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Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 135 del 06/11/2013


PIZZETTI (PD). Signor Presidente, l'ordine del giorno G1, che illustro, dà senso all'intero lavoro svolto dal personale del Senato, dal Consiglio di Presidenza, dal Collegio dei senatori Questori e nella sua interezza, al di là di opinioni differenti che si sono poi manifestate.

Ci sono molti modi di parlare al Paese. C'è una politica urlata, che sollecita e solletica sentimenti profondi di dileggio verso la politica, che è più di un classico atteggiamento di antipolitica: è la negazione della funzione stessa della politica; se ne esaltano i difetti grandi, che ci sono, non per eliminarne le escrescenze ma per tagliare la radice medesima. È la recondita perorazione della regola assoluta. Dietro l'atto di reclamare la regola assoluta c'è infatti la certezza che sotto di essa tutto è possibile, semplicemente perché la regola assoluta non esiste.

Il tema allora non è quello di una democrazia sregolata con la politica come appendice, magari ininfluente: questo magari appartiene ai regimi di democrazia popolare e non agli istituti di democrazia repubblicana. Io penso che vi sia un solo modo per servire il Paese e la democrazia repubblicana: riunendo istituzioni e popolo in un senso civico nazionale, un nuovo senso civico nazionale. Questo è il modo per recuperare credibilità e autorevolezza dell'istituzione repubblicana e della politica, con il comportamento, con il linguaggio di verità, e con le riforme.

Questo è un bilancio di riforme che non taglia soltanto, ma genera riforme, predisponendoci anche alla logica delle riforme costituzionali che modificherà il ruolo stesso del Senato. Quindi, il tema della maggiore integrazione dei servizi con la Camera dei deputati non è solo un dato contabile o di risparmio, ma è un tratto politico di predisposizione ad una riforma costituzionale.

A differenza di quanto operato altrove, i tagli non sono lineari ma selettivi, per 100 milioni di euro nel triennio, a beneficio del bilancio pubblico, senza compromettere ed anzi valorizzando il senso di questa istituzione ed anche mettendo in conto una sorta - la definisco così - di sopravvenienze passive di questo bilancio, cui si è richiamata la collega Bottici, senza le quali esso sarebbe stato ancor più positivo. Tali tagli riguardano la riduzione degli organici di 400 unità; la ridefinizione dei trattamenti dei dipendenti in accordo - insisto - con le organizzazioni sindacali, anche considerando ulteriormente le persone che hanno già maturato i requisiti pensionistici; l'intervento sulle risorse a disposizione dei componenti degli organi del Senato; l'intervento sui trattamenti economici dei senatori, sul regime pensionistico e dei vitalizi; gli interventi da implementare ulteriormente sui vitalizi degli ex senatori e sul concorso all'equilibrio del servizio di prestazione sanitaria (il servizio sanitario è posto in equilibrio a valere sui soli emolumenti dei senatori ed ex senatori).

Vi è poi un miglioramento serio dell'organizzazione dei servizi e vi sono le riforme: l'adeguamento di indennità e servizi ai parlamentari di altri Paesi equivalenti, intervenendo sui vari fattori (ad esempio, più servizi in relazione ad una riduzione di emolumenti); la migliore e più efficiente gestione delle sedi; la maggiore trasparenza in una logica sistemica nella gestione dei servizi e delle gare; l'integrazione, che ho già richiamato, tra Camera e Senato; la tutela delle funzioni del collaboratore parlamentare (per la prima volta inserita e considerata); la ridefinizione del trattamento del personale, in armonia con la Camera dei deputati e considerando le necessità di riequilibrio rispetto ad altri trattamenti nella pubblica amministrazione.

Insomma, questo è un bilancio non castale. Il termine «casta» è certamente molto allusivo in senso negativo, ma è indubbiamente in contrasto con la realtà che emerge da questo bilancio.

In conclusione, sottolineo che è un lavoro veritiero e concreto. Lo dico con sincerità alla collega Bottici. Io ho capito il senso del suo intervento, che forse però non è stato ben compreso: l'espressione «trucco contabile» è assolutamente mal posta, se si riferisce - appunto - a quella parte di sopravvenienze passive. In realtà, siamo in presenza di una contabilità trasparente, che non è il raggiungimento della meta, ma è un passo verso la meta.

È stato citato molte volte in quest'Aula il concetto di cittadino. Penso che, agendo concretamente, recuperando seriamente errori del passato, rispettiamo i cittadini: l'unico modo per farlo è quello di dire loro la verità e di agire sul terreno delle riforme; questo è anche il solo modo per riceverne rispetto.

Sottolineo allora, senza enfasi, che questo bilancio riduce e riforma il funzionamento di una delle principali istituzioni della Repubblica e noi di questo, se non vogliamo andarne proprio orgogliosi, possiamo però andarne fieri. (Applausi dai Gruppi PD e SCpI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Colucci. Ne ha facoltà.