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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 135 del 06/11/2013


COMAROLI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMAROLI (LN-Aut). Signor Presidente, onorevoli senatori Questori, colleghi, il mantenimento della struttura pubblica del nostro Paese costa il 2,5 per cento del prodotto interno lordo, quindi un punto in più di Germania, Francia e Gran Bretagna. Se noi equiparassimo il costo della nostra spesa pubblica a quella di quei Paesi che hanno dimensioni paragonabili al nostro, risparmieremmo qualcosa come 15 miliardi di euro ogni anno.

Alla luce di questo dato, e per non lasciare facile esercizio di populismo a chi alimenta la diffidenza dei cittadini verso le istituzioni, a chi indica furbescamente nella politica l'origine unica di ogni male del Paese, dobbiamo impegnarci chiaramente nella direzione della razionalizzazione e della trasparenza dell'istituzione nella quale sediamo e che resta - occorre ribadirlo contro ogni strumentalizzazione - la sede della democrazia e della rappresentanza del popolo.

Il nostro obiettivo, quindi, è quello di un contenimento della spesa, perché questo è quello che ci chiede la congiuntura economica e questo è quello che ci chiede il nostro impegno etico e morale nei confronti del Paese, perché veramente ognuno di noi deve fare la sua parte.

È stato giustamente sottolineato durante il dibattito e da parte dei Questori che non partiamo da zero e che durante gli ultimi anni, anche con il nostro contributo, il Senato ha avviato un trend di riduzione della spesa complessiva, confermato dal bilancio oggi in esame, e che ha toccato tutti gli aspetti del funzionamento della struttura.

La congiuntura economica però ci chiede di fare di più; i nostri cittadini ci chiedono di più e ce lo chiede anche il nostro senso di responsabilità.

A queste richieste corrisponde un impegno assunto anche da lei, Presidente, il giorno del suo insediamento, come corrisponde l'impegno di tante forze politiche oggi presenti in Aula. Tuttavia, il lavoro meritevole fatto fino ad ora per una revisione della spesa di funzionamento è stato svolto, a nostro avviso, secondo una vecchia logica, ovvero quella dei tagli lineari, quella dettata da un concetto di spending review tecnicista e non efficace, per la quale ogni centro di costo viene trattato allo stesso modo. Questo è quello che finora ha fatto e si sono impegnati a portare avanti il collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza, come si è cercato di fare a livello più ampio su tutta la macchina pubblica. Ed è una parte importante, perché va ad intervenire sugli stipendi che a furor di popolo vengono individuati come la causa o una delle principali cause dei maggiori oneri dei costi della politica italiana.

Però, colleghi, sappiamo benissimo che, nel caso noi riuscissimo ad intervenire - e questo è un impegno - proprio sugli stipendi, ad intervenire sulle auto blu, ad intervenire sui privilegi, che sono odiosi quanto è improcrastinabile eliminarli, noi interverremmo solo su una piccola, piccolissima parte di quei 15 miliardi di euro. Infatti, le stime sono intorno ad 1 miliardo di euro massimo di risparmio. E il resto? E tutto il resto della macchina pubblica? Tutto il resto è appunto nell'organizzazione della funzione pubblica del Paese; è nella sbagliata allocazione delle risorse o nella non necessaria allocazione delle risorse, a cui non corrisponde poi purtroppo un servizio utile al funzionamento del Paese.

È proprio in questo quadro che noi dobbiamo inserire il nostro lavoro, perché noi siamo un simbolo, nel bene e nel male; quindi, a questa istanza dobbiamo dare una risposta; dobbiamo essere i primi a mettere in discussione noi stessi. Non è un approccio tecnico, non è un approccio tecnocratico, è un approccio politico. Il nostro compito da politici è quello di arrivare a ridefinire il ruolo del Parlamento. Non l'abbiamo fatto con le riforme, purtroppo, ma lo possiamo fare con la nostra parte, per cominciare, proprio all'interno di questo sistema costituzionale, facendo in modo che almeno il Senato risponda alle sue funzioni nel miglior modo possibile.

Con il contributo che possiamo dare in questa sede, attraverso gli ordini del giorno che sono stati accolti, chiediamo sostanzialmente appunto un passo avanti nella razionalizzazione della spesa del Senato proprio nel senso del risparmio, della trasparenza, della funzionalità.

Abbiamo un obbligo di trasparenza, che già è rispettato da tutta la pubblica amministrazione e dagli enti locali e territoriali e disciplinato da normative comunitarie. Progressivamente, tutti gli acquisti del Senato devono essere basati su procedure ad evidenza pubblica al fine di individuare le offerte più appropriate e dare sia alle gare che alle procedure di acquisto trasparenza immediata e costante.

Il risparmio può essere ottenuto, ma farlo tagliando ad occhi chiusi i costi di tutti gli uffici può addirittura rivelarsi controproducente. Faccio l'esempio della Commissione bilancio, dove abbiamo una dotazione di stampa limitata, uguale a tutte le altre Commissioni. Però purtroppo non si è considerato che la Commissione bilancio deve analizzare tutti i provvedimenti di tutte le altre Commissioni, quindi sarebbe stato logico avere una dotazione per la stampa maggiore. Se tagliare questi costi comporta ritardare o bloccare il lavoro di alcune Commissioni chiave, si ottiene solo il risultato di rallentare i lavori complessivi dell'istituzione nel suo complesso e di conseguenza aumentare di fatto i costi, anziché ridurli.

Il lavoro di razionalizzazione deve essere più mirato e certosino. Sarà impegnativo e difficile, quindi immagino che i senatori Questori dovranno fare un lavoro notevole, richiede anche un'assunzione di responsabilità nella scelta; ma sono sicura che non occorreranno degli studi approfonditi per comprendere quali funzioni vadano preservate, anche per chi ha poca esperienza in Aule istituzionali. Basta la volontà e la consapevolezza che le Aule parlamentari non sono una zona franca, una categoria protetta, né un buen retiro (né per gli eletti, né per i dipendenti), ma sono un organismo di democrazia, uno strumento al servizio del popolo e del bene del Paese: questo e nessun altro bene deve essere la bussola che ne orienta il cammino.

Nell'auspicio, quindi, che tutto ciò che ho detto avverrà, la Lega Nord con fiducia voterà a favore dei documenti di bilancio in esame. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).