche come probabile conseguenza del sisma, ha travolto l'Hotel Rigopiano di Farindola nel pescarese.

Grazie all'encomiabile opera svolta dal personale del Corpo nazionale del soccorso alpino, dai Vigili del fuoco, dai volontari e da tutte le altre persone delle forze di polizia e delle Forze armate, si sono potute salvare undici persone, tra cui quattro bambini. A loro va la gratitudine profonda da parte nostra e dell'intero popolo italiano. Tuttavia, questa nota di conforto può solo attenuare i tratti di una tragedia che annovera al momento quindici vittime e numerosi dispersi.

A questo triste quadro, si è poi aggiunta poche ore fa la notizia della tragedia dell'elicottero di soccorso del 118, precipitato per cause ancora da accertare mentre era impegnato nel recupero di un ferito di una pista da sci a Campo Felice, nell'aquilano. Nell'incidente hanno perso la vita tutte e sei le persone a bordo.

Il Senato della Repubblica, unitamente alle altre istituzioni, esprime il cordoglio per le vittime e la propria vicinanza a tutte le persone coinvolte in questi tragici eventi. Invito quindi l'Assemblea a osservare un minuto di silenzio. (L'Assemblea osserva un minuto di silenzio).

Sui lavori del Senato

PRESIDENTE. Comunico che il Presidente del Consiglio dei ministri ha inviato la seguente lettera:

«Roma, 23 gennaio 2017

Caro Presidente,

Le scrivo in relazione alla drammatica emergenza che ha colpito il centro Italia, con le nuove scosse di terremoto e l'eccezionale ondata di maltempo, per offrire la piena disponibilità del Governo a riferire alle Camere nei modi e nei tempi che le stesse decideranno.

Valuterà il Parlamento se il dibattito possa avere luogo una volta concluse le operazioni di primo soccorso e al termine della fase dell'emergenza, per consentire di dar conto dell'evoluzione della situazione e dell'operato delle Istituzioni, nel dovuto rispetto per le vittime e per il dolore delle famiglie che hanno subito perdite.

Attendo dunque di conoscere le determinazioni dell'Assemblea che Ella presiede per venire personalmente a riferire in ordine a quanto accaduto.

F.to Paolo Gentiloni».

A seguito di questa lettera e previi accordi intercorsi tra i Gruppi, il Presidente del Consiglio interverrà per rendere un'informativa nella seduta antimeridiana di domani, alle ore 10.

I Gruppi potranno intervenire in replica per cinque minuti ciascuno.

Per l'inserimento nel calendario dei lavori dell'Assemblea
della discussione del disegno di legge n. 2068

PRESIDENTE. Comunico che, a nome del prescritto numero di senatori, è pervenuta una richiesta di inserimento urgente nel calendario dei lavori dell'Assemblea, ai sensi dell'articolo 55, comma 7, del Regolamento, del disegno di legge recante delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile (Atto Senato 2068). La votazione sulla richiesta avrà luogo al termine della seduta odierna.

Sulla scomparsa di Edoardo Pollastri

MICHELONI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MICHELONI (PD). Signor Presidente, intervengo con profondo rammarico per annunciare l'improvviso decesso, il 21 gennaio 2017 a San Paolo del Brasile, dell'esponente della camera di commercio italo-brasiliana (Câmara Ítalo-Brasileira de Comércio, Indústria e Agricultura), il senatore Edoardo Pollastri.

Edoardo Pollastri, nato ottantaquattro anni fa ad Alessandria (27 agosto 1932), si è laureato in Italia in economia e commercio ed è stato economista, docente universitario, imprenditore e politico, oltre che senatore della Repubblica italiana dal 2006 al 2008, eletto nella circoscrizione Estero, ripartizione America meridionale.

Sposato con quattro figli, ha guidato diverse istituzioni operanti nell'ambito sociale ed economico italo-brasiliano ed ha seguito con molta passione e tenacia la camera di commercio per più di venti anni, diventando Presidente della Câmara Ítalo-Brasileira de Comércio, Indústria e Agricultura a San Paolo del Brasile e Presidente vicario dell'associazione delle camere di commercio all'estero.

Commendatore all'ordine del merito della Repubblica italiana, ha svolto la sua attività per anni in Etiopia, come fondatore e presidente della Cooperativa agricola di Agordat. È stato il titolare del maggior studio commercialista di Asmara (sino al 1974), con l'80 per cento delle imprese italiane del territorio come clienti, e professore della cattedra di economia aziendale dell'Università degli studi di Asmara. In Brasile è stato il fondatore e presidente della Visconti (sino al 2002).

Da sempre impegnato politicamente, indipendente di area Margherita, alle elezioni del 2006 si candida al Senato per l'Unione in America meridionale ed è eletto senatore della XV legislatura. Dal 2006 al 2008 in Senato, aderisce al Gruppo L'Ulivo è membro della 3a Commissione permanente e del Comitato per le questioni degli italiani all'estero, nonché presidente della scuola Eugenio Montale di San Paolo e membro della Società italiana di beneficienza di San Paolo.

Dopo essere stato senatore di centrosinistra, Pollastri non ha mai smesso di impegnarsi in prima persona, con passione ed entusiasmo, a fianco della grande comunità degli italiani all'estero e del mondo delle camere italiane di commercio.

Abbiamo voluto ricordare questi dati concreti per chi non lo ha conosciuto. Ma insieme al collega Renato Turano, con Edoardo Pollastri, nel 2006-2008, abbiamo vissuto la prima esperienza come senatori, eletti all'estero, nel Senato della Repubblica. Abbiamo conosciuto in quell'occasione un grande italiano, che alla politica era arrivato con lo spirito che hanno quasi tutti gli eletti all'estero: con il senso di servizio. Abbiamo cercato di servire l'Italia nel mondo e Edoardo ha cercato di servire l'Italia in questo Senato, rappresentando certamente la comunità degli italiani in America Latina, che lo aveva letto, ma pensando sempre e prima di tutto all'interesse dell'Italia. Abbiamo perso un amico, abbiamo perso un vero italiano. (Applausi).

PRESIDENTE. La Presidenza si associa al ricordo, esprimendo il proprio cordoglio ai familiari.

CASINI (AP (Ncd-CpI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (AP (Ncd-CpI)). Signor Presidente, non voglio aggiungere altro, perché il senatore Micheloni ha usato delle parole belle e mai come in questo caso profondamente meritate da un grande amico di tutti noi, qual è stato Edoardo Pollastri.

Io stesso sono stato ospitato da lui presso la camera di commercio italo-brasiliana, potendo constatare in Brasile la passione, il rigore civile e la grande umanità di quest'uomo che ha onorato il Senato e gli italiani all'estero.

Vorrei dunque che nel resoconto della seduta odierna venga scritto che m'inchino anch'io, insieme al Gruppo parlamentare che rappresento, alla memoria del grande Edoardo. (Applausi dal Gruppo AP (Ncd-CpI) e del senatore Sangalli).

Saluto ad una delegazione di funzionari parlamentari del Giappone

PRESIDENTE. Colleghi, è presente in tribuna una delegazione di funzionari della Camera dei consiglieri del Giappone, vale a dire la Camera alta, quindi il Senato del Giappone. (Applausi). A loro va il nostro benvenuto a Roma e in Italia e il nostro ringraziamento per la visita al Senato.

Seguito della discussione delle mozioni nn. 709 e 712 sulla crisi del Venezuela (ore 16,47)

Approvazione della mozione n. 709 e dell'ordine del giorno G1. Reiezione della mozione n. 712 (testo corretto)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione delle mozioni 1-00709, presentata dal senatore Casini e da altri senatori, e 1-00712, presentata dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori, sulla crisi del Venezuela.

Ricordo che nella seduta antimeridiana del 19 gennaio sono state illustrate le mozioni e ha avuto luogo la discussione.

Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno G1, a firma del senatore Sangalli, il cui testo è in distribuzione. Chiedo al presentatore se intende illustrarlo.

SANGALLI (PD). Signor Presidente, non farò perdere troppo tempo all'Assemblea illustrando rapidamente questo ordine del giorno, che ha la finalità di sottolineare - cosa che abbiamo già avuto modo di fare nel dibattito, la settimana scorsa - quanto in Venezuela vi sia la forte presenza di una comunità italiana, ma anche la forte presenza di interessi economici e di investimenti di imprese italiane che operano in quel Paese su grandi infrastrutture, su grandi commesse pubbliche e su interventi di valore strategico per quel Paese. Vi sono grandissime imprese italiane esposte su quel mercato e vi sono anche medie imprese che collaborano e che operano all'interno di queste filiere, soprattutto sulle grandi infrastrutture tecnologiche (ferrovie e così via).

Con l'ordine del giorno in esame si chiede al Governo una particolare attenzione nei confronti di queste imprese, anche utilizzando quei meccanismi di supporto economico che in altre circostanze, a parità di difficoltà - soprattutto per le imprese ad avere i pagamenti da parte del Paese committente - si sono messi in atto. In questo senso, si impegna il Governo a valutare la possibilità di utilizzare strumenti di carattere risarcitorio a favore dei cittadini e delle società italiane che vantino crediti nei confronti del Governo e degli enti pubblici venezuelani, in modo tale che la difficoltà di quel Paese non diventi sistemica, coinvolgendo anche le imprese che adesso continuano ad operare lì, ma che dovranno operarvi ancora di più in futuro, quando si sarà normalizzata la situazione di quel Paese, per dare al Venezuela, Paese nostro amico, il futuro che merita. (Applausi del senatore Colucci).

DI BIAGIO (AP (Ncd-CpI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI BIAGIO (AP (Ncd-CpI)). Signor Presidente, riconoscendomi nella ratio dell'ordine del giorno G1, chiedo di poter aggiungere la mia firma.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo, al quale chiedo di esprimere il parere sulle mozioni e sull'ordine del giorno presentati.

ALFANO Angelino, ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Signor Presidente, prima di iniziare il mio intervento, mi preme sottolineare che domani è il giorno di un triste anniversario per l'Italia e per tutti noi, perché è l'anniversario della scomparsa di Giulio Regeni, un italiano che ha perso la vita e che oggi noi vogliamo e dobbiamo ricordare qui. (Applausi).

Domani promuoveremo alcune iniziative dal valore simbolico, secondo noi significativo: tutto il personale dell'ambasciata osserverà, lì dove lui ha perso la vita, un minuto di silenzio in suo ricordo e sul sito web della rappresentanza sarà pubblicata una sua fotografia e un testo che ne ricorda la figura; inoltre, pubblicheremo sul sito della Farnesina un analogo contributo.

Onorevoli senatori, il Governo attribuisce importanza significativa al dibattito di questo pomeriggio, agli atti sottoposti alla votazione dell'Assemblea del Senato e dunque anche alle relative votazioni. Ho voluto personalmente partecipare, proprio per significare l'importanza che attribuiamo, come Governo, al dibattito sul Venezuela e vorrei ringraziare il presidente Casini per aver posto urgentemente al centro del dibattito del Senato l'argomento. Mi si perdonerà, dunque, se esprimerò qualche parola in più rispetto a quelle che forse in queste circostanze è d'abitudine sentire, ma penso che sia un utile momento per fare anche il punto, dal lato del Governo, sulla situazione in Venezuela. Riteniamo questa un'iniziativa molto opportuna, perché stiamo parlando di un Paese geograficamente tanto distante dall'Italia, quanto a noi molto vicino per la sua storia e per i tanti cittadini italiani e di origine italiana che vi risiedono.

Come ha voluto ricordare il presidente Casini, nel Dopoguerra il Venezuela accolse migliaia e migliaia di italiani, provenienti da tutte le Regioni del nostro Paese, molti dei quali poi vi rimasero stabilmente, contribuendo allo sviluppo del Paese. I dati che il presidente Casini ha citato giovedì scorso in Aula fanno rabbrividire: 80 omicidi al giorno, 20 per cento dei bambini sottoalimentato, criminalità alle stelle e - aggiungo - più di 100.000 persone assassinate negli ultimi quattro anni. Questo è il Venezuela oggi.

Onorevoli senatori, alcuni di voi hanno potuto rendersi conto di persona di quanto grave sia la situazione nel Paese sudamericano e di quanto incerto sia il suo evolversi. Vorrei dunque ringraziare tutti coloro i quali hanno dato un aiuto per toccare con mano questa realtà nella sua crudezza, a cominciare dal presidente Casini, che recentemente è stato in missione a Caracas; prima di lui, nel 2015, ebbero modo di verificare la drammaticità della situazione il presidente Micheloni e altri senatori in missione con il Comitato per gli italiani all'estero. Vorrei ringraziare inoltre il senatore Sangalli per l'attenzione dimostrata sull'argomento.

La situazione economica in Venezuela è in costante peggioramento, stretta in una micidiale morsa tra la caduta del prezzo del greggio e le scelte di politica economica del Governo. Una situazione che ha eroso il sostegno popolare verso il Governo del presidente Maduro e ha permesso alle forze di opposizione, coagulate attorno al movimento politico denominato MUD, di ottenere nelle elezioni del dicembre 2015 una maggioranza di due terzi dei seggi nell'Assemblea nazionale. Il tutto è avvenuto - lo sottolineo - in un normale contesto di alternanza democratica. Da allora, tuttavia, ha preso piede un drammatico scontro istituzionale determinato dalla contrapposizione tra l'Esecutivo e il Parlamento, dominato dalle forze dell'opposizione. Il tribunale supremo, divenuto vero e proprio strumento nelle mani del Governo, cassa e dichiara nulli tutti gli atti del Parlamento, come è successo da ultimo nel settembre dello scorso anno.

Gli sforzi per porre in essere un dialogo serio non hanno finora portato a nulla. Alcune importanti concessioni sono fatte dall'opposizione: da una parte, la rinuncia al referendum revocatorio e a vaste manifestazioni di piazza che avrebbero potuto scatenare violenze; dall'altra, il rinvio delle elezioni dei governatori. Analoghe aperture non sono state offerte dal Governo, in particolare per quanto riguarda la liberazione dei principali prigionieri politici.

In questa situazione di perdurante stallo e crescente tensione, la coalizione MUD ha preso nei giorni scorsi alcune drastiche decisioni che allontanano ulteriormente le prospettive di una prosecuzione del dialogo e aggravano il quadro della crisi. Il Parlamento ha dichiarato decaduto il presidente Maduro, boicottando il tavolo di dialogo fissato per il 13 gennaio e il Governo ha risposto in maniera virulenta, lamentando una violazione dell'ordine costituzionale che giustificherebbe gravi misure repressive, come l'arresto di personalità politiche ritenute responsabili dell'escalation del conflitto.

Per fortuna, dalle prime notizie che ci arrivano non sembrerebbero esserci state conseguenze di rilievo a seguito della marcia di protesta convocata ieri dalle opposizioni nell'anniversario della cacciata del dittatore Pérez Jiménez. Una parte dell'opposizione ha peraltro disertato l'iniziativa, in segno di sfiducia verso la coalizione MUD, ritenuta troppo rinunciataria. Il Governo ha organizzato una manifestazione parallela, ma la partecipazione è stata ancor meno significativa.

Questa paralisi dell'attività politica, naturalmente, non fa che aggravare di giorno in giorno la crisi economica, sociale e di sicurezza.

A questo punto viene naturale porsi un interrogativo: che ruolo può avere la comunità internazionale? Il Governo italiano ritiene che la comunità internazionale debba innanzitutto sostenere con forza un dialogo tra Governo e opposizione e concorrere a superare una crisi economica e sociale che è fonte di forte preoccupazione anche per l'intera regione sudamericana. Non è un caso che la situazione in Venezuela costituisca il principale punto all'ordine del giorno del vertice dei Paesi della Comunità di Stati latinoamericani e dei Caraibi, che si terrà il 25 gennaio a Punta Cana, nella Repubblica dominicana. Anche da parte europea l'attenzione è costante. Gli Ambasciatori dei Paesi dell'Unione europea a Caracas sono impegnati in queste ore nello stilare un nuovo accurato rapporto sulla situazione del Paese.

Alcuni tentativi di mediazione faticosamente portati avanti negli ultimi mesi non hanno purtroppo prodotto gli esiti sperati. Ricordo la mediazione dell'Unione delle nazioni sudamericane dei tre ex presidenti Zapatero, Fernández e Torrijos, con il sostegno dell'alto rappresentante dell'Unione europea Federica Mogherini.

Un punto accomuna tutti gli sforzi di mediazione diplomatica che ho citato, e cioè il forte auspicio che le istituzioni venezuelane riprendano a funzionare normalmente, nel rispetto del dettato costituzionale e dei principi democratici e di separazione dei poteri. Se non si inizia da qui, non si va purtroppo da nessuna parte.

In questo quadro, credo vada valorizzato e sostenuto il coinvolgimento della diplomazia vaticana negli sforzi di mediazione, su diretto impulso del Pontefice. Da tempo appoggiamo il coraggioso impegno della Santa Sede per favorire una riconciliazione tra Governo e opposizione, che ha portato a qualche risultato, come la prima riunione tra Governo e opposizione tenutasi il 30 ottobre scorso. Con la Santa Sede abbiamo un costante scambio di informazioni e valutazioni sull'evolversi della situazione. Continueremo a sostenere l'impegno della diplomazia vaticana, anche se proprio in queste ore, a testimonianza di quanto sia difficile un dialogo tra le parti in Venezuela, la Santa Sede ha deciso di sospendere momentaneamente le missioni dell'inviato speciale vaticano, monsignor Celli, e di lasciare che sia il Nunzio Apostolico a seguire l'evolversi della situazione. Ricordo che perché la mediazione dia risultati lo stesso segretario di Stato Parolin aveva chiesto, con una sua lettera inviata al presidente Maduro, che si rispettassero quattro punti fondamentali: il rispetto delle istituzioni (in particolare dell'autonomia del Parlamento), il rilascio dei detenuti politici, l'apertura di un canale umanitario a favore della popolazione venezuelana e l'adozione di un calendario elettorale chiaro. Oggi stesso incontrerò in Vaticano il segretario di Stato, monsignor Gallagher, con il quale faremo il punto anche sul teatro di crisi venezuelano. A monsignor Gallagher ribadirò il pieno e convinto sostegno del nostro Paese al prezioso lavoro di mediazione messo in campo dalla Santa Sede, pur nelle difficili condizioni che ho appena menzionato. Mi scuso quindi con l'Assemblea se, dopo il mio intervento, dovrò lasciare l'Aula proprio per adempiere all'appuntamento che ho appena riferito.

Detto questo, vorrei fosse chiaro un aspetto della posizione del Governo italiano.

Siamo, come lo siete voi senatori, consapevoli della gravità della situazione in Venezuela. Ciò che vogliamo fare è contribuire affinché quel Paese ritrovi la pace e il dialogo. Non è, invece, nostra intenzione interferire negli affari interni di un Governo, anche perché sui meriti del Governo del presidente Chavez e del suo successore sarà la storia a pronunciarsi, come su ogni altra esperienza di Governo.

L'Italia ha sempre rispettato la sovrana decisione del popolo venezuelano di scegliere i propri rappresentanti e ha sempre collaborato in maniera costruttiva con ogni Governo legittimo senza mai entrare sul piano di un dibattito politico e ideologico.

Credo nessuno possa negare che il Governo italiano abbia sempre mantenuto dei rapporti sia con le autorità di Caracas che con le opposizioni. Lo sa bene - e lo ringrazio per il lavoro che ha svolto - il vice ministro Giro, che siede qui accanto a me e che si è recato varie volte nel Paese - da ultimo, a fine ottobre - incontrando sia il Governo che i principali esponenti dell'opposizione. Ricordo poi che, a fine luglio 2016, il mio predecessore, oggi Presidente del Consiglio, ha incontrato a Roma il Ministro degli esteri venezuelano, la signora Delcy Rodriguez, trasmettendole un messaggio di forte preoccupazione per la situazione in atto nel suo Paese. Naturalmente, la situazione in Venezuela ci preoccupa anche per tutti i suoi riflessi sulla vita e sulla sicurezza della numerosa collettività italiana (circa 160.000 persone). Per far fronte alle sue esigenze o almeno a una parte di esse, abbiamo fatto proposte concrete durante i numerosi incontri avuti con le autorità venezuelane, proposte che sono state reiterate a ogni occasione anche dalla nostra ambasciata. Purtroppo, ad oggi, i nostri interlocutori hanno preferito ignorare la nostra mano tesa.

La situazione degli italiani in Venezuela è costantemente monitorata da tutte le nostre strutture operative, sia in loco che a Roma: l'ambasciata, i consolati a Caracas e Maracaibo, l'Unità di crisi della Farnesina, la Direzione generale per gli italiani all'estero. La Farnesina ha rafforzato la capacità operativa delle sedi, inviando nel 2016 ben cinque unità aggiuntive di personale da Roma (tre al consolato generale a Caracas e due all'ambasciata). Ho dato disposizioni - è un'altra novità che comunico al Parlamento, anche perché nasce dopo la visita del presidente Casini in Venezuela - affinché altre sei unità partano prossimamente e che quattro impiegati siano assunti a contratto localmente. Non vorremmo fermarci qui, in quanto abbiamo bisogno, e non solo in Venezuela, di più personale di ruolo addetto all'attività consolare e, dopo molti anni di blocco del turnover, ci auguriamo di poter riprendere ad assumere quest'anno, grazie ai fondi inseriti in legge di bilancio. Abbiamo bisogno anche di incrementare l'attuale contingente di personale assunto a contratto localmente per poter procedere a nuove assunzioni. Al riguardo, prendo atto con favore dell'intenzione del senatore Micheloni di presentare una proposta normativa che permetta alla Farnesina l'assunzione di personale locale, oltre che di rafforzare la protezione delle nostre strutture diplomatiche. Mi fa piacere che nel dibattito che si è svolto giovedì scorso sia stato riconosciuto in quali condizioni proibitive e con quali sacrifici operino le nostre strutture in Venezuela. Non posso che rivolgere anch'io, come ha fatto quest'Assemblea, attestati di stima e solidarietà al nostro ambasciatore e a tutta la squadra che, sul campo, in condizioni di estrema difficoltà, sta svolgendo un'eccellente missione diplomatica. (Applausi dal Gruppo AP (Ncd-CpI) e dei senatori Sangalli e Zin).

Permettetemi, inoltre, di ringraziare quest'Assemblea per il pensiero che ha voluto rivolgere al funzionario del consolato generale a Caracas, Mauro Monciatti, deceduto a Caracas il 6 giugno scorso, in circostanze che restano purtroppo ancora non chiarite. Nel rinnovare anche in quest'Aula il profondo cordoglio per la sua tragica scomparsa, vorrei segnalare che abbiamo chiesto con forza alle autorità venezuelane, in tutti gli incontri politici, di fare chiarezza sull'accaduto. Continueremo a farlo finché non otterremo dai nostri interlocutori elementi chiari e precisi sulla dinamica del decesso.

Ci rendiamo conto che le dimensioni della nostra collettività in Venezuela sono tali da rendere gli sforzi posti in essere fisiologicamente insufficienti a soddisfare completamente aspettative ed esigenze. Scontiamo, come dicevo prima, la limitata collaborazione delle autorità locali. A queste abbiamo chiesto da oltre un anno di consentirci di provvedere alle esigenze di carattere sanitario della collettività italiana, con una deroga al divieto di importazione di medicinali, che non ci è stata concessa.

Il ministro Delcy Rodriguez si era personalmente impegnato con il mio predecessore a sopperire alle esigenze della collettività e le era stata consegnata una lista di medicinali indispensabili e urgenti che tuttavia non sono mai stati distribuiti. Non ha inoltre avuto maggior fortuna la nostra disponibilità ad alleviare, tramite le Nazioni Unite, la situazione di scarsità nel Paese di beni di prima necessità.

Nonostante questa situazione, qualche risultato l'abbiamo ottenuto. Come alcuni di voi hanno ricordato, abbiamo finalmente risolto il problema del tasso di calcolo del cambio per le integrazioni al minimo delle pensioni. Era un provvedimento di giustizia sostanziale e sono lieto che, seppur dopo qualche tempo, siamo riusciti ad attuarlo. Siamo così riusciti ad assicurare ai 3.780 connazionali percettori delle pensioni più colpite dall'inflazione un'integrazione al minimo pensionistico italiano, a partire da questo gennaio. È un risultato importante, ma non possiamo e non vogliamo fermarci qui, per cui siamo naturalmente pronti a valutare altre situazioni problematiche che dovessero riguardare i nostri pensionati.

Inoltre, nei limitati margini di cui disponiamo, intendiamo rafforzare le risorse finanziarie destinate all'assistenza della nostra collettività. Nell'anno da poco concluso, gli uffici consolari in Caracas e Maracaibo hanno complessivamente effettuato 954 interventi di assistenza. Vi posso assicurare che, in questo ambito, continueremo a mantenere alta l'attenzione.

Vorrei infine ricordare anche l'azione portata avanti a favore e a tutela delle nostre imprese operanti in Venezuela. Abbiamo a più riprese fatto presente al Governo venezuelano come l'accumularsi di pesanti crediti da parte di quasi tutte le nostre imprese stia divenendo insostenibile. Siamo ovviamente consapevoli della situazione delle finanze venezuelane, ma continuiamo a chiedere perlomeno un segnale di buona volontà che rassicuri quelle imprese italiane che hanno creduto nel Venezuela e nel suo sviluppo. Nel frattempo, ho chiesto una ricognizione dei crediti pendenti delle nostre imprese e dei nostri cittadini in Venezuela, per valutare se sia possibile, tra gli strumenti previsti dalla legge, individuare modalità perché siano risarciti e mi fa piacere che il senatore Sangalli abbia posto oggi questo tema alla nostra attenzione, con l'ordine del giorno a sua firma.

La situazione in cui versa oggi il Paese non può e non deve lasciarci indifferenti. Allo stesso modo, non ci possono lasciare indifferenti i 160.000 cittadini italiani che vivono e soffrono un'emergenza senza precedenti, immersi in una quotidianità di paura e angoscia per il futuro. Come ha già avuto modo di sottolineare il presidente Casini, dobbiamo come Paese assumerci la responsabilità di non abbandonarli. Si tratta di italiani che si appellano al loro Paese di origine e noi abbiamo il dovere di aiutarli, nel rispetto del principio di sovranità e di non ingerenza.

In merito agli atti di indirizzo presentati, il Governo esprime parere favorevole alla mozione a prima firma del presidente Casini, cui ribadisco i miei ringraziamenti - a lui come a tutti coloro che hanno sottoscritto il suo atto parlamentare - per aver promosso questa importante discussione, e parere contrario a quella a prima firma della senatrice Bertorotta. Esprimo anche parere favorevole all'ordine del giorno G1 a prima firma del senatore Sangalli. (Applausi dai Gruppi PD e AP (Ncd-CpI)).

Saluto ad una rappresentanza di studenti

PRESIDENTE. Stanno assistendo ai nostri lavori gli studenti e i docenti del Liceo ginnasio statale «Gaetano De Bottis» di Torre del Greco, in provincia di Napoli, che salutiamo e ringraziamo per la loro visita al Senato. (Applausi).

Ripresa della discussione delle mozioni nn. 709 e 712 (ore 17,08)

PRESIDENTE. Passiamo dunque alla votazione delle mozioni e dell'ordine del giorno.

COMPAGNA (CoR). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (CoR). Signor Presidente, onorevole Ministro, la volta scorsa era intervenuto, nel merito delle mozioni presentate, il collega Casini. Oggi la mia dichiarazione di voto è rafforzata nella convinzione che mi aveva portato a firmare, al principio della scorsa settimana, la mozione che ha come primo firmatario il presidente Casini.

Le considerazioni che ha svolto adesso il Ministro degli esteri dimostrano quanto scivolosa sia diventata, di settimana in settimana la situazione venezuelana: quella del ministro Alfano è stata proprio una cronaca drammatica di questo dérapage.

La crisi riguarda il rapporto tra l'opposizione e il Governo, ma è anche qualcosa di più: è una crisi sulla legittimità dello strumento parlamentare. Da questo punto di vista credo che nulla sia più adeguato alla situazione che una mozione di indirizzo che parta dal Parlamento. In questo senso, credo abbia fatto bene il Governo a richiamare i precedenti di diplomazia parlamentare che si legano alla nostra preoccupazione sul dérapage della situazione venezuelana.

Pertanto, nel momento in cui esprimo il voto favorevole del nostro Gruppo sulla mozione che ha come primo firmatario il presidente Casini, desidero - come Gruppo di opposizione, appunto - esprimere consenso all'attività con la quale il Governo ha cercato di rafforzare la nostra squadra diplomatica presente sul posto. Come è stato sempre nelle sue pagine migliori, la diplomazia parlamentare non è uno strumento alternativo alla diplomazia dei Governi: è uno strumento distinto, ma, mai come in questo caso, in una crisi di legittimità costituzionale, il più giusto e il più corretto. Di qui il nostro voto favorevole alla mozione presentata dal presidente Casini. (Applausi dal Gruppo CoR).

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, prima di iniziare la dichiarazione di voto, vorrei sapere se il Ministro degli esteri se n'è andato o se si è semplicemente provvisoriamente allontanato. Vedo il Sottosegretario che fa cenno che se n'è andato.

PRESIDENTE. Ma il Governo è rappresentato.

CANDIANI (LN-Aut). Non c'è dubbio. Stigmatizzo, tuttavia, il comportamento e l'atteggiamento. Se abbiamo detto che questa è una discussione importante, cui teniamo in maniera particolare, la presenza per leggere un foglio dattiloscritto - in maniera, peraltro, abbastanza pallida e scialba - per poi andarsene onestamente non è un bell'esordio del Ministro degli affari esteri in questo Senato. Ne prendiamo atto. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S e dei senatori Alicata e Mussini).

PRESIDENTE. L'onorevole Giro è comunque Vice Ministro per gli affari esteri.

CANDIANI (LN-Aut). Sicuramente il Ministero è meglio rappresentato dal Sottosegretario o dal Vice Ministro che non da parte del Ministro.

Noi voteremo a favore del provvedimento in esame, ma francamente, signor Presidente, questa è una brutta figura: è l'esordio del Ministro degli affari esteri in Senato. Poteva tranquillamente lasciare che il Sottosegretario o il Vice Ministro facessero la dichiarazione.

Detto ciò, andiamo oltre. Noi voteremo a favore delle due mozioni e dell'ordine del giorno, avendo ben presente l'importanza del tema trattato e soprattutto gli interessi in gioco. E non si tratta solamente di interessi economici, ma anche delle persone fisiche. In quel Paese purtroppo c'è una situazione di degrado tale per cui anche la sicurezza e l'incolumità dei nostri concittadini, al pari di quella dei cittadini stessi del Venezuela, risultano messe a rischio.

Riteniamo che l'intervento sia forse anche tardivo, ma c'è e lo sosterremo, perché non può che essere così. Auspichiamo che il Governo ponga particolare attenzione all'ordine del giorno presentato dal senatore Sangalli, che prevede anche un importante indennizzo e ristoro per le attività e gli interessi dei nostri cittadini nel Paese di cui stiamo trattando, ovvero il Venezuela.

Una risoluzione, un ordine del giorno o una mozione hanno un valore relativo se poi non trovano reale attuazione. Vedremo quale sarà la capacità del nostro Ministero degli affari esteri - parlo dell'istituzione e non della persona fisica - di dare continuità e attuazione al provvedimento che oggi approveremo. Naturalmente ci aspettiamo che il percorso non sia solo formale. Sarebbe veramente deludente se le mozioni presentate la settimana scorsa e qualche ora fa - peraltro, dopo che la settimana scorsa avevamo rinviato a oggi, con l'obiettivo di vederle riunite in un unico provvedimento - fossero state spinte solo dal desiderio di dire che abbiamo provato a intervenire, ma non abbiamo creduto di spingere sufficientemente nella direzione della soluzione dei problemi di cui trattasi.

Pertanto, dichiaro il voto favorevole del Gruppo Lega Nord. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

COMPAGNONE (ALA-SCCLP). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNONE (ALA-SCCLP). Signor Presidente, onorevoli colleghi, la crisi che interessa e sta interessando il Venezuela trae certamente origine dalla Presidenza di Chavez che, a partire dal 1999, ha imposto al Paese un modello economico basato sul centralismo statale, sull'autarchia e su politiche ostili all'impresa privata, determinando un isolamento proprio nel momento di maggiore sviluppo della globalizzazione.

Un'idea così chiusa dell'economia e il fatto di aver puntato tutto sul petrolio a lungo andare si sono rivelati sbagliati e spiegano molto della situazione di profonda crisi nella quale è piombato il Paese e soprattutto della instabilità sociale che ne è conseguita: non a caso nel 2014 il crollo verticale dei prezzi del petrolio portò il Venezuela vicino al default finanziario.

Il risultato di questo processo è che, nel 2016, il prodotto interno lordo è sceso del 10 per cento su base annua, mentre l'inflazione è alle stelle; in questo contesto si spiega quindi perché sia in crescita il numero di venezuelani che chiedono asilo negli Stati Uniti e nel vicino Brasile.

La stessa comunità italiana, molto presente in Venezuela, risulta molto danneggiata dalle scelte di politica economica effettuate da Chavez: espropriazioni e progressivo impoverimento della popolazione hanno di fatto distrutto quel ceto medio indispensabile perché si abbia un'adeguata società produttiva. Ormai, invece, la società è degradata, come dimostrano i rapporti annuali di autorevoli ONG, secondo i quali nel 2015 Caracas è stata la città che ha registrato - come è già stato detto - il maggior numero al mondo di omicidi. Fra gli episodi violenti che troppo spesso si registrano riscontriamo anche vittime italiane: mi riferisco, ad esempio, a Roberto Annese, assassinato nel 2014 a Maracaibo in circostanze ancora tutte da accertare e a Matteo Di Francescantonio, ucciso lo scorso 2 marzo, anche in questo caso per motivi rimasti ignoti.

Oltretutto, nel 2015 e nel 2016, sotto la presidenza Maduro, già vice di Chavez negli ultimi mesi del suo mandato, vi è stata una contrazione ulteriore nella tutela dei diritti umani e politici. Si ricordano la dichiarazione dello stato di emergenza in alcune provincie del Paese e poi una riforma che mette in discussione il principio della separazione dei poteri, soprattutto in riferimento a quello giudiziario. Tutti questi segnali sono certamente molto gravi.

È dunque chiaro come sia indispensabile un tempestivo intervento della comunità internazionale ed è proprio questo che noi chiediamo anche all'Unione europea: occorre un'interlocuzione forte con il Venezuela per far sì che, anche nell'interesse della comunità e delle imprese italiane che operano nel Paese, si possa superare la fase di crisi sistemica in essere da ormai troppo tempo.

Per queste ragioni abbiamo sostenuto la mozione a prima firma del senatore Casini e, pertanto, annuncio il voto favorevole del nostro Gruppo anche sull'ordine del giorno a firma del senatore Sangalli. (Applausi dal Gruppo ALA-SCCLP).

ZIN (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZIN (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto esprimere il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie - PSI - MAIE sulla mozione a prima firma del senatore Casini.

Cari colleghi, in un Paese come il nostro, che spesso non permetteva di costruirsi un futuro di pace e lavoro, migliaia di italiani sono stati costretti a cercarlo in Venezuela. Questa ricerca ha indubbiamente contribuito allo sviluppo economico, politico e sociale tanto del Venezuela quanto dell'Italia, attraverso l'aiuto economico che veniva offerto come contributo alle famiglie rimaste in Patria. Si trattava di veri e propri migranti economici - come si direbbe oggi - che il Venezuela ha accolto e che, ancora oggi, ospita.

Una scrupolosa attenzione nei confronti di questo Paese da parte dell'Italia è quindi doverosa e, dunque, ben venga questa occasione per discutere delle problematiche che oggi affliggono il Venezuela e la nostra comunità di italiani.

Lo scenario di crisi economica si intreccia, poi, con una profonda crisi politica e istituzionale. Il presidente Maduro governa, infatti, con una forte opposizione nel Parlamento nazionale (Asamblea Nacional), così come confermato dalle ultime elezioni politiche del dicembre 2015, che hanno dato una fortissima maggioranza - due terzi, come già detto - al gruppo di opposizione. Tuttavia, recenti decisioni del Tribunale supremo venezuelano hanno tentato di delegittimare il Parlamento democraticamente eletto.

Ricordo, poi, che le elezioni regionali del dicembre 2016 non hanno avuto luogo e sono state rinviate dal Governo sine die, così come un referendum revocatorio sul presidente Maduro, che aveva pure raccolto milioni di firme, come richiesto dalla Costituzione.

Alla luce di tutte queste problematiche, vorrei sottolineare l'importanza dell'incontro tra il Santo Padre e il signor Nicolas Maduro Moros, avvenuto il 24 ottobre scorso, nel pomeriggio, nel quadro della preoccupante situazione di crisi politica, sociale ed economica che attraversa il Venezuela. Papa Bergoglio, avendo a cuore il bene di tutti i venezuelani, ha desiderato continuare a offrire il suo contributo a favore dell'istituzionalità del Paese e di ogni passo che contribuisca a risolvere le questioni aperte e a creare maggiore fiducia tra le parti. Egli ha invitato a intraprendere con coraggio la via del dialogo sincero e costruttivo, per alleviare le sofferenze della gente, dei poveri in primo luogo, e per promuovere un clima di coesione sociale, che permetta di guardare con speranza al futuro della Nazione: parole da intendersi come un ammonimento da parte del Santo Padre e non come un gesto di approvazione nei confronti della terribile crisi che oggi affligge il Venezuela.

Il mio appello al nostro Governo, in linea con quanto indicato nella mozione, è dunque di muoversi assumendo un ruolo attivo, proponendo le proprie vie diplomatiche per la ripresa del dialogo tra le parti, come ha fatto, o ha tentato di fare, l'ex presidente Zapatero mesi fa. L'Italia non può rimanere timidamente alla finestra, di fronte alla crescente crisi che questo Paese amico sta vivendo.

È indubbio che la proposta italiana debba essere presentata senza che in alcun modo venga percepita e interpretata come un'ingerenza. Essa deve invece essere valutata come un aiuto concreto, disinteressato e neutrale, con il fine ultimo di proteggere la nostra comunità di italiani residenti all' estero.

A mio avviso, dobbiamo rispondere a una domanda: noi vogliamo aiutare o meno quegli italiani? Secondo me e secondo il mio Gruppo, la risposta a questa domanda è affermativa, motivo per cui riteniamo necessario supportare la mozione presentata dal presidente Casini che impegna il nostro Governo, nelle sue capacità e con i suoi limiti, ad alleggerirne le conseguenze, tramite un piano straordinario di assistenza che rafforzi - ad esempio - la rete diplomatico-consolare a sostegno della comunità italiana in Venezuela.

Concludo con una brevissima riflessione personale: noi tutti siamo a conoscenza degli urgenti problemi che oggi investono l'Italia, ma questo non deve assolutamente sollevarci dal nostro dovere di occuparci di tutti gli italiani, anche di quelli che non si trovano in Italia, ma che sempre italiani sono.

Per tutti questi motivi, signor Presidente, ribadisco il voto favorevole del Gruppo per le Autonomie - PSI - MAIE alla mozione presentata dal senatore Casini e altri. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE e dei senatori Bignami e Casini).

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-SI-SEL). Signor Presidente, la settimana scorsa sono stato uno di coloro che non chiedevano semplicemente un rinvio della discussione che stiamo svolgendo oggi, ma soprattutto auspicavano di trovare una sintesi, o comunque di fare uno sforzo per far sì che il Parlamento italiano, se proprio doveva occuparsi con tanta urgenza della questione venezuelana, per lo meno lo facesse cercando l'unità delle forze politiche che lo compongono, senza metterci nella condizione di doverci esprimere su mozioni differenti.

Questo non è stato fatto e penso che sia un errore. E per questo devo annunciare che la componente di Sinistra Italiana del Gruppo Misto che io rappresento esprimerà un voto contrario sulla mozione a prima firma Casini e un voto favorevole, invece, sulla mozione a prima firma Bertorotta. E lo faremo perché pensiamo che una crisi così seria come quella venezuelana, che peraltro coinvolge anche molti cittadini italiani - com'è stato già detto - avrebbe meritato un approccio molto diverso da quello che invece è stato seguito. A me spiace dirlo perché, nel corso di questi anni, ho sempre riconosciuto al nostro Governo, e anche alla Commissione affari esteri emigrazione, di cui faccio parte, un certo equilibrio e una certa cautela nell'affrontare alcune questioni internazionali particolarmente spinose. Devo dire che, pur da una collocazione di opposizione, ho sempre cercato, soprattutto in materia di politica estera, di ragionare nella maniera meno ideologica possibile e di poter invece cercare di capire effettivamente se il nostro Paese potesse mettere in campo una politica estera che potesse avere anche una sua autonomia.

Mi dispiace dirlo al presidente Casini, ma l'autonomia della politica estera italiana e anche del nostro Governo nella mozione in esame proprio non la rintraccio. Mi dispiace, perché è proprio un'occasione perduta. Questa mozione non è un tentativo di mediare tra parti politiche, anche perché forse non è nemmeno questo il ruolo del Governo italiano in una situazione del genere. Ma non è nemmeno una mozione che fa sponda con il lavoro - secondo me molto significativo e molto importante - che ha provato a fare la Santa Sede nel corso di tutti gli ultimi mesi. Quel lavoro, invece sì, è effettivamente basato sull'importanza e la centralità di trovare degli elementi che potessero essere di giovamento alla condizione sociale drammatica di una parte consistente della popolazione venezuelana e di marcare un elemento di autonomia.

Mi dispiace dirvelo, ma questa mozione sembra veramente scritta sotto dettatura dell'opposizione venezuelana. E trovo che questo, presidente Casini, sia molto sbagliato, anche perché sono disponibile a discutere dei limiti dei Governi chavisti degli ultimi anni, ma chiederei a questo Parlamento un po' più di rispetto verso Governi che si sono ripetutamente sottoposti al giudizio popolare. Per molti anni il popolo venezuelano ha votato in un determinato modo: nell'ultima occasione - come sappiamo - ha premiato l'opposizione, ma dentro una dinamica tipicamente democratica.

Chiederei maggiore rispetto quando si fa un bilancio e si individuano dei responsabili in maniera così superficiale. Io non ci sto alla ricostruzione secondo la quale i Governi che ci sono stati in questi anni sono la causa del disastro sociale che si è prodotto in Venezuela e invece ci sarebbe una opposizione virtuosa e democratica che noi addirittura citiamo quasi come un esempio di buon modo di fare politica in quel Paese.

Mi rivolgo anche al Partito Democratico: chiedete ai partiti che con voi sono nell'Internazionale Socialista; chiedete ai partiti dell'Internazionale Socialista sudamericani - non a quelli della mia parte politica, ma a quelli della vostra parte politica - cosa pensano del modo con cui l'opposizione venezuelana in questi anni ha condotto alcune vicende. Dentro quell'opposizione venezuelana - nella mozione, invece, chiediamo indiscriminatamente la liberazione di tutti i detenuti politici - ci sono certamente persone che sono state portatrici di un'istanza democratica, ma anche veri e propri i golpisti che in questi anni hanno animato quel tipo di battaglia politica.

Mi sarei aspettato molta meno superficialità dal Partito Democratico su un punto delicato come questo. Insisto che avreste dovuto avere più attenzione almeno nell'interloquire con quelle forze democratiche e progressiste latinoamericane che hanno un giudizio molto più articolato rispetto a quanto c'è scritto nella mozione, la quale, invece, sia nella parte descrittiva che nel dispositivo mi sembra completamente schierata. Quando si cerca di dare un contributo a una situazione di difficoltà presente in un Paese e di supportare anche l'attività diplomatica che - quella sì - con grande rigore la Santa Sede ha portato avanti nel corso degli anni, si evita di mettere in campo un ragionamento totalmente squilibrato da una parte.

Non voglio certo difendere quello che il Governo Maduro ha fatto nel corso degli ultimi mesi e credo sia assolutamente lecito mettere in campo elementi di perplessità molto seri anche rispetto al Governo Maduro. Un conto, però, è dire questo e un altro conto è far sembrare quanto è successo in Venezuela nel corso degli anni una sorta di giudizio di univocità di giudizio politico, quando invece sono successi episodi gravissimi anche di piazza che onestamente non hanno visto certo, anche nei settori dell'opposizione, tutto il fervore democratico che oggi viene richiamato.

Insomma, a essere così proni verso la destra e l'estrema destra venezuelana credo si compia un gravissimo errore politico. E, mi sembra molto curioso che lo compiano il Partito Democratico e anche il presidente Casini, il cui equilibrio ho sempre riconosciuto negli anni, soprattutto nella capacità di interpretare la politica estera di questo Paese proprio nella migliore tradizione di una certa storia di come si faceva politica estera in Italia negli anni passati, soprattutto e innanzitutto sul versante dell'autonomia del nostro Paese. Invece, una impostazione di siffatto genere mi lascia molto perplesso.

Come voi sapete, in quest'Aula io sono tra quelli che non ha mai avuto particolari problemi a contestare molte delle cose dette e fatte dal Movimento 5 Stelle in questi anni, e certamente non me li farò nel corso dei mesi e degli anni futuri se lo dovessi credere. Ebbene, io trovo di gran lunga molto più equilibrata e diplomaticamente corretta la mozione del Movimento 5 Stelle, che tenta di affrontare la situazione per quello che è, non è schiacciata sul Governo o sull'opposizione e cerca effettivamente di portare un contributo.

Io la voterò, una volta tanto, senza alcun imbarazzo e sono molto stupito del fatto che il Parlamento ci metta nelle condizioni di esprimere questo tipo di voto da qui a qualche minuto. (Applausi dal Gruppo Misto).

CASINI (AP (Ncd-CpI)). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (AP (Ncd-CpI)). Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei, soprattutto in riferimento all'ultima dichiarazione del senatore De Cristofaro, evitare di aggiungere parole alle mie dell'altra seduta e a quelle ineccepibili del ministro Alfano di oggi.

Vorrei solo ricordare al senatore De Cristofaro, che ha classificato quella in esame come una mozione atipica, che essa ricalca esattamente la stessa approvata dai Gruppi socialisti e del Partito popolare europeo nel Parlamento europeo e solca le principali mozioni approvate nei principali Paesi europei.

Vorrei ricordargli - potrebbe non saperlo o averlo dimenticato - che il Venezuela è stato sospeso dal Mercosur e che le considerazioni riprese dal ministro Alfano, in ordine alla encomiabile mediazione della Santa Sede, che noi appoggiamo fortemente, hanno riportato l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale su una lettera che il cardinale Parolin ha scritto al presidente Maduro.

Le quattro condizioni affinché la Santa Sede sedesse al tavolo del negoziato erano - sto parlando di fatti, non di mie opinioni - le seguenti: rispetto delle istituzioni parlamentari; detenuti politici liberi; canali umanitari da stabilire; calendario elettorale da effettuare. De Cristofaro forse dimentica che le consultazioni elettorali sono state sospese sine die a livello di governatori.

Dunque, la mozione in esame è nel solco della tradizione della migliore politica estera italiana, di quello che oggi sostengono i nove decimi della comunità internazionale.

Per quanto riguarda un'affermazione fatta la scorsa seduta, secondo la quale mi sarei recato in Venezuela contrariamente a quello che dovrebbe essere un mio imprinting tradizionale, dimenticando o trascurando le iniziative della Santa Sede, vorrei qui precisare che le ho così trascurate da avere incontrato il Nunzio Apostolico, il presidente della Conferenza episcopale venezuelana e il cardinale di Caracas, oltre che innumerevoli prelati che avevano in ruoli diversi assistito i negoziati che sono in corso.

Pertanto, onorevoli colleghi, mi spiace, ma esiste un punto al quale si arriva in cui la politica estera non può essere viltà nel sostenere alcune idee di fondo che dovrebbero essere patrimonio comune di questo Parlamento: rispetto dei legittimi Governi - e questo vale per il Venezuela come per tutti gli altri - e rispetto del Parlamento e dell'autonomia delle legislature. Se siamo disponibili a transigere su questi punti, allora si apre una pagina molto pericolosa anche per noi. (Applausi dai Gruppi AP (Ncd-CpI))e PD).

PETROCELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, qualcosa è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi.

La scorsa settimana il sottosegretario Pizzetti è salito ai nostri banchi per chiedere alla prima firmataria della mozione del Movimento 5 Stelle, la collega Bertorotta, di accettare alcune modifiche che il Governo proponeva alla mozione: in tal caso, infatti, il Governo avrebbe dato parere favorevole alla mozione stessa. Oggi di questo parere favorevole non si ha più traccia, dopo che il nostro Gruppo, invece, ha accettato le modifiche proposte dal sottosegretario Pizzetti.

Qualcosa però è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi, se sono venuti in Aula il ministro Alfano - poi naturalmente è andato via, come fa spesso - e il collega Giro, perché evidentemente dalla figuraccia o dalla quasi figuraccia fatta dal presidente Casini la scorsa settimana era necessario oggi un sostegno di alto profilo, e questo alto profilo forse si chiama Angelino Alfano.

Evidentemente, però, il senatore Casini ancora oggi può cose che ai normali senatori non sono concesse. In effetti, il senatore Casini in pochi giorni, in tempi brevissimi, è riuscito a farsi autorizzare dal Presidente del Senato una missione individuale in Venezuela per i giorni dal 27 al 30 dicembre 2016.

Il senatore Casini può anche leggere il testo di un articolo pubblicato dal «Corriere della Sera». Ma, se è vero che una ragazza appartenente ai gruppi di attivisti per i diritti umani viene fermata alla frontiera tra Venezuela e Colombia, mentre tornava da un viaggio a Bruxelles, è anche vero che questa ragazza - il cui nome per esteso è Stacy Brigitte Escalona Mendoza - al momento dell'arresto si trovava insieme a tale Gilber Caro, deputato di Voluntad Popular, un gruppo politico di opposizione al Governo venezuelano, che pare fosse in possesso di un fucile mitragliatore di tipo FAL (fucile automatico leggero), con un numero di serie cancellato, appartenente alle forze militari venezuelane e tre panetti di esplosivo C4.

Se questo fosse vero, secondo il senatore Casini un jihadista, fermato alla frontiera tra l'Italia e la Svizzera, potrebbe anche essere ingiustamente accusato di portare materiale esplosivo e armi in Italia e potrebbe essere anche indicato come attivista dei diritti civili, magari libici, dell'Afghanistan o dell'Iraq. Ma evidentemente il presidente Casini può.

Ritengo dunque che debba essere chiaro se qui in Senato possiamo o meno considerare tutte le premesse della mozione del presidente Casini come dei consigli al Governo di un Paese amico o se non debba piuttosto trattarsi di una sorta di velina passata dall'opposizione al Governo venezuelano.

Qualcosa è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi perché nelle premesse e nelle considerazioni della mozione del presidente Casini non vi è alcun riferimento, neanche una parola, al processo di dialogo avviato dalla Santa Sede: non vi è neanche una parola, neppure negli impegni che il presidente Casini sottopone al Governo.

Cosa contraria, invece, è presente nella mozione della collega Bertorotta, dove si fa esplicito riferimento al processo di dialogo, un processo per il quale il Governo venezuelano è seduto al tavolo con la Santa Sede, mentre buona parte dell'opposizione, che qualcuno considera golpista - ma sarà la storia dirlo - non è seduta a quel tavolo.

E allora cosa è cambiato dalla scorsa settimana ad oggi? Forse il presidente Casini si è sentito intimamente da se stesso rimproverato per aver saltato quel passaggio, per un uomo della sua storia e così vicino alla Chiesa cattolica e alla Curia?

Io dico che la situazione in Venezuela, certamente, con la penuria di generi alimentari, di beni di prima necessità e di medicinali, nella mozione del senatore Casini è addossata completamente alla responsabilità del Governo. È per questo che la sua mozione è schierata. E la situazione che egli prefigura è molto simile a quella del Cile del 1973. Di questa situazione il nipote di Salvador Allende dice infatti che la guerra economica oggi in Venezuela è molto simile alla situazione cilena: l'aumento dei prezzi, la scarsità di cibo, l'accaparramento, il contrabbando, l'inflazione reale e indotta, tutto ciò è uguale a quello che accadde nel 1973. Sono le parole del nipote di Salvador Allende.

E allora qual è il senso di quello che ci propone la mozione Casini, esportare la democrazia in Venezuela? Esempi di esportazione della democrazia a guida di superpotenze ne abbiamo già visti tanti e non siamo certamente d'accordo. Figuriamoci se ci possiamo fare, come Parlamento italiano, promotori di esportazione di democrazia senza averne la forza, come ce l'avevano gli Stati Uniti d'America quando l'hanno fatto, e senza ricavarne nemmeno i benefici che gli stessi Stati Uniti hanno raccolto dall'esportazione della democrazia.

E allora siamo contrari, come Gruppo Movimento 5 Stelle, alla mozione del senatore Casini, alla fretta con cui ne ha imposto la discussione in quest'Aula, all'uso strumentale delle preoccupazioni della comunità italiana, quando - non è il caso di ripeterlo - questa fretta sarebbe necessaria per ben altri provvedimenti. Il mio parere è che questa è una maniera antica di trattare di politica estera. Evidentemente ancora oggi, però, il senatore Casini può imporre le sue prassi, che sono prassi da dinosauro della politica. Io non so quanto dureranno oggettivamente queste prassi; giustamente anche i dinosauri si sono estinti. Nel frattempo, però, noi dichiariamo il nostro voto favorevole sulla mozione n. 712, a prima firma della senatrice Bertorotta, e il nostro voto contrario sulla mozione n. 709, a prima firma del senatore Casini, e tifiamo asteroide. (Applausi dal Gruppo M5S).

D'ALI' (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI' (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei anzitutto fare una brevissima considerazione. Il ministro Alfano ha ritenuto, esprimendo la posizione del Governo e i pareri sulle mozioni, di parlare a margine di altro argomento. Ma, oltre a quello, avrei gradito che avesse parlato anche dell'argomento che ho sollecitato nell'ultima seduta, e cioè del mitragliamento di un'unità da pesca italiana da parte di motovedette libiche. Quindi, ribadisco la richiesta forte e senza esitazioni, signor Presidente, che il Governo venga a riferire su quell'episodio, assolutamente recente, intollerabile e insostenibile, perché perpetrato ai danni di lavoratori italiani, in una zona di mare dove tra l'altro è presente lo Stato italiano per il pattugliamento contro i migranti irregolari. Ciò è intollerabile.

Detto questo, veniamo all'argomento. Già la volta scorsa avevamo annunciato il nostro voto favorevole sulla mozione del presidente Casini e avevamo anzi dato la nostra disponibilità a farlo nella seduta della settimana scorsa; e poi si è deciso di arrivare ad oggi. Opportunamente si è deciso ciò, perché mi pare che finalmente anche dal Governo sia arrivata una nota di ulteriore chiarezza. Mentre la volta scorsa il Governo cercava di trovare soluzioni di compromesso, questa volta mi sembra che ci sia una posizione più chiara. Voglio augurarmi che sia una posizione di netta inversione rispetto a quanto fatto nel passato da illustri predecessori del ministro Alfano o da altri Ministri. Ricordiamo le visite ossequianti fatte a Chávez e anche al suo successore da Di Pietro, D'Alema, Bertinotti e da altri esponenti di Governi italiani, naturalmente di sinistra.

Condividiamo la mozione a prima firma del presidente Casini, ma - non me voglia il collega - la riteniamo carente su alcuni aspetti. Vogliamo parlare delle miniere di uranio dello Stato di Bolívar trattate da Chavez insieme all'Iran per poter fornire a quella Nazione materiale per dotarsi di strumenti nucleari? Vogliamo parlare dei perseguitati politici che si trovano ancora nelle carceri venezuelane e dei giornalisti? Qui si presta sempre un'attenzione particolare alle sorti dei giornalisti che si permettono di criticare Governi di matrice un po' assolutista - chiamiamola così - ma ci sono anche un costante e continuo strabismo e buonismo a sinistra per questo. Non si devono toccare i regimi che nascono da fatti populistici. Si devono invece andare a toccare regimi che nascono da fatti molto spesso democraticamente espressi, ma non di matrice populista.

Può darsi che - finalmente - il Governo e il Parlamento italiano possano essere un po' più obiettivi. A me dispiace che colleghi che stimo molto - penso ai senatori di Sinistra Italiana - dinanzi ad alcuni argomenti di questo tipo addirittura censurino le manifestazioni di piazza, di cui hanno legittimamente riempito il nostro Paese per decenni. Alcune manifestazioni di piazza, fatte in Paesi gestiti da epigoni della sinistra internazionale, diventano invece manifestazioni sovversive. Prendiamo atto di siffatte dichiarazioni. Vorremmo essere quanto più possibile obiettivi e ligi al rispetto delle norme democratiche nel nostro Paese, come negli altri Paesi. Siamo quindi assolutamente convinti che si debba intervenire nelle sedi internazionali più opportune perché manifestazioni di intolleranza antidemocratica vengano censurate e, ove possibile, evitate anche in altri Paesi.

Abbiamo smosso eserciti. La democraticissima esportatrice di democrazia - mi riferisco alla Nazione americana - ha smosso eserciti propri e di altri per andare a imporre la democrazia propria o quella degli interessi petroliferi in altre parti del mondo. Ci sono però alcuni totem che, soprattutto in questo Parlamento, non potevano finora essere toccati. Oggi prendiamo atto che si entra nel vivo. Spero che questa discussione continui e abbia un suo seguito nel Venezuela, così come in altri Stati con espressioni governative di forte impianto dittatoriale.

Forse il presidente Casini non mi strizzerà più l'occhio avendo detto queste cose, ma non so quanto in questo momento possa essere opportuno appoggiarsi alla diplomazia vaticana. Non lo so: può darsi che possa essere uno strumento utile, ma in questo momento non mi sembra sia una diplomazia molto obiettiva anche nella valutazione dei fenomeni dittatoriali sudamericani. Ad ogni modo, possiamo liberamente e spero serenamente discutere anche di questo.

A nome del Gruppo Forza Italia, ribadisco il voto favorevole alla mozione a prima firma del senatore Casini e contrario alla mozione di cui è prima firmataria la senatrice Bertorotta. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

SANGALLI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANGALLI (PD). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole alla mozione a prima firma del senatore Casini.

Il voto deriva naturalmente dal fatto che questa mozione, negli accenti critici che si sono sentiti, sembra non essere stata sufficientemente letta o comunque approfondita.

La mozione parte, innanzitutto, dalla considerazione per cui noi reputiamo il Venezuela un Paese fraternamente amico dell'Italia. È un Paese nel quale vivono circa 160.000 nostri connazionali e con il quale i rapporti, sia di natura culturale che civile ed economica, sono molto attivi. È un Paese del quale condividiamo le gravi preoccupazioni che derivano dalla sua situazione politica e, ancora di più, dalla sua grave situazione economica. Va rammentato che il Venezuela ha visto una trasformazione del regime chavista anche in relazione all'andamento del prezzo del petrolio e al fatto, forse, di non aver saputo approfittare dell'opportunità in certi momenti della sua storia ovvero quando il petrolio lo consentiva, di creare strutturalmente una chiara alternativa alla propria economia. È un Paese strategico per il mondo perché è uno dei maggiori produttori petroliferi. Fa parte dell'OPEC ed è il Paese che ha la più ampia riserva di petrolio e di altri idrocarburi tra tutti i Paesi mondiali. È un Paese, quindi, con grandi prospettive, a condizione che queste vedano coinvolto il popolo venezuelano in un processo che democraticamente deve consentire allo stesso di uscire da diverse stagioni caratterizzato da un forte deficit di democrazia. L'esperienza di Chavez è stata condivisa e sostenuta in un certo momento dal popolo venezuelano. È stata un'esperienza corroborata anche dal fatto che la condizione economica non era quella che il Paese sta attraversando adesso. Quando la condizione economica diventa difficile, si complica anche la possibilità di ottenere un consenso diffuso. Quando la condizione economica diventa difficile, è il momento in cui occorre tirare fuori il proprio sentimento e stile democratico per consentire alla democrazia venezuelana di crescere, proprio per corrispondere alle necessità di un Paese che vive un travaglio economico che in gran parte non dipende dallo stesso.

La nostra mozione è a favore del Venezuela e delle libertà democratiche nel Paese. Voglio ricordare che nel Parlamento venezuelano l'opposizione è quasi il 60 per cento dei suoi componenti. Il Parlamento venezuelano non ha voce in capitolo sul processo legislativo, né sulla fiducia al Governo. Le iniziative legislative in quel Parlamento sono state cassate dal Governo e dalla Corte suprema venezuelana, che è espressione diretta del Governo. Il rapporto tra Governo e Parlamento va ristabilito - noi chiediamo questo - nella sua normalità democratica. Quando il Parlamento rappresenta un popolo che, a maggioranza, adesso esprime un'alternativa rispetto al Governo, almeno la legislazione e il Governo dovrebbero adattarsi - si spera in Venezuela, come in qualunque altro Paese - alla volontà prevalente del popolo. Noi non ci schieriamo con le opposizioni contro il Governo venezuelano. Noi abbiamo fatto nostro nella mozione che presentiamo - mi dispiace che questo capoverso non sia stato notato - l'iter di «dialogo politico, avviato anche grazie alla mediazione vaticana», che adesso appare bloccato, come ci veniva detto prima dal ministro Alfano, dal presidente Casini e dalle gerarchie vaticane. Viene bloccato perché si è irrigidito il rapporto tra Governo e Parlamento e tra Esecutivo e opposizioni. Il leader del partito Volontà Popolare, Leopoldo López, è stato carcerato e condannato a tredici anni e nove mesi di reclusione. Adesso è nelle galere venezuelane e noi osserviamo una condanna di questo tipo con una sufficienza che non ho mai avvertito in altre circostanze.

Ledezma è stato sindaco di Caracas; Manuel Diaz, assassinato, era leader di Accíon Democratica: non stiamo parlando di un'opposizione golpista, ma di un'opposizione profondamente democratica. Dentro il cartello delle opposizioni ci sono certamente anche opposizioni che non partecipano alla cultura democratica di quel Paese e, infatti, l'opposizione venezuelana si è anche divisa.

C'è bisogno quindi di una forte azione internazionale che parta prima di tutto dal sostegno alla popolazione del Venezuela, che vive una situazione di straordinaria povertà e degrado sociale. Caracas oggi appare come la città con il più alto tasso di criminalità al mondo, la più elevata quantità di reati commessi rispetto alla popolazione di qualunque altra città del mondo. Vuol dire che siamo di fronte a un degrado sociale gravissimo, che ci preoccupa per l'amicizia che abbiamo verso questo Paese, per gli italiani che vivono lì e anche per gli importanti interessi economici che nutriamo in quel Paese.

La linea di condotta che prefigura la diplomazia vaticana è compresa in questa mozione e rappresenta la nostra linea di condotta: il rispetto per tutte le istituzioni venezuelane; il rilascio dei detenuti politici, come quelli che si prendono tredici anni e nove mesi di reclusione, come Antonio Lopez, per avere svolto opposizione politica; il rispetto delle iniziative umanitarie che consentono di far accedere al Venezuela i medicamenti e il cibo per la popolazione venezuelana e la povera gente che attualmente non ha accesso agli aiuti internazionali; infine, la predisposizione di un calendario elettorale che consenta di ristabilire un rapporto tra popolo e Governo di quel Paese.

Ebbene, mi pare che questa mozione, francamente, non possa subire molte modifiche, perché è sinceramente democratica, vicina al popolo venezuelano e vicina ai valori che da sempre hanno ispirato la nostra azione di politica internazionale. Questo non significa prendere parte per l'uno o per l'altro o esportare la democrazia, ma sostenere le opposizioni democratiche laddove queste vengono messe in condizione di non poter esistere e i cui esponenti vengono messi nelle galere.

Voglio anche rispondere a chi si chiedeva la volta scorsa perché ci occupiamo del Venezuela quando in Italia abbiamo tanti problemi: quando parliamo di politica internazionale, qualunque sia il Paese del quale ci dobbiamo occupare, resta il fatto che abbiamo sempre tanti problemi nel nostro Paese.

Vorrei ricordare - visto che il Governo ha accolto un nostro ordine del giorno in materia - che imprese italiane di grandi, ma anche di piccole e medie dimensioni, sono impegnate in Venezuela, con appalti per 10 miliardi di euro, per costruire il sistema ferroviario venezuelano, che collega tutto il Venezuela, Paese vasto e per pochissima parte elettrificato: sono grandi imprese italiane, come ENI, Astaldi e Impregilo, ma anche medie imprese, che fanno parte della loro rete di specializzazione, nonché piccole imprese che operano in loco. Sono in parte imprese di italiani che vivono là e fanno parte dei 142.000 nostri connazionali in Venezuela. In parte si tratta di imprese italiane che si trovano lì proprio in virtù del fatto che con il Venezuela di Chavez si era inteso aprire un rapporto economico costruttivo, riconoscendo a quel Paese i passi che stava facendo, mentre adesso si è modificato l'orizzonte, la realtà e il sistema nel quale stanno svolgendo la propria azione.

Quindi, per il popolo venezuelano, per la sua evoluzione democratica, per i suoi detenuti politici e per i tanti amici che si trovano adesso nelle carceri del Venezuela, come in altri Paesi, e per la linea della Santa Sede che è una linea di mediazione costruttiva, sostenendo tutto questo, voteremo convintamente a favore della mozione n. 709, perché pensiamo in questo modo di mostrare una totale coerenza con la nostra storia, il nostro modo di vedere le cose e di proiettare questa coerenza nel futuro, qualunque Paese riguardi questo futuro. (Applausi dal Gruppo PD e AP (Ncd-CpI)).

PRESIDENTE. Prima di passare alla votazione, avverto che, in linea con una prassi consolidata, le mozioni saranno poste ai voti secondo l'ordine di presentazione.

Dopo la votazione delle mozioni, ai sensi dell'articolo 160 del Regolamento, sarà posto ai voti l'ordine del giorno G1.

Passiamo alla votazione della mozione n. 709.

CANDIANI (LN-Aut). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 709, presentata dal senatore Casini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della mozione n. 712 (testo corretto).

CALDEROLI (LN-Aut). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della mozione n. 712 (testo corretto), presentata dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G1.

CALDEROLI (LN-Aut). Chiediamo che la votazione venga effettuata a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G1, presentato dal senatore Sangalli e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Discussione del documento:

(Doc. XXIII, n. 18) Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito (ore 18,01)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del documento XXIII, n. 18.

La relazione è stata già stampata e distribuita.

Ha facoltà di parlare il senatore Vaccari per illustrare la relazione.

VACCARI, relatore. Signor Presidente, onorevoli senatori, la Commissione parlamentare antimafia, fin dall'avvio dei propri lavori in questa legislatura, ha posto al centro delle proprie inchieste il tema dell'infiltrazione mafiosa nel settore dei giochi e delle scommesse.

Ad uno dei quattordici comitati, da me presieduto, la Commissione antimafia ha affidato il compito specifico di analizzare le infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito e di svolgere un'attività istruttoria anche ai fini della formulazione di adeguate proposte normative, che si inseriscano utilmente nell'iter legislativo in corso in materia nelle competenti Commissioni parlamentari.

Il settore del gioco e delle scommesse ha, come pochi altri, un carattere di spiccata multidisciplinarità. Esso coinvolge delicate questioni riguardanti la fiscalità, gli aspetti sociali (penso a tutte le questioni connesse al gioco di azzardo patologico), i rapporti tra Stato ed autonomie, la normativa antiriciclaggio e, non da ultimo, le interferenze e le relazioni con il mondo della criminalità organizzata anche di tipo mafioso.

Si tratta, invero, di un ambito che richiede da parte del legislatore un approccio di carattere olistico, in grado, cioè, di considerare nell'insieme tutti questi aspetti del gioco, legale e illegale, proprio perché tra loro strettamente interdipendenti e interconnessi. (Brusio).

Signor Presidente, chiedo scusa ma non riesco davvero a leggere la relazione.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, senatore, ma quando si passa ad altro tema c'è sempre un po' di confusione. Colleghi, stiamo ascoltando la relazione del senatore Vaccari sull'annunciato documento sul fenomeno delle mafie. Pregherei di garantire l'agibilità dei lavori dell'Assemblea. Prego, senatore.

VACCARI, relatore. La Commissione si è posta dunque l'obiettivo di coniugare questa esigenza con i limiti di mandato conferiti dalla legge istitutiva della Commissione parlamentare antimafia. Siamo così giunti alla conclusione che il giusto equilibrio fosse percorribile solo esplorando ed approfondendo le criticità del mondo del gioco e delle scommesse in tutte le sue prospettive, nella misura in cui fossero risultate avere un impatto, anche indiretto, sull'agire della criminalità organizzata e, conseguentemente, sulle politiche antimafia del Paese.

Dalle nostre audizioni abbiamo colto il senso di un vero e proprio malessere del sistema dei giochi, di cui le molteplici indagini giudiziarie anche più recenti sono forse solo un indizio, la punta dell'iceberg degli enormi interessi che nutre la criminalità organizzata verso questo settore. Anche l'elevato tasso di regolarità amministrativa (circa il 32 per cento, secondo i controlli rilevati dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli e dalla Guardia di finanza nel 2015 nell'ambito delle loro ispezioni di routine), dimostra che l'ambiente del gaming di Stato risulta ancora permeabile e vulnerabile all'illegalità.

La relazione approvata dalla Commissione parlamentare lo scorso 6 luglio non ha mancato di sottolineare con forza tra i vari punti quanto sia cruciale porre rimedio alle rilevate vulnerabilità del sistema del gioco legale e di come sia necessario adottare talune misure che fanno perno innanzitutto sul momento concessorio e che si devono poi dipanare in un ambiente giuridico ed operativo di legalità sostanziale, fino all'ultimo anello della catena della filiera del gioco, nessun operatore escluso.

Le principali risultanze del lavoro della Commissione, che si è fondato sull'istruttoria, condotta in seno al X Comitato attraverso sedici audizioni e un sopralluogo presso la sede operativa dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli, sono ascrivibili a cinque ambiti normativi: le misure antiriciclaggio, il ruolo delle autonomie locali, le barriere all'ingresso, la repressione dell'illegalità e la nuova governance del settore. A questo abbiamo aggiunto due raccomandazioni dirette al Governo.

In primo luogo la Commissione ritiene che sia necessario intervenire per rafforzare la normativa antiriciclaggio applicabile al settore, con l'obiettivo di una maggiore trasparenza dei capitali investiti nel settore del gioco pubblico e di una tracciabilità delle operazioni di gioco che hanno luogo soprattutto online.

Abbiamo infatti rilevato un utilizzo sempre più crescente delle valute virtuali (bitcoin) nelle transazioni via Internet e tra queste anche quelle relative alle scommesse online, o impiegate nei cosiddetti casinò virtuali. Vi sono alcune indicazioni che testimoniano che anche nel nostro Paese le valute virtuali quali bitcoin si avviano a essere utilizzate per alimentare conti di gioco accesi presso provider al momento non riconducibili a regolari concessionari che accettano scommesse anche in Italia. Le valute virtuali non sono emesse da banche centrali o da autorità pubbliche e non costituiscono moneta legale, né sono assimilabili alla moneta elettronica; tuttavia, poiché risultano di agevole trasferibilità, conservazione e negoziazione elettronica, trovano un impiego sempre più vasto, quantomeno in ambito internazionale. La principale criticità connessa all'uso di bitcoin, come delle altre valute virtuali, risiede nel fatto che lo scambio di ricchezze ha luogo sulla Rete tra soggetti che non sono facilmente individuabili e che possono operare in Stati diversi, ivi inclusi quelli che non assicurano un'efficace cooperazione giudiziaria e di polizia o carenti sotto il profilo della legislazione antiriciclaggio, sul piano sia preventivo che repressivo. A ciò si aggiunge la circostanza che i soggetti che svolgono attività funzionale all'utilizzo, allo scambio e alla conservazione di valute virtuali e alla loro conversione da o in valute aventi corso legale non sono in quanto tali sottoposti alle regole di adeguata identificazione, verifica della clientela e di registrazione delle operazioni previste dalla normativa antiriciclaggio sia italiana che straniera. Nella relazione abbiamo dunque sottolineato l'urgenza di intervenire nel settore delle valute virtuali, in modo da rendere più trasparenti e tracciabili non sono le operazioni di gioco, ma tutte le transazioni che sfruttano questo meccanismo di criptovaluta.

Registriamo con soddisfazione che l'appello lanciato dalla Commissione antimafia non è rimasto inascoltato. In ambito europeo sono da poco stati avviati lavori per l'elaborazione di una nuova direttiva antiriciclaggio (la quinta direttiva). Secondo il testo elaborato dalla Commissione europea, così come modificato dal Consiglio, anche i provider che forniscono servizi di scambio di valuta virtuale contro valuta avente corso legale (il cosiddetto custodian wallet provider) saranno sottoposti a disciplina antiriciclaggio; dovranno cioè essere autorizzati, identificare i soggetti che utilizzano i bitcoin e in caso di sospetto segnalare le operazioni alle autorità competenti.

Sul delicato rapporto tra territorio e diffusione del gioco d'azzardo e sul ruolo degli enti locali in questo settore, la Commissione si è ampiamente soffermata nella relazione conclusiva sugli interessanti elementi di valutazione forniti nel corso delle audizioni anche da parte dell'ANCI e di Avviso Pubblico. Si è pervenuti alla conclusione che lo Stato e le autonomie locali debbano presto raggiungere un'intesa che assicuri un'offerta di gioco complessiva, che la relazione definisce eticamente e territorialmente sostenibile.

Abbiamo così indicato nella relazione, nelle proposte conclusive, in che modo sarebbe possibile raggiungere questo obiettivo. Dalle audizioni è emerso, infatti, che l'eccessiva polverizzazione sul territorio delle diverse tipologie di punti di gioco non agevola i controlli. La criticità è più fortemente avvertita nelle aree del Paese dove le autorità inquirenti sono già impegnate nel contrasto alla criminalità organizzata o al terrorismo e laddove queste sono maggiormente radicate sul territorio.

Occorre pertanto offrire alle Regioni e agli enti locali la possibilità, in alternativa o in aggiunta alle tipologie di punti di gioco ora previsti, che la propria quota di offerta di gioco sia concentrata in un numero limitato di luoghi di gioco ritenuti più sicuri. Una soluzione del genere agevolerebbe, ovviamente, anche l'esecuzione dei controlli. Potrebbero dunque essere istituite sale da gioco certificate con caratteristiche tali da ridurre il rischio di infiltrazioni criminali o comunque di illegalità quali, ad esempio, personale dotato di requisiti di moralità, di una formazione specifica, l'accesso selettivo all'ingresso, la completa identificazione dell'avventore, la tracciabilità piena delle giocate, delle vincite e l'installazione di apparecchi di videosorveglianza interna simili a quelli in dotazione ai tradizionali casinò.

Inoltre, nei criteri di distribuzione sul territorio dell'offerta di gioco, va tenuto conto che le varie aree del Paese hanno profili di rischio di criminalità diversi, oltre che diversa, da luogo a luogo, è la propensione al gioco compulsivo o alla dipendenza al gioco patologico. Differenti sono pure le situazioni di tensione e di degrado sociale. Su questo sono stati elaborati diversi indici che tengono conto di tali fattori tra cui l'indice di presenza mafiosa dell'osservatorio sulla criminalità organizzata dell'Università di Milano.

In sostanza, in Commissione antimafia è emerso il convincimento che, ferma restando la pianificazione che deriverà dagli accordi in sede di Conferenza unificata, sia necessario che agli enti locali, primi sensori sul territorio in grado di cogliere situazioni di pericolo e degrado sociale e del diffondersi di illegalità e di disagio connesso al gioco, venga data l'opportunità di far fronte adeguatamente e con prontezza a tale situazione. Gli enti locali dovranno essere sostenuti con tempestività e adeguate risorse nell'adozione di misure tese a porre rimedio ad impreviste situazioni emergenziali anche attraverso la destinazione di risorse straordinarie per il potenziamento dell'operatività della polizia locale e dei servizi sociali.

La Commissione ha inoltre esaminato il settore dei giochi e delle scommesse e del suo impatto sulle dinamiche criminali anche in un orizzonte di lungo periodo e di carattere sistemico sui delicati meccanismi di vigilanza e di controllo del settore. Atteso che, come sopra ampiamente riportato, il rischio di infiltrazione non riguarda solo il gioco illecito ma anche il lucroso mercato del gioco in concessione dello Stato, la Commissione è dell'avviso che occorra ripensare l'intero sistema in modo più strutturato, così da collegare il rispetto della normativa antimafia e antiriciclaggio con le ispezioni amministrative, le verifiche tributarie e il monitoraggio continuo e capillare delle tecnologie elettroniche ed informatiche, un sistema, cioè che sia in grado di garantire, ad esempio, la continuità del processo, la condivisione delle informazioni e il coordinamento sulla sicurezza informatica delle reti critiche funzionali a questo settore.

In questo contesto, la Commissione auspica che la prossima riforma dei giochi che si discuterà in quest'Assemblea ponga le premesse per un nuovo modello di governance della vigilanza nel settore dei giochi e delle scommesse, basato anche sulla centralizzazione di qualunque dato o informazione giudiziaria riguardante il gioco d'azzardo. Ricordo, a riguardo, che anche la quarta Direttiva europea in materia di antiriciclaggio prevede esplicitamente la necessità che il settore del gioco d'azzardo, considerato vulnerabile al riciclaggio al pari delle banche e degli istituti finanziari, sia adeguatamente governato da un'autorità di vigilanza dotata di poteri rafforzati.

Occorre poi rafforzare ulteriormente le barriere all'ingresso del sistema pubblico dei giochi in modo da chiudere possibili varchi alla criminalità organizzata e ai loro prestanome. I requisiti di base attualmente previsti per la partecipazione a gare o a procedure ad evidenza pubblica in materia di giochi e scommesse hanno delle lacune al pari dei requisiti per il rilascio e il mantenimento di concessioni in materia di giochi pubblici. Le norme vigenti, ad esempio, non prevedono nell'ambito dei delitti ostativi, i reati contro la pubblica amministrazione, i tipici reati connessi in occasioni di gare d'appalto, i delitti di terrorismo interno e internazionale e le fattispecie più gravi di reati in materia fiscale.

In considerazione del fatto che il mercato dei giochi è sempre più un mercato internazionalizzato e integrato a livello europeo, è necessario che siano annoverate tra le cause ostative anche le condanne erogate all'estero, quantomeno per i delitti di criminalità organizzata, corruzione e riciclaggio. Sempre al fine di rafforzare le barriere di prevenzione del sistema del gioco legale, è necessario estendere l'applicazione della normativa a tutta una serie di soggetti attualmente esclusi a cui tali disposizioni sono applicabili solo parzialmente.

Presidenza della vice presidente LANZILLOTTA(ore 18,15)

(Segue VACCARI, relatore). Lo standard antimafia e di moralità deve, cioè, essere omogeneo per tutti gli attori della filiera del gioco pubblico, dal vertice a valle, si tratti di concessionari delle reti online di raccolta di gioco, di gestori di apparecchi o di terzi incaricati, di produttori o di importatori di apparecchi di gioco.

Parimenti, appare non più prorogabile un intervento sistemico che tenda ad uniformare la disciplina della tempistica delle gare delle concessioni di gioco, troppo spesso bandite nell'imminenza della scadenza della concessione tramite provvedimenti spot e non di rado scarsamente meditati circa le conseguenze che possono derivare da una normazione imperfetta, anche sotto il profilo della prevenzione. Per il futuro, è fondamentale che anche per gli operatori di società aventi sede all'estero l'obbligo di concessione o autorizzazione di polizia sia ancorato alla tutela di interessi di ordine pubblico.

Altro profilo di grande rilevanza è poi la repressione delle illegalità. L'attenzione della Commissione antimafia si è focalizzata sulla necessità che il legislatore proceda ad una puntuale revisione del quadro sanzionatorio penale. La misura della pena attualmente prevista per i reati in materia di giochi e scommesse non consente, di per sé, l'attivazione di intercettazioni telefoniche e telematiche, che invece risultano assolutamente necessarie per accertare le modalità con cui si realizza l'infiltrazione criminale sempre più caratterizzata dall'uso di strumenti tecnologici e dall'ambito di operatività trasnazionale.

Parimenti, la pena da irrogarsi per le condotte maggiormente pericolose, dovrebbe essere tale da comportare il prolungamento del termine di prescrizione ad un tempo congruo perché le indagini, solitamente assai laboriose, possano giungere ad una completa conclusione tale da svelare le effettive dimensioni dell'attività illecita ed i suoi eventuali collegamenti con realtà criminali complesse come quelle di tipo mafioso.

Quanto al mondo delle società concessionarie, la Commissione antimafia ritiene che sia necessario un profondo ed urgente intervento teso a rendere più responsabile il comportamento delle società cui è demandata la gestione dell'attività, vero cuore strategico del sistema del gioco legale, rispetto a tutto ciò che accade a valle delle rispettive filiere.

In capo ai concessionari deve essere configurabile una responsabilità civile in vigilando o in eligendo rispetto ai titolari dei punti di gioco. Così, a un necessario inasprimento delle sanzioni pecuniarie per l'operatore a valle della filiera direttamente responsabile delle violazioni, conseguirebbe in tal modo una presunzione di corresponsabilità del concessionario, salvo che quest'ultimo non dimostri di non aver fatto tutto il possibile per impedire, controllare e costantemente vigilare la condotta del titolare del punto di gioco.

Non solo. Occorre prevedere, colmando un'altra evidente lacuna, la responsabilità delle società di gestione del punto di raccolta delle scommesse e di trasmissione dati (cosiddetti CTD), ai sensi della legge n. 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti, così pure delle società in cui vengono riversate le somme della raccolta delle scommesse illegali e che fornisce la provvista per il pagamento delle vincite e della percentuale spettante a chi ne organizza la raccolta.

Sarà comunque necessario prevedere strumenti straordinari che possano essere adottati all'occorrenza per far fronte a situazioni più ad alto rischio che potrebbero verificarsi in ambito locale. Penso ai casi in cui le comunità locali avvertano una pericolosa diffusione del gioco minorile o di una straordinaria diffusione in alcuni quartieri urbani della dipendenza del gioco patologico, oppure quando sia necessario fronteggiare il rischio di infiltrazione o condizionamento della criminalità organizzata nel settore pubblico. Tutte situazioni accertate sulla scorta di concreti ed univoci elementi di fatto. In questi casi un valido strumento di intervento immediato potrebbe essere costituito da una sorta di DASPO in tema di giochi e scommesse, ad esempio stabilendo per legge i presupposti e le modalità affinché l'autorità di pubblica sicurezza ordini la chiusura di uno o più punti di offerta di gioco, o l'esclusione della relativa rete di raccolta del gioco, presenti in un determinato ambito territoriale a rischio.

Da ultimo, la relazione della Commissione parlamentare antimafia, oltre alle proposte normative già citate, ha ritenuto opportuno formulare due raccomandazioni al Governo. La prima riguarda la minaccia del crimine informatico sulle infrastrutture critiche del gioco legale che poggiano su reti telematiche e di telecomunicazione. Occorre proteggere queste infrastrutture dagli attacchi di hacker, legati o meno alla criminalità italiana o internazionale, che potrebbero acquisire notevoli benefici anche da blocchi temporanei del sistema di gioco, rilevando, ad esempio, che la rete informatica dei giochi pubblici coordinata dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli non rientra tra le infrastrutture critiche di interesse nazionale monitorate dal Centro nazionale anticrimine informatico.

Tutto ciò rende il nostro sistema nel suo complesso particolarmente vulnerabile da eventuali attacchi mossi dalle organizzazioni mafiose più evolute o dalle reti terroristiche più strutturate. A tal proposito colgo l'occasione per chiedere ufficialmente, come ha già fatto una collega della Camera, quali siano i dati relativi al gioco d'azzardo nel 2016, divisi per tipologia di gioco, Regioni e province. La risposta data alla collega è che saranno pronti nel maggio 2017. Non è tollerabile, visti tutti i sistemi informatici di cui l'Agenzia è dotata, che si accumuli un ritardo così consistente nella valutazione anche dei dati relativi al gioco del 2016.

Da ultimo, con la seconda raccomandazione la Commissione parlamentare antimafia invita il Governo ad adoperarsi per l'attuazione dei contenuti della risoluzione approvata, nello stesso testo, dalla Camera e dal Senato nel 2014 al termine dell'esame della relazione presentata anch'essa dalla Commissione antimafia sul semestre europeo e sulla lotta alla criminalità mafiosa su base europea ed extraeuropea.

In tale risoluzione si chiede di porre in essere opportune iniziative al fine di adottare a livello europeo misure armonizzate, o comunque concertate, al fine di evitare la penetrazione e l'infiltrazione della criminalità organizzata nel settore del gioco d'azzardo a distanza, in particolare delle scommesse telematiche, dei videopoker e dei casino online.

I segnali di criticità del sistema nazionale dei giochi e delle scommesse, provenienti dalle numerose indagini giudiziarie, dalle inquietudini che in diverse aree del Paese la comunità sociale manifesta nei confronti dell'azzardo e delle connesse patologie (penso al lavoro che sta svolgendo la campagna «Mettiamoci in gioco», sotto la quale si riuniscono venti importanti sigle nazionali) e dalle iniziative degli enti locali che sempre più spesso adottano misure tese a limitare la diffusione dei punti di gioco non debbono essere ignorati dal Parlamento e dal Governo.

L'auspicio è che dalle buone intenzioni si passi rapidamente ai fatti e che presto sia avviato e concluso l'iter per la riforma del settore dei giochi e delle scommesse che da troppo tempo rimane opera incompiuta. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Perrone. Ne ha facoltà.

PERRONE (CoR). Signora Presidente, colleghi, mi sembra doveroso iniziare questo mio intervento ringraziando il Presidente della Commissione antimafia, l'onorevole Rosy Bindi, il senatore Vaccari che ha presieduto il Comitato sulle infiltrazioni mafiose nel gioco lecito e illecito, e tutti i colleghi che hanno preso parte a questo lungo e impegnativo percorso, che ha portato alla redazione di questo importante documento.

Un lavoro che, ci auspichiamo, il legislatore potrà tradurre in nuovi e diversi provvedimenti, che riescano ad adattarsi alla continua evoluzione del gioco d'azzardo che, purtroppo, fornisce una chiave d'accesso sempre diversa per coloro che trasformano il gioco lecito in attività criminose.

La relazione approvata dalla Commissione antimafia lo scorso 6 luglio ha delineato con precisione e dovizia la realtà attraverso la quale il gioco d'azzardo diventa un volano per la mafia e la malavita, attraverso cui riescono ad eludere i controlli statali oppure a riciclare denaro sporco.

In particolare, le conclusioni di questo lavoro hanno rivelato una progressiva emersione delle attività illegali riconducibili alle organizzazioni mafiose, soprattutto grazie all'operato delle nostre Forze dell'ordine. L'osservazione di questi fenomeni criminosi, inoltre, ha portato all'individuazione di quelle zone d'ombra all'interno del sistema dei giochi d'azzardo che, se eliminate, manterranno nella legalità le attività inerenti al settore dei giochi.

Il fatto che la relazione sia stata approvata all'unanimità dalla Commissione antimafia è un segnale positivo che renderà più agevole la predisposizione e l'approvazione di quei provvedimenti normativi che andranno a completare a livello legislativo l'attività svolta dalla Commissione antimafia.

Detto questo, vorrei intraprendere una riflessione sul fenomeno della ludopatia, che risulta essere un problema sociale che interessa, in modo diverso, tutto il territorio nazionale. In Italia si contano circa 15 milioni di giocatori d'azzardo che, solo nel 2015, hanno speso 88 miliardi di euro nelle attività correlate al gioco d'azzardo.

Se consideriamo che il totale dei consumi delle famiglie italiane ammonta a 850 miliardi, vuol dire che il 12 per cento della spesa delle famiglie è indirizzato al gioco d'azzardo. Sono cifre che ci forniscono una chiara indicazione in merito alla diffusione di questo fenomeno, che paradossalmente proprio la crisi economica ha accentuato: mentre un tempo le famiglie risparmiavano di più, adesso investono nel gioco il loro futuro.

Ciò vuol dire che il fenomeno del gioco d'azzardo non può e non deve essere affrontato unicamente dal punto di vista della prevenzione delle attività illecite ad esso connesse, specialmente di tipo mafioso. Siamo infatti di fronte ad un problema socialmente rilevante in relazione alla dipendenza prodotta dal gioco patologico.

A quanto detto bisogna aggiungere che, a partire dal 2003, come rilevato anche dall'indagine della Commissione antimafia, lo Stato ha cambiato l'obiettivo delle sue decisioni, facendo diventare il gioco d'azzardo un vero e proprio settore economico, una fonte di entrate attualmente non rinunciabile: stiamo parlando di un'industria che conta oltre 6.600 imprese e un bacino occupazionale di circa 200.000 dipendenti.

Dall'altro lato della medaglia, invece, abbiamo tre milioni di persone che sono a rischio patologico e circa un milione che ha sviluppato una vera e propria patologia al gioco. Si tratta di cittadini che appartengono soprattutto alle fasce più deboli della popolazione (disoccupati, pensionati, giovani), che cercano nel gioco un rifugio da una realtà che nega loro un lavoro, una casa e una vita dignitosa. Non a caso le Regioni più colpite da questo fenomeno sono proprio quelle del Centro-Sud, dove la disoccupazione, specialmente giovanile, è arrivata a percentuali non accettabili.

Da una parte, quindi, lo Stato investe sul gioco d'azzardo in quanto indispensabile fonte di gettito fiscale che, ad esempio, solo nel 2016 la Corte dei conti ha quantificato in 1,8 miliardi di euro di maggiore gettito. Dall'altra parte, sappiamo che lo Stato spende circa 6 miliardi di euro per i giocatori patologici, tanto che la legge 8 novembre 2012, n. 189, ha inserito la ludopatia nei livelli essenziali di assistenza, con riferimento alle prestazioni di prevenzione, cura e riabilitazione rivolte alle persone affette da questa patologia. È quindi evidente che si tratta di un fenomeno di grande portata che, dopo l'alcool e la droga, risulta essere la terza forma di dipendenza.

Questa ambivalenza dello Stato, che da una parte ha interesse ad alimentare l'industria del gioco, mentre dall'altra utilizza risorse pubbliche per prevenire e curare le patologie ad essa correlate, ha impoverito le famiglie ed ha reso la vita più semplice alle organizzazioni malavitose che riescono a delinquere.

Questa disamina mi dà l'occasione per aprire una riflessione, che estendo a tutti i colleghi presenti, in merito al ruolo dello Stato in questa vicenda.

Possiamo intraprendere percorsi virtuosi, come quello che ha portato alla stesura della relazione che stiamo discutendo; possiamo decidere di adottare misure legislative più compiute per avversare l'illegalità, soprattutto di tipo mafioso; ma se è lo Stato ad indietreggiare sulle proprie posizioni per far entrare nelle casse pubbliche risorse economiche, senza procedere con tagli alla spesa o aumenti delle tasse, è ovvio che tutti questi percorsi vengono vanificati.

Mi riferisco al condono accordato dal Governo Letta, alle dieci società che sono state dichiarate colpevoli di non aver collegato le proprie macchine alla rete dei Monopoli che, di conseguenza, non ha potuto controllare le giocate, perdendo un introito quantificato dalla Corte dei conti in quasi tre miliardi di euro. Nonostante ciò, nel 2013 il Governo ha ridotto a 857 milioni l'ammontare della multa da pagare, pur di far subito cassa. Parimenti, la legge di stabilità del 2015, varata dal Governo Renzi, ha previsto una sanatoria per le sale di scommesse illegali attraverso il pagamento di una penale di 10.000 euro, in cambio di un introito di 500 milioni annui all'erario prodotto dalle loro attività. Una sanatoria che la legge di stabilità del 2016 ha procrastinato, poiché il numero degli operatori che hanno legalizzato la propria posizione è stato al di sotto delle aspettative dell'Esecutivo. Si tratta di sanatorie attraverso le quali i Governi di sinistra che si sono avvicendati negli ultimi anni hanno fatto cassa, a discapito del lavoro di contrasto delle Forze dell'ordine nei confronti dei giochi illeciti e del lavoro di prevenzione socio-sanitaria che i Comuni stanno attuando, con molte difficoltà, per tutelare le comunità di cittadini di loro competenza.

Stiamo parlando di esercenti che per anni hanno operato senza essere collegati al totalizzatore nazionale dei Monopoli, attraverso i quali la criminalità mafiosa ha potuto operare indisturbata. Se l'apparecchio d'intrattenimento (le macchinette) non è collegato ad alcuna rete, non può esservi trasmissione dei dati al concessionario e quindi di esso non rimane traccia. La manomissione del sistema telematico tramite alterazione dei congegni di gioco è poi una delle cause più ricorrenti attraverso cui il gioco legale diventa illegale. Evasione e riciclaggio, infatti, vanno di pari passo. Nella stessa relazione oggetto della discussione odierna è stata segnalata l'esigenza di una riflessione sulla compatibilità tra «un'azione di reale contrasto al gioco illecito ed alle infiltrazioni mafiose e il costante ricorso a forme di sanatoria».

Detto ciò, vorrei aggiungere qualche considerazione sull'impatto dei giochi d'azzardo a livello locale. Da diverso tempo gli amministratori locali hanno sollevato il problema della gestione delle sale gioco sul territorio e del loro impatto sulla popolazione. Nel Centro-Nord del Paese, ad esempio, il fenomeno è in crescita, perché il bacino d'utenza è in ascesa a causa della presenza di giovani che sono sempre più dediti al gioco online. Nel Sud, invece, la percentuale di giocatori è maggiore, ma il bacino d'utenza è destinato nei prossimi anni a stabilizzarsi a causa della migrazione dei giovani, che lasciano molti Comuni popolati in prevalenza da anziani.

Esistono poi dimensioni territoriali in cui la presenza massiccia di organizzazioni criminali facilita l'illegalità nel gioco d'azzardo, che in alcuni casi viene addirittura percepita dalla comunità come un'attività normale. In questa prospettiva, pensare a soluzioni che rientrano in un unico calderone risulta essere un approccio fallimentare.

Per quanto riguarda le autorizzazioni e i controlli, è sempre più forte l'urgenza di creare un quadro normativo di regole unitario per tutto il sistema del gioco legale, che preveda un controllo pieno delle Forze dell'ordine e un sistema di autorizzazioni tutto in capo alle questure. Allo stesso modo, deve essere garantita agli enti locali la possibilità di effettuare una pianificazione territoriale d'intesa con le Regioni. Difatti, è proprio nei territori comunali che l'impatto dovuto alla presenza delle sale da gioco desta maggiori preoccupazioni per la tranquillità sociale, per la salute pubblica e in termini di aumento della criminalità.

In queste situazioni emergenziali, diversi amministratori locali hanno risposto con ordinanze restrittive volte a limitare gli orari di apertura e di chiusura o attraverso misure di sicurezza volte a spostare le autorizzazioni in zone più periferiche o comunque lontano dai luoghi sensibili (come scuole, chiese, sedi istituzionali e parchi), fino ad arrivare a provvedimenti limitativi che prevedono il divieto di apertura di sale da gioco nei loro territori di appartenenza. Queste ragioni ci spingono ad esortare gli amministratori locali e regionali a costituire una piattaforma permanente per la pianificazione delle sale da gioco sul territorio, garantendo ai Comuni i necessari controlli amministrativi e di ordine pubblico. È nostro auspicio, infatti, che la Conferenza unificata addivenga quanto prima alla definizione di un'intesa - peraltro già in corso - che si faccia carico di queste esigenze. Non dimentichiamo infatti che sono gli amministratori locali ad interfacciarsi ogni giorno con la loro comunità di cittadini e che devono far fronte a problematiche di servizio pubblico e di salute pubblica, senza avere gli strumenti necessari per impedire che un problema diventi un'emergenza locale.

Concludo con un breve accenno in merito al gioco online, che probabilmente sta diventando l'insidia maggiore cui dover far fronte nell'ambito del gioco lecito e illecito. Non ci sono infatti persone o luoghi da rintracciare, tutto è evanescente, come la stessa realtà virtuale. Il gioco d'azzardo online è una preoccupazione non solo italiana, ma riveste carattere internazionale. Dunque ad un problema internazionale non si possono dare risposte in ambito nazionale.

È quindi auspicabile che il Governo e la maggioranza si adoperino per l'attuazione della quarta direttiva antiriciclaggio, volta a definire regole di cooperazione che siano efficaci in ambito comunitario.

Per le stesse ragioni, ribadisco l'importanza di dar seguito in tempi brevi e compatibili con la fine della legislatura al lavoro svolto dalla Commissione antimafia, affinché le sue ventitré proposte possano divenire interventi.

In conclusione, preannuncio il voto favorevole del Gruppo Conservatori e Riformisti alla relazione presentata. (Applausi dal Gruppo CoR).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Consiglio. Ne ha facoltà.

CONSIGLIO (LN-Aut). Signora Presidente, nell'esaminare la relazione in oggetto è giusto e doveroso fare una premessa che non può non partire dall'attuale congiuntura economica, superiore per intensità, durata e diffusione nei mercati globali addirittura a quella del 1929. La crisi ha investito anche il nostro Paese, imponendo una politica di contenimento dei costi mirata al risanamento dei conti pubblici, con conseguente effetto depressivo e recessivo, tale da generare un diffuso impoverimento della cittadinanza.

In un momento così drammatico come quello che il Paese sta attraversando - ricordo che i dati non sono per nulla incoraggianti, nonostante il Governo attuale e quello precedente si straccino le vesti per raccontarci ciò che non esiste - il lavoro, l'economia e l'occupazione non sono sicuramente in linea con i dati europei. È quindi doveroso che il legislatore e il Governo siano capaci di tutelare quel sistema di garanzia che si fonda sul rispetto dei principi e dei valori che rappresentano il motore di un Paese civile. A quanto pare, questo è un compito molto arduo per il Governo attuale e anche per quello precedente.

I sacrifici ai quali i cittadini sono chiamati al fine di trovare la giusta stabilità nei conti pubblici e privati, che non tornano mai, e per essere preservati da eventuali epiloghi drammatici anche a livello familiare, devono essere accompagnati da investimenti costruttivi volti a salvaguardare le strutture fondamentali della società, in primo luogo la famiglia. Il perdurare della crisi economica è causa di pericolosi fenomeni di carattere sociale, quali la diminuzione della propensione al risparmio e la ricerca di un facile arricchimento fondato sull'aleatorietà. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Secondo i dati della Consulta nazionale antiusura, il gioco d'azzardo è considerato la maggiore causa di ricorso a debiti e/o usura in Italia. Il principale costo sociale generato dall'aumento esponenziale del ricorso al gioco d'azzardo è il sovraindebitamento delle famiglie. La dipendenza dal gioco - ludopatia - è una delle principali cause di suicidio. Secondo i dati dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, il mercato dei giochi d'azzardo è suddiviso principalmente tra slot machine (56,1 per cento), giochi online (16,3 per cento), lotterie (12,7 per cento), oltre a lotto (8,5 per cento) e giochi di abilità a distanza con vincita in denaro (con una percentuale pari al 7,7 per cento).

Dei 30 milioni di scommettitori stimati oggi in Italia, 15 milioni sono scommettitori abituali e almeno 3 milioni di questi sono a rischio di sviluppare una patologia. Secondo alcune stime, una quota di queste persone - circa 120.000 - già soffre di dipendenza comportamentale da gioco d'azzardo patologico. Stante il fatto che il gioco d'azzardo è vietato dal codice penale, è stato introdotto nel Paese il gioco con partecipazione a distanza, vale a dire la licenza, concessa a varie società, per la gestione di apparecchi di gioco online, con un considerevole aumento del fatturato per le società concessionarie. Non a caso, negli ultimi anni l'industria del gioco d'azzardo è diventata una delle più importanti del Paese, tanto che slot machine, poker, scommesse e giochi d'azzardo sono diventati, per loro natura, una macchina da soldi e hanno inondato il mercato a ritmi sempre più frenetici, con notevole crescita del numero dei giocatori, che coinvolge ogni gruppo sociale (compresi pensionati, casalinghe e giovani) e che fa dell'Italia il primo Paese al mondo per spesa pro capite dedicata al gioco.

Secondo gli ultimi dati disponibili, a fronte dei circa 85 miliardi di euro incassati grazie ai giochi di Stato, si avrebbero 23 miliardi di euro lordi di guadagno nero per i gruppi criminali e mafiosi. Questi numeri danno un'idea ben precisa della gravità della situazione e dei risvolti in termini economici e sociali che comporta. Pensiamo alle ludopatie, ormai considerate una vera e propria patologia e inserite nei livelli essenziali di assistenza: con un giocatore patologico ogni 75 persone, l'azzardo è a pieno titolo considerato una piaga sociale grave per la quale è necessaria un'azione incisiva e immediata. Il gioco non va impedito ma neanche agevolato; piuttosto, va disciplinato in modo ancora più organico, con una riforma strutturale sia sul lato dell'offerta, che su quello della vigilanza. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Questa premessa era doverosa e assolutamente necessaria per comprendere quanto sia ancor più complessa la questione se poi si verificano anche situazioni massicce di infiltrazioni mafiose. A questo punto si inserisce e prende la scena in modo importante la relazione predisposta dal Comitato presieduto dall'onorevole Vaccari, cui è stata affidata l'analisi delle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito. Signora Presidente, il compito del Comitato è stato certamente quello di svolgere un accurato esame delle diverse problematiche riguardanti il complesso sistema dei giochi. Il lavoro ha avuto il contributo fondamentale di forze di polizia, amministrazioni locali, Agenzia delle dogane, esperti e associazioni ed esponenti di spicco della magistratura. Già nel dibattito avvenuto alla Camera, si è auspicata l'approvazione della relazione cercando di smuovere la proposta contro la diffusione eccessiva del gioco d'azzardo, che giace in Commissione affari sociali. Le proposte della Commissione devono segnare un duro colpo ai guadagni criminali e far emergere l'ipocrisia delle istituzioni, ormai infiltrate dalle lobby dell'azzardo.

Signora Presidente, le indagini giudiziarie hanno dimostrato che le organizzazioni criminali su buona parte del territorio nazionale impongono agevolmente agli esercizi commerciali che insistono sul territorio medesimo, su cui esercitano il dominio mafioso, gli apparecchi che, quando sono regolari, assicurano guadagni ingenti e rapidi e, contemporaneamente, generano profitti enormi se sfuggono al sistema di imposizione fiscale. Quando si tratta di apparecchi truccati, il più delle volte, precludono ai giocatori ogni possibilità di vincere. L'elemento che attrae maggiormente la criminalità del tipo mafioso è, infatti, la non tracciabilità dei flussi economici. A fronte dei rilevanti introiti, diventa molto complesso l'accertamento delle condotte illegali e sono piuttosto lievi le conseguenze giudiziarie per colpa di un sistema sanzionatorio vigente che, a causa di pene edittali non elevate per il reato di gioco illecito, non permette l'utilizzo dei più efficaci sistemi di indagine. Esso, inoltre, è presto destinato alla prescrizione. Anche sul punto ci vorrebbe un sistema un po' diverso, che la Commissione ha sicuramente valutato in modo puntuale. La relazione della Commissione antimafia sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito è un documento per rendere più trasparente, controllato e pulito il settore, ma non è sufficiente se il Governo non si attiva velocemente per rendere più dure le norme sul rilascio delle concessioni, per estendere i controlli su tutta la filiera e aumentare le sanzioni e le misure antiriciclaggio.

Bisogna intraprendere azioni per armonizzare, almeno nell'Unione europea, le legislazioni nazionali soprattutto per il gioco d'azzardo online. Signora Presidente, ha senso legiferare in merito se poi le attività vengono svolte all'estero? Serve una revisione dell'apparato sanzionatorio anche attraverso provvedimenti di sospensione come il DASPO, un rafforzamento della legge antiriciclaggio attraverso la tracciabilità delle vincite al gioco, un coinvolgimento delle autonomie locali, in particolare per la distribuzione dell'offerta di gioco sul territorio. Per quanto riguarda questo ultimo punto un buon lavoro è stato fatto già, in prima battuta, dalle Regioni che, insieme ai Comuni, si sono dotate di regolamenti.

Speriamo, signor Presidente, che il documento al nostro esame sia in grado di infliggere un duro colpo ai guadagni e, di conseguenza, alle organizzazioni criminali e mafiose. Abbiamo letto attentamente la relazione, su cui abbiamo già espresso il nostro parere favorevole alla Camera, e tenteremo di far sì che questo documento non rimanga isolato, ma sia possibile rivederlo, completarlo e integrarlo nel prossimo futuro. Alcune azioni vengono sicuramente intraprese come esperimento, visto che già esiste una legge con cui si prevedeva la dismissione del 30 per cento delle slot machine, ma con un parco macchine che conta centinaia di migliaia di macchinette nei depositi, la norma è stata aggirata piuttosto agevolmente.

Signor Presidente, come Gruppo della Lega Nord - lo ribadiremo anche in sede di dichiarazione di voto - siamo soddisfatti della relazione e pensiamo che il Comitato presieduto dal senatore Vaccari abbia svolto un ottimo lavoro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Albano. Ne ha facoltà.

ALBANO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, è con grande orgoglio che ci troviamo qui, oggi, per presentare di fronte a quest'Assemblea il risultato di un lungo lavoro portato avanti dalla Commissione parlamentare antimafia, della quale mi onoro di far parte, sulle infiltrazioni criminali nel gioco lecito e illecito.

Per diversi mesi, nel corso del 2016, il X Comitato ha analizzato non solo l'impianto normativo relativo al settore del gioco d'azzardo, con le sue le lacune e le sue criticità, ma ha soprattutto studiato le vulnerabilità alle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco, sia esso lecito che illecito, formulando infine delle proposte normative che le competenti Commissioni parlamentari mi auguro possano prendere in considerazione quanto prima.

Nonostante, infatti, le tante differenze e le numerose discussioni riscontrate in questi anni di lavori di Aula su tale importante tema, abbiamo sempre trovato delle convergenze che vanno al di là delle opinioni politiche e di partito, poiché tra noi credo che tutti abbiano a cuore sia la salute dei nostri concittadini, messa a rischio dal grave fenomeno delle ludopatie sia un efficace contrasto alle attività illecite della criminalità organizzata.

Ed è, purtroppo, evidente il legame tra gioco legale e criminalità. Grazie all'opera della magistratura e delle Forze dell'ordine possiamo affermare con certezza che le organizzazioni mafiose sono state in grado, nel corso degli anni, infiltrandosi tra le pieghe del sistema, di trarre da esso ragguardevoli benefici economici. Tuttavia, grazie a una puntuale attività di controllo e repressione, che ha visto impegnata anche l'Agenzia delle dogane e dei monopoli, le autorità hanno potuto individuare e regolarizzare molte di tali attività, attraverso recuperi di imposte, denunce e sequestri penali, unitamente a misure di carattere cautelare.

Mi preme, inoltre, sottolineare come questa problematica sia per me particolarmente importante. Le battaglie che ho portato avanti contro l'apertura di nuove sale slot nella mia città, come sapete, mi hanno messo purtroppo nel mirino della criminalità organizzata. Eppure, conscia dell'importanza della questione, ho deciso di continuare a battermi.

Le mafie, com'è evidente e come riporta correttamente la relazione della Commissione, vedono nel gioco un business altamente redditizio. Da un lato, esso consente di riciclare facilmente enormi quantità di denaro di provenienza illecita; dall'altro, permette di realizzare enormi profitti anche nell'alveo della legalità. Mi spaventa, quindi, pensare che la crescita delle giocate legali sia andata di pari passo con l'incremento degli introiti dei boss, nonostante le due cose possano sembrare, a prima vista, in contrasto.

La relazione compie un interessante excursus storico sull'evoluzione del gioco d'azzardo in Italia, percepito sin dai primissimi anni Novanta come un fenomeno dall'alto disvalore etico e quindi da perseguire e contrastare. Nel corso del decennio successivo, pur rimanendo percepito come un fenomeno sostanzialmente negativo, il gioco diviene una fonte sempre più importante di entrate tributarie, anche in un'ottica di contributo alla riduzione del debito pubblico. Infine, a partire dal 2003, cambia sensibilmente l'obiettivo del decisore pubblico, che vede nel gioco d'azzardo un vero e proprio settore economico, portando a un aumento vertiginoso dell'offerta di diverse tipologie di giochi, diventando sempre più una parte importante della composizione dei consumi privati delle famiglie italiane e del gettito che lo Stato incassa. Questo, infatti, passa dai quasi 48 miliardi di euro del 2008 agli oltre 80 miliardi di euro di oggi, per un settore industriale che conta oltre 6.000 imprese e occupa circa 200.000 addetti.

E allora, cari colleghi, se in un'Italia dove, secondo le ultime e imprecise ricerche, abbiamo 15 milioni di giocatori abituali e almeno 800.000 giocatori patologici, mi chiedo - e vi chiedo - se non sia compito dello Stato mettere in campo ogni possibile misura per ridurre, quanto più possibile, la dipendenza dal gioco contrastando, allo stesso tempo e in maniera decisa, la presenza delle organizzazioni criminali all'interno del settore.

La relazione ci informa - ma lo sappiamo benissimo - che le attività criminali nel settore dei giochi si annidano nelle falle e negli interstizi del sistema: manomissioni, segnali e connessioni che saltano, anomalie cui corrispondono spesso interventi di controllo blandi o non tempestivi, transazioni che avvengono nell'ombra, pagamenti anonimi, sottraendo alla tassazione la maggior parte dei ricavi prodotti dall'uso degli apparecchi.

Voglio richiamare, in questa sede, la sentenza della Corte costituzionale, che nel 2015, ha affermato come sia giusto che i Governi e le amministrazioni pubbliche restringano l'attività di organizzazione e gestione dei giochi pubblici affidati in concessione, per garantire un livello di tutela dei consumatori particolarmente elevato e padroneggiare i rischi connessi a questo settore, consentendoci così di introdurre nuove e maggiori restrizioni al gioco, dichiarando esplicitamente che gli interessi pubblici prevalenti non stanno nei guadagni dei gestori, ma nel contrasto alla diffusione del gioco irregolare o illegale, nella tutela della sicurezza, dell'ordine pubblico e dei consumatori, specie minori d'età, e nella lotta contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore.

Accolgo fortemente, allora, le proposte contenute nella relazione, tra le quali voglio richiamare sicuramente un rafforzamento delle barriere all'ingresso, per il rilascio, il rinnovo e il mantenimento delle concessioni, unito a un inasprimento dell'apparato sanzionatorio penale e amministrativo. Altresì, sarà opportuno rafforzare, anche di concerto con l'ANAC, le misure antiriciclaggio, attraverso una maggiore tracciabilità delle vincite al gioco. In tal senso, ha ragione la relazione quando denuncia i rischi derivanti dall'estrema polverizzazione dei punti di gioco che ostacola i controlli.

Infine, non dobbiamo dimenticarci di intervenire con politiche adatte nei confronti dei giocatori d'azzardo patologici, che vanno aiutati con misure preventive, terapeutiche e anche riabilitative, misure che potrebbero - è una mia opinione - essere finanziate ulteriormente con parte del gettito derivante dal gioco stesso.

Il gioco d'azzardo è diventato ormai un coinvolgimento di massa di tutti i ceti sociali e, mentre nelle culture passate il giocatore d'azzardo veniva considerato un avventuriero dissipatore, oggi un ragazzo o un adulto che bruciano soldi nelle macchinette istallate un po' dovunque non vengono considerati neppure soggetti a rischio.

Voglio ringraziare nuovamente la Commissione, e in particolare il senatore Vaccari, per questo importante lavoro e voglio sollecitare tutti voi, colleghi, a non retrocedere, neanche di un centimetro, in tema di lotta al gioco d'azzardo; ne va della salute dei nostri figli e dei nostri concittadini, nel bene dell'Italia tutta. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Ricchiuti. Ne ha facoltà.

RICCHIUTI (PD). Signora Presidente, onorevoli senatori, la relazione sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito approvata dalla Commissione parlamentare antimafia rappresenta senza alcun dubbio il più importante testo organico d'indagine e di proposta sul fenomeno che si offre oggi al legislatore nazionale.

Il gioco d'azzardo in Italia è oramai ampiamente cresciuto, sia per la percentuale dei consumi delle famiglie ad esso destinati, sia per quella dei gettito statale; tuttavia, parallelamente all'incremento verticale del fenomeno che dura almeno dal 2003, si è assistito ad una crescente estensione degli interessi della criminalità nel settore, per gli ingenti profitti che è in grado di procurarsi - che in alcuni casi sfuggono pure alle rilevazioni ufficiali - i quali si sono dimostrati in grado di incrementare il riciclaggio, attraverso un circolo vizioso che poggia sulle falle del sistema. Le mafie, insomma, lucrano sulla gestione delle slot machine, del gioco e delle scommesse sportive online fino al fenomeno del match fixing e poi non rischiano quasi nulla, a causa di un'attività molto farraginosa di accertamento delle condotte illegali e di un apparato sanzionatorio che si muove tra pene edittali basse e ricorso alla prescrizione per i reati di gioco illecito.

Per questo motivo, nel poco tempo che ho a disposizione per l'intervento in Aula, vorrei soffermarmi sulle proposte contenute nella relazione approvata dalla Commissione parlamentare antimafia lo scorso 6 luglio 2016, per impedire che la criminalità organizzata entri nel sistema del gioco legale.

Innanzitutto bisogna rafforzare le barriere all'ingresso del sistema pubblico dei giochi. Per fare ciò è necessario ampliare l'ambito dei delitti ostativi sia rispetto ai requisiti per la partecipazione a gare o a procedure ad evidenza pubblica sia rispetto al rilascio, al rinnovo e al mantenimento di concessioni in materia di giochi pubblici. In questo senso bisogna infatti prevedere esplicitamente fattispecie più gravi per i reati in materia fiscale, i delitti contro la pubblica amministrazione (tra cui corruzione e concussione interna e internazionale, o traffico di influenze illecite), il delitto di autoriciclaggio, il reato di scambio elettorale politico-mafioso, di cui all'articolo 416-ter del codice penale, e i delitti di terrorismo interno e internazionale.

La relazione della Commissione mette poi in evidenza la mancata previsione di provvedimenti di confisca e sequestro in relazione alla fattispecie penale di gioco illecito. Per questo motivo, in analogia con le norme sugli appalti pubblici, una scelta radicale sarebbe rappresentata dall'introdurre il divieto di partecipazione per l'operatore economico che sia stato soggetto alla sanzione interdittiva o ad altra sanzione che comporta il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione o che abbia subito condanna per il reato di falso in bilancio.

Altro profilo su cui intervenire è la revisione dell'apparato sanzionatorio penale ed amministrativo. Proposte risolutive per questa finalità possono essere: elevare il termine massimo di prescrizione per le condotte maggiormente pericolose; ancorare alla tutela diretta degli interessi di ordine pubblico l'obbligo di concessione o autorizzazione di polizia anche per gli operatori di società aventi sede all'estero; inasprire le pene in modo che risultino adeguatamente deterrenti; prevedere la sospensione o la decadenza dalle concessioni o dalle autorizzazioni nei casi più gravi di violazione delle condizioni di esercizio del gioco lecito da parte dei concessionari, che intrattengono rapporti contrattuali con soggetti non in regola dal punto di vista autorizzativo, dei gestori o dei terzi incaricati; prevedere l'utilizzo di intercettazioni telefoniche e telematiche, necessarie per accertare le modalità con cui si realizza l'infiltrazione criminale; prevedere infine in capo ai concessionari una responsabilità di posizione legata ai concetti di culpa in vigilando o in eligendo.

Infine, vorrei fare un'ultima considerazione: secondo ricerche condotte dall'ufficio informazioni finanziarie (UIF) risulta possibile aprire un sito di gioco fondato sul bitcoin in breve tempo, operando in assenza di controlli e in completo anonimato. Ciò significa che sempre di più bisogna affinare le strategie per evitare che dietro le monete virtuali si insinuino le mafie per il riciclaggio di denaro. Anche per questo specifico aspetto, oltre che per una più generale regolamentazione di contrasto alla criminalità organizzata, dalla quarta direttiva antiriciclaggio - cui l'Italia deve dare attuazione entro giugno 2017 - possono arrivare segnali positivi.

In conclusione, auspico che le proposte e le indicazioni contenute nella relazione di cui stiamo discutendo siano sostenute dal consenso del Senato, affinché possano impegnare formalmente il Governo ad un sollecito recepimento per una riorganizzazione complessiva del settore del gioco pubblico. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Endrizzi. Ne ha facoltà.

ENDRIZZI (M5S). Signora Presidente, contrastare l'azzardo illegale comporta misure per limitare tutto l'azzardo, perché sono strutturalmente legati: nascono e crescono insieme. La Commissione precisa di essersi limitata ad analizzare gli aspetti legati alla criminalità organizzata e di non essersi spinta nello specifico ad orientare le norme di natura fiscale, sociale e sanitaria e il divieto sulla pubblicità solo per limiti di tempo, ma nella relazione compaiono passaggi illuminanti che fanno rientrare da un portone ciò che è stato lanciato fuori dalla finestra. Cito testualmente: «Le mafie, evidentemente, vedono nel gioco un business altamente redditizio. Ciò sia perché esso consente il riciclaggio, ma anche in sé e per sé ed è effettivamente possibile che la crescita delle giocate legali sia andata di pari passo con l'incremento degli introiti dei boss, nonostante le due cose possano sembrare, a prima vista, tra loro in contrasto. Infatti, data una certa "domanda di gioco" totale, se una quantità sempre maggiore di questa spesa va ai prodotti legali, le giocate illegali, e all'interno di queste quelle gestite dai mafiosi, dovrebbero corrispondentemente diminuire. Finora presumibilmente non è stato così (…)». Qualche "fariseo" sosteneva che il proibizionismo incentiva le mafie e il gioco illegale e così si è liberalizzato un settore in maniera enorme. La relazione della Commissione d'inchiesta afferma il contrario e spiega perché: l'azzardo legale recluta nuovi clienti che passano poi ai circuiti illegali per il semplice fatto che, non pagando tasse, possono quantomeno promettere margini migliori, e ci sono poi pronti gli strozzini che fanno immediatamente credito perché sanno come recuperarlo.

In un sistema così concepito, le pubblicità non sono elemento marginale o estraneo, sono strategiche al reclutamento, dunque funzionali direttamente o indirettamente anche al sistema mafioso perché, lo dice la relazione, le mafie sono già dentro l'azzardo legale. L'azzardo legale si può considerare, nel migliore dei casi, come una massa entro la quale si mimetizza il settore illegale.

Ma non basta: riporta ancora la relazione che nel periodo dal 1989 al 1992 vigeva la concezione del gioco d'azzardo come un disvalore etico. Dal 1992, con la crisi valutaria, l'azzardo si avvia ad essere considerato come un'importante leva fiscale, una fonte notevole di entrate tributarie. Pecunia non olet; Governi e maggioranze di destra e sinistra non hanno sentito l'odore di quello che facevano.

A partire dal 2003, il decisore pubblico cambia ulteriormente obiettivo; cambio di passo: non basta più incrementare le entrate fiscali, ma si pongono le basi per organizzare l'azzardo come vera e propria industria di massa, creando l'Agenzia delle dogane e dei monopoli dotata di poteri di gestione, regolazione, programmazione e strategia di mercato. Tuttavia, l'Agenzia occupa anche il potere legislativo nel momento in cui la bozza del decreto legislativo attribuita al Governo Renzi proveniva - così scopriamo - dal computer del direttore Italo Volpe. Questa industria di massa è stata pianificata da una politica troppo spesso legata agli interessi delle multinazionali, e troppo spesso si sono rilevati intrecci anche con ambienti malavitosi.

Anni fa portai in quest'Aula la denuncia, avviata da Libera e rilanciata da Conagga, dei rapporti tra politica, lobby e malavita organizzata. Riportai il caso di Amedeo Laboccetta, già manager dì una multinazionale dell'azzardo, che finanziò la sua campagna elettorale; il titolare di quella multinazionale era figlio di un noto boss, ma rivendicava di non avere legami con il padre. Ebbene, Francesco Corallo e Amedeo Laboccetta sono stati arrestati per riciclaggio nel settore delle videolotterie. Ora la giustizia farà il suo corso, e vedremo come si concluderanno i processi. Ma è più di un timore che le mafie abbiano potuto trovare qui dentro, in queste Aule, persone pronte a predisporre il brodo di coltura in cui svilupparsi. E persone disposte a credere in modo acritico, perché non si è voluto nemmeno vedere il rischio: nessun principio di precauzione per le stime catastrofiche portate all'attenzione delle nostre Aule dal Dipartimento per le politiche antidroga, che già nella relazione 2012 stimava nell'1 per cento i malati di azzardo, ma ammoniva sul rischio che dopo l'impennata del 30 per cento della raccolta in un solo anno e l'esplosione della pubblicità, il dato rischiava di dover essere moltiplicato per 7-10 volte.

Nessun principio di precauzione è stato adottato quando le ricerche di Simone Feder denunciavano una diffusione allarmante dell'azzardo tra i minori in Lombardia; nessun principio di precauzione quando un anno e mezzo fa Nomisma confermava quei dati a livello nazionale. Ieri, Nomisma li ha nuovamente ribaditi: un ragazzo su due nell'ultimo anno ha tentato la fortuna con il gioco d'azzardo e qualcuno ha ancora il coraggio di enfatizzare un lieve calo del dato. Ci vuole una pervicace fantasia per vedere mezzo pieno un bicchiere quando dentro c'è una goccia, in un mare di devastazione. Qui si va oltre: abbiamo persone che riescono a vedere l'uovo dentro un pelo. È di questa sottovalutazione che ci preoccupiamo; di chi ancora vota sanatorie alle lobby, emendamenti a tutela del settore e che stronca sindaci e Regioni "no slot" e le omissioni sulle misure davvero necessarie.

Anche in questa proposta di risoluzione siamo perplessi per la perdurante assenza di impegni che daremmo per scontati. Da anni denunciamo il fatto che in una sala di videolotteria si possono inserire somme ingenti e poi ritirarle facendole figurare come vincite a scopo di riciclaggio. La mozione del Movimento 5 Stelle per bloccare l'uso delle banconote da 500 euro è stata respinta. In Commissione affari sociali da anni è insabbiata la legge per il contrasto all'azzardopatia che prevede l'obbligo di utilizzare la tessera sanitaria rilasciata dallo Stato. In questa proposta di risoluzione dite che l'idea è interessante e va valutata. Ma valutare cosa? È già stata valutata da una Commissione, dopo audizioni ed analisi, e votata all'unanimità; eppure è insabbiata!

Al posto di una tessera sanitaria rilasciata dallo Stato, si propone di istituire un ticket emesso dal gestore? Dopo che sappiamo che molte sale sono in mano alle mafie? Dopo che nella relazione si scrive chiaramente che bisogna estendere la responsabilità ai concessionari che non fanno nulla per controllare la loro filiera? Ma allora che ce ne facciamo dei concessionari? Si mangiano centinaia di milioni l'anno per garantire che cosa? Solo una rete commerciale che rastrella clienti.

I cittadini sono più avanti: su Lex Iscritti, il nostro portale interattivo, un cittadino ha proposto di rendere totale la tracciabilità dei flussi eliminando il contante: chi vuole azzardare richiede una tessera personale, con foto, microchip e la possibilità di impostare un tetto di spesa: così i flussi sono tracciabili, si vieta l'accesso ai minorenni, si frena l'impoverimento delle famiglie, che va a danno delle imprese sane, di commercianti, di artigiani, di piccole imprese che vedono i consumi volatilizzati in questo spreco di felicità e di risorse. I cittadini allora sono più avanti e quando i cittadini sono più avanti della classe politica, io mi preoccupo.

Bene nella relazione e bene anche nella risoluzione le misure che introducono barriere di ingresso ai soggetti economici nell'azzardo, ma è necessario avere i dati sulla composizione azionaria delle società e sui fondi d'investimento che ne controllano quote.

Bene l'inasprimento delle pene, ma nulla si dice sulla necessità di sviluppare la capacità di indagine. Oggi ci sentiamo dire che se i sindaci introducono limiti nel settore incentivano il settore illegale, ma se qualcuno vuol dire che non siamo in grado di individuare un totem in un locale pubblico, se non si riesce ad organizzare una rete di controllo efficace, allora lo Stato si è arreso.

Forse il divieto totale di machine gambling sarebbe di grande aiuto, perché se vedo una macchinetta dove è vietato, non ho bisogno di verificare: so già che è illegale.

E poi non ci piace l'ipocrisia dialettica di sostenere che limitare l'autonomia dei sindaci e delle Regioni "noslot" garantisca maggiore sicurezza: questo non si può sentire! È un modo per imporre un bavaglio. Se si vuole omogeneità, basta prendere la legge regionale più restrittiva e protettiva e renderla nazionale. Non è un caso che ad opporsi alle intese al ribasso siano le Regioni che hanno leggi più protettive per i cittadini. Il rischio è che domani, questo testo venga usato per intervenire dove fa comodo a pochi e si trascurino i bisogni urgenti del Paese.

Chi ha esposto i nostri figli a questa malattia deve saperlo: ora l'antibiotico va assunto fino in fondo, altrimenti si rafforzano i batteri. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Lumia. Ne ha facoltà.

LUMIA (PD). Signora Presidente, colleghi, l'esperienza maturata in tanti anni di impenno antimafia mi porta all'amara constatazione che, con l'espansione del gioco d'azzardo, il nostro Paese è entrato in una spirale perversa. Più gioco, più entrate fiscali; si è partiti così e poi, via via, il meccanismo è diventato serio e drammatico: più gioco, più dipendenza, sino alla ludopatia; più gioco legale e, paradossalmente, più gioco illegale e, quindi, più presenza mafiosa. Come uscirne?

Non sarà certamente facile. Non ne veniamo a capo limitandoci a gridare allo scandalo o a stracciarci le vesti; dovremo metterci di buona lena in cammino, con un passo progettuale e operativo. Sarà un cammino lungo, faticoso, in salita, da realizzare tappa dopo tappa.

La prima: colpire la mafia presente nel gioco d'azzardo. In questo arduo compito, è preziosissimo il lavoro svolto dalla Commissione antimafia. Più volte, nelle ultime legislature, infatti, la Commissione si è occupata del tema del gioco d'azzardo legale e delle molteplici infiltrazioni delle mafie, sia nei concessionari, sia nei gestori, sia nelle tante attività collaterali. Anche in questa legislatura si è lavorato sodo: prima il Comitato, poi la Commissione, hanno approvato all'unanimità una relazione del senatore Vaccari. Oggi, la nostra responsabilità ci porta a una risoluzione che impegna il Governo su fatti e misure molto precise.

Tre cose mi hanno colpito in questa relazione, la prima delle quali è il riciclaggio. Il maledetto riciclaggio, che avviene in diverse forme, sia attraverso la partecipazione diretta, a volte senza neppure lo schermo di un prestanome, sia attraverso le società concessionarie, sia anche attraverso la gestione dei singoli punti gioco, magari predisposti per il gioco online tramite società estere.

Altro punto, altrettanto perverso, è il controllo mafioso del territorio, che si manifesta con l'imposizione delle macchinette per il gioco ai singoli bar, spesso costretti a installarle, esattamente come se fosse un vero e proprio pizzo, con esercenti a volte conniventi con le organizzazioni criminali nella gestione di apparecchi in parte legali ed in parte illegali perché non connessi alle rete di controllo.

Il terzo punto che mi ha colpito è la creazione di un circuito, di un sistema fatto di giocatori che diventano dipendenti, che alimentano a loro volta l'odioso giro dell'usura, ovviamente controllato dalle stesse organizzazioni mafiose.

Dalla relazione emerge chiaramente che il circuito economico legale è cosi ampio che la partecipazione di capitali mafiosi può essere vantaggiosa anche restando in un circuito di apparente legalità, un'apparenza che crolla non appena si indaga sugli interessi che ruotano all'interno del gioco d'azzardo. Spesso emergono così gli interessi e le modalità tipiche dell'agire mafioso.

Sappiamo anche che le lobby del gioco sono molto potenti: è recente l'arresto di Corallo e di un ex parlamentare che sedeva - pensate un po' - nella Commissione antimafia nella scorsa legislatura e recentemente sono anche stati fatti emergere i rapporti con la criminalità organizzata.

La normativa, così com'è, è insufficiente e la relazione della Commissione antimafia che ci è stata presentata oggi, qui in Senato, individua i punti specifici su cui intervenire: da un lato, ridurre la diffusione eccessiva dei punti gioco e dei giochi che maggiormente espongono i giocatori al fenomeno della ludopatia e del gioco compulsivo; dall'altro, rendere sempre più trasparente il settore dei giochi e le modalità di accesso alle gare per le concessioni e l'assegnazione di gestione dei punti gioco in tutto e per tutto simili alle gare d'appalto, con obbligo di documentare accuratamente la compagine societaria, di rendere immediatamente note alle autorità competenti eventuali cessioni di azienda o subentri nella gestione.

Sul primo punto si sta lavorando da tempo per giungere ad un'intesa con le Regioni e gli enti locali, che consenta di ridurre le sale gioco e la presenza di slot nei locali pubblici, e di allontanarle da luoghi frequentati dai giovani, che troppo facilmente possono accedere al gioco d'azzardo anche in età minorile.

Allo stesso modo, si deve giungere al più presto ad una normativa più stringente sulla pubblicità, sui luoghi e gli spazi TV in cui è consentita o meno.

Sull'aspetto più direttamente collegato con la dimensione dell'infiltrazione mafiosa o criminale nel gioco d'azzardo legale, bisogna sicuramente predisporre norme che impongano alla società concessionaria una sorta di «responsabilità diretta» sulla gestione materiale dei giochi effettuata sul territorio: non è pensabile, colleghi, che si riceva una delega dallo Stato di questa portata e non si sia responsabili in alcun modo se poi, sul territorio, l'attività viene svolta in maniera illegale o «appaltata», in maniera anche formalmente legale, alle diverse mafie.

Ugualmente, bisogna valutare se non sia necessario un innalzamento delle pene, almeno per le violazioni più gravi, che consenta di utilizzare alcuni strumenti di indagine più efficaci, come le intercettazioni telefoniche e ambientali e le indagini patrimoniali.

Un altro punto qualificante, sottolineato nella relazione, è quello di lavorare per una sorta di armonizzazione delle normative di controllo e prevenzione anche a livello europeo, quantomeno per evitare, come avviene troppo spesso attualmente, che il controllo di legalità effettuato in Italia tenga lontani i mafiosi dal sistema del gioco legale, per poi vederseli rientrare tramite società di comodo, costruite in Paesi europei compiacenti o con normative non sufficientemente stringenti.

Per questo ringrazio il senatore Vaccari, il nostro Capogruppo in Commissione antimafia, senatore Mirabelli, nonché le senatrici Capacchione e Ricchiuti per il lavoro svolto. Ringrazio anche la senatrice Albano, che ci ha parlato dei rischi cui si è esposta quando ha lavorato contro il gioco d'azzardo in Liguria.

La relazione è uno strumento prezioso che ha consentito, prima a tutta la Commissione, e ora anche alla Camera e al Senato, di riflettere in maniera ancora più approfondita su questo tema e di sostenere, con accorgimenti sempre più efficaci, la necessità di normative e di controlli più puntuali per cacciare le mafie da un settore economico così rilevante e che, formalmente e sostanzialmente, debba svolgersi tutto sotto il pieno controllo dello Stato.

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione.

Comunico all'Assemblea che è stata presentata la proposta di risoluzione n. 1, a firma del senatori Mirabelli e di altri senatori, già stampata e distribuita.

Rinvio il seguito della discussione del documento in titolo ad altra seduta.

Discussione e approvazione di proposta di inserimento
nel calendario dei lavori dell'Assemblea del disegno di legge n. 2068

PRESIDENTE. Passiamo ora alla richiesta di inserire nel calendario dei lavori dell'Assemblea, ai sensi dell'articolo 55, comma 7, del Regolamento, la discussione del disegno di legge n. 2068 recante: «Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile».

Ha chiesto di intervenire la senatrice Mussini. Ne ha facoltà.

MUSSINI (Misto). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSSINI (Misto). Signora Presidente, spenderò due parole per illustrare questa richiesta. È evidente a tutti che l'Italia è un Paese in cui le emergenze sono dolorosissime e, tuttavia, non sono così poco frequenti da poterle considerare esclusivamente delle emergenze. Insieme a coloro che hanno sostenuto con me questa richiesta, riteniamo fermamente che il primo compito del legislatore sia, al di là di qualunque strumentalizzazione, al di là delle polemiche e di quello che può scaldare di più i giornali o i social network, produrre leggi che siano utili ed efficaci.

Abbiamo in Senato una proposta di una legge delega per una riorganizzazione del sistema della protezione civile. Non voglio entrare ora nel merito dei contenuti di questa delega, che è arrivata dalla Camera nel settembre 2015 e che si trova attualmente all'esame delle Commissioni di merito, con emendamenti già presentati e con l'espressione dei pareri da parte dei relatori per la 1a e la 13ª Commissione, in attesa dei pareri della Commissione bilancio. Credo sia un dovere di tutti mandare avanti questo provvedimento, per dare una risposta alle emergenze del Paese che rientri nel nostro ruolo. Credo che ciascuno di noi, se il suo ruolo fosse quello di aiutare sul luogo, non esiterebbe a farlo; ma il nostro ruolo adesso non è questo: ci sono persone che eroicamente fanno questo ed hanno tutto il diritto di avere una normativa chiara, che possa riorganizzare e dare il più possibile certezze, facendo ciascuno il proprio dovere e cercando di ottenere il massimo risultato.

Per queste ragioni, invito tutti a votare per una calendarizzazione la più rapida possibile (già domani, se fosse possibile), per consentire al Paese di avere un'idea del nostro impegno e qualcosa di concreto da parte nostra. (Applausi dal Gruppo Misto).

PRESIDENTE. Ricordo che, ai sensi dell'articolo 55, comma 7, del Regolamento, la deliberazione è adottata con votazione per alzata di mano, dopo l'intervento di non più di un oratore per Gruppo per dieci minuti ciascuno.

ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signora Presidente, noi della Lega Nord, anche alla luce degli eventi degli ultimi giorni, che seguono l'emergenza terremoto dell'agosto 2016 e del 26 e 30 ottobre del 2016, tenuto conto delle palesi criticità che si stanno consolidando nell'emergenza e nella ricostruzione del terremoto nelle quattro Regioni dell'Italia centrale (Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche), e, soprattutto, in considerazione della reazione della macchina dello Stato a seguito dell'emergenza maltempo, neve e gelo, riteniamo che la macchina della protezione civile stia presentando falle importanti, a fronte delle quali il Parlamento, ovviamente insieme al Governo, visto che si sta parlando di una legge delega, deve affrontare seriamente la riforma del sistema nazionale della protezione civile.

Dobbiamo dare un segnale di serietà al Paese. Non dobbiamo velocizzare per forza l'iter di questa legge tanto per poter dire agli italiani che abbiamo affrontato e licenziato celermente questo disegno di legge. Noi dobbiamo valutare e analizzare bene quanto di male, nel post terremoto e nella gestione dell'emergenza che ha colpito principalmente la Regione Abruzzo, ma anche gran parte della Regione Marche, si sta verificando, ovverosia la mancanza di una linea di comando.

Lì ci sono persone alle quali il Gruppo della Lega Nord rivolge il proprio plauso e un elogio per come si stanno prodigando: mi riferisco agli uomini e alle donne dei Vigili del fuoco, della Protezione civile, del Soccorso alpino, della Croce rossa italiana, dell'ANPAS e delle Forze dell'ordine. Ma tanto non ha funzionato. Non è chiaro chi fa che cosa, non sono chiari i tempi a partire dai quali le componenti della protezione civile devono intervenire, non è chiaro se al comando di queste operazioni ci sia una sola persona, come noi auspichiamo, oppure un comando bicefalo. Dobbiamo assolutamente ponderare questo aspetto.

Ben venga, quindi, la ripresa della trattazione del disegno di legge delega in oggetto in Commissione affari costituzionali, magari anche riaprendo il termine per la presentazione di eventuali emendamenti. Invito tutti i colleghi di Palazzo Madama a fare gli opportuni approfondimenti e a verificare - lo ripeto - quanto di critico sta avvenendo, dal mese di agosto 2016 fino ai giorni nostri.

Noi siamo favorevoli a che questo disegno di legge riprenda il suo cammino, ma non siamo d'accordo che l'esame avvenga e si concluda nelle prossime ore, come ha proposto la collega, senatrice Mussini. Prendiamoci il tempo che serve e lasciamo terminare l'emergenza, che non è ancora conclusa nelle Regioni Abruzzo e Marche. Voglio infatti ricordare che ancora oggi ci sono diverse centinaia, se non migliaia di famiglie e agricoltori senza luce, corrente elettrica, collegamento telefonico, riscaldamento e acqua da nove giorni.

La Lega Nord condivide la proposta di riprendere l'esame del disegno di legge n. 2068 all'interno della Commissione affari costituzionali, ma con le dovute attenzioni ed eventualmente riaprendo il termine per la presentazione degli emendamenti.

VACCARI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VACCARI (PD). Signora Presidente, a nome del Partito Democratico esprimo una posizione favorevole alla richiesta di urgenza formulata dalla collega Mussini sul disegno di legge delega per il riordino delle disposizioni legislative in materia di protezione civile.

A sostegno del parere favorevole voglio però svolgere una considerazione che è diametralmente opposta alle argomentazioni che il collega Arrigoni ha appena esplicitato all'Assemblea. Credo che se il Parlamento ha tra le sue facoltà la possibilità di dare un segnale di serietà al Paese, lo può fare evitando di strumentalizzare ciò che sta accadendo nel Centro Italia, così come è stato fatto pochi istanti fa, nei giorni successivi al 24 agosto scorso e dopo la scossa del mese di ottobre, speculando a fini elettorali sulle difficoltà che la sommatoria di tanti eventi ha creato per la giusta risposta all'emergenza e per l'assistenza alla popolazione e, contestualmente, al proseguo dell'attività di ricostruzione che era già stata avviata. Anche per questa ragione, credo sia utile - come ha chiesto la collega Mussini - che il disegno di legge venga in Assemblea, anche qualora il suo esame non fosse concluso nelle Commissioni. C'è il rammarico di non avere potuto chiudere il percorso della discussione in Assemblea con l'approvazione della legge delega. Come i colleghi sanno, il ritardo accumulato è legato a un approfondimento in corso richiesto dal parere espresso dalla Ragioneria generale dello Stato sul disegno di legge, che aveva apposto la condizione, secondo l'articolo 81 della Costituzione, di iscrivere nel disegno di legge la clausola di invarianza di spesa per lo Stato. Sono stati svolti approfondimenti per riuscire a cambiare il parere della Ragioneria e a portare in Assemblea il provvedimento senza modifiche, dando mandato pieno, a partire da questa Assemblea, alla protezione civile per attivare in tempi rapidi la delega.

Se questo non sarà possibile, credo che già nella giornata di domani, come mi auguro e come è stato richiesto, si possa procedere all'esame degli emendamenti presentati e alla richiesta del parere espresso dalla Ragioneria generale dello Stato.

Credo che questa proposta possa essere accolta, soprattutto perché il Paese ha bisogno di semplificare e dare chiarezza all'attività della Protezione civile, non di cambiarla radicalmente o di stravolgerla. Bisogna semplificare e rendere più chiara la filiera delle responsabilità, che però nulla ha a che fare con la risposta che oggi stiamo dando, in modo puntuale e completo, ai territori, nonostante le difficoltà e qualche ritardo. Credo che con la delega sarà possibile migliorare ulteriormente questa risposta e anche per questa ragione, voglio concludere il mio intervento esprimendo a nome del Partito Democratico, tutto il sostegno e la solidarietà al capo dipartimento, Fabrizio Curcio, e al commissario Errani per l'instancabile lavoro che stanno svolgendo dal 24 agosto e, per quanto riguarda Errani, dai giorni seguenti la nomina, a sostegno della ripresa delle attività civili e produttive di quei territori e per la ripresa, attraverso la fase di ricostruzione, da tutti i punti di vista di quei territori. Per il Partito Democratico, quindi, nulla osta a portare in Assemblea quanto prima il disegno di legge, anche se non concluso dalle Commissioni. (Applausi dal Gruppo PD).

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Signora Presidente, anche il Movimento 5 Stelle voterà a favore della richiesta avanzata dalla senatrice Mussini, anche se teniamo a precisare alcune cose. Innanzitutto, parliamo di una legge delega e quindi, al di là del tempo che è stato necessario in Commissione e che ancora forse sarebbe necessario per dirimere qualche punto, ci chiediamo se ci sarà tempo per vedere la fine dell'iter della delega e, soprattutto, se i decreti delegati arriveranno in tempi congrui.

Tra l'altro, ci sembra di capire che - entro solo brevemente nel merito, perché non è nostra intenzione farlo adesso - in questa legge non si intervenga in modo incisivo sull'operatività della Protezione civile.

Auspichiamo, quanto al punto richiamato dal senatore Vaccari, della clausola di invarianza economica richiamata della Ragioneria di Stato, che la vicenda si possa concludere positivamente, perché altrimenti ci chiediamo come sia possibile adottare un provvedimento veramente incisivo, che metta la Protezione civile in condizioni di operatività migliori di quelle nelle quali si è trovata in questi giorni, senza un congruo investimento.

Anche il Movimento 5 Stelle, quindi, pur con queste riserve, voterà a favore della richiesta avanzata dalla senatrice Mussini.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signora Presidente, il Gruppo Forza Italia è a favore della richiesta avanzata, non soltanto alla luce dell'attualità e di ciò di cui si sta parlando in questi giorni, ma anche coerentemente con quanto abbiamo fatto nella scorsa legislatura, quando abbiamo portato avanti - ed era stata approvata in questo ramo del Parlamento - una riforma della protezione civile per renderla particolarmente efficiente e adatta a rispondere nei momenti di emergenza, quando è chiamata a intervenire. Il problema, che abbiamo visto ripresentarsi in questi giorni, riguarda non soltanto i mezzi utilizzati dalla Protezione civile, ma anche il modo in cui gli stessi vengono utilizzati, pertanto è davvero appropriato intervenire adesso. Noi lo avevamo fatto nella scorsa legislatura, senza purtroppo riuscire a completare il percorso nell'altro ramo del Parlamento, anche a prescindere dalle urgenze o dell'attualità.

Quello che si è verificato in questi giorni, anche rispetto al ruolo del commissario Errani, che doveva supplire a quanto la Protezione civile in questo momento non è in grado di fare, ha dimostrato che sono state soprattutto le promesse ad essere state portate avanti con grande evidenza e rapidità. A queste promesse, tuttavia, non sono seguite le risposte, né per il medio termine, cioè rispetto alla consegna delle abitazioni e la sistemazione di tutti coloro che hanno dovuto lasciare la propria abitazione, né purtroppo nell'immediatezza dei soccorsi che si sono resi necessari.

Per queste ragioni, credo sia davvero un atto di responsabilità iniziare questa discussione, in coerenza con quanto è stato fatto la scorsa legislatura con un provvedimento il cui relatore era il senatore D'Alì.

Vorrei anche che si specificasse quando questo provvedimento dovrà essere discusso, altrimenti rischiamo di inserirlo in calendario senza sapere quando verrà affrontato, magari addirittura mai.

Vorrei quindi permettermi di precisare le condizioni che, secondo buon senso, possono consentire che questo tema sia affrontato. Domani mattina, alle ore 10, è previsto l'intervento del presidente Gentiloni Silveri, dunque non credo che dalle 9,30 alle 10 possiamo iniziare la chiama per l'elezione prevista sia per l'AGCOM che per la Corte dei conti. Credo quindi che sarebbe questa la sede di proporre l'inizio della seduta di domani alle ore 10, perché alle 9,30 rischiamo di aprire la seduta per disporne il rinvio alle ore 10, quando è previsto l'intervento del Presidente del Consiglio.

Poi c'è un'altra urgenza: domani, alle ore 13,30, il ministro dell'interno Minniti riferirà alla Camera dei deputati davanti alle Commissioni di Camera e Senato, per cui credo che sarebbe opportuno, compatibilmente con i tempi della discussione conseguente all'intervento del presidente Gentiloni Silveri, concludere i lavori dell'Aula entro le ore 13 al fine di consentire a tutti i senatori che devono recarsi a Montecitorio per questa importante audizione del ministro Minniti di avere il tempo materiale di farlo.

Infine, nel pomeriggio, se non credo sia importante prima o dopo il punto riguardante il senatore Vacciano, dovremmo iniziare l'esame del provvedimento sulla protezione civile, rinviando alla settimana prossima le votazioni, che erano previste per domani, sull'AGCOM e sulla Corte dei conti.

Signora Presidente, chiedo scusa se mi sono permesso di avanzare una proposta di razionalizzazione dei tempi, ma volevo lasciarla agli atti di modo che sappiamo su cosa votiamo e quando iniziamo la discussione su questo argomento, che riteniamo senz'altro importante. (Applausi del senatore Caliendo).

PRESIDENTE. Mi sembra che stiamo ridefinendo, in relazione alle urgenze, il calendario delle sedute di oggi e di domani. Il primo punto che, se non vi sono obiezioni, darei per acquisito, è il rinvio delle votazioni che avevamo in agenda, in quanto veramente incompatibili con le proposte di modifica avanzate. Mi sembra che su questo non vi siano obiezioni.

MONTEVECCHI (M5S). Ci sono obiezioni.

PRESIDENTE. Le darò, allora, la parola, al termine degli interventi.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signora Presidente, colleghi, anche noi siamo favorevoli alla dichiarazione di urgenza del provvedimento che abbiamo preso in considerazione, ma l'urgenza non può escludere una seria ponderazione delle soluzioni. È evidente, infatti, che abbiamo di fronte una questione di grande rilevanza e che, come abbiamo avuto modo di verificare in queste ore, un'organizzazione con defaillance o difficoltà di intervento rapido (per varie ragioni, non si tratta qui di aprire un dibattito sul tema) mette in discussione l'efficienza del sistema.

Credo quindi che dobbiamo riflettere bene. Da questo punto di vista, mi permetto di sottoporre alla vostra valutazione, colleghi, alcune questioni. È fuori discussione la competenza, (e non sempre questa è disponibile in maniera adeguata), ma vi è anche la necessità di individuare e valutare l'affidabilità di chi decide, perché il fattore tempo è importante e in materia di emergenza e di protezione civile, le procedure ordinarie non consentono neanche ai padreterni di intervenire in maniera tempestiva e adeguata. Questo è il nodo della questione e non credo possa essere eluso.

Tuttavia, signora Presidente, colleghi, bisogna riprendere in maniera seria la questione della prevenzione, della sicurezza e della cultura della sicurezza. Non possiamo accettare l'impostazione attuale: oggi c'è la burocrazia della sicurezza. Le vicende più recenti e quelle più lontane dimostrano che i quintali di carta non mettono al riparo il sistema dai rischi presenti nel nostro Paese. Dobbiamo, quindi, essere più pragmatici e penetranti sulle questioni. Chi ha un po' di esperienza su questi temi, non solo dal punto di vista delle istituzioni pubbliche, ma anche da quello delle aziende private, sa che la sicurezza deve essere reale, non può essere semplicemente un modo di pararsi rispetto a vicende che possono accadere. Mi riferisco alla cultura della sicurezza, che deve coinvolgere tutti i cittadini e che deve partire anche dal lavoro di formazione strategica che bisogna portare nelle scuole. (Applausi del senatore Zin).

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Signora Presidente, non ho ben compreso se il senatore Malan voglia legare la votazione su un eventuale spostamento dell'elezione del membro dell'ufficio di presidenza dell'AGCOM a quella sulla procedura d'urgenza per il provvedimento. Non so se ho inteso male. Vorrei che, invece, le due votazioni fossero fatte separatamente in quanto parliamo di due cose separate.

PRESIDENTE. Su questo la rassicuro, senatrice: avendo la parola, il senatore Malan ha formulato anche una richiesta di variazione del calendario. Si votano cose distinte.

MONTEVECCHI (M5S). La domanda successiva è quindi sul punto sollevato dal senatore Malan, di un eventuale rinvio della votazione per l'elezione di un commissario dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni alla prossima settimana, sarà data di nuovo ai Gruppi l'opportunità di intervenire o devo dire in questa sede qual è la nostra opinione in merito? Lo chiedo perché sarebbe prevista l'apertura di un'altra discussione.

PRESIDENTE. Ovviamente, quello che ho detto valeva in assenza di obiezioni; siccome ce ne sono, svolgeremo un'altra discussione prima di mettere in votazione la proposta e, come previsto dal Regolamento, daremo la parola a chi intende intervenire, uno per Gruppo.

MONTEVECCHI (M5S). Allora attendo la parola. La ringrazio.

PRESIDENTE. Colleghi, mi sembra ci siano stati vari interventi, non sempre lineari, su come configurare l'inserimento all'ordine del giorno del provvedimento sulla protezione civile che vanno considerati. Propongo quindi una sospensione di pochi minuti. (Commenti dei Gruppi M5S e LN-Aut).

La Presidenza deve tener conto di tutte le richieste che sono state formulate. Sono le ore 19,45 e la seduta è prevista fino alle ore 20, quindi ce la possiamo fare ad arrivare fino alla fine. Che dite? Ce la facciamo o abbiamo lavorato troppo? Io dico di no.

Sospendo quindi la seduta fino alle ore 19,50.

(La seduta, sospesa alle ore 19,46, è ripresa alle ore 19,50).

La seduta è ripresa.

Metto dunque ai voti la proposta di inserimento nel calendario dei lavori dell'Assemblea della discussione del disegno di legge n. 2068 in materia di protezione civile.

È approvata. (Il senatore Calderoli fa cenno di voler intervenire).

Stia tranquillo, senatore Calderoli.

Metto ai voti la proposta di inserimento nel calendario dei lavori dell'Assemblea della discussione del disegno di legge n. 2068 in materia di protezione civile dopo il voto sulle dimissioni del senatore Vacciano, avanzata dal senatore Malan.

È approvata.

CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, senatore Calderoli, Mi dica qual è il problema.

CALDEROLI (LN-Aut). Signora Presidente, quando qualcuno mi dice di stare tranquillo, di solito è il momento in cui la tranquillità scompare. Francamente non è possibile chiedere al Parlamento di votare senza sapere quale sia la richiesta.

Richiamo proprio l'articolo da lei citato...

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Calderoli, ma lei è arrivato adesso in Aula. Nel pomeriggio ho visto che era assente.

CALDEROLI (LN-Aut). Guardi, che lei non veda chi è presente in Aula è un'altra questione.

PRESIDENTE. Lei non può dire questo. Io ho dato lettura della richiesta della senatrice Mussini. (Commenti del senatore Candiani).

CALDEROLI (LN-Aut). Mi ascolti: sul Regolamento è scritto che, per invertire l'ordine del giorno, si devono seguire le medesime modalità. Ciò vuol dire che c'è una richiesta del senatore Malan sottoscritta da otto senatori. È sì o no?

PRESIDENTE. Formalmente scritta non l'abbiamo.

CALDEROLI (LN-Aut). Guardi che non stiamo parlando di patatine!

PRESIDENTE. No, non stiamo parlando di patatine.

CALDEROLI (LN-Aut). E allora c'è o meno la richiesta?

PRESIDENTE. Senatore Malan, formalizzi la richiesta. Credo che il suo Gruppo abbia più di otto senatori.

CALDEROLI (LN-Aut). Ma l'ha già fatta votare!

PRESIDENTE. Alzino la mano gli otto senatori che avevano sostenuto la richiesta.

CALDEROLI (LN-Aut). Dopo il voto! Bravi, bravi! Andate avanti così!

PRESIDENTE. Attendiamo le firme. L'inserimento della discussione del provvedimento relativo alla protezione civile dopo il voto sulle dimissioni del senatore Vacciano è stabilito.

Passiamo alla proposta relativa al rinvio della chiama per l'elezione dei membri dell'AGCOM e della Corte dei conti alla seduta di mercoledì della prossima settimana.

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Signora Presidente, quando è stata fatta la Conferenza dei Capigruppo ed è stata annunciata la votazione in questione, praticamente è stata data una settimana di tempo, nel senso che non è stato previsto in Senato lo stesso procedimento - virtuoso a nostro avviso - che era stato seguito, invece, su richiesta della presidente della Camera Boldrini, in merito alla medesima votazione tenutasi alla Camera nel 2013. Questo procedimento virtuoso, portato avanti alla Camera dei deputati, ha previsto un bando a evidenza pubblica, una raccolta di curricula e la formazione di un intergruppo parlamentare alla Camera composto da rappresentanti delle varie forze politiche che hanno visionato i curricula e hanno fatto emergere delle ipotesi di voto.

Noi ci chiedevamo come mai qui in Senato non si fosse deciso di fare altrettanto. A questo punto, però, dal momento che il senatore Malan chiede di posticipare il voto di una settimana, noi presumiamo che non ci sia grande urgenza per procedere alla votazione e, quindi, si possa prendere in considerazione la possibilità di posticiparla non solo di una settimana, ma addirittura del tempo necessario. In tal modo si seguirebbe una procedura virtuosa come quella della Camera e, quindi, si potrebbero raccogliere tramite un'evidenza pubblica i curricula, valutarli e procedere a una selezione che abbia l'obiettivo di essere la più opportuna possibile. Parliamo di un organo di garanzia i cui componenti dovrebbero essere non solo competenti, ma anche indipendenti.

Pertanto, potremmo cogliere questa occasione e, in tal caso, saremmo favorevoli. In caso contrario, ci chiediamo perché posticipare la votazione di una settimana: a questo punto possiamo procedere alla votazione questa settimana perché in fondo non cambia nulla rispetto alla solita prassi.

CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (LN-Aut). Signora Presidente, vorrei segnalare l'assoluta irregolarità della procedura che si è tenuta finora, al punto che è in corso in questo momento la raccolta delle firme per sottoporre una richiesta, in modo da renderla regolare rispetto a un voto che abbiamo già effettuato. Non essendo regolare la proposta, il voto andava annullato, andava presentata la domanda ed eventualmente ripetuto il voto. Il Regolamento è uno solo.

Signora Presidente, ora le sta anche arrivando il foglietto con le firme, e mettiamoci anche l'orario, così risulterà dal Resoconto stenografico che la richiesta non c'era perché è stata depositata in questo momento al tavolo della Presidenza. L'ultima votazione, quindi, è irregolare.

Tornando al punto, posso capire che si possa chiedere l'inversione, ma quello che viene proposto in questo momento è un nuovo calendario che segue delle modalità completamente diverse, a meno che ci si richiami al comma 4 dell'articolo 55 del Regolamento dicendo che si applica anche per le modifiche.

Va bene che le giacche hanno le tasche proprio per essere tirate, ma vediamo di comportarci con un minimo di onestà intellettuale perché non si facciano dei falsi in voto di un'Assemblea parlamentare. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Serra).

PRESIDENTE. Intanto non può parlare di onestà intellettuale, senatore Calderoli, perché allora questa dovrebbe riguardare tutti quanti. Lei sa benissimo che la questione posta era complementare alla decisione che è stata adottata sulla base della richiesta formalizzata dalla senatrice Mussini, che non aveva precisato in quale punto del calendario dei lavori inserire il disegno di legge sulla protezione civile.

AIROLA (M5S). Sono due cose diverse!

PRESIDENTE. Pertanto, riguardo all'onestà intellettuale, la prego di non metterla in discussione. La procedura era esattamente quella che dovevamo seguire, perché non si tratta di una nuova richiesta.

CALDEROLI (LN-Aut). Studi il Regolamento!

CANDIANI (LN-Aut). No!

PRESIDENTE. Esattamente sì.

Siccome non c'è unanimità sul rinvio di una settimana e le questioni poste dalla senatrice Montevecchi, che hanno tutta la loro dignità, dovrebbero essere comunque valutate dalla Conferenza dei Capigruppo, metto in votazione la proposta...

CALDEROLI (LN-Aut). La legga! È scritto dentro!

PRESIDENTE. ...di rinviare l'elezione dei membri dell'AGCOM e della Corte dei conti a mercoledì della prossima settimana alla stessa ora e conseguentemente iniziare domani alle ore 10 e concludere alle ore 13 la seduta antimeridiana del Senato.

È approvata.

Dispongo la controprova.

Ordino la chiusura delle porte. Procediamo alla controprova mediante procedimento elettronico.

È approvata.

Il termine per gli emendamenti al disegno di legge sulla protezione civile è fissato a domani alle ore 12.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SI-SEL). Signora Presidente, voglio solo che sia messo a verbale che non sono riuscita a votare e che, comunque, il mio voto sarebbe stato contrario.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, abbiamo forse capito quello che lei non ha capito, e cioè che domani discutiamo di protezione civile. Ma io mi domando, e le chiedo: come si può consentire che un provvedimento di tale importanza, con tutto quello di cui abbiamo discusso, vada in Aula praticamente senza relatore, non essendo stato neanche concluso il suo esame in Commissione e fissando il termine per la presentazione degli emendamenti alle ore 12?

Ma stiamo scherzando? Ma vogliamo dire che questa è una legge delega sulla protezione civile?

PRESIDENTE. Senatore Candiani, l'Assemblea ha votato a tal riguardo. Capisco che lei abbia illustrato le ragioni di un'altra posizione.

CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, ha fissato lei un minuto fa il termine delle ore 12! Ma si rende conto cosa significa dire agli italiani che prendiamo in mano una legge che tratta di protezione civile....

PRESIDENTE. Ma se l'Assemblea ha votato di discutere il provvedimento in questi tempi non si può che fissare questo termine.

CANDIANI (LN-Aut). Signora Presidente, allora faccia come crede!

Il termine per la presentazione degli emendamenti va posticipato. Non può essere fissato alle ore 12 di domani. Già non è serio arrivare in Aula senza aver completato l'esame in Commissione, ma noi arriviamo in Aula senza relatore e solo con qualche ora per preparare gli emendamenti.

Dopo di che cosa diciamo agli italiani? Gli diciamo che abbiamo messo nelle mani del Governo uno strumento per fare una nuova riforma della protezione civile?

Ma non prendiamo in giro la gente! Anzi, non prendetela in giro! Siate seri! (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Signora Presidente, ragionando con calma, noi prima abbiamo votato su una richiesta di urgenza per un provvedimento.

Se si vuole però fare un lavoro minimamente serio, anche considerato che è richiesta l'urgenza e, quindi, non ci si possono aspettare termini spostati molto in avanti nel tempo, noi riteniamo che il termine delle ore 12 di domani sia veramente troppo breve, considerato anche che domani mattina c'è l'informativa del Presidente del Consiglio dei ministri. Quindi, probabilmente, molti di noi - quasi tutti - saranno in Aula ad ascoltare l'informativa che è stata richiesta.

Chiedo veramente, con il cuore in mano, che si ragioni sul termine delle ore 12 e si cerchi di concedere un po' più di tempo - non vuol dire tanti giorni in più, ma anche semplicemente un giorno in più - per dare modo alle forze politiche di lavorare serenamente sul provvedimento. Noi abbiamo espresso le nostre riserve al suo riguardo ma, se ci prendiamo l'onere di ragionarci con serietà, cerchiamo allora di essere seri fino in fondo.

Mi associo quindi alla richiesta del senatore Candiani e della Lega per cercare di trovare una soluzione congrua.

PRESIDENTE. Credo che si possa disporre un rinvio di almeno un paio di ore, in modo da consentire quanto lei ha chiesto. Purtroppo questo è l'effetto della accelerazione della discussione e anche della mancata conclusione dei lavori in Commissione; ma è la conseguenza della decisione dell'Aula e io non posso non ricordarglielo, senatrice Montevecchi.

Quindi, dispongo che il termine per la presentazione degli emendamenti sia posticipato alle ore 14.

Interventi su argomenti non iscritti all'ordine del giorno

D'ALI' (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ALI' (FI-PdL XVII). Signora Presidente, come anticipato nella discussione della mozione sulla crisi del Venezuela, sono a sollecitare ancora una volta la Presidenza a convocare con la massima urgenza il Governo sull'episodio del mitragliamento di pescherecci italiani nel Canale di Sicilia, di fronte alle coste libiche, a opera di unità della Marina militare libica.

Avverto la Presidenza - nel senso assolutamente bonario e politico del termine - che su questo argomento utilizzerò una tecnica trappista, nel senso che, al termine di ogni seduta, chiederò di intervenire per sollecitare il Governo, fino a quando non verrà a riferire su un episodio assolutamente intollerabile.

I pescherecci sono rientrati a Mazara del Vallo; abbiamo anche la documentazione fotografica dei fori dei proiettili dei cannoneggiamenti diretti da parte della Marina libica nei confronti di uno di essi in particolare. Capisco che questo interessa poco alla Presidenza e ai colleghi, ma spero che la mia tecnica trappista possa giungere a sortire degli effetti.

PUGLIA (M5S). A noi interessa!

GIROTTO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIROTTO (M5S). Signora Presidente, esattamente un anno fa si compiva l'omicidio di Giulio Regeni: la tortura e l'omicidio.

Da più di trenta anni sono attivista di un'associazione che si occupa della difesa dei diritti umani e sono particolarmente sensibile al tema.

Tutti noi sappiamo che la verità è ancora da scoprire.

Il mio appello alla politica è che non si accontenti di una verità di comodo per poter riprendere delle relazioni internazionali di comodo, sacrificando la ricerca della vera verità agli interessi mercantili.

Regeni ci ricorda che il suo è un caso simbolo: ci sono tantissimi Giulio Regeni al mondo e dobbiamo ricordarli tutti.

Dobbiamo capire quali sono stati gli interessi che evidentemente Giulio Regeni è andato a toccare, quale vaso di Pandora rischiava di scoperchiare e quali corde sensibili ha toccato: forse erano oligopoli, forse erano quelle grandi multinazionali che hanno fortissimi interessi nell'approvvigionamento e nel controllo delle materie prime e delle fonti fossili che - ricordiamo - restano una delle cause principali di ingiustizie, di guerre civili, di sopraffazione e di dittature al mondo.

Domani è un tragico anniversario. Cerchiamo di non sprecarlo. Chiedo alla politica di fare tutto il possibile per perseguire la verità e chiedo soprattutto ai cittadini di fare quello che la politica molto spesso non fa, vale a dire sostituirsi tramite le associazioni di volontariato. Molto spesso la politica non agisce; molto spesso il cittadino sostituisce la politica con l'attivismo. Sollecito, quindi, anche i cittadini a seguire le associazioni e a fare la loro parte, dal momento che la politica ancora una volta sembra non volerla fare. (Applausi del senatore Puglia).

Per la risposta scritta ad un'interrogazione

DI BIAGIO (AP (Ncd-CpI)). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI BIAGIO (AP (Ncd-CpI)). Signora Presidente, sarò brevissimo.

Lo scorso 17 gennaio, la Commissione bilancio ha ripreso l'esame del disegno di legge, a mia prima firma, in tema di vittime del dovere ed equiparazione dei benefici. È un disegno di legge che vuole colmare un'ingiusta sperequazione tra vittime di serie A e vittime di serie B.

Purtroppo l'unica relazione esistente sugli eventuali oneri formula conteggi errati, che triplicano in modo inspiegabile le previsioni di spesa. E di questo ho evidenziato i limiti in un'interrogazione dello scorso 3 agosto.

L'interrogazione ancora attende purtroppo una risposta. Nel frattempo, però, il Governo è intervenuto in Commissione sul provvedimento e ha espresso parere contrario. Cito le parole del Vice Ministro: «per indurre l'amministrazione competente ad approfondire la quantificazione degli oneri».

A questo punto, a fronte di un parere di cui non si capisce la ratio, io chiedo - e lo chiedo con veemenza a lei, signora Presidente - che venga dato quanto prima riscontro alla mia interrogazione 4-06252, che consentirebbe di ridimensionare la questione e di cominciare a dare una risposta a chi purtroppo la attende da anni, anche perché tutto questo sta generando un contenzioso enorme per l'erario, in cui l'amministrazione è sempre perdente e che, di contro, genera un pesante ricarico ai danni dello Stato stesso.

Mozioni, interpellanze e interrogazioni, annunzio

PRESIDENTE. Le mozioni, interpellanze e interrogazioni pervenute alla Presidenza saranno pubblicate nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Ordine del giorno
per le sedute di mercoledì 25 gennaio 2017

PRESIDENTE. Il Senato tornerà a riunirsi domani, mercoledì 25 gennaio, in due sedute pubbliche, la prima alle ore 10 e la seconda alle ore 16,30, con il seguente ordine del giorno:

(Vedi ordine del giorno)

La seduta è tolta (ore 20,11).

Allegato A

MOZIONI

Mozioni sulla crisi del Venezuela

(1-00709) (17 gennaio 2017)

CASINI, CORSINI, MINZOLINI, PEGORER, RAZZI, SANGALLI, SCHIFANI, VERDUCCI, ZIN, GIANNINI, MOSCARDELLI, SCALIA, PUPPATO, MARAN, CALEO, CUOMO, ANGIONI, DE BIASI, CANTINI, SONEGO, D'ADDA, PEZZOPANE, LAI, RUSSO, CHITI, FILIPPIN, PAGLIARI, SUSTA, DE PIETRO, COMPAGNA, LANIECE, ROMANO, BATTISTA, ORELLANA, Fausto Guilherme LONGO, FRAVEZZI, PANIZZA, ZELLER, BERGER, BUEMI, LIUZZI, BIANCONI, DI BIAGIO, ALBERTINI, CONTE, TORRISI, Luciano ROSSI, D'ASCOLA, AMORUSO, GAMBARO, ANITORI, NACCARATO, BONAIUTI. -

Approvata

            Il Senato,

                    considerato che:

            da quasi 3 anni il Venezuela attraversa una profondissima crisi economica, sociale e politica;

            negli ultimi mesi la crisi economica si è ulteriormente aggravata, principalmente a causa delle scelte del Governo, con il peggioramento di tutti gli indicatori e il raddoppio del tasso di povertà;

            l'aumento esponenziale del tasso di criminalità ha reso il Venezuela uno dei Paesi più pericolosi del mondo;

            nonostante una crisi umanitaria sempre più grave, caratterizzata in particolare da carenza di cibo, di medicinali e di dispositivi medici, il Governo ostacola l'ingresso nel Paese di aiuti umanitari e le diverse iniziative internazionali, anche non governative, di sostegno alla popolazione;

            la preoccupazione nei confronti della situazione venezuelana è condivisa dalla comunità internazionale, a partire dall'Unione europea, dalle Nazioni unite, dall'Organizzazione degli Stati americani e dal G7;

            la proclamazione dello "stato di eccezione ed emergenza economica" attribuisce al Governo poteri straordinariamente estesi in ogni ambito, con un'inaccettabile restrizione delle garanzie costituzionali e dei diritti civili e politici;

            la separazione tra i poteri, essenziale in uno Stato di diritto, soffre una grave limitazione, considerando il forte controllo che il Governo esercita nei confronti degli organi giudiziari, del Consiglio elettorale nazionale e in particolare del Tribunale supremo;

            le attribuzioni costituzionali dell'Assemblea nazionale, organo del quale l'opposizione democratica detiene la maggioranza, sono sistematicamente violate, attraverso decisioni, sia del Governo che del Tribunale supremo, che impediscono lo svolgimento delle sue funzioni legislative e di controllo ed hanno creato le premesse per l'approvazione da parte dell'Assemblea di atti che aggravano ulteriormente la frattura istituzionale in atto;

            altissimo è il numero delle persone in prigione, agli arresti domiciliari o in liberta vigilata per ragioni politiche, tra cui esponenti politici di primo piano, come Leopoldo López, Antonio Ledezma e Daniel Ceballos;

            nonostante le rilevanti concessioni dell'opposizione (che ha rinunciato, di fatto, a proseguire l'iter per l'indizione del referendum revocatorio), il dialogo politico, avviato anche grazie alla mediazione vaticana, appare bloccato e rischia di essere utilizzato dal Governo in termini puramente dilatori;

            in Venezuela vive una numerosa comunità di origine e di cittadinanza italiane, che condivide le privazioni, l'insicurezza e il clima di intimidazione, in cui versa gran parte della popolazione;

            le imprese italiane che operano nel Paese soffrono fortemente la situazione di crisi economica e di tensione politica, nonché l'atteggiamento di scarsa collaborazione del Governo, anche in relazione ad una posizione creditizia complessiva ormai insostenibile (stimata attualmente in circa 3 miliardi di dollari),

                    impegna il Governo:

            1) ad adottare con urgenza ogni iniziativa utile, anche in sede di Unione europea e in collaborazione con gli organismi internazionali, per ottenere dal Governo venezuelano un atteggiamento costruttivo per superare la situazione critica in cui versa il Paese; per impegnarlo a ripristinare la separazione dei poteri e salvaguardare le attribuzioni dei diversi organi costituzionali; per favorire un dialogo effettivo e stringente tra i diversi livelli di Governo, l'opposizione democratica e la società civile; per ottenere la liberazione di tutti i prigionieri politici;

            2) ad adottare con urgenza ogni iniziativa utile, anche in sede di Unione europea e in collaborazione con gli organismi internazionali, per alleviare la grave crisi umanitaria del Paese, in particolare a favore dei soggetti più deboli della società;

            3) ad approntare un piano straordinario di assistenza ai connazionali residenti in Venezuela, anche attraverso un rafforzamento delle nostre strutture diplomatico-consolari;

            4) a continuare a sostenere i legittimi interessi delle imprese italiane che operano nel Paese e vantano crediti nei confronti del Governo.

(1-00712) (testo corretto) (18 gennaio 2017)

BERTOROTTA, PETROCELLI, LUCIDI, DONNO, SANTANGELO, CAPPELLETTI, SERRA, ENDRIZZI, MORRA, GIARRUSSO, LEZZI, GAETTI, CIOFFI, PUGLIA, PAGLINI. -

Respinta

            Il Senato,

                    considerato che:

            da almeno 2 anni il Venezuela vive una forte crisi economica e politica principalmente a causa del crollo dei prezzi del petrolio, con il peggioramento di tutti gli indicatori economici;

            l'aumento esponenziale del tasso di criminalità ha reso il Venezuela uno dei Paesi più pericolosi del mondo, insieme al Messico, dove gli eccidi indiscriminati sono all'ordine del giorno;

            il Governo fronteggia il fenomeno del mercato nero e dell'indisponibilità, da parte delle grandi aziende distributrici, a mettere in commercio prodotti alimentari, principale causa della carenza di beni di prima necessità;

            la situazione è aggravata anche dalla corruzione endemica della pubblica amministrazione venezuelana, che erode consenso alle istituzioni e polarizza ulteriormente le fazioni su posizioni estreme;

            la situazione venezuelana è oggetto di indebita ingerenza da parte della comunità internazionale, a partire dall'Unione europea, dalle Nazioni unite, dall'Organizzazione degli Stati americani e dal G7;

            la proclamazione dello "stato di eccezione ed emergenza economica" attribuisce al Governo poteri straordinariamente estesi, nel tentativo di affrontare la crisi economica e la destabilizzazione, anche internazionale, verso il Paese latino americano;

            la FAO ha premiato il Venezuela per l'impegno dimostrato nel combattere la fame nel Paese, in riferimento al programma "Misión Alimentación", istituito dal Governo nel 2003. Secondo le statistiche ufficiali, il programma è riuscito a distribuire circa 26,5 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, arrivando a garantire il 95,4 per cento dei venezuelani con più di 3 pasti al giorno;

            sono stati compiuti progressi anche nei campi dell'istruzione di massa (l'Unesco ha dichiarato il Venezuela Paese libero dall'analfabetismo nel 2005), dell'assistenza sanitaria, attraverso il programma "Barrio Adentro", che ha permesso la costruzione di più di 13.000 centri medici di varie tipologie, nel campo della distribuzione dell'acqua potabile, rifornendo circa il 95 per cento della popolazione;

            in Venezuela è presente una numerosa comunità di origine e di cittadinanza italiana, che vive un profondo sentimento di abbandono da parte dell'Italia;

            dal maggio 2014, Alitalia ha sospeso i voli da Roma per Caracas, isolando di fatto i nostri connazionali, che sono costretti a fare scalo in Spagna, aumentando considerevolmente i tempi e i costi di spostamento per raggiungere il nostro Paese;

            l'INPS ha penalizzato i pensionati italiani in Venezuela, attraverso il versamento delle pensioni con un cambio sfavorevole;

            dall'elezione del presidente Chavez, il Paese vive una contrapposizione infruttuosa tra maggioranza e opposizione e, più in generale, tra classe imprenditoriale e Governi succedutesi dal 1998 in poi, che hanno portato ad un tentativo di colpo di stato nel 2002, i cui responsabili hanno però ottenuto l'amnistia dal Governo dell'epoca;

            ad un anno dalla morte di Ugo Chavez, stroncato da un fulmineo cancro nel 2013, il Paese ha conosciuto un forte periodo di instabilità, con manifestazioni e scontri, noti come "guarimbas", che hanno causato la morte di decine di persone, tra cui molti membri della Polizia;

            in risposta a queste manifestazioni, il Governo ha incarcerato centinaia di persone, accusate di essere responsabili di gravi fatti di sangue, interruzione di pubblici servizi, danneggiamenti e incendi di strutture pubbliche, omicidi mirati o veri e propri attentati terroristici;

            il Paese sudamericano ha vissuto una turbolenta vita politica fatta di colpi di stato e repressione dell'opposizione che, solo dagli anni sessanta in poi ha permesso il ritorno alla vita democratica, seppur con pesanti ingerenze straniere e delle élite economico-finanziarie, che hanno aumentato la povertà negli strati più deboli della popolazione venezuelana;

            la contrapposizione tra le fasce più ricche e quelle più povere della popolazione e il boicottaggio delle azioni governative hanno causato un ulteriore aumento delle esposizioni debitorie e generato diffidenza presso gli investitori internazionali;

            il protrarsi di tale situazione rischia di coinvolgere la comunità italiana nel Paese, in un più generale clima di scontro, anche armato, tra le parti, che non porterà al miglioramento delle condizioni di vita dei nostri concittadini e dei cittadini venezuelani;

            la recente visita del presidente venezuelano Nicolas Maduro a papa Francesco del 24 ottobre 2016 ha avviato una nuova fase di colloqui di pace, volti a favorire una mediazione tra governo e opposizione e finalizzata al ripristino della pace sociale e della cooperazione tra le parti nell'interesse di tutto il popolo venezuelano;

            le imprese italiane che operano nel Paese soffrono fortemente la situazione di crisi economica e di tensione politica, anche in relazione ad una posizione creditizia complessiva ormai insostenibile (stimata attualmente in circa 3 miliardi di dollari);

            il 20 maggio 2014 il Sottosegretario di Stato pro tempore per gli affari esteri, Mario Giro, in relazione alla crisi venezuelana, sosteneva il dialogo tra Governo e opposizione, facendo eco al Ministro pro tempore degli affari esteri, Federica Mogherini, che sosteneva "Credo che non ci sia altra strada percorribile se non quella di sostenere questo difficile sforzo di dialogo nazionale",

                    impegna il Governo:

            1) ad avviare un dialogo con il Governo venezuelano, nel pieno rispetto del principio di non ingerenza negli affari interni di altri Stati, al fine di tutelare la sicurezza e il benessere dei cittadini venezuelani e in particolare degli Italo-Venezuelani;

            2) a rigettare con forza qualsiasi posizione oltranzista e ogni pratica violenta, supportando, con ogni mezzo necessario, l'iniziativa di pace della Santa Sede;

            3) a chiedere a Caracas di aumentare le misure di sicurezza a protezione della comunità italiana, predisponendo quanto necessario a garantire una vita tranquilla agli italo venezuelani nel Paese;

            4) a chiedere all'opposizione venezuelana di fare quanto possibile per isolare i violenti e ripristinare le condizioni di dialogo nell'interesse del popolo venezuelano;

            5) ad avviare una contrattazione per ripristinare i voli aerei da e per Caracas dal nostro Paese, agevolando i nostri concittadini nel Paese latino americano, anche con tariffe scontate;

            6) a sostenere procedure di pagamento dei crediti vantati dalle imprese italiane anche attraverso contropartite in petrolio, di cui il Paese è particolarmente ricco e i cui prezzi sono in ripresa, permettendo così il recupero delle ingenti somme vantate dalle nostre imprese in tempi più rapidi.

ORDINE DEL GIORNO

G1

SANGALLI (*)

Approvato

Il Senato,

        preso atto che:

            la drammatica crisi in Venezuela produce gravi conseguenze, oltre che nei confronti della nostra comunità residente, anche nei confronti delle imprese italiane che operano nel Paese, pesantemente danneggiate dai mancati pagamenti da parte del Governo e degli enti pubblici venezuelani;

            tale situazione minaccia in particolare la solidità e le capacità operative di molte imprese italiane, che vantano crediti difficilmente recuperabili e comunque pregiudicati dalla fortissima svalutazione della moneta locale;

        considerato che:

            il nostro ordinamento prevede forme di indennizzo a favore di cittadini e di società italiane danneggiati da provvedimenti limitativi o impeditivi della proprietà da parte di autorità straniere o da situazioni di forte instabilità politica;

            tali previsioni sono state più volte applicate a favore di società italiane operanti in diversi Paesi, tra cui Tunisia, Libia, Etiopia e Zaire (oggi Repubblica democratica del Congo),

        impegna il Governo a valutare la possibilità di utilizzare strumenti di carattere risarcitorio a favore dei cittadini e delle società italiane che vantino crediti nei confronti del Governo e degli enti pubblici venezuelani.

________________

(*) Aggiungono la firma in corso di seduta i senatori Di Biagio, Micheloni, Zin e Turano

DOCUMENTO

Relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito (Doc. XXIII, n. 18 )

PROPOSTA DI RISOLUZIONE

(6-00224) n. 1 (24 gennaio 2017)

MIRABELLI, FAZZONE, TORRISI, BUEMI, FALANGA, DE CRISTOFARO, MOLINARI, VACCARI, ALBANO, CAPACCHIONE, Stefano ESPOSITO, LUMIA, MINEO, MOSCARDELLI, PAGANO, RICCHIUTI, TOMASELLI.

Il Senato,

        premesso che:

            la legge 19 luglio 2013, n. 87, ha istituito la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, con il compito, previsto all'articolo 1, lettera d), di «accertare la congruità della normativa vigente e della conseguente azione dei pubblici poteri, formulando le proposte di carattere normativo e amministrativo ritenute opportune per rendere più coordinata e incisiva l'iniziativa dello Stato, delle regioni e degli enti locali e più adeguate le intese internazionali concernenti la prevenzione delle attività criminali, l'assistenza e la cooperazione giudiziaria, anche al fine di costruire uno spazio giuridico antimafia al livello dell'Unione europea e di promuovere accordi in sede internazionale»;

            il medesimo articolo 1 altresì attribuisce alla Commissione, rispettivamente alle lettere g) e h), il compito di «accertare le modalità di difesa del sistema degli appalti e delle opere pubbliche dai condizionamenti mafiosi, le forme di accumulazione dei patrimoni illeciti nonché di investimento e riciclaggio dei proventi derivanti dalle attività delle organizzazioni criminali», nonché quello di «verificare l'impatto negativo, sotto i profili economico e sociale, delle attività delle associazioni mafiose o similari sul sistema produttivo, con particolare riguardo all'alterazione dei principi di libertà dell'iniziativa privata, di libera concorrenza nel mercato, di libertà di accesso al sistema creditizio e finanziario e di trasparenza della spesa pubblica dell'Unione europea, statale e regionale finalizzata allo sviluppo, alla crescita e al sistema delle imprese»;

            la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, ha formulato articolate proposte per il rafforzamento dei presidi di prevenzione del sistema dei giochi pubblici, la revisione dell'apparato sanzionatorio penale e amministrativo del settore, l'adozione di più severe misure antiriciclaggio per la tracciabilità delle vincite al gioco, sulle politiche antimafia e sul ruolo delle autonomie locali nella distribuzione dell'offerta dei giochi pubblica, nonché proposte per una nuova governance della vigilanza e per una riorganizzazione dei controlli sui giochi e le scommesse anche online;

        considerate in particolare tali proposte, così articolate:

   barriere all'ingresso:

        sul piano dei requisiti per la partecipazione a gare o a procedure ad evidenza pubblica e il rilascio, il rinnovo e il mantenimento di concessioni in materia di giochi pubblici, la disciplina del settore dei giochi, alla luce anche delle risultanze delle più recenti indagini della magistratura e delle forze dell'ordine, richiede le seguenti modifiche:

            1) ampliare il novero dei delitti ostativi: a) alle fattispecie più gravi di reati in materia fiscale, con particolare attenzione ai delitti di cui agli articoli 2 e 8 del decreto legislativo n. 74 del 2000, che puniscono colui che, al fine di consentire a terzi l'evasione delle imposte, emette o rilascia fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, solitamente a soggetti a capo di società fantasma dedicate a tale attività (fenomeno delle cd. società «cartiere») (articolo 8) e colui che utilizza, in dichiarazione, tale falsa documentazione (articolo 2); b) ai delitti contro la pubblica amministrazione previsti dal Libro II, Titolo II, Capi I e II del codice penale, con particolare riferimento alle forme di peculato, corruzione e concussione interna e internazionale, concussione per induzione, malversazione a danno dello Stato, indebita percezione di erogazioni pubbliche, traffico di influenze illecite, turbata libertà degli incanti e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente; c) al delitto di autoriciclaggio di cui all'articolo 648-ter.1 del codice penale; d) al reato di scambio elettorale politico-mafioso di cui all'articolo 416-ter del codice penale anche per i soggetti semplicemente sottoposti a indagini, come già previsto per i reati di cui agli articoli 416 e 416-bis, nonché altri reati di particolare di gravità; e) ai delitti di terrorismo interno e internazionale; f) alle più gravi figure di reati comuni, da individuarsi specificatamente, ora apparentemente escluse dal novero delle condizioni ostative;

            2) includere tra le ipotesi ostative, oltre ai delitti consumati, anche i delitti tentati;

            3) equiparare espressamente, ai fini interdittivi, la sentenza di cosiddetto «patteggiamento» a quella di condanna;

            4) richiamare le nozioni di delitti di criminalità organizzata e riciclaggio accolte dalla comunità internazionale, al fine di rendere possibile l'applicazione delle cause ostative anche alle condanne riportate all'estero per la commissione di tali reati;

            5) in analogia con le norme sugli appalti pubblici, introdurre il divieto di partecipazione alle gare per gli operatori economici colpiti dalla sanzione interdittiva di cui all'articolo 9, comma 2, lettera c) del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, o da altra sanzione che comporta il divieto di contrarre con la pubblica amministrazione o che abbiano subito condanna per il reato di falso in bilancio;

            6) estendere anche ai concessionari delle reti online di raccolta di gioco a distanza, ai gestori e ai terzi incaricati degli apparecchi, nonché ai proprietari, ai produttori e agli importatori degli apparecchi, la normativa che sottopone il rilascio dell'autorizzazione alla sussistenza dei requisiti di cui alla normativa antimafia e al Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (articoli 11, 12, 92 e 131 del TULPS);

            7) uniformare la disciplina per il rilascio di concessioni e autorizzazioni a tutti i soggetti della filiera, compresi i concessionari delle reti online di raccolta di gioco, i proprietari, i produttori e gli importatori degli apparecchi di gioco;

            8) uniformare e razionalizzare la disciplina vigente delle gare di concessione di giochi pubblici e scommesse, anche online, anche al fine di evitare per il futuro che, nell'urgenza dell'imminente scadenza di una concessione, siano adottati provvedimenti di carattere estemporaneo, sovente scarsamente coerenti con il quadro giuridico complessivo in materia di giochi pubblici o poco funzionale rispetto alle esigenze di prevenzione antimafia; parimenti, dovrà escludersi il ricorso a norme d'eccezione che dispongano la proroga delle concessioni in essere, nonché le norme che prevedano forme di sanatoria o condono, comunque denominate, relative ad illeciti penali, amministrativi o fiscali commessi da concessionari o da altri operatori della filiera del gioco e delle scommesse; peraltro, il costante ricorso a forme di sanatoria realizza di fatto una regolarizzazione della sola posizione fiscale e/o amministrativa, lasciando impuniti i reati, per il fatto che allo stato non esiste un chiaro ed efficace impianto sanzionatorio specifico per il gioco online;

            9) per tutti gli interventi di riforma sulle barriere all'ingresso del sistema dei giochi, tener conto della normativa europea in tema di libertà di stabilimento e dell'evoluzione della giurisprudenza della Corte di giustizia europea sulla materia, salvaguardando la funzionalità e l'efficienza del sistema italiano dei giochi nelle ragioni di ordine pubblico;

            10) al fine di evitare ulteriori contenziosi in sede europea con riguardo agli operatori di società aventi sede all'estero che esercitano in Italia attività di giochi e scommesse anche online, è necessario che il futuro legislatore ancori direttamente alla tutela di interessi di ordine pubblico (limitazione e controllo del gioco d'azzardo, impedimento alle infiltrazioni della criminalità organizzata e alle operazioni di riciclaggio) l'obbligo di munirsi di concessione o autorizzazione di polizia;

   revisione dell'apparato sanzionatorio penale ed amministrativo:

        appare indifferibile una puntuale e organica revisione dell'apparato sanzionatorio penale e amministrativo ispirata ai seguenti principi e misure specifiche:

            11) al fine di adeguare le sanzioni penali alla realtà fenomenica, occorre compiere un salto di qualità nella previsione della misura della pena da irrogare nei confronti di chiunque - anche quale mero intermediario di terzi - svolga l'attività di esercizio del gioco illecito in assenza delle prescritte concessioni e autorizzazioni;

            12) l'auspicato inasprimento delle pene per le violazioni penali in materia di giochi e scommesse, oltre a rafforzare in modo adeguato la capacità deterrente, dovrà essere tale da consentire l'esecuzione di intercettazioni telefoniche e telematiche, ora precluse per effetto dei bassi limiti edittali previsti dal vigente articolo 4 della legge n. 401 del 1989;

            13) per le condotte maggiormente pericolose, prevedere una misura della pena tale da comportare il prolungamento del termine di prescrizione a un tempo congruo per far sì che le indagini, solitamente assai laboriose e complesse, possano giungere a disvelare le effettive dimensioni dell'attività illecita e i suoi eventuali collegamenti con altre realtà criminali anche di tipo mafioso;

            14) prevedere sanzioni penali adeguate nei confronti del cosiddetto «giocatore clandestino» che rappresentino un reale deterrente; tale misura può contribuire a ridurre il bacino di «utenza» da cui le mafie traggono considerevoli profitti nel settore del gioco e delle scommesse; quale bilanciamento all'inasprimento delle sanzioni, potranno essere previste circostanze attenuanti specifiche applicabili ai giocatori clandestini che risultino affetti da dipendenza da gioco d'azzardo, adeguatamente attestata, e accettino l'inserimento in un percorso riabilitativo;

            15) introdurre norme che rappresentino un effettivo deterrente al gioco illegale perseguendone i profitti illeciti;

            16) in considerazione della recente depenalizzazione di tutte le fattispecie penali punite con l'ammenda, rivedere il sistema sanzionatorio in materia di giochi e scommesse al fine di inasprire le pene in modo che risultino adeguatamente dissuasive e deterrenti;

            17) prevedere in capo ai concessionari una responsabilità di posizione legata ai concetti di culpa in vigilando o in eligendo. A un necessario inasprimento delle sanzioni pecuniarie per il diretto responsabile delle violazioni, conseguirebbe in tal modo una presunzione di corresponsabilità del concessionario, con conseguente possibilità per lo Stato di recuperare l'importo della sanzione direttamente da quest'ultimo, salvo che non provi di aver fatto tutto il possibile per impedire, controllare e costantemente vigilare la condotta del titolare del punto gioco. Nei casi di reiterazioni delle violazioni da parte dell'operatore della filiera, potrà prevedersi a carico del concessionario l'applicazione di misure di crescente gravità, sino alla sospensione e alla decadenza della concessione e delle autorizzazioni ottenute;

            18) prevedere specifiche e più stringenti ipotesi di sanzioni accessorie, quali la sospensione e la decadenza dalle concessioni o dalle autorizzazioni, applicabili non soltanto in presenza di reati ma anche nei casi più gravi di violazione delle condizioni di esercizio del gioco lecito da parte dei concessionari che intrattengono rapporti contrattuali con chiunque nella dipendente filiera di gioco risulti non in regola dal punto di vista autorizzativo (gestori e terzi incaricati, produttori e importatori di apparecchi non rispondenti alle caratteristiche e alle prescrizioni stabilite dai regolamenti, distributori e installatori di apparecchi abilitati al gioco da remoto attraverso una connessione telematica dedicata non conforme con la normativa secondaria);

            19) prevedere l'applicazione della responsabilità ai sensi della legge n. 231 del 2001 alle società di gestione del punto di raccolta delle scommesse e di trasmissione dati, nonché alle società in cui vengono riversate le somme della raccolta delle scommesse illegali e che forniscono la provvista per il pagamento delle vincite e della percentuale spettante a chi ne organizza la raccolta;

            20) prevedere strumenti straordinari, analoghi al DASPO, che possano essere adottati all'occorrenza per far fronte a situazioni a più alto rischio in tema di giochi e scommesse, stabilendo presupposti e modalità di esercizio dei poteri del questore finalizzati all'adozione di misure contingibili e urgenti di chiusura di uno o più punti di offerta di gioco o di esclusione della relativa rete di raccolta del gioco con vincita di denaro presenti in un determinato ambito territoriale, in caso di pericolo di diffusione del fenomeno del gioco minorile o della dipendenza da gioco patologico e al fine di fronteggiare il rischio di infiltrazione o condizionamento della criminalità organizzata del settore del gioco pubblico accertato sulla scorta di concreti e univoci elementi di fatto;

   rafforzamento delle misure antiriciclaggio attraverso la tracciabilità delle vincite al gioco:

            21) al fine di ovviare alle caratteristiche di anonimato insite nei ticket rilasciati dalle videolottery (VLT) al termine delle sessioni di gioco, prevedere le opportune soluzioni tecniche tese a collegare indissolubilmente ogni operazione di cashout al nominativo del soggetto che ha provveduto ad avviare la sessione di gioco e che ha effettuato la vincita; una opzione percorribile, comunque meritevole di ulteriore approfondimento, è quella di consentire il gioco sulle VLT solo a chi risulti in possesso di un titolo di autorizzazione di gioco (sotto forma di ticket o card) rilasciato dal responsabile di sala a fronte dell'esibizione di un valido documento di riconoscimento, non solo al fine di accertare la maggiore età ma anche per la conservazione dei dati anagrafici; il ticket, cui dovrà essere attribuita una validità limitata nel tempo al fine di evitare possibili abusi, dovrà consentire al giocatore di provvedere alla ricarica dello stesso esclusivamente attraverso il versamento del corrispettivo in contanti nelle mani del responsabile di sala; ogni ricarica e vincita sono memorizzate nel ticket e, al termine della giocata, solo il soggetto a cui il ticket è stato rilasciato è titolato a monetizzare in contante l'eventuale cashout;

            22) sottoporre i conti di gioco online, attesa la estrema versatilità d'uso per finalità illecite, al medesimo regime antiriciclaggio previsto per i conti correnti e gli altri rapporti continuativi; prevedere, altresì, che anche i conti di gioco online siano censiti e confluiscano presso la cosiddetta «anagrafe dei conti», in modo che l'Unità di informazione finanziaria per l'Italia (UIF) e gli organismi investigativi (DIA e Guardia di finanza) vi abbiano accesso diretto per finalità di antiriciclaggio, per l'esecuzione di indagini di polizia giudiziaria e nell'ambito delle indagini patrimoniali dirette all'applicazione di una misura di prevenzione antimafia;

   politiche antimafia e ruolo delle autonomie locali:

            23) atteso che la legge di stabilità per il 2016 ha attribuito alla Conferenza unificata Stato - autonomie locali il compito di definire le caratteristiche dei punti vendita di gioco e i criteri per la loro distribuzione sul territorio, al fine di garantire i migliori livelli di sicurezza per la tutela della salute, dell'ordine pubblico, della pubblica fede dei giocatori e prevenire il rischio di accesso dei minori, la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, nel segnalare l'urgenza di un rapido raggiungimento dell'intesa, propone che la soluzione della cosiddetta «questione territoriale» sia conforme ai seguenti criteri di massima:

               a) al fine di agevolare i controlli amministrativi e di polizia sui vari punti di gioco, presupposto indispensabile per uno sviluppo corretto di un settore ad alto rischio di infiltrazione mafiosa qual è quello del gioco d'azzardo, il nuovo sistema distributivo del gioco lecito deve fondarsi sull'equilibrio tra il complessivo dimensionamento dell'offerta e la distribuzione sul territorio dei punti vendita di gioco che risulti sostenibile sotto il profilo dell'impatto sociale e dei controlli che possono in concreto essere assicurati dalle autorità a ciò preposte;

               b) l'eccessiva polverizzazione sul territorio delle diverse tipologie di punti di gioco pone un notevole ostacolo all'effettuazione di adeguati controlli amministrativi e di polizia; ciò vale a maggior ragione, ma non solo, nelle aree del Paese dove le autorità inquirenti sono chiamate a far fronte quotidianamente alle minacce poste da articolate organizzazioni criminali anche di tipo mafioso; occorre, pertanto, offrire alle regioni e agli enti locali, in alternativa o in aggiunta alle tipologie di punti di gioco previsti dalla legislazione vigente, la possibilità di prevedere che la propria quota di offerta di gioco sia concentrata in un numero limitato di «luoghi di gioco» considerati più sicuri. Ad esempio, potrebbero essere istituite «sale da gioco certificate», con caratteristiche tali da scongiurare ogni minimo rischio di infiltrazione criminale, elusione delle regole o di distorsione, come, ad esempio, una formazione specifica del personale, l'accesso selettivo all'ingresso della sala, la completa identificazione dell'avventore, la tracciabilità completa delle giocate e delle vincite, degli apparati di videosorveglianza interna simili a quelli in dotazione ai tradizionali casinò, un collegamento diretto della sala con presidi di polizia e/o con l'Agenzia delle dogane e dei monopoli;

               c) sul presupposto che le varie aree del Paese sono sottoposte a differenti profili di rischio di condizionamento e di infiltrazione mafiosa, oltre che della maggiore o minore propensione al gioco compulsivo, alla dipendenza da gioco patologico e a differenti situazioni di tensione o degrado sociale, occorre che nella fase di predisposizione dei criteri per la distribuzione sul territorio, previsti dalla legge al fine, tra l'altro, di «garantire i migliori livelli di sicurezza (...) per la tutela dell'ordine pubblico», sia attribuita la necessaria rilevanza a significativi indicatori di rischio, quali a titolo di esempio l'«indice di presenza mafiosa» dell'Osservatorio sulla criminalità organizzata dell'università degli studi di Milano, l'«indice di organizzazione criminale» (IOC) elaborato dall'EURISPES e altri indici pertinenti quali quelli utilizzati dall'ISTAT nel rapporto BES 2014;

               d) ferma restando la pianificazione che deriverà dall'intesa, è necessario che comunque agli enti locali, primi sensori sul territorio in grado di percepire situazioni di pericolo del quadro sociale e del diffondersi di illegalità e disagio connesse al gioco, sia offerta l'opportunità di far fronte adeguatamente e con prontezza a tali situazioni; l'adozione di misure che comportino, anche indirettamente, la riduzione o l'annullamento dell'offerta di gioco sul territorio pattuita con l'intesa non è l'unica opzione: al contrario, lo Stato (e le regioni) dovranno, in primo luogo, farsi carico di sostenere l'ente locale, con tempestività e con adeguate risorse, nell'adozione di misure tese a porre rimedio all'imprevista situazione emergenziale, attraverso l'intensificazione dei controlli sui punti di gioco e scommesse, il presidio permanente dei punti di gioco ritenuti a maggior rischio, nonché la destinazione di risorse straordinarie per il potenziamento dell'operatività della polizia locale e dei servizi sociali;

   una nuova governance del settore: vigilanza rafforzata e riorganizzazione dei controlli:

            24) atteso che il settore del gioco e delle scommesse risulta particolarmente esposto alla minaccia mafiosa e alle più varie forme di illiceità, è necessario che sia assicurato un controllo di legalità ottimale attraverso una strategia globale coordinata di prevenzione e di contrasto;

            25) occorre conseguentemente predisporre un sistema strutturato di vigilanza e di controllo dei giochi che colleghi il rispetto delle normative antimafia e antiriciclaggio con le ispezioni amministrative, le verifiche tributarie e il monitoraggio continuo e capillare delle tecnologie elettroniche e informatiche; tale sistema deve essere in grado di garantire la «continuità di processo», la condivisione delle informazioni e il coordinamento sulla sicurezza informatica delle reti critiche funzionali a questo settore;

            26) nell'ambito di una riforma strutturale del sistema dei giochi è necessario ripristinare una condizione di «equilibrio di legalità» intervenendo:

               sia sul lato dell'offerta, non solo attraverso una contrazione dell'offerta stessa come previsto dalla legge di stabilità per il 2016, ma prevedendo altresì, in occasione della citata intesa della Conferenza unificata, una diversa articolazione, tipologia e configurazione sul territorio dei punti di gioco, secondo le proposte che sono state più diffusamente illustrate al punto 23;

               sia sul versante della vigilanza, intervenendo sulla governance con l'obiettivo di rendere più efficace il sistema di supervisione e il quadro dei controlli;

            27) è necessario lanciare un nuovo modello di governance della vigilanza nel settore dei giochi e delle scommesse improntato a efficacia ed efficienza, basato anche sulla centralizzazione di qualunque dato o informazione giudiziaria riguardanti il gioco d'azzardo; peraltro, la IV direttiva europea antiriciclaggio, in via di attuazione sul piano nazionale, prevede esplicitamente la necessità che il settore del gioco d'azzardo sia adeguatamente governato da un'autorità dotata di «poteri di vigilanza rafforzati»;

            28) con riferimento al fenomeno sempre più diffuso del match fixing, dove non di rado sono risultate coinvolte organizzazioni criminali di tipo mafioso o comunque a carattere transnazionale, occorre che sia dato ulteriore impulso alle iniziative a tutela dell'integrità dello sport a livello di Unione europea, previste nell'ambito del cosiddetto Piano europeo per lo sport 2014-2017. In particolare, si auspica che siano adottate a livello europeo le norme necessarie in materia di: individuazione dei fattori di rischio associati alle partite truccate; sviluppo di strumenti per la gestione di tali rischi; creazione di un sistema di early warning tra le autorità competenti su giochi e scommesse degli Stati membri; predisposizione di meccanismi per lo scambio di intelligence o di elementi di analisi sulle situazioni sospette di match fixing; coordinamento a livello europeo tra le forze di polizia competenti sulla criminalità organizzata e le autorità nazionali di vigilanza su giochi e scommesse nei casi in cui si ha motivo di ritenere che determinati eventi sportivi siano truccati da appartenenti ad associazioni mafiose o a carattere transnazionale; trasparenza delle strutture proprietarie delle società sportive, in particolar modo di quelle del professionismo calcistico;

        considerato, infine, che la Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, ha formulato nella citata relazione le seguenti raccomandazioni al Governo:

        1) politica per la sicurezza delle infrastrutture critiche del gioco legale; la minaccia del cyber crime:

           sulla protezione del sistema informatico del gioco pubblico, richiamata al punto 25 della presente risoluzione e al paragrafo 8.1 della relazione, vista l'annunciata intenzione da parte del Governo di attivare una strategia ad hoc sulla cyber security per il Paese, si raccomanda una profonda riflessione sulla portata di attacchi informatici, come avvenuto in passato, su un obiettivo qualsiasi non protetto da soluzioni adeguate, in quanto il volume generato potrebbe bloccare sia operatori di telecomunicazione sia del sistema del gioco stesso, e quindi diventare in breve un attacco a una infrastruttura critica nazionale;

           in questa ottica il problema dei cosiddetti «attacchi a negazione del servizio» (DDoS Distributed Denial of Service) e la rete internazionale per la consegna dei contenuti (CDN Content Delivery Network) necessiterebbe di un'azione specifica da parte del nostro Paese per promuovere una riflessione più approfondita a livello internazionale, in quanto gli operatori stessi non potrebbero da soli gestire la resilienza della rete in tali circostanze, ma richiedere ad esempio una cooperazione normata tra gli operatori del settore, basata sul principio della distribuzione della protezione come descritto in precedenza;

        2) adozione di misure armonizzate a livello europeo nel settore del gioco d'azzardo a distanza:

           si raccomanda al Governo di adoperarsi per l'attuazione dei contenuti della risoluzione approvata nello stesso testo dalla Camera (11 dicembre 2014) e dal Senato (29 ottobre 2014) al termine dell'esame della relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, sul semestre europeo e sulla lotta alla criminalità mafiosa su base europea ed extraeuropea (Doc. XXIII, n. 2), e in particolare di quanto indicato al punto 10 del documento, laddove si richiede al Governo di intraprendere le iniziative ritenute necessarie affinché a livello europeo siano adottate misure armonizzate, o comunque concertate, al fine di evitare la penetrazione o l'infiltrazione della criminalità organizzata nel settore del gioco d'azzardo a distanza - in particolare delle scommesse telematiche, dei videopoker e dei casinò online - che rientra tra quelli a rischio più elevato. In tale contesto, è stata sottolineata l'esigenza che l'Unione europea disponga di un quadro normativo armonizzato in materia di requisiti di onorabilità e di professionalità applicabili agli operatori della filiera del gioco, scambio di informazioni e di intelligence sulle ipotesi di violazione, individuazione dei comportamenti anomali o sospetti, nonché in materia di tracciabilità delle operazioni e identificazione dei soggetti che partecipano ai giochi a distanza al di sopra di una soglia stabilita,

           fa propria la Relazione della Commissione sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, sulle infiltrazioni mafiose e criminali nel gioco lecito e illecito, ed impegna il Governo, per quanto di propria competenza, ad intraprendere ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni e i problemi evidenziati nella citata Relazione .

Allegato B

VOTAZIONI QUALIFICATE EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

SEGNALAZIONI RELATIVE ALLE VOTAZIONI EFFETTUATE NEL CORSO DELLA SEDUTA

Nel corso della seduta è pervenuta al banco della Presidenza la seguente comunicazione:

Mozioni sulla crisi del Venezuela:

sulla mozione 1-00709, la senatrice Fattorini avrebbe voluto esprimere un voto favorevole.

Congedi e missioni

Sono in congedo i senatori: Anitori, Bernini, Bubbico, Cardinali, Cassano, Cattaneo, Chiavaroli, D'Adda, Della Vedova, De Poli, D'Onghia, Gentile, Guerrieri Paleotti, Latorre, Manassero, Monti, Nencini, Olivero, Paglini, Pepe, Piano, Pizzetti, Rubbia, Stucchi, Vicari e Zavoli.

Sono assenti per incarico avuto dal Senato i senatori: Chiti, per attività della 14a Commissione permanente; Casson, Crimi, Esposito Giuseppe, Marton e Romani Paolo, per attività del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica; Amoruso, Catalfo, Corsini, Divina, Fazzone, Gambaro, Giro, Lucherini, Orellana, Puppato e Santangelo, per attività dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa; Scoma, per partecipare a un incontro internazionale.

Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, variazioni nella composizione

Il Presidente del Senato, in data 20 gennaio 2017, ha chiamato a far parte della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati il senatore Massimo Cervellini, in sostituzione del senatore Massimo Caleo, dimissionario.

Disegni di legge, annunzio di presentazione

Senatore Berger Hans

Modifiche alla legge 24 dicembre 2003, n. 363, in materia di sicurezza nella pratica degli sport invernali da discesa e da fondo (2648)

(presentato in data 17/1/2017);

DDL Costituzionale

senatori Tremonti Giulio, Naccarato Paolo

Modifiche all'articolo 70 della Costituzione (2649)

(presentato in data 17/1/2017);

senatori Mauro Mario, Gasparri Maurizio, Naccarato Paolo

Riconoscimento del servizio volontario civile prestato nell'organizzazione nordatlantica "Stay Behind Nets" (2650)

(presentato in data18/1/2017);

senatore Mauro Giovanni

Disposizioni per riconoscere il titolo di Dottore di ricerca come abilitante per la classe di concorso attinente di dottorato e per l'inserimento nelle graduatorie d'istituto di II fascia (2651)

(presentato in data 18/1/2017);

senatore Fazzone Claudio

Disposizioni per una maggiore garanzia della tutela dell'inviolabilità del domicilio (2652)

(presentato in data 19/1/2017);

senatori Lucidi Stefano, Girotto Gianni Pietro, Castaldi Gianluca, Puglia Sergio, Catalfo Nunzia, Paglini Sara,Cappelletti Enrico, Crimi Vito Claudio, Marton Bruno, Santangelo Vincenzo, Bulgarelli Elisa, Bottici Laura, Airola Alberto, Buccarella Maurizio, Donno Daniela, Cioffi Andrea

Modifiche all'articolo 1, comma 852, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, in materia di pubblicità dei lavori e di integrazione organica dei tavoli di crisi aziendale (2653)

(presentato in data 18/1/2017);

senatori Angioni Ignazio, Zanoni Magda Angela, Dalla Zuanna Gianpiero, Astorre Bruno, Collina Stefano, Orru' Pamela Giacoma Giovanna, Manassero Patrizia

Modifica all'articolo 36 del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 206, concernente il rilascio del diploma diformazione specifica in medicina generale (2654)

(presentato in data 24/1/2017);

senatori Angioni Ignazio, Zanoni Magda Angela, Dalla Zuanna Gianpiero, Astorre Bruno, Collina Stefano, Orru' Pamela Giacoma Giovanna, Manassero Patrizia

Modifica all'articolo 30 del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 368, in materia di esercizio dell'attività di medico chirurgo di medicina generale nell'ambito del servizio sanitario nazionale (2655)

(presentato in data 19/1/2017);

senatori Calderoli Roberto, Comaroli Silvana Andreina, Tosato Paolo

Disposizioni in materia di pubblicazione dell'elenco dei debitori insolventi degli istituti di credito sottoposti a risoluzione o a salvataggio statale (2656)

(presentato in data 19/1/2017);

senatore Mauro Mario

Misure urgenti per l'effettiva tutela degli appartenenti alle Forze di Polizia, Militari e Vigili del fuoco (2657)

(presentato in data 19/1/2017);

senatore Davico Michelino

Modifiche all'articolo 148 del Codice della Strada in materia di tutela della sicurezza dei ciclisti (2658)

(presentato in data 19/1/2017);

senatori Ricchiuti Lucrezia, Corsini Paolo, Guerra Maria Cecilia, Tocci Walter

Disposizioni in materia di iniziative giudiziarie temerarie nei confronti dei giornalisti (2659)

(presentato in data 23/1/2017).

Inchieste parlamentari, annunzio di presentazione di proposte

È stata presentata la seguente proposta d'inchiesta parlamentare d'iniziativa dei senatori Casson e Mineo. - "Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui centri di accoglienza e di identificazione dei migranti,in particolare sulla situazione attuale e sul loro sovraffollamento, comprese l'analisi e la verifica delle risorse economiche, d'origine sia nazionale che internazionale, nonché del rispetto dei criteri e dei principi di sicurezza e di dignità della persona umana" (Doc. XXII, n. 36).

Affari assegnati

In data 20 gennaio 2017 è stato deferito alla 14a Commissione permanente, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, e per gli effetti di cui all'articolo 50, comma 2, del Regolamento, un affare su: "Le priorità dell'Unione europea per il 2017 (Programma di lavoro della Commissione europea per il 2017 e Relazione programmatica per il 2017 sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea)" (Atto n. 915). Le altre Commissioni permanenti sono autorizzate ad esprimere il loro parere alla Commissione di merito.

Governo, trasmissione di atti per il parere

Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, con lettera in data 19 gennaio 2017, ha trasmesso - per l'acquisizione del parere parlamentare, ai sensi dell'articolo 10, comma 5, della legge 24 dicembre 2012, n. 243 - lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante criteri e modalità di attuazione dell'articolo 10 della legge 24 dicembre 2012, n. 243, in materia di ricorso a indebitamento da parte delle regioni e degli enti locali, ivi incluse le modalità attuative del potere sostitutivo delle Stato, in caso di inerzia o ritardo da parte delle regioni e delle province autonome di Trento e Bolzano (n. 385).

Ai sensi della predetta disposizione e dell'articolo 139-bis del Regolamento, lo schema di decreto è deferito alla 5a Commissione permanente, che esprimerà il parere entro il termine dell'8 febbraio 2017. La 1a Commissione potrà formulare le proprie osservazioni alla 5a Commissione entro il 2 febbraio 2017.

Governo, trasmissione di atti e documenti

Con lettere in data 16 gennaio 2017 il Ministero dell'interno, in adempimento a quanto previsto dall'articolo 141, comma 6, del decreto legislativo 8 agosto 2000, n. 267, ha comunicato gli estremi dei decreti del Presidente della Repubblica concernente lo scioglimento dei consigli comunali di Botricello (Catanzaro), Gavazzana (Alessandria).

La Presidenza del Consiglio dei ministri, con lettere in data 16 e 19 gennaio 2017, ha inviato - ai sensi dell'articolo 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni e integrazioni - le comunicazioni concernenti il conferimento o la revoca di incarichi di livello dirigenziale generale:

alla dottoressa Maria Cannata, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero dell'economia e delle finanze;

agli ingegneri Roberto Daniele, Giovanni Guglielmi, Roberto Linetti e Vittorio Rapisarda Federico, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero delle infrastrutture e trasporti;

ai dottori Ciro Cesare Cerase, Cristiana d'Agostino e Giuseppe Quitadamo, il conferimento di incarico di funzione dirigenziale di livello generale, nell'ambito del Ministero della difesa.

Tali comunicazioni sono depositate presso il Servizio dell'Assemblea, a disposizione degli onorevoli senatori.

Il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, con lettera in data 19 gennaio 2017, ha trasmesso, ai sensi dell'articolo 114, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, la relazione sullo stato di avanzamento delle attività di risanamento dei siti industriali dell'area di Bagnoli, aggiornata al 31 dicembre 2016.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 13a Commissione permanente (Doc. CXXIX, n. 3).

Corte dei conti, trasmissione di relazioni sulla gestione finanziaria di enti

Il Presidente della Sezione del controllo sugli Enti della Corte dei conti, con lettere in data 13 e 19 gennaio 2017, in adempimento al disposto dell'articolo 7 della legge 21 marzo 1958, n. 259, ha inviato le determinazioni e le relative relazioni sulla gestione finanziaria:

dell'Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS), per l'esercizio 2015. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 12a Commissione permanente (Doc. XV, n. 482);

dell'Agenzia del Demanio, per gli esercizi dal 2014 al 2015. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 483);

della Fondazione La Quadriennale di Roma, per gli esercizi dal 2014 al 2015. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 484);

dell'Automobile club d'Italia (ACI) e dei 106 Automobile club Provinciali e Locali, per l'esercizio 2014. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 8a Commissione permanente (Doc. XV, n. 485);

di Investimenti Immobiliari Italiani Società di Gestione del Risparmio S.p.A. - Invimit SGR S.p.A., per l'esercizio 2015. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 6a Commissione permanente (Doc. XV, n. 486);

della Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), per l'esercizio 2015. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 7a Commissione permanente (Doc. XV, n. 487);

di ENIT - Agenzia Nazionale del Turismo, per l'esercizio 2014. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 10a Commissione permanente (Doc. XV, n. 488);

dell'ANMIL - Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati ed Invalidi del Lavoro - Onlus, per gli esercizi dal 2013 al 2015. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Doc. XV, n. 489);

dell'Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti - Onlus, per gli esercizi dal 2013 al 2014. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XV, n. 490);

del Fondo assistenza per il personale della Polizia di Stato (FAPPS), per l'esercizio 2014. Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 131 del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Doc. XV, n. 491).

Corte dei conti, trasmissione di documentazione

Il Presidente della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettera in data 13 gennaio 2017, ha inviato la deliberazione n. 18/2016/G - Relazione concernente il fondo per le non autosufficienze (2007-2015).

La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 5a e alla 11a Commissione permanente (Atto n. 914).

La Sezione di controllo per gli affari comunitari ed internazionali della Corte dei conti, con lettera in data 17 gennaio 2017, ha inviato la deliberazione n. 1/2017 con la quale la Sezione stessa ha approvato il Programma dell'attività di controllo per l'anno 2017.

Il predetto documento è stato trasmesso, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento alla 3a, alla 5a e alla 14a Commissione permanente (Atto n. 916).

Il Presidente della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti, con lettera in data 17 gennaio 2017, ha inviato la deliberazione n. 19/2016/G - Relazione concernente la gestione del sistema dei servizi di seconda accoglienza in favore di stranieri (2014-2015).

La predetta deliberazione è stata trasmessa, ai sensi dell'articolo 34, comma 1, secondo periodo, del Regolamento, alla 1a e alla 5a Commissione permanente (Atto n. 917).

Commissione europea, trasmissione di progetti di atti normativi per il parere motivato ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità

La Commissione europea, in data 23 gennaio 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a un test della proporzionalità prima dell'adozione di una nuova regolamentazione delle professioni (COM (2016) 822 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 2ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 9 marzo 2017.

Le Commissioni 3ª, 10ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 2ª Commissione entro il 2 marzo 2017.

La Commissione europea, in data 23 gennaio 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al quadro giuridico e operativo della carta elettronica europea dei servizi introdotta dal regolamento ... [regolamento ESC] (COM (2016) 823 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 10ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 9 marzo 2017.

Le Commissioni 2ª, 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 10ª Commissione entro il 2 marzo 2017.

La Commissione europea, in data 23 gennaio 2017, ha inviato, per l'acquisizione del parere motivato previsto dal protocollo n. 2 del Trattato sull'Unione europea e del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea relativo all'applicazione dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che introduce una carta elettronica europea dei servizi e le relative strutture amministrative (COM (2016) 824 definitivo).

Ai sensi dell'articolo 144 del Regolamento, il predetto atto è deferito alla 10ª Commissione permanente che, ai fini del controllo sull'applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità, esprimerà il parere motivato entro il termine del 9 marzo 2017.

Le Commissioni 2ª, 3ª e 14ª potranno formulare osservazioni e proposte alla 10ª Commissione entro il 2 marzo 2017.

Interrogazioni, apposizione di nuove firme

La senatrice De Petris ed il senatore Astorre hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 3-03399 del senatore Di Biagio ed altri.

I senatori Casson, Pignedoli, Del Barba, Albano, Fabbri, Angioni, Stefano Esposito, Morgoni, Pezzopane, Mirabelli, D'Adda, Spilabotte, Favero, Lo Giudice, Amati, Ichino, Idem, Pagliari, Cirinnà, Manassero e Dirindin hanno aggiunto la propria firma all'interrogazione 4-06847 della senatrice Ginetti.

Mozioni

DIRINDIN, DE BIASI, BIANCONI, ROMANO, Maurizio ROMANI, BIANCO, GRANAIOLA, MATTESINI, MATURANI, PADUA, SILVESTRO, ALBANO, AMATI, BERTUZZI, CANTINI, CHITI, CIRINNA', CORSINI, CUOMO, D'ADDA, FAVERO, GATTI, GIACOBBE, GOTOR, GUERRA, LAI, LO GIUDICE, LO MORO, MANASSERO, ORRU', PAGLIARI, PEGORER, PEZZOPANE, SCALIA, VACCARI, VALDINOSI - Il Senato,

premesso che:

secondo i dati del Ministero della salute, il tumore al seno colpisce una donna su 8, rappresenta il 29 per cento dei tumori che colpiscono le donne ed è la prima causa di mortalità per tumore nelle donne;

dall'analisi dei dati dei registri tumori italiani si stima che in Italia siano diagnosticati, ogni anno, circa 46.000 nuovi casi di carcinoma della mammella;

il rischio di essere colpiti da questo tipo di carcinoma aumenta con l'età, con una probabilità di sviluppo della malattia del 2,3 per cento fino a 49 anni (una donna su 45), del 5,2 per cento tra 50 e 69 anni (una donna su 19) e del 4,4 per cento tra 70 e 84 anni (una donna su 23);

sono stati identificati diversi fattori di rischio: fattori riproduttivi, nulliparità, prima gravidanza a termine dopo i 30 anni, mancato allattamento al seno, fattori ormonali, fattori dietetici e metabolici;

premesso inoltre che:

dalla fine degli anni '90 si osserva una moderata ma continua tendenza alla diminuzione della mortalità per carcinoma mammario (con un calo dell'1,4 per cento all'anno), attribuibile alla maggiore diffusione dei programmi di diagnosi precoce e quindi all'anticipazione diagnostica ed ai progressi terapeutici;

la sopravvivenza relativa a 5 anni dalla diagnosi, indipendentemente da altre comorbidità, è in moderato e costante aumento da molti anni (78 per cento per le donne ammalate dal 1990 al 1992, 87 per cento dal 2005 al 2007), in relazione a diverse variabili, tra cui l'anticipazione diagnostica e il miglioramento delle terapie;

ciò nonostante, i dati sulla sopravvivenza mostrano differenze tra le varie aree del Paese, sia pure in misura minore rispetto al passato, ma con la persistenza di una situazione più sfavorevole per le Regioni meridionali (81 per cento a 5 anni contro l'85-87 per cento delle Regioni del Centro-Nord);

considerato che:

numerosi studi hanno dimostrato come lo screening mammografico possa ridurre la mortalità da carcinoma mammario e aumentare le opzioni terapeutiche. La diffusione su larga scala, dalla seconda metà degli anni '90, dei programmi di screening mammografico ha contribuito infatti a determinare una riduzione della mortalità specifica, con una diminuzione degli interventi di mastectomia e con una modesta e del tutto accettabile quota di overdiagnosis;

ove confrontata con gli standard nazionali ed europei di riferimento, l'attività italiana di screening mammografico rivela complessivamente un buon andamento;

nel 2015 si è avuto un marcato miglioramento della copertura che ha superato l'80 per cento, anche se la copertura riguarda più di 9 donne su 10 al Nord, poco meno di 9 su 10 al Centro e quasi 6 ogni 10 al Sud, con un netto aumento rispetto agli anni precedenti;

l'adesione supera il livello accettabile del 50 per cento, il tasso di richiami così come gli indicatori che valutano la sensibilità del programma (rapporto fra biopsie benigne e maligne, identificazione dei tumori invasivi e trattamenti chirurgici conservativi) sono coerenti con gli standard di riferimento;

un numero rilevante di Regioni continua tuttavia ad essere in difficoltà nel garantire nel tempo la buona qualità degli screening con valori degli indicatori (invio dell'esito per i casi negativi entro 21 giorni dall'esecuzione della mammografia, approfondimento entro 28 giorni dall'esecuzione della mammografia, intervento entro 60 giorni dall'esecuzione della mammografia) ben al di sotto del livello accettabile e con tendenza al peggioramento;

il divario riguarda sia il numero di inviti (nel Sud l'attivazione dei programmi è molto più recente e incompleta rispetto al resto del Paese) e il numero di richiami, sia la qualità degli indicatori presi in considerazione;

tenuto conto che:

sulla base delle evidenze scientifiche attualmente disponibili, nel nostro Paese i programmi di screening prevedono la mammografia in tutte le donne dai 50 ai 69 anni d'età;

sotto i 50 anni, lo IARC (International agency for research on cancer) riporta come "limitate" le dimostrazioni di efficacia dello screening mammografico generalizzato, in ragione della correlazione inversa fra età della donna ed effetti negativi (limitata capacità di detection, rischio radio indotto), da cui un rapporto tra benefici e danni meno vantaggioso;

nel 2014 e nel 2015 alcune Regioni hanno avviato programmi di estensione degli inviti allo screening alle donne nelle fasce di età 45-49 anni (a intervallo annuale) e 70-74 anni (con intervallo biennale), coinvolgendo quote relativamente ristrette di popolazione bersaglio e registrando tassi di adesione all'invito piuttosto elevati;

nelle donne nella fascia di età tra 45 e 50 anni l'intervallo raccomandato è quello annuale. Sono allo studio ipotesi di differenziazione dell'intervallo di screening sulla base di specifici fattori di rischio, quali, in particolare, densità del tessuto mammario e storia familiare;

nelle donne ad alto rischio per importante storia familiare di carcinoma mammario o per la presenza di mutazione dei geni BRCA-1 o BRCA-2, i controlli mammografici potrebbero essere iniziati all'età di 25 anni o 10 anni prima dell'età di insorgenza del tumore nel familiare più giovane, nonostante la bassa sensibilità della mammografia in questa popolazione. La risonanza magnetica mammaria è raccomandata, in aggiunta alla mammografia annuale, solo per le pazienti con mutazione dei geni BRCA-1 o BRCA-2;

considerato inoltre che:

secondo quanto riportato dal documento del gruppo di lavoro per la definizione di specifiche modalità organizzative ed assistenziali della rete dei centri di senologia (maggio 2014), l'Eusoma (European society of breast cancer specialists) ha pubblicato le raccomandazioni sui requisiti di un'unità di senologia, sottolineando la necessità di curare la patologia della mammella in centri multidisciplinari dedicati;

il documento indica le modalità di organizzazione e operative per la senologia in Italia, ridefinendo in particolare il ruolo delle breast unit come percorsi diagnostico-terapeutici, debitamente coordinati, omogenei, unitari, integrati, multidisciplinari dedicati alla diagnosi dei tumori della mammella, alla mappatura e gestione del rischio genetico familiare, alla terapia chirurgica, radioterapica, oncologica e palliativa, oltre che come centro di riabilitazione e recupero funzionale e di counseling psicologico,

impegna il Governo:

1) a promuovere la realizzazione di un'efficiente e capillare rete di centri di senologia, integrati con i programmi di screening organizzati, in grado di garantire i migliori trattamenti diagnostici e terapeutici nelle diverse fasi della malattia in tutte le Regioni del Paese, con un sistema di monitoraggio e di produzione di indicatori di qualità simile a quello esistente per i programmi di screening organizzati;

2) a monitorare, con continuità nelle diverse Regioni, l'andamento dei programmi di screening mammografico, demandando al comitato per la verifica dei LEA (livelli essenziali di assistenza) l'effettuazione di specifiche rilevazioni concernenti le diverse modalità organizzative e i differenti costi sostenuti, al fine di evidenziare le migliori pratiche e promuovere la loro estensione in tutte le realtà regionali, superando così le inaccettabili differenze che ancora sussistono tra Regione e Regione;

3) a prevedere specifici interventi per l'estensione in tutte le Regioni italiane dei programmi di screening a favore delle donne dai 45 ai 49 anni, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili.

(1-00713)

CERVELLINI, DE PETRIS, BAROZZINO, BOCCHINO, CAMPANELLA, DE CRISTOFARO, MINEO, PETRAGLIA - Il Senato,

premesso che:

si assiste, negli anni della più grave crisi economica dal dopoguerra ad oggi, ad un paradosso nel trasporto pubblico: tagli di treni e linee ferrate e aumento dei prezzi dei biglietti. Sono questi, anni particolarmente critici per i pendolari, una categoria di cittadini, composta per lo più da studenti e lavoratori, costretta a spostarsi, perché impossibilitata a trovare nella propria città o regione una soluzione adeguata alle proprie esigenze di studio e di lavoro. Quella dei pendolari è una vera e propria questione nazionale, di dignità e di diritto alla mobilità delle persone e l'attuale momento di crisi economica obbliga i pubblici poteri ad offrire risposte adeguate ad un fenomeno sociale di tali dimensioni. Il solo dato dei più di due milioni e ottocentomila cittadini che giornalmente usufruiscono del servizio ferroviario regionale, è impressionante;

Trenitalia, con un atto a parere dei proponenti molto grave, ha aumentato in modo rilevante tutte le tariffe degli abbonamenti dei treni Frecciarossa facendo gravare sui prezzi degli abbonamenti rincari medi del 35 per cento. Si tratta di aumenti indiscriminati e che hanno suscitato estese proteste, coinvolgendo, oltre alle istituzioni locali e i media, comitati e associazioni tra i milioni di pendolari che quotidianamente si spostano sulla rete ferroviaria nazionale, nelle più varie destinazioni, non certo per turismo, ma per studio o per lavoro, spesso mal pagato e, se confrontato ai livelli di prezzo degli abbonamenti dopo i rincari, non più conveniente rispetto alla fatica quotidiana di viaggi estenuanti e con servizi quasi mai all'altezza del costi sopportati, costringendo non pochi tra loro a valutare seriamente la necessità di abbandonare il lavoro;

i nuovi abbonamenti, 4 versioni diverse per prezzo e ampiezza d'uso, si applicano dal mese di febbraio 2017. Sulla tratta Torino-Milano, per fare alcuni esempi, si passa da 340 a 459 euro per un abbonamento di seconda classe valido per tutti i giorni; sulla Roma-Napoli da 356 a 481 euro; sulla Milano-Bologna da 417 a 563. E ancora: sulla Milano-Firenze da 529 a 714, sulla Milano-Reggio Emilia da 264 a 356 euro e sulla Roma-Caserta da 275 a 371 euro;

questi aumenti, del tutto ingiustificati, si configurano come l'ennesimo abuso a carico dei pendolari sempre più schiacciati dalle insostenibili tariffe applicate da Trenitalia con il grave silenzio del Governo che così risulta essere complice del comportamento della maggiore società di trasporto ferroviario del nostro Paese;

questo ennesimo ingiustificato aumento conferma il regime di monopolio che caratterizza il trasporto ferroviario e ribadisce il predominio assoluto di Trenitalia SpA e meriterebbe l'attenzione dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) al fine di valutarne il comportamento della società Trenitalia SpA;

gli stessi vertici di Ferrovie dello Stato, in un sussulto simile a un riflesso condizionato dovuto a un forte e malcelato senso di "vergogna", auspicano un intervento pubblico come unica soluzione alla situazione, che si è venuta a creare, giustificata da parte di FS dalle alte cifre di investimenti posti in essere su tutta la rete ferroviaria. Tali investimenti, secondo le parole dell'amministratore delegato di FS, "ridurranno i tempi dei passaggi tra un convoglio e l'altro da 5 a 3 minuti: maggiore puntualità e un aumento dei passeggeri trasportati". Il paradosso tuttavia è che il peso maggiore di tali investimenti ricadrà sulle spalle di una categoria tra le più vessate del panorama dei lavoratori italiani a fronte di risultati, sulla carta, francamente modesti dinnanzi allo stato di disservizio complessivo dei trasporti nel nostro Paese e non solo nel settore ferroviario;

Sinistra italiana auspica che si possa procedere almeno, come primo atto di giustizia sociale, ad un ristoro fiscale per i pendolari, adottando una misura simile alla sperimentazione introdotta nella legge finanziaria del 2008 (legge n. 244 del 2007), che permetteva la detrazione per l'acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale, estendendoli al trasporto su ferro a livello nazionale. Si tratta di introdurre una misura nazionale tampone, utile e urgente, che "scarichi" il peso degli investimenti pubblici nei trasporti sulla platea complessiva dei contribuenti italiani, permettendo un minimo di ristoro a studenti e a lavoratori pendolari, fruitori primi e continuativi di tali servizi;

i finanziamenti da parte dei Governi che si sono succeduti in questo decennio attraverso la Legge obiettivo ed il Piano infrastrutture hanno premiato per il 66 per cento gli investimenti in strade e autostrade, e comunque con un attenzione prioritaria alle grandi opere costante ormai da anni. Inoltre, con il provvedimento Sblocca Italia, (di cui al decreto-legge n. 133 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014) sono state stanziate ingenti somme per nuove infrastrutture stradali ed autostradali e tunnel alpini. Occorre invece definire una nuova politica per il trasporto ferroviario, fermare i tagli indiscriminati, monitorare le tariffe e applicare maggiori controlli in termini di prezzi e di offerta di servizi di trasporto a livelli europei; mentre le Regioni sono tenute ad investire di più in questo servizio, attraverso maggiori risorse;

spetta al Governo nelle sue articolazioni tra Ministero delle infrastrutture e trasporti e Ministero dell'economia e delle finanze, che avrebbe le leve in mano per garantire un servizio dignitoso, dato che è suo compito controllare la qualità a seguito dei trasferimenti da parte dello Stato, controllare e monitorare la resa, l'efficienza e la fruizione del servizio di trasporto per gli studenti e i lavoratori pendolari e controllare quanto avviene sulla rete pubblica affidata in concessione a RFI, per garantire investimenti indispensabili ad aumentare la velocità dei collegamenti e per tutelare i treni pendolari e infine controllare la congruità degli aumenti dei prezzi degli abbonamenti ferroviari,

impegna il Governo:

1) ad attivarsi, nella qualità di azionista unico del gruppo Ferrovie dello Stato, per il ripristino immediato delle tariffe in vigore prima di febbraio 2017, sulle tratte di alta velocità gestite da Trenitalia;

2) ad operare scelte di politica fiscale che ristorino parzialmente i pendolari dei pregressi forti aumenti tariffari negli abbonamenti di servizio di trasporto pubblico locale e nazionale, ad esempio introducendo la detrazione per l'acquisto degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico locale, regionale e interregionale e su ferro a livello nazionale;

3) nell'ambito del contratto di servizio con Trenitalia SpA, a prevedere che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti si riservi il controllo totale e la potestà autorizzativa sugli aumenti di tutte le tariffe, in particolare modo quelle relative agli abbonamenti;

4) a controllare in modo costante, puntuale e capillare tutto il settore del trasporto pubblico ferroviario, definendo e seguendo l'attuazione degli obiettivi di miglioramento del sistema dei trasporti legato ai contratti di servizio del gruppo FS, monitorando scrupolosamente lo stato dei servizi nelle diverse regioni bloccando il taglio dei collegamenti ferroviari interregionali e ripristinando collegamenti vitali cancellati; controllando il rispetto del contratto di servizio rispetto alla puntualità e agli impegni, coinvolgendo in quest'opera i pendolari nelle loro varie articolazioni e aggregazioni; controllando quanto avviene sulla rete pubblica affidata in concessione a RFI, per garantire investimenti indispensabili ad aumentare la velocità dei collegamenti e per tutelare i treni pendolari.

(1-00714)

Interrogazioni

ANGIONI, CUCCA, LAI - Al Ministro della salute - Premesso che:

esiste un accordo collettivo nazionale che disciplina le modalità d'accesso alla graduatoria annuale regionale per la medicina generale;

per l'inclusione nella graduatoria i medici devono presentare o inviare con plico raccomandato, entro il 31 gennaio all'Assessorato regionale per la sanità o ad altro soggetto individuato dalla Regione, alla quale intendano prestare la propria attività, una domanda unica;

l'amministrazione regionale, sulla base dei titoli e dei criteri di valutazione previsti, predispone la graduatoria regionale, approvata e pubblicata dall'Assessorato, sul Bollettino ufficiale della Regione entro il 31 dicembre, con valore dall'anno solare successivo a quello della pubblicazione;

considerato che:

annualmente ottengono il diploma di formazione specifica in medicina generale circa 1.000 medici, che dovranno attendere ancora un altro anno per l'inserimento nella graduatoria con tempi di attesa ingiustificati e che si aggiungono ad un percorso di studi particolarmente lungo;

nei prossimi anni è previsto il pensionamento di molte migliaia di medici della medicina generale, senza che si sia creato, in tutto il Paese, il relativo ricambio di medici provvisti dei titoli richiesti dall'attuale normativa,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo ritenga ipotizzabile, e con quali modalità, rivedere le procedure e i tempi per l'inserimento nella graduatoria regionale, al fine di consentire ai nuovi medici che acquisiscono il diploma di formazione in medicina generale di evitare l'attesa di almeno un altro anno per l'inserimento nella graduatoria stessa;

se ritenga ipotizzabile rendere meno rigida la suddetta graduatoria predisponendo, per i medici, un'altra finestra d'accesso durante l'anno solare.

(3-03415)

GIARRUSSO, DONNO, MORRA, BERTOROTTA, BUCCARELLA, PAGLINI, CAPPELLETTI, SANTANGELO, MORONESE, PUGLIA - Al Ministro dell'interno - Premesso che, per quanto risulta agli interroganti:

nel Comune di Roccamena, in provincia di Palermo, già sciolto per infiltrazioni mafiose nel gennaio 2006, vi sarebbero inquietanti elementi che attesterebbero il tentativo da parte della criminalità organizzata di manipolare l'amministrazione locale;

Roccamena, nel 1968, fu colpito da un violento terremoto e il processo di ricostruzione, dopo circa mezzo secolo, sarebbe ancora ben lontano dal potersi definire compiuto, anche a causa dei continui ritardi nella gestione ed esecuzione degli appalti;

in particolare, il precedente sindaco Salvatore Giuseppe Gambino, al momento dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose nel 2006, sarebbe stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, nonché per detenzione illecita di arma da fuoco poi risultata rubata, assieme al boss di Roccamena, Bartolomeo Cascio (deceduto a luglio 2016), ritenuto uomo vicino al boss corleonese Totò Riina, già condannato per associazione mafiosa, insieme ad altri 2 imprenditori, accusati anche di turbativa d'asta;

ad oggi, la quasi totalità degli appalti collegati alla ricostruzione post terremoto sarebbe in mano ad aziende legate all'ex sindaco Gambino, lo stesso che avrebbe approvato i progetti di ricostruzione, 56 in una sola notte dell'aprile 2004, e tra i vari lavori eseguiti da una di queste aziende, vi sarebbero anche quelli relativi alla costruzione di un capannone per l'attuale sindaco di Roccamena, Tommaso Ciaccio;

inoltre, i medesimi gruppi che avrebbero sostenuto in passato l'ex sindaco Gambino avrebbero sostenuto la candidatura dell'attuale sindaco Ciaccio; infatti, sarebbe di pubblico dominio che membri della Giunta e del Consiglio comunale, anche di maggioranza, al momento dello scioglimento per infiltrazioni mafiose, sarebbero direttamente o indirettamente legati all'attuale amministrazione comunale;

secondo quanto riportato da "il Fatto Quotidiano", in data 19 dicembre 2015, l'attuale sindaco Tommaso Ciaccio si sarebbe reso protagonista di un increscioso evento ai danni di alcuni suoi concittadini; contrariamente a quanto disposto dalla normativa in materia, senza alcun riguardo per le regolari procedure amministrative, avrebbe tentato di intromettersi in alcune pratiche edilizie, relative ad alcuni residenti di Roccamena, che da anni denuncerebbero potenziali ed eventuali malefatte da parte dell'amministrazione comunale; il funzionario comunale si sarebbe opposto a tale richiesta e, nel rispetto della legge, avrebbe sporto regolare denuncia dell'accaduto;

infine, nei mesi scorsi si sarebbero verificati episodi di violenza e intimidazione ai danni di cittadini di Roccamena, regolarmente denunciati alle forze dell'ordine;

considerato che i fatti descritti sulla delicata situazione in cui si trova il Comune di Roccamena, a parere degli interroganti, richiederebbero maggiore attenzione da parte delle Commissione d'inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere e dell'autorità giudiziaria,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se non intenda valutare i presupposti per attivare la procedura di cui all'articolo 143 e seguenti del testo unico sugli enti locali (decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267), al fine di verificare la sussistenza di fenomeni di infiltrazione mafiosa o elementi di condizionamento dell'amministrazione da parte di cosche mafiose;

quali azioni intenda intraprendere, al fine di prevenire infiltrazioni mafiose negli enti locali e territoriali.

(3-03416)

PEZZOPANE - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

con l'inizio del 2017 si sono registrati nuovi adeguamenti delle tariffe dei pedaggi autostradali;

secondo il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, l'aggiornamento annuale delle tariffe deriva dall'applicazione di quanto contrattualmente previsto dalle convenzioni uniche, stipulate dal 2007, in attuazione della legge di riforma del settore n. 296 del 2006 unitamente alle delibere Cipe del 2007 e del 2013 che hanno stabilito le formule tariffarie e i criteri di calcolo;

sulla base del quadro regolamentare vigente, ed a seguito delle verifiche istruttorie poste in essere, sono stati firmati, quindi, i decreti interministeriali di concerto tra il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro dell'economia e delle finanze, che hanno determinato l'adeguamento delle tariffe;

gli aumenti riconosciuti riguardano: ATIVA SpA 0,88 per cento; Autostrade per l'Italia SpA 0,64 per cento; Autovie venete SpA 0,86 per cento; Brescia-Padova SpA 1,62 per cento; CAV SpA 0,45 per cento; Autocamionale della Cisa SpA 0,24 per cento; Milano Serravalle Milano Tangenziali SpA 1,50 per cento; Tangenziale di Napoli SpA SpA 1,76 per cento; RAV SpA 0,90 per cento; SAT SpA 0,90 per cento; SATAP SpA Tronco A4 4,60 per cento; SATAP SpA Tronco A21. 0,85 per cento; Torino-Savona SpA 2,46 per cento; Strada dei parchi SpA 1,62 per cento; Bre.be.mi. 7,88 per cento; TEEM 1,90 per cento e Pedemontana lombarda 0,90 per cento;

ai rincari dei pedaggi si aggiunge l'aumento dei prezzi dei carburanti: secondo le previsioni, nel 2017, la benzina costerà mediamente oltre il 6,5 per cento in più rispetto al 2016 e il gasolio il 10,5 per cento in più rispetto allo stesso anno;

secondo quanto riferisce il Codacons, ogni nucleo familiare dovrà affrontare per il 2017 una maggiore spesa di 64 euro in totale per i trasporti (aerei, treni, taxi, mezzi pubblici, traghetti, eccetera);

considerato che:

tale situazione sta creando forti disagi tra i viaggiatori, soprattutto tra i pendolari che quotidianamente si spostano dalle loro residenze verso i capoluoghi e le altre grandi città per motivi di lavoro e di studio;

negli ultimi anni, particolarmente gravosi sono stati gli aumenti dei pedaggi sulla A24 e sulla A25, tratti autostradali che si è obbligati a percorrere, vista l'assenza di un'adeguata rete ferroviaria alternativa;

Strada dei parchi SpA, concessionaria delle suddette arterie stradali, ha richiesto un aumento tariffario molto elevato senza adeguate giustificazioni;

valutato, inoltre, che:

nel nostro Paese il meccanismo di rivalutazione delle tariffe appare ancora sbilanciato a favore dei concessionari, essendo parametrato sui dati dell'inflazione, degli obiettivi di efficienza, del traffico previsto e della qualità del servizio, senza alcuna capacità di rivalsa dello Stato persino in caso di inadempienze dei concessionari;

si è più volte auspicato, a tale proposito, l'introduzione, anche in Italia, del cosiddetto price cap, ovvero di un meccanismo di regolazione dei prezzi dei servizi pubblici volto a vincolare il tasso di crescita di un aggregato di prezzi o tariffe. Il regolatore stabilisce il massimo saggio a cui un insieme di prezzi è autorizzato a crescere per un certo numero di anni e nel rispetto di questo vincolo aggregato l'impresa è libera di fissare i prezzi e le tariffe che desidera;

le convenzioni in essere con le società concessionarie autostradali prevedono che le stesse, oltre a corrispondere un canone proporzionale ai pedaggi riscossi, debbano corrispondere anche un canone annuo, in ragione di una certa percentuale sugli extra profitti generati dal concessionario per lo svolgimento delle attività commerciali sul sedime autostradale;

tra tali attività, definite collaterali, rientra l'esercizio di tutte quelle iniziative di rilevanza economica che si svolgono all'interno delle aree di servizio, quali ristorazione, vendita carburanti ed attività pubblicitarie;

tale canone, che non è fisso, solitamente viene versato all'Anas, ma talvolta concorre al contenimento delle tariffe praticate agli utenti;

non essendovi una regolamentazione definita, i relativi proventi possono essere di ben cospicuo importo e sarebbe auspicabile avere accesso alla relativa rendicontazione,

si chiede di sapere:

quali siano i criteri adottati per determinare gli aumenti delle tariffe di pedaggio autostradale, che si sono registrati a partire dal 2017;

in particolare, secondo quali criteri siano stati definiti gli aumenti delle tariffe dei pedaggi in Abruzzo;

quale sia l'elenco delle opere di ammodernamento realizzate dalle concessionarie sull'intera rete autostradale nazionale nel 2016 e nello specifico sull'Autostrada dei parchi;

se le società concessionarie risultino in regola con il versamento dei canoni previsti dalle convenzioni in proporzione ai pedaggi riscossi, nonché con quelli annui previsti, in ragione di una percentuale sugli extra profitti generati dal concessionario per lo svolgimento delle attività commerciali sul sedime autostradale;

se il Governo abbia previsto o intenda prevedere sconti o agevolazioni per i pendolari lavoratori e studenti che viaggiano in autostrada.

(3-03417)

BATTISTA - Al Ministro della difesa - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

il 17 gennaio 2017 la presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Debora Serracchiani, nel corso dell'incontro con il presidente e vicepresidente della Guardia costiera ausiliaria regionale, ha confermato, come priorità amministrativa, il recupero del pontone galleggiante "Ursus", nonché la valorizzazione degli spazi culturali del porto vecchio in Trieste;

ad integrazione del futuro polo museale potrebbe giungere l'ex nave ammiraglia della Marina militare italiana, l'incrociatore "Vittorio Veneto", che ha operato dal 1969 al 2003, anno in cui è stato collocato in status di ridotta tabella di disponibilità;

l'incrociatore, attualmente stazionato a Taranto, è in disarmo dal 29 giugno 2006, dopo che gli sono stati rimossi gli otturatori dai cannoni, poi tagliati e sigillati con tappi di bronzo, ed è stato cancellato dal quadro del naviglio militare dello Stato;

negli ultimi decenni, la Marina militare ha favorito la musealizzazione di alcune piccole unità dismesse con il sano e lungimirante spirito della conservazione dal significato storico e patriottico, che l'ha spinta a prevedere la possibilità di cedere questi beni a favore di musei, pubblici o privati che, a fronte di un lecito guadagno per loro ed un giusto ritorno per la forza armata, con regolare contratto, assicurino la gestione ed il mantenimento del bene con il reinvestimento di gran parte dei ricavi nella stessa impresa;

l'ipotesi di trasformare anche suddetta nave in museo galleggiante era stata già annunciata negli anni passati da parte di un'associazione che porta il suo nome e che era nata proprio con questo desiderio. La realizzazione sarebbe stata effettuata entro il 2010, prima delle previste celebrazioni del 150º anniversario dell'unità d'Italia svolte nel 2011, ma evidentemente non si sono potuti rispettare i termini dichiarati;

tenuto conto che:

il più delle volte, l'ostacolo fondamentale alla realizzazione del progetto di musealizzazione di navi così anziane è la presenza di materiali pericolosi a bordo, quali l'amianto, che, ove ci sia il rischio di contatto con gli addetti ai lavori di trasformazione prima o con i visitatori poi, vanno rimossi e opportunamente bonificati;

nel caso dell'incrociatore "Vittorio Veneto", il recupero della nave e la bonifica avranno costi stimati tra i 15 ai 20 milioni di euro, commisurati alle sue notevoli dimensioni e alla sua complessità: 7.500 tonnellate di dislocamento per 179,6 metri di lunghezza;

considerato che:

la pericolosità dei materiali presenti a bordo risiede anche nel fatto che possano liberarsi nell'aria, e quindi diventare potenzialmente inalabili, durante la lavorazione o per qualsiasi sollecitazione esterna come manipolazione, vibrazioni, trasporto o dismissione;

se mal dissipate e perciò assorbite dall'organismo umano, tali sostanze ne possono ledere la salute, rappresentando quindi un pericolo per tutta l'area portuale ove sono dismesse,

si chiede di sapere:

se sia disponibile un resoconto degli esiti, in termini economici e di immagine, delle musealizzazioni fin qui concesse dalla Marina militare, così da valutare l'effettiva utilità di promuovere l'impresa nave museo "Vittorio Veneto", a fronte dei costi e dei rischi connessi;

in considerazione soprattutto del processo di ridimensionamento della flotta della Marina militare, quante siano le unità navali dismesse e quali siano eventualmente quelle già destinate a futuri progetti museali o già in corso di trasformazione;

nello specifico dell'incrociatore "Vittorio Veneto", quali siano le modalità esecutive per il trasferimento da Taranto a Trieste della nave, in relazione anche alla presenza di materiali pericolosi a bordo;

se sia stato commissionato uno studio di fattibilità, prima di procedere ai lavori esecutivi di trasformazione e di adeguamento alle vigenti normative, con particolare riguardo per quelle in tema di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, quantificandone i costi e le conseguenti ricadute economiche.

(3-03418)

BELLOT, BISINELLA, MUNERATO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

giungono alle interroganti numerose segnalazioni da parte di amministratori di piccoli Comuni, in difficoltà nella gestione delle poche risorse disponibili e costretti a confrontarsi con norme e vincoli finanziari sempre più stringenti;

è il caso, tra gli altri, del nuovo Comune di Alpago, risultante dalla fusione dei Comuni di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago nella provincia di Belluno;

come segnalato dal sindaco di Alpago, ai sensi dell'art. 1, comma 26, della legge n. 208 del 2015, "è sospesa l'efficacia delle leggi regionali e delle deliberazioni degli enti locali nella parte in cui prevedono aumenti dei tributi e delle addizionali attribuiti alle regioni e agli enti locali con legge dello Stato rispetto ai livelli di aliquote o tariffe applicabili per l'anno 2015";

ai sensi inoltre dell'art. 1, comma 132, della legge n. 56 del 2014 (cosiddetta legge Delrio), "i comuni risultanti da una fusione, ove istituiscano municipi, possono mantenere tributi e tariffe differenziati per ciascuno dei territori degli enti preesistenti alla fusione, non oltre l'ultimo esercizio finanziario del primo mandato amministrativo del nuovo comune";

i Consigli comunali dei tre ex Comuni, poco prima della fusione, ai sensi dell'art. 15, comma 2, del decreto legislativo n. 267 del 2000, hanno approvato, nel medesimo testo, lo statuto del nuovo Comune di Alpago il quale, all'art. 32, comma 1, prevede che: "allo scopo di valorizzare le specificità territoriali ed assicurare adeguate forme di partecipazione ai cittadini delle Comunità d'origine, sono istituiti i Municipi di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago, ai sensi dell'art. 16 del D.Lgs. n. 267/2000";

detto ciò, si fa presente come i 3 enti cessati avevano, nel 2015, aliquote dei tributi (IMU - TASI - addizionale IRPEF) differenti, che avrebbero dovuto necessariamente essere armonizzate, anche per garantire equità e parità di trattamento ai propri cittadini. Tuttavia, non essendo possibile, per le pesanti ricadute sul bilancio del nuovo ente, adottare per l'intero territorio del Comune l'aliquota più bassa tra quelle applicabili nei tre enti antecedenti alla fusione (si veda l'art. 1, comma 26, della legge n. 208 del 2015), sono state mantenute per l'anno 2016 aliquote differenziate per ciascuno dei territori municipali;

a fronte della proroga del blocco degli aumenti di aliquote tributarie per l'anno 2017, previsto dall'art. 1, comma 42, della legge n. 232 del 2016 (legge di bilancio per il 2017), l'amministrazione si trova nuovamente costretta, per evitare forti riduzioni dell'entrata tributaria e, di conseguenza, ripercussioni negative sul bilancio dell'ente, a valutare il mantenimento delle differenziazioni municipali, se non per tutti, almeno per alcuni tributi; soluzione che tuttavia non pare realizzare gli scopi della fusione stessa e soprattutto crea disparità di trattamento nei confronti di cittadini dello stesso comune;

in concreto, ad esempio, l'addizionale IRPEF comunale è oggi fortemente differenziata nei 3 ambiti: in due municipi è progressiva per scaglioni di reddito ed in un municipio è pari a zero;

l'amministrazione vorrebbe intervenire per ridurre lo squilibrio, ma l'unica operazione consentita dall'art. 1, comma 42, della citata legge di bilancio per il 2017, è quella di azzerare tutte le aliquote, soluzione insostenibile per il bilancio comunale, che perderebbe un'entrata di circa 320.000 euro;

inoltre, il mantenimento di aliquote differenziate per i 3 diversi municipi, ancorché consentita dal quadro normativo citato, sta comportando notevoli difficoltà applicative: in particolare, diversi sostituti di imposta hanno segnalato al Comune di Alpago l'impossibilità di differenziare l'aliquota della addizionale IRPEF, stante la presenza di un unico codice comunale, posto che i codici catastali dei tre Comuni precedenti la fusione sono stati soppressi al 31 dicembre 2016 e sostituiti definitivamente dall'unico codice del Comune di Alpago;

sarebbe opportuno, secondo l'amministrazione comunale di Alpago, valutare la possibilità di sospendere l'efficacia degli aumenti prevista dalla legge di bilancio per il 2017, come riferita alla pressione tributaria nel suo complesso. Secondo questa interpretazione, infatti, potrebbe essere consentito al Comune di armonizzare le aliquote, purché il gettito atteso non superi il totale della somma delle entrate accertate per tributi, nel 2015, nei tre comuni cessati di Farra d'Alpago, Pieve d'Alpago e Puos d'Alpago,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della problematica relativa al Comune di Alpago e di altri casi simili, e come intenda intervenire, per quanto di propria competenza, al fine di garantire, specie nel caso dei Comuni risultanti da fusione, equità e parità di trattamento nell'applicazione dei tributi comunali.

(3-03420)

VACCARI, CAPACCHIONE - Al Ministro della giustizia - Premesso che:

dalla relazione sullo stato della giustizia, presentata dal Ministro in indirizzo al Parlamento nei giorni scorsi, emergono dati significativi che certificano i passi in avanti fatti per migliorare l'efficacia del nostro sistema giudiziario e renderlo più rispondente alla Carta costituzionale sul fronte dei diritti e delle garanzie, facendo apprezzare il nostro Paese per l'equilibrio raggiunto;

la popolazione carceraria al 31 dicembre 2015 è risultata pari a 54.653 detenuti, 10.000 in meno rispetto al 2013; 12 sono le carceri che ospitano 750 detenuti, secondo l'art. 41-bis dell'ordinamento penitenziario di cui alla legge n. 354 del 1975, in regime di "carcere duro";

la situazione delle carceri italiane, pur se migliorata negli ultimi anni, presenta ancora elementi di forte criticità relativamente al rispetto dei diritti umani dei detenuti;

nelle 12 città italiane sedi penitenziarie che ospitano detenuti in regime di "41-bis " è provato come fino al 2010 le maglie di questo particolare regime detentivo si fossero lentamente ma inesorabilmente allargate, con episodi clamorosi di boss che riuscivano a mantenere relazioni con i clan o addirittura a concepire figli;

nel corso del 2015 il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria (DAP) ha operato una revisione delle presenze dei detenuti sottoposti al regime del 41-bis per meglio applicare la legge, specializzando alcune strutture e qualificandole anche dal punto di vista strutturale;

considerato che:

la Direzione nazionale antimafia ha sempre attribuito massima importanza al regime di carcere duro, perché strategico nell'attività di disarticolazione delle organizzazioni mafiose e in quanto consente di privarle dell'apporto che i loro capi, finalmente assicurati alla giustizia e raggiunti da condanne per reati gravissimi, potrebbero continuare a fornire anche in regime di detenzione ordinaria;

la scelta operata dal DAP è da ritenersi qualificante e risolutiva circa la detenzione dei soggetti più pericolosi in regime di 41-bis, ridefinendo per l'insieme delle presenze nelle 12 sedi penitenziarie oneri e numeri significativi rispetto alle capienze delle sezioni specifiche, come accaduto per la struttura penitenziaria di Parma;

rilevato che:

si è appreso che l'amministrazione penitenziaria starebbe studiando l'ipotesi di realizzare una sezione detentiva da destinare a detenuti in regime di 41-bis presso il carcere di Modena;

la fattispecie ipotizzata mal si adatterebbe ad una struttura che ha mostrato nel corso degli anni limiti strutturali già relativamente alla detenzione ordinaria, pur se compensati dagli sforzi e dall'impegno delle personale chiamato alla direzione e alla custodia, in un rapporto proficuo con il volontariato cittadino;

la scelta paventata parrebbe in contraddizione con quella fatta dalla stessa amministrazione penitenziaria circa la qualificazione di una struttura come quella di Sassari per la detenzione di condannati in regime di 41-bis per meglio gestirne la custodia, limitare i contatti con l'esterno, e garantire spazi più funzionali allo scopo;

l'ipotesi prospettata aggiungerebbe inoltre ulteriori problemi nella gestione della sicurezza del territorio, essendo dimostrata anche per le altre 12 città la presenza di sodali dei detenuti in regime di 41-bis e manifestandosi azioni collegate da parte delle organizzazioni criminali di appartenenza;

rilevato infine che l'Emilia-Romagna è una regione dove le organizzazioni criminali, 'ndrangheta e camorra in particolare, si sono insediate in diversi settori dell'economia come confermato da diverse inchieste tra cui "Aemilia", pertanto sarebbe da scongiurare il rischio che i sodali o i familiari dei detenuti sottoposti al regime del 41-bis si stabilizzino nel territorio aggiungendo ulteriori presenze potenzialmente pericolose ad un radicamento già esistente,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo confermi la notizia circa l'intenzione del DAP di realizzare una sezione per detenuti al 41-bis nel carcere di Modena;

se ritenga la stessa ipotesi coerente con le scelte operate finora dallo stesso Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria sulla detenzione in regime di 41-bis e con gli obiettivi di qualificazione più complessiva del sistema penitenziario del nostro Paese.

(3-03421)

VACCIANO, MUSSINI, MOLINARI, BATTISTA, SIMEONI, CAMPANELLA, MASTRANGELI, BENCINI, BOCCHINO, Maurizio ROMANI, BIGNAMI, GIACOBBE, GOTOR, BUCCARELLA - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che la vicenda dei 419 plichi custoditi nel caveau della Banca d'Italia ancora non suscita il dovuto interessamento del Ministero dell'economia e delle finanze, proprietario e responsabile di quello che, a tutti gli effetti, è un patrimonio pubblico di indubbio valore storico e culturale. Recentemente gli interroganti sono entrati in possesso di dati meno approssimativi relativi al contenuto dei 63 depositi visionati fino al 2006, dati sicuramente noti al Ministero evidentemente taciuti in sede di risposta al precedente atto ispettivo (3-02870). Avendo il Ministero perso l'occasione di comunicare ufficialmente quanto realmente custodito (almeno per la parte dei reperti ispezionati) nella sede della Banca d'Italia di via dei Mille di Roma, ciò è testimonianza a giudizio degli interroganti dell'ignavo incedere delle istituzioni competenti in questa vicenda;

considerato che:

oltre al gruppo di lavoro che tra il 2005 e il 2006 procedette alla ricognizione di 63 plichi, si apprende dalla risposta fornita presso la 6ª Commissione permanente (Finanze e tesoro) del Senato il 13 settembre 2016 che, nel 1978, fu istituita anche un'altra commissione interministeriale, il quale lavoro fu ripreso dal gruppo del 2005. Nel testo della risposta viene ricordato che nel 1999 ci fu il passaggio di consegne di questi beni dalla Direzione generale del tesoro alla Tesoreria centrale della Banca d'Italia. In apparenza niente di clamoroso, se non si considera che questi passaggi compiuti nelle segrete stanze permisero la compilazione di documenti che avrebbero dovuto esser resi di dominio pubblico, poiché quei beni in cauta custodia attendono di entrare a far ufficialmente parte del patrimonio dello Stato. Quindi è opinione degli interroganti che il riserbo del Ministero sul contenuto noto fin nel dettaglio dei plichi sottoposti a ricognizione, che gli interroganti ora conoscono con meno approssimazione, sia stato e sia tuttora funzionale al minore interessamento dell'opinione pubblica poiché lasciata volutamente all'oscuro;

ai fini di un maggiore coinvolgimento del pubblico, è opinione degli interroganti che sia doveroso mettere al corrente la cittadinanza del contenuto dei plichi già ispezionati dalle autorità durante le ricognizioni del 1978 e del 2005-2006: 1) dossier "Mussolini": 24 decorazioni, o parti di esse, tra cui: collare (piccolo) dell'ordine della SS. Annunziata; ordine persiano di Agdas di I classe; medaglia pontificia in oro, probabilmente celebrativa dei patti Lateranensi; placca d'oro e brillanti dell'ordine dell'Aquila tedesca (prodotta in un singolo esemplare per il duce); ordine di Simon Bolivar; placca in oro e brillanti dell'ordine della Fedeltà albanese; ordine del collare di Albania con brillanti; 2) decorazioni dell'ordine di Nepal Tara del Regno del Nepal; ordine di Carlos Manuel de Cespedes della repubblica Cubana; 2 decorazioni dell'ordine al merito della Repubblica austriaca; ordine della Croce di Vytis della Repubblica di Lituania. Queste informazioni dettagliate sono state pubblicate on line su un forum di pubblico dominio. Inoltre, nei depositi associati al dossier Mussolini si annovera anche qualche gioiello da donna, i vestiti indossati dal duce e da Claretta Petacci e le banconote in loro possesso al momento della fuga dall'Italia; vaglia cambiario e distinta valori custoditi in una cassetta di sicurezza sequestrati presso la villa Mantero di Como; 3) dossier "Gerarchi fascisti": argenteria, per lo più pezzi singoli (teiere, lingotti, vassoi, candelabri, suppellettili da tavola), sacchetto contenente pietre ancora non valutate, crogiolo per la fusione di metalli, monete d'argento, 4 dozzine di orologi da polso e uno da tasca in oro, macchina da scrivere Olivetti studio 42; 4) dossier "Casa Savoia" e casati correlati: monete d'argento, astucci e bicchieri da viaggio e servizi di posate con varie iniziali e stemmi, collier Cartier Parigi con 25 pendenti in oro, circa 400 posate d'argento di diversa forma e utilizzo marchiati con diversi stemmi tra cui quello reale; 46 tra piatti e vassoi in argento su cui sono incisi diversi stemmi tra cui quello reale; 5) dossier "Corpi di reato": documenti, francobolli, banconote, monete storiche d'oro e non, qualche lingotto d'oro e titoli; 6) dossier "Oro alla patria": fedi nuziali, monete d'oro storiche di diversa provenienza, spille, monili ed altri oggetti in oro; 7) dossier "Oggetti d'oro e gioielli": 4 orologi in metalli preziosi, 12 anelli da donna in platino con pietre preziose, più di 40 oggetti in oro, 20 brillanti di natura al momento ignota; 8) dossier "Comunità di Salonicco": posate, vari oggetti d'oro, banconote, penna stilografica ed un orologio; 9) inoltre, sono stati ritrovati anche i titoli azionari della costruenda Baghdadbahn (ferrovia Berlino-Costantinopoli-Baghdad) e la documentazione relativa al "prestito Morgan";

considerato inoltre che:

da informazioni in possesso degli interroganti, i beni custoditi nei plichi sepolti nel caveau della Banca d'Italia associati alla Casa Savoia non sarebbero tutti quelli che effettivamente furono requisiti dalle truppe anglo-americane e consegnati, al tempo, al Governo italiano: infatti, durante la ricognizione del 1978, gli oggetti più significativi vennero distribuiti a vari musei;

il sempreverde interesse del circuito museale rispetto a oggetti di simile valore storico-culturale è la testimonianza tangibile della fattibilità di un piano unitario di progressiva musealizzazione di questi reperti di grande valore storico e punto di partenza per interessanti ricostruzioni storiche. Verosimilmente, l'alienazione dei beni che risultassero meno attraenti ai fini espositivi potrebbe sostenere economicamente sia l'attuazione di un progetto unico di esposizione che il prosieguo della ricognizione di tutti gli altri plichi ancora mai visionati, senza che si debba ricorrere a ulteriori aggravi economici per la finanza pubblica;

considerato altresì che:

in data 20 settembre 2016 è stata depositata un'interrogazione (3-03138) indirizzata al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, chiedendo delucidazioni circa le procedure di verifica dell'interesse storico e culturale degli oggetti contenuti nelle bisacce ispezionate, come annunciato dal vice ministro dell'economia in sede di risposta al precedente atto di sindacato ispettivo. Infatti, risultava che tale richiesta avrebbe potuto essere inoltrata anche per via telematica, quindi senza impedimenti di sorta. Ad oggi, dopo svariati solleciti, non è stata ricevuta alcuna risposta formale né informale da parte del Ministero dei beni culturali in merito allo stato di avanzamento della verifica dell'interesse storico e culturale dei reperti noti;

è opinione degli interroganti che, in base alla documentazione in loro possesso (fotografica e testuale), nonché dalla presentazione della Banca d'Italia, sia possibile desumere che il materiale contenuto nei plichi abbia un valore se non storico quantomeno economico. Quindi, la conclusione da parte del Ministero dei beni culturali della verifica dell'interesse storico e culturale risulta senza dubbio indispensabile, ma la sua assenza non può costituire un impedimento reale alla ricognizione integrale delle 2.087 bisacce stipate in via dei Mille. Laddove non si dovesse convenire con le considerazioni degli interroganti appena espresse, ovvero non si dovesse attribuire alcun valore al materiale custodito nel caveau della Banca d'Italia, risulterebbe assolutamente irragionevole proseguire nella già ultradecennale attività di custodia,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda rendere noto l'elenco dettagliato del contenuto dei plichi sottoposti a ricognizione di modo da renderlo ufficiale e, soprattutto, pubblico;

quali siano le tempistiche per la valorizzazione dei primi depositi ispezionati, considerata la richiesta di verifica dell'interesse storico e culturale già in essere, di competenza del Ministero dei beni culturali e se, nel caso, il Ministro dell'economia intenda sollecitare tale procedura;

se sia a conoscenza del sollecito al Ministero da parte della Banca d'Italia per la ripresa dell'attività di ricognizione;

se nell'ambito delle proprie competenze in relazione ai beni da includere nel patrimonio dello Stato, intenda predisporre un modello di sistema autonomo e indipendente dall'avvicendarsi dei governi per la sistematica valutazione e reindirizzamento di ogni bene facente parte della partita di plichi in oggetto.

(3-03422)

BLUNDO, CASTALDI, MONTEVECCHI, SERRA, PUGLIA, GIARRUSSO, PAGLINI, SANTANGELO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che :

il decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2009 n. 77 e recante "Interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile", prevedeva all'articolo 2, comma 12-bis che "i comuni di cui all'articolo 1, comma 2, predispongono, d'intesa con il Presidente della Regione Abruzzo - Commissario delegato per la ricostruzione ai sensi dell'articolo 4, comma 2 del medesimo decreto - sentito il Presidente della Provincia e d'intesa con quest'ultimo nelle materie di sua competenza - la ripianificazione del territorio comunale, definendo le linee di indirizzo strategico per assicurarne la ripresa socio-economica, la riqualificazione dell'abitato e garantendo un'armonica ricostruzione del tessuto urbano abitativo e produttivo, tenendo anche conto degli insediamenti abitativi realizzati ai sensi del comma 1";

nell'articolo 5 del decreto 9 marzo 2010, n. 3 della Regione Abruzzo, riguardante le Linee guida per la ricostruzione, si fissavano, altresì, gli obiettivi e i contenuti dei Piani di ricostruzione che dovevano essere predisposti dai comuni, secondo quanto disposto nel decreto-legge n. 39 del 2009. Tra questi: promuovere la ripresa socio-economica del territorio al quale il piano si riferiva, supportare la riqualificazione dell'abitato, in funzione anche della densità e complementarietà dei servizi e dei servizi pubblici su scala urbana, nonché della qualità ambientale, facilitare il rientro delle popolazioni nelle abitazioni recuperate a seguito dei danni prodotti dal sisma del 6 aprile 2009;

tali obiettivi venivano ribaditi anche nel decreto-legge del 22 giugno 2012, n. 83, recante "Misure urgenti per la crescita del paese" (meglio noto come decreto sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134. Addirittura, nel comma 6 dell'articolo 67-quater del medesimo si sancisce che a decorrere dall'anno 2012, una quota pari al 5 per cento delle risorse previste al comma 1 dell'articolo 14 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39 sono destinate "agli interventi preordinati al sostegno delle attività produttive e della ricerca";

successivamente, il decreto-legge del 19 giugno 2015, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2015, n. 125, prevedeva, al comma 12 dell'articolo 11, che a valere sull'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 7-bis del decreto-legge del 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 7, una quota fissa, fino a un valore massimo del 4 per cento degli stanziamenti annuali di bilancio, era destinata alla definizione di programmi di sviluppo finalizzati alla valorizzazione delle risorse territoriali, produttive e professionali endogene. Tali programmi avrebbero dovuto concentrarsi su alcuni importanti assi d'intervento come: adeguamento, riqualificazione e sviluppo delle aree di localizzazione produttiva; promozione di servizi turistici e culturali; ricerca, innovazione tecnologica e alta formazione; sostegno alle micro e piccole attività imprenditoriali, anche attraverso facilitazioni relative soprattutto all'accesso al credito;

considerato che:

pochissimi comuni hanno presentato nel corso degli anni i programmi di ripianificazione comunale e ripresa socio-economica previsti dalla legge n. 77 del 2009. Inoltre, nei casi in cui siano stati presentati, risultano bloccati nella loro attuazione da cavilli burocratici. Questa situazione, nell'ottobre 2016, è stata denunciata anche sulla stampa locale ("Il Centro", del 1° ottobre 2016) dall'ex sindaco di Tornimparte, Umberto Giammaria, uno dei pochi a presentare il programma di sviluppo socio-economico, quando era primo cittadino del comune dell'entroterra aquilano. Uno dei progetti inseriti nel suo programma riguarda il settore agroalimentare e si basa sullo studio delle proprietà terapeutiche e preventive dei prodotti della provincia aquilana. Nello specifico l'iniziativa, potenzialmente in grado di generare apprezzabili ricadute economiche e occupazionali sul territorio, è rimasta in stand by come molte altre. Ciò è accaduto perché, nel complesso, il ruolo dei comuni, seppur previsto dalle disposizioni normative richiamate in premessa, è stato cancellato, insieme alle numerose ipotesi progettuali discusse ed elaborate nei diversi incontri con Invitalia. Il tutto è stato surrogato dall'operazione "Restart", che da circa un anno è stata elaborata, a parere degli interroganti, in modo opaco, poco rispettoso della legge e contro gli interessi delle popolazioni e dei comuni lasciati, tutti o quasi, senza piani di ricostruzione sociale;

considerato inoltre che col passare degli anni si è avuto un graduale impoverimento del capoluogo aquilano e dei comuni del cratere, con tantissimi giovani e molte famiglie che hanno deciso di trasferirsi in altre città, ormai scoraggiati dalla perdurante assenza di prospettive per il loro futuro. Inoltre, al cospicuo ammontare di risorse, previste nei numerosi decreti legge richiamati e destinate alla ricostruzione socio-economica dei comuni colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009, non è corrisposta, a parere degli interroganti, una considerevole ripresa economica della città de L'Aquila e dei comuni del cratere. Il tessuto produttivo si è completamente sfaldato, con piccole e piccolissime realtà imprenditoriali e artigiane che sono state costrette a chiudere, non avendo ricevuto alcun supporto dalle Istituzioni nazionali e locali;

considerato infine che oltre agli effetti quasi nulli prodotti dai decreti citati sulla ripresa socio-economica dei comuni del cratere, sono anche necessari, a detta degli interroganti, alcuni chiarimenti in merito all'impiego dei fondi rientranti nel piano di ricostruzione "Restart". In un articolo di stampa apparso su "news-town" il 21 ottobre 2015, oltre ad essere quantificato in 260 milioni di euro l'ammontare delle risorse provenienti dal "famoso" 4 per cento, fissato nel decreto-legge 19 giugno 2015 n. 78, da destinare alle attività produttive, veniva data notizia della costituzione presso la Regione Abruzzo di una cabina di regia, in grado di interloquire col Governo e mettere a disposizione una struttura di supporto e consulenza per chiunque volesse richiedere dei fondi per la realizzazione di progetti. In particolare, nel documento "Restart. Per una strategia di sviluppo del territorio del cratere" venivano tracciate le coordinate e gli asset strategici, sui quali si stabiliva di voler intervenire per rivitalizzare il tessuto sociale e produttivo colpito dal sisma del 2009. Sempre nello stesso articolo venivano riportate le dichiarazioni del vice presidente della Regione Abruzzo, secondo le quali l'obiettivo dell'operazione "Restart" "è predisporre bandi in grado di tener conto delle specificità e delle peculiarità del territorio, per non ripetere gli errori fatti in passato, ad esempio con i fondi del 5 per cento e i 100 milioni della delibera Cipe n. 135 del 2012, che hanno finanziato interventi spot, come i contratti di sviluppo, i progetti di ricerca e i bandi "Start&Smart", che non hanno prodotto, in termini di ricadute occupazionali, i risultati sperati",

si chiede di sapere:

quanti e quali siano i comuni del cratere che, ai sensi dell'articolo 2, comma 12-bis del decreto-legge n. 39 del 2009, hanno presentato i programmi di ripianificazione comunale finalizzati alla ripresa socio-economica, riqualificazione dell'abitato e, infine, ricostruzione del tessuto urbano abitativo e produttivo;

quali siano le attività produttive e di ricerca finanziate col 5 per cento delle risorse previste nel comma 1, dell'articolo 14 del decreto-legge 28 aprile 2009, n. 39;

quali siano i programmi di sviluppo e di valorizzazione delle risorse produttive e professionali strettamente legate al territorio, che hanno effettivamente beneficiato, per un valore massimo del 4 per cento, dei fondi previsti dalla legge 24 giugno 2013, n. 7;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno acquisire approfondite informazioni sullo stato di attuazione del programma "Restart" e su quali siano, nel dettaglio, i progetti finanziati fino a questo momento e le relative ricadute economico-occupazionali prodotte da questi ultimi sul territorio colpito dal sisma del 6 aprile 2009.

(3-03423)

Maurizio ROMANI, BENCINI, VACCIANO, DE PIETRO, SIMEONI, BELLOT - Al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo - Premesso che:

con l'atto di sindacato ispettivo 3-02996 del 6 luglio 2016 è stato chiesto al Ministro in indirizzo di indicare, con urgenza, modi e tempi certi per il ripristino delle attività della biblioteca universitaria di Pisa nella sua originaria collocazione all'interno di palazzo della Sapienza, con urgenza, modi e tempi certi per il ripristino delle attività della biblioteca universitaria di Pisa nella sua originaria collocazione all'interno di palazzo della Sapienza;

nella seduta del 2 agosto 2016, nell'ambito delle procedure informative della 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica e beni culturali), il sottosegretario Cesaro ha illustrato le azioni messe in atto dall'amministrazione per assicurare il servizio al pubblico, tra le quali anzitutto la costituzione di un gruppo di lavoro composto da tecnici delle istituzioni statali interessate per verificare i problemi strutturali del Palazzo, precisando che nel 2014 è stata istituita una commissione, la quale ha elaborato uno studio sulle problematiche connesse alla riapertura della biblioteca e della succursale nell'ex convento di san Matteo;

ha inoltre riferito che i tecnici dell'amministrazione hanno già più volte avuto modo di confrontarsi con i tecnici dell'università, per risolvere tutti gli aspetti progettuali che possano confliggere con il progetto generale di messa in sicurezza del palazzo della Sapienza, comunicando come la direzione generale biblioteche abbia valutato la possibilità di trasferire, per la durata dei lavori, l'intero patrimonio librario conservato presso il palazzo della Sapienza in locali idonei a consentirne, tanto la conservazione in sicurezza, quanto la pubblica fruizione;

il sottosegretario Cesaro ha infine ribadito l'impegno del Ministero ad operare, in stretto coordinamento con l'università e le istituzioni locali, per conseguire, insieme alla tutela del prezioso patrimonio librario della biblioteca e alla continuità della sua fruizione, l'obiettivo del pieno ripristino del palazzo della Sapienza e la riapertura della biblioteca nella sua sede storica, prevedendo la fine dei lavori per lo scorso autunno;

nel novembre 2016 sono state disposte dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, con nota 19079/2016 della direzione generale per le biblioteche e gli istituti culturali, le misure di trasferimento e conservazione dei volumi nei depositi dell'Archivio di Stato di Lucca, al fine di garantire una più veloce prosecuzione dei lavori di ristrutturazione e adeguamento funzionale della Sapienza e per assicurare la più adeguata conservazione del patrimonio librario e documentale della biblioteca, garantendo comunque la continuità del servizio al pubblico presso il museo di San Matteo, dove saranno disponibili tutte le pubblicazioni e opere di più frequente consultazione;

risulta agli interroganti che il trasferimento del patrimonio bibliotecario sia tuttora in corso mentre pare non essere ancora stato chiarito come avverrà la distribuzione dei volumi al pubblico, come verrà disposta la collocazione del personale;

anche l'archeologo e storico dell'arte Salvatore Settis, in una recente intervista, si è detto preoccupato della chiusura della biblioteca di Pisa e della conseguente deportazione dei volumi che saranno quindi inutilizzabili per un numero imprecisato di anni,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo intenda chiarire se vi siano state variazioni al progetto originario di restauro, riqualificazione e messa in sicurezza del Palazzo della Sapienza, sede naturale della biblioteca universitaria di Pisa, e quali siano ad oggi i tempi previsti per la conclusione dei lavori;

se non intenda comunicare con chiarezza al personale della Biblioteca come si intenderà garantire il servizio al pubblico e secondo quali modalità.

(3-03424)

BOCCHINO, CAMPANELLA, BIGNAMI, SIMEONI, MINEO, BENCINI, VACCIANO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

il 22 gennaio 2017 il giornale on line " il Fatto Quotidiano" riporta la notizia della sospensione dal servizio e dalla paga per un giorno della dottoressa Fedora Quattrocchi, dirigente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), sanzione irrogata dall'Ufficio provvedimenti disciplinari dello stesso istituto, rea di avere espresso sui suoi social dubbi e perplessità sulla macchina organizzativa che la Protezione civile aveva messo in moto all'indomani del terremoto di agosto, invitando il Commissario straordinario del governo per la ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto, dottor Vasco Errani, a dimettersi in caso questi dubbi fossero risultati fondati;

in particolare la dottoressa Quattrocchi aveva espresso delle perplessità sulla lentezza degli interventi nella zona di Norcia chiedendosi le motivazioni della mancata puntellatura degli edifici e della Chiesa dopo il primo terremoto, ipotizzando che questo avrebbe potuto evitare i crolli del terremoto di ottobre;

tenuto conto che:

dopo le esternazioni sui social della dottoressa Quattrocchi, il dottor Curcio, capo della Protezione civile, chiede ufficialmente all'INGV "se quanto pubblicato corrisponda o meno alla posizione di codesto Istituto, dato che la prima informazione riportata sulla pagina della dottoressa Quattrocchi è "Dirigente ricerca tecnologo presso Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia", fatto che conferisce credibilità e seguito tra gli utenti di questo social, a quanto frequentemente postato dalla stessa";

il presidente dell'Ingv dottor Doglioni risponde che quanto espresso dalla Quattrocchi erano sue posizioni personali e si attiva per formalizzare la sanzione disciplinare comminata poi dall'Ufficio del personale;

gli interroganti esprimono perplessità in merito all'intervento del presidente Dogliani che sembrerebbe essere stato istigato ad intervenire per punire la dottoressa Quattrocchi sollecitato, seppur non direttamente, dal capo della Protezione civile dottor Curcio, andando così ad inficiare l'autonomia statutaria che ogni EPR possiede e che, se fosse confermata questa interpretazione dei fatti, porterebbe ad un grave precedente di interferenza del Governo su un ente autonomo. Tale interpretazione parrebbe verosimile anche alla luce della tempistica in cui sono avvenuti i fatti ed in particolare considerando che il provvedimento disciplinare è stato comminato subito dopo la ricezione della lettera che il Capo della protezione civile ha inviato al Presidente Dogliani;

considerato che:

internet ed i social network sono diventati realtà ormai imprescindibili a cui nessuno riesce più a rinunciare e sempre più frequentemente si assiste all'espressione di pensieri ed opinioni sulle "bacheche virtuali" di reti quali "Facebook", "Twitter", "Linkedin" e simili;

è fortemente sentita nell'ultimo decennio la questione di quali riflessi possa avere la manifestazione, da parte dei dipendenti, del proprio pensiero rispetto all'azienda datrice di lavoro ed all'ambiente di lavoro in senso ampio, colleghi inclusi;

è ormai pacifico in giurisprudenza che il prestatore di lavoro possa contestare e criticare, anche pubblicamente, il datore di lavoro, nonché l'ambiente e le condizioni lavorative, ma ciò deve avvenire pur sempre entro i limiti del rispetto della verità oggettiva dei fatti e della correttezza espressiva e quindi con toni civili ed adeguati;

il caso di specie, però, mal si attaglia alla situazione, in quanto la dottoressa dottoressa Quattrocchi è dipendente dell'INGV e non della Protezione civile, criticata sui social social e quindi il soggetto a cui rivolge le proprie perplessità risulta essere terzo rispetto al rapporto lavorativo non giustificandosi così, in alcun modo, la sanzione disciplinare comminata;

tenuto conto, altresì, che è costituzionalmente sancito all'art. 21, primo comma della Costituzione che: " Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, nell'ambito dei poteri di vigilanza ad esso afferenti, non intenda intervenire tempestivamente al fine di chiarire i fatti e le eventuali responsabilità che hanno portato alla sanzione disciplinare della ricercatrice, restituendo dignità al principio costituzionalmente sancito della libertà di espressione;

se non voglia intervenire per ristabilire gli spazi di autonomia degli EPR, attivando un'indagine conoscitiva volta ad appurare la presenza di inappropriate ingerenze del Governo o di strutture ad esso collegate nei confronti dell'INGV, che avrebbero causato l'emissione della sanzione disciplinare e, qualora accertate, assumere i più opportuni provvedimenti nei confronti dei responsabili.

(3-03425)

Interrogazioni orali con carattere d'urgenza ai sensi dell'articolo 151 del Regolamento

BISINELLA, BELLOT, MUNERATO, CAMPANELLA, CONTE, DE PETRIS, FASIOLO, FUCKSIA, MASTRANGELI, Mario MAURO, PANIZZA, Maurizio ROMANI, VACCIANO, ZIZZA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

la recente ondata di maltempo ha ulteriormente danneggiato le moltissime aziende agricole e zootecniche delle zone colpite dagli eventi sismici del 2016 e degli ultimi mesi;

allevamenti e stalle versano in condizioni gravissime, con l'impossibilità per molte imprese di proseguire con lo svolgimento delle regolari attività perché isolate;

la situazione è ancor più critica nelle zone in cui il maltempo ha causato danni alla rete elettrica, come nel caso di diverse frazioni del comune di Amatrice (Rieti);

le risorse stanziate dalla legge n. 229 del 2016, recante "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 ottobre 2016, n. 189, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016", rappresentano senza dubbio una prima e concreta risposta all'emergenza;

ad avviso degli interroganti, e secondo quanto recentemente riportato da Confagricoltura, l'efficacia di tali interventi rischia di essere compromessa da lungaggini amministrative e burocratiche con gravi danni per animali, stalle e imprese;

le misure adottate per garantire la continuità produttiva delle attività zootecniche, che operano in aree che hanno subito danni in conseguenza degli eventi sismici, inoltre, non tengono conto degli ulteriori gravi danni causati dalle forti e persistenti nevicate degli ultimi giorni,

si chiede di sapere:

a che punto sia l'emanazione del previsto decreto ministeriale per la definizione dell'importo dell'aiuto unitario finalizzato ad assicurare la continuità produttiva delle attività zootecniche nelle zone colpite dal sisma;

quali ulteriori interventi il Governo intenda adottare per far fronte alla nuova emergenza causata dalle avverse condizioni climatiche;

se non ritenga opportuna, una volta effettuati il monitoraggio e la ricognizione dei danni per gli allevamenti derivanti dal maltempo, la possibile istituzione di un fondo ad hoc o di altre misure per risarcire gli allevatori, già duramente provati dagli eventi dello scorso anno.

(3-03419)

RAZZI, PELINO, CERONI, BOCCARDI, FASANO, DE SIANO, VILLARI, MALAN, RIZZOTTI, FLORIS, MANDELLI, SERAFINI, ZUFFADA, SCHIFANI, AZZOLLINI, CALIENDO, PALMA, D'ALI', BOCCA - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti e dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il perdurante stato di allerta meteo, causato da un abbondante accumulo al suolo di precipitazioni nevose occorse nella settimana dal 16 al 20 gennaio 2017, ha fortemente trafitto le popolazioni di Abruzzo e Marche, in maniera tale da rendere difficile la pulizia delle strade, la loro praticabilità, nonché l'arrivo dei soccorsi;

tali territori vengono sistematicamente afflitti da copiosi episodi nevosi, cosa che si verifica quasi ogni anno vista la morfologia del territorio e le alte quote;

purtroppo, nell'arco dei decenni, qualsiasi azione di prevenzione è stata sempre omessa volontariamente, a causa della mancata organizzazione, atta a far fronte, con mezzi e uomini preparati, ad emergenze gravissime come quella, che attualmente vede il centro Italia sepolto dalla neve;

a tutt'oggi, le zone interne sono difficilmente raggiungibili, in virtù del fatto che i comuni sono carenti di mezzi idonei ad aprire varchi in strade bloccate dalla neve, che sono ancora senza luce, senza acqua e senza nemmeno la speranza di essere soccorsi;

tale stato di cose, a prescindere dal terremoto ivi verificatosi, che aggrava le condizioni generali ed i disagi delle famiglie, si protrae da molteplici anni, senza che siano mai state adottate le dovute misure precauzionali, in vista di questa tipologia di eventi;

da notizie in possesso degli interroganti, già durante le festività natalizie, vi sono stati numerosi problemi relativi alla circolazione stradale nella strada statale 17, che collega la città di Sulmona con la stazione sciistica di Roccaraso. Difatti, per 3 giorni a ridosso dell'Epifania, la predetta strada, dal casello autostradale di Pratola Peligna, non è risultata percorribile in entrambe le direzioni, con molteplici danni causati all'economia turistica e al relativo indotto;

giova ricordare, altresì, che, in questo periodo di grave e perdurante crisi finanziaria, non è concepibile che stazioni turistiche di fondamentale rilievo rimangano irraggiungibili nei giorni di maggior affluenza;

a giudizio degli interroganti, l'annosa situazione si protrae da troppo tempo e, se non si adotta una disciplina preventiva volta ad intervenire prima, durante e dopo ogni calamità naturale di ampia portata, non si riuscirà mai a superare la problematica tuttora in essere,

si chiede di sapere:

quali orientamenti il Governo intenda esprimere, in riferimento a quanto esposto in premessa e, conseguentemente, quali iniziative voglia intraprendere, nell'ambito delle proprie competenze, per porre rimedio alla ricorrente problematica causata dagli eventi naturali calamitosi, che sovente insistono nelle Regioni Abruzzo e Marche;

se ci sia stata conoscenza dell'impercorribilità dell'arteria stradale che collega l'autostrada A24 allo svincolo di Pratola Peligna con Roccaraso (durato tre giorni) durante le festività natalizie e, in caso affermativo, per quali ragioni non sia stato fatto nulla per risolvere l'annosa problematica a stretto giro;

se le misure adottate durante l'emergenza della scorsa settimana nelle suddette Regioni risultino adeguate e, in caso contrario, quali fossero le falle nel sistema che hanno portato ad una sciagura di così ampia portata;

se non ritenga doveroso dotare i comuni facenti parte delle Regioni menzionate dei mezzi necessari ed idonei per affrontare emergenze di tale portata.

(3-03426)

Interrogazioni con richiesta di risposta scritta

PAGLIARI, ALBANO, AMATI, ANGIONI, CANTINI, CAPACCHIONE, D'ADDA, DIRINDIN, Stefano ESPOSITO, GIACOBBE, LUCHERINI, MARGIOTTA, MATTESINI, PEZZOPANE, SANGALLI, SANTINI, SCALIA, SILVESTRO - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che:

a seguito della conversione in legge (legge n. 122 del 2010) del decreto-legge n. 78 del 2010, in particolare l'articolo 12, qualsiasi trasferimento o ricongiungimento di contributi avviene su domanda dell'interessato ed esclusivamente a titolo oneroso;

con questo provvedimento i lavoratori interessati si sono trovati, con provvedimento retroattivo, senza le certezze e i diritti che solo qualche giorno prima erano in vigore;

si hanno casi documentabili di lavoratori che per accedere alla pensione sono stati costretti, dopo l'approvazione della legge n.122 del 2010, alla ricongiungimento sobbarcandosi pesantissimi oneri;

nel caso di pensioni Inps, in taluni casi, gli oneri comportano una rateizzazione con trattenuta sulla pensione di 600 euro mensili, a fronte di una pensione netta di circa 1.200 euro al mese; nei casi di pensioni erogate dalle casse privatizzate dei professionisti, come ad esempio per l'Inpgi, il costo del ricongiungimento è arrivato anche a diverse centinaia di migliaia di euro. In tutti i casi molti lavoratori sono stati costretti dal 2010 al 2016 a pagarsi 2 volte i contributi per accedere alla pensione;

la norma richiamata, che ha introdotto i ricongiungimento onerosi, è stata peraltro oggetto di numerosi atti di sindacato ispettivo e in sede di discussione in Aula alla Camera, il 27 luglio 2011 della mozione 1-00690, il sottosegretario pro tempore Bellotti ebbe a dichiarare «Gli effetti concreti che la riforma ha prodotto sul tessuto sociale hanno in parte travalicato le iniziali intenzioni del legislatore. L'intento perseguito dal legislatore infatti era quello di prevenire e scongiurare comportamenti elusivi in funzione della possibilità di avvalersi di regimi previdenziali più favorevoli rispetto all'ordinario, ma non certamente quello di impedire il trasferimento della posizione assicurativa nei confronti di quei lavoratori che si trovano costretti per raggiungere i requisiti minimi per la pensione a ricongiungere presso altri fondi la propria contribuzione. Con l'entrata quindi in vigore del citato articolo 12, di contro, si è accertato che in taluni casi, ovverosia quando il lavoratore è obbligato a ricongiungere la propria posizione previdenziale in altro fondo pensionistico per aver cessato il lavoro senza diritto a pensione nel fondo di appartenenza, tale ricongiunzione è divenuta oltremodo onerosa per il soggetto interessato; i costi risultano infatti essere nell'ordine di diverse decine di migliaia di euro» (fino a centinaia di migliaia di euro per le casse autonome);

posto che con l'introduzione del cumulo gratuito, dal 1° gennaio 2017 il ricongiungimento oneroso è diventato una facoltà e non più un obbligo, e che quindi, si è venuta a determinare un'evidente disparità di trattamento tra chi, dal 2010 al 2016, ha dovuto obbligatoriamente ricorrere al ricongiungimento per andare in pensione e chi, dal 1° gennaio 2017, col cumulo può maturare i requisiti per l'erogazione della pensione pro rata, senza dover ricongiungere i contributi previdenziali tra le diverse gestioni e senza dovere perciò sostenere ulteriori costi;

considerato che nella nuova norma sul cumulo non sono previste misure risarcitorie o sanatorie per chi ha ricongiunto o sta ricongiungendo onerosamente i contributi ed è già andato in pensione;

considerato inoltre che l'Inps, nella quantificazione degli oneri inerente all'esame delle proposte di legge n. 225 e n. 929, trasmessa all'XI Commissione permanente (Lavoro pubblico e privato) della Camera il 30 giugno 2014, ha specificato che l'estensione della facoltà di cumulo dei contributi ai soggetti, anche già pensionati, che abbiano già esercitato il ricongiungimento a titolo oneroso con relativo pagamento totale o parziale, comporterebbe un onere per l'istituto di 1,5 milioni di euro, a titolo di restituzione di quanto finora versato,

si chiede di sapere:

quanti soggetti, a partire dal luglio 2010, abbiano dovuto optare per l'istituto del ricongiungimento verso l'Inps, così come modificato dal decreto-legge n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 2010;

quanti soggetti iscritti alle casse privatizzate abbiano dovuto optare, nello stesso periodo, per il ricongiungimento oneroso;

quanti siano complessivamente i casi, suddivisi per anno, sesso, onere medio del ricongiungimento;

quale sia l'incidenza media della trattenuta mensile sulla pensione, per il pagamento dell'onere di ricongiungimento, rispetto all'importo di pensione spettante al pensionato;

quanti siano i soggetti che hanno già terminato di pagare il relativo debito all'Inps e alle casse autonome;

quanti siano i soggetti che hanno ancora in corso la trattenuta sulla pensione;

se il Governo non ritenga opportuno proporre un provvedimento che consenta a chi ha dovuto necessariamente ricorrere al ricongiungimento oneroso per poter accedere alla pensione, di chiedere la retroattività della facoltà di cumulo o, comunque, misure a compensazione della disparità di trattamento subita;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno chiarire che l'applicazione del cumulo gratuito dei contributi da parte delle diverse gestioni coinvolte non comporta l'uniformazione al regime generale (legge Fornero, di cui alla legge n. 92 del 2012), ma, al contrario, può avvenire nel rispetto dei regolamenti autonomi delle diverse gestioni, garantendo così il principio dell'erogazione delle pensioni alle condizioni di miglior favore per gli iscritti.

(4-06862)

PEZZOPANE, DALLA ZUANNA, FASIOLO, CIRINNA', ANGIONI, FABBRI, CUCCA - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti - Premesso che:

l'intensa perturbazione di neve e ghiaccio ,che ha colpito e sta colpendo gran parte delle zone del Centro-Sud Italia a partire dai primi giorni di gennaio 2017, ha provocato e continua a provocare ingenti danni e profondi disagi, soprattutto in Abruzzo;

in particolare, molti centri della provincia dell'Aquila, nei giorni tra il 4 e il 7 gennaio, sono stati interessati da intense bufere nevose, con temperature che hanno raggiunto anche i meno 15 gradi;

considerato che:

le intense nevicate hanno causato numerosi disagi alla circolazione in gran parte delle località abruzzesi. La Protezione civile ha segnalato condizioni di "codice rosso" lungo la strada statale 81, lungo la statale 84, e sulla strada statale 16 dal chilometro 391 al chilometro 439;

le condizioni di maggiore disagio si sono verificate sulla strada statale 17, nel tratto compreso tra Sulmona-Castel di Sangro e Roccaraso, dove l'Anas ha disposto per 3 giorni consecutivi la chiusura, dal chilometro 118 al chilometro 149 dell'arteria di collegamento tra la valle peligna e l'alto Sangro, con ciò provocando profondi disagi a residenti, automobilisti e trasportatori, molti dei quali sono rimasti bloccati sulla stessa arteria stradale per lungo tempo. Il tratto autostradale è stato poi riaperto dall'Anas solo per alcune ore, per consentire il deflusso di alcuni mezzi, e poi richiuso;

la chiusura di tale tratto autostradale è stata, tra l'altro, disposta da Anas in un week end di particolare traffico, ossia quello dell'Epifania, e pertanto maggiori sono stati i disagi patiti dai viaggiatori, molti dei quali turisti, che non hanno potuto raggiungere o lasciare le località sciistiche del posto;

in un comprensorio turistico, oltre 30.000 persone sono rimaste bloccate per 3 giorni, con rischio evidente di problemi sanitari e di ordine pubblico;

considerato, inoltre, che:

ciò ha arrecato in tutta evidenza seri danni anche all'economia locale e all'immagine della regione;

l'allarme meteo era stato dato da giorni e le nevicate ampiamente previste;

i Comuni e la Provincia dell'Aquila, pur con mezzi limitati rispetto ad Anas, hanno fatto fronte alla difficile situazione che si era venuta a determinare, provvedendo alla pulitura e all'apertura di numerose arterie e consentendo, in tal modo, la circolazione dei mezzi e delle persone,

si chiede di sapere:

se risulti quali siano state le motivazioni che hanno indotto Anas a disporre la chiusura per 3 giorni consecutivi di un'arteria stradale di siffatta importanza, come la strada statale 17;

per quali motivi Anas, nonostante fosse a conoscenza delle previsioni meteorologiche, non abbia predisposto in tempo utile un piano neve straordinario;

quanti uomini e mezzi siano stati impiegati da Anas per affrontare l'emergenza neve e ghiaccio nei giorni tra il 4 e il 7 gennaio 2017;

nel caso in cui dovessero emergere delle responsabilità in capo ad Anas nella gestione dell'emergenza neve e ghiaccio in Abruzzo nelle citate date, quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda adottare nei confronti di Anas e quali misure di risarcimento a favore degli enti locali e degli operatori turistici danneggiati dalle iniziative o dall'inerzia di Anas.

(4-06863)

PAGLIARI - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

la legge di stabilità per il 2015 (legge n. 190 del 2014), nel processo di privatizzazione di Poste italiane, aveva previsto una sostanziale modifica del servizio postale universale con il taglio di numerosi sportelli nelle aree montane, nonché il ridimensionamento a giorni alterni della consegna della corrispondenza;

Poste italiane, nel piano industriale 2015-2019, ha dato seguito alle disposizioni previste dalla legge di stabilità, prevedendo un notevole ridimensionamento del servizio facendo leva su infrastrutture telematiche e tecnologie non sempre però sfruttabili nelle aree montane e rurali;

Poste italiane ha annunciato di voler procedere, nel corso dell'anno 2017, con la riduzione della consegna della corrispondenza in 2.632 comuni, che si sommano ai 2.632 dove la corrispondenza viene consegnata 5 giorni su 14, già dal 2015 e dal 2016;

Poste italiane ha attivato, inoltre, sulla base di un accordo con Governo e federazione degli editori, una rete parallela di consegna dei quotidiani e dei settimanali che tocca 1.900 comuni italiani, ma esclude completamente le aree montane e interne del Paese;

i tribunali amministrativi di alcune regioni, per di più, si sono pronunciati a favore dei comuni che avevano presentato ricorso contro il piano di chiusura e razionalizzazione di Poste SpA riconoscendo che la chiusura di un ufficio postale non può essere disposta solo per ragioni di carattere economico, senza considerare il criterio di distribuzione degli uffici e senza ponderare il pregiudizio alle esigenze degli utenti derivante dalla chiusura;

considerato che, a quanto risulta all'interrogante:

le aree montane, fra cui quelle dell'Appennino parmense, come il comune di Borgo Val di Taro, vivono, per tale decisione, una situazione di disagio, che interessa non solo i singoli cittadini, ma tutto il tessuto economico e sociale, in quanto la presenza dello sportello postale e la consegna della posta rappresentava un momento edificante e vivificante della comunità e di valorizzazione del territorio;

nella stessa provincia di Parma, inoltre, alcuni comuni hanno subito la chiusura di uffici postali (San Vitale frazione di Sala Baganza, Sivizzano e Riccò frazione di Fornovo, Basilicagoiano frazione di Montechiarugolo, Coltaro frazione Sissa-Trecasali, Gaiano frazione di Collecchio) e sono stati soggetti a riduzione dei servizi, scontando oltre tutto l'inefficienza dei servizi sostitutivi più volte annunciati da Poste;

in data 22 gennaio 2014 il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), rispondendo a specifica missiva del presidente dell'Intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna, ha ricordato che, con apposita delibera, l'authority ha "ritenuto opportuno inserire (...) specifici divieti di chiusura di quegli uffici che servono gli utenti che abitano nelle zone remote del Paese (...) ritenendo prevalente l'esigenza di garantire la fruizione del servizio nelle zone disagiate anche a fronte di volumi di traffico molto bassi e di alti costi di esercizio";

Poste italiane SpA ha sospeso per il 2017 il piano di riorganizzazione della presenza territoriale dell'azienda, grazie all'impegno dei Comuni e delle associazioni degli enti locali, come Uncem che ha promosso una forte mobilitazione del territorio e dei Comuni;

l'Agcom ha espresso a marzo 2015 il proprio avviso sulla modalità di recapito a giorni alterni, modificando la proposta di Poste ed indicando che la misura potrà interessare un numero di comuni che rappresentino al massimo il 25 per cento della popolazione e in funzione di particolari circostanze, anche geografiche, del territorio italiano e ricordando che la misura dovrà essere notificata alla Commissione europea;

la Conferenza unificata, riunita presso il Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie, ha espresso, in data 5 agosto e 20 dicembre 2016, la necessità di un monitoraggio sulle attività di consegna da parte di Poste italiane, evitando disservizi per le aree interne e montane del Paese, in particolare relative alla distribuzione di giornali quotidiani e di settimanali;

questa razionalizzazione rischia, inoltre, di tradursi in gravi disservizi per la popolazione, soprattutto per i residenti anziani, che si troveranno a non poter usufruire di servizi essenziali, quali il pagamento delle bollette o la riscossione della pensione, con la conseguenza di essere costretti a fare lunghe file nei giorni di apertura, ritardare le operazioni o affrontare frequenti e difficili spostamenti, su territori particolarmente disagiati,

si chiede di sapere:

quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia in essere e in progetto per ovviare a tale situazione di disagio, al fine di proseguire, tra l'altro, il lavoro nel tavolo di concertazione con le amministrazioni locali per la discussione sull'ipotetico ridimensionamento, e scongiurare la possibile chiusura degli uffici postali nei comuni più piccoli, evitando così che decisioni assunte da Poste italiane SpA arrechino disagi ai cittadini utenti, che non vedono garantita l'effettiva erogazione di un servizio pubblico di qualità, nel rispetto dell'accordo siglato fra le Poste italiane e lo Stato;

se intenda intervenire allo scopo di impegnare Poste ad attivare, nei comuni delle aree interne del Paese, 100 sportelli Postamat per prelievi e versamenti, nuovi servizi negli sportelli, la tesoreria per Comuni e Unioni di comuni.

(4-06864)

CASSON - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

a seguito della strage di Capodanno presso il night club Reina di Istanbul, sono emersi, successivamente alle indagini e inchieste di natura internazionale, riportate anche da tutti gli organi di stampa, elementi di contatto sempre più intensi tra terroristi dell'ISIS (o comunque collegati all'ISIS) e terroristi di origine centro-asiatica, spesso di lingua turcofona, provenienti in particolare dall'Uzbekistan, Tagikistan, dallo Xinjiang (Cina), dal Kirghizistan e dal Turkmenistan e aventi libertà di movimento negli Stati dell'Unione Europea;

in particolare, per qualcuno di questi ultimi ci sarebbe già, da vari anni, una attenzione da parte di Interpol-Europol e, più in particolare, uno di questi, proveniente dalla Cina (Xinjiang), sarebbe colpito da richiesta di estradizione e, nonostante ciò, coperto ora da nazionalità tedesca, girerebbe non solo per l'Europa, ma anche per l'Italia, la zona di Milano e la Lombardia nello specifico;

considerato che:

tale soggetto, tale Aysa Dolkun nativo di Aksu (Xinjiang), nel 1967, colpito da richiesta Interpol di estradizione fin dal 1997, sarebbe accusato di attentati con uso di esplosivi e di omicidio plurimo

si chiede di sapere dai ministri interrogati:

se siano a conoscenza dei fatti suindicati;

se risulti loro la segnalazione di richiesta di estradizione fin dal 1997 di Interpol nei confronti di Aysa Dolkun, anche sotto altri nomi;

se risultino passaggi di costui in Italia, in particolare in Lombardia, anche sotto altri nomi;

se non ritengano di dover allertare, nelle rispettive competenze, le forze di polizia e gli uffici della magistratura inquirente con funzioni di anti-terrorismo, relativamente alla richiesta di estradizione suindicata.

(4-06865)

BATTISTA - Al Ministro dell'interno - Premesso che, a quanto risulta all'interrogante:

il Consiglio comunale di Tolmezzo (Udine), in data 29 novembre 2016, approvava all'unanimità un ordine del giorno avente ad oggetto il mantenimento del distaccamento della Polizia stradale di Tolmezzo;

dal testo dell'atto emergerebbe la preoccupazione delle autorità locali per il probabile accorpamento della Polizia stradale di Tolmezzo con quella di Amaro;

l'accorpamento si tradurrebbe, secondo le autorità locali, di fatto, nella chiusura della sede della Polizia stradale di Tolmezzo e in un sacrificio del presidio della viabilità ordinaria ad esclusivo favore di quella autostradale;

considerato che:

anche la presidenza della Regione Friuli-Venezia Giulia ha portato all'attenzione del Ministero dell'interno le criticità sottese all'accorpamento;

recentemente, secondo le autorità locali, il comune di Tolmezzo ha subito un grave depauperamento e un progressivo distacco nella percezione della presenza dello Stato, a causa della soppressione del Tribunale e della Procura della Repubblica e nei prossimi mesi vedrà sguarnita anche la caserma "Cantore", che ospita gli alpini del 3° reggimento artiglieria di montagna;

giova ricordare la presenza a Tolmezzo di un carcere di alta sicurezza, con al suo interno una sezione dedicata ai detenuti in regime di 41-bis;

Tolmezzo rappresenta la città di riferimento della montagna dell'alto Friuli, a cui fornisce servizi e ne è il naturale baricentro di fondovalle;

la viabilità ordinaria è caratterizzata non solo dal traffico generato dal valico confinario di monte Croce Carnico, ma anche dai notevolissimi volumi di traffico pesante, dovuti alla presenza di zone industriali e da attività estrattive col transito di mezzi d'opera;

considerato altresì che:

con il decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 177, recante "Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato, ai sensi dell'articolo 8, comma 1, lettera a), della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche", si è avviato il percorso normativo, che si concluderà con l'adozione di un piano di razionalizzazione dei presidi di Polizia su tutto il territorio nazionale;

il completamento dell'iter si avrà con l'emanazione del decreto del Ministro dell'interno previsto all'articolo 3 del decreto legislativo;

tale processo di riorganizzazione riguarderà, come noto, anche le sedi della Polizia stradale,

si chiede di sapere se e quali iniziative il Ministro in indirizzo intenda intraprendere al fine di evitare la chiusura del distaccamento Polizia stradale di Tolmezzo (Udine), per garantire la sicurezza del territorio e, a tal fine, se non ritenga opportuno valutare l'opportunità di rafforzare l'organico in forza al distaccamento, già negli ultimi anni penalizzato da pensionamenti e trasferimenti d'ufficio.

(4-06866)

BERGER - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

il decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 2001, n. 430, regolamenta la revisione organica della disciplina dei concorsi e delle operazioni a premio, nonché delle manifestazioni di sorte locali ai sensi dell'art. 19, comma 4, della legge 27 dicembre 1997, n. 449;

la normativa stabilisce che di deve inviare una comunicazione in forma digitale al Ministero dello sviluppo economico almeno 15 giorni prima dell'inizio del concorso con tanto di modulo apposito, firma digitale, regolamento della manifestazione, attestazione della cauzione versata (la cauzione deve essere nella misura del 100 per cento del valore dei premi messi in palio, Iva esclusa). L'individuazione del vincitore deve svolgersi sotto la vigilanza di un notaio o del responsabile della tutela del consumatore o un suo delegato, territorialmente competente presso la Camera di commercio;

considerato che:

tale procedura e i costi correlati appaiono coerenti per concorsi, in cui sono in palio premi di valore (per esempio un'autovettura) e dove la partecipazione ha dei costi, ma la stessa procedura deve essere applicata anche a concorsi di piccola e piccolissima entità solamente perché risulta ancora mancante la definizione del "minimo valore" necessaria per avvalersi della deroga prevista dalla lettera d) del comma 1 dell'articolo 6;

infatti, l'articolo 6 elenca una serie di manifestazioni che non sono considerate come concorsi o operazioni a premio, e in particolare alla lettera d) prevede l'esclusione per "le manifestazioni nelle quali i premi sono costituiti da oggetti di minimo valore, sempreché la corresponsione di essi non dipenda in alcun modo dalla natura o dall'entità delle vendite alle quali le offerte stesse sono collegate";

tuttavia la necessaria quantificazione del "minimo valore" ancora non è stata definita da parte del Ministero ed è causa di impedimento per le aziende che sarebbero interessate di avvalersi della possibilità di regalare piccoli premi e piccole beneficenze senza troppi oneri burocratici,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente adottare gli atti e i provvedimenti necessari per definire il "minimo valore" di cui alla lettera d) del comma 1 del decreto del Presidente della Repubblica n. 430 del 2001.

(4-06867)

CRIMI, MONTEVECCHI, MARTON, ENDRIZZI, SANTANGELO, CASTALDI, BOTTICI, GIARRUSSO, LUCIDI, CAPPELLETTI, MANGILI, MORONESE, DONNO, PAGLINI - Al Ministro dell'interno - Premesso che:

in un articolo pubblicato su "il Fatto Quotidiano" in data 19 gennaio 2017, a firma di Ferruccio Sansa, vengono segnalati, in virtù della circostanziata documentazione tecnica in possesso del quotidiano, numerosi malfunzionamenti nel sistema di videosorveglianza istituito in occasione del giubileo, che hanno reso impossibile la visione e la registrazione delle immagini relative a piazze ritenute obiettivi sensibili in caso di attacco terroristico, presso la centrale operativa telecomunicazioni della Questura di Roma;

si apprende che in data 13 gennaio il direttore telecomunicazioni Lazio (TCL) della Polizia aveva scritto: "Permangono problematiche nella sala crisi della Centrale operativa telecomunicazioni, utilizzata durante le esercitazioni per attacchi terroristici a Roma, che attualmente risulta impossibilitata alla visione delle immagini di videosorveglianza. Stante le ripetute segnalazioni e l'importanza del sistema a supporto dell'ordine e della sicurezza pubblica si resta in attesa di un urgente riscontro"; aveva sollecitato anche un riscontro alla definizione delle disposizioni relative alla gestione e reportistica dei reclami da parte della società TIM;

alla data dell'11 gennaio 2017 sono stati inviati dai dirigenti della Questura 12 solleciti relativi ad altrettanti reclami aperti e segnalazioni di malfunzionamento risalenti ai mesi di novembre e dicembre 2016 e che ad oggi risultano non ancora risolti;

si apprende anche che, per segnalare eventuali guasti e richiedere interventi di manutenzione e riparazione, la Polizia deve rivolgersi al numero verde di un'azienda privata;

considerato che il rischio di attentati terroristici nel nostro Paese è oggi molto elevato e la disponibilità di un sistema di videosorveglianza efficace e funzionante, a supporto dell'ordine e della sicurezza pubblica, è un requisito fondamentale per far fronte all'emergenza,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

quali iniziative intenda promuovere al fine di avviare un'indagine interna per la verifica di eventuali responsabilità e ritardi nella vicenda, nonché di procedere agli opportuni accertamenti nei confronti delle ditte esterne alle quali sono appaltati i lavori di manutenzione e riparazione degli apparecchi in uso alla Questura di Roma per la sorveglianza;

quali iniziative siano state messe in atto per risolvere immediatamente le problematiche segnalate;

se non ritenga di rivedere le modalità operative di intervento in caso di guasto, nonché i contratti in essere con le società esterne incaricate di tale servizio.

(4-06868)

AUGELLO - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, della salute, dell'interno e per la semplificazione e la pubblica amministrazione - Premesso che:

il Comune di Cerveteri (Roma) ha approvato una delibera (punto 5 dell'ordine del giorno deliberato dal Consiglio comunale in data 16 novembre 2016) concernente l'istanza presentata da Wind Telecomunicazioni SpA prot. 28655 del 28 luglio 2015 per l'installazione di una stazione radio base (ordinanza del TAR del Lazio n. 1314/2016, art. 2 del "Regolamento di disciplina delle installazioni delle stazioni radio base per la telefonia mobile e telecomunicazioni nel territorio di Cerveteri", piano di sviluppo di rete 2016-2017 presentato da Wind Telecomunicazioni SpA in data 9 settembre 2016 prot. 38107, modifica del "piano di installazione degli impianti di radio telecomunicazioni", determinazioni);

tale deliberazione approva l'installazione nel territorio di Cerveteri dell'ennesima antenna nella zona di Borgo San Martino, in una zona già esposta ad inquinamento elettromagnetico a causa della presenza di numerosi impianti;

la popolazione è preoccupata per il possibile impatto ambientale sulla salute umana e sull'ambiente in termini di inquinamento elettromagnetico dovuto alle presenza di tale notevole numero di impianti;

non risulterebbe che siano state installate le centraline di rilevamento per il monitoraggio continuo delle emissioni elettromagnetiche e relativi risultati sulle 24 ore, come previsto dal regolamento comunale per la disciplina delle installazioni delle stazioni radio base per telefonia mobile e telecomunicazioni nel territorio di Cerveteri (art. 2 della deliberazione n. 28 del 7 febbraio 2008, e successive modificazioni deliberate dal Consiglio comunale con delibera n. 38 del 16 giugno 2011);

non risulterebbero inoltre effettuati rilevamenti agli impianti esistenti da parte di Arpa Lazio, che ha la specifica competenza di effettuare rilevamenti e attività di controllo sulle sorgenti di campi elettromagnetici, nonché effettuare valutazioni preventive ai fini autorizzativi degli impianti delle stazioni radio base per telefonia cellulare; nonché l'accertamento della conformità dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dall'esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici attraverso rilievi strumentali; qualora i rilevamenti fossero stati effettuati, essi non sono stati resi pubblici, né sono stati messi a disposizione dei cittadini interessati.

considerato inoltre che i cittadini non sono stati informati in merito al procedimento in corso, né hanno avuto accesso a tutta la documentazione relativa all'installazione degli impianti radio base, comprese le concessioni e le sub concessioni, né hanno avuto la possibilità di partecipare in nessun modo al processo decisionale poiché il Comune di Cerveteri non ha garantito una dettagliata e precisa informazione, né ha garantito la trasparenza amministrativa o la partecipazione del pubblico al processo decisionale,

si chiede di sapere:

se i Ministri di indirizzo ritengano di intervenire per verificare se non siano state violate da parte del Comune di Cerveteri le norme previste nel decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 (recante "Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190, e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche"), sui diritti di partecipazione al processo decisionale e all'accesso alle informazioni da parte dei cittadini;

se ci sia stata una violazione degli articoli 3 e 6 sul diritto di accesso ai dati e ai documenti amministrativi.

(4-06869)

PAGLINI, BOTTICI, PUGLIA, SANTANGELO, SCIBONA, COTTI, DONNO, GIARRUSSO, AIROLA - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e della giustizia - Premesso che:

il signor Mario Barbieri, dopo aver lavorato dal 1966 al 1992 presso i cantieri navali "Apuania" di Marina di Carrara (Massa e Carrara) è deceduto nel 2006 per asbestosi polmonare;

la famiglia Barbieri e varie perizie mediche confermano la circostanza secondo la quale il signor Mario Barbieri sarebbe morto per un'asbestosi polmonare provocata dall'esposizione costante all'amianto presso i cantieri navali dove lavorava;

nel 2016, dopo 10 anni dalla scomparsa, la Corte d'appello di Genova ha ribaltato il giudizio di primo grado, condannando i familiari a restituire parte del denaro ricevuto in questi anni dall'INAIL;

risulta agli interroganti che la sentenza abbia ridotto l'invalidità del signor Barbieri dall'80 per cento al 38 per cento. Pertanto l'INAIL avrebbe richiesto indietro ai familiari circa 60.000 euro (da un articolo de "la Repubblica", del 30 dicembre 2016);

il suddetto ente ha concesso 30 giorni di tempo ai 3 figli dell'operaio e alla moglie per restituire la somma. Inoltre, l'INAIL si è limitato a proporre alla famiglia Barbieri di dilazionare l'importo dovuto;

a parere degli interroganti il lungo iter processuale, gli atti e le numerose perizie mediche prodotte dalla famiglia Barbieri, nonché il fatto notorio che presso i cantieri navali "Apuania" di Marina di Carrara veniva utilizzato amianto, dovrebbero condurre gli enti coinvolti a rivedere la propria posizione sul caso, evitando che, oltre al gravissimo lutto, la famiglia Barbieri si trovi anche nella condizione di dover restituire gran parte delle somme percepite per una morte per cause di lavoro;

Federica Barbieri, figlia dell'operaio deceduto, ha precisato: ""è l'Asl nel certificato di morte che ha detto che mio padre è deceduto per asbestosi e broncopneumopatia cronica ostruttiva". Tra l'altro il nesso era stato segnalato anche nell'ultima sentenza che ha riconosciuto l'invalidità del signor Barbieri, quella pronunciata a Genova: nelle motivazioni si spiega che l'asbestosi contratta dall'operaio "è da considerare amianto correlata"" ("il Fatto Quotidiano", del 14 gennaio 2017),

si chiede di sapere se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti e quali iniziative di competenza intendano adottare per fare chiarezza su quanto accaduto.

(4-06870)

MANASSERO - Ai Ministri dei beni e delle attività culturali e del turismo e del lavoro e delle politiche sociali - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

da un'inchiesta pubblicata sul quotidiano "il manifesto" il 12 gennaio 2017, è emerso l'estremo stato di precarietà di alcuni lavoratori, circa 25, della Biblioteca nazionale centrale di Roma;

nell'inchiesta si evidenzia come queste persone svolgano all'interno della suddetta biblioteca un lavoro di catalogazione, di portineria e perfino di fornitura dei materiali agli utenti, sebbene dette mansioni li equiparino a veri e propri lavoratori dipendenti, ad essi viene riconosciuto un trattamento economico inqualificabile, che consta di un rimborso forfettario massimo di 400 euro, a fronte della presentazione delle ricevute delle spese alimentari sostenute nell'arco di un mese;

inoltre, tali lavoratori non hanno un inquadramento lavorativo e di conseguenza non godono di un'adeguata tutela sindacale. Di fatto non gli viene riconosciuto alcun diritto e, in particolare, non gli viene versato nessun contributo previdenziale, né gli viene riconosciuta una tutela per la malattia o per la maternità;

questa situazione si protrae da anni, infatti, la Biblioteca centrale nazionale di Roma li definisce "catalogatori volontari", e sono iscritti ad un'associazione di volontariato;

considerato inoltre che:

la Biblioteca nazionale centrale di Roma, al pari della Biblioteca nazionale centrale di Firenze, assolve un ruolo fondamentale per la cultura italiana, ovvero, ha il compito di raccogliere, catalogare e conservare tutte le pubblicazioni italiane. Per questa ragione è considerata uno dei fiori all'occhiello dello Stato;

il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha il compito di vigilare sulla corretta e dignitosa definizione della posizione contrattuale di tutti i soggetti, che lavorano presso tale struttura,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza delle circostanze rappresentate, con specifico riferimento alla condizione dei cosiddetti catalogatori volontari, impiegati presso la Biblioteca nazionale centrale di Roma;

quali misure intendano porre in atto, al fine di verificare se tali circostanze corrispondano al vero e, in tal caso, quali misure intendano porre in essere al fine di verificare eventuali responsabilità, nonché di sanare le sperequazioni messe in atto da una pubblica amministrazione nei confronti di tali lavoratori.

(4-06871)

SANTANGELO, CRIMI, MORONESE, CAPPELLETTI, GIARRUSSO, PAGLINI, PUGLIA, MARTON, DONNO - Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Premesso che a quanto risulta agli interroganti:

nel pomeriggio del 16 gennaio 2017, a circa 20 miglia dalle coste della Libia, tra Bengasi e Derna, un motopeschereccio denominato "Principessa Prima" di Mazara del Vallo (Trapani) è stato affiancato da una imbarcazione che avrebbe aperto il fuoco a colpi di mitraglia, come riportato sin da subito dalla emittente televisiva locale "Televallo";

l'imbarcazione si trovava in acque internazionali e, grazie all'abilità del comandante e al fatto che i colpi d'arma da fuoco non hanno arrecato avarie all'imbarcazione "Principessa Prima", la stessa non è stata soggetta alle conseguenze, ormai ben note alle flotte mazzaresi, come quelle del sequestro;

come riportato dagli organi di informazione, inoltre, sembra che gli autori dell'attacco presenti sull'imbarcazione, fossero dei miliziani libici;

tra l'altro non è la prima volta che i libici muovono vere e proprie azioni d'inibizione della pesca in quel tratto di mare ad imbarcazioni della marineria di Mazara del Vallo;

anche lo scorso dicembre 2016, come riportato dal giornale on line "Tp24", il motopesca "End" di Mazara del Vallo, che si trovava al largo delle coste libiche, a circa 50 miglia a nord di Zwara, aveva richiesto supporto, perché era stato avvicinato da una motovedetta tunisina, la quale le aveva intimato di fermarsi nonostante si trovasse, come sottolineato dalla Marina militare, in acque internazionali. In zona erano presenti anche altri 2 pescherecci italiani, il "Gemma Primo" e l'"Anna madre", entrambi della marineria di Mazara del Vallo. Il comandante dell'operazione "Mare Sicuro" ha quindi disposto il decollo immediato dell'elicottero imbarcato su nave "Cigala Fulgosi", che nel frattempo si è diretta a tutta velocità verso i pescherecci. Non appena l'elicottero ha raggiunto il motopesca "End" la situazione si è chiarita e la motovedetta presunta tunisina si è allontanata verso sud;

considerato che:

in base ai trattati internazionali, di certo al di fuori dei casi di terrorismo, pirateria ed inquinamento ambientale, solo da parte dello Stato di bandiera (o con la autorizzazione dello Stato di bandiera) si può esercitare un potere di interdizione della navigazione di una imbarcazione che transita in acque internazionali, a meno che non si ottenga l'autorizzazione preventiva dello stato di bandiera, o che l'imbarcazione sia priva di segnali identificativi;

uno dei compiti dell'operazione "Mare Sicuro" della Marina militare è quello della protezione ai pescherecci nazionali iniziata su disposizione del Ministero della difesa il 12 marzo 2015 a seguito dell'aggravarsi della crisi libica;

il 29 dicembre 2007, Roma e Tripoli firmarono 2 protocolli anti-migrazione, che prevedevano il pattugliamento marittimo congiunto delle acque del Mediterraneo e la "cessione in uso" di 6 motovedette della Guardia di finanza alla Guardia costiera libica;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

questo ennesimo episodio è la conseguenza di una mancata e chiara definizione dei confini delle acque internazionali di fronte alla Libia. Si tratta di una vera e propria violazione dell'idea di confini, che disattende e contravviene alla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare;

l'evento in questione non può passare nel silenzio e quindi sarebbe auspicabile, anche nel rispetto degli operatori della pesca e non solo, che vengano chiariti i dettagli e le responsabilità, alla luce degli accordi dell'Italia con la Libia e, comunque, della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, in particolare quando episodi come quelli descritti accadono in acque internazionali con il grande dispiegamento di forze militari presenti nel Mediterraneo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se corrisponda al vero che una milizia libica abbia aperto il fuoco contro il peschereccio di Mazara del Vallo "Principessa Prima" e, nel caso, se si tratti di una delle unità fornite dallo Stato italiano per la sorveglianza del Mediterraneo, come da precedenti accordi;

quali misure intenda adottare a garanzia degli operatori delle imbarcazioni italiane nel Mediterraneo, esposti sempre più a crescenti rischi determinati dalla presenza di entità estremiste, al fine di tutelare gli interessi nazionali nell'area;

quali siano allo stato attuale gli accordi vigenti con la Libia in ordine al controllo delle coste.

(4-06872)

CERONI - Ai Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle politiche agricole alimentari e forestali - Premesso che:

in data 24 agosto 2016 un grave sisma ha colpito la Regione Marche e la situazione già critica è stata aggravata dai successivi fenomeni sismici verificatisi il 26 e 31 ottobre;

in data 18 gennaio 2017 lo sciame sismico non si è arrestato e si sono verificate ulteriori importanti scosse telluriche, che hanno causato ulteriori gravi danni in concatenazione a fortissime nevicate che in alcuni paesi hanno raggiunto i 50 centimetri, provocando forti disagi e la morte di animali;

evidenziato che:

nelle Marche, ad oggi, mancano all'appello circa 60.000 sopralluoghi nelle strutture pubbliche e private colpite dal sisma;

ad oggi circa 25.000 persone sono ospiti di strutture ricettive e appartamenti privati della costa marchigiana;

dal 24 agosto ad oggi la Coldiretti ha registrato la presenza su tutto il territorio colpito dal sisma solo di un paio di stalle mobili (lo 0,5 per cento sul totale), mentre le necessità reali richiederebbero per le aziende agricole non meno di 700 strutture (moduli abitativi, moduli stalla e moduli magazzino/fienile);

le misure approvate hanno determinato una situazione insostenibile con provvedimenti confusi e che perdono di vista l'obbiettivo;

l'art 4-bis del decreto-legge 17 ottobre 2016, n 189, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 dicembre 2016, n. 229, indica le disposizioni in materia di strutture e moduli abitativi provvisori con chiaro riferimento al fabbisogno di tecnostrutture per stalle e fienili destinate al ricovero invernale del bestiame nei territori colpiti dal sisma;

considerato che:

con l'entrata in vigore dell'OCDPC (ordinanza del capo del dipartimento della protezione civile) n. 422 del 16 dicembre 2016, a far data dal 27 dicembre 2016, giorno di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, è stata inserita una nuova e contorta procedura per la valutazione dell'agibilità post sismica degli edifici privati (FAST), che sta creando enormi ritardi e confusione tra le procedure, attraverso schede che prima venivano compilate da esperti ed ora da tecnici-esperti non reperibili perché non pagati;

non essendoci squadre FAST a disposizione, i Comuni non sono in grado di definire quanti moduli abitativi sono necessari: questa situazione impedisce, sia quella ricostruzione leggera così importante per il rientro delle famiglie evacuate, aumentando i costi dell'intervento pubblico, sia quella pesante che consente il ritorno alla normalità di tutte le popolazioni,

si chiede di sapere:

quali siano i motivi per i quali:

a) ancora non siano state apportate quelle modifiche necessarie alle procedure più volte richieste da sindaci e dai tecnici, che hanno bloccato ogni intervento necessario e d'urgenza;

b) non venga costituito un coordinamento regionale urgente per dare poteri alle regioni e di conseguenza agli amministratori locali, in modo tale che possano interagire con i vertici della Protezione civile e della ricostruzione;

c) non siano stati stanziati contributi aggiuntivi per le aree del cratere funzionali a sanare le difficoltà incontrate dalle amministrazioni;

d) vi siano albergatori che lamentano il mancato pagamento delle fatture relative all'ospitalità offerta agli sfollati, e vi sono privati in autonoma sistemazione, ai quali ancora non sono ancora arrivati i contributi promessi e che hanno attinto, per chi ha avuto la possibilità, a risparmi personali per far fronte alle spese di affitto;

e) non siano stati forniti i moduli abitativi e un'adeguata sistemazione alloggiativa a quei nuclei familiari che non hanno potuto, o voluto, abbandonare i propri animali e attrezzature e che ad oggi si trovano a vivere ancora in strutture di emergenza (roulotte e tende) assolutamente inadeguate a fronteggiare le intemperie del momento;

f) non si sia provveduto ad utilizzare le forze dell'Esercito in tempo utile per sopperire alla grave situazione che si è creata con altrettante, e rilevanti, ripercussioni economiche.

(4-06873)

CANDIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

in provincia di Varese, in molteplici strutture di proprietà privata, sono stati allestiti centri di accoglienza per richiedenti asilo gestiti sia da soggetti di diritto pubblico che da soggetti di diritto privato in convenzione con la Prefettura di Varese;

nel corso del tempo il numero dei richiedenti asilo ospitati nelle strutture è progressivamente aumentato in maniera esponenziale e, ad oggi, non si conosce l'esatta ubicazione dei centri di accoglienza, in particolare quelli cosiddetti temporanei, né il numero delle persone ivi alloggiate,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti:

quanti sono i richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi ospitati nei diversi centri di accoglienza all'interno del territorio provinciale di Varese, complessivamente e distinti per ogni singolo comune;

il numero dei richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi, a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria, la protezione umanitaria o un provvedimento di diniego dalla competente commissione territoriale per l'esame delle domande d'asilo e se siano ancora alloggiati in centri di accoglienza, infine il numero di quelli irreperibili;

sempre riguardo a quanto in premessa, il numero dei richiedenti protezione internazionale nei confronti dei quali è stato adottato un provvedimento di diniego da parte della competente commissione territoriale, che hanno presentato ricorso giudiziario avverso il provvedimento di rigetto della domanda e, successivamente, per quanto tempo siano rimasti alloggiati nei diversi centri;

il numero dei richiedenti protezione internazionale in provincia di Varese che, successivamente al diniego da parte della commissione territoriale, sono stati effettivamente espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati nel Paese di origine;

con riguardo sempre al territorio della provincia di Varese, quanto sia il tempo di attesa prima di ottenere l'esito della domanda di protezione internazionale da parte della commissione territoriale competente;

a quanto ammonta il costo sostenuto dall'amministrazione giudiziaria per il patrocinio gratuito a favore dei richiedenti protezione internazionale nella provincia di Varese, in particolare distinti per i tre gradi di giudizio previsti dall'attuale normativa;

l'ammontare complessivo dei costi sostenuti dal Governo distinti per anno dal 2014 alla data attuale, per l'accoglienza dei suddetti richiedenti protezione internazionale ospiti nella provincia di Varese, con indicazione tanto del costo totale pro capite quanto della ripartizione nelle singole voci di spesa, sia pro capite, sia nella totalità;

se risulti che tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nei centri di cui in premessa, vi siano stati episodi di violenza ovvero che gli stessi siano stati oggetto di intervento da parte delle forze dell'ordine, ed in caso affermativo, quali siano le esatte circostanze e i reati denunciati, il numero dei richiedenti coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati nei loro confronti, in particolare se siano stati destinatari di provvedimenti di revoca delle condizioni di accoglienza ed espulsione o rimpatrio.

(4-06874)

CANDIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che a quanto risulta all'interrogante:

nel comune di Tradate, in provincia di Varese, nella struttura di proprietà dell'Istituto delle Figlie della Carità Canossiane, sito in via Barbara Melzi, a partire dall'estate 2015 è stato allestito un centro di accoglienza per richiedenti asilo;

tale centro risulta gestito dalla Croce rossa italiana, a seguito di convenzione con la Prefettura di Varese;

considerato che nel corso del tempo il numero degli ospiti della struttura menzionata è andato progressivamente aumentando, fino a superare attualmente le 100 presenze,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti:

il numero dei richiedenti protezione internazionale che sono stati ospitati all'interno del centro di accoglienza di via Barbara Melzi a Tradate da quando lo stesso è stato attivato e quanti siano i richiedenti ospitati alla data odierna;

il numero dei richiedenti protezione internazionale presenti nello stesso centro di accoglienza a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria e la protezione umanitaria dalla competente commissione territoriale e il numero di quelli irreperibili;

sempre riguardo al centro in premessa, il numero dei richiedenti protezione internazionale nei confronti dei quali è stato adottato un provvedimento di diniego da parte della competente commissione territoriale, di questi quanti hanno presentato ricorso giudiziario avverso il provvedimento di rigetto della domanda e, successivamente, per quanto tempo siano rimasti alloggiati nel centro;

il numero dei richiedenti protezione internazionale del centro di accoglienza a Tradate che successivamente al diniego da parte della commissione territoriale sono stati effettivamente espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati nel Paese di origine;

quale sia per i richiedenti ospitati al centro di Tradate il tempo di attesa per l'esito della procedura di esame della domanda di protezione internazionale, dalla compilazione del modello C3 alla notifica del provvedimento decisorio delle commissioni territoriali;

a quanto ammonta il costo sostenuto dall'amministrazione giudiziaria per il patrocinio gratuito a favore dei richiedenti protezione internazionale del centro di cui in premessa, in particolare distinti per i tre gradi di giudizio previsti dall'attuale normativa;

l'ammontare complessivo dei costi sostenuti dal Governo distinti per anno dal 2014 alla data attuale per l'accoglienza dei suddetti richiedenti protezione internazionale ospiti del centro di Tradate, con indicazione tanto del costo totale pro capite quanto della ripartizione nelle singole voci di spesa, sia pro capite, sia nella totalità;

se risulti che tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nel centro di accoglienza di cui in premessa vi siano stati episodi di violenza ovvero che gli stessi siano stati oggetto di intervento da parte delle forze dell'ordine, ed in caso affermativo, quali siano le esatte circostanze e i reati denunciati, il numero dei richiedenti coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati nei loro confronti, in particolare se siano stati destinatari di provvedimenti di revoca delle condizioni di accoglienza ed espulsione o rimpatrio.

(4-06875)

CANDIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

in provincia di Terni, in molteplici strutture di proprietà privata, sono stati allestiti centri di accoglienza per richiedenti asilo gestiti sia da soggetti di diritto pubblico che da soggetti di diritto privato in convenzione con la Prefettura di Terni;

nel corso del tempo il numero dei richiedenti asilo ospitati nelle strutture è progressivamente aumentato in maniera esponenziale e, ad oggi, non si conosce l'esatta ubicazione dei centri di accoglienza, in particolare quelli cosiddetti temporanei, né il numero delle persone ivi alloggiate,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti:

quanti sono i richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi ospitati nei diversi centri di accoglienza all'interno del territorio provinciale di Terni, complessivamente e distinti per ogni singolo comune;

il numero dei richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi, cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria, la protezione umanitaria o un provvedimento di diniego dalla competente commissione territoriale per l'esame delle domande d'asilo e se siano ancora alloggiati in centri di accoglienza, infine il numero di quelli irreperibili;

sempre riguardo a quanto in premessa, il numero dei richiedenti protezione internazionale nei confronti dei quali è stato adottato un provvedimento di diniego da parte della competente commissione territoriale, che hanno presentato ricorso giudiziario avverso il provvedimento di rigetto della domanda e, successivamente, per quanto tempo siano rimasti alloggiati nei diversi centri;

il numero dei richiedenti protezione internazionale in provincia di Terni che, successivamente al diniego da parte della commissione territoriale, sono stati effettivamente espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati nel Paese di origine;

con riguardo sempre al territorio della provincia di Terni, quanto sia il tempo di attesa prima di ottenere l'esito della domanda di protezione internazionale da parte della commissione territoriale competente;

a quanto ammonta il costo sostenuto dall'amministrazione giudiziaria per il patrocinio gratuito a favore dei richiedenti protezione internazionale nella provincia di Terni, in particolare distinti per i tre gradi di giudizio previsti dall'attuale normativa;

l'ammontare complessivo dei costi sostenuti dal Governo distinti per anno dal 2014 alla data attuale per l'accoglienza dei suddetti richiedenti protezione internazionale ospiti nella provincia di Terni, con indicazione, tanto del costo totale pro capite, quanto della ripartizione nelle singole voci di spesa, sia pro capite, sia nella totalità;

se risulti che tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nei centri di cui in premessa, vi siano stati episodi di violenza ovvero che gli stessi siano stati oggetto di intervento da parte delle forze dell'ordine, ed in caso affermativo, quali siano le esatte circostanze e i reati denunciati, il numero dei richiedenti coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati nei loro confronti, in particolare se siano stati destinatari di provvedimenti di revoca delle condizioni di accoglienza ed espulsione o rimpatrio.

(4-06876)

CANDIANI - Ai Ministri dell'interno e della giustizia - Premesso che:

in provincia di Perugia in molteplici strutture di proprietà privata, sono stati allestiti centri di accoglienza per richiedenti asilo gestiti sia da soggetti di diritto pubblico che da soggetti di diritto privato in convenzione con la Prefettura di Perugia;

nel corso del tempo il numero dei richiedenti asilo ospitati nelle strutture è progressivamente aumentato in maniera esponenziale e, ad oggi, non si conosce l'esatta ubicazione dei centri di accoglienza, in particolare quelli cosiddetti temporanei, né il numero delle persone ivi alloggiate,

si chiede di conoscere:

se ai Ministri in indirizzo risulti:

quanti sono i richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi ospitati nei diversi centri di accoglienza all'interno del territorio provinciale di Perugia, complessivamente e distinti per ogni singolo comune;

il numero dei richiedenti protezione internazionale dal 2014 ad oggi a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione sussidiaria, la protezione umanitaria o un provvedimento di diniego dalla competente commissione territoriale per l'esame delle domande d'asilo e se siano ancora alloggiati in centri di accoglienza, infine il numero di quelli irreperibili;

sempre riguardo a quanto in premessa, il numero dei richiedenti protezione internazionale nei confronti dei quali è stato adottato un provvedimento di diniego da parte della competente commissione territoriale, che hanno presentato ricorso giudiziario avverso il provvedimento di rigetto della domanda e, successivamente, per quanto tempo siano rimasti alloggiati nei diversi centri;

il numero dei richiedenti protezione internazionale che successivamente al diniego da parte della commissione territoriale sono stati effettivamente espulsi dal territorio nazionale e rimpatriati nel Paese di origine;

con riguardo sempre al territorio della provincia di Perugia, quanto sia il tempo di attesa prima di ottenere l'esito della domanda di protezione internazionale da parte della commissione territoriale competente;

a quanto ammonta il costo sostenuto dall'amministrazione giudiziaria per il patrocinio gratuito a favore dei richiedenti protezione internazionale nella provincia di Perugia, in particolare distinti per i 3 gradi di giudizio previsti dall'attuale normativa;

l'ammontare complessivo dei costi sostenuti dal Governo distinti per anno dal 2014 alla data attuale per l'accoglienza dei suddetti richiedenti protezione internazionale ospiti nella provincia di Perugia, con indicazione tanto del costo totale pro capite quanto della ripartizione nelle singole voci di spesa, sia pro capite, sia nella totalità;

se risulti che tra i richiedenti protezione internazionale ospitati nei centri di cui in premessa, vi siano stati episodi di violenza ovvero che gli stessi siano stati oggetto di intervento da parte delle forze dell'ordine, ed in caso affermativo, quali siano le esatte circostanze e i reati denunciati, il numero dei richiedenti coinvolti e quali provvedimenti siano stati adottati nei loro confronti, in particolare se siano stati destinatari di provvedimenti di revoca delle condizioni di accoglienza ed espulsione o rimpatrio.

(4-06877)

DE PETRIS, PETRAGLIA, CAMPANELLA, MINEO, BOCCHINO, DE CRISTOFARO, CERVELLINI, BAROZZINO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare - Premesso che:

nella giornata del 24 gennaio 2017, la Conferenza Stato-Regioni sarà chiamata a pronunciarsi in merito al piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia, da mesi al centro della riflessione e delle critiche delle associazioni animaliste e di molti esperti del settore;

il piano, infatti, tra le 22 azioni di conservazione della specie, in cui figurano anche misure indubbiamente positive, presenta allarmanti profili di criticità come la previsione di deroghe al divieto di abbattimento dei lupi, in essere nel nostro Paese dal 1971, quando l'animale rischiava di estinguersi sul territorio italiano;

l'Italia è giustamente considerata da decenni Paese pioniere in Europa delle misure per la protezione del lupo e per la mitigazione del conflitto tra l'uomo e questa specie, non avendo mai utilizzato metodi invasivi estremi come l'abbattimento. Il contesto appenninico risulta inoltre fondamentale per la conservazione del lupo all'interno del territorio europeo, per il suo legame con i processi di ricolonizzazione verificatisi nelle Alpi italiane e francesi;

appare dunque inaccettabile l'introduzione della deroga prevista nel piano, che riporterebbe l'Italia nel passato ledendo una specie tuttora fragile senza alcun comprovato beneficio per le comunità e le attività economiche;

nonostante sia fuori di dubbio che il rigore della protezione concessa al lupo abbia consentito lo sviluppo di una tendenza demografica positiva, è difficile rintracciare con certezza dati sul livello della popolazione che consentano l'apertura a metodi invasivi come l'abbattimento: in una questione tanto delicata, dunque, è necessario utilizzare sempre un approccio prudente che non metta in pericolo i risultati conseguiti sinora;

tra l'altro, le esperienze dei Paesi che risultano aver reintrodotto tale pratica dimostrano la sua sostanziale inutilità nella risoluzione di problematiche come la predazione del bestiame, anche a causa della sostanziale mancanza di misure volte a contrastare fenomeni altrettanto significativi come la proliferazione degli esemplari ibridi e il randagismo canino: alcune ricerche svolte nella penisola iberica dimostrano, al contrario, che l'abbattimento di lupi può ripercuotersi negativamente sugli equilibri, con un aumento delle perdite di bestiame e dei conflitti tra uomo e lupo, come riportato in un dossier della Lega anti vivisezione (LAV);

l'eterogeneità eto-ecologica della specie, infatti, non consente una reale selettività dei metodi di abbattimento, poiché i lupi possono ricoprire diversi ruoli ed avere diverse caratteristiche. Gli interventi all'interno della struttura sociale possono, dunque, avere conseguenze drammatiche, come l'eliminazione di alcuni individui chiave (ad esempio fertili, diminuendo in tal modo le possibilità di sopravvivenza dei branchi in formazione) o addirittura contraddittorie, come un aumento dei tassi di riproduzione, crescita e predazione pro capite;

l'introduzione di un metodo tanto aggressivo, inoltre, rischia di consolidare uno stereotipo che andrebbe definitivamente smentito, e che vede rappresentato il lupo come una specie pericolosa e aggressiva per l'uomo e le sue attività;

anche l'argomentazione secondo la quale una deroga specifica al divieto di abbattimento possa delegittimare il ruolo del bracconaggio, diminuendo così il conflitto tra uomo e lupo, risulta smentita dalla valutazione di quanto avvenuto in contesti, come la Francia e la Spagna, che hanno già reintrodotto tale metodo: nel primo caso, infatti, di conflitto è apparso aumentato, con una sempre maggiore richiesta di abbattimento da parte degli allevatori e una maggiore tolleranza verso gli atti di bracconaggio;

una seria programmazione di misure per la protezione della specie e l'attenuazione dei conflitti tra lupo ed attività produttive necessita di adeguate risorse economiche e diverse modalità di intervento, tra cui un efficace monitoraggio della popolazione della specie a livello nazionale e transfrontaliero (nel 2016 venivano stimati tra i 1.070 e i 2.452 esemplari sugli Appennini e tra i 100 e i 150 sulle Alpi), il contrasto al randagismo dei cani per la prevenzione del fenomeno di ibridazione tra le specie, la valutazione dell'efficacia degli strumenti attualmente in uso, la promozione di campagne informative e formative che consentano di smentire i numerosi luoghi comuni sul lupo attraverso una reale conoscenza dell'animale e del suo comportamento, l'aumento delle sanzioni per chi pratica atti di bracconaggio, e, soprattutto, un pieno e tempestivo risarcimento di coloro che subiscono danni, senza disparità di trattamento tra le Regioni;

le associazioni ambientaliste ENPA, LAC, LAV, LIPU e LNDC hanno lanciato nella giornata del 23 gennaio un appello diretto al Presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, per invitarlo a riconsiderare l'introduzione dell'abbattimento selettivo,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non intenda rendere pubblici gli studi in grado di provare l'utilità e l'efficacia dell'abbattimento selettivo nella protezione del lupo e nella gestione del suo rapporto con l'uomo e le attività produttive, in contrasto con quando sostenuto da numerosi esperti e dalle principali associazioni ambientaliste;

se non intenda avviare, per quanto di sua competenza, un'ulteriore riflessione su quanto contenuto nel piano per la conservazione e gestione del lupo in Italia, al fine di scongiurare qualsiasi ipotesi di introduzione di metodi di abbattimento selettivo.

(4-06878)

Interrogazioni, già assegnate a Commissioni permanenti, da svolgere in Assemblea

L'interrogazione 3-02890, della senatrice Mussini ed altri, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 2ª Commissione permanente (Giustizia), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.

L'interrogazione 3-03315, della senatrice Fasiolo, precedentemente assegnata per lo svolgimento alla 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare), sarà svolta in Assemblea, in accoglimento della richiesta formulata in tal senso dall'interrogante.

Interrogazioni, da svolgere in Commissione

A norma dell'articolo147 del Regolamento, le seguenti interrogazioni saranno svolte presso le Commissioni permanenti:

1ª Commissione permanente(Affari costituzionali, affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno, ordinamento generale dello Stato e della Pubblica Amministrazione):

3-03416, del senatore Giarrusso ed altri, su supposte infiltrazioni mafiose nel Comune di Roccamena (Palermo);

2a Commissione permanente(Giustizia):

3-03421, dei senatori Vaccari e Capacchione, sull'ipotesi di realizzare una sezione per detenuti in regime di 41-bis nel carcere di Modena;

4ª Commissione permanente(Difesa):

3-03418, del senatore Battista, su un progetto di musealizzazione di unità navali dismesse a Trieste;

6ª Commissione permanente(Finanze e tesoro):

3-03420, della senatrice Bellot ed altri, sull'armonizzazione delle aliquote nel Comune di Alpago (Belluno);

3-03422, del senatore Vacciano ed altri, sulla catalogazione dei beni contenuti in 419 "plichi" nel caveau della Banca d'Italia in via dei Mille a Roma;

7ª Commissione permanente(Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport):

3-03424, del senatore Maurizio Romani ed altri, sulla garanzia dei servizi della biblioteca universitaria di Pisa;

3-03425, del senatore Bocchino ed altri, sulla sospensione dal servizio di una dirigente dell'INGV;

8ª Commissione permanente(Lavori pubblici, comunicazioni):

3-03417, della senatrice Pezzopane, sugli aumenti delle tariffe dei pedaggi autostradali a partire dal 2017, in particolare in Abruzzo;

13ª Commissione permanente(Territorio, ambiente, beni ambientali):

3-03423, della senatrice Blundo ed altri, sul finanziamento di piani di sviluppo per le aree colpite dal sisma del 6 aprile 2009.