Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 450 del 14/05/2015


FAVERO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, abbiamo sentito la relazione e la presentazione del testo unificato dei disegni di legge n. 1260 e 1261.

È molto importante per noi parlamentari; molto importante per i ragazzi (questa mattina abbiamo nelle nostre tribune una folta rappresentanza di giovani); importante per i docenti, ma importante soprattutto per noi che siamo adulti. Infatti, il welfare passa anche dalla tutela dei minori davanti al bullismo. Il tema non è nuovo e si sta presentando sempre più devastante attraverso i cybercanali, con l'utilizzo dei social, delle tecnologie informatiche e degli attuali mezzi per una sempre e più rapida comunicazione virtuale. Tuttavia, attraverso il virtuale, la comunicazione, quando è deviata, ha la capacità devastante di trasformare il reale e di entrare prepotentemente negli strati profondi dell'essere, di quell'essere persona che si sta via via costruendo, step dopo step, gradino dopo gradino, durante quella fase delicatissima dell'adolescenza. La tragedia potrà allora maturarsi attraverso quello che parte come un gioco, un game: un game che è terribile, dove non ci sono vincitori, ma solo dei vinti. Chi sono i vinti? La vittima, il bullo, gli spettatori, le famiglie dei ragazzi, gli educatori e, infine, la società: tutta la società. Anche se non tutti i casi di aggressività e prevaricazione sono riconducibili, anche nel cyberbullismo, ad atti veri e propri di bullismo, ci sentiamo noi chiamati in causa, anche in direzione preventiva, promuovendo quella cultura che educhi al dialogo per la risoluzione di conflitti e non all'utilizzo della forza fisica e della prepotenza.

Dentro questo disegno di legge c'è tutto ciò. Sicuramente non esiste un'unica soluzione assoluta e neanche una soluzione vincente per questo, che è un male profondo che porta i nostri ragazzi, purtroppo, a dei gesti anche estremi. Certamente è un'azione congiunta di sensibilizzazione che vede interagire ragazzi, scuole, famiglie e gruppi sociali. Tutto questo può dare degli esiti che sono positivi. Allora c'è la comunità, vista come comunità scolastica, con le famiglie e le reti di cui si è parlato ampiamente (le reti territoriali di servizi, che sono punti cardine attraverso cui affrontare il problema). Non siamo all'anno zero, l'abbiamo sentito. Abbiamo delle circolari. Già nel 2007 Gentiloni ha parlato chiaramente dei problemi del bullismo, anche se non dei cyber. Ci sono state politiche positive: il sito, convegni, conferenze in tutti i territori e un piano per l'uso consapevole della Rete. Tutte queste politiche sono ricondotte, comunque, ad un quadro specifico che viene recepito in questo disegno di legge. Attenzione, però, perché dopo questo disegno di legge ci vogliono i passaggi dell'entrata in vigore, ma anche quelli del monitoraggio di tutte le azioni e, soprattutto, della verifica. Noi infatti siamo abituati a fare delle ottime leggi, magari a fare dei monitoraggi a volte meno avvincenti, ma poi la verifica molto spesso manca; questa è una delle cose su cui noi qui dentro dobbiamo assolutamente prendere un impegno.

Vorrei citare uno studioso - ne potrei citare molti altri e voi lo farete certamente - Gustavo Pietropolli Charmet, che è uno dei massimi esperti di bullismo e quindi anche di questo nuovo fenomeno, che riguarda tutti i mezzi con i quali interagiamo continuamente (smartphone, iPad e così via). Tale studioso ritiene che esistano ragioni precise per le quali il gruppo di amici si trasforma in una banda e suggerisce alcuni punti chiave per difendersi da questo; li voglio citare, perché sono importanti. In primo luogo, suggerisce di parlare con qualcuno (un amico, la mamma, un familiare, uno zio) di quel che succede e tener ferma la propria posizione, cioè non assentarsi in classe, non isolarsi e non lasciarsi mettere quindi nell'angolo. Mai cedere al ricatto dei bulli e segnalare la propria sofferenza, soprattutto alle mamme, soprattutto alle vostre mamme; segnalare il disagio ad un adulto, mandando il proprio grido e il proprio SOS ad un docente o ad uno psicologo. Io sono un'insegnante, sono una maestra di scuola elementare: noi siamo pronti, sempre pronti, sempre, sempre, ad ascoltare. Siamo sempre disponibili, non dimenticatelo mai; non dimenticate i vostri professori, le vostre guide. Bisogna inoltre individuare il bullo più buono, quello che nel gruppo è il più avvicinabile, e comunicargli il proprio disagio, dicendogli: «guarda che io non sono proprio così d'accordo, c'è qualcosa che non funziona». Bisogna poi mandare al preside magari anche una lettera, una lettera anonima, e far parlare i genitori per risolvere il caso.

Ecco, c'è un contagio nei nostri adolescenti. È goliardia? No, direi che non è goliardia, direi che è un malcostume, che secondo alcuni è fatto di cattiveria, mentre secondo altri, che difendono, è solo ingenuità. Invece non è così: è un malcostume - lo voglio ripetere - è un malcostume condiviso attraverso la Rete, con i telefoni, con i social. È un fenomeno che allarma tantissimo. Il presidente del tribunale per i minorenni di Bologna, Giuseppe Spadaro, dice che non sono ragazzate i ricatti sessuali tra i minori in Internet. La nostra polizia postale - che ringrazio per tutta l'azione di prevenzione e di diffusione che fa nelle scuole, oltre che di vigilanza e di controllo - parla di un'emergenza sociale: due adolescenti su tre - come è già stato detto - sono coinvolti. Si tratta di un vuoto interiore? Si tratta di una crisi di valori? Sì, ma si tratta soprattutto di una mancanza: la mancanza di educazione, la mancanza di rispetto di sé, la mancanza di rispetto degli altri. Si tratta di una mancanza di educazione nei confronti di qualcosa di nuovo, che prima non c'era. Quando io ero ragazza non c'era l'educazione digitale; quindi bisogna introdurre anche questo, perché c'è una mancanza di educazione alle relazioni digitali.

Noi adulti siamo tutti chiamati in causa, mica solo i parlamentari, anche gli educatori e i genitori. Come controllare, come negare o proibire l'uso dei social? I dati che sono stati citati ci dicono delle cose veramente allucinanti: ci dicono che gli under 30 iscritti a Facebook, uno dei social più famosi, sono il 77,4 per cento. Ma dagli Stati Uniti ci dicono che già ad un anno i bambini interagiscono con dei giochi che hanno a che vedere con Internet e che entro i due anni il 36 per cento è capace di fruire delle app. Capite che questa è una cosa che veramente apre degli orizzonti che noi non avevamo presenti.

Ci sono dei nuovi strumenti: che cosa diventano dunque l'iPad e l'iPhone, se non una protesi, che ti mette in collegamento? Essi diventano dunque uno strumento di crescita, che cresce con la stessa evoluzione di questi nuovi apparati.

Dunque dobbiamo svolgere il nostro compito, anche tramite il disegno di legge in esame, che è ben congegnato e ben studiato e che poggia sulle linee guida programmatiche già vigenti: è la prima volta che un disegno di legge si affianca e corre su quegli stessi binari. Il nostro compito è dunque quello di consentire ai ragazzi di avere una vita pubblica, che rispetti la propria e l'altrui dignità. I nostri ragazzi vengono chiamati nativi digitali, ma sono comunque molto vulnerabili: solo perché interagiscono rapidamente con questi nuovi strumenti non dobbiamo pensare che non lo siano. Lo sono anzi maggiormente, perché non hanno avuto l'opportunità di interagire con la vita reale, dal momento che molto spesso crescono interagendo, solo o in parte - per molte ore, anche 10 al giorno - con la vita virtuale. Io ho avuto la fortuna di interagire con i miei vicini e i miei compagni, attraverso tutti e cinque i sensi, mentre in questi casi si interagisce solo con la vista e, a volte, con l'udito.

Ben venga quindi il disegno di legge in esame, su cui si è registrata chiaramente un'unanimità, perché il Parlamento in questo caso è stato molto veloce e ha ben approfondito tutti gli argomenti.

PRESIDENTE. Senatrice Favero, la invito a concludere.

FAVERO (PD). La ringrazio signora Presidente.

Voglio solo ricordare che all'interno del provvedimento sulla buona scuola si fa riferimento ai coding - dunque i provvedimenti viaggiano insieme - e c'è il lancio della piattaforma italia.code.org e del programma digital makers, per acquisire consapevolezza digitale, che è utile ai docenti, per un'esperienza che si farà poi all'interno di un circuito.

Voglio fare un ultimo accenno - ma non certo ultimo per importanza - al fatto che sono state stanziate delle risorse: è importante che su questa partita sia già previsto l'impegno di due milioni di euro, perché sappiamo che ogni buon disegno di legge - come anche in questo caso - ha poi bisogno di poggiare sullo stanziamento di risorse. (Applausi dal Gruppo PD).