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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 301 del 06/08/2014


SENATO DELLA REPUBBLICA
------ XVII LEGISLATURA ------

301a SEDUTA PUBBLICA

RESOCONTO STENOGRAFICO

MERCOLEDÌ 6 AGOSTO 2014

_________________

Presidenza del presidente GRASSO,

indi della vice presidente FEDELI

N.B. Sigle dei Gruppi parlamentari: Forza Italia-Il Popolo della Libertà XVII Legislatura: FI-PdL XVII; Grandi Autonomie e Libertà: GAL; Lega Nord e Autonomie: LN-Aut; Movimento 5 Stelle: M5S; Nuovo Centrodestra: NCD; Partito Democratico: PD; Per le Autonomie (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE: Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE; Per l'Italia: PI; Scelta Civica per l'Italia: SCpI; Misto: Misto; Misto-Italia Lavori in Corso: Misto-ILC; Misto-Liguria Civica: Misto-LC; Misto-Movimento X: Misto-MovX; Misto-Sinistra Ecologia e Libertà: Misto-SEL.

_________________

RESOCONTO STENOGRAFICO

Presidenza del presidente GRASSO

PRESIDENTE. La seduta è aperta (ore 9,35).

Si dia lettura del processo verbale.

BARANI, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta del giorno precedente.

Sul processo verbale

GAETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GAETTI (M5S). Signor Presidente, chiedo la votazione del processo verbale, previa verifica del numero legale.

Verifica del numero legale

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Invito pertanto i senatori a far constatare la loro presenza mediante procedimento elettronico.

(Segue la verifica del numero legale).

Il Senato è in numero legale.

Ripresa della discussione sul processo verbale

PRESIDENTE. Metto ai voti il processo verbale.

È approvato.

Comunicazioni della Presidenza

PRESIDENTE. L'elenco dei senatori in congedo e assenti per incarico ricevuto dal Senato, nonché ulteriori comunicazioni all'Assemblea saranno pubblicati nell'allegato B al Resoconto della seduta odierna.

Preannunzio di votazioni mediante procedimento elettronico

PRESIDENTE. Avverto che nel corso della seduta odierna potranno essere effettuate votazioni qualificate mediante il procedimento elettronico.

Pertanto decorre da questo momento il termine di venti minuti dal preavviso previsto dall'articolo 119, comma 1, del Regolamento (ore 9,43).

Seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale:

(1429) Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della parte seconda della Costituzione

(7) CALDEROLI. - Modifiche agli articoli 116, 117 e 119 della Costituzione. Attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni; istituzione delle «Macroregioni» attraverso referendum popolare e attribuzione alle stesse di risorse in misura non inferiore al 75 per cento del gettito tributario complessivo prodotto sul loro territorio; trasferimento delle funzioni amministrative a Comuni e Regioni

(12) CALDEROLI. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione, in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

(35) ZELLER ed altri. - Modifiche alla parte seconda della Costituzione, concernenti la forma di Governo, nonché la composizione e le funzioni del Parlamento

(67) ZANDA. - Modifica agli articoli 66 e 134 della Costituzione in materia di verifica dei poteri dei parlamentari

(68) ZANDA. - Modifica dell'articolo 68 della Costituzione in materia di autorizzazione parlamentare

(125) LANZILLOTTA ed altri. - Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione. Riduzione del numero dei componenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

(127) LANZILLOTTA ed altri. - Disposizioni per la revisione del Titolo V della Parte seconda della Costituzione e di altre disposizioni costituzionali in materia di autonomia regionale

(143) DIVINA. - Modifica dell'articolo 116 della Costituzione in materia di statuti delle Regioni ad autonomia speciale

(196) ALBERTI CASELLATI ed altri. - Modifica degli articoli 67, 88 e 94 della Costituzione, in materia di mandato imperativo

(238) RUTA. - Modifiche alla parte seconda della Costituzione, concernenti la composizione del Parlamento e l'esercizio delle sue funzioni

(253) D'AMBROSIO LETTIERI. - Modifiche all'articolo 117 della Costituzione concernenti l'attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di tutela della salute

(261) FINOCCHIARO ed altri. - Modifiche agli articoli 68, 96 e 134 della Costituzione e alla legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1, in materia di procedimento per l'autorizzazione alla limitazione della libertà personale dei parlamentari e dei membri del Governo della Repubblica

(279) COMPAGNA ed altri. - Modifica dell'articolo 68 della Costituzione, in materia di immunità dei membri del Parlamento

(305) DE POLI. - Modifiche agli articoli 116 e 119 della Costituzione, per l'inclusione del Veneto tra le regioni a statuto speciale e in materia di risorse finanziarie delle medesime regioni

(332) COMAROLI ed altri. - Abrogazione del secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione, concernente la nomina dei senatori a vita

(339) DE POLI. - Modifica all'articolo 68 della Costituzione in materia di garanzie dei parlamentari

(414) STUCCHI. - Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione in materia di autonomie provinciali e locali. Attribuzione dello statuto di autonomia provinciale alla provincia di Bergamo

(436) RIZZOTTI. - Modifica dell'articolo 59 della Costituzione in materia di senatori a vita

(543) INIZIATIVA POPOLARE. - Attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle regioni, istituzione delle «comunità autonome» attraverso referendum popolare e attribuzione alle stesse di risorse in misura non inferiore al 75 per cento del gettito tributario complessivo prodotto sul loro territorio, trasferimento delle funzioni amministrative a comuni e regioni

(574) ZANETTIN ed altri. - Soppressione delle regioni a statuto speciale e delle province autonome

(702) BLUNDO ed altri. - Iniziativa quorum zero e più democrazia

(732) TAVERNA ed altri. - Modifiche all'articolo 117 della Costituzione, concernenti l'attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di tutela della salute

(736) STUCCHI. - Abrogazione del secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione, concernente la nomina dei senatori a vita

(737) STUCCHI. - Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica

(877) BUEMI ed altri. - Modifica dell'articolo 55 della Costituzione in materia di funzionamento del Parlamento in seduta comune per l'elezione di organi collegiali

(878) BUEMI ed altri. - Modifica dell'articolo 66 della Costituzione in materia di verifica dei poteri dei parlamentari

(879) BUEMI ed altri. - Revisione dell'articolo 68 della Costituzione

(907) CIOFFI ed altri. - Modifiche all'articolo 77 della Costituzione in materia di decretazione d'urgenza

(1038) CONSIGLIO. - Modifica all'articolo 59 della Costituzione in materia di nomina dei senatori a vita

(1057) D'AMBROSIO LETTIERI ed altri. - Modifica dell'articolo 59 della Costituzione in materia di senatori a vita

(1193) CANDIANI ed altri. - Abrogazione del secondo comma dell'articolo 59 della Costituzione concernente i senatori a vita di nomina del Presidente della Repubblica

(1195) CALDEROLI ed altri. - Disposizioni per la riforma del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la razionalizzazione del procedimento legislativo

(1264) SACCONI ed altri. - Disposizioni per la riforma del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la razionalizzazione del procedimento legislativo

(1265) AUGELLO ed altri. - Abrogazione dell'articolo 99 della Costituzione e soppressione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro

(1273) MICHELONI. - Modifiche agli articoli 56, 57 e 94 della Costituzione, in materia di riduzione del numero dei parlamentari, di riforma della composizione del Senato e di conferimento della fiducia al Governo

(1274) MICHELONI. - Modifiche agli articoli 56, 57 e 94 della Costituzione, in materia di riduzione del numero dei parlamentari e di conferimento della fiducia al Governo

(1280) BUEMI ed altri. - Abolizione della Camera dei deputati e trasformazione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro in Consiglio nazionale delle autonomie

(1281) DE POLI. - Modifiche all'articolo 117 della Costituzione, concernenti l'attribuzione allo Stato della competenza legislativa esclusiva in materia di produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia

(1355) CAMPANELLA ed altri. - Modifiche agli articoli 56, 57, 59, 66, 70, 80, 81, 82 e 94 della Costituzione in materia di bicameralismo

(1368) BARANI ed altri. - Disposizioni per il superamento del sistema bicamerale ai fini dello snellimento del procedimento legislativo e del contenimento della spesa pubblica

(1392) BUEMI ed altri. - Revisione della Costituzione in tema di fiducia al Governo, Senato della Repubblica e Parlamento in seduta comune

(1395) BATTISTA ed altri. - Modifica all'articolo 58 della Costituzione in materia di equiparazione del requisito di età anagrafica ai fini dell'esercizio del diritto di elettorato attivo per la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica

(1397) TOCCI e CORSINI. - Modifiche alla Costituzione per l'introduzione di un bicameralismo di garanzia e per la riduzione del numero dei parlamentari

(1406) SACCONI ed altri. - Disposizioni per la riforma del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari e la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione

(1408) SONEGO ed altri. - Modificazioni all'articolo 116 della Costituzione in materia di regime di autonomia delle Regioni a statuto speciale

(1414) TREMONTI. - Modifiche agli articoli 97, 117 e 119 della Costituzione

(1415) COMPAGNA e BUEMI. - Revisione della Costituzione in tema di legislazione regionale, democrazia interna ai partiti politici, fiducia al Governo, Parlamento in seduta comune

(1416) MONTI e LANZILLOTTA. - Abolizione del bicameralismo paritario, riforma del Senato della Repubblica, disposizioni in materia di fonti del diritto e modifiche al Titolo V, Parte II della Costituzione in materia di autonomie territoriali

(1420) CHITI ed altri. - Istituzione di un Senato delle Autonomie e delle Garanzie e riduzione del numero dei parlamentari

(1426) DE PETRIS ed altri. - Modifiche alla Costituzione per la riforma del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari e l'assegnazione al Senato della Repubblica di funzioni legislative esclusive e funzioni di vigilanza e di garanzia

(1427) BATTISTA ed altri. - Modifiche degli articoli 64, 65 e 66 della Costituzione, volte ad introdurre il dovere dei membri del Parlamento di partecipare ai lavori parlamentari e la decadenza per assenza ingiustificata e reiterata

(1454) MINZOLINI ed altri. - Modifiche alla parte II della Costituzione in materia di composizione della Camera dei deputati e del Senato e attribuzione delle competenze legislative loro spettanti

(Votazione finale qualificata ai sensi dell'articolo 120, comma 3, del Regolamento) (Relazione orale) (ore 9,44)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca il seguito della discussione dei disegni di legge costituzionale nn. 1429, 7, 12, 35, 67, 68, 125, 127, 143, 196, 238, 253, 261, 279, 305, 332, 339, 414, 436, 543, 574, 702, 732, 736, 737, 877, 878, 879, 907, 1038, 1057, 1193, 1195, 1264, 1265, 1273, 1274, 1280, 1281, 1355, 1368, 1392, 1395, 1397, 1406, 1408, 1414, 1415, 1416, 1420, 1426, 1427 e 1454.

Riprendiamo l'esame degli articoli del disegno di legge n. 1429, nel testo proposto dalla Commissione.

Ricordo che nella seduta di ieri sono stati approvati gli articoli 13, 14, 16, 17, 18, 19 e 20 e sono stati accantonati gli articoli 10, 11, 12 e 15.

Passiamo all'esame dell'articolo 21, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare. Sotto questo profilo, siccome stiamo per affrontare l'esame di emendamenti su questioni relative all'elezione diretta del Capo dello Stato e alla forma di governo, al fine di razionalizzare il dibattito la Presidenza consente l'illustrazione di tutti gli emendamenti riferiti agli articoli 21, 22, 24 e 25, riservandosi poi di pronunciarsi, successivamente all'illustrazione, circa la loro proponibilità.

GAETTI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GAETTI (M5S). Signor Presidente, è venuto un po' incontro alla richiesta che le avrei fatto adesso. Dal resoconto dei tempi contingentati che ho chiesto ieri alle ore 16,15, risulta che i tempi per le votazioni sono stati poco più di 6 ore, rispetto ad un tempo assegnato di 80 ore; per cui, tra ghigliottine, canguri e quant'altro, si è dimostrato che questo tempo era stato preordinato in maniera molto, molto esagerata. Al contrario dei tempi assegnati alle votazioni, quelli per le discussioni, che per il Movimento 5 Stelle erano di 2 ore e 45 minuti e che anche per gli altri Gruppi erano di poco più di 2 ore, sono notevolmente ridotti.

Le chiedo pertanto, se possibile, a fronte di questo clamoroso errore, di ridistribuire i tempi in eccesso delle votazioni, in modo tale da dare nuovo tempo per l'illustrazione degli emendamenti, anche perché, avendo votato poco più di 5.000 emendamenti in 6 ore, ne consegue che per il voto dei pochi rimanenti resterebbero più di 70 ore.

Il fatto che adesso abbia permesso di illustrare gli emendamenti ritengo che sia una cosa buona. Pertanto le chiedo anche, al fine di organizzarci, se è possibile ridefinire questi tempi. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto-MovX).

PRESIDENTE. Poiché, come lei saprà, il contingentamento dei tempi è una prerogativa della Conferenza dei Capigruppo, non può che essere il Presidente a cercare di armonizzare e razionalizzare il dibattito in maniera tale da raggiungere gli obiettivi che sono emersi dalla precedente riunione dei Capigruppo, con i tempi contingentati, ma senza strozzare il dibattito e quindi dando la possibilità di...

MARTON (M5S). Ma come senza strozzare! Sono 15 giorni che strozza!

PRESIDENTE. Se la Conferenza dei Capigruppo mi chiede di rivedere questi tempi, naturalmente si provvederà, però il problema sarà affrontare un dibattito dando a ciascun Gruppo politico la possibilità di esprimere la propria posizione sui temi che stiamo trattando. Questo è secondo me il modo più razionale di procedere al dibattito.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, il suo spunto di democrazia è commovente, però mi sembra che cozzi con una...

PRESIDENTE. Senta, le ironie, per favore...

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, dipende da lei come iniziare la giornata. Alleggeriamo un po'...

PRESIDENTE. Lo «spunto di democrazia commovente», no. Mi dispiace di commuoverla di prima mattina.

CANDIANI (LN-Aut). Il suo spunto di democrazia non commovente porta però a una considerazione di merito. Se usiamo il poco tempo che abbiamo per discutere emendamenti che poi non saranno neppure ammessi in votazione, questo ovviamente stride con la necessità di andare al nocciolo delle questioni, invece di buttare via il tempo. Quindi definisca quali sono gli emendamenti ammissibili e poi su questi impegniamo il tempo rimasto.

PRESIDENTE. La Presidenza si è riservata di decidere proprio in relazione all'illustrazione degli emendamenti. Dopodiché ognuno potrà assumere la propria posizione politica sugli emendamenti e su quello che comportano.

Procediamo dunque con l'illustrazione degli emendamenti e l'eventuale discussione sugli stessi.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, non sono sin qui intervenuto nel pur ampio dibattito che abbiamo svolto sui vari articoli, ma a questo punto un intervento sugli emendamenti che ho presentato insieme ad altri colleghi del mio Gruppo credo sia indispensabile.

Sappiamo bene che sul tema dell'elezione diretta popolare del Presidente della Repubblica non c'è un'ampia convergenza in quest'Aula; tuttavia, il Gruppo di Forza Italia fa di questa proposta uno dei caratteri peculiari della sua visione complessiva della riforma delle istituzioni.

Voglio ricordare che il tema della democrazia diretta, dell'elezione popolare dei vertici dell'Esecutivo ha avuto varie forme di rappresentazione. Ad esempio nella riforma costituzionale che fu approvata nel 2006, e poi non confermata dal referendum, l'elezione diretta riguardava il Premier, e voglio anche ricordare che se quella riforma fosse entrata in vigore avremmo avuto già dal 2008 un Parlamento ridotto nei numeri, un bipolarismo consolidato con l'elezione diretta del Premier e certamente anche una legge elettorale che avrebbe seguito di conseguenza un sistema di elezione del Premier con un ballottaggio.

Così non è andata, e quindi il ritardo che le istituzioni e la politica vivono è anche frutto dell'andamento di quelle vicende. Del resto, il referendum confermativo è previsto dalla Costituzione; chi lo promosse ha agito nell'ambito delle prerogative previste dalla Costituzione e oggi ci ritroviamo, con otto anni di ritardo, a discutere di queste cose.

Ci sono stati momenti di convergenza, anche se il tema dell'elezione diretta del Premier o del Capo dello Stato non ha fatto parte delle materie che hanno registrato un'ampia e trasversale condivisione.

Voglio anche ricordare, signor Presidente, l'apporto essenziale a questo processo riformatore del Gruppo di Forza Italia; poiché in questi giorni anche il Presidente del Consiglio ha più volte elogiato i senatori della maggioranza che sostengono il Governo, mi consenta di rivendicare anche i meriti del nostro Gruppo senza il cui apporto probabilmente non saremmo arrivati ad un punto decisivo e di svolta di questa riforma.

Abbiamo dato sostegno a questa riforma benché non rappresenti al cento per cento i nostri obiettivi. Qualche settimana fa, il presidente Berlusconi, illustrando le posizioni di Forza Italia, ha ribadito la nostra adesione alla riforma perché persegue il superamento del bicameralismo, la riduzione del numero dei parlamentari, comunque il miglioramento dei meccanismi decisionali. Quindi, per queste ragioni, noi condividiamo una riforma, anche se parziale rispetto ai nostri obiettivi, ed è stato proprio il presidente Berlusconi a ricordare gli emendamenti sul presidenzialismo che avevamo presentato.

Questi emendamenti, lo voglio ribadire perché resti agli atti, non rappresentano per noi una conditio sine qua non: una riforma parziale ed insufficiente la condivideremo comunque, perché, come ho detto poc'anzi, servirà a rendere più efficienti i meccanismi istituzionali, ma riteniamo che l'Aula si debba comunque pronunciare sul tema dell'elezione diretta del Capo dello Stato.

Lei si è riservato una decisione sull'ammissibilità o meno degli emendamenti, qualcuno ha anche avuto da ridire sulle procedure, ma voglio dare atto che oltre al contributo essenziale del Gruppo di Forza Italia, senza il quale non saremmo arrivati a questo punto, anche le decisioni che lei ha assunto in vari passaggi delicati hanno consentito alla riforma di arrivare al punto in cui siamo, quindi se ha ritenuto di assumere la decisione dopo le illustrazioni avrà avuto le sue buone ragioni per farlo.

Ritengo che il dilemma sia risolto molto semplicemente dall'articolo 97, comma 1 del Regolamento del Senato, che invito tutti, anche i membri del Governo, che sono nuovi a vicende di questo genere, a leggere, perché indica chiaramente che ci debba essere una omogeneità di materia, e l'omogeneità certamente c'è.

Nella Commissione affari costituzionali, questo tema si è già posto e io ho avuto con la presidente, relatrice Finocchiaro, numerosi confronti nel caso dei lavori di Commissione, ed anche degli scambi epistolari. La presidente Finocchiaro non ha ritenuto di ammettere in Commissione gli emendamenti che potevano riguardare modifiche agli assetti di governo, ritenendo che il processo riformatore si dovesse limitare ad alcune parti del funzionamento del Parlamento, al Titolo V della Parte II e ad altre materie che sono il cuore di questa proposta.

Io ho espresso un'opinione diversa, ora questo tema dell'ammissibilità si ripropone con un altro interlocutore, che è il Presidente dell'Assemblea.

A mio avviso, l'articolo 97 del Regolamento chiarisce in maniera incontrovertibile la questione. Ho presentato tuttavia una serie di emendamenti che ho moltiplicato in vista dell'esame dell'Aula.

Gli emendamenti presentati in un primo momento modificano in qualche modo anche l'assetto di Governo e danno al Presidente della Repubblica altre facoltà: c'è un emendamento, ad esempio, che sul modello francese consente al Presidente della Repubblica di presiedere il Consiglio dei ministri, pur in presenza di un Primo Ministro. Non mi dilungo sul punto, anche per una questione di economia di tempi, ma in Francia funziona così: esiste il Primo Ministro, ma è il Presidente eletto dal popolo il depositario di poteri, responsabilità e può partecipare anche alle riunioni del Governo, che ovviamente presiede per la sua carica.

Peraltro, presidente Grasso, gli emendamenti che ho presentato ebbero un battesimo dall'Assemblea proprio in quest'Aula - lo ricorderanno i reduci non numerosi della precedente legislatura - dove furono approvati, a firma del sottoscritto e del qui presente senatore Quagliariello, durante il dibattito sulla riforma della Costituzione. Quegli emendamenti furono approvati, li ho riproposti nello stesso testo. Quella riforma alla fine non ebbe seguito, per cui sono rimasti dei tentativi.

Tuttavia, anche accogliendo l'obiezione fatta dalla senatrice Finocchiaro in 1a Commissione, secondo la quale non possiamo intaccare in maniera sostanziale la forma di Governo e quindi i poteri del Capo dello Stato, ho presentato altri due emendamenti - che in particolare le segnalo, presidente Grasso - riguardanti delle modifiche che, a mio avviso, non intaccano, almeno in maniera formale, la funzione del Presidente della Repubblica, salvo il fatto, amici miei, che la funzione sostanziale del Capo dello Stato si è andata invece trasformando. Com'è noto, abbiamo una Costituzione materiale che è diversa da quella formale.

Da molti anni a questa parte la funzione del Presidente della Repubblica si è trasformata: ricordo la presidenza Scalfaro, le vicende del mancato scioglimento del Parlamento nel 1994, il Governo Dini, poi la presidenza Ciampi e la presidenza Napolitano, (quest'ultima, tra l'altro, reiterata a grande maggioranza per volontà del Parlamento), il Governo Monti, tutta una serie di vicende che hanno reso il ruolo del Presidente della Repubblica molto più incisivo. Del resto, la stessa crisi del sistema politico e l'andamento delle vicende hanno fatto in modo che la Presidenza della Repubblica - non contesto il fatto, mi limito a constatarlo - abbia assunto delle funzioni diverse rispetto al passato.

Ho aggiunto allora, presidente Grasso, altri due emendamenti che, lasciando la forma di Governo così come la Costituzione del 1948 la disegna, prevedono l'elezione diretta da parte dei cittadini di un Presidente della Repubblica con gli stessi poteri che la Costituzione oggi gli attribuisce: che poi quelli reali si siano accresciuti nel tempo è un dato di realtà, come direbbero politologi e studiosi, e questo non dipende di certo dal nostro dibattito.

Oltre all'emendamento per l'elezione popolare del Presidente della Repubblica senza modifiche di poteri - permanendo quindi il Governo, la fiducia, la nomina del Primo Ministro e tutto ciò che la Costituzione prevede e che ben conosciamo - ho previsto un emendamento, condiviso dal mio Gruppo e presentato anche da altri colleghi - vedo qui in Aula il presidente Casini, che ha illustrato questa posizione - che lascia al Parlamento, in prima istanza, il dovere e il diritto di eleggere il Capo dello Stato. Se poi, dopo le tre votazioni che prevedono il quorum dei due terzi, il Parlamento non riesce ad esprimersi, a quel punto, invece di procedere con ulteriori votazioni con quorum ridotti - ci sono emendamenti di altri colleghi che hanno previsto anche a questo riguardo delle modifiche - in mancanza di un esito positivo, si passa al popolo, cioè all'elezione diretta.

Mi avvio a concludere, perché sul presidenzialismo si potrebbero fare considerazioni di varia natura, che rinvio alle eventuali dichiarazioni di voto, che mi auguro ci potranno essere a seguito di un giudizio positivo sull'ammissibilità degli emendamenti di cui stiamo parlando. Ritengo infatti - lo dico prevenendo gli interventi di alcuni colleghi, tra cui quello del senatore Zanda - che sia largamente ammissibile la questione.

Sull'elezione del Capo dello Stato già la Commissione è intervenuta, modificando in qualche modo la composizione del corpo elettorale: ci sono emendamenti di altri colleghi che propongono il coinvolgimento dei parlamentari europei o la modifica dei quorum che man mano si possono determinare.

Tralascio quindi le argomentazioni a favore del presidenzialismo, della democrazia diretta e della stabilità delle istituzioni, che sarebbero rafforzate da questa scelta. Non ho alcun dubbio invece sull'ammissibilità, quantomeno degli emendamenti che - fermo restando le forme di Governo attuali - prevedono l'elezione diretta, immediata o successiva a tre votazioni non fruttifere del Parlamento, perché ritengo che debbano essere discussi. Ci si assuma una responsabilità: Forza Italia non pone un'alternativa tra fare questo o non fare la riforma; noi andremo avanti comunque, ma non ci si può chiedere di rinunciare ad un'istanza politica alla quale, cari colleghi, il Paese arriverà. Dopo l'elezione dei sindaci e dei Presidenti delle Regioni, infatti, eleggere un decisore a livello nazionale è l'esigenza di una democrazia moderna alla quale non ci si potrà sottrarre, e prima o poi ci arriveremo. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

Ritengo giusto, dunque, discuterne nell'ambito di questa riforma, signor Presidente: il Governo farà le sue valutazioni, potrebbe anche rimettersi all'Aula. Noi andremo comunque avanti per concludere questa riforma, ma ci si consenta di inserire in questo dibattito una questione di grande importanza e di grande modernità. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

MARAN (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARAN (SCpI). Signor Presidente, onorevoli senatori, io nutro - assieme ad un altro gruppo di colleghi - una convinta preferenza per il sistema semipresidenziale francese. Per questo motivo, ho presentato un disegno di legge per introdurre nel nostro ordinamento il sistema francese pari pari: si tratta dell'Atto Senato n. 250, comunicato alla Presidenza del Senato il 21 marzo 2013. Il mio disegno di legge, però, è stato escluso dalla trattazione in Commissione, perché la questione della forma di Governo è stata giudicata estranea alla discussione in corso.

Spiegherò ora molto brevemente perché ritengo preferibile introdurre nel nostro ordinamento il sistema francese. Le sue regole e le sue istituzioni contribuiscono in maniera significativa alla ristrutturazione dei partiti e alle loro modalità di competizione. In Francia, la ristrutturazione dei partiti ha avuto come volano la competizione per la Presidenza della Repubblica. Si tratta di un sistema che sarebbe preferibile, perché ormai la politica presidenziale è parte integrante della scena nazionale: è dal 1993 che eleggiamo direttamente il Governo dei Comuni, delle Province e delle Regioni; pochi mesi fa - com'era scritto nel programma del presidente Letta - avevamo l'ambizione di eleggere direttamente in futuro il Presidente dell'Unione europea. Non si capisce quindi perché l'unico livello che non possiamo eleggere direttamente sia quello nazionale.

Il sistema francese è inoltre preferibile perché la metamorfosi è già avvenuta: non vi sono più l'identificazione e l'appartenenza, nell'ideologia nella morale dei partiti, che possono essere sostituite soltanto dall'esercizio della cittadinanza dello Stato, con la scelta dei cittadini. È dai referendum del 1991-1993 che gli italiani hanno risposto in maniera chiara alla domanda che avevamo loro posto: «Sono i partiti o i cittadini a scegliere il Governo? E questo risponde ai partiti o ai cittadini?». È da allora che utilizziamo le leggi elettorali per rispondere impropriamente a quella domanda.

Aggiungo anche che un luminare come il professor Sartori chiariva che la costruzione di un sistema di premiership sul modello Westminster o come in Germania o in Spagna sfugge largamente alle pretese dell'ingegneria costituzionale, nel senso che funziona in quel modo perché vi sono circostanze favorevoli, come i grandi partiti, che da noi non ci sono più. Un passaggio non graduale, come una terapia d'urto, sarebbe preferibile, secondo uno scienziato come il professor Sartori.

Detto tutto questo, però, ritengo che la discussione che stiamo portando avanti sia francamente inammissibile: non è possibile che il mio disegno di legge non sia stato discusso né sia stato possibile affrontare la questione della forma di Governo, perché esclusa, mentre oggi surrettiziamente, con qualche emendamento, si pensa d'introdurre una questione che dovrebbe rifare completamente l'architettura dello Stato. Per quanto mi riguarda, la questione è rapidamente risolta: o si sarebbe dovuto discutere anche la mia proposta di legge o non si possono discutere gli emendamenti. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Ichino).

CASINI (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (PI). Signor Presidente, è chiaro che il mio emendamento 21.4 ha una portata diversa, perché l'elezione diretta da me proposta avviene in un ambito assai ristretto dal punto di vista della fattispecie istituzionale: essa è prevista in funzione di deterrenza nei confronti di un Parlamento litigioso che non raggiunga i quorum previsti, cioè più alti del 51 per cento, per eleggere il Capo dello Stato. La mia proposta è tesa e finalizzata a evitare che il Capo dello Stato sia imposto da una delle parti. Il Capo dello Stato viene salvaguardato nella sua funzione di terzietà: qualora i prescritti quorum non si raggiungano nelle votazioni, si procede all'elezione a suffragio universale e diretto mediante ballottaggio tra i primi due votati del Parlamento, e questo mette anche al riparo le istituzioni dal rischio di avventure populiste esterne, perché le due personalità maggiormente votate nel Parlamento concorrono, con una sorta di supplenza dell'elettorato, in una competizione limitata a loro due.

Mi rendo conto che la questione è assai rilevante; l'onorevole Tosato la propose all'Assemblea costituente, l'illustre caro collega Maccanico la ripropose in un disegno di legge qualche anno fa. Mi rendo conto che questa proposta rischia di introdurre una questione grande come una casa, cioè il tema dell'elezione diretta del Presidente della Repubblica, seppure in una logica diversa, come ho detto; ma ritengo che dobbiamo trovare un sistema e un meccanismo per salvaguardare la terzietà della figura del Capo dello Stato, perché con questa riforma che stiamo mettendo in atto rischiamo di avere un Capo dello Stato appannaggio della maggioranza. Il Governo e il ministro Boschi lo hanno capito; in qualche modo il Ministro ha anche cercato di venire incontro alla mia obiezione con l'elevazione del quorum e l'ampliamento delle votazioni per le quali il quorum è richiesto; però, a mio parere, si finisce sempre lì, con la possibilità di eleggere con un quorum del 51 per cento il Presidente della Repubblica.

Per tali ragioni questo emendamento 21.4 in coscienza l'ho proposto all'Aula e in coscienza lo voterò, pur rendendomi conto e non volendo creare difficoltà all'Esecutivo, ma questi sono i termini della questione nuda e cruda: l'esigenza di avere un meccanismo che salvaguardi la terzietà del Capo dello Stato. (Applausi del senatore Rossi Maurizio).

ZANDA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, anche io ritengo, com'è stato già detto poco fa, che per l'economia dei nostri lavori sarebbe stato preferibile conoscere l'avviso della Presidenza sull'ammissibilità di questi emendamenti prima della svolgimento del dibattito: corriamo il rischio di aver fatto una discussione su emendamenti non ammissibili o di averla fatta senza sapere se saranno dichiarati ammissibili. Credo che questa sia una considerazione che la Presidenza dovrebbe tener presente.

Prendo la parola molto brevemente per dire che sono totalmente contrario all'ammissibilità di questi emendamenti sull'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Sono contrario per gli argomenti che adesso il senatore Maran così dettagliatamente ha esposto e che mi sembrano conclusivi e decisivi e che metterebbero una diversa decisione della Presidenza in contrasto con quella che definirei la giurisprudenza della Commissione che ha preparato il testo, su cui noi stiamo lavorando e che mi sembra debba avere un suo valore. Questa è la mia opinione in materia di applicazione del Regolamento.

Voglio dirle anche, Presidente, che esiste una ragione di sostanza. Sul tema è intervenuto molto chiaramente il senatore Gasparri poco fa e anche adesso il senatore Casini, con un'espressione che riassume tutto: noi stiamo trattando di una questione grande come una casa e vorremmo introdurre con un emendamento una modifica al nostro ordinamento alla quale dovremmo far seguire contemporaneamente la modifica di una parte consistentissima della nostra Costituzione; e quando lo dovremmo fare?

Debbo dirle, Presidente, che francamente non vedo nessuna ragione, né in termini di Regolamento né di ordinato svolgimento dei nostri lavori, per dubitare dell'inammissibilità di questi emendamenti. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Candiani).

*QUAGLIARIELLO (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (NCD). Signor Presidente, questa discussione mette in evidenza un paradosso della riforma, per quanto riguarda la forma di Governo: coloro i quali hanno storicamente sostenuto la forma presidenziale o semipresidenziale, in passato si sono visti accusare di voler promuovere in questo Paese una "deriva plebiscitaria" - questa era l'espressione più in voga -, ossia di cedere alla tentazione di dare troppo potere alla scelta diretta dei cittadini.

In una situazione nella quale viene meno il sistema bicamerale, e nel momento in cui la platea dei grandi elettori per la Presidenza della Repubblica si restringe, con una Camera - quella politica - governata da un ampio premio di maggioranza, è evidente il paradosso: una scelta diretta da parte dei cittadini può diventare una garanzia e quasi una norma di chiusura del sistema, piuttosto che prestarsi ai rischi che erano stati paventati. Assistiamo, cioè, a una sorta di inversione di paradigma.

Questa è, dunque, la ragione per la quale riteniamo che di forma di Governo si debba discutere all'interno di questa legislatura. Aggiungo poi che è anche la ragione per la quale il mio partito ha addirittura promosso al riguardo una legge di iniziativa popolare, perché questa indicazione possa venire anche dai cittadini e possa essere rafforzata.

Infine, Presidente, per l'ennesima volta mi consenta di sottolineare che questa è altresì la ragione per la quale noi ritenevamo che di riforme costituzionali bisognasse parlare in un apposito comitato parlamentare con la dovuta ampiezza, perché modificare una parte della Costituzione implica obbligatoriamente modifiche su altre parti.

Detto questo, abbiamo preso atto che è stata compiuta una scelta differente e che al contrario - lo dico senza polemica, ma per amore di verità storica - con il contributo fondamentale di Forza Italia si è scelto un altro metodo, quello cioè di realizzare le riforme pezzo dopo pezzo. Ciò implica la necessità di avere una visione di insieme, di prolungare e proiettare la propria azione nel lungo periodo, ma in nessun caso può portare a introdurre un argomento come la forma di governo - molto più grande di una casa, senatore Casini - all'interno di una discussione come quella che stiamo svolgendo attraverso un solo emendamento.

Signor Presidente, ritengo quindi che occorra confermare quanto è stato già deciso in Commissione, anche perché in caso contrario ci verremmo a trovare di fronte a un dibattito a geometria asimmetrica, per cui alcuni temi non sono stati discussi in Commissione ma vengono dibattuti direttamente in Aula. Questa non è una scelta contro il semipresidenzialismo, contro il fatto che ci si occupi di forma di Governo. Ritengo al contrario che occuparsene sia assolutamente una necessità. È solo una scelta di serietà affinché di questo tema ci si occupi bene, in una sede propria, e affinché lo sforzo che abbiamo iniziato a sostenere possa avere un prolungamento e le determinazioni che stiamo assumendo attraverso il mutamento del bicameralismo possano essere considerate sulle altre parti sensibili della nostra Carta costituzionale con il dovuto approfondimento.

Per questo, Presidente, lasciando ovviamente a lei ogni decisione, noi saremmo favorevoli a che questo dibattito abbia una sede propria e non si svolga in un contesto che sarebbe oggettivamente incongruo. (Applausi dai Gruppi NCD e PD).

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Signor Presidente, intervengo per illustrare gli emendamenti 21.10 e 21.14, presentati dal Gruppo Misto-SEL al fine di allargare la platea che elegge il Capo dello Stato. Nel corso degli ultimi giorni abbiamo tentato di spiegarne le ragioni, che ora io ribadisco un'altra volta, in pochi minuti.

Innanzitutto, si parte da un dato interamente politico, che però rischia di avere un peso molto grande sulla riforma costituzionale che ci accingiamo a varare. Mi riferisco alla discussione separata per cui affrontiamo da una parte la riforma costituzionale e dall'altra il tema della legge elettorale (che peraltro anche in queste ore prosegue, come si sta vedendo, ancora una volta con incontri separati e non svolti all'interno delle Aule parlamentari). Il fatto che affrontiamo queste due riforme parallelamente, ma senza incrociarle, dal nostro punto di vista, rischia di porre un problema enorme con il quale ci confronteremo negli anni futuri.

Questo è uno dei motivi di fondo della nostra critica radicale all'idea di riforma che si sta definendo, la quale - a nostro avviso - non funziona, è pasticciata, finanche per quello che riguarda l'elezione del Capo dello Stato. Signor Presidente, si tratta del Capo dello Stato, cioè di colui che, come recita l'articolo 87 della Costituzione, «rappresenta l'unità nazionale», e quindi non è proprio un elemento di secondo piano.

All'interno dell'architettura costituzionale che si va definendo, si immagina una legge elettorale, con cui ci confronteremo negli anni futuri, che introduce novità molto significative nell'ordinamento italiano, cioè sbarramenti e premi di maggioranza più elevati di quelli che abbiamo conosciuto nel corso di questi anni. Insomma, si nota una determinata tendenza, e non lo affermo io, ma autorevoli costituzionalisti. Lo stesso Zagrebelsky, questa mattina, ha scritto della tendenza a ridurre le Camere a registratori di decisioni dell'Esecutivo, fino addirittura al rischio di costituzionalizzare la sudditanza del potere legislativo nei confronti del potere esecutivo, immettendo cioè nell'ordinamento nazionale un meccanismo per cui un partito che ha semplicemente la maggioranza relativa dei seggi prende tutto, trasforma quella maggioranza relativa in maggioranza assoluta attraverso i premi di maggioranza e finanche elegge il Presidente della Repubblica.

Comprenderete bene che in questo caso siamo di fronte ad un fatto nuovo con il quale - l'ho ripetuto mille volte in questi giorni ed ora insisto per l'ennesima volta - avremmo dovuto confrontarci con molta più serietà e in modo meno pasticciato, finanche sui temi poc'anzi posti che riguardano il presidenzialismo e il semipresidenzialismo. Storicamente e ancora oggi siamo contrari all'elezione diretta del Capo dello Stato, per molte ragioni che non ripeterò in quest'Aula perché abbiamo avuto modo di spiegarle tante volte nel corso degli ultimi anni. Signor Presidente, invito lei e naturalmente tutta l'Assemblea a riflettere sul dato che almeno il sistema presidenzialista o semipresidenzialista prevede un meccanismo di pesi e contrappesi; ad esempio, prevede effettivamente l'elezione diretta, ma anche regole ferree su un tema come quello del conflitto di interessi (tanto per citarne uno). Nel nostro Paese, invece, rischiamo di svolgere la discussione un po' surreale per cui si immette un presidenzialismo latente, che non prevede l'elezione diretta del Capo dello Stato (la quale però, ripeto, ha almeno dei contrappesi), ma un meccanismo grazie al quale un partito, una sola forza politica, anche con una semplice maggioranza relativa, può disporre dell'ordinamento a suo piacimento.

Onorevoli colleghi, noi riteniamo che questo tema sia molto serio e rimandi ad un punto di fondo, per il quale non esprimeremo un voto favorevole sulla riforma costituzionale (ve la voterete da soli). E il punto di fondo sapete qual è? È che si sta costruendo un meccanismo di riforma costituzionale che parte da un presupposto radicalmente sbagliato. Questo presupposto radicalmente sbagliato è la convenienza dell'oggi: questo è il punto su cui non siamo d'accordo. Saremmo dovuti partire da un presupposto di fondo, che avremmo dovuto scolpire dentro quest'Aula del Senato e nell'Aula della Camera dei deputati quando il provvedimento arriverà presso l'altro ramo del Parlamento: le regole costituzionali sono fatte per valere nel tempo; sono fatte per valere, non semplicemente domani mattina quando, appunto, una data condizione politica porterà ad un dato risultato elettorale, ma sono fatte per valere per anni, se non per decenni.

Allora, siccome si discute di questioni che riguardano l'architettura dello Stato per i decenni venturi che verranno, avremmo dovuto immaginare un meccanismo di tutela dei pesi e dei contrappesi e, diciamo così, delle garanzie democratiche molto, ma molto più serio di quello che stiamo facendo. Dal nostro punto di vista, si tratta di un grande elemento di preoccupazione.

Speriamo che alcuni emendamenti di oggi - mi riferisco a quelli, come i nostri, che si riferiscono all'allargamento della platea di coloro che eleggeranno il Capo dello Stato - vengano approvati, perché pensiamo che questa cosa serva ad immaginare, non semplicemente un sistema di maggiori contrappesi, ma - anche - un sistema politico nel quale è ancora possibile per le minoranze svolgere un ruolo che, naturalmente non è quello di governo (perché evidentemente governa la maggioranza e non la minoranza), ma di controllo e di garanzia.

Si tratta di strumenti essenziali su cui, peraltro, i Padri costituenti si soffermarono lungamente quando misero mano alla Costituzione italiana, ormai tanti decenni fa. Capisco che la lezione dei Padri costituenti - purtroppo - sia stata un po' dimenticata nel corso di questi anni per poi essere, diciamo così, ritirata fuori dal cilindro semplicemente quando si è discusso dell'immunità. Tuttavia, quell'insegnamento andrebbe invece tenuto presente ancora oggi con grande rigore.

Da molte settimane stiamo avvertendo che questi punti sono punti esposti, che riguardano non la svolta autoritaria, ma gli elementi di funzionamento della democrazia italiana, gli elementi di funzionamento e di garanzia delle minoranze politiche e gli elementi che, in qualche modo, rendono compiuto un processo democratico. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

GOTOR (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GOTOR (PD). Signor Presidente, intendo illustrare l'emendamento 21.8, che propone di allargare il collegio dei grandi elettori che eleggeranno il Presidente della Repubblica. Esso si compone di 730 membri, tra deputati e nuovi senatori regionali, e l'emendamento si propone di allargarlo anche ai 73 parlamentari europei di nazionalità italiana.

A quanto mi risulta, l'emendamento ha raccolto oltre 90 firme ed ha, dunque, una dimensione istituzionale e parlamentare larga e qualificata; esso costituisce una preziosa occasione per meglio valorizzare il ruolo e l'autonomia del Senato nel corso di questa riforma costituzionale.

Tra i firmatari ci sono una sessantina di colleghi del Partito Democratico; l'ex Presidente della Camera, senatore Pier Ferdinando Casini, il quale, generosamente, ha accettato di far confluire un suo analogo emendamento in questo; due vice Presidenti del Senato; tutti i Capigruppo della maggioranza di Governo presenti in Commissione affari costituzionali; per l'opposizione, i rappresentanti del Gruppo Misto-Italia Lavori in corso. Inoltre, l'emendamento ha ricevuto l'apprezzamento informale di tanti parlamentari europei, che in queste ore ci stanno sostenendo, e di numerosi colleghi delle opposizioni che, per ragioni di comprensibile opportunità politica, hanno deciso di non firmarlo, ma condividono lo spirito di questa iniziativa.

Perché tanti firmatari di forze politiche così diverse? Forse perché l'emendamento ha il merito di affrontare un nodo, quello delle garanzie e degli equilibri complessivi del sistema, per il quale sussiste una trasversale sensibilità tra tutti i Gruppi politici, come emerso dal dibattito in questi mesi in Commissione e anche da numerosi interventi in Aula. In tanti hanno sottolineato la necessità di un approccio organico alle riforme istituzionali, consapevoli del fatto che se si interviene sugli equilibri del bicameralismo e contemporaneamente sulla legge elettorale è inevitabile che anche la forma di Governo subisca delle modifiche, per quanto indirette, che bisogna saper prevedere e valutare nelle loro conseguenze di insieme.

L'emendamento è motivato da due ragioni. La prima: i firmatari ritengono sia giunto il tempo - così come il Costituente del 1946 individuava nella rappresentanza dei futuri legislatori regionali una parte significativa del collegio di elezione presidenziale - che anche i parlamentari legislatori europei si vedano riconosciuto il compito di contribuire, con il portato della loro esperienza, alla scelta del Presidente della Repubblica, la cui figura costituzionale partecipa sempre di più all'evoluzione della forma dello Stato in senso europeista. Non a caso la dottrina più avveduta ha definito quella della cooperazione interparlamentare la terza vita del Parlamento europeo, rintracciando nella relazione tra esso e i Parlamenti nazionali degli Stati membri un vero e proprio sistema parlamentare euronazionale. Non sussistono neppure obiezioni di coerenza costituzionale a questa soluzione, né sarebbero possibili da parte del Parlamento europeo o dell'Unione europea, essendo le istituzioni dell'Unione impegnate dai trattati al rispetto della identità costituzionale degli Stati membri.

In secondo luogo, l'obiettivo principale di questo emendamento - e qui richiamo la vostra attenzione - è quello di mitigare l'effetto congiunto di una necessaria regola maggioritaria per l'elezione della Camera dei deputati con la riduzione del numero di 215 senatori e l'eliminazione del corpo dei 58 delegati regionali dalla platea dei grandi elettori. Infatti, in base al testo approvato dalla Commissione affari costituzionali, il vincitore del premio di maggioranza alle politiche potrebbe eleggere il capo dello Stato in modo autosufficiente a partire dal nono scrutinio in poi, ossia dopo solo quattro giorni di votazioni in bianco, controllando il voto di soli 26 senatori regionali. Com'è noto, in Commissione affari costituzionali si era raggiunto un accordo tra relatori e Governo che prevedeva di mantenere i 58 grandi elettori regionali, ossia tre per Regione, che però è saltato per l'opposizione di Forza Italia. A quanto pare Forza Italia sarebbe contraria anche a questo emendamento sui parlamentari europei perché il Partito Democratico, in base alle ultime elezioni, avrebbe un numero di parlamentari maggiore. Va però considerato che se il prossimo Capo dello Stato - come è assai probabile - sarà ancora eletto con le vecchie regole - probabile e auspicabile - le nuove entreranno in vigore nella successiva legislatura europea, dopo il 2019, con equilibri che potranno essere di nuovo cambiati.

Come è noto, in Commissione, grazie anche alla disponibilità di Forza Italia e alla sensibilità dei relatori, il Partito Democratico è riuscito a fare approvare un emendamento, di cui sono stato primo firmatario, che interviene sul rafforzamento dei quorum. Ma questa soluzione non è sufficiente e significa solo ammettere che, dopo quattro giorni di votazioni andate a vuoto, a partire dal nono scrutinio chi ha vinto il premio di maggioranza potrà eleggere il Capo dello Stato e gli organi di garanzia che ne conseguono in modo autosufficiente, con meno di un terzo dei senatori regionali.

A ben guardare, il problema, che oggi ci appare astratto o mitigato dal fatto che vige il voto segreto nelle elezioni dei Presidenti della Repubblica, potrebbe presentarsi nella sua concretezza nel caso in cui si realizzasse la convergenza di due circostanze per nulla peregrine, che noi abbiamo il dovere di prevedere. La prima circostanza è allorquando le elezioni politiche coincidessero con la fine del settennato del Presidente della Repubblica (come è avvenuto nel 2006 e nel 2013).

La seconda è nel caso in cui una forza nuova facesse irruzione nel sistema, vincendo di gran carriera il premio di maggioranza con un'azione di sfondamento che l'attuale mobilità del voto politico in Europa e alcune esperienze recenti a livello nazionale ed estero rendono una eventualità tutt'altro che improbabile. Questa forza nuova, proprio perché nuova, non potrebbe avere contemporaneamente un numero sufficiente di deputati europei e di senatori regionali per eleggere da sola il Capo dello Stato.

In conclusione, signor Presidente, mi rivolgo agli onorevoli colleghi. Stiamo attenti, perché questa Costituzione assegna al Presidente della Repubblica un ruolo di arbitro e di garante, magari di motore di riserva del sistema in circostanze di crisi, ma giammai di capo di una forza politica o di una parte politica. La saggezza dei Padri costituenti ha assegnato al Capo dello Stato poteri a fisarmonica, che possono aprirsi o chiudersi a seconda delle circostanze e che, anche in tempi recenti, si sono dimostrati un bene prezioso.

Per queste ragioni confido che il Governo e i relatori possano rimettersi all'Aula e, com'è avvenuto per la questione dell'immunità, si possa aprire un dibattito stando la rilevanza della questione. La Costituzione deve assumere come sommo valore guida quello della prudenza istituzionale e deve escludere, anche in via teorica, soluzioni che inserirebbero una torsione plebiscitaria nel nostro sistema: non autoritaria, ma plebiscitaria. I concetti vanno tenuti del tutto distinti perché sono diversi, ma in grado di modificare gli equilibri e la qualità della democrazia nel nostro Paese.

Per questo, chiedo la massima attenzione a tutti i senatori sull'emendamento 21.8. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Casini e De Cristofaro).

MAURO Mario (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO Mario (PI). Signor Presidente, intervengo brevemente per un'osservazione che possa valere ai fini dell'ammissibilità, nel senso che i rilievi mossi dal collega Maran sono senz'altro pertinenti laddove questi rilievi volessero concludere rispetto a quegli emendamenti che propongono di introdurre il tema del presidenzialismo tout court.

Tuttavia, mi preme osservare che nel caso dell'emendamento 21.4 del collega Casini, come nel caso dell'emendamento appena illustrato dal senatore Gotor e anche di altri emendamenti, il tema non è il presidenzialismo, bensì una clausola di salvaguardia che ripari agli scompensi prodotti da una riforma che inevitabilmente apre la strada alla nomina del Presidente della Repubblica intesa come un prodotto della maggioranza. Proprio per questo, dovrebbe essere configurata l'ammissibilità di questi emendamenti, altrimenti con la riforma produrremo non solo effetti virtuosi, ma anche contraddizioni tali da far sì che l'intero sistema non si regga.

Reputo quindi che l'ammissibilità di questi emendamenti possa essere il giusto viatico perché l'Assemblea possa discutere di una questione di merito, che è appunto la salvaguardia della terzietà del Presidente della Repubblica. (Applausi del senatore Rossi Maurizio).

PALMA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALMA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, ho presentato gli emendamenti 21.16 e 21.18 per le stesse identiche ragioni che sono state oggetto dell'intervento del presidente Casini. Nel comparare i miei due emendamenti con il 21.13 del presidente Casini, rilevo che quello da lui presentato è più organico e completo, per cui dichiaro di ritirare gli emendamenti 21.16, 21.18 ed anche il 22.27.

Nel contempo, chiedo al presidente Casini la cortesia di farmi l'onore di poter aggiungere la mia firma all'emendamento 21.13.

PRESIDENTE. Presidente Casini, accetta la richiesta testé formulata dal senatore Palma?

CASINI (PI). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, chiedo un attimo di attenzione. Credo che sia necessario tener conto di che cosa stiamo discutendo. Sento parlare di presidenzialismo e non è così. Stiamo discutendo della modalità di elezione del Presidente della Repubblica, né più né meno. Parlare di presidenzialismo significa invece trattare della forma di Governo.

Signor Presidente, la Costituzione del 1948 si basava sulla centralità del Parlamento, che era il fulcro di ogni potere nel nostro Paese. La riforma che stiamo approvando sposta il baricentro istituzionale sul Presidente del Consiglio e non c'è alternativa. Non possono infatti bastare i quasi 80 europarlamentari per riequilibrare questo spostamento del centro di potere sul Presidente del Consiglio.

Mantenendo il Presidente della Repubblica come potere di garanzia, così come voluto dal Costituente nel 1948, dobbiamo allora rafforzarlo nella sua elezione e non può bastare - mi scuso con il senatore Gotor - prevedere la partecipazione degli 80 europarlamentari, perché non incidono su quella che sarà la filosofia del nuovo Stato, della nuova architrave che si viene a creare con un Presidente del Consiglio che avrà quello che oggi Zagrebelsky definisce come l'executive, ossia una possibilità di incidere sugli equilibri istituzionali e costituzionali.

E allora mi pongo una domanda relativa all'elezione diretta del Presidente della Repubblica. Mi riferisco agli emendamenti 21.13, del senatore Casini, e 21.12, a prima firma del senatore Gasparri, che non incidono sulla forma di Governo; quindi io non vedo quale sia il problema della loro ammissibilità. Si tratta di una modalità di elezione che rafforza il potere di garanzia del Presidente della Repubblica. Secondo l'attuale previsione il Presidente della Repubblica, in un sistema che verrebbe deciso e governato dal Presidente del Consiglio, viene eletto con una maggioranza parlamentare squilibrata, tenuto conto del fatto che comunque, anche con gli 80 europarlamentari, avremmo né più né meno la maggioranza parlamentare di quello che ha la maggioranza nel Paese. Allora sarà quello che determinerà l'elezione del Presidente della Repubblica, che in questo modo non è più un potere di garanzia.

Non vedo qual è la preoccupazione: se non si incide su quelli che sono i poteri di Governo e si mantengono le caratteristiche del Presidente della Repubblica come potere di garanzia, per quale motivo non dovrebbe esserci un riequilibrio, rispetto alla scelta del Presidente del Consiglio, con un Presidente della Repubblica scelto dai cittadini? Questo è l'unico modo per riequilibrare, non l'aggiunta di 80 persone in più, che non avrebbero altra funzione che quella di rispondere alle segreterie dei partiti che li hanno fatti eleggere al Parlamento europeo. In quest'ultimo caso, avremmo, né più né meno, un ulteriore rafforzamento del Presidente del Consiglio.

Allora io credo che un minimo di riflessione, con pacatezza, dovrebbe portarci tutti a ragionare. Noi dobbiamo, visto il punto cui siamo arrivati, introdurre nella Costituzione quei contrappesi che i Costituenti erano riusciti ad individuare nel Presidente della Repubblica, nella Corte costituzionale e nel Consiglio superiore della magistratura. Altrimenti avremo una graziosa concessione da parte di chi avrà il controllo del Parlamento per l'elezione dei componenti del Consiglio superiore della magistratura e della Corte costituzionale. Ma almeno, per quanto riguarda il Presidente della Repubblica, garantiamo ai cittadini la possibilità di una figura istituzionale, che dovrà anche verificare le leggi prima della promulgazione, che sia libera da qualsiasi condizionamento.

Signor Presidente, in questo momento sarei contrario ad un'ipotesi di elezione del Presidente della Repubblica che incidesse sulla forma di Governo. Così non è e io non vorrei essere nei suoi panni. Ma credo che lei avrebbe il grande merito di riconoscere che, non incidendo sulla forma di Governo, non vi è dubbio sull'ammissibilità degli emendamenti, perché si tratta di una forma di elezione del Presidente della Repubblica per garantirgli, in un sistema che vedrà un potere enorme del Presidente del Consiglio, la capacità di essere quell'elemento di mediazione e di moral suasion che ha rappresentato in questi 70 anni di Repubblica. Io credo che noi dobbiamo avere la coscienza e la libertà, ciascuno di noi, indipendentemente dalle discipline di partito e di Gruppo, di votare liberamente su questo argomento, che rappresenta, né più né meno, il riequilibrio sotto il profilo delle garanzie di tutti. (Applausi dal Gruppo FI‑PdL XVII).

BOCCHINO (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-ILC). Signor Presidente, il senatore Casini ha parlato nel suo intervento di un problema grande come una casa, nel citare il presidenzialismo, espressione ripresa anche dal senatore Zanda.

Bene, io credo qui, cari colleghi, che l'unico problema grande come una casa sia proprio il tentativo del senatore Zanda di sottrarre questo tema al dibattito di quest'Aula (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII), che è uno dei campanelli di allarme su questa riforma. Mi riferisco essenzialmente al fatto che, così com'è configurata in questo momento la riforma, nell'elezione del Presidente della Repubblica viene meno quella pluralità di vedute che è necessaria a questa figura, che rappresenta la Nazione e l'unità della Nazione.

Non voglio sminuire il ruolo della maggioranza: é chiaro che deve eleggere il Presidente della Repubblica, ma deve essere espressione di una varietà e di una pluralità di vedute che in questo momento, con la formula presente nella riforma viene azzerata e che invece è presente nella Costituzione, grazie al numero di parlamentari previsto e all'ampliamento della platea dei grandi elettori con i delegati regionali.

Ebbene, possiamo risolvere tale problema in questo momento con varie proposte. Molto interessante è quella del senatore Casini (cui chiedo di poter sottoscrivere l'emendamento 21.4), volta essenzialmente a rimettersi alla volontà popolare proprio al nono scrutinio, che è quello che farebbe scattare di fatto la dittatura della maggioranza per l'elezione del Presidente della Repubblica, o quella del senatore Gotor con l'emendamento 21.8, volta ad ampliare ulteriormente la platea con i deputati europei. (Applausi dai Gruppi Misto-ILC e Misto-MovX).

D'ANNA (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ANNA (GAL). Signor Presidente, il Gruppo Grandi Autonomie e Libertà appoggerà l'emendamento a prima firma del senatore Gasparri e mi consenta di corroborare questa nostra posizione con brevi e rapide riflessioni. Non entrerò nella questione meramente costituzionale dell'equilibrio dei poteri, ma entro nel vivo di un tema che riguarda un concetto certamente abusato: la sovranità popolare.

Ci siamo assunti una responsabilità, anche se per la verità se la stanno prendendo coloro che hanno confezionato una riforma costituzionale da fast food, nella quale si va avanti a colpi di maggioranza e si impedisce a questa Assemblea di potersi esprimere con il voto segreto (così come si è visto finora, le uniche due volte che si è proceduto con voto segreto, si sono completamente ribaltate le maggioranze che con il voto palese hanno ben altra dimensione).

Dobbiamo allora decidere se conferire al popolo italiano la possibilità di esprimersi con l'elezione in maniera distinta e distante dai normali giochi tra le forze politiche per la formazione del Governo, essendo il Presidente della Repubblica non solo il notaio ma anche il controllore, il garante della perfetta osservanza della Carta costituzionale o se mettere tutto nel calderone della dialettica politica (vivaddio se si trattasse sempre di dialettica politica), nel gioco del do ut des tra composizione del Governo, Ministri, Sottosegretari e Presidenza della Repubblica.

Se crediamo, possiamo rifarci a questo principio, che è il principio cardine sul quale si fonda lo Stato, che è una convenzione liberamente accettata dai cittadini che sono portatori di diritti antecedenti allo Stato stesso, una convenzione che viene accettata nella misura in cui ognuno si sente artefice e partecipe alle scelte che devono orientare l'organizzazione dello Stato stesso, altrimenti creeremo due corpi avulsi: quello di coloro i quali hanno la potestà di incidere sull'organizzazione e sull'indicazione di coloro che devono gestire il potere statale e quello di coloro che per via indiretta devono solamente essere chiamati a votare in ben delimitate circostanze, nel nostro caso (avendo abolito il Senato elettivo) nella sola elezione per la Camera dei deputati.

Mi si consenta di dire che la politica non è solo il momento in cui si realizza un disegno di potere: è un po' come la filosofia. Chiesero una volta a Bertrand Russell di definire cosa fosse la filosofia. Lui rispose che la filosofia si poteva rappresentare con la storia di quel viandante che, dopo essersi perso in bicicletta nelle campagne inglesi, non sapendo quale fosse la strada per Winchester (la città che doveva raggiungere) si fermò in una casa isolata e chiese al droghiere di indicargliela; il droghiere, che era nel retrobottega, non sentendo la domanda, se la fece ripetere più volte: alla fine, quando la udì, rispose di non sapere quale fosse la strada. Così come la filosofia, la politica serve dunque a porre domande, non a dare risposte.

La domanda che qui pongo ai miei eminenti colleghi, innanzitutto al dottor Gromyko, in arte senatore Zanda, è quale sia la nostra funzione rispetto al popolo. Che cosa siamo noi qui dentro, se non il frutto della volontà popolare? E perché questa volontà popolare non si dovrebbe esprimere in maniera diretta e sovrana da parte del popolo per eleggere la carica più alta dello Stato italiano?

Questa è la domanda che pongo e a nulla valgono le questioni leguleie circa il fatto che questo tema sia o no presente nel testo varato dalla Commissione. Questo è un punto di snodo: avete voluto sopprimere la libertà di espressione per l'elezione dei senatori? Consentite allora al popolo italiano di scegliersi il supremo garante di questa Costituzione.

MINEO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MINEO (PD). Signor Presidente, credo che l'emendamento 21.13, a firma del senatore Casini, sia il solo capace di evitare davvero l'eventualità che un Premier scelga il nome del Presidente della Repubblica, eventualità che conseguirebbe dal fatto che detto Premier può contare su una maggioranza della Camera a lui fedele ed eletta con un premio di maggioranza e dalla circostanza che questa riforma, oggi in discussione, prevede un numero abnorme di deputati - ben 630 - di fronte a 100 senatori.

Se, come propone il senatore Casini, in Parlamento non si raggiungesse una maggioranza qualificata, troverei giusto che fossero tutti i cittadini italiani a scegliere in ballottaggio il garante.

Voglio aggiungere che non si tratta in alcun modo di presidenzialismo, perché come ella sa, Presidente, questo si configura quando in modo diretto - Stati Uniti - o in modo indiretto - Francia - il Presidente eletto dal popolo è il Capo dell'Esecutivo: qui si tratta di eleggere il Presidente garante, il Presidente che è in grado, semmai, di moderare lo strapotere che certe riforme - queste riforme - consegnerebbero al Premier.

Per questo chiedo al senatore Casini di avere la possibilità e l'onere di sottoscrivere anch'io il suo emendamento e spero di poterlo votare. (Applausi del senatore Minzolini).

PRESIDENTE. Senatore Casini, è d'accordo?

CASINI (PI). Sì.

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, noi usciamo - purtroppo dobbiamo dire così - da una Costituzione architettonicamente perfetta, in cui un meccanismo di bilanciamento di poteri, di controlli reciproci e di separazione di funzioni e di poteri fa in modo che il sistema risponda esattamente ai cardini e ai principi cui si ispirano i sistemi democratici.

La funzione del Presidente della Repubblica potrebbe anche apparire secondaria in questi sistemi, perché effettivamente priva di reali poteri d'ingerenza, però di grande rappresentatività e garanzia.

Per anni - anzi, per decenni - abbiamo snobbato questa figura, salvo poi vederne l'importanza nei momenti di difficoltà. Gli ultimi tratti che hanno segnato la storia di questo Paese hanno visto l'efficacia e l'importanza della funzione di garanzia assicurata dalla Presidenza della Repubblica, che adesso dobbiamo incardinare nel nuovo quadro che emergerà da una serie di azioni legislative. La prima che verrà partorita da quest'Aula vedrà un sostanziale accantonamento del Senato, il quale non influirà - se non minimamente - nell'elezione del Presidente, ma in primis non vedrà la partecipazione popolare nella selezione dei suoi membri. Il fatto, preso in modo a sestante, potrebbe non costituire un aspetto negativo, ma vediamolo nell'insieme.

La prossima tappa, che troveremo anche sui nostri tavoli, sarà affrontare la legge elettorale, ossia l'Italicum, con il quale nemmeno nell'altra Camera vedremo una scelta diretta dei membri da parte dei cittadini. I capi dei partiti produrranno invece liste chiuse e bloccate, le quali, in base all'elezione, produrranno con un premio di maggioranza la nuova maggioranza della Camera, la quale, nelle varie conseguenti elezioni del suo Presidente, avrà i numeri per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Quella stessa maggioranza potrà eleggere i due terzi degli organi giurisdizionali di controllo più importanti del sistema costituzionale, per cui i cittadini non verranno più chiamati a scegliere alcun livello di Governo. Passatemi il termine perché è molto forte, ma tutto questo sa tanto di «lotteria»: chi vince le elezioni, vince la lotteria o un jackpot, per cui controlla la Camera, l'unica che dà la fiducia, esprime un Governo, gli organi controllori del Governo e l'unico organo di garanzia che dovrebbe stare fuori da tutti i giochi per garantire e sorvegliare un processo che dovrebbe essere democratico.

Arrivati a questo punto, dal momento che abbiamo capito il quadro che si delinea, non possiamo impedire ai cittadini di eleggere l'unica carica disponibile, libera e garante di tutto il sistema democratico in modo diretto. Questo era uno dei dieci punti che la Lega aveva chiesto al Governo. Adesso abbiamo una serie di emendamenti che prevedono dall'elezione diretta, come quello presentato dal senatore Gasparri, ad un'elezione diretta in fase sequenziale. Che l'elezione avvenga dopo un certo numero di elezioni con maggioranze qualificate, che non possono essere quelle espresse dal premio di maggioranza, o che sia diretta, dobbiamo dare la palla ai cittadini.

L'alternativa, colleghi, è sostituire l'articolo 1 della Costituzione, che al secondo comma oggi recita «la sovranità appartiene al popolo», riscrivendolo come segue: «La sovranità appartiene al capo del partito che ha la fortuna di vincere le prossime elezioni». (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

COMPAGNA (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (NCD). Signor Presidente, come buona tradizione di buon parlamentarismo credo che la valutazione sull'ammissibilità dei vari emendamenti debba essere riservata a lei. Visto come si sta sviluppando la nostra discussione mi viene però da rilevare come le proposte emendative siano abbastanza diverse. La portata riformatrice dell'emendamento presentato dal senatore Gasparri risale infatti, come lui giustamente ha detto, a una legislatura nella quale eravamo colleghi di Gruppo e speravamo di raggiungere l'elezione diretta del Capo dello Stato in combinato disposto con una riforma elettorale di tipo francese. L'emendamento presentato dal senatore Casini mi sembra invece assai più restrittivo, ma assai più doveroso in questa fase dei nostri lavori. Che cosa voglio dire? Probabilmente è stato ingiusto il privilegio negativo di partenza subito dal collega Maran, che, in nome della non comprendibilità di aspetti della forma di Governo che risalissero alla forma di Stato, ha visto escluso il proprio disegno di legge. Però, avendo noi consentito ad un'Assemblea di 100 persone di concorrere ad eleggere il Presidente della Repubblica, così come competeva ad una di 315, non possiamo non tener presente che lo spirito dell'emendamento di Casini è uno spirito di garanzia e così fu formulato da Bozzi, da Tosato e da chi aveva una posizione alla Costituente intermedia tra alcuni impulsi presidenzialistici di Valiani e Calamandrei e altri maggioritari di tipo parlamentare. Certo, come sistema l'emendamento di Casini probabilmente cumula aspetti di legittimazione popolare e democratica con aspetti di potere neutro del Capo dello Stato, però lo dobbiamo tener presente, proprio perché molte volte ci rifacciamo alla Costituente (talvolta impropriamente, perché della Costituente bisogna anche ricordare quell'ordine del giorno di Giolitti, votato al principio, in cui si diceva che comunque il sistema elettorale sarebbe stato proporzionale, mentre, con una qualche sciatteria, la Corte costituzionale, più di dieci anni, fa ritenette di prescindere e consentire a un sistema maggioritario di rompere gli equilibri di quelli che Caliendo chiama gli istituti di garanzia e che erano stati pensati con le garanzie del proporzionale: il concorso del Parlamento all'elezione del Capo dello Stato, del Consiglio superiore della magistratura e della Corte costituzionale). Da questo punto di vista, avendo noi già consentito che il nuovo Senato di 100 erediti la stessa legittimazione elettorale di quello di 315, sarebbe allora francamente assurdo non riconoscerci almeno nell'emendamento del senatore Casini. (Applausi dei senatori Formigoni e Di Giacomo).

MOSCARDELLI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MOSCARDELLI (PD). Signor Presidente del Senato, rappresentanti del Governo, senatori e colleghi, il tema del Presidente della Repubblica sta appassionando perché rappresenta un elemento chiave nei pesi e contrappesi del nostro sistema costituzionale e quindi nella tenuta a livello di ordinamento complessivo. Tuttavia, in particolare in questo momento in cui il dibattito si è concentrato sull'emendamento proposto dal senatore Casini e che il collega Mineo ha deciso di sostenere, mi sembra che questo tipo di rimedio che viene proposto, cioè un'elezione diretta in funzione di garanzia, sia in realtà incomprensibile e incoerente proprio con il tema della garanzia che si vuole mettere al centro. È infatti evidente che la massima funzionalità del Presidente della Repubblica come organo di garanzia, così come pensato dai Padri costituenti, si sposava in maniera perfetta con il sistema proporzionale puro, portando quindi alla decisione della sua elezione in una condizione di condivisione complessiva di un Parlamento in seduta comune in composizione integrata, con senatori, deputati e delegati regionali con quei numeri, anche se ciò ha portato sempre ad esprimere un Presidente della Repubblica espressione della maggioranza (sicuramente molto spesso di grande profilo, anche se non sempre del medesimo livello).

Oggi, però, con questo emendamento andremo ad introdurre l'elezione diretta del Presidente, che è assolutamente stridente, contraria e incoerente con la funzione di garanzia. Potremmo, infatti, trovarci semplicemente ad eleggere un Presidente che è di segno politico contrario alla maggioranza uscita vincente dalle urne alle elezioni politiche. Potremmo introdurre surrettiziamente una sorta di semipresidenzialismo alla francese, sebbene il Presidente della Repubblica francese non abbia solo funzioni di garanzia ma anche di Governo. Potremmo, quindi, introdurre questa dicotomia. Non può non balzare agli occhi lo scardinamento che andremo a creare con una elezione diretta del Presidente dopo alcuni scrutini andati a vuoto. E sappiamo che, di fronte a questo tipo di possibilità, sarebbe molto facile scivolare verso l'elezione diretta del Presidente.

Peraltro, voglio rilevare che gli stessi problemi che stiamo cercando di affrontare oggi, li abbiamo ancora davanti. Da quando è stato introdotto il sistema maggioritario, abbiamo un Presidente espressione di una maggioranza, anche risicata. Basti vedere il caso, nel 2006, del presidente Napolitano, che è stato eletto con una maggioranza politica risicata alle elezioni politiche. Se un Presidente dovesse eventualmente decidere di tenere un comportamento materialmente contrario alla Costituzione non con atti formali ma con comportamenti che vanno contro la Costituzione, l'unico sistema di chiusura e salvaguardia è dato dalla messa in stato di accusa, e con parlamentari eletti direttamente sia con i collegi uninominali Mattarellum, al 90 per cento scelti dalle segreterie dei partiti sui collegi sicuri, o con le liste bloccate: é evidente che, in questo caso, abbiamo uno dei principali punti del problema. Se invece avessimo parlamentari che avessero ricevuto un consenso diretto dai cittadini e non tramite le liste bloccate, ciò indubbiamente costituirebbe un elemento di maggiore garanzia rispetto ad un Presidente non aderente al dettato costituzionale.

Ma pensare di risolvere il problema di un restringimento della platea con un Senato a 100, per garantire una maggiore valenza alla funzione di organo di garanzia del Presidente della Repubblica, con la sua elezione diretta, francamente lo trovo una assurdità, soprattutto per chi si batte contro il superamento del bicameralismo perfetto, perché ciò attribuirebbe chissà quali poteri all'Esecutivo.

LUMIA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LUMIA (PD). Signor Presidente, innanzitutto desidero chiedere al senatore Gotor di sottoscrivere il suo emendamento 21.8.

La nostra Costituzione ha un sistema meraviglioso di pesi e contrappesi, un sistema quasi perfetto di equilibrio tra le varie realtà democratiche e la stessa rappresentanza popolare. Esso, però, ha due punti deboli, Presidente: la decisione democratica e la partecipazione democratica.

Il testo che stiamo varando in Aula, dopo il lavoro svolto in Commissione, ci consente di rispondere a questa crisi collocando la sfida della decisione e della partecipazione democratica nel cuore del potere legislativo, il Parlamento, il quale, modificato e riformato, è in grado dare una risposta con una migliore decisione democratica e una più qualificata partecipazione democratica.

Il presidenzialismo poteva costituire una possibile via d'uscita dalla crisi: un altro impianto, un altro sistema e, quindi, un'altra risposta alla crisi. Si tratta di due impianti diversi: il primo è quello che stiamo varando e che risponde in modo migliore alla crisi della società italiana; il secondo è un'altra risposta, un altro modello.

Per tale motivo, signor Presidente, l'emendamento 21.8, presentato dal senatore Gotor e da altri senatori, rafforza l'impianto che abbiamo stabilito e che io penso sia da sostenere più di quello del presidenzialismo nelle diverse versioni qui proposte, che ha un altro modello di impianto rispetto alla nostra crisi e non corrisponde all'evoluzione della società italiana.

PRESIDENTE. Senatore Gotor, accetta la firma del senatore Lumia sull'emendamento 21.8?

GOTOR (PD). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si è conclusa l'ampia illustrazione degli emendamenti presentati sugli articoli 21, 22, 24 e 25, alla luce della quale non vi è alcun dubbio - è emerso chiaramente - sulla rilevanza delle questioni trattate. La Presidenza, tuttavia, non può entrare nel merito, ma deve tenere conto principalmente dei rilievi tecnici che sono stati svolti.

Nel giudizio di ammissibilità degli emendamenti riferiti agli articoli 21, 22, 24 e 25, relativi e aggiuntivi, la Presidenza si è ispirata ai seguenti criteri: in primo luogo, reputa rilevante la decisione della Commissione di abbinare al disegno di legge del Governo solo alcune tra le numerose proposte di modifica della Costituzione di iniziativa parlamentare, escludendo quelle aventi ad oggetto specificamente le questioni affrontate dagli emendamenti sull'elezione diretta del Capo dello Stato e la forma di governo; in secondo luogo, ritiene doveroso prendere in considerazione la valutazione di inammissibilità già svolta in sede di Commissione Affari Costituzionali, in diretta conseguenza rispetto alla decisione precedente - appunto - di escludere quelle questioni e i disegni di legge relativi che potevano essere connessi.

Non può sfuggire alla Presidenza che il titolo stesso del testo approvato dalla Commissione Affari Costituzionali non reca un generico riferimento a modifiche della Parte II della Costituzione, bensì circoscrive puntualmente la materia a disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione.

Per le suddette ragioni, la Presidenza ritiene, ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Regolamento, di non procedere all'esame dei seguenti emendamenti: 21.2, 21.3, 21.4, 21.5, 21.11, 21.12, 21.13, 22.6, 24.6, 24.7, 24.8, 24.9, 24.10, 24.12, 24.13, 24.35, 24.0.1, 24.0.2, 24.0.3, 24.0.4, 24.0.5, 24.0.6, 24.0.7, 24.0.8, 24.0.9, 24.0.11, 24.0.12, 24.0.14, 24.0.15, 24.0.16, 24.0.17, 24.0.19, 24.0.20, 24.0.22, 25.1, 25.2, 25.3, 25.4 e 25.10.

Invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, invito al ritiro di tutti gli emendamenti, altrimenti il parere sarà contrario.

Tuttavia, signor Presidente, mi sento di dover argomentare la ragione di questi pareri. Chiedo scusa ai colleghi, ma la lettura è stata molto veloce, non dispongo dell'elenco di cui il Presidente ha appena dato lettura e - quindi - devo comprendere quali sono le questioni che restano oggettivamente all'esame dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Sono già stati esaminati dalla Commissione.

FINOCCHIARO, relatrice. Gli emendamenti del presidente Casini non erano stati presentati in Commissione, ma sono stati presentati in Aula, e contengono il principio dell'elezione a suffragio universale e diretto del Presidente della Repubblica, sia pure in sede di ballottaggio; mi pare di capire che anche questi siano stati dichiarati inammissibili. Quindi, una delle questioni su cui i relatori avrebbero voluto diffondersi non avrebbe quindi più ragione di essere esposta.

Vorrei però motivare anche qual è l'opinione dei relatori rispetto all'emendamento 21.8, presentato dal senatore Gotor, che prevede l'allargamento della platea per l'elezione del Presidente della Repubblica ai parlamentari europei. Anzitutto ringrazio il senatore Gotor di avere contribuito, ancora una volta, al nostro dibattito.

Come i colleghi probabilmente ricorderanno - sicuramente lo ricordano i colleghi della Commissione - l'attuale testo all'esame dell'Aula (che prevede maggioranza qualificate per l'elezione del presidente della Repubblica fino alla nona votazione) nasce, appunto, da un emendamento presentato dal senatore Gotor in Commissione, lungamente discusso in quella sede e, infine, dalla maggioranza di questa approvato. Si tratta del testo che oggi i relatori sottopongono all'Aula.

L'ulteriore emendamento oggi presentato dal senatore Gotor, firmato da moltissimi colleghi, certamente tenta di rispondere all'esigenza di allargamento della platea. L'allargamento della platea degli elettori del Presidente della Repubblica non nasce sulla base di un'esigenza, per così dire, ignota alla Commissione ed al nostro dibattito. Al contrario, come i colleghi sanno, tante volte si è ragionato sulla necessità di avere una sostanziale soluzione al problema della disparità di consistenza delle due Camere che in seduta comune vengono chiamate ad eleggere il Presidente della Repubblica.

Sono state scartate una serie di soluzioni che pure erano state avanzate in Commissione da altri emendamenti, ma anche in Aula, quali la riduzione del numero dei deputati, che abbiamo già votato, o quella dell'aumento del numero dei delegati regionali, che è stata bocciata da una parte consistente dei colleghi che sono intervenuti in Commissione sulla ragione per cui il Senato è già rappresentativo delle Regioni e, dunque, l'origine del completamento della base elettorale per l'elezione del Presidente della Repubblica (che, come sapete, a Costituzione vigente, prevede un certo numero di rappresentanti per Regione) era già assolto dal fatto che - stavolta - all'elezione parteciperebbe un Senato che è esso stesso rappresentativo delle Regioni.

Quindi, non nego che l'esigenza ci sia; al contrario, so che è molto diffusa tra i colleghi delle diverse formazioni politiche. Tuttavia, ho il dovere di esprimere le nostre perplessità sul fatto che a comporre il collegio siano i parlamentari europei. Questo per una ragione su cui credo non abbiamo ancora riflettuto abbastanza e su cui abbiamo operato un approfondimento. Ci troveremmo di fronte alla unilateralità di una decisione che sarebbe tutta inserita dentro alle dinamiche costituzionali interne al nostro Stato Nazione e che creerebbe interferenza rispetto agli accordi tra gli Stati. Infatti, sono accordi tra Stati quelli che hanno definito competenze e funzioni dei parlamentari europei. E le hanno definite sulla base di una valutazione di equilibrio tra le esigenze dei diversi Stati nazionali che compongono, appunto, l'Unione.

In questo senso, una decisione che allargasse le competenze dei parlamentari europei potrebbe pienamente configurarsi come una violazione dei Trattati costituzionali dell'Unione.

È questa la ragione per la quale, sulla base di argomentazioni che attengono a profili delicatissimi, chiederei al senatore Gotor e ai molti colleghi che hanno firmato il suo emendamento, considerando assolutamente fondata - e mi auguro da soddisfare nella prossima lettura alla Camera dei deputati - l'esigenza che propongono, di ritirare l'emendamento 21.8. Ciò al fine di evitare che ragioni ovviamente tutte interne alla cura che abbiamo in questa nostra fase sulla modernizzazione del nostro sistema costituzionale possano pesantemente interferire su un sistema pattizio che riguarda l'appartenenza del nostro Paese all'Unione europea e alle sue istituzioni.

PRESIDENTE. (Alcuni senatori fanno cenno di voler intervenire). Colleghi, vorrei prima acquisire i pareri, poi quando arriveremo all'emendamento 21.8 riprenderemo le eventuali dichiarazioni di voto e l'eventuale accoglimento di soluzioni.

Immagino che la senatrice Finocchiaro abbia espresso il parere a nome di entrambi i relatori.

FINOCCHIARO, relatrice. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Invito pertanto il Governo ad esprimere il parere.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il parere è conforme a quello dei relatori.

URAS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, in ragione degli emendamenti presentati dai relatori, certamente significativi sotto il profilo normativo, le chiedo di fissare il tempo per la presentazione di subemendamenti. In modo particolare, mi riferisco agli emendamenti 11.5000 e 38.5000.

PRESIDENTE. Stabiliamo due ore, per cui il termine per la presentazione dei subemendamenti è fissato per le ore 13,30 di oggi.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 21.1.

TOSATO (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Tosato, siamo in fase di votazione.

TOSATO (LN-Aut). Le chiedo di intervenire sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TOSATO (LN-Aut). Signor Presidente, mi permetto di contestare la sua decisione e di chiederle di rivederla perché, in pratica, abbiamo assistito, durante questo dibattito, alla riscrittura del Regolamento, che è stato stracciato mille volte e che si è sintetizzato in un unico articolo: il Presidente del Senato fa quello che gli pare, come più ritiene opportuno. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. L'ordine dei lavori, mi scusi.

TOSATO (LN-Aut). Esatto. Le chiedo, quindi, di rivedere la decisione che ha appena assunto e le spiego il motivo.

È evidente che escludere dal dibattito tutti gli emendamenti che sono legati e collegati alle modalità di elezione del Presidente della Repubblica è una scelta assolutamente arbitraria e incomprensibile. Le ricordo che l'elezione del Presidente della Repubblica è strettamente legata alla riforma in discussione in questi giorni. Il fatto che i componenti del Senato non saranno più 315 ma diventeranno 100 evidentemente ha un'implicazione enorme sui numeri e sulla platea dei grandi elettori che porteranno all'elezione del Presidente della Repubblica, soprattutto rispetto ai due terzi e alle varie quantificazioni numeriche che determineranno l'elezione del Capo dello Stato.

Quindi, considerare fuori dal dibattito quegli emendamenti che lei ha dichiarato inammissibili è l'ennesimo abuso da parte della sua Presidenza rispetto a un libero dibattito che deve essere garantito in questa Aula.

Le chiedo, quindi, signor Presidente di ritornare sui suoi passi, perché di abusi ne sono stati fatti tanti. La votazione di quegli emendamenti non è estranea alla discussione di quest'oggi e di queste settimane.

È una situazione inaccettabile. Le ripeto che noi pretendiamo di partecipare alla votazione degli emendamenti che sono stati presentati su questo tema, che è rilevantissimo e strettamente legato ai temi della proposta di riforma.

PAGLIARI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PAGLIARI (PD). Signor Presidente, ritiro la firma dall'emendamento 21.8.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

MAURO Mario (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO Mario (PI). Signor Presidente, voglio semplicemente dire che, sulla base delle mie esperienze e conoscenze, non rilevo nessuna incompatibilità, come citata e denunciata dalla presidente Finocchiaro, tra l'emendamento 21.8 e i Trattati dell'Unione europea.

DI GIORGI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIORGI (PD). Signor Presidente, ritiro la firma dall'emendamento 21.8.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

PADUA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PADUA (PD). Signor Presidente, accolgo l'invito della relatrice Finocchiaro e ritiro la firma dall'emendamento 21.8.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

MIRABELLI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MIRABELLI (PD). Signor Presidente, anche io ritiro la mia firma dall'emendamento 21.8 e invito il primo firmatario, senatore Gotor, ad accogliere l'invito della relatrice.

PRESIDENTE. Colleghi, poiché aumenta il numero di coloro che desiderano annunciare il ritiro della propria firma dall'emendamento 21.8, vi invito a comunicarlo per iscritto alla Presidenza. (Commenti dai Gruppi M5S e LN-Aut).

AIROLA (M5S). Ma dite invece chi la lascia. Fate prima!

BISINELLA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BISINELLA (LN-Aut). Signor Presidente, in realtà io intervengo per un altro aspetto legato al nostro ordine dei lavori, e cioè il termine per subemendare. Mi rivolgo anche a chi ha avanzato la richiesta. Il termine delle 13,30, francamente, è troppo ristretto, tenuto conto del fatto che siamo qui in Aula a seguire i lavori e le votazioni. Quindi, anche materialmente, non c'è il tempo per scriverli.

Io propongo lo slittamento di un'ora, magari fissando il termine per la presentazione alle ore 14,30, così da dar modo a tutti di scrivere il testo dei subemendamenti.

PALMA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALMA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, ho ascoltato la motivazione da lei addotta per la dichiarazione di inammissibilità di una serie di emendamenti. A me, personalmente, la questione preoccupa sotto il profilo dei precedenti.

Lei ha sostanzialmente detto che riteneva inammissibili questi emendamenti in ragione, per un verso, della decisione precedentemente assunta in Commissione e, per altro verso, in ragione della rubrica. Ora, signor Presidente, in verità questo punto astratto pone un primo problema, cioè che la decisione della Commissione risulterebbe prevalente rispetto alla sua decisione e rispetto alla decisione in ordine all'ammissibilità o meno degli emendamenti in Aula.

Il secondo, signor Presidente, è un problema diverso. Lei si ancora alla rubrica, la quale, come ella ha correttamente detto, non fa nessun riferimento all'elezione del Presidente della Repubblica.

Ma signor Presidente, ripeto, sono preoccupato solo per il valore di precedente che la sua decisione può assumere, evidentemente per il tempo in cui il Senato della Repubblica così come noi lo conosciamo continuerà a vivere.

Lei, sostanzialmente, ha detto che questi emendamenti non sono ammissibili perché non è nella rubrica l'elezione del Presidente della Repubblica. Ma Presidente, mi scusi tanto, ma non era nella rubrica neanche nel testo licenziato dalla Commissione, ciò nonostante la Commissione ha licenziato una modifica all'attuale articolo 83 della Costituzione proprio con riferimento alle modalità di elezione del Presidente della Repubblica! (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

Vorrei capire allora, signor Presidente, se è consentito all'Assemblea, indipendentemente dalla rubrica, poter intervenire laddove è già intervenuta la Commissione. Perché se questo non fosse possibile, noi daremmo alla Commissione...

PRESIDENTE. Senatore Palma, le ho dato la parola ed ho accolto...

PALMA (FI-PdL XVII). Perché mi deve interrompere?

PRESIDENTE. Eravamo in fase di votazione, non dobbiamo riaprire un dibattito...

PALMA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, scusi tanto, lei mi ha dato la parola, il mio Gruppo ha il tempo che mi consente di parlare? Sto nei limiti del tempo da Regolamento? Allora, cortesemente, mi faccia ultimare il mio intervento, togliendomi la parola nel momento in cui supero il periodo consegnatomi dal Regolamento ovvero supero il tempo a disposizione del mio Gruppo per interventi di tal fatta!

PRESIDENTE. Senatore Palma, non voglio interromperla, però lei sa che sulla decisione del Presidente si può intervenire per sollecitare di rivederla, come ha fatto il senatore Tosato e io accolgo l'invito, però non c'è appellabilità...

PALMA (FI-PdL XVII). Per la stessa ragione che lei ha appena detto, per la stessa identica ragione sto intervenendo. Lei ha detto che vi è stata una richiesta da parte del senatore della Lega di poter rivedere questa decisione e allora io sto intervenendo.

So perfettamente, Presidente, che contro la sua decisione non c'è l'impugnazione in Appello né il ricorso in Cassazione, ma lei può modificare la sua idea a seguito di un dibattito e siccome sto intervenendo sull'ordine dei lavori, mi consenta di finire il mio intervento!

PRESIDENTE. Prego.

PALMA (FI-PdL XVII). Come ho detto, in Commissione è stato modificato l'articolo 83 della Costituzione e si è immaginata una modalità diversa di elezione facendo riferimento alle maggioranze qualificate.

Allora, o lei consente all'Assemblea di poter emendare il testo della Commissione - e, lo ripeto, sono interessato non al problema "articolo 83", bensì al problema precedente - ovvero sanciamo un altro principio: che quello che può essere modificato dalla Commissione indipendentemente dal titolo della rubrica non può essere consentito modificare al Parlamento, con riferimento a quanto modificato dalla Commissione, ostandovi il titolo della rubrica. Per cui, come le ha già detto il senatore Tosato, la inviterei, signor Presidente, a riflettere ulteriormente su quanto da lei deciso. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

ROSSI Maurizio (Misto-LC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSSI Maurizio (Misto-LC). Signor Presidente, vorrei chiedere al senatore Gotor se accetta che io aggiunga la mia firma al suo emendamento 21.8.

PRESIDENTE. Senatore Gotor, accoglie la richiesta del senatore Rossi?

GOTOR (PD). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

MINZOLINI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. La prego di intervenire rapidamente, in due minuti.

MINZOLINI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, sarò anche più rapido. Il tema proposto dal senatore Palma pone un problema che sta diventando veramente rilevante, vale a dire che non solo stiamo affrontando una questione come la riforma costituzionale ma, come ho già ricordato in altra occasione, stiamo creando precedenti che in futuro potranno creare problemi enormi a questo Paese.

Per le decisioni che lei ha assunto, anche sulla questione riguardante l'articolo che interviene sull'elezione del Presidente, trovo assolutamente avvilente la posizione presa, perché rispetto ad un argomento di questo tipo, che pone un problema grande come una casa, su cui andiamo ad intervenire ora, con questa riforma, lei se ne infischia sia di quello che ha detto il senatore Tosato della Lega, sia di quello che dice il senatore Palma. Ebbene, ho pensato, ho riflettuto e adesso presenterò un ricorso alla Corte europea sul tipo di gestione che è stata fatta di quest'Aula. (Applausi dai Gruppi FI-PdL XVII e LN-Aut).

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE Ne ha facoltà, ma se è sull'ordine dei lavori. Ormai do la parola solo ai Capigruppo.

DIVINA (LN-Aut). Me la dia come vice Capogruppo, mancando il mio Capogruppo, signor Presidente.

Spesso e volentieri in Aula si procede in modo concitato e a volte anche confuso. Alla fine dei lavori siamo obbligati a fare dei correttivi, che tecnicamente si chiamano coordinamento tecnico: il Presidente annuncia all'Assemblea che ci sono delle incongruenze nel testo che necessitano di un coordinamento. Ora, la Costituzione dice che il Capo dello Stato è eletto a scrutinio segreto dai due terzi dell'assemblea e che dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. Noi stiamo procedendo ad un'elezione con un Senato fuori gioco, con un'unica Camera ad attribuire la fiducia e con un sistema elettorale in itinere che darebbe queste maggioranze a chi vince le elezioni. Noi dovremmo allora fare un super coordinamento tecnico, perché, se uno dei principi cardine della Costituzione è la separazione dei poteri, qui andiamo verso la concentrazione dei poteri su un'unica persona, con la sua Camera, la cui maggioranza elegge gli organi costituzionali di controllo e anche il Presidente della Repubblica. Se non ammette queste correzioni, che rappresentano un bilanciamento, un balance dei poteri...

PRESIDENTE. Senatore Divina, sta intervenendo sul merito e non sull'ordine dei lavori. La ringrazio per il suo contributo e la invito a concludere.

DIVINA (LN-Aut). No, signor Presidente, sto parlando sull'ordine dei lavori. Non ammettere che si intervenga, dal momento che scoordiniamo il quadro generale attuale, anche sul bilanciamento che oggi ha la Presidenza della Repubblica, sarebbe un errore che dovremmo considerare meritevole di correzione tecnica, signor Presidente. La invitiamo a rivedere la sua posizione.

PRESIDENTE. Ha espresso una posizione già abbondantemente chiarita da un esponente del suo Gruppo.

SACCONI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (NCD). Signor Presidente, intervengo davvero sull'ordine dei lavori, affinché non accada più - io la prego, secondo il nostro Regolamento - che vengano discusse le sue determinazioni. Quando prese, piacciano o non piacciano, debbono essere accolte.

SUSTA (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SUSTA (SCpI). Signor Presidente, vorrei intervenire sull'ordine dei lavori in riferimento all'emendamento 21.8.

PRESIDENTE. Mi scusi, senatore Susta, siamo all'emendamento 21.1. Quando arriveremo al 21.8, che è stato ammesso, lei avrà la parola. (I senatori Cioffi e Bisinella chiedono di parlare).

Procediamo con le votazioni. (Proteste dai Gruppi M5S e LN-Aut).

GHEDINI Rita (PD). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

CANDIANI (LN-Aut). Non ha fissato il termine per i subemendamenti!

PRESIDENTE. Prego di fornire i testi degli emendamenti che sono stati dichiarati improponibili.

Per quanto riguarda i subemendamenti, il termine è fino alle ore 14, così c'è il tempo dell'intervallo per poter lavorare.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.1, presentato dal senatore Campanella.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 21.2, 21.3, 21.4 e 21.5 sono improponibili.

MARAN (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARAN (SCpI). Signor Presidente, vorrei ritirare l'emendamento 21.6, dandone la motivazione, che riguarda anche il successivo emendamento 21.8.

Partiamo dal fatto che abbiamo proposto due ipotesi in ragione di un'esigenza: quella dell'allargamento della platea.

La prima ipotesi, contenuta nell'emendamento 21.6, ripristina in sostanza la partecipazione più larga delle Regioni, come avviene attualmente, a Costituzione vigente, alla procedura di elezione. In carenza di questa soluzione, che è stata scartata, l'ipotesi era quella appunto di allargare la partecipazione ai deputati europei. Le valutazioni che sono state formulate in merito non mi convincono, perché quell'emendamento non toglie, bensì aggiunge una funzione ai parlamentari europei: sarebbe forse una violazione, l'assegnazione ad un parlamentare europeo di un posto in una Commissione istituita per legge in Italia? Dov'è la violazione dei Trattati? Questa obiezione non convince affatto. Avevamo quindi sottoscritto e partecipato a questa ipotesi.

Poste le considerazioni che sono state fatte in relazione alla valutazione dei relatori e del Governo circa l'opportunità di soprassedere in questa fase, peraltro l'iter della riforma è un iter che vedrà modificazioni alla Camera, ritirerei l'emendamento 21.6, con la condizione che si trasformi in un ordine del giorno che impegna il Governo a risolvere la questione alla Camera. L'ordine del giorno, sostanzialmente, impegnerebbe il Governo a risolvere il problema dell'allargamento della platea per l'elezione del Capo dello Stato ai fini di rafforzare il suo ruolo di garanzia, di terzietà e di tutela.

Anche in relazione all'opinione che avrà il Governo su questa ipotesi di ordine del giorno, decideremo di conseguenza.

PRESIDENTE. Le chiederei di far pervenire il testo dell'ordine del giorno. Per il momento l'emendamento 21.6 si intende ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.7, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 21.8.

CHITI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CHITI (PD). Signor Presidente, io sostengo e voterò a favore dell'emendamento 21.8 perché mi pare che il Senato stia assumendo una funzione un po' strana, lo dico anche ai relatori, con amicizia. Si stanno individuando tutti i problemi, ma non se ne sta risolvendo uno. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Mi pare che sia così, sinceramente.

Si individua il tema dell'immunità, se ne discute per un'ora e poi si passa alla Camera.

Ora, si individua un altro profilo che non attiene più ai compiti del Senato, ma al tema dell'elezione del Presidente della Repubblica. Quando si è discusso di ridurre il numero dei deputati, cari colleghi, io ho votato a favore della riduzione, la maggioranza di questo Senato ha votato per mantenere 630 deputati. (Applausi dai Gruppi M5S, LN-Aut e Misto-SEL). Questa era la prima questione, se non è questa allora bisognerà innalzare in qualche modo la platea.

Oggi si discute dell'innalzamento della platea e ci sono due vie possibili. Una era quella che suggeriva il senatore Maran, che ritira i suoi emendamenti, cioè si suggerisce e si ritira, non si dà neppure al Senato la possibilità di esprimersi sull'una o sull'altra proposta. Una via, che a me poteva piacere anche di più, era quella di allargare la platea dei delegati regionali, forse anche di riflettere sulla possibilità di inserirvi dei sindaci, trattandosi del Presidente della Repubblica.

Oppure, c'è la via, che è rimasta l'unica in campo, che è quella di aumentare la platea con i deputati italiani al Parlamento europeo. Non credo vi sia un'incompatibilità, potrei dire che se le Commissioni avessero potuto lavorare con ordine, ad esempio la Commissione politiche dell'Unione europea avrebbe potuto esaminare se vi fosse compatibilità o meno, ma come sa dalla lettera che le ho inviato, signor Presidente, non abbiamo potuto vedere una serie di emendamenti iniziali. (Applausi dal Gruppo M5S e dei senatori Candiani e Bignami).

Detto questo, qui non si sta creando un nuovo organismo: si dice che, quando si elegge il Presidente della Repubblica, i deputati europei eletti in Italia e che hanno cittadinanza italiana potranno partecipare. Non è un organismo; è una funzione che si esaurisce in quel momento.

Dopo di che, preferirei dare una soluzione - ed eventualmente la Camera, riflettendo, potrebbe trovarne una diversa e consegnarcela - piuttosto che porre ancora una volta un problema, lasciarlo irrisolto e sperare che la Camera dia una soluzione anche a questo.

Per queste considerazioni voterò a favore di questo emendamento, perché non mi pare che la cosa più seria sia ritenere risolta la questione dell'elezione del Presidente della Repubblica prevedendo che, alla nona votazione, la maggioranza che ha vinto le elezioni alla Camera possa decidere da sola il Presidente della Repubblica, che, lo ricordo, nomina un terzo dei giudici della Corte costituzionale e presiede il Consiglio superiore della magistratura. (Applausi delle senatrici Bignami, Bulgarelli e Stefani).

È vero, come diceva il collega Moscardelli, che squilibri c'erano anche in questa situazione; ma gli squilibri si risolvono, non si accentuano, mentre noi stiamo accentuando uno squilibrio che si era registrato. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S, GAL e Misto-MovX).

GOTOR (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GOTOR (PD). Signor Presidente, devo una risposta alla senatrice Finocchiaro, di cui conosco e riconosco l'autorevolezza e, al tempo stesso, la sensibilità istituzionale e politica con cui ha affrontato il tema nel corso di questi mesi.

Rispetto ai suoi argomenti ritengo che non sarebbero possibili obiezioni da parte del Parlamento europeo e dell'Unione europea - come ricordava anche il senatore Mauro - perché le istituzioni dell'Unione sono impegnate dai Trattati al rispetto dell'identità costituzionale degli Stati membri. In questo momento noi stiamo intervenendo su una fonte di rango costituzionale e quindi vedo difficile la possibilità di un impedimento e di una supremazia del diritto europeo, perché il legislatore costituzionale non ha limiti, se non quelli fissati dai principi fondamentali della Costituzione ed è solo su questo che dovrebbe misurarsi.

C'è, infine, la possibilità di interpretare la nuova tendenza, che è tutta politica, di reintegrare le relazioni e i rapporti tra i Parlamenti europei e i sistemi nazionali. In un recente libro di due costituzionalisti come Manzella e Lupo, si parla di aprire una terza vita al Parlamento europeo perché - guardate - un eccesso di cessione di sovranità è stata ed è la vera ragione che, secondo me, ha allontanato e sta allontanando l'Europa dai cittadini.

C'è poi naturalmente, al di là delle motivazioni che possono sostenere in punto di diritto un emendamento, un nodo politico ed è su questo che vorrei richiamare l'attenzione dell'Assemblea. Il nodo politico che abbiamo tante volte discusso in Commissione è che se ha un punto di debolezza l'attuale riforma, questo riguarda proprio il tema delle garanzie e degli equilibri dell'intero sistema: il presidente Quagliariello lo ricordava ieri con la consueta lucidità.

E quale garanzia migliore - ce lo insegnano questi settant'anni di storia repubblicana - di quella venuta da un Presidente della Repubblica arbitrio e garante? Credo che dobbiamo fare di tutto per mantenere inalterata questa funzione: ribadisco che sarebbe un grave errore - e questa è l'unica motivazione che mi impedisce secondo coscienza di ritirare questo emendamento - ritenere che soltanto la tutela e la garanzia del voto segreto o il rafforzamento dei quorum siano sufficienti a contenere la possibilità dell'irruzione di una forza nuova nel sistema, che prenda il premio di maggioranza, anche per un solo voto, e poi con estrema facilità - una facilità che noi abbiamo il dovere civile e politico di rendere complicata o più complicata - si prenda - consentitemi l'espressione popolareggiante - "tutto il cucuzzaro".

Con questo emendamento, in conclusione, c'è un accorgimento tecnico e pratico: si spalma cronologicamente su tre momenti diversi - le elezioni politiche, quelle regionali e quelle europee - il necessario consenso perché possa avvenire una rottura delle garanzie degli equilibri costituzionali.

Per questa ragione, continuo ad affidare il destino di quest'emendamento alle mani, alle menti e alla coscienza di tutti i parlamentari e di tutti i senatori di quest'Aula (e mi costa sia dirlo sia doverlo fare): nella scelta che faremo tra pochi istanti, vivrà la capacità di valorizzare ulteriormente la nostra autonomia di senatori nell'ambito di questa riforma costituzionale. Credo che anche il Governo - che sostengo e sosteniamo convintamente - potrebbe rafforzarsi davanti all'opinione pubblica in una scelta a favore delle garanzie e del rispetto della Costituzione, nel momento in cui la stiamo cambiando.

CASINI (PI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CASINI (PI). Signor Presidente, intervengo su un tema che è stato definito particolarmente delicato dai senatori Chiti e Gotor, ma, in qualità di firmatario dell'emendamento in esame, devo dire preliminarmente di essere contento che su di esso vi sia un voto palese. Ricorrere infatti alla segretezza del voto per esprimere i propri tormenti di coscienza è comunque assai discutibile.

Non ho battuto ciglio, signor Presidente, quando lei ha dichiarato inammissibile il mio emendamento, ma è ovvio che ciò potrebbe essere assai discutibile, perché mentre ve ne erano altri che proponevano elezioni dirette, a nessuno di voi sfugge che il mio era un'altra cosa. Non prevedeva il presidenzialismo, ma un percorso affidato al Parlamento, e, dopo il mancato raggiungimento del quorum, vi sarebbe stata eventualmente una competizione aperta solo ai due più votati dal Parlamento. Obbedisco, comunque, perché il Presidente del Senato ha tante responsabilità ed è giusto che non gli complichiamo la vita.

Desidero però formulare due domande, una rivolta ai colleghi di Forza Italia, l'altra al Governo. Perché mi rivolgo ai colleghi di Forza Italia? Perché in questo Parlamento e nel Paese sono tra coloro che ritengono un fatto positivo che il Presidente del Consiglio tenga un rapporto istituzionale con uno dei leader dell'opposizione, ossia quello di Forza Italia, e sono convinto che sia importantissimo che in questo Parlamento i vostri voti, assieme ai nostri, concorrano a formare un nuovo tessuto ed un nuovo vestito istituzionale. Non sono tra coloro che si macerano o ritengono una lesa maestà il colloquio tra Renzi e Berlusconi, ma mi colloco esattamente agli antipodi. Proprio per questo, colleghi, vi vorrei rivolgere pubblicamente una domanda: non ho capito perché dovrebbe esservi una vostra presunta contrarietà ad un emendamento che per altro, anche in termini numerici di incidenza, non cambia sostanzialmente gli equilibri politici in atto, ma concorre ad ampliare una platea di grandi elettori del Presidente della Repubblica in presenza di un rischio.

E qua rivolgo al ministro Boschi la seconda domanda, che è semplice e mi potrei accontentare anche di una risposta teorica. Ma vi rendete conto che c'è un rischio di squilibrio serio nel processo di elezione del Capo dello Stato se il Capo dello Stato rimane garante? (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Vi rendete conto che questa non è una questione di destra, di sinistra o di centro o che evoca qualcuno o qualcun'altro? In presenza di un Capo dello Stato che deve rimanere garante di tutti, il rischio che una maggioranza, oltre a quello che gli spetta in termini storici, politici e istituzionali, si prenda il Presidente della Repubblica, trasfigurando - e a mio parere, scusate, anche svalutando - il ruolo del Presidente della Repubblica, è una questione reale. La ministra Boschi di questo se ne è resa conto, come se ne è resa conto la Commissione, che ha fatto un buon lavoro e ha capito che l'obiezione era seria, altrimenti non avrebbe accettato di cambiare i quorum come sono stati cambiati e di allungarli nel tempo, segno che il problema non me lo inventavo io o Gotor ma era reale e tutti noi sappiamo che c'è.

Mi aspetterei allora dal Governo - che sostengo al 100 per cento (lo dico sinceramente; ma il buon senso non può essere confliggente con il nostro sostegno al Governo) - che, come minimo, dicesse: «Non siamo d'accordo su questa soluzione ma sappiamo che il problema esiste e siamo impegnati a risolverlo al momento del passaggio alla Camera».

Io onestamente questo emendamento lo sostengo in coscienza, anche se ritengo che non sia risolutivo. Non è risolutivo, senatore Gotor, dobbiamo ammetterlo: 73 parlamentari non cambiano sostanzialmente le cose; però almeno è un tentativo, certo insufficiente ma sincero, di porre la questione politica che riguarda la necessità che ci sia un garante sopra tutti noi e sopra le nostre contese quotidiane. (Applausi dal Gruppo PI e dei senatori Ichino e Rossi Maurizio).

GASPARRI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GASPARRI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, voterò contro questo emendamento anche per una ragione riguardante quanto stiamo decidendo. Voglio ricordare al presidente Casini che, oltre al suo emendamento 21.13, il mio emendamento 21.12, tra le varie proposte, prevedeva di affidare al popolo l'elezione del Presidente della Repubblica qualora dopo tre votazioni il Parlamento non avesse raggiunto la prescritta maggioranza dei due terzi. Quindi, non ho presentato solo emendamenti presidenzialisti classici ma anche - presidente Finocchiaro, lei li ha ignorati nel suo intervento - altri emendamenti, che non avevo presentato in Commissione e che prevedevano appunto una soluzione come quella prima illustrata.

Voterò contro questo emendamento, Presidente, perché ritengo arbitrario il modo con cui lei ha ammesso o non ammesso emendamenti riguardanti la platea elettorale del Capo dello Stato. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII). Vorrei far presente alla presidente Finocchiaro che, presiedendo la Commissione, non si è ricordata che nella rubrica non c'era scritto questo tema e ha accolto modifiche alle modalità di elezione del Capo dello Stato. Sulla Presidenza, mi consenta, lo dico con rispetto, presidente Grasso, avevo maturato idee diverse, perché immaginavo che lei, applicando l'articolo 97, comma 1, del Regolamento, avrebbe ammesso tali emendamenti, e avevo ragioni fondate per pensarlo, ma, per dirla con il senatore D'Anna, forse il metodo Gromyko prevale e lei non è neanche Breznev (forse perché Gromyko non dava gli ordini a Breznev, ma ai suoi sottoposti). Ha fatto una scelta sbagliata, inopportuna, non corretta.

In ogni caso, io voterò contro questo emendamento perché, se il tema è escluso, allora non si può votare nemmeno il tentativo - lo definisco in tal modo - più light del senatore Gotor di allargare in un certo senso la platea. Deve essere ristretta.

Forse si farà l'elezione del Capo dello Stato ad inviti. Spero allora di essere invitato e dirò anche la mia sulla prossima elezione. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII e del senatore D'Anna).

*QUAGLIARIELLO (NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

QUAGLIARIELLO (NCD). Signor Presidente, intervengo rifacendomi alle parole del senatore Casini.

Vorrei far notare che ci troviamo di fronte a tre problemi distinti. Il primo è il possibile allargamento della platea per l'elezione del Capo dello Stato. Il secondo è un problema poco evocato, ma che pure esiste: ossia di chi debba trovare rappresentanza nel momento nel quale si elegge il Capo dello Stato. Il terzo problema, posto dalla relatrice Finocchiaro, è relativo allo status di parlamentare europeo: se cioè esso consente un coinvolgimento nel tentativo di allargare la platea.

In questa sede ancora una volta viene fuori - scusatemi se insisto sul punto, sul quale mi prendo anche qualche rivincita - il problema dell'articolo 138, ossia della opportunità di cambiare la Costituzione procedendo a pezzi.

La vera differenza esistente tra l'impostazione del senatore Chiti e la nostra non consiste in una volontà di rimandare a oltranza, ma nel fatto che a nostro avviso alcuni problemi non possano essere risolti all'interno della materia che stiamo trattando. Per essere affrontati adeguatamente hanno bisogno di interventi su altre parti della Costituzione, perché altrimenti le soluzioni rischiano di essere soltanto illusorie o addirittura, se non ben calibrate, dannose. (Commenti del senatore Volpi).

Sono un sostenitore del sistema semipresidenziale, lo sono sempre stato e credo che questo sistema possa essere una norma di chiusura. Detto ciò, però, pur rendendomi conto della generosità contenuta in alcuni tentativi come quelli dei colleghi Gasparri e Casini, osservo che una elezione diretta del Presidente della Repubblica, dopo il fallimento del Parlamento, pone ancora più problemi rispetto invece a un sistema semipresidenziale regolato. Chi infatti dovesse essere investito in questo modo, verrebbe eletto dopo il fallimento del Parlamento. Lo squilibrio in senso "antiparlamentare" potrebbe dunque essere davvero forte. È questo il motivo di merito, e non regolamentare, che mi avrebbe portato ad avere un principio di cautela su quella soluzione.

Allo stesso modo vedo della generosità nel tentativo di allargare la platea. Ma mi chiedo, in coscienza, se davvero ci convenga metterci l'anima in pace attraverso questa soluzione che a detta di tutti, così come ha riconosciuto il senatore Casini e probabilmente con onestà lo stesso collega Gotor, è insufficiente, o non sia meglio al contrario lasciare aperto il problema, magari rimarcandolo con un ordine del giorno e perseguendo una soluzione organica che vada ad incidere su altre parti della Costituzione, e lo faccia magari già a partire dalla prossima legge elettorale. (Commenti dal Gruppo LN-Aut. Applausi ironici del senatore Volpi). È evidente, infatti, che anche la legge elettorale avrà una incidenza diretta su questo problema e se non ce ne rendiamo conto potremmo rischiare di non chiedere alcuna garanzia rispetto alla rappresentatività, perché magari ci siamo accontentati di allargare la platea. (Commenti della senatrice Bernini).

Questo è il motivo per il quale, signor Presidente, nutro forti dubbi sul fatto che questa sia una soluzione. Chiederei allora al Governo di riconoscere che questo è un problema insoluto e cercherei di non metterci - come si dice - una toppa che può essere peggiore del buco. (Applausi dal Gruppo NCD).

SUSTA (SCpI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SUSTA (SCpI). Signor Presidente, premetto che intervengo anche a nome dei colleghi Lanzillotta e Maran.

Noi ci rendiamo conto del delicato passaggio che stiamo vivendo della riforma. Quindi, prima di arrivare a dichiarare il voto sulla proposta, vorrei fare semplicemente alcune considerazioni sul motivo in base al quale abbiamo sottoscritto l'emendamento in questione.

Non ho certo la pretesa di confutare il ragionamento esposto dalla presidente Finocchiaro. Da semplice operatore del diritto e anche da persona che ha ricoperto la funzione di parlamentare europeo per parecchi anni, mi permetto però di osservare quanto segue.

Nell'evoluzione dell'Unione europea noi abbiamo assistito negli ultimi anni ad una progressiva cessione di sovranità, che in circa trent'anni ha visto il Parlamento europeo passare da organo di indirizzo e di rappresentanza politica fino a diventare pienamente colegislatore con il Consiglio rispetto alle materie su cui è stata ceduta la sovranità. Ciò ha cambiato il volto della legislazione europea, e oggi noi abbiamo una distinzione tra regolamenti e direttive: gli uni, a cui noi cittadini dobbiamo attenerci nei singoli Stati, sono immediatamente efficaci nella legislazione; le altre, invece, esigono ancora la mediazione del Parlamento e il recepimento dentro la cornice disegnata dal Consiglio e dal Parlamento europeo.

In questi anni, dal 1957 ad oggi, abbiamo visto dilatare i poteri di altri organismi emanazione dell'Unione europea, che trovano il loro fondamento nelle istituzioni, anche in quella democratica dell'Unione europea. Penso, ad esempio, alla Corte di giustizia, a cui i cittadini possono immediatamente rivolgersi per le materie su cui vi è stata la cessione di sovranità e le cui sentenze sono subito efficaci.

Come si fa a sostenere che le decisioni assunte, ad esempio con i regolamenti o le stesse sentenze, che nascono da un organismo che è emanazione di quel processo legislativo, non abbiano immediata e diretta efficacia sulla nostra vita?

Per tale ragione, sarebbe importante che i parlamentari europei fossero chiamati, come erano chiamati i consiglieri regionali, ad eleggere il Presidente della Repubblica, perché la legittimazione democratica che hanno oggi li porta a concorrere a una legislazione immediatamente efficace anche a livello nazionale.

Ci rendiamo conto che una riforma è frutto di una mediazione anche politica e che oggi ci sono condizioni che non esistevano anni fa, quando altri tentativi di riforma sono falliti. Proprio per questo motivo, abbiamo ritirato l'emendamento 21.6 e abbiamo presentato un ordine del giorno, con cui si chiede al Governo di assumere un impegno a risolvere la questione alla Camera dei deputati. Per tale motivo, non chiedo più ai relatori di trovare una mediazione, ma mi rivolgo al Governo affinché, in occasione della seconda lettura del provvedimento alla Camera dei deputati, si faccia garante dell'istanza sentita e forte nata all'interno del Senato di allargare la platea di elezione del Presidente della Repubblica, per evitare che un unico partito possa in qualche modo eleggere da solo, alla nona votazione o dopo la nona votazione, il Capo dello Stato.

Si tratta di passaggi delicati su cui noi dobbiamo avere certamente la capacità della mediazione politica, ma dobbiamo anche farci carico del problema in sé. Credo, quindi, sia giusto - non perché lo abbiamo proposto, ma perché è un modo per affermare il principio - registrare un problema sentito e chiedere al Governo un'assunzione di responsabilità affinché, in vista della seconda lettura del provvedimento, si faccia carico del tema relativo alla platea dell'elezione del Presidente della Repubblica.

All'esito della risposta che verrà fornita sull'ordine del giorno, valuteremo cosa fare rispetto a questo emendamento.

BOCCHINO (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-ILC). Signor Presidente, ho ascoltato l'intervento della presidente Finocchiaro e prendo atto dell'approfondimento con cui ha delineato profili di criticità riguardo all'elezione dei deputati europei. Non posso fare a meno, però, di notare che nelle sue premesse lei stessa ha comunque compreso pienamente la portata delle osservazioni che stiamo svolgendo in questo dibattito.

Ora, io mi chiedo, indipendentemente dal merito della questione (vi sono stati anche gli interventi dei senatori Mauro e Maran, opposti a quelli della senatrice Finocchiaro): come intende la senatrice Finocchiaro recepire le istanze che stanno provenendo dal dibattito, se lei stessa in Commissione non ha affatto modificato la lettera a) dell'articolo 21, che di fatto abroga l'allargamento della platea con i delegati regionali? Come intende recepirle, se si oppone e dà parere contrario agli sparuti emendamenti rimasti e che sono, ancora una volta, tesi ad allargare questa platea? Come intende recepirle anche il Governo, se continua con questa linea ostruzionistica rispetto a tutte le questioni che quest'Aula sta sollevando?

Se continua così questa linea del Governo, siamo costretti a votare favorevolmente anche a soluzioni che non sono magari ottimali ma che, comunque, sono nella direzione - effettivamente - di eliminare questo vulnus democratico rappresentato dalle modalità di elezione del Presidente della Repubblica, così come configurate da questa riforma. Quindi, dichiaro il mio voto favorevole a questo emendamento. (Applausi delle senatrici Bencini e Bignami).

*ZANDA (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Commenti dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Brevemente? No, lui ha tutto il tempo a disposizione, ha ore ed ore.

Prego, senatore Zanda, ne ha facoltà.

ZANDA (PD). Signor Presidente, ho ascoltato il dibattito con molta attenzione e anche - debbo dirle - con molto rimpianto per il fatto che non sia stato possibile decidere - come all'inizio di questo nostro dibattito avevamo pensato fosse possibile -una diversa organizzazione dei nostri lavori, con un numero ridotto di emendamenti ed una discussione limitata alle parti principali della riforma. Se l'avessimo fatto - se fossimo riusciti a scegliere quella strada - avremmo avuto molti dibattiti come quello di questa stamattina sull'emendamento del senatore Gotor e ne sarebbe risultata molto arricchita la qualità dei lavori parlamentari. Questo è il rimpianto.

Ho ascoltato anche i pareri del Governo e quelli del relatore, che naturalmente rispetto. Giudico l'emendamento - cerco di farlo con la mia testa - e tengo contemporaneamente conto dell'opinione del Governo che sostengo con il voto di fiducia. Tengo anche conto del parere dei relatori, che hanno studiato la materia in modo approfondito, e di quel che poco fa ha comunicato all'Aula la presidente Finocchiaro, che non solo è relatore ma anche Presidente della Commissione affari costituzionali e, quindi, ha un ruolo istituzionale specifico su questo argomento.

Parlo di questo emendamento dopo averne ripetutamente parlato con il senatore Gotor. Il senatore Gotor è un senatore del Gruppo Partito Democratico e, se lui mi permette, posso dire anche un amico personale. Ne abbiamo parlato molte volte e, quindi, lui conosce il mio pensiero, come io conosco il suo. Lui ha presentato questo emendamento e l'ha difeso in Aula.

Io voterò invece diversamente da lui. Questo lo dico e lo sottolineo anche per correggere il senatore D'Anna, che parla della presenza di Gromyko. Nel Gruppo Partito Democratico non c'è Gromyko e non c'è centralismo democratico. Ne stiamo dando, anche questa stamattina, una prova molto, ma molto evidente, senatore D'Anna.

Signor Presidente, perché voto contro questo emendamento? Anzitutto perché ho presente ed ho anche seguito quotidianamente i lavori della Commissione affari costituzionali. Ho contribuito alla decisione di votare il primo emendamento che il senatore Gotor ha presentato su questo stesso argomento. Parlo dell'emendamento che ha prodotto la proposta che, poi, la Commissione ha approvato e che oggi è al nostro esame. Essa prevede l'elezione del Presidente della Repubblica con maggioranza semplice dopo il nono scrutinio, perché, fino a quel momento, è richiesta una maggioranza molto consistente. Abbiamo approvato in Commissione quell'emendamento con le stesse motivazioni con le quali oggi viene riproposta questa nuova soluzione.

Debbo dire, francamente, che considero molto, ma molto più efficaci quei nove scrutini con maggioranze iperqualificate ai fini del raggiungimento dell'obiettivo prefisso dai presentatori dell'emendamento, cioè ai fini della garanzia, quanto più possibile, del coinvolgimento il più ampio possibile dei Gruppi parlamentari all'elezione del Presidente della Repubblica. Alla fine certamente si arriva a un voto a maggioranza semplice, ma ci si arriva anche con una platea allargata con 73 parlamentari europei eletti con sistema proporzionale.

Riprendo l'intervento del senatore Casini che vota a favore di questo emendamento - l'ha dichiarato adesso - con la motivazione che non è un emendamento risolutivo e che non cambia le cose. Io per questo stesso motivo, proprio perché non è risolutivo e non cambia le cose, francamente preferisco e sostengo la soluzione del senatore Maran.

Si tratta di una materia di tale delicatezza che bene viene un ordine del giorno del Senato, che mi auguro possa trovare il consenso dei relatori e del Governo, che impegni a rivedere la questione alla Camera nella lettura del disegno di legge costituzionale.

Onorevoli senatori, abbiamo la fortuna di avere una Carta costituzionale che prevede quattro letture per la revisione della Costituzione; quattro letture nelle quali i testi devo essere approvati per quattro volte nella medesima formula. Penso che questa sia la più grande garanzia della qualità del nostro lavoro e penso che oggi faremmo molto bene ad approvare il testo della Commissione con i nove voti qualificati, sapendo che quei nove voti a maggioranza qualificata e il voto segreto che la Costituzione prevede per l'elezione del Presidente della Repubblica sono le massime garanzie che in questa condizione abbiamo sinora trovato. Mi sembra che aumentare la platea con 73 parlamentari europei eletti col sistema proporzionale francamente sia solo una modifica quantitativa e non qualitativa della base elettorale per l'elezione del Presidente della Repubblica.

DI MAGGIO (PI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. In dissenso dal Gruppo?

DI MAGGIO (PI). Signor Presidente, mi fa una bella domanda.

PRESIDENTE. Non riesco a comprendere più.

DI MAGGIO (PI). È esattamente questo il motivo. Come lei sa sono contro questa riforma in modo totale. Che oggi si avvertano flebili aneliti di un vento nuovo di risveglio di coscienza non può che farmi piacere, per cui la mia dichiarazione di voto è in favore di un emendamento che io peraltro ho firmato. Adesso stabilisca lei se è in dissenso o è a favore.

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, il collega Zanda è una persona amabile, però se qualcuno fosse anche appassionato all'andamento dei lavori e avesse ascoltato il suo intervento sicuramente avrebbe pensato che Zanda ha oscurato il manzoniano Azzeccagarbugli: non si è capito niente. Noi sappiamo, collega Zanda, che devi fare il tuo lavoro, e onestamente ti riconosciamo che lo stai facendo anche bene. (Commenti dal Gruppo PD). Ascoltando il dibattito abbiamo capito due interventi puliti. Chiti ha spiegato di cosa stiamo parlando, Gotor dice: io tengo in piedi l'emendamento, perché a questo punto la scelta è il male minore; non potendo bilanciare i poteri - perché ormai sono scappati i buoi - con un sistema che funziona, allarghiamo la platea e almeno annacquiamo la possibilità del famoso jackpot (asso pigliatutto): maggioranza che si elegge tutto, compreso il Presidente della Repubblica.

Presidente Grasso, sarà perché la nostra provenienza è dalle montagne del Nord, sarà che la nostra popolazione è un po' lignea e siamo un po' duri a comprendere, però facciamo veramente fatica a capire perché adesso votiamo sul Titolo II della Parte II della Costituzione, articolo 83, secondo comma, che stabilisce chi parteciperà all'elezione del Presidente della Repubblica. Abbiamo appena sentito il Presidente dell'Aula dire che, poiché il Titolo II non entra nella rubrica dei nostri lavori, non si possono affrontare gli emendamenti relativi al terzo comma dell'articolo 83, che reca disposizioni su come il Capo dello Stato sarà eletto, e non chi lo eleggerà.

Delle due l'una: o il Titolo II non entra nella rubrica, per cui si fa piazza pulita, oppure il Titolo II entra, in quanto serve salvare il principio della separazione dei poteri all'interno del testo (come ho argomentato prima). Quindi, o non possiamo neanche discutere di questo punto o, arbitrariamente, sono stati cassati tutti gli emendamenti che toccano le modalità di elezione del Presidente della Repubblica.

In questo caso, a partire dall'emendamento 21.4, del presidente Casini, che non introduceva un'elezione diretta, ma solo un metodo diverso dopo una serie di elezioni (esattamente come prevede la Costituzione attuale), si fa ricorso non più all'Assemblea ma a un ballottaggio cui partecipano tutti i cittadini.

PRESIDENTE. Senatore Divina, la prego di voler fare una dichiarazione di voto su questo emendamento. La discussione e il dibattito li abbiamo già esauriti.

DIVINA (LN-Aut). Noi voteremo a favore dell'emendamento 21.8, signor Presidente, perché sarà il male minore.

Torniamo però sull'argomento, e chiediamo a lei, signor Presidente, di far capire a noi, montanari e lignei, perché il comma secondo dell'articolo 83 della Costituzione può essere discusso mentre il comma terzo non può essere discusso. Noi questo punto non lo capiamo ancora. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e della senatrice Bignami).

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, anche io ho difficoltà ad individuare se la mia posizione sia di dissenso o conforme a quella del Gruppo.

Io ho sottoscritto l'emendamento 21.8, a prima firma del collega Gotor, e ne ero convinto. Devo però dire che, di fronte a un'Assemblea che continuo a ritenere un'Assemblea con funzioni costituenti, il ragionamento e la disponibilità al confronto deve essere permanente. Quindi, a fronte delle sollecitazioni del collega senatore Quagliariello, mi sono posto il problema se l'emendamento 21.8 del collega Gotor risolvesse o no il problema che abbiamo di fronte (o che quantomeno io ho di fronte).

Questo problema, francamente, non mi sembra sia risolto in maniera esaustiva in quanto l'emendamento pone il problema del rapporto dei numeri, ma non lo risolve perché, anche aggiungendo l'altra platea della rappresentanza italiana al Parlamento europeo, i numeri non cambierebbero.

La questione è quale sia il percorso più utile per affrontare il problema e risolverlo. E mi sono reso conto, colleghi, che la soluzione non è quella di annunciare il problema e aggiungere un pannicello caldo (perché di questo si tratta). La base aggiuntiva della rappresentanza del Parlamento europeo non risolve il problema. Allora, è meglio lasciare il problema nella sua crudezza, nella sua evidenza, nella sua gravità.

Se il Governo ha orecchie (Il ministro Boschi è impegnato in una conversazione con il senatore Verducci), se il Governo ha orecchie... Mi chiedo però se il Governo abbia orecchie.

PRESIDENTE. Senatore Verducci, per favore!

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Se il Governo ha orecchie, io voterò contro questo emendamento, ma non garantisco il mio voto sulla soluzione finale. O il Governo ha orecchie vere, o l'approvazione di una riforma costituzionale che traccia il nostro futuro non per qualche mese, non per la durata di un Governo, ma per la durata di intere generazioni, deve essere meditata in maniera responsabile e completa. (Applausi dei senatori Longo Fausto e Bignami).

FERRARA Mario (GAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Se potesse restare in tempi brevi, le sarei grato.

FERRARA Mario (GAL). E no, signor Presidente, avevo chiesto di non avere tempi brevi.

PRESIDENTE. Non prevede tempi brevi? Le do due minuti.

FERRARA Mario (GAL). Se lei me lo consente, anche perché è da un po' di giorni che non intervengo e le prometto di non intervenire più, però credo che il dibattito che si sta tenendo e le dichiarazioni di voto siano un po' sintesi ultimativa dei lavori che abbiamo svolto.

Premetto che non sono d'accordo con il senatore D'Anna, una volta tanto, perché il senatore Zanda non somiglia a Gromyko. Tra le altre cose, non condivide con Gromyko quello che questi condivideva con Breznev e Podgornyj: erano tutti e tre ingegneri chimici e dello stesso corso. Il presidente Zanda è invece un giurista, quale non sono io che, ahimè, ho lo stesso difetto di Gromyko, Podgornyj e Breznev: sono un ingegnere. E per potermi dedicare ad un ascolto attento ho dovuto studiare, studiare tanto e leggere qualche libro, anche quelli di Quagliariello. Là ho imparato alcune cose che proverò a dire, e cioè che il motivo sostanziale del dibattito è che chi interviene e chi ha avanzato le sue proposte ritiene che quello che stiamo esitando e che è stato esitato dalla Commissione sia un testo squilibrato, ancorché scoordinato.

Difatti, nella discussione, come già nel periodo dal 1945 al 1947, si è evidenziata una scelta da fare e cioè se procedere sulla strada del presidenzialismo o semipresidenzialismo o su quella della democrazia parlamentare come nei tempi moderni viene interpretata, vale a dire una democrazia parlamentare a cancellierato o a cancellierato forte.

Nel 1945-1947 si aveva tanto pudore a parlare di modello Westminster - cosa che si fece, come ricorda Quagliariello nei suoi libri, nel 1958 e nel 1962 in Francia quando si vararono le due Costituzioni di cui parlerò a breve - che invece di parlare di tale modello si cominciò a parlare, per quanto a democrazia parlamentare, del modello norvegese. Tanto lo citarono sia Orlando che Croce, che tutti si misero a studiare il modello norvegese, per poi scoprire che era la stessa cosa del modello inglese, il modello Westminster appunto. Non si poteva infatti parlare, allora, del modello presidenziale o semipresidenziale, cioè quello francese che ancora non esisteva, visto che il sistema presidenziale che potevano prendere ad esempio era soltanto quello americano, che però aveva nella figura del Presidente un pericolo che era la deriva che si era già registrata nei decenni precedenti in Europa, sia in Germania che in Italia.

Scelsero allora il modello di democrazia parlamentare e discussero se quella democrazia parlamentare potesse diventare un cancellierato, ma non c'erano esempi al mondo di cancellierato se non quello inglese, il modello Westminster. In quella preoccupazione, decisero di non assegnare al Premier alcun potere.

Da quel sistema, tranne che per i primi dieci anni, dal 1948 al 1958, a partire dai Governi De Gasperi, caratterizzati da stabilità, con un grande trasporto e travaglio nel Paese, ma anche con un consenso che derivava dalla situazione postbellica, ne è derivata, dal 1958 sino ad oggi, quella instabilità che negli anni passati, nel 2006, nella Commissione bicamerale D'Alema e ancora oggi nei discorsi che stiamo facendo, ha posto la necessità di cambiamento.

Su questa necessità di cambiamento si è deciso in un modo che interviene in una democrazia di tipo parlamentare a cancellierato, che è quella esitata dalla 1a Commissione. Ma qual è il difetto?

Qual è il difetto, per cui poi si hanno l'emendamento Gasparri, l'emendamento Casini, l'emendamento Gotor e il senatore Chiti che parla? Il problema è che in ogni cancellierato, il Cancelliere ha il potere di sciogliere il Parlamento, invece questo non viene previsto in questa proposta di modifica costituzionale, e allora, surrettiziamente, gli si assegna un potere che non è quello di sciogliere il Parlamento, ma è quello di costituirlo.

Ecco perché non si parla di legge elettorale, non si parla di mutuare nella Costituzione italiana un fondamento, che è il motivo per cui funziona la Costituzione inglese, e cioè l'articolo 38 della Costituzione inglese che costituzionalizza la legge elettorale.

Altro numero molto importante oltre al 38 è il 1937, la data dell'approvazione della Costituzione irlandese, nella quale, non essendovi in Irlanda la grande tradizione del winner-takes-all che c'è in America e in Inghilterra, hanno costituzionalizzato la legge elettorale.

È per questo motivo che questa riforma della Costituzione non può funzionare. E lo sa benissimo il senatore Quagliariello, che a questo punto invoca, rispetto alla Costituzione francese del 1958 (egli lo sa bene, perché l'ha scritto anche nei documenti dei saggi), la Costituzione del 1962. Quando il popolo vedrà che questa modifica costituzionale siffatta non potrà funzionare, allora accadrà come in Francia, quando, rispetto all'indicazione del Premier fatta dal Parlamento, si arrivò ad una modifica, con l'elezione diretta e il semipresidenzialismo (che infatti non fu introdotta in Francia nel 1958, ma nel 1962). Lo sa bene il senatore Quagliariello e lo sanno bene gli altri. Ma, invece di giocare con verità, giocano di fioretto. E quindi a questo punto l'emendamento, la non ammissibilità, la forzatura, l'esito della Commissione per una Costituzione che non può funzionare.

Per questo motivo, non perché non sia convinto che dobbiamo porre delle scelte, voterò l'emendamento 21.8, così come sono convinto che questa Costituzione, non potendo votare, non la posso condividere. (Applausi dai Gruppi GAL e LN-Aut).

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE CRISTOFARO (Misto-SEL). Signor Presidente, noi voteremo a favore dell'emendamento 21.8, pur considerandolo un emendamento che non risolve il problema strutturale; non lo risolve per niente, purtroppo. Lo voteremo però lo stesso, perché almeno ha il merito di evidenziare un problema, che peraltro, signor Presidente, noi stiamo sollevando da un mese. Dentro questa riforma costituzionale c'è un problema gigantesco che si fa finta di non vedere. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Bignami). C'è un problema legato al fatto che stiamo costruendo un'architettura costituzionale che varrà per i prossimi decenni, nella quale un partito che prende il 30 per cento fa il pieno di tutto. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Bignami). Prende la maggioranza assoluta dei deputati, il Capo dello Stato, la Corte costituzionale; questo non regge.

Lo diciamo un'altra volta al Governo: speriamo che cambierà nel corso dei mesi che verranno e, se non cambierà, deciderà il popolo italiano. Noi costituiremo un comitato per il no che denuncerà a questo Paese il gigantesco errore politico che si sta facendo in questa riforma. (Applausi dai Gruppi Misto-SEL e Misto-MovX).

PALERMO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALERMO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, in quanto sottoscrittore dell'emendamento, vorrei fare una brevissima dichiarazione di voto. Sono un po' a disagio, perché il discorso ha preso una piega tutta politica; io vorrei invece portare brevemente un argomento giuridico.

Anch'io ero d'accordo con la prima ipotesi, cioè quella di allargare eventualmente la platea degli elettori regionali, ma questa ipotesi non è stata scelta. Mi pare che comunque il poco sia meglio del nulla e non capisco perché politicamente si tenda ad argomentare il contrario. Mi sembra un emendamento che vada quantomeno nella direzione dell'integrazione tra gli ordinamenti, rispettando l'identità costituzionale degli Stati membri e non creando dei problemi sistemici.

Eventualmente il problema - per questo non sono d'accordo con l'argomentazione portata dai relatori - potrebbe essere una disparità di trattamento, sulla base della cittadinanza, tra persone elette nel medesimo collegio elettorale nazionale. Ma comunque non sarebbe un problema sottoponibile alla giustizia, perché non si sa chi farà ricorso. Lo dico soltanto ai fini dell'integrazione dell'argomentazione e mantengo il mio voto favorevole su questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la relatrice Finocchiaro. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, un dibattito così ampio e così ricco di questioni ovviamente non può vedere i relatori e sicuramente non può vedere me silenziosa di fronte alle molte obiezioni che sono venute dai colleghi. Vorrei fare una piccolissima e brevissima premessa; mi riferisco al senatore Chiti e al senatore Bocchino.

Ringrazio tutti per l'affidamento che hanno manifestato nei confronti del mio ruolo di relatrice, penso di poter parlare anche a nome del senatore Calderoli.

Siamo però relatori, non domini del provvedimento, e il primo compito dei relatori è quello di raccogliere il senso del dibattito, registrando le maggioranze possibili che si manifestano sui diversi punti della riforma e quelli proporre all'Aula.

Questo è quello che deve fare un relatore.

Se Anna Finocchiaro o Roberto Calderoli dovessero scrivere la loro riforma, sarebbe probabilmente assai diversa dal testo che oggi è in discussione. (Applausi dal Gruppo PD). Noi siamo i relatori del provvedimento, garanti del fatto che ciò che viene proposto all'Aula, salvo smentita o ripensamento dell'Assemblea, raccolga ciò che viene ritenuto pensiero maggiormente condiviso, sempre nella logica che la legge è, appunto, transazione.

Domina della questione è invece l'Assemblea. I relatori possono e devono limitarsi a dare indicazioni, a fornire argomenti e a motivare il perché delle loro scelte.

In questo senso, credo che abbia qualche fondamento la pur gentile rimostranza del senatore Gasparri, che ha detto: «La presidente Finocchiaro non mi ha risposto». Non l'ho fatto esclusivamente perché l'emendamento del senatore Gasparri, come tutti gli altri che alludevano, come dice il senatore Gasparri, esclusivamente ad un altro modo di elezione del Presidente della Repubblica, era stato dichiarato inammissibile.

A questo punto però mi permetto di sottoporre all'Assemblea, anche se il tema non è più all'ordine del giorno e non ci sono emendamenti su cui votare, il seguente tema. In un sistema costituzionale intatto, perché non si rivede la forma di governo, l'elezione diretta del Presidente della Repubblica vuol dire che questo Presidente della Repubblica, che è figlio di una maggioranza e che ha il peso politico derivante da un'investitura diretta, può sciogliere le Camere, presiede il CSM, nomina i giudici della Corte costituzionale, è il capo delle Forze armate. Io credo che questo valga a dissipare ogni dubbio sul fatto che non si possa cambiare ricorrendo al voto universale e diretto il modo di eleggere il Presidente della Repubblica senza guardare ovviamente a quella necessità di rimettere in equilibrio il sistema. L'unico tentativo che venne fatto in questo senso, che era un tentativo tutto fondato sulla personalità di De Gaulle, come la storia c'insegna, venne travolto dall'esperienza della Quinta Repubblica.

Il presidente Chiti, ma anche il senatore Maran, hanno in qualche modo ridimensionato la partecipazione dei parlamentari europei all'elezione del Presidente della Repubblica con due argomenti.

Il senatore Maran chiede perché mai un parlamentare europeo non potrebbe prendere parte ad una Commissione italiana (immagino si riferisca ad una commissione di consulenza del Governo o comunque di un altro organo costituzionale) e il presidente Chiti dice che il Parlamento in seduta comune è comunque una modalità con cui si riunisce il Parlamento e non è un organo. Come no? Il Parlamento in seduta comune è un organo costituzionale che può anche avere un suo regolamento ma che per convenienza ha finora adottato il Regolamento della Camera, quindi è un organo costituzionale.

Noi pertanto stabiliremmo che i parlamentari europei, che non rappresentano i cittadini italiani, ma rappresentano per trattato i cittadini dell'Unione europea, tant'è vero che possono anche non essere di cittadinanza italiana, essendo candidati ed eletti in Italia, verrebbero ad esercitare funzioni in un organo costituzionale qual è il Parlamento in seduta comune.

Io non voglio ulteriormente approfondire, è possibile che mi sbagli, colleghi (ovviamente non si sbaglia Anna Finocchiaro, che non è affatto un'esperta di queste questioni, come poi credo non lo siano moltissimi in quest'Aula), ma ovviamente ci siamo documentati prima di esprimere un parere, com'è dovere di chiunque debba esprimere un parere su una questione così impegnativa.

Voglio solo sottolineare che secondo una parte della dottrina - che io peraltro non condivido, ma non è questo il punto - anche gli ordini del giorno delle sedute del Parlamento europeo sono atti pattizi e, ove la partecipazione alle Commissioni e alle sedute d'Assemblea del Parlamento europeo venisse impedita dal fatto che quei parlamentari europei compongono in quel momento un organo costituzionale, si porrebbe sicuramente un profilo di interferenza con le volontà pattizie che hanno definito i Trattati e con i Trattati che definiscono competenze, funzioni e compiti dei parlamentari europei.

Infine, per rispondere ad un'ultima obiezione, quella di chi sostiene che nessun passo in avanti è stato fatto, voglio ricordare che il testo originario del disegno di legge del Governo prevedeva che rimanessero invariate le modalità di elezione del Presidente della Repubblica, quindi la maggioranza dei due terzi per i primi tre scrutini e poi la maggioranza assoluta. Oggi all'esame dell'Aula abbiamo un testo - e questo è stato fatto in accoglimento di un emendamento del senatore Gotor - che prevede che si voti con la maggioranza dei due terzi per le prime quattro votazioni, con la maggioranza dei tre quinti per le restanti quattro votazioni e con la maggioranza assoluta soltanto dalla nona votazione. Dunque non è vero che il lavoro di valutazione della Commissione è stato arrendevole o arreso rispetto a quella che era la proposta recata dal disegno di legge del Governo. Che non sia sufficiente mi pare una valutazione che è venuta da molti.

Nelle condizioni date, credo che i relatori abbiano fatto bene a difendere questo testo. (Applausi dai Gruppi PD e NCD).

PRESIDENTE. Ha chiesto di intervenire la ministra Boschi. Ne ha facoltà.

BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, il dibattito al quale abbiamo assistito questa mattina ha riproposto alcuni temi che avevamo affrontato ovviamente anche nel lavoro in Commissione, ben sapendo che su questo tema specifico le posizioni di partenza dei Gruppi che stanno sostenendo la riforma sono lontane. Nel lavoro in Commissione si è cercato di trovare un punto di convergenza che potesse rappresentare, da un lato, anche un miglioramento rispetto alla proposta iniziale del Governo, ma che consentisse comunque un accordo tra i vari Gruppi, così come abbiamo fatto ovviamente per tutto il disegno di legge costituzionale.

Sappiamo che il testo è ancora perfettibile e migliorabile e il dibattito che c'è stato questa mattina in quest'Aula lo ha confermato e ribadito, viste le varie posizioni espresse. Ritengo però che il lavoro svolto in Commissione rappresenti in questo momento comunque un punto di equilibrio e che eventualmente potrebbe essere messo in discussione - magari anche valutando l'ipotesi prevista nell'emendamento a prima firma del senatore Gotor - nel passaggio successivo alla Camera, con la necessità però di approfondire bene, sapendo che ci sono delle perplessità anche nel merito, che sono state esposte questa mattina dalla presidente Finocchiaro e non solo.

Ovviamente il Governo, per quanto di sua competenza, è assolutamente disponibile a tornare su questo argomento nel percorso parlamentare, quindi anche nella fase successiva di esame e di discussione alla Camera, e ad individuare delle modalità per l'elezione del Presidente della Repubblica che ne rafforzino il ruolo di terzietà e di garanzia. Sicuramente quindi c'è un'apertura e una disponibilità in tal senso. Dico questo anche per rispondere alla sollecitazione che è venuta dagli interventi del senatore Casini e del senatore Susta, nonché dall'ordine del giorno presentato dal senatore Maran, che può essere accolto nel momento in cui traccia una strada (poi lo valuteremo quando esprimeremo il relativo parere) per un impegno del Governo a rivedere le modalità di elezione del Presidente della Repubblica, così da rafforzarne il ruolo di garanzia.

DI BIAGIO (PI). Domando di parlare per dichiarazione di voto. (Commenti).

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI BIAGIO (PI). Signor Presidente, la mia è una brevissima dichiarazione di voto come firmatario di questo emendamento 21.8, a prima firma Gotor, che ritenevo di buon senso. Le rassicurazioni e le dichiarazioni del ministro Boschi mi inducono a ritirare il mio sostegno alla proposta emendativa in discorso ed ovviamente anche a coloro che l'hanno firmata. (Commenti dal Gruppo FI-PdL XVII).

SUSTA (SCpI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Riprendono dunque le dichiarazioni di voto? Ne ha facoltà.

SUSTA (SCpI). Signor Presidente, mi ero riservato di motivare la nostra posizione in sede di dichiarazione di voto. Alla luce delle dichiarazioni del Governo e delle ulteriori spiegazioni del relatore, ritireremo la nostra sottoscrizione all'emendamento Gotor; parlo anche a nome della senatrice Lanzillotta e del senatore Maran.

CIOFFI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma ricordi che sta per avere inizio la votazione.

CIOFFI (M5S). Signor Presidente, in questo dibattito surreale, vorrei sottoscrivere l'emendamento 21.8, non è una cosa difficile.

PRESIDENTE. Senatore Gotor, accetta la sottoscrizione?

GOTOR (PD). Sì, signor Presidente.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Alla luce delle dichiarazioni del Ministro, tutto il Gruppo della Lega Nord sottoscrive l'emendamento in esame.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.8, presentato dal senatore Gotor e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risulta pertanto precluso l'emendamento 21.9.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 21.10.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, avevamo preparato questo emendamento proprio sulle questioni discusse fino ad oggi. Pur essendo quest'Aula coscientissima del grave problema che si viene a creare sull'elezione del Presidente della Repubblica, come vedete ormai siamo sempre nell'ottica che non si vuole ragionare (Applausi dal Gruppo Misto-MovX) e si va avanti senza neanche tentare di introdurre piccole modifiche che, come palliativi, avrebbero dato magari un senso chiaro alle questioni poste.

Il nostro emendamento propone di allargare la platea ai delegati regionali e non vale l'obiezione che era già stata mossa dalla presidente Finocchiaro circa il fatto che vi è un Senato composto da senatori consiglieri regionali. Credo che il nostro abbia particolare riguardo... (Brusio). Scusate, però io non ce la faccio a parlare così. (Richiami del Presidente).

PRESIDENTE. Senatrice De Petris, è una dichiarazione di voto la sua, per cui ha due minuti.

DE PETRIS (Misto-SEL). È anche una proposta di riformulazione.

PRESIDENTE. Allora la faccia, prego.

DE PETRIS (Misto-SEL). Il nostro emendamento presta particolare riguardo anche alla parità di genere e alla rappresentanza delle minoranze, quindi tenta ancora una volta di introdurre piccole modifiche per allargare la platea, sapendo che il problema sta in questa cavolo di riforma.

Il problema che poniamo nella riformulazione, cogliendo alcuni accenti del dibattito, è quello di aggiungere anche i sindaci dei capoluoghi di Regione: si tratterebbe quindi di tre delegati per ogni Regione e dei sindaci dei capoluoghi di Regione, che credo avrebbero tutto il diritto di partecipare all'elezione del Presidente della Repubblica. (Applausi dal Gruppo Misto-MovX).

PRESIDENTE. Invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sulla riformulazione dell'emendamento in esame.

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario.

BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, anche il mio parere è contrario.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.10 (testo 2), presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamento 21.11, 21.12 e 21.13 sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.14, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.15, presentato dalla senatrice Mussini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 21.16 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.17, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 21.18 è stato ritirato.

Passiamo ora all'esame dell'ordine del giorno G21.6, presentato dal senatore Maran, di cui do lettura: «Il Senato impegna il Governo a risolvere il problema dell'allargamento della platea per l'elezione del Capo dello Stato, ai fini di rafforzare il suo ruolo di garanzia e di terzietà».

Invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi su tale ordine del giorno.

FINOCCHIARO, relatrice. Esprimo favorevole.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, mi scuso ma devo dissentire dalla collega, non nel merito dell'ordine del giorno ma sul fatto di presentare un ordine del giorno in questo momento. (Applausi dal Gruppo Misto-MovX). Il rispetto della dignità dell'Assemblea deve essere a questo punto assoluto: potrei comprendere un ordine del giorno se stessimo parlando d'altro, ma stiamo facendo la riforma della Costituzione e ci impegniamo a fare in futuro una cosa e non la facciamo quando potremmo farla; mi sembra allucinante.

Vede, Presidente, qui i buoi sono già scappati: nel momento in cui all'articolo 56 della Costituzione non si è ridotto il numero dei parlamentari ricreando l'equilibrio, il problema non lo si è risolto. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, M5S, Misto-SEL e Misto-MovX e dei senatori Gotor e Malan). Non lo si è potuto fare e lo dico riconoscendomi completamente in tutto quello che ha detto la presidente Finocchiaro rispetto al ruolo che abbiamo svolto in Commissione; però ho anche la necessità e il dovere della verità rispetto a quello che magari avremmo voluto fare e non siamo riusciti a fare come relatori. Se sulla riduzione del numero dei deputati c'è una contrarietà assoluta del Governo, è evidente che i relatori non possono andare in questa direzione. (I senatori del Gruppo M5S applaudono in modo ritmato all'indirizzo del senatore Calderoli).

VOCE DAL GRUPPO PD. Non siamo allo stadio!

CALDEROLI, relatore. Un attimo, non ho ancora finito.

Dicevo, se non si riduce il numero dei deputati è chiaro che si deve ampliare la platea sull'altro fronte. I due relatori avevano pensato di portare i delegati regionali a 5-6 per Regione, dopodiché il veto rispetto a tale aumento è venuto da Forza Italia. Ma allora, o arrivano accordi extraparlamentari rispetto alla discussione, oppure tutto quello che stiamo facendo è assolutamente inutile. (Applausi della senatrice Bottici).

In questo ordine del giorno si scrive che si impegna il Governo - veramente mi sembra di parlare della corda in casa dell'impiccato: chiedere l'impegno al Governo che il problema lo ha creato - oppure si chiede alla Camera di andare a rivedere un qualcosa che noi non siamo stati in grado di fare (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Se la Camera non la tocca, noi non avremo più alcuna possibilità nel futuri passaggi di mettere mano a questa parte, perché resterà completamente congelata. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S). Richiedere alla Camera dei deputati di autoridurre il proprio peso rispetto all'elezione del Presidente della Repubblica mi sembra come chiedere all'oste se il vino sia buono.

Per tali ragioni non parteciperò al voto su questo ordine del giorno. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e M5S e della senatrice Bignami).

BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, d'accordo con la presidente Finocchiaro, vorrei proporre al senatore Maran una riformulazione del suo ordine del giorno nel modo seguente: «Il Senato impegna il Governo a individuare modalità di elezione del Capo dello Stato, volte a rafforzarne il ruolo di garanzia e di terzietà». Se il senatore Maran accetta la riformulazione, il parere è positivo da parte del Governo. (Commenti dal Gruppo M5S).

AIROLA (M5S). Le riforme non le sceglie il Governo! Le fa il Parlamento! È sua responsabilità, Presidente!

PRESIDENTE. Senatore Airola, si trattenga. Si controlli.

AIROLA (M5S). Il Parlamento fa le riforme!

PRESIDENTE. Senatore Maran, le chiedo se accetta o meno la riformulazione proposta dal Governo.

MARAN (SCpI). L'accetto, Presidente.

PRESIDENTE. Invito pertanto i relatori a pronunziarsi a tal riguardo.

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, vorrei dire che questo testo è migliore del precedente, per cui confermo il mio parere favorevole.

CALDEROLI, relatore. Il mio parere rimane contrario.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G21.6 (testo 2).

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Chiedo che questo ordine del giorno venga posto ai voti.

PRESIDENTE. Senatore Malan, essendo stato espresso il parere contrario da parte di un relatore, si procede comunque con la votazione.

Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G21.6 (testo 2), presentato dal senatore Maran.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 21.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.0.1, presentato dal senatore Minzolini, identico all'emendamento 21.0.2, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 21.0.3, presentato dal senatore Crimi e da altri senatori, fino alle parole «tra i».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 21.0.3 e l'emendamento 21.0.4.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 21.0.5, presentato dal senatore Crimi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 22, sul quale sono stati presentati emendamenti già illustrati e su cui invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunciarsi.

FINOCCHIARO, relatrice. Invito i presentatori a ritirare tutti gli emendamenti presentati. In ogni caso, il parere su di essi è contrario.

CALDEROLI, relatore. Esprimo parere conforme a quello della senatrice Finocchiaro.

BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Il parere del Governo è conforme a quello dei relatori.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 22.1.

GHEDINI Rita (PD). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 22.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «articoli 22».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 22.1 e gli emendamenti da 22.2 a 22.5.

L'emendamento 22.6 è improponibile.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 22.7, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «dalla seguente».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 22.7 e l'emendamento 22.8.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 22.9, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «dalla seguente».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 22.9 e gli emendamenti da 22.10 a 22.13.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.14, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.15, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.16, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.17, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.18, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 22.19, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «dalla seguente».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 22.19 e gli emendamenti 22.20 e 22.21.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.22, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 22.23, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «lettera a)».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 22.23 e gli emendamenti 22.24 e 22.25.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 22.26, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «dalla seguente».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 22.26 e l'emendamento 22.28.

L'emendamento 22.27 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.29, presentato dai senatori Battista e Orellana.

(Segue la votazione).

BATTISTA (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. La votazione è aperta. La prego, quindi, di svolgere una dichiarazione telegrafica.

BATTISTA (Misto-ILC). Le chiedo di annullare la votazione e di lasciarmi almeno dichiarare il voto sull'emendamento a mia firma.

PRESIDENTE. Annullo la votazione e le concedo, senatore Battista, un minuto per dichiarare il suo voto sull'emendamento 22.29.

BATTISTA (Misto-ILC). Mi serve anche meno. La ringrazio, signor Presidente.

Con l'emendamento 22.29 si propone che il mandato del Presidente della Repubblica non sia più rinnovabile. Si tratta di un tema che è stato affrontato anche dalla nostra Costituente; all'inizio era stato anche imposto il principio di questo emendamento, ma si è creato un precedente con la rielezione del presidente della Repubblica Napolitano. Io intendo rimettere alla valutazione dell'Assemblea il fatto che il Presidente della Repubblica possa svolgere un solo mandato. (Applausi del senatore Candiani).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.29, presentato dai senatori Battista e Orellana.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.30, presentato dal senatore Lucidi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.31, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.32, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 22.33, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «dalla seguente».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 22.33 e gli emendamenti da 22.34 a 22.37.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 22.38, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico agli emendamenti 22.39, presentato dal senatore Barozzino e da altri senatori, e 22.40, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 22.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 23, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il Governo esprime parere conforme a quello del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 23.1.

GHEDINI Rita (PD). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 23.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «gli articoli 23».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 23.1 e gli emendamenti da 23.2 a 23.5.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.6, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.7, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 23.8, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «morte o».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 23.8 e l'emendamento 23.9.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 23.10, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «morte o».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 23.10 e l'emendamento 23.11.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.12, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 23.13 presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «dalla seguente».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 23.13 e gli emendamenti 23.14 e 23.15.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.16, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.17, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.18, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 23.19, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «lettera a)».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 23.19 e l'emendamento 23.20.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.21, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.22, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.23, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.24, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.25, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.26, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.27, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.28, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 23.29, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «dalla seguente».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 23.29 e gli emendamenti 23.30 e 23.31.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.32, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.33, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.34, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.35, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 23.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 23.0.1, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 24, sul quale sono stati presentati emendamenti già illustrati e su cui invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

FINOCCHIARO, relatrice. Invito a ritirare gli emendamenti, altrimenti il parere è contrario.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il parere è conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 24.1, identico agli emendamenti 24.2, 24.3 e 24.4.

GHEDINI Rita (PD). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata)

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.1, presentato dal senatore Campanella da altri senatori, identico agli emendamenti 24.2, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, 24.3, presentato dal senatore Milo e da altri senatori, e 24.4, presentato dal senatore Compagnone e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 24.6, 24.7, 24.8, 24.9 e 24.10 sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.11, presentato dal senatore Mauro Giovanni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 24.12 e 24.13 sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.5, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.14, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 24.15, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.16, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.17, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.18, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.19, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.20, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.21, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.22, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 24.23, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.24, presentato dal senatore Milo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.25, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 24.26, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.27, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 24.28 e 24.29 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 24.30, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alla parola «rispettivo».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 24.30 e gli emendamenti 24.31 e 24.32.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.33, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.34, presentato dalla senatrice Mussini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 24.35 è improponibile.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.36, presentato dal senatore Compagnone e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.37, presentato dal senatore Milo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 24.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 24.0.1, 24.0.2, 24.0.3, 24.0.4. 24.0.5, 24.0.6, 24.0.7, 24.0.8 e 24.0.9 sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.10, presentato dal senatore Minzolini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 24.0.11 e 24.0.12 sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.13, presentato dal senatore Milo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 24.0.14, 24.0.15, 24.0.16 e 24.0.17 sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.18, presentato dal senatore Lucidi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 24.0.19 e 24.0.20 sono improponibili.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.21, presentato dal senatore Milo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 24.0.22 è improponibile.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.23, presentato dal senatore Compagnone e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 24.0.24, presentato dal senatore Compagnone e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 25, sul quale sono stati presentati emendamenti già illustrati e su cui invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

FINOCCHIARO, relatrice. Esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti.

PIZZETTI, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Esprimo parere conforme a quello della relatrice.

PRESIDENTE. Gli emendamenti 025.1, 025.2, 025.3 e 025.4 sono improponibili.

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 25.1.

GHEDINI Rita (PD). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «articoli 25».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.1 e gli emendamenti 25.2 e 25.3.

Gli emendamenti 25.4, 25.5 e 25.6 sono preclusi dall'approvazione dell'articolo 1.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.7, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 25.8 è precluso dall'approvazione dell'articolo 1.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.9, presentato dal senatore Campanella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 25.10 è improponibile.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.11, presentato dal senatore Milo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.12, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «lettere a)».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.12 e gli emendamenti da 25.13 a 25.26.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.27, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.27 e l'emendamento 25.28.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.29, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.30, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.31, dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.31 e l'emendamento 25.32.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.33, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.34, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.35, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.35 e l'emendamento 25.36.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.37, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.38, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.39, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.39 e l'emendamento 25.40.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.41, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.42, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.43, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.43 e l'emendamento 25.44.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.45, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.46, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.47, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.47 e l'emendamento 25.48.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.49, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.50, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.51, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.51 e l'emendamento 25.52.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.53, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.54, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.55, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.55 e l'emendamento 25.56.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.57, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.58, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.59, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.59 e l'emendamento 25.60.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.61, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.62, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.63, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.63 e l'emendamento 25.64.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.65, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.66, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.67, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.67 e l'emendamento 25.68.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.69, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.70, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.71, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.71 e l'emendamento 25.72.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.73, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.74, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.75, presentato dal senatore Milo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.76, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.76 e l'emendamento 25.77.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.78, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.79, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.80, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.80 e l'emendamento 25.81.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.82, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.83, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.84, presentato dalla senatrice Mussini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.85, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «lettere b)».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.85 e gli emendamenti da 25.86 a 25.94.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.95, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.96, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.97, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.98, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.99, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.100, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.101, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.102, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.103, presentato dal senatore Minzolini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.104, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «lettere c)».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.104 e gli emendamenti da 25.105 a 25.109.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.110, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.111, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.112, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.113, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.114, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.115, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.116, presentato dal senatore Minzolini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.117, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.118, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.119, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «lettere d)».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.119 e gli emendamenti 25.120, 25.121 e 25.122.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.123, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.124, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.125, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 25.126 è inammissibile in quanto privo di portata modificativa.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.127, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.128, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.129, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 25.130, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.131, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.132, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.133, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.134, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.135, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.136, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.137, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.138, presentato dal senatore Minzolini e da altri senatori, identico agli emendamenti 25.139, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, e 25.140, presentato dal senatore Barozzino e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.141, presentato dal senatore Milo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 25.142, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alle parole «del Parlamento».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 25.142 e l'emendamento 25.143.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.144, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.145, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.146, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.147, presentato dalla senatrice Mussini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.148, presentato dal senatore Minzolini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.149, presentato dalla senatrice Mussini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

CALDEROLI, relatore. Tempo! (Commenti dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Il tempo lo stabilisce il Presidente. È previsto che si continui fino alle 13,30. (Proteste dal Gruppo LN-Aut). Continuiamo con le votazioni fino all'articolo 26, sul quale si è discusso.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.150, presentato dal senatore Minzolini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.151, presentato dal senatore Minzolini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 25.152.

MUSSINI (Misto-MovX). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSSINI (Misto-MovX). Signor Presidente, vorrei fare una dichiarazione di voto sull'emendamento 25.152.

Abbiamo già affrontato il problema dei diritti dei Gruppi parlamentari. Al di là delle perplessità che la relatrice Finocchiaro ha sollevato sul fatto che non siamo minimamente in grado di prevedere come sarà questo Senato che salterà fuori da questa riforma che lo ridisegna, quindi di stabilire a priori come saranno i Gruppi parlamentari, è opportuno prevedere che il Regolamento di ciascuna Camera stabilisca i diritti di questi Gruppi parlamentari, anche con il riconoscimento di diritti specifici ai Gruppi di opposizione e ai Gruppi minoritari. Dopo tutti i discorsi che abbiamo sentito e i rilievi che sono stati fatti, mi sembra che sia una proposta organica che non turba questo disegno, sul quale si va avanti come un sol'uomo, e che possa essere una norma di garanzia.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, prima di tutto è sempre l'Assemblea a stabilire il suo calendario, e non la signoria vostra.

PRESIDENTE. Guardi che i tempi di sospensione di volta in volta li stabilisce il Presidente apprezzate le circostanze.

CANDIANI (LN-Aut). Benissimo, visto che apprezzate le circostanze ha fissato alle ore 14 il termine per la presentazione dei subemendamenti, se ci tiene qui in Aula non possiamo avere nemmeno il tempo per subemendare. Non ci vuole molto a capirlo!

PRESIDENTE. D'accordo, votiamo l'articolo 25 e poi sospenderò la seduta.

CALDEROLI, relatore. Concessione sua!

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.152, presentato dalla senatrice Mussini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 25.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.1, presentato dal senatore Milo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 25.0.2, presentato dal senatore Crimi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Alla ripresa passeremo all'esame dell'articolo 26.

Sospendo la seduta fino alle ore 15.

(La seduta, sospesa alle ore 13,35, è ripresa alle ore 15,07).

Riprendiamo i nostri lavori.

URAS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, sempre in relazione agli emendamenti dei relatori, poiché ne sono stati presentati altri di cui non avevamo notizia in quanto impegnati in attività di Commissione - personalmente mi trovavo nella 14ª Commissione per approvare la legge comunitaria - avremmo bisogno di avere il tempo necessario per esaminarli e presentare eventuali subemendamenti.

PRESIDENTE. Concediamo un'altra ora di tempo.

Passiamo all'esame dell'articolo 26, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, invito al ritiro di tutti gli emendamenti: il parere è contrario.

BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Esprimo parere conforme.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 26.1, identico agli emendamenti 26.2, 26.3, 26.4 e 26.5.

GHEDINI Rita (PD). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.1, presentato dal senatore Minzolini, identico agli emendamenti 26.2, presentato dai senatori Bencini e Romani Maurizio, 26.3, presentato dal senatore Compagnone e da altri senatori, 26.4, presentato dal senatore Campanella e da altri senatori, e 26.5, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.6, presentato dal senatore Crimi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.7, presentato dal senatore Compagnone e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.8, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 26.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 26.0.1.

MAURO Giovanni (GAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO Giovanni (GAL). Signor Presidente, ruberò solo pochi minuti all'Aula.

Il 26.0.1 è uno dei quattro emendamenti da me presentati assieme al senatore Tremonti, che riguardano l'inserimento in Costituzione delle clausole cosiddette di rispetto dei vincoli europei.

Vorrei ricordare all'Assemblea che siamo l'unico Paese europeo ad aver inserito in Costituzione la diminuzione del debito pubblico. Tutti gli altri Paesi europei hanno inserito nelle loro Costituzioni il principio di non aumentare il debito pubblico; noi, invece, siamo gli unici ad impegnarci a ridurre il debito pubblico, il che è davvero castrante, è un cappio che abbiamo al collo.

Ricordo, tra l'altro, che il Governo Berlusconi preparò la norma costituzionale per il mantenimento dei limiti che non prevedeva il fiscal compact, che è stato poi introdotto con il Governo Monti nel 2012.

Con questo emendamento e con gli altri successivi da noi presentati vogliamo venire incontro alla realizzazione del programma di questo Governo. Se è vero, come è vero, che in maniera autentica il Governo Renzi intende portare avanti la battaglia affinché le spese per gli investimenti non facciano parte del computo del rapporto deficit-PIL e se è vero, come è vero, che intendiamo rilanciare la nostra economia anche attraverso un diverso rapporto con gli strumenti e gli organismi della Comunità europea, è altresì vero che dobbiamo dotare il Governo di uno strumento che gli possa consentire di farlo.

Chiedo, quindi, all'Assemblea ed anche al Governo - non penso che l'Esecutivo su questi emendamenti possa dare una propria indicazione, ma può rimettersi all'Aula - di considerare questi come degli emendamenti di assoluta ragionevolezza, verificati anche dal punto di vista tecnico, il che ne consente quindi l'approvazione senza che si violi alcuno dei trattati e dei rapporti con l'Unione europea.

Intendiamo riallineare l'Italia agli stessi standard di impegno assunti dagli altri partner europei. Invito, pertanto, l'Assemblea a votare a favore di questo emendamento e dei successivi tre che ho citato, che si ispirano alla stessa ratio e filosofia.

BISINELLA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BISINELLA (LN-Aut). Signor Presidente, chiedo di aggiungere la mia firma e quella di tutti i senatori del Gruppo Lega Nord e Autonomie a questo emendamento, come agli altri due, per le medesime ragioni. Si tratta di una valutazione politica e di una riflessione importante, che credo giusto che l'Assemblea svolga, al fine di ripristinare un minimo di regolarità nei rapporti tra il nostro Paese, l'Unione europea e gli altri Stati membri.

Ricordo, infatti, gli anni di grandi sacrifici che i nostri concittadini, famiglie e imprese hanno sopportato per riuscire a mantenere quel rapporto deficit-prodotto interno lordo che abbiamo sentito, e tutti i parametri che ci sono stati imposti con manovre pesantissime (purtroppo ancora in atto), e una tassazione che sappiamo essere soffocante; con i sacrifici compiuti dalle famiglie e dalle imprese, il nostro Paese è riuscito ad avere in Europa considerazione, che però si scontra sempre con un muro contro muro.

A questo punto, visto che il Premier Renzi e il Governo intendono far sentire una voce più forte e autorevole in Europa, credo che con l'approvazione dell'emendamento 26.0.1 si possa dare un segnale politico importante che va proprio in questa direzione.

Tra l'altro, visto che siamo in fase di votazione degli emendamenti tendenti ad inserire un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 26, approfitto dell'occasione per sottolineare l'importanza dell'emendamento 26.0.4, che abbiamo presentato in relazione all'articolo 97 della Costituzione. Esso propone l'inserimento di un articolo aggiuntivo dopo l'articolo 97 stabilendo un principio importante, sacrosanto, proprio alla luce della situazione economica e sociale che il nostro Paese sta attraversando: si tratta del fatto che i rapporti tra amministrazione finanziaria e contribuenti devono essere improntati ad un principio di collaborazione e di buona fede. Sembra quasi assurdo dover sottolineare qualcosa che dovrebbe essere già nello stato delle cose, giacché è un principio basilare nei rapporti, ma in realtà ciò non avviene nel momento in cui abbiamo un'amministrazione e una burocrazia statale e soprattutto fiscale che gravano pesantemente e soffocano famiglie e imprese.

Con questi emendamenti vogliamo dare un segnale politico importante ed esprimere princìpi che vanno a favore e a vantaggio delle nostre imprese e dei nostri concittadini. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

URAS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, chiedo di sottoscrivere l'emendamento 26.0.1 per una ragione molto semplice: noi condividiamo i tentativi che da più parti e anche da parte del Governo si vogliono compiere per garantire maggiore flessibilità. Noi non possiamo mantenere nella Costituzione un ulteriore vincolo, che peraltro è già contenuto in altre parti della Costituzione e riguarda più in generale i trattati stipulati dal nostro Paese.

La nostra economia sta andando male, anzi malissimo, e siamo in pieno declino. Occorre dare un segnale di reazione. Il segnale di reazione più significativo che possiamo dare contro le politiche economiche recessive dell'Unione europea è proprio quello di liberare l'articolo 97 della Costituzione da questo vincolo.

PRESIDENTE. Senatore Giovanni Mauro, accetta le firme all'emendamento 26.0.1?

MAURO Giovanni (GAL). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.0.1, presentato dal senatore Tremonti e da altri senatori, identico all'emendamento 26.0.2, presentato dal senatore Compagnone e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.0.3, presentato dal senatore Milo e da altri senatori, identico all'emendamento 26.0.4, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 26.0.5, presentato dal senatore Minzolini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 27, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa mattina sul «Corriere della Sera», Carlo Nordio, il magistrato che meglio seppe raccontare le aberrazioni giuridiche delle inchieste di tangentopoli nel suo libro «Giustizia», edito nel 1997 da Guerini, ha dato il proprio sostegno ad una proposta che invano fu avanzata negli anni scorsi. Mi riferisco all'elezione mediante sorteggio dei componenti del Consiglio superiore della magistratura. Si tratta, come disse un ministro della giustizia, l'onorevole Alfano, di una proposta che recide ogni possibile catena correntizia.

Com'è noto, non esiste praticamente alcun sistema elettorale in grado di prevenire che le tre o quattro maggiori circoscrizioni giudiziarie italiane infeudino il CSM e di conseguenza gestiscano i sistemi disciplinari e delle promozioni in modo clientelare. L'antica polemica del presidente Cossiga contro la magistratura, ordine e non potere, non richiede qui di essere rievocata. Qui ci si limita a dire che il Consiglio superiore della magistratura non è una terza Camera, non esprime alcuna sovranità popolare, ma è una sede tecnico-professionale di autogoverno della magistratura.

Che sia ordine o potere, certamente la magistratura esprime un livello di professionalità tale da non giustificare alcuno scetticismo sugli effetti del sorteggio tra i suoi componenti. Se a fronte di decine di migliaia di azioni di responsabilità contro i medici in 20 anni ve ne sono solo quattro contro i magistrati (dati del «Garantista» di stamattina), allora non corriamo certo il rischio che vengano sorteggiati per il CSM magistrati men che meno eccellenti.

Il partito socialista italiano ha proposto sul punto il disegno di legge n. 1547, modifiche all'articolo 104. L'emendamento 27.0.6 consegue il medesimo scopo, sia pure deferendo alla legge ordinaria la successiva determinazione delle modalità applicative del principio affermato. Esso varrà anche per i membri laici nell'ambito delle liste redatte dal Parlamento, secondo il sistema già attualmente esistente per i membri aggregati della Corte costituzionale.

Onorevoli colleghi, se vogliamo sottrarre la magistratura alla deriva correntizia contro cui si è scagliata più volte questa Assemblea, questa è la modalità in assoluto più sicura. Al di là dei vincoli di schieramento e di pattuizione, vi invito ad approvarlo.

MUSSINI (Misto-MovX). Signor Presidente, l'emendamento 27.1 propone di sopprimere l'articolo perché vorrei portare una riflessione.

È vero che si dice che il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro evidentemente non funziona come dovrebbe; è però anche vero che stiamo vivendo una situazione difficilissima sia sotto il profilo dell'economia sia sotto il profilo del lavoro, e credo quindi che, prima di sopprimere un organismo previsto in Costituzione, in primo luogo ci si debba porre il problema delle ragioni del suo cattivo funzionamento o della sua scarsa efficacia., e in secondo luogo ci si debba proporre di sostituire questa funzione o questa funzionalità, se la si ritiene inesistente, con delle istituzioni che svolgano funzioni simili.

Tra l'altro, l'abrogazione dell'articolo 99 della Costituzione implica che si debba fare riferimento comunque a tutta quella normativa che al CNEL faceva riferimento, e a tale proposito mi domando se non creiamo tutta una serie di problemi di coordinamento che, man mano che andiamo avanti nella discussione del disegno di legge, sembra siano sempre più fitti e rilevanti, come viene evidenziato sempre più nella discussione in corso.

È un po' nella storia di questo Paese il fatto di procedere alla creazione di agenzie, comitati e consigli, e poi, all'atto della verifica del non funzionamento, alla loro soppressione, andando a creare qualcosa di nuovo e di diverso o riproducendoli nello stesso identico modo: credo che sia un malcostume tipicamente italiano.

Forse, però, nel momento in cui affrontiamo un testo rilevante come la Costituzione, sarebbe più di buon senso e più corretto cercare di entrare nel merito, senza procedere in questo modo sbrigativo. (Applausi della senatrice Bignami).

PRESIDENTE. I restanti emendamenti si intendono illustrati.

Invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 27.

Con riferimento all'emendamento 27.4, ne chiediamo ai presentatori la trasformazione in un ordine del giorno.

PRESIDENTE. L'emendamento 27.4 risulta già ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G27.4.

FINOCCHIARO, relatrice. Allora esprimo parere favorevole su tale ordine del giorno.

BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Esprimo parere conforme a quello dei relatori.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 27.1.

PARENTE (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARENTE (PD). Signor Presidente, il mio Gruppo voterà a favore dell'abrogazione dell'articolo 99 della Costituzione, ma spenderò qualche minuto per parlare del CNEL.

I Costituenti assegnarono al CNEL due compiti essenziali, oltre naturalmente alla funzione di iniziativa legislativa: il primo era quello di comporre gli interessi che caratterizzano la dialettica tra le diverse categorie economiche e sociali, e il secondo compito è stato molto ben esplicitato dal primo Presidente del CNEL, Meuccio Ruini, che diceva: «Il CNEL ha una funzione intermedia; non giunge alla decisione (...); ma la sua funzione non è meramente di studio; è di preparazione; è come un ponte tra due momenti dell'esame e dell'azione».

Il CNEL in questi anni ha cercato di svolgere il ruolo costituzionalmente affidatogli. Ricordo solo alcune delle iniziative e dei compiti assolti: ha gestito l'archivio nazionale dei contratti collettivi di lavoro; ha dato un contributo all'individuazione degli indicatori della qualità della vita, che sono entrati anche nel DEF di quest'anno; ha realizzato un rapporto annuale sul mercato del lavoro, un rapporto sull'immigrazione e un sostegno ai patti territoriali. Tra le ultime iniziative legislative ne ricordo due: quella sul bilancio e l'altra sulle statistiche di genere.

Ma il sistema decisionale del Paese negli anni non ha valorizzato questo potenziale. Questa grave mancanza, purtroppo strutturale, non dipende dalla tipologia dell'organizzazione né da chi lo governa, ma da una cultura e da un metodo di lavoro. In Italia - forse la senatrice Mussini accennava anche a questo - non sono stati valorizzati organi istituzionali predisposti a individuare soluzioni tecniche con fondamento scientifico, al di sopra delle parti, privando spesso il Parlamento di strumenti oggettivi di sostegno all'elaborazione legislativa. Questo modo di procedere ha fatto progressivamente perdere ruolo al CNEL, un ruolo previsto dai Costituenti, rendendo di fatto la struttura non un'opportunità ma un costo.

Ovviamente, se in più di cinquant'anni abbiamo svilito il lavoro del CNEL e non siamo riusciti a ridargli senso, è chiaro che è necessario trovare un altro metodo. Questo significa andare al superamento dell'attuale organismo.

Facciamo una raccomandazione al Governo. Adesso è stato accolto l'ordine del giorno G27.4, ma con l'abolizione del CNEL dovremo trovare e pensare a luoghi e momenti in cui si possa esprimere il dialogo sociale che è fondamento anche dell'Unione europea, anche perché l'Italia deve garantire la sua partecipazione sia al Comitato economico e sociale europeo sia all'Associazione internazionale dei consigli economici e sociali.

GHEDINI Rita (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GHEDINI Rita (PD). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 27.1, presentato dalla senatrice Mussini e da altri senatori, fino alle parole «Sopprimere l'articolo».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 27.1 e l'emendamento 27.2.

L'emendamento 27.3 è stato ritirato.

Essendo stato accolto dal Governo, l'ordine del giorno G27.4 non verrà posto ai voti.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 27.5, presentato dalla senatrice Mussini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 27.6.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, intervengo brevemente per ricordare ai colleghi che questo emendamento è necessario, se non si vuole oscurare, in primo luogo, la propria intelligenza e, poi, la propria coscienza: esso consente di evitare che vi siano forti ingerenze corporative delle correnti all'interno dell'organo di autogoverno della magistratura. Qualsiasi altra soluzione...

PRESIDENTE. Senatore Buemi, non è questo l'emendamento che tratta quella materia. Siamo al 27.6, il suo emendamento è il 27.0.6. Interverrà quando arriveremo a quell'emendamento.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 27.6, presentato dal senatore Milo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 27.

MALAN (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, nel dichiarare il voto favorevole di Forza Italia sull'articolo 27, che abroga il CNEL quale organo costituzionale, nell'auspicio che i compiti oggi svolti da CNEL possano essere svolti in modo più agile ed efficace in altri contesti, credo sia anche giusto riconoscere a chi ha diretto e a chi ha lavorato in questo organismo il lavoro svolto negli anni passati e, in particolare, recentemente, come, ad esempio, il contributo alla formulazione degli indicatori di qualità della vita, cui si fa ampio riferimento nel Documento di economia e finanza, una serie di contributi dati, come alta consulenza, nella formulazione di molte leggi e di molti decreti legislativi emanati dal Governo e una serie di interventi, in particolare nelle materie di politica industriale. Anche sulla criminalità economica, sull'integrazione degli immigrati, su una serie di lavori che interessano le categorie produttive vi è stato il contributo positivo del CNEL che, tra l'altro, è stato riconosciuto anche a livello internazionale, riconoscendo al presidente del CNEL la presidenza, prima effettiva e oggi onoraria, dell'organismo che riconosce il CNEL a livello internazionale. Bisognerà in questo caso trovare gli strumenti appropriati per avere comunque una rappresentanza a livello internazionale.

Ribadisco il voto favorevole di Forza Italia sulla soppressione, perché dobbiamo andare verso un'ottica più agile e più efficace, ma credo che sia doveroso esprimere riconoscenza per il lavoro svolto da chi si è impegnato in questi anni.

BENCINI (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BENCINI (Misto-ILC). Signor Presidente, desidero dichiarare il mio voto, che è contrario.

Riallacciandomi a quanto appena detto dal senatore Malan, non vedo la necessità di sopprimere l'articolo 99, di eliminare dalla Costituzione questo organo, quando poi si va a dire che comunque dovremo ricreare qualcosa per far fronte a tutte le attività che svolgeva il CNEL. Si fa l'elogio di quello che faceva il CNEL e di quello che ha fatto in questi anni? Rivediamo, allora, questo istituto e facciamolo lavorare concretamente, perché non sempre, quando si parla di snellire le cose, la qualità va di pari passo con la quantità, ma spesso a quantità non coincide qualità. Quindi facciamolo lavorare e, anche se "lavora meno", facciamolo lavorare bene, riorganizziamo delle linee guida per cui questo ente, costituzionalmente previsto, continui ad esistere.

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, presuppongo che il mio Gruppo voterà a favore dell'articolo 27, ma restano dei dubbi.

L'articolo 99 della Costituzione è composto da tre commi; non vi è dubbio che, avendo già deciso sulla parte che tocca l'iniziativa legislativa, nulla quaestio sull'abrogazione del terzo comma, affermando cioè che il CNEL non avrà più potestà d'iniziativa legislativa. Non vi sono problemi nemmeno sul comma 2, in quanto il Governo o le Camere possono decidere da quale tipo di consulenza tecnico-economica possono farsi assistere. Per quanto riguarda il comma 1, possiamo anche scrivere che è abolito il CNEL, ma ciò non produce alcun effetto: la struttura e il palazzo restano, il personale rimane tale e quale. Pertanto, serviranno norme per stabilire cosa farà quel personale, dove andrà a finire il comparto, che fine farà la struttura.

Su due commi non c'è alcuna obiezione; anzi, noi pensavamo da tempo che organi che hanno manifestato incapacità e inefficienza, e che comunque si sono dimostrati inadeguati al compito per cui erano stato pensati, sicuramente possono essere accantonati. Tuttavia servirebbe un richiamo a una norma che stabilisse esattamente cosa faranno le professionalità e le esperienze maturate. Non mi riferisco agli eletti, che non saranno più previsti, ma a tutto l'apparato del CNEL.

Per concludere, non ci sarà più elezione, non avremo più categorie economiche che parteciperanno a quell'organismo.

Anche le colleghe Fedeli, Santini e le altre che hanno sottoscritto gli emendamenti 27.3 e 27.4 avrebbero dovuto mantenere questo punto, perché non possiamo dire che il nostro è un sistema a partecipazione larga e diffusa, dopo di che non si interpellano più le categorie economiche, che ci interessano solo quando c'è da ripianare aumentando l'imposizione. Se contano qualcosa in questo sistema, devono avere anche un loro peso politico, che in Costituzione deve essere in qualche modo garantito.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 27.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 27.0.1, presentato dal senatore Milo e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 27.0.2.

ORELLANA (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Misto-ILC). Signor Presidente, volevo intervenire sull'emendamento 27.0.1 segnalando il mio voto contrario. Mi rallegro che sia già stato respinto, perché la Corte dei conti non va depotenziata, come chiede l'emendamento, ma andrebbe anzi rafforzata.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 27.0.2, presentato dal senatore Barani.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 27.0.3, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 27.0.4, presentato dal senatore Gasparri e da altri senatori, identico all'emendamento 27.0.5, presentato dal senatore D'Anna e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 27.0.6.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, chiedo scusa ai colleghi per prima, ma vorrei che fossero tolleranti almeno quanto sono tolleranti con il Governo e i suoi errori. (Commenti dal Gruppo PD).

Chi vuole mentire alla propria intelligenza può anche fare a meno di questo emendamento, ma è evidente che, se si vuole garantire un superamento dei risultati pessimi che sono stati ottenuti nella vigenza di questa norma di elezione del Consiglio superiore della magistratura, si devono introdurre elementi che effettivamente la correggano. E non mi pare che ci sia altro elemento che può correggere la presenza correntizia di parte di membri della magistratura all'interno dell'organo di autogoverno se non il sorteggio. Direte che il sorteggio sostanzialmente non seleziona. Ma, di fronte a magistrati che giudicano i nostri comportamenti e che quindi dovrebbero essere tutti di altissimo livello, noi non possiamo differenziare l'uno dall'altro, se non per ragioni di tipo politico. E siccome la politica non deve entrare dentro la gestione dell'organo di autogoverno, penso che un salutare sorteggio sia efficace.

ORELLANA (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Misto-ILC). Signor Presidente, vedo che questi emendamenti aggiuntivi sono riferiti in particolare all'articolo 104, che fa parte del Titolo IV della Costituzione. Avevamo detto che la rubrica contemplava solo alcuni aspetti. Mi domando quindi se lei non possa esprimersi per l'ammissibilità di questi emendamenti.

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, noi sosteniamo la posizione del collega Buemi. Vorremmo dire che, anche nella stesura dell'emendamento della Lega, a prima firma della senatrice Bisinella, il 27.0.3, non si andava sostanzialmente a modificare o a stravolgere la composizione. Rimangono sempre il primo presidente della Corte suprema di cassazione e il procuratore generale della Repubblica presso la stessa Corte; si incide invece sui due terzi di spettanza parlamentare. Fino a adesso sappiamo che i due terzi li esprime il Parlamento in seduta comune. Ma non ci sarà più il Parlamento in seduta comune; probabilmente sarà la sola Camera che sceglierà questi membri non togati (la parte dei togati spetta al comparto delle magistrature ordinarie). Dire però che due terzi della componente politica saranno espressi dalla Camera e un terzo sarà espresso da quello che sarà il Senato a noi sembrava una cosa ragionevole, a meno che non si prevedano delle funzioni comuni del nuovo Senato della Repubblica con la Camera dei deputati.

Avendo la percezione che non ci saranno più organi rappresentativi del Parlamento intero, è bene dire che l'organo di massima garanzia, che rischierebbe sempre di essere espressione di una maggioranza, possa essere espresso almeno per due terzi da quella maggioranza e per un terzo da una composizione più variegata che sarà quella del nuovo Senato.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo per una brevissima dichiarazione di voto che sento il dovere di fare sull'emendamento 27.0.6, riguardante la modalità di elezione dei membri del CSM, che paradossalmente, affidata al caso, potrebbe probabilmente risolvere una questione irrisolvibile, il nodo gordiano che sta alla base di tante inefficienze e di tante degenerazioni del nostro sistema giustizia.

È in atto l'ennesimo processo di riforma della giustizia, che riguarda dal processo civile alla responsabilità civile dei magistrati. Non so se arriveremo fino a quel punto, perché ogni volta che in questo Paese si parla di questo tema, si scatena di solito l'inferno, ma so per certo che se c'è un modo semplice e lineare per eliminare uno dei vulnus più drammatici della situazione della giustizia in Italia è proprio questo.

Dopo aver sottoscritto con piacere, qualche mese fa, il disegno di legge d'iniziativa del senatore Buemi oggi dichiaro pertanto il mio voto favorevole a questo emendamento.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, non riesco a raccapezzarmi nella votazione di questi emendamenti.

PRESIDENTE. Ancora non li abbiamo messi in votazione.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Posso dirle perché?

PRESIDENTE. Posso prevedere la sua obiezione.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Poiché ho molto apprezzato la sua motivazione, o meglio mi sono adeguato alla sua motivazione in ordine alla inammissibilità di emendamenti che riguardavano il Presidente della Repubblica, domando se, per la stessa motivazione, questi emendamenti sono ammissibili o meno.

PRESIDENTE. La Presidenza, analogamente agli emendamenti riferiti all'elezione diretta del Capo dello Stato, ha consentito l'illustrazione degli emendamenti rispetto ai quali, per le stesse ragioni, non si procederà al voto perché non ammissibili, proprio perché riguardano un'altra materia. Mi pareva giusto, però, che le ragioni potessero essere validamente conosciute dall'Assemblea.

PALMA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, abbiamo però votato l'emendamento 27.0.2, presentato dal senatore Barani, che riguardava la colpa dei magistrati.

PRESIDENTE. Ha ragione, infatti è sfuggito e lo abbiamo votato. Ancora una volta, come si suol dire, ammetto l'addebito e chiedo clemenza.

Gli emendamenti 27.0.6, 27.0.7, 27.0.8, 27.0.9, 27.0.10, 27.0.11, 27.0.12, 27.0.13 e 27.0.14 sono improponibili.

Passiamo all'esame dell'articolo 28, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

FINOCCHIARO, relatrice. Invito al ritiro, altrimenti il parere è contrario su tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 28.

NENCINI, vice ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Esprimo parere conforme a quello della relatrice.

GHEDINI Rita (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GHEDINI Rita (PD). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.1, presentato dai senatori Bonfrisco e Milo.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.2, presentato dal senatore D'Alì.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.3, presentato dal senatore Barani.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.4, presentato dai senatori Compagnone e D'Anna.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.5, presentato dai senatori Minzolini e Bonfrisco.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.6, presentato dal senatore D'Alì.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.7, presentato dal senatore D'Alì.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 28.8, sostanzialmente identico all'emendamento 28.9.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà per due minuti.

DE PETRIS (Misto-SEL). Anche meno, signor Presidente.

Abbiamo voluto testardamente presentare questi due emendamenti, che sono sostanzialmente identici, perché non abbiamo mai compreso la riscrittura dell'articolo 114 della Costituzione che, a seguito dell'intervenuta riforma del Titolo V, recita: «La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato». Stando al testo di questo articolo, è come se lo Stato fosse, non già l'insieme delle Regioni, dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane, ma una parte, al pari di una Regione o di un Comune.

Penso, Presidente, che forse sarebbe il caso di correggere questo articolo in modo solenne, ristabilendo il fatto che la Repubblica si riparte in Comuni, Città metropolitane e Regioni, perché queste costituiscono l'insieme dello Stato, che non è una piccola parte al pari delle altre.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.8, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, sostanzialmente identico all'emendamento 28.9, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.10, presentato dal senatore Maran e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.11, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.12, presentato dai senatori Bruni e Longo Fausto Guiherme.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Avverto che procederemo ora prima alla votazione dell'emendamento 28.14, perché è più ampio, e poi a quella del precedente, il 28.13, in osservanza di una norma del Regolamento.

Passiamo dunque alla votazione dell'emendamento 28.14.

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà per un minuto.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, ci deve consentire di fare il quadro della situazione.

Se lasciamo cadere anche l'emendamento 28.14, arriviamo praticamente alla votazione dell'articolo 28 che, nella sostanza, depenna definitivamente le Province dagli organi costituzionali che sono stati previsti come territoriali.

Innanzi tutto, grazie all'esimio senatore a vita presidente Monti il pasticcio creato sulle Province è immane: con un primo provvedimento Monti, infatti, erano state cancellate, poi sono state recuperate, ma commissariate, in seguito sono state tenute in piedi, ma elette solo in modo indiretto. Sulle Province, insomma, si sono sperperati fiumi di norme che hanno reso sempre più caotica la questione.

Dobbiamo capire come sarà articolata la gerarchia degli enti, o comunque il complesso degli enti che formano la Repubblica (Stato, Regioni, Province, Comuni, entità metropolitane). Cancellando le Province, abbiamo iniziato un percorso assai caotico, con l'accantonamento dell'articolo 10, che prevede cosa saranno le Regioni, o meglio, quali saranno le loro competenze, se saranno legislative, e in quale sfera potranno agire. Dal testo originario del Governo, le Regioni scomparivano come enti con competenze normative, ma restavano come enti sostanzialmente amministrativi. Se cancelliamo le Province, restano i Comuni, che sono sostanzialmente enti amministrativi, ma non abbiamo più una dialettica e una ripartizione di poteri tra Stato e Province.

Il sottoscritto potrebbe dire: «Che mi importa? Provengo da una Provincia autonoma, con uno Statuto garantito, che è legge costituzionale, e le competenze delle autonomie speciali e delle Province autonome non si toccheranno», ma non è questo il punto. Che fine faranno le Regioni? Abbiamo accantonato il problema, ma oggi andiamo a cancellare le Province e non sappiamo cosa faranno le Regioni, se saranno sostanzialmente maxiprovince prive di potestà, perché il Governo ha richiamato a sé tutte le competenze di natura concorrente.

PRESIDENTE. Concluda, senatore Divina.

DIVINA (LN-Aut). Lei ha capito, signor Presidente, che non parliamo di lana caprina.

PRESIDENTE. Ho capito.

DIVINA (LN-Aut). Questo modo di procedere complica le cose al punto che, se adesso decidiamo di approvare quest'articolo 28, poi dovremo seguire gli ordini di scuderia perché il Governo punterà i piedi, stabilendo come saranno le nuove Regioni o i rapporti Stato-Regioni, con le relative materie di competenza, e non recupereremo più. È una grande confusione, questa, sia nell'operare sia nel quadro complessivo che ne uscirà.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.14, presentato dai senatori Minzolini e Tarquinio.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.13, presentato dai senatori Compagnone e Longo Eva.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 28.15.

CERVELLINI (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CERVELLINI (Misto-SEL). Signor Presidente, credo che questo sia uno dei punti in cui rischiamo di determinare un vero pasticcio, ossia la questione delle Province, che è stata affrontata precedentemente alla riforma costituzionale.

Nel votare a favore dell'emendamento in esame, cerco di far presente che i provvedimenti posti in essere dal punto di vista legislativo rendono ancora più ingarbugliata la situazione.

Si è fatto il miracolo: rimane tutto l'apparato burocratico e l'unica ad essere penalizzata è la democrazia. Se mettiamo in Costituzione anche questo pasticcio, mettendo in discussione la partecipazione dei cittadini anche alle cariche apicali - in questo senso mi sembra che in alcune aree metropolitane fra le più complesse si stia determinando il rischio di imballare la situazione - si metteranno queste fondamentali e nevralgiche aree per lo sviluppo e la vita del Paese in una situazione da cui difficilmente potranno uscire.

In questo senso, il voto favorevole all'emendamento 28.15 è per aprire una questione che invece, se messa in Costituzione con questa approssimazione, rischia di creare un problema notevole all'insieme delle funzioni dello Stato. (Applausi della senatrice Petraglia).

CALIENDO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALIENDO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto a favore dell'emendamento del senatore Malan (e quindi per il conteggio dei tempi il mio è un intervento in dissenso). Prendo spunto da quest'emendamento per fare due affermazioni. Qualche mese fa abbiamo votato una riforma secondo la quale abbiamo le Città metropolitane e, nelle aree in cui non c'è la Città metropolitana, abbiamo le Province. È serio andare a votare una riforma costituzionale senza dire che cosa si farà in quelle aree? Ad ottobre in quelle aree saranno elette, sia pure in maniera indiretta, le Province. Anche nelle Città metropolitane abbiamo tolto il diritto di voto ai cittadini, e questa è la ragione per cui voto a favore dell'emendamento 28.15.

Tuttavia vorrei capire dal Governo e dai relatori che intenzioni hanno in ordine alle Province che non sono Città metropolitane e che ad ottobre andremo ad eleggere.

ORELLANA (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Misto-ILC). Signor Presidente, intervengo per dichiarare il mio voto contrario sull'emendamento 28.15 e favorevole sull'emendamento 28.16.

Secondo me, nell'emendamento 28.15 non si può dire che le cariche di vertice di tali enti sono eletti da tutti gli elettori residenti nel territorio, perché, per quanto ne so, possono votare per il sindaco e soprattutto per la Regione anche coloro che non risiedono in quel territorio ma sono iscritti all'anagrafe italiana dei residenti all'estero che possono votare per le elezioni regionali. Questa è la mia perplessità per cui esprimerò un voto contrario.

Sono invece favorevole al secondo emendamento Malan perché, pur prevedendo una modalità simile, esprime un'ipotesi più aperta.

Vorrei fare infine una piccola correzione nei confronti di quanto detto dal senatore Caliendo. Le Province non le voteremo ad ottobre, perché già domenica 28 ottobre si riuniscono i sindaci di alcune Province italiane per votare in secondo livello.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per due minuti.

CANDIANI (LN-Aut). Troppo buono: facciamo un minuto e mezzo.

Signor Presidente, credo che questo argomento dimostri come troppo superficialmente si sia andati a legiferare sul tema Province e come, ancora una volta, riemerga la questione dell'elezione diretta o indiretta dei rappresentanti popolari nelle istituzioni. È chiaro che nel momento in cui parliamo dell'ente, più ci si avvicina al territorio più risulta stridente che i cittadini non possano scegliere i propri rappresentanti. Il caso specifico è stato sollevato dal senatore Caliendo e poi accennato ancora dal senatore Orellana, ma penso che altri interventi in merito non guasterebbero.

Si è aperta una falla istituzionale importantissima. Il punto di credibilità maggiore è negli enti locali, e si è rotto il rapporto tra i cittadini e gli eletti che devono rappresentarli nell'amministrazione: non stiamo parlando della politica, che dovremmo fare noi in questa sede, ma dell'amministrazione, del Comune e ancora di più della Provincia. Si rompe quel rapporto necessario per costruire e garantire l'esistenza di una struttura che abbiamo sempre felicemente chiamato di rapporti civili.

Credo che, nei confronti di questo emendamento, non si possa che essere favorevoli e ad esso vorrei aggiungere la mia firma, sostenendone quindi l'importanza, ovvero l'elezione diretta dei rappresentanti dei cittadini nelle amministrazioni provinciali. Volete chiamarle città metropolitane? Chiamiamole città metropolitane, chiamatele come volete, ma ci deve essere l'elezione diretta.

PRESIDENTE. Senatore Malan, le chiedo se accetta l'apposizione della firma del senatore Candiani sul suo emendamento.

MALAN (FI-PdL XVII). L'accetto.

PRESIDENTE. Indìco pertanto la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.15, presentato dai senatori Malan e Candiani.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 28.16.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo intanto per chiedere al collega Malan di voler accogliere la mia firma al suo emendamento, della cui proposizione alla nostra attenzione lo ringrazio, perché ci riporta ad un concetto molto semplice: quello della democrazia e del primato dei cittadini sullo Stato in ogni sua articolazione ed organizzazione.

Signor Presidente, quando il fumo gettato sugli occhi da queste finte riforme si sarà depositato e sarà svanito, gli italiani non perdoneranno a questa politica di essersi occupata solo di se stessa parlando di riforma del Senato, dopo quella delle Province e poi della legge elettorale, concludendo un percorso di totale alienazione dai reali bisogni e dalle necessità dei cittadini, con l'abbandono del terreno dell'economia.

Questo emendamento ci riporta ad una semplice realtà: il vincolo che tutti i rappresentanti hanno con i cittadini di questo Paese, nel rispettare e onorare la loro esigenza.

Allora, come è già avvenuto per le Province, che non abbiamo affatto tagliato, avverrà così anche per il Senato dove nulla sarà tagliato. Sarà tagliata solo la volontà e la libertà dei cittadini.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 20.16, presentato dai senatori Malan e Bonfrisco.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.17, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.18, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.19, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'articolo 28.

CRIMI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per un minuto.

CRIMI (M5S). Presidente, non interveniamo mai. Abbiamo finito il tempo a nostra disposizione, ma c'è chi l'ha superato. Facciamo tre minuti.

PRESIDENTE. Può intervenire per due minuti.

CRIMI (M5S). Intervengo ribadendo il fatto che non partecipiamo al voto di questo scempio della Costituzione. Voglio, però, approfittare della vostra presenza per richiamare alla vostra attenzione una legge, la n. 439 del 1989. Si parla di Carta delle autonomie locali, di Carta europea delle autonomie locali, che è stata ratificata anche dallo Stato italiano.

Vi leggo due suoi articoli per farvi capire che cosa stiamo violando. L'articolo 2 dice: «Il principio dell'autonomia locale deve essere riconosciuto dalla legislazione interna, e, per quanto possibile, dalla Costituzione» e fin qui ci siamo, e poi continua: «Per autonomia locale, s'intende il diritto e la capacità effettiva, per le collettività locali, di regolamentare ed amministrare nell'ambito della legge, sotto la loro responsabilità, e a favore delle popolazioni, una parte importante di affari pubblici».

Ma adesso veniamo al punto più importante. L'articolo 3, comma 2, stabilisce: «Tale diritto è esercitato da Consigli e Assemblee costituiti da membri eletti a suffragio libero, segreto, paritario, diretto ed universale, in grado di disporre di organi esecutivi responsabili nei loro confronti».

Questa è la Carta europea delle autonomie locali che lo Stato italiano ha sottoscritto. Pertanto, ripeto Province e Città metropolitane sono autonomie locali che dovrebbero essere costituite da membri eletti a suffragio libero, segreto, paritario, diretto e universale. Stiamo violando i trattati che voi stessi avete sottoscritto.

Ripeto: legge n. 439 del 1989, giusto per rinfrescarvi la memoria. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e del senatore Scibona).

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, utilizzerò la parte di tempo che prima non ho usato per sottolineare l'importanza di quanto testé richiamato dal senatore Crimi. Guardiamoci in faccia: non possiamo vantarci dell'appartenenza all'Unione europea quando fa comodo e quando, invece, non fa comodo trascurare addirittura principi fondamentali come il suffragio universale.

A fronte di questo, chiedo coerenza: oggi al senatore Crimi non hanno risposto le voci del Governo o quelle autorevoli di altri componenti di maggioranza, ma sorrisini, mezze smorfie e insofferenze. Quanto evidenziato dal senatore Crimi in relazione al suffragio universale è assolutamente vero. In quest'Aula, proprio sopra il banco della Presidenza, c'è scritto: «Il 2 giugno 1946 per suffragio di popolo a presidio di pubbliche libertà (...)». Ditemi dove sta andando a finire quel suffragio di popolo che è scritto in quest'Aula. Lo state calpestando! (Applausi della senatrice Bignami).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'articolo 28.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 28.0.1, presentato dai senatori D'Anna e Compagnone.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo all'esame dell'articolo 29, sul quale sono stati presentati emendamenti che invito i presentatori ad illustrare.

DIRINDIN (PD). Chiedo - se possibile - l'attenzione dei relatori, dei rappresentanti del Governo, oltre che dei colleghi e la sua, signor Presidente, perché credo stiamo entrando nel cuore del Titolo V della Parte II della Costituzione con gli articoli che sono a venire.

Si tratta di un tema di grande rilevanza sul quale il Parlamento è già intervenuto nel 2001 e su cui più o meno tutti gli osservatori ritengono vi siano limiti che devono essere corretti. Il dibattito riguarda proprio il modo in cui questi devono essere corretti.

Ricordo che su tali articoli non è stato possibile svolgere una discussione in Commissione, perché in quel periodo il senatore Calderoli aveva avuto problemi di salute, e quindi la relatrice ha chiesto a tutti noi che eravamo interessati a dibattere su questi temi di ritirare gli emendamenti e di rinviare la loro presentazione e discussione in Aula.

Credo che il Titolo V non debba diventare la Cenerentola di questa riforma e, quindi, meriti, al pari di tutti gli altri argomenti, un approfondimento ampio come è stato svolto per altri temi.

Il secondo motivo per il quale intervengo è che in quella occasione, poiché alcuni di noi avevano soltanto elencato i temi sui quali sarebbe stato utile discutere, il rappresentante del Governo ci fece sapere che da parte dell'Esecutivo vi sarebbe stata una disponibilità su alcuni temi ove i relativi emendamenti fossero stati riformulati da parte del Governo. Poiché non abbiamo capito ancora su quali temi il Governo è disposto a prendere in considerazione alcuni emendamenti, eventualmente riformulati, chiedo se è possibile iniziare una discussione e avere una risposta dal Governo.

SANTINI (PD). Signor Presidente, intervengo su questo tema e, in particolare, in riferimento all'emendamento 29.25, che si muove nella stessa area ricordata poc'anzi dalla senatrice Dirindin. Sostanzialmente si tratta dell'articolo 116, comma terzo della Costituzione, che positivamente nel testo licenziato dalla Commissione è stato ripristinato e riguarda la possibilità di autonomia differenziale delle Regioni su determinate materie.

L'emendamento 29.25 prende atto del fatto che con l'articolo 117 come modificato viene sostanzialmente cancellata la legislazione concorrente (questo è un fatto positivo), ma chiede che venga allargato il numero di materie di cui al precedente articolo 116, comma terzo; infatti, allora vi erano poche materie, più tutta la legislazione concorrente, mentre ora rimarrebbe un numero di materie molto limitato.

Quindi c'è la proposta di inserire nello schema del nuovo articolo 29, ovvero del nuovo articolo 116, comma 3, un numero più ampio di materie avendo cura di eliminare quelle come le infrastrutture e le reti energetiche che potevano essere oggetto di equivoco. In secondo luogo si chiarisce anche che questa pratica di autonomia differenziata delle Regioni presuppone due requisiti: il pareggio di bilancio, cioè il rispetto dei costi standard dimostrando di essere un'autonomia virtuosa, responsabile e non spendacciona e il rispetto dei livelli essenziali delle prestazioni.

Chiederei anch'io ai relatori, se fosse possibile aprire una discussione di merito. Sono disponibile ad una riformulazione del testo che propongo perché è una materia delicata che insiste su un tema che ha una grande importanza in particolare per le Regioni come il Veneto che si trovano nella condizione di confinare con Regioni a Statuto speciale. (Applausi dal Gruppo PD).

CROSIO (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo sul complesso dell'articolo 29 che tratta un tema che ci sta particolarmente a cuore: noi crediamo che negli ultimi due Governi l'azione politica che di fatto vuole determinare la morte delle autonomie locali sia ormai consolidata. Chi di noi pertanto ha per lungo tempo amministrato anche giudiziosamente negli enti locali, dai Comuni alle Province, si trova in imbarazzo quando vede questo tipo d'atteggiamento.

Per quanto mi riguarda, mi sta particolarmente a cuore l'emendamento 29.19 che va ad individuare le parti del nostro territorio molto particolari. Mi riferisco alle Province che hanno brillato in questi anni sicuramente per avere amministrato giudiziosamente e con criterio il proprio territorio. Sono i risultati a parlare e crea molto imbarazzo e mortifica sentire che il male di tutti i mali di fatto derivi dal malfunzionamento delle Province. Non sarà così, non è così e lo vedremo a breve perché in questo momento, signor Presidente, vedremo quello che sta montando in ordine amministrativo all'interno dei Comuni per creare quelle pseudo-coalizioni e alchimie politiche che porteranno al voto del nuovo Presidente della Provincia che sarà di fatto determinato dalla volontà dei singoli amministratori.

PRESIDENTE. Concluda.

CROSIO (LN-Aut). Chiudo in 30 secondi.

Ciò che noi chiediamo con questo emendamento è, anche per dare un senso alla cosiddetta "legge Delrio" che sotto certi aspetti troviamo un po' azzoppata, il riconoscimento nel nostro Paese di territori, definiti enti di area vasta, che hanno peculiarità territoriali e individuabili in territori interamente montani e confinanti con Stati esteri. Crediamo che questi territori che hanno delle grosse valenze paesaggistico-ambientali e qualità di tipo amministrativo dimostrate debbano essere salvaguardati perché con la volontà messa in campo andranno in sofferenza. Per cui, questi emendamenti... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Ha impiegato più di un minuto per concludere. La invito a terminare.

CROSIO (LN-Aut). Signor Presidente, mi scusi ma finora non sono mai intervenuto, poiché mi riservavo di farlo per illustrare proprio questi emendamenti.

La volontà che vogliamo esprimere è che questi territori, il fiore all'occhiello sul versante non solo amministrativo, devono essere dal nostro punto di vista tutelati e valorizzati, e con gli emendamenti che abbiamo presentato ci proponiamo esattamente questo obiettivo.

BARANI (GAL). Signor Presidente, intervengo per dare un contributo, dal momento che ho presentato diversi emendamenti su questo punto. I relatori sono poco sensibili perché non riescono a capire e non hanno il DNA di un riformista come quello del sottoscritto. D'altronde - Mendel e Darwin insegnano - non ci si può far nulla. Politicamente, le qualità o le si hanno o non le si hanno.

Il problema sono le macroregioni. Non possiamo più avere Regioni con 10 milioni di abitanti ed altre con 300.000 abitanti. Il presidente Renzi ci ha detto l'altro giorno, parlando con il governatore Caldoro, che erano d'accordo sulle macroregioni, e che è ora di uniformare le Regioni. Liguria e Piemonte sono la stessa Regione; il Triveneto è una sola Regione. C'è bisogno di eliminare tutta questa pletoricità di consigli regionali e di attribuzioni da piccoli Stati a Regioni molto piccole.

Con le macroregioni previste nei miei emendamenti vi è una vera riforma strutturale. D'altronde, si pensi che il collega Buemi, che si dice socialista, ha votato contro la responsabilità civile dei magistrati, prevista in un emendamento a mia firma all'articolo 27, ed è tutto dire.

PRESIDENTE. La prego di non fare questioni personali. Si rivolga alla Presidenza.

BARANI (GAL). Mi scusi, Presidente. Questo è per dire che sarebbe bastato votare i miei due emendamenti per aver oggi il PIL a più 1,8 perché se è vero come è vero, che la giustizia ci dà due punti di PIL in meno, la responsabilità civile e l'eliminazione dell'obbligatorietà dell'azione penale ci avrebbero portati a più 1,8, mentre invece siamo a meno 0,2.

DIRINDIN (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIRINDIN (PD). Signor Presidente, capisco bene che siamo tutti stanchi, ma forse non mi sono spiegata bene. Io chiedevo che sul Titolo V e sugli articoli prossimi ad essere discussi si aprisse una discussione generale e non la presentazione dei singoli articoli.

Ho chiesto in particolare al Governo, che a suo tempo aveva detto che sarebbe stata accolta una riformulazione di alcuni aspetti presentati da molti di noi, se fosse possibile avere una risposta in questo senso perché risparmierebbe del lavoro all'Assemblea. Dopodiché mi riservo di intervenire sull'articolo 29 quando lei, Presidente, mi darà la parola. Ma posso fare anche adesso, se lei ritiene.

Semplicemente vorrei far notare che sul Titolo V non è mai stata fatta una discussione in Commissione.

PRESIDENTE. Le do la parola sull'articolo 29, visto che siamo entrati in tema. Gradirei che chi interviene possa completare il proprio intervento tenendo presente anche altri articoli che riguardano la stessa materia. In questo senso può intervenire sia sull'articolo 29 sia sui successivi.

DIRINDIN (PD). Intervengo partendo dall'articolo 29, soffermandomi in seguito sull'articolo 30.

Sull'articolo 29 voglio collegarmi all'analisi del collega Santini sulla modifica che propone all'articolo 116, che prevede la possibilità che alcune Regioni si vedano attribuite competenze ulteriori rispetto a quelle previste per tutte le altre.

Il testo approvato in Commissione differisce dal testo attualmente in vigore per un aspetto, come già sottolineato dal collega Santini: si prevede che per poter attribuire più competenze legislative, c'è bisogno di una procedura particolare e del rispetto di alcuni requisiti, che riguardano ad esempio l'articolo 119 della Costituzione.

L'unica condizione di merito che pone «purché la Regione sia in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese».

Personalmente giudico questo un requisito estremamente pericoloso.

Per questo, con l'emendamento 29.30, a firma di altri colleghi della Commissione sanità, chiediamo sia abrogato questo criterio, per una ragione molto semplice; non voglio far perdere tempo all'Assemblea; capisco che siamo tutti in grande difficoltà dopo una maratona così lunga, ma non è pensabile che si subordini l'attribuzione di ulteriori competenze alle Regioni, oltre che alle procedure precisate nell'articolo, al solo fatto che abbiano il bilancio in pareggio.

Anche in questo caso mi esprimo in maniera non tecnica, ma comprensibile a tutti coloro che conoscono ciò che succede nelle realtà territoriali. Il bilancio in pareggio si può ottenere evitando di offrire i servizi che le Regioni o i Comuni sono tenuti ad erogare ai cittadini.

È già successo in questi anni e chi ha esperienza nel settore sanitario sa benissimo che in molti casi l'equilibrio di bilancio è stato ottenuto non migliorando l'efficienza del funzionamento del sistema, ma semplicemente riducendo i servizi garantiti ai cittadini.

Giustamente allora il collega Santini ha aggiunto quella precisazione, ossia che i bilanci siano in pareggio, ma che siano anche garantiti i livelli essenziali di tutte le prestazioni che concernono i diritti civili e sociali. Se tale precisazione venisse accolta sarebbe, a mio avviso, sufficiente. In caso contrario, se il suo emendamento non fosse accolto con quella precisazione ulteriore, manterrei l'emendamento che prevede l'abolizione di quell'aspetto.

Intervengo sull'articolo 117 della Costituzione. Purtroppo siamo arrivati alla fine di questa lunga maratona, ma il Titolo V è una delle parti più complicate e più delicate e soprattutto - lo dico a tutti noi, a me per prima - è forse una delle parti che i cittadini capiscono meglio di altre, perché attiene alle modalità con le quali gli enti subnazionali erogano i servizi ai cittadini, le competenze, le risorse a disposizione e le responsabilità. Non vorrei che, presi dalla stanchezza, prestassimo meno attenzione al Titolo V.

Intervengo su alcuni emendamenti che peraltro, per alcuni contenuti, sono stati anche presentati da altri; in particolare per l'articolo 117 faccio riferimento agli emendamenti 30.46 e 30.167.

Comincio con l'emendamento 30.46, che secondo me è il più importante. In questo caso si propongono due modifiche: la più semplice da illustrare è quella che riguarda l'inserimento delle politiche sociali all'interno delle politiche, il cui quadro generale della legislazione deve essere riservato in via esclusiva allo Stato. Sappiamo bene, infatti, che nei diversi ambiti del welfare proprio le politiche sociali sono quelle più diseguali tra i Comuni e tra le Regioni di questo Paese e mancano di un quadro di insieme complessivo, al quale tutti si debbano attenere. Non entro ulteriormente nel merito di questo (forse qualcuno potrà farlo meglio di me successivamente), ma è importante e chiedo al Governo se è disponibile ad accogliere questo aspetto.

So benissimo che le amministrazioni regionali non vogliono perdere le proprie competenze in questo campo ma rispondiamo ai cittadini e non alle amministrazioni regionali e i cittadini vogliono che siano garantiti i servizi in tutta Italia e non soltanto nelle Regioni che sono sensibili rispetto a questo problema. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Gatti).

Il secondo aspetto contenuto nell'emendamento 30.46 riguarda la configurazione del tipo di norme che restano di competenza esclusiva dello Stato. Nell'attuale formulazione della Costituzione è scritto «Norme generali», modificata in occasione della discussione in Commissione in «Disposizioni generali e comuni». Non sono una giurista, però tutti i giuristi, compresi quelli che in questo Parlamento offrono il loro importante contributo, hanno sottolineato come esistano due fattispecie, che sappiamo cosa vogliono dire e rispetto alle quali possiamo pensare di superare le incertezze, la confusione e la sovrapposizione attualmente presente in materia di legislazione concorrente. Le due fattispecie sono le norme generali e i principi fondamentali. (Brusio. Richiami del Presidente). Capisco la ragione per cui è stato fatto, ma purtroppo in Commissione è stata introdotta una terza fattispecie, riguardanti disposizioni generali e comuni. Non si conosce nel dettaglio cosa vuol dire questa fattispecie, quindi noi stiamo superando la materia concorrente, rispetto alla quale avevamo incertezze nell'applicazione che hanno creato fra l'altro un certo tipo di contenzioso, sovrapposizioni e interpretazioni discrezionali, non facendo chiarezza ma creando un nuovo problema, di introdurre disposizioni generali e comuni che richiederanno interventi interpretativi e rischieranno comunque di aver bisogno di ulteriori interventi, probabilmente anche della Corte costituzionale, quindi non risolviamo il problema per il quale l'attuale Titolo V è stato criticato e rispetto al quale siamo chiamati a intervenire.

Chiedo quindi che si riveda molto attentamente la questione, perché non si può risolvere un problema proponendone un altro, che crea incertezza e sovrapposizione. (Applausi dai Gruppi PD, Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE Misto-SEL e Misto-ILC).

ROSSI Maurizio (Misto-LC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROSSI Maurizio (Misto-LC). Signor Presidente, il primo problema che affrontiamo con questo articolo, sul quale ho presentato l'emendamento 29.24, è lo squilibrio tra le Regioni piccole, quelle autonome e quelle grandi. Inizialmente doveva esservi un numero uguale di senatori, poi le Regioni grandi si sono opposte e hanno detto che occorreva una proporzionalità, però oggi ci troviamo in una situazione per cui la Regione Valle d'Aosta, con 150.000 abitanti, avrebbe due senatori; la Liguria, con 1,5 milioni, tre senatori e poi proporzionalmente negativamente per le Regioni piccole. Tuttavia le Regioni piccole non esistono più. Purtroppo spesso viene nominata la Liguria, che non esiste più come Regione. Nell'ultimo periodo abbiamo perso la Cassa di risparmio di Genova; Garrone ha venduto la Sampdoria a Ferrero e, la cosa più importante e dopo 140 anni «Il Secolo XIX» è passato di mano ed è diventato di proprietà di John Elkann e de «La Stampa». È un cambio epocale. La Liguria non ha più imprenditoria, ma i suoi cittadini hanno diritto ad avere gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini del Paese e rispetto a questo devono avere pari dignità e pari rappresentatività nel Parlamento rispetto a tutti i cittadini italiani.

La soluzione sono le macroregioni. Istituiamo delle Regioni con una popolazione minima di 5 milioni di abitanti, come diceva il collega Barani, magari non accorpando Piemonte e Liguria, ma unendo Savona e Imperia con il Piemonte, La Spezia con la Toscana e Genova con un'area lombardo-piemontese.

L'importante è che siano Regioni più o meno uguali, esprimano lo stesso numero di senatori e abbiano la stessa rappresentatività. In questo modo si risolvono problemi economici: in questo momento la Liguria pesa sull'Italia per oltre 600 milioni di euro, più di quello che potrebbe costare: i 2.700 euro pro capite che costa contro i 2.200 del Veneto e della Lombardia, 500 euro per 1,5 milioni di abitanti sono quasi 700 milioni di euro. È lì il disastro del Paese. L'economia non funziona proprio sulle piccole Regioni. Per questa ragione all'articolo 29 propongo la costituzione di macroregioni con una popolazione minima di 5 milioni di abitanti.

In alternativa, all'articolo 30, propongo la creazione di macroregioni della sanità: provate a pensare, per quanto riguarda la Liguria, cosa c'entra Imperia con La Spezia. Pensiamo ai territori per la sanità, sempre territori con minimo 5 milioni di abitanti; le Regioni al di sotto dei 5 milioni di abitanti devono essere annesse per la parte sanitaria a Regioni più grandi: La Spezia andrà a finire con la Toscana, Imperia e Savona con il Piemonte. Non si possono avere cardiochirurgie a soli 30 chilometri l'una dall'altra, solo perché sono a confine. Il piano sanitario non va fatto a livello regionale, ma territoriale.

Invito quindi veramente a pensare all'articolo 29 e alla costituzione di macroregioni o, in alternativa, alla costituzione dei territori e delle macroregioni della sanità.

LEPRI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEPRI (PD). Signor Presidente, illustro l'emendamento 29.28, che riguarda le ulteriori forme e le condizioni particolari di autonomia concedibili alle Regioni.

Ho evidenziato con questo emendamento una contraddizione, per cui la possibilità di concedere ulteriori forme particolari di autonomia, relativamente al punto... (Brusio). Vorrei l'attenzione dei relatori in particolare, perché la ritengo una questione importante. (Richiami del Presidente).

Queste ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, previste in riferimento alle lettere n) e s) dell'articolo 117 modificato, sono in contraddizione con l'indicazione secondo cui in questi punti sono indicate alcune disposizioni generali e comuni che restano in capo allo Stato. Vi sarebbe questo paradosso e questa contraddizione, secondo la quale si concederebbero ad alcune Regioni particolari forme di autonomia, riferibili alle lettere n) e s), dove sono indicate in alcuni casi attribuzioni allo Stato per disposizioni generali e comuni. In altri termini, non si potrebbe, secondo me, affidare alle Regioni ogni disposizione generale e comune, così come invece determina il combinato disposto degli articoli 29 e 30, alle lettere n) e s). Quindi propongo, con il mio emendamento, di escludere dalla possibilità di concedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia le funzioni relative alla normazione delle disposizioni generali e comuni.

SCIBONA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SCIBONA (M5S). Signor Presidente, intervengo sull'emendamento 29.11. Ovviamente mi aspettavo che il Governo o comunque la maggioranza avrebbero presentato un emendamento di questo tipo perché sono più di vent'anni che continuate a dire che avete a cuore il benessere futuro della popolazione valsusina. Mi sembra quindi che vi sia sfuggito un emendamento come questo, con il quale potreste dare atto di quello che state raccontando da vent'anni, cioè che il benessere dei cittadini è prioritario per voi rispetto a tutto e quindi - come dite voi - le grandi opere le fate per il bene dei cittadini.

In questo emendamento si propone di aggiungere «e il territorio della Valle di Susa» all'articolo 116. Mi sembra doveroso che tutto il Governo, soprattutto il PD, o comunque tutti i promotori di questa grande opera siano tra i sottoscrittori e lo votino favorevolmente. Se così non fosse, verrebbe fuori che ogni vostra parola riguardo al benessere dei cittadini è vacua e nasconde invece altri interessi, che non sono quelli dei cittadini, non sono quelli di dare il tanto decantato sviluppo, che noi aborriamo come parola, ma che voi usate spesso. Quindi mi aspetto veramente una sottoscrizione plateale da parte di tutto l'arco parlamentare e poi un bel voto favorevole perché sia aggiunto tra le Province autonome anche il territorio della Valle di Susa.

PRESIDENTE. Stiamo svolgendo la discussione sia sull'articolo 29 che sull'articolo 30. Siccome ho visto che numerosi senatori che hanno presentato emendamenti a tali articoli intendono intervenire, abbiamo unificato l'illustrazione.

SONEGO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SONEGO (PD). Signor Presidente, prendo la parola sull'articolo nel complesso, ma in particolare su tre emendamenti, di cui sono firmatario. Mi riferisco agli emendamenti 29.23, 29.33 e, separatamente, all'emendamento 29.32.

La materia di cui trattano gli emendamenti 29.23 e 29.33 a dire il vero è disciplinata anche dagli emendamenti approvati in Commissione e devo dire che dal punto di vista formale la normazione proposta dalla Commissione risulta soddisfacente. Appare tuttavia evidente che la collocazione sistematica di quelle norme nella legge costituzionale anziché nella Costituzione finisce per introdurre una differenza di sostanza della qualità della normazione, anche se da un punto di vista formale la normazione che propongo io è sostanzialmente identica a quella proposta dalla Commissione e qui sostenuta dai relatori.

Le ragioni per le quali esiste una differenza di sostanza sono chiare e attengono in sostanza al livello di garanzia rispetto a future manomissioni di quella normazione, ovvero sarebbe molto più facile manomettere quelle norme di garanzia se sono sistematicamente collocate nella legge costituzionale anziché nella Costituzione vera e propria.

Venendo all'emendamento 29.32, mi permetto anch'io di richiamare l'attenzione dei relatori, ai quali chiedo disponibilità ad accogliere l'emendamento: in primo luogo esso non contrasta in alcun modo con l'impianto che i relatori hanno portato dalla Commissione all'Aula e che stanno perseguendo nel corso della nostra discussione; quindi non c'è nessun contrasto. Si tratta di una normazione con la quale si introducono ulteriori elementi di procedimentalizzazione nell'approvazione delle norme di attuazione degli Statuti delle Regioni ed in particolare si prevede che le Commissioni paritetiche Stato-Regione che avanzano una proposta di norma di attuazione al Consiglio dei Ministri ricevano il pronunciamento del Consiglio dei Ministri non oltre i 90 giorni dalla data della presentazione.

Si tratta cioè di una normazione di carattere procedimentale che responsabilizza il Consiglio dei Ministri nel dare una risposta positiva o negativa entro un termine prestabilito. Per queste ragioni, in particolare per il fatto che la disciplina qui proposta non contrasta in alcun modo con l'impianto del disegno di legge e con l'impianto che hanno in mente i relatori, chiedo ai relatori la benevolenza di voler fare proprio questo emendamento e di volerlo segnalare come meritevole di accoglimento.

Ancorché disciplinata in maniera soddisfacente, ma collocata in maniera insoddisfacente la materia di cui agli emendamenti 29.23 e 29.33, provvedo a ritirare i due emendamenti in questione. Mantengo invece per il voto l'emendamento 29.32. (Applausi della senatrice Silvestro).

RICCHIUTI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RICCHIUTI (PD). Signor Presidente, intervengo sull'articolo 30. Una delle principali motivazioni di questa riforma è quella di tentare di ridurre il contenzioso tra Stato e Regioni innanzi alla Corte costituzionale.

Nell'articolo 117 attualmente vigente, infatti, vi sono competenze legislative esclusive delle Regioni, dello Stato e competenze concorrenti.

La competenza concorrente - che nel 2001 avevamo copiato dalla Germania - ha un senso nel federalismo cooperativo tedesco. Nel nostro regionalismo conflittuale e un po' sciatto, che abbiamo vissuto negli ultimi 15 anni, la competenza legislativa concorrente si è rivelata terreno di continui scontri, talora anche pretestuosi. Oggi abroghiamo la competenza concorrente e penso sia una scelta giusta.

Si è dimostrato che la ripartizione per materie è astrattamente la più chiara e sicura, ma all'atto pratico si rivela fallace. Dal contenzioso dinnanzi alla Corte costituzionale traiamo che vi sono delle materie che sono trasversali: l'ambiente, per esempio, è materia in parte statale e in parte regionale perché l'urbanistica ha un impatto sull'ecosistema, di cui alla lettera s) attualmente vigente. Io non so se risolveremo il problema del contenzioso, ma voglio affrontare un altro profilo: nel 2003 la Corte costituzionale emanò una fondamentale sentenza, la n. 303, la quale cercò di dire che nell'esercizio di tutte le competenze legislative, sia quelle esclusive sia quelle concorrenti, occorreva osservare il criterio della leale collaborazione. Si disse in sostanza che, per funzionare, la ripartizione deve poter contare su atteggiamenti concreti, collaborativi e costruttivi dei vari attori della legislazione e delle politiche pubbliche. Si deve intendere quindi la ripartizione, sia per materia, sia per interessi in gioco.

In quella sentenza si disse, infatti, che limitare l'attività unificante dello Stato alle sole materie espressamente attribuitegli in potestà esclusiva o alla determinazione dei principi nelle materie di potestà concorrente, come sostenevano le Regioni, significherebbe bensì circondare le competenze legislative delle Regioni di garanzie ferree, ma vorrebbe anche dire svalutare troppo istanze unitarie, che pure in assetti costituzionali fortemente pervasi da pluralismo istituzionale giustificano, a determinate condizioni, una deroga alla normale ripartizione di competenze.

La Corte costituzionale - e cito, per esempio, la sentenza n. 14 del 2004 - ha anche sottolineato che l'articolo 117 unifica in capo allo Stato strumenti di politica economica che attengono allo sviluppo dell'intero Paese: strumenti che, in definitiva, esprimono un carattere unitario e, interpretati gli uni per mezzo degli altri, risultano tutti finalizzati ad equilibrare il volume di risorse finanziarie inserite nel circuito economico. L'intervento statale si giustifica, dunque, per la sua rilevanza macroeconomica. Insomma, l'articolo 117 è una disposizione complicata, nella quale occorre essere più chiari possibile.

L'emendamento 30.46, che ha come prima firmataria la senatrice Dirindin, mira a chiarire che spetta allo Stato, proprio nell'ottica di quanto affermato dalla sentenza n. 14 del 2004, la determinazione delle politiche sociali, distinte dai livelli essenziali di assistenza (LEA).

Noi sappiamo che purtroppo una legge generale sui LEA in Italia non è stata ancora emanata: siamo fermi ad un decreto del Presidente del Consiglio del 2001. Credo tuttavia che sia necessario esplicitare che l'articolo 3, secondo comma, della Costituzione - che impone alla Repubblica di rimuovere gli ostacoli che limitano le libertà dei cittadini - ci dovrebbe imporre anche di determinare in sede centrale le politiche sociali in senso progressivo e di aumento dei livelli di tutela sociale. (Applausi dal Gruppo PD).

URAS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, intervengo per illustrare gli emendamenti 29.35 e 29.36, nei quali si prevede la possibilità di riconoscere negli Statuti particolari condizioni di autonomia alle Regioni a Statuto speciale, anche in funzione della tutela delle minoranze linguistiche.

Gli emendamenti, nei quali si afferma un principio rispetto al quale sarà poi necessario intervenire con una norma di rango costituzionale, richiamano un'esigenza peraltro riproposta anche in emendamenti successivi: penso, ad esempio, all'emendamento 38.88 (testo 2), del senatore Zeller e di altri senatori, che chiediamo di poter sottoscrivere, anche se riferito ad un articolo successivo.

Perché questo ragionamento, Presidente?Ha ragione la senatrice Dirindin: affrontiamo il Titolo V della Costituzione come fosse il rimorchio di una motrice, la quale è la sostanziale soppressione, anzi la modifica molto particolare, del Senato. E siccome è partito come Senato delle Autonomie e poi è arrivato come Senato della Repubblica, ci abbiamo agganciato la riforma del Titolo V, determinando una condizione secondo me di sofferenza anche dal punto di vista del rispetto dei principi contenuti nell'articolo 5 della Costituzione, che prevede che le autonomie vanno riconosciute. (Brusio). Signor Presidente, capisco tutto, ma i relatori stanno parlando...

PRESIDENTE. Colleghi e onorevoli relatori, dal momento che è in corso una discussione sul Titolo V della Costituzione e ci si è lamentati per l'impossibilità di farla in Commissione, cerchiamo di utilizzare questa sede.

GRANAIOLA (PD). Signor Presidente, stavamo discutendo proprio di questo!

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, chiederei un pizzico di attenzione al Governo e ai relatori sul fatto che chiediamo che nel nostro Statuto possano essere introdotte certe norme - e lo Statuto è una legge costituzionale - che ci riconoscano particolari condizioni di autonomia in ragione del fatto che siamo una minoranza linguistica. Questo principio è attuativo dell'articolo 5 della Costituzione, che riconosce le autonomie preesistenti alla Repubblica ed alla costituzione dello Stato italiano.

Abbiamo festeggiato i centocinquant'anni l'anno scorso; ma abbiamo capito di cosa?

PRESIDENTE. Concluda, per favore.

URAS (Misto-SEL). Delle due l'una: o il Risorgimento è una guerra di aggressione e dominazione dello Stato monarchico-sabaudo, cioè dello Stato sardo-piemontese, o è una guerra di liberazione di comunità locali preesistenti, che avevano anche una lingua ed una cultura. Dato che stiamo cambiando la Costituzione, prestiamo attenzione! (Applausi dal Gruppo Misto-SEL).

DE BIASI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, ma le ricordo che, poiché i tempi sono scaduti per tutti i Gruppi, adesso si faranno rispettare al massimo le restrizioni dei tempi.

CRIMI (M5S). Ma abbiamo 70 ore di votazione, signor Presidente!

PRESIDENTE. Infatti stiamo prendendo del tempo in prestito da quello del Presidente.

Prego, senatrice De Biasi, ha due minuti per illustrare la sua posizione in relazione agli emendamenti riferiti agli articoli 29 e 30.

DE BIASI (PD). Signor Presidente, sarò davvero breve, perché la senatrice Dirindin ha già detto cose che condivido.

Tengo però a dire ai relatori ancora una volta di apprezzare profondamente il loro lavoro, perché c'è stato un miglioramento obiettivo del testo... (Brusio). Potrei anche raccontare una barzelletta ai relatori, dicendo di essere contraria e forse mi ascolterebbero: cosa volete che vi dica? Non avevo niente contro i relatori ovviamente, ma con l'inevitabile confusione di questo momento.

Vorrei dunque dire ai relatori una cosa molto precisa: mi rendo conto che non ci sia stato il tempo oggettivo per discutere approfonditamente del Titolo V come tutti avremmo voluto. Avendolo compreso, non pongo problemi da questo punto di vista. Ne pongo però un altro molto serio, relativamente al fatto che non possono essere le relazioni con le Regioni a determinare unilateralmente un equilibrio all'interno del Senato sul tema costituzionale del Titolo V. Vorrei che provenisse un segnale da quest'Aula, uno solo, tendente ad affermare che la salute, il sociale e l'ambiente non sono solo questione di quattrini perché c'è dietro la vita delle persone.

Credo che la Costituzione italiana lo debba prevedere per un principio di giustizia sociale, per quell'articolo 3 che per fortuna non modifichiamo.

Scegliete voi, io cedo le armi, è bandiera bianca; scegliete voi ma un segnale che dica che salute, ambiente, istruzione sono valori che vanno oltre le compatibilità economiche noi lo dobbiamo dare. Lo dobbiamo dare se vogliamo mantenere il livello di civiltà culturale dell'Europa e dell'Italia. E non penso di essere esagerata nel dirlo, ma penso di raccontare il sentire delle persone che non si curano più, non so se lo sapete. E cosa possiamo rispondere a queste persone? Che c'è un problema di equilibrio di bilancio!

O non dovremmo forse agire come legislatori perché la salute sia un valore vissuto da tutti, innanzitutto dai legislatori in favore dei cittadini? Un segnale qualsiasi, ma la salute è importante. (Applausi dal Gruppo PD)

FINOCCHIARO, relatrice. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, vorrei evitare che aprissimo un dibattito su una questione che forse è mal posta. Stiamo discutendo dell'articolo 116 della Costituzione, che prevede il conferimento alle Regioni di ulteriori forme di autonomia, ma non quelle che riguardano la sanità, la salute. Quelle no. Ergo - al di là del fatto che è ovvio che in quest'Aula siamo tutti orientati a tentare di garantire ai cittadini italiani gli standard diffusi e più alti di tutela del diritto alla salute e che l'articolo 116 non c'entra niente con gli italiani che non si possono curare (cosa peraltro vera ma per ragioni diverse) - stiamo esclusivamente ragionando della possibilità che ad alcune Regioni, che chiedono forme di autonomia particolare, vengano richiesti due requisiti: un bilancio in regola e che spendano bene i loro soldi. Questi sono i due requisiti. (Applausi dal Gruppo PD).

Comunque voglio rassicurare la collega che la materia che riguarda la tutela della salute non è delegabile da parte dello Stato alle Regioni, non è in questione nel momento in cui affrontiamo le forme di autonomia differenziata di cui all'articolo 116. So che la presidente De Biasi lo sa benissimo, ma mi faceva piacere dirlo per evitare che si innescasse una discussione. Su questo argomento poi la senatrice De Biasi trova piena legittimità alle sue argomentazioni a proposito dell'articolo 70, e dell'articolo 117, ma non sull'articolo 116.

PRESIDENTE. Colleghi, poiché ci sono numerosi iscritti a parlare, si potrà illustrare sinteticamente la propria posizione in un minuto. Del resto i tempi sono già saltati.

BATTISTA (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BATTISTA (Misto-ILC). Signor Presidente, secondo me la direzione giusta l'ha data il senatore Barani. Ho guardato come ha ridisegnato la composizione delle nostre Regioni e, a mio avviso, quella era la linea da tenere. Mi spiace che in quest'Aula un po' sorda questi argomenti vengano un po' tagliati. Scusate colleghi, ma a proposito di Regioni ci sono emendamenti che toccano anche le Regioni a Statuto speciale, come la mia, ma in quest'Aula non ho sentito nulla su quanto fa la Regione Sicilia. E mi piacerebbe che intervenissero anche i colleghi siciliani. Infatti, quando in un articolo di questo mese sul «Corriere della Sera» leggo che il segretario generale dell'Assemblea regionale siciliana guadagna 650.000 euro l'anno, vale a dire 51 volte il reddito medio di un suo concittadino, e non si intende fare nulla perché c'è l'autonomia finanziaria di quella Regione, ebbene, mi sembra che non stiamo facendo il nostro dovere.

Per questo in discussione generale ho detto che il Titolo V si sarebbe dovuto affrontare in un disegno di legge apposito. (Applausi della senatrice Bencini).

BELLOT (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELLOT (LN-Aut). Signor Presidente, non avendo parlato prima per riservarmi la possibilità di intervenire proprio su questo argomento, le chiedo la cortesia di concedermi due minuti, come ha fatto con tutti.

Mi soffermo, in particolare, sull'emendamento 29.14 che riguarda le Province interamente montane di Sondrio e Belluno.

Tanti problemi ha creato la legge Delrio, con vere e proprie iniquità a livello di Province e collettività di secondo grado, ma ancor più quando si è cercato di riparare al danno fatto, in particolare all'articolo 1, comma 3, dove si dice che: «Alle Province con territorio interamente montano e confinanti con Paesi stranieri sono riconosciute le specificità di cui ai commi da 51 a 57» e via dicendo.

Vorrei ricordare che il comma 57 fa riferimento ad una invarianza di spesa, per cui possono essere date ulteriori deleghe ed ulteriori funzioni purché non ci siano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

A questo punto crediamo sia una vera presa in giro il fatto di aver scritto su un foglio di carta una cosa che poi non è attuabile. Per questo motivo, quindi, insieme ad altri colleghi ho presentato un emendamento in rappresentanza di Belluno e Sondrio. Riteniamo, infatti, sia corretto dare voce a queste Province a livello costituzionale e permettere, quindi, che sia riconosciuta questa specificità dandole i contenuti che le sono dovuti. Non possiamo assolutamente lasciar cadere il dibattito che abbiamo aperto sulla legge Delrio, contestandola. Chiediamo quindi con forza che non ci si limiti ad una presa in giro ma sia data veramente voce e contenuto a quanto avete scritto in maniera così blanda nella legge Delrio.

Desideriamo assolutamente evitare una forma quasi di regime - come abbiamo detto nell'ordine del giorno presentato - chiedendo che non vengano svuotate le due Province in oggetto, che sono aree montane. Ricordiamo - ad esempio - che il bellunese è conosciuto dall'intero mondo e patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, al contrario di questo Governo che non dà i riconoscimenti oltretutto meritati.

Ad alta voce, quindi, pretendiamo e chiediamo con forza che vi sia un riconoscimento non solo a parole e con i vostri blandi programmi. Questo Governo deve votare il nostro emendamento per riconoscere e correggere quel grande errore (Applausi dal Gruppo LN-Aut) che ha voluto, con una frase, inserire nella legge Delrio.

Chiediamo a tutti i parlamentari che abbiano il coraggio di dargli voce e contenuto. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PUGLISI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUGLISI (PD). Signor Presidente, l'articolo 30 del disegno di legge, così come uscito dalla 1a Commissione, riammette tra le competenze delle Regioni, a differenza della proposta del Governo, la promozione del diritto allo studio degli studenti e delle studentesse.

L'emendamento 30.70, di cui sono prima firmataria, intendeva far superare la disparità che oggi esiste tra gli studenti del Mezzogiorno e gli studenti del Nord che possono godere delle borse di studio. Purtroppo - lo sapete - la Commissione europea, il Manifesto di Europa 2020, chiede al nostro Paese di dimezzare la dispersione scolastica e di raddoppiare il numero dei laureati. Non è possibile raddoppiare il numero dei laureati fino a quando in grande parte del Mezzogiorno gli studenti che hanno diritto - come dice la nostra Costituzione - a raggiungere i più alti gradi di istruzione, non riescono ad ottenere quelle borse di studio di cui hanno diritto. Non possono averle.

Allora ritiro l'emendamento 30.70 e lo trasformo in un ordine del giorno, con il quale si chiede al Governo di impegnarsi a tracciare i livelli essenziali del diritto allo studio e anche del diritto all'accesso agli asili nido. Peraltro, stiamo discutendo in 7a Commissione una proposta di legge perché i bambini e le bambine possano avere le stesse opportunità di frequentare un asilo nido: situazione vera in Emilia e in Toscana, ma non in gran parte delle Regioni del Mezzogiorno. (Applausi della senatrice Puppato).

PUPPATO (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PUPPATO (PD). Signor Presidente, in realtà, il fatto di togliere la subalternità a Comuni e Regioni, come è stato con la formulazione del nuovo Senato, dovrebbe consentire a tutti noi di comprendere che avremo una situazione diversa per ciò che attiene al tema delle autonomie e soprattutto della cosiddetta delega costituzionale alle Regioni.

Diversi colleghi hanno sottoscritto l'emendamento 29.25, di cui sono cofirmataria insieme al collega Santini e ad altri senatori, per il fatto che la stagione che stiamo avviando è assai diversa da quella molto conflittuale e purtroppo poco collaborativa, rispetto alla lealtà attesa dal Titolo V come originato nel 2001, tra Stato e Regioni. Questa parità costituzionale e nella possibilità di esprimere una valutazione e una specificità dovrebbe garantire molto di più tutti. Da qui sorge la necessità di offrire, come proposto in questo emendamento, alle Regioni più virtuose, a quelle che non superano i livelli di spesa media da registrare e che garantiscono e possono garantire ulteriori elementi di autonomia e qualità, la possibilità di farlo in alcune materie specifiche. Mi pare evidente che non si toglie nulla a nessuno, ma si garantisce a qualcuno, senza aumento di spesa, un'autonomia che oggi non ha.

CRIMI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, si vuole liquidare in un minuto l'articolo 117 della Costituzione, laddove su di esso è stata fatta una riforma intera. Voglio utilizzare le parole che il senatore Quagliariello (che non so se in questo momento è presente in Aula) ha usato quando era Ministro e voleva giustificare l'esigenza di predisporre una riforma costituzionale. Egli ha affermato che ancora si pagano le conseguenze di una bruttissima riforma fatta nel 2001 sul Titolo V, una riforma che ha portato contenziosi infiniti e non ha determinato benefìci per i cittadini, ma solo disagi.

Ancora oggi paghiamo quella riforma, la pagano i cittadini, la pagano gli enti, la pagano le Regioni. Ebbene, adesso stiamo liquidando, anzi voi state liquidando l'articolo 117 della Costituzione, il Titolo V, le competenze Stato-Regioni, con sufficienza e indifferenza, come è evidente dal dibattito, e con un testo scritto esclusivamente dal Governo che non ha subìto alcuna variazione, se non quelle - pochissime - imposte dallo stesso Esecutivo.

Questo è uno dei punti fondamentali della Costituzione; riguarda l'equilibrio dei poteri fra Regioni e Stato, tra due organi legislativi, e non può essere liquidato in questo modo.

È l'ennesima responsabilità che vi porterete sulle spalle per non avere detto "no" a questa riforma. Tra vent'anni, qualcuno dirà che se ne stanno ancora pagando le conseguenze e farà nomi e cognomi: ma in quella lista ci sarete voi, il mio nome non ci sarà! (Applausi dal Gruppo M5S).

*ICHINO (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà per un minuto.

ICHINO (SCpI). Signor Presidente, illustro telegraficamente gli emendamenti 30.43 e 30.45.

Il primo dei due si riferisce alle lettere g) e m) dell'articolo 117 della Costituzione, dove, a proposito della disciplina dei rapporti contrattuali di lavoro, viene indicata in modo esplicito ed esteso la «disciplina giuridica del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche», mentre in riferimento ai rapporti di lavoro privati si parla soltanto di «tutela della salute e sicurezza del lavoro». Ciò può dare luogo a una interpretazione sicuramente contraria a quella che tutti in quest'Aula vogliono, cioè una ripartizione di competenze che veda interamente riservato allo Stato l'intervento legislativo, anche in materia di disciplina dei rapporti di lavoro tra privati.

L'emendamento 30.43 mira ad evitare questa possibile distorsione, determinata dal fatto che si menziona come oggetto di competenza statale soltanto la disciplina dei rapporti di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche.

L'emendamento 30.45 mira invece a consentire allo Stato, in materia di servizi per l'impiego, di intervenire per stabilire gli standard e per controllarne il rispetto da parte delle Regioni. L'emendamento è sostanzialmente sovrapponibile con una parte dell'emendamento 30.46 della senatrice Dirindin ed altri e con una parte dell'emendamento 30.47 della senatrice Guerra ed altri. Essi pongono un problema che mi sembra meritevole di attenzione da parte dell'Aula.

MANDELLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANDELLI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo per illustrare gli emendamenti 30.53, 30.98 e 30.126. Il primo e il terzo sono finalizzati a riportare in modo più incisivo la materia della tutela della salute alla competenza esclusiva dello Stato. È un tema affrontato da tanti colleghi oggi ed è proprio teso ad evitare che nel corso del tempo la differenziazione sul territorio nazionale del servizio sanitario nazionale sia penalizzante per i cittadini. Nel caso di un parere negativo sugli emendamenti 30.53 che il 30.126, vorrei fossero trasformati in ordini del giorno, proprio per la rilevanza della materia della salute.

L'emendamento 30.98 chiarisce che le materie di competenza esclusiva dell'ordinamento delle professionali intellettuali sono sempre di rilievo nazionale trattandosi di enti pubblici e quindi non devono essere regolati a livello differente.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Signor Presidente, in tanti interventi avevamo sottolineato l'importanza di una discussione seria sul Titolo V, anche perché a 13 anni dalla sua approvazione sarebbe stato giusto fare una riflessione sugli effetti reali che esso ha avuto in questi anni.

Volevo illustrare gli emendamenti 29.26 e 29.27 per intervenire là dove, come ha detto la presidente Finocchiaro, si pensa di estendere l'autonomia ad alcune Regioni che ne fanno richiesta e che presentano un equilibrio tra entrate e spese di bilancio sui temi riguardanti l'istruzione e la tutela del paesaggio e del patrimonio artistico. Penso che in questo modo si vada oltre la riforma del 2001, smantellando i capisaldi dello Stato: attribuire ad alcune Regioni maggiore autonomia in tema di istruzione, non di diritto allo studio, e in tema di tutela del patrimonio artistico, del paesaggio e dell'ecosistema è un errore gravissimo, che non ripagheremo tra 10 anni, ma subito perché stiamo destinando il nostro Paese ad essere un Paese a più velocità. Non ci sarà più la velocità del Sud e quella del Nord, ma ci saranno più velocità perché le condizioni economico-sociali del nostro Paese sono così diversificate al Nord, al Centro e al Sud che avremo un Paese con diverse velocità e tanti problemi. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e della senatrice Dirindin).

LANZILLOTTA (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANZILLOTTA (SCpI). Signor Presidente, avrei voluto segnalare tempestivamente alla relatrice che non è esatto che stiamo discutendo solo dell'articolo 116 perché, secondo le indicazioni del Presidente, abbiamo discusso anche dell'articolo 117.

Per quanto riguarda l'articolo 116, terzo comma, e cioè l'autonomia differenziata, vorrei segnalare al senatore Crimi che non è vero che il testo della Commissione non ha modificato quello del Governo: lo ha molto peggiorato.

Infatti, opportunamente il Governo aveva soppresso del tutto il terzo comma dell'articolo 116, che introduce un tertium genus tra autonomia speciale e autonomia ordinaria di cui non si sente assolutamente la necessità, e che non a caso non è mai stato attivato.

In ogni caso, la polemica che si è aperta sulla questione del vincolo finanziario mi pare del tutto pretestuosa, perché questo testo, rispetto alla Costituzione vigente, non fa che richiamare i principi dell'articolo 119, come già è previsto, nel quale è implicito anche il principio, e quindi il vincolo, del pareggio di bilancio. Perciò nulla si aggiunge alla Costituzione vigente che invece, opportunamente, il Governo aveva proposto di correggere cassando questa norma che non porta niente di buono.

A questo proposito, visto che facciamo una discussione congiunta che forse non crea chiarezza, vorrei illustrare l'emendamento 30.37 e, per chi tiene alla tutela di standard nazionali in materia di servizi pubblici, sottolineo che questo emendamento, che fa riferimento alla competenza statale in materia di princìpi uniformi per la definizione di modelli di gestione dei servizi pubblici locali, è la condizione perché ciò avvenga. Altrimenti le modalità di gestione saranno rimesse alla legislazione statale e lo Stato non potrà intervenire, se non limitatamente, a tutela degli standard comuni, ma anche per garantire economicità ed efficienza.

Il rapporto che presenterà domani il commissario alla spending review Cottarelli in materia di municipalizzate non potrà essere materia di intervento del Governo se non ci sarà una competenza esplicita nell'articolo 117.

GUERRA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUERRA (PD). Signor Presidente, illustro gli emendamenti 30.47 e 30.112, premettendo che è abbastanza umiliante intervenire in questo contesto su argomenti così rilevanti.

Con l'emendamento 30.47 vorrei evitare che con questa riforma costituzionale si faccia lo stesso errore che si è fatto con la riforma del 2001, e cioè di considerare, nell'ambito dei tre grandi settori del welfare (istruzione, salute e assistenza), l'assistenza, ovvero le politiche sociali, come la cenerentola. Questo ha portato infatti a una situazione drammatica nel nostro Paese, soprattutto per quanto riguarda gli squilibri territoriali. Gli ultimi dati dell'ISTAT ci dicono di una spesa dei Comuni per gli interventi e i servizi sociali pari a 25 euro in Calabria e a 168 euro in Emilia Romagna, per non parlare dei 282 euro di Trento.

La lacuna che io ravviso, a cui cerco di rimediare con l'emendamento 30.47, è che con le lettere m) e n) dell'articolo 117 si riportano... (Il microfono si disattiva automaticamente).

Questo mi sembra davvero indecente, comunque vado avanti.

Come dicevo, si riportano nella legislazione esclusiva la salute e l'istruzione, ma non le politiche sociali, che riguardano la vita fondamentale delle persone, l'infanzia, gli anziani, le persone con disabilità, gli esclusi sociali, i poveri. Tutti temi che non mi sembrano affatto di minore importanza rispetto a quelli della salute e dell'istruzione.

Per quanto riguarda l'emendamento 30.112, ricordo che nell'articolo 117 della Costituzione si riporta nella potestà esclusiva dello Stato la definizione di disposizioni generali e comuni su molti settori, come ad esempio l'ambiente, il turismo, la sicurezza alimentare ed altri ancora.

Il suddetto emendamento porta a considerare la possibilità, in caso di inerzia della legislazione statale sulla definizione di queste disposizioni generali e comuni, di lasciare alle Regioni la facoltà di intervenire seppure, come si dice, con norme cedevoli, cioè con norme che perdono efficacia nel momento in cui lo Stato faccia il suo dovere e disciplini queste disposizioni generali comuni. (Applausi dal Gruppo PD).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, non perderò il minuto di tempo assegnatomi per lamentarmi, ma insomma...

Abbiamo presentato molti emendamenti sull'articolo 30 e mi vorrei soffermare su due questioni fondamentali. Noi abbiamo reintrodotto - so che potrà sembrare strano in questo dibattito - la legislazione concorrente per due fattispecie, due materie specifiche. Perché il Governo riaccentra completamente nella competenza esclusiva dello Stato l'energia e le scelte sulle infrastrutture, ovviamente delle grandi opere.

Noi pensiamo, invece, che proprio su queste materie sia assolutamente necessario ripristinare la competenza concorrente. Altrimenti i territori e le Regioni saranno completamente espropriati da qualsiasi possibilità di poter dire, fare o comunque concorrere a scelte, che sono scelte strategiche nazionali ma che alle volte possono essere dannose per alcune Regioni.

La terza questione, signor Presidente, fa riferimento a una serie di emendamenti che riguardano la lettera s) dell'articolo 117, che così com'è stata formulata nel testo della Commissione francamente è inquietante: non si parla più, infatti, di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, ma si riferisce solo a disposizioni generali. È stato presentato un emendamento dai relatori, ma rispetto a questo argomento - mi rivolgo alla senatrice Finocchiaro - forse sarebbe bene che la tutela e la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici fosse intesa anche come tutela dell'ambiente e dell'ecosistema. Ci vorrà, quindi, una piccola correzione formale.

BOCCHINO (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-ILC). Signor Presidente, la prego di non far partire il mio tempo perché intervengo sull'ordine dei lavori. Le faccio notare con molto rispetto e con molta pacatezza che stiamo assistendo ad una scena surreale. Stiamo discutendo del Titolo V, una parte fondamentale della riforma costituzionale, addirittura su due articoli, il 29 e il 30 (per cui, in caso, dovrebbe concedere due minuti, anziché uno) e stiamo assistendo a scene di colleghi che parlano con il cappio al collo del minuto che finisce, di colleghi che vengono continuamente interrotti dal fatto che il microfono si disattiva. (Applausi dai Gruppi Misto-ILC, M5S, LN-Aut , GAL e Misto-SEL).

Signor Presidente, sempre con molto rispetto, le chiedo cortesemente di allocare a questo dibattito il tempo...

PRESIDENTE. Senatore Bocchino, con altrettanto rispetto le dico che i tempi sono scaduti. Do un minuto per illustrare gli emendamenti e non do altro tempo per fare altri tipi di interventi. Lei ha sprecato il suo minuto, gliene do un altro, ma solo per illustrare gli emendamenti.

BOCCHINO (Misto-ILC). Signor Presidente, le chiedo, allora, di convocare la Conferenza dei Capigruppo per dare più tempo a questa discussione. Non è possibile liquidare la riforma del Titolo V con questi tempi! (Applausi dai Gruppi Misto-ILC, M5S, LN-Aut e Misto-SEL).

PRESIDENTE. Se vuole illustrare il suo emendamento ha la facoltà di farlo.

BOCCHINO (Misto-ILC). A questo punto mi deve dare almeno due minuti. Non è possibile lavorare in queste condizioni. È una scena veramente surreale, mi creda, altrimenti non sarei intervenuto in tal senso. Le chiedo di convocare una nuova Capigruppo in modo da darci più tempo per discutere di questo argomento.

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, se lei mi dice che ho un minuto per ogni emendamento, ne ho sottoscritti 46 su due articoli. Ha ragione il collega Bocchino...

PRESIDENTE. Perdere il tempo su queste disquisizioni mi pare assurdo.

DIVINA (LN-Aut). Non è perdere tempo, Presidente.

PRESIDENTE. Il vostro tempo è scaduto.

DIVINA (LN-Aut). Parliamo della Costituzione!

PRESIDENTE. Il vostro tempo lo avete abbondantemente utilizzato. (Proteste dai Gruppi LN-Aut e M5S).

AIROLA (M5S). Ci ha esasperato!

CANDIANI (LN-Aut). Vergogna!

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, non faccia diventare questo dibattito peggio di com'è, con vergognosi interventi e interruzioni sul tempo.

PRESIDENTE. Il contributo al dibattito lo dà ciascuno dei partecipanti.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, qui tutti sono intervenuti specificamente su temi di non secondaria importanza, non per perdere tempo. La preghiamo, quindi, di utilizzare la facoltà che ha anche per regimare un sano e produttivo lavoro di quest'Aula. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, Misto-ILC e M5S).

Premesso questo, signor Presidente, non so quanti hanno ascoltato l'intervento della relatrice Finocchiaro: parliamo di questioni di non secondaria importanza. Si vorrebbe smantellare la scrittura dell'articolo 116 della Costituzione. Alle colleghe che con buona volontà, ma sbagliando l'impostazione, vorrebbero eliminare quella parte legata ad una regolarità finanziaria e amministrativa dell'ente diciamo che questo articolo è stato partorito sul modello catalano e spagnolo, in cui le autonomie sono differenziate. Mano a mano che una Regione - Comunidad, si chiama lì - assume la capacità di gestire una materia, può chiedere allo Stato centrale di amministrare qualcosa in più; può chiedere, cioè, un'autonomia differenziata.

Il terzo comma dell'articolo 116 contiene lo stesso principio: care Regioni, se dimostrate di essere in grado di svolgere egregiamente le vostre funzioni, chiedete ancora qualcosa di più, che lo Stato è contento di rinunciare. Nella Costituzione, infatti, c'è scritto che la Repubblica riconosce le autonomie locali, non che le disconosce. (Applausi del senatore Candiani). La regola è che tutto quello che possono fare le autonomie lo devono fare le autonomie. Il testo attuale dice: benissimo, però, Regioni che siete in dissesto finanziario, che non siete in grado di amministrare l'ordinario, cosa volete chiedere ancora? Non è questione di livelli di servizi, ma di dimostrare di essere in grado di amministrare quanto è stato già ottenuto.

Pertanto, noi non possiamo transigere, ma i relatori stessi si sono chiesti perché le Regioni del Nord, che hanno tutte un saldo attivo, devono vederselo dilapidare perché altre Regioni non sanno amministrare l'ordinario. Come pretendete che queste Regioni possano aumentare quel deficit perché il Nord continui a rifinanziarlo? Salta il sistema Paese.

Proprio per non tradire la Costituzione, dove noi dobbiamo riconoscere le autonomie locali, il nostro emendamento 29.15 considera che ci sono aree che hanno particolare bisogno di autonomia, vale a dire le aree totalmente montane (chiamatele come volete, Province o enti di area vasta) che confinano con altri Stati, i quali hanno regimi di competizione e di tassazione diversi; quindi tali aree hanno bisogno per vivere di maggiore autonomia amministrativa. Queste, viceversa, devono essere potenziate. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

ZIZZA (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZIZZA (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei solo fare molto velocemente un passaggio sulla modifica che stiamo apportando, anche perché penso che l'ultima modifica apportata al Titolo V non abbia prodotto ottimi risultati.

Ritengo quindi che questa discussione sia molto valida ed ho apprezzato i numerosi interventi dei miei colleghi, in particolare quello della collega Dirindin, che è entrata tecnicamente del merito di molti dei nostri problemi. A mio avviso, affrontando pienamente questi problemi, le Regioni potrebbero superare molte delle criticità che oggi hanno.

Condivido inoltre gli emendamenti del collega Barani sulle macroregioni, che penso possano essere davvero una delle soluzioni per questi problemi. Pertanto vorrei apporre la mia firma agli emendamenti da lui presentati agli articoli 29 e 30 e all'emendamento 29.10.

PRESIDENTE. Senatore Barani, accetta la richiesta del senatore Zizza?

BARANI (GAL). Signor Presidente, la accetto.

PICCOLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PICCOLI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei riprendere per un istante il contenuto degli emendamenti 29.14, 29.15, 29.16 e 29.19, ai quali chiedo di apporre la mia firma.

Il mio deciso sostegno a questi emendamenti deriva dal fatto che essi descrivono la possibilità di riconoscere particolari forme di autonomia agli enti con territorio esclusivamente montano e confinanti con Paesi stranieri; enti e territori che richiedono un'attenzione amministrativa singolare, necessaria per tentare un progressivo riequilibrio rispetto ai territori limitrofi, con i quali sono quotidianamente chiamati a confrontarsi sul piano economico e sociale. Chiedo quindi che la mia firma possa essere aggiunta.

PRESIDENTE. Vedo che la senatrice Bisinella accetta tale richiesta.

COMPAGNA (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (NCD). Signor Presidente, intervengo per illustrare e, se la Presidenza me lo consente, anche per riformulare il mio emendamento 30.2. Senza entrare nel merito dell'ordine - o disordine - dei nostri lavori, noi stiamo illustrando sia le questioni relative all'articolo 29, che fa riferimento all'articolo 116 della Costituzione, sia, come ha intelligentemente precisato la relatrice Finocchiaro, gli emendamenti all'articolo 30, che invece riguardano l'articolo 117.

Proprio su quel punto il mio emendamento, benché graficamente molto ridondante (sono due pagine), si limitava ad emendare ciò che mi pare sia necessario, nell'interesse della chiarezza del testo. Prego il Governo e i relatori di darmi attenzione, perché la modifica lessicale è molto sobria. Si tratta di inserire alla lettera m), quella cui si è riferita la collega Guerra, l'espressione diritti «socio-sanitari» in luogo di diritti «sociali», che è più congeniale alla formulazione delle due righe successive di disposizioni per la tutela e la sicurezza della salute. Più avanti, si propone di aggiungere «la tutela della salute» tra i casi in cui la legge dello Stato «può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva quando lo richieda la tutela dell'unità giuridica o economica della Repubblica»; espressione più sobria, ma anche più precisa. Mi riferisco, ad esempio, ad un piano di vaccinazione, che non può che avere implicazioni nazionali. Se possibile, riterrei opportuno riscrivere l'emendamento indicando soltanto questi due aspetti lessicali e presentarlo all'attenzione del Governo e dei relatori.

ORELLANA (Misto-ILC). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Misto-ILC). Signor Presidente, vorrei spiegare all'Aula perché ho presentato un emendamento totalmente soppressivo dell'articolo 29; è l'unico mio emendamento presentato agli articoli 29 e 30. Io sono contrario al federalismo differenziato, un po' per le ragioni che ha rappresentato la senatrice Lanzillotta, però non sono contrario tout court e in generale al federalismo differenziato. Credo tuttavia che temi così importanti - ne cito alcuni: il tema della giustizia di pace, l'istruzione, l'ordinamento scolastico, la programmazione e la ricerca scientifica, la tutela dei beni culturali - non possano dipendere solamente dal rapporto fra entrate ed uscite. Probabilmente bisogna trovare altri indicatori, che possano aiutare a capire se la Regione è veramente virtuosa e quindi può avere il beneficio di gestire in autonomia, al posto dello Stato, le materie che citavo prima. Preferisco a questo punto mantenere piuttosto la formulazione attuale, che non prevede questo federalismo.

Vorrei infine aggiungere la mia firma all'emendamento 30.167 della senatrice Dirindin, se lei acconsente.

PRESIDENTE. Senatrice Dirindin, accetta la richiesta del senatore Orellana di aggiungere la sua firma all'emendamento 30.167?

DIRINDIN (PD). Sì, signor Presidente.

DI MAGGIO (PI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI MAGGIO (PI). Signor Presidente, vorrei semplicemente chiedere ai relatori se sia vero che in Commissione era stato deciso che si dovesse discutere in Aula del Titolo V, che è stato accantonato. Se così è, credo che il dibattito sul Titolo V vada aperto.

MARTINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTINI (PD). Signor Presidente, intervengo per una riflessione essenzialmente politica e di commento a questi due articoli. A me sembra che dovremmo tenere presente soprattutto il fatto che in Commissione è intervenuta una correzione significativa su tutto l'asse del Titolo V. Il testo iniziale del Governo aveva un certo segno di riaccentramento (si puntava più sui sindaci che sulle Regioni), mentre il testo della Commissione ha una correzione significativa, che investe di più sulle Regioni. Io la giudico salutare, anche per evitare il paradosso di un investimento sulle Regioni, fino a farne la seconda Camera, e poi di una riduzione del loro ruolo.

Quindi a me sembra che, al di là delle diverse specifiche definizioni emendative, sulle quali credo dovremo acquisire il parere del Governo e dei relatori, la prima scelta politica di quest'Aula sia quella di consolidare questa svolta, di non tornare indietro e soprattutto di non sbriciolarla con emendamenti tutti legittimi, ma anche difficilmente sostenibili.

Sottolineo quindi questo aspetto politico fondamentale, quello cioè di non sciupare il lavoro di correzione che ne è venuto, dopo di che sulla base degli emendamenti vedremo dove potremo arrivare rispetto ai singoli punti specifici. (Applausi dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Invito i relatori ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti in esame.

CANDIANI (LN-Aut). Presidente! Presidente!

PRESIDENTE. La discussione è chiusa.

I tempi sono scaduti. Senatore Candiani, il suo Gruppo ha illustrato la propria posizione. Ripeto, i tempi sono scaduti e ogni Gruppo ha avuto la possibilità di intervenire.

FINOCCHIARO, relatrice. Invito al ritiro o esprimo parere contrario su tutti gli emendamenti presentati all'articolo 29.

Devo però aggiungere che, poiché c'è una serie di emendamenti che riguarda gli enti di area vasta con territorio interamente montano confinanti con Paesi stranieri, vorrei invitare tutti i presentatori al ritiro perché la materia viene trattata successivamente all'articolo 39, con un emendamento dei relatori, il 39.5000, che si trova nell'allegato emendamenti, Annesso XIII.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, diversamente dal parere espresso dalla senatrice Finocchiaro, sono favorevole all'emendamento 29.25.

Per rispondere rispetto all'assenza o meno del dibattito su questa materia, come ha ricordato il senatore Martini, il testo che è giunto in Aula è frutto di un lavoro istruttorio accuratissimo, con un confronto con le Regioni, con il Governo, con i relatori e informalmente anche in Commissione, tranne nel giorno in cui malauguratamente non ho potuto essere presente.

Posso comprendere che ciascuno, rispetto alla materia che gli è più cara, possa essere tentato di fare degli spostamenti, ma credo che complessivamente si sia raggiunto l'equilibrio, anche se avrei voluto sicuramente un maggior vantaggio per le Regioni; il punto di caduta finale è comunque questo. Toccando un pezzo o un altro si rischia di far crollare tutto il castello di carte.

BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Esprimo parere conforme a quello dei relatori.

PRESIDENTE. Vi è una difformità di parere fra i due relatori in merito all'emendamento 29.25.

BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Sull'emendamento sul quale vi è una differenziazione fra i due relatori, il parere è conforme a quello della relatrice Finocchiaro.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 29.1.

GHEDINI Rita (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GHEDINI Rita (PD). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

GALIMBERTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GALIMBERTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 29.10.

LEPRI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEPRI (PD). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 29.28.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.1, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, identico agli emendamenti 29.2, presentato dalla senatrice Mussini e da altri senatori, 29.3, presentato dai senatori Orellana e Battista, e 29.4, presentato dal senatore Campanella.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.5, presentato dai senatori Barani e Zizza.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 29.6, presentato dai senatori Barani e Zizza, fino alle parole «Piemonte-Liguria;».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 29.6 e l'emendamento 29.7.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.8, presentato dai senatori Barani e Zizza.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.9, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 29.10 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.11, presentato dal senatore Scibona e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 29.12.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo per dichiarazione di voto, visto che precedentemente non mi è stato possibile, perché stiamo trattando qui di una materia assai importante per il nostro ordinamento.

L'emendamento 29.12 si ripropone di dare uno spazio importante alla Regione Lombardia, perché è giusto che sia così, in quanto locomotiva d'Italia, come anche le altre importanti Regioni della nostra Penisola. Ricordo che lo Statuto speciale, così come era stato delineato alla fine della guerra, doveva dare spazio per il recupero alle Regioni in ritardo. Oggi ci troviamo, invece, nella condizione di dover dare alle Regioni che riescono a trainare il resto del treno l'opportunità di poterlo fare con piena forza.

Ci riproponiamo dunque nello specifico, con questo emendamento, di attribuire anche alla Regione Lombardia lo Statuto speciale, oltre a quello ordinario che già oggi ha.

Non si tratta squisitamente di una proposta di opportunità, ma di considerare che nello stesso momento in cui siamo qui a votare questa riforma, alla Camera dei deputati si stanno chiudendo i lavori sul decreto-legge in materia di competitività, che è stato approvato in quest'Aula, è stato trasmesso alla Camera ed ora tornerà nuovamente qui in Senato. Fare competitività significa dare lavoro alla gente, significa dare opportunità di crescita all'intero Paese ed una Regione come la Lombardia è in grado di trainare tutte le altre Regioni italiane. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.12, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 29.13.

TOSATO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà per un minuto.

TOSATO (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo a sostegno dell'emendamento della Lega Nord per il riconoscimento dello Statuto speciale alla Regione Veneto, che si trova tra due Regioni a Statuto speciale: anche noi vogliamo la nostra autonomia, riteniamo di averne diritto.

La richiesta parte da un dato di fatto molto semplice e incontestabile: lo Stato, con le sue tasse, sta distruggendo la nostra economia, portando solo miseria, disoccupazione e disperazione tra la nostra gente. Noi non vogliamo e non possiamo permettere questo inesorabile declino, di cui i veneti non hanno colpe e non hanno responsabilità.

A tutti coloro che voteranno contro il riconoscimento dello Statuto speciale per il Veneto intendo dire una cosa sola: noi ci batteremo sempre per la libertà della nostra gente, oggi da senatori, domani da liberi cittadini e vedremo chi mollerà per primo, voi o noi, la frusta o la schiena. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Una cosa è certa: non ve la daremo vinta tanto facilmente. La storia della Lega Nord ormai dovrebbe averlo insegnato a tutti: se ci negate l'autonomia e ci costringerete alla sola scelta tra essere servi o indipendentisti, diventeremo tutti indipendentisti. Ci costringerete a diventarlo! (Commenti e proteste dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Per favore! La invito a concludere, senatore Tosato.

TOSATO (LN-Aut). Presidente, se mi permette di concludere - non sono intervenuto nel dibattito - voglio dire che ho rispetto per tutti i simboli e le bandiere in cui ogni uomo e ogni donna hanno il diritto di riconoscersi: molto veneti si riconoscono ancora oggi in una bandiera che ha oltre mille anni di storia, una storia sempre rispettosa delle autonomie.

Questa, signor Presidente, è la nostra bandiera! (Il senatore Tosato esibisce una bandiera con il leone di San Marco. Il senatore Candiani riprende la scena con un dispositivo mobile. Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Prego gli assistenti di intervenire.

Noi conosciamo la bandiera tricolore, quella italiana. Colleghi, agevolate il compito degli assistenti e non creiamo altre situazioni. (Applausi dal Gruppo PD).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.13, presentato dalla senatrice Bisinella.

(Segue la votazione).

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo!

PRESIDENTE. Scusi, senatrice Bonfrisco, chiudo, anzi, annullo la votazione.

Ne prendo atto e le do la parola.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, le avevo chiesto la parola prima della votazione, proprio su quest'emendamento.

PRESIDENTE. Prego, senatrice, ho annullato la votazione: ha la possibilità di dire la sua in un minuto.

CASINI (PI). No, Presidente! Abbiamo chiuso una votazione e poi la annulliamo? Non è che si può chiudere una votazione e poi annullarla!

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Grazie, signor Presidente.

Spero che l'Aula, al di là delle dichiarazioni emotive e certamente coinvolgenti del collega Tosato che mi ha preceduto, voglia riflettere solo un minuto sull'importanza di questo dibattito, all'interno della supposta riforma costituzionale in esame, che rischia di ignorare e non affrontare un tema che invece è proprio davanti a noi, con grande urgenza.

Nell'ambito di una possibile riforma del Titolo V, oggi, a distanza di tanti anni dalla prima riforma, ci troviamo ad affrontare questo tema, quando, da qua a qualche mese, nel mese di settembre e nel mese di novembre, due importanti Paesi e due importanti Regioni in questi Paesi affronteranno un referendum che rischia di seminare e contagiare altre Regioni d'Europa sul tema dell'indipendenza.

Invito tutti quindi a non sorriderne e a non sottovalutarlo, perché invece ha una grande importanza per chi vuole salvaguardare l'idea della Nazione e di tutto ciò che è stato finora fatto per tenere unito e tenere insieme questo Paese. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e del senatore Caliendo).

Invito i colleghi anche a non sottovalutare la portata di una questione economica, dentro ad una crisi drammatica che l'intera Europa vive, in alcuni territori ed in alcune realtà in cui questo è particolarmente sentito.

Nell'annunciare quindi il mio voto favorevole a quest'emendamento, richiamo l'attenzione di tutti noi e di tutti coloro che non vogliono intraprendere pericolose strade per avventure che non sappiamo dove possono portarci, certo alla disgregazione del tessuto europeo, ed invito tutti a guardare con attenzione ed onestà a quest'emendamento. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e del senatore Minzolini).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.13, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 29.14.

BELLOT (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BELLOT (LN-Aut). Signor Presidente, ho già illustrato l'emendamento 29.14, ma desidero chiedere veramente che ci sia un atto da parte di quest'Aula, non solo da parte dei senatori delle province di Sondrio e Belluno, ma di tutti, per garantire, come ho già detto, un contenuto ad una normativa che la legge Delrio, la n. 56 del 2014, ha solo scritto con parole vuote.

Rivolgiamo dunque questo appello per chi vive in montagna, perché sappiamo quali difficoltà questo comporta. È giusto dare maggiori funzioni ad una Provincia e le corrispettive risorse per poterle attuare. Chiediamo veramente di votare con un atto di coraggio per dare questa risposta alla montagna, perché ne ha diritto. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 29.14, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori, fino alle parole «di Sondrio».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento e l'emendamento 29.15.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 29.16.

BELLOT (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. È identico al precedente, senatrice.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.16, presentato dalla senatrice Bellot e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.17, presentato dal senatore Buemi e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 29.18.

BATTISTA (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BATTISTA (Misto-ILC). Signor Presidente, voterò convintamente quest'emendamento, che è di buon senso, perché prevede che le Camere possano modificare gli Statuti delle Regioni a Statuto speciale, previa intesa con le dette Regioni o con le Province autonome, snellendo quindi l'attuale iter.

Per questa ragione, si tratta di un emendamento da sostenere.

PUPPATO (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

PUPPATO (PD). Signor Presidente, mi spiace ma avevo alzato la mano per i due emendamenti precedentemente votati. Mi riferisco agli emendamenti 29.14 e 29.15, per i quali ho espresso un voto di astensione in dissenso dal mio Gruppo politico. Ritengo infatti che il tema dell'autonomia del Veneto e il rafforzamento delle autonomie nelle aree montane sia assolutamente predominante nel prossimo futuro.

Va dato atto al Governo, e lo ringraziamo di questo, di aver offerto, con l'emendamento 39.5000 e con il tramite delle Regioni, un'autonomia alle aree interamente montane, che penso vada proprio in ordine alla possibilità di un miglioramento di quella situazione di deficit rispetto ad altre realtà contermini - parlo in particolare delle Province di Sondrio e di Belluno - che si trovano a vivere in una obiettiva situazione di doppia difficoltà per il fatto di essere confinate... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. La ringrazio, senatrice ma abbiamo già votato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.18, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 29.19.

BISINELLA (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BISINELLA (LN-Aut). Signor Presidente, l'emendamento 29.19 è molto importante in quanto reca una formulazione che va incontro anche alle osservazioni testé fatte dalla collega Puppato. È anzi una formulazione migliore che chiarisce, intervenendo sull'articolo 116 della Costituzione, che condizioni particolari di autonomia siano attribuite agli enti di area vasta con territorio interamente montano, confinante con Paesi stranieri. In questo caso, proprio le osservazioni testé fatte dai vari colleghi trovano qui rispondenza.

Vi invito quindi a sottoscrivere l'emendamento e comunque ad appoggiarlo con il voto se davvero avete interesse a risolvere queste annose questioni.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.19, presentato dal senatore Crosio e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.20, presentato dal senatore D'Alì.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 29.21, 29.22 e 29.23 sono stati ritirati.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.24, presentato dal senatore Rossi Maurizio.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 29.25.

BISINELLA (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BISINELLA (LN-Aut). Signor Presidente, mi scusi ma c'era una collega che prima aveva chiesto la parola e, non avendo potuto esprimere il proprio voto, ci teneva a confermare i numeri degli emendamenti. Inoltre, nell'ultima votazione non abbiamo capito a quale emendamento si riferisse. Quindi, gradiremmo una migliore organizzazione dei lavori. Dateci il tempo di girare pagina.

PRESIDENTE. Senatrice Stefani, a quale votazione si riferiva? Per favore, se vuole correggere una votazione può metterlo per iscritto così ne prendiamo atto e lo inseriamo a verbale.

STEFANI (LN-Aut). Volevo soltanto dire che ho votato a favore degli emendamenti 29.18 e 29.19.

PRESIDENTE. Colleghi, abbiamo votato l'emendamento 29.24. Siamo passati ora all'emendamento 29.25, sul quale i relatori hanno espresso un parere diverso.

SANTINI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTINI (PD). Signor Presidente, in virtù sia del parere articolato dei relatori sia del fatto che l'emendamento è sottoscritto da rappresentanti di moltissimi Gruppi parlamentari, vorrei chiedere se sia possibile un suo accantonamento per realizzare eventualmente una riformulazione che tenga conto del fatto - ne approfitto per dirlo - che nella Costituzione dobbiamo sforzarci di indicare un percorso virtuoso per i bisogni di autonomia presenti in alcune realtà regionali.

Faccio presente che i referendum per l'indipendenza non si fanno solo in Scozia e in Spagna, ma nel mese di novembre ne è previsto uno anche in una importante Regione italiana. Credo, quindi, sia nostro preciso dovere indicare in Costituzione una via costituzionale corretta e solidaristica per garantire percorsi di autonomia seri e fondati.

Chiedo, pertanto, un accantonamento dell'emendamento 29.25. (Applausi dal Gruppo PD e dei senatori Bonfrisco e Candiani).

PRESIDENTE. Invito i relatori ad esprimersi a tal riguardo.

CALDEROLI, relatore. I relatori sono congiuntamente d'accordo sull'accantonamento dell'emendamento 29.25.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

BISINELLA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BISINELLA (LN-Aut). Presidente, dato che ho firmato anch'io questo emendamento insieme ad alcuni colleghi, vorrei svolgere due precisazioni.

Data la rilevanza dell'argomento e il percorso costituzionale che si viene a creare, alla luce anche dell'approvazione nel consiglio regionale veneto della legge che indice ilreferendum, dichiaro innanzitutto l'intenzione di aggiungere le firme di tutti i colleghi del Gruppo della Lega Nord e di accogliere la richiesta di accantonamento in modo da poter formulare la migliore dicitura per la norma.

PRESIDENTE. Chiedo al senatore Santini se accetta l'apposizione delle firme di tutti i componenti del Gruppo della Lega Nord.

SANTINI (PD). Sì, Presidente.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). A nome di tutti i componenti del Gruppo, chiedo di poter sottoscrivere l'emendamento 29.25.

PRESIDENTE. Chiedo al senatore Santini se accetta l'apposizione della firma di tutti i senatori del Gruppo Misto-SEL.

SANTINI (PD). Accetto.

AZZOLLINI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AZZOLLINI (NCD). Signor Presidente, innanzitutto la ringrazio per avermi concesso la parola.

Intervengo per dire che addirittura in questo emendamento si propone che sia possibile concedere come forma di autonomia alle Regioni l'armonizzazione dei bilanci pubblici e il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Se l'attenzione dei relatori è stata concentrata su questo punto - come è stato evidente - a maggiore ragione vale il discorso precedente, ossia quello dei miei emendamenti secondo cui la Camera delle autonomie deve occuparsi di tali questioni. È già sufficiente osservare che è necessario che se ne occupi la Camera delle autonomie.

Se i relatori dovessero però concedere parere positivo al trasferimento alle Regioni di una potestà su queste materie, gli emendamenti precedenti diventano addirittura consequenziali e necessari ancor più di quanto lo siano.

SACCONI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (NCD). Signor Presidente, intervengo per aggiungere la mia firma all'emendamento in esame e, in ogni caso, per dire al collega Azzollini che credo di interpretare i relatori nel dire che, nel momento in cui hanno chiesto i proponenti l'accantonamento, intendono proprio riformulare il testo con specifico riferimento - credo - al punto da lei evocato, che non potrebbe essere delegato nemmeno ai virtuosi.

AZZOLLINI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

AZZOLLINI (NCD). Ringrazio il presidente Sacconi per l'interpretazione.

Attendo naturalmente dai relatori la formulazione.

PRESIDENTE. Chiedo ai relatori se sia il caso di accantonare anche gli emendamenti 29.26 e 29.27 che mi sembrano correlati al 29.25.

CALDEROLI, relatore. Sì, Presidente, possiamo accantonarli.

PRESIDENTE. Sono, quindi, accantonati gli emendamenti 29.25, 29.26 e 29.27.

Gli emendamenti 29.28 e 29.29 sono stati ritirati.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 29.30.

URAS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Sono favorevole all'emendamento 29.30 e chiedo di poterlo sottoscrivere.

PRESIDENTE. Senatrice Dirindin, accetta la firma del senatore Uras?.

DIRINDIN (PD). Sono d'accordo e vorrei motivare il mio voto in dissenso.

Intanto desidero dire che è vero che l'attuale versione dell'articolo 116, così come proposto dalla Commissione, fa riferimento all'articolo 119, il quale dice giustamente che le risorse attribuite alle Regioni devono essere definite in base ai costi e ai fabbisogni standard, e questo va benissimo. Tuttavia, non dice a cosa devono essere destinate. Sappiamo che il vincolo di destinazione non esiste più.

Pertanto, le Regioni, quando ricevono le risorse loro attribuite, possono utilizzarle per qualunque finalità, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza.

Si chiede - e vorrei tranquillizzare coloro che temono che si voglia dare più autonomia alle Regioni «sprecone» - non solo che si spenda meno, ma anche che si spenda bene. Questa è una cosa che dobbiamo imparare nel nostro Paese.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.30, presentato dalla senatrice Dirindin e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 29.31.

BOCCHINO (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-ILC). Signor Presidente, con l'emendamento 29.31 si ripropone nuovamente il tema della modifica degli Statuti delle Regioni a Statuto speciale.

Ricordo che l'autonomia di queste Regioni, a nostro avviso, potrebbe non essere sufficientemente tutelata in alcuni punti della riforma; vi sono profili di criticità che riemergeranno quando esamineremo l'articolo 38 a tale proposito. In questa scia, si inserisce l'emendamento 29.31, essenzialmente imponendo il fatto che qualsiasi modifica agli statuti debba avvenire previa intesa con le Regioni interessate, in uno spirito di cooperazione e concertazione che deve caratterizzare lo Stato nazionale quando ha a che fare con le autonomie speciali.

URAS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole sull'emendamento 29.31, che chiedo di poter sottoscrivere.

PRESIDENTE. Senatore Bocchino, accetta la richiesta del senatore Uras di sottoscrivere l'emendamento 29.31?

BOCCHINO (Misto-ILC). Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.31, presentato dai senatori Bocchino e Uras.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 29.32, presentato dal senatore Sonego.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Gli emendamenti 29.33 e 29.34 sono stati ritirati.

Indico la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 29.35...

FLORIS (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Annulliamo la votazione in corso. Ne ha facoltà, senatore Floris.

FLORIS (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo sull'argomento in esame. Avevo chiesto ai relatori di riconsiderare il loro parere contrario sull'emendamento 29.35. Si tratta del rispetto per le minoranze storico-linguistiche. Poiché penso che il parere sia rimasto contrario, chiedo l'accantonamento dell'emendamento 20.35 oppure lo ritiro e lo trasformo in un ordine del giorno, la cui presentazione sarà a cura del senatore Uras, auspicandone l'accoglimento.

PRESIDENTE. L'emendamento 29.35 è stato, dunque, ritirato e trasformato in un ordine del giorno del quale aspettiamo il testo per sottoporlo al parere dei relatori.

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, provengo da una Provincia che è autonoma in funzione delle minoranze linguistiche che appartengono alla Regione.

Lo Stato con le autonomie, grazie alla presenza delle minoranze linguistiche, ha sempre trattato conformemente all'articolo 6 della Costituzione che riguarda il rispetto delle minoranze.

Sono indignato per il fatto che l'Assemblea del Senato e il Governo abbiano dato il diniego all'emendamento 29.31, a prima firma del senatore Bocchino, con il quale si afferma chiaramente che occorre rispettare quella intesa. Poiché gli statuti delle autonomie, delle Regioni e delle Province autonome, sono di rango costituzionale, cioè sono sullo stesso piano della Costituzione, non possiamo negare il fatto che servano intese per effettuare una loro modifica.

PRESIDENTE. Concluda, prego.

DIVINA (LN-Aut). Concludo, Presidente. Le prime realtà autonome che hanno negoziato il ripiano della finanza pubblica sono state le Province di Trento e Bolzano, che hanno sacrificato più di 600 milioni dei propri trasferimenti sul presupposto che lo Stato non ingerisse più sulle competenze, salvo intesa. È stato già scritto e il collega Bocchino lo ripropone, ma il Governo lo rifiuta. Una delle prime regole perché uno Stato sia rispettato è che i Governi nella loro successione rispettino lo Stato. Pacta sunt servanda: se lo Stato prende un impegno, qualsiasi Governo che si succede deve rispettarlo, altrimenti è un Governo che non ha più la faccia e la parola. Questo Governo dimostra di non sapere nemmeno rispettare gli impegni che si è preso con le autonomie. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. L'emendamento 29.36 è stato ritirato.

Essendo stati accantonati alcuni emendamenti, accantoniamo anche l'articolo 29.

Passiamo all'esame dell'articolo 30, sul quale sono stati presentati emendamenti che si intendono illustrati e su cui invito i relatori e il rappresentante del Governo a pronunziarsi.

FINOCCHIARO, relatrice. Sull'articolo 30, Presidente, invito i presentatori a ritirare gli emendamenti presentati, altrimenti il parere è contrario, salvo che per l'emendamento 30.169, identico all'emendamento 30.170, di cui chiediamo ai presentatori Bisinella e Sacconi la trasformazione in ordine del giorno. Ovviamente, il parere è favorevole sull'emendamento 30.5000 della sottoscritta.

CALDEROLI, relatore. Esprimo parere conforme alla correlatrice, tranne che sull'emendamento 30.5000, su cui il mio parere è contrario.

BOSCHI, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento. Il Governo esprime parere conforme a quello della relatrice Finocchiaro.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.1.

GHEDINI Rita (PD). Chiediamo che le votazioni vengano effettuate a scrutinio simultaneo mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.1, presentato dal senatore Campanella.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.2 (testo 2).

COMPAGNA (NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (NCD). Signor Presidente, mi pare che il parere contrario dei relatori sia dovuto esclusivamente alla ridondanza grafica perché, in realtà, precisare lessicalmente che si tratta di prestazioni concernenti i diritti socio sanitari (mi riferisco al secondo rigo della lettera m)) credo sia necessario considerando che nella storia della legislazione sociale italiana i cosiddetti livelli essenziali di assistenza (LEA) - fortuna e sfortuna che abbiano avuto - nascono proprio nel campo della legislazione sanitaria. Di qui l'opportunità lessicale del mio suggerimento e del mio voto a favore.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.2 (testo 2), presentato dal senatore Compagna.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.3, presentato dal senatore D'Alì.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.4, presentato dai senatori Barani e Zizza.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.5, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.6, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.7, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.8, identico agli emendamenti 30.9, 30.10 e 30.11.

MAURO Giovanni (GAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO Giovanni (GAL). Signor Presidente, sull'emendamento 30.8 mi onoro anche della firma del Gruppo della Lega. Desidero ricordare che questo emendamento mira davvero a togliere i lacci che ci ritroviamo e che vengono rafforzati con il nuovo testo costituzionale. L'emendamento 30.8 mira a liberare anche le altre istituzioni pubbliche, perché in questo modo il vincolo viene imposto anche agli enti locali e alle Regioni. Anziché cercare di svincolarci e dare finalmente respiro alla possibilità di crescita del nostro Paese, costringiamo anche le altre istituzioni pubbliche a essere vincolate da questa camicia di Nesso.

Pertanto invito l'Assemblea a votare a favore di questo emendamento, che davvero non ha nulla di... (Il microfono si disattiva automaticamente).

URAS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, vorrei esprimere il voto favorevole del Gruppo e soprattutto sottolineare quanto sia molto complicato, all'indomani di questa operazione di voto, reggere una politica di vertenza nei confronti dell'Unione europea in materia di economia. Il Presidente del Consiglio si troverà molto in difficoltà quando dovrà sostenere la tesi di una maggiore flessibilità, perché la maggiore flessibilità se la brucia con queste disposizioni finanziarie. (Applausi dal GruppoMisto-SEL).

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, essendo sottoscrittore di questi emendamenti, chiedo all'Assemblea di fare una riflessione e di accorgersi di cosa stiamo parlando, e sottolineo quanto hanno appena detto i colleghi nelle precedenti dichiarazioni di voto.

Questa è l'uscita di emergenza rispetto a gravissime situazioni finanziarie che causeranno il dissesto del nostro Paese. Stiamo parlando di fiscal compact e di situazioni che arriveranno a soffocare quella difficile ripresa economica che oggi i dati economici e finanziari dicono ancora lontana.

Questa è l'uscita d'emergenza. Si chiede che ciò sia inserito in Costituzione, che sia eliminato l'obbligo per il nostro Paese di soggiacere supinamente a situazioni di vincolo finanziario come quelle che abbiamo appena elencato e che hanno prodotto il disastro economico europeo cui stiamo partecipando. Questa è l'uscita d'emergenza. Con il vostro voto potete... (Il microfono si disattiva automaticamente).

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal Gruppo.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei fare una dichiarazione a favore del Governo. Credo molto nella possibilità di poter ricontrattare e rivedere i vincoli, dal punto di vista non del loro impianto, ma di quella possibile flessibilità che il premier Renzi ha indicato tra le sue priorità e che - immagino - sia il suo prossimo impegno nell'ambito del nuovo assetto dell'Unione europea, una volta stabilito, nel contesto dell'Unione europea, l'incasellamento di tutti i ruoli, soprattutto sul fronte economico.

Una volta compreso che l'Italia non avrà un ruolo nel sistema europeo, oltre quello che Mario Draghi già detiene alla BCE, a maggior ragione il nostro Paese si troverà nelle condizioni di dover chiedere con forza un'articolazione più flessibile nell'applicazione di quei vincoli, dato l'anticipo del pareggio di bilancio e dato anche l'inesorabile vincolo del fiscal compact. Penso che un'occasione come questa non debba essere perduta, per poter consentire al nostro Paese e al nostro Governo, nel caso in cui, dal punto di vista politico, si riuscisse ad invertire la rotta dell'Europa, di poter rivedere, a favore dell'Europa, ma soprattutto del nostro Paese, la cadenza di quei vincoli e la loro organizzazione, negandone la sacralità e uscendo, quindi, sul serio da una politica di austerity, che è quella che ci ha condotto ai dati ISTAT di oggi. Come potremo farlo se non avremo colto l'opportunità di svincolarci, come altri Paesi, da questo impianto, lasciando questi aspetti al giudizio dei Governi, della politica, ma soprattutto della volontà popolare? (Applausi dal Gruppo Misto-ILC e del senatore Buemi).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.8, presentato dal senatore Tremonti e da altri senatori, identico agli emendamenti 30.9, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori, 30.10, presentato dal senatore Candiani e da altri senatori, e 30.11, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B). (Il senatore Marton fa segno di voler intervenire, indicando i banchi del Gruppo PD).

Prego i senatori Segretari di seguire i lavori.

MARTON (M5S). Signor Presidente, le tessere sono sempre lì.

PRESIDENTE. Richiamo l'attenzione dei senatori Segretari, io non posso seguire tutto. (Applausi ironici dei senatori Crimi e Airola).

AIROLA (M5S). Ma è modo di condurre l'Aula? Sveglia! (Viene estratta una tessera dal dispositivo di voto. Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.12, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.13, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Senatore Arrigoni, annulliamo la votazione. Ha facoltà di parlare.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, con l'emendamento 30.13 chiediamo che il gettito dei tributi e delle entrate proprie dei Comuni non possa essere assegnato allo Stato. Siamo stanchi che, dal Governo Monti, passando da quello Letta e arrivando a quello Renzi, lo Stato utilizzi i sindaci per fare gli esattori. Ricordo che vi sono tributi, come l'IMU di categoria D, che finiscono totalmente nelle casse dello Stato.

Gli enti del Nord rinunciano volentieri ai quattro soldi del Fondo di solidarietà, ma si vogliono tenere tutti i tributi propri. È uno scandalo che noi denunciamo. Invitiamo tutti i senatori dell'Assemblea ad approvare questo emendamento. I sindaci non possono fare gli esattori per conto dello Stato. (Applausi dai Gruppi LN-Aut e Misto-ILC).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.13, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione). (Il senatore Orellana fa cenno di voler intervenire).

Senatore Orellana, può intervenire sul prossimo emendamento, che è simile.

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.14.

ORELLANA (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ORELLANA (Misto-ILC). Signor Presidente, vorrei fare una dichiarazione di voto. Ritengo che in un sistema solidale, anche se stiamo andando verso una forma di federalismo in cui ci sono organi territoriali come le Regioni e le Città metropolitane, l'elemento tributario debba rimanere allo Stato centrale, quindi tutte le risorse in entrata dovrebbero andare il più possibile allo Stato. Abbiamo già le addizionali regionali e comunali che contribuiscono a finanziare questi enti intermedi, ma soprattutto l'emendamento 30.14 dà autonomia attribuita alle Regioni e quindi non vedo perché dobbiamo votare a favore.

CRIMI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, mi rifaccio a quello che aveva detto il senatore Gaetti all'inizio di questa seduta. Avevate previsto 80 ore per le votazioni; stiamo votando, sono ancora disponibili 75 ore di tempo per le votazioni (vi prego di verificare). Pertanto, per le votazioni date almeno il tempo di intervenire a chi chiede di farlo - almeno quello - senza fare tanto gli sbruffoni (Proteste dai Gruppi PD e SCpI).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.14, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.15, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.16

D'ANNA (GAL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ANNA (GAL). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Vorrei sapere se è stato completamente abolito...

PRESIDENTE. Sull'ordine dei lavori do la parola solo al Capogruppo, se c'è.

D'ANNA (GAL). Sono io il Capogruppo, mi dispiace per lei. (Applausi ironici. Ilarità). Mi faccia capire sulla base di quale punto regolamentare lei, nonostante la disponibilità di tempo che il senatore Crimi poc'anzi rammentava, ha decretato che i Gruppi o i Capigruppo o espressioni del Gruppo non possono fare la dichiarazione di voto, fosse anche di dieci secondi. Lo dico per svelenire anche il clima: lei ricorda la trasmissione «Il musichiere»? Lei mi ricorda Mario Riva.

PRESIDENTE. La ringrazio per l'accostamento che mi fa veramente piacere.

D'ANNA (GAL). Mi può rispondere? Si può fare la dichiarazione di voto?

PRESIDENTE. Se la vuole fare sì, ma se vuole fare altre argomentazioni mi dispiace. Le sue sono più musicali.

D'ANNA (GAL). Io ho capito benissimo che domani viene il Presidente del Consiglio e ci dobbiamo far trovare con il grembiulino pulito e il compito fatto. (Applausi del senatore Buemi). Io questo l'ho capito, però non precluda, non conculchi i diritti elementari dei senatori. Lei è al di sopra delle parti. Cosa le interessa il fatto di concludere un'ora prima o un'ora dopo?

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, intervengo sulla stessa questione che abbiamo già posto prima quando dovevamo illustrare gli emendamenti e abbiamo fatto tutti una corsa accelerata su questioni, come si è visto, molto complesse.

Pertanto, signor Presidente, visto che è nella sua facoltà e avendo comunque a disposizione un monte ore che non è stato consumato, le chiedo di fare in modo che si possa intervenire per fare delle dichiarazioni di voto che abbiano un po' di senso, anche perché mi pare che il decreto-legge competitività non sia ancora in arrivo (forse arriverà questa notte), quindi ritengo che lei non abbia un obbligo di sbrigarsi immediatamente per affrontare il decreto-legge.

PRESIDENTE. Senatrice, le do la parola per dichiarazione di voto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.16, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.17, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.18, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.19, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.20, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.21.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, almeno l'annuncio di voto vorrei farlo.

PRESIDENTE. Lo può fare sull'emendamento 30.21.

DE PETRIS (Misto-SEL). Avevo alzato la mano anche prima.

Quanto previsto nell'emendamento 30.21 si estende non soltanto all'Unione europea, ma anche agli accordi con gli altri organismi internazionali. Dichiaro pertanto il voto favorevole su questo emendamento e anche sull'emendamento 30.22.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.21, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.22.

CANDIANI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CANDIANI (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo per un richiamo al Regolamento, anche per memoria del senatore Barani, che spesso e volentieri credo che, per eccesso di confidenza, si dimentichi le proprie attribuzioni.

PRESIDENTE. Per favore, per leggere il Regolamento...

CANDIANI (LN-Aut). Articolo 11 del Regolamento: «Attribuzioni dei Segretari. 1. I Segretari sovrintendono alla redazione del processo verbale (...); tengono nota dei Senatori iscritti a parlare (...)».

Senatore Barani, la prego di coadiuvare il Presidente in questa funzione.

PRESIDENTE. Guardi che lo fa egregiamente, anche troppo.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.22, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.23, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.24, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.25, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.26, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.27.

PAGLIARI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Commenti dal Gruppo PD).

PAGLIARI (PD). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 30.28. Non condivido le motivazioni che sono state poste, perché l'emendamento precisava la competenza. Mi auguro che, nel prosieguo delle deliberazioni su questi temi, si possa ritornare su questo aspetto, che completa semplicemente la materia.

Nell'occasione,preannuncio anche il ritiro dell'emendamento 30.81.

MUSSINI (Misto-MovX). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSSINI (Misto-MovX). Signor Presidente, vorrei far mio l'emendamento 30.28 del senatore Pagliari.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.27, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 3.28, presentato dal senatore Pagliari e da altri senatori, successivamente ritirato dai proponenti e fatto proprio dalla senatrice Mussini, identico all'emendamento 30.29, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.30, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.31, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.32, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

BULGARELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Annullo la votazione sull'emendamento 30.32. Ne ha facoltà.

BULGARELLI (M5S). Signor Presidente, vorrei soltanto avvisare che sull'emendamento 30.35 vorrei intervenire per dichiarazione di voto. Poiché andiamo molto veloce, ho pensato di anticiparglielo.

PRESIDENTE. Ha fatto bene ad anticiparlo, se però fate la richiesta per iscritto e la consegnate agli assistenti, ci facilitate il compito e favorite la celerità.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, intervengo per ricordarle che sull'emendamento 30.33 noi avevamo chiesto un voto segreto, non lo so se le consta.

PRESIDENTE. Siamo ancora all'emendamento 30.32.

DE PETRIS (Misto-SEL). Glielo volevo ricordare in anticipo.

PRESIDENTE. Vedremo se c'è conferma di questo.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.32, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.33, sul quale da parte del prescritto numero di senatori è stata presentata richiesta di votazione a scrutinio segreto.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori.

(La richiesta risulta appoggiata).

Ai sensi dell'articolo 113, comma 4, del Regolamento, indìco la votazione a scrutinio segreto dell'emendamento 30.33, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risulta pertanto precluso l'emendamento 30.34.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.35.

BULGARELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, si era prenotata.

BULGARELLI (M5S). Grazie, comandante, lei è sempre gentilissimo, ma non mi metta la nota sul registro per favore, giuro che non dirò niente per meritarla.

PRESIDENTE. Non ho registro.

BULGARELLI (M5S). Questo emendamento parla della tutela delle minoranze. (Brusio). Ascoltatemi, per favore, parlo una volta ogni tanto! L'emendamento 30.35 riguarda la tutela delle minoranze. Mi chiedevo però chi tutelerà gli italiani, visti anche i dati ISTAT che sono usciti oggi per quanto riguarda l'economia e l'andamento della situazione in Italia, ormai credo che anche l'italiano potrebbe essere considerato una minoranza e quindi i cittadini dovrebbero essere tutelati sia con questa riforma costituzionale, sia a livello economico.

Credo quindi che sia il caso, non solo di sospendere questi lavori, ma anche di iniziare a parlare delle cose serie, come dimostra appunto quello che oggi l'ISTAT ha detto. Forse anche all'ISTAT ci saranno solo gufi e rosiconi, non so.

Speriamo che almeno questo emendamento passi, visto che finora non è passato nulla, e che prima o poi anche gli italiani nel loro complesso siano tutelati.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.35, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.36, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.37, presentato dai senatori Lanzillotta e Quagliariello.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.38, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.39, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione della prima parte dell'emendamento 30.41.

FUCKSIA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà, per un minuto.

FUCKSIA (M5S). Signor Presidente, l'emendamento 30.41 riguarda la semplificazione amministrativa, il che vuol dire vederci più chiaro e meglio, così che tutto sia più facile e più comprensibile, rendendo anche più logico il funzionamento dell'amministrazione. Semplificare l'azione amministrativa vuol dire tagliare passaggi procedurali, controlli e adempimenti inutili ovvero eliminare tutto ciò che è superfluo o addirittura dannoso per un buon funzionamento dell'amministrazione.

La semplificazione amministrativa è un mezzo per migliorare il rapporto con l'amministrazione dei cittadini, dei soggetti economici, delle formazioni sociali, nonché ovviamente di tutti coloro che operano all'interno del sistema amministrativo stesso.

In questo senso la semplificazione amministrativa si può considerare sinonimo di riforma amministrativa, cioè di un cambiamento complessivo dell'amministrazione finalizzato a rendere la sua azione più efficiente, rapida ed economica.

La premessa di cui sopra ha lo scopo di evidenziare l'importanza di una competenza esclusiva dello Stato in materia, in modo di consentire ed assicurare l'utilizzo conforme degli strumenti di semplificazione su tutto il territorio nazionale, con conseguente beneficio per tutti i cittadini italiani.

PRESIDENTE. La invito a concludere, senatrice.

FUCKSIA (M5S). Si ritiene inoltre precisare, per maggior chiarezza, che la semplificazione amministrativa si applica a tutta l'azione della pubblica amministrazione di cui il procedimento risulta, per quanto importante, un sottoinsieme.

A nostro avviso appare dunque opportuna nel testo la precisazione che si propone con l'emendamento in esame. (Applausi dal Gruppo M5S).

FATTORI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione...

PRESIDENTE. Le ricordo però che è già intervenuta la senatrice Fucksia per il suo Gruppo.

FATTORI (M5S). Domando però di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola. (Proteste dal Gruppo PD).

FATTORI (M5S). Signor Presidente, mi scusi, ma non intervengo mai e, se decido di intervenire, evidentemente c'è un motivo, per cui vorrei che il dibattito continuasse a svolgersi in maniera civile, anche nel rispetto delle persone che non parlano mai e che magari hanno qualcosa da dire.

Il mio Gruppo ha deciso di non partecipare alle votazioni perché in questo momento ci sono altre priorità per il Paese, come ci dicono i dati ISTAT. (Applausi dal Gruppo M5S). Ciò nonostante, io voterò in dissenso dal mio Gruppo su questo emendamento perché credo che la semplificazione sia comunque un dovere intrinseco di uno Stato civile: non ha senso introdurre norme per la semplificazione in una Costituzione, quando si tratta di norme di procedura amministrativa che dovrebbero essere soltanto delle norme di buon senso.

Credo che con tutti questi emendamenti, che vanno abbastanza nel dettaglio rispetto a quelle che dovrebbero essere invece delle procedure di buonsenso, stiamo veramente rovinando la nostra Costituzione, che è bellissima così com'è, mentre viene manipolata da persone che non hanno il diritto di farlo, compresi noi che non siamo legittimati. (Applausi dal Gruppo M5S).

BENCINI (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà per un minuto.

BENCINI (Misto-ILC). Signor Presidente, in parte mi ha bruciato la senatrice Fattori, nel senso che concordo col ribadire che è importante la semplificazione a livello amministrativo, ma credo che sia pleonastico introdurre questo aspetto all'interno di un articolo della Costituzione. È intrinseco il fatto che, quando si fanno delle leggi e si organizza un'amministrazione pubblica, lo si debba fare nel modo più snello e congruo possibile.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo sulla prima parte dell'emendamento 30.41, presentato dalla senatrice Fucksia e da altri senatori, fino alle parole «semplificazione amministrativa».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 30.41 e l'emendamento 30.40.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.42, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.43, presentato dal senatore Ichino e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.44, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.45.

ICHINO (SCpI). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ICHINO (SCpI). Signor Presidente, avevo comunicato per iscritto il ritiro degli emendamenti 30.43 e 30.45. (Proteste dal Gruppo LN-Aut). Chiedo pertanto che venga annullata la votazione sull'emendamento 30.43.

PRESIDENTE. Ormai è stato votato.

ICHINO (SCpI). Non avrebbe potuto essere votato, dal momento che l'avevo ritirato.

SANTANGELO (M5S). Ha ragione!

ICHINO (SCpI). Ho presentato un documento scritto alla Presidenza almeno mezz'ora fa.

PRESIDENTE. A chi è arrivato il documento non lo sappiamo: verifichiamo dunque se c'è un documento sul ritiro di questi emendamenti.

ICHINO (SCpI). L'ho consegnato agli Uffici.

PRESIDENTE. C'è una dichiarazione di ritiro, d'accordo: annulliamo la votazione dell'emendamento 30.43, che è stato ritirato insieme all'emendamento 30.45.

CASINI (PI). Un altro annullamento?

PRESIDENTE. Calma, colleghi.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.46.

DIRINDIN (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIRINDIN (PD). Signor Presidente, vorrei soltanto ricordare all'Aula che in quest'emendamento si chiede che la disciplina delle politiche sociali si collochi nella cornice generale riservata alla competenza esclusiva dello Stato e che questa disciplina rientri nella categoria giuridica denominata «norme generali», che è nota e non crea incoerenze, discrezionalità o confusione, perché è già stata ampiamente definita bene dalla Corte costituzionale.

ROMANI Maurizio (Misto-MovX). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ROMANI Maurizio (Misto-MovX). Signor Presidente, per prima cosa desidero aggiungere la mia firma a quest'emendamento 30.46 e al successivo, della senatrice Dirindin.

Vorrei poi aggiungere di essere rimasto abbastanza allibito dal fatto che di questo Titolo V e dell'articolo 117 della Costituzione non si sia minimamente parlato in Commissione e si sia risolto il problema della discussione in Aula in un discorso tra senatori, senza riuscire a capire cosa volessero dire i relatori, che hanno speso due o tre parole sull'articolo 116, saltando completamente il 117.

Tra l'altro, nella discussione, l'espressione «disposizioni generali e comuni per la tutela della salute» vuol dire tutto e nulla. Lo stesso è stato fatto un riferimento alle disposizioni generali e comuni per le norme dell'ordinamento scolastico e lo stesso ancora sull'ambiente. Mi sembra una cosa totalmente ridicola.

FATTORI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FATTORI (M5S). Signor Presidente, vorrei chiedere se è possibile aggiungere la firma a quest'emendamento, perché la sanità è un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

PRESIDENTE. Chiedo alla senatrice Dirindin se è d'accordo.

DIRINDIN (PD). Sì, signor Presidente.

FATTORI (M5S). Vorrei poi chiedere, se possibile, di aggiungere la mia firma anche a tutti gli emendamenti riferiti all'articolo 30 tendenti a garantire i livelli essenziali di assistenza.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

FUCKSIA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FUCKSIA (M5S). Signor Presidente, desidero aggiungere anch'io la mia firma all'emendamento 30.46.

PRESIDENTE. Chiedo alla senatrice Dirindin se è d'accordo.

DIRINDIN (PD). Certamente, signor Presidente.

URAS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, desidero dichiarare il voto favorevole all'emendamento in esame. Uno che, come me, conduce una battaglia per le autonomie speciali e per una più consistente autonomia regionale ritiene comunque che queste siano materie che devono essere trattate con grande uniformità, in maniera tale da garantire a tutti i cittadini italiani i medesimi diritti.

DE BIASI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE BIASI (PD). Signor Presidente, vorrei formulare una proposta a firma mia, della senatrice Bianconi e del senatore Romano, per chiedere al Governo di impegnarsi ad assumere le iniziative opportune affinché nel seguito dell'iter della riforma costituzionale possa essere ulteriormente precisata la competenza legislativa dello Stato sull'insieme delle politiche sociali.

Lo dico perché l'emendamento che ho sottoscritto, così come anche il successivo, meritano il massimo dell'attenzione.

Vi sono evidentemente motivazioni per le quali non è possibile dare un parere positivo. Credo sia giusto rimanga traccia, non soltanto nel dibattito ma nei dispositivi decisionali, dell'indirizzo del Governo in questo senso.

Chiedo quindi alle senatrici Guerra e Dirindin, firmatarie degli emendamenti 30.46 e 30.47, di ritirare i rispettivi emendamenti votando questo ordine del giorno in modo tale che rimanga nell'impianto delle decisioni prese, e non solo nel dibattito, traccia dell'importanza dell'inserimento delle politiche sociali nei livelli nazionali.

PRESIDENTE. Senatrice Dirindin, accoglie la proposta avanzata dalla senatrice De Biasi di ritirare il suo emendamento e di trasformarlo in un ordine del giorno?

DIRINDIN (PD). Signor Presidente, apprezzo molto lo sforzo della collega De Biasi, ma credo che continuare a rinviare non sia la strategia migliore. Quindi propongo di sottoporre il mio emendamento a votazione. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto-MovX).

PRESIDENTE. Senatrice Guerra, la proposta è stata rivolta anche a lei.

GUERRA (PD). Signor Presidente, l'emendamento è molto semplice perché equipara le politiche sociali a istruzione e salute. Purtroppo si tratta di esprimere un sì o un no, non c'è bisogno di altre elucubrazioni. (Applausi dal Gruppo Misto-MovX).

MOLINARI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MOLINARI (M5S). Signor Presidente, chiedo di sottoscrivere l'emendamento 30.46, importantissimo perché ci ricorda quando dicevamo e cioè che toccare la Parte seconda della Costituzione va ad incidere sui diritti fondamentali previsti nella prima. Qui ci vengono ricordati quei diritti fondamentali che caratterizzano le costituzioni nate dopo la liberazione nazifascista, che sono la tutela dei diritti sociali e civili, invisi alle varie organizzazioni finanziarie che vorrebbero abolire questa Costituzione; e quest'Aula non lo deve dimenticare! (Applausi dal Gruppo M5S).

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, vorrei chiedere di aggiungere la mia firma all'ordine del giorno della senatrice De Biasi.

PRESIDENTE. Senatrice Rizzotti, l'emendamento 30.46 non è stato trasformato in un ordine del giorno.

RIZZOTTI (FI-PdL XVII). La senatrice De Biasi lo ha appena presentato alla relatrice Finocchiaro.

PRESIDENTE. Si tratta di un altro ordine del giorno? La senatrice Dirindin non ha accettato di trasformare il suo emendamento in un ordine del giorno, ma ha chiesto che venga votato.

Colleghi, ci sono dei termini per la presentazione degli ordini del giorno, non si può procedere in questo modo.

DI GIORGI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIORGI (PD). Signor Presidente, intervengo per dire che ero tra i firmatari di questo emendamento, e che ora ritiro la firma. Credo che le osservazioni della senatrice De Biasi siano giuste, in analogia con quanto è stato fatto anche per un altro emendamento relativo al diritto allo studio. Il tema è lo stesso e quindi credo che un ordine del giorno al Governo sia più che utile.

Spero quindi che l'ordine del giorno venga presentato e mi dicono che è già stato fatto. Ritiro quindi la mia firma dall'emendamento 30.46.

D'ANNA (GAL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'ANNA (GAL). Signor Presidente intervengo per due ragioni. La prima per chiedere alla collega Dirindin di poter sottoscrivere il suo emendamento. La seconda, per dichiarare il voto favorevole del Gruppo, essendo meritevole la considerazione che la senatrice Dirindin intende introdurre all'interno di un sistema sanitario, che da quando è passato alle Regioni è un po' il vestito di Arlecchino.

Lo stesso dicasi per il riparto del Fondo sanitario, che crea disarmonie e discrasie rispetto alla possibilità delle varie Regioni di garantire i livelli essenziali di assistenza.

Pertanto, richiamare tale principio in Costituzione potrebbe portare di conseguenza sia all'adozione dei costi standard, sia ad un diverso metodo di finanziamento del sistema e del riparto alle Regioni del Fondo sanitario.

COMPAGNA (NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMPAGNA (NCD). Signor Presidente, in analogia con la formulazione lessicale che avevo sostenuto nel mio emendamento, quella della collega Dirindin mi pare soddisfacente, o comunque più vicina alla mia, rispetto alla vicenda di legislazione sociale che si ricongiunge a quella sanitaria dei livelli essenziali.

TAVERNA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TAVERNA (M5S). Signor Presidente, ringrazio la senatrice Dirindin per il coraggio e l'ottima iniziativa e le chiedo cortesemente di poter apporre la mia firma al suo emendamento.

BIANCONI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIANCONI (NCD). Presidente, vorrei ritirare la mia firma agli emendamenti 30.46 e 30.47 e chiedere ai colleghi di ripensare sulla proposta fatta dalla senatrice De Biasi all'Aula, e cioè di impegnare il Governo attraverso un ordine del giorno a rivedere tutta la materia. Devo ammettere che la norma, così come è uscita dalla Commissione - ringrazio i relatori per lo sforzo che hanno sostenuto - è sicuramente poco chiara.

Quindi, con un attimo di calma e non con la concitazione dell'Aula, tutta quella materia che è assolutamente delicata, complessa e articolata va riscritta in maniera da non creare ulteriore confusione con le materie concorrenti. Così come è scritta nell'articolato la norma porterebbe indubbiamente ad altri contenziosi.

Quindi, chiedo una riflessione ulteriore da parte del Governo e dei relatori ed accettiamo l'ordine del giorno. Riflettiamo ulteriormente e scriviamo in modo migliore questa norma per non ritrovarci come nel 2001.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno deve essere ancora presentato.

D'AMBROSIO LETTIERI (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO LETTIERI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, colleghe e colleghi, in questo tsunami che stiamo affrontando con un tour de force improponibile e irripetibile, abbiamo avuto la fortuna - si tratta senz'altro di una fortuna - per cui il caso ha voluto che si risparmiassero dalla rivoluzione costituzionale gli articoli 3 e 32.

Credo sia questo un fatto estremamente positivo, perché i principi dell'universalità, della solidarietà e dell'equità sono scritti nella storia del tricolore e credo che la Costituzione, all'interno di questi articoli, racchiuda in modo efficace la sintesi di battaglie sociali che hanno portato il nostro Paese a guadagnare livelli di equità e progresso che non possiamo assolutamente lasciare impregiudicati in un momento delicato quale quello che stiamo affrontando.

Su questi presupposti chiedo alle colleghe Dirindin e Guerra di poter sottoscrivere i loro emendamenti ed eventualmente, se dovessero essere trasformati - così come chiede la collega De Biasi - in un ordine del giorno, ritiro la mia firma ai medesimi e l'aggiungo all'ordine del giorno.

È un atto di buona volontà. È un atto che dobbiamo per rispetto nei confronti di chi ha scritto la Costituzione e ha creduto nei valori fondanti della medesima. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dato il gran numero di firme che si chiede di poter apporre o di ritirare, chiunque voglia intervenire in tal senso deve far pervenire alla Presidenza per iscritto la propria intenzione.

BIGNAMI (Misto-MovX). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Senatrice Bignami, se intende intervenire per chiedere di apporre la sua firma....

BIGNAMI (Misto-MovX). Mi spiace, Presidente, ma l'ho già firmato.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BIGNAMI (Misto-MovX). Ma di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando di cosa?

Stiamo parlando dei diritti civili e sociali in un Paese cosiddetto democratico? Disposizioni generali per la tutela della salute: avete votato un Senato che non garantisce le minoranze e adesso ci scandalizziamo per questa cosa? (Applausi dal Gruppo M5S). È allucinante! Non riesco veramente a capire cosa cambi. Ci vuole solo coraggio. Abbiate, dunque, un po' di coraggio. Stimo tantissimo la collega Guerra, che è una senatrice preparata. Lei ha notato che manca questa cosa: mettiamola.

Ministro, abbia un po' di coraggio. Il provvedimento deve passare ancora alla Camera dei deputati, poi dovrà tornare all'esame del Senato. Cosa faremmo mai? Di danni ne abbiamo già fatti a sufficienza. Garantiamo almeno la tutela della salute e i diritti civili e sociali. (Applausi dai Gruppi M5S, Misto-MovX e Misto-SEL).

BOCCHINO (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-ILC). Signor Presidente, chiedo innanzi tutto di sottoscrivere l'emendamento 30.46. Inoltre, dichiaro su di esso il voto favorevole e sottolineo che, in particolare, alla lettera m-bis) propone la dizione «norme generali». Si tratta di un argomento molto importante su cui mi riservo di intervenire in occasione della votazione di un prossimo emendamento a mia prima firma, che tra l'altro ripristina il testo governativo ed elimina una serie di ambiguità sorte con la disposizione introdotta dai relatori. (Applausi della senatrice Bignami).

GUERRA (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GUERRA (PD). Signor Presidente, tengo moltissimo a questo tema e vorrei sottolineare che forse è stato un po' frainteso perché l'intervento è molto chirurgico. Si tratta cioè soltanto di portare le politiche sociali allo stesso livello previsto nel testo attualmente in votazione per l'istruzione e la salute.

Da questo punto di vista, accetto la proposta di ritirare l'emendamento 30.47 e trasformarlo in un ordine del giorno per massimizzare il risultato a cui tengo davvero in modo particolare. (Applausi dal Gruppo PD).

URAS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

URAS (Misto-SEL). Signor Presidente, siamo firmatari di questo emendamento e non intendiamo ritirarlo e conseguentemente trasformarlo in un ordine del giorno. Stiamo parlando di una questione molto seria per la quale chiedo l'attenzione del Governo e dei relatori. Si tratta, infatti, di garantire a tutti i cittadini italiani i medesimi livelli di servizio.

Su questa vicenda alcuni di voi hanno aperto un contenzioso pesantissimo con altre forze politiche e per altri territori del Paese. Non è accettabile che questo principio venga violato.

ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, chiedo che l'emendamento 30.46 venga votato per parti separate. La prima parte è quella che riguarda la lettera m) e riguarda i diritti civili e sociali, la seconda parte è quella della lettera m-bis)e riguarda le questioni sanitarie e le politiche sociali. Credo, signor Presidente, di essere stato chiaro.

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, so che il mio intervento è un po' in controtendenza rispetto a quello dei colleghi che mi hanno preceduto.

Invito tutti i senatori a svolgere una riflessione. Con questa riforma abbiamo praticamente svuotato le competenze legislative delle Regioni e una competenza dopo l'altra passa nella competenza primaria dello Stato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). Vi è una vera e propria corsa per aggiungere una competenza dopo l'altra a quelle esclusive dello Stato. A un certo punto, dobbiamo chiederci che senso abbia mantenere le Regioni se alla fine non decidiamo cosa devono fare in futuro. (Applausi del senatore Candiani). Infatti, se non possono neanche fare le politiche sociali, mi domando a cosa servano le Regioni. (Applausi dei senatori Bisinella e Arrigoni).

A un certo punto bisogna dire basta. Noi siamo partiti dal voler correggere alcune distorsioni della riforma del 2001, poi però è venuta fuori una vera e propria controriforma. Invito i colleghi a riflettere su questo punto e comunque il Gruppo Per le Autonomie voterà contro l'emendamento. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

FINOCCHIARO, relatrice. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FINOCCHIARO, relatrice. Voglio intervenire perché anche questa discussione ha posto tanti temi e vorrei che ciascun collega sapesse cosa vota nell'affrontare gli emendamenti che adesso vengono al nostro esame.

Vorrei innanzitutto rassicurare i colleghi sul fatto che noi siamo partiti esattamente dalla necessità di evitare che su temi particolarmente delicati come la salute e l'istruzione potesse replicarsi quel conflitto tra Stato e Regioni che si è verificato sino a questo momento. Come i colleghi ricordano, a Costituzione vigente le materie della tutela della salute e dell'istruzione sono materie di legislazione concorrente. Ecco perché nell'affrontare la questione noi abbiamo ritenuto di riservare alla competenza esclusiva dello Stato la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Abbiamo detto inoltre che appartiene alla competenza esclusiva dello Stato l'emanare disposizioni generali e comuni; comuni nel senso che assicurino l'uniformità sul territorio nazionale, per la tutela della salute, per la sicurezza alimentare e per la tutela e sicurezza del lavoro.

Nel frattempo, la giurisprudenza costituzionale intervenuta nei casi di conflitto ci ha detto esplicitamente due cose, proprio con sentenze in materia di sanità. Innanzitutto ci ha detto dice che adoperare l'espressione «norme generali» in realtà attribuiva allo Stato una competenza legislativa pervasiva anche negli ambiti dell'organizzazione territoriale dei presidi sanitari. La seconda cosa che la Corte costituzionale ci ha detto è che indubitabilmente appartengono alle Regione le attività di programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali che, infatti, nel testo che è all'esame dell'Aula, sono affidati alla competenza delle Regioni, essendo sparita la legislazione concorrente.

Colleghi, dico questo proprio per evitare che su un tema sul quale tutti abbiamo una sensibilità particolare si possano ingenerare equivoci in Aula. In questo senso l'emendamento della senatrice Dirindin si limita a ribadire quanto è già scritto alla lettera m) dell'articolo 117, replicandolo identicamente, con un'unica modifica, oltre a dividere in lettera m) e m-bis), che reintroduce l'espressione «norme generali »; espressione che, come sappiamo, è stata essa stessa origine di conflitto che poi la Corte costituzionale ogni volta è dovuta intervenire a dirimere. In questo senso, prego la senatrice Dirindin di ritirare il suo emendamento. (Commenti dal Gruppo M5S). Noi accoglieremmo, a conferma di questo spirito unificante dell'Aula di particolare attenzione nei confronti di questi temi, l'ordine del giorno presentato dalla senatrice De Biasi, dalla senatrice Bianconi e dal senatore Romano che, tra l'altro, vale a riaffermare la particolare cura con la quale il Senato ha scritto e difende questo testo, che è solo in prima lettura. (Applausi dai Gruppi PD e NCD e dal senatoreRomani Paolo).

DIRINDIN (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIRINDIN (PD). Oggi pomeriggio ho esordito dicendo che su questi temi si era discusso troppo poco. Abbiamo cercato di discutere in maniera utile in questo caso, e non siamo pervenuti a un chiarimento. Mi sembra che i chiarimenti siano tutti legati a interpretazioni sulle quali c'è difformità anche nella giurisprudenza, comprese le relazioni che i saggi hanno presentato l'anno scorso.

Come ho detto prima, apprezzo l'attenzione che finalmente oggi pomeriggio è stata data a questo tema. Dico «finalmente», e mi scuso per il termine un po' forte, ma mi sembra che altrimenti rischiavamo di trattare il Titolo V in maniera assolutamente superficiale. Siccome credo che ognuno di noi si sia fatto una sua idea, mi permetto solo di aggiungere, a quello che molto attentamente la relatrice Finocchiaro ha dichiarato, che nel mio emendamento, oltre a ripristinare norme generali, abbiamo inserito anche le politiche sociali.

Quindi, nel mio emendamento vi sono due proposte di modifica, mentre in quello della collega Guerra vi è soltanto la modifica riguardante delle politiche sociali e non il riferimento alle sole norme generali.

Siccome abbiamo aspettato tanto, penso che forse ci siamo fatti un'idea, per cui verifichiamo l'Aula che cosa pensa. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto-SEL).

PRESIDENTE. Metto ai voti la proposta di votazione per parti separate dell'emendamento 30.46, avanzata dal senatore Arrigoni.

Non è approvata.

ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatore Arrigoni, mi pare che il dibattito sia stato ampio.

ARRIGONI (LN-Aut). Vorrei intervenire sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Considerato che gli emendamenti 30.46 e 30.47 sono identici nella prima parte, ossia nella lettera m), le chiedo di mettere in votazione solo la prima parte dell'emendamento 30.46.

PRESIDENTE. Senatore Arrigoni, lei è rimasto un po' indietro, perché l'emendamento 30.47 è stato già trasformato nell'ordine del giorno G30.700.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.46, presentato dalla senatrice Dirindin e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco...

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Scusi. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, intervengo per una questione di principio. L'emendamento 30.47 la senatrice Guerra può trasformarlo in ordine giorno, ma con il permesso di tutti gli altri firmatari. Noi siamo firmatari, quindi non può ritirarlo.

PRESIDENTE. C'è un parere della Giunta per il Regolamento che dice: «Conformemente alla prassi, quando il proponente ritira un emendamento per trasformarlo in ordine giorno ai sensi dell'articolo 95, comma 7, del Regolamento, gli altri firmatari non possono chiedere la votazione dell'emendamento». Questo è il parere della Giunta per il Regolamento del 13 maggio 2009, riportato in nota al Regolamento. (Commenti della senatrice De Petris).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.48, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.49.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, le ho fatto una domanda prima. Le ho detto che noi siamo presentatori dell'emendamento 30.47...

PRESIDENTE. Forse è la stanchezza. Le ho risposto leggendo una nota che è nel Regolamento. È una decisione della Giunta per il Regolamento e quella applichiamo, secondo una prassi approvata dalla Giunta per il Regolamento. Quindi credo di avere risposto, dopodiché non so di che cosa dobbiamo parlare.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Signor Presidente, vorrei precisare - e lo dico anche a chi dal banco della Presidenza fa segno - che l'emendamento 30.48 è stato messo in votazione mentre si discuteva della questione concernente l'emendamento 30.47. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto-ILC).

PRESIDENTE. Senatrice Petraglia, al contrario. Si è intervenuti mentre la votazione era aperta. Non cerchiamo di cambiare le cose. Prego, intervenga in dichiarazione di voto.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Non c'è stato dato il tempo per fare la dichiarazione di voto.

Con l'emendamento 30.49, che è in piena sintonia con gli emendamenti delle senatrici Dirindin e Guerra, abbiamo voluto introdurre un'ulteriore precisazione, laddove si prevede che è necessario individuare i livelli minimi delle prestazioni. Ciò significa che su tutto il territorio nazionale ci dovrà essere uno standard minimo uguale per tutti, proprio per non creare disparità in ogni Regione sui diritti civili, sui diritti sociali, sulle questioni delle politiche sociali, sulla salute, su tutti quelli... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Prego, concluda senatrice.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Fa niente, Presidente.

PRESIDENTE. Non vuole concludere.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.49, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, glielo dico preventivamente, altrimenti non è possibile. Chiediamo di poter fare la dichiarazione di voto su tutti gli emendamenti. Lo dico preventivamente, signor Presidente.

PRESIDENTE. I tempi sono esauriti, veramente.

DE PETRIS (Misto-SEL). L'annuncio di voto, Presidente.

PRESIDENTE. Per l'annuncio di voto saranno dieci secondi.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.50, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.51, presentato dalla senatrice Fucksia e da altri senatori.

(Segue la votazione).

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, mi prenoto per il prossimo emendamento.

PRESIDENTE. Mi pare che l'emendamento 30.52 non sia sottoscritto da lei.

DE PETRIS (Misto-SEL). E allora? Non posso fare la dichiarazione di voto?

PRESIDENTE. Lei ha detto che avrebbe fatto la dichiarazione di voto per tutti gli emendamenti di cui è firmataria.

DE PETRIS (Misto-SEL). No.

PRESIDENTE. Vuole fare una dichiarazione di voto per tutti?

DE PETRIS (Misto-SEL). Quando alzo la mano voglio fare la dichiarazione di voto, come fanno tutti.

PRESIDENTE. Lei può fare un annuncio di voto, perché il tempo a sua disposizione è scaduto. Prego. (Commenti. Alcuni senatori indicano il tabellone delle votazioni). Mi scusi, è ancora in corso la votazione precedente. Non è possibile lavorare con continue interruzioni.

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.52.

Prego, senatrice, annunci il voto.

DE PETRIS (Misto-SEL). No, signor Presidente, faccio la dichiarazione di voto. (Commenti dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Senatrice, qualcosa faccia.

DE PETRIS (Misto-SEL). Ma io faccio, signor Presidente. Se vuole può anche spegnermi il microfono! (La senatrice De Petris allontana bruscamente il microfono, che colpisce il senatore De Cristofaro).

PRESIDENTE. Attenzione, senatrice, che fa male al senatore De Cristofaro. Non vogliamo altre violenze in Aula.

BOCCHINO (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, non mi ha fatto parlare!

PRESIDENTE. Ma lei ha spostato il microfono.

BOCCHINO (Misto-ILC). Signor Presidente, mi dia due minuti: l'argomento è importante e non sono potuto intervenire in fase di illustrazione perché ho fatto l'intervento sull'ordine dei lavori, come ricorderà. Vorrei attirare l'attenzione dei relatori...

PRESIDENTE. Se lei interviene per il Gruppo Misto toglie la parola alla capogruppo De Petris. Mettiamoci d'accordo. Senatrice De Petris, interviene lei o il senatore Bocchino per il suo Gruppo?

DE PETRIS (Misto-SEL). Benissimo. Il senatore Bocchino può benissimo parlare; ha chiesto la parola: parli. Poi farò la mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Prego, senatore Bocchino. Lei sta facendo la dichiarazione di voto per il Gruppo Misto. Non ci saranno altri tempi.

BOCCHINO (Misto-ILC). Sull'emendamento 30.52 richiamo l'attenzione dei relatori e del Governo. Si sostituisce l'espressione «disposizioni generali e comuni» con «norme generali».

Io ho seguito quello che ha detto la presidente Finocchiaro nel campo della sanità, ma in quello dell'istruzione è avvenuto esattamente l'opposto, cioè le sentenze della Corte costituzionale hanno dichiarato che lo Stato si è allargato troppo nella materia del dimensionamento scolastico. Le norme emanate dallo Stato sono state dichiarate nulle, solo che nel frattempo si sono persi 1.500 istituti scolastici e 2.500 direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA) nelle scuole.

È quindi necessario cambiare la dizione «disposizioni generali e comuni», di cui nessuno conosce il significato (pertanto si genereranno ulteriori contenziosi presso la Corte costituzionale), e ripristinare la dizione «norme generali», come era la prima formulazione del Governo.

Invito quindi i relatori a esprimersi di nuovo su questo emendamento e a dichiarare la loro contrarietà se insistono in tale posizione. (Applausi dal Gruppo Misto-ILC).

PRESIDENTE. I relatori fanno cenno che confermano il loro parere.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.52, presentato dal senatore Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Sull'emendamento 30.53 è stato espresso un parere contrario, quindi lo trasforma in un ordine del giorno, senatore Mandelli? Se ha predisposto il testo, la invito a darne lettura.

MANDELLI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, leggo le due righe finali del dispositivo: «in sede di applicazione dei principi costituzionali, a preservare l'omogeneità e l'unitarietà dei modelli di assistenza sanitaria per i cittadini, dovendosi intendere riservata allo Stato la materia della tutela della salute».

CALDEROLI, relatore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI, relatore. Signor Presidente, io mi sarei augurato che quello che aveva appena detto la relatrice Finocchiaro venisse ascoltato. Non possiamo continuare a dire che l'acqua calda è calda, perché tutto quello che è stato chiesto c'è già nel testo. Esprimo quindi parere contrario sull'ordine del giorno G30.53.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'ordine del giorno G30.53, presentato dai senatori Mandelli e Fucksia.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.54, presentato dalla senatrice Taverna e da altri senatori. (La senatrice Fucksia fa cenno di voler intervenire).

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.55.

FUCKSIA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FUCKSIA (M5S). Signor Presidente, volevo illustrare i precedenti, ma non sono riuscita ad intervenire. (Proteste dal Gruppo PD). Ebbene sì, sono tornata invisibile; era già successo giorni fa, quando ho tenuto per tre giorni la mano alzata per chiedere la parola. Mi scusi un attimo, signor Presidente, non ho parlato quasi mai. È veramente frustrante per un senatore, portavoce di un certo numero di cittadini, trovarsi all'interno di un Parlamento, che dovrebbe essere per definizione il luogo del confronto, e essere tarpato negli interventi. È veramente frustrante, signor Presidente.

Comunque, senza andare nel dettaglio di come sono stati condotti i lavori e di come è stato soffocato il dialogo in quest'Aula (una cosa che trovo gravissima e penalizzante anche per il risultato di questa pseudoriforma che tireremo fuori), penso che questi emendamenti siano importanti e non sovrabbondanti. Infatti, sappiamo benissimo che tutta la riforma del Titolo V fatta nel 2001, sempre a colpi di maggioranza, perché questa maggioranza ha imparato in tempi lontani e si sa che i maggiori danni all'Italia li ha fatti proprio questa maggioranza... (Il microfono si disattiva automaticamente).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Un annuncio di voto. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, c'è una questione che vorrei sottoporre ai relatori. Questo emendamento aggiunge, dopo le parole «sicurezza alimentare», le parole «qualità alimentare», perché noi non possiamo trattare a livello di competenza statale solo le questioni che riguardano un fatto puramente di sicurezza alimentare.

Vi è un problema generale del Paese, che credo sia di competenza esclusiva dello Stato: la questione della sovranità alimentare e quindi della qualità. Chiedo ai relatori di aggiungere almeno la parola «qualità»; l'emendamento ritornerà anche dopo, come specifica aggiunta alla parola «sicurezza». Lo dico ai relatori: credo che ciò sarebbe molto importante per la salvaguardia del nostro sistema agroalimentare e della nostra agricoltura.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.55, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.56.

PARENTE (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PARENTE (PD). Signor Presidente, ritiro l'emendamento 30.56, con l'auspicio che si crei un clima di coesione politico‑istituzionale tra Stato e Regioni in materia di lavoro, che non consenta più di avere così grandi differenze nel territorio nazionale e di avere anche dispersione di risorse. Sul lavoro occorre una grandissima presa di responsabilità dei livelli istituzionali, perché è la vera emergenza del Paese.

Approfitto di avere la parola, per dire che ritiro gli emendamenti 30.72 e 30.134 ed annuncio la presentazione di un ordine del giorno che mette insieme i due emendamenti.

SACCONI (NCD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SACCONI (NCD). Signor Presidente, trattando comunque il successivo emendamento 30.61 lo stesso argomento trattato dall'emendamento 30.56 della senatrice Parente, anticipo la volontà di ritirarlo, ricordando come nel complesso l'intera Commissione lavoro - credo di interpretare le opinioni di tutte o quasi tutte le colleghe e i colleghi - avrebbe auspicato il trasferimento delle competenze in materia di lavoro, secondo la formula «tutela e sicurezza del lavoro», dalle Regioni allo Stato. Ciò soprattutto allo scopo di organizzare un'omogenea e integrata rete di servizi su tutto il territorio nazionale. Mi unisco pertanto alle considerazioni svolte poco fa dalla collega Parente, affinché, eventualmente con un ordine del giorno redatto rapidamente, si possa sottolineare l'importanza della leale collaborazione tra Stato e Regioni. Purtroppo, l'esperienza delle politiche attive, oltre a tutto necessariamente disgiunte da quelle passive, che sono nella competenza dello Stato, ha dato esiti molto negativi in tutta l'esperienza italiana dall'istituzione delle Regioni, con poche lodevoli eccezioni.

Ricordo che il collega Calderoli utilizzò, a favore delle competenze regionali, ciò che sta scritto in molte osterie, laddove si dice che per colpa di pochi non si fa credito a nessuno. Ho il timore che, a proposito del lavoro, si possa dire il contrario, cioè che per merito di pochi, di poche autonomie regionali o, nel caso della Provincia autonoma di Bolzano, provinciali, si finisca con il fare credito a tutti.

Mi auguro ed insisto che la leale collaborazione, quale attraverso la legge delega sul lavoro stiamo cercando di promuovere, potrà superare le evidenti e patenti inefficienze che i servizi soprattutto pubblici al lavoro presentano in larghissima parte del territorio nazionale.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.57, presentato dal senatore Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.58.

LIUZZI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LIUZZI (FI-PdL XVII). Signor Presidente, lo ritiro.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.59, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.60, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 30.61 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.62, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.63, presentato dai senatori Barani e Zizza.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.64.

PETROCELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, devo necessariamente intervenire sull'ordine dei lavori. Nel pomeriggio le ho inviato una richiesta tramite lettera.

In essa, chiedevo la convocazione urgente di una Capigruppo in considerazione dei dati relativi al PIL, resi pubblici proprio questa mattina dall'ISTAT, che certificano lo stato di recessione in atto nel nostro Paese per il secondo trimestre consecutivo.

Le chiedevo di voler convocare al più presto la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi ritenendo infatti, e lo rimarco qui, che gli effetti di questa situazione debbano essere al più presto valutati nell'Aula del Senato. Pertanto, le scrivevo che è mia intenzione proporre in questa Capigruppo una modifica al calendario dei lavori vigente, al fine di affrontare immediatamente l'esame di provvedimenti relativi a iniziative in materia economica, in materia di lavoro, da tempo depositati in questo Senato sia dal mio che da altri Gruppi parlamentari. Mi riferisco, nel dettaglio, ai provvedimenti sull'anticorruzione, sulla delega del lavoro, sul reddito di cittadinanza e soprattutto mi riferisco a quanto citava una raccomandazione del Consiglio dell'Unione europea all'Italia.

Se mi dà del tempo e non mi interrompe, signor Presidente, vorrei spiegare perché è una questione sulla quale intendo assolutamente far riflettere l'Assemblea. L'Unione europea ci raccomandava nel luglio 2014 di rafforzare le misure di bilancio, di rafforzare la strategia, di procedere in maniera univoca alla riduzione del debito, di valutare l'efficacia della recente riduzione del cuneo fiscale, ma soprattutto di potenziare l'efficacia delle misure anticorruzione, di monitorare tempestivamente gli effetti delle riforme adottate per aumentare l'efficienza della giustizia civile; inoltre, e lo sottolineo, perché se possibile è ancor più grave, chiedeva di rinvigorire l'erogazione di prestiti all'economia reale, promuovere l'accesso delle imprese, soprattutto di quelle di medie e piccole dimensioni, ai finanziamenti non bancari.

PRESIDENTE. Senatore Petrocelli, la prego di concludere.

PETROCELLI (M5S). Vado a concludere, signor Presidente, mi consenta di completare.

L'Unione europea ci chiedeva nella delega lavoro di valutare entro la fine del 2014 gli effetti delle riforme sul mercato del lavoro per la creazione di posti di lavoro, per adoperarsi per una piena tutela sociale dei disoccupati, rafforzare il legame tra le politiche del mercato del lavoro attive e passive e finalmente presentare una tabella di marcia dettagliata degli interventi entro il settembre 2014.

Ora mi sembra opportuna ed urgente la convocazione della Capigruppo per mettere questi temi reali e lavorare… (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Prego, concluda.

PETROCELLI (M5S). …e lavorare per quanto necessario ancora nel mese di agosto, anche dopo l'8 agosto, perché il Paese se lo merita, oltre le riforme costituzionali. (Applausi dai Gruppi M5S e NCD. Congratulazioni).

PRESIDENTE. Senatore Petrocelli, lei ha avanzato una richiesta di modifica di calendario, e come lei sa il preannuncio di modifica di calendario si fa a fine seduta, quindi può reiterare la sua richiesta in quel momento.

Per quanto riguarda la richiesta di convocare la Capigruppo, sono già in corso contatti, dopo che ho ricevuto la sua lettera, con il Ministro competente, per cercare di ottenere una sua disponibilità a venire in Aula. Dopo di che convocheremo la Conferenza dei Capigruppo sapendo che disponibilità c'è.

PETROCELLI (M5S). Prima o dopo l'8 agosto? Spero che sia prima dell'8 agosto!

BOCCHINO (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BOCCHINO (Misto-ILC). Signor Presidente, questo emendamento intende ripristinare la dizione «norme generali sull'istruzione» e vorrei chiedere una cosa ai relatori.

Con questo emendamento non si vuole fare una cosa diversa da quella che i relatori hanno voluto fare con l'emendamento 30.5000, con il quale hanno proposto la soppressione delle parole «disposizioni generali e comuni» per quanto riguarda l'ambiente e l'ecosistema. Dal momento che sulla stampa specializzata ho letto che molti esperti si sono lamentati per il fatto che il richiamo alle «disposizioni generali e comuni» genererà contenziosi, sia nel settore ambiente ed ecosistema, sia nel campo dell'istruzione, voglio porre una domanda ai relatori, che spero mi rispondano.

Come mai i relatori hanno dato parere negativo su un emendamento che fa la stessa cosa di un emendamento da loro presentato, anche se nel campo dell'istruzione, laddove - lo ribadisco - abbiamo avuto tantissimi contenziosi che hanno abolito lo strapotere dello Stato nel campo del dimensionamento scolastico?

Credo che i relatori abbiano il dovere di darmi una risposta, per giustificare il loro parere contrario su questo emendamento.

PRESIDENTE. I relatori confermano il parere contrario?

FINOCCHIARO, relatrice. Signor Presidente, non solo confermo il parere contrario, ma dico - al contrario - che se noi mettessimo norme generali sull'istruzione, come la giurisprudenza costituzionale ci ha insegnato, certificheremmo, consacreremmo e autorizzeremmo esattamente quello che il senatore Bocchino chiama lo strapotere dello Stato nell'istruzione periferica.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.64, presentato dal senatore Bocchino.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.65.

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, siamo allibiti per come si sta gestendo la seduta. Un Capogruppo ha chiesto la convocazione di una Conferenza dei Capigruppo, argomentando la sua richiesta sulla base di impegni che il nostro Stato e il nostro Parlamento devono ottemperare entro settembre. Penso che, se si fosse alzato il presidente Zanda, saremmo già probabilmente nella sala della riunione. (Applausi dal Gruppo M5S e della senatrice Bignami).

PRESIDENTE. Senatore Divina, abbiamo un ordine del giorno che ancora non abbiamo cambiato, così come non abbiamo cambiato il calendario.

DIVINA (LN-Aut). Mi faccia concludere.

PRESIDENTE. Io le do la parola sui temi all'ordine del giorno.

DIVINA (LN-Aut). Se non è un tema all'ordine del giorno l'intervento...

PRESIDENTE. Non è un tema all'ordine del giorno.

DIVINA (LN-Aut). Presidente, lei deve convocare una Conferenza dei Capigruppo o sentire almeno il parere dei Capigruppo.

PRESIDENTE. Le ho già detto che abbiamo chiesto la disponibilità del Governo.

DIVINA (LN-Aut). Ma se non ha sentito nessuno, Presidente.

PRESIDENTE. Questo lo dice lei.

DIVINA (LN-Aut). Capiamo che le sue qualità sono immense, ma non pensavamo che avesse la veggenza!

PRESIDENTE. Senatore Divina, la invito a desistere dal proseguire.

DIVINA (LN-Aut). Altrimenti?

PRESIDENTE. Altrimenti niente.

PALERMO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALERMO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, brevemente voglio far notare il rischio al quale stiamo andando incontro su questo argomento.

È stata sollevata la questione delle disposizioni generali e comuni. Da questo punto di vista vogliamo fare qui una proposta costruttiva.

Sappiamo che la riforma intende ridurre i conflitti. C'è oggi la categoria delle «norme generali»; se ne introduce una nuova, quella delle «disposizioni generali e comuni». La proposta è quella di fare ricorso ad una categoria consolidata in moltissimi ordinamenti, quella cioè dei princìpi generali. Molto chiaro. Se noi tra l'altro introduciamo il termine «disposizioni», che è più specifico di «norme», allarghiamo sicuramente le maglie dell'intervento statale.

La conseguenza è che questa nuova categoria verrà definita nei suoi contenuti specifici dalla Corte, aumentando necessariamente i conflitti.

In pochissimi casi il diritto è una scienza esatta, quasi mai, ma mi sento di dire che in questo caso le conseguenze sono ampiamente prevedibili, sono certe. Almeno sappiamo che cosa andiamo a votare: più conflitti. Possiamo farlo, ma dobbiamo saperlo.

MARTON (M5S). Domando di parlare per annuncio di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARTON (M5S). Ho ascoltato il senatore Palermo e mi ha convinto, per cui non parteciperò al voto.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.65, presentato dal senatore Zeller e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.66.

MUSSINI (Misto-MovX). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MUSSINI (Misto-MovX). Signor Presidente, con la proposta emendativa in esame chiedo di inserire, dopo l'espressione «disposizioni generali e comuni sull'istruzione», la locuzione «e sul diritto allo studio». Abbiamo sentito, anche poco fa, una collega senatrice del PD che ha fatto rilevare come il diritto allo studio sia una materia ancor più ampia, che nella sua definizione allarga quello che un tempo era semplicemente il concetto di istruzione. Quando parliamo di diritto allo studio comprendiamo il diritto di accedere veramente ad un'istruzione e ad un percorso formativo completo ed efficace per gli studenti. Tenendo in considerazione che il diritto allo studio è materia strettamente legata al valore che localmente viene dato allo studio, ritengo particolarmente rilevante questo concetto, per fare in modo che all'interno della definizione nella Costituzione passi l'idea che l'istruzione dev'essere accompagnata dalla vera e propria garanzia del diritto allo studio.

MONTEVECCHI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MONTEVECCHI (M5S). Signor Presidente, nella piena condivisione di quanto appena espresso dalla mia collega Maria Mussini, sottoscrivo l'emendamento ed invito a votarlo.

PRESIDENTE. È d'accordo, senatrice Mussini?

MUSSINI (Misto-MovX). Sì, signor Presidente.

FUCKSIA (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

FUCKSIA (M5S). Signor Presidente, desidero a mia volta sottoscrivere l'emendamento in esame.

PRESIDENTE. È d'accordo, senatrice Mussini?

MUSSINI (Misto-MovX). Sì, signor Presidente.

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, in via di principio dovremmo dire che la collega Mussini ha ragione. Il guaio è che se portassimo la materia tra le competenze dello Stato, in questo Paese - tagli di qua, tagli di là - nessuno avrebbe più il diritto allo studio, che verrebbe tarpato e falcidiato. Vi sono Regioni abbastanza oculate, che riescono a mettere un plafond sul diritto allo studio e consentire che si rispetti la Costituzione: i bisognosi e meritevoli, cioè, si devono lasciar accedere ai percorsi formativi più alti fino all'università. Questo è concesso, cara collega, perché ci sono Regioni che riescono a farlo: quel poco che funziona in questo Paese non diamolo allo Stato, perché sa distruggere tutto.

MUSSINI (Misto-MovX). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Senatrice Mussini, è già intervenuta.

COTTI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo. (Proteste dal Gruppo PD).

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

COTTI (M5S). Signor Presidente, intervengo in dissenso dal mio Gruppo e dall'intervento della senatrice Montevecchi perché quest'emendamento non pone solo la questione lessicale di sostituire la parola «istruzione» con l'espressione «diritto allo studio», che nella proposta di riforma è previsto tra le competenze esclusive regionali, nell'ambito delle quali sono d'accordo a lasciarlo senza portarlo tra quelle dello Stato. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

Per questa ragione, non voterò come proposto dalle senatrici Mussini e Montevecchi.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.66, presentato dalla senatrice Mussini e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.67, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.68, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.69, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 30.70 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G30.70 dalla senatrice Puglisi: non appena sarà disponibile il testo, lo valuteremo.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.71, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 30.72 è stato ritirato e trasformato, insieme all'emendamento 30.134, in un ordine del giorno.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo della prima parte dell'emendamento 30.73, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori, fino alla parola «istruzione».

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi la restante parte dell'emendamento 30.73 e l'emendamento 30.74.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.75, presentato dalla senatrice DePetris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.76.

SERRA (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SERRA (M5S). Signor Presidente, questo emendamento è fondamentale per quanto riguarda la continuità didattica. Non solo è fondamentale, è vitale la continuità didattica e l'integrazione dei ragazzi con disabilità. Vi chiedo, per favore, di votare a favore. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.76, presentato dalla senatrice Serra e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.77.

DIVINA (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DIVINA (LN-Aut). Signor Presidente, portare la previdenza complementare integrativa sotto la competenza dello Stato vuol dire smantellare un sistema partito qualche decennio fa e che funziona veramente. Non so quante, ma parecchie Regioni hanno istituito i Fondi regionali di previdenza complementare integrativa. Hanno quindi accantonato quote importanti di TFR perché le categorie commercio, industria, artigianato, oltre al comparto pubblico, vi hanno messo parte dei TFR e parte degli accantonamenti, delle trattenute.

Dire che ora tutto ciò non c'è più e passa sotto la competenza dello Stato, significa smantellare una delle poche cose che hanno funzionato in materia di previdenza integrativa. Pensiamo sia un errore grave perché questo emendamento consente di salvare quel sistema.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Domando di parlare per dichiarazione di voto in dissenso dal mio Gruppo.

PRESIDENTE. Ne prendo atto e le do la parola.

BONFRISCO (FI-PdL XVII). Signor Presidente, intervengo rapidamente per una dichiarazione di voto in dissenso al fine di sottolineare quanto sia importante focalizzare la nostra attenzione su un tema che riguarda il futuro di tutti noi.

In molte Regioni esistono le principali e più importanti esperienze di organizzazione di fondi di previdenza integrativa, obbligatoria o facoltativa, che consistono nell'accantonamento di importanti risorse a favore dei lavoratori.

Andiamo verso un sistema previdenziale che ci lascerà sempre meno protetti e ci ridurrà sempre più poveri rispetto a ciò che abbiamo versato. Questa, invece, è una parte che dobbiamo tutelare per garantire il futuro dei nostri cittadini, in particolare di chi lavora e che in questo modo può vedere assicurata la propria pensione.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.77, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.78.

LEPRI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LEPRI (PD). Signor Presidente, intervengo per annunciare il ritiro degli emendamenti 30.78, 30.132 e 30.140 non prima di aver evidenziato come sul tema delle politiche attive del lavoro, riprendendo anche interventi di altri colleghi, la formulazione del disposto «competenze statali e regionali» mi sembra non soddisfacente. La formulazione che avevo avanzato era di attribuire allo Stato le disposizioni generali e comuni per le politiche attive di attribuire alle Regioni la programmazione e l'organizzazione. Non si è voluto considerare questa come altre proposte. Confido nel fatto che nel corso delle varie letture si possa rimettere mano a tale questione.

PRESIDENTE. Ne prendiamo atto.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.79, presentato dal senatore Mauro Giovanni e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.80, presentato dal senatore De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 30.81 è stato ritirato.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.82, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.83, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.84.

PALERMO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALERMO (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Siccome è stato già votato un emendamento dei relatori, lo ritiro.

PRESIDENTE. La Presidenza ne prende atto.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.85.

CROSIO (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CROSIO (LN-Aut).Signor Presidente, intervengo sugli emendamenti 30.85 e 30.86.

Vorremmo lasciare in capo allo Stato la programmazione strategica del commercio con l'estero e tutte le funzioni relative. È evidente, infatti, quanto sia fondamentale che nel Paese vi sia un indirizzo generale specialmente per quanto riguarda il commercio estero.

Nelle Regioni e nelle Province di confine si ha veramente il metro di giudizio e la percezione di come il commercio si modifichi in tempo reale. Al giorno d'oggi ci sono situazioni che creano - e lo vediamo proprio in questi mesi - condizioni diverse nell'evoluzione quotidiana. Lo percepisce naturalmente chi nel territorio, partendo dalle camere di commercio, tanto impiega e tanto lavoro e risorse mette a disposizione proprio per favorire questo commercio verso l'estero. Mi riferisco in modo particolare a quelle Province che confinano con Stati esteri, dove si ha il problema della fuga delle aziende verso quelle zone oltre confine nelle quali si trovano condizioni favorevoli nel campo del lavoro.

Il problema è maggiore se la programmazione viene fatta - ahimè - in maniera asettica a livello centrale dello Stato, perché - mi permetta - non si ha il metro e il termometro di come si svolge l'economia nel momento. Per esperienza personale questo ci preoccupa molto.

Con gli emendamenti in esame vogliamo quindi agevolare questa situazione.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.85, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.86, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.87.

BATTISTA (Misto-ILC). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BATTISTA (Misto-ILC). Signor Presidente, vorrei dichiarare la mia astensione nella precedente votazione, perché il contenuto dei due emendamenti 30.85 e 30.86 è difforme: da una parte aggiungete e dall'altra parte togliete.

PRESIDENTE. Sono due ipotesi alternative: poteva approvare l'una e non l'altra. In ogni caso, la ringrazio dell'intervento.

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.87, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.88, presentato dalla senatrice De Petris e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.5000.

MARINELLO (NCD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARINELLO (NCD). Signor Presidente, intervengo sugli emendamenti 30.89 e 30.90, che tendono sostanzialmente a riportare l'intera materia dell'ambiente sotto l'egida dello Stato, che avrà quindi competenza esclusiva.

Sono degli emendamenti che correggono fondamentalmente quanto contenuto nel testo uscito dalla Commissione, il quale si prestava ad una serie di ambiguità. Sappiamo quanto queste abbiano pesato sin qui in materia di conflitto di attribuzioni. Ringrazio i relatori in particolare la relatrice Finocchiaro che ha colto il senso di questi emendamenti e ha riproposto un emendamento che sostanzialmente riassume l'intera questione e lo fa riportandola nei giusti confini, tra l'altro, ribadendo l'unitarietà tra i concetti di paesaggio e ambiente, così come correttamente sancito dall'articolo 9 della Costituzione.

Pertanto, nell'accettare la formulazione proposta dalla relatrice Finocchiaro, annunzio il ritiro degli emendamenti 30.89 e 30.90. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).

MARCUCCI (PD). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MARCUCCI (PD). Signor Presidente, intervengo solo per annunciare il ritiro dell'emendamento 30.93, apprezzandone il contenuto della formulazione proposta con l'emendamento 30.5000, presentato dalla relatrice Finocchiaro. (Applausi del senatore Di Biagio).

ARRIGONI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ARRIGONI (LN-Aut). Signor Presidente, siamo contrarissimi a ciò che propone questo emendamento che centralizza ulteriormente altre materie in capo allo Stato. Per quanto riguarda i beni culturali e paesaggistici nel testo uscito dalla Commissione in capo allo Stato c'era solo la tutela mentre ora volete inserire anche la valorizzazione. Quanto invece all'ambiente ed all'ecosistema nel testo della Commissione in capo allo Stato vi erano solo le disposizioni generali e comuni. Volete togliere tutto alle Regioni e questo per il Gruppo Lega Nord e Autonomie - e spero non soltanto per noi - è inaccettabile. L'approvazione di questo emendamento confermerebbe ancora di più l'aspetto centralista di questa riforma.

Il voto del Gruppo Lega Nord e Autonomie su questo emendamento pertanto sarà contrario. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). In Commissione, anche attraverso gli emendamenti, abbiamo sollevato il tema sostenendo fosse assolutamente necessario riportare in capo allo Stato la tutela ambientale e dell'ecosistema strettamente connessa, anche nella nostra Costituzione, alla tutela del paesaggio. Per quanto ci riguarda quindi consideriamo l'emendamento presentato dalla relatrice positivo. Consiglierei soltanto una punteggiatura diversa, sostituire il punto e virgola con una virgola. Forse, sarebbe più corretto dal punto di vista grammaticale. (Il senatore Calderoli fa cenno di no).

PRESIDENTE. Anche sulla punteggiatura lei è contrario.

CALDEROLI, relatore. Sì, anche su quella.

PETROCELLI (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, vorrei sottolineare che il Presidente del Consiglio due settimane fa ha già offerto una anticipazione di come intenderebbe gestire gli effetti collaterali di questa misura. Cosa ha fatto il presidente Renzi? Ha dato esempio rispondendo alle domande del «Corriere della Sera» circa due settimane fa a proposito del piano "sblocca-Italia". Infatti dichiara il Capo del Governo: è impossibile andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non sfrutti l'energia e l'ambiente che hai in Sicilia e in Basilicata. Mi vergogno - dice ancora Renzi - di andare a parlare delle interconnessioni tra Francia e Spagna, dell'accordo Gazprom o di South Stream quando potrei raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in Italia e dare lavoro a 40.000 persone e non lo si fa per la paura della reazione di tre o quattro comitatini. Questo è un esempio lampante di come gestirebbe la situazione... (Il microfono si disattiva automaticamente).

PRESIDENTE. Concluda.

PETROCELLI (M5S). Mi avete tolto la parola per l'ennesima volta.

Dicevo che questo è un esempio lampante di come gestirebbe la situazione il Presidente del Consiglio: toglierebbe la voce legittima dei comitati territoriali, che sono la rappresentanza delle Regioni e delle autonomie locali, e in materia di energia questo è veramente un disastro. (Applausi dai Gruppi M5S e Misto-ILC).

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, non siamo convinti di questo emendamento anche perché riteniamo che una cosa è lasciare la tutela dei beni culturali e paesaggistici allo Stato, ma togliere alle Regioni anche la possibilità di valorizzare o di promuovere questi beni, che dovrebbero essere di tutti, ci sembra davvero troppo. Pertanto, non possiamo votare a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.5000, presentato dalla relatrice Finocchiaro.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B).

Risultano pertanto preclusi gli emendamenti da 30.91 a 30.97 (testo 2), nonché l'emendamento 30.117.

Gli emendamenti 30.89, 30.90 e 30.93 sono stati ritirati.

AIROLA (M5S). Presidente, il senatore Segretario chiacchierava durante la votazione.

PRESIDENTE. Senatore Airola, la prego.

AIROLA (M5S). Non va bene!

PRESIDENTE. Non va bene che lei prenda la parola senza che io gliela dia. La richiamo all'ordine.

AIROLA (M5S). Sono io che sto chiamando all'ordine lei.

PRESIDENTE. È a verbale il richiamo all'ordine.

AIROLA (M5S). Sta anche ridendo. È un insulto.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.98.

MANDELLI (FI-PdL XVII). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANDELLI (FI-PdL XVII). Ritiro gli emendamenti 30.98 e 30.126.

DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, che è successo all'emendamento 30.97 (testo 2)?

PRESIDENTE. Forse non sono stato chiaro: è precluso dall'approvazione dell'emendamento 30.5000.

DE PETRIS (Misto-SEL). Questo emendamento in realtà aveva una parte relativa alla tutela della fauna selvatica, una cosa un po' diversa dai precedenti. Non è precluso perché è una cosa diversa.

PRESIDENTE. L'emendamento approvato ha sostituito tutta la lettera s).

L'emendamento 30.98 è stato ritirato.

Passiamo alla votazione dell'emendamento 30.99.

STEFANI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STEFANI (LN-Aut). Signor Presidente, voglio approfittare di questa occasione e della mia esperienza di tanti anni come assessore all'urbanistica nel mio Paese. Parlare di governo del territorio, sottrarlo alla potestà concorrente e darlo ora alla potestà praticamente esclusiva dello Stato è un modo di defraudare le Regioni di una potestà molto rilevante. Se si legge bene resta come competenza esclusiva allo Stato per le disposizioni generali e comuni. A questo punto non rimarrà quasi alcuna potestà per le Regioni: se dobbiamo parlare della configurazione di un permesso a costituire, di un piano di assetto del territorio o di un piano attuativo, è ovvio che questo può essere considerato una disposizione comune. Dobbiamo tener presente che il nostro Stato è formato da realtà territoriali molto diverse e il trattamento dell'urbanistica ha una differenziazione tra Regioni che deve essere tenuta in considerazione Riteniamo, pertanto, che debba essere tolta dalla potestà esclusiva dello Stato e rimandata alle Regioni. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo dell'emendamento 30.99, presentato dalla senatrice Bisinella e da altri senatori.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

L'emendamento 30.100 è stato ritirato.

Sono le ore 20 e penso che ci meritiamo un'ora di riposo.

(Applausi. La senatrice Bignami fa cenno di voler intervenire).

Senatrice Bignami non è d'accordo?

BIGNAMI (Misto-MovX). Signor Presidente, vorrei fare un intervento di 30 secondi a fine seduta.

Pensavo alle nonne di una volta, quando d'inverno avevano il cappotto che si tirava fuori solo quando nevicava e c'era brutto tempo.

PRESIDENTE. Non siamo in fine seduta.

BIGNAMI (Misto-MovX). C'è una relazione.

Quindi si mettevano incellofanati e si mettevano nascosti...

PRESIDENTE. No, guardi; c'è u