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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 135 del 06/11/2013


Ripresa della discussione congiunta
del
Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2 (ore 12,37)

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Falanga. Ne ha facoltà.

FALANGA (PdL). Signor Presidente, ho sottoscritto l'ordine del giorno G4, di cui è primo firmatario il senatore Santangelo, che impegna, per quanto di competenza, il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza a provvedere alla modifica della delibera del Consiglio di Presidenza n. 106 del 2011, nel senso di includere i senatori a vita nell'ambito applicativo dell'articolo 1, commi 1 e 2, della detta delibera.

La ragione per la quale ho inteso sottoscrivere questo ordine del giorno per la verità non è tanto relativa allo specifico risparmio economico, quanto piuttosto alla volontà di segnalare che le assenze dei senatori a vita, con particolare riguardo ai quattro senatori di ultima nomina, vanificano lo spirito e le ragioni che hanno determinato la volontà del Capo dello Stato. Credo si sia supposto che fosse prezioso il contributo alla politica da parte di personalità del mondo della scienza e della cultura (ovviamente tale ragionamento non è afferente ai senatori di diritto e a vita, quali ad esempio gli ex Capi dello Stato). Ebbene, tale contributo ad oggi non è ancora stato offerto. Credo che non siano stati compresi il senso e la natura stessa della nomina e della scelta: si è forse inteso attribuire alla carica di senatore a vita una natura onorifica. In tal caso, non si comprendono neanche le ragioni degli emolumenti e men che mai delle indennità della diaria.

La politica non può continuare a fare affidamento su contributi privi di sostanza reale e lontani dal quotidiano, dalla società e dalla gente. Ancorché si abbia il capo cinto da un'aureola di superiorità, nel momento in cui si entra in quest'Aula si diviene servitori dello Stato e del popolo italiano. Nel momento in cui non si ha questo spirito, si potrebbe anche evitare di accettare nomine così impegnative. (Applausi del senatore Milo. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Zavoli. Ne ha facoltà.

ZAVOLI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, nella mia veste di Presidente della Commissione che sovrintende all'attività della Biblioteca e dell'Archivio storico del Senato so di prendere la parola ai margini dei grandi numeri: non è infatti ragionevole che, in presenza di una crisi così aspra, esigente e durevole, la falce della spesa pubblica possa avere un atteggiamento riguardoso per la voce di bilancio (così tecnicamente ci si richiama) relativa anche alla nostra solennissima Biblioteca, cui un'integerrima e imperturbabile equità amministrativa assegna di fatto un valore corrispondente ai suoi numeri, minimi evidentemente, seppure per altri versi niente affatto minimi e men che meno accessori.

Già in altre due legislature, assistito da un gruppo di lavoro di riconosciuta eccellenza, mi ero occupato di questo problema, cavandone (devo ammetterlo) risultati pressoché irrilevanti. Mi riferisco a tutti quei Servizi e a quegli Uffici che sono preposti alla raccolta, alla conservazione e alla trasmissione della memoria, non soltanto dell'istituzione parlamentare ma, per tanti aspetti, dell'intera collettività nazionale, quando addirittura non europea. A tali funzioni assolvono fondamentalmente l'Archivio storico e la Biblioteca. Basti qui ricordare la raccolta degli Statuti di tutte le città italiane conservata presso la Biblioteca, una collezione unica che costituisce un punto di riferimento essenziale per gli studiosi di storia del diritto, recentemente arricchita da due preziose donazioni, il Fondo Filippo Vassali e il Fondo Ennio Cortese, fondamentali raccolte di testi giuridici che spaziano dal XV al XVIII secolo.

L'Archivio storico e la Biblioteca non sono solo luoghi di conservazione della memoria ma anche sedi dinamiche di promozione e diffusione della cultura, oltre che di prestigiose pubblicazioni: per tutte cito i Diari di Amintore Fanfani, pubblicati dall'Archivio storico con un apparato critico di ottimo livello scientifico.

Va ricordato che ricorre quest'anno il decimo anniversario dell'apertura della Biblioteca al pubblico. Essa non si dedica soltanto alla gestione di un'utenza di studiosi; la sua attività sta già concretizzandosi, tra l'altro, in corsi di formazione alla ricerca bibliografica e documentaria tenuti da dipendenti della Biblioteca e molto apprezzati dai numerosi frequentatori per l'elevata qualità culturale dell'insegnamento; per non parlare, infine, dell'ampia attività di seminari, convegni e presentazioni di libri che hanno coinvolto numerosi studiosi italiani e stranieri.

L'intervenuto pensionamento del direttore del Servizio della Biblioteca dottor Bulgarelli ha privato l'amministrazione di un dirigente esperto e di alta qualità culturale al quale si devono molte delle realizzazioni fin qui sia pure sommariamente illustrate.

Nel corso degli anni la spesa complessiva per il Servizio della Biblioteca è andata diminuendo in progressione geometrica, mentre la riduzione dei budget della Biblioteca della Camera è stata in qualche modo più graduale e, comunque, contenuta. Attualmente la nostra Biblioteca non dispone neanche dei fondi per assicurare regolarmente l'incremento del patrimonio bibliografico, malgrado le sinergie già avviate con la Camera dei deputati, che hanno comportato una notevole riduzione dei costi.

A proposito del Polo bibliotecario parlamentare, va segnalato che le risorse assegnate anche per il prossimo anno alla Biblioteca del Senato sono inferiori a quelle previste nei protocolli che hanno promosso l'integrazione fra i due Servizi, un'integrazione ancora parziale ma che costituisce - è appena il caso di ricordarlo - un'esperienza unica nella realtà delle amministrazioni parlamentari.

Avviarsi in condizioni economiche diverse ad un cammino del genere significherebbe ridare una prospettiva a questo importante progetto, restituendo alla cultura e alla ricerca il ruolo che spetta in questa benemerita attività del Senato.

A ben vedere, si trattava e si tratta di tenere in vita, tutelandone la qualità e lo scopo, cioè il senso della prassi, un patrimonio circondato da una stima non solo nazionale, al cui incremento andrebbero dedicate attenzioni particolari. Ma siamo consapevoli di essere figli del numero ontologicamente privo di aggettivi, specialmente se qualificativi, cioè in qualche modo virtuosi, e nondimeno ci sentiamo legati a una questione di fondo primaria, che ci legittima a dire tutti insieme che proprio oggi possiamo cogliere l'occasione per ricordare l'esortazione di Croce «tu sei quel che sai e puoi», a cominciare dal comune diritto alla conoscenza («prima luce della ragione» la chiamava Goethe). Un diritto che la biblioteca garantisce a ciascuno, nella quale ciascuno ricerca non solo se stesso, ma incontra anche l'altro (il diverso da te), senza il quale la tua conoscenza è monca, deprivata, inconclusa. È la questione dell'identità: siamo ciò che sappiamo e possiamo, a partire da quando non siamo più stati soli a decidere della nostra volontà e del nostro destino.

Saranno la politica, quindi le istituzioni e i relativi mandati a condizionare la nostra storia personale collettiva. Non lo dico per spremere dalla circostanza un po' di filosofia d'accatto, di giornata, ma per ricordare, cominciando da me stesso, che qui oggi, accanto a problemi complessi, c'è anche quello negletto, e quindi inerte, di una struttura civile per antonomasia che ci fa uguali nel dover percepire e difendere il significato reale di una biblioteca la cui funzione corrisponde ad un aspetto tra i più alti della politica, quando essa significa - per dirla con don Milani - uscirne insieme.

Così è del libro, specie se - come nel caso nostro - è il testimone di storie che coinvolge e in qualche modo nutre la cultura nazionale attraverso le fonti della nostra storia comune. «Io sono anche quello che c'è nei tuoi libri»: mi perdoni, Presidente, se mi prendo questa libertà. Non si esce del tutto indenni da una cultura che interpreti ed eserciti civilmente, culturalmente, antropologicamente la nostra diversità.

È il motivo in forza del quale chiedo a ciascuno di voi, colleghe e colleghi, un consenso che giovi ad uno strumento affidato alla pari a tutto l'emiciclo dalla democrazia del sapere, del diffonderlo, del confrontarlo per trarne un bene che si chiami «mettere in comune», per essere cioè, con l'aria che tira, una comunità. (Applausi dai Gruppi PD, PdL, M5S, SCpI, Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE) e Misto-SEL).

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione congiunta.

Ha facoltà di parlare il senatore Questore De Poli.

DE POLI, senatore Questore. Signor Presidente, ringrazio gli intervenuti nella discussione per aver fornito degli spunti importanti e fondamentali anche per il nostro lavoro.

Per quanto riguarda il bilancio di previsione 2014, è stato richiesto - ma i senatori Questori ed il Consiglio di Presidenza concordano - di discuterlo nei primi mesi dell'anno prossimo, in maniera tale da dare a questa istituzione la possibilità di intervenire su un bilancio realmente di previsione. Credo che questo sia uno degli aspetti fondamentali.

Ricordo che siamo già intervenuti rispetto ad alcuni rilievi dei colleghi sia per quanto riguarda l'Assistenza sanitaria integrativa per i senatori (ASIS), sia sul rapporto di fine mandato, facendo sì che nel nostro Regolamento ci sia la divisione dei due capitoli di spesa, in maniera tale che ci sia chiarezza e trasparenza per il controllo e la valutazione affinché i relativi capitoli siano chiaramente con testi attivi e non negativi. Ricordo all'Assemblea che il Fondo per l'assistenza sanitaria, con il contributo che oggi viene versato direttamente ogni mese dai senatori, registra un dato positivo che supera gli 800.000 euro, il che significa che con il controllo, la trasparenza e l'attenzione anche il nostro Fondo e le nostre casse possono registrare fattori di positività. Lo stesso riguarda l'altra parte.

Prima di dare la parola al collega Malan per i pareri sugli ordini del giorno, vorrei ribadire che le regole sulla formazione del bilancio del Senato sono state totalmente rispettate, come sono state totalmente rispettate nei bilanci di tutti gli anni precedenti, perché l'impiego di parte degli avanzi di esercizio per impegni diretti in partita di giro (sottolineo che anche le partite di giro, dal punto di vista tecnico‑contabile, sono voci che rientrano tra le entrate dello stesso bilancio del Senato) è un'operazione del tutto trasparente, riportata in tutte le relazioni e in tutte le tabelle, come evidenziato con il dovuto risalto nella relazione e nei documenti, soprattutto per quanto descrive, all'articolo 9, il nostro Regolamento di amministrazione e contabilità.

Sempre dal punto di vista tecnico‑contabile, si evidenzia che l'operazione in questione risulta coerente con le modalità di presentazione dei conti pubblici ai fini della normativa dell'Unione europea, in base alla quale i bilanci delle pubbliche amministrazioni vengono valutati al netto delle voci una tantum e degli effetti ciclici che normalmente ci sono. Parliamo proprio di questo aspetto: questa è una spesa del bilancio scorso che - come sapete - dal 2012 è stata traslata nel 2013. È una spesa una tantum e come tale l'abbiamo trattata, nella totale trasparenza e attenzione che le abbiamo voluto dare all'interno del bilancio. Credo che non ci sia nulla di poco chiaro e non si possa parlare di mancato rispetto delle regole.

Concludo ribadendo che il bilancio interno di quest'anno ha conseguito dei risparmi di spesa di 34 milioni di euro e che nel triennio arriviamo a 100 milioni di euro di risparmio: credo che questi siano gli aspetti fondamentali da sottolineare in questa replica.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il senatore Questore Malan, che invito anche ad esprimere il parere sugli ordini del giorno in esame.

MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, mi unisco alle considerazioni svolte dal senatore De Poli, ringraziando tutti coloro che sono intervenuti per il contributo che hanno dato a questa discussione, soprattutto al proseguimento della politica di razionalizzazione e riduzione dei costi del Senato, nell'ottica di un efficientamento delle strutture, perché il lavoro che svolgiamo è importante e deve avere il supporto e gli strumenti migliori per rendere un servizio a questo Paese, poiché questa è la finalità della nostra istituzione.

In particolare, vorrei rispondere ad alcuni appunti che sono stati sollevati per quanto riguarda la certificazione dei bilanci dei Gruppi (lo ha fatto il senatore Pegorer): le procedure per l'assegnazione di questo incarico sono state avviate e verrà nominata al più presto la società esterna, nel rispetto del Regolamento così come modificato l'anno scorso.

Per quanto riguarda i risparmi anche su aspetti in apparenza minori, come l'utilizzo della carta, su cui si è soffermato, tra gli altri, il senatore Morra, certamente c'è un grosso impegno in questo senso, denotato dal cambiamento nella strutturazione della stampa degli atti parlamentari: prevediamo un forte risparmio che supera il 50 per cento, con costi quindi più che dimezzati per quanto riguarda la stampa degli atti parlamentari che attualmente sono su carta. Su questo naturalmente c'è bisogno della collaborazione di tutti, anche se può sembrare cosa da poco, ma già stiamo lavorando in questa direzione. Abbiamo così ottenuto i risultati di risparmio che il senatore Colucci ha evidenziato, sottolineando che abbiamo ridotto le spese del Senato, in particolare per il trattamento economico dei senatori, in misura tale che, se si fosse riusciti a ridurre le spese dello Stato in generale in misura analoga, avremmo, anziché un deficit di bilancio, addirittura un avanzo forte ogni anno. È chiaro che la spesa dello Stato è molto più difficile da trattare e immensamente più ampia, ma sicuramente stiamo dando il buon esempio.

Stiamo dando il buon esempio grazie alle ampie misure di ristrutturazione di cui si è diffusamente parlato per quanto riguarda sia il personale sia i senatori sia l'intero complesso dell'Amministrazione del Senato, ma può contribuire anche ciascuno di noi. Infatti, se ogni senatore ed ogni componente del personale del Senato dà il suo contributo, anche banalmente spegnendo la luce dell'ufficio quando non è presente e risparmiando sull'uso della carta, magari usando gli atti stampati da un lato solo per gli appunti, si possono conseguire risultati importanti.

Vorrei ora passare ai pareri sugli ordini del giorno. Esprimo parere favorevole sull'ordine del giorno G1, ringraziando chi lo ha presentato, ossia i Presidenti della maggior parte dei Gruppi. (Brusìo).

PRESIDENTE. Per favore, un attimo di silenzio, stanno per essere dati i pareri sugli ordini del giorno e dobbiamo capire quali sono.

MALAN, senatore Questore. Il parere è dunque favorevole sull'ordine del giorno G1, che indica le linee guida da seguire nel prossimo futuro, e anche a medio termine, per un miglioramento della amministrazione del Senato, con una riduzione e una razionalizzazione della spesa.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G2, presentato dalle senatrici Petraglia e De Petris, i primi due punti del dispositivo sono assorbiti rispettivamente dai punti 1) e 4) dell'ordine del giorno G1, peraltro sottoscritto anche dal Gruppo di cui fanno parte le due senatrici proponenti. Sarei invece favorevole ad accogliere come raccomandazione i punti 3) e 4) del dispositivo.

Per quanto concerne l'ordine del giorno G3, il parere è contrario per una ragione che in parte è persino già contenuta nel testo. Esso fa riferimento alla legge n. 1261 del 1965, che dispone che gli Uffici di Presidenza delle due Camere determinano l'ammontare dell'indennità parlamentare in misura non superiore al dodicesimo del trattamento complessivo dei magistrati con funzione di presidente di sezione della Corte di cassazione. Questa è una legge del 1965 che fu allora interpretata nel senso che il compenso dei parlamentari fosse pari a quello di quella mansione della magistratura della Corte di cassazione (e quindi al 100 per cento), mentre oggi è sotto il 60 per cento. Proprio qui quindi abbiamo una rappresentazione del fatto che la riduzione già c'è stata. Ricordo inoltre che l'indennità netta dei membri del Parlamento italiano, del Senato e della Camera, è la più bassa dei grandi Paesi europei.

Per quanto riguarda le modulazioni della diaria, sottolineo che, come ben si sa, è già così come chiede l'ordine del giorno, cioè è già commisurata alla presenza alle votazioni, secondo una norma regolamentare introdotta una decina d'anni fa, rielaborata estendendola alle Commissioni secondo quanto richiesto dal famoso ordine del giorno G100 del 2011. Si ritiene pertanto che siano disposizioni già contenute nella normativa vigente. Peraltro, ricordo che anche la diaria è la più bassa tra quelle dei grandi Parlamenti europei, anche molto più bassa. Basta leggere sui siti Internet del Senato francese, dell'Assemblea nazionale francese, del Bundestag tedesco, del Parlamento del Regno Unito.

Ho già citato il paragone con il 1965, ma va rilevato che solo nel corso degli ultimi sei anni c'è stata una riduzione del 30 per cento del trattamento economico dei parlamentari (in particolare, l'indennità è scesa del 29,8 per cento). Va anche menzionato il fatto che il passaggio al sistema contributivo ha ridotto mediamente del 70 per cento, se non di più, il vitalizio (che ora è diventato pensione), oltre ad aver elevato l'età per conseguirlo.

Sull'ordine del giorno G4, mi rimetto all'Aula, sottolineando la specificità del ruolo dei senatori a vita che, indubbiamente, hanno una storia e una condizione particolare.

Sull'ordine del giorno G5 esprimo parere contrario, perché l'assegno di fine mandato non è altro che la consegna ad ogni senatore di quanto egli ha versato durante gli anni del suo mandato parlamentare, in analogia con quanto succede per ogni altro rapporto di lavoro.

Per quanto riguarda l'ordine del giorno G6, va fatta una premessa. Questo ordine del giorno propone di sottoporre gli assegni vitalizi a favore dei senatori cessati dal mandato o dei loro familiari ad un contributo di perequazione - così viene definito - pari al 10 per cento per gli importi lordi fino a 90.000 euro e pari al 20 per cento per la parte eccedente gli importi lordi di 90.000 euro. Vorrei ricordare che una norma simile era stata introdotta nel 2011 come disposizione generale e prevedeva una riduzione del 5 per cento per le retribuzioni dei dipendenti dello Stato sopra i 90.000 euro e del 10 per cento per la parte eccedente i 150.000 euro.

Per i parlamentari la norma è stata introdotta con misure raddoppiate, e cioè non il 5 per cento, ma il 10 per cento sopra i 90.000 euro, e non il 10 per cento, ma il 20 per cento sopra i 150.000 euro. Successivamente la Corte costituzionale ha ritenuto incostituzionale l'applicazione di questa misura e infatti è stata restituita a tutti gli altri soggetti che vi erano stati sottoposti, ma è stata mantenuta per i parlamentari poiché abbiamo il privilegio di avere un regime diverso. Pertanto, oggi solo i parlamentari hanno questa ritenuta e viene loro applicata in misura doppia rispetto a quella prima prevista per ogni altro dipendente dello Stato. (Applausi della senatrice Bencini).

Propongo pertanto una riformulazione della parte dispositiva dell'ordine del giorno G6, specificando che si «impegna il Consiglio di Presidenza e, in particolare, il Collegio dei senatori Questori: a mantenere le riduzioni già stabilite per i soli parlamentari» - se infatti scrivessimo che dobbiamo uniformarci agli altri, dovremmo cancellare questa riduzione, con un aumento della nostra indennità - e «a recepire ulteriori misure consimili che siano introdotte da norme previdenziali di carattere generale». In altre parole, se ci saranno norme che incidono sui trattamenti pensionistici al di sopra di un certo livello, naturalmente ci impegniamo a recepirle anche per quanto riguarda i senatori cessati dal mandato.

L'ordine del giorno G7 è ricompreso sostanzialmente nel punto 1) dell'ordine del giorno G1, che prevede una ristrutturazione dei rimborsi che riguardano l'attività svolta dai parlamentari. Invito quindi al ritiro, affinché sia recepita un'indicazione di questo genere nella ristrutturazione che faremo in accordo con la Camera dei deputati, con la quale abbiamo avviato i contatti fin dall'inizio della legislatura per andare in questa direzione.

Anche gli ordini del giorno G8 e G9 mi paiono assorbiti dal punto 1) dell'ordine del giorno G1, per quanto riguarda in particolare la questione dei collaboratori dei parlamentari. Inviterei pertanto i presentatori al ritiro; peraltro le presentatrici dell'ordine del giorno G8 hanno anch'esse sottoscritto come Gruppo l'ordine del giorno G1.

Per l'ordine del giorno G10 vorrei proporre una riformulazione. Partendo dalla frase «impegna, per quanto di rispettiva competenza, il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza», prima dei due punti e del primo punto del dispositivo, inserirei «, nel rispetto delle previste procedure in materia di relazioni sindacali:». Dopo di ciò segue il dispositivo, al primo punto del quale sostituirei le parole «le necessarie» con la parola «progressive» misure per l'allineamento tra i trattamenti stipendiali in essere con quelli dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, e le due righe seguenti, da «a partire dalle fasce retributive» fino alla fine del punto, le modificherei in «tenuto conto della specificità di questa Istituzione».

Per quanto riguarda il secondo capoverso, suggerisco di riformularlo nel modo seguente: «a voler proporre,» - anziché «disporre» - «per i dipendenti in quiescenza, limiti» - anziché «il divieto» - «di cumulo fra trattamenti pensionistici erogati dal Senato e redditi da lavoro».

Ricordo che con quanto stabilito dal Consiglio di Presidenza nell'ambito della trattativa sindacale nel luglio di questo anno già andiamo in questa direzione e con questa riformulazione rendiamo compatibile il lavoro già svolto in modo positivo con quanto dovessimo approvare oggi.

Gli ordini del giorno G11 e G12 sono sostanzialmente assorbiti dalla riformulazione dell'ordine del giorno G10 testé proposta, oltre che dalla decisione che è intervenuta nel luglio di quest'anno. Per cui pregherei i presentatori degli ordini del giorno di ritirarli, sottolineando che, per quanto riguarda l'ordine del giorno G12, il ruolo di Vice Segretario generale al Senato non è una qualifica, ma un incarico e, dunque, non costituisce una figura in più. È una figura che comunque c'è, a cui viene attribuito questo compito particolare. Pertanto, l'eventuale riduzione del numero dei Vice Segretari generali non comporta una riduzione di persone, che comunque già ci sono e svolgono un incarico.

L'ordine del giorno G13 si riferisce ai dipendenti del Senato e, in particolare, ai consiglieri parlamentari che possono essere collocati fuori ruolo presso altre istituzioni. È una prestigiosa e utile esperienza per i nostri consiglieri. Attualmente ce ne sono - cito l'ordine del giorno - uno alla Presidenza del Consiglio, due alla Presidenza della Repubblica, uno al Ministero dell'economia, uno presso il Ministero degli affari europei, uno presso la Commissione europea e uno presso il Gabinetto del sindaco di Roma Capitale. Si tratta di un'esperienza che noi riteniamo utile per uno scambio di conoscenze (che, peraltro, dà prestigio al Senato, i cui consiglieri possono essere chiamati a svolgere importanti incarichi anche al di fuori) e che ha un costo per il Senato, nel senso che durante i primi tre anni di incarico il compenso viene pagato dal Senato. Già in passato avevamo accennato alla possibilità di negoziare una riduzione di questo periodo di tre anni, ma riteniamo che sarebbe negativo chiudere questa esperienza. Pertanto il parere è contrario, ma c'è l'impegno a elaborare degli accordi con le altre istituzioni per ridurre il costo a carico del Senato. Sottolineo peraltro che in ogni caso non c'è aggravio per lo Stato, perché questi dipendenti o li paga il Senato o li paga la Presidenza del Consiglio. Quindi, in ogni caso non c'è né un aumento né una riduzione delle spese.

Sull'ordine del giorno G14, che invita ad adottare iniziative per razionalizzare le spese di funzionamento del Senato, esprimiamo parere favorevole. Il parere è favorevole anche sugli ordini del giorno G15 e G16.

Sull'ordine del giorno G17 il parere è per forza di cose contrario dal momento che siamo a novembre. L'anno prossimo ci ripromettiamo di predisporre il bilancio preventivo molto prima (in sostanza tra pochi mesi), ma è chiaro che non possiamo pensare di dimezzare delle voci di bilancio quando l'anno è ormai quasi trascorso e le spese sono state già sostenute per intero o quasi. (Brusìo).

PRESIDENTE. Colleghi, vi invito a fare silenzio, perché non si riesce a sentire il senatore Malan.

Senatore Malan, devo chiederle di riepilogare i pareri sugli ordini del giorno a partire dal G14.

MALAN, senatore Questore. Naturalmente, signor Presidente. Il parere sugli ordini del giorno G14, G15 e G16 è favorevole, mentre è contrario sull'ordine del giorno G17.

Il parere è ugualmente contrario sull'ordine del giorno G18: anche in questo caso, come per l'ordine del giorno G17, si tratterebbe di dimezzare un capitolo che già stato in gran parte speso, trovandoci ormai a novembre.

Sull'ordine del giorno G19 bisogna fare una considerazione importante. Esso impegna il Senato a ridurre la spesa per contributi e sussidi, pari a 1.744.000 euro. Ma questa voce è già stata ridotta. La cifra di 1.744.000 euro era corretta perché era contenuta nell'esercizio provvisorio approvato nel mese di marzo di quest'anno dai nostri predecessori. Nell'ultimo Collegio dei Questori e nel Consiglio di Presidenza, però, abbiamo approvato questa voce con una riduzione di 420.000 euro. Pertanto la riduzione c'è già stata, e oggi la voce è di 1.324.000 euro: cosa non da poco, perché si tratta di una riduzione di più del 25 per cento. Pertanto il parere è contrario, perché si è già provveduto. Anzi, inviterei i presentatori a ritirare tale ordine del giorno perché la cifra non è più quella indicata. Ripeto: è un errore comprensibile perché c'era un esercizio provvisorio che riportava tale cifra.

L'ordine del giorno G20 si riferisce ai costi dei viaggi in aereo per i senatori che devono recarsi a Roma. Noi saremmo favorevoli ad accogliere l'ordine del giorno come raccomandazione perché già oggi, naturalmente, i senatori possono usufruire di voli low cost» (a condizione che ve ne siano nella città di provenienza), sottolineando che il vero costo dei biglietti aerei è dovuto quasi sempre al fatto che molto di frequente ci ritroviamo a dover prenotare i voli all'ultimo momento.

Allora, sia che si tratti di compagnie di bandiera, sia che si tratti di compagnie low cost, più tardi si prenota più si paga. Se riuscissimo in futuro ad avere una programmazione dei lavori come quella di altri Parlamenti, che già conoscono gli orari dei loro impegni con qualche settimana se non addirittura con mesi di anticipo, questo si potrà fare. È però una questione di portata politica assai più ampia, e pertanto non possiamo affrontarla qui.

Il parere è favorevole sull'ordine del giorno G21, per quanto riguarda la dematerializzazione documentale, a condizione di eliminare dal dispositivo la parola «esclusivamente», sottolineando che deve diventare possibile presentare atti solo per via informatica, ma non deve trattarsi di un obbligo. Pertanto, chi vorrà utilizzare altri strumenti potrà ancora farlo.

Signor Presidente, chiedo scusa per l'ampiezza dell'intervento. (Applausi dal Gruppo PdL e del senatore Casini).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il relatore, senatore Azzollini, che invito anche ad esprimere il parere sugli ordini del giorno in esame.

AZZOLLINI, relatore. Signor Presidente, per la replica mi riporto a quanto già esaustivamente detto dai senatori Questori. Quindi, non ritengo di dover aggiungere altro oltre a quanto già detto.

Per quanto riguarda i pareri sugli ordini del giorno, questi sono conformi a quelli espressi dai senatori Questori.

Mi consentirà un solo momento, perché vale per il Senato, per ricordare al senatore Ichino che probabilmente, per una sua incolpevole svista, non ha guardato il sito web del Senato del Popolo della Libertà che, alla voce «trasparenza», ha inserito tutte le informazioni, così come richieste dai Regolamenti del Senato. È pur vero che - permettetemi una battuta - ho verificato che c'era anche quello del Movimento 5 Stelle. C'erano tutti! Lo sottolineo perché questa informazione va ad onore di tutto il Senato, ma può capitare a tutti un'incolpevole svista. (Applausi dai Gruppi PdL e M5S).

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G1 non verrà posto ai voti.

Poiché i presentatori non insistono per la votazione, l'ordine del giorno G2 è accolto come raccomandazione.

Senatore Santangelo, insiste per la votazione dell'ordine del giorno G3?

SANTANGELO (M5S). Sì, signor Presidente, e chiedo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, su questo ordine del giorno e - lo anticipo - su tutte le altre votazioni degli ordini del giorno.

PRESIDENTE. Va bene, ne prendiamo atto.

Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Santangelo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G3, presentato dalla senatrice Bertorotta e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G4.

CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, se i presentatori non hanno nulla in contrario, chiedo di poter sottoscrivere, insieme a tutti i componenti del mio Gruppo parlamentare, l'ordine del giorno G4.

PALMA (PdL). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

PALMA (PdL). Signor Presidente, ove mai i presentatori non avessero nulla in contrario, la senatrice Mussolini, il senatore Fazzone ed io desidereremmo sottoscrivere questo ordine del giorno.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G4, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato approva. (v. Allegato B). (Applausi dai Gruppi M5S e PdL).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

CALDEROLI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

CALDEROLI (LN-Aut). Signor Presidente, le chiedo la cortesia di informare i diretti interessati dell'approvazione dell'ordine del giorno G4 perché, come al solito, non ne vedo in Aula neanche uno. (Applausi dai Gruppi LN-Aut, PdL e M5S).

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G5.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G5, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. È stata proposta una riformulazione dell'ordine del giorno G6. Senatore Santangelo, l'accetta?

SANTANGELO (M5S). Sì, signor Presidente, l'accettiamo.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G6 (testo 2) non verrà pertanto posto ai voti.

Per l'ordine del giorno G7 c'è un invito al ritiro, in quanto può ritenersi assorbito dall'ordine del giorno G1. Senatore Santangelo, intende accogliere tale invito?

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, credo sia stato ritenuto assorbito dal punto 1) dell'ordine del giorno G1. Tuttavia, si tratta di una richiesta ben specifica.

Chiedo ai senatori Questori di valutare bene il contenuto dell'ordine del giorno G7, del quale chiedo comunque la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G7.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G7, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Per l'ordine del giorno G8 vale lo stesso discorso del G7: i senatori Questori ritengono che sia assorbito nell'ordine del giorno G1 e pertanto invitano al ritiro.

Senatrice Petraglia, intende accogliere tale richiesta?

PETRAGLIA (Misto-SEL). Si, signor Presidente, lo ritiro.

PRESIDENTE. Anche per l'ordine del giorno G9 vi è un invito al ritiro. I presentatori intendono accogliere tale invito?

BATTISTA (M5S). Signor Presidente, sarei anche disponibile a ritirarlo. Suggerisco però al senatore Zanda di accogliere l'ultima parte del dispositivo dell'ordine del giorno G9, inserendo alla fine del punto 1) dell'ordine del giorno G1 le seguenti parole: «ossia il versamento diretto da parte dell'amministrazione del Senato della Repubblica dei compensi stabiliti in favore dei collaboratori stessi, previa trattenuta di pari importo dal rimborso delle spese per lo svolgimento del mandato parlamentare».

Se accoglie tale riformulazione ritiriamo l'ordine del giorno G9.

PRESIDENTE. Il senatore Zanda fa cenno di non volerla accogliere. Quindi, passiamo alla votazione dell'ordine del giorno G9.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G9, presentato dal senatore Battista e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Rispetto all'ordine del giorno G10 vi è una richiesta di riformulazione. I presentatori intendono accoglierla?

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, mi perdoni se la interrompo in questa fase, ma secondo me c'è un vizio formale.

Essendo alcuni ordini del giorno stati dichiarati assorbiti da un altro ordine del giorno e avendo specificato che però si tratta di altra cosa, credo che il Collegio dei senatori Questori debba esprimere il parere nello specifico, per poi passare a votare.

PRESIDENTE. Lo hanno già espresso.

SANTANGELO (M5S). No, signor Presidente, non lo hanno espresso. Hanno detto: «è assorbito». Non hanno espresso alcun parere. Chiedo di ascoltarlo nuovamente, perché non hanno detto che il parere è negativo nel caso in cui l'ordine del giorno non sia assorbito.

PRESIDENTE. A me pare sia stato detto. Comunque, possiamo sentire il senatore Questore Malan.

MALAN, senatore Questore. Confermo che, ove si insista per la votazione, il nostro parere è contrario, anche se preghiamo, in senso positivo, di ritenerli assorbiti.

PRESIDENTE. Senatrice Blundo, accetta la riformulazione dell'ordine del giorno G10?

BLUNDO (M5S). Sì, la prima parte della riformulazione la trovo alquanto corretta e giusta. Sono anche d'accordo con la sostituzione della parola «necessarie» con «progressive» riferita alle misure per l'allineamento tra i trattamenti stipendiali. Invece, vorrei che la sostituzione all'ultimo capoverso della parola «disporre» con «proporre» non fosse una semplice proposta, ma sia finalizzata a realizzare quanto si dice nell'ordine del giorno. Se dunque il termine «proporre» corrispondesse all'intenzione di portare a termine, accetterei la riformulazione. Infine, concordo con la sostituzione della parola «divieto» con «limiti».

PRESIDENTE. Chiedo al senatore Questore Malan la sua interpretazione.

MALAN, senatore Questore. Ovviamente la nostra è una proposta che dovrebbe esprimere la maggioranza e quindi è chiaro che è finalizzata ad essere operativa.

PRESIDENTE. Essendo stato accolto, l'ordine del giorno G10 (testo 2), non verrà posto ai voti.

L'ordine del giorno G11 è stato ritenuto assorbito dall'ordine del giorno G10. Senatore Malan, può confermare la mia valutazione in proposito?

MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, la confermo, altrimenti il parere sarebbe contrario, perché le figure che vengono citate negli ordini del giorno G11 e G12 devono essere ricomprese in quella politica che peraltro è stata illustrata e approvata adesso sia con l'ordine del giorno G10 che con il G1, sia nell'accordo intervenuto già a luglio. Pertanto inviterei a considerare una politica generale e a non fare una questione sulle singole figure che vengono citate negli ordini del giorno G11 e G12. Se si insistesse per la votazione, il parere sarebbe contrario.

PRESIDENTE. Cosa intende fare, senatore Santangelo?

SANTANGELO (M5S). Insisto per la votazione.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'emendamento G11, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Per quanto riguarda l'ordine del giorno G12, anch'esso ritenuto assorbito dal G10, è stato rivolto un invito al ritiro. Chiedo al senatore Santangelo se intende accoglierlo.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, insisto per la votazione.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G12, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno G13.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G13, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Essendo stati accolti, gli ordini del giorno G14, G15 e G16 non verranno posti ai voti.

Passiamo all'ordine del giorno G17.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G17, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Passiamo all'ordine del giorno G18.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G18, presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. In merito all'ordine del giorno G19, ricordo che il relatore ha prima comunicato che la spesa è stata già ridotta e che quindi la cifra iniziale non è più quella riportata nel testo dell'ordine del giorno stesso.

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, anche in funzione di quanto è stato detto dai senatori Questori, e considerato il fatto che la spesa - così mi è sembrato di capire - è stata già ridotta del 25 per cento, nel nostro ordine del giorno chiediamo una riduzione complessiva del 50 per cento, per cui rimarrebbe una differenza del 25 per cento.

Se i senatori Questori fossero disponibili, potremmo valutare l'impegno a ridurla di un ulteriore 25 per cento, per arrivare al 50 per cento, piuttosto che inserire solo la formula «a valutare l'opportunità di».

PRESIDENTE. Senatore Malan, le chiedo di esprimersi sulla proposta avanzata dal senatore Santangelo.

MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, siamo al 6 novembre e diventa difficile ridurre ora una spesa del 50 per cento. Ricordo che l'abbiamo già ridotta del 25 per cento, azzerando una parte riguardante i Questori e il Presidente per l'assegnazione ad istituzioni di determinati fondi. Più di così non si può fare, in data 6 novembre.

PRESIDENTE. Senatore Santangelo, le chiedo se insiste per la votazione.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, chiedo di metterlo ai voti con la modifica che le ho appena comunicato.

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, dell'ordine del giorno G19 (testo 2), presentato dal senatore Santangelo e da altri senatori.

Dichiaro aperta la votazione.

(Segue la votazione).

Il Senato non approva. (v. Allegato B).

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Senatore Santangelo, sull'ordine del giorno G20 c'è la disponibilità che venga accolto come raccomandazione.

SANTANGELO (M5S). Signor Presidente, mi consenta la battuta: una raccomandazione non l'ho mai accettata! (Ilarità. Applausi dal Gruppo M5S). Chiedo quindi che venga messo ai voti.

PRESIDENTE. Senatore Santangelo, ci sono raccomandazioni e raccomandazioni. Quelle rispetto alle quali c'è una disponibilità espressa dai senatori Questori e fatte in quest'Aula sono diverse. Accettiamo la sua battuta ma, dato che da questa mattina stiamo ininterrottamente lavorando e siamo stanchi, possiamo evitare di fare battute.

MALAN, senatore Questore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MALAN, senatore Questore. Signor Presidente, innanzitutto la ringrazio per il riconoscimento della specificità.

Non c'era alcuna preclusione nei confronti della richiesta avanzata. Avevamo proposto la raccomandazione ma, in realtà, già si sta operando in quel senso. Non abbiamo nulla contro, siamo favorevoli e quindi accogliamo l'ordine del giorno G20.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti, gli ordini del giorno G20 e G21 (testo 2) non verranno posti ai voti.

Passiamo alla votazione dei documenti.

PETRAGLIA (Misto-SEL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. (Brusìo).

PETRAGLIA (Misto-SEL). Signor Presidente, è un po' complicato fare una dichiarazione di voto nell'ora della ricreazione.

Negli interventi svolti stamani sono state fatte tantissime considerazioni, alle quali ne aggiungiamo alcune.

Intanto, più che votare un bilancio, oggi di fatto ci troviamo dinanzi ad una presa d'atto, perché il consuntivo 2012 e il preventivo 2013 sono il segno del lavoro svolto nella precedente legislatura. Siamo poi consapevoli che è in un certo senso singolare, per non dire addirittura ridicolo, approvare un preventivo a novembre 2013, come è stato già ricordato dagli stessi Questori. Quindi, potremmo addirittura dire che oggi approviamo un preconsuntivo.

Tuttavia, comprendiamo anche le difficoltà dei senatori Questori che si sono insediati da pochi mesi, come hanno detto nella loro relazione, i quali hanno dovuto ricostruire e comprendere anche il complesso funzionamento della macchina istituzionale, amministrativa ed organizzativa del Senato.

Da parte nostra, quindi, non si vuole fare alcuna polemica ma soltanto svolgere alcune considerazioni, che vorremmo condividere per il lavoro futuro e consegnare soprattutto al lavoro dei Questori e di tutto il Consiglio di Presidenza.

Al di là di tutte le considerazioni fatte, sul passato possiamo fare veramente poco. Vorremmo però poter incidere sulle scelte future, perché ora ci troviamo in questa sede.

In questi ultimi tempi, tanti, troppi di noi hanno contribuito a trasmettere un'immagine delle più alte istituzioni dello Stato come il luogo dello spreco e dei privilegi. E in un momento di grossa povertà del Paese questo è apparso a tutti per quello che realmente era: una vergogna.

Come abbiamo ampiamente detto in questi mesi e come ha ricordato nel suo discorso di insediamento il presidente Grasso, le cui considerazioni condividiamo pienamente, il Senato deve essere trasparente e realmente aperto ai cittadini.

Noi crediamo che si debba partire proprio dai bilanci per fare non soltanto operazioni di trasparenza, ma anche di verità.

I dati e i numeri che ci sono presentati cercano di avviare un percorso di seria riduzione dei costi. Noi crediamo sia necessaria un'attenta opera di razionalizzazione delle spese, che però è cosa ben diversa dai semplici tagli. Questo bilancio garantisce che per il 2013 ed anche per gli anni 2014 e 2015 il costo a carico dello Stato rimarrà stabile in valore assoluto, risparmiando ogni anno circa 21 milioni, tornando così agli importi che aveva negli anni 2007-2008.

Il nostro compito sarà proprio quello di verificare che questi importi siano rispettati, magari effettuando ulteriori razionalizzazioni della spesa e facendo in modo che i 12 milioni cui faceva riferimento la senatrice Questore Bottici restino anche per quest'anno e negli anni futuri come risparmi e razionalizzazioni della spesa e non diventino invece una disponibilità per maggiori spese

Alcuni di questi tagli sono stati previsti da leggi del 2010 e 2011, altri sono frutto di un lavoro iniziato con questa legislatura: penso ad esempio all'abolizione del vitalizio per i senatori e alla sua sostituzione con un sistema pensionistico contributivo. Pensiamo però che si debba anche procedere ad una nuova revisione delle indennità dei senatori, a reintrodurre quel taglio del 5 o del 10 per cento ai vitalizi oltre una certa soglia annua che la Corte costituzionale ha cancellato, a ripensare i servizi erogati ai senatori, a partire da quelli sanitari e in maniera trasparente, fugando dubbi o realtà che non corrispondono al vero.

Iniziano già ad essere evidenti in questo bilancio di previsione gli effetti delle misure di contenimento dei costi relativi alle specifiche attribuzioni dei senatori, in particolare quelli titolari di cariche interne, che a regime porteranno ad un risparmio di 4,6 milioni di euro.

È in atto una collaborazione con la Camera per la condivisione di alcuni servizi come la documentazione, la biblioteca (in proposito condividiamo pienamente le parole del presidente Zavoli), l'informatica. Riteniamo che tutto questo debba essere fatto non soltanto per risparmiare, ma soprattutto all'insegna di una maggiore efficienza.

Per inseguire politiche di tagli indiscriminati, rischiamo di non affrontare questioni che da troppo tempo il Senato si trascina. Cito alcuni temi: il personale dei Gruppi parlamentari costretti alla precarietà ad ogni inizio o fine legislatura (senza il loro supporto il lavoro dei Gruppi sarebbe impossibile); gli aumenti contrattuali bloccati dei vari lavoratori: ad esempio il personale dattilografico a tempo determinato ha la retribuzione bloccata dal 2004 e nessun conteggio per straordinari o sedute notturne.

Il blocco del turnover della pubblica amministrazione riguarda anche noi. Non può essere una consolazione la riduzione del 20 per cento dei compensi per i nuovi assunti, consapevoli che non avremo bisogno di assumere per i prossimi anni. E ancora, la contrattualizzione degli assistenti parlamentari è un tema serio (non possiamo fingere di non vedere che esistono contraddizioni insite nel nostro sistema) o come dare stabilità ai servizi e ai lavoratori della ristorazione provando a coniugare la tutela del lavoro e la qualità del cibo, o stabilità ai servizi e ai lavori di manutenzione e di pulizia.

Il Senato è una delle massime istituzioni dello Stato, dobbiamo quindi tutti fare attenzione ai facili populismi o ad inseguire la demagogia, perché in nome della spending review si rischia di tagliare competenze e professionalità fondamentali per il funzionamento delle istituzioni e per il futuro del Paese.

Troviamo offensivo per noi e per le persone che qui lavorano raffigurare il personale del Senato a tutti i livelli, dagli assistenti ai segretari, come personale non qualificato che vivacchia lavorando il meno possibile nell'attesa di una pensione precoce. Per noi queste parole sono vergognose e stamani le abbiamo nuovamente ascoltate. Noi tutti abbiamo quotidianamente modo di constatare la grande professionalità e la competenza del personale in servizio al Senato. I senatori spesso passano, il personale rimane e rappresenta un grande elemento di continuità per quest'Aula. Negare questo va nella direzione opposta che dobbiamo perseguire, che è quella di premiare e valorizzare le competenze a tutti i livelli. Attenzione, lo ripetiamo continuamente: una cosa è razionalizzare e abolire gli sprechi e i privilegi, altro è tagliare.

E tutto questo deve essere facilmente leggibile nei nostri bilanci. La trasparenza assoluta deve rimanere un impegno primario di tutte le amministrazioni pubbliche dinanzi ai cittadini, che hanno il diritto di sapere come vengono utilizzati fino all'ultimo centesimo i soldi pubblici.

L'approvazione di questo bilancio è un'occasione importante per lanciare un messaggio al Paese, per spiegare che le istituzioni democratiche stanno facendo la loro parte seriamente per il risanamento dei conti, per spiegare bene la parte economica dei senatori, spiegare bene ogni aspetto, fugare ogni dubbio. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di dire che l'attività delle istituzioni e l'attività politica ha dei costi reali.

Dovremmo lavorare per rendere più efficiente la macchina (sono stati accolti alcuni ordini del giorno in materia), utilizzare maggiormente le tecnologie informatiche, unificare i servizi di ricerca, nell'ottica di rafforzare la democrazia e non di indebolirla. Questo mai.

È un modo per provare a ricostruire quel rapporto tra la politica e i cittadini che si è spezzato e che deve vedere tutti noi impegnati nella ricostruzione del nostro Paese da quelle macerie morali in cui la cattiva politica lo ha fatto crollare. Ma dal giorno in cui siamo stati eletti ognuno di noi deve sentirsi coinvolto, pur con ruoli e responsabilità diverse (penso alla maggioranza e a noi dell'opposizione). Dobbiamo sentirci impegnati e nessuno può tirarsi fuori ad arte da questo compito.

A me è stato insegnato da un anziano compagno esperto di bilanci che i numeri devono cantare politica e allora il nostro impegno sarà proprio quello di raccontare attraverso il rigore dei numeri il nostro lavoro quotidiano, quello di tutta la collettività del Senato, lavoro più difficile da comunicare e rappresentare rispetto alle urla, ma sicuramente più onesto. (Applausi dal Gruppo Misto-SEL e dei senatori Albano e Manconi).

COMAROLI (LN-Aut). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

COMAROLI (LN-Aut). Signor Presidente, onorevoli senatori Questori, colleghi, il mantenimento della struttura pubblica del nostro Paese costa il 2,5 per cento del prodotto interno lordo, quindi un punto in più di Germania, Francia e Gran Bretagna. Se noi equiparassimo il costo della nostra spesa pubblica a quella di quei Paesi che hanno dimensioni paragonabili al nostro, risparmieremmo qualcosa come 15 miliardi di euro ogni anno.

Alla luce di questo dato, e per non lasciare facile esercizio di populismo a chi alimenta la diffidenza dei cittadini verso le istituzioni, a chi indica furbescamente nella politica l'origine unica di ogni male del Paese, dobbiamo impegnarci chiaramente nella direzione della razionalizzazione e della trasparenza dell'istituzione nella quale sediamo e che resta - occorre ribadirlo contro ogni strumentalizzazione - la sede della democrazia e della rappresentanza del popolo.

Il nostro obiettivo, quindi, è quello di un contenimento della spesa, perché questo è quello che ci chiede la congiuntura economica e questo è quello che ci chiede il nostro impegno etico e morale nei confronti del Paese, perché veramente ognuno di noi deve fare la sua parte.

È stato giustamente sottolineato durante il dibattito e da parte dei Questori che non partiamo da zero e che durante gli ultimi anni, anche con il nostro contributo, il Senato ha avviato un trend di riduzione della spesa complessiva, confermato dal bilancio oggi in esame, e che ha toccato tutti gli aspetti del funzionamento della struttura.

La congiuntura economica però ci chiede di fare di più; i nostri cittadini ci chiedono di più e ce lo chiede anche il nostro senso di responsabilità.

A queste richieste corrisponde un impegno assunto anche da lei, Presidente, il giorno del suo insediamento, come corrisponde l'impegno di tante forze politiche oggi presenti in Aula. Tuttavia, il lavoro meritevole fatto fino ad ora per una revisione della spesa di funzionamento è stato svolto, a nostro avviso, secondo una vecchia logica, ovvero quella dei tagli lineari, quella dettata da un concetto di spending review tecnicista e non efficace, per la quale ogni centro di costo viene trattato allo stesso modo. Questo è quello che finora ha fatto e si sono impegnati a portare avanti il collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza, come si è cercato di fare a livello più ampio su tutta la macchina pubblica. Ed è una parte importante, perché va ad intervenire sugli stipendi che a furor di popolo vengono individuati come la causa o una delle principali cause dei maggiori oneri dei costi della politica italiana.

Però, colleghi, sappiamo benissimo che, nel caso noi riuscissimo ad intervenire - e questo è un impegno - proprio sugli stipendi, ad intervenire sulle auto blu, ad intervenire sui privilegi, che sono odiosi quanto è improcrastinabile eliminarli, noi interverremmo solo su una piccola, piccolissima parte di quei 15 miliardi di euro. Infatti, le stime sono intorno ad 1 miliardo di euro massimo di risparmio. E il resto? E tutto il resto della macchina pubblica? Tutto il resto è appunto nell'organizzazione della funzione pubblica del Paese; è nella sbagliata allocazione delle risorse o nella non necessaria allocazione delle risorse, a cui non corrisponde poi purtroppo un servizio utile al funzionamento del Paese.

È proprio in questo quadro che noi dobbiamo inserire il nostro lavoro, perché noi siamo un simbolo, nel bene e nel male; quindi, a questa istanza dobbiamo dare una risposta; dobbiamo essere i primi a mettere in discussione noi stessi. Non è un approccio tecnico, non è un approccio tecnocratico, è un approccio politico. Il nostro compito da politici è quello di arrivare a ridefinire il ruolo del Parlamento. Non l'abbiamo fatto con le riforme, purtroppo, ma lo possiamo fare con la nostra parte, per cominciare, proprio all'interno di questo sistema costituzionale, facendo in modo che almeno il Senato risponda alle sue funzioni nel miglior modo possibile.

Con il contributo che possiamo dare in questa sede, attraverso gli ordini del giorno che sono stati accolti, chiediamo sostanzialmente appunto un passo avanti nella razionalizzazione della spesa del Senato proprio nel senso del risparmio, della trasparenza, della funzionalità.

Abbiamo un obbligo di trasparenza, che già è rispettato da tutta la pubblica amministrazione e dagli enti locali e territoriali e disciplinato da normative comunitarie. Progressivamente, tutti gli acquisti del Senato devono essere basati su procedure ad evidenza pubblica al fine di individuare le offerte più appropriate e dare sia alle gare che alle procedure di acquisto trasparenza immediata e costante.

Il risparmio può essere ottenuto, ma farlo tagliando ad occhi chiusi i costi di tutti gli uffici può addirittura rivelarsi controproducente. Faccio l'esempio della Commissione bilancio, dove abbiamo una dotazione di stampa limitata, uguale a tutte le altre Commissioni. Però purtroppo non si è considerato che la Commissione bilancio deve analizzare tutti i provvedimenti di tutte le altre Commissioni, quindi sarebbe stato logico avere una dotazione per la stampa maggiore. Se tagliare questi costi comporta ritardare o bloccare il lavoro di alcune Commissioni chiave, si ottiene solo il risultato di rallentare i lavori complessivi dell'istituzione nel suo complesso e di conseguenza aumentare di fatto i costi, anziché ridurli.

Il lavoro di razionalizzazione deve essere più mirato e certosino. Sarà impegnativo e difficile, quindi immagino che i senatori Questori dovranno fare un lavoro notevole, richiede anche un'assunzione di responsabilità nella scelta; ma sono sicura che non occorreranno degli studi approfonditi per comprendere quali funzioni vadano preservate, anche per chi ha poca esperienza in Aule istituzionali. Basta la volontà e la consapevolezza che le Aule parlamentari non sono una zona franca, una categoria protetta, né un buen retiro (né per gli eletti, né per i dipendenti), ma sono un organismo di democrazia, uno strumento al servizio del popolo e del bene del Paese: questo e nessun altro bene deve essere la bussola che ne orienta il cammino.

Nell'auspicio, quindi, che tutto ciò che ho detto avverrà, la Lega Nord con fiducia voterà a favore dei documenti di bilancio in esame. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

LANZILLOTTA (SCpI). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

LANZILLOTTA (SCpI). Signor Presidente, il Gruppo Scelta Civica per l'Italia voterà a favore dei documenti di bilancio in esame, sia del bilancio consuntivo del 2012 che del bilancio del 2013, che in realtà - come è stato osservato - più che un preventivo è un quasi consuntivo. Questo è il primo punto che credo bisognerà cercare di correggere, facendo in modo che il bilancio di previsione 2014 sia presentato tempestivamente e sia effettivamente un bilancio anche di programmazione delle azioni di razionalizzazione che si intendono realizzare nel corso dell'esercizio.

La nostra dichiarazione di voto tende anche a dare atto della piena correttezza dell'impostazione del bilancio 2013, su cui molto si è discusso, per quanto riguarda la rappresentazione contabile di alcune poste una tantum, cioè dell'allocazione di una quota dell'avanzo di amministrazione a fronte di spese straordinarie, in modo tale da consentire anche una comparazione tra grandezze omogenee dei bilanci e coglierne l'effettiva evoluzione, prendendo atto e sottolineando l'eccezionalità che si è verificata nel 2013, in particolare per quanto riguarda la cessazione dal mandato di un numero molto alto di parlamentari e di alcuni parlamentari che avevano anche -chiamiamola così - una grande anzianità di servizio. Penso che sia stata operata molto correttamente questa rappresentazione contabile.

Penso anche che bisogna proseguire l'opera di trasparenza e di razionalizzazione avviata dai senatori Questori, a cui va il nostro ringraziamento, sapendo però che abbiamo a che fare con una struttura che ha una storia molto antica, non solo sul piano dell'istituzione politica, ma anche sul piano della sua amministrazione, della sua qualità e cultura professionale che va valorizzata e preservata, seppure nell'evoluzione dei tempi, che richiedono oggi una maggiore trasparenza e una maggiore standardizzazione anche per quanto riguarda il suo costo.

Non c'è dubbio che il regime delle burocrazie parlamentari è il retaggio di una storia e, tuttavia, dobbiamo anche dire che questa storia, seppure con alcune sue anomalie, ha consentito di avere dei corpi burocratici di altissimo livello che condizionano la qualità del lavoro parlamentare. Quindi, credo che dobbiamo fare un'opera di riduzione dei privilegi dei senatori, cercando però di preservare queste qualità professionali, perché altrimenti, così come in altri settori in questo periodo di crisi, rischiamo di distruggere in tutti i comparti della nostra vita pubblica le eccellenze, di cui dobbiamo invece andare orgogliosi e che dobbiamo preservare.

Bisogna andare verso una standardizzazione dei costi, anche se l'operazione è molto complessa. Ricorderete senz'altro il tentativo fatto dalla commissione Giovannini sulla standardizzazione, per esempio, delle retribuzioni dei parlamentari a livello europeo. Credo che in quella direzione bisogna andare per arrivare ad una sorta di costi standard europei, per quanto riguarda le Assemblee elettive, che riesca a comparare le retribuzioni, ma anche i servizi di cui godono i parlamentari.

Ribadisco infatti che la qualità dei servizi di supporto all'attività parlamentare è condizione per la qualità dell'esercizio della funzione parlamentare e anche della libertà di mandato. Quella norma costituzionale che tante volte viene invocata, a mio avviso anche a sproposito, e cioè l'assenza di vincolo di mandato, dipende dalla possibilità che il singolo parlamentare disponga delle informazioni e delle competenze necessarie per assumere liberamente una decisione, perché il principio democratico significa che l'accesso alla carica parlamentare è libero e può coinvolgere chiunque, qualsiasi sia la sua storia personale e professionale, e che l'eletto una volta entrato in Parlamento per poter esercitare con piena coscienza e libertà di mandato la sua funzione, ha bisogno di supporti di alta professionalità.

Tuttavia, credo che nulla sarà mai abbastanza sul fronte dell'organizzazione e della razionalizzazione se non migliorerà la qualità complessiva del lavoro del Parlamento e il giudizio che nell'opinione pubblica si avrà del lavoro parlamentare.

C'è per questo un livello costituzionale di riforme, che riguarda la riduzione dei parlamentari e la riforma del bicameralismo, nei cui confronti credo che il Senato non debba rappresentare un elemento di freno, di ostacolo o di difesa corporativa, bensì assecondarlo collaborando a ridefinire la sua missione e il suo ruolo come è in tutti gli ordinamenti parlamentari per la seconda Camera.

C'è però un livello organizzativo che è già nella nostra disponibilità, sia regolamentare che d'intesa tra i due rami del Parlamento, e deve attenere subito alla riorganizzazione dei Servizi del Senato e alla integrazione con quelli della Camera ai fini di una semplificazione e massimizzazione dell'efficacia e dell'efficienza.

Penso che questo sia il compito e l'obiettivo del bilancio, dell'azione dei Questori e di tutto il Consiglio di Presidenza per il prossimo esercizio, e con questo ribadiamo il voto favorevole ai documenti di bilancio in esame. (Applausi dal Gruppo SCpI).

BULGARELLI (M5S). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

BULGARELLI (M5S). Signor Presidente, per quanto riguarda il bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2013 non posso che sottolineare l'ennesima frode in danno ai cittadini.

Parlo di frode perché l'avanzo di cassa del rendiconto 2012 non è stato iscritto nel fondo iniziale di cassa del bilancio di previsione 2013 così come prescritto dal Regolamento di amministrazione e contabilità. De facto con questo marchingegno contabile si impedisce anche la comparazione tra i vari bilanci succedutisi nel tempo, facendo venir meno quindi i principi di continuità e di compatibilità, fondamento sia della trasparenza che della possibilità di controllo da parte degli italiani.

Inoltre, ancora una volta, anche se ci sono stati alcuni sforzi, non si riesce a ridurre le spese come più volte annunciato, credo soprattutto per la forza di varie corporazioni interne ed esterne alla struttura del Senato che impediscono nei fatti di intervenire su veri sprechi e spese non più giustificati o giustificabili.

Di fronte però alla crisi del Paese (e ricordo che dal 2009 al 2012 le persone in povertà assoluta sono raddoppiate da 2.400.000 a 4.800.000) credo il Parlamento debba fare uno sforzo e un atto di coraggio per ridurre i costi della politica pur mantenendone la qualità, allineandosi economicamente agli standard europei. Non possiamo richiamare l'Europa sempre e solo quando si tratta di colpire le tasche dei cittadini e ignorarla quando si tratta di toccare le tasche dei pochi molto privilegiati.

Accogliamo però molto favorevolmente l'impegno preso oggi da parte dei Questori, rispetto a un'ulteriore razionalizzazione dei costi interni di gestione, ad adottare ogni provvedimento necessario al fine di consentire la presentazione di disegni di legge, emendamenti, atti di sindacato ispettivo e atti di indirizzo in formato esclusivamente elettronico e a rivedere le convenzioni con le compagnie aeree, e ringraziamo tutta l'Assemblea per l'approvazione del nostro ordine del giorno G4.

Nonostante questo, viste le notevoli criticità ancora presenti, il Movimento 5 Stelle si asterrà. (Applausi dal Gruppo M5S).

MANDELLI (PdL). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANDELLI (PdL). Signor Presidente, rivolgo un doveroso ringraziamento per il suo lavoro, del Consiglio di Presidenza e dei senatori Questori. Oggi siamo chiamati ad approvare il rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2012 e il progetto di bilancio interno per l'anno finanziario 2013. Già da alcuni anni il Senato della Repubblica ha intrapreso una politica di rigorosa gestione del proprio bilancio interno e i dati del consuntivo contenuti nel rendiconto evidenziano un andamento positivo della gestione con riferimento agli obiettivi di contenimento della

spesa.

È evidente che in un momento così delicato per i conti dello Stato sarebbe facile fare demagogia e cadere in strumentalizzazioni. Stiamo parlando però di spese che servono per garantire la democrazia. In questo senso, l'obiettivo di assicurare trasparenza, rigore e sobrietà è un obiettivo importante da perseguire tutti insieme ed è anche una risposta concreta a questa onda di antipolitica che sta percorrendo il nostro Paese.

Prima di chiedere ai cittadini sacrifici è corretto, doveroso e morale che siano i loro rappresentanti a dare il giusto esempio. L'abbiamo fatto sul versante dei compensi e dei vitalizi e dobbiamo continuare a fare sforzi in questa direzione.

Dai conti emerge che continua il processo di riduzione del costo complessivo del Senato che nel corso degli ultimi anni ha assunto proporzioni significative. È sicuramente migliorata la trasparenza del bilancio del Senato e, pur apprezzando i risultati raggiunti in tal senso, un ulteriore sforzo non farà altro che migliorare il rapporto con i cittadini e contribuirà a far sì che abbiano piena contezza dei conti, va tutto a vantaggio dello stesso rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini.

Il Senato della Repubblica testimonia, anche nel dibattito che ho sentito in mattinata, di avere piena coscienza della situazione economica in cui versa il Paese e di contribuire per la propria parte al contenimento della spesa. Faccio un solo esempio semplificativo. Nonostante alcune voci che crescono in base ad automatismi contrattuali o a disposizioni di legge (pensioni dei dipendenti o ex senatori), è evidente che il bilancio diminuisce anche in valore assoluto, e questo significa che l'opera di contenimento che da anni è in corso è reale e tangibile e trova conferma in questo bilancio: in questo senso si deve continuare. Un dato che sicuramente è stato già citato, ma che vale la pena di ricordare è che la diminuzione delle spese tra il 2012 e il 2013 è pari a 13,647 milioni di euro (-3,81 per cento). In questo contesto, quindi, auspicando una riorganizzazione dei servizi che non penalizzi però l'attività dei senatori, salutiamo con favore il tentativo di sburocratizzazione del sistema, che necessita sicuramente di essere rinnovato e modernizzato, e attendiamo la proposta di riforma degli schemi organizzativi delle Camere, così come annunciato dal senatore De Poli, che sarà sicuramente una tappa importante in questa virtuosa riduzione di costi.

Pertanto, registrando con soddisfazione gli ultimi andamenti virtuosi delle spese dell'amministrazione del Senato, il Gruppo Il Popolo della Libertà annuncia il proprio voto favorevole sul progetto del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2012 e sul progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2013, con l'auspicio di conseguire con sempre maggior decisione l'opera di razionalizzazione dei costi delle istituzioni, che non solo si rivela urgente sotto il profilo strettamente contabile, ma si rende assolutamente necessaria per riavvicinare i cittadini alle istituzioni. (Applausi dal Gruppo PdL).

DI GIORGI (PD). Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DI GIORGI (PD). Signor Presidente, intervenendo a nome del Gruppo del Partito Democratico e faccio mie le osservazioni che già in discussione il senatore Pegorer e, con riferimento all'ordine del giorno G1, il senatore Pizzetti hanno espresso a nome del Gruppo stesso, in raccordo con gli altri Gruppi della maggioranza e anche con il Gruppo Misto.

Riprendo, signor Presidente, onorevoli senatrici e onorevoli senatori, il senso di quella che è stata la discussione di oggi. È stata certamente una discussione costruttiva sulla base del dibattito che in questi giorni abbiamo avuto, essendo io Segretario d'Aula, anche all'interno del Consiglio di Presidenza del Senato della Repubblica.

Il dibattito è stato anche molto corretto, nonostante qualche volta, ma questo sta nella sensibilità di ciascuno, vi sia stata qualche punta di giudizio forse non sufficientemente confermato dai fatti e dalle stesse cifre: giudizio che ritengo in futuro possa essere corretto, anche in una prospettiva di serietà e di onestà intellettuale che in questa sede deve essere perseguita da tutti.

Voglio ringraziare il Collegio dei senatori Questori: lo faccio a nome del mio Gruppo, ma anche come membro del Consiglio di Presidenza. E vorrei ringraziare qui, e non è un ringraziamento formale, il presidente Grasso, che ha voluto dare un impulso al processo di rigore: un processo di reale rigore che il Senato ha già intrapreso da alcuni anni e di cui noi dobbiamo continuare a portare avanti la strategia.

Oggi siamo chiamati ad approvare questo bilancio (e noi lo approveremo) che, come in tutte le istituzioni, è un atto di enorme rilievo. È un atto che ha una valenza - come già detto da altri colleghi, in particolare dalla senatrice Petraglia - squisitamente politica, oltre che ovviamente tecnica. In questo bilancio di fa politica e si danno le strategie, si cerca cioè di condividere quella che è una linea all'interno dei Gruppi di maggioranza. Essendo, però il Senato un'istituzione cerchiamo di far sì che tutto ciò sia condiviso da tutti i membri del Senato e da tutti i Gruppi: è importante che il bilancio, essendo atto di grande importanza, sia condiviso da tutti i Gruppi politici.

Questo è il primo bilancio della nostra legislatura. È un bilancio che arriva a novembre, purtroppo, e questo certamente rappresenta un elemento di criticità, sicuramente giustificato in parte dal cambio di legislatura, in quanto ci siamo insediati a marzo. Tale criticità andrà sanata nel prossimo esercizio con un impegno che mi sento di assumere anche nel mio ruolo di membro del Consiglio di Presidenza, certa di condividere questa valutazione anche con il Presidente, con i colleghi Questori e con gli altri colleghi del Consiglio stesso.

Chiunque abbia fatto l'amministratore pubblico (e in questa sede sono tanti) sa benissimo quanto sia difficile lavorare per dodicesimi. E tutti noi dobbiamo ringraziare il personale del Senato, gli uffici e i dirigenti, che hanno lavorato evidentemente in una condizione di difficoltà, perché non vi è certezza delle risorse finanziarie a disposizione e, quindi, si riescono a fare gli investimenti con maggiore difficoltà.

Vorrei scusarmi con i colleghi se approfitto della loro pazienza per proporre un paio di considerazioni che mi sento di condividere proprio oggi, il giorno in cui stiamo approvando o comunque stiamo discutendo il bilancio. Arrivare in questo Palazzo, per noi che ne abbiamo varcato la soglia la prima volta come parlamentari eletti, è stata evidentemente una emozione (per me lo è stata, e immagino che sia stato così anche per molti altri), e a questa si è aggiunto, per alcuni di noi, anche l'onore di sedere nel Consiglio di Presidenza del Senato.

Dico questo perché siamo entrati, stando in Consiglio di Presidenza, nel cuore della discussione di oggi, in quelle che devono essere le strategie dell'amministrazione della più alta istituzione della nostra Repubblica, la Camera alta. Un luogo in cui la storia della nostra Repubblica ha trovato, trova, e, auspicabilmente, speriamo sempre più trovi alte testimonianze. È il luogo dove quotidianamente si scrive il destino politico della nostra Nazione. Forse dovremmo sempre tenere presente questo aspetto nei nostri atteggiamenti, nel nostro modo di fare politica e di svolgere il nostro lavoro in questa sede.

Questo è il luogo in cui si confrontano e si scontrano persone, uomini e donne, con idee anche molto diverse, ma che devono avere un obiettivo comune: quello di lavorare per il bene della comunità nazionale, che a noi ha affidato il compito enorme di fare le leggi, di costruire attraverso gli atti normativi di cui siamo responsabili il futuro dell'Italia, degli uomini e delle donne, dei bambini, dei giovani e dei vecchi del nostro Paese.

Quindi, il Senato deve svolgere un lavoro di enorme rilievo, e per farlo nel miglior modo possibile ha bisogno di una struttura efficiente. Per tale motivo, il bilancio è così importante: perché deve essere finalizzato a questo. Si tratta di una struttura che deve fare cose e deve aiutarci a svolgere bene il nostro lavoro, come hanno giustamente evidenziato altri senatori prima di me, tra cui anche la senatrice Lanzillotta del Gruppo Scelta Civica per l'Italia e nostra Vicepresidente. Quindi, occorrono una struttura efficiente, un management di qualità, ambienti adeguati e servizi che consentano ai senatori di svolgere le loro funzioni in modo efficace, e non perché siamo una casta (non lo siamo proprio e non dobbiamo esserlo, e probabilmente tantissimi di noi, direi tutti in questa legislatura, sono ben lontani dal sentirsi casta e dal comportarsi da casta). Dunque, dobbiamo svolgere il nostro ruolo perché siamo senatori, perché ci ha mandato qui il popolo italiano; dobbiamo lavorare bene perché, se lavoriamo male, facciamo peggio le leggi, cioè quello per cui siamo seduti qui.

Allora, dobbiamo poter svolgere in modo efficace le nostre funzioni, senza dispersione di energie e di risorse. Infatti, come ho già evidenziato, il rigore è l'elemento essenziale; il nostro Presidente, fin dall'inizio, fin dalla prima seduta del Consiglio di Presidenza, ha posto questo tema.

Naturalmente dobbiamo avere la consapevolezza del delicato momento politico ed istituzionale; non siamo marziani, e quindi sappiamo che il nostro Paese e le sue istituzioni stanno attraversando un delicato momento politico, istituzionale ed economico. In questa sede, non dobbiamo nasconderci le difficoltà che tutti noi, quando andiamo per la strada, quando torniamo nelle nostre città, quando giriamo per Roma, viviamo quotidianamente nel rapporto con i cittadini, i quali - mai come in questi tempi - vivono con distacco e sofferenza i luoghi istituzionali e i protagonisti della politica, siano essi parlamentari o amministratori pubblici di tutti i livelli.

In conseguenza a questo stato di oggettiva difficoltà nella relazione fra cittadini ed istituzioni, non possiamo non concordare sulla necessità - mi pare che in tutti gli interventi sia stato sottolineato - di rendere l'amministrazione pubblica ancora più efficace, funzionale e rigorosa nella gestione delle risorse: un luogo dove la trasparenza (oggi questa parola è stata citata tante volte, insieme a «specchio» e «luogo trasparente» e la buona amministrazione devono essere caratteristiche riconosciute e condivise. In questo luogo vi devono essere l'equilibrio delle risorse, la razionalizzazione dei processi, la valorizzazione e la formazione del personale.

Si parla di questo personale, il quale è essenziale. Quindi, anche per questo, credo si debba stare sempre molto attenti quando si fanno dichiarazioni all'esterno, perché le parole pesano come pietre. E le pietre qui certamente non si devono tirare e meno che mai al personale che lavora all'interno di questa struttura.

Dunque, è necessaria una revisione della spesa, non in modo lineare, ma per obiettivi e definizioni di priorità. I temi della revisione della spesa, della sua razionalizzazione, dell'equilibrio delle risorse e della valorizzazione del personale rappresentano il fulcro di una nuova cultura dell'amministrazione pubblica.

Quanto maggiore sarà l'impegno per raggiungere tali obiettivi tanto più crescerà la fiducia nelle istituzioni pubbliche. Anche noi facciamo parte di questo tassello. Il bilancio del Senato deve rappresentare proprio questo e, in tal senso, affermo che quanto stiamo facendo oggi è anche un atto politico di grande rilievo.

Il nostro bilancio cerca di rispondere alla richiesta di rigore che arriva dalla comunità civile. Anche noi possiamo contribuire a far crescere la fiducia nel ruolo delle istituzioni e a restituire loro quella credibilità che, purtroppo, sembra andata persa a causa del proliferare di scandali e malcostume diffuso. Una sorta di caduta di dignità, un modo barbaro di gestire la cosa pubblica da parte di tanti, purtroppo troppi amministratori pubblici, che non meritavano la fiducia che era stata riposta in loro e che con i loro comportamenti hanno prodotto una frattura tra cittadini e amministrazione, Stato e istituzioni, una frattura che qualche volta ritengo perfino incolmabile, nonostante l'impegno dei tanti politici amministratori onesti che quotidianamente fanno onore alle nostre istituzioni.

Sono certa che noi siamo tra coloro che devono dare onore alle amministrazioni pubbliche, dobbiamo essere davvero onorevoli, di nome e di fatto.

Tornando, in particolare, al nostro bilancio...

PRESIDENTE. La invito a concludere.

DI GIORGI (PD). ...esso si pone all'interno di quella strategia, condivisa fin dalle prime riunioni, volta a contenere le spese. Quindi, risparmio e spending review, e non qualcosa di tecnico, come spesso viene inteso. Questo è richiesto agli uffici e ci si è mossi nella direzione corretta di analizzare le varie funzioni e di valutare i processi in essere per migliorarli e, ove necessario, reimpostarli in un'ottica di maggiore efficienza.

In questa prospettiva, l'unificazione di alcuni servizi essenziali è ritenuta dal Gruppo del Partito Democratico un elemento forte di razionalizzazione. Essa riguarda i servizi informatici - lo avete detto tutti - la biblioteca, la documentazione e prevede anche la condivisione con i colleghi della Camera dei deputati e con i servizi di questa. Ma aggiungo di più, auspicabilmente anche con la Presidenza del Consiglio e con i Ministeri.

La condivisione è una categoria molto poco praticata nella pubblica amministrazione. Condivisione significa maggiore efficienza, maggiore trasparenza, che siano dati, risorse, sedi o che si tratti di corsi di formazione, di acquisti, di strategia di management.

Purtroppo, nella nostra cultura amministrativa spesso condivisione è sinonimo di perdita di potere, e ciò addirittura avviene non solo tra amministrazioni diverse, ma all'interno delle stesse amministrazioni.

Il nostro bilancio credo dia un segnale nella direzione opposta: una condivisione con gli altri enti. Sarà nostro compito verificare le strategie e le iniziative che le direzioni porranno in essere per raggiungere gli obiettivi di condivisione indicati nel nostro bilancio.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

DI GIORGI (PD). A questo proposito pongo la necessità di procedere al più presto alla necessaria riorganizzazione delle direzioni e degli uffici procedendo alle nomine dei responsabili nei posti vacanti così da mettere gli uffici nella condizione di poter agire nella massima efficienza.

La nostra sfida, e concludo davvero, signor Presidente, sta nella ricerca dell'efficienza... (Commenti). Ho finito!

PRESIDENTE. Silenzio. Lasciate concludere.

Prego, senatrice Di Giorgi, la invito a concludere.

DI GIORGI (PD). La nostra sfida sta nella ricerca dell'efficienza e il nostro prodotto sono le leggi.

Un Senato ben organizzato ed efficiente nelle sue strutture e nei suoi servizi ci aiuterà a fare meglio il nostro lavoro e a rendere un servizio migliore ai cittadini. Credo che questo sia il punto importante e quindi, proprio per questi motivi, annuncio il voto favorevole del Gruppo del Partito Democratico. (Applausi dal Gruppo PD e della senatrice De Petris).

DE POLI, senatore Questore. Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DE POLI, senatore Questore. Signor Presidente, prima della votazione intendo rivolgere un ringraziamento a tutti i senatori e a tutti i Gruppi parlamentari per il lavoro svolto per il raggiungimento dell'obiettivo di esaminare il documento in Aula oggi. In modo particolare, ringrazio tutta la struttura amministrativa del Senato, a partire dal Segretario generale, e il presidente Grasso, che in questi mesi ha tracciato il percorso per la conduzione di un bilancio trasparente e attento ai bisogni che hanno i nostri cittadini. (Applausi).

PRESIDENTE. Mi associo ai ringraziamenti anche a nome del Consiglio di Presidenza, che ha vivamente collaborato e in seno al quale abbiamo già prospettato per il futuro dei nuovi obiettivi che raggiungeremo certamente.

Passiamo alla votazione del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2012 (Doc. VIII, n. 1).

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Santangelo risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del rendiconto delle entrate e delle spese del Senato per l'anno finanziario 2012 (Doc. VIII, n. 1).

È approvato.

Ripresa della discussione congiunta
del Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2

PRESIDENTE. Passiamo alla votazione del Doc. VIII, n. 2.

SANTANGELO (M5S). Chiediamo la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico.

PRESIDENTE. Invito il senatore Segretario a verificare se la richiesta di votazione con scrutinio simultaneo, avanzata dal senatore Santangelo, risulta appoggiata dal prescritto numero di senatori, mediante procedimento elettronico.

(La richiesta risulta appoggiata).

Votazione nominale con scrutinio simultaneo

PRESIDENTE. Indìco la votazione nominale con scrutinio simultaneo, mediante procedimento elettronico, del progetto di bilancio interno del Senato per l'anno finanziario 2013 (Doc. VIII, n. 2).

È approvato.