Caricamento in corso...
 
 
Versione ePub Versione PDF (746 KB)

Versione HTML base



Legislatura 17¬ - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 135 del 06/11/2013


Ripresa della discussione congiunta
del
Doc. VIII, n. 1, e del Doc. VIII, n. 2 (ore 10,55)

STUCCHI (LN-Aut). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

STUCCHI (LN-Aut). Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori. Naturalmente non voglio sostituirmi a lei nella presidenza della seduta (ci mancherebbe altro! Neanche ne ho le competenze), però credo che le parole che vengono pronunciate durante questa discussione siano pesanti e trovino una fortissima eco nell'opinione pubblica.

Accettare termini come quelli pronunciati dal collega Castaldi, il quale ha sostenuto che qui dentro ci sono colleghi che «bivaccano» da tanti anni, come se quella svolta in quest'Aula per tanti anni fosse un'attività improduttiva svolta da persone finite qui quasi per caso, senza alcuna competenza, vuol dire accettare una demagogia che lede l'integrità delle istituzioni e seguire una deriva molto populista che non rappresenta la vera essenza della democrazia, che è testimoniata in primis dal lavoro svolto in queste Aule.

Credo quindi che, senza voler fare una difesa di casta, sia opportuno che ci sia attenzione alle parole che vengono pronunciate, perché qui tutti lavorano in modo serio e non è possibile accettare la logica per cui solo qualcuno in quest'Aula difende gli interessi dei cittadini mentre gli altri sono qui a bivaccare, a divertirsi e a far tutt'altro. (Applausi dal Gruppo LN-Aut).

SANTANGELO (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Anche lei sull'ordine dei lavori? Ovvero sul disordine dei lavori. (Ilarità). Ne ha facoltà.

SANTANGELO (M5S). No, signor Presidente. Mi sento anche io di rafforzare ulteriormente invece l'affermazione del senatore Castaldi. Ognuno si prende le proprie responsabilità, e ci sono dati oggettivi, ad esempio quelli delle presenze, che possono testimoniare se i senatori presenti in quest'Aula svolgono o meno, e con quale intensità, il proprio lavoro.

Direi quindi al collega della Lega di parlare a titolo personale e non per tutti, perché ci sono dati oggettivi che lo smentirebbero subito. Volevo fare soltanto questa precisazione.

PRESIDENTE. Comunque, senatore Santangelo, le generalizzazioni non fanno mai bene, questo era il concetto del senatore Stucchi, e poi se sono assenti non bivaccano (quindi c'è una contraddizione).

È iscritto a parlare il senatore Morra, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G21. Ne ha facoltà.

MORRA (M5S). Signor Presidente, colleghi, illustrerò l'ordine del giorno G21. Credo sia un ordine del giorno, nella sua semplicità, di grande razionalità e quindi di grande buonsenso. Con tale ordine del giorno si chiede infatti che tutta la produzione, ad oggi enorme, anzi abnorme di documenti cartacei che accompagnano in fieri il processo di normazione e di emendazione sia trasformata in altro, giacché le tecnologie della informazione e della comunicazione ce lo concedono.

Chiediamo, con questo ordine del giorno, che dalla carta progressivamente si passi alla digitalizzazione, cioè a quei processi di trasferimento dell'informazione che da troppo tempo vengono evocati, invocati e auspicati, ma mai realizzati.

Vengo da un'amministrazione pubblica che è la scuola. Nella scuola negli ultimi anni abbiamo sulla carta - sottolineo «sulla carta» - promosso la diffusione degli e-book ossia di quei formati elettronici e digitali con cui, per ragioni evidenti e che tutti riconosciamo validissime, abbiamo deciso di sposare dei paradigmi ecologici oltre che economici di rispetto di noi stessi e di οἴκος, ossia «la nostra casa», cioè l'ambiente. Ricordo a tutti che da οἴκος deriva anche il sostantivo «economia» e, quindi, avere un maggior rispetto per l'ambiente e per la casa in cui tutti dobbiamo stare con rispetto significa avere una consapevolezza, non di ciò che dovremmo essere, ma di ciò che dobbiamo essere che molto spesso latita.

In questi ultimi giorni ho seguito sulla stampa, ma non soltanto, le riflessioni che ha proposto un giornalista economico che, a mio avviso, ha lavorato negli ultimi anni con grande efficacia. Sto parlando di Roberto Perotti, un pubblicista che è spesso presente sulle pagine del «Il Sole 24 Ore». Perotti rimarcava che si possono chiedere sacrifici a tutta una popolazione se sono soprattutto quelli che hanno più privilegio, che hanno più di altri in termini di benessere quantitativo e materiale, a cominciare ad assoggettarsi a questa logica di sacrificio.

Sono in quest'Aula da pochi mesi, però non ho mai visto in nessuna scuola e in nessun ufficio pubblico, la carta che viene garantita, proposta e - lasciatemi dire - sprecata affinché si promuova una legge, si promulghi qualcosa che ha valore normativo che poi, di fatto, avrà ben poca efficacia nel nostro mondo reale, perché l'Italia è il Paese in cui le leggi abbondano perché non vengono di fatto rispettate. Presidente, lei che è stato magistrato, potrà certamente valutare la validità di questa affermazione molto meglio di quanto possa fare io.

Concludo, invitando tutti quanti a ricordare quello che un certo Occam sosteneva parecchi secoli fa: «entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem». Le realtà oggettive e fattuali non vanno inflazionate, pena la loro perdita di valore. Questo stesso documento, che è stato messo a disposizione di tutti quanti noi, ha sull'ultima pagina di copertina indicato il prezzo di 2 euro. Vorrei che ci facessimo nel foro interno tutti quanti questa domanda: se, per esempio, iniziassimo a spendere la metà e, poi, l'anno prossimo la metà della metà e così via, quanti soldi potremmo dare a cittadini in carne ed ossa che perdono il lavoro e che non hanno la capacità di prospettare ai figli alcun futuro? (Applausi dal Gruppo M5S. Congratulazioni).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Bencini, la quale nel corso del suo intervento illustrerà l'ordine del giorno G6. Ne ha facoltà.

BENCINI (M5S). Signor Presidente, signori Questori, signori senatori, l'opera di razionalizzazione dei costi di funzionamento del Senato della Repubblica non solo si rivela urgente sotto il profilo strettamente contabile, ma si rende assolutamente necessaria per tentare di riavvicinare i cittadini alle istituzioni parlamentari, in armonia con l'andamento economico del Paese.

Da una parte i cittadini si interrogano su quanti e quali sacrifici saranno chiamati a sostenere per mantenere stabili i nostri conti pubblici, si aspetta di sapere se saranno trovate le risorse per salvaguardare tutti gli esodati generati dalla riforma Fornero delle pensioni. E, sempre da quella stessa parte, si rischiano posti di lavoro, quattordicesime, che probabilmente verranno tolte, scatti di anzianità che non vengono riconosciuti, ammortizzatori sociali in parte assenti e in parte no, e contratti collettivi nazionali di lavoro che in questo momento sono in bilico; dall'altra, siamo qui a commentare nel bilancio del Senato il capitolo riferito al «Trattamento dei senatori cessati dal mandato», che prevede una spesa di ben 82 milioni di euro per l'anno 2013. Il vitalizio dei parlamentari - perché di questo parliamo - è, nella storia di tutti i Parlamenti, una garanzia della libertà e dell'indipendenza del parlamentare. Questo ovviamente non lo ignoriamo nemmeno noi del Movimento 5 Stelle. Viene istituito storicamente per togliere qualsiasi condizionamento che i padroni potessero esercitare con la minaccia di lasciare morire di fame e senza lavoro quel battagliero deputato o senatore che si fosse opposto ai poteri forti. Non nasce, quindi, come pensione d'oro, ma come una sacrosanta garanzia democratica prevista per i parlamentari, quelli veramente onorevoli.

Noi parlamentari del Movimento 5 Stelle, che non facciamo politica per mestiere e che speriamo di poter tornare a svolgere il nostro lavoro una volta finito questo servizio che prestiamo per il Paese, dovremmo essere i maggiori interessati a preservare tale garanzia. Ma siamo cittadini, e riteniamo che questa garanzia debba essere riconosciuta ad ogni cittadino, perché ogni cittadino può contrapporsi al potere degli interessi forti e alle ingiustizie ed ogni cittadino, parlamentare o no, dovrebbe non sentirsi chiamato a scegliere tra il proprio onore e il dovere di sfamare la propria famiglia: o la garanzia è per tutti o è un privilegio. E questa garanzia per il cittadino, che non è più un privilegio, ha un nome: il reddito che tante volte invochiamo, cioè il reddito di cittadinanza, un sostentamento per coloro che non hanno niente.

I vitalizi dei parlamentari oggi in essere, anche e nonostante la recente riforma, sono invece privilegi; e odiosi. Non sappiamo quanti possano essere gli ex parlamentari che abbiano trovato difficoltà, a causa del loro passato politico, a ricollocarsi nel mondo del lavoro; perdonateci se siamo populisti e riteniamo che siano pochi. Probabilmente quasi tutti sono riusciti a riallocarsi dopo un periodo parlamentare. Abbiamo però l'evidenza di quanti personaggi ricchi e famosi dell'imprenditoria, del giornalismo, del sindacato o della magistratura percepiscano assegni mensili dai 2.000 ai 6.000 euro. Sono una garanzia democratica 6.000 euro al mese o forse c'è qualcosa che non torna?

È necessario - l'ordine del giorno G6 si propone proprio questo - che anche i senatori cessati dal mandato contribuiscano al contenimento della spesa del Senato. Per questo chiediamo al Consiglio di Presidenza e, in particolare, al Collegio dei Questori di adottare ogni provvedimento necessario al fine di: assoggettare, a partire dal 1° gennaio 2014, gli assegni vitalizi erogati a favore dei senatori cessati dal mandato o dei loro familiari ad un contributo di perequazione pari al 10 per cento per gli importi lordi fino a 90.000 euro, e al 20 per cento per la parte eccedente i 90.000 euro. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Vacciano. il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G7. Ne ha facoltà.

VACCIANO (M5S). Signor Presidente, illustrerò l'ordine del giorno G7, che è estremamente semplice: richiede il dimezzamento del contributo erogato ai senatori come rimborso delle spese forfetarie, le famose «spese generali». Questa richiesta fa capo a due considerazioni.

La prima è ovviamente di natura etica, anche se forse non ci sarebbe nemmeno bisogno di spiegarlo. Sappiamo che ogni senatore percepisce mensilmente una somma netta pari a 1.650 euro per le spese forfetarie. Questa somma consentirebbe a un nucleo familiare di vivere in maniera dignitosa per un mese, e noi la dedichiamo sostanzialmente a far fronte, sempre per un mese, alle esigenze di spostamento che potremmo definire residuali e al sostenimento delle spese telefoniche.

Bisogna però ricordare che in effetti - questo è riportato anche nel nostro ordine del giorno come nota - i senatori già usufruiscono di trasferimenti aerei, ferroviari, marittimi e autostradali gratuiti grazie alle proprie tessere personali. Rimangono quindi esclusi di fatto i trasferimenti in taxi, gli eventuali noleggi con conducente e poco altro. In un momento di crisi come quello contingente, dedicare quindi circa 20.000 euro pro capite all'anno a taxi e telefonia appare, se non paradossale, almeno eticamente discutibile.

La seconda considerazione è di natura tecnica: se consideriamo il mondo della telefonia, sappiamo che attualmente le offerte cosiddette all inclusive dei principali operatori telefonici permettono di telefonare, inviare messaggi e utilizzare il traffico dati senza limiti con una spesa che si aggira mediamente tra i 50 e i 70 euro mensili, addirittura comprensivi dell'apparecchio telefonico in comodato d'uso. Inoltre, bisogna considerare che queste compagnie telefoniche sarebbero probabilmente estremamente liete di offrire condizioni più favorevoli a un cliente quale il Senato della Repubblica: basta chiedere.

Dall'altro lato, do un'informazione che forse non è di uso comune in quest'Aula, ovvero che l'utilizzo del mezzo pubblico non è precluso o vietato ai parlamentari. Anzi, probabilmente, oltre al fatto che dareste, e daremmo tutti, il buon esempio utilizzando un mezzo pubblico, contribuiremmo anche a conoscere meglio le condizioni nelle quali sono costretti a spostarsi ogni giorno migliaia di nostri concittadini, e magari contribuiremmo anche al miglioramento del servizio stesso. Forse, quando un parlamentare prende l'autobus, il servizio dell'autobus migliora.

Riteniamo, quindi, che la proposta di dimezzamento di questa indennità contenuta nell'ordine del giorno G7 sia ampiamente sostenibile per ogni senatore, senza comportare sacrifici eccessivi. Nello stesso tempo, laddove l'ordine del giorno G7 fosse approvato dall'intera Aula, esso rappresenterebbe un bel segno di attenzione da parte di quest'Assemblea nei confronti degli italiani che stanno vivendo un momento così difficile. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buccarella, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche gli ordini del giorno G13 e G20. Ne ha facoltà.

BUCCARELLA (M5S). Signor Presidente, intervengo per illustrare gli ordini del giorno G13 e G20, il primo dei quali si occupa della situazione dei consiglieri parlamentari del Senato attualmente collocati fuori ruolo.

Come sappiamo, il numero dei consiglieri parlamentari del Senato è costituito da 113 unità. Di questi 113, sette risultano fuori ruolo e, più precisamente, uno presso la Presidenza del Consiglio, due presso la Presidenza della Repubblica, uno presso il Ministero dell'economia, uno presso il Ministero degli affari europei, uno presso la Commissione europea e infine l'ultimo presso il Gabinetto del Sindaco di Roma Capitale.

Sempre nell'ottica che stiamo illustrando in tutti i nostri ordini del giorno, che è l'ottica di un pragmatismo realistico, e non demagogico, volto al contenimento della spesa e all'ottimizzazione del funzionamento della macchina del Senato, accompagnato appunto da virtuosismi di risparmi di spesa, noi chiediamo che il Collegio dei Questori, insieme al Consiglio di Presidenza, voglia valutare le modalità e i tempi per fare rientrare nei ruoli questi sette consiglieri parlamentari, che attualmente prestano la loro attività professionale al di fuori del Senato ovvero, alternativamente, a modificare l'articolo 50 del Testo unico delle norme regolamentari dell'Amministrazione relativo al personale del Senato, nel senso di sopprimere la possibilità, per consiglieri parlamentari, di prestare servizio in posizione di fuori ruolo mantenendo il diritto all'intero trattamento economico a carico del Senato.

L'ordine del giorno G20, invece, presenta un'altra richiesta di valutazione, relativa alle convenzioni che questa Camera ha con alcune compagnie aeree. Noi sappiamo che, attualmente, l'unica convenzione che permette, in maniera facile e funzionale, di poter prenotare ed usufruire dei voli, è con la compagnia di bandiera Alitalia, finché questa esisterà.

Noi crediamo che un impegno affinché il Senato possa stipulare convenzioni anche con altre compagnie aeree (evidentemente le low cost) potrebbe comportare un risparmio di spesa, a parità di funzionalità e di efficacia, anche per il lavoro parlamentare di chi è costretto a tornare settimanalmente nei propri territori lontani.

Quindi, l'ordine del giorno G20 vuole impegnare il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza alla revisione delle attuali convenzioni tra il Senato e le compagnie aeree, favorendo anche l'adozione di convenzioni con le compagnie cosiddette low cost. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Battista, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G9. Ne ha facoltà.

BATTISTA (M5S). Signor Presidente, illustro l'ordine del giorno G9, che tende a impegnare il Consiglio di Presidenza ed Collegio dei senatori Questori a regolamentare il rapporto tra i membri del Parlamento e i loro collaboratori.

Quando sono arrivato qui, in Parlamento, come prima cosa ho dovuto capire come mettere in regola il mio collaboratore. Una delle mie prime iniziative è stata quella di presentare un disegno di legge - l'Atto Senato n. 821 - in data 11 giugno 2013 che non faceva altro che riprendere un disegno di legge che aveva già fatto un passaggio nella scorsa legislatura soltanto in un ramo del Parlamento. Siamo alla XVII legislatura, e speriamo che sia la volta buona: oltre a cambiare la legge elettorale, magari riusciremo a fare anche questo miracolo.

Da molti anni si discute della necessità di regolarizzare tali rapporti di lavoro, per superare l'attuale regime, che lascia alla totale discrezionalità del singolo parlamentare la gestione dei relativi compensi. Ecco, questo è un piccolo segnale che possiamo dare, proprio con i nostri collaboratori, al mondo del lavoro. Penso che quanto meno dobbiamo essere capaci di regolamentare il rapporto con il nostro collaboratore, al quale magari affidiamo la lettura della nostra posta elettronica: spesso sono persone che hanno una o due lauree, un master, e che a volte vengono inquadrate con contratti capestro.

Sarebbe interessante che il Collegio dei Questori facesse un esame delle rendicontazioni presentate; sappiamo che dei nostri 4.180 euro abbiamo l'obbligo di rendicontare soltanto la metà. Per rendicontare, però, non facciamo altro che presentare un foglio nel quale sono indicati gli importi; spesso sono voci che fanno riferimento anche al rapporto di collaborazione che abbiamo fatto. Pertanto, sarebbe bello verificare se gli importi indicati corrispondano effettivamente al vero. Non penso di dire nulla di nuovo, perché in passato ci sono stati casi spiacevoli che hanno colpito proprio i parlamentari.

Voglio fare una specificazione sul contratto di collaborazione. Io personalmente ho fatto un contratto a tempo determinato, perché si tratta di un rapporto abituale. Esiste anche la collaborazione a progetto, che però non prevede un rapporto abituale. Sono piccoli segnali che però dobbiamo dare. Ho sentito dire che qualche collaboratore è inquadrato con il contratto collettivo nazionale metalmeccanico: qualcuno mi deve spiegare se svolgiamo anche un'attività siderurgica, metallurgica o meccanica! I parlamentari hanno tutti gli strumenti per aggirare le norme.

Faccio un piccolo excursus anche rispetto a quanto ha detto lei, signor Presidente, nel discorso del suo insediamento. Lei ha invitato tutti - ricordo di averlo fatto anch'io insieme agli altri - ad alzare gli occhi al soffitto e a leggere le parole «diritto» e «giustizia». Ritengo che nell'ordine del giorno G9 sia rappresentato il significato di quelle parole, e noi possiamo fare veramente tanto.

Nella relazione illustrativa del disegno di legge a mia firma, tra l'altro, avevo scritto: «Il pieno e completo riconoscimento della figura del collaboratore parlamentare appare coerente con i princìpi costituzionali di cui all'articolo 35, primo comma, secondo il quale la Repubblica deve tutelare il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni, e all'articolo 36, primo comma, ossia il principio del diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del lavoro». Anche in questo caso si potrebbe discutere su quanto deve percepire un collaboratore.

Ognuno darà quello che vorrà, però tengo a sottolineare la professionalità, i titoli di studio conseguiti da tali persone e le ore che dedicano a quest'attività. Noi parlamentari - non penso di essere il solo qui dentro - senza l'aiuto e la collaborazione di queste figure non riusciremmo a fare quello che facciamo: ad esempio, non riusciremmo a presentare in tempo le interrogazioni, i disegni di legge, le relazioni illustrative, le mozioni e gli emendamenti (anche se ci avvaliamo dell'Ufficio legislativo).

Vorrei fare poi un piccolo riferimento a quanto ha detto il senatore Stucchi.

Oltre alle presenze, va considerata l'attività svolta dai parlamentari, e sulla scheda di ognuno di noi c'è scritto se sono stati presentati disegni di legge. Di questo, purtroppo, non ne teniamo conto. Certo, dovrebbe tenerne conto anche l'elettorato, cioè chi ha votato - anche se non può esprimere una preferenza - dovrebbe informarsi sull'attività svolta dai senatori. Se lo facesse si renderebbe conto che tanti hanno presentato zero disegni di legge. Quante mozioni? Nessuna. Quante interrogazioni? Nessuna. Anche questo penso sia un metodo più che valido per valutare un parlamentare: se debba sedere tra questi scranni senza produrre alcun atto.

Penso che molti di voi svolgano una propria attività. Vorrei vedere se un titolare di un'azienda continua ad avere un rapporto di collaborazione con una persona che non produce nessun atto. Mi sembra un assurdo che si continui a non prendere in considerazione questo dato.

Tornando all'ordine del giorno G9, ricordo che esso tende a impegnare, «per le rispettive competenze, il Consiglio di Presidenza ed il Collegio dei Questori ad estendere ai collaboratori parlamentari le modalità retributive attualmente previste per i collaboratori dei componenti del Consiglio di presidenza e dei Presidenti di Commissione, ossia il versamento diretto da parte dell'Amministrazione del Senato della Repubblica dei compensi stabiliti in favore dei collaboratori stessi». In questo modo il rapporto di collaborazione avverrebbe sempre con il parlamentare, però è l'Amministrazione che al proprio interno (penso a tutte le strutture, ai funzionari, ai segretari che possono espletare le pratiche, come compilare i cedolini, i contratti) formalizza il rapporto di collaborazione una volta per tutte, come già avviene nel Parlamento europeo. Copiamo tante cose dall'Europa, per una volta possiamo copiarne una giusta. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Crimi, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G18. Ne ha facoltà.

CRIMI (M5S). Signor Presidente, colleghi, intervengo per illustrare l'ordine del giorno G18, che fa riferimento al capitolo di spesa «Cerimoniale e rappresentanza».

È un capitolo di spesa che prevede uno stanziamento annuo di oltre 2 milioni di euro. Una delle voci di spesa che fa capo a tale capitolo di spesa è quella intitolata: «Iniziative istituzionali, culturali e sociali».

Dietro questa voce, che all'apparenza può sembrare riferita a un'attività virtuosa, in realtà, proprio per la sua genericità e discrezionalità nell'utilizzo delle somme all'uopo stanziate (che ammontano a circa la metà del totale delle spese del Cerimoniale), si può nascondere (ci viene questo dubbio) la volontà di elargire discrezionalmente o sostenere discrezionalmente iniziative, l'una piuttosto che l'altra, sociali (bisogna anche capire nei confronti di chi), cose per le quali la senatrice Bottici chiedeva maggiore chiarezza. Questo, proprio perché nascoste dietro una voce che all'apparenza è virtuosa. Le iniziative culturali ben vengano, ma quali? Perché alcune sì e altre no? Spesso ce lo siamo chiesti anche noi quando abbiamo visto lodevoli iniziative svolte al Senato ed altre che potevano essere più discutibili. Mi riferisco a presentazioni di libri o altre iniziative. Ci chiediamo: quante e quali sono state sostenute o appoggiate con questi fondi? Così come ci interroghiamo su eventuali elargizioni sociali.

Tra l'altro, vorrei fare un inciso. Nell'anno precedente, delle risorse stanziate in questo capitolo di spesa ne sono state spese la metà e, quindi, di fatto si è dimostrato che anche lo stanziamento dei 2 milioni di euro era eccessivo: è stato speso infatti circa un milione di euro per tutto il capitolo.

Pertanto, prevedere una riduzione del 50 per cento delle spese ad esso relative nella previsione per l'anno successivo non è impensabile, visto che l'anno precedente si è speso proprio il 50 per cento: si tratterebbe semplicemente di allineare una previsione a quello che è stato l'effettivo utilizzo di quel capitolo nell'anno precedente. Ecco perché chiediamo che su quel capitolo si arrivi ad una riduzione del 50 per cento delle spese per allinearlo a quanto speso l'anno precedente.

Prima di chiudere il mio intervento intendo fare riferimento agli altri ordini del giorno che riguardano la riduzione dell'utilizzo della carta, stavolta non solo per una critica ma per fare un elogio. Posso testimoniare, proprio perché solitamente ne faccio uso in Aula, che il Senato con l'applicativo Tabulas (un applicativo informatico che può essere installato su tutti i telefonini, tablet, computer) permette l'accesso a tutta la documentazione dell'Aula e in tempo reale sempre aggiornata. Ad esempio, in questo momento ho qui l'elenco degli ordini del giorno che stiamo esaminando, l'equivalente del cartaceo che troviamo in distribuzione. Quindi, la nostra richiesta non è campata in aria, ma si associa ad iniziative già lodevoli fatte da questa istituzione, e delle quali, probabilmente, non c'è grande conoscenza.

Invito pertanto la Presidenza a sostenere maggiormente la diffusione tra i colleghi di questi e altri strumenti che ci sono e che vengono poco utilizzati, che - ripeto - sono lodevoli per la loro complessità, facilità di utilizzo e semplicità di installazione. Questo per spendere una parola a favore di questa istituzione, purché si vada anche verso una riduzione della carta, perché se tutto ciò non comporta anche una riduzione della produzione cartacea allora è uno spreco doppio: si sprecano risorse per strumenti informatici senza che ne derivino risparmi di altro tipo. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Buemi. Ne ha facoltà.

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Signor Presidente, onorevoli colleghi, è passato oltre un anno da quando - all'indomani dello scandalo Fiorito - il professor Giuliano Amato invitò a superare l'autodichia, cioè la sottrazione alla legge esterna degli apparati organizzativi delle Assemblee rappresentative. In quello scritto Amato chiedeva di sottoporre a controllo della Corte dei conti i consigli regionali, abrogando la disciplina che essi hanno "copiato" da quella vigente per le Camere del Parlamento.

Un anno non è passato invano: in mezzo vi è stata la decisione n. 10400 della Corte di cassazione di investire la Corte costituzionale sull'autodichia del Senato. Non si tratta solo di dare un giudice "vero" ai dipendenti delle Camere: nell'ordinanza di rimessione è posta in dubbio la legittimità stessa di una "zona franca", entro la quale la legge non può entrare, se non richiamata espressamente dal Consiglio di Presidenza, il quale vi dà accesso volta per volta, come una graziosa concessione.

In un'altra Italia, la rivendicazione di uno status differenziato, per le strutture di supporto della politica, aveva un senso alto, difendibile agli occhi degli italiani. Ma, nel Senato di oggi, quale può mai essere il senso del fatto che non ha ingresso a Palazzo il tetto massimo introdotto da Monti per le retribuzioni statali, per fare un esempio, o la disciplina dell'uso delle auto blu? Non dare accesso automatico in Parlamento alla legge che regola il funzionamento degli enti pubblici e delle pubbliche amministrazioni produce ondate di pernicioso e sterile antiparlamentarismo nell'opinione pubblica.

Orbene, in questo Consiglio di Presidenza noi socialisti non siamo presenti. Se lo fossimo stati, avremmo votato contro la costituzione in giudizio del Senato dinanzi alla Corte costituzionale contro la Cassazione, perché rivendichiamo l'assoggettamento alla legge anche della gestione del personale del Senato. In tal modo si sarebbe letta pubblicamente la pretestuosità di tante, troppe posizioni fittizie.

Non noi, ma il Movimento 5 Stelle ha un Questore al Senato e un Vice Presidente alla Camera. Eppure, come hanno gestito questa vicenda? Oggi, non ho sentito parlare di questi argomenti. Hanno inseguito gli scontrini dei rimborsi spese e le nomine dei parenti portaborse; si sono inchinati ad un antiparlamentarismo d'accatto. Ma, quando si è trattato di recidere alla radice l'eccezione degli organi costituzionali rispetto alla legge, si sono ritratti tutti in buon ordine: alla Camera hanno votato, con la proposta della presidente Boldrini, di accompagnare il Senato in Corte costituzionale; in Senato hanno fatto firmare a un ex magistrato, diventato Presidente del Senato (mi scuso, Presidente), un atto di intervento che smentisce le luminose considerazioni dei suoi colleghi delle sezioni unite civili della Corte di cassazione.

Noi non siamo d'accordo con questo tipo di andazzo. Crediamo nell'insindacabilità del Parlamento per le «cose della politica», e le difendiamo fino alla fine. Ma, sugli appalti o sul pubblico impiego, crediamo che il Senato o la Camera debbano comportarsi come qualsiasi altra amministrazione dello Stato.

Perché si dia ingresso alla legge del lavoro e dell'appaltistica nell'ordinamento parlamentare abbiamo presentato un disegno di legge. Esso, come già i precedenti della scorsa legislatura, portati dinanzi alla Cassazione, ha la forma della legge ordinaria, perché siamo convinti che per fare questo non occorra alcuna revisione costituzionale: occorre soltanto dare ingresso al buonsenso anche in questi Palazzi, per uniformarci ai criteri di gestione più rigorosa ed uniforme delle risorse umane e materiali. Se la Corte costituzionale ci aiuterà ad affermare anche qui dentro il dominio della legge, siamo certi che il Parlamento sarà più inattaccabile anche nei confronti della pretestuosità dell'antipolitica. Anche qui, come in altri campi della nostra azione riformatrice, si tratta di cambiare o perire.

Signor Presidente, colleghi, svolgo ora alcune brevi specifiche considerazioni.

In merito all'autodichia, perché non viene usata, dato che in questo momento è ancora in atto, per correggere - ad esempio - le storture presenti nei trattamenti economici del personale, contrastanti con l'indicazione che viene dal buonsenso, ma in linea con i deliberati della Corte costituzionale? Perché non affrontare nella nostra autonomia queste contraddizioni?

Colleghi, perché non affrontiamo anche le diversità che esistono tra di noi? Mi riferisco a un trattamento differenziato di giustizia tra coloro che sono residenti, o comunque residenziali a Roma e coloro che invece si muovono dai territori e devono, chiaramente, sostenere costi diversi. Nelle aziende, quelle serie, quelle governate dall'interesse del padrone che ingrassa il cavallo, queste diversità si vedono e si applicano per criteri di giustizia fondamentali. Al contrario, qui in Senato siamo tutti grigi: siamo tutti parlamentari dello stesso tipo; siamo tutti parlamentari che fanno le stesse cose; siamo tutti parlamentari indegni di rappresentare questo Paese, tranne alcuni, come la collega Taverna, la quale ieri ha distribuito patenti di onestà a destra e a sinistra rispetto le nostre opinioni.

MARTON (M5S). Vergognati!

BUEMI (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE). Io dico che dobbiamo assolutamente fare un'autocritica serena e puntuale sulle nostre condizioni.

Faccio una breve battuta al collega che prima ha suggerito di chiedere alle aziende telefoniche di riservare a noi parlamentari un trattamento particolare. No, collega, grazie. Dico no a trattamenti particolari, perché poi ci chiedono qualcosa in cambio. Paghiamoci le nostre bollette. Facciamo le cose in trasparenza: i 200 o 300 euro non sono l'aspetto dirimente. Bisogna però sapere che, nelle aziende serie, il personale che va in trasferta viene remunerato adeguatamente, a volte molto di più dello stipendio che percepisce.

Come ultima considerazione, signor Presidente e colleghi Questori, dico che è necessario dare maggiore chiarezza sui nostri trattamenti. Non sono disponibile ad essere considerato un approfittatore, come invece certa stampa e certi atteggiamenti nostri tendono a suggerire. Chi svolge seriamente il proprio lavoro in quest'Aula ha diritto alla dignità del trattamento; nello stesso tempo, però, sono i servizi il momento fondamentale della nostra azione, non la nostra retribuzione. La nostra retribuzione deve essere in linea con i trattamenti dirigenziali che ci sono nelle aziende private e nelle aziende pubbliche. Anzi, io dico, colleghi: stiamo leggermente sotto, perché noi svolgiamo un mandato più nobile, rappresentiamo gli interessi del Paese. Nello stesso tempo, però, dobbiamo avere a disposizione servizi adeguati e di qualità, e li possiamo avere anche a costo inferiore. (Applausi dal Gruppo Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la senatrice Blundo, la quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G10. Ne ha facoltà.

BLUNDO (M5S). Signor Presidente, colleghi, secondo i dati OCSE l'Italia è tra i Paesi in cui la disparità è cresciuta di più. In Europa, secondo i dati EUROSTAT, sono le metropoli le aree dove le retribuzioni tendono ad essere più elevate e dove si ampliano le distanze tra i più ricchi e i più poveri. Lo stipendio medio degli italiani è di 1.286 euro al mese nella migliore delle ipotesi, mentre i neoassunti non riescono a superare i 900 euro al mese: un alto divario salariale, inequivocabile, rispetto agli stipendi del Senato.

L'ineguaglianza, a proposito dell'attuale, crescente disparità retributiva tra la società e i Ministeri non è di per sé negativa, ma per non esserlo, dovrebbe soddisfare tre condizioni: la società nel complesso dovrebbe essere più ricca, ci dovrebbe essere una rete di sicurezza per i più poveri e ciascuno, al di là della classe, etnia, credo o sesso, dovrebbe poter avere un'opportunità per migliorare la propria condizione.

La differenza di stipendio tra medesimo ruolo e diversa collocazione ha sempre generato malcontento, ed è inspiegabile la motivazione, se non quella di classe protetta. Ma se ciò è stato possibile negli anni precedenti, in una condizione di benessere generale, non è più possibile oggi, nelle condizioni in cui versa oggi il Paese, con una povertà crescente denunciata dalla Caritas (quasi 1,7 milioni di italiani sono vittime della crisi e di politiche economiche sempre più fallimentari e dannose), una povertà diffusa che non si concentra più solo nelle città metropolitane, ma anche nelle città di provincia, negli entroterra, e scivolare nella miseria diventa molto più facile, soprattutto per il ceto medio, falcidiato dalla crisi, per i lavoratori autonomi, che in caso di perdita del lavoro non hanno nessuna tutela, non esistendo in Italia il reddito minimo di cittadinanza, che esiste in quasi tutta l'Europa e che da noi è stato richiesto più volte. E sono ignorati dai sindacati e dalla classe politica. Sono in forte aumento le richieste di aiuto che provengono dalla fascia d'età compresa tra i 35 e i 44 anni; aumentano anche i senzatetto.

È evidente quindi che nella situazione socioeconomica nella quale si trova il sistema Italia diventa ancor più inaccettabile e, credo, personalmente difficile da pretendere un permanere di disparità di trattamento. L'unica possibilità che si ha per combattere la crisi economica e valoriale, colleghi, è quella di creare alleanze, di lavorare in comunione, mettendo a servizio del bene comune le poche risorse disponibili rimaste.

L'ordine del giorno G10, da me presentato, nasce da queste considerazioni ed è indirizzato a una rivisitazione di privilegi eccessivi, per riequilibrare il bilancio del Senato e dello Stato, ma soprattutto per sperare un bilancio di giustizia sociale, con sacrifici distribuiti equamente su tutti e non sempre sui più deboli.

È innegabile che il personale dipendente del Senato sia caratterizzato da notevoli competenze e da un'alta professionalità, qualità che costituiscono un validissimo supporto allo svolgimento dell'attività istituzionale. Ma è altrettanto vero come gli stipendi dei dipendenti del Senato non siano allineati a quelli dei dipendenti delle altre pubbliche amministrazioni. Come Gruppo siamo grati a tutto il personale del Senato impiegato nelle diverse mansioni, delle cui disponibilità e professionalità abbiamo sicuramente fruito.

Pertanto, solo al fine di razionalizzare i costi interni di gestione e di procedere ad una graduale parificazione degli stipendi erogati dal Senato a quelli delle altre pubbliche amministrazioni, chiediamo con l'ordine del giorno G10 l'impegno del Consiglio di Presidenza e del Collegio dei senatori Questori a prevedere un riallineamento degli attuali trattamenti salariali di tutto il personale dipendente del Senato con quelli dei dipendenti delle altre pubbliche amministrazioni, partendo dalle fasce retributive più elevate. Inoltre, chiediamo il blocco dell'aumento degli stipendi nelle parti finali della carriera e il divieto di cumulo per i dipendenti in quiescenza dei trattamenti pensionistici erogati dal Senato con i redditi da lavoro. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Petrocelli, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche gli ordini del giorno G11 e G12. Ne ha facoltà.

PETROCELLI (M5S). Signor Presidente, con l'ordine del giorno G12 chiediamo di valutare le opportune modifiche alla struttura amministrativa al fine di prevedere il conferimento di un unico incarico di Vice Segretario generale.

Nell'ordine del giorno G11, invece, si chiede al Collegio dei senatori Questori e al Consiglio di Presidenza, per quanto di rispettiva competenza, di provvedere con decorrenza immediata alla soppressione dell'incremento biennale del 2 per cento (sottolineo il dato) riferito alla retribuzione iniziale del Segretario generale.

Quando ieri dal Gruppo parlamentare mi hanno telefonato per chiedermi di illustrare questi due ordini del giorno, sono andato a leggere i testi e, con riferimento al G11, mi sono meravigliato del riferimento a un aumento del 2 per cento di una retribuzione ogni due anni, perché mi è sembrata una roba da poco. Sono stato invitato comunque a pronunciare oggi un discorso coerente in sede di illustrazione, anche per far capire bene ai colleghi di cosa stiamo trattando. In effetti, mi sono chiesto cosa potesse essere un aumento del 2 per cento in un Paese come il nostro che è del troppo per pochi e del troppo poco per molti.

A guardarlo così, in maniera un po' asettica, il 2 per cento è meno del tasso di credito bancario per un cittadino comune; quindi, continuavo a ritenere che fosse ben poca roba, e non capivo perché avessimo presentato questo ordine del giorno che ne chiede la soppressione. Andando però oltre e inquadrando bene questa richiesta nel suo contesto, ho potuto verificare che se il Segretario generale percepisce 422.160 euro lordi l'anno, un aumento del 2 per cento ammonta a circa 8.400 euro. Solo tale aumento, a ben vedere, è quasi pari all'equivalente di un anno di stipendio di chi fa indagini demoscopiche con un contratto co.co.co., per giunta lavorando senza ferie e senza malattie pagate, oppure equivale più o meno a un anno di ammortizzatori sociali con cui vive un cassintegrato o, sempre più o meno, al valore commerciale di un ettaro di terreno coltivato dalle mie parti. Allora, forse questo due per cento non è proprio una quisquilia. Peraltro, tale aumento equivale anche, ad esempio, allo stipendio mensile di un primario ospedaliero, primario che però, per il suo ruolo, ha una responsabilità penale anche quando è assente dal posto di lavoro.

Mi chiedo allora: ma se migliaia di italiani che hanno ancora un lavoro - perché poi ci sono quelli che non ce l'hanno - guadagnano in un anno meno del due per cento di aumento previsto per il Segretario generale del Senato, forse l'esempio che stiamo dando noi senatori del Movimento 5 Stelle restituendo le nostre eccedenze non basta; sì, effettivamente forse non basta, e forse l'esempio dovrebbe venire anche dai funzionari di questa istituzione.

Allora, colleghi, credo che sia giunto il momento di cominciare a smettere, in certe situazioni, di essere tanto avidi; cominciare a smettere è un invito, effettivamente è quasi un ossimoro. Cominciare a smettere: è fantastica la lingua italiana.

Concludo dicendovi francamente che approvare questi due ordini del giorno sarebbe un impegno reale, fattibile, un gesto di adesione alla realtà del nostro Paese. Però mi rendo conto che sto andando per le lunghe e, poiché magari per molti in quest'Aula il tempo è denaro, vi concedo uno sconto del due per cento sul tempo che avevo per intervenire e termino qui. (Applausi dal Gruppo M5S. Commenti del senatore Sposetti).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Stucchi, il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche gli ordini del giorno G14, G15 e G16. Ne ha facoltà.

STUCCHI (LN-Aut). Signor Presidente, nel 2006, quando ero Segretario di Presidenza alla Camera, ho affrontato per la prima volta tutte le procedure per la predisposizione di un bilancio di un'istituzione complessa come quella di uno dei rami del Parlamento. Da allora mi sono "esercitato" in tutta una serie di iniziative che avevano come finalità quella di ottenere una gestione migliore, una gestione virtuosa relativamente all'andamento dei lavori, di tutto ciò che avviene all'interno dell'Aula parlamentare.

Per quale motivo? Ricordavo già allora - e non è bello autocitarsi - che i soldi dei cittadini meritano rispetto, e quindi dobbiamo dimostrare rispetto ai cittadini dando loro prova di saper spendere bene questi soldi, a prescindere dalla situazione economica in cui ci troviamo. Oggi tutti sottolineiamo il fatto che siamo obbligati a fare massima attenzione vista la situazione di crisi che coinvolge il nostro Paese, ma anche se fossimo in un periodo di vacche grasse - passatemi l'espressione - bisognerebbe fare altrettanta attenzione, perché comunque sono sempre soldi dei cittadini a cui - come dicevo prima - si deve rispetto.

Questo processo virtuoso, che è iniziato nel 2006 con il primo taglio alle indennità dei parlamentari, è proseguito sicuramente nel tempo. Qualcosa è stato fatto; a mio parere, sono stati realizzati dei passaggi che hanno portato sicuramente dei miglioramenti per quanto riguarda l'eliminazione di costi o comunque di centri di spesa che ormai erano anacronistici. Si è addivenuti ad una situazione in cui sostanzialmente, pur mantenendo un livello di virtuosità per quanto riguarda i servizi che vengono forniti, bisogna fare oggi delle scelte che possono ancora incidere sui costi che possono risultare eccessivi, ma che in parte rischiano anche di colpire i costi veri della democrazia. E penso che quest'Aula non possa seguire la linea di chi pensa che tutti i soldi spesi per la democrazia, quindi il costo della democrazia, siano spesi inutilmente.

Dobbiamo difendere la spesa corretta e giusta, giustificata e giustificabile, che si deve sostenere nelle istituzioni democratiche come la nostra, se vogliamo tutelare la democrazia nel nostro Paese. Quindi, non possiamo sicuramente eliminare tutti i costi, ma dobbiamo far sì che vengano eliminati tutti gli sprechi.

Abbiamo presentato tre ordini del giorno che vanno sostanzialmente in questa direzione. L'ordine del giorno G14 richiede sostanzialmente di proseguire su questa linea virtuosa di riduzione delle spese, mentre con l'ordine del giorno G15 riteniamo necessario evidenziare il fatto che questa scelta virtuosa non deve penalizzare la funzionalità e il livello dei servizi che viene offerto dagli uffici del Senato, perché dobbiamo sottolineare - e con forza, a mio parere - la competenza e la capacità dei nostri primi collaboratori che lavorano all'interno di questo Palazzo, per il supporto fondamentale che ci danno nella nostra attività parlamentare.

L'ordine del giorno G16, in tema di trasparenza e di risparmio, impegna il Collegio dei senatori Questori e il Consiglio di Presidenza del Senato a garantire che vi siano gare trasparenti, che comportino automaticamente dei risparmi per il bilancio del Senato e, quindi, per le casse dello Stato.

Detto questo, con una punta di amarezza, mi rivolgo alla collega Questore Bottici: non mi è piaciuto quello che ho sentito da lei dire l'altro ieri in televisione - ne abbiamo parlato anche in Consiglio di Presidenza - sul fatto che ci possano essere stati negli anni passati degli atteggiamenti che hanno portato ad acquistare il silenzio dei dipendenti su chissà cosa accade, di nascosto, nelle segrete stanze del Senato. La senatrice ha chiarito in Consiglio di Presidenza che non voleva dire quello, ma sarebbe opportuno, a mio avviso, che fosse esplicitato meglio.

Qui non c'è un clima omertoso. Non è accettabile (vedo che scuote la testa e mi dispiace) parlare di un clima omertoso all'interno del Senato, perché ciò vuol dire che anche lei che fa il Questore in questo momento non è ancora in grado di capire il funzionamento della macchina e non ha ancora visto quelli che possono essere i dettagli che non funzionano, altrimenti potrebbe parlare fornendo degli esempi puntuali.

Ma se non ci sono esempi puntuali, se non è in grado di portare all'attenzione di tutti delle prove concrete, allora buttare lì delle frasi facili, che trovano sicuramente un consenso nell'opinione pubblica, serve a gran poco, se non a creare confusione. E di tutto abbiamo bisogno tranne che di confusione, perché è uno sforzo serio quello che stiamo facendo, e lo stiamo facendo tutti insieme, seguendo anche i consigli del Movimento 5 Stelle, per carità, perché non possiamo ragionare prescindendo dalle vostre proposte. Dobbiamo però rispettarci in questo dialogo, perché se pensiamo di avere in tasca la verità solamente noi («noi siamo i portatori della verità, tutti gli altri raccontano una "storia" che non è quella vera») allora non partiamo con il piede giusto nel confronto che ci deve essere.

Credo che i dipendenti del Senato, senatrice Bottici, abbiano nella stragrande maggioranza delle competenze incredibili che possono trovare una loro attuazione e applicazione anche all'esterno di queste Aule, magari con lo stesso livello di trattamento economico, e forse anche maggiore. Ci sono dipendenti del Senato (senza citarli) che hanno vinto più concorsi e hanno deciso di dedicarsi a questo tipo di attività. Non possiamo fare di tutta l'erba un fascio: dobbiamo cercare di valorizzare queste persone e stimolarle a lavorare sempre al meglio.

Questo non vuol dire che non possiamo rivedere il sistema delle retribuzioni, ci mancherebbe altro, ma facciamolo in modo corretto, dialogante e distensivo, e non partiamo subito con l'accetta, come magari l'opinione pubblica chiede di fare, non essendo pienamente consapevole della delicatezza e della complessità della macchina del Senato e dell'intera macchina parlamentare, compresa la Camera dei deputati.

Queste sono le osservazioni che mi sento di rassegnare in questo momento. Ritengo che alcuni degli ordini del giorno che sono stati presentati propongano delle cose molto interessanti, mentre altri danno degli indirizzi che risultano anche bizzarri. Mi sia consentito togliermi per un minuto un paio di sassolini dalle scarpe.

PRESIDENTE. Non più di un minuto, senatore Stucchi, perché il tempo va a scadere.

STUCCHI (LN-Aut). Solo due flash, signor Presidente, e poi una citazione, se mi è consentito.

Qualcuno negli anni passati ha giustamente condannato il fatto che il nostro segretario federale di allora, Umberto Bossi, avesse comprato un paio di camicie con i soldi pubblici: qui c'è qualcuno che spende molto di più con gli stessi soldi pubblici e non vedo perché, se giustamente allora ci fu uno scandalo, in questo momento uno scandalo non ci debba essere o non possa essere accettato.

Allo stesso modo, ricordo che, nel 1999, il figlio di un importante nostro dirigente nel Parlamento nazionale venne assunto all'Europarlamento: ci fu uno scandalo, vennero accettate le dimissioni del ragazzo, che si ritrovò senza lavoro; vediamo invece che in quest'Aula qualche collega si comporta in modo diverso, e non accetta che venga alzata un po' di polvere su un comportamento che è sicuramente discutibile.

Non si possono utilizzare due pesi e due misure.

Concludo con una citazione, dicendo prima che tutti gli ordini del giorno verranno analizzati - e noi voteremo anche quelli presentati dal Movimento 5 Stelle - perché tutti hanno uno spirito condivisibile negli obiettivi che perseguono. Però, per richiamare quale debba essere la base di un confronto, che anzitutto deve essere franco e umile, ricordo il Senato degli Stati Uniti, il cui primo presidente fu John Adams. Nella prima seduta intervenne un tale, che si chiamava Thomas Jefferson, e ricordando quali dovessero essere le modalità di lavoro che si dovevano seguire in quell'Aula disse: «Chi riceve un'idea da me, ricava conoscenza senza diminuire la mia; come chi accende la sua candela con la mia riceve luce senza lasciarmi al buio».

Tutti abbiamo bisogno di confrontarci, di fare una sorta di brainstorming e mettere assieme le migliori idee per fare il bene comune, che in questo caso è ottenere il miglior risultato possibile con la minor spesa possibile. (Applausi dal Gruppo LN-Aut e delle senatrici Di Giorgi e Bottici).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Ichino. Ne ha facoltà.

*ICHINO (SCpI). Signor Presidente, signori Questori, colleghi, ho chiesto di poter svolgere questo breve intervento soltanto per mettere a verbale alcuni punti fermi che credo dobbiamo tutti avere ben presenti, noi senatori nella gestione dei rispettivi Gruppi e la Presidenza e i senatori Questori nella loro funzione di controllo quotidiano e puntuale sulla correttezza dell'amministrazione dei Gruppi stessi.

Il Gruppo parlamentare è un'entità giuridica per così dire anfibia: titolare di rapporti giuridici di diritto privato in quanto emanazione del partito, cioè di una associazione non riconosciuta rientrante nella fattispecie di cui all'articolo 36 del codice civile, e tuttavia funzionante quasi esclusivamente mediante finanziamento pubblico, ossia il contributo che viene erogato dal Senato.

Per conciliare questi due tratti peculiari di questa figura giuridica, tra loro apparentemente contrastanti, cioè per conciliare la libertà di gestione propria del soggetto di diritto privato con l'esigenza ovvia di prevenire l'abuso del denaro pubblico, l'anno scorso abbiamo introdotto nel nostro Regolamento una norma che impone la trasparenza totale dell'amministrazione dei Gruppi e più precisamente la pubblicazione sul sito web di ciascun Gruppo di ciascuna voce di spesa.

Pubblicazione di «ciascuna voce di spesa» significa che di ogni pagamento deve essere immediatamente conoscibile da parte di chiunque non solo l'entità del pagamento stesso ma anche il suo destinatario.

Qui devo rilevare che non costituisce adempimento corretto di questo obbligo che il Regolamento impone a ciascun Gruppo la mera pubblicazione del bilancio del Gruppo con voci di spesa aggregate.

Mi rivolgo con un certo stupore ai colleghi del Gruppo del Movimento 5 Stelle, i quali dovrebbero, per coerenza con alcuni princìpi che essi affermano meritoriamente con forza, essere i primi ad adempiere a questa regola; invece nel sito del loro Gruppo della Camera trovo pubblicato soltanto il bilancio con le voci aggregate. Faccio un esempio; quando il Movimento 5 Stelle indica, con una voce aggregata, 22.000 euro di spese per consulenze, questo non è adempimento di un obbligo regolamentare che prevede che di ogni consulenza si conosca chi è il percettore di questo pagamento. Invito quindi i colleghi del Gruppo Movimento 5 Stelle a fare quanto gli altri Gruppi, come la Lega, Scelta Civica per l'Italia e il Partito Democratico, hanno fatto pubblicando di ciascuna voce di spesa l'entità e il destinatario. (Applausi dal Gruppo PD).

Tuttavia, il rilievo più grave - se non mi è sfuggito qualcosa, ma vi assicuro che ho cercato con molta cura nel web - è quella del Gruppo del Popolo della Libertà, per il quale non ho trovato nessuna pagina che offra la trasparenza delle spese. Chiedo, comunque, che la Presidenza e i senatori Questori richiamino ogni Gruppo al rigoroso rispetto del suo obbligo. Varrebbe forse la pena di istituire anche una sanzione, che l'anno scorso non abbiamo ritenuto di istituire. Secondo logica, tale sanzione dovrebbe essere la sospensione dell'erogazione del contributo a chi non adempie questa regola elementare e fondamentale di full disclosure.

Vorrei poi fare un'ultima annotazione che riguarda il personale dipendente dei Gruppi. Occorre ribadire che si tratta di rapporti di lavoro di diritto privato in tutto e per tutto soggetti alla disciplina generale dei rapporti di lavoro di diritto privato e non dotati di alcuna clausola interna di stabilità. Il fatto che la Presidenza del Senato abbia ritenuto dal 1993 in poi, ad ogni cambio di legislatura di disporre un particolare meccanismo di mobilità tra i Gruppi a favore dei dipendenti di Gruppi che risultino estinti al passaggio dalla vecchia alla nuova legislatura, non costituisce un dato di stabilità interna al rapporto di lavoro. È, cioè, una provvidenza che si colloca tutta al di fuori del rapporto contrattuale, al di fuori della struttura del rapporto di lavoro; non è misura che abbia l'effetto di garantire alcuna stabilità a questi rapporti che, per loro natura, è giusto che siano stabiliti in forma di rapporti di lavoro a termine, dal momento che il Gruppo nasce, all'indomani dell'inizio della legislatura e si scioglie allo scioglimento della legislatura, del Parlamento.

Mi sia consentito, in conclusione, di formulare l'auspicio che la Presidenza riveda e riconsideri quel meccanismo, quella provvidenza che ad ogni cambio di legislatura è stata disposta per garantire continuità di lavoro o di reddito ai dipendenti dei Gruppi. Se il Gruppo è emanazione del partito, il dipendente del Gruppo deve avere la stessa sorte e gli stessi rischi che hanno i dipendenti di qualsiasi partito; non si capisce perché se il dipendente di un'azienda privata rischia di perdere il posto nel momento del fallimento o della chiusura della sua azienda datrice di lavoro, la stessa cosa non debba accadere per il dipendente di un partito politico, salvo ovviamente il trattamento di disoccupazione che a tutti è dovuto.

Credo che, dal punto di vista della revisione e dell'esame critico di quelli che sono stati forse affrettatamente chiamati privilegi della casta dei politici, le delibere ripetutamente e sistematicamente rinnovate dalla Presidenza del Senato, come del resto da quella della Camera, siano uno degli elementi che vadano riveduti e ripensati. (Applausi dal Gruppo SCpI edel senatore Buemi).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Cioffi, Il quale nel corso del suo intervento illustrerà anche l'ordine del giorno G19. Ne ha facoltà.

CIOFFI (M5S). Signor Presidente, illustrerò l'ordine del giorno G19, però vorrei iniziare ringraziando il senatore Ichino che giustamente fa le pulci a tutti quanti. È bello che ci venga detto che il nostro modo di aver esposto il bilancio del Gruppo non è esattamente conforme alla norma; è molto bello però il fatto che noi i contributi pubblici non ce li siamo presi, mentre tutti quanti ve li siete presi. Quindi, è forma o sostanza? (Applausi dal Gruppo M5S). Mi perdoni, era solo un appuntino. (Commenti del senatore Ichino). C'è un problema di forma e sostanza, volevo ribadirlo.

Venendo all'ordine del giorno, nel bilancio sono previsti 1.744.000 euro che spendiamo per contributi e sussidi e chiediamo di ridurli del 50 per cento, in riferimento soprattutto ai contributi per le fondazioni culturali, altri soggetti e terzi - è bella la parola «terzi», ma non si sa chi sono e cosa vuol dire - e ai contributi per il circolo di Palazzo Madama, che personalmente non so bene cosa sia. Se penso al circolo di Palazzo Madama, mi viene in mente il dopolavoro ferroviario. Cosa sarà? Giochiamo a bocce? Non lo so e mi chiedo a cosa serve, anche perché, se dobbiamo dare dei contributi per un circolo, noi facciamo così (Il senatore mostra un'immagine dal monitor del proprio tablet): mettiamo la scatola delle scarpe e raccogliamo i contributi dalle persone che vengono; ci autofinanziamo. Sarebbe interessante verificare come facciamo noi e magari farlo tutti quanti.

Quando leggiamo «fondazioni culturali», siamo d'accordo se si tratta di fondi dati alla cultura; se è così però, mettiamolo in una legge: facciamo un capitolo di spesa. Ho la massima fiducia in quello che fa il Consiglio di Presidenza (ci mancherebbe altro!) però, insomma, diamo dei soldi a un gruppo di persone che decidono per tutti. Sicuramente decideranno per il meglio, però cerchiamo di fare in modo che non sia una cosa tipo la legge mancia, in cui ogni senatore e deputato chiede 100.000 euro per il proprio Comune, insomma delle prebende variamente distribuite. Cerchiamo di ridurre queste cose perché alla fine non portano sostanza. Anche la dicitura «ad altri soggetti e da terzi» va eliminata. Togliamo tutti questi piccoli orpelli e fiocchetti che non servono. Ci sono talmente tante cose da fare e su cui lavorare che è più importante togliere il fiocchetto e cercare di fare in modo che nella scatola ci sia qualcosa; prendiamo una bella scatola, ci mettiamo la roba dentro e leviamo i fiocchetti che magari non servono. Semplicemente questo. Abbiamo parlato talmente tanto che l'interesse dell'Aula è ovviamente scemato; cerchiamo quindi di andare alla sostanza e di eliminare tutte queste cose inutili. (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore D'Ambrosio Lettieri. Ne ha facoltà.

D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signor Presidente, è il primo rendiconto delle entrate e spese del Senato di questa legislatura, eppure trovo un filo rosso ben evidente che lo collega almeno agli ultimi tre precedenti, che vanno nella direzione di restituire in modo concreto non solo la necessaria trasparenza, ma anche la sobrietà nell'amministrazione delle risorse del Senato. Molti sono gli interventi per tagliare spese inutili. La razionalizzazione ha fatto sostanziali passi in avanti: credo che ci sia da esprimere una valutazione estremamente positiva e di plauso al lavoro svolto dai Questori.

Io mi limito a fare due sollecitazioni che partono da un presupposto. Noi dobbiamo anche in questo caso fare una politica seria e responsabile di taglio di sperperi e sprechi, avendo cura però di non tagliare quelle prestazioni e quelle condizioni di lavoro che rappresentano un presupposto importante per il corretto svolgimento dell'attività parlamentare.

Mi riferisco a due punti in particolare. In primo luogo, abbiate la bontà di restituire alla fruizione dei senatori la Sala Maccari: non vi è uno spazio, non vi è un angolo dove i senatori, nel momento in cui ne abbiano bisogno, possano fermarsi per la lettura di un giornale o per la necessità di consultare la propria posta elettronica. Noi avremmo la necessità di vedere ripristinato un diritto che avevamo fino a un anno e mezzo fa e che poi, inopinatamente, è stato soppresso.

In secondo luogo, checché se ne dica, qui si lavora, e molto spesso si lavora negli orari che seguono o precedono l'attività d'Aula e di Commissione. Io vi invito cortesemente a verificare la possibilità che ci si possa trattenere anche oltre le 22. Quando infatti ci troviamo nei nostri studi ad approfondire il testo di un disegno di legge o di un intervento che si deve fare il giorno successivo in Aula, noi abbiamo la necessità di tener conto che i portoni si chiudono alle ore 22, di fatto privando il senatore della possibilità di fruire del proprio studio e di tutti i mezzi, anche tecnologici, che sono lì disponibili, oltre che delle documentazioni.

Se i senatori Questori vorranno avere cura di destinare attenzione a questi aspetti, non soltanto riceveranno la gratitudine dei senatori, ma consentiranno agli stessi un più proficuo svolgimento delle proprie attività a beneficio dell'attività parlamentare per il bene del Paese.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Pizzetti. Ne ha facoltà.

PIZZETTI (PD). Signor Presidente, l'ordine del giorno G1, che illustro, dà senso all'intero lavoro svolto dal personale del Senato, dal Consiglio di Presidenza, dal Collegio dei senatori Questori e nella sua interezza, al di là di opinioni differenti che si sono poi manifestate.

Ci sono molti modi di parlare al Paese. C'è una politica urlata, che sollecita e solletica sentimenti profondi di dileggio verso la politica, che è più di un classico atteggiamento di antipolitica: è la negazione della funzione stessa della politica; se ne esaltano i difetti grandi, che ci sono, non per eliminarne le escrescenze ma per tagliare la radice medesima. È la recondita perorazione della regola assoluta. Dietro l'atto di reclamare la regola assoluta c'è infatti la certezza che sotto di essa tutto è possibile, semplicemente perché la regola assoluta non esiste.

Il tema allora non è quello di una democrazia sregolata con la politica come appendice, magari ininfluente: questo magari appartiene ai regimi di democrazia popolare e non agli istituti di democrazia repubblicana. Io penso che vi sia un solo modo per servire il Paese e la democrazia repubblicana: riunendo istituzioni e popolo in un senso civico nazionale, un nuovo senso civico nazionale. Questo è il modo per recuperare credibilità e autorevolezza dell'istituzione repubblicana e della politica, con il comportamento, con il linguaggio di verità, e con le riforme.

Questo è un bilancio di riforme che non taglia soltanto, ma genera riforme, predisponendoci anche alla logica delle riforme costituzionali che modificherà il ruolo stesso del Senato. Quindi, il tema della maggiore integrazione dei servizi con la Camera dei deputati non è solo un dato contabile o di risparmio, ma è un tratto politico di predisposizione ad una riforma costituzionale.

A differenza di quanto operato altrove, i tagli non sono lineari ma selettivi, per 100 milioni di euro nel triennio, a beneficio del bilancio pubblico, senza compromettere ed anzi valorizzando il senso di questa istituzione ed anche mettendo in conto una sorta - la definisco così - di sopravvenienze passive di questo bilancio, cui si è richiamata la collega Bottici, senza le quali esso sarebbe stato ancor più positivo. Tali tagli riguardano la riduzione degli organici di 400 unità; la ridefinizione dei trattamenti dei dipendenti in accordo - insisto - con le organizzazioni sindacali, anche considerando ulteriormente le persone che hanno già maturato i requisiti pensionistici; l'intervento sulle risorse a disposizione dei componenti degli organi del Senato; l'intervento sui trattamenti economici dei senatori, sul regime pensionistico e dei vitalizi; gli interventi da implementare ulteriormente sui vitalizi degli ex senatori e sul concorso all'equilibrio del servizio di prestazione sanitaria (il servizio sanitario è posto in equilibrio a valere sui soli emolumenti dei senatori ed ex senatori).

Vi è poi un miglioramento serio dell'organizzazione dei servizi e vi sono le riforme: l'adeguamento di indennità e servizi ai parlamentari di altri Paesi equivalenti, intervenendo sui vari fattori (ad esempio, più servizi in relazione ad una riduzione di emolumenti); la migliore e più efficiente gestione delle sedi; la maggiore trasparenza in una logica sistemica nella gestione dei servizi e delle gare; l'integrazione, che ho già richiamato, tra Camera e Senato; la tutela delle funzioni del collaboratore parlamentare (per la prima volta inserita e considerata); la ridefinizione del trattamento del personale, in armonia con la Camera dei deputati e considerando le necessità di riequilibrio rispetto ad altri trattamenti nella pubblica amministrazione.

Insomma, questo è un bilancio non castale. Il termine «casta» è certamente molto allusivo in senso negativo, ma è indubbiamente in contrasto con la realtà che emerge da questo bilancio.

In conclusione, sottolineo che è un lavoro veritiero e concreto. Lo dico con sincerità alla collega Bottici. Io ho capito il senso del suo intervento, che forse però non è stato ben compreso: l'espressione «trucco contabile» è assolutamente mal posta, se si riferisce - appunto - a quella parte di sopravvenienze passive. In realtà, siamo in presenza di una contabilità trasparente, che non è il raggiungimento della meta, ma è un passo verso la meta.

È stato citato molte volte in quest'Aula il concetto di cittadino. Penso che, agendo concretamente, recuperando seriamente errori del passato, rispettiamo i cittadini: l'unico modo per farlo è quello di dire loro la verità e di agire sul terreno delle riforme; questo è anche il solo modo per riceverne rispetto.

Sottolineo allora, senza enfasi, che questo bilancio riduce e riforma il funzionamento di una delle principali istituzioni della Repubblica e noi di questo, se non vogliamo andarne proprio orgogliosi, possiamo però andarne fieri. (Applausi dai Gruppi PD e SCpI).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Colucci. Ne ha facoltà.

COLUCCI (PdL). Signor Presidente, innanzi tutto chiedo di poter allegare il mio intervento scritto al Resoconto della seduta odierna, anche perché cercherò di saltare alcuni punti per restare nel tempo a mia disposizione.

PRESIDENTE. La Presidenza l'autorizza ad allegare il testo integrale del suo intervento al Resoconto stenografico.

COLUCCI (PdL). Signor Presidente, onorevoli senatori Questori, onorevoli senatori, ho sempre ritenuto che l'esame del bilancio interno costituisca un momento importante della vita di un'istituzione parlamentare, anche se occorre considerare che la discussione del bilancio avviene oggi in una fase avanzata dell'anno (evento determinato anche dalle complessità che hanno accompagnato l'avvio di questa legislatura).

Con riferimento all'intervento del senatore Questore Bottici, desidero in primo luogo chiarire che tali valutazioni vanno respinte totalmente. L'esame del nostro bilancio è basato su documenti veritieri sottoposti oggi all'Aula. I documenti sono stati elaborati in conformità alle regole contabili del Senato ed il documento è trasparente e veritiero, tanto che il Consiglio di Presidenza ha approvato il progetto di bilancio interno con la sola astensione della senatrice Bottici. Polemiche come quelle sollevate dal Questore Bottici valgono solo ad alimentare il sentimento di antipolitica diffuso nell'opinione pubblica italiana. È nostro dovere e obbligo cercare di rappresentare all'opinione pubblica i dati contabili in modo chiaro, senza cedere alla tentazione di inutili demagogie.

E questo è tanto più vero oggi, posto che questo dibattito si svolge dopo che il Senato ha approvato in seconda deliberazione, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, il testo del disegno di legge costituzionale istitutivo del Comitato parlamentare per le riforme. Non sappiamo oggi quali saranno gli approdi cui perverrà il lavoro del Comitato istituito con quel progetto, ma sicuramente sin da ora è necessario porre mano ad una attenta opera di revisione del nostro Regolamento. I tempi e le dinamiche economiche e sociali a livello europeo ed internazionale postulano maggiore celerità nel procedimento legislativo nelle Commissioni e nell'Assemblea. Il modo con il quale si dà risposta alla sfiducia dell'opinione pubblica verso l'istituzione parlamentare è la certezza dei tempi di decisione di questa istituzione, che devono essere necessariamente brevi.

Un altro tema strettamente connesso è quello della revisione delle competenze delle Commissioni al fine di renderle maggiormente funzionali rispetto al mutato quadro istituzionale e legislativo.

L'esame del bilancio interno, dicevo, è un momento importante nel quale operare una riflessione che, partendo dalle cifre iscritte nel bilancio, si ampli alla stessa organizzazione ed agli strumenti che sono offerti ai singoli senatori per poter svolgere al meglio il loro mandato.

Per poter fare ciò, ritengo opportuno rifuggire da una semplice logica di costo. È necessario infatti, pur in un periodo nel quale vi è una significativa distanza dalla politica, tenere presente che lo spazio comune per il confronto, e cioè il Parlamento, e, per noi, il Senato della Repubblica, ha bisogno di strumenti. Pertanto ciò che la collettività sostiene - i costi - va parametrato agli strumenti posti a disposizione per far sì che il confronto politico si dispieghi nel modo migliore. In ultima analisi si sta affrontando il tema del costo della democrazia.

Tuttavia, anche volendo esaminare la questione nella semplice ottica dei costi, va rilevato che l'andamento della spesa del Senato registra (come è stato indicato dagli onorevoli senatori Questori), al di là del fisiologico incremento del 2013 legato al passaggio di legislatura, una riduzione. Da questo punto di vista è stato osservato, già nella seduta dell'Assemblea del 10 agosto 2012, come le spese del Senato nella passata legislatura - e di questo va pubblicamente dato atto al presidente Schifani - siano scese dell'8,83 per cento in termini nominali rispetto al 2008. In quella stessa seduta è stato chiarito che, se la spesa pubblica dello Stato dal 2008 al 2012 avesse avuto lo stesso andamento di quella del Senato, lo Stato avrebbe avuto un bilancio migliore di 113 miliardi di euro. Lo stesso criterio, applicato alla spesa per indennità parlamentari, avrebbe evidenziato, tra il 2008 ed il 2012, una riduzione del 13,39 per cento in termini nominali e, tenendo conto dell'inflazione, del 25,5 per cento.

D'altra parte, i dati riportati nell'allegato al bilancio interno al nostro esame evidenziano che la spesa del Senato, al netto dei risparmi da versare al bilancio dello Stato, è percentualmente decrescente a partire dal 2004, a testimonianza di uno sforzo teso ad un concreto contenimento della spesa. Questo sforzo ha consentito di mantenere immutata la richiesta di dotazione ordinaria. Infatti, come hanno chiarito i senatori Questori nella relazione scritta, la differenza tra il dato di previsione del 2012 e quello del 2013, pari ad euro 24.802.816,10 non viene affatto fronteggiata con un aumento della dotazione ordinaria, ma più semplicemente attraverso una ristrutturazione delle entrate, e cioè ricorrendo agli avanzi di gestione ovvero ai risparmi prodotti negli anni precedenti (ed in particolare nel 2012, ove in sede di rendiconto ne sono stati accertati euro 23.674.698,55 euro). Si tratta di risultati significativi il cui conseguimento va ascritto all'attenta opera svolta nella passata legislatura su deciso impulso del presidente Schifani. Dunque, al divario tra il livello della spesa e il livello della dotazione si fa fronte con il ricorso agli avanzi di gestione. Da questo punto di vista, l'esame dei dati recati dal «Quadro finale di sintesi della manovra di bilancio 2013-2015 e serie storica bilancio e rendiconto» evidenzia un avvicinamento tra la previsione di spesa ed i dati del rendiconto, in sostanza tra la previsione di spesa e la spesa effettiva. Basti considerare a tal fine i dati relativi all'anno 2001 e all'anno 2012.

Questa annotazione è effettuata al solo fine di richiamare l'attenzione di noi tutti - così come la mia precedente esperienza politico-amministrativa mi suggerisce, ancorché sia certo che i senatori Questori lo abbiano ben presente - sui meccanismi di formazione degli avanzi di gestione come ha evidenziato il senatore Questore De Poli, nella relazione testé letta, che contribuiscono a definire anno per anno l'ammontare delle entrate e, dunque, ad assicurare la copertura delle spese complessive. In questo senso penso che, in prospettiva, vada valutata con attenzione la scelta di lasciare immutato negli anni futuri l'ammontare della dotazione richiesta.

Quanto ai fattori di riduzione della spesa, assumono rilievo il contenimento dei costi per le attribuzioni dei senatori e dei titolari di cariche interne, nonché le misure relative ai dipendenti. Per il primo aspetto è necessario sottolineare come tanto sia stato fatto nel passato e quindi l'adozione di ulteriori interventi per la riduzione delle attribuzioni deve necessariamente confrontarsi con l'esigenza di assicurare un indipendente ed informato esercizio del mandato parlamentare. Per questo concordo con valutazioni e con le proposte avanzate dal senatore Pegorer sia per quanto riguarda i senatori in carica, che per quelli fuori dal mandato parlamentare.

Ritengo sia doveroso ricordare ancora una volta che - come confermato anche dalla relazione della Commissione sul livellamento retributivo Italia-Europa (la famosa commissione Giovannini) - il costo complessivo sostenuto per i parlamentari italiani è inferiore a quello sostenuto dalle Assemblee dei Paesi europei con il PIL più elevato. D'altra parte, l'esame delle singole voci di spesa in altri Paesi evidenzia, ad esempio, che in Francia quanto riconosciuto ai senatori per i loro collaboratori è superiore a quanto previsto in Italia.

Sempre in tema di collaboratori i parlamentari europei, sulla base del nuovo Statuto applicato a decorrere dall'ultima legislatura, hanno diritto di essere assistiti appunto da collaboratori personali scelti liberamente, per i quali il Parlamento europeo rimborsa le spese effettivamente sostenute da ogni singolo parlamentare per un importo massimo mensile complessivo attualmente pari a circa 21.000 euro.

Questi elementi possono guidarci nelle scelte che potranno essere operate per il trattamento riservato ai collaboratori dei senatori. Si tratta di personale che, come noto, non fa parte della amministrazione del Senato. Ciò posto, va definito un sistema di corresponsione degli emolumenti spettanti ai collaboratori che non incida sul trattamento dei senatori. A questo fine si può ipotizzare che quella corresponsione venga effettuata dal Senato, fermo restando che il rapporto di collaborazione, che ha natura fiduciaria, è instaurato con il singolo senatore e che alle relative vicende - quali modificazione o cessazione - l'istituzione è del tutto estranea. Un simile sistema avrebbe anche il pregio di fare chiarezza su ciò che costituisce realmente emolumento per i senatori e ciò che, invece, è destinato a costituire retribuzione per i collaboratori.

Come ricordavo prima, l'altro fattore di riduzione della spesa va individuato nelle misure relative ai dipendenti, sui quali intendo spendere qualche parola. Peraltro, prima ancora di affrontare lo specifico di questo tema, desidero cogliere l'occasione di questo mio intervento per associarmi alle parole con le quali il Presidente della nostra Assemblea ha voluto, prima della sospensione estiva, esprimere solidarietà ai dipendenti del Senato che, insieme a quelli della Camera, sono stati oggetto di violenti attacchi e minacce.

Nel merito delle politiche del personale, dico subito che il personale del Senato svolge, dai più alti funzionari agli assistenti parlamentari, un eccellente lavoro. Si tratta di personale assai preparato, selezionato attraverso severe procedure concorsuali pubbliche a carattere nazionale, motivato soprattutto dall'essere al servizio della democrazia. È un personale che costituisce una riserva di eccellenza. Ancora l'altro ieri, nel corso di una trasmissione televisiva, il personale del Senato è stato oggetto di giudizi offensivi e negativi, screditando verso l'opinione pubblica una istituzione che merita ben diversa valutazione.

Ciò che mi rammarica è che una rappresentante del Collegio dei senatori Questori, la senatrice Bottici, esprima giudizi non rispondenti alla realtà e all'impegno che viene profuso dagli assistenti parlamentari, i quali sono obbligati per mandato alla massima riservatezza nei rapporti personali sia interni che esterni, e da tutto l'apparato del Senato. Per quanto è noto, i nostri assistenti parlamentari sono sempre stati ligi nell'osservanza dei propri compiti.

Il nostro personale offre ogni giorno, senza alcuna limitazione oraria, un fondamentale supporto. Pensiamo all'attività svolta dai consiglieri e dal restante personale per il migliore svolgimento dei lavori di tutti gli organi parlamentari, nei settori della documentazione ed anche nell'area propriamente amministrativa, laddove si occupa delle questioni gestionali, in particolare per quanto attiene la sicurezza.

Pensiamo al contributo fornito dai funzionari in termini di elaborazione legislativa, ma anche all'attività che gli assistenti parlamentari, oltre alle attività di ausilio nel mantenimento dell'ordine nelle sedute dell'Assemblea, al controllo agli ingressi, svolgono in occasione delle visite nei palazzi del Senato. Essi sono in grado di dialogare - ad esempio - in più di una lingua straniera, per illustrare ai visitatori le bellezze di questi palazzi, dove la storia del nostro Paese si intreccia con l'attualità politica. È quindi questa l'occasione per rivolgere ai dipendenti di tutti i livelli, a partire dal Segretario generale, un sincero grazie per la loro attività e per il loro serio impegno.

È per questi motivi che gli interventi sul complessivo trattamento economico vanno valutati in relazione alla necessità di salvaguardare questo patrimonio di professionalità. D'altra parte, è anche opportuno concludere una volta per tutte, con il necessario concorso delle organizzazioni sindacali, questo tipo di interventi. Al di là della giusta esigenza di definire in modo certo i percorsi di carriera economica del personale in servizio bloccati da anni, chiedo quindi che il Collegio dei Questori si occupi di questo argomento.

Vi è poi la necessità di dare un assetto definitivo alla struttura dell'amministrazione. Mi riferisco alle posizioni di Capi servizio e di Vice segretario generale, allo stato non coperte. Queste nomine - mi permetto di dare un suggerimento agli organi di direzione politica che deliberano in materia - dovranno tener conto delle anzianità e delle capacità dei singoli.

Tra le misure che consentiranno la razionalizzazione e il contenimento delle spese per la parte relativa al personale, vengono indicate, tra le altre, la riorganizzazione delle strutture del Senato, l'integrazione, d'intesa con la Camera dei deputati, dei Servizi di documentazione, informatica, logistica, gare e contratti, polo bibliotecario.

Si tratta di questioni che tra loro si connettono e che, a mio avviso, trascendono la semplice logica del risparmio per giungere al tema del funzionamento della organizzazione del Senato, tema assai rilevante ed al quale ritengo che gli organi di direzione politica debbano porre la necessaria attenzione.

Esperienze di integrazione di strutture sono già state sperimentate positivamente, come nel caso della costituzione del Polo bibliotecario. Dunque si tratta di muoversi in coerenza con quanto già elaborato o realizzato nel passato. In questa prospettiva va poi considerata l'istituzione, con la legge n. 243 del 2012, dell'Ufficio parlamentare di bilancio.

Desidero quindi conclusivamente ringraziare i senatori Questori per lo sforzo che hanno compiuto e che sicuramente compiranno anche in virtù dei suggerimenti che sono stati offerti questa mattina dall'Assemblea e per il documento che hanno proposto alla nostra attenzione, e per tutta la attività che giornalmente viene realizzata per far fronte a tutti i problemi, grandi e piccoli, legati a quel funzionamento. Un ringraziamento signor Presidente, all'amministrazione tutta, dal Segretario generale a tutto il personale, per il continuo supporto che offrono con serietà e professionalità ai senatori per il migliore espletamento dei compiti.

Pertanto, a nome del Gruppo del PdL, dichiaro il voto favorevole alla relazione ed al bilancio che ci è stato presentato dagli onorevoli Questori. (Applausi dal Gruppo PdL).