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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 135 del 06/11/2013


MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, mi unisco alle considerazioni svolte dal senatore De Poli, ringraziando tutti coloro che sono intervenuti per il contributo che hanno dato a questa discussione, soprattutto al proseguimento della politica di razionalizzazione e riduzione dei costi del Senato, nell'ottica di un efficientamento delle strutture, perché il lavoro che svolgiamo è importante e deve avere il supporto e gli strumenti migliori per rendere un servizio a questo Paese, poiché questa è la finalità della nostra istituzione.

In particolare, vorrei rispondere ad alcuni appunti che sono stati sollevati per quanto riguarda la certificazione dei bilanci dei Gruppi (lo ha fatto il senatore Pegorer): le procedure per l'assegnazione di questo incarico sono state avviate e verrà nominata al più presto la società esterna, nel rispetto del Regolamento così come modificato l'anno scorso.

Per quanto riguarda i risparmi anche su aspetti in apparenza minori, come l'utilizzo della carta, su cui si è soffermato, tra gli altri, il senatore Morra, certamente c'è un grosso impegno in questo senso, denotato dal cambiamento nella strutturazione della stampa degli atti parlamentari: prevediamo un forte risparmio che supera il 50 per cento, con costi quindi più che dimezzati per quanto riguarda la stampa degli atti parlamentari che attualmente sono su carta. Su questo naturalmente c'è bisogno della collaborazione di tutti, anche se può sembrare cosa da poco, ma già stiamo lavorando in questa direzione. Abbiamo così ottenuto i risultati di risparmio che il senatore Colucci ha evidenziato, sottolineando che abbiamo ridotto le spese del Senato, in particolare per il trattamento economico dei senatori, in misura tale che, se si fosse riusciti a ridurre le spese dello Stato in generale in misura analoga, avremmo, anziché un deficit di bilancio, addirittura un avanzo forte ogni anno. È chiaro che la spesa dello Stato è molto più difficile da trattare e immensamente più ampia, ma sicuramente stiamo dando il buon esempio.

Stiamo dando il buon esempio grazie alle ampie misure di ristrutturazione di cui si è diffusamente parlato per quanto riguarda sia il personale sia i senatori sia l'intero complesso dell'Amministrazione del Senato, ma può contribuire anche ciascuno di noi. Infatti, se ogni senatore ed ogni componente del personale del Senato dà il suo contributo, anche banalmente spegnendo la luce dell'ufficio quando non è presente e risparmiando sull'uso della carta, magari usando gli atti stampati da un lato solo per gli appunti, si possono conseguire risultati importanti.

Vorrei ora passare ai pareri sugli ordini del giorno. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1, ringraziando chi lo ha presentato, ossia i Presidenti della maggior parte dei Gruppi. (Brusìo).

PRESIDENTE. Per favore, un attimo di silenzio, stanno per essere dati i pareri sugli ordini del giorno e dobbiamo capire quali sono.

MALAN, senatore Questore. Il parere è dunque favorevole sull'ordine del giorno G1, che indica le linee guida da seguire nel prossimo futuro, e anche a medio termine, per un miglioramento della amministrazione del Senato, con una riduzione e una razionalizzazione della spesa.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G2, presentato dalle senatrici Petraglia e De Petris, i primi due punti del dispositivo sono assorbiti rispettivamente dai punti 1) e 4) dell'ordine del giorno G1, peraltro sottoscritto anche dal Gruppo di cui fanno parte le due senatrici proponenti. Sarei invece favorevole ad accogliere come raccomandazione i punti 3) e 4) del dispositivo.

Per quanto concerne l'ordine del giorno G3, il parere è contrario per una ragione che in parte è persino già contenuta nel testo. Esso fa riferimento alla legge n. 1261 del 1965, che dispone che gli Uffici di Presidenza delle due Camere determinano l'ammontare dell'indennità parlamentare in misura non superiore al dodicesimo del trattamento complessivo dei magistrati con funzione di presidente di sezione della Corte di cassazione. Questa è una legge del 1965 che fu allora interpretata nel senso che il compenso dei parlamentari fosse pari a quello di quella mansione della magistratura della Corte di cassazione (e quindi al 100 per cento), mentre oggi è sotto il 60 per cento. Proprio qui quindi abbiamo una rappresentazione del fatto che la riduzione già c'è stata. Ricordo inoltre che l'indennità netta dei membri del Parlamento italiano, del Senato e della Camera, è la più bassa dei grandi Paesi europei.

Per quanto riguarda le modulazioni della diaria, sottolineo che, come ben si sa, è già così come chiede l'ordine del giorno, cioè è già commisurata alla presenza alle votazioni, secondo una norma regolamentare introdotta una decina d'anni fa, rielaborata estendendola alle Commissioni secondo quanto richiesto dal famoso ordine del giorno G100 del 2011. Si ritiene pertanto che siano disposizioni già contenute nella normativa vigente. Peraltro, ricordo che anche la diaria è la più bassa tra quelle dei grandi Parlamenti europei, anche molto più bassa. Basta leggere sui siti Internet del Senato francese, dell'Assemblea nazionale francese, del Bundestag tedesco, del Parlamento del Regno Unito.

Ho già citato il paragone con il 1965, ma va rilevato che solo nel corso degli ultimi sei anni c'è stata una riduzione del 30 per cento del trattamento economico dei parlamentari (in particolare, l'indennità è scesa del 29,8 per cento). Va anche menzionato il fatto che il passaggio al sistema contributivo ha ridotto mediamente del 70 per cento, se non di più, il vitalizio (che ora è diventato pensione), oltre ad aver elevato l'età per conseguirlo.

Sull'ordine del giorno G4, mi rimetto all'Aula, sottolineando la specificità del ruolo dei senatori a vita che, indubbiamente, hanno una storia e una condizione particolare.

Sull'ordine del giorno G5 esprimo parere contrario, perché l'assegno di fine mandato non è altro che la consegna ad ogni senatore di quanto egli ha versato durante gli anni del suo mandato parlamentare, in analogia con quanto succede per ogni altro rapporto di lavoro.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G6, va fatta una premessa. Questo ordine del giorno propone di sottoporre gli assegni vitalizi a favore dei senatori cessati dal mandato o dei loro familiari ad un contributo di perequazione - così viene definito - pari al 10 per cento per gli importi lordi fino a 90.000 euro e pari al 20 per cento per la parte eccedente gli importi lordi di 90.000 euro. Vorrei ricordare che una norma simile era stata introdotta nel 2011 come disposizione generale e prevedeva una riduzione del 5 per cento per le retribuzioni dei dipendenti dello Stato sopra i 90.000 euro e del 10 per cento per la parte eccedente i 150.000 euro.

Per i parlamentari la norma è stata introdotta con misure raddoppiate, e cioè non il 5 per cento, ma il 10 per cento sopra i 90.000 euro, e non il 10 per cento, ma il 20 per cento sopra i 150.000 euro. Successivamente la Corte costituzionale ha ritenuto incostituzionale l'applicazione di questa misura e infatti è stata restituita a tutti gli altri soggetti che vi erano stati sottoposti, ma è stata mantenuta per i parlamentari poiché abbiamo il privilegio di avere un regime diverso. Pertanto, oggi solo i parlamentari hanno questa ritenuta e viene loro applicata in misura doppia rispetto a quella prima prevista per ogni altro dipendente dello Stato. (Applausi della senatrice Bencini).

Propongo pertanto una riformulazione della parte dispositiva dell'ordine del giorno G6, specificando che si «impegna il Consiglio di Presidenza e, in particolare, il Collegio dei senatori Questori: a mantenere le riduzioni già stabilite per i soli parlamentari» - se infatti scrivessimo che dobbiamo uniformarci agli altri, dovremmo cancellare questa riduzione, con un aumento della nostra indennità - e «a recepire ulteriori misure consimili che siano introdotte da norme previdenziali di carattere generale». In altre parole, se ci saranno norme che incidono sui trattamenti pensionistici al di sopra di un certo livello, naturalmente ci impegniamo a recepirle anche per quanto riguarda i senatori cessati dal mandato.

L'ordine del giorno G7 è ricompreso sostanzialmente nel punto 1) dell'ordine del giorno G1, che prevede una ristrutturazione dei rimborsi che riguardano l'attività svolta dai parlamentari. Invito quindi al ritiro, affinché sia recepita un'indicazione di questo genere nella ristrutturazione che faremo in accordo con la Camera dei deputati, con la quale abbiamo avviato i contatti fin dall'inizio della legislatura per andare in questa direzione.

Anche gli ordini del giorno G8 e G9 mi paiono assorbiti dal punto 1) dell'ordine del giorno G1, per quanto riguarda in particolare la questione dei collaboratori dei parlamentari. Inviterei pertanto i presentatori al ritiro; peraltro le presentatrici dell'ordine del giorno G8 hanno anch'esse sottoscritto come Gruppo l'ordine del giorno G1.

Per l'ordine del giorno G10 vorrei proporre una riformulazione. Partendo dalla frase «impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza», prima dei due punti e del primo punto del dispositivo, inserirei «, nel rispetto delle previste procedure in materia di relazioni sindacali:». Dopo di ciò segue il dispositivo, al primo punto del quale sostituirei le parole «le necessarie» con la parola «progressive» misure per l'allineamento tra i trattamenti stipendiali in essere con quelli dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, e le due righe seguenti, da «a partire dalle fasce retributive» fino alla fine del punto, le modificherei in «tenuto conto della specificità di questa Istituzione».

Per quanto riguarda il secondo capoverso, suggerisco di riformularlo nel modo seguente: «a voler proporre,» - anziché «disporre» - «per i dipendenti in quiescenza, limiti» - anziché «il divieto» - «di cumulo fra trattamenti pensionistici erogati dal Senato e redditi da lavoro».

Ricordo che con quanto stabilito dal Consiglio di Presidenza nell'ambito della trattativa sindacale nel luglio di questo anno già andiamo in questa direzione e con questa riformulazione rendiamo compatibile il lavoro già svolto in modo positivo con quanto dovessimo approvare oggi.

Gli ordini del giorno G11 e G12 sono sostanzialmente assorbiti dalla riformulazione dell'ordine del giorno G10 testé proposta, oltre che dalla decisione che è intervenuta nel luglio di quest'anno. Per cui pregherei i presentatori degli ordini del giorno di ritirarli, sottolineando che, per quanto riguarda l'ordine del giorno G12, il ruolo di Vice Segretario generale al Senato non è una qualifica, ma un incarico e, dunque, non costituisce una figura in più. È una figura che comunque c'è, a cui viene attribuito questo compito particolare. Pertanto, l'eventuale riduzione del numero dei Vice Segretari generali non comporta una riduzione di persone, che comunque già ci sono e svolgono un incarico.

L'ordine del giorno G13 si riferisce ai dipendenti del Senato e, in particolare, ai consiglieri parlamentari che possono essere collocati fuori ruolo presso altre istituzioni. È una prestigiosa e utile esperienza per i nostri consiglieri. Attualmente ce ne sono - cito l'ordine del giorno - uno alla Presidenza del Consiglio, due alla Presidenza della Repubblica, uno al Ministero dell'economia, uno presso il Ministero degli affari europei, uno presso la Commissione europea e uno presso il Gabinetto del sindaco di Roma Capitale. Si tratta di un'esperienza che noi riteniamo utile per uno scambio di conoscenze (che, peraltro, dà prestigio al Senato, i cui consiglieri possono essere chiamati a svolgere importanti incarichi anche al di fuori) e che ha un costo per il Senato, nel senso che durante i primi tre anni di incarico il compenso viene pagato dal Senato. Già in passato avevamo accennato alla possibilità di negoziare una riduzione di questo periodo di tre anni, ma riteniamo che sarebbe negativo chiudere questa esperienza. Pertanto il parere è contrario, ma c'è l'impegno a elaborare degli accordi con le altre istituzioni per ridurre il costo a carico del Senato. Sottolineo peraltro che in ogni caso non c'è aggravio per lo Stato, perché questi dipendenti o li paga il Senato o li paga la Presidenza del Consiglio. Quindi, in ogni caso non c'è né un aumento né una riduzione delle spese.

Sull'ordine del giorno G14, che invita ad adottare iniziative per razionalizzare le spese di funzionamento del Senato, esprimiamo parere favorevole. Il parere è favorevole anche sugli ordini del giorno G15 e G16.

Sull'ordine del giorno G17 il parere è per forza di cose contrario dal momento che siamo a novembre. L'anno prossimo ci ripromettiamo di predisporre il bilancio preventivo molto prima (in sostanza tra pochi mesi), ma è chiaro che non possiamo pensare di dimezzare delle voci di bilancio quando l'anno è ormai quasi trascorso e le spese sono state già sostenute per intero o quasi. (Brusìo).